Archivi del giorno: 11 settembre 2010

Antimafia Duemila – Il Mondo che vogliamo

Fonte: Antimafia Duemila – Il Mondo che vogliamo.

di Emergency – 11 settembre 2010
Crediamo nella eguaglianza di tutti gli esseri umani a prescindere dalle opinioni, dal sesso, dalla razza, dalla appartenenza etnica, politica, religiosa, dalla loro condizione sociale ed economica.

Ripudiamo la violenza, il terrorismo e la guerra come strumenti perrisolvere le contese tra gli uomini, i popoli e gli stati. Vogliamo un mondo basato sulla giustizia sociale, sulla solidarietà, sul rispetto reciproco, sul dialogo, su un’equa distribuzione delle risorse.

Vogliamo un mondo in cui i governi garantiscano l’eguaglianza di base di tutti i membri della società, il diritto a cure mediche di elevata qualità e gratuite, il diritto a una istruzione pubblica che sviluppi la persona umana e ne arricchisca le conoscenze, il diritto a una libera informazione.

Nel nostro Paese assistiamo invece, da molti anni, alla progressiva e sistematica demolizione di ogni principio di convivenza civile. Una gravissima deriva di barbarie è davanti ai nostri occhi.

In nome delle “alleanze internazionali”, la classe politica italiana ha scelto la guerra e l’aggressione di altri Paesi.
In nome della “libertà”, la classe politica italiana ha scelto la guerra contro i propri cittadini costruendo un sistema di privilegi, basato sull’esclusione e sulla discriminazione, un sistema di arrogante prevaricazione, di ordinaria corruzione.
In nome della “sicurezza”, la classe politica italiana ha scelto la guerra contro chi è venuto in Italia per sopravvivere, incitando all’odio e al razzismo.

È questa una democrazia? Solo perché include tecniche elettorali di rappresentatività? Basta che in un Paese si voti perché lo si possa definire “democratico”?

Noi consideriamo democratico un sistema politico che lavori per il bene comune privilegiando nel proprio agire i bisogni dei meno abbienti e dei gruppi sociali più deboli, per migliorarne le condizioni di vita, perché si possa essere una società di cittadini.

È questo il mondo che vogliamo. Per noi, per tutti noi. Un mondo di eguaglianza.

Tratto da: it.peacereporter.net

Antimafia Duemila – Il Sole inchioda il nucleare

Fonte: Antimafia Duemila – Il Sole inchioda il nucleare.

di Alessandro Farulli – 8 settembre 2010
Livorno.
Quanto sia stupido un ritorno al nucleare per l’Italia, greenreport.it lo sostiene da sempre. Meno altre testate, esattamente il contrario ha sempre detto invece il Sole24Ore.

Diventa così una notizia quando il quotidiano di Confindustria, come accade oggi, pone un macigno legato a costi e tempi proprio sull’atomo italiano con argomenti quali i nostri, ovvero tutt’altro che ideologici. Sostengo i due giornalisti esperti di energia quotidiano di via Monte Rosa, Giliberto e Rendina, che « L’energia atomica come quella progettata per il “rinascimento nucleare” in Italia chiede investimenti decisamente impegnativi, non meno di 5 miliardi per ogni reattore, in cambio di uno sconto sui costi di produzione dell’elettricità capace di regalare a lungo termine un vantaggio che appare in via teorica piuttosto significativo». «Ma ci sono – aggiungono – due variabili che, accanto ai parametri finanziari del capitale necessario, possono spostare molto la soglia di convenienza per un programma atomico che partisse da zero. Le variabili determinanti sono i tempi (la costruzione e la messa in marcia) e i prezzi del mercato elettrico quando la centrale futura potrà davvero andare a tutto vapore: le tecnologia concorrenti potrebbero essere più competitive. Commento unanime di tutti gli esperti: il vero nemico dell’energia nucleare è l’incertezza. La politica ondivaga italiana è più dannosa sui costi e sull’efficacia di un programma atomico più di tutti i ribellismi antinucleari».

E’, dunque, l’incertezza – sui tempi appunto e sui costi – il nodo del nucleare italiano e pensare che nel nostro Paese si possa a breve bypassare questa situazione che è endemica di tutte le opere piccole o grandi nazionali è ai limiti dell’utopia. Si può, giustamente, obiettare che con questa scusa si dovrebbe allora abbandonare qualunque tipo di progetto importante, ma il punto non è questo. Il difetto del nostro governo nel voler promuovere questo ritorno al nucleare sta nel fatto che ci ha speso quel poco di politica industriale che ha portato avanti da quando ha vinto le elezioni, affiancando questo progetto all’altro altrettanto lungo, ambizioso e inutile che è il Ponte sullo Stretto.

