Archivio Mensile: aprile 2009

La struttura Delta – cronaca – Repubblica.it

La struttura Delta – cronaca – Repubblica.it.

di EZIO MAURO

UNA versione italiana e vergognosa del “Grande Fratello” è dunque calata in questi anni sul sistema televisivo, trascinando Rai e Mediaset fuori da ogni logica di concorrenza, per farne la centrale unificata di un’informazione omologata e addomesticata, al servizio cieco e totale del berlusconismo al potere. L’inchiesta di “Repubblica” ha svelato fin dove può arrivare il conflitto d’interessi, che questo giornale denuncia da anni come anomalia italiana, capace di corrompere la qualità della nostra democrazia.

Nel pozzo senza fondo di quel conflitto, tutto viene travolto, non soltanto codici aziendali e doveri professionali, ma lo stesso mercato, insieme con l’indipendenza e l’autonomia del giornalismo. Con il risultato di una servitù imposta alla Rai come un guinzaglio per un unico padrone, ben al di là dell’umiliante lottizzazione tra i partiti, e i cittadini-spettatori truffati e manipolati proprio in quella moderna agorà televisiva in cui si forma il delicatissimo mercato del consenso.

Ci sono le prove documentali di questa operazione sotterranea, che ha agito per anni alle spalle dei Consigli di amministrazione, della Commissione di vigilanza, dei moniti del Quirinale sul pluralismo dell’informazione. Si tratta – come ha documentato “Repubblica” – di un’indagine della magistratura milanese sul fallimento dell’Hdc, la holding dell’ex sondaggista di Berlusconi (e della Rai) Luigi Crespi, che è stato per un lungo periodo anche il vero spin doctor del Cavaliere.

Dopo il fallimento del gruppo, nel marzo 2004, sono scattate perquisizioni e intercettazioni della Guardia di Finanza. E gli appunti dei finanzieri sulle conversazioni telefoniche rivelano un intreccio pilotato tra Mediaset e Rai che coinvolge manager di derivazione berlusconiana e uomini che guidano strutture informative, con scambi di informazioni tattiche e strategiche, mosse concordate sui palinsesti per “coprire” notizie politicamente sfavorevoli al Cavaliere, ritardi truffaldini nella comunicazione al pubblico di risultati elettorali negativi per la destra: con l’aggiunta colorita e impudente di notisti politici Rai che si raccomandano a Berlusconi, dirigenti Mediaset che danno consigli alla Rai sulla preparazione del festival di Sanremo. E un lamento, perché durante le riprese televisive dei funerali del Papa, “Berlusconi è stato inquadrato pochissimo dalle telecamere”.

Non si tratta, com’è evidente, soltanto di un caso di malcostume politico, di umiliazione professionale, di vergogna aziendale. E’ la rivelazione di un metodo che mina alle fondamenta il mito imprenditoriale berlusconiano, perché sostituisce la complicità alla concorrenza, la sudditanza all’autonomia, la dipendenza al mercato. Il tutto in forma occulta, con la creazione di una vera e propria rete segreta che crea un “gioco di squadra” – come lo chiamano le telefonate intercettate – che ha un unico capitano, un unico referente e un unico beneficiario: Silvio Berlusconi.

Trasmissioni d’informazione, come quella di Vespa, per la quale il direttore generale Rai garantisce che il conduttore “accennerà al Dottore ad ogni occasione opportuna”, dirigenti della televisione pubblica che quando vengono a conoscenza di un discorso di Ciampi a reti unificate per la morte del Papa hanno come unica preoccupazione quella di organizzare un contraltare di Berlusconi al capo dello Stato, che potrebbe essere messo troppo “in buona luce”, serate elettorali in cui si decide di “fare più confusione possibile” nel comunicare i risultati “per camuffare la loro portata”.

In che Paese abbiamo vissuto? La politica – avversari e alleati di Berlusconi, tutti quanti defraudati da questa rete sotterranea costruita per portare acqua ad un mulino solo – è consapevole della gravità di queste rivelazioni, che dovrebbero spingerla ad approvare una seria legge sul conflitto d’interessi nel giro di tre giorni? E il Cavaliere, quando sarà sceso dal predellino di San Babila dove le sue televisioni lo hanno inquadrato in abbondanza, vorrà spiegare che mandato avevano i suoi uomini (spesso suoi assistenti personali) mandati ad occupare posizioni-chiave in Rai e Mediaset, se i risultati documentali sono questi?

La realtà è che in questo Paese ha operato e probabilmente sta operando da anni una vera e propria intelligence privata dell’informazione che non ha uguali in Occidente, un misto di titanismo primitivo e modernità, come spesso accade nelle tentazioni berlusconiane. Potremmo chiamarla, da Conrad, “struttura delta”. Un’interposizione arbitraria e sofisticatissima, onnipotente perché occulta come la P2, capace di realizzare un’azione di “spin” su scala spettacolare, offuscando le notizie sgradite, enfatizzando quelle favorevoli, ruotando la giornata nel senso positivo per il Cavaliere.

Naturalmente con le telecamere Rai e Mediaset che ruotano a comando intorno a questa giornata artificiale, a questo mondo camuffato, a questa cronaca addomesticata. In una finzione umiliante e politicamente drammatica della concorrenza, del pluralismo, dei diritti del cittadino-spettatore, alterando alla radice il mercato più rilevante di una democrazia, quello in cui si forma la pubblica opinione.

Lo abbiamo già scritto e lo abbiamo denunciato più volte, ma oggi forse anche la politica più sorda e cieca riuscirà a capire. In nessun altro luogo si è formato un meccanismo “totale”, così perverso e perfetto da permettere ad un leader politico di guidare legittimamente la più grande agenzia newsmaker del Paese (il governo) e di controllare insieme impropriamente l’universo televisivo, con la proprietà privata di tre canali e la sovranità pubblica degli altri tre.

A mettere in connessione le notizie trattate secondo convenienza politica e i canali informativi, serviva appunto la “struttura delta”, ricca del know-how specifico del mondo berlusconiano, specializzato proprio in questo. Da qui alla tentazione di costruire il palinsesto supremo degli italiani, manipolando paesaggio e personaggi della loro vita, il passo è breve. E se la mentalità è quella che punta ad asservire l’informazione alla politica, la politica al comando, il comando al dominio, quel passo è probabilmente quasi obbligato.

E’ ora possibile fare un passo per uscire da questo paesaggio truccato, da questa manipolazione della nostra vita. Purché le istituzioni, la libera informazione, il mercato e la politica lo sappiano. Sappiano che un Paese moderno, o anche solo normale, non può sopportare queste deformazioni delle regole e della stessa realtà: e dunque reagiscano, se ne sono capaci. La stessa mano che domani proporrà le larghe intese, è quella che ha predisposto il telecomando con un tasto unico. E truccato.
(22 novembre 2007)

ByoBlu – Il video blog di Claudio Messora | L’informazione assassina

ByoBlu – Il video blog di Claudio Messora | L’informazione assassina.

In qualsiasi altro paese del mondo, Giuliani sarebbe un eroe e le sue ricerche sarebbero state immediatamente recuperate dalla scaffalatura polverosa dove Bertolaso e la Regione Abruzzo l’avevano archiviata. Con tante scuse, con una laurea ad honorem e con un ruolo di rilievo nella ricerca sulla prevenzione dei sismi.

Bertolaso dice che non sapeva, ma sapeva fin dal 15 maggio 2006. E insieme a lui sapevano gli oltre cento partecipanti del seminario pubblico tenutosi il 13 luglio 2005 presso i Laboratori Nazionali del Gran Sasso.

«I sistemi per prevedere un terremoto già esistono — dice Francesco Biagi, docente di Fisica all’Università di Bari —, è che mancano i soldi per perfe­zionarli. [...] Fu proprio Boschi, oggi nemico dei precursori, a fa­re la previsione del 1985. Nel 2005 abbiamo presentato un progetto al­la Regione per l’installazione di 25 cen­traline per il rilevamento di radon e sta­zioni radio a bassa frequenza (alcune an­che nel Gran Sasso). Per un punto siamo stati esclusi dalla graduatoria e le prime centraline sono state disattivate»

Blog di Beppe Grillo – Telegramma urgente dall’Abruzzo

Blog di Beppe Grillo – Telegramma urgente dall’Abruzzo.

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Gli edifici pubblici abruzzesi erano delle trappole per topi. Chi li ha costruiti, chi li ha autorizzati, chi non è intervenuto sapendo la verità, chi non ha fatto prevenzione deve essere arrestato per procurata strage. Quali sono i nomi dei politici coinvolti? Chi era alla guida di Comuni, Province e della Regione Abruzzo? Quali erano i ministri competenti?
Questa strage è differente da quelle che l’hanno preceduta. Ora c’è la Rete e giorno dopo giorno si sapranno nomi, cognomi e responsabilità. Il terremoto per loro è appena iniziato.

Telegramma inviato dal sindaco dell’Aquila Massimo Cialente il primo aprile 2009, cinque giorni prima del terremoto a:
- Presidenza del Consiglio dei ministri (dipartimento della Protezione civile)
- Governatore della Regione Gianni Chiodi
- Assessore regionale alla Protezione Civile Daniela Stati
- Prefettura dell’Aquila
In relazione ai gravi e perduranti episodi di eventi sismici il cui inizio risale al 16 gennaio scorso, sotto forma di quotidiano sciame sismico di complessive 200 scosse e oltre, culminato con scossa di quarto grado il 30 marzo scorso, chiedesi urgente e congruo stanziamento di fondi per prime emergenze, nonché dichiarazione stato emergenza ai fini dell’effettuazione dei necessari interventi di ripristino idoneità degli edifici pubblici e privati. Inoltre, si segnalano in particolare gravissimi danni strutturali in due edifici scolastici ospitanti cinquecento alunni“.

Dall’articolo di Ferruccio Sansa da La Stampa:
Se le scosse avessero colpito al mattino, sarebbero morti in mille..
Un’università costruita con la plastica. Come i Lego. E non una facoltà qualunque, ma proprio ingegneria, il regno dei progettisti. A guardare le tonnellate di detriti accumulati davanti alle aule degli studenti si resta di sasso: al posto del cemento armato si trova plastica espansa. Proprio questo avrebbe provocato il crollo che, se i ragazzi fossero stati presenti, era destinato a causare una strage…

Antimafia Duemila – Mafia/ De Magistris: La Lega ha ostacolato attivita’ investigativa

Antimafia Duemila – Mafia/ De Magistris: La Lega ha ostacolato attivita’ investigativa.

