Archivio Mensile: settembre 2010

ComeDonChisciotte – “LE MONDE” SCOPRE I DUBBI SULL’11 SETTEMBRE

Fonte: ComeDonChisciotte – “LE MONDE” SCOPRE I DUBBI SULL’11 SETTEMBRE.

DI GIULIETTO CHIESA
megachipdue.info/

«Le Monde» dell’11 settembre 2010 si accorge, con nove anni di ritardo, che la versione ufficiale dell’11 Settembre non sta in piedi. Quanto a tempestività giornalistica non c’è male! Ma, come si suol dire, meglio tardi che mai. Naturalmente le carte in tavola non vengono messe: né tutte, né le più importanti. Ma, come il lettore potrà leggere da questi estratti che traduciamo dalla pagina web del più autorevole giornale francese, «Le Monde» è costretto a riconoscere che la storia ufficiale non solo puzza di marcio, ma che nemmeno l’amministrazione americana di Barack Obama è in condizione di tirarla fuori dal congelatore che non funziona più. Che cosa diranno ora i “debunkers”?

C’è solo da immaginare che metteranno anche «Le Monde» nella categoria dei cospirazionisti. Povero «Le Monde»!

Ma, a giudicare dalle prime reazioni dei lettori del giornale francese, quasi la metà non solo non protestano ma insistono, chiedono chiarimenti, si stupiscono.

L’altra metà s’indigna, naturalmente. Vorrebbero che «Le Monde» pubblicasse non solo il link a Loose Change, ma anche quelli dei siti cosiddetti debunking. Come se, in questi anni, fosse esistita una qualche par condicio tra la menzogna di tutti i media (alla quale «Le Monde» ha attivamente partecipato) e le verità delle domande che, insieme a migliaia di altri ricercatori di tutto il mondo, andavamo ponendo. Il bello è che il prossimo anno, il decimo anniversario, sarà tutto un festival di rivelazioni attorno al mistero.

«Le Monde» ha solo preso atto che la pagina, chiusa dalla versione ufficiale («è stato Osama bin Laden») si va riaprendo inesorabilmente. E si va riaprendo perché l’Impero sta sgretolandosi, giorno dopo giorno, e non c’è cemento che possa tenerlo insieme ancora molto a lungo. E, quando la nave affonda, è noto che i topi scappano.


ESTRATTI DELL’ARTICOLO DI «LE MONDE»:

Titolo: Gli Stati Uniti non hanno ancora finito con l’11 settembre

di Heléne Bekmezian – [lemonde.fr] – 11 settembre 2010.

Già nove anni. Nove anni che gli aerei della American Airlines hanno colpito le torri gemelle del World Trade Center di Manhattan, uccidendo più di tremila persone e ferendone più di seimila in un attentato rivendicato da Al-Qa‛ida.

(almeno tre gravi imprecisioni sono contenute in queste tre righe iniziali, per finire con l’affermazione, completamente destituita di fondamento, secondo cui Al-Qaida avrebbe rivendicato l’attentato, ma non ne segnaleremo le altre per non perdere tempo, ndr).

Oppure si trattava di aerei militari? E non ci sono state anche, piuttosto, settantamila feriti, se noi contassimo le vittime delle polveri tossiche? E quanto si dovrà attendere per giudicare gli autori presunti di tutto ciò? E perché Ground Zero è ancora un cantiere? Nove anni dopo, dunque, le domande rimangono e gli Stati Uniti sono ancora lontani dall’aver tratto le somme con l’11 settembre.

Ancora nessun processo. Un anno dopo aver annunciato che cinque presunti autori degli attentati dell’11 settembre 2001 saranno giudicati da un tribunale federale di New York, e non da un tribunale militare, la Casa Bianca non sembra oggi avere premura di giudicare questi uomini.

Secondo il «Daily News», il governo ha difficoltà a trovare una città pronta ad accogliere questo processo, che potrebbe durare anni e avere conseguenze sulla vita locale. Peggio ancora, con le elezioni di mezzo termine che si annunciano delicate per i democratici, questi ultimi non hanno interesse a riportare questo dossier dinnanzi a agli occhi del pubblico. (…)

Migliaia di vittime sono all’abbandono. Sono i dimenticati dell’11 settembre: circa settantamila persone – pompieri e squadre di soccorso – sono tuttora censite come vittime delle polveri tossiche prodotte dal crollo delle torri, con sintomi di difficoltà respiratorie, malattie dei polmoni, disturbi psicologici.

(…)

Domande senza risposte. Immediatamente dopo gli attentati sono apparsi dubbi sulla versione ufficiale dei fatti, in primo luogo i dubbi sollevati dalle famiglie delle vittime. In seguito sono fiorite su internet le teorie della cospirazione, attraverso video e siti web. Quasi ogni giorno, si può dire, decine di nuovi video vengono scoperti e pubblicati, alimentando i dubbi. Sebbene, puntualmente, le autorità abbiano contraddetto alcune teorie del complotto pubblicando nuovi documenti o nuovi video, non c’è mai stata una spiegazione globale e ufficiale capace di rispondere, una buona volta per tutte a tutte le domande che venivano poste (versioni contraddittorie sulla natura degli aerei, immagini che mostrano esplosioni sospette…).

I dubbi non hanno fatto che svilupparsi, tanto più che le autorità non hanno mai accettato di aprire un’inchiesta indipendente, che era chiesta dalle famiglie delle vittime.

In uno dei primi e più celebri filmati di questo genere, la serie “Loose Change” (dell’Associazione Reopen 911) , venivano evidenziati fatti giudicati sospetti e basati su dati documentati e testimonianze.

Giulietto Chiesa
Fonte: www.megachipdue.info
Link: http://www.megachipdue.info/finestre/zero-11-settembre/4529-lle-monder-scopre-i-dubbi-sull11-settembre.html
12.09.2010

Blog di Beppe Grillo – Effetti senza cause

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Effetti senza cause.

Sono scomparse le cause, rimangono solo gli effetti. Viviamo in una società di effetti senza cause. Il fumogeno lanciato verso Bonanni è un effetto chiuso in sé stesso, di padre ignoto e di morti sul lavoro, e così i fischi a FassinoinSerafini (plurideputati a vita) e a Schifani. Le cause rimangono sempre misteriose, inesplorate, mai raccontate. L’effetto senza causa è propaganda, indigna a senso unico, è l’ultima parte di un racconto, il capitolo finale. L’intera storia, gli avvenimenti che portano alla (logica) conclusione: all’effetto, sono cancellati dai media.
L’Italia non è solo un Paese senza memoria, è anche un Paese senza cause. L’effetto arriva sempre improvviso, come un fulmine a ciel sereno, che sia una disgrazia o una contestazione a questa democrazia di cartone. Il terremoto dell’Aquila, le frane in provincia di Messina, il rogo di Viareggio sono eventi che nascono e muoiono in sé stessi. Avvenuti qui e ora come in una nuova teoria creazionista, all’improvviso, senza una ragione. Chi indaga sulle cause è trattato da eretico, da novello Galileo Galilei: o abiura o è cancellato dall’informazione, perseguitato, eliminato. L’effetto senza causa è un dogma come il Sole che girava intorno alla Terra. Talvolta, quando l’effetto e la causa sono coincidenti, l’effetto scompare insieme alla causa. E’ l’eccezione che conferma la regola che un effetto si può raccontare solo se non si rivela la causa. In questi casi, effetti come le condanne al processo Mills o Mondadori svaniscono, non sono mai successi. Un non evento, per definizione, non ha cause.
Può succedere che un effetto sia tale da dover essere costretti, sotto la spinta dell’opinione pubblica, a cercare la sua origine. Allora la causa diventa metafisica, di origini sovrannaturali, senza responsabili. E’ più un effetto che genera un effetto che una vera e propria causa. La prova provata di questa tesi è la legge porcata elettorale che quasi tutti i partiti ora vogliono cambiare, da Casini, al tempo della sua approvazione presidente della Camera, a Fini, che non pronunciò una sillaba contraria alla legge, al Pdmenoelle che ostacolò in ogni modo la proposta Parlamento Pulito che restituiva la libertà di voto ai cittadini. La causa, della legge porcata o di situazioni simili, se c’è, è inconoscibile e quindi trascurabile, mai riconducibile a una persona, a un’organizzazione, un partito.
Un mondo senza cause è un mondo senza colpevoli e senza soluzioni. Come si può intervenire infatti sugli effetti senza conoscere le cause? Come si possono perseguire i mandanti degli assassinii di Borsellino e di Falcone senza conoscerne le vere cause, le motivazioni? Il debito pubblico è anch’esso figlio della teoria creazionista di Craxi, Berlusconi e Tremorti. Il debito è nato dal nulla. Nessuno può dire quali siano le cause di 1800 miliardi di euro di debito (30.000 euro a italiano). Viviamo così, in un continuo presente a sorpresa, un giorno dopo l’altro, per vedere l’effetto che fa.