In questi giorni, infatti, chi ha avuto la possibilità di leggersi i commenti all’ennesimo appello di Napolitano circa la necessità di una vera politica industriale, dal governo sono arrivate risposte tutte incentrare sul fatto che è proprio il ritorno al nucleare uno dei cardini della politica (si fa per dire…) industriale nazionale.

E se questo appunto è una delle fondamenta, ci pare che il castello stia franando visto che i ritardi dell’Italia in questo campo sono stratosferici e non si capisce da dove veramente dovrebbero arrivare i soldi. Se come ha sempre sostenuto il governo, lo Stato non ci metterà un euro, vorremmo capire quali sono o sarebbero i privati disposti ad investire in un progetto così zoppicante. Il governo si è premurato di stabilire per legge che chi investirà nel nucleare, se poi il progetto fallisse, sarà rimborsato e questa è una delle polpette avvelenate (tra le tante) che l’attuale maggioranza lascerà in eredità alla prossima.

Se poi a tutto questo si aggiungono le perplessità, sollevate dallo stesso Sole24Ore, sul fatto che le zero emissioni di C02 sempre sbandierate dai nuclearisti per giustificarne ambientalmente la necessità degli impianti non sono affatto zero (ma circa il 30% di una centrale a gas); che nel 2020 l’offerta di uranio sarà insufficiente per soddisfare la domanda delle centrali; e che – questo lo si può rilevare dai tanti pezzi scritti da greenreport.it – sia sul piano tecnologico sia su quello della sicurezza ci sono ancora grandissimi punti interrogativi, si capisce insomma che siamo di fronte a un fallimento completo della politica (si fa per dire…) industriale di questo Paese. Il guaio dunque è che questa situazione sta infastidendo anche la crescita delle rinnovabili (che al momento sappiamo bene anche noi non essere ancora alternative per coprire il fabbisogno) resa ora ancor più complicata dalla malavita organizzata che sta minando lo sviluppo dell’eolico. Risparmio ed efficienza energetica; rinnovabili tutte dove si può a partire da un maggiore e più oculato sviluppo della geotermia; uso del gas nel periodo transitorio che ci porterà fuori (non domani è ovvio) dall’utilizzo del petrolio è la strada che l’Italia anche per caratteristiche geofisiche deve portare avanti. Il resto sono chiacchiere e le chiacchiere di questi tempi soprattutto costano carissime.

Tratto da:
greenreport.it

Antimafia Duemila – Per Angelo Vassallo

Fonte: Antimafia Duemila – Per Angelo Vassallo.

di Luigi Ciotti* – 10 settembre 2010
Ci fermiamo tutti per avere più coraggio. Il coraggio, l’avere cuore e l’avere a cuore, di battersi ogni giorno per il bene pubblico, per l’ambiente, per la legalità, minacciati dalle mafie, dalla corruzione, dalle varie forme di illegalità. Come faceva Angelo.

Ci fermiamo tutti perché l’omicidio di Angelo è una ferita alla comunità. Tutti dobbiamo ricordarlo, ma ricordarlo non basta se il ricordo non diventa maggiore corresponsabilità.

Ci fermiamo tutti per procedere poi più determinati. Angelo da noi non si aspetta da noi parole, non è morto per questo. Amava il suo impegno, non la propria immagine. E’ questo impegno che ci lascia in eredità.

Ci fermiamo per abbracciare idealmente la sua famiglia, per farle sentire il nostro calore, non solo nel momento del lutto ma sempre.

Ci fermiamo perché Angelo Vassallo e le altre vittime innocenti delle mafie ci insegnano – non smetteranno di insegnarci – la via della giustizia sociale, della dignità e libertà umana.

Ci fermiamo perché Angelo ci chiede di cercare la verità. La verità sul suo omicidio e di tanti altri fatti di sangue. Non ci può essere giustizia, speranza e cambiamento senza ricerca di verità.

Ci fermiamo per chiedere a noi stessi, alla politica, a tutte le parti sociali, maggiore pulizia, trasparenza, onestà. La democrazia è il sistema più aperto, più umano ma anche più fragile. Quello che funziona solo attraverso l’impegno di tutti. L’impegno che Angelo ci lascia in eredità.

*presidente di Libera
fondatore del Gruppo Abele

Si muore quando si è soli

Fonte: Si muore quando si è soli.

Siamo rimasti smarriti e senza parole di fronte all’ennesimo cruento assassinio di un uomo, Angelo Vassallo, barbaramente ucciso solo perchè voleva onorare il suo mandato da sindaco, solo perchè amava Pollica e il suo mare e non avrebbe permesso a nessuno di sfregiarla, nemmeno ai camorristi da quattro soldi con i nomi da fumetto.

Questo omicidio  ha riportato alla memoria di ciascuno di noi quei momenti in cui noi stessi, congiunti di vittime di mafia, abbiamo appreso della morte per mano mafiosa dei nostri cari,  quando attraverso la televisione, il telefono o un ripetuto bussare alla porta  ci sono arrivate notizie di morte.

Ci lacera il cuore sentire le parole della moglie di Angelo Vassallo, che si augura che il marito non venga dimenticato e che il suo lavoro venga portato avanti da altri. Noi non abbiamo potuto salvare Vassallo, ma ora possiamo evitare che le sue battaglie vengano inghiottite dall’oblio.

Dopo   il primo momento di disorientamento e confusione, abbiamo deciso che è nostro dovere fare qualcosa di concreto per far si che il sacrificio di Vassallo  possa essere l’ultimo tributo di sangue di cui questa nazione sventurata ha bisogno. Angelo, il sindaco-pescatore, deve essere l’effige della nostra battaglia in Campania; un uomo che intendeva la lotta ai clan fatta anche di piccoli gesti, come multare anche per un mozzicone buttato a terra, e gesti enormi, come quello di affrontare a viso aperto gli spacciatori di droga intimandogli di andarsene altrove. Lo chiameremmo eroe se questo aggettivo non fosse stato lordato da due uomini collusi con la mafia per un loro amico-collega.

E’ per questo che oggi lanciamo un appello a tutto il popolo che in questi anni ci è stato vicino, che con noi ha condiviso il nostro dolore e la nostra rabbia. Al popolo dell’antimafia, alle associazioni, ai sindacati. Organizziamo insieme una grande manifestazione a Pollica, andiamo  a portare i nostri cuori e la nostra rabbia in quel paese per cui Vassallo ha dato la vita e che non lasceremo che cada nelle mani della camorra.

E’ il momento di dimostrare ad Angelo che il suo sangue ha abbeverato una pianta di vita che sta già dando i suoi frutti; da quel sangue nascerà la ribellione dei cittadini di Pollica, poi del salernitano e infine della Campania tutta.

Assai poco in fondo ci chiede Vassallo.

Salvatore Borsellino (fratello del giudice Paolo)
Benny Calasanzio Borsellino (nipote degli imprenditori Borsellino)
Sonia Alfano (figlia del giornalista Beppe)

Antimafia Duemila – Morire a Lentini

Fonte: Antimafia Duemila – Morire a Lentini.

di Norma Ferrara – 10 settembre 2010
Una video inchiesta racconta di ecomafie e leucemia in Sicilia

Può un fazzoletto di terra e agrumi fra Catania e Siracusa, un centro di sole 24.000 anime come tanti altri in Sicilia, lontano dalle insidie dei poli industriali, detenere il macabro record delle morti per leucemia? Secondo gli studi a cura dell’Azienda USL di Siracusa pubblicati sul Registro Territoriale di Patologia, è esattamente quanto avviene da vent’anni nel comune di Lentini, in provincia di Siracusa, dove di leucemia continuano a morire uomini, donne e bambini per un tasso tre volte superiore al dato nazionale. Tragica fatalità? Dalla denuncia presentata dall’avvocato Santi Terranova alla Procura della Repubblica di Siracusa per conto dei genitori delle vittime più giovani, riuniti nell’Associazione per bambini leucemici “Manuela e Michele”, sembrerebbe in realtà che “sotto” quel fazzoletto di terra e agrumi ci sia molto di più. Sembrerebbe che ad uccidere sia uno sconcertante pastone di mafia, speculazioni nazionali ed interessi esteri. Ma quali le cifre? Quanti uomini e quante donne sono morti e continuano a morire a Lentini? Su quali cause le autorità sanitarie locali stanno indagando?

Con questo interrogativo la giornalista catanese Natya Migliori apriva l’inchiesta realizzata per Libera Informazione nel 2008 dal titolo:“Morire a Lentini”. Da allora la free lance non ha smesso di indagare, scrivere, sentire i tanti testimoni e i familiari delle vittime, di questa strage nascosta e silenziosa.  Oggi quell’inchiesta è diventata un lavoro audiovisivo,  pubblicato con la casa di produzione “Gemini movie production” (www.geminimovie.com) in collaborazione con il regista Giacomo Grasso. L’anteprima del lavoro è stata presentata presentata a Scordia e Lentini, fra luglio e agosto.

Dietro il flagello della leucemia concentratosi in quell’area che va da Catania a Siracusa, molte le ipotesi investigative su cui lavorano gli inquirenti. Una su tutte, anche nella video inchiesta della Migliori e di Grasso, sembra prendere corpo. Fra business dei rifiuti, ecomafie e inquinamento industriale (dovuto al vicino polo chimico Priolo – Augusta – Melilli) nel 1984 un aereo della base militare di Sigonella cadde vicino a Lentini. Intorno alla vicenda scese subito il silenzio. Ma dopo tanti anni una parola ritorna prepotente alle orecchie e bussa alle coscienze: uranio impoverito (Ascolta l’intervista di Libera Radio a Natya Migliori). La procura sta ancora indagando. I familiari delle vittime aspettano giustizia.

Il silenzio su questi fatti, già oggetto di una documentata inchiesta della Rai alcuni anni fa, è stato abbattuto. Di Lentini e leucemia, anche grazie a questa inchiesta coraggiosa e puntuale, non si smetterà di parlare,  in attesa che la giustizia faccia il suo corso. Le presentazioni del film- inchiesta si terranno nel mese di settembre in Sicilia e il programma è consultabile sul portale

www.geminimovie.com


Tratto da:
liberainformazione.org

Blog di Beppe Grillo – La Terra Desolata

Fonte: Blog di Beppe Grillo – La Terra Desolata.

Cosa sei disposto a perdere? E cosa hai già perso? Qual è il limite a cui dovrai arrivare per poter cambiare, rischiare qualcosa? Ed esiste per te un limite? Cosa potrà, se lo potrà, cambiare la tua vita che gira a vuoto senza mai fermarsi? Gli schiavi migliori sono quelli inconsapevoli, che pensano di essere liberi di scegliere, che sopravvivono credendo di vivere. Forse tu sei uno di loro.
Ogni tanto un tratto di corda, un diritto in meno, un minor grado di consapevolezza, la luce che diventa più flebile. La fine dei sogni. Il significato (cos’è la tua vita senza un significato?) annullato dalle necessità quotidiane, dalla produzione del superfluo, dalle luci sfavillanti del nulla sociale. L’affanno del vivere, proprio dello schiavo, ha creato il pensiero dello schiavo, di chi lotta per un posto di lavoro, per pagare il mutuo, la macchina, la scuola per i figli e le tasse, le bollette per ogni aspetto del vivere, dall’acqua, all’energia, al riscaldamento, ai rifiuti, al loro smaltimento.
La vita è merce, chi paga può permettersela, ma anche i più fortunati comprano solo merce, non sogni. L’italiano ha smesso di sognare, di rischiare, di cercare un significato come persona e come comunità. I più consapevoli si sono spesso ritirati come gli stiliti antichi su una colonna e da lassù contemplano e compatiscono i loro simili. Molti hanno scelto la fuga verso Nuovi Mondi, alla ricerca di un significato e di una libertà sociale qui inimmaginabile, Barcellona, Melbourne, Londra, Parigi, Berlino sono la loro meta, mai nella Storia recente tanti giovani, quasi tutti laureati, hanno lasciato il nostro Paese. Altri gridano come una voce nel deserto, tollerati, ignorati, spesso sbeffeggiati. Sono minoranza da così tanto tempo che cominciano ad avere dei dubbi. Che siano loro a sbagliare, che il Sistema sia l’unico possibile e una vita da schiavi non sia così disprezzabile. Annullarsi ha i suoi vantaggi. Eviti di vedere la tua terra massacrata, la scomparsa di ogni valore, la perdita della democrazia, le mafie, la fine dell’orgoglio di essere italiano, le nuove povertà, l’assassinio continuo dei migliori come Vassallo e Ambrosoli (ucciso anche dopo morto). Tiri a campare per non tirare le cuoia come disse Andreotti, il simbolo vivente (e marcescente) insieme a mille altri della Terra Desolata che è oggi l’Italia. Cambiare si può, sognare si può,attraversare la Terra Desolata per arrivare al significato, al Graal si può, ma ognuno deve prendersi il suo rischio, grande o piccolo che sia. La gabbia è sempre rimasta aperta, ora bisogna provare a volare. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

ComeDonChisciotte – MONTI HA FATTO CENTRO, BRUXELLES DECIDERA’ PER NOI

Fonte: ComeDonChisciotte – MONTI HA FATTO CENTRO, BRUXELLES DECIDERA’ PER NOI.

DI MARCELLO FOA
blog.ilgiornale.it

Lo scorso aprile segnalammo, in perfetta solitudine, i piani elaborati da Mario Monti (nella foto), per conto dell’Unione europea, per  spingere l’Europa sulla rotta dirigista. Poi scoppiò la crisi della Grecia e, sull’onda, i Ventisette annunciarono l’intenzione di inasprire i criteri di Maastricht. Poi, come al solito scese il silenzio, ma mentre i cittadini andavano in vacanza, l’Europa dell’establisment ha continuato a lavorare, nell’ombra. E ha deciso tutto, senza dibattito pubblico. E’ quel che si evince dall’ intervista rilasciata sabato da Tremonti a Repubblica.

Come capita sovente, quell’intervista ha fatto rumore per i suoi riflessi di politica interna, ma non per i suoi contenuti, che invece sono esplosivi, come spiego in questo articolo (vedi più sotto).

Leggetelo, scoprirete che l’Italia si avvia a perdere un’ulteriore fetta di sovranità, in quanto le politiche finanziarie e, attenzione, anche quelle per lo sviluppo, saranno decise non più a Roma, ma a Bruxelles. Ogni anno da gennaio ad aprile si svolgerà una sessione di bilancio europea. Ogni Stato presenterà i suoi progetti, destinati a essere discussi collettivamente da tutti gli altri Stati e coordinati dalla Commissione europea.

Tremonti sostiene che ci sarà una pianificazione decennale (che ricorda sinistramente quella quinquiennale che ha affossato l’economia sovietica) e che dovrà essere coerente con la struttura del blocco europeo e prevalente rispetto alle visioni nazionali.

Che Bruxelles debba tenere d’occhio i nostri conti è comprensibile, d’altronde lo fa già. Ma perchè deve decidere la nostra politica industriale? Per quale ragione portoghesi, olandesi, polacchi e persino rumeni devono valutare la nostra competitività? In America la California non si sogna nemmeno di vagliare eventuali incentivi normativi e fiscali della Florida o del Wisconsin. Che senso ha imporre un orientamento comune a Stati che hanno vocazioni e identità industriali diverse?

Tremonti, che sembra aver rinnegato le idee del suo recente passato, esulta. Sostiene che è in corso «una fondamentale devoluzione di potere insieme “dal basso verso l’alto“ e “dal diviso all’unito“».

Dal basso? E chi l’ha deciso? Certo non il parlamento e l’opinione pubblica è stata volutamente tenuta all’oscuro.

La mia impressione è che l’establishment europeo abbia adottato la dottrina Monti e, secondo i tenebrosi meccanismi che regolano il vertice euroepo, stia tentando di imporre una rivoluzione eurocentrica, nominalmente liberale, in realtà dirigista e lobbistica. Una rivoluzione non con il popolo, ma, ancora una volta, sopra il popolo.

O sbaglio?

Fonte: http://blog.ilgiornale.it
Link: http://blog.ilgiornale.it/foa/2010/09/07/nasce-nelloscurita-la-nuova-europa-dirigista-e-priva-litalia-di-unaltra-fetta-di-sovranita/
7.09.2010

La politiche economiche e quelle per lo sviluppo non nasceranno più a Roma

Ma perché le grandi riforme europee vengono fatte sempre all’insaputa del popolo? E poi: siamo certi che siano davvero grandi?
Come sempre, quando si affrontano i temi europei, la cautela è d’obbligo. Ma a leggere le indiscrezioni uscite sulla stampa europea e annunciate in Italia da Giulio Tremonti in un’intervista a Repubblica, i Ventisette Paesi dell’Unione europea si apprestano a cambiare le regole economiche e finanziarie. In un contesto, però, di inquietante opacità.

Riepiloghiamo. Lo scorso maggio la Ue salvò in extremis la Grecia, varando il megafondo di garanzia e annunciando una rivisitazione restrittiva dei criteri di Maastricht fortissimamente voluta dalla Germania. Sull’onda il Consiglio europeo decise di riscrivere il Patto di Stabilità e di Crescita.
In una vera democrazia un passaggio così importante verrebbe intrapreso alla luce del sole, dando modo all’opinione pubblica e al Parlamento di dibattere le riforme. Ma l’Unione europea è un essere amorfo, né maschio né femmina, né Stato, né Confederazione, governato secondo meccanismi complessi e imperscrutabili. Nominalmente debole, in realtà potentissimo. Da metà maggio a oggi è calato il silenzio sul nuovo Patto, che però nel frattempo è stato riscritto. Con scelte rivoluzionarie.

L’Italia perde un’altra fetta di sovranità. Secondo lo schema illustrato da Tremonti le politiche finanziarie e, attenzione, anche quelle per lo sviluppo, saranno decise non più a Roma, ma a Bruxelles. Ogni anno da gennaio ad aprile si svolgerà una sessione di bilancio europea. Ogni Stato presenterà i suoi progetti, destinati a essere discussi collettivamente da tutti gli altri Stati e coordinati dalla Commissione europea.

Dunque sarà Bruxelles, e non più il Parlamento, a decidere come lo Stato italiano debba risanare i conti pubblici e rilanciare la propria competitività, seguendo una pianificazione decennale (Twenty-twenty l’hanno chiamata, ovvero 2010-2020) che dovrà essere coerente con la struttura del blocco europeo e prevalente rispetto alle visioni nazionali.

Che Bruxelles debba tenere d’occhio i nostri conti è comprensibile, d’altronde lo fa già. Ma perché deve decidere la nostra politica industriale? Per quale ragione portoghesi, olandesi, polacchi e persino rumeni devono valutare la nostra competitività? In America la California non si sogna nemmeno di vagliare eventuali incentivi normativi e fiscali della Florida o del Wisconsin. Che senso ha imporre un orientamento comune a Stati che hanno vocazioni e identità industriali diverse?

Tutti elogiano la Germania. Ma l’Italia non è la Germania. Berlino esporta tramite i grandi gruppi, noi per il 93% grazie ad aziende piccole e medio-piccole, come ha appena certificato la Simest. Che cosa accadrà se i Ventisette obbligheranno il nostro governo a favorire i colossi anziché i piccoli?

La sensazione, sgradevolissima, è che la Ue abbia recepito le proposte formulate in primavera da Mario Monti, il quale, in teoria, auspicava più competizione, ma di fatto un controllo sempre più eurocentrico e dirigista.
Tremonti l’ha definita «una fondamentale devoluzione di potere insieme “dal basso verso l’alto” e “dal diviso all’unito”». Sono concetti che un liberale non può non accogliere con disagio.

Dal basso? Chi ha deciso questa devoluzione? Non certo il popolo e nemmeno il Parlamento. Lo stesso Monti l’altro giorno si è lamentato del fatto che l’opinione pubblica non abbia parlato delle riforme. Ma come facevano i giornali a darne conto se, né l’Unione europea, né i governi hanno aperto bocca?
Hanno deciso tutto loro. A nostra insaputa. E dovremmo persino sentirci in colpa.

Marcello Foa
Fonte: http://www.ilgiornale.it
Link: http://www.ilgiornale.it/economia/il_casomonti_ha_fatto_centro_bruxelles_decidera_noi/07-09-2010/articolo-id=471673-page=0-comments=1
7.9.2010

Antimafia Duemila – ”Andreotti pronuncia oscenita’ su Ambrosoli e ci ricorda che ha animo criminale, merita censura”

Antimafia Duemila – ”Andreotti pronuncia oscenita’ su Ambrosoli e ci ricorda che ha animo criminale, merita censura”.

“Le dichiarazioni di Andreotti su Giorgio Ambrosoli sono un’oscenità e un insulto alla memoria di quell’avvocato che non abbassando la testa e rifiutando di obbedire ai protettori istituzionali, alle blandizie ed alla minacce di Sindona andò incontro a morte certa. Quelle irripetibili parole ci riportano ad un passato che appare sempre più attuale”.