Roma - La Lega ha ostacolato a volte la lotta alla mafia.  E’ la denuncia di Luigi De Magistris che a Klauscondicio ha spiegato: “Al di là delle generalizzazioni, resta un dato di fatto che la politica non abbia aiutato a contrastare la penetrazione territoriale nel centro nord.
Lo dico da quando sono magistrato. E’ un errore gravissimo ritenere la criminalità organizzata un problema solo meridionale. E’ un problema nazionale e internazionale e la classe politica del nord non ha aiutato a combatterlo”. “La Lega di Bossi, sulla mafia, ha una politica tutt’altro che lineare. Vedo una doppia faccia. – ha aggiunto De Magistris davanti alle telecamere di Klaus Condicio – La criminalità organizzata non ha un colore politico e neanche un referente unico. Interloquisce con chiunque possa fare affari, di qualsiasi partito sia. Detto questo – ha proseguito – ci sono realtà fragili, più consone alla penetrazione, e realtà meno vulnerabili. Ma non c’è dubbio che la Lega debba cambiare atteggiamento vista l’alta penetrazione della mafia al nord. Da una parte c’è una predica giusta, che io ho condiviso in questi anni, sul tema dei finanziamenti pubblici e della legalità. Poi, però, vedo norme molto discutibili approvate dai leghisti e constato i comportamenti nelle amministrazioni dove governano. E talvolta razzolano in modo diverso rispetto a come predicano… Ed è un problema anche per chi deve votare la Lega, perché c’è una netta contraddizione di comportamenti”. “La Lega, talvolta, – ha denunciato ancora l’esponente dell’Idv – ha addirittura ostacolato l’attività investigativa anti mafia. Per evitare generalizzazioni, direi che sulla penetrazione della mafia al nord c’è una responsabilità complessiva della classe dirigente e della politica, perché in questo Paese da un lato non si sono fatte leggi che contrastino la criminalità organizzata e dall’altro, e in questo la Lega ha contribuito attivamente, sono stati presi provvedimenti amministrativi che hanno addirittura ostacolato l’attività investigativa”. “Non c’è dubbio che se parliamo di una penetrazione così evidente, la politica e l’economia nel nord non sono state in grado, anche qui senza fare generalizzazione, di porre un argine alle infiltrazioni della criminalità organizzata. La mia esperienza – ha concluso – mi insegna che il business della criminalità organizzata non è un problema solo siciliano e calabrese, ma anche valdostano e piemontese”.

Vizi privati e pubbliche virtù: l’Occidente finanzia e controlla il nucleare iraniano

Vizi privati e pubbliche virtù: l’Occidente finanzia e controlla il nucleare iraniano.

di Simone Santini

Stati Uniti e Francia sono i due paesi maggiormente schierati sulla scena internazionale nel contrastare il programma nucleare della Repubblica dell’Iran, al punto che numerosi analisti hanno in questi anni ventilato il pericolo (non ancora scongiurato) che la crisi diplomatica possa sfociare in una guerra aperta. Ma alcune rivelazioni forniscono un quadro differente rispetto le pubbliche apparenze e gettano una luce inquietante sui rapporti tra Iran ed Occidente in merito alla questione nucleare.
Il sito web francese HSN-Info (Hacktivist News Service) ha ricostruito un legame tra il programma nucleare iraniano e l’industria atomica francese che dura da trenta anni senza mai interrompersi (1). Secondo queste notizie, l’industria Eurodif (oggi ribattezzata George Besse) è dal 1979, anno in cui inaugurò la centrale atomica di Tricastin, la fornitrice dell’uranio arricchito utilizzato in seguito in tutte le centrali transalpine ma destinato anche all’esportazione. La sorpresa è che lo stato iraniano ha una sostanziosa partecipazione azionaria in Eurodif, pari al 10%. L’alleanza commerciale, nata con lo Scià Reza Palevi, non si è tuttavia interrotta con l’avvento del regime degli Ayatollah.
Alcune inchieste giornalistiche degli scorsi anni (come il documentario “La République atomique” trasmesso dalla emittente ARTE) hanno sostenuto che negli anni ’80 (era in corso la guerra Iraq/Iran) i francesi abbiano tentato di sciogliere questo pericoloso legame, senza tuttavia riuscirvi. Addirittura si pensa che una serie di attentati terroristici di natura islamica che colpirono la Francia in quel periodo, furono promossi proprio da Teheran per “convincere” Parigi a non abbandonare l’alleanza.
La pace definitiva fu stipulata nel 1988 allorché, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa AFP all’epoca, “Parigi ha proposto delle « garanzie politiche » al governo iraniano per la « concessione senza restrizioni », da parte del governo francese, di licenze di esportazione di uranio arricchito della Eurodif verso l’ Iran”.
Sono venti anni, dunque, che la Francia fornisce in maniera ufficiale all’Iran, attraverso Eurodif, l’uranio arricchito indispensabile per il suo programma nucleare. Non si conosce la misura di tali quantitativi, ma pare indubbio che dato lo spazio temporale, tale collaborazione e finanziamento possa essere definito come essenziale.
Questo caso non è unico. Una manovra, stavolta occulta e non ufficiale come quella francese, è stata portata anche dai servizi di sicurezza degli Stati Uniti. La scorsa estate una inchiesta del New York Times rivelò un intreccio spionistico che aveva al suo cuore proprio il programma nucleare iraniano.
Secondo il servizio giornalistico, l’ingegnere elvetico Friedrich Tinner, esperto di tecnologie nucleari, con i figli Marc ed Urs, sarebbe stato un agente sotto copertura della CIA ed avrebbe a lungo collaborato con lo scienziato pakistano Abdul Kahn, considerato il padre della bomba atomica del suo paese che avrebbe poi fornito informazioni segrete e tecnologie nucleari ad alcuni “stati canaglia”, in particolare Libia ed Iran.
In questo modo l’agente Tinner sarebbe riuscito a sabotare i piani nucleari dell’Iran fornendo progettazioni e strumentazioni difettose che procurarono un grave incidente alla centrale di Natanz, così come riscontrato dagli ispettori della AIEA (Agenzia atomica internazionale) nel 2003-2004. Così, mentre gli esponenti dell’Amministrazione americana denunciavano la pericolosità del programma nucleare iraniano, “la Cia era perfettamente consapevole del fatto che la minaccia nucleare di simili impianti era in verità pari a zero, dato che ne controllava la fornitura degli elementi più delicati. Ma quel che appare assai più inquietante è il fatto che le modalità di questa collaborazione si prestano ad una ben più grave interpretazione, cioè a dire che la famiglia Tinner sia servita proprio alla “creazione” della minaccia nucleare dei Paesi ritenuti terroristi, in realtà del tutto inconsistente” (2).
Prima che la disputa diplomatica tra Occidente ed Iran sul nucleare possa giungere ad un punto drammatico di non ritorno, sarebbe necessario che le opinioni pubbliche dei nostri paesi chiedano conto ai rispettivi governi di tali rivelazioni per dimostrare, ove ce ne fosse ancora bisogno, che una eventuale guerra non sarebbe stata provocata dal pericoloso programma degli Ayatollah ma voluta con argomentazioni pretestuose, o false, che celano reali motivazioni di ordine politico, economico e geostrategico.

(1) “La France a aidé l’Iran dans sono programme nucléaire en lui livrant de l’uranium enrichi” (La Francia ha aiutato l’Iran nel suo programma nucleare fornendogli uranio arricchito), HSN-Info, 5 aprile 2009.
http://hns-info.net/spip.php?article18120

(2) Della vicenda si è già occupata diffusamente Clarissa.it, per approfondimenti rimandiamo i lettori al nostro precedente articolo “La Cia ha lavorato per creare il pericolo atomico terrorista“.
http://www.clarissa.it/editoriale_int.php?id=228&tema=Divulgazione

Il blog di Alessandro Tauro: La verità sulle energie rinnovabili

Il blog di Alessandro Tauro: La verità sulle energie rinnovabili.


Foto: Vomedia

Tricastin, sud della Francia.
Un luogo che rappresenta un pessimo spot per l’energia nucleare. Soltanto negli ultimi due mesi in questo piccolo comune distante qualche chilometro da Avignone si sono avuti ben 4 incidenti nucleari, con relative fuoriuscite fortunatamente contenute all’interno della struttura.
Di “fortuna” non possono parlare i poveri cristi che vi lavorano dentro, contaminati in una delle perdite avvenuta il 30 luglio scorso.

L’elenco di guasti, malfunzionamenti e problemi in generali all’interno delle centrali nucleari di quest’anno è infinita: Krsko (Slovenia), Ul-Jin (Corea del sud), Vandellos e Cofrentes (Spagna), Ringhals (Svezia), Romans-sur-Isere, Tricastin (Francia) e tante altre ancora. Solo in questi primi 8 mesi del 2008.
Ma i dati reali rischiano di essere decisamente maggiori. Basti pensare che l’Autorité de Sureté Nationale (ASN) francese dichiara che di incidenti “minori” di gravità 0 o 1 della scala INES ne capitano all’anno solo nel territorio francese oltre un centinaio.

Alcune settimane fa ho pubblicato il resoconto sull’andamento dell’energia nucleare nei vari paesi europei, dimostrando come nella gran parte dei casi si erano già avviati piani per la dismissione totale dell’energia nucleare (Spagna, Olanda, Belgio e Germania tra i principali).
Nei paesi fedeli al nucleare, invece, non ci sono comunque progetti in atto per la costruzione di nuove centrali. I continui incidenti e il progressivo esponenziale aumento del costo dell’uranio 235 scoraggiano decisamente un incremento dell’energia prodotta tramite fissione nucleare.

L’Italia, come sempre d’altronde, deve andare controcorrente rispetto al resto del mondo, con lo scopo preciso di rituffarsi indietro negli anni ’70. La quantità di energia elettrica massima che si stima di produrre con l’installazione delle nuove centrali proposta dal ministro Scajola? Un misero 15%. Considerando poi come tendiamo a fare le cose noialtri del “bel paese” dobbiamo aspettarci anche qualcosa in meno.
A questo punto diventa lecito e automatico chiedersi se davvero ne valga la pena.

Un motivo spesso citato dai grandi fans del nucleare è che le energie cosiddette rinnovabili non consentono una copertura sufficiente dei bisogni energetici. E’ diventato quasi un assioma indiscutibile. Peccato che le cose non stiano affatto così.

La produzione nazionale è caratterizzata da un 73.8% di energia prodotta tramite combustione di combustibili fossili e il 13.4% da fonti rinnovabili. Il restante 12.8% corrisponde alle importazioni di energia dall’estero.
Dell’energia rinnovabile, l’eolico costituisce l’1.1% della produzione nazionale, mentre il solare resta fermo a quote sotto lo 0.01%.

Il rinnovabile consente una copertura limitata della domanda di energia? Falso!
In danimarca solo l’eolico costituisce il 20% di energia prodotta, il 9% in Spagna e il 7% in germania.
In Spagna regioni come Castiglia e Leòn, la Galizia, l’Aragona e la Navarra producono fino al 71% di energia elettrica solo da fonti rinnovabili (idroelettrica, eolica, solare, biomasse, etc). In media la Spagna produce il 20% dell’energia da fonti rinnovabili e il piano energetico prevede di raggiungere il 30% nel 2010, anno in cui la Navarra, secondo i programmi, produrrà il 100%.
In Italia siamo fermi al 13%.

Siamo sicuri che sia davvero il nucleare la soluzione?

