Archivi del giorno: 4 maggio 2010

Berlusconi: nel nostro Paese c’è fin troppa libertà di stampa – Repubblica.it

Berlusconi è il gran maestro del negare tutto, pure l’evidenza. Non ha proprio senso del ridicolo.

Fonte: Berlusconi: nel nostro Paese c’è fin troppa libertà di stampa – Repubblica.it.

…Riferendosi ad altri rapporti internazionali, in cui il grado di libertà di stampa italiana era giudicato assai basso, il capo del governo – alla presenza del segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria – ha dichiarato: “Ci siamo visti mettere in situazioni di grande distanza dai primi ma se c’è una cosa in Italia su cui c’è la sicurezza di tutti è che ce n’è fin troppa di libertà di stampa. Questo non è discutibile”.

Gli risponde Giorgio Merlo, vicepresidente della commissione di Vigilanza Rai, e ricorda: “L’Italia in materia di libertà di stampa, è in fondo alla classifica dei paesi più sviluppati”. E che “dal 1994, e cioè dalla discesa in campo di Berlusconi”, c’è un “rapporto anomalo e singolare tra la politica e l’informazione, che esiste tuttora”. Più tranchant Massimo Donadi, capogruppo Idv alla Camera: “Berlusconi le spara fin troppo grosse. Non vorremmo neanche replicare a chi dice che c’è fin troppa libertà di stampa, perchè non è mai troppa. Sappiamo che Berlusconi non gradisce le voci libere ed i giornalisti con la schiena dritta, tanto che tenta continuamente di mettere il bavaglio alla stampa”. “Quelle del premier Silvio Berlusconi sono le parole di un caudillo al potere che controlla, governa e manipola l’informazione” commenta il presidente nazionale dei verdi Angelo Bonelli. “Berlusconi ha il pieno controllo su tutti gli organi di stampa tant’è che le forze politiche di opposizioni non presenti in Parlamento sono state espulse dal circuito dell’informazione”…

Antimafia Duemila – La fine dell’opzione nucleare francese

Fonte: Antimafia Duemila – La fine dell’opzione nucleare francese.

da “Sortir du nucléaire” – 4 maggio 2010
- L’opzione francese “nucleare + riscaldamento elettrico” prova la sua assurdità
- Se la temperatura abbassa ancora, sarà decisamente la penuria di elettricità
- Da 5 inverni, è l’elettricità tedesca che salva la Francia nucleare

Come è sempre più spesso il caso, la Francia è oggi obbligata ad importare massicciamente dell’elettricità, un colmo per il “regno del nucleare.

” È il fallimento totale dell’opzione francesi “centrali nucleari + riscaldamenti elettrici” che era sensata assicurare l’indipendenza energetica. Alla fine, questo sistema è responsabile della produzione di scarti radioattivi e delle forti emissioni di co2, e mette la Francia in situazione di dipendenza e di vulnerabilità :se i loro bisogni aumentano anche, i paesi vicini non potranno continuare a salvare la Francia vendedole delle grandi quantità di elettricità. La Rete “Sortir du nucléaire” chiama dunque l’opinione pubblica francese a prendere atto del fallimento dell’opzione nucleare imposta in Francia che porterà inevitabilmente alle penurie di corrente in Francia.
Difatti, che sia fin da questo inverno, se le temperature continuano ad abbassare, o per i seguenti anni, la situazione andrà del resto ad aggravarsi inesorabilmente a causa di tre fenomeni, di cui le conseguenze si cumulano :

1, l’aumento continuo del numero di riscaldamenti elettrici
Mentre i reattori nucleari francesi saranno più spesso chiusi, la consumazione di elettricità non smette di aumentare, in particolare in inverno a causa della politica insensata di sviluppo del riscaldamento elettrico, imposta per lo stato ed EDF per “giustificare” il nucleare: attualmente e da anni, il 80% dei nuovi edifici sono scaldati all’elettricità (1). Ne risulta che, ogni inverno, le consumazioni di elettricità battono dei record e superano molto largamente le capacità nazionali di produzione. A che cosa serve avere 58 reattori nucleari se è per dovere importare massicciamente dell’elettricità? Notiamo anche, se necessario, che la costruzione di reattori nucleari supplementari non risponde in niente al problema: utilizzare solamente dei reattori l’inverno, e lasciarli fermi il resto dell’anno, rovinerebbe EDF in poco tempo.

