Archivi del giorno: 6 giugno 2010

YouTube – ECUADOR DICHIARA ILLEGALE IL SUO DEBITO ESTERO

Fonte: YouTube – ECUADOR DICHIARA ILLEGALE IL SUO DEBITO ESTERO.

Una revisione del debito estero eseguita dal Ecuador con l’aiuto di Alejandro Olmos, mette in evidenza le porcate contenute nei vari contratti fatti al paese da parte dei creditori internazionali.
Una classe politica corrotta e compiacente ha collaborato strettamente per impoverire il paese.
Questa tecnica viene speso usata dai creditori internazionali che trovano l’appoggio di politici corrotti disposti a tradire la loro patria, per espropriare i paesi del terzo mondo.
Grazie a questa revisione il mondo ora è al corrente del sistema usato dalla FED, FMI, E BANCA MONDIALE, BANCO INTERAMERICANO DE DESAROLLO per impoverire i popoli del mondo.
Per far si che rimangano poveri e diventino sempre più poveri.

ComeDonChisciotte – MA CHE GENTE SIETE ?

ComeDonChisciotte – MA CHE GENTE SIETE ?.

DI MARINA PETRILLO
mir.it/servizi/radiopopolare/blogs/alaska

(AP via HuffPost)

C’è da mettersi le mani nei capelli. Come testimonia la spillcam, il petrolio continua a fuoriuscire forse peggio di prima, la BP prova a incappucciare la falla mentre le sue quotazioni in borsa crollano, Sarah Palin dice che è colpa degli ambientalisti, gli animali muoiono, MotherJones fotografa le insegne delle botteghe e dei negozi in Louisiana (“chiuso per colpa della BP”), Obama cancella il viaggio in Australia e Indonesia per tornare nel Golfo, si è aperta la stagione degli uragani, i commentatori di sinistra lamentano che il disastro oscuri la sua presidenza, mentre scienziati di tutto il mondo ed esperti degli abissi marini sono chiamati a dare il loro parere, fianco a fianco con deputati repubblicani che siedono nei CdA della compagnie petrolifere. E mentre noi ricicliamo le bottiglie di plastica, la macchia di greggio potrebbe arrivare all’Atlantico. Ma potrebbe esserci un simbolo più chiaro della fine di un’epoca e dell’urgenza di cambiare modo di vivere?

Jacqueline Leo, direttrice del Fiscal Times, posta per HuffingtonPost su come la BP abbia comprato i risultati di ricerca di Google in modo da comparire sempre per prima nelle ricerche su “perdita di petrolio”, “petrolio nel golfo”, “perdita sulla costa della Louisiana”, “pulizia del petrolio” (ma non “disastro da petrolio”) spingendo verso le pagine secondarie i risultati delle associazioni non-profit (vi traduco quanto più possibile di questi post nel podcast qui sotto)

Anderson Cooper della Cnn trasmetteva ieri sera dopo il suo sopralluogo in mare nel Golfo. Maureen Miller, della sua redazione, anticipava che la BP ha il coraggio di dire che l’avvelenamento dei pulitori sulle spiagge potrebbe non essere dovuto alle sostanze chimiche che stanno maneggiando ma a un “avvelenamento da cibo”.

Rick Outzen per Daily Beast racconta come mentre tanti pescatori senza lavoro aspettano con le mani in mano, la BP paga i turisti ricchi perché li aiutino con le loro motobarche superveloci.

James McKinley Jr posta per il New York Times su cosa sta accadendo all’industria della pesca nel Golfo.

James Cameron, che per Abyss e Titanic ha lavorato con le troupe di sommozzatori più esperte del mondo, dice che la sua offerta di aiuto è stata rimbalzata dalla BP.

Nel frattempo, dopo che la sega dalla lama di diamante si è incastrata nel condotto, la BP è riuscita a liberarla e sta usando un paio di forbici giganti. Sì. Deve tagliare il tubo per provare a “incappucciarlo”, in attesa che siano completati i pozzi di sfogo (per agosto?). generosamente paga lei le barriere di sabbia con cui la costa della Louisiana sta cercando di proteggersi.

La dimensione delle punizioni civili per la BP – cioè le multe – dipende da quanto petrolio versano in mare, perciò è di assoluta importanza calcolare esattamente quanto petrolio sia stato disperso. Kate Sheppard qui. nel frattempo è investita da una valanga di richieste private di risarcimento, racconta Andrew Clark.

