Archivi del giorno: 23 settembre 2009

Antimafia Duemila – Gino Strada: ”Noi facciamo ospedali e nessuno ci spara”

Antimafia Duemila – Gino Strada: ”Noi facciamo ospedali e nessuno ci spara”.

“Il mio lavoro non cambia perché ho passato sette anni della mia vita in Afghanistan e non mi ricordo un giorno in cui sono morte meno di 10 persone”.
Lo ha detto il fondatore di Emergency, Gino Strada, ai giornalisti che gli chiedevano se, dopo l’attentato del 17 settembre scorso, costato la vita a sei paracadutisti italiani, possa cambiare anche il suo lavoro e quello dei volontari dell’organizzazione. “Noi facciamo ospedali – ha aggiunto – e nessuno ci spara addosso: se i militari fossero rimasti a casa, certamente…”. Parlando a margine dell’8/a Conferenza regionale toscana sulla cooperazione internazionale in corso a Siena, alla vigilia del suo ritorno in Afghanistan (“dove tornerò a fare il mio lavoro che è quello di stare 12 ore al giorno in sala operatoria”), Strada ha ribadito la differenza tra il lavoro di Emergency e le operazioni di peacekeeping che “sono due cose opposte e non devono avere neppure un punto di contatto”. “Fare la guerra – ha precisato – deve chiamarsi fare la guerra. Sono anche stufo di tutte queste bugie. Almeno un Paese abbia il coraggio di dire ‘partecipiamo ad un’occupazione militaré e si prenda la responsabilità, e non spacciamo l’attività dei militari per peacekeeping o umanitaria. Perché se dovessimo prendere per buone queste bugie, quanto meno verrebbe da dire che sono una massa di cretini visto che, per distribuire due caramelle, spendono 20 milioni di euro”.

Antimafia Duemila – Ingroia, Scarpinato e ”Il Fatto”

Antimafia Duemila – Ingroia, Scarpinato e ”Il Fatto”.

In una articolo pubblicato sul Corriere dell’11 settembre, Pierluigi Battista ha commentato la nostra partecipazione al forum di presentazione del nuovo quotidiano Il Fatto, esprimendo perplessità sull’opportunità che due magistrati in prima fila nelle indagini di mafia «portino il loro contributo alla fondazione di quel giornale così politicamente e culturalmente connotato».
La garbata critica del dottor Battista si fonda su un presupposto di fatto erroneo. Noi non abbiamo affatto portato il nostro contributo alla fondazione del nuovo giornale, ma essendoci stata proposta un’eventuale collaborazione sui temi della giustizia e della lotta alla mafia, abbiamo aderito all’invito ad assistere al forum per poter così conoscere preventivamente quale fosse la linea editoriale di un giornale che veniva per l’appunto per la prima volta esposta pubblicamente in quell’occasione.
Esigenza di preventiva conoscenza che naturalmente non si è posta in passato, quando abbiamo avuto modo di collaborare saltuariamente con il Corriere della Sera, con La Repubblica ed altri giornali che avevano già alle spalle una lunga storia.

Antonio Ingroia e Roberto Scarpinato

Blog di Beppe Grillo – Santa Mafia

Blog di Beppe Grillo – Santa Mafia.

E’ paradossale che un libro sia censurato alla fonte. Durante la stampa. Con linee nere ben tracciate nelle pagine. E’ successo a: “Santa Mafia” di Petra Reski in Germania. Il libro è stato pubblicato anche nell’edizione italiana con le pagine oscurate. Chiunque potrà tirare a indovinare chi sono i “personaggi” come li chiama Petra “non citabili“. Per noi italiani è più facile che per i tedeschi. I capitali mafiosi possono comprarsi l’Europa e lo stanno già facendo un po’ ovunque. Petra lo spiega nel suo libro. La Comunità Mafiosa Europea è solo una questione di tempo.