2, l’invecchiamento ed il consumo prematura dei reattori nucleari francesi
I reattori nucleari francesi raggiungono uno dopo l’altri 30 anni di funzionamento, questo vale a dire la loro durata di vita prevista all’origine (2). Certo, EDF pensa di continuare a fare funzionare questi reattori, ma saranno più spesso in panne, senza parlare del rischio di un incidente grave. Di più, i reattori nucleari francesi sono molto più consumati dei reattori della stessa età in altri paesi perché la predominanza del nucleare nella produzione elettrica francese (il 80%), obbliga EDF ad utilizzare i reattori “in seguito di rete”, questo vale a dire seguendo le variazioni di consumazione nella giornata e sull’anno, ciò che li consuma prematuramente. (3)

3, la riduzione dei periodi che permettono la manutenzione dei reattori
Tradizionalment era in estate che EDF programmava in priorità le operazioni di manutenzione nelle centrali nucleari, del fatto della consumazione moderata di elettricità in questo periodo. Ma le canicole 2003 e 2006 hanno rimesso totalmente in causa questa pratica: non solo la consumazione di elettricità è stata importante a causa dello sviluppo dei climatizzatori, ma è stato necessario fare funzionare anche a basso regime o anche fermare i reattori disponibili, a causa della difficoltà addirittura l’impossibilità di raffreddarli correttamente.
Del colpo, è oramai, solamente nella primavera ed in autunno che EDF può programmare la maggioranza delle operazioni di manutenzione (4), ciò che implica una grande vulnerabilità: se succedono imprevisti (incidenti, scioperi, eccetera),essi perturberanno le previsioni e sposteranno le operazioni di manutenzione, EDF si ritrova velocemente con troppi reattori fermati in inverno o in estate.

Conseguenze
L’opzione imposta in Francia, “centrali nucleari + riscaldamenti elettrici”, si manifesta con delle importazioni di elettricità sempre più forte, con la produzione di scarti radioattivi E delle forti emissioni di co2, e per una dipendenza energetica più elevata che mai.

- Da 5 anni, è la Germania che è esportatrice di elettricità verso la Francia
si sente dire spesso “La Germania esce del nucleare… ma acquistando l’elettricità nucleare francese.” E’ totalmente falso. Dal 2004, è proprio la Germania che è esportatrice netta di elettricità verso la Francia: 8,7 TWh nel 2004, poi 9,7 TWh nel 2005, poi 5,6 TWh nel 2006, e 8,2 TWh nel 2007, e decisamente 12,6 TWh nel 2008 (5), questo sarebbea dire circa la produzione annua di due reattori nucleari. È accertato fin da ora che, per 2009, le importazioni dalla Germania saranno ancora più elevate.
Dunque è bene il paese che esce del nucleare che, tutti gli inverni, salva il paese del nucleare. Ma l’aumento insensato della consumazione elettrica francese fa che, a breve scadenza, la Germania non potrà più salvare la Francia nucleare che sarà dunque colpita dalle penurie , e questo forse già da questo inverno con le temperature cosi basse.

- La Francia produce degli scarti radioattivi ed emette molto co2
E’ di buono tono criticare le centrali tedesche al carbone, “per le forte emissioni di co2″, ma il fatto è che sono esse che, tutti gli inverni, alimentano una buona parte dei riscaldamenti elettrici francesi. Sarebbe del resto perfettamente logico attribuire alla Francia le emissioni tedesche di co2 corrispondente all’alimentazione dei riscaldamenti elettrici francesi .
Bisogna prendere atto del fatto che l’opzione imposta in Francia, “centrali nucleari + riscaldamenti elettrici”, si manifesta con la produzione di scarti radioattivi e con forti emissioni di co2. Questi dati sono riconosciuti da un documento recente della Rete di trasporto dell’elettricità (RTE) e dell’ADEME (6). È un insuccesso totale.

- La Francia è sempre più dipendente sul piano energetico
Nel 2008, la Francia ha certo guadagnato 2 miliardi di euro esportando dell’elettricità, ma ha speso soprattutto 61 miliardi per importare del petrolio e del gas (7). È la prova che, stesso spinto al suo massimo, il nucleare non impedisce la dipendenza alle energie fossili. È dunque falso pretendere , come lo si sente dire troppo spesso, che “il nucleare dà alla Francia la sua indipendenza energetica.”
Chi più è, la Francia esporta dell’elettricità quando i prezzi sono bassi e ne importa, massicciamente, quando i prezzi sono molto alti, in particolare in inverno. Visto l’aumento delle importazioni francesi in inverno, è chiaro che, tra poco, la Francia spenderà più denaro acquistando dell’elettricità che non ne guadagnerà vendendone.