Elisabeth Rosenthal esamina il problema della fede nel governo-che-tutto-ripara.

Finlo Rohrer cerca di capire quanta rabbia ci sia negli Stati Uniti, dalle iniziative individuali contro la Bp alle 350 mila persone che protestano su Facebook.

Ecco la puntata di oggi: Per scaricarla sul tuo computer clicca qui.

Marina Petrillo
Fonte: http://mir.it/servizi/radiopopolare/blogs/alaska
Link: http://mir.it/servizi/radiopopolare/blogs/alaska/?p=2608
4.06.2010

Il puzzle ricomposto. Ecco la cronologia esatta della trattativa

Quella che presentiamo qui di seguito è la ricostruzione cronologica più fedele e meticolosa che mai sia stata fatta di tutte le fasi salienti della cosiddetta “trattativa” tra i vertici di Cosa Nostra e pezzi delle Istituzioni, a partire dalla seconda settimana del mese di giungo 1992 quando il capitano del Reparto Operativo Speciale (Ros) dei Carabinieri Giuseppe De Donno incontra per la prima volta l’ex sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino fino a giungere ai giorni nostri. Questa ricostruzione, che si concentra principalmente sul periodo più oscuro e controverso che va dalla morte di Salvo Lima (12 marzo 1992) fino all’arresto di Totò Riina (15 gennaio 1993) passando attraverso le stragi di Capaci e Via D’Amelio, è basata su un lavoro di ricerca, di analisi e di raffronto fra vari tipi di documentazione: i verbali di interrogatorio resi alla procura di Palermo da Massimo Ciancimino (il figlio prediletto di don Vito), le deposizioni dello stesso Massimo ma anche del fratello Giovanni, del colonnello Michele Riccio e di Luciano Violante al processo a carico di Mario Mori e Mauro Obinu in corso a Palermo per favoreggiamento a Cosa Nostra, le dichiarazioni spontanee dello stesso generale Mori, articoli di giornale recuperati in archivio, pizzini inediti, manoscritti autentici, agende personali, carte e carteggi originali sequestrati dall’autorità giudiziaria, dichiarazioni ufficiali rilasciate dai vari protagonisti nel corso degli anni, sentenze passate in giudicato, eventi storici indiscutibili e fatti ormai acquisiti.

Per correttezza, e’ bene ricordare che le dichiarazioni di Massimo Ciancimino inerenti questa “trattativa” tra i vertici di Cosa Nostra e pezzi dello Stato (dichiarazioni che costituiscono una delle fonti principali di questa ricostruzione cronologica e alle quali rimandiamo per approfondimento) sono attualmente al vaglio investigativo e dibattimentale dell’Autorità Giudiziaria. Tuttavia abbiamo ritenuto indispensabile fornire ai lettori un quadro il più aggiornato possibile su tutti gli elementi di conoscenza recentemente resi pubblici nel corso delle inchieste e dei processi in corso. Quello che ne esce è un puzzle impressionante, ricomposto tassello per tassello, che, pur presentando ancora qualche buco nero, si lascia guardare in tutta la sua interezza. E svela una Verità che fa male, malissimo, e che ormai viene a galla in tutte le sue sfumature più indecenti. Racconta di un’Italia che per quasi un anno, dal marzo ’92 fino al gennaio ’93, è stata letteralmente in balia, con la presunta complicità di estesi apparati dello Stato, di un pazzo criminale analfabeta, al secolo Totò U’ Curtu. E che, per i restanti tredici anni successivi al suo arresto, ha vissuto in precario equilibrio su un filo sottilissimo sospeso nel vuoto. Da un lato, a tenere il filo, oscuri personaggi in auto blu. Dall’altro, Bernardo Provenzano.

Leggi tutto: Il puzzle ricomposto. Ecco la cronologia esatta della trattativa.

ComeDonChisciotte – ASSASSINI ISRAELIANI LA NATO E L’ AFGHANISTAN

Fonte: ComeDonChisciotte – ASSASSINI ISRAELIANI LA NATO E L’ AFGHANISTAN.