“Sono Petra Reski, ho scritto il libro: “Santa Mafia”, che è uscito in Italia nella casa editrice Nuovi Mondi. Sono molto contenta che sia uscito in Italia, però sono altrettanto amareggiata per il fatto che la prima reazione è stata una minaccia di una querela di Marcello Dell’Utri. Sono riusciti, in Germania, a censurare il mio libro alcuni protagonisti che non volevano essere nominati nel libro e, quando questi personaggi hanno ottenuto questa censura è stata, per me un’esperienza molto umiliante: essere lì, in presenza di questi protagonisti in Tribunale e essere derisa dal giudice non è una cosa semplice da digerire. In Germania, quando il libro è uscito, c’erano pochissime reazioni, a dire il vero, sull’accaduto, perché credo che censurare un libro sulla mafia non sia una cosa che riguarda me personalmente, però riguarda i tedeschi, perché dà un segnale molto particolare alla mafia. Fare tacere un giornalista con una sentenza è una cosa che dà un segnale molto positivo alla mafia in Germania. I tedeschi, purtroppo, si sentono completamente immuni tutt’ora contro il pericolo della mafia, in particolare della ‘ndrangheta; si sono svegliati per un attimo, dopo i fatti di Dusseldorf, dopo il massacro, però per il resto loro hanno una fiducia cieca nelle loro leggi e, ovviamente, si credono immuni da qualsiasi infiltrazione mafiosa, come è accaduto in Italia e non vedono che i mafiosi si comportano in Germania seguendo le leggi tedesche, non si ammazzano per strada, come fanno in Calabria o in Sicilia. Dunque i tedeschi pensano sempre che questo sia un problema italiano, che la mafia esista solo in Italia, in qualche Paese arretrato del sud e trovo questo abbastanza ipocrita da parte di tutti i Paesi, non solo della Germania, verso l’Italia, tutti guardano male l’Italia anche, giustamente, per il mancato successo nella lotta contro la mafia, però nessuno guarda dentro il proprio Paese per il riciclaggio, in quanto i soldi che vengono guadagnati con il traffico di droga della ‘ndrangheta, per esempio, vengono investiti in Germania e riciclati in Germania: non solo in Germania, anche in Francia, in Belgio, in Portogallo, in Grecia e anche in Spagna.
A differenza dell’Italia, in Germania non esiste il reato di associazione mafiosa: la politica tedesca non ha ancora scoperto questo tema per sé, né la sinistra né la destra, perché intanto i soldi della mafia sono stati benvenuti dopo la caduta del muro, quando c’erano tanti investimenti nell’est della Germania e finché i tedeschi non esprimono una preoccupazione per questo fenomeno mafioso, il politico ovviamente non lo vede per sé un tema che potrebbe sfruttare per avere i voti. Visto che i tedeschi pensano che non ci sia la mafia, in Germania ancora meno c’è il movimento antimafia e, per forza, mi sono sentita molto sola. L’unica cosa per cui devo ringraziare l’Italia è che in Italia non ho dovuto spiegare che cosa è una minaccia mafiosa, hanno capito subito quello che ho detto e mi hanno sostenuta tanti giornalisti, il blog di Beppe Grillo e senza gli italiani mi sarei sentita veramente umiliata e molto sola, per questo volevo ancora ringraziare gli italiani.
Il fatto che Marcello Dell’Utri abbia subito annunciato una querela è un segnale che trovo molto preoccupante per tutta la libertà della stampa. Quando si parla dei crimini e dei misfatti, subito viene emessa una sentenza contro un giornalista per farlo tacere e per questo, ovviamente, la gente non può informarsi: è una protezione che viene data anche da parte della giustizia. Quando sono stata al processo Dell’Utri sono stata l’unica giornalista e mi ricordo anche di altri giornalisti che sono venuti: non c’era nessuno della stampa nazionale. Mi sono stupita di questo fatto, perché se uno come Marcello Dell’Utri…, c’è un processo su di lui e non c’è nessuno delle altre grandi testate, tipo Il Corriere o La Repubblica: questo mi ha stupito, perché si parlava molto del trasferimento di un giornalista, o che ne so, ma non si parlava di Dell’Utri. Tutt’ora, una cosa che ho notato nella televisione soprattutto italiana, è che c’è una mancata informazione della gente. Tanti giovani italiani adesso cominciano a informarsi sui blog, perché sono l’unica fonte per informarsi bene, alla fine. Io trovo che.. fare tacere tutti i giornalisti che fanno il loro lavoro, applicando le leggi contro i giornalisti, lo trovo molto preoccupante.”

La Marcia delle Agende Rosse « Il Popolo delle Agende Rosse

A Paolo Palermo non piaceva, ma imparò ad amarla per poterla cambiare e per la sua città e per l’Italia tutta ha sacrificato la sua vita.

A noi questa Italia che a 17 anni dal suo sacrificio non ha ancora ne’ saputo ne’ voluto trovare i veri responsabili di quella strage, non piace, ma la amiamo profondamente e vogliamo che il sogno di Paolo si realizzi, vogliamo sentire quel fresco profumo di libertà per cui Paolo e suoi ragazzi sono andati coscientemente incontro alla morte e non quel puzzo di compromesso morale, di indifferenza, di contiguità e di complicità che oggi ammorba il nostro paese.

Vogliamo poter chiamare eroi Agostino, Claudio, Emanuela, Vincenzo e Walter e non che qualcuno ardisca chiamare con questo nome un assassino come Vittorio Mangano, anche se di eroi vorremmo che il nostro paese non avesse mai più bisogno.

Vogliamo vivere in un paese in cui la legge sia eguale per tutti e non in un paese in cui c’è una legge per i potenti e una legge per i deboli, vogliamo vivere in un paese che rispetti i sacri principi della nosta Costituzione, non che li stravolga e che stravolga i principi morali, di solidarietà, di accoglienza che da sempre hanno contraddistinto il nostro popolo.

Vogliamo vivere in un paese in cui sia rispettato il principio stabilito dai Padri Costituenti della separazione dei poteri dello Stato e non in un paese in cui i Magistrati vengano quotidinamente accusati dal Presidente del Consiglio di essere dei deviati mentali. E vogliamo che questo sia “questo paese” e non “un altro paese”.

Se oggi tanti dei nostri giovani hanno ricominciato a incitare alla RESISTENZA vuol dire che sentono che il nostro paese sta sempre più scivolando verso il baratro di un regime e che sono pronti a lottare perchè il loro futuro sia un futuro di LIBERTA‘, di VERITA‘ e di GIUSTIZIA.

Vi aspettiamo sabato 26 Settembre a Roma, raduno ore 14:00 Piazza Bocca della Verità
http://agenderosse.wordpress.com
http://www.19luglio1992.com

Antimafia Duemila – In silenzio, fino in fondo

Antimafia Duemila – In silenzio, fino in fondo.

di Lorenzo Baldo e Anna Petrozzi – 23 settembre 2009
Caltanissetta.
Certo non è affatto facile. Da una parte dover gestire la responsabilità di un’inchiesta delicatissima legata al periodo più buio della storia recente della Repubblica: le stragi del ‘92 e del ’93.

E dall’altra barcamenarsi tra computer che non funzionano, macchine insufficienti e senza carburante, organico ridotto all’osso e una lotta per il controllo del territorio che non può conoscere distrazione o allentamenti. Perché appena si distoglie l’attenzione le cosche, Cosa Nostra e Stidda in questo angolo tormentato di Sicilia, rialzano la testa per dimostrare che lo Stato non c’è ma loro sì.
Poi, come se non bastasse, arriva la delegittimazione istituzionale.
Un ex magistrato come Alfredo Mantovano, oggi sottosegretario al Ministero dell’Interno, che fa finta di non sapere che l’azione penale nel nostro Paese è ancora obbligatoria quando emergono nuovi indizi di reato. Pochi giorni fa nell’ambito di un convegno a Salemi in compagnia del pregiudicato Sgarbi, il giudice in aspettativa si chiedeva quali fossero le ragioni per “riaprire le indagini relative agli anni 92 e 93 dopo un’archiviazione adottata per la friabilità degli indizi”. Forse prima di parlare avrebbe fatto meglio ad informarsi.
La procura di Caltanissetta guidata da Sergio Lari infatti, non curante degli attacchi e delle polemiche e soprattutto a discapito di tutte le difficoltà sopraelencate, sta facendo del suo meglio per verificare fino all’ultimo dettaglio proprio le novità emerse in modo particolare dalle dichiarazioni del neo collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza. Che sembrano essere assolutamente valide.
Uomo d’onore della famiglia di Brancaccio, dopo 17 anni, ha deciso di parlare e di autoaccusarsi di aver rubato la 126 che imbottita di tritolo ha trucidato Paolo Borsellino e i suoi ragazzi della scorta. La sua confessione ha smentito la ricostruzione finora accertata anche da sentenze passate in giudicato aprendo la possibilità, ad alcuni dei mafiosi condannati, della revisione del processo e soprattutto sollevando quesiti piuttosto inquietanti.
Il pool di magistrati incaricato di seguire le indagini, tra cui l’aggiunto  Domenico Gozzo e il sostituto Nicolò Marino, ha voluto sentire uno per uno i protagonisti di quelle vicende: i criminali che si erano falsamente accusati, i politici protagonisti di quel tempo, tra cui l’allora Ministro Mancino, e i poliziotti che svolsero le prime investigazioni.
Salvatore Candura, uno dei falsi testimoni, reo confesso, ha infatti accusato gli uomini del cosiddetto gruppo investigativo Falcone e Borsellino, al tempo al comando del questore Arnaldo La Barbera, scomparso poi nel 2002, di averlo costretto a mentire sotto minaccia.
Su alcuni di questi uomini quindi, fino ad oggi considerati degli eroi antimafia, ora aleggia il tremendo sospetto di depistaggio, un’accusa gravissima e infamante che i magistrati stanno appurando con estrema cautela.
Per il momento è certo soltanto che vi siano state delle lacune nelle prime indagini, ma dimostrarne le finalità appare molto difficile, soprattutto a causa del lungo tempo trascorso.
“L’errore Scarantino” è stato voluto? Oppure si è trattato di superficialità nell’ansia di dare una risposta immediata allo sgomento della gente dopo la morte dei due magistrati?
Non si fanno illusioni Lari e i suoi, 17 anni sono tanti per riuscire a trovare riscontri inconfutabili, ma la battaglia è solo all’inizio. Fino a che la legge è uguale per tutti continueranno ad esaminare ogni singolo dettaglio e ogni possibile risvolto.
Sarebbe l’ideale se dietro la propaganda di regime sui “super risultati” contro la mafia, il “super governo” si ricordasse di dotare questi uomini almeno dei mezzi necessari e sufficienti per accertare la verità su quegli anni bui. A meno che, per qualche ragione a loro nota, è meglio che non si scopra.


ARTICOLI CORRELATI:

- Mani avanti! Cosa c’e’ sotto?di Giorgio Bongiovanni e Anna Petrozzi

- Mafia e stato: a che punto siamo?di Anna Petrozzi

- Via D’Amelio, Spatuzza dice la verita’?di Anna Petrozzi

Verità su Borsellino: in piazza il popolo dell’agenda rossa – l’Unità.it

Verità su Borsellino: in piazza il popolo dell’agenda rossa – l’Unità.it.

di Luigi De Magistris

Nella vita si incontrano – in momenti spesso duri e difficili – persone straordinarie. Una di queste è Salvatore Borsellino, il fratello di Paolo che ha pagato con la vita la difesa della toga e la ricerca della verità anche sui contesti che condussero alla morte di Giovanni Falcone. Salvatore è stata una delle persone che mi ha dato la maggiore carica in questi anni terribili. Lui non può immaginare quanto mi sono commosso quando lessi la sua lettera immensa il giorno in cui mistrapparono le indagini. Essere amico di Salvatore – il fratello di un magistrato che per me è stato un mito negli anni in cui preparavo il concorso in magistratura – vale anche una toga strappata. Dissi un giorno ad un dibattito che non c’è sanzione disciplinare che tenga di fronte alla solidarietà che ho ricevuto da lui.

L’incontro con Salvatore non credo sia casuale, sono quegli episodi della vita carichi di un significato profondo. Non so quanti italiani hanno ascoltato Salvatore in un dibattito, in un convegno, in una piazza: la sua semplicità, la carica umana, la sua passione, la capacità di trasmettere emozioni che gonfiano il cuore sino a farti quasi esplodere la pelle, la sua rabbia nell’infiammare i cuori, la sua forza nello scuotere le coscienze. È un privilegio stargli accanto.

Salvatore sta conducendo insieme a tanti ragazzi – a quelli che non vogliono apparire ma solo essere protagonisti di un cambiamento epocale – a tante donne e tanti uomini, una battaglia di verità. Certo per ottenere la verità devi lottare. Siamo oscurati dalla propaganda di regime che non racconta queste storie, non fa sapere del movimento di resistenza costituzionale all’interno del quale Salvatore è il principale protagonista. Mandare le immagini di Salvatore che parla in una piazza è troppo pericoloso, smuoverebbe le coscienze addormentate dal regime, farebbe riflettere e reagire, non potrebbe che smuovere gli animi ed accendere i cuori degli italiani buoni. Al regime le persone pulite, trasparenti e coraggiose fanno paura, perché posseggono una carica rivoluzionaria.