Conclusione
E’ tempo che i cittadini francesi prendano conoscenza della realtà dei dati che è esattamentel’ inverso delle idee promosse nell’opinione con le pubblicità di EDF e di Areva e con i discorsi dei dirigenti politici.

No, la Francia non ha nessuna indipendenza energetica.
No, non è la Germania che è dipendente dell’elettricità francese, è l’inverso.
, la Francia è minacciata da una vera penuria di elettricità.
Si, la Francia è , allo tempo stesso produttrice di scarti radioattivi e emette fortemente co2.

La soluzione passa da una rimessa in causa urgente della consumazione smisurata di elettricità in Francia, in particolare per una rimessa in causa dell’opzione del riscaldamento elettrico, e per una politica ambiziosa di economie di energia e di sviluppo delle energie rinnovabili.

Riferimenti
(1) EDF ha firmato il 28 maggio 2001 con Misa, primo costruttore di case individuali con 10 marche di cui Case Phenix, Case Familiari, Case Mamet, un accordo per imporre il riscaldamento elettrico nel 80% delle nuove abitazioni.

(1bis) “quasi il 30% degli alloggi erano attrezzati di riscaldamento elettrico nel 2006, contro circa 2% trent’ anni prima. E la tendenza si accentua, la maggioranza delle nuove abitazioni essendo scaldata con l’aiuto di convettori.” (AFP, 31 ottobre,2009)

(2) il quotidiano Le Monde del 15 maggio 2003 ha ricordato che “i decreti di autorizzazione non precisavano la durata di vita delle centrali” ma che “i dossier di autorizzazione presentata da EDF avanzavano una durata di sfruttamento di trent’ anni.”

(3) in una posta inviata ad EDF il 17 febbraio 2003, l’autorità di sicurezza nucleare scriveva “EDF ha voluto fare funzionare certi reattori in base, altri trovandosi dunque sottomessi al seguito di rete,; certi problemi tecnici, particolarmente i problemi di degradazione del combustibile su dei reattori di 1300 MW, o dei problemi di ordine neutronico, hanno portato altri reattori a non potere funzionare in seguito di rete, il che ha potuto concentrare ancora di più questo modo di funzionamento su certi reattori. Vi chiedo di indicarmi l’analisi che fate dell’impatto di questo funzionamento del parco sulla sicurezza delle centrali, ed in particolare sui reattori che assicurano l’adeguamento della produzione alla domanda.”

(4) “il cambiamento più notevole dal 2003 riguarda probabilmente gli arresti delle differenti fascie nucleare. EDF si sforza oramai difatti di programmarne il meno possibile durante i mesi di estate”, Les Echos, 5 luglio,2006)

(5) http://www.rte-france.com/htm/fr/mediatheque/telecharge/s

(6) http://www.sortirdunucleaire.org/dossiers/CO2-Chauffage-e

(7) http://www.developpement-durable.gouv.fr/energie/statisti


Fonte:
ecolopresse.20minutes-blogs.fr

Tratto da: gliitaliani.it

Antimafia Duemila – “Non si parli di servizi segreti deviati ma di Mafia-Stato”

Antimafia Duemila – “Non si parli di servizi segreti deviati ma di Mafia-Stato”.

A partire da oggi si apre un nuovo spazio d’interesse per i nostri lettori: l’appuntamento periodico con gli editoriali video del nostro direttore, Giorgio Bongiovanni.

Antimafia Duemila – Estorsioni ai negozi di Addiopizzo? Sono piu’ le ”camurrie”

Ottima notizia: opporsi al pizzo conviene!

Fonte: Antimafia Duemila – Estorsioni ai negozi di Addiopizzo? Sono piu’ le ”camurrie”.

Il pentito Di Maio ha rivelato che la mafia si tiene ben lontana dai commercianti aderenti alle associazioni antiracket, perchè sanno che il rischio di essere denunciati per l’eventuale tentativo di estorsione è altissimo: un’ulteriore conferma che il “sistema Addiopizzo” funziona.
Abbiamo appreso che il nuovo collaboratore di giustizia Di Maio, che ha fatto parte dell’importante e violenta famiglia mafiosa di Santa Maria di Gesù di recente colpita dall’operazione Paesan Blues della Squadra Mobile, racconta che evitavano di estorcere denaro ai commercianti aderenti ad Addiopizzo per non correre il rischio di essere denunciati.