DI CRAIG MURRAY*
craigmurray.org.uk

Ho lavorato per più di 20 anni, tra cui 6 anni in posizioni decisionali, al Ministero degli Esteri e Commonwealth del governo Inglese. Ho lavorato in 5 Paesi ed ho preso parte a 13 negoziazioni formali tra cui la Convenzione sulle Leggi Marittime delle Nazioni Unite ed a tutta una serie di trattati riguardanti le frontiere marittime. Ho lavorato come capo della sezione del Ministero Esteri facente parte della organizzazione multidipartimentale che controllava l’embargo del commercio delle armi verso Iraq.

Per natura sono una persona amichevole, aperta e che non si da arie, una persona che ha sempre avuto facilità ad andare d’accordo con la gente, probabilmente perché non mi prendo molto sul serio. Come risultato della mia carriera e del mio modo di essere ho molti amici, sia inglesi che stranieri, nel corpo diplomatico, nei servizi di sicurezza e nell’ambito militare.

Alcuni amici li ho persi quando ho lasciato il Ministero Esteri per problemi riguardanti l’uso della tortura, anche se molti, che ancora lavorano all’interno del ministero, mi hanno dimostrato la loro amicizia. Adesso sono noto come una persona a cui si può confidare le proprie lamentele anche perché, come ex, so come tenere una conversazione discreta e non intercettata.

La notte scorsa mi hanno detto qualcosa di molto interessante. Al quartier generale della NATO a Bruxelles sono molto demoralizzati. Tra i militari dei vari Paesi NATO è chiaro che un attacco ad una nave con bandiera di un Paese NATO in acque internazionali è qualcosa a cui la NATO come organizzazione è obbligata – legalmente obbligata in base ai termini del trattato costitutivo – a reagire.

Parliamoci chiaro: nessuno vuole o richiede un’azione militare contro Israele, però tutti sono d’accordo che, in teoria, un’azione militare dovrebbe essere discussa e che la NATO è obbligata a fare qualcosa praticamente per difendere la Turchia.

La ragione per cui è stata creata la NATO è che i membri devono mutuamente appoggiarsi a livello militare. C’è anche da ricordare che per i militari NATO la libertà in alto mare garantita dalla Convenzione sulle Leggi Marittime delle Nazioni Unite è un interesse vitale dell’Alleanza che i militari sono condizionati ad accettare in tutti i passi della loro carriera.

La Turchia è stata estremamente intelligente a richiedere un’immediata riunione del comitato d’emergenza NATO come reazione all’attacco Israeliano. Questa reazione Turca è stata il motivo per cui il presidente Obama, dopo la sorprendente reazione all’attacco in cui ha evitato di nominare Israele, ha telefonato al presidente Turco Erdogan per esprimere il suo cordoglio per le vittime.

Ho parlato con due amici, di due diverse nazioni, che lavorano al quartier generale NATO che mi hanno indicato che vi sono altre ragioni oltre a quelle indicate per la depressione esistente. Uno di loro mi ha detto che al quartier generale NATO ‘sono molto tristi’ e l’altro mi ha detto che la situazione è ‘stressata – molto di piu’ che durante l’invasione Irachena’.

Perché? Per coloro che sono al di fuori delle organizzazioni governative ed internazionali vi è la tendenza a vedere i dirigenti di tali istituzioni come tutti di un pezzo. Nella realtà in tali istituzioni si possono trovare moltissime persone molto intelligenti –e molto competitive- che rappresentano diversi interessi.

Ci sono profonde perplessità, soprattutto tra i militari, a proposito della missione Afgana, dato che non vi è segno di una diminuzione degli attacchi della resistenza Afgana e sembra non esserci una strategia chiaramente definita. I militari non sono stupidi e si rendono conto che il governo di Karzai è profondamente corrotto e che il cosidetto ‘esercito nazionale afgano’ è formato quasi esclusivamente dai tradizionali nemici tribali dei Pashtuns.

Molta gente sarebbe sorpresa dal livello di scetticismo che c’è nella NATO a proposito della teoria che occupare l’Afganistan aiuti a proteggere l’Occidente, in contrasto con la teoria che tale occupazione fa solamente aumentare il livello di rabbia islamica a livello mondiale.

Questo è quello che sta causando nervosismo e tensione all’interno della NATO. L’organizzazione è impelagata in una missione in Afganistan che è grande, costosa e mal definita, che molti all’interno dell’organizzazione credono improduttiva rispetto ai termini di aiuto reciproco dell’alleanza. Tutte le istituzioni militari Europee stanno affrontando problemi finanziari mentre la crisi dovuta al debito pubblico colpisce il continente. L’unica cosa che mantiene insieme i partecipanti alla missione Afgana è la lealtà e l’appoggio agli USA.