Il nucleare, il petrolio, il carbone sono le soluzioni attuali, perché consentono la conservazione di tanti poteri economici sulla gestione delle fonti di energia.
L’acqua, il sole, il vento non sono controllabili. Sono liberi e accessibili a tutti. Non sono soggetti a poteri e a oligopoli. Non producono potere, né profitti. Sono il futuro. Ora dobbiamo solo capire se vogliamo aspettare che il futuro ci venga a sbattere in faccia.

PS: I documenti ufficiali del sito della Red Electrica d’Espana li trovate qui di seguito.
Dati nazionali [PDF]
Dati regionali [PDF]

Il blog di Alessandro Tauro: Uno strano scandalo tutto italiano

Il blog di Alessandro Tauro: Uno strano scandalo tutto italiano.


Nella foto l’esponente del PDL, Vito Bonsignore

Ricordate lo scandalo sulle scalate illegali alle banche Antonveneta e BNL avvenute tra la fine del 2004 e i primi mesi del 2005? E’ uno dei peggiori scandali finanziari e bancari che l’Europa potesse ricordare. E’ lo scandalo che ha tirato fuori i neologismi “Bancopoli” e “Furbetti del quartierino“.

Ricordate, inoltre, le famose accuse nei confronti dell’allora leader dell’opposizione e ora Re d’Italia Silvio Berlusconi per la presunta compravendita di senatori del centrosinistra? Era lo scandalo legato, tra le tante cose, alle intercettazioni pervenute e pubblicate tra lui e il direttore di Rai Fiction Agostino Saccà. Uno scandalo archiviato pochissimo tempo dopo la sua nascita per inconsistenza del reato.
Si pensava che Berlusconi stesse tentando di corrompere per vie non finanziarie alcuni senatori dell’Unione. Non sappiamo se il progetto è andato in porto (visto che alla fine dei fatti il governo Prodi è caduto) o se le cose non sono tra loro legate. Di certo è che quella pista non portava da nessuna parte. Perlomeno QUELLA pista.

Ricordate, quindi, la caduta del governo di centrosinistra per il mancato appoggio presentato da Clemente Mastella e Lamberto Dini nello scorso inverno? Una caduta che portò entrambi al salto di barricata verso le file del PDL (salto mancato per Mastella e ben riuscito per Dini).

Bene. Ora mettete tutto insieme e avrete di fronte la strana storia che sto per raccontarvi.

Cominciamo dal protagonista di questa storia: Vito Bonsignore, siciliano, europarlamentare PDL.
La sua storia politica comincia nella Democrazia Cristiana, dove subito dimostra il proprio talento: nel 1994, in pieno periodo Tangentopoli, viene condannato in via definitiva a 2 anni di carcere per tangenti relative agli appalti per la costruzione dell’ospedale di Asti.
Un democristiano D.O.C.G.

Entra immediatamente nel CCD di Casini, e, nella fusione con il CDU di Buttiglione, diventa un elemento di spicco del neonato UDC. Scompare però dalla politica parlamentare, almeno fino al 2004, quando viene candidato e risulta anche eletto (un applauso agli elettori e alla loro preferenza!) come parlamentare europeo.

Non fa in tempo a prendere posizione in Europa che già si invischia in un ennesimo caso ricco di reati finanziari, accordi segreti e mosse illegali: lo scandalo Bancopoli. Per farla breve, l’Amministratore Delegato della Banca Popolare di Lodi, Giampiero Fiorani, arriva ad acquistare, con la complicità del governatore di Banca d’Italia Antonio Fazio, il 15% di Banca Antonveneta, ma, grazie agli accordi privati con gli altri soci, detiene segretamente il controllo del 52% della società bancaria. Chi è uno dei soci che partecipa al reato? Semplice: don Vito Bonsignore.
Nonostante con la sua società finanziaria Gefip partecipi con piccole quote, è un elemento chiave della truffa: è il legame tra Fiorani e il mondo della politica. Sarà lo stesso Fiorani, indagato dal GIP, a fare i nomi degli agganci politici necessari per l’acquisizione di Antonveneta: Luigi Grillo (FI), Aldo Brancher (FI) e Vito Bonsignore (UDC).

E’ l’unico non-berlusconiano che avrebbe a che fare con la scalata. Lo stesso Berlusconi è indirettamente coinvolto, dal momento che è uno degli azionisti di Hopa, una delle società alleate alla Banca di Lodi di Giampy Fiorani. Ma la non-berlusconeità di don Vito durerà ancora per poco.

Nel 2006 risulta eletto dall’esiguo voto popolare il governo di Romano Prodi. La spina nel fianco del governo non sarà la sinistra della coalizione, come molti temevano, bensì il piccolo partito dell’Udeur, capeggiato dallo stranoto Clemente Mastella. E’ su di lui che il centrodestra punterà tutte le sue attenzioni, non sui senatori con mogli ed amichette desiderose di notorietà televisiva, non sul “dipietrista a tempo” Sergio De Gregorio e nemmeno su ignoti senatori australiani.

La storia politica è nota: il 24 gennaio del 2008 cade il governo di Romano Prodi. I “traditori”? Due nomi su tutti: Lamberto Dini e Clemente Mastella.

Probabilmente quello che sto per aggiungere non ha nessun valore di per sè, ma inserito nel contesto un peso morale ce l’ha eccome! Durante l’anno 2007, in pieno sostegno mastelliano al governo di Romano Prodi, il leader dell’Udeur riceve un finanziamento di 50 mila euro dalla società MEC (Management Engineering Consulting).
Tutto regolare, scritto nero su bianco, se non fosse che la MEC è la società di proprietà di don Vito Bonsignore. In altre parole, un esponente dell’opposizione, Don Vito, foraggia economicamente il partito di Mastella, che sta al governo. Chissà a che scopo…
Non solo! La società MEC è la società italiana che controlla la Gefip, la società sempre di Vito Bonsignore, immischiata nei loschi affari di Bancopoli.

Un bel quadretto vero?

Bonsignore è invischiato in Bancopoli, finanzia con la stessa società indagata il partito di Clemente Mastella e Mastella, pochissimi mesi dopo, fa cadere il governo. Dite che c’è una relazione?

Intanto avviene l’imprevisto: l’UDC rompe definitivamente con Silvio Berlusconi. Non ci sarà nessuna alleanza per le imminenti elezioni politiche. Bonsignore, dopo aver fatto da “garante politico ed economico” in Bancopoli (questo secondo le accuse), con altri presunti esponenti del PDL, e dopo aver contribuito alle casse sociali del partito transfugo di Mastella, volete che rimanga con un pugno di mosche in mano, senza una ricompensa da parte dell’amico Silvio?
No di certo! Neanche un mese dopo la caduta del governo Prodi, don Vito brucia Mastella e Dini sul tempo e il 16 febbraio diventa un membro del PDL, accolto con tutti gli onori.

La storia potrebbe chiudersi qui, se non fosse che c’è un’altra faccenda ancora tutta da chiarire: i conti segreti degli italiani in Liechtenstein. Prima che i nomi dei titolari di tali conti segreti (ed illegali) venissero fuori, si vociferava di una caterva di esponenti politici legati alla faccenda. Una volta pubblicati i nomi, risulta presente un solo esponente politico oltre al reo-confesso Rocco Buttiglione. Indovinate chi? Bravi! Avete indovinato anche questa volta!
5,5 milioni di euro ancora non spiegati in un conto in Liechtenstein di proprietà di Vito Bonsignore.

Se consideriamo che sua figlia, Katia Bonsignore, è la socia di Stefano Previti, figlio di Cesare Previti, all’interno della società Azzurra 2000, che si occupa di certificare le carte delle imprese edili per i lavori pubblici, il quadretto viene anche più colorito.

Il mio post si chiude qui, con tante domande lasciate senza risposta. Mi auguro che qui non si chiuda anche tutta questa storia ancora aperta.

Fonti:
Don Vito, affari e politica dal divo Giulio a D’Alema, di Jacopo Jacoboni (La Stampa).
Vito Bonsignore nell’inchiesta Antonveneta, il Corriere della Sera.
Bonsignore, il politico-imprenditore che vota per il Contropatto, di Sergio Rizzo (il Corriere della Sera)
L’eroe delle due repubbliche, di Domenico Marcello (Diario)
Conti a Vaduz, spunta Bonsignore, di Guido Ruotolo (La Stampa).
Due anni a Citaristi, di Claudio Mercandino (La Repubblica)
Bancopoli, Wikipedia
Chi paga i partiti, di Primo Di Nicola e Marco Lillo (L’Espresso)

Antonio Di Pietro: Sciogliere le righe o dichiarare il golpe

Antonio Di Pietro: Sciogliere le righe o dichiarare il golpe.

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Le nomine della Rai non possono avvenire mentre si è seduti in disparte tra un calice di champagne, una raccomandazione e le auto blu parcheggiate all’ingresso di Palazzo Grazioli.
Questo è uno Stato di diritto, con una Carta costituzionale, un Parlamento legittimo, anche se nominato senza preferenze. O si schiera l’esercito per le strade, si sciolgono le camere e si presenta la dittatura a reti unificate, o la claque di potere sciolga le righe e rispetti la legge.

Poco importa se i membri del Pd, nella persona di Vinicio Peluffo, in commissione di Vigilanza Rai hanno denunciato l’”assembramento”, loro sono parte di questa spartizione. La nomina del Presidente della commissione di Vigilanza è stata un primo campanello d’allarme, il balletto delle nomine dei direttori dei Tg e la spartizione del CdA altri inequivocabili segnali. Al Pd ricordo che non si può trattare con i cospiratori o si scende inevitabilmente allo stesso livello, per poi essere raggirati. Il Pd, sedendosi al tavolo delle trattative, è di fatto connivente e anche di nessun peso all’interno dello stesso, come stanno dimostrando Silvio Berlusconi ed i suoi lacchè.

Il Presidente del Consiglio non può disporre della Rai a suo piacimento, sia per la carica istituzionale che ricopre e sia per il fatto di essere proprietario delle aziende concorrenti. Ruoli pubblici per interessi privati. Si chiama conflitto di interessi, curati con efficacia e spregiudicatezza, visto che da quando c’è lui al governo, inspiegabilmente, gli enormi investimenti pubblicitari di aziende statali come Poste italiane ed Eni si sono spostati dalle reti pubbliche a quelle Mediaset.

Dove sono gli italiani?
Cosa pensano di trarre dall’indifferenza nell’assistere silenziosi a questo banchetto di avvoltoi di governo?
Mi chiedo se la piazza e la disubbidienza civile rappresentino l’unica forma per esprimere i principi democratici.

C’è bisogno di un’altra piazza Navona, e la faremo.

Antimafia Duemila – Mons. Michele Pennidi: ”Incompatibile essere cristiani e mafiosi”

Antimafia Duemila – Mons. Michele Pennidi: ”Incompatibile essere cristiani e mafiosi”.

Citta’ del Vaticano. C’e’ assoluta incompatibilita’ fra l’essere cristiani e l’essere mafiosi.
E’ quanto ha detto questa mattina il vescovo di Piazza Armerina, mons. Michele Pennisi, a margine della presentazione della 46esima Settimana Sociale della Chiesa italiana che si terra’ a Reggio Calabria dal 14 al 17 ottobre del 2010.