E’ il commento di Sonia Alfano, europarlamentare e responsabile nazionale del dipartimento Antimafia di IdV, alle parole pronunciate dal senatore a vita Giulio Andreotti nell’intervista rilasciata a Minoli per la trasmissione ‘La Storia siamo noi’, che andrà in onda questa sera. Andreotti ha risposto alla domanda sul perchè Ambrosoli fu assassinato con un laconico ‘se l’andava cercando’.

“E’ l’ennesima riprova dell’animo criminale che alberga in Giulio Andreotti. Del resto, come accertato con sentenza passata in giudicato, al tempo dell’omicidio Ambrosoli Andreotti era il più alto referente istituzionale di Cosa Nostra, organizzazione criminale che si avvaleva di Sindona per il riciclaggio dei propri proventi. Indignano ma non sorprendono, dunque, le parole di Andreotti. Certe affermazioni, però -continua l’europarlamentare- essendo state pronunciate da un senatore a vita, andrebbero censurate dai più alti vertici istituzionali perchè lesive non solo dell’onore di Ambrosoli – sottolinea- ma di quello del Paese tutto, che ha il dovere morale di ricordare tutti coloro che si sono sacrificati per il proprio rigore e il proprio impegno. Il presidente Napolitano, anziché redarguire gli onesti cittadini che chiedono di mettere fuori la mafia dallo Stato, dovrebbe immediatamente allertare i propri consiglieri giuridici perché individuino gli strumenti per la revoca a Giulio Andreotti del mandato vitalizio di senatore, essendo certo che egli ha accertate qualità criminali ma non gli ‘altissimi meriti nel campo sociale’, previsti dall’art. 59 della Costituzione. Ogni volta che Andreotti siederà nell’aula di Palazzo Madama sarà, infatti, una nuova offesa alla memoria dell’eroe borghese Giorgio Ambrosoli. Chi ha dato la vita per non svendere la propria dignità, mi sembra ovvio, dovrebbe essere un esempio cui ispirarsi. Lo Stato italiano invece – conclude – tende a premiare chi della corruzione e delle collusioni con organizzazioni criminali ha fatto il proprio stile di vita, in spregio al sangue versato affinchè questo Paese potesse essere libero e democratico”.

Visita:
soniaalfano.it

Giovedì 9 settembre è andata in onda su RaiDue, alle 23.42, una puntata de La storia siamo noi, dedicata a Giorgio Ambrosoli.
L’avvocato ucciso da un killer mandato da Sindona l’11 luglio 1979
All’interno l’intervista ad Andreotti e la sua inqualificabile frase.

QUI IL VIDEO INTEGRALE DELLA PUNTATA Durata 01:05:30

Antimafia Duemila – Grasso: ”Tanti sequestri alla mafia ma per le cosche sono spiccioli”

Fonte: Antimafia Duemila – Grasso: ”Tanti sequestri alla mafia ma per le cosche sono spiccioli”.

«Abbiamo gli strumenti per scovare i capitali illeciti dovunque si trovino e questo anche se i clan fanno un uso sempre più frequente di società organizzate con il sistema delle scatole cinesi, di prestanome e di uomini di paglia.
Non solo: succede sempre più spesso per sfuggire ai controlli si utilizzino imprenditori apparentemente puliti che mettono in campo in parte capitali accumulati negli anni in maniera lecita e in parte quelli provenienti dalle attività illegali gestite dalla malavita organizzata». Lo ha dichiarato Pietro Grasso, Procuratore nazionale antimafia, in un’intervista al quotidiano ‘Il Mattinò. «La criminalità utilizza strumenti sempre più raffinati – ha continuato Grasso – chiediamo di utilizzare tutte le banche dati disponibili. La procura nazionale antimafia ha già creato un modello di protocollo di indagine informatica patrimoniale e speriamo che ci diano presto i fondi e gli strumenti tecnologici per renderlo comune a tutti i magistrati. In questo modo sarà possibile collegare in rete le informazioni in possesso della direzione nazionale antimafia sulle relazioni tra persone, comportamenti e fatti con le risultanze di altre banche dati che analizzano, ad esempio, i rapporti societari. In questo modo sarà più facile anche scoprire i prestanome». «Quello che siamo riusciti a sequestrare e a confiscare finora è molto, parliamo di più di 12 miliardi di euro in due anni e mezzo. Ma per i clan questa cifra rappresenta una sorta di fondo per le piccole spese. È stato calcolato infatti da enti di ricerca sul crimine organizzato che si tratti dei 10% del fatturato delle organizazzioni criminali. Si capisce bene, dunque che si tratta di una piccola parte della cifra complessiva a disposizione della malavita. Ora si tratta di trovare il resto».