Che mutuo supporto può dare la NATO che richiede impegni di carattere decennale, grandi spese e la perdita di vite umane per appoggiare gli USA quando la stessa organizzazione non può nemmeno fare un gesto di appoggio alla Turchia quando la Turchia è attaccata da un non-membro??

Persino i Paesi Est Europei non stanno appoggiando gli USA nella loro politica nei confronti di Israele. L’atmosfera che si respira all’interno della NATO a proposito di quello che sta succedendo è come di USA contro tutti gli altri. L’atteggiamento USA dentro la NATO viene descritto da un ufficiale superiore come ‘sorprendentemente arrogante – sembra che gli americani credano che non importi quello che pensano gli altri’.

La domanda base a proposito della funzione della NATO sta agitando i cuori e le menti del personale non americano del quartier generale NATO. La NATO è veramente un’organizzazione di mutua difesa o è solo uno strumento della politica estera USA ?

La politica estera USA di appoggio incondizionato a Israele e occupazione militare dell’Afghanistan sta veramente difendendo l’Europa o sta mettendo a rischio il mondo infiammando i militanti islamici??

Lascio l’ultima parola ad un ufficiale superiore della NATO – che non è inglese: “tutti pensano che la posizione americana a proposito dell’attacco di Gaza sia un errore ed una mancanza di sensibilità umana, a parte gli americani. Però tutti già pensavano lo stesso a proposito della politica americana. L’incidente ha solo permesso alla gente di esprimere privatamente quanto pensano”.

Craig Murray
Fonte: www.craigmurray.org.uk
Link: http://www.craigmurray.org.uk/archives/2010/06/israeli_murders.html
2.06.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MARCO CRESPI

*Diplomatico inglese, la cui carriera fu brutalmente stroncata quando denunciò l’uso sistematico della tortura (contro gli oppositori islamici) in Uzbekistan.

Il generale Mori e Cosa Nostra: l’accusa è ‘concorso esterno’

Fonte: Il generale Mori e Cosa Nostra: l’accusa è ‘concorso esterno’.

Concorso esterno in associazione mafiosa. E’ questo il reato per il quale la Procura di Palermo ha iscritto nel registro degli indagati il generale Mario Mori, già capo del Ros dei Carabinieri e del Sisde. È un nuovo capitolo dell’inchiesta sulla “trattativa” e sul “patto” stretto da uomini delle istituzioni con Bernardo Provenzano, il capo dell’ala “moderata” di Cosa Nostra. Secondo l’ipotesi accusatoria dei Pm Nino Di Matteo e Antonio Ingroia, sarebbero stati parte di questa trattativa i colloqui che nel 1992, dopo la strage di Capaci, Mori e Giuseppe De Donno, il suo più fidato ufficiale, ebbero con l’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino.

Nel marzo scorso si era saputo che, nell’ambito della stessa inchiesta, De Donno era indagato per “violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario”. E, con lui, per favoreggiamento, anche il capitano dei carabinieri Antonello Angeli. Assieme a questi uomini delle istituzioni, si seppe che erano pure indagati i capimafia Riina, Provenzano e Cinà e alcuni esponenti dei Servizi tra cui il misterioso “signor Franco”, l’agente di collegamento tra Vito Ciancimino e gli apparati dello Stato, la cui identificazione impegna spasmodicamente gli inquirenti. Del reato ipotizzato a carico di Mori si è invece saputo solo ieri.


Secondo l’ipotesi dei pm, la trattativa ebbe precisi passaggi. Dopo i colloqui con Ciancimino ci fu la cattura di Riina, agevolata da Provenzano. Alla quale, però, non seguì la perquisizione del covo. Altro passaggio, nell’ottobre del 1995, la mancata cattura di Provenzano. Per questo reato il generale Mori, con un altro ufficiale del Ros, Mauro Obinu, è oggi sotto processo a Palermo. Per la mancata perquisizione è stato già processato e assolto. Ma quell’omissione, oggi, viene letta nel nuovo contesto accusatorio: il covo di Riina non sarebbe stato perquisito per evitare il ritrovamento di documenti che avrebbero svelato la trattativa e compromesso il progetto di favorire la successione alla guida di Cosa Nostra del “moderato” Provenzano. Il quale, da latitante, avrebbe dovuto garantire una nuova ‘pax mafiosa’ e la fine delle stragi. Che, invece, nel 1993, continuarono. Ma senza il suo avallo. Provenzano, infatti, il 31 ottobre del 1995 non fu arrestato benché al Ros fosse giunta un’informazione estremamente precisa sul luogo in cui era nascosto, una casa tra Palermo e Corleone.

Ma per chi trattarono Mori e De Donno? Chi garantì, sempre che l’ipotesi accusatoria sia fondata, il patto? Di certo, secondo gli inquirenti, ci fu una controparte politica. Lo stesso Mori recentemente ha sostenuto che se vi fu trattativa essa non poteva poggiarsi solo su due ufficiali dei carabinieri. Il fronte politico dell’indagine è ancora coperto. Massimo Ciancimino, il figlio di don Vito, e Giovanni Brusca, hanno fatto i nomi di Nicola Mancino, oggi vicepresidente del Csm e ministro dell’Interno nel 1992, e di Virginio Rognoni, ministro della Difesa fino al giugno dello stesso anno. Ma i due interessati hanno categoricamente smentito.
Secondo quanto hanno detto ai giudici di Palermo l’ex ministro della Giustizia Claudio Martelli e Liliana Ferraro, che prese il posto di Falcone all’ufficio Affari penali del ministero, dell’attività di Mori e De Donno sarebbe venuto a conoscenza il giudice Paolo Borsellino. Da qui il dubbio terribile che la strage in cui perse la vita assieme alla sua scorta, la strage di via D’Amelio, vada letta come strage di Stato.

L’ipotesi che la trattativa nel 1993 sia andata avanti a colpi di colpi di bombe (a Firenze, Milano e Roma) era del pm fiorentino Gabriele Chelazzi. Nell’aprile del 2003, pochi giorni prima di morire stroncato da un infarto, interrogò Mori. Voleva sapere perché tra il 4 e il 6 novembre 1993 era stato revocato il 41 bis a 140 mafiosi detenuti nel carcere dell’Ucciardone. Secondo Alfonso Sabella, ex pm palermitano, Chelazzi aveva iscritto Mori nel registro degli indagati.

Redazione de L’Unità.it (5 giugno 2010)

Antimafia Duemila – Di mafia e di deviazioni. Che Stato e’ il nostro?

Fonte: Antimafia Duemila – Di mafia e di deviazioni. Che Stato e’ il nostro?.

di Giorgio Bongiovanni – 31 maggio 2010

E’ vero. Ci vogliono le prove per accusare, per ricostruire con certezza, per condannare. Il tempo che trascorre a decine di anni è il peggiore alleato della verità giuridica, annacqua gli indizi, altera i risultati delle analisi, confonde i ricordi. Ma non lo è affatto per la lettura storica, politica e culturale.