Per la prima volta abbiamo prova diretta dell’efficacia della denuncia preventiva e pubblica di quegli imprenditori e commercianti che non pagano e aderiscono al nostro circuito del consumo critico antiracket.

È una notizia importante che ci accredita ulteriormente ma che ci carica di altrettanta responsabilità. È fondamentale che tutto ciò si sappia e sia reso di dominio pubblico.

La scelta di far parte del nostro circuito e di schierarsi pubblicamente funziona proprio perché tiene lontani gli estorsori.

Vi invitiamo a divulgare questa importante notizia, noi continueremo a stare al fianco di chi deciderà di compiere il passo di aderire al consumo critico di Addiopizzo.

Rispetto al passato, oggi c’è una grande opportunità per affrancarsi definitivamente dal racket dell’estorsioni. Facciamo in modo che altri operatori economici possano aggregarsi al nostro movimento per essere sempre più numerosi e più forti.

Tratto da: addiopizzo.org

Blog di Beppe Grillo – Il sorpasso di Tonga

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Il sorpasso di Tonga.

Nell’isola di Tonga, isola dell’Oceania, capitale Nuku’alofa, regna George Tupou V. Tutta l’industria è nelle mani della sua famiglia. La corruzione è molto diffusa. Nella classifica per la libertà di informazione Tonga ci ha superati. Se i tongani sono semi liberi e producono banane, gli italiani cosa sono e cosa producono?
Freedom House ha pubblicato la nuova classifica della libertà di stampa. Sostanzialmente siamo rimasti tra la 72° e la 75° posizione, ma ci siamo confermati l’unico Paese dell’europa occidentale “parzialmente libero”. Complimenti a Tonga che dopo un lungo inseguimento (l’anno scorso eravamo pari) ci ha superato. Ora attendiamo il sorpasso di Namibia e Timor Est. Comparazione dei dati 2009/2010.” Alessandro Beneduce

Grecia: predatori e “cattivi” che protestano

Fonte: Grecia: predatori e “cattivi” che protestano.

I giornali e le TV stanno da qualche settimana presentando quella che viene definita la “crisi finanziaria” della Grecia, in maniera estremamente didascalica, per molti versi simile ad un fumetto per bambini, alternando alle didascalie dotte disquisizioni e complesse calcolazioni esperite dai guru istituzionali della finanza che discettano ostentando un vernacolo per iniziati incomprensibile ai più.
Le didascalie hanno lo scopo di orientare il pensiero degli italiani, proponendo una lettura della questione tanto semplice quanto rassicurante. Le dotte disquisizioni sono indispensabili per dimostrare che questa è la lettura giusta, in quanto suffragata dal pensiero di chi conosce e domina una materia per “cervelli fini” con la quale le persone “normali” non possono certo nutrire la presunzione di confrontarsi.
La Grecia viene così dipinta nell’immaginario collettivo come un paese vittima di una grave crisi finanziaria, imputabile ad una cattiva gestione del debito pubblico da parte della classe politica che ha permesso il dilagare della corruzione e dell’evasione fiscale, garantendo a larga parte dei cittadini facili guadagni e “privilegi” a pioggia.
Proprio a causa di questo baccanale collettivo costruito a debito, il paese si è trovato così di fronte alla prospettiva di un crack di proporzioni gigantesche, dal quale solamente “l’amica UE” potrebbe essere in grado di sottrarlo. Prospettiva che naturalmente in Italia mai potrebbe verificarsi, poiché i nostri conti sono solidi e la nostra classe politica dall’avvento della seconda Repubblica cammina sulla retta via.

I Paesi della UE, dall’alto della loro bonomia, ma anche per preservare intatta la salute dell’euro, si sono detti disposti a devolvere ai greci (a titolo di prestito) decine e decine di miliardi di euro nei prossimi tre anni, indispensabili per riportare a galla il loro equilibrio finanziario. Ma come ogni “buona banca” si sono visti costretti a pretendere alcune garanzie a tutela del loro “investimento”.
Tali garanzie sono costituite naturalmente dall’assicurazione che il governo greco chiuda i rubinetti dei “privilegi” imponendo ai suoi cittadini una serie di riforme “lacrime e sangue” che ne ridimensionino l’opulenza e contribuiscano a risanare i conti pubblici.