NUOVA ENERGIA: Qual è la politica estera di Barak Obama?

NUOVA ENERGIA: Qual è la politica estera di Barak Obama?.

Qual è la politica estera di Barak Obama?

Navigando su internet mi sono imbattuto in un video molto interessante intitolato “L’uomo dietro Barak Obama”. Eccovelo:

Che cosa dice in sostanza? Dici che dietro ogni presidente americano c’è una lobby di banchieri, faccendieri, industriali. E che è questa lobby a prendere le decisioni più importanti, non il presidente come ancora credono quasi tutti, il quale ha sostanzialmente le mani legate.
Tarpley individua anche un personaggio chiave in questa lobby, Zbigniew Brzezinski. Chi è costui? E’ stato consigliere per la sicurezza nazionale sotto la presidenza Carter, ed è il principale ideatore del piano di finanziamento dei mujahiddin in Pakistan e Afghanistan. Un esperto, insomma, delle più subdole tattiche geopolitiche il quale, a quanto pare, anche in età avanzata non ha perso il vizio.

NUOVA ENERGIA: TEORIA E PRATICA DEL COMPLOTTO

NUOVA ENERGIA: TEORIA E PRATICA DEL COMPLOTTO.

Di Antonella Randazzo

Il termine “complottisti” viene oggi utilizzato con toni assai dispregiativi, ad indicare alcune persone che denunciano l’attuale sistema come dovuto al potere criminale di uno sparuto gruppo di persone. Tale denuncia risulta essere, per il potere costituito, assai dannosa, poiché mirerebbe a rendere le persone comuni coscienti di non avere alcun potere politico o finanziario. Per questo motivo, coloro che denunciano questo stato di cose vengono coperti di etichette o nomignoli atti a spostare l’attenzione su particolari irrisori o su aspetti personali, al fine di minimizzare le loro denunce o di renderle poco credibili.
C’è da interrogarsi su quest’esigenza di etichettare persone che ad un certo punto della loro esistenza scoprono che le guerre non vengono fatte per “portare democrazia”, che alle autorità politiche non frega un baffo se loro hanno un lavoro decente oppure no, che la storia insegnata a scuola non la conta giusta sul potere che i grandi banchieri-imprenditori hanno avuto nel provocare determinati eventi, o che la scienza ufficiale non lavora sempre a favore degli esseri umani. Queste persone si sono rese conto, con non poco sconcerto, che quello che accade in ambiti finanziari, economici o politici non è esattamente come lo raccontano i mass media.

Terremoto – Ladri di macerie interviene la Procura – Pietro Orsatti

Terremoto – Ladri di macerie interviene la Procura – Pietro Orsatti.

Confermata la denuncia dei giorni scorsi: lo strano movimento di camion che nel giorno di Pasquetta ripulivano i posti più chiacchierati ha insospettito anche l’autorità giudiziaria, che sulla vicenda ha aperto un’inchiesta

di Pietro Orsatti e Angelo Venti su Terranews

erte storie vanno raccontate tutte e spiegate bene. Perché potrebbero sembrare dei racconti di fantasia anche se non lo sono. Perché l’assurdità e le implicazioni che scatenerebbero, se portate alla luce del sole, potrebbero essere enormi. Quindi partiamo dai fatti.

Blog di Beppe Grillo – Prima stella, l’Ambiente – Maurizio Pallante

Blog di Beppe Grillo – Prima stella, l’Ambiente – Maurizio Pallante.

“Non sarà facile parlare dopo Beppe, comunque farò insieme a voi delle riflessioni a partire da qualche considerazione sulla crisi che stiamo vivendo, una crisi terribile perché somma due aspetti: l’aspetto economico della sovrapproduzione di berci che non si riescono a vendere e l’aspetto ambientale sia dal punto di vista dell’esaurimento delle risorse, sia dal punto di vista delle emissioni inquinanti e in particolare dell’aggravarsi dell’effetto serra.
E’ stata una crisi di sovrapproduzione fin dall’inizio, anche quando la volevamo mascherare come una crisi di carattere finanziario, quando cioè le banche americane prestavano dei soldi per comprare delle case a persone che non avrebbero potuto restituirle e che facevano in questa maniera, sostenevano l’industria dell’edilizia, consentivano di continuare a produrre al di là di quello che il mercato era in grado di assorbire, era una maniera semplicemente di ritardare la crisi di carattere di sovrapproduzione che stava esplodendo. Entrambi gli aspetti della crisi, sia quello economico – finanziario, occupazionale, sia quello ambientale sono dovuti al meccanismo della crescita economica, al fatto che l’economia ha come scopo quello di produrre, ogni anno, quantità sempre maggiori di merci e quindi consuma quantità sempre maggiori di risorse e quindi produce quantità sempre maggiori di rifiuti e quindi mette sul mercato quantità sempre maggiori di merci che non si riescono più ad assorbire, perché tutti quanti abbiamo delle case strapiene di oggetti che potremmo anche per anni non comprare più e continuare ad avere ciò di cui abbiamo bisogno.
La recessione che stiamo vivendo è un’opportunità perché pone freno alla crisi ambientale, non tutto il male viene per nuocere, ci costringe a rimettere in discussione i 50 anni di follia in cui siamo vissuti, a partire dal fatto che c’era una sovrabbondanza di petrolio a prezzo molto basso, ci ha fatto perdere ogni buonsenso nell’affrontare le cose, ogni buonsenso a rapportarci con il mondo, ogni buonsenso a rapportarci tra di noi e nella nostra stessa vita individuale.
C’è una pericolosa illusione in questo momento che si possa uscire dalla crisi rimettendo in moto l’economia con il rilancio della domanda e delle produzioni tradizionali, in particolare l’edilizia e l’automobile. Questa maniera che è quello che stanno facendo oggi, non ha via d’uscita, non ha possibilità di realizzazione per due ragioni: 1) perché i mercati dell’automobile e dell’edilizia sono più che saturi, abbiamo moltissime case vuote, abbiamo delle automobili che non sappiamo più dove mettere e il traffico nelle città è un traffico ormai impossibile; 2) perché non soltanto il mercato di questi prodotti sono saturi, ma sono prodotti estremamente energivori, noi siamo abituati a pensare che l’automobile è energivora perché consuma delle benzina, non siamo abituati a pensare che gli edifici, le case sono energivori e sono più energivori delle automobili, perché soltanto per il riscaldamento in 5 mesi il nostro patrimonio edilizio consuma tanta energia quanto consuma tutto il parco delle automobili e dei camion nel corso di un anno.
Queste scelte non portano da nessuna parte, io che vivo vicino a Torino ne ho la prova provata, si è pensato di lanciare l’economia della città attraverso l’edilizia con le Olimpiadi, il risultato è che abbiamo degli edifici che sono già in degrado, abbiamo degli edifici che hanno dei consumi energetici e la popolazione, i cittadini di Torino si trovano ad avere in questo momento un debito di 6 mila Euro a testa, neonati compresi, se la città vendesse tutto il suo patrimonio edilizio potrebbe pagare la metà dei debiti che ha accumulato e tutto questo si è bloccato, tutta questa spinta dell’edilizia.
Il secondo aspetto ancora più problematico è quello dell’automobile, il 4 luglio del 2007 si lanciavano fuochi d’artificio nel cielo di Torino dicendo che ripartiva l’economia e la produzione attraverso la Cinquecento, sono bastati un anno e 4 mesi per mettere in cassa integrazione tutti i dipendenti della FIAT, queste persone non sanno cosa fare, non hanno una capacità di previsione del futuro minima, neanche di un anno, tentano semplicemente di riproporre quello che si è riproposto nei decenni passati e guardate che non c’è nessuna fantasia, nessuna creatività, avete letto i giornali oggi? Berlusconi come propone di rilanciare l’economia? Attraverso l’edilizia, da una parte incentivando l’edilizia privata per aumentare le cubature, dall’altra incentivando l’edilizia pubblica attraverso le grandi opere.
Neanche la dimostrazione dei fatti li convince che questa strada non porta da nessuna parte, allora cosa occorre fare per uscire? Guardate che anche questo discorso è un discorso che riguarda anche Obama, perché sicuramente c’è un salto di qualità enorme tra Bush e Obama ma non è tutto oro quello che luccica, anche Obama ha un impegno nei confronti dell’automobile e quando si parla di energia, noi mettiamo sempre in evidenza il fatto che parla delle fonti rinnovabili, ma parla anche del nucleare, delle biocombustibili, ma parla anche del carbone pulito, perché siamo sempre nell’ottica di tentare di continuare a produrre quello che si è fatto in passato.
Qual è la strada che invece dobbiamo percorrere? Qual è l’alternativa? E’rimettere in moto il ciclo economico, rilanciare la produzione e l’occupazione con misure politiche finalizzate a ridurre le cause dei due aspetti della crisi, dobbiamo sviluppare delle tecnologie che riducono il consumo di risorse e l’impatto ambientale, queste tecnologie hanno un enorme spazio di mercato perché negli ultimi 50 anni non le abbiamo neanche prese in considerazione e ci consentono di ridare senso al lavoro con attività umana che migliora il mondo, ci consentono di trasformare la crisi in una grande opportunità di cambiamento e di miglioramento che non dobbiamo assolutamente perdere.
Da questo punto di vista ritengo che le liste civiche che si presenteranno alle elezioni, dovranno porre alla centralità del loro programma lo sviluppato di iniziative, di misure che consentono di sviluppare queste tecnologie finalizzate a ridurre il consumo di risorse, finalizzate a ridurre l’impatto ambientale, gli enti locali possono fare molto da questo punto di vista.
Faccio degli esempi semplici: l’energia, dobbiamo porci l’obiettivo di ridurre i consumi energetici almeno del 50%, noi abbiamo degli sprechi che arrivano al 70, all’80% dell’energia, non ha nessun senso che una civiltà si chiami tecnologicamente avanzata con queste performance così negative! Come possono gli enti locali ridurre i consumi di energia, il primo punto è fare una diagnosi energetica dei loro edifici e mettere a posto i loro edifici perché non hanno nessun diritto di dire alla gente di comportarsi bene, se non sono i primi a comportarsi bene!
Ci sono degli amministratori pubblici che hanno fatto la diagnosi energetica di tutti i loro edifici, sono in grado di sapere quanto consumano e quanto sprecano e sono in grado di intervenire per metterli a posto anche di seconda battuta, se devono rifare un tetto per ragioni che devono farlo di per sé stesso, le opere di manutenzione straordinaria, nel momento in cui si sa quanto spreca un edificio, possono, con una integrazione di costi, diventare delle opere che riducono i consumi a parità di servizi finali.
Basta a quel punto semplicemente l’extracosto in più del materiale maggiormente efficiente, tanto gli operai devo metterli, tanto il tetto devo scoperchiarlo, tanto i ponteggi devo metterli, con piccolissimi costi la manutenzione straordinaria può diventare una grande occasione di occupazione e di riduzione dell’impatto ambientale.
Il secondo punto, una volta messa a posto casa propria sono i regolamenti edilizi, ogni ente pubblico può fare un regolamento edilizio, un allegato energetico in cui dice: nel mio territorio comunale non si possono più costruire case o non si possono più ristrutturare le case esistenti se consumano più di 7 litri al metro quadrato all’anno, che è la misura massima consentita in Alto Adige, in Germania e in altri paesi europei. Devono, sempre per rilanciare l’occupazione e la produzione di queste tecnologie, favorire lo sviluppo di società che si chiamano Energy Service Company, società che fanno le ristrutturazioni energetiche a loro spese e che si ripagano incassando, per un certo numero di anni, il risparmio energetico che riescono ad ottenere, si tratta di mettere in moto un gigantesco trasferimento di denaro, di soldi che oggi spendiamo per comprare petrolio all’estero, per pagare salari e stipendi alle persone che ci consentono di ridurre il consumo di acquisto di petrolio dall’estero, è una maniera di rilanciare l’economia e di autofinanziare questo tipo di progetti. Bisogna dire: no a ogni tipo di centrale, in più che venga proposta nel nostro territorio!
Le fonti rinnovabili che noi sosteniamo come seconda misura dopo la riduzione dei consumi devono essere fatti su piccoli impianti per autoconsumo degli edifici, come diceva prima Beppe, non abbiamo bisogno di grandi centrali, ma abbiamo bisogno di tanti cittadini che si autoproducono la loro energia e che vengono mettendo in rete le eccedenze quando hanno delle eccedenze. Un’altra misura molto importante e che andrà nei Consigli Comunali, è proporre il pagamento del riscaldamento nei condomini a consumo o non a forfait, perché se il riscaldamento viene pagato sui millesimi dell’appartamento, non c’è nessun incentivo da parte delle persone a metterle a posto, se viene pagato a consumo invece, se qualcuno fa delle opere di ristrutturazione per consumare di meno, si ripaga questo lavoro attraverso una riduzione del consumo di fonti fossili.
Si tratta di trasformare i risparmi in salari e stipendi per un sacco di persone che hanno delle competenze che sono a spasso in una maniera che è inaccettabile da un punto di vista civile!
Un ultimo elemento è che si parla molto di biocombustibili, di un’agricoltura finalizzata a produrre dei biocarburanti, nessuno parla del fatto che alcune forme di agricoltura possano essere utilizzate per produrre dei materiali che consentono di ridurre i consumi di energia e non di implementare l’offerta di energia, per esempio ci sono delle esperienze molto interessanti sul fatto che si può usare la canapa per fare la coibentazione delle case, oppure voi pensate che abbiamo oggi la lana delle pecore che non è particolarmente raffinata, che viene considerata rifiuto speciale e viene portata in discarica a dei prezzi molto alti, con questa lana si possono fare dei cappotti nelle intercapedine delle case per diminuire i consumi, si riducono i rifiuti, si riducono i consumi di energia, si riduce l’impatto ambientale, si creano dei posti di lavoro.
Secondo punto, è l’uso del territorio, bisogna dare uno stop all’espansione dei piani regolatori, non si deve più costruire neanche un centimetro quadrato di terreno agricolo!
Guardate che in questa maniera non si blocca l’occupazione, non si blocca l’edilizia, si indirizza l’edilizia a ristrutturare l’esistente, abbiamo costruito 50 anni in una maniera vergognosa, abbiamo da mettere a posto disastri fatti da 50 anni, c’è un mare di lavoro da fare, una misura di questo genere costringe tutti coloro che lavorano nell’edilizia a implementare la loro professionalità per rimettere a posto guasti che si sono fatti per costruire in una maniera più rispettosa dell’ambiente!
Sempre per quanto riguarda l’uso del territorio, già Beppe lo diceva, la riqualificazione dell’esistente, non si deve costruire del nuovo ma rimettere a posto, abbattere se è necessario e ricostruire in maniera più decente, ma la riqualificazione del verde urbano ha un’importanza che noi spesso sottovalutiamo perché pensiamo che sia qualcosa da fare, qualche viale alberato, da fare qualche giardinetto, invece va riequilibrato il rapporto tra organico e inorganico nelle città, perché se noi sviluppiamo il verde in maniera significativa e non soltanto per abbellimento, abbiamo 3 risultati fondamentali: 1) le aree verdi assorbono l’acqua e consentono di riempire le falde freatiche, le aree impermeabilizzate fanno disperdere l’acqua, noi aumentiamo i consumi di acqua e diminuiamo contemporaneamente attraverso l’asfaltatura, attraverso la cementificazione la capacità delle falde freatiche di riempirsi, quindi questo è il primo elemento. 2) perché il verde urbano abbassa la temperatura dei microclimi delle città che sono di 3 o 4 gradi superiori ai microclimi delle zone circostanti. 3) perché una forestazione urbana consente di assorbire la Co2 e quindi di ridurre anche l’effetto serra e di ridurre anche l’innalzamento climatico!
Occorre percepire a pieno l’importanza dell’uso del verde nelle città. Altro punto fondamentale è quello dei rifiuti, ci sarà una relazione specifica, quello che voglio dire soltanto è che dobbiamo cominciare a impostare quelli che di noi andranno nelle amministrazioni comunali, il problema dei rifiuti da un punto di vista economico, perché è l’unica maniera di affrontarlo anche da un punto di vista ecologico, se diminuiscono i rifiuti, se si recuperano le materie prime secondarie che contengono, si ha un risparmio sui costi di conferimento allo smaltimento, se non porto un chilo in discarica perché non l’ho prodotto, o perché l’ho riciclato ho un risparmio del costo in discarica o dell’incenerimento, ma se non lo porto allo smaltimento, vuole dire che lo sto vendendo a qualcuno che ne fa una materia prima secondaria.
Per cui la raccolta differenziata, la riduzione di rifiuti devono consentire agli enti pubblici di ridurre i costi che oggi sostengono le popolazioni, la cittadinanza per i rifiuti e addirittura di farli trasformare in un introito per accrescere i proventi del loro bilancio, cosa necessaria per sostituire la tendenza suicida a riempire il bilancio svendendo il territorio come stanno facendo in questo periodo.
Sulle questioni tecniche ci sarà un’altra rela

Poi i comuni possono entrare anche nel piano della politica economico – occupazionale, si parlava delle filiere corte, bisogna valorizzare i prodotti del territorio, non è più concepibile che si facciano fare tutti questi chilometri dai prodotti perché è una questione che crea impatto ambientale che aumenta l’effetto serra e che toglie occupazione delle persone perché andiamo a supersfruttare dei lavoratori di popoli anche lontani che non vengono pagati per il giusto e che ci consentono di avere questi materiali che non fanno bene e non fanno tanto bene quanto costano poco!
Bisogna aumentare gli acquisti verdi da parte dei comuni, di prodotti in maniera ecocompatibile oltre che vicini dal punto di vista territoriale, bisogna che i comuni gestiscono in maniera seria i rifiuti organici delle mense scolastiche, ci sono degli sprechi che gridano vendetta al cospetto di Dio, ci sono delle quantità di cibo che vengono buttate impressionanti, questo cibo non può… vengono buttati interi plateau di materiale non toccato per chissà quale motivo sanitario che viene accampato, quando questo cibo potrebbe nutrire moltissime persone che hanno bisogno!
Quello che non può essere utilizzato per questo scopo, deve essere utilizzato per fare del compostaggio per arricchire di sostanza organica i suoli. Bisogna valorizzare un massimo le popolazioni contadine, dei piccoli contadini di prossimità e favorire il fatto che possano vendere i loro prodotti nelle città, superando tutti gli obblighi burocratici, partite Iva etc., perché sono comprensibili per le grandi aziende, ma per il piccolo contadino, azienda familiare non sono comprensibili.
Guardate che questo fenomeno dei mercati contadini, delle filiere corte è un fenomeno che sta avendo un grande sviluppo dappertutto, in tutti i paesi industriali avanzati, bisogna che chi di noi va nelle istituzioni, favorisca questo tipo di processo.
Due cose ancora e poi ho finito: la questione del traffico, bisogna da questo punto di vista impedire che vengano costruiti i parcheggi nei centri storici, fare parcheggi dei centri storici significa attivare del traffico nelle città, bisogna impedire che vengano fatti i parcheggi negli edifici di uffici e di fabbriche, perché questo significa incitare le persone ad andare a lavorare con l’automobile e non con i mezzi pubblici e bisogna trovare delle forme di mobilità alternativa, una delle cose fondamentali, non so per quale motivo sono stati tolti dalla circolazione sono i filobus, il mezzo di trasporto ecologico per eccellenza perché è un mezzo elettrico che non ha tutto il peso dalle batterie e prende l’elettricità dalla rete, il filobus è stato cancellato dalle nostre città, bisogna reintrodurre i filobus e meglio ancora sarebbe ancora reintrodurre dei filobus che prendono corrente, non da una linea aerea, ma da sotto l’asfalto perché se si ha l’alimentazione elettrica sotto l’asfalto, come si alimentano i filobus, si possono alimentare anche delle automobili elettriche che non hanno le batterie, bisogna affiancare ai mezzi pubblici collettivi una flotta di automobili pubbliche a uso privato che possono essere prese con una scheda pre-pagata, scaricabile e che possano essere lasciate dove una persona deve arrivare e che possano essere riutilizzate da altre persone.
Se l’elettrificazione avvenisse sotto l’asfalto, potremmo alimentare in maniera elettrica non soltanto dei pullman ma anche una flotta di auto pubbliche a uso privato.
Ci sono anche altri sistemi che dovremmo prendere in considerazione, in particolare c’è un gruppo di persone a Rimini che sta sperimentando un sistema di si chiama Jungo che è un sistema di autostop con tessera, questo consente di ridurre moltissimo il traffico, lo sta sperimentando questo sistema Jungo la Provincia di Trento, dovremmo analizzarlo con maggiore attenzione.
Infine il discorso dell’acqua, sul fatto che l’acqua deve essere pubblica penso che non dobbiamo neanche più discutere perché è una cosa talmente evidente e giusta che non dovremo più spenderci parole, ma non basta questo, credo che dovremo impegnarci molto per la riparazione degli acquedotti, noi abbiamo gli acquedotti che perdono fino al 40% di acqua, pompiamo l’acqua e la perdiamo, dobbiamo fare in maniera di non disperdere questa acqua e quindi un grosso impegno in questa direzione.
Credo che delle aziende che lavorino in una logica tipo delle Esco (Energy Service Company) possono supportare i comuni in questo tipo di iniziativa, mettere a posto gli acquedotti e guadagnare sul risparmio idrico conseguente al loro intervento, penso che una miriade… mi auguro che sia la più possibile la presenza di liste civiche nei nostri comuni perché non ci vuole molto, basta uno, due Consiglieri comunali, di fronte al vuoto uno o due Consiglieri comunali riescono a prendere le redini della situazione e a portare gli altri sulla propria strada perché questi non hanno idee, non sanno cosa fare!
Anche se il risultato elettorale dovesse essere limitato, sappiate che ognuno di noi che andrà in un Consiglio Comunale, vale per 10, perché l’importante è che abbia le idee chiare, che sappia fare delle proposte costruttive, che sappia trascinarsi dietro gli altri e credo che questa nostra presenza negli enti locali non soltanto può migliorare le condizioni di vita dei comuni in cui viviamo, ma possa dare una spinta molto grossa, più in generale per uscire dalla crisi con un recupero di occupazione qualificata, di senso del lavoro, di miglioramento dell’ambiente e quindi trasformare il pericolo che stiamo vivendo in una grande opportunità di cambiamento, grazie e arrivederci!”

Sgomorra – Marco Travaglio – Voglio Scendere

Sgomorra – Marco Travaglio – Voglio Scendere.

Zorro
l’Unità, 16 aprile 2009

Troppa sabbia nel cemento armato (si fa per dire). Stupore generale: chi l’avrebbe mai detto? In Abruzzo, poi, regione dotata di una classe politica così irreprensibile da aver avuto l’intera giunta arrestata nel ’93 (tutti assolti grazie all’abolizione del reato, tranne il presidente Salini, condannato per falso e dunque promosso deputato da FI e poi passato all’Udeur) e un altro governatore, Del Turco, arrestato l’anno scorso.

Ora i pm paventano infiltrazioni della camorra nella ricostruzione e il neogovernatore Chiodi s’indigna. Camorra in Abruzzo, ma quando mai? Bastava leggere un libro semiclandestino scritto da un ragazzo casalese, uscito tre anni fa. A pagina 236, nel capitolo «Cemento armato», il giovane scrittore scandisce il ritornello post-pasoliniano «Io lo so e ho le prove», poi butta lì: «Tutto nasce dal cemento, non esiste impero economico nel mezzogiorno che non veda il passaggio nelle costruzioni: appalti, cave, cemento, inerti, mattoni, impalcature, operai… So come è stata costruita mezza Italia. E più di mezza. Conosco le mani, le dita, i progetti. La sabbia che ha tirato su palazzi e grattacieli. Quartieri, parchi e ville. A Castelvolturno nessuno dimentica le file dei camion che depredavano il Volturno della sua sabbia… attraversavano le terre costeggiate da contadini che mai avevano visto questi mammut di ferro e gomma… Ora quella sabbia è nelle pareti dei condomini abruzzesi…». Quel giovane scrittore si chiama Roberto Saviano. E il suo romanzo «Gomorra». Lo celebrano tutti. Purché, beninteso, nessuno lo legga.

Chi sbaglia non paga – Marco Travaglio – Voglio Scendere

Chi sbaglia non paga – Marco Travaglio – Voglio Scendere.

Zorro
l’Unità, 17 aprile 2009

Gioacchino Genchi, additato dal Copasir, da politici di destra e sinistra e dalla stampa al seguito come un mostro che spia tutto e tutti e dunque «merita l’arresto» (Gasparri), «ha agito correttamente» senza violare alcuna legge. Lo scrive il Riesame di Roma, presieduto da Francesco Taurisano, nelle motivazioni all’annullamento dei sequestri dei computer di Genchi, disposti dai procuratori Toro e Rossi ed eseguiti dal Ros. Di più: i giudici demoliscono pure le fantasiose accuse mosse a suo carico (abuso d’ufficio, accesso abusivo a sistema informatico, violazione dell’immunità parlamentare e del segreto di Stato). Genchi «non ha violato le guarentigie dei parlamentari interessati all’acquisizione dei tabulati» (Mastella & C.): «agiva di volta in volta in forza del decreto autorizzatorio del pm De Magistris, comunicandogli ogni… coinvolgimento di membri del Parlamento intestatari delle utenze».

L’accesso all’anagrafe dell’Agenzia delle Entrate «non ha arrecato nocumento» ad alcuno. Quanto ai tabulati di uomini dei servizi segreti, «non è dato comprendere il nocumento per la sicurezza dello Stato», ma soprattutto «il tribunale non rinviene la norma di legge» che vieterebbe di acquisire i tabulati di uno 007: «Genchi agì nell’esercizio delle sue funzioni di ausiliario del pm De Magistris». Domandina: quando tre pm di Salerno perquisirono la Procura di Catanzaro e il Riesame diede loro ragione, il Csm li cacciò su due piedi. Ora che due pm di Roma han perquisito Genchi e il Riesame ha dato loro torto, cosa pensa di fare il Csm? Per coerenza, non potrà che promuoverli.

L’Aquila, due nuove scosse. Un dossier aveva previsto tutto – Il Sole 24 ORE

L’Aquila, due nuove scosse. Un dossier aveva previsto tutto – Il Sole 24 ORE.

Il dossier di Barberi che aveva previsto tutto. “C’era un dossier dell’allora capo della protezione civile, Franco Barberi, che dieci anni fa aveva previsto tutto. Aveva, quel dossier, censito la vulnerabilità degli edifici pubblici strategici e specialì in zone a rischio. Una mole di informazioni enciclopedica: 42.106 schede su altrettanti edifici. Si parlava, nel dossier, della Campania, della Basilicata, della Calabria, del Molise, della Puglia e della Sicilia. E naturalmente dell’Abruzzo. Quel dossier è un documento straordinario, testimonianza del vero scandalo italiano: l’assenza di una seria politica di prevenzione. Lo diceva ieri sera Bertolaso: «La prevenzione non porta votì». Affrontando il capitolo abruzzese, tutti i dati raccolti tenevano conto del rischio sismico. Era stato profetico Barberi nella sua relazione: «Appare indispensabile che questo patrimonio di dati costituisca linea di indirizzo costante per l’avviamento a soluzione dei complessi problemi legati alla sicurezza del territorio interessato dal rischio sismico, in una corale accettazione di responsabilità da parte di tutti gli organismi interessati». E’ una doppia beffa questo documento, perché, dopo il dossier Barberi, la regione Abruzzo ha lavorato a catalogare duemila edifici pubblici, a redigere schede tecniche, a memorizzare in ‘data base’ le informazioni raccolte sullo stato dell’arte dei duemila edifici. A elencare i palazzi a rischio, a partire da quello della prefettura dell’Aquila, di palazzo Quinzi, sede del liceo classico cittadino, del comune, del tribunale, della scuola De Amicis. Un lavoro terminato nel 2007, e reso noto in grandi linee in un vertice presieduto dal prefetto nel dicembre di due anni fa. Dunque il dossier scientifico di Franco Barberi.

Denunciava Barberi che diversi palazzi in muratura dell’antico centro storico erano a rischio: dieci addirittura a ‘rischio alto’ o ‘medio alto’, che presentavano una ‘alta vulnerabilità’ ben 171 edifici destinati all’istruzione (i dati dei sopralluoghi di questi giorni sono demoralizzanti: l’80% degli edifici scolastici risultano inagibili), e ben 55 utilizzati nel settore della sanità (lo scandalo dell’ospedale san Salvatore non era esploso nella sua drammaticità, ai tempi di Barberi). Dieci anni dopo, la profezia di Barberi si è tragicamente avverata. Tra i palazzi antichi a rischio vulnerabilità c’erano quelli crollati o fortemente danneggiati il 6 aprile scorso: la prefettura, il conservatorio, le facoltà universitarie, la biblioteca comunale (anche questo palazzo è al centro dell’attività investigativa di questi giorni).

«I complessi in muratura – scriveva Barberi – sono il doppio di quelli in cemento armato, appena il 31% degli edifici campionati. I complessi pubblici, poi, sono costituiti da vecchi immobili e solo raramente le funzioni pubbliche sono state trasferite in nuovi edifici in calcestruzzo armato». Una annotazione che fa riflettere: in zone a rischio sismico, le sedi delle istituzioni che in situazioni di emergenza dovrebbero essere in grado di garantire la funzionalità pubbliche, dovrebbero essere costruite nel rispetto delle norme antisismiche per avere meno probabilità di subire danni strutturali in caso di terremoto. Ovvio. Ovvio. Ma in Abruzzo non è andata così.
Ancora alcuni dati del censimento Barberi: «Sono 209 gli edifici in muratura di cattiva qualità, con orizzontamenti deformabili. E altri 346 sempre di cattiva qualità con orizzontamenti rigidi». Il mistero abruzzese è tutto qui. Cosa è stato fatto dal 1999 – anno in cui è stato presentato il dossier Barberi – a oggi?. La risposta sta nelle macerie de l’Aquila.

Blog di Beppe Grillo – La Boss(ol)i Tax

Sono senza parole… via, questo governo non merita nulla…

Blog di Beppe Grillo – La Boss(ol)i Tax.

Il Governo prevede l’una tantum per l’Abruzzo a carico dei contribuenti per circa 500 milioni. Il mancato accorpamento del referendum sulla legge elettorale con le elezioni europee ci costerà circa 460 milioni. Perché lo psiconano non chiede l’una tantum alla Lega, invece che agli italiani?
Boss(ol)i vuol fare fallire il referendum sulla nuova legge elettorale. Per questo non lo vuole lo stesso giorno delle europee. Affinché non sia raggiunto il quorum. Per impedire alla volontà popolare di pronunciarsi viene imposto un pizzo di 460MILIONIDIEURO. Pagare per non votare, mai successo prima.

Mafia & politica

Mafia & politica.

Scritto da Roberto Brumat

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Benny Calasanzio e Salvatore Borsellino
Fonte http://robrumat.altervista.org/

Due Borsellino, un unico destino

La società è come il nostro organismo: quando si ammala crea anticorpi, generati per contrastare il morbo. E se il morbo si chiama mafia gli anticorpi più resistenti sono i superstiti delle vittime oneste di mafia. Due di questi anticorpi si chiamano Salvatore Borsellino e Benny Calasanzio: 67 anni il primo, 24 il secondo. Li accomuna, oltre alla passione civile, il cognome dei loro familiari assassinati nel 1992: Borsellino. Il giudice Paolo Borsellino, fratello di Salvatore e gli imprenditori Paolo Borsellino e Giuseppe Calasanzio, zio e nonno di Benny. Li abbiamo incontrati a Padova in un incontro pubblico alla Fornace Carotta organizzato dai ragazzi di Laboratorio ‘48.

Quando dopo essere stato costretto a cedere l’impresa alla mafia, dopo le prime minacce e l’uccisione di suo figlio Paolo, mio nonno raccontò tutto agli inquirenti, questi gli consegnarono porto d’armi e pistola: non essendo un pentito (non era mafioso) non potevano proteggerlo. Così per freddarlo a colpi di kalasnikov 8 mesi dopo, la mafia attese che passasse in auto nella piazza del paese gremita di gente. Era rassegnato, abbandonato da tutti: diceva di essere un morto che cammina.

Chi parla è il giornalista Benny Calasanzio: I mandanti sono rimasti impuniti, il sindaco di allora è stato rieletto, solo un killer è finito dentro. Chi l’ha ucciso, come sempre, sono mafiosi di basso livello che vanno compatiti: non hanno il coraggio di agire da soli, hanno paura della loro ombra e per questo prima di sparare sniffano cocaina, per avere una donna la pagano, hanno con sé la bibbia e sono uomini perennemente in fuga.

Diversa la storia, conosciuta, del giudice Borsellino e dei suoi angeli custodi. Salvatore Borsellino ne ricorda i nomi perché non siano solo “i ragazzi della scorta”: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina (Antonio Vullo rimase ferito).

Paolo Borsellino non si occupava di diritto penale, era un giudice civile chiamato da Falcone nel pool antimafia. Poi un giorno mentre alla DIA di Roma interrogava il pentito Gaspare Mutolo, con cui io oggi parlo tranquillamente- racconta il fratello Salvatore- disse all’ex mafioso “Vado via due ore e torno”. L’aveva convocato il neo ministro dell’Interno Nicola Mancino. Era il primo luglio 1992 e sulla sua agenda degli appuntamenti (non quella rossa sottratta dai servizi segreti) è annotato h 19 Mancino. Mutolo, che stava svelando gli intrecci tra mafia, politica, polizia, servizi segreti, racconta che quando mio fratello tornò era così nervoso che si mise in bocca due sigarette. Ne chiese al giudice il motivo e lui gli rispose che assieme al ministro aveva visto Bruno Contrada. Mancino nega quell’incontro, dice di non aver mai visto Borsellino. E’ indegno, ma l’attuale vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura non può parlare: se lo facesse dovrebbe ammettere che quella sera al Viminale fu presentata a Paolo la trattativa avviata tra lo Stato e Cosa Nostra. I Ros dei Carabinieri stavano trattando per far finire l’attacco allo Stato.

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Stragi di Stato e nuovi eroi nazionali

“Devo fare in fretta” diceva Paolo nei 57 giorni vissuti dopo la strage di Capaci. Sapeva che presto sarebbe stato ucciso. Nella sua ultima lettera scrisse che stava cercando di allontanarsi dai figli nell’illusione che sentendolo più distante avrebbero sofferto di meno quando sarebbe morto. Aveva cominciato a tenere in braccio meno spesso la figlia e continuava a dire: “Quando sarò ucciso sarà stata la mafia, ma non sarà stata la mafia a volere la mia morte”. Se ripenso a tutti i grandi attentati italiani (piazza Fontana, Italicus, Brescia, Bologna, Ustica…) vedo che sono tutte stragi di Stato! Le stragi di Stato sono sempre servite per indirizzare gli equilibri politici dell’Italia. Una cosa che ci rende indegni di considerarci un Paese civile.

E fa male sentire il premier chiamare eroe un mafioso assassino come Vittorio Mangano, il “fattore” (detto stalliere perché nelle intercettazioni parlava di cavalli da consegnare, riferendosi invece a partite di droga) che per due anni visse con la famiglia Berlusconi nella villa di Arcore e ogni giorno accompagnava a scuola i figli dell’attuale premier e che nell’86 fece esplodere una bomba fuori di una casa milanese di Berlusconi, e nel 1995 strangolò il vecchio boss palermitano Giovanbattista Romano sciogliendolo poi nell’acido: reato per cui fu condannato all’ergastolo oltre che per l’uccisione di Giuseppe Pecoraro. Berlusconi lo definisce eroe per non aver fatto i nomi dei politici! Così si dichiara eroica l’omertà! Ecco perché i ragazzi della scorta Borsellino non li chiamerò mai così: non voglio confonderli con questa gente. Sono dei martiri.


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Il piano piduista di Gelli è stato attuato

Il fatto è che gli italiani non si accorgono che viviamo dentro un golpe bianco – prosegue Salvatore Borsellino- Come possiamo riconoscerci in un Paese che non rispetta più la Costituzione, che fa sedere in Parlamento 19 condannati definitivi, che dà l’immunità parlamentare, che legifera attraverso decreti legge? Non siamo più in democrazia. Le decisioni per il Paese non si prendono più nel Gabinetto dei ministri, ma nelle sale da pranzo delle residenze private del premier. Il lodo Alfano è una modifica alla Costituzione. Andate a vedere il piano Rinascita democratica di Licio Gelli e ritrovate l’Italia di oggi. Nella P2 Berlusconi aveva la tessera 1816 e Fabrizio Cicchitto la 2232. Anche il progetto Gelli sulla stampa è stato attuato mettendo a libro paga almeno due giornalisti influenti per ogni redazione, tanto che oggi l’informazione è omologata. Per capirlo cercate i primi attacchi a Gioacchino Genchi, il funzionario di polizia specializzato non nelle intercettazioni telefoniche (come scritto da tutti i giornali), ma nell’incrociare i dati dei tabulati telefonici: 2 giorni dopo il Corriere che lo presentava come “lo spione di tutti gli italiani” è arrivata Repubblica e dopo 4 giorni La Stampa. Articoli simili. Oggi c’è anche un altro fenomeno curioso: se cerco le news sul cellulare, 8 volte su 10 le prime che mi fornisce Google sono tratte da Il Giornale. Un caso? Per avere un’informazione libera sull’Italia ora leggo la stampa estera. E perfino le notizie sul dopo terremoto devo apprenderle da chi mi informa direttamente dall’Abruzzo: così ho scoperto che c’erano paesi dove le tende non erano ancora arrivate, quando si diceva che le avevano tutti, che non c’era il riscaldamento… Poi veniamo a sapere che la prefettura de L’Aquila è stata sgomberata tre ore prima della rovinosa scossa. Ma come! Questi intuivano il pericolo e non hanno lanciato l’allarme?

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La mafia e la crisi

Perché sappiamo tutto della Franzoni e degli assassini di Erba e nessuno parla dei processi a Marcello Dell’Utri, condannato a 10 anni per corruzione mafiosa, l’uomo che Berlusconi abbraccia? La verità- prosegue Borsellino- è che il Mezzogiorno con le sue mafie continua ad essere tenuto così perché funzionale al potere: è esclusivamente un serbatoio di voti facilmente controllabile grazie alla capillare pressione esercitata sulla gente dalla criminalità organizzata. Ma l’errore che fate nelle altre regioni è pensare che la mafia l’abbiamo solo noi al Sud. Dove credete che investa i suoi soldi sporchi di sangue, se non dove l’economia gira? Dove investe in centri commerciali, costruzioni, locali, se non al nord? E oggi con la scarsa liquidità delle banche dovuta alla crisi, chi viene in soccorso con ingenti capitali se non la forza economica privata numero uno in Italia? Ormai le mafie uccidono poco, preferiscono gli affari: ma i tanti cinquantenni lasciati a casa quando per comodità si preferisce far fallire le aziende, non vengono forse “uccisi” anche loro?

Bavaglio agli inquirenti scomodi

Non è più di moda ammazzare i giudici: basta delegittimarli e attaccarli sulla stampa presentando inesistenti guerre tra Procure. Quella di Salerno ha messo in luce gravissimi reati commessi dalla Procura di Catanzaro su cui ha giurisdizione. Luigi De Magistris, pubblico ministero da tre generazioni, per il suo impegno è stato costretto a cambiare lavoro: mi ha detto che la scelta di passare alla politica è stata difficile, ma la sola possibile.

Poi c’è Genchi, sospeso dal servizio in polizia. I suoi controlli avevano permesso di capire che 80 secondi dopo la strage di via D’Amelio qualcuno aveva comunicato l’attentato a Bruno Contrada capo in Sicilia dei servizi segreti, chiamandolo dal castello di Utveggio che sovrasta il quartiere. La telefonata partì dal cellulare clonato del giudice appena ammazzato. Nel castello c’erano la sede segreta del Sisde e la Compagnia delle Opere (associazione imprenditoriale di ispirazione ciellina, che raggruppa 34.000 imprese). E’ dalla sede del servizio segreto (camuffata nel centro regionale di formazione per manager Ce.Ris.Di.) che mesi prima dell’attentato ci fu uno scambio di telefonate con il sospetto mafioso Gaetano ScottoLa Compagnia delle Opere è presente in ogni processo su distrazione di fondi pubblici. Tutti gli appalti pubblici lombardi passano attraverso la Compagnia delle Opere… E Genchi dice che i suoi guai sono iniziati quando nelle inchieste si è imbattuto in personaggi legati ad essa. Temo per la vita di Genchi. Intanto gli hanno tolto distintivo, pistola, casella mail alla polizia di Stato.

Ecco i prossimi giudici nel mirino!

Borsellino invita a prevedere i prossimi eventi: Tenete d’occhio i bravi giudici Ingroia e Di Matteo: sono i prossimi che subiranno forti attacchi perché si stanno occupando dei vertici dei Ros a Palermo. A Milano gli stessi vertici Ros (che hanno perquisito senza averne giurisdizione gli archivi di Genchi e che hanno “curiosamente” omesso di perquisire il covo di Totò Riina, sono incriminati per traffico di droga. Ma non è solo il centrodestra ad attaccare i giudici, c’è anche il centrosinistra: come avvenuto con i giudici De Magistris e con Clementina Forleo. Perché destra e sinistra hanno stretto accordi come ha ammesso chiaramente alla Camera anche il senatore Violante

Ma l’ingegnere elettronico che sulla sete di verità ha fatto una battaglia personale, ammette: La consorteria politica persegue i suoi interessi. Non ho speranze di vedere giustizia. Dovrebbe succedere ciò che Leonardo Sciascia vedeva come impossibile: che lo Stato processi se stesso.

FONTE: http://robrumat.altervista.org/

Sicilia radioattiva: il caso Pasquasia

http://www.antimafiaduemila.com/index.php?option=com_content&task=view&id=14876&Itemid=78

di Giorgio Bongiovanni e Monica Centofante – 15 aprile 2009
La mia Sicilia, la nostra Sicilia.
Terra di martiri per la Giustizia, come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ma anche terra di mafia e di corruzione. E di scorie radioattive.

Sì, pochi lo sanno, ma la Sicilia è anche un immenso deposito di scorie nucleari. Dove tanti innocenti, anche per questo, continuano a morire.
Il silenzio dei grandi media, sul punto, è pressoché totale. E colpevole.
Noi, al contrario, siamo decisi ad intraprendere una battaglia d’informazione per far conoscere questa realtà occultata, per chiedere giustizia anche per queste vittime. E per esprimere il nostro totale dissenso all’energia nucleare che – contrariamente a quanto sostenuto dai nostri politici – in una terra come l’Italia, ad alta densità sismica, non può essere una soluzione al nostro fabbisogno energetico. Può essere solo pura follia.
Giorgio Bongiovanni

In tempi in cui il nucleare torna a sembrare l’unica risposta possibile al fabbisogno energetico del nostro Paese c’è una piccola località, nel cuore della Sicilia, che è pronta a dimostrare che così non può e non deve essere.
Si chiama Pasquasia, provincia di Enna, e se oggi è una cittadina sconosciuta ai più, in passato ha raggiunto una certa fama grazie alla sua miniera di Sali alcalini misti ed in particolare Kainite per la produzione di solfato di potassio. Un sito che dagli anni Sessanta fino al 1992 ha dato lavoro a migliaia di persone e che da allora, a quanto pare, semina morte.
Negli anni d’oro la Italkali, azienda gestore della miniera di superficie, era infatti la terza fornitrice di Sali potassici di tutto il mondo – la prima per qualità nel settore – e impiegava 500 dipendenti diretti e altrettanti indotti. E così avrebbe potuto continuare per decenni se in quel 1992, per cause non ancora appurate, non avesse dovuto chiudere i battenti. Senza preavviso e per sempre, mandando a casa quegli stessi dipendenti nel totale (e sospettoso) disinteresse della politica, che in un’area con un alto numero di disoccupati avrebbe dovuto come minimo creare un certo dibattito.
I motivi di quella improvvisa chiusura non sono mai stati ufficializzati e se inizialmente il governo aveva parlato di costi troppo alti per la realizzazione di una condotta di scarico lunga 90 Km, le voci di popolo hanno sin da subito evidenziato un’altra verità: la miniera di Pasquasia avrebbe cessato l’attività estrattiva per ospitare nel suo complesso rifiuti nucleari. Scorie di medio livello radioattivo delle quali la popolazione non avrebbe dovuto sapere nulla ed ecco perché, alle iniziali durissime proteste, sarebbe seguito il silenzio che ancora oggi caratterizza la vicenda.
Un silenzio che già nel 1996 aveva provato a rompere l’allora onorevole Giuseppe Scozzari, che di Pasquasia aveva sentito parlare un anno prima. Quando a Washington, nell’ambito di una conferenza sul combustibile nucleare esausto, era stato diffuso un documento che annoverava la miniera siciliana tra quella “mezza dozzina di siti perfettamente funzionanti” dove, “in Europa Occidentale”, “si depositano scorie di basso e medio livello”.
Scozzari aveva studiato il caso, chiesto un’interrogazione parlamentare e tentato l’ingresso in quel sito, convinto che fosse gestito da organizzazioni criminali senza nessun consenso formale da parte dello Stato. E invece, se è vero che parte di quei terreni appartenevano (e apparterrebbero) a persone in odore di mafia vero è anche che erano state proprio le istituzioni italiane – e internazionali – a negargli l’accesso. Allo stesso modo in cui, ancora oggi, negano la presenza delle scorie mentre le analisi effettuate dall’Usl già nel 1997 rivelavano la presenza in quella zona di Cesio 137 in concentrazione ben superiore alla norma. Il che poteva significare che non solo i rifiuti nucleari c’erano – e quindi ci sono – ma che si era addirittura verificato un inaspettato incidente nucleare, con relativa fuga di radioattività, probabilmente durante una sperimentazione atta ad appurare la consistenza del sottosuolo della miniera su eventuali dispersioni di radiazioni.
Una tragedia, per la popolazione circostante, tenuta sotto totale silenzio.
A parlare per primo della presenza di rifiuti radioattivi nella miniera di Pasquasia era stato nel 1992 il pentito di mafia Leonardo Messina, già membro della cupola di Cosa Nostra, che lì aveva lavorato come caposquadra.
Secondo il suo racconto – sul punto considerato attendibile dal Procuratore nazionale antimafia Pierluigi Vigna – le attività illegali, in quella zona, proseguivano dal 1984: quando l’Enea (all’epoca Ente nazionale per l’energia atomica) aveva avviato uno studio geologico, geochimico e microbiologico sulla formazione argillosa e sulla sua resistenza alle scorie nucleari. E quando funzionari del Sisde avrebbero contattato l’amministrazione comunale per richiedere il nulla osta a seppellire in loco materiale militare di non meglio specificata natura. Cosa che proverebbe l’utilizzo della miniera come deposito di scorie ancora prima della sua dismissione e che spiegherebbe il motivo per cui dopo il 1992 il Corpo regionale delle miniere ha interrotto l’attività di vigilanza e di manutenzione degli impianti e la Regione ha affidato il controllo degli accessi alle miniere a quattro società di sicurezza privata, attualmente rimosse dall’incarico.
Nel 1997 la procura di Caltanissetta aveva disposto un’ispezione su una galleria profonda 50 metri costruita all’interno della miniera proprio dall’Enea e aveva rilevato la presenza di alcune centraline di rilevamento rilasciate dall’Ente, ma che non si riuscì a chiarire che cosa esattamente dovessero misurare. Forse la radioattività?
In quello stesso anno anche l’onorevole Ugo Maria Grimaldi, all’epoca assessore al Territorio e Ambiente alla Regione Sicilia, aveva tentato di entrare a Pasquasia con dei tecnici e degli esperti del suo assessorato. E come Scozzari, aveva incontrato grosse difficoltà. “Non volevano che entrasse la televisione – racconta lui stesso in un’intervista rilasciata a Ennaonline il 16 marzo del 2001 -. Non volevano nel modo più assoluto che si vedessero i pozzi. Quando poi sono riuscito ad entrare all’interno della miniera, la cosa più strana che vidi era che uno di quei pozzi, che loro chiamavano bocche d’aria o sfiatatoi enormi e profondi, dal diametro di più di 15 metri, era stato riempito con materiale che di sicuro era stato trasportato all’interno della miniera per chiudere, per tappare in modo definitivo quella bocca. E non si tratta di materiale buttato dentro casualmente, come può verificarsi in una miniera temporaneamente chiusa, come quando qualcuno che vede una pietra e che la butta dentro. Qui si tratta di TIR carichi di materiale che poi hanno buttato dentro appositamente per seppellire e nascondere un qualcosa”.
Nella stessa intervista Grimaldi cita uno studio epidemiologico del dott. Maurizio Cammarata, oncologo all’ospedale di Enna che nel 1997 aveva rilevato un preoccupante incremento di casi di leucemia e tumori nell’ordine del 20% nel solo biennio 1995/96. “Ebbi a denunziare – sono le sue parole – che l’intera Sicilia rischiava di essere trasformata in una pattumiera dell’Europa. Ho denunciato la presenza di amianto in tutto il territorio provinciale, nelle cave abbandonate ed in altri siti”. Guadagnandosi la patente di allarmista, conferita anche da istituzioni e forze politiche, che lo lasciarono solo in questa battaglia. “Ma l’allarmismo – risponde il politico – non ero io a crearlo, ma erano i dati preoccupanti di mortalità per tumori in una provincia, in una città come Enna dove, non essendoci industrie o motivi d’inquinamento particolare rispetto alle altre province o territori d’Italia, questi erano dati molto ma molto preoccupanti”. E “mi ricordo bene che allora venne a trovarmi da Roma il Generale Comandante del NOE, il Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri, il quale mi confermò che anche lui era convinto che Pasquasia contenesse nel suo interno delle scorie radioattive”.
Le iniziative di Grimaldi, come quelle di Scozzari, non approdarono ad alcun risultato concreto e la questione Pasquasia cadde di nuovo nel più totale silenzio. Almeno fino all’anno scorso quando Angelo Severino, direttore del periodico l’Ora Siciliana, riaprì il caso citando anche l’esistenza di documenti che proverebbero la tesi della presenza di scorie nucleari nella miniera.
Oggi, nonostante tutto, la situazione potrebbe ulteriormente peggiorare.
Già nel 2003, al termine di una riunione, i ministri Matteoli, Marzano, Giovanardi, Pisanu e il sottosegretario Letta avevano indicato Pasquasia come uno dei venti siti nazionali idonei allo stoccaggio di materiale radioattivo. Perché annoverato tra quelli con presenza di salgemma ritenuti per anni particolarmente adatti “al confinamento delle scorie radioattive in virtù dell’impermeabilità dell’acqua delle strutture saline”. Lo spiega Massimo Scalia, docente a La Sapienza di Roma, aggiungendo “che questa cosa ha avuto una clamorosa smentita quando in un sito sperimentale nel New Mexico moltissima acqua ‘antica’, rimasta all’interno delle strutture geologiche, ha invaso il deposito”. Provocando “il crollo del mito dei siti con salgemma come soluzione al problema scorie. Ma visto che noi siamo in Italia e che le cose ci arrivano sempre in ritardo, si è pensato comunque di aver individuato la soluzione prima a Scanzano in Basilicata (altro sito con salgemma) e poi in altri 5 siti in Sicilia fra cui Pasquasia”.
Ma il peggio deve ancora arrivare.
Perché è nell’aria la possibilità che dal 2010 nella località dell’ennese potrebbero finire anche le scorie classificate HLW di terza categoria, ossia le scorie la cui radioattività decade nel corso di migliaia di anni.
Secondo quanto afferma ancora l’Ora Siciliana, se questo accadesse al danno si aggiungerebbe allora la beffa. Perché se effettivamente nelle viscere di Pasquasia ci fossero le scorie, “dovremmo drammaticamente chiederci dove finisce la gran quantità di denaro erogato dall’Euratom come indennizzo per le vittime innocenti, morte di tumore, e come affitto per il deposito finale di rifiuti radioattivi a Pasquasia”.
Nel bel mezzo di tutto questo “marasma” lo scorso 25 febbraio il primo ministro Silvio Berlusconi e il presidente francese Nicolas Sarkozy hanno firmato a Roma un accordo per la costruzione di quattro nuove centrali nucleari in Italia.
Se ciò dovesse avvenire il nostro Paese si troverà ad affrontare di nuovo il problema delle scorie e dei luoghi adatti al loro stoccaggio. Ma in una terra in cui il problema dello stoccaggio è ancora tremendamente irrisolto con le nuove centrali cosa accadrà?
La domanda non sembra essere oggetto di dibattito politico. E intanto ad Enna si continua a morire.

La ”mafiopoli” trapanese

Antimafia Duemila – La ”mafiopoli” trapanese

di Rino Giacalone – 15 aprile 2009
Nella relazione della Procura nazionale gli attuali intrecci tra Cosa Nostra, massoneria e borghesia. È la descrizione della moderna “mafiopoli” quella che emerge dall’ultima relazione sullo stato delle indagini antimafia in provincia di Trapani, redatta dalla Procura nazionale guidata dal procuratore Piero Grasso. Concetti immediatamente chiari, giudizio netto, si deduce da quella parte di relazione sottoscritta dall’allora pm della Dna Teresa Principato, neo procuratore aggiunto della Dda di Palermo. È adesso lei, ex procuratore aggiunto a Trapani, che coordina le indagini antimafia nel trapanese.

“La mafia esiste e non è affatto sconfitta”, c’è un incessante lavoro investigativo e inquirente, “ma c’è un tessuto sociale permeabile alle organizzazioni mafiose”. Analisi precisa che dice di fotografare la situazione odierna: “Cosa Nostra, a Trapani, è capillarmente radicata sul territorio ed è in grado di condizionare pesantemente la realtà sociale, economica ed istituzionale. Permane, sempre in provincia di Trapani, lo stretto rapporto esistente tra esponenti mafiosi, uomini politici, pubblici funzionari, tecnici progettisti ed imprenditori. Fatti ormai accertati e consacrati nelle numerose sentenze emesse negli ultimi anni dal Tribunale e dalla Corte di Assise di Trapani”.