La lontananza infatti consente una migliore valutazione del quadro d’insieme, degli effetti di quelle terribili cause scatenanti, delle ragioni ultime, delle convergenze di interessi.
Se non possiamo ancora additare tutti i colpevoli, gli esecutori materiali delle stragi e i loro complici, che appaiono sempre più chiaramente appartenere ai servizi di sicurezza, oltre ai terroristi, ai brigatisti e ai mafiosi, oggi come oggi ci possiamo senz’altro permettere un’analisi anche spudorata di quanto appare evidente agli occhi. Al di là di qualsiasi prudenza probatoria che è pertinenza dei soli magistrati.
Due sono le certezze di cui disponiamo. Ad ogni strage, da Portella della Ginestra, 1947, fino alle bombe di Firenze, Milano e Roma, 1993, passando per l’eversione nera e rossa, e golpe minacciosi, seguono puntuali e costanti: il piano di depistaggio e l’immediato contraccolpo politico per condizionare e determinare gli orientamenti di maggioranze e opposizioni.
In ossequio prima all’alleanza atlantica, fino alla caduta del muro di Berlino, quando gli equilibri mondiali imponevano all’Italia l’immobilismo e il centrismo, impedendo con ogni mezzo la realizzazione di una matura democrazia, e in obbedienza poi ai nuovi padroni del mondo: il ristretto club dei potentati economici e finanziari che decidono della sorte dei popoli giocando alla roulette truccata delle borse.
Questi Signori, del prima e del poi, sono coloro che tirano le fila della violenza e del ricatto che imprigionano l’Italia, tanto per rimanere in casa nostra. A questi individui insospettabili obbediscono i nostri servizi segreti, i nostri politici fantocci, certa magistratura, certo giornalismo, certa imprenditoria… altro che corruzione e ladri di galline. Qui si tratta proprio di quelle “menti raffinatissime” chiamate in causa subito dopo l’attentato all’Addaura da Giovanni Falcone la cui capacità di osservazione e di intendimento si muoveva molto al di là dei confini nazionali. (Non per niente dietro il muro di gomma che nasconde la verità sulla sua morte si agitano anche gli spettri dei servizi segreti americani e israeliani).
Di qui una domanda: davvero li dobbiamo chiamare ancora deviati? A me non sembra affatto. Sono assolutamente organici. Deviata è diventata la nostra Costituzione, aliena a questo Paese, e mai compiuta, rimasta carta ispiratrice di uno Stato che non si è mai realizzato. Deviati erano Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, il generale dalla Chiesa, Boris Giuliano, Ninni Cassarà, Rocco Chinnici, Pier Santi Mattarella, Pio La Torre, Moro e Berlinguer nel momento in cui decidono di spezzare i ricatti con il compromesso storico, Pippo Fava, Walter Tobagi, Giorgio Ambrosoli, Emilio Alessandrini… e non ci basterebbe una pagina intera. Uomini normali che hanno servito le Istituzioni facendo il loro mestiere ubbidendo solo ed esclusivamente al dettato costituzionale: eguaglianza di leggi, libertà di informazione ed espressione, diritti per tutti, nell’interesse della collettività. E non di schiere di potere che nello scontro tra titani mietono la vita di quei cittadini costretti a diventare eroi per aver fatto correttamente il proprio dovere.
Questo ormai lo sappiamo e ce lo possiamo dire: c’è uno stato-mafia con il suo esercito di assassini e complici e uno Stato deviato fatto di pochissimi politici, magistrati, giornalisti, imprenditori, operatori sociali che hanno come riferimento unico di civiltà la nostra Costituzione. Questi sì che sono deviati.
Ai cittadini non resta che scegliere da che parte stare e ingaggiare una nuova Rivoluzione. Io sono cristiano e pacifista, aborrisco la lotta armata, anche se capisco le ragioni dei partigiani che dovettero difendere con la vita e con la forza i valori che oggi sono scritti nella Carta e di grandi uomini come Che Guevara. Ma oggi non si possono ripetere vecchi schemi: la battaglia deve essere soprattutto culturale, di conoscenza, di presa di coscienza e responsabilità. Qualunque regime autoritario e oligarchico che si nasconde dietro alla facciata di democrazia ha bisogno per esistere di fondarsi sul segreto e sull’inganno. Per rovesciarlo non c’è che un modo: cercare, capire e dire la verità. L’unica che può renderci liberi, ma liberi davvero.
(Giovanni 8, 32)

ComeDonChisciotte – PRECIPITATI NEL CAOS: L’EUROPA ALLA VIGILIA DELLA CONFERENZA DEL BILDERBERG

Fonte: ComeDonChisciotte – PRECIPITATI NEL CAOS: L’EUROPA ALLA VIGILIA DELLA CONFERENZA DEL BILDERBERG.

DI OLGA CHETVERIKOVA
en.fondsk.ru

Il gruppo Bilderberg si riunirà dal 4 al 7 giugno a Sitges (nella foto), una località turistica a 30 km da Barcellona. Come al solito, le informazioni al riguardo ci vengono fornite da James Tucker e Daniel Estulin i quali hanno rivelato che in cima all’agenda del meeting di quest’anno c’è la recessione globale e le proposte per l’elaborazione di collassi economici che possano giustificare l’istituzione di una governance economica di portata mondiale.