La UE ed il governo greco, dopo una serie di trattative, hanno “finalmente” raggiunto un accordo di comune soddisfazione. Ma una parte (peraltro minoritaria) dei cittadini, costituita da facinorosi, anarchici e frange dell’estrema sinistra sta protestando con veemenza, arrivando a scontrarsi con la polizia, perché abituata egoisticamente alla “bella vita” non è disposta a perdere i privilegi acquisiti.

Una rappresentazione molto semplice, convincente, rassicurante, ma tanto visionaria quanto distante dalla realtà.
Le cause della crisi finanziaria greca, oltre che derivare dalla corruzione e dall’evasione fiscale ad alti livelli, allignano in tutta una serie di speculazioni finanziarie internazionali studiate con tutta probabilità proprio allo scopo di condurre la Grecia sull’orlo di un baratro dal quale potrà salvarsi solamente “svendendo” quella sovranità limitata che ancora conservano i paesi della UE.

La sorte della Grecia sarà entro breve tempo seguita da tutti gli altri Paesi, ad iniziare dal Portogallo, dalla Spagna e dall’Italia, poiché il progetto messo in essere (per uno strano scherzo del destino) proprio all’indomani della ratifica del Trattato di Lisbona prevede l’annientamento dell’attuale sovranità limitata degli stati membri ed il trasferimento dell’intera sovranità nelle mani di una confraternita di organismi privati quali BCE, FMI, Banca Mondiale ecc.

Il denaro che verrà devoluto alla Grecia proviene dalla finanza pubblica e pertanto il finanziamento peserà sulle tasche dei contribuenti dei singoli stati. Tale denaro non sarà destinato ad offrire vantaggi ai cittadini greci ma entrerà in una partita di giro dove sarà utilizzato unicamente per coprire le voragini create dalla speculazione finanziaria.
Le garanzie imposte alla Grecia non sono state dettate dagli stati europei che offriranno il denaro, ma dalla confraternita privata di cui sopra. Confraternita che negli anni a venire si è arrogata il diritto di sovrintendere all’operato del governo greco (di fatto sostituendolo) imponendo tempi e modi delle riforme che dovrebbero iniziare la prossima settimana.

Le riforme lacrime e sangue non andranno a colpire i privilegi di un popolo opulento abituato a vivere nello sfarzo, ma metteranno alla fame cittadini con i salari fra i più bassi in Europa (insieme ad Italia e Portogallo) che già oggi vivono in condizione di estrema precarietà a causa della grave crisi economica e della disoccupazione.
Quella che viene dipinta (ed imposta) come un’operazione di risanamento dei conti pubblici, consiste semplicemente in un aumento indiscriminato della tassazione e nel taglio dello stato sociale e dei diritti dei lavoratori. Aumento dell’IVA e della tassazione su molti prodotti, riduzione dell’assistenza sanitaria e pensionistica, tagli degli stipendi, ferie e tredicesime, licenziamento di una cospicua parte dei dipendenti pubblici.

I “cattivi” che protestano e stanno creando disordini nelle principali città greche non sono solamente uno sparuto manipolo di facinorosi, anarchici e professionisti della protesta che non vogliono fare i “giusti sacrifici”. Sono quella parte di cittadini che ha iniziato a prendere coscienza della realtà, realizzando la natura della strada senza ritorno sulla quale la Grecia (paese pilota in Europa) verrà costretto a camminare a partire dalla prossima settimana.
Una strada che in tempi brevi diverrà molto affollata, dal momento che dopo il successo dell’esperimento, gli altri paesi (compresa l’Italia) seguiranno a ruota, condividendo il regalo dello stesso futuro “lacrime e sangue”.

La confraternita di cui sopra sa bene che una volta messa in moto l’operazione è indispensabile fare in fretta e condurre in porto il Blitzkrieg prima che al di là del velo delle didascalie e delle dotte disquisizioni i cittadini percepiscano la realtà ed incomincino a reagire creando problemi che non possano essere risolti con l’ausilio dei lacrimogeni e di qualche manganellata.

Dietro l’attuale crisi del debito che ha colpito la Grecia (e che sta contagiando anche Portogallo, Spagna, Irlanda e, molti temono, anche l’Italia) non c’è solo la nota frode di bilancio commessa dai governanti ateniesi in combutta con le principali banche americane, in particolare la Goldman Sachs di Lloyd Blankfein e la JP Morgan Chase di Jamie Dimon.
Su tutto incombe infatti il sospetto, o meglio, la certezza di una spregiudicata operazione speculativa orchestrata dalla cupola finanziaria di Wall Street per lucrare sull’indebolimento dell’euro. Questo è lo scenario su cui sta timidamente indagando il dipartimento della Giustizia Usa.

Sotto scrutinio ci sono le colossali e contemporanee movimentazioni di fondi speculativi Usa (che scommettono sul futuro deprezzamento della valuta europea) registrati subito dopo la famosa cena tenutasi l’8 febbraio a Manhattan tra i finanzieri che quei fondi amministrano: George Soros (Soros Fund), John Paulson (Paulson & Co.), Steven Cohen (Sac), David Einhorn (Greenlight), Donald Morgan (Brigade) e Andy Monness (Monness Crespi Hardt & Co.).
A garantire il successo di questa operazione speculativa ci ha pensato il loro potente socio Harold ‘Terry’ McGraw III, che – attraverso il braccio armato della sua McGraw-Hill, ovvero l’agenzia di rating Standard & Poor’s – ha declassato i titoli di Stato greci, portoghesi e spagnoli innescando la ‘necessaria’ crisi dell’euro.

Ma forse c’è di più, e di peggio. Sono sempre di più gli economisti e i politici europei che in questo attacco all’euro vedono non un semplice mezzo speculativo, ma un fine politico.
Il sospetto è che le lobby finanziarie d’oltreoceano mirino ad abbattere il valore della moneta unica europea fino a portarla alla parità con il dollaro, allo scopo di salvaguardare la sempre più traballante egemonia globale della valuta statunitense. Affossare l’euro, o quantomeno ridimensionarlo, per tenere a galla il malandato biglietto verde, altrimenti destinato a tramontare come valuta di riferimento mondiale.
Altri ancora pensano che portare sull’orlo della bancarotta gli Stati europei più deboli (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna: i cosiddetti Pigs, o Piigs, se si comprende anche l’Italia) potrebbe dare impulso al mai tramontato progetto franco-tedesco di un’Europa a due velocità, con le ‘zavorre’ relegate a un ruolo marginale.

C’è infine chi va anche oltre queste interpretazioni, giudicando l’aggressione all’euro non come una sciovinistica manovra statunitense per sabotare la concorrenza economica del Vecchio Continente, bensì come una macchinazione dell’élite politica ed economica transnazionale (quindi anche europea) tesa a giustificare il potenziamento delle istituzioni globali, a partire dal Fondo Monetario Internazionale. Creare panico per poi invocare, come unica soluzione, come ancora di salvezza, un nuovo ordine economico mondiale dominato da organismi sovranazionali tecnocratici. Scenari che, secondo i sostenitori di questa tesi, saranno al centro delle prossime riunioni annuali a porte chiuse delle più potenti lobby globaliste: dalla Commissione Trilaterale (7-9 maggio a Dublino) al Bilderberg Group (3-6 giugno a Sitges, Barcellona).

A prescindere dalle diverse interpretazioni di quanto sta accadendo, una cosa è certa: a pagare il conto degli imbrogli dei politici europei e delle speculazioni dei predatori finanziari americani saranno le masse popolari. Per ora quelle greche, domani si vedrà.

Manuale di propaganda occulta « Blog di Giuseppe Casarrubea

…La propaganda occulta è uno dei mezzi più efficaci a disposizione di un governo, di un’organizzazione o di un gruppo per l’esercizio di pressioni segrete, che possono assumere forme politiche, economiche o militari, in patria o all’estero. Dal momento che non agisce alla luce del sole, la propaganda occulta viene spesso individuata solo in seguito al raggiungimento dei suoi obiettivi. Tra questi, la fomentazione di disordini, di rivolte o di forme di resistenza, i cambiamenti politici, lo spionaggio commerciale o economico, l’infiacchimento del morale di un esercito o di un popolo.

L’esperienza dimostra che la propaganda occulta costituisce un’arma internazionale sia in tempo di pace che in guerra. La sua diffusione è sviluppata e sostenuta da interessi così potenti da rendere la sua individuazione un’attività specialistica.

Ogni metodo di copertura in grado di utilizzare l’applicazione della più avanzata psicologia è utile alla manipolazione delle opinioni e dei comportamenti delle persone, senza che queste ne abbiano coscienza o possano esprimere la loro volontà…

Leggi tutto: Manuale di propaganda occulta « Blog di Giuseppe Casarrubea.