ComeDonChisciotte – FIDEL CASTRO: OSAMA BIN LADEN E’ UN AGENTE AMERICANO

Fonte: ComeDonChisciotte – FIDEL CASTRO: OSAMA BIN LADEN E’ UN AGENTE AMERICANO.

DI PAUL HAVEN
The Associated Press

Il Cubano Fidel Castro dichiara che il leader di Al-Qaida Osama Bin Laden e’ un agente americano.

Fidel Castro dice che il leader di Al Qaida Osama Bin Laden e’ stato ingaggiato e pagato dagli agenti CIA per apparire quando il Presidente George W. Bush aveva bisogno di terrorizzare il mondo, come provano dei documenti recentementi pubblicati su Internet.

“Ogni volta che Bush voleva suscitare paura con un discorso importante, Bin Laden appariva minacciando le persone con una storia su quello che stava per fare,” Castro ha detto ai media durante un incontro con uno scrittore lituano, conosciuto per aver avanzato teorie su un complotto mondiale. “ A Bush non e’ mai mancato il supporto di Bin Laden. Bin Laden era un subordinato.”

Nella foto: Il giornalista investigativo Daniel Estulin e Fidel Castro

Castro ha detto che i documenti pubblicati su wikileaks.org – un sito internet che ha recentemente pubblicato centinaia di documenti segreti sulla guerra in Afganistan – “provano effettivamente che era un agente CIA.” E non ha fornito altri dettagli.

Le osservazioni, pubblicate sul quotidiano comunista Granma venerdi’, sono state le ultime di una serie di dichiarazioni provocatorie rilasciate dall’84ennne leader rivoluzionario, che esce dall’isolamento per avvertire che il pianeta e’ sull’orlo di una guerra nucleare.

Castro aveva addirittura predetto che il conflitto mondiale avrebbe provocato la cancellazione delle ultime partite giocate il mese scorso durante la coppa del mondo di calcio in Sudafrica. Piu’ tardi Castro si e’ scusato per le premature osservazioni. La scorsa settimana, ha iniziato evidenziando il lavoro di Daniel Estulin, che ha scritto una trilogia di libri sul ‘gruppo Bilderberg’ i cui importanti membri si incontrano a porte chiuse una volta all’anno.

La natura segreta delle riunioni e l’importanza di alcuni membri- tra cui l’ex segretario di stato Henry Kissinger, alti funzionari statunitensi ed europei, e i piu’ importanti dirigenti di compagnie internazionali e dei media- hanno indotto alcuni ad ipotizzare che essa opera come un governo globale, che controlla non solo la politica e l’economia internazionale, ma anche la cultura.

Durante l’incontro, Estulin ha detto a Castro che la voce reale di Bin Laden e’ stata sentita l’ultima volta alla fine del 2001, non piu’ tardi degli attacchi dell’11 settembre. Ha anche detto che la persona che è stata sentita minacciare altri attacchi terroristici dopo quello dell’11 settembre, era “un cattivo attore”.

Casto si e’ dimesso per motivi di salute nel 2006- prima temporaneamente, poi definitivamente, e ha consegnato il potere a Raul, il fratello piu’ giovane. Fidel era rimasto a capo del Partito Comunista ma a causa della malattia era rimasto nelle retrovie per quattro anni, prima di ritornare alla ribalta in luglio.

Castro e’ d’accordo con tutte le maggiori tesi di Estulin, ad eccezione di una: che la razza umana deve trasferirsi in un altro pianeta abitabile o deve affrontare l’estinzione.

Castro ha detto che sarebbe meglio sistemare le cose sulla terra e poi abbandonare tutti insieme il pianeta.

“L’umanita’ deve prendersi cura di se stessa se vuole vivere migliaia di anni di più” ha detto Castro allo scrittore.

Titolo originale: “Fidel Castro: Osama bin Laden is a US agent”

Fonte: http://www.ap.org/
Link
27.08.2010

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di JACKALOPE