Antimafia Duemila – P3, l’inchiesta tocca Berlusconi

Fonte: Antimafia Duemila – P3, l’inchiesta tocca Berlusconi.

di Maria Elena Vincenzi – 12 settembre 2010
ROMA – La procura di Roma potrebbe presto convocare Silvio Berlusconi come testimone nell’inchiesta sulla P3.  Per la precisione, il presidente del Consiglio potrebbe essere sentito dai magistrati come persona informata sui fatti.

Una svolta che arriva dopo che Arcangelo Martino, uno dei tre arrestati della “loggia P3″, durante un interrogatorio del 19 agosto non ha lasciato dubbi sul fatto che il “Cesare” citato nell’ordinanza dei carabinieri è, effettivamente, il premier. Parole che confermano la contestata nota a piè di pagina in cui gli investigatori dei carabinieri scrivevano che “Cesare” era l’appellativo con cui la loggia chiamava il presidente del Consiglio. La notizia uscì a metà luglio e l’entourage del capo dell’esecutivo, primo fra tutti il suo legale e deputato del Pdl, Niccolò Ghedini, si affrettò a precisare che “Cesare” non era Berlusconi. Che le date, citate dagli indagati, non coincidevano e che si “trattava di un’ipotesi oltre che inveritiera, ridicola”.

Ma ora le dichiarazioni dell’imprenditore arrestato danno nuova forza agli elementi che gli inquirenti hanno raccolto in questi mesi. Ed è per questo che il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il sostituto Rodolfo Sabelli stanno valutando la convocazione del presidente del Consiglio a palazzo di Giustizia. D’altronde, tutte le persone citate dagli indagati sono state sentite dai magistrati. All’appello mancava solo Berlusconi. E, a questo punto, la convocazione si fa concreta.

La novità si affaccia nel giorno in cui il legale di Arcangelo Martino, Giuseppe De Angelis, fa sapere di essere pronto “a presentare appello al Riesame contro l’ordinanza del gip che ha respinto l’istanza di scarcerazione sulla quale la procura aveva espresso parere favorevole”. Mentre Renato Borzone, difensore di Flavio Carboni, parla di notizie fatte filtrare “ad arte” dopo la decisione della Cassazione: “Tutto questo quadro denuncia il nervosismo di una tesi accusatoria che inizia a scricchiolare pesantemente”.

Indagati costretti a fare dichiarazioni, tesi che viene sposata anche dalla maggioranza. Il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto ha detto: “Le dichiarazioni dell’avvocato di Martino sono molto inquietanti: oramai è evidente che c’è una ulteriore ipotesi che riguarda l’arresto ed è quella di forzare le dichiarazioni dell’imputato”. Così Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo del partito di maggioranza al Senato che, come il collega, definisce le notizie apparse ieri sui giornali “inquietanti perché evidenziano quanta attualità abbiano ancora talune pratiche inquisitorie che speravamo fossero confinate ai periodi bui dei primi anni ’90″.

Tratto da: repubblica.it

Antimafia Duemila – Il Mondo che vogliamo

Fonte: Antimafia Duemila – Il Mondo che vogliamo.

di Emergency – 11 settembre 2010
Crediamo nella eguaglianza di tutti gli esseri umani a prescindere dalle opinioni, dal sesso, dalla razza, dalla appartenenza etnica, politica, religiosa, dalla loro condizione sociale ed economica.

Ripudiamo la violenza, il terrorismo e la guerra come strumenti perrisolvere le contese tra gli uomini, i popoli e gli stati. Vogliamo un mondo basato sulla giustizia sociale, sulla solidarietà, sul rispetto reciproco, sul dialogo, su un’equa distribuzione delle risorse.

Vogliamo un mondo in cui i governi garantiscano l’eguaglianza di base di tutti i membri della società, il diritto a cure mediche di elevata qualità e gratuite, il diritto a una istruzione pubblica che sviluppi la persona umana e ne arricchisca le conoscenze, il diritto a una libera informazione.

Nel nostro Paese assistiamo invece, da molti anni, alla progressiva e sistematica demolizione di ogni principio di convivenza civile. Una gravissima deriva di barbarie è davanti ai nostri occhi.

In nome delle “alleanze internazionali”, la classe politica italiana ha scelto la guerra e l’aggressione di altri Paesi.
In nome della “libertà”, la classe politica italiana ha scelto la guerra contro i propri cittadini costruendo un sistema di privilegi, basato sull’esclusione e sulla discriminazione, un sistema di arrogante prevaricazione, di ordinaria corruzione.
In nome della “sicurezza”, la classe politica italiana ha scelto la guerra contro chi è venuto in Italia per sopravvivere, incitando all’odio e al razzismo.

È questa una democrazia? Solo perché include tecniche elettorali di rappresentatività? Basta che in un Paese si voti perché lo si possa definire “democratico”?

Noi consideriamo democratico un sistema politico che lavori per il bene comune privilegiando nel proprio agire i bisogni dei meno abbienti e dei gruppi sociali più deboli, per migliorarne le condizioni di vita, perché si possa essere una società di cittadini.

È questo il mondo che vogliamo. Per noi, per tutti noi. Un mondo di eguaglianza.

Tratto da: it.peacereporter.net

Antimafia Duemila – Il Sole inchioda il nucleare

Fonte: Antimafia Duemila – Il Sole inchioda il nucleare.

di Alessandro Farulli – 8 settembre 2010
Livorno.
Quanto sia stupido un ritorno al nucleare per l’Italia, greenreport.it lo sostiene da sempre. Meno altre testate, esattamente il contrario ha sempre detto invece il Sole24Ore.

Diventa così una notizia quando il quotidiano di Confindustria, come accade oggi, pone un macigno legato a costi e tempi proprio sull’atomo italiano con argomenti quali i nostri, ovvero tutt’altro che ideologici. Sostengo i due giornalisti esperti di energia quotidiano di via Monte Rosa, Giliberto e Rendina, che « L’energia atomica come quella progettata per il “rinascimento nucleare” in Italia chiede investimenti decisamente impegnativi, non meno di 5 miliardi per ogni reattore, in cambio di uno sconto sui costi di produzione dell’elettricità capace di regalare a lungo termine un vantaggio che appare in via teorica piuttosto significativo». «Ma ci sono – aggiungono – due variabili che, accanto ai parametri finanziari del capitale necessario, possono spostare molto la soglia di convenienza per un programma atomico che partisse da zero. Le variabili determinanti sono i tempi (la costruzione e la messa in marcia) e i prezzi del mercato elettrico quando la centrale futura potrà davvero andare a tutto vapore: le tecnologia concorrenti potrebbero essere più competitive. Commento unanime di tutti gli esperti: il vero nemico dell’energia nucleare è l’incertezza. La politica ondivaga italiana è più dannosa sui costi e sull’efficacia di un programma atomico più di tutti i ribellismi antinucleari».

E’, dunque, l’incertezza – sui tempi appunto e sui costi – il nodo del nucleare italiano e pensare che nel nostro Paese si possa a breve bypassare questa situazione che è endemica di tutte le opere piccole o grandi nazionali è ai limiti dell’utopia. Si può, giustamente, obiettare che con questa scusa si dovrebbe allora abbandonare qualunque tipo di progetto importante, ma il punto non è questo. Il difetto del nostro governo nel voler promuovere questo ritorno al nucleare sta nel fatto che ci ha speso quel poco di politica industriale che ha portato avanti da quando ha vinto le elezioni, affiancando questo progetto all’altro altrettanto lungo, ambizioso e inutile che è il Ponte sullo Stretto.

In questi giorni, infatti, chi ha avuto la possibilità di leggersi i commenti all’ennesimo appello di Napolitano circa la necessità di una vera politica industriale, dal governo sono arrivate risposte tutte incentrare sul fatto che è proprio il ritorno al nucleare uno dei cardini della politica (si fa per dire…) industriale nazionale.

E se questo appunto è una delle fondamenta, ci pare che il castello stia franando visto che i ritardi dell’Italia in questo campo sono stratosferici e non si capisce da dove veramente dovrebbero arrivare i soldi. Se come ha sempre sostenuto il governo, lo Stato non ci metterà un euro, vorremmo capire quali sono o sarebbero i privati disposti ad investire in un progetto così zoppicante. Il governo si è premurato di stabilire per legge che chi investirà nel nucleare, se poi il progetto fallisse, sarà rimborsato e questa è una delle polpette avvelenate (tra le tante) che l’attuale maggioranza lascerà in eredità alla prossima.

Se poi a tutto questo si aggiungono le perplessità, sollevate dallo stesso Sole24Ore, sul fatto che le zero emissioni di C02 sempre sbandierate dai nuclearisti per giustificarne ambientalmente la necessità degli impianti non sono affatto zero (ma circa il 30% di una centrale a gas); che nel 2020 l’offerta di uranio sarà insufficiente per soddisfare la domanda delle centrali; e che – questo lo si può rilevare dai tanti pezzi scritti da greenreport.it – sia sul piano tecnologico sia su quello della sicurezza ci sono ancora grandissimi punti interrogativi, si capisce insomma che siamo di fronte a un fallimento completo della politica (si fa per dire…) industriale di questo Paese. Il guaio dunque è che questa situazione sta infastidendo anche la crescita delle rinnovabili (che al momento sappiamo bene anche noi non essere ancora alternative per coprire il fabbisogno) resa ora ancor più complicata dalla malavita organizzata che sta minando lo sviluppo dell’eolico. Risparmio ed efficienza energetica; rinnovabili tutte dove si può a partire da un maggiore e più oculato sviluppo della geotermia; uso del gas nel periodo transitorio che ci porterà fuori (non domani è ovvio) dall’utilizzo del petrolio è la strada che l’Italia anche per caratteristiche geofisiche deve portare avanti. Il resto sono chiacchiere e le chiacchiere di questi tempi soprattutto costano carissime.

Tratto da:
greenreport.it

Antimafia Duemila – Per Angelo Vassallo

Fonte: Antimafia Duemila – Per Angelo Vassallo.

di Luigi Ciotti* – 10 settembre 2010
Ci fermiamo tutti per avere più coraggio. Il coraggio, l’avere cuore e l’avere a cuore, di battersi ogni giorno per il bene pubblico, per l’ambiente, per la legalità, minacciati dalle mafie, dalla corruzione, dalle varie forme di illegalità. Come faceva Angelo.

Ci fermiamo tutti perché l’omicidio di Angelo è una ferita alla comunità. Tutti dobbiamo ricordarlo, ma ricordarlo non basta se il ricordo non diventa maggiore corresponsabilità.

Ci fermiamo tutti per procedere poi più determinati. Angelo da noi non si aspetta da noi parole, non è morto per questo. Amava il suo impegno, non la propria immagine. E’ questo impegno che ci lascia in eredità.

Ci fermiamo per abbracciare idealmente la sua famiglia, per farle sentire il nostro calore, non solo nel momento del lutto ma sempre.

Ci fermiamo perché Angelo Vassallo e le altre vittime innocenti delle mafie ci insegnano – non smetteranno di insegnarci – la via della giustizia sociale, della dignità e libertà umana.

Ci fermiamo perché Angelo ci chiede di cercare la verità. La verità sul suo omicidio e di tanti altri fatti di sangue. Non ci può essere giustizia, speranza e cambiamento senza ricerca di verità.

Ci fermiamo per chiedere a noi stessi, alla politica, a tutte le parti sociali, maggiore pulizia, trasparenza, onestà. La democrazia è il sistema più aperto, più umano ma anche più fragile. Quello che funziona solo attraverso l’impegno di tutti. L’impegno che Angelo ci lascia in eredità.

*presidente di Libera
fondatore del Gruppo Abele

Si muore quando si è soli

Fonte: Si muore quando si è soli.

Siamo rimasti smarriti e senza parole di fronte all’ennesimo cruento assassinio di un uomo, Angelo Vassallo, barbaramente ucciso solo perchè voleva onorare il suo mandato da sindaco, solo perchè amava Pollica e il suo mare e non avrebbe permesso a nessuno di sfregiarla, nemmeno ai camorristi da quattro soldi con i nomi da fumetto.

Questo omicidio  ha riportato alla memoria di ciascuno di noi quei momenti in cui noi stessi, congiunti di vittime di mafia, abbiamo appreso della morte per mano mafiosa dei nostri cari,  quando attraverso la televisione, il telefono o un ripetuto bussare alla porta  ci sono arrivate notizie di morte.

Ci lacera il cuore sentire le parole della moglie di Angelo Vassallo, che si augura che il marito non venga dimenticato e che il suo lavoro venga portato avanti da altri. Noi non abbiamo potuto salvare Vassallo, ma ora possiamo evitare che le sue battaglie vengano inghiottite dall’oblio.

Dopo   il primo momento di disorientamento e confusione, abbiamo deciso che è nostro dovere fare qualcosa di concreto per far si che il sacrificio di Vassallo  possa essere l’ultimo tributo di sangue di cui questa nazione sventurata ha bisogno. Angelo, il sindaco-pescatore, deve essere l’effige della nostra battaglia in Campania; un uomo che intendeva la lotta ai clan fatta anche di piccoli gesti, come multare anche per un mozzicone buttato a terra, e gesti enormi, come quello di affrontare a viso aperto gli spacciatori di droga intimandogli di andarsene altrove. Lo chiameremmo eroe se questo aggettivo non fosse stato lordato da due uomini collusi con la mafia per un loro amico-collega.

E’ per questo che oggi lanciamo un appello a tutto il popolo che in questi anni ci è stato vicino, che con noi ha condiviso il nostro dolore e la nostra rabbia. Al popolo dell’antimafia, alle associazioni, ai sindacati. Organizziamo insieme una grande manifestazione a Pollica, andiamo  a portare i nostri cuori e la nostra rabbia in quel paese per cui Vassallo ha dato la vita e che non lasceremo che cada nelle mani della camorra.

E’ il momento di dimostrare ad Angelo che il suo sangue ha abbeverato una pianta di vita che sta già dando i suoi frutti; da quel sangue nascerà la ribellione dei cittadini di Pollica, poi del salernitano e infine della Campania tutta.

Assai poco in fondo ci chiede Vassallo.

Salvatore Borsellino (fratello del giudice Paolo)
Benny Calasanzio Borsellino (nipote degli imprenditori Borsellino)
Sonia Alfano (figlia del giornalista Beppe)

Antimafia Duemila – Morire a Lentini

Fonte: Antimafia Duemila – Morire a Lentini.

di Norma Ferrara – 10 settembre 2010
Una video inchiesta racconta di ecomafie e leucemia in Sicilia

Può un fazzoletto di terra e agrumi fra Catania e Siracusa, un centro di sole 24.000 anime come tanti altri in Sicilia, lontano dalle insidie dei poli industriali, detenere il macabro record delle morti per leucemia? Secondo gli studi a cura dell’Azienda USL di Siracusa pubblicati sul Registro Territoriale di Patologia, è esattamente quanto avviene da vent’anni nel comune di Lentini, in provincia di Siracusa, dove di leucemia continuano a morire uomini, donne e bambini per un tasso tre volte superiore al dato nazionale. Tragica fatalità? Dalla denuncia presentata dall’avvocato Santi Terranova alla Procura della Repubblica di Siracusa per conto dei genitori delle vittime più giovani, riuniti nell’Associazione per bambini leucemici “Manuela e Michele”, sembrerebbe in realtà che “sotto” quel fazzoletto di terra e agrumi ci sia molto di più. Sembrerebbe che ad uccidere sia uno sconcertante pastone di mafia, speculazioni nazionali ed interessi esteri. Ma quali le cifre? Quanti uomini e quante donne sono morti e continuano a morire a Lentini? Su quali cause le autorità sanitarie locali stanno indagando?

Con questo interrogativo la giornalista catanese Natya Migliori apriva l’inchiesta realizzata per Libera Informazione nel 2008 dal titolo:“Morire a Lentini”. Da allora la free lance non ha smesso di indagare, scrivere, sentire i tanti testimoni e i familiari delle vittime, di questa strage nascosta e silenziosa.  Oggi quell’inchiesta è diventata un lavoro audiovisivo,  pubblicato con la casa di produzione “Gemini movie production” (www.geminimovie.com) in collaborazione con il regista Giacomo Grasso. L’anteprima del lavoro è stata presentata presentata a Scordia e Lentini, fra luglio e agosto.

Dietro il flagello della leucemia concentratosi in quell’area che va da Catania a Siracusa, molte le ipotesi investigative su cui lavorano gli inquirenti. Una su tutte, anche nella video inchiesta della Migliori e di Grasso, sembra prendere corpo. Fra business dei rifiuti, ecomafie e inquinamento industriale (dovuto al vicino polo chimico Priolo – Augusta – Melilli) nel 1984 un aereo della base militare di Sigonella cadde vicino a Lentini. Intorno alla vicenda scese subito il silenzio. Ma dopo tanti anni una parola ritorna prepotente alle orecchie e bussa alle coscienze: uranio impoverito (Ascolta l’intervista di Libera Radio a Natya Migliori). La procura sta ancora indagando. I familiari delle vittime aspettano giustizia.

Il silenzio su questi fatti, già oggetto di una documentata inchiesta della Rai alcuni anni fa, è stato abbattuto. Di Lentini e leucemia, anche grazie a questa inchiesta coraggiosa e puntuale, non si smetterà di parlare,  in attesa che la giustizia faccia il suo corso. Le presentazioni del film- inchiesta si terranno nel mese di settembre in Sicilia e il programma è consultabile sul portale

www.geminimovie.com


Tratto da:
liberainformazione.org

Blog di Beppe Grillo – La Terra Desolata

Fonte: Blog di Beppe Grillo – La Terra Desolata.

Cosa sei disposto a perdere? E cosa hai già perso? Qual è il limite a cui dovrai arrivare per poter cambiare, rischiare qualcosa? Ed esiste per te un limite? Cosa potrà, se lo potrà, cambiare la tua vita che gira a vuoto senza mai fermarsi? Gli schiavi migliori sono quelli inconsapevoli, che pensano di essere liberi di scegliere, che sopravvivono credendo di vivere. Forse tu sei uno di loro.
Ogni tanto un tratto di corda, un diritto in meno, un minor grado di consapevolezza, la luce che diventa più flebile. La fine dei sogni. Il significato (cos’è la tua vita senza un significato?) annullato dalle necessità quotidiane, dalla produzione del superfluo, dalle luci sfavillanti del nulla sociale. L’affanno del vivere, proprio dello schiavo, ha creato il pensiero dello schiavo, di chi lotta per un posto di lavoro, per pagare il mutuo, la macchina, la scuola per i figli e le tasse, le bollette per ogni aspetto del vivere, dall’acqua, all’energia, al riscaldamento, ai rifiuti, al loro smaltimento.
La vita è merce, chi paga può permettersela, ma anche i più fortunati comprano solo merce, non sogni. L’italiano ha smesso di sognare, di rischiare, di cercare un significato come persona e come comunità. I più consapevoli si sono spesso ritirati come gli stiliti antichi su una colonna e da lassù contemplano e compatiscono i loro simili. Molti hanno scelto la fuga verso Nuovi Mondi, alla ricerca di un significato e di una libertà sociale qui inimmaginabile, Barcellona, Melbourne, Londra, Parigi, Berlino sono la loro meta, mai nella Storia recente tanti giovani, quasi tutti laureati, hanno lasciato il nostro Paese. Altri gridano come una voce nel deserto, tollerati, ignorati, spesso sbeffeggiati. Sono minoranza da così tanto tempo che cominciano ad avere dei dubbi. Che siano loro a sbagliare, che il Sistema sia l’unico possibile e una vita da schiavi non sia così disprezzabile. Annullarsi ha i suoi vantaggi. Eviti di vedere la tua terra massacrata, la scomparsa di ogni valore, la perdita della democrazia, le mafie, la fine dell’orgoglio di essere italiano, le nuove povertà, l’assassinio continuo dei migliori come Vassallo e Ambrosoli (ucciso anche dopo morto). Tiri a campare per non tirare le cuoia come disse Andreotti, il simbolo vivente (e marcescente) insieme a mille altri della Terra Desolata che è oggi l’Italia. Cambiare si può, sognare si può,attraversare la Terra Desolata per arrivare al significato, al Graal si può, ma ognuno deve prendersi il suo rischio, grande o piccolo che sia. La gabbia è sempre rimasta aperta, ora bisogna provare a volare. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

ComeDonChisciotte – MONTI HA FATTO CENTRO, BRUXELLES DECIDERA’ PER NOI

Fonte: ComeDonChisciotte – MONTI HA FATTO CENTRO, BRUXELLES DECIDERA’ PER NOI.

DI MARCELLO FOA
blog.ilgiornale.it

Lo scorso aprile segnalammo, in perfetta solitudine, i piani elaborati da Mario Monti (nella foto), per conto dell’Unione europea, per  spingere l’Europa sulla rotta dirigista. Poi scoppiò la crisi della Grecia e, sull’onda, i Ventisette annunciarono l’intenzione di inasprire i criteri di Maastricht. Poi, come al solito scese il silenzio, ma mentre i cittadini andavano in vacanza, l’Europa dell’establisment ha continuato a lavorare, nell’ombra. E ha deciso tutto, senza dibattito pubblico. E’ quel che si evince dall’ intervista rilasciata sabato da Tremonti a Repubblica.

Come capita sovente, quell’intervista ha fatto rumore per i suoi riflessi di politica interna, ma non per i suoi contenuti, che invece sono esplosivi, come spiego in questo articolo (vedi più sotto).

Leggetelo, scoprirete che l’Italia si avvia a perdere un’ulteriore fetta di sovranità, in quanto le politiche finanziarie e, attenzione, anche quelle per lo sviluppo, saranno decise non più a Roma, ma a Bruxelles. Ogni anno da gennaio ad aprile si svolgerà una sessione di bilancio europea. Ogni Stato presenterà i suoi progetti, destinati a essere discussi collettivamente da tutti gli altri Stati e coordinati dalla Commissione europea.

Tremonti sostiene che ci sarà una pianificazione decennale (che ricorda sinistramente quella quinquiennale che ha affossato l’economia sovietica) e che dovrà essere coerente con la struttura del blocco europeo e prevalente rispetto alle visioni nazionali.

Che Bruxelles debba tenere d’occhio i nostri conti è comprensibile, d’altronde lo fa già. Ma perchè deve decidere la nostra politica industriale? Per quale ragione portoghesi, olandesi, polacchi e persino rumeni devono valutare la nostra competitività? In America la California non si sogna nemmeno di vagliare eventuali incentivi normativi e fiscali della Florida o del Wisconsin. Che senso ha imporre un orientamento comune a Stati che hanno vocazioni e identità industriali diverse?

Tremonti, che sembra aver rinnegato le idee del suo recente passato, esulta. Sostiene che è in corso «una fondamentale devoluzione di potere insieme “dal basso verso l’alto“ e “dal diviso all’unito“».

Dal basso? E chi l’ha deciso? Certo non il parlamento e l’opinione pubblica è stata volutamente tenuta all’oscuro.

La mia impressione è che l’establishment europeo abbia adottato la dottrina Monti e, secondo i tenebrosi meccanismi che regolano il vertice euroepo, stia tentando di imporre una rivoluzione eurocentrica, nominalmente liberale, in realtà dirigista e lobbistica. Una rivoluzione non con il popolo, ma, ancora una volta, sopra il popolo.

O sbaglio?

Fonte: http://blog.ilgiornale.it
Link: http://blog.ilgiornale.it/foa/2010/09/07/nasce-nelloscurita-la-nuova-europa-dirigista-e-priva-litalia-di-unaltra-fetta-di-sovranita/
7.09.2010

La politiche economiche e quelle per lo sviluppo non nasceranno più a Roma

Ma perché le grandi riforme europee vengono fatte sempre all’insaputa del popolo? E poi: siamo certi che siano davvero grandi?
Come sempre, quando si affrontano i temi europei, la cautela è d’obbligo. Ma a leggere le indiscrezioni uscite sulla stampa europea e annunciate in Italia da Giulio Tremonti in un’intervista a Repubblica, i Ventisette Paesi dell’Unione europea si apprestano a cambiare le regole economiche e finanziarie. In un contesto, però, di inquietante opacità.

Riepiloghiamo. Lo scorso maggio la Ue salvò in extremis la Grecia, varando il megafondo di garanzia e annunciando una rivisitazione restrittiva dei criteri di Maastricht fortissimamente voluta dalla Germania. Sull’onda il Consiglio europeo decise di riscrivere il Patto di Stabilità e di Crescita.
In una vera democrazia un passaggio così importante verrebbe intrapreso alla luce del sole, dando modo all’opinione pubblica e al Parlamento di dibattere le riforme. Ma l’Unione europea è un essere amorfo, né maschio né femmina, né Stato, né Confederazione, governato secondo meccanismi complessi e imperscrutabili. Nominalmente debole, in realtà potentissimo. Da metà maggio a oggi è calato il silenzio sul nuovo Patto, che però nel frattempo è stato riscritto. Con scelte rivoluzionarie.

L’Italia perde un’altra fetta di sovranità. Secondo lo schema illustrato da Tremonti le politiche finanziarie e, attenzione, anche quelle per lo sviluppo, saranno decise non più a Roma, ma a Bruxelles. Ogni anno da gennaio ad aprile si svolgerà una sessione di bilancio europea. Ogni Stato presenterà i suoi progetti, destinati a essere discussi collettivamente da tutti gli altri Stati e coordinati dalla Commissione europea.

Dunque sarà Bruxelles, e non più il Parlamento, a decidere come lo Stato italiano debba risanare i conti pubblici e rilanciare la propria competitività, seguendo una pianificazione decennale (Twenty-twenty l’hanno chiamata, ovvero 2010-2020) che dovrà essere coerente con la struttura del blocco europeo e prevalente rispetto alle visioni nazionali.

Che Bruxelles debba tenere d’occhio i nostri conti è comprensibile, d’altronde lo fa già. Ma perché deve decidere la nostra politica industriale? Per quale ragione portoghesi, olandesi, polacchi e persino rumeni devono valutare la nostra competitività? In America la California non si sogna nemmeno di vagliare eventuali incentivi normativi e fiscali della Florida o del Wisconsin. Che senso ha imporre un orientamento comune a Stati che hanno vocazioni e identità industriali diverse?

Tutti elogiano la Germania. Ma l’Italia non è la Germania. Berlino esporta tramite i grandi gruppi, noi per il 93% grazie ad aziende piccole e medio-piccole, come ha appena certificato la Simest. Che cosa accadrà se i Ventisette obbligheranno il nostro governo a favorire i colossi anziché i piccoli?

La sensazione, sgradevolissima, è che la Ue abbia recepito le proposte formulate in primavera da Mario Monti, il quale, in teoria, auspicava più competizione, ma di fatto un controllo sempre più eurocentrico e dirigista.
Tremonti l’ha definita «una fondamentale devoluzione di potere insieme “dal basso verso l’alto” e “dal diviso all’unito”». Sono concetti che un liberale non può non accogliere con disagio.

Dal basso? Chi ha deciso questa devoluzione? Non certo il popolo e nemmeno il Parlamento. Lo stesso Monti l’altro giorno si è lamentato del fatto che l’opinione pubblica non abbia parlato delle riforme. Ma come facevano i giornali a darne conto se, né l’Unione europea, né i governi hanno aperto bocca?
Hanno deciso tutto loro. A nostra insaputa. E dovremmo persino sentirci in colpa.

Marcello Foa
Fonte: www.ilgiornale.it
Link: http://www.ilgiornale.it/economia/il_casomonti_ha_fatto_centro_bruxelles_decidera_noi/07-09-2010/articolo-id=471673-page=0-comments=1
7.9.2010

Antimafia Duemila – ”Andreotti pronuncia oscenita’ su Ambrosoli e ci ricorda che ha animo criminale, merita censura”

Antimafia Duemila – ”Andreotti pronuncia oscenita’ su Ambrosoli e ci ricorda che ha animo criminale, merita censura”.

“Le dichiarazioni di Andreotti su Giorgio Ambrosoli sono un’oscenità e un insulto alla memoria di quell’avvocato che non abbassando la testa e rifiutando di obbedire ai protettori istituzionali, alle blandizie ed alla minacce di Sindona andò incontro a morte certa. Quelle irripetibili parole ci riportano ad un passato che appare sempre più attuale”.

E’ il commento di Sonia Alfano, europarlamentare e responsabile nazionale del dipartimento Antimafia di IdV, alle parole pronunciate dal senatore a vita Giulio Andreotti nell’intervista rilasciata a Minoli per la trasmissione ‘La Storia siamo noi’, che andrà in onda questa sera. Andreotti ha risposto alla domanda sul perchè Ambrosoli fu assassinato con un laconico ‘se l’andava cercando’.

“E’ l’ennesima riprova dell’animo criminale che alberga in Giulio Andreotti. Del resto, come accertato con sentenza passata in giudicato, al tempo dell’omicidio Ambrosoli Andreotti era il più alto referente istituzionale di Cosa Nostra, organizzazione criminale che si avvaleva di Sindona per il riciclaggio dei propri proventi. Indignano ma non sorprendono, dunque, le parole di Andreotti. Certe affermazioni, però -continua l’europarlamentare- essendo state pronunciate da un senatore a vita, andrebbero censurate dai più alti vertici istituzionali perchè lesive non solo dell’onore di Ambrosoli – sottolinea- ma di quello del Paese tutto, che ha il dovere morale di ricordare tutti coloro che si sono sacrificati per il proprio rigore e il proprio impegno. Il presidente Napolitano, anziché redarguire gli onesti cittadini che chiedono di mettere fuori la mafia dallo Stato, dovrebbe immediatamente allertare i propri consiglieri giuridici perché individuino gli strumenti per la revoca a Giulio Andreotti del mandato vitalizio di senatore, essendo certo che egli ha accertate qualità criminali ma non gli ‘altissimi meriti nel campo sociale’, previsti dall’art. 59 della Costituzione. Ogni volta che Andreotti siederà nell’aula di Palazzo Madama sarà, infatti, una nuova offesa alla memoria dell’eroe borghese Giorgio Ambrosoli. Chi ha dato la vita per non svendere la propria dignità, mi sembra ovvio, dovrebbe essere un esempio cui ispirarsi. Lo Stato italiano invece – conclude – tende a premiare chi della corruzione e delle collusioni con organizzazioni criminali ha fatto il proprio stile di vita, in spregio al sangue versato affinchè questo Paese potesse essere libero e democratico”.

Visita:
soniaalfano.it

Giovedì 9 settembre è andata in onda su RaiDue, alle 23.42, una puntata de La storia siamo noi, dedicata a Giorgio Ambrosoli.
L’avvocato ucciso da un killer mandato da Sindona l’11 luglio 1979
All’interno l’intervista ad Andreotti e la sua inqualificabile frase.

QUI IL VIDEO INTEGRALE DELLA PUNTATA Durata 01:05:30

Antimafia Duemila – Grasso: ”Tanti sequestri alla mafia ma per le cosche sono spiccioli”

Fonte: Antimafia Duemila – Grasso: ”Tanti sequestri alla mafia ma per le cosche sono spiccioli”.

«Abbiamo gli strumenti per scovare i capitali illeciti dovunque si trovino e questo anche se i clan fanno un uso sempre più frequente di società organizzate con il sistema delle scatole cinesi, di prestanome e di uomini di paglia.
Non solo: succede sempre più spesso per sfuggire ai controlli si utilizzino imprenditori apparentemente puliti che mettono in campo in parte capitali accumulati negli anni in maniera lecita e in parte quelli provenienti dalle attività illegali gestite dalla malavita organizzata». Lo ha dichiarato Pietro Grasso, Procuratore nazionale antimafia, in un’intervista al quotidiano ‘Il Mattinò. «La criminalità utilizza strumenti sempre più raffinati – ha continuato Grasso – chiediamo di utilizzare tutte le banche dati disponibili. La procura nazionale antimafia ha già creato un modello di protocollo di indagine informatica patrimoniale e speriamo che ci diano presto i fondi e gli strumenti tecnologici per renderlo comune a tutti i magistrati. In questo modo sarà possibile collegare in rete le informazioni in possesso della direzione nazionale antimafia sulle relazioni tra persone, comportamenti e fatti con le risultanze di altre banche dati che analizzano, ad esempio, i rapporti societari. In questo modo sarà più facile anche scoprire i prestanome». «Quello che siamo riusciti a sequestrare e a confiscare finora è molto, parliamo di più di 12 miliardi di euro in due anni e mezzo. Ma per i clan questa cifra rappresenta una sorta di fondo per le piccole spese. È stato calcolato infatti da enti di ricerca sul crimine organizzato che si tratti dei 10% del fatturato delle organizazzioni criminali. Si capisce bene, dunque che si tratta di una piccola parte della cifra complessiva a disposizione della malavita. Ora si tratta di trovare il resto».

ComeDonChisciotte – FIDEL CASTRO: OSAMA BIN LADEN E’ UN AGENTE AMERICANO

Fonte: ComeDonChisciotte – FIDEL CASTRO: OSAMA BIN LADEN E’ UN AGENTE AMERICANO.

DI PAUL HAVEN
The Associated Press

Il Cubano Fidel Castro dichiara che il leader di Al-Qaida Osama Bin Laden e’ un agente americano.

Fidel Castro dice che il leader di Al Qaida Osama Bin Laden e’ stato ingaggiato e pagato dagli agenti CIA per apparire quando il Presidente George W. Bush aveva bisogno di terrorizzare il mondo, come provano dei documenti recentementi pubblicati su Internet.

“Ogni volta che Bush voleva suscitare paura con un discorso importante, Bin Laden appariva minacciando le persone con una storia su quello che stava per fare,” Castro ha detto ai media durante un incontro con uno scrittore lituano, conosciuto per aver avanzato teorie su un complotto mondiale. “ A Bush non e’ mai mancato il supporto di Bin Laden. Bin Laden era un subordinato.”

Nella foto: Il giornalista investigativo Daniel Estulin e Fidel Castro

Castro ha detto che i documenti pubblicati su wikileaks.org – un sito internet che ha recentemente pubblicato centinaia di documenti segreti sulla guerra in Afganistan – “provano effettivamente che era un agente CIA.” E non ha fornito altri dettagli.

Le osservazioni, pubblicate sul quotidiano comunista Granma venerdi’, sono state le ultime di una serie di dichiarazioni provocatorie rilasciate dall’84ennne leader rivoluzionario, che esce dall’isolamento per avvertire che il pianeta e’ sull’orlo di una guerra nucleare.

Castro aveva addirittura predetto che il conflitto mondiale avrebbe provocato la cancellazione delle ultime partite giocate il mese scorso durante la coppa del mondo di calcio in Sudafrica. Piu’ tardi Castro si e’ scusato per le premature osservazioni. La scorsa settimana, ha iniziato evidenziando il lavoro di Daniel Estulin, che ha scritto una trilogia di libri sul ‘gruppo Bilderberg’ i cui importanti membri si incontrano a porte chiuse una volta all’anno.

La natura segreta delle riunioni e l’importanza di alcuni membri- tra cui l’ex segretario di stato Henry Kissinger, alti funzionari statunitensi ed europei, e i piu’ importanti dirigenti di compagnie internazionali e dei media- hanno indotto alcuni ad ipotizzare che essa opera come un governo globale, che controlla non solo la politica e l’economia internazionale, ma anche la cultura.

Durante l’incontro, Estulin ha detto a Castro che la voce reale di Bin Laden e’ stata sentita l’ultima volta alla fine del 2001, non piu’ tardi degli attacchi dell’11 settembre. Ha anche detto che la persona che è stata sentita minacciare altri attacchi terroristici dopo quello dell’11 settembre, era “un cattivo attore”.

Casto si e’ dimesso per motivi di salute nel 2006- prima temporaneamente, poi definitivamente, e ha consegnato il potere a Raul, il fratello piu’ giovane. Fidel era rimasto a capo del Partito Comunista ma a causa della malattia era rimasto nelle retrovie per quattro anni, prima di ritornare alla ribalta in luglio.

Castro e’ d’accordo con tutte le maggiori tesi di Estulin, ad eccezione di una: che la razza umana deve trasferirsi in un altro pianeta abitabile o deve affrontare l’estinzione.

Castro ha detto che sarebbe meglio sistemare le cose sulla terra e poi abbandonare tutti insieme il pianeta.

“L’umanita’ deve prendersi cura di se stessa se vuole vivere migliaia di anni di più” ha detto Castro allo scrittore.

Titolo originale: “Fidel Castro: Osama bin Laden is a US agent”

Fonte: http://www.ap.org/
Link
27.08.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di JACKALOPE

ComeDonChisciotte – A NOVE ANNI DALL’ 11 SETTEMBRE

Fonte: ComeDonChisciotte – A NOVE ANNI DALL’ 11 SETTEMBRE.

DI THIERRY MEYSSAN
voltairenet.org

Il tempo passa. Nove anni dopo gli attentati che hanno messo a lutto il popolo statunitense, la lucidità e la tenacia di Thierry Meyssan stanno dando i loro frutti. Un’ampia maggioranza di persone di tutto il mondo non crede più nella versione ufficiale del governo americano. Questo fenomeno ha preso forza proprio negli Stati Uniti, dove il più recente dei sondaggi rivela che il 74% degli americani attualmente dubitano della versione ufficiale. Gli stessi ufficiali della commissione investigativa presidenziale ammettono adesso che non sono convinti del rapporto che loro stessi hanno firmato. Il tenace iniziatore di questo dibattito stima che, invece di continuare la polemica sopra la tanto dibattuta credibilità della versione ufficiale, sia arrivato il momento di fare ricorso all’ONU e imprendere azioni concrete contro i veri colpevoli.

Stiamo già commemorando il 9º anniversario degli attentati dell’11 settembre, che servirono da pretesto per scatenare una guerra i cui promotori aspiravano a un conflitto armato a carattere perenne. Dopo aver ammazzato circa 3000 persone negli Stati Uniti, gli organizzatori degli attentati causarono la morte di più di un milione di persone in più in Afghanistan e in Iraq. Il piano che avevano tracciato includeva la continuazione della strage mediante la distruzione della Siria e dell’Iran. Però non sono riusciti – per il momento – a concretizzare questa fase del loro progetto.

In occasione di questo triste anniversario, gli stessi che attribuivano agli islamici la responsabilità del loro stesso proprio crimine prima di devastare il Medio Oriente musulmano, adesso provano a mettere in piedi una nuova messinscena.. Un falso dibattito circa la nuova costruzione di un centro musulmano a Manhattan sconvolge gli Stati Uniti, mentre un altro falso dibattito accompagna l’annunciato rogo di esemplari del Corano. Nel contesto di queste provocazioni, le autorità americane non si lasceranno sfuggire l’occasione di provare a farci credere che siano intervenuti per garantire la libertà di culto nel loro paese, con la speranza di farci dimenticare così che i massivi crimini che loro stessi hanno commesso in Medio Oriente fossero perpetrati in un clima di vera crociata contro l’Islam.

Pretendono d’impedire così che prendiamo coscienza del loro fallimento nel convincerci. Nove anni fa, io mi trovai solo quando rifiutai le bugie sopra l’11 settembre, quando denunciavo che era in atto un colpo di stato orchestrato dal complesso militar-industriale, quando avvertivo dei progetti bellicisti del nuovo impero. Nonostante gli insulti, nonostante le minacce e gli attacchi, ho attraversato il mondo aprendo gli occhi dell’opinione pubblica internazionale e smontando l’ideologia della della guerra di civiltà. Non ho potuto sviluppare questo lavoro negli USA, dove fui dichiarato persona non grata. Nonostante ciò, dopo aver assimilato il colpo e accettato il dolore, coraggiosi americani hanno innalzato la bandiera della verità nel loro stesso paese. I sondaggi dimostrano che ogni anno si aggiunge un 10% in più degli americani alla massa di gente che dibatte la versione ufficiale redatta dalla Commissione Kean-Hamilton.. Più del 70% degli americani, includendo gli stessi signori Kean e Hamilton – gli incaricati di imporre definitivamente la versione del governo-, oggi la mettono in dubbio. A questo ritmo, entro tre anni tutta la popolazione americana rifiuterà nella sua totalità la versione ufficiale.

Oggi siamo la maggioranza quelli che a traverso il mondo esigiamo che si faccia luce su questi crimini. Stati Uniti e Regno Unito utilizzarono l’11 settembre per giustificare davanti all’ONU l’invasione che scatenarono contro l’Afghanistan e l’Iraq. Non si tratta, per lo meno, di una questione di carattere strettamente nazionale ma di un argomento di importanza internazionale. È giunto il momento che l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite instauri una commissione investigativa, riunisca gli elementi che già sono di pubblico dominio e adotti azioni concrete di accusa contro i veri sospettati.

Se i nostri cari trovassero la morte fra le rovine del World Trade Center o fra le macerie delle case bombardate a Kabul o a Bagdad, se i nostri figli cadessero sotto il fuoco delle forze occupanti o se morissero cercando di occupare il Medio Oriente, la realtà sarebbe la stessa per tutti. Tutti siamo vittime dello stesso sistema. Dobbiamo lottare tutti insieme affinché si sappia tutta la verità e affinché i colpevoli siano puniti, perché non avremo pace senza la giustizia.

Thierry Meyssan
Fonte: www.voltairenet.org
Link: http://www.voltairenet.org/article166948.html
9.08.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ANTONIETTA BANDELLONI

ComeDonChisciotte – OMICIDIO VASSALLO, UCCISO PER I MILIONI DELL’ENERGIA VERDE ?

Fonte: ComeDonChisciotte – OMICIDIO VASSALLO, UCCISO PER I MILIONI DELL’ENERGIA VERDE ?.

DI DEBORA BILLI
petrolio.blogosfere.it/

Segnatevi questa data sul calendario: per la prima volta, in Italia, la criminalità organizzata ammazza un politico ambientalista e proprio per il suo impegno sull’ambiente, la sostenibilità, la riqualificazione, l’energia. Mi auguro sia anche l’ultimo, ma qualcosa mi dice che probabilmente non sarà così. Finora, gli amministratori locali che sono finiti crivellati dalle “menti raffinatissime” si erano messi per traverso sui soliti traffici di cemento e calcestruzzo, appalti, opere pubbliche. Stavolta no.

Mi dicono amici vicini ad Acciaroli che, da quando Vassallo era sindaco, sembrava di stare in una città del Trentino. E non solo per quanto riguarda gli spazi pubblici: anche i negozi, le aree private, erano rinate ad una nuova vita. Le idee del sindaco erano penetrate profondamente nella mentalità della popolazione, che lo appoggiava e aveva imparato a valorizzare il proprio territorio. Vassallo sosteneva che non si devono buttare soldi per opere inutili che portano voti, bensì investire per sistemare i fiumi, gli acquedotti, il territorio.

Nella foto: Angelo Vassallo

La sua cittadina vanta il 70% di raccolta differenziata, in Campania.

Viene subito in mente il caso di Camigliano, il comune virtuoso sciolto perché disobbediente: faceva la differenziata invece di conferire in discarica come la legge di quella provincia comanda. Ma qui si è finiti molto diversamente, si è finiti con un morto sull’asfalto, e le mafie non ammazzano se possono farti smettere in altri modi.

Così, si cercano motivazioni più sostanziali. E ricordo Saviano, quando racconta che finché fai l’anticamorra nel tuo paesino nessuno dice nulla, ma se trovi risonanza al di fuori, se diventi insomma un simbolo, allora hai firmato la tua condanna. E proprio tra pochi giorni, Acciaroli avrebbe dovuto ospitare per la prima volta nella sua storia un importante convegno su tematiche ambientali, l’energia e la decrescita. Promosso dal Comune, organizzato da un’associazione di Parma, sponsorizzato da Slow Food, sostenuto dai MeetUp di Grillo, vedeva tra i relatori anche Maurizio Pallante del Movimento della Decrescita e, in un primo momento, anche l’economista italo-britannica Loretta Napoleoni. Oltre a sindaci di mezzo Cilento, professori universitari e artisti di fama nazionale. Saviano ci ha insegnato che non si può salire alla ribalta nazionale, perché i simboli diventano poi intoccabili: e la camorra non avrebbe mai consentito che il Cilento diventasse la Val di Susa della sostenibilità al Sud.

Ma c’è di più. Alcune fonti dirette mi hanno raccontato anche di un finanziamento regionale di ben 70 milioni di euro, destinato al Cilento, per lo sviluppo di del Parco e dell’autonomia energetica locale. Un finanziamento già assegnato a 46 Comuni della zona e a Legambiente, ed era in corso lo studio del progetto per poter poi accedere al fondo. Riportava Il Giornale del Cilento nel gennaio scorso:

L’idea progettuale, pensata dal presidente della comunità del Parco del Cilento, Angelo Vassallo, è riuscita a coinvolgere, per la prima volta, tutto un territorio che, per questo, ha smesso di pensare “per campanile”, riunendo tecnici, amministratori, privati e politici, realizzando così, l’idea del grande Parco. La Regione Campania ha messo a disposizione per l’intero sistema 70 milioni di euro, che andranno ad essere completati da interventi del privato sociale ed economico, che ammonteranno complessivamente a 128 milioni di euro, di cui 5 milioni destinati alle PMI per gli aiuti sulle riconversioni,  per finanziare l’energia alternativa, con un ulteriore possibilità di accesso al microcredito attraverso il Fondo Verde.

Si ammazzano i simboli. Ma soprattutto, si ammazzano i simboli che si avviano a gestire decine di milioni in modo non gradito.

Debora Billi
Fonte: http://petrolio.blogosfere.it
Link: http://petrolio.blogosfere.it/2010/09/omicidio-vassallo-ucciso-per-i-milioni-dellenergia-verde.html
6.09.2010

OMICIDIO VASSALLO. ECCO IL PROGETTO

DI DEBORA BILLI
petrolio.blogosfere.it/

Visto che a quanto pare le notizie su qualche retroscena dell’omicidio di Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica/Acciaroli, ieri vi hanno interessato pochissimo, oggi ritorno sull’argomento segnalando il sito del Parco Nazionale del Cilento.

In questa pagina si trovano tutte le informazioni relative all’Accordo di Reciprocità, quello che prevede un finanziamento di 70 milioni di euro di fondi europei via Regione Campania.  Il cuore del progetto, che vedeva il convolgimento di 73 Comuni dell’area, è l’autonomia energetica:

I tre pilastri su cui poggia l’AdR e che, complessivamente, potranno portare obiettivi di risparmio significativo per il territorio e di rilancio delle fonti energetiche alternative e di una economia leggera che si armonizza con gli indirizzi di sviluppo di un’area protetta di particolare pregio storico, culturale e naturalistico, sono:
1.      risparmio energetico e riduzione dell’uso delle fonti fossili;
2.      uso razionale dell’energia (URE) ed efficienza energetica (EE);
3.      uso delle fonti energetiche rinnovabili (FER).

Tra le altre cose, si parla di “economia leggera” per lo sviluppo dei territori e di rispetto dei limiti dell’ecosistema. Così se ne parlava sul Giornale di Eboli:

Ad Acciaroli sarà costruita una centrale fotovoltaica di 20 Kw con la quale si illuminerà tutto il comprensorio della variante, le discese a mare e l’impianto sportivo. Un impianto minieolico sorgerà a Bellosguardo e vecchie centrali idroelettriche saranno rimesse in funzione per produrre energia azionate da potenti turbine. Questo a Sant’Angelo a Fasanella, Felitto, Omignano e Torre Orsaia. “È una sfida rivoluzionaria – conclude Vassallo – se la vinceremo il futuro del Cilento sarà garantito”.

Quello che è importante capire è che questi fondi sono già stati stanziati. Si attendeva solo il completamento del progetto per erogarli. Ciò significa che arriveranno comunque nel Cilento… ma non li gestirà più Angelo Vassallo e qualcun altro deciderà per il loro utilizzo.

La cosa che trovo strana è come di tutto ciò sui giornali non si parli. Si preferisce menzionare qualche vago “ha detto no alla camorra”, insistere sulle cementificazioni, ma che questo sindaco fosse a capo di un accordo tra sindaci che prevedeva l’uso di 70 milioni di euro per le energie alternative non lo dice nessuno.

Update: molto interessanti le segnalazioni nei commenti. Il fatto è che c’è un altro Angelo Vassallo, di 57 anni, amministratore locale, che si è occupato di appalti relativi ad un porto ed è stato denunciato per estorsione qualche mese fa… ma il porto è quello di Palermo, e tutta la vicenda si svolge in Sicilia. Omonimia, e colpa di frettolose ricerche su Google della prima ora ?

Debora Billi
Fonte: http://petrolio.blogosfere.it
Link: http://petrolio.blogosfere.it/2010/09/omicidio-vassallo-ecco-il-progetto.html
7.09.2010

Blog di Beppe Grillo – Lo Stato si è fermato a Pollica

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Lo Stato si è fermato a Pollica.

Se i sindaci devono diventare prima eroi e poi martiri per difendere il territorio dalla speculazione significa che lo Stato è morto.
“Una di quelle notizie che non lasciano traccia e invece sono indicative di come funziona l’italia REALE: il sindaco Angelo Vassallo di un paese del Cilento, Pollica (Salerno) è stato ammazzato con 9 colpi di pistola mentre rientrava a casa. Nel comune di Pollica c’è una frazione, Acciaroli, famosa per la bandiera blu che viene assegnata alla qualità del suo mare, il massimo riconoscimento in fatto di pulizia delle acque e delle spiagge. Io SO (ma come disse Pasolini non ho le prove e non ho nemmeno indizi), perchè è stato ammazzato questo sindaco da più parti definito “una speranza per il Cilento” e “un simbolo di legalità”. Oggi i pochissimi amministratori locali che si oppongono alla speculazione selvaggia, alla predazione del territorio, alla feroce mercificazione dei beni naturali dei cittadini a fini di lucro, devono prima di tutto essere “eroi” e poi uomini politici e amministratori, quando dovrebbe essere normale tutelare il bene comune dei cittadini, e l’eccezione dovrebbe essere lo specularci sopra. In questo paese “la Colata” di cemento che ci sta sommergendo è persino argomento di letteratura (cosa che non esiste in nessun altro paese europeo) e bellissime località costiere, collinari e montane stanno diventando cantieri senza sosta, con la scusa della crescita, dell’economia (che poi significa sempre il profitto di pochi sulla fatica di molti). Il giorno in cui questo incubo di devastazione si arresterà, i nostri figli e nipoti e molte generazioni a venire, si ritroveranno in un paesaggio talmente allucinante, zeppo di asfalto, ferro e cemento e spogliato dalla sua naturale bellezza, da far desiderare una esplosione atomica per sperare n un “NUOVO INIZIO”. Forse lo sanno anche “loro” e per questo, ancora una volta contro la volontