Archivio Mensile: agosto 2009

Antonio Di Pietro: Il governo del favoreggiamento alla mafia

Antonio Di Pietro: Il governo del favoreggiamento alla mafia.

Il governo Berlusconi IV e’ il governo del favoreggiamento alla mafia.

In Italia si sciolgono molte giunte in un anno, anche per futili motivi o per gli stessi di Fondi, come ad esempio Fabrizia e Vallelunga Pratameno. Allora dobbiamo chiederci: perche’ il comune di Fondi, provincia di Latina, con forti infiltrazioni della ‘Ndrangheta, non è stato sciolto dopo più di un anno?

Perché il governo ha lasciato che venisse trasformato da un comune caso di infiltrazione criminale in un’amministrazione pubblica in un caso nazionale di connivenza tra politici del centrodestra e criminalità organizzata?

Perché è stata ignorata la richiesta di un prefetto, Frattasi, a sciogliere quel comune dopo 17 arresti e più di 500 cartelle giudiziarie? Forse perché la giunta di Fondi è del Pdl mentre non lo erano quelle dei comuni di Fabrizia e Vallelunga? Anche, ma non solo: qualcuno all’interno della giunta, o al di fuori poco importa, ricatta il governo, il quale a sua volta è ricattabile. Nel mezzo il vaso di coccio Maroni, leghista a fasi alterne, che tace e piega il capo ai colleghi picciotti

Il governo Berlusconi IV è il governo del favoreggiamento alla mafia per una miriade di ragioni. Lo è perché fa campagna elettorale lanciando messaggi di distensione alla criminalità organizzata. Lo è perché protegge in Parlamento, e fuori, uomini condannati per associazione mafiosa che negano perfino l’esistenza di Cosa nostra.

Lo è perché inneggia a Mangano, un assassino a cui il presidente del Consiglio ha aperto la sua casa. Lo è perché ha eliminato di fatto lo strumento d’indagine delle intercettazioni con cui venivano arrestati i capi e i sicari delle cosche. Lo è perché ha tolto soldi e mezzi alla sicurezza garantita dalle forze dell’ordine, barattata con le ronde leghiste.

Lo è perché viene ricattato, oltre che dalle escort, anche dai malavitosi. Per cosa viene ricattato i cittadini non lo sapranno mai, ma assicuro che il prezzo lo hanno pagato e lo pagheranno loro. La merce, invece, se la spartiranno ricattati e ricattatori.

Cosa Nostra nello Stato

Cosa Nostra nello Stato.

Cento passi alla verità sulla stagione politico-criminale delle stragi di mafia degli anni 1992-1993. La trattativa tra pezzi di Stato e la mafia, la strage di Capaci e di via D’Amelio, la strategia della tensione degli attentati di Roma, Firenze e Milano. Si intravede lo spiraglio di luce,grazie ai magistrati di Palermo e Caltanissetta. Questo spiraglio è rincorso dalla società civile impegnata in prima linea nell’antimafia. Per la verità e la giustizia lottiamo in tanti, uno dei protagonisti di questa resistenza che ha come pilastro la sconfitta delle mafie è Salvatore Borsellino, fratello di Paolo.


La forza di quest’uomo protesa in direzione di questo spiraglio è il termometro della sete di giustizia che la parte migliore del Paese pretende dallo Stato. Non consentiremo che non si persegua l’obiettivo fino in fondo, che ancora una volta rimanga la rabbia di chi procede in direzione ostinata e contraria verso la ricerca della verità che farà bene all’Italia. Potrà consentire un nuovo patto sociale tra le forze sane.

Si tratta di ricostruire un periodo criminale, mafioso, intriso di politica, con il coinvolgimento di pezzi delle Istituzioni. Cosa Nostra negli anni che hanno preceduto la stagione stragista ha fondato la sua politica criminale in una duplice direzione: avvicinare persone all’interno delle istituzioni ed attuare la strategia militare contro i servitori dello Stato incorruttibili.

In questo periodo – che è quello a cavallo della sentenza del maxiprocesso che ha confermato l’impianto accusatorio di Falcone e Borsellino – si innestano anche gli omicidi dei cugini Salvo e di Lima, da un lato, e, dall’altro lato, quello del magistrato Scopelliti che doveva rappresentare l’accusa in Cassazione. La mafia che aveva garanzie dalla politica, con gli omicidi politici colpisce la corrente andreottiana della DC in Sicilia. Manda un segnale chiaro a Giulio Andreotti (ritenuto mafioso sino al 1980 da una sentenza definitiva).

Pensare che gli omicidi Falcone e Borsellino siano vendetta di Cosa Nostra per l’esito del maxiprocesso è offrire una lettura che ridimensiona il ruolo politico della mafia. La strage di Capaci – di tipo libanese – interrompe la probabile ascesa al Quirinale di Giulio Andreotti. Il segnale è chiaro: la stagione dei pacta sunt servanda che ha caratterizzato per decenni il rapporto mafia-politica è saltato. Capaci è stata una strage politica, soprattutto per gli effetti politici che doveva determinare.

Credo che la strage di mafia di via D’Amelio abbia,in parte,una matrice diversa. Vi sia un maggiore coinvolgimento di pezzi deviati delle Istituzioni. Borsellino forse aveva scoperto che accadeva e doveva essere ucciso subito in quanto avrebbe ostacolato la nuova strategia criminale, penso avesse individuato i percorsi iniziali della nuova politica di Cosa Nostra: trattare con lo Stato per poi penetrarlo nelle sue articolazioni tanto da divenire un cancro istituzionale; mafiosi direttamente nello Stato.

E’ questa la politica di Cosa Nostra che passa anche attraverso il progetto di golpe con la nascita di liste autonomiste-separatiste per giungere, poi, al sorgere del partito di Forza Italia di cui una delle colonne, il sen. Dell’Utri, condannato in primo grado a 9 anni di reclusione per mafia. Servizi segreti deviati (Bruno Contrada docet) colludevano con Cosa Nostra; pezzi del ROS dei Carabinieri avrebbero iniziato una trattativa con la mafia; la politica pare sia stata coinvolta ad altissimi livelli istituzionali. La mafia con la stagione stragista ha dimostrato che poteva mettere in ginocchio il Paese manu militari. Dal 1993 ha dismesso la strategia militare ed ha iniziato a governare il Paese dall’interno delle Istituzioni.

Che cosa è avvenuto tra il “92 ed il “93? Come è possibile che il Generale Mori (ai vertici del ROS e del SISDE) – già imputato in vicende processuali per fatti di mafia attinenti l’omessa perquisizione del covo di Riina e la mancata cattura di Provenzano - possa oggi essere nominato consulente dal Presidente Formigoni quale esperto per le infiltrazioni della criminalità per l’Expo? Che cosa aveva scoperto Borsellino? Perché è stata sottratta l’agenda rossa? Perché Mancino (all’epoca Ministro dell’interno, poi Presidente del Senato e poi vicepresidente del CSM) non ricorda di aver incontrato Borsellino? Perché Violante (già Presidente della Commissione Antimafia e Presidente della Camera) solo oggi dice di aver saputo della trattativa, di Mori e di Ciancimino?

Con la trattativa con lo Stato, Cosa Nostra è penetrata nelle Istituzioni, ha consolidato il suo ruolo nell’economia, ha corroso le fondamenta della democrazia. Con gli anni si è istituzionalizzata. Non è più necessario ricorrere all’uso delle armi per eliminare i servitori dello Stato. La parte sana del Paese pretende che lo spiraglio diventi sole. La magistratura sia libera di lavorare in assoluta indipendenza. Il Paese è pronto per la verità e per un futuro migliore che si deve alle vittime delle mafie.

Luigi de Magistris (L’Unità, 15 agosto 2009)

Benny Calasanzio Borsellino: Il giullare sotto scorta

Benny Calasanzio Borsellino: Il giullare sotto scorta.

La mafia in Lombardia non c’è. Se lo dice il sindaco Letizia Moratti, dobbiamo fidarci. Chi non si fida di Letizia o è un ladro o è una spia. Vadano a quel paese Gianni Barbacetto, Roberto Galullo e quei pochi altri che ancora gridano «al lupo al lupo». Succede però che a Lodi, che pare far parte della Lombardia centro meridionale, questo è da verificare, c’è un attore di teatro sotto scorta per minacce mafiose: chiamasi Giulio Cavalli. Attenzione da parte dei clan guadagnata sul campo, con lo spettacolo «Do ut des», sui ridicoli riti dei mafiosi. L’attore, che è anche direttore artistico del teatro di Nebiolo di Tavazzano con Villavesco, nel suo spettacolo metteva alla berlina i boss e li sotterrava di irriverenti risate. Poco dopo, sempre nella terra lombarda vergine da penetrazioni mafiose, ha subito mezza dozzina di intimidazioni ufficiali ed altrettante ufficiose. Croci sulle porte, telefonate, mail e altri atti su cui per adesso vige il massimo riserbo. Pare che cosa nostra, ‘ndrangheta camorra e affini non abbiano gradito l’ironia. Pare che non l’abbiamo capita; strano. In una terra in cui la mafia non c’è, l’autore satirico, il giullare, il buffone di corte vive scortato da due uomini armati? Senza volere minimamente scomporre la permanente d’amianto del sindaco Moratti, qui c’è qualcosa che non va. In questo clima di «la mafia non c’è ma ne vedo gli effetti», in attesa che gli unici a guadagnare con l’Expo del 2015 siano i clan mafiosi, Giulio Cavalli, che in agosto non potendo uscire di casa con moglie e figlio senza l’ombra della scorta, si annoia. Anziché contare le pecore o le minacce ha preso carta e penna e ha buttato giù una serie di riflessioni. Prendetele con le pinze, mica sono serie; a scrivere è pur sempre un giullare, e pure visionario.

«A Milano che “la mafia non esiste” o perlomeno “non appartiene a questa città” la sindachessa Moratti ha provato a ripeterlo ovunque dai consigli comunali, alle televisioni in prima serata fino ad abusarne favoleggiandoselo (probabilmente) la sera per addormentarsi. Intanto tutti felici e contenti concordano nel ritenere i 6 caseggiati popolari di Viale Sarca e via Fulvio Testi in mano agli onomatopeici fratelli Porcino (bossetti di periferia legati alle cosche di Melito di Porto Salvo), i nomadi Hudorovich e i Braidic semplicemente un “neo”, una pozzanghera piccola piccola in quel placido, enorme e ligresteo tappeto di cemento che è il capoluogo lombardo spiato dall’alto.

A Lonate Pozzolo (come descrive puntualmente nel suo sito il bravo Roberto Galullo) il leghista Modesto Verderio, dopo aver denunciato gli interessi della famiglia Filipelli tutta in odore balsamico di ‘ndrangheta all’interno dell’areoporto di Malpensa finisce accantonato come si compete al visionario del rione. Intanto una statua di San Cataldo arriva da Cirò Marina a Lonate Pozzolo per scalzare Sant’Ambrogio nella festa del patrono santo con prepotenza laica.

A Buccinasco perde la pazienza addirittura la Lega che sul proprio giornale cittadino (”El giornalin de Bucinasc”) scrive contro il sindaco Loris Cereda: “Nonostante il sindaco Cereda continui a prodigarsi per dichiarare che a Buccinasco la mafia non è un problema e non riguarda le istituzioni i cittadini sono sempre più allarmati dalle notizie dei telegiornali che parlano di arresti e di commistioni fra politica e malavita organizzata. Noi siamo stanchi di sentire ripetere le solite litanie: la ‘ndrangheta è un’invenzione dei giornalisti, delle istituzioni, delle commissioni parlamentari, ecc”.

A Desio (fine 2008) Il Consiglio comunale ha respinto un ordine del giorno contro la mafia (’ndrangheta, camorra e quant’altro) in Brianza. Hanno votato contro tutte le forze di maggioranza. L’o.d.g. era stato presentato in seguito alla scoperta delle discariche abusive di rifiuti tossici a Desio e a Seregno.

A Corsico diventa quasi una vergogna una targa di marmo in onore di Silvia Ruotolo, donna, moglie e madre innocente, uccisa durante una sparatoria tra clan rivali della Camorra, a Napoli. Il Comune voleva affiggere la targa in ricordo di Silvia Ruotolo sotto i portici di via Malakoff, al civico 6: oggi sede di un’associazione che si occupa di disabili psichici, ieri supermarket gestito da un mafioso della famiglia siciliana Ciulla, confiscato dallo Stato e poi riassegnato a fini sociali, come prevede la legge 109. Durante l’ultima assemblea di condominio il permesso non è stato concesso. Il Comune ha deciso comunque di installare la targa.

Negli uffici della Direzione Nazionale Antimafia Enzo Macrì, sostituto procuratore nazionale antimafia, parla da profeta inascoltato. “Che la ‘ndrangheta stesse colonizzando Milano lo dicevo negli anni 80. L’ ho confermato due anni fa e i fatti mi danno ragione. Ora c’è l’ Expo e non so più come dirlo».

Stupirebbe questo atteggiamento impermeabile in un paese normale, dove normalmente i politici dovrebbero essere eletti per prendere posizione, dare segnali forti e non solo per banalmente amministrare capitoli di spesa e distribuire (scaricandosene) ruoli e responsabilità. Qui non si tratta di disquisire i ruoli di governo e ordine pubblico come stabilito dalla legge; qui si rimane a supplicare un segnale, un lampo in cui ci si illuda che Marcello Paparo non possa sentirsi “libero” di collezionare bazooka come nei peggiori scenari di desolazione metropolitana post industriale, o Morabito non sfrecci impunito a parcheggiare il ferrarino in un posteggio dell’Ortomercato con l’arroganza di uno zorro a quattro ruote, o che Andrea Porcino (classe 1972, giusto per identificarlo meglio là fuori dal suo fortino dove gioca a seminare terrore) possa addirittura inventarsi intermediario con arie da tour operator mentre raccomanda ai secondini del carcere milanese di San Vittore dei buoni servigi e una residenza confortevole per i suoi amici Nino, Ettore e Massimo.

L’impunità dentro le teste (oltre alle tasche) dei capibastone ‘ndranghetisti o dei prestanome camorristi o dei ragionieri di Cosa Nostra in Lombardia è una responsabilità politica. Risolvibile semplicemente con la voglia e l’onestà di volere dare al di là di tutto un segnale. Per restituire dignità anche nella forma».

Bocca della verità – Marco Travaglio – Voglio Scendere

Bocca della verità – Marco Travaglio – Voglio Scendere.

Meno male che c’è Giorgio Bocca, ultimo grande vecchio del giornalismo italiano, che a quasi novant’anni ha avuto il coraggio di scrivere sull’ultimo numero dell’Espresso ciò che tutti sanno, ma nessuno osa dire: e cioè che anche insigni esponenti dell’Arma dei Carabinieri hanno avuto (e probabilmente hanno ancora) una parte importante nella connivenza-convivenza fra Stato e mafia. Bocca non ha scritto, naturalmente, ciò che qualche furbastro tenta di attribuirgli per squalificare il suo pensiero: e cioè che “i Carabinieri”, nel senso di tutti e di sempre, hanno convissuto e convivono con Cosa Nostra. Ha scritto invece che: “il problema numero uno della nazione non è il conflitto fra il legale e l’illegale, fra guardie e ladri, fra capi bastone e le loro vittime inermi, ma il loro indissolubile patto di coesistenza. L’essere la mafia la mazza ferrata, la violenza che regola economia e rapporti sociali in province dove la legge è priva di forza o di consenso. Eppure la maggioranza degli italiani non se ne vuol convincere, si rifiuta di crederlo e quando il capo della mafia Totò Riina fa sapere che l’assassinio del giudice Paolo Borsellino è stato voluto o vi hanno partecipato i tutori dell’ordine, ufficiali dei carabinieri o servizi speciali, il buon italiano si dice: è l’ultima scellerataggine di Riina, mette male nel nostro virtuoso sistema sociale… Massimo Ciancimino, il figlio del sindaco mafioso di Palermo, ha detto o lasciato capire che i carabinieri ‘nei secoli fedeli’ si attennero nelle operazioni di mafia ad attenzioni speciali, clamorosa quanto rimasta senza spiegazioni credibili la mancata perquisizione nella villetta in cui Riina aveva abitato e guidato per anni la ‘onorata società’… Una ragione del ‘comportamento speciale’ della più efficiente polizia italiana verso la mafia c’è ed è evidente: i Carabinieri, come la mafia, non sono qualcosa di estraneo e di ostile alla società siciliana, fanno parte e parte fondamentale del patto di coesistenza sul territorio, di controllo del territorio condiviso con la Chiesa e con la mafia”.

Apriti cielo: una raffica di Gasparri, Cicchitto, Latorre, Minniti, La Russa, Casini, Maroni – insomma tutti i partiti tranne Leoluca Orlando (Idv) – ha investito il grande giornalista. Casini ha osato persino dargli dell’”infame”: lui, il leader del partito di Totò Cuffaro, con una densità di imputati di mafia che nemmeno a Corleone. Anche i soliti impuniti del Giornale berlusconiano, tradizionali protettori dell’ala deviata dell’Arma, hanno sparato a palle incatenate contro Bocca. Il gioco è semplice e spudorato: far dire a Bocca che tutti i carabinieri sono mafiosi. Il che, oltrechè una palese falsità, è anche una sciocchezza e un sintomo di ignoranza storica: nel 1982, poco prima di morire nei suoi 100 giorni a Palermo, il generale dei carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa (promosso superprefetto senza poteri dal governo dell’epoca) chiamò proprio Bocca per dettargli la sua ultima intervista-testamento sulla mafia.

Da grande giornalista e storico antimafia, Bocca sa benissimo che Cosa Nostra ha eliminato nella sua storia anche 33 carabinieri, oltre a centinaia fra magistrati, giornalisti, poliziotti, sindacalisti, politici, cittadini comuni. Ma sa anche che erano carabinieri coloro che inscenarono la pantomima dell’omicidio di Salvatore Giuliano per coprire i mandanti di Portella della Ginestra; che sono carabinieri il generale Mori e il colonnello De Donno che trattavano con il mafioso Vito Ciancimino durante le stragi del 1992 e che, secondo Ciancimino jr., ricevettero il celebre “papello” di Totò Riina, ma si guardarono bene dal denunciare alla magistratura quell’estorsione mafiosa allo Stato; che erano carabinieri gli ufficiali filmati per ultimi in via d’Amelio mentre portavano via la borsa di Paolo Borsellino appena assassinato, borsa contenente (secondo la vedova del giudice) la famosa “agenda rossa” scomparsa; erano carabinieri gli uomini del Ros che arrestarono Riina il 15 gennaio ’93, ma “dimenticarono” di perquisirne il covo, lasciandolo svuotare con tutte le sue carte compromettenti dai mafiosi rimasti a piede libero e ingannando la Procura di Palermo; che sono carabinieri il generale Mori e il colonnello Obinu, imputati a Palermo per favoreggiamento alla mafia con l’accusa di aver lasciato scappare Provenzano nel 1995; che sono carabinieri il generale Ganzer (nientemeno che comandante del Ros) e alcuni suoi uomini imputati a Milano per traffico di droga; e che sono ancora carabinieri quelli che nel 2005 perquisirono la casa di Ciancimino jr., ma si scordarono di aprire la sua cassaforte, in cui secondo il padrone di casa era all’epoca custodito il papello di Riina; e potremmo andare avanti ancora. Su queste vicende gravissime, i vertici dell’Arma sono rimasti “nei secoli silenti”: mai una parola, mai un provvedimento per censurare certe condotte indecenti e per allontanarne o almeno sospenderne i responsabili (l’assoluzione di Mori per il covo di Riina, per esempio, parla di pesanti responsabilità disciplinari, rimaste ovviamente impunite). Silenzio di tomba, copertura totale (esattamente come fa la Polizia di Stato con i torturatori e i picchiatori del G8 di Genova 2001, vedi Diaz e Bolzaneto).

Invece, rompendo una lunga tradizione di silenzio stampa, il comando generale dell’Arma ha deciso di replicare a Bocca con un comunicato del generale Leonardo Gallitelli che “respinge con fermezza e con indignazione” le “ingiustificate e infamanti accuse che si risolvono nella delegittimazione dell’operato di fedeli servitori dello Stato”. Il generale fa il furbo, scrivendo che Bocca “sorprendentemente accosta Dalla Chiesa a figure come Totò Riina e Massimo Ciancimino, entrambi arrestati dai Carabinieri”. Già, peccato che quegli stessi carabinieri del Ros (Mori e De Donno) stessero trattando col mafioso Riina tramite il mafioso Ciancimino, come hanno essi stessi ammesso dinanzi alla magistratura, ma solo quando non potevano più negarlo (ne aveva parlato Giovanni Brusca, persino lui più pronto di loro a raccontare la verità). Profittando dell’improvvisa loquacità del Comando Generale, sarebbe interessante sapere se i vertici dell’Arma erano informati di quella trattativa; e chi l’aveva autorizzata; e perché uomini in divisa negoziavano con noti mafiosi mentre Falcone, Borsellino e gli uomini delle scorte saltavano in aria a Capaci e in via d’Amelio; e perché sono ancora al loro posto, anzi hanno fatto carriera.

Finchè il generale Gallitelli o chi per lui non risponderà a queste domande, è meglio che lasci in pace Giorgio Bocca. Anche perché ciò che il grande giornalista ha scritto sull’Espresso è ampiamente confermato dalle sentenze definitive sulla strage di via d’Amelio: per esempio quella emessa il 18 marzo 2002 dalla Corte d’assise d’appello di Caltanissetta nel processo Borsellino-bis, confermata dalla Cassazione il 3 luglio 2003, a carico dei mandanti diretti (ma non di quelli occulti, esterni a Cosa Nostra). Chi volesse darci un’occhiata, trova le sentenze sul sito della rivista Antimafia 2000 e su quello di Salvatore Borsellino (19luglio1992.org). Al capitolo V (pagina 732 e seguenti), i giudici esaminano la possibile convergenza di interessi palesi e occulti nella strage, individuando tre moventi che portarono all’accelerazione della fase esecutiva dell’omicidio Borsellino. Questi:
1) L’intervista rilasciata il 21 maggio 1992 da Borsellino ai giornalisti francesi Fabrizio Calvi e Jean Pierre Moscardo, in cui si parla del riciclaggio del denaro mafioso al Nord e di un’indagine ancora aperta sui rapporti fra Berlusconi, Dell’Utri e lo “stalliere di Arcore” Vittorio Mangano, “testa di ponte dell’organizzazione mafiosa nel Nord Italia per il traffico di eroina”. “Non è detto – scrivono i giudici di appello a pagina 756 – che i contenuti di quell’intervista non siano circolati tra i diversi interessati, che qualcuno non ne abbia informato Salvatore Riina e che questi ne abbia tratto autonomamente le dovute conseguenze, visto che, come abbiamo detto in precedenza, questa Corte ritiene, come Brusca e non come Cancemi, che il Riina possa aver tenuto presente nel decidere la strage gli interessi di persone che intendeva ‘garantire per ora e per il futuro, senza per questo eseguire un loro ordine o prendere formali accordi o intese o dover mantenere promesse’…”.
2) “La seconda ‘anomalia’ o ‘patologia’ che spiega l’anticipazione della strage – aggiunge la Corte a pagina 758 – attiene alla vicenda della ‘trattativa’ con Cosa nostra di cui ha parlato Giovanni Brusca. Le indicazioni che offre il Brusca sono illuminanti. Per Brusca, Borsellino muore il 19 luglio 1992 per la trattativa che era stata avviata fra i boss corleonesi e pezzi delle istituzioni. Il magistrato era venuto a conoscenza della trattativa e si era rifiutato di assecondarla e di starsene zitto. Nel giro di pochi giorni dall’avvio della trattativa Borsellino viene massacrato”. E’ la trattativa di Mori e De Donno con i vertici di Cosa Nostra tramite Ciancimino: “Non disponiamo di riscontri al se, come e quando Borsellino abbia saputo della trattativa che era stata avviata. Che la trattativa vi sia stata è stato confermato dal generale Mori e dal capitano De Donno. E che Riina legasse la strage eseguita e quelle pianificate dopo Capaci a questa trattativa ci è dichiarato a chiare lettere da Brusca… L’ufficiale (Giuseppe De Donno) precisava che l’obiettivo ultimo era di arrivare ad una collaborazione formale del Ciancimino ma che la proposta iniziale era stata di farsi tramite, per conto dei carabinieri, di una presa di contatto con gli esponenti dell’organizzazione mafiosa per un dialogo finalizzato all’immediata cessazione della strategia stragista (…). In tutti i casi, questa vicenda rappresenta un fattore che ha interferito con i processi decisionali della strage. Al di là delle buone intenzioni dei carabinieri che vi hanno preso parte, chi decise la strage dovette porsi il problema del significato da attribuire a quella mossa di rappresentanti dello Stato; il significato che vi venne attribuito, nella complessa partita che si era avviata, fu che il gioco al rialzo poteva essere pagante” (pagine 765-766). In parole povere: anziché fermare le stragi, la trattativa del Ros le incentivò e le moltiplicò. Infatti, dopo Capaci, vi fu subito via d’Amelio e, visto che i due alti ufficiali dell’Arma continuavano a trattare, venne pianificata la strategia terroristica del 1993 (che sfociò nelle bombe di Roma, Milano e Firenze fra il maggio e il luglio del 1993).
3) “La terza chiave interpretativa dell’‘anomalia’ e ‘patologia’ nella tempistica della strage si aggancia alla proposta (da parte del governo dell’epoca, ndr) di Paolo Borsellino quale candidato al posto di Procuratore nazionale antimafia dopo la morte di Giovanni Falcone” (pagina 767).

Ce n’è abbastanza per dare ragione a Giorgio Bocca e torto ai suoi infami detrattori. E per dimostrare ancora una volta, semmai ve ne fosse bisogno, che non è più questione di destra o di sinistra. Oggi la scelta è fra il partito della menzogna, dell’impunità e dell’oblio, e quello della verità, della giustizia e della memoria.

ComeDonChisciotte – LA GUERRA AL TERRORISMO E’ UN MITO

A parte i discorsi sull’energia nucleare (che secondo me è troppo rischiosa), quest’articolo mi pare molto interessanti

ComeDonChisciotte – LA GUERRA AL TERRORISMO E’ UN MITO.

Intervista a WEBSTER TARPLEY
ReOpen911 e GeoPolIntel

Webster TARPLEY, storico e giornalista statunitense, lavora sulle forme di ingerenza, e in particolare sullo sfruttamento della minaccia terroristica. Si è specializzato nello studio delle operazioni false flag, ossia operazioni commando o terroristiche che usano false rivendicazioni per provocare una situazione conflittuale.

“Non si può capire la politica attuale degli Stati Uniti se si sottovaluta la portata reale dell’11 settembre. Gli attentati dell’11 settembre sono stati un colpo di Stato. La guerra contro il terrorismo si basa su un mito e a partire da questi eventi è diventata una religione di stato obbligatoria. Il solo modo di combattere i neoconservatori è di distruggere questo mito. L’apertura di una commissione di verità come quella di Russell-Sartre al momento della guerra del Vietnam, potrebbe contribuire a distruggerlo”.

Non si può negare che Tarpley sia un esperto di geopolitica e la sua conoscenza dei meccanismi complessi della situazione attuale ci ha naturalmente spinti a chiederne il parere sulla situazione presente. Le domande sono state co-redatte da ReOpen911 e il sito GeoPolIntel che ha realizzato un’analisi estensiva dello scudo ABM (Anti Missili Balistici).

Prima di affrontare l’intervista vera e propria, Webster G. Tarpley, autore di diversi libri, tra cui la straordinaria opera 9/11 Synthetic Terror: Made in USA, ci ha chiesto di completare l’intervista con il paragrafo seguente.

“Il principale progetto americano-britannico del momento è di balcanizzare il Pakistan, in modo che non possa diventare un corridoio energetico per la Cina, l’Iran e il Medio Oriente, come possiamo vedere con la posizione del porto di Gwadar. La folle escalation di violenza in Afghanistan, che porta il segno di Obama, ha senso solo se capiamo che lo scopo è di distruggere il governo centrale del Pakistan e provocare l’esplosione di questo paese in cinque fasi, secondo il prolungamento del piano di Bernard Lewis.

Il Pakistan è un obiettivo molto più importante dell’Iran. Esiste addirittura un piano americano-britannico per distruggere la catena dei paesi pro-cinesi lungo l’Oceano Indiano. Ma lo Sri Lanka ha evacuato l’esercito del terrore (sostenuto dagli Stati Uniti e il Regno Unito): terroristi che avevano i loro quartieri generali a Londra e conosciuti con il nome di Tigri Tamil. Era davvero grottesco vedere Kouchner e Milliband (Ministri degli Esteri francese e britannico) cercare disperatamente di salvare le Tigri Tamil, affinché i macellai potessero combattere ancora! I posti come lo Zimbabwe, il Sudan, la Thailandia, la Cambogia, il Bangladesh e diversi gruppi di isole, sono oggi un campo di battaglia tra la Cina (quest’ultima fa pressioni in favore di un commercio e uno sviluppo pacifico), e l’alleanza Stati Uniti e Gran Bretagna che cerca di mandarli in rovina e di mantenere il consenso screditato di Washington contro il consenso di Pechino, che respinge l’intimidazione imperialista del tipo FMI-Banca Mondiale-WTO”.

ReOpen911 : La lettera di Obama a Medvedev, nella quale chiede ai Russi di negoziare l’abbandono del nucleare iraniano, non sarebbe un mezzo per rinfocolare una nuova guerra in Medio Oriente?

Webster G. Tarpley: Come ho scritto in Obama, The Postmodern Coup, la politica generale dell’amministrazione Obama è di fomentare i conflitti tra l’Iran e la Russia. Lo chiamano il gioco della patata bollente – mettono uno Stato nemico contro un altro, sperando che entrambi vengano danneggiati o distrutti durante il processo. Il regime Obama vorrebbe spingere la Russia in una posizione di ostilità verso l’Iran, giocando sulla paura della Russia di ciò che alla fin fine l’Iran potrebbe fare con le armi nucleari nel caso ne avesse qualcuna. Con persone come Putin e Lavrov, i Russi non sono pronti a cadere in un trabocchetto del genere. La recente esperienza delle sommosse e della mobilitazione in Iran è incoraggiata da persone della CIA, una rivoluzione colorata, una rivoluzione di velluto che non sembra particolarmente riuscita.

Se una marionetta anglo-americana prendesse il potere in Iran, una delle prime cose che farebbe sarebbe tagliare l’approvvigionamento di petrolio in Cina, dato che, di questi tempi, è lì che si trova il maggior interesse degli Stati Uniti e della Gran Bretagna in Medio oriente. Il discorso di Obama al Cairo non è nient’altro che un tentativo di usare il mondo arabo-islamico del Medio oriente contro la Russia e la Cina.

Anche l’India è uno dei principali candidati a diventare la seconda arma eurasiatica degli Stati Uniti e del Regno Unito, ma anche qui, gli Indiani possono rivelarsi troppo intelligenti per cadere nella trappola. Tutti sanno che il Congresso americano ha adottato delle leggi ricorrenti che chiedono un cambio di regime in Iran, con il finanziamento di 400 milioni di dollari, e da cinque anni e passa, Seymour Hersh ha descritto nel New Yorker il ruolo attivo delle squadre di spionaggio e di destabilizzazione statunitensi in Iran, che tentano di fomentare le ribellioni con gli Arabi, gli Azeri, i Kurdi, i Baloutches, i Pashtun e altri, con lo scopo finale di dividere e balcanizzare l’Iran, nello stesso modo in cui lo furono la Jugoslavia, l’Iraq, e come potrebbe esserlo ben presto il Sudan. Il colore della rivoluzione in Iran è in gran parte l’opera del gruppo “soft power” (NdT: che sostiene una politica esterna di “bassa intensità”) ispirato dagli scritti di Joseph Nye, e che include le cerchie di Brzezinski alla Rand Corporation, così come l’International Crisis Group e altri operatori che per raggiungere i propri scopi usano la sinistra come copertura, gli slogan umanitari, i diritti dell’uomo.

Se ho ben capito Jacques Sapir, egli sembra dire che gli slogan umanitari sono stati così bistrattati dagli imperialisti occidentali al servizio dei propri scopi predatori, che questi slogan sono stati completamente screditati in virtù dell’ipocrisia e del loro effetto “due pesi, due misure”. Se sono proprio questi i propositi di Sapir, sono completamente giustificati. Direi che è tempo di sottolineare i diritti economici dei paesi in via di sviluppo, a cominciare dall’industrializzazione, il pieno impiego, e eliminando la povertà, la malattia, l’analfabetismo, e una situazione in cui vediamo un miliardo di persone che patiscono la fame o che rischiano la carestia, secondo un rapporto delle Nazioni Unite, e forse 2 miliardi di persone ridotte a un’esistenza miserabile, con meno di un dollaro al giorno. Queste sono le vere domande che oggi l’umanità deve affrontare.

ReOpen911: Il piano Gates-Brzezinski prevede un nuovo approccio con l’Iran. Se questo piano non funzionasse, gli Stati Uniti potrebbero colpire l’Iran con l’arma atomica, come diceva Schneider JR?

Webster G. Tarpley: Tutta la base del regime di Obama, tra le cerchie imperialiste statunitensi, è sempre più cosciente del fatto che gli Stati Uniti sono troppo deboli, troppo odiati, troppo in fallimento per intraprendere ora nuove avventure in Medio oriente. Ecco perché si tirano indietro addossando la responsabilità ad altri, facendo la guerra con l’uso di mandatari o marionette kamikaze, come avvenne con l’Etiopia, usata contro la Somalia qualche anno fa.

ReOpen911: Se gli Stati Uniti e la Russia falliscono nel tentativo di far accettare all’Iran la fine del suo programma nucleare, Israele può colpirlo come colpì l’Iraq di Saddam Hussein?

Webster G. Tarpley: In seguito Gates, Panetta, Biden e Obama stesso hanno ordinato a Israele di lasciar perdere, di abbandonare qualsiasi idea di attaccare da solo l’Iran, cosa che l’avrebbe staccato dai propri alleati. Ne parlo nel libro Obama: The Unauthorized Biography. Credo che gli Inglesi siano sulla stessa linea. Il senatore Kerry e Obama hanno anche detto che l’Iran ha diritto ad un programma nucleare pacifico. Tutto questo rinforza l’idea che gli Stati Uniti vogliano fare dell’Iran una marionetta kamikaze contro la Russia e/o la Cina. Chi continua ad ignorare questa tendenza vive nel mondo com’era prima del dicembre 2007, quando le valutazioni ufficiali dei servizi segreti statunitensi dicevano che non c’era nessun programma d’armi nucleari iraniano. Dubito che gli Israeliani avviino un tale attacco. Se lo facessero, si tratterebbe di una vera e propria catastrofe mondiale. I nostri amici del Quai d’Orsay (Ministero degli Esteri francese, Ndt) dovrebbero fare tutto il possibile per dissuadere Netanyahu & co.

ReOpen911: Dato che i servizi segreti statunitensi hanno detto che l’Iran ha fermato il proprio programma nucleare militare dal 2003, dobbiamo accettare un Iran con un nucleare civile?

Webster G. Tarpley: Certo, nonostante la demagogia bellicistica di Sarkozy e di Kouchner su quest’argomento quando tentarono di andare al fronte. Ogni paese ha un diritto inalienabile alla scienza, alla tecnologia, all’industria e alla produzione di energia moderna, e nel mondo d’oggi, questo può significare solo lo sfruttamento pacifico dell’energia nucleare. Questa era la base della politica estera americana durante la maggior parte della guerra fredda, l’iniziativa “Atomi per la pace” di Eisenhower.

Tutti i paesi del mondo che vogliono affermare la propria sovranità e il diritto allo sviluppo considerano seriamente l’esame di un’applicazione importante dell’energia nucleare, a cominciare dalla Cina, l’India, la Russia, la Giordania e molti altri. In questo seguono il ben riuscito esempio francese, molto più eloquente dei discorsi di Sarkozy. Dopo le violazioni massicce del regime di non proliferazione, suggellato da Stati Uniti e India sul nucleare, gli Stati Uniti non si fanno scrupoli quando si tratta di intimidire o tormentare gli altri su questo aspetto.

ReOpen911: La colonna vertebrale della politica estera americana in Europa è il Trattato ABM e l’allargamento della NATO. Cosa ne pensate di questa provocazione verso la Russia e del rischio di vedere affrontarsi alleati europei?

Webster G. Tarpley: Nella migliore delle ipotesi, l’allargamento della NATO è inutile e assai pericoloso nella maggior parte degli scenari probabili. Quale persona di buon senso si impegnerebbe a battersi e a morire per un demente come Saakashvili, dopo che quest’ultimo ha mostrato la propria instabilità mentale con l’attacco kamikaze contro la Russia nell’agosto 2008? Che persona di buon senso vorrebbe essere impegnata nell’ultima avventura di questi cleptocrati dell’FMI a Kiev? Quando la Germania dell’Est è stata reintegrata nella Germania dell’Ovest, gli Stati Uniti hanno preso degli impegni seri con la Russia: le forze della NATO non sarebbero entrate nell’ex Germania dell’Est. Ora, sono andate molto più lontane. È il momento di invertire questa tendenza. Invito la Francia a riconsiderare l’idea di reintegrare la struttura di comando della NATO.

Tenendo conto dell’impegno americano nei regimi instabili e aggressivi non lontani dalla Russia, la Francia corre il rischio di essere trascinata in una guerra catastrofica sulla scia anglo-americana. Questo non è il futuro di una grande nazione come la Francia. Possiamo vedere anche una seconda serie di paesi provocatori composta da Lettonia, Lituania, Estonia, Polonia, Ucraina e altri paesi, che possono essere buttati nella lotta contro la Russia per questioni come l’interruzione della distribuzione di gas naturale in Europa dell’Ovest quasi ogni inverno.

ReOpen911: Riguardo al trattato ABM, cosa ne pensate dell’impianto dello scudo spaziale in paesi dell’Europa dell’Est come la Repubblica Ceca, senza previo accordo con il Parlamento europeo? Cfr http://fr.rian.ru/world/20081110/118227844.html

Webster G. Tarpley: Ho richiamato diverse volte Obama in pubblico affinché prendesse degli impegni precisi, se vuole provare di essere davvero l’angelo della pace che dice di essere. Il primo è annunciare che non ci sarà nessun schieramento di sistemi ABM in Polonia, poiché possono essere facilmente messi in atto in un primo attacco nucleare preventivo strategico contro la Russia, ributtando così il mondo nel contesto esplosivo della vecchia guerra fredda. Obama potrebbe semplicemente annunciare: “La crisi dei missili poloni non avverrà”. L’altro impegno che Obama potrebbe prendere sarebbe quello di ritirare tutto il sostegno degli USA all’allargamento della NATO. È quello che qualsiasi Europeo con un po’ di buon senso esigerebbe che facesse. Invece, l’estate scorsa abbiamo avuto 200.000 fans raggirati da Obama alla porta di Brandeburgo.

ReOpen911 : In questo contesto, cosa ne pensa dell’integrazione della Francia alla NATO, e la sua partecipazione alla guerra contro il terrorismo?

Webster G. Tarpley : Raccomanderei alla Francia di non sottomettersi al comando della NATO. Il presidente de Gaulle aveva completamente ragione quando espulse da Versailles i quartieri generali della NATO e ritirò la Francia dalla struttura di comando della NATO. Questo non ha offuscato le relazioni franco-americane, ma ha impedito che gli elementi anarchici presenti nell’organizzazione causassero seri problemi alla Francia. In particolar modo penso al generale Lyman Lemnitzer, sostenitore dell’operazione Nothwood (NdT: piano concepito da alti dirigenti del Dipartimento della Difesa USA allo scopo di suggestionare l’opinione pubblica statunitense ed indurla così a sostenere un attacco militare USA contro il regime cubano di Fidel Castro) quand’era Presidente del Pentagono e stava per diventare il Comandante della NATO, e che fece di tutto per installare Gladio in Italia e nella maggior parte dei paesi della NATO (NdT: organizzazione paramilitare del secondo dopoguerra, legata ai servizi segreti occidentali promossa dalla NATO per contrastare un’eventuale invasione sovietica dell’Europa occidentale). Riassumendo, De Gaulle aveva ragione, l’Occidente ha bisogno che la Francia mantenga la propria indipendenza intellettuale e l’attitudine a sviluppare una critica responsabile e realista sugli eccessi degli Anglo-americani. Ciò che fece De Gaulle, è ciò che ci si aspetta dai futuri leader francesi.

ReOpen911 : Riguardo all’11 settembre, pensa che possa nascere un’inchiesta indipendente? E in caso affermativo, sarebbe per volere della giustizia americana o di un’azione internazionale come i “Politics for 9/11 Truth” (NdT: Dirigenti politici per la verità sull’11 settembre)

Webster G. Tarpley: L’importanza del movimento per la verità sull’11 settembre, sviluppatosi nella società americana tra il 2006 e il 2007, si è ampiamente disgregata fino a diventare impotente. Mentre la campagna delle primarie cominciava a riunire le energie nel 2007, molti vecchi attivisti dell’11/9 han commesso il grave errore di sacrificare la propria attività a politici professionisti che avevano promesso di fare qualcosa per indagare sulla questione. Dennis Kucinich, candidato di sinistra al partito liberal-democratico, promise pubblicamente che avrebbe indagato sull’11/9, così come sull’affaire del B-52 “canaglia” (NdT: Bombardiere strategico a largo raggio prodotto dalla Boeing) avvenuta tra l’agosto e il settembre 2007, poco dopo che un gruppo di attivisti di cui facevo parte emise l’avvertimento di Kennebunkport, col quale dicemmo che Cheney stava facendo un ultimo tentativo per avviare la guerra contro l’Iran. Questo succedeva nel momento in cui gli Israeliani lanciavano il raid aereo contro la Siria. Ma Kucinich non mantenne la promessa. Una parte ancor più grande dell’ 11/9 Truth Movement venne inghiottita da Ron Paul, il deputato del Texas e candidato libertario repubblicano. Non fece promesse in pubblico come Kucinich, ma in privato disse agli attivisti dell’11/9 Truth Movement che condivideva il loro punto di vista e che l’avrebbe detto pubblicamente al momento opportuno. Con queste certezze, molti attivisti diedero il proprio tempo, denaro e sostegno alla campagna presidenziale di Ron Paul. Ma quando, durante un dibattito nazionale sulla televisione via cavo a cui assisteva tutta la stampa nazionale, Ron Paul venne interrogato, affermò con forza che riteneva assurde le idee dell’11/9 Truth Movement e che queste lo imbarazzavano; aggiunse inoltre che gli attivisti avrebbero dovuto abbandonare i loro sforzi. Disse anche che il suo scetticismo riguardo al rapporto della Commissione dell’11 settembre era uguale al suo scetticismo per i documenti del governo, né più né meno. Alla fine, quando fu chiaro che Obama aveva una reale possibilità di diventare Presidente, il resto dei liberali di sinistra rinunciò all’attivismo e si unì alla quête messianica e utopica proposta da Obama.

Di conseguenza, il movimento per la Pace, il movimento per la destituzione (NdT: e il processo di Bush) e l’11/9 Truth Movement vennero letteralmente spazzati via. Tutto questo mostra il ruolo importante svolto da Obama nella soppressione delle proteste e la protezione dell’Establishment di Wall Street contro l’agitazione popolare. Ora ci vorrebbe l’implicazione decisiva di uno o più leader mondiali fuori dagli Stati Uniti per realizzare l’indispensabile inchiesta internazionale indipendente dalla Commissione per la verità sull’11/9.

ReOpen911 : Molti cittadini hanno scoperto la geopolitica e i retroscena dei conflitti cercando di saperne di più sugli attentati dell’11 settembre 2001. Cosa direbbe a queste persone che scoprono, spesso con orrore, che un buon numero di guerre e attentati sono fatti dagli Stati Uniti e/o da gruppi di interesse contro gli interessi delle popolazioni?

Webster G. Tarpley: Il problema della politica straniera statunitense non si trova essenzialmente all’interno del governo federale, ma viene dal fatto che la politica straniera statunitense è ampiamente prodotta dagli interessi bancari della potentissima Wall Street, che opera attraverso organismi come il Council on Foreign Relations, la Commissione Trilaterale, il gruppo Bildeberg e l’insidiosa Mont Pelerin Society che si occupa di economia. Obama, Biden, Holbrook e molti altri sono i servi di questi banchieri di Wall Street. Queste forze non seguono una politica americana nazionale che imporrebbe, per esempio, buone relazioni tra gli Stati Uniti e la Russia, come erano mantenute durante la Rivoluzione Americana nel momento della Guerra Civile americana e durante l’amministrazione di F.D. Roosevelt.

Invece di una politica nazionale americana, abbiamo una politica favorevole ai finanzieri e agli imperialisti. È la stessa mentalità della City di Londra e di una parte della Commissione Europea e della Banca Centrale. Viviamo un’epoca di preponderanza oligarchica su tutto il globo. Il solo modo di cambiare questa situazione è aumentare la politicizzazione e l’attivismo di una parte della società moderna che si limita solitamente a uno stupore passivo, all’apatia, a un’alienazione attraverso la cultura popolare.

ReOpen911 : Internet gioca un ruolo importante nel mettere a disposizione le informazioni e quindi a ciò che potremmo chiamare un’ “educazione delle masse”; secondo lei, un’azione concertata che sfoci su una censura su questa rete è all’ordine del giorno?

Webster G. Tarpley: Uno degli aspetti positivi del sistema statunitense è stata la forte protezione della libertà d’espressione incarnata dal Primo Emendamento della Costituzione americana. Potete confrontarla con la terribile situazione di un paese come la Gran Bretagna. I liberali totalitari del regime Obama sono ostili al proseguimento della tradizione di libertà d’espressione. Vorrebbero ridurre l’ambito della libertà d’espressione usando il pretesto della legislazione del crimine destinata a dichiarare illegale non atti criminali, ma le opinioni sostenute da coloro che hanno commesso tali atti criminali – dichiarare illegali le opinioni è un’idea alquanto strana in giurisprudenza.

Il Partito Democratico sembra anche voler ridurre al silenzio o intimidire l’ala destra o i commentatori radio reazionari più in vista nel paese, e che rappresentano una delle forze principali che criticano il regime Obama. Con il pretesto d’obbligare i diffusori che usano le onde pubbliche, quest’ultimo è tentato di offrire un’ampia varietà di opinioni politiche, o di rappresentare gruppi di comunità locali. Sarebbe stato meglio vietare a una corporation il possesso totale dei mass media in una data città e lasciare così che il discorso evolvesse.

ReOpen911 : Lei che è spesso pessimista riguardo al futuro (basta pensare la suo ultimo libro nel quale spiega perché nutre poca speranza in Obama) ha qualche speranza per un futuro più pacifico?

Webster G. Terpley: Non credere alla demagogia delle marionette di Wall Street come Obama non fa di me un pessimista, ma un realista. Obama ha superato il proprio apogeo; si trova ora sulla discesa, sebbene il pericolo di nuove operazioni false flag che mirano alla Russia, alla Cina, al Sudan, al Pakistan o ad altri nuovi bersagli aumenti senza dubbio in questo momento. Avendo studiato Platone, Leibniz e Machiavelli, sono ottimista per ciò che riguarda le prospettive d’azione in questo mondo. Su questi punti sono con Leibniz e contro Voltaire. Approverei anche ciò che dice Dante sul punto essenziale della Divina Commedia nel Canto di Marco Lombardo, dove l’accento è messo sul fatto che lo stato del mondo non dipende da Dio, dalla predestinazione o dalla cattiva sorte, ma che si tratta invece di un compito dato agli esseri umani che devono esercitare il loro libero arbitrio.

Le persone devono capire che l’azione storica mondiale è più realizzabile al presente che in qualsiasi altro momento della storia; è il momento di trarre vantaggio da queste possibilità prima che la porta delle opportunità si chiuda, cosa che può succedere in qualsiasi momento.

ReOpen911 : Lei che conosce bene gli ingranaggi dei Machiavelli del nostro tempo, cosa possono fare i nostri lettori e i cittadini per aiutare il mondo a essere migliore e più in pace?

Webster G. Tarpley: Non c’è nessuna ragione di subire una depressione economica mondiale, né una guerra mondiale che potrebbe seguire la stessa sequenza di eventi che abbiamo conosciuto negli anni 1930.

Innanzitutto, le leggi dell’economia non sono affatto un mistero. Le spiego nel mio ultimo libro Surviving the Cataclysm (Sopravvivere al Cataclisma). Per uscire dalla depressione in primis bisogna fare tutto ciò che è necessario per ridurre il fardello del capitale fittizio e delle entrate speculative dell’economia mondiale.

Questo significa fare cose come vietare la bolla dei derivati di 1,5 milioni di miliardi di dollari, o tassare i derivati fino alla loro scomparsa, vietare i prestiti ipotecari a tasso aggistabile, dichiarare illegali i “fondi di copertura” altamente speculativi (hedge funds), fermare i pignoramenti delle case, delle fattorie, delle fabbriche, tassare gli speculatori con la tassa Tobin dell’1%, regolare di nuovo i mercati petrolieri, pignorare e chiudere le banche zombie in bancarotta che dominano Wall Street e la City di Londra.

Dobbiamo sequestrare la Federal Reserve, la Banca Centrale Europea, le banche centrali controllate da privati e nazionalizzarle. Dovrebbero cominciare col fare prestiti allo 0% per le attività produttive, ossia la creazione di beni fisici tangibili sotto forma di industria, agricoltura, costruzione, trasporti, edilizia, miniere, ricerca scientifica, attrezzature sanitarie e altri preamboli dell’esistenza umana.

Tutto questo è particolarmente necessario qui negli Stati Uniti, poiché tutta l’economia si avvicina al punto del crollo fisico e termodinamico. In questo paese dovremmo costruire un migliaio di ospedali, cento reattori nucleari ad alta temperatura di quarta generazione, costruire 170.000 km di rotaie Maglev (NdT: treno a levitazione magnetica), ricostruire il sistema autostradale interstatale, e ricostruire tutte le infrastrutture d’acqua e di depurazione. Abbiamo bisogno di un programma convincente in fisica di alta energia per risolvere i problemi attuali della fusione dell’energia termonucleare. Abbiamo bisogno di un programma persuasivo nella ricerca biomedica per trovare rimedi alle malattie che colpiscono l’umanità. Sono sforzi che per definizione dovrebbero essere internazionali.

Certo, dobbiamo finanziare e restaurare la rete di previdenza sociale, che sarà fondamentale per le vittime della depressione nei prossimi due o tre anni. E per finire, avremo bisogno di una nuova conferenza monetaria mondiale per creare un sistema monetario mondiale vivibile per rimettere in moto il commercio mondiale e promuovere lo sviluppo economico e tecnologico dell’Africa, dell’Asia meridionale, della maggior parte dei paesi dell’America Latina, dell’Europa dell’Est e di altre zone il cui sviluppo economico è stato impedito.

Bisogna interessarsi ai grandi progetti d’infrastruttura mondiale come il Maglev di Dakar a Dubai, il Maglev da Cap Town al Cairo, i ponti e i tunnel lungo il Mediterraneo a Gibilterra e tra la Sicilia e la Tunisia, un sistema Maglev eurasiatico, un ponte-tunnel sullo stretto di Bering, un nuovo Canale Thai (NdT: l’istmo di Kra in Malesia), una “Tennessee Valley Authority” per il Gange, il Brahmaputra, il Mekong, l’Amazzonia e altri sistemi fluviali nel mondo (NdT: Tennessee Valley Authority: impresa americana incaricata della navigazione, del controllo delle piene, della produzione di elettricità e dello sviluppo economico della valle del Tennessee), e lo sviluppo del trasporto fluviale in Africa con un sistema di chiuse e di canali tra l’alto Nilo e l’alto Congo.

Dovremmo fare tutto questo con la piena coscienza che se non realizziamo queste tappe progressive necessarie finché viviamo, la civiltà mondiale potrebbe sprofondare in un periodo di caos, di orrori che al momento è difficile concepire, ma che dovrebbero essere sufficientemente chiari. La mia litania preferita è quella di un minatore spagnolo di una regione settentrionale della Spagna, le Asturie, che mi diceva che il suo credo personale era: “La tua scelta nel mondo moderno è chiara. Sii attivo prima di diventare radioattivo. Allora scegli”. Quest’alternativa non è cambiata molto. La mia speranza è che sempre più persone scelgano di essere attive.

ReOpen911 e GeoPOlIntel intervistano Webster Tarpley
Fonte: http://www.reopen911.info
Link: http://www.reopen911.info/11-septembre/interview-de-webster-tarpley/
13.07.2009

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MARINA GERENZANI

NUOVA ENERGIA: REBUS – Signoraggio, la grande truffa 1/5

Antonella Randazzo segnala su youtube la registrazione di un programma televisivo sul signoraggio: NUOVA ENERGIA: REBUS – Signoraggio, la grande truffa 1/5.

Negli ultimi tempi alcuni personaggi di regime cercano di creare confusione per impedire la comprensione del Signoraggio bancario e di altri meccanismi che hanno permesso ai banchieri di colonizzare il mondo.
In realtà non è difficile capire questi meccanismi e su Internet ci sono diversi documenti che possono aiutare in questo senso.
In questo video Maurizio Decollanz tratta l’argomento con diversi ospiti.

Piero Ricca » Una montagna di balle

Piero Ricca » Una montagna di balle.

Dal 2003 al 2009, un gruppo di videomakers ha documentato la cosiddetta emergenza rifiuti campana per svelarne gli ingranaggi, individuare responsabilità e attori di quindici anni di gestione straordinaria. Uno spettacolo costato miliardi di euro e decine di processi in corso. Ma dove finiscono i rifiuti campani? Quali sono le ferite di una terra bruciata e i danni alla salute di milioni di persone? Il più grande disastro ecologico dell’Europa occidentale raccontato dalle voci delle comunità in lotta per difendere il proprio futuro: l’assalto ai fondi pubblici, le zone d’ombra della democrazia, il boicottaggio della differenziata, le collusioni con le ecomafie e le proposte di chi si interroga seriamente sulle alternative. E se vivere in emergenza fosse solo una strategia per accumulare profitti?


ComeDonChisciotte – CRISI SISTEMICA E MENZOGNE

ComeDonChisciotte – CRISI SISTEMICA E MENZOGNE.

DI GILLES BONAFI
mondialisation.ca

Viviamo decisamente in un’epoca incredibile. Si può infatti leggere su Le Nouvel Obervateur: “Negli Stati Uniti il peggio è passato ma la ripresa sarà lenta” o su Le Monde: “ Gli Stati Uniti, verso la ripresa economica”. Si tratta dunque di informarvi davvero e non resta che internet per farlo. Traccerò qui, un breve quadro riguardo finanza e attualità economica. Tenetevi forte, vi si rizzeranno i capelli.

Il mondo della finanza, per alcuni fatto di squali, per altri di imbroglioni , vampiri o addirittura agenti luciferini, dopo essersi impadronito del mondo, cosa che ormai è il segreto di pulcinella e non appartiene neppure più alla teoria del complotto, sta dando il colpo di grazia al nostro sistema economico moribondo. In fatti il prestigioso Ludwig Von Mises Institute, che non è il rifugio dei comunisti cattivi, diffonde “ Money Banking, and the Federal Reserve: the Complete Transcript”,che riprende il nocciolo delle teorie sul complotto della Fed.

Inoltre, per gli scettici, i sordi e i ciechi, esiste il famoso libro di Carrol Quigley che è tutto tranne un illuminato, essendo stato professore di storia all’Università di Georgetown, diplomatosi da Harvard, membro del team della campagna elettorale e mentore di Bill Clinton ma soprattutto consulente per il dipartimento della difesa degli Stati Uniti. Dunque qualcuno di molto ben informato. Quingley ha così pubblicato “ Tragedy and Hope” : A History of the World in Our Time”, nel quale si trova scritto (versione originale del 1966 , poi modificata nel 1975) quello che tutti dovrebbero sapere:

“ In aggiunta agli obbiettivi pragmatici, le autorità del capitalismo finanziario hanno un altro fine di ampia portata, niente meno che quello di creare un sistema mondiale di controllo finanziario in mano a privati, capace di dominare il sistema politico di ogni paese e l’economia mondiale nel suo insieme. Questo sistema dovendo essere controllato con mezzi feudali dalle banche centrali del mondo, che agiscono in concerto, attraverso taciti accordi, è nato da frequenti riunioni e conferenze riservate. L’apice del sistema era la Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) di Basilea, in Svizzera, una banca privata posseduta e controllata da banche centrali mondiali che sono a loro volta società anonime. Ogni banca centrale ha cercato di dominare il proprio governo attraverso la capacità di controllare i prestiti del Ministero delle Finanze, manipolare gli scambi con l’estero, influenzare il livello di attività economica nel paese, oltre che influenzare gli uomini politici accondiscendenti, tramite ricompense economiche nel mondo degli affari”

La frase di Noam Chomsky: “Il mondo non ricompensa l’onestà e l’indipendenza, bensì l’obbedienza e il servilismo” si applica perfettamente alle nostre élites senza onore né dignità.
O ancora, più di tutto, a pagina 954, per coloro che avessero ancora delle illusioni sulla nostra società- spettacolo: “Bisogna ben capire che il potere, che quegli energici militanti di sinistra hanno esercitato non è mai stato il loro potere o il potere comunista ma è stato in realtà il potere della consorteria finanziaria internazionale”.

Dunque, avendo liquidato la questione del controllo sul mondo da parte della finanza, posso ormai decodificare l’attualità.

Certi finanzieri sono seguaci della massima : “ croce , vinco, testa perdi”, o per dirla diversamente, privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite.

Per esempio, lo sapevate che il 18,6 % delle somme versate ( dai contribuenti americani) nel quadro del TARP ( Troubled Asset Relief Program o anche detto programma di salvataggio di Wall Street) ossia 36,2 miliardi di dollari sono stati utilizzati per pagare i bonus ai responsabili della crisi? Una ricompensa, in un certo senso.

Goldman Sachs batte tutti i record, versando il 40% della somma accordata. Meriterebbe un libro tutto per se e l’articolo di Terry Kenan apparso sul New York Post vi da un’idea del funzionamento della finanza. Sapevate per esempio che Goldman Sachs fa parte della ristretta lista di banche accreditate per la vendita dei buoni del tesoro USA ( il debito americano), prendendo una commissione sul debito? Kenan riassume così: “Ciò che è cattivo per l’America, è buono per Goldman Sachs”

Dopo aver guadagnato colossali somme di denaro rovinando gli USA, ora fa la stessa cosa ma sui debiti, come a dire: “il burro, i soldi del burro e la lattaia”. [asso piglia tutto, ndt]

Certi ribatteranno che questo piccolo mondo sta per essere regolato e controllato. Certamente, ma saranno controllati e regolati da persone al loro servizio.

E poi, dopo il mercato dei derivati, è tempo di passare ad altro. Si va creando una borsa del carbone che permetterà di continuare a riempirsi le tasche: business, come al solito !

La grandezza del mercato del carbone stimata dalla Banca Mondiale a 11 miliardi di dollari nel 2005 , è passata a 126 miliardi nel 2008 (page 7, The World Bank State and Trends of the Carbon Market 2009) .Grosso modo, raddoppia ogni anno. Si arriverà dunque a un sistema di scambio di quote di CO2 poiché dovremo aspettarci che i finanzieri ci annuncino ( con l’aiuto dei propri media) che solo l’industria finanziaria permetterà di organizzare e fluidificare il mercato. Quanto alla brava gente, Michel Rocard ha avvisato i francesi : “hanno ragione ad essere inquieti, perché la tassa sarà pesante”.

Intanto, bisognerebbe pensare a creare una tassa del carbone su marte, giove, ecc , dal momento che anche là assistiamo ad un riscaldamento globale. Il riscaldamento climatico interesserebbe il pianeta marte e le piogge di particelle che riscaldano l’atmosfera di giove, ecc.

Ecco altri orrori,se non ne avete avuto abbastanza, continuo . Ora vi rivelerò la verità sul famoso debito del terzo mondo.

Per restare in tema, conviene sottolineare che Goldman Sachs (ancora lei!) va distribuendo 20 miliardi di dollari ai propri dirigenti, cioè più di quanto versi il G8 contro la fame nel mondo.

Peggio ancora, e questo è un vero scandalo, il debito dei paesi del sud è passato da 70 miliardi nel 1970 a 3360 miliardi nel 2007 ( versati ai paesi ricchi del nord del mondo).

Per riassumere, nel 2007, i paesi in via di sviluppo hanno rimborsato 18,9 miliardi, più di quanto abbiano ricevuto. Ci comportiamo come dei veri saccheggiatori, come ai bei vecchi tempi della colonizzazione.

Non ci sono solo i paesi in via di sviluppo, la Francia (come pure il resto del mondo) è totalmente sommersa dai debiti .L’ FMI (Fonndo Monetario Internazionale) prevede che il debito pubblico della Francia passerà a 95,5% del prodotto interno lordo nel 2014 . A titolo informativo, questa proporzione sarà del 119,7% per l’insieme dei paesi sviluppati. E ancora non valutano correttamente l’ampiezza dello tsunami che verrà.

Secondo me, la soglia del 100% sarà raggiunta alla fine del 2011 poiché il calcolo del debito non tiene conto degli impegni fuori bilancio della Francia; Sono da contemplare il debito della previdenza sociale che sta per esplodere e il pagamento delle pensioni dei funzionari pubblici, prelevate direttamente dalle casse dello stato.

Dunque una vera e propria bomba sta per scoppiare e noi assisteremo al riproporsi dell’esempio Lettone su grande scala e questo comporterà:
- disoccupazione di massa ( più del 20% in tutto il mondo)
-diminuzione delle pensioni di vecchiaia dal 20 al 30%
-diminuzione dei salari dei funzionari pubblici dal 30 al 50%
-smantellamento della previdenza sociale
-smantellamento dei servizi sociali

Naturalmente la terza guerra mondiale scoppierà a breve ( prevista per fine settembre) e la si renderà responsabile di aver distrutto l’economia mondiale che cominciava giusto a “riprendersi” ( petrolio a 200 dollari al barile). Questo concorderebbe con le tesi di Barton Biggs , managing partnes di Traxis Partners, un fondo di investimento di New York, dunque un grosso banchiere americano, che ci avverte con il suo libro “Wealth, War and Wisdom” di un possibile sgretolamento delle infrastrutture del mondo civilizzato.

Noi siamo in molti a tentare di risolvere i problemi in modo pacifico e proporre delle alternative come il progetto ECCE (ecce – homo) ma ho paura che quando il cittadino si renderà conto di aver perso lavoro, pensione e sicurezza sociale a vantaggio di qualcun altro , andrà a finire malissimo.

“ Il mondo è pericoloso da vivere. Non a causa di coloro che fanno del male ma piuttosto a causa di coloro che guardano e lasciano fare”.
Albert Einstein.

Gilles Bonafi
Fonte: www.mondialisation.ca
Link: http://www.mondialisation.ca/index.php?context=va&aid=14613
3.08.2009

Antimafia Duemila – Uranio impoverito, la voce delle vittime

Antimafia Duemila – Uranio impoverito, la voce delle vittime.

di Laura Silvana Battaglia – 13 agosto 2009
È una delle inchieste più scomode degli ultimi anni. Scomode perché ci sono di mezzo lo Stato, la Nato, le forze armate e centinaia di militari italiani morti per una strana sindrome, il linfoma di Hodgkin.
All’origine di tutto questo ci sarebbe una sostanza chimica chiamata “uranio impoverito”, prodotta dalla fissione nucleare e utilizzata in ambito militare, sulla quale si sono affaccendati e si affaccendano ancora scienziati, studiosi, capi di stato maggiore, marescialli e commissioni parlamentari d’inchiesta (ben due, nel 2004 e 2006) per capire e dimostrare quanto l’esposizione a questa sostanza sia la causa principale delle malattie incurabili che militari e civili hanno contratto nei luoghi in cui è stato accertato il suo impiego: Iraq, Bosnia, Kosovo, Somalia e anche il poligono interforze di Salto di Quirra, in Sardegna. Il punto è che, rispetto a questa questione, si sono affaccendati poco i giornalisti, sia per la difficoltà di procedere fino in fondo con il metodo investigativo, sia perché la materia brucia sulla pelle di molti militari, la maggior parte dei quali già morti. Leonardo Brogioni, Angelo Miotto, Matteo Scanni, tre giornalisti giovani e indipendenti, invece, hanno realizzato L’Italia chiamò (Edizioni Ambiente, pagine 160, euro 16,90; con dvd di 60 minuti), un’inchiesta multimediale, comprensiva di tutti i linguaggi (video, fotografia, audio, scrittura) e, per risalire alla causa, sono partiti dall’effetto: hanno scelto di raccogliere le denunce dei soldati italiani colpiti dalla malattia e di ripercorrere a ritroso le loro vite e la loro attività, incrociando le valutazioni di medici e biologi sulle cartelle cliniche dei pazienti con i dati scientifici internazionali sui rischi da uranio impoverito e con i risultati dei test militari effettuati dagli americani. Il succo della questione – come bene rimarca la prefazione di Maurizio Torrealta, giornalista di Rainews24 – è sdoganare l’espressione “impoverito” per un tipo di uranio che sarebbe lo scarto del procedimento di arricchimento e che, se esploso, libererebbe comunque radioattività in forma di nanoparticelle. Una radioattività così pericolosa da non rendere ragione del termine con cui lo si definisce, se un memorandum segreto del dipartimento della Guerra degli Usa, datato 1943, poi reso noto negli anni Settanta, suggeriva l’uso di armi all’uranio impoverito <<perché in grado di penetrare i vestiti protettivi e la stessa pelle umana, contaminando sangue e polmoni>>. Il 28 marzo 1997 negli Stati Uniti viene pubblicato il rapporto Depleted Uranium che rende conto degli effetti delle armi “non convenzionali” sui veterani nella Guerra del Golfo. Ma nessuna notizia se ne ha in Italia e nulla ne sanno i nostri militari. Fino a che l’elicotterista Domenico Leggiero diventa il rappresentante dell’Osservatorio militare e pubblica per primo dati scomodi per i vertici delle forze armate, numeri che snocciola anche L’Italia chiamò: soldati morti per linfomi riconducibili alla presenza di nanoparticelle nell’organismo: tra 80 e 170. Soldati ammalati: tra 300 e 2540. da questa inchiesta, poi, le stime e le relazioni di causa-effetto tra le omissione dell’Esercito italiano e le confessioni dei nostri militari malati, ogni lettore potrà trarle da sé, perdendosi nella profondità degli occhi di Angelo Ciaccio, il caporalmaggiore di Napoli affetto da leucemia gravissima, una causa di servizio già presentata al ministero della Difesa; o ammirando la dolorosa dignità del padre di Luca Sepe, soldato dell’esercito, morto senza diagnosi certa (si scoprirà poi trattarsi di linfoma di Hodgkin) dopo cento giorni in Kosovo, maneggiando materiali contaminati senza protezioni; o ancora leggendo le speranze possibili nel sorriso sereno di Emerico Laccetti, comandante del Centro emergenza della Croce rossa italiana, sopravvissuto a un tumore mortale, dopo avere dormito in un campo vicino a Tirana, contaminato da bombardamenti americani. Tutti orgogliosi di essere soldati al servizio della patria, tutti indignati per non essere mai stati informati dai loro superiori sulle conseguenze gravissime a cui erano esposti. L’Italia chiamò dimostra con i fatti di non essere un’inchiesta a tesi, come qualcuno potrebbe pensare: piuttosto, aiuta a sollevare il velo giusto su tutte quelle guerre che diciamo giuste.

Blog di Beppe Grillo – La politica con la spesa

Blog di Beppe Grillo – La politica con la spesa.

La rivoluzione si fa con la spesa. Lo dicono anche i preti. Comprare meno, compare “giusto”, non sprecare. Se lo fate vi sentirete meglio. Ad esempio potete usare meno detersivo, bere latte fresco alla spina, mangiare cibi di stagione non importati. Risparmierete almeno il 16%. Le regole seguite dalla Comunità di 1200 famiglie di don Gianni Fazzini sono di puro buon senso e oltre a far risparmiare, fanno guadagnare tempo. Sono famiglie che fanno politica con la spesa e che ogni mese pubblicano il loro bilancio famigliare. In futuro, nel segreto del confessionale, chi inquina, spreca, distrugge attraverso la spesa riceverà l’assoluzione solo se si iscriverà ai “Bilanci di Giustizia” di don Fazzini. Dacci, o Signore, la nostra (giusta) spesa quotidiana!

“Sono don Gianni Fazzini. Sono un prete di Venezia e da alcuni anni seguo Beppe Grillo. Io vorrei oggi dare attraverso il blog una buona notizia. Ci sono in Italia 1200 famiglie che da un po’ di tempo stanno ripensando a come fanno la spesa. E liberano la propria testa da pubblicità e da offerte speciali e si domandano cosa davvero serve per loro e cosa è giusto acquistare.
Queste famiglie sono collegate con una rete. Si chiama “Bilanci di Giustizia”. Sono molto pignole. Ci mandano ogni mese il loro bilancio famigliare e ci dicono quante spese sono state in grado di fare pensandoci su.
In questi giorni abbiamo finalmente analizzato tutte le loro schede mensili e siamo in grado di darvi alcuni numeri che mi pare siano molto interessanti. Queste famiglie sono state in grado di cambiare i loro consumi e quindi di farli con accuratezza e consapevolezza, per il 31%. Il 31% di tutte le loro spese. E così facendo hanno ottenuto due risultati, mi pare molto importanti. Uno è che – loro dicono – hanno migliorato la qualità della loro vita. Siamo andati in Germania e ci siamo fatti aiutare dal Wuppertal Institute. Lì ci han detto che per misurare la qualità della vita, la cosa più sicura è questa: verificare quanto una persona ha tempo per le cose che ritiene più importanti. E quindi abbiamo usato questo indicatore per verificare. Bene, su una scala da uno a sette, la maggioranza di queste famiglie si sono collocate tra il cinque e il sei. Abbiamo anche domandato loro l’autopercezione della qualità della vita. Anche lì si sono collocate tra il cinque e il sei, in una scala da uno a sette.
Se noi ci pensiamo su un poco a quello che compriamo. Se ci domandiamo se comprando una cosa noi votiamo per chi lavora in modo corretto, salvaguardando l’ambiente e pagando in modo giusto chi lavoro, poi stiamo meglio anche noi.
Mettendo in moto questo meccanismo, queste famiglie hanno risparmiato il 16% sulla stessa fascia ISTAT della media degli italiani.
Tutto questo ci fa dire che un passo per guadagnare libertà e per una vera azione politica può iniziare davvero dalla spesa di ogni giorno.
Queste famiglie si troveranno insieme dal 27 al 30 di agosto a Oropa (BI). Si sono date un titolo interessante: “Gustare la bellezza e costruire la speranza”. Potete andare sul sito www.bilancidigiustizia.it. Lì trovate tutte le informazioni e trovate naturalmente i numeri che vi ho detto in modo più preciso e selezionato.
Grazie. Se provate anche voi a fare con giudizio le spese, vedrete che stareste meglio.”

Antimafia Duemila – Rifiuti: De Magistris, discarica Chiaiano al cesio 131?

Antimafia Duemila – Rifiuti: De Magistris, discarica Chiaiano al cesio 131?.

La discarica voluta da Berlusconi a Chiaiano (NA) è un sito di stoccaggio per materiali tossici e per arricchire la camorra dei rifiuti?.
E’ quanto chiede Luigi de Magistris, eurodeputato dell’Italia dei Valori che sul suo profilo Facebook racconta che qualche giorno fa le forze dell’ordine avevano “bloccato e sequestrato un camion con un carico di materiale tossico e forse radioattivo destinato ad essere sotterrato nella discarica di Chiaiano”. “Si parla anche di Cesio 131 – aggiunge l’ex pm – ma spetta ora alla magistratura accertarlo. Si è tentato di tutto per nascondere la notizia. E’ un diritto dei cittadini sapere. E questo sarà un mio preciso e doveroso impegno”. “Il tentativo, fortunatamente sventato – prosegue – è l’ennesimo e spregiudicato episodio dell’uso criminale delle discariche da parte di delinquenti. Di rifiuti velenosi messi sottoterra in Campania e dei danni che essi hanno creato sono piene le cronache”. “L’immondezzaio di Chiaiano – conclude De Magistris – fortemente voluto da Berlusconi e Bertolaso per seppellire i rifiuti, che loro sostengono di aver tolto dalle strade di Napoli, è l’ennesimo posto in cui ogni porcheria inquinante può essere abbandonata con grave danno per la salute dei cittadini e per l’ambiente”.

Vedo, sento, non parlo

Vedo, sento, non parlo.

In Italia, ormai, può succedere di tutto. E questa settimana è successo anche questo. E’ successo – giusto mercoledì scorso – che il direttore de “L’Unità”, al secolo Concita De Gregorio ha vergato un altro dei suoi salaci editoriali. Per dire una cosa semplice semplice: le intercettazioni probabilmente più esplosive della Storia repubblicana – protagonista il solito Berlusconi e alcune “pupe” davvero di eccezione – sono serenamente transitate sui tavoli delle redazioni dei giornali (tutti tutti? Mistero).

Per poi finire nel cestino. In qualche cassetto. O inguattate in una cassaforte a doppia mandata. Senza che nessuno facese bau.

Addirittura? Addirittura. La biondissima e phonatissima direttrice del quotidiano del fu Piccì ora Piddì non ha dubbi. E infatti ha scritto nero su bianco – con una nonchalance davvero notevole – che era un autentico segreto di Pulcinella:

(…) lo sapevano tutti. I nastri delle celebri intercettazioni telefoniche (mai pubblicate) tra signorine poi diventate ministro sono stati sui tavoli delle scrivanie delle redazioni, dei ministeri, degli uffici parlamentari il tempo necessario – poco, ma sufficiente – ad essere letti, fotocopiati, spediti in allegato per e-mail a decine di persone, e da queste decine a centinaia perché ciascuno ha un paio di amici con cui condividere. È come la storia delle farfalline disegnate da Lui, delle cene di quaranta ragazze ogni venerdì, del via vai di sconosciute in auto blu a palazzo Grazioli. Lo sapevano tutti, non lo diceva nessuno. Tutti si fa per dire, certo. Tutti quelli che hanno accesso alle carte. Milioni di italiani no e tra questi milioni coloro che vedono solo la tv non l’avrebbero saputo mai (la televisione, come vi diciamo oltre, è Cosa Sua).

Dirà qualcuno di voi, vista anche la raffica di intercettazioni degli ultimi anni: ma di che sta parlando esattamente la direttrice de L’Unità? Presto detto. Estate scorsa, a governo Berlusconi appena eletto, si erano diffuse – grazie anche alla testimonianza diretta di una deputata del Popolo delle Libertà (ed ex craxiana di ferro), Margherita Boniver – voci sempre più insistenti sull’esistenza di intercettazioni un po’ particolari. Protagoniste: alcune ministre. Argomento: decisamente boccaccesco. Intercettazioni dal contenuto tanto pruriginoso, quanto misterioso. Le cui conseguenze Sabina Guzzanti – un anno fa, durante il “No Cav day” – aveva sintetizzato in maniera davvero pirotecnica: “A me non me ne frega niente della vita sessuale di Berlusconi. Ma tu non puoi mettere alle Pari opportunità una che sta lì perché t’ha succhiato l’uccello, non la puoi mettere da nessuna parte ma in particolare non la puoi mettere alle Pari opportunità perché è uno sfregio”. Roba da querela. Che infatti l’ex soubrette ora ministra, Mara Carfagna si premurò subito di fare.

Una storia vecchia. Che però – sempre questa settimana – il papà di Sabina Guzzanti, il senatore (fuoriuscito da Forza Italia) e giornalista Paolo Guzzanti ha pensato bene di rinverdire. Spiegando – urbi et orbi dal suo blog – non solo che quelle intercettazioni esistevano. Ma che “voci, che io ho potuto verificare come purtroppo attendibili” direbbero che “un famoso direttore ha mostrato e fatto leggere a un numero imprecisato di persone (deputati e deputate di Forza Italia per lo più) i verbali che tutti i direttori di giornale hanno, ma che avrebbero deciso di non usare su sollecitazione del Presidente Napolitano. Si tratta di trascrizioni da intercettazioni avvenute nell’ambito dell’inchiesta di Napoli e poi fatte distruggere da Roma, in cui persone che ora ricoprono cariche altissime si raccontano fra di loro cose terribili che la decenza e la carità di patria mi proibiscono di scrivere, anche se purtroppo sono sulla bocca di coloro che hanno letto i verbali”.

Curiosamente quotidiani blasonati come “La Repubblica” e il “Corriere della Sera” hanno piazzato le parole di Guzzanti senior in un paio di spazi grossi come cartoline, rispettivamente, a pagina 8 e 12 (ovvero lontano da prime pagine e titoloni cui si ferma normalmente il lettore). Cartoline altrettanto curiosamente accompagnate dalla smentita del Quirinale, cioè del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Ma non da quelle dei direttori dei giornali. Che – non solo quelli di Corriere e Repubblica, ma un po’ tutti – su questo caso di clamorosa autocensura non hanno proferito verbo. Ad eccezione di Concita De Gregorio. Che nel suo editoriale di mercoledì scorso ha pensato bene di tagliare la testa al toro. Dicendo chiaro che:

Io le intercettazioni di cui parla Guzzanti le ho viste e poco importava allora che il fido Ghedini dicesse che non esistevano, poco importa che dica adesso, smentendo se stesso, che sono state distrutte. Non erano «rilevanti penalmente», certo, ma esistevano eccome e pensandoci col senno di poi avrebbero potuto dare indicazioni certe sulla composizione definitiva del governo. Le protagoniste dei dialoghi siedono tutte in Consiglio dei ministri.

I contenuti?

Ricordo uno spettacolo di Luciana Littizzetto, l’estate scorsa al Festival di Spoleto, ne riferiscono le cronache del tempo. Trascrivo. «A proposito del caso delle intercettazioni il monologo ne svela i contenuti e racconta dei consigli sulle iniezioni da fare nel corpo cavernoso che trasformano il «walter» in una stecca da biliardo». Il corpo cavernoso, le iniezioni sul «walter». Lo sapeva anche lei.

E il presidente della Repubblica si era davvero mosso per bloccarle?

Ora la polemica è col Quirinale, che smentisce di aver chiesto che non fossero pubblicate come Guzzanti sostiene. È un tema minore: se qualcuno avesse voluto o potuto correre il rischio di pubblicarle violando la legge lo avrebbe fatto comunque, ignorando eventuali consigli. Non sarebbe del resto stata la prima volta, né l’ultima.

E verrebbe da dire: coraggiosa Concita. Se non fosse che la sua testimonianza – che potrebbe costarle una querela, nonostante il tono più allusivo che assertivo – più che offrire risposte, disegnano altri punti interrogativi. Perchè le parole del direttore de “L’Unità” – che dimostrerebbero al di là di ogni ragionevole dubbio che queste intercettazioni ci sono – si sono letteralmente arenate sulle pagine del quotidiano del fu Piccì ora Piddì e non hanno sollevato un enorme polverone? Perchè nessun giornalista – compresa Concita De Gregorio – ha mai pubblicato quei dialoghi che disegnerebbero – a differenza di escort e Noemi varie – un vero e proprio “metodo di governo” che va ben oltre i confini della decenza? E soprattutto: qualcuno ha forse anche chiesto qualcosa in cambio, per non pubblicare – o in qualche altro modo divulgare – una riga?

Domande – tutte – destinate, per certo, a rimanere senza risposta. Ma una certezza c’è. In questo Belpaese di inizio millennio, capire cosa facciano, e a cosa, e a chi servano i giornali sta diventando davvero sempre più difficile.

Antimafia omeopatica – Marco Travaglio – Voglio Scendere

Antimafia omeopatica – Marco Travaglio – Voglio Scendere.

Ora d’aria
l’Unità, 10 agosto 2009

Meno male che c’è Roberto Formigoni, testè nominato «governatore della Lombardia a vita» dall’amico Silvio. Senza di lui, nessuno avrebbe potuto sospettare che le mafie stessero tentando di mettere le mani sui 15 miliardi di euro che stanno per piovere su Milano per la baracconata di Expo 2015. Invece, vigile come una talpa in letargo, il pio governatore ha ricevuto «segnali da più parti di tentativi molto preoccupanti di infiltrazioni mafiose nei cantieri». Probabilmente, scartando il pesce, dev’essergli capitato un foglio di giornale con uno delle migliaia di articoli usciti negli ultimi due-tre anni sugli allarmi lanciati da magistrati, analisti, forze dell’ordine. Così, vivamente «preoccupato», ha varato in men che non si dica un «Comitato per la legalità» per la «prevenzione al crimine organizzato».

Sfumate le candidature dell’eroico Vittorio Mangano, prematuramente mancato all’affetto dei suoi cari, e di Marcello Dell’Utri e Salvatore Cuffaro, molto devoti anche loro, si è optato alla fine per due ex giudici di chiara fama, Giuseppe Grechi e Salvatore Boemi. Per non lasciarli soli, i due saranno affiancati da due carabinieri provenienti dal Ros e dal Sisde: il generale Mario Mori e il colonnello Giuseppe De Donno. In qualità, si presume, di esperti in materia: si tratta infatti degli stessi Mori e De Donno che nel 1992, subito dopo Capaci e poi anche dopo via d’Amelio, avviarono una trattativa con Vito Ciancimino e i capi di Cosa Nostra, Riina e Provenzano, che avevano appena assassinato Falcone, Borsellino e gli uomini delle scorte: la trattativa del «papello», consegnato da Riina a Ciancimino e da questo a Mori, almeno secondo le ultime rivelazioni del figlio del sindaco mafioso di Palermo. Mori, poi, è stato imputato per la mancata perquisizione del covo di Riina nel gennaio ’93 (assoluzione, ma con pesanti addebiti sul piano disciplinare) e lo è tuttora per favoreggiamento aggravato alla mafia con l’accusa di non aver arrestato Provenzano già nel 1995, quando l’ex mafioso Luigi Ilardo ne segnalò la presenza in un casolare di Mezzojuso al colonnello Michele Riccio.

Ora Mori aiuterà Formigoni a «monitorare, vigilare, studiare le procedure di controllo sugli appalti e dare consulenza alle imprese» perché stiano alla larga dalla mafia. Noi ovviamente non crediamo a una sola delle accuse che pendono sul suo capo, certamente frutto di «teoremi giudiziari» e «giustizia spettacolo», come direbbero Berlusconi e Vendola. Ma una domanda a Formigoni vorremmo porla lo stesso: non le pare che l’uomo che dimenticò di perquisire il covo di Riina, che si scordò di denunciare alla magistratura le richieste estorsive della mafia allo Stato nel famigerato papello, che pensò di combattere la mafia delle stragi trattando con chi le aveva appena realizzate e che è accusato di essersi lasciato sfuggire Provenzano, come sentinella antimafia sia un po’ sbadato?

ComeDonChisciotte – L’ITALIA STA ANDANDO A FONDO: CHE FARE ?

Tutto il Pianeta sta interrogandosi sulle rinnovabili, sperimenta, costruisce, installa: in Francia e Gran Bretagna installano turbine eoliche ed idroelettriche addirittura nella città[2], in Irlanda piazzano idrogeneratori da 1,2 MW in mare[3], il primo dirigibile totalmente autosufficiente (i motori sono alimentati da celle fotovoltaiche) attraverserà la Manica a fine Agosto 2009[4]. E potremmo continuare con una sfilza di eccetera, eccetera, eccetera…
Intanto, nella bella Italia, la “bella pensata” è quella di costruire centrali nucleari, senza sapere chi caccerà i soldi (tanti), se ci sarà ancora Uranio (soprattutto, a quale prezzo!) e senza aver risolto il problema delle scorie. Dobbiamo ancora trovare posto per quelle d’antica data (Trino Vercellese, ecc) e ne vogliamo creare di nuove?
Non riflettono nemmeno per un attimo che la produzione eolica (non la potenza installata!), negli USA, da un paio d’anni ha superato quella di fonte nucleare, non prestano orecchio agli investimenti cinesi (la metà nell’eolico), fanno orecchie da mercante sulla Kitegen di Chieri[5], che ha già iniziato la sperimentazione sull’eolico d’alta quota – solo tre aziende al mondo ci lavorano, USA, Olanda ed Italia – e per una volta saremmo fra i primi. Basta? No, perché, con un modestissimo investimento della Regione Lazio[6], strutture universitarie pubbliche sono all’avanguardia nella progettazione delle celle fotovoltaiche che usano pigmenti organici (resa più bassa, ma costi irrisori) ed anche qui sono in pochi a farlo: USA, Nuova Zelanda e pochissimi altri.

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Per non dimenticare

Per non dimenticare.

Scritto da Lucio Garofalo

In queste giornate afose d’estate, rischiano di cadere in un silenzio assordante due date che rievocano un’immane tragedia per l’intera umanità. Mi riferisco al 6 e 9 agosto del 1945, quando gli americani lanciarono le prime bombe atomiche della storia a scapito delle città di Hiroshima e Nagasaki, che vennero completamente distrutte. Solo nei mesi immediatamente successivi alla deflagrazione i morti furono oltre 200mila. Secondo stime attendibili, fino ad oggi le vittime accertate sarebbero oltre 350mila, a causa soprattutto delle affezioni tumorali prodotte dalle radiazioni atomiche. Tranne sporadiche commemorazioni piuttosto rituali, celebrate in remote località della Terra, nella fattispecie in Giappone, purtroppo in Europa, e tantomeno in Italia, non sembrano minimamente tenute in conto le ricorrenze legate a quegli orribili avvenimenti. Al contrario, stanno passando senza far rumore. A riprova che esiste la ferma volontà di cancellare ed estinguere la memoria di tali esperienze.

Quelle dell’agosto 1945 sono state…

le uniche volte in cui le armi nucleari sono state impiegate in un conflitto bellico contro popolazioni civili ed inermi, sterminando intere generazioni e annichilendo intere città. E’ bene ricordare che la paternità storica di tali massacri (veri e propri crimini commessi contro l’umanità, come qualcuno li ha definiti, crimini rimasti tuttavia impuniti) va indubbiamente ascritta agli Stati Uniti d’America, che non hanno esitato ad usare armi di distruzione di massa per vincere la guerra.

In modo particolare, occorre riflettere sulla seconda bomba atomica, sganciata su Nagasaki. Secondo molti storici si è trattato di un atto terroristico assolutamente inutile ed evitabile, eppure è stato ugualmente eseguito per due ragioni fondamentali. La prima, più che altro un vero e proprio alibi di natura tecnico-scientifica, era che la bomba lanciata su Nagasaki, essendo composta di plutonio, e non di uranio arricchito come quella gettata su Hiroshima, aveva bisogno di essere sperimentata (naturalmente, tale ragionamento è assolutamente cinico e spregiudicato). Il secondo motivo, in effetti prevalente, era di ordine strategico politico, nella misura in cui la seconda bomba era davvero inutile per vincere la guerra contro il Giappone, un Paese completamente affranto e stremato, ormai prostrato, ridotto alla mercè dei vincitori, per cui apparve subito evidente un diverso scopo della seconda esplosione nucleare, ossia un gesto scellerato compiuto in funzione palesemente antisovietica. In tal senso, le bombe su Hiroshima e Nagasaki, pur essendo le ultime della seconda guerra mondiale, furono considerate come le prime della “guerra fredda”. Insomma, si trattava di una scelta strategica e politica ben precisa, di un chiaro segnale intimidatorio, teso a far capire ai sovietici e al mondo intero chi erano i nuovi padroni della storia.

Negli anni successivi al 1945 le armi atomiche furono adottate da tutte le principali potenze mondiali: l’Unione Sovietica l’ottenne nel 1949 (grazie soprattutto alla decisione di alcuni scienziati che avevano concorso alla realizzazione della bomba nucleare per il governo nordamericano, al fine di ristabilire un giusto equilibrio tra le parti avverse), la Gran Bretagna nel 1952, la Francia nel 1960, la Cina nel 1964. In questo periodo, relativo al secondo dopoguerra, segnato da una prima proliferazione degli armamenti atomici, si determinò un clima che fu definito di “guerra fredda”, nel quale i due blocchi politico-militari contrapposti (la NATO, tuttora esistente e che fa capo agli USA, e il Patto di Varsavia, che ruotava intorno all’Unione Sovietica) erano coscienti di annientarsi vicendevolmente con il solo impiego delle armi atomiche. Questa era la teoria della “distruzione mutua assicurata”, alla base del cosiddetto “equilibrio del terrore”, ossia della strategia della deterrenza nucleare che, in qualche occasione, riuscì a scongiurare il rischio di un conflitto termonucleare totale.

Tale “equilibrio”, benché utile deterrente sul piano strategico, tuttavia non impedì un’enorme proliferazione degli arsenali atomici sia ad Ovest che ad Est. Al contrario, le armi nucleari divennero sempre più numerose, ma soprattutto più sofisticate e complesse, quindi più potenti, al punto che confrontate con quelle successive le bombe gettate su Hiroshima e Nagasaki apparivano come “giocattoli”.  Gli arsenali atomici a disposizione dei due blocchi avversari (Est e Ovest: nemici più sulla carta, ma nella realtà complici rispetto alla spartizione economica e politica del globo terrestre) erano potenzialmente in grado di disintegrare il nostro pianeta, non una, ma decine di volte.

Nel corso degli anni ‘80, il dialogo tra Reagan e Gorbaciov condusse alla stipulazione dei trattati START I e START II, che sancivano una graduale riduzione degli armamenti atomici posseduti dalle due superpotenze. In quegli anni, esattamente nel 1985, uscì un film intitolato “War games” (tradotto in italiano “Giochi di guerra”) che racconta la storia di un brillante ragazzo di Seattle che, giocando col suo computer, riesce ad inserirsi nella rete informatica della difesa nucleare statunitense, provocando (nella finzione cinematografica) il pericolo di un conflitto termonucleare totale, poi scongiurato. Cito questo film per evidenziare come in quegli anni la percezione dei rischi di un conflitto atomico che avrebbe potuto causare l’autodistruzione del genere umano, era molto maggiore di oggi. Eppure la situazione odierna è più pericolosa di quella appena descritta, che si riferisce al periodo della “guerra fredda”.

Attualmente, gli Stati che dichiarano di possedere armi nucleari e fanno ufficialmente parte del cosiddetto “Club dell’atomo” sono esattamente otto: Stati Uniti d’America, Russia, Cina, Regno Unito, Francia, India, Pakistan e Israele. Ripeto: Israele. Invece, gli unici Paesi al mondo che hanno pubblicamente e intenzionalmente rinunciato a programmi di riarmo nucleare sono: il Sudafrica, probabilmente il Brasile, e alcune repubbliche dell’ex Unione Sovietica, ossia Ucraina, Bielorussia e Kazakistan. Inoltre, la possibilità, non solo teorica, che alcune armi atomiche come le cosiddette “bombe sporche” (che non costano come le armi atomiche vere e proprie e non esigono particolari competenze scientifiche, se non quelle, alquanto diffuse, che servono a costruire una bomba tradizionale) possano cadere nelle mani di gruppi terroristici al soldo dei servizi segreti militari delle varie potenze (USA ed Israele sono in cima alla lista per la loro spregiudicatezza) può forse offrire una vaga idea dell’elevata pericolosità dell’attuale situazione internazionale. Una situazione avvolta in quella che convenzionalmente – ed erroneamente – viene definita “la spirale guerra-terrorismo”, ossia una realtà caratterizzata da crescenti tensioni e contraddizioni, aggravate dalla politica della cosiddetta “guerra globale preventiva” made in USA che, di fatto, alimenta e rafforza ulteriormente le spinte e le tendenze oltranziste ed estremiste in ogni angolo della Terra. Per questo, non tanto di “spirale” si tratta, quanto di due volti mostruosi e gemellari partoriti dal medesimo apparato di distruzione ed oppressione: l’imperialismo statunitense.

L’odierna situazione planetaria è dunque molto più insidiosa del passato, soprattutto dopo il crollo del muro di Berlino avvenuto nel 1989 e dopo il disfacimento dell’Unione Sovietica e del suo “impero”, ma soprattutto dopo l’11 settembre 2001, quando sono state rilanciate la ricerca e la produzione di nuove generazioni di bombe nucleari più piccole e più facili da utilizzare. Nonostante ciò, la consapevolezza del pericolo rappresentato dagli arsenali atomici da parte dell’opinione pubblica mondiale, si trova ad un livello molto più basso rispetto agli anni della “guerra fredda”. L’epoca della “guerra fredda” è stata un periodo in cui l’equilibrio tra le due superpotenze (USA e URSS) esercitava un potentissimo effetto deterrente. Oggi quell’equilibrio non esiste più (è rimasto solo il “terrore”, scusate la battutaccia). Anzi, la situazione è profondamente squilibrata, estremamente instabile e caotica, e gli USA non sono in grado di gestirla da soli attraverso un ruolo di gendarmeria planetaria che si sono auto-assegnati con arroganza e che li ha condotti all’isolamento più totale. Oggi assistiamo ad un insidioso rilancio della ricerca nucleare per fini militari, che vede una responsabilità e un coinvolgimento crescenti anche del nostro Paese. Basti pensare che all’aeroporto militare di Ghedi (Brescia) e nella base americana di Aviano sono pronte all’uso almeno 90 testate nucleari. Per far capire l’estrema pericolosità derivante dall’odierno scenario internazionale, voglio rammentare alcuni episodi occorsi nel 2002, quando India e Pakistan (che già nel 1998 avevano condotto alcuni test nucleari) si trovarono sull’orlo di un conflitto per il controllo del Kashmir (una terra situata al confine tra i due Stati, famosa per un tessuto morbido e leggero di lana omonima, ricavata da una particolare razza di capre che vive in quella regione), una pericolosa contesa che avrebbe potuto condurre ad un drammatico scontro militare e al successivo ricorso ad armi nucleari.

Oggi esistono alcune micro potenze regionali, quali la stessa Israele, che detengono arsenali atomici micidiali ed assumono atteggiamenti ostili e belligeranti verso gli Stati confinanti. E nessuno osa denunciare tale situazione, anzi chi si azzarda in tal senso viene tacciato di “antisemitismo”. Naturalmente sarebbe ipocrita non riconoscere che la più grave minaccia proviene da quelle superpotenze mondiali come gli USA, la Cina e la Russia, che mirano ad una nuova spartizione geopolitica ed economica del mondo e che agiscono in modo aggressivo ed espansionistico sul terreno prettamente commerciale, entrando spesso in contrasto tra loro. Si pensi alla competizione commerciale tra USA, Giappone, Europa e Cina, o alla guerra monetaria tra euro e dollaro. Certo, dal 1945 ad oggi tutte le guerre finora combattute e anche quelle tuttora in corso (si pensi allo stato di guerriglia permanente in Iraq) non hanno mai registrato il ricorso ad armi atomiche, bensì solo a quelle convenzionali. Addirittura, in alcuni conflitti etnici “tribali” sono stati perpetrati veri genocidi usando armi rozze e primitive: ad esempio, in alcuni Stati africani, come il Ruanda, sono stati commessi massacri (contro l’etnia Tutsi) a colpi di machete, un pesante coltello dalla lama lunga e affilata.

Finora ho fornito una ricostruzione storica il più possibile fedele e lineare, in materia di armamenti nucleari, provando ad evidenziare un confronto tra passato e presente, tra gli anni della “guerra fredda” e la realtà odierna che, come ho già spiegato, appare assai più insidiosa, benché la coscienza della gente comune sia indubbiamente molto meno diffusa e profonda rispetto al passato. A tale proposito voglio citare un brano tratto da un articolo di Giorgio Bocca (apparso alcuni anni or sono nella rubrica “L’antitaliano”), nel quale l’anziano giornalista scrive testualmente: “Già nel 1945 avremmo dovuto capire che l’apocalisse era ormai entrata nella normalità. Scoppia la prima atomica a Hiroshima e sui giornali dell’Occidente, anche sui nostri, la notizia venne data a una colonna in basso e non destò particolare emozione. Aveva ucciso in un colpo 100 mila persone e ne aveva avvelenate a morte altrettante. Non se ne sapeva molto, è vero, ma in breve si capì che era l’arma della distruzione totale, ma l’Occidente civile in sostanza non fece obiezione: la bomba segnava in pratica la fine della guerra, perché condannarla?”. In altri termini, il fine (la conclusione della seconda guerra mondiale) ha giustificato il mezzo, ovvero il ricorso alla bomba H, un terrificante strumento di distruzione totale. Oggi, più che nel passato, questa perversa logica machiavellica del “fine che giustifica i mezzi” non può e non deve più essere tollerata, ma va respinta con fermezza e abbandonata in modo definitivo, pena l’auto-annientamento dell’umanità e la dissoluzione di quasi ogni forma di vita presente sul nostro pianeta. Le cause delle guerre, siano esse convenzionali o meno, sono fondamentalmente le stesse: il possesso e il controllo della terra, dell’acqua, del petrolio o di altre preziose materie prime, lo sfruttamento dell’uomo e della natura, l’oppressione di un popolo da parte di un altro popolo, ovvero di una classe sociale da parte di un’altra classe, eccetera.

Queste sono le ragioni primarie che possono scatenare un conflitto bellico. Il fatto poi che alla guerra condotta con armi convenzionali si sostituisca la guerra “termonucleare”, non cambia e non toglie assolutamente nulla alle cause, al carattere e al significato di classe della guerra medesima. Tuttavia, la differenza più evidente ed innegabile tra guerre tradizionali e guerra nucleare, sta nel fatto che le armi atomiche sono strumenti di DISTRUZIONE TOTALE: un “dettaglio” che non è certamente trascurabile, per cui non va minimamente sottovalutato. Dunque, voglio concludere con un appello che, per quanto possa apparire ingenuo, banale ed utopistico, esprime un’istanza molto diffusa tra la gente comune, implica un presupposto di estrema e vitale importanza, contiene una proposta assolutamente necessaria e indispensabile alla salvezza del genere umano e delle altre specie viventi sulla Terra: BANDIAMO LE ARMI NUCLEARI, BANDIAMO TUTTE LE ARMI, BANDIAMO LA GUERRA E L’IMPERIALISMO DALLA NOSTRA ESISTENZA!

Antonio Di Pietro: Il nucleare è morto in culla

Antonio Di Pietro: Il nucleare è morto in culla.

Entro il 2015 il mercato delle centrali solari termodinamiche farà segnare crescite a due cifre, per un valore globale di 10 miliardi di euro” sono le parole di un dirigete della Siemens, colosso tedesco, che investirà cifre blu nelle tecnologie legate al solare e lo farà proprio in Italia, a Siracusa.

ll pianeta muove verso le energie rinnovabili ed investe tutto in quella direzione, il futuro è là, lo hanno fiutato tutti, anche la Francia che ci ha rifilato una tecnologia nucleare vecchia di trent’anni. Lo stesso Obama nei giorni scorsi ha aperto linee di finanziamento all’automotive per lo sviluppo delle tecnologie no-petrolio.

Ma l’America è lontana” cantava Lucio Dalla ed effettivamente oggi l’Italia è più vicina all’Iran che non agli Stati Uniti con la mozione n° 1-00155 dei senatori Gasparri, Nania e Dell’Utri che invita il governo, in sostanza, a dirottare gli investimenti dal solare termodinamico al nucleare.
Nel frattempo l’italiano Rubbia in Spagna sta realizzando il progetto di una centrale a ciclo solare termodinamico per cui Siviglia nel 2013 sarà la prima città europea con un distretto di 700.000 abitanti a disporre soltanto di energia solare termodinamica.
Questo Governo è inadeguato, politicamente morto, socialmente anacronistico e guidato da uomini incompetenti e disinteressati a temi come l’ambiente, le energie rinnovabili, la ricerca scientifica e le nuove tecnologie, settori che potrebbero offrire centinaia di migliaia di posti di lavoro altamente appetibili in ambito internazionale. Ed invece l’Italia è ferma, anzi in caduta libera, con un Pil che toccherà per fine anno un -8% nella migliore delle previsioni, una disoccupazione che infrangerà la barriera del 10%, fabbriche ed attività produttive pronte ad abbassare le saracinesche dopo le ferie e finanziamenti miliardari senza obiettivi che affosseranno ulteriormente il debito pubblico. Tutto frutto di una colossale incompetenza che costituirà una pesante ipoteca per il futuro dei nostri figli
Il nucleare morto in culla, non si farà mai, Silvio Berlusconi non taglierà mai il nastro di nessuna centrale, se non altro per questioni temporali, in compenso tutto questo “cinema” sull’energia frutterà qualche miliardo di euro dello Stato e della Comunità europea a qualche impresa filo-governativa, ma costerà agli italiani un ritardo incolmabile nei confronti degli altri Paesi in tema di sviluppo delle energie rinnovabili e, come al solito, andremo a “rimorchio”, in campo energetico, ancora per un paio di secoli.

Verbo violare, participio presente

Verbo violare, participio presente – da voglioscendere

Signornò
da l’Espresso in edicola

Dieci anni fa, terrorizzati dalle prime dichiarazioni dei pentiti sui mandanti esterni delle stragi e sulle trattative Stato-mafia, centrodestra e centrosinistra smantellarono la legge sui pentiti: drastica riduzione degli incentivi e tempo massimo di sei mesi per raccontare tutto. “Basta dichiarazioni a rate, i mafiosi dicano tutto subito”, cantavano in coro berluscones e progressisti sdegnati per la “memoria a orologeria” dei collaboranti. La legge passò a maggioranza bulgara in entrambe le Camere, presiedute da Nicola Mancino e Luciano Violante. Risultato: non si pentì quasi più nessuno, anzi molti si pentirono di essersi pentiti. Ora si scopre che, per quanto lenti a ricordare, questi erano fulmini di guerra a confronto di certi politici. Tipo Mancino e Violante.

Mancino, vicepresidente del Csm, seguita a contraddirsi sul presunto incontro con Paolo Borsellino il 1° luglio ‘92 (annotato nel diario del giudice, assassinato due settimane dopo): ora lo esclude, ora non lo ricorda, ora lo riduce a fugace stretta di mano, ora – almeno a sentire Giuseppe Ayala, altra memoria a orologeria – lo conferma. Intanto, 17 anni dopo, rammenta di avere respinto possibili trattative con la mafia (senza spiegare chi gliele prospettò e perché non le denunciò). Poi fa marcia indietro. Ma Violante lo supera. L’ex campione dell’antimafia progressista – tomo tomo cacchio cacchio, direbbe Totò – si presenta alla Procura di Palermo per rivelare con 17 anni di ritardo che, dopo Capaci e via d’Amelio, il colonnello Mario Mori, allora vicecapo del Ros, gli propose di incontrare l’ex sindaco mafioso Vito Ciancimino, intermediario di una trattativa fra i carabinieri e il duo Riina-Provenzano. Rivelazione più spintanea che spontanea: il Corriere ha appena informato che Massimo Ciancimino, figlio di don Vito, ha raccontato ai pm che suo padre chiese una “copertura politica totale” alla trattativa: da Mancino per il governo e da Violante per la sinistra. Violante dice di aver rifiutato il faccia a faccia e di aver chiesto a Mori se avesse informato la Procura. Ma, alla risposta negativa (“è cosa politica”), si guardò bene dal farlo lui.

E dire che a Palermo stava arrivando il suo amico Caselli, lasciato all’oscuro di tutto. E dire che Violante presiedeva l’Antimafia, competente sulle “cose politiche” di mafia, con i poteri della magistratura. E dire che nel ’93 Caselli interrogò Ciancimino sui suoi rapporti con l’Arma. E dire che nel ’96 Giovanni Brusca, al processo sulle stragi, svelò la trattativa Riina-Ciancimino-Ros con tanto di “papello”. E dire che Mori fu imputato di favoreggiamento mafioso per non aver perquisito il covo di Riina (assoluzione) e non aver catturato Provenzano nel ‘96 (processo in corso). Le rivelazioni di Violante sarebbero state molto utili, in quei processi. Ma Violante taceva e faceva carriera, anche a colpi di antimafia. Se i pentiti devono “dire tutto subito”, Violante ha impiegato 17 anni per ritrovare la memoria. Non è mica pentito, lui.

Il Club Bilderberg. La storia segreta dei padroni del mondo :: Arianna Editrice :: Eurasia

Libro sul gruppo bilderberg: Il Club Bilderberg. La storia segreta dei padroni del mondo :: Arianna Editrice :: Eurasia.

Il Club Bilderberg
La storia segreta dei padroni del mondo

Daniel Estulin

Arianna Editrice
Pagine 384, Prezzo € 18,50

Dal 1954 e una sola volta all’anno, un gruppo ristretto di persone si ritrova per decidere segretamente il futuro politico ed economico dell’umanità. Nessun giornalista ha mai avuto accesso alle riunioni che fino a poco tempo fa si sono svolte presso l’Hotel Bilderberg, in una piccola cittadina olandese. Nessuna notizia è mai filtrata da quelle stanze, anche se – come dimostrano le pagine di questo libro – è durante questi incontri che vengono prese le decisioni più rilevanti per il futuro di tutti noi.
Oggi arriva finalmente anche in Italia il libro che racconta la vera storia di uno dei più potenti e segreti organi decisionali del mondo: il Club Bilderberg.

Risultato di un’indagine serrata durata oltre 15 anni, la rigorosa e documentata inchiesta di Daniel Estulin, tra storia e attualità, svela per la prima volta quello che non era mai stato detto prima, rendendo noti i giochi di potere che si svolgono a nostra insaputa e a scapito della legittima volontà e autodeterminazione dei Popoli.

Dalla privacy armata che la protegge, la classe dirigente globale detta l’indirizzo su politica, economia e conseguenti implicazioni militari.

L’inchiesta di Estulin dimostra come il Club Bilderberg sia stato coinvolto nelle decisioni internazionali più rilevanti della storia recente, dal Piano Marshall allo scandalo Watergate, fino ai recenti conflitti nel Medio Oriente. E’ da questa élite che emergono le figure chiave dello scacchiere internazionale – presidenti statunitensi, direttori di agenzie come la CIA o l’FBI, i vertici dei maggiori gruppi finanziari, economici e dell’informazione – così come da questi incontri nascono le linee guida della globalizzazione.

Pubblicato in Spagna nel 2005, aggiornato al 2009 in questa prima pubblicazione italiana, Il Club BIlderberg è già stato tradotto in 48 lingue, diffondendosi in 70 paesi.

Daniel Estulin vive in Spagna ed è un prestigioso giornalista investigativo. Da quando ha realizzato ciò che nessun altro prima di lui si era mai spinto a fare, svelando i segreti del Club Bilderberg, è diventato una delle voci più rappresentative dell’informazione indipendente e anticonformista .

INDICE
PRIMA PARTE: IL “BILDERBERG GROUP”– I PADRONI DELL’UNIVERSO
CAPITOLO 1: DISCESA MORTALE
CAPITOLO 2: L’IMMORTALE, 1992 – L’HIGHLANDER (1992)
CAPITOLO 3: LA FONDAZIONE DEL BILDERBERG
CAPITOLO 4: I CONCUBINI DEL BILDERBERG
CAPITOLO 5: GLI OBIETTIVI DEL BILDERBERG
CAPITOLO 6: I PUPAZZI DEL BILDERBERG
CAPITOLO 7: IL “CASO WATERGATE”
CAPITOLO 8: IL BILDERBERG SMASCHERATO
SECONDA PARTE: IL “COUNCIL ON FOREIGN RELATIONS”
CAPITOLO 9: UN EPISODIO DEL 1999
CAPITOLO 10: INCROCIO PARTNER
CAPITOLO 11: GIORNALISTI CORTIGIANI?
CAPITOLO 12: DISARMO FORZATO
CAPITOLO 13: L’UFFICIO DI CONTROLLO DEL CFR
CAPITOLO 14: IL CFR E LE OPERAZIONI PSICO-POLITICHE
CAPITOLO 15: IL CFR E IL “PIANO MARSHALL”
CAPITOLO 16: UN ESEMPIO CONCRETO
TERZA PARTE: LA TRILATERAL COMMISSION
CAPITOLO 17: IL CONFRONTO (2003)
CAPITOLO 18: RITORNO AL FUTURO
CAPITOLO 19: UNA SOFISTICATA SOVVERSIONE
CAPITOLO 20: SCEGLIERE UN PRESIDENTE
CAPITOLO 21: IL SISTEMA DEL MONOPOLIO
CAPITOLO 22: I BENEFATTORI DEI BOLSCEVICHI
CAPITOLO 23: TRADIMENTO PER IL PROFITTO
CAPITOLO 24: SACRIFICARE UNA NAZIONE
CAPITOLO 25: LA DETENZIONE (2004)
APPENDICE: RESOCONTI DEL BILDERBERG
DIETRO LE PORTE CHIUSE: DOCUMENTI E IMMAGINI
LISTA CONFERENZE BILDERBERG DAL 1954
LA “TRILATERAL COMMISSION” FEBBRAIO 2006
CONFERENZA BILDERBERG 31 MAGGIO-3 GIUGNO 2007 ISTANBUL (TURCHIA) (TEMATICHE e LISTA DEI PARTECIPANTI)
CONFERENZA BILDERBERG 14 – 17 MAGGIO 2009 Vouliagmeni (GRECIA)
(TEMATICHE e LISTA DEI PARTECIPANTI)
CONCLUSIONE DELL’AUTORE
INDICE DEI NOMI

ESTRATTO

INTRODUZIONE

Nel 1954, gli uomini più potenti del mondo si incontrarono per la prima volta, sotto gli auspici della corona olandese e della famiglia Rockefeller, nel lussuoso Hotel Bilderberg nella cittadina di Oosterbeek. Per un intero fine settimana discussero del futuro del mondo. Al termine, decisero di incontrarsi una volta all’anno per scambiarsi delle idee e analizzare gli affari internazionali. Si definirono “Gruppo Bilderberg”. Da allora, si sono riuniti annualmente in lussuosi hotel in varie parti del mondo per tentare di decidere il futuro dell’umanità. Tra i selezionati membri di questo club troviamo Bill Clinton, Paul Wolfowitz, Henry Kissinger, David Rockefeller, Zbigniew Brzezinski, Tony Blair e molti altri capi di governo, uomini d’affari, politici, banchieri e giornalisti di tutto il mondo.
In oltre cinquanta anni di loro convegni, tuttavia, non è stato mai consentito alla stampa di assistere, non sono state rilasciate dichiarazioni sulle conclusioni dei partecipanti, né è stata resa pubblica un’agenda di un convegno Bilderberg. I leader del “Gruppo Bilderberg” sostengono che questa discrezione è necessaria per permettere a quanti partecipano ai dibattiti di parlare liberamente, senza che le proprie dichiarazioni siano registrate o riportate pubblicamente. Altrimenti, affermano i membri del Bilderberg, sarebbero costretti a parlare nel linguaggio di un comunicato stampa. Senza dubbio, questa discrezione consente al “Gruppo Bilderberg” di deliberare più liberamente, ma in questo modo non si risponde alla domanda fondamentale: di che cosa parlano, in questi convegni, le persone più potenti del mondo?
Qualunque moderno sistema democratico protegge il diritto alla privacy, ma il pubblico non ha forse il diritto di sapere di che cosa parlano i loro leader politici quando incontrano i più ricchi leaders del mondo degli affari delle loro rispettive nazioni? Quali garanzie hanno i cittadini che il “Gruppo Bilderberg” non sia semplicemente un centro che influenza il commercio ed esercita pressioni, dal momento che ad essi non è permesso sapere di che cosa parlano i loro rappresentanti alle adunanze segrete del Gruppo? Perché i Davos World Economic Forums e gli incontri del G8 sono oggetto di discussione su tutti i giornali, con ampi servizi in prima pagina e la presenza di migliaia di giornalisti, mentre non c’è alcuna copertura mediatica per gli incontri del “Gruppo Bilderberg”? Questo blackout esiste nonostante il fatto che (o perché?) siano annualmente frequentati da presidenti del Fondo Monetario Internazionale , della Banca Mondiale e della Federal Riserve; da presidenti delle 100 più potenti corporations del mondo come “Daimler Chrysler”, “Coca Cola”, “British Petroleum” (BP), “Chase Manhattan Bank”, “American Express”, “Goldman Sachs” e “Microsoft”; da Vicepresidenti degli Stati Uniti, da direttori della CIA e dell’FBI, da Segretari Generali della NATO, da senatori americani e membri del Congresso, da Primi Ministri europei, da capi dei partiti di opposizione e dai maggiori editori e direttori dei principali giornali del mondo.
È certamente curioso che nessuno dei più importanti mezzi di informazione ritenga che faccia notizia una riunione di tali personaggi, la cui ricchezza eccede di gran lunga il totale della ricchezza di tutti i cittadini degli Stati Uniti, quando un viaggio di uno di loro, da solo, conquista i titoli di testa in televisione. Questo è l’enigma su cui ho riflettuto. Quindici anni fa, esso mi ha spronato a compiere un viaggio investigativo, che è diventato l’opera della mia vita. Lentamente, ho dissolto, uno per uno, gli strati di segretezza che circondano il Gruppo Bilderberg, ma non avrei potuto farlo senza l’aiuto di “obiettori di coscienza” sia interni che esterni all’insieme dei membri del Gruppo. Ad essi, manifesto la mia più profonda gratitudine, perché la loro impagabile intelligenza ha reso possibile questo libro. È dunque comprensibile che, per proteggerli, io non citi questi veri eroi p er nome, ma li ringrazio per avermi aiutato a scoprire che cosa si diceva dietro le porte chiuse dei sontuosi hotel, in cui i soci del Bilderberg tengono i loro annuali incontri.
Prima di entrare nel regno di questo club esclusivo, è importante riconoscere che né le persone né le organizzazioni sono assolutamente “cattive”, così come nessuno è assolutamente “buono”. Nel mondo ci sono potenti mossi da alti ideali, principi e convinzioni, e potenti come quelli del club segreto manipolatore e dei suoi derivati, che ho descritto in questo libro. Gli sforzi dei membri originari per migliorare il nostro mondo erano basati su un’autocrazia “father-knows-best”[1] analoga al modello paternalistico di cristianità tipico della Chiesa Cattolica Romana. Inizialmente, il loro intento era nobile.
Purtroppo, sembra che il “Gruppo Bilderberg”, crescendo, sia andato oltre i propri idealistici propositi fino a diventare un governo ombra mondiale, che decide in totale segreto, in incontri annuali, come saranno realizzati i suoi piani. Minaccia di sottrarci i nostri diritti per dirigere i nostri destini. Ciò sta diventando più facile, perché lo sviluppo della tecnologia della telecomunicazione, assorbita con il profondo, istantaneo impatto di Internet, e i nuovi metodi di ingegneria comportamentale per manipolare la condotta individuale possono trasformare quelle che, in altre epoche storiche, erano soltanto cattive intenzioni in una scomoda realtà.
Ogni nuova misura, presa isolatamente, può sembrare soltanto una superficiale aberrazione, ma il complesso dei cambiamenti, considerato nel suo insieme, come parte di uno sviluppo continuo, costituisce un movimento verso l’asservimento totale. Per questo è giunto il momento di guardare dietro le quinte. Siamo a un bivio e le strade che imboccheremo, da adesso in poi, determineranno il futuro stesso dell’umanità. Dobbiamo essere consapevoli dei veri obiettivi e delle azioni del “Gruppo Bilderberg” e di altri gruppi simili, se vogliamo sperare di conservare la libertà per la quale i nostri nonni combatterono nella seconda guerra mondiale.
Non spetta a Dio farci uscire dalla “nuova età oscura” pianificata per noi. Spetta a noi! Se da questo secolo verremo fuori come stato di polizia elettronico globale o come esseri umani liberi, dipenderà dalle azioni che faremo ora. Se non conosciamo in profondità il contesto, non troveremo mai le risposte giuste.
La vera storia del “Gruppo Bilderberg” cerca appunto di fornirle.

NOTA
[1] “Father Knows Best” era una sitcom molto popolare negli anni Cinquanta e Sessanta dello scorso secolo negli Stati Uniti, che metteva in scena le vicende della classe media americana imbevuta di conservatorismo, come si intuisce dal titolo del programma, che vuol dire, letteralmente, “Il padre sa che cosa è meglio” [N.d.T.].

Falcone non deve parlare « Pietro Orsatti

Falcone non deve parlare « Pietro Orsatti.

Dove sono i diari elettronici del magistrato morto a Capaci? Qualcuno potrebbe averli distrutti per cancellare le prove dell’esistenza di apparati deviati dello

di Pietro Orsatti su Left-Avvenimenti

La riapertura dell’inchiesta a e Caltanissetta sulla trattativa fra e Cosa nostra e sulle stragi del ’92 costringe a un esercizio della . Tornando, appunto, a quell’anno terribile. «Questa sera debbo astenermi rigidamente – e mi dispiace, se deluderò qualcuno di voi – dal riferire circostanze che probabilmente molti di voi si aspettano che io riferisca, a cominciare da quelle che in questi giorni sono arrivate sui giornali e che riguardano i cosiddetti diari di Giovanni . Per prima cosa ne parlerò all’autorità giudiziaria, poi – se è il caso – ne parlerò in pubblico. Posso dire soltanto, e qui mi fermo affrontando l’argomento, e per evitare che si possano anche su questo punto innestare speculazioni fuorvianti, che questi appunti che sono stati pubblicati dalla , sul Sole 24 Ore dalla giornalista Milella, li avevo letti in vita da Giovanni . Sono proprio appunti di Giovanni , perché non vorrei che su questo un giorno potessero essere avanzati dei dubbi». Così parlò Paolo nel corso di una manifestazione promossa da MicroMega presso la biblioteca di il 25 giugno 1992, poche settimane prima della sua morte. I diari di . Anche Giuseppe Ayala, altro pm del maxi processo, parla di questi scritti sempre nel giugno del 1992. «Aveva un diario, sul quale scriveva tutto. Tutto era riportato in un dischetto, perché scriveva sul computer. Che io sappia, soltanto io, forse una volta Paolo , e probabilmente la moglie di , Francesca, eravamo stati messi a conoscenza dell’esistenza del diario. Non so se il dischetto è trovato e, se è trovato, naturalmente sarà letto e conosciuto. Nel caso in cui, invece, non sia trovato o sia smarrito, si è perduta l’occasione per ricostruire dalla fonte più autorevole quel che è accaduto intorno a Giovanni , dentro e fuori il palazzo di Giustizia di ».

Il procuratore di Caltanissetta dell’epoca, Salvatore Celesti (diventato in seguito procuratore generale a ), che indagava per competenza sulla strage di Capaci, in prima battuta negò l’esistenza dei dischetti, poi ammise in parte l’esistenza dei file: «Sono stati acquisiti alcuni dischetti nell’abitazione e negli uffici di , ora affidati a tecnici per la trascrizione. Il non è completo, ed è segreto. Se nei dischetti ci sono episodi privati non saranno da noi resi pubblici». Talmente segreti che vennero addirittura cancellati, cosa che in qualche modo già temeva Ayala, come si intuisce rileggendo con attenzione le sue parole. Cancellati da un portatile Toshiba, da un’agenda elettronica Casio in via Notarbartolo a , dai computer del ministero di Giustizia in via Arenula a . Da chi? Della vicenda si occupò anche che testimoniò in seguito. Ecco cosa dice: «Dopo l’accettazione di questo incarico, in effetti, ho dovuto rilevare una serie di atteggiamenti estremamente diversi da parte del ministero dell’Interno – afferma Genchi -. (…) Tenga conto che io allora rivestivo l’incarico di direttore della Zona telecomunicazioni (…) e proprio dopo la strage mi era dato l’incarico, per coordinare meglio alcune attività anticrimine, presso la Criminalpol della occidentale di dirigente del Nucleo anticrimine. Il dirigente dell’epoca, che sicuramente non agiva da solo perché si vedeva che era portavoce di volontà e decisioni ben più alte, in effetti non mi ha certamente agevolato in questo (…); siamo ritornati con la decodifica dell’agenda, ho ricevuto varie pressioni (…) fui trasferito, per esigenze di servizio con provvedimento immediato, (…) dalla Zona telecomunicazioni all’Undicesimo reparto mobile». Tornando al procuratore Salvatore Celesti, c’è da dire che la storia, nonostante la sua carriera, lo smentì clamorosamente. Il 23 giugno 1992 il procuratore si lasciò sfuggire una dichiarazione che all’epoca fece scalpore. Affermò, infatti, che secondo lui sulla strage di Capaci «non c’è più mistero per quanto riguarda il diario». E contemporaneamente c’era chi cancellava la del Toshiba, alterava i dati sui computer al ministero e sottraeva la scheda di dell’agendina Casio. Il sospetto emerse subito, la conferma, anche grazie alla perizia di Genchi, arrivò qualche anno dopo. Ma intanto qualcuno, L’espresso, aveva rivelato parte del contenuto di questi diari, in particolare i 39 punti di conflitto e di dissidio fra Giovanni e il procuratore capo Pietro Giammanco che mise il magistrato morto a Capaci nella condizione di abbandonare la Procura e . Si andava, questo raccontava il settimanale, dalla decisione di togliere al giudice assassinato la delega per le inchieste di mafia fino alla controversia che coinvolse dopo che il nucleo speciale dei carabinieri consegnò in Procura il sulla mafia degli appalti e che il procuratore capo sottovalutò e sminuì pubblicamente.

509298151_3365b74418_oTorniamo a e a ciò che disse in quello che è il suo ultimo intervento pubblico prima della strage del a . «Ecco perché forse ripensandoci, quando Caponnetto diceva “cominciò a morire nel gennaio del 1988” aveva proprio ragione anche con riferimento all’esito di questa lotta che egli fece soprattutto per poter continuare a lavorare». Sembra quasi che oggi si presenti il conto di quanto avvenuto 17 anni fa. «Quando si parla di trattative, di presenza in di uomini dei servizi, di servitori dello infedeli, di agende rosse e di uffici del Sisde a Castel Utveggio – spiega , fratello di Paolo – in realtà si raccontano cose che già allora erano emerse ma che poi forse sono state fatte cadere». Come avvenne nel caso delle dichiarazioni del tenente Carmelo Canale, ex maresciallo dei carabinieri promosso tenente per meriti speciali e collaboratore di Paolo . Nel 1994 rilasciò dichiarazioni esplosive. Fra le tante, ecco alcune battute indicative del e del personaggio: «Il dottor era molto agitato, aveva gli occhi di fuori, parlava con . “Caro Paolo, il responsabile del fallito all’Addaura era Bruno Contrada” (…) Io rimasi sconvolto e mentre scendevamo le scale chiesi a chi fosse Bruno Contrada. mi pregò di non parlare con nessuno di quell’episodio (…). Nel corso di una conversazione telefonica mi disse che aveva appreso da dell’intenzione di Gaspare Mutolo di iniziare a collaborare. Fra le prime cose che aveva rivelato, Mutolo aveva parlato di episodi di corruzione inerenti il giudice Domenico Signorino e Bruno Contrada».

Successivamente, nel 1997, Canale, accusato da due pentiti di mafia, venne processato per associazione esterna, e poi in seguito assolto (nel 2008 la conferma). Anche sulle sue rivelazioni, e sulla sua vicenda, ci sono tante ombre, e come tante altre dichiarazioni dell’epoca tornano attuali. È sempre più evidente che, all’epoca, a due uffici dello molto particolari, i Ros del generale Mario Mori e il Sisde di Bruno Contrada, agissero al limite della legalità e, a volte – è il caso di Contrada condannato – sfociassero in vera e propria collaborazione con la criminalità, in una sorta di continuità. La domanda è, oggi, se i due uffici agissero in concorrenza e all’oscuro ciascuno di cosa stesse facendo l’altro, oppure se su distinti punti si muovessero in convergenza. È certo, però, che senza la loro azione oggi si saprebbe molto di più di quello che avvenne fra il 1992 e il 1993, anno degli attentati a Firenze, Milano e : i due anni delle stragi.

Blog di Beppe Grillo – Terra reloaded

Blog di Beppe Grillo – Terra reloaded.

I governi mondiali sono in preda a un’allegria isterica. Hanno salvato le banche, e quindi sé stessi, e si sentono in salvo. Tutto come prima. Stimulus per macchine, CO2, cemento. Per la produzione di beni inutili che alimentano un’economia priva di senso che distrugge il pianeta. La sfilata dei G8, vestiti, pranzi, cene e cotillon si è chiusa con un nulla di fatto. I partecipanti alla parata dell’Aquila sono degli irresponsabili. Hanno deciso di non decidere. Di spostare la lancetta al 2050 per contenere le emissioni di gas serra in un aumento massimo di due gradi. Per allora Obama, Merkel, lo psiconano, Brown e consorti saranno morti. Due gradi-2050, una buona abbinata. perché non un grado nel 2020 o mezzo grado nel 2015? Questi giocano ai bussolotti con la nostra pelle. Gli interessi economici guidano i governi, non gli interessi sociali. La crisi economica è stata una grande occasione (già perduta) per ridefinire le priorità. Al cambiamento ci dovremo arrivare per necessità.
L’uomo è l’unico essere vivente che distrugge l’ambiente che gli permette di vivere. Sembra un alieno venuto dallo spazio con la missione di eliminare la vita dalla Terra. Il Programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP) e il Servizio di Monitoraggio Mondiale dei Ghiacciai (WGMS) producono dati e analisi sulla scomparsa dei ghiacci. I ghiacciai contengono i tre quarti dell’acqua dolce esistente. Se tutti si sciogliessero, il livello delle acque salirebbe di 65 metri. La sola scomparsa dei ghiacci in Groenlandia corrisponde a sette metri. I ghiacciai stanno evaporando sotto i nostri occhi impegnati ad aumentare il parco macchine del pianeta e a esultare per la Fiat e per la Ford. Le Alpi hanno perso il 22% dei ghiacciai dal 2000, due terzi di quelli dei Pirenei sono svaniti dalla prima metà del secolo scorso. Nel solo torrido 2003 i ghiacciai europei hanno perso tra il 5 e il 10% del loro volume. Le ipotesi future prevedono molti 2003.
La Cina e l’India non fanno parte del G8, ma sono molto interessate ai ghiacciai. Con l’attuale ritmo di scioglimento, entro 40 anni i ghiacciai dell’Himalaya non esisteranno più. La vita del 40% della popolazione mondiale dipende dalle riserve d’acqua dell’Himalaya da cui nascono alcuni dei fiumi più grandi del mondo come il Gange e lo Yangtze.
L’informazione è il miglior modo per arrestare la scomparsa dei ghiacciai. Siamo avvertiti da mesi della diffusione di un virus influenzale, ma i media non danno importanza alla scomparsa delle riserve di acqua dolce. Il blog ha intervistato alcune delle migliori menti del pianeta sul futuro che ci aspetta e su come affrontarlo. Le loro voci sono raccolte in un documentario realizzato con il supporto di Greenpeace che uscirà il 15 settembre dal titolo: “>Terra reloaded“. Non rimane molto tempo, ma ce la faremo.