Salvatore quando lo vedi ti sembra gracile,non è più giovane nell’età, ma ha una forza enorme, perché vuole giustizia e verità ed in questa lotta è un trascinatore, un simbolo. Le persone vere sono quelle che hanno l’amore nel cuore e sete di giustizia. Salvatore vuole una cosa semplice: la verità sulle stragi e sapere perché hanno trucidato suo fratello. Insieme a lui lo vuole la parte sana dell’Italia, senza colori e bandiere politiche. Salvatore vuole sapere perché gli hanno ridotto il fratello a brandelli insieme ai poliziotti che lo difendevano sapendo che l’ora del tritolo era giunta. Salvatore va in direzione ostinata e contraria alla verità precostituita del regime. Mi auguro che la magistratura riesca a raggiungere tutta la verità, non solo spezzoni.

Sabato prossimo Salvatore ha organizzato una manifestazione a Roma dove il suo popolo sarà protagonista, ove ogni persona dovrà avere con sé un’agenda rossa da portare nella mano, rossa come quella che aveva il fratello Paolo e che istituzioni deviate gli hanno sottratto in via D’Amelio mentre il suo corpo andava in fumo. In quell’agenda insieme alla verità, c’è l’anima di ognuno di noi, del popolo di Salvatore, una massa che cresce sempre di più e che mai nessuno potrà fermare. Forse non lo sanno ancora i mafiosi di Stato, ma nessuno potrà interrompere questo cammino nella ricerca della verità, libereremo il Paese e Salvatore sarà per sempre il nostro simbolo, dell’Italia che ha reagito quando tutto sembrava perso e che ha lottato per un Paese migliore. Che bello sarebbe poter vedere sabato le vie di Roma piene di agende rosse. Lo dobbiamo a tutte le vittime delle mafie!

Sulla riforma sanitaria negli Stati Uniti

ComeDonChisciotte – COMUNISMO ? SI, GRAZIE – L’AMERICA VEDE ROSSO.

DI ISRAEL SHAMIR
israelshamir.net/

C’è un racconto ebraico in cui ad un uomo viene offerta la possibilità di vedere esaudito qualunque suo desiderio, a patto che al suo vicino spetti il doppio. Dopo averci pensato un po’, l’uomo esprime il suo desiderio: per favore, privami di un occhio! Questo è un atteggiamento tipicamente americano. Un americano rinuncia ad avere cure mediche gratuite se la condizione è quella di permettere anche ad altri di averle. Questo è ciò che possiamo dedurre dalle manifestazioni contro la riforma sanitaria proposta da Obama. Gli slogan e le idee dei dimostranti erano a dir poco curiosi!

Una bambina domanda come farà a pagare il conto se la riforma sanitaria verrà approvata. Questa bambina – o piuttosto i suoi genitori – non si è mai chiesta come avrebbe fatto a pagare il conto delle guerre in Iraq e Afghanistan, come avrebbe fatto a pagare il conto del coinvolgimento americano in Palestina, come avrebbe potuto ripagare i trilioni di dollari regalati ai banchieri. Fino ad ora il Grande Governo andava bene. Forniva miliardi alla AIG: ok. Miliardi per nuovi jet militari: fantastico. Miliardi alla Blackwater per ammazzare un altro po’ di irakeni e pakistani: splendido. Miliardi a Israele: perfetto. Ma finanziare la sanità? Che razza di idea comunista!

Il problema delle assicurazioni sanitarie americane è qualcosa che noi stranieri non riusciamo a capire. Tutti noi, che si viva in Inghilterra o in Russia, in Israele o in Francia, abbiamo un servizio sanitario nazionale; al massimo ci lamentiamo che non funziona bene come un tempo. Ma quale persona normale preferirebbe trasformare la propria salute in un bene di lusso e farla dipendere dal proprio conto in banca? Eppure questa strana attitudine è ben radicata nella mentalità contorta degli americani.