Con l’intenzione di prolungare la crisi economica per almeno un altro anno, il gruppo Bilderberg spera di poter trarre vantaggio dalla situazione per poter formare un “ministero della finanza globale” all’interno dell’ONU. Sebbene la decisione fosse in realtà stata presa l’anno scorso nel meeting tenuto in Grecia, Tucker sostiene che il piano è stato affondato dai “nazionalisti statunitensi ed europei (il gruppo Bilderberg indica genericamente come “nazionalisti” tutte le forze con orientamenti nazionali che abbracciano l’idea di sovranità e indipendenza nazionale)

Per un anno intero, fin dall’ultimo incontro, i rappresentanti dell’esecutivo globale hanno cercato di convincere il pubblico del mondo ad accettare un “nuovo ordine finanziario”. L’idea è comparsa in dichiarazioni fatte da N.Sarkozy, G.Brown e dall’appena eletto Presidente del Consiglio europeo H. Van Rompuy, ma – sullo sfondo di una fase relativamente indolore della crisi – quest’attività è rimasta limitata a condizionamenti psicologici senza risvolti pratici. Come Jacques Attali ha, piuttosto ragionevolmente, descritto nel suo After the Crisis l’Europa non può pretendere di riformare l’architettura della finanza globale finché non si sarà fornita delle istituzioni necessarie per soddisfare i propri bisogni.

La crisi del debito greco che sta mettendo a repentaglio il sistema finanziario europeo fornisce un pretesto per misure drastiche, e sia la crisi che le misure illustrano chiaramente la strategia che ricorre al caos per riordinare gli accordi esistenti. Il caos generato in maniera deliberata è rigorosamente controllato da istituzioni finanziarie, le grandi banche e hedge funds e funziona come un efficiente meccanismo di governance e di ristrutturazione sociale.

L’attacco finanziaro alla Grecia si è prontamente trasformato in offensiva contro l’euro e, come è diventato via via più chiaro, gli sviluppi sono solo parzialmente correlati ai difetti dell’economia greca. L’intensità della crisi che ha momentaneamente costituito una minaccia per l’integrità economica e perfino politica della UE, non può essere spiegata esclusivamente dagli appetiti di sfacciati giocatori finanziari. Ci dovevano essere cause più serie dietro la situazione e in un certo qual modo gli obiettivi perseguiti da coloro che l’hanno creata possono essere capiti dalle dichiarazioni di G. Soros. In altre parole gli europei sono costretti a scegliere tra il collasso dell’eurozona e la centralizzazione della governance.

Jacques Attali ha delineato uno specifico piano di centralizzazione. In esso si suggerisce ai paesi della UE di creare istituzioni proprie per monitorare le attività degli operatori finanziari. Vi si propone anche l’istituzione di un ente di credito europeo di nuova formazione che non essendo legato alle banche centrali e di investimento europee né ai governi, garantirebbe assistenza a credibili istituzioni finanziarie locali, investirebbe nei loro fondi ed estendere i prestiti dietro specifiche condizioni. Attali inoltre invoca la formazione di un ministero di finanza europeo che dovrebbe avere fin da subito il potere di elargire prestiti a nome della UE e la creazione di un Fondo di Bilancio Europeo con il mandato di supervisionare i bilanci dei paesi il cui indebitamento progressivo costituisce l’85% del PIL. In altro modo, avverte Attali, ci si dovrebbe attendere una crisi più severa.

Sotto pressioni statunitensi, A. Merkel ha finalmente acconsentito a misure drastiche ( pare che Sarkozy abbia perfino minacciato di far tornare la Francia alla sua moneta nazionale in caso lei facesse lo stesso) e agli inizi di maggio i ministri della finanza ed economia della UE hanno firmato un accordo sui meccanismi di stabilizzazione dei bilanci nella Eurozona, che prevede l’istituzione di un cuscino di sicurezza di 60 miliardi di euro per riscattare con urgenza i paesi che lottano con le loro finanze pubbliche e l’allocazione di 400 miliardi di euro in prestiti garantiti. Il FMI ha inoltre promesso altri 250 miliardi in caso di necessità. Questo denaro deve servire come cauzione sul debito sovrano della Eurozona, una missione che per la prima volta nella sua storia, la Banca Centrale Europea si avvia a intraprendere. Misure atte a facilitare le transazioni finanziarie erano state annunciate dalle banche centrali di diverse parti del globo inclusa la Federal Reserve che sta per iniettare con urgenza dollari americani nella BCE così come nelle banche britanniche e svizzere.

Tutto questo può essere considerato come la prima fase verso l’amministrazione monetaria europea centralizzata. Non è chiaro ancora come i “grandi architetti” vedono la governance finanziaria globale e quale ruolo intendono assegnare alle istituzioni finanziarie esistenti come l’FMI. Le opzioni vanno dalla costituzione di istituzioni completamente nuove alla possibilità di usare l’FMI come centro di regolamento sovranazionale diretto da un consiglio di 24 grandi, un G-24.

Il piano imposto all’Europa dai circoli dell’élite finanziaria implica l’affrontare il problema dell’indebitamento con l’aiuto di nuovi presititi che potranno solo esacerbare anziché risolvere il problema dei bilanci. Secondo i dati di Eurostat, il debito sovrano dell’Eurozona crescerà dal 77,7% all’ 83,6% del PIL. Inoltre, la comunità di esperti ha ampiamente riconosciuto che i dati del debito per la Grecia, Portogallo e altri paesi della UE sono inverosimilmente bassi e non riflettono le reali proporzioni del problema.

Gli esperti della Lombard Odier, una banca svizzera, stimano che l’ammontare del credito inesigibile della Grecia costituisce l’875% del suo PIL, il che significa che per onorarlo il paese dovrebbe investire – senza alcun utile immediato – una cifra che supera il proprio PIL di un 8.75. La media corrispondente nella Eurozona è di 4.34. e negli Stati Uniti di 5.

Senza risolvere i problemi strutturali, le misure lenitive stanno spianando la strada alle istituzioni sovranazionali invocate da Attali. Il 21 maggio scorso, i ministri della finanza della UE, in un meeting presieduto dal presidente della Banca Centrale Europea Jean-Claude Trichet e dal presidente del Consiglio Europeo H. Von Rompuy, hanno adottato il piano tedesco per un coordinamento del bilancio molto più ampio che comprende penalità per gli stati che infrangono le regole di bilancio della UE. Le sanzioni comprendono la sospensione del diritto di voto per i recidivi, sospensione dei fondi per lo sviluppo strutturale, ecc. Era stato anche proposto di sottoporre i bilanci nazionali al vaglio della UE prima del loro dibattimento nelle legislature nazionali. Una relazione sarà preparata entro il 17 Giugno – data del summit della UE – con la bozza di una politica comune dell’Eurozona. Un altro – ancor più ambizioso – progetto come il controllo sui bilanci nazionali dell’Eurozona da parte di un triumvirato composto dalla Commissione europea, la BCE e l’Euro Group, verrà ugualmente discusso.

Gli svantaggi dei pacchetti per il salvataggio sono la peggior parte del problema. Nell’evocare la minaccia di collasso finanziario, i paesi della UE hanno introdotto una serie di misure di austerità estremamente impopolari come i congelamenti di salari e pensionamenti per gli impiegati pubblici, tagli nel welfare, aumento dell’età pensionabile, ecc. La Grecia è stato il primo ma non l’unico paese a essere colpito.

Il governo tedesco progetta di tagliare le spese di 10 miliardi annui tra il 2011 e 2016. La Francia ha abolito la pensione annuale per le famiglia a basso reddito. Sotto la pressione dell’FMI, la Spagna sta avviando una riforma complessiva che include congelamento dell’indice pensionistico, riduzione dei salari e licenziamenti nel settore pubblico, abolizione dei pagamenti di sostegno alle famiglie con bambini appena nati, ecc. Gran Bretagna, Italia e altri stanno percorrendo la stessa strada.

Le conseguenze delle suddette misure sono difficili da calcolare considerato che l’Europa sta già affrontando un notevole tasso di povertà e problemi di disoccupazione (quest’ultima ha raggiunto il 10% della popolazione economicamente attiva e continua a crescere e almeno 80 milioni di persone si trovano attualmente sotto la soglia di povertà).

Molto probabilmente, il governo ombra mondiale – il gruppo Bilderberg – somministrerà al pubblico l’oblio attentamente calcolato dei problemi sociali per permettere alle èlite di scaricare gli asset in crisi, conservare il controllo della situazione e deviare le proteste dalle vere cause dei problemi.

Dalla prospettiva della Russia, la conclusione è ovvia: l’intensificazione della sua integrazione nell’Europa “libera” rafforza il controllo finanziario e informativo sulla Russia esercitato da parte delle èlite globali che cercano di strapparle il ruolo di giocatore indipendente nel quadro geopolitico.

Olga Chetverikova
Fonte: http://en.fondsk.ru
Link: http://http://en.fondsk.ru/article.php?id=3069
3.06.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di RENATO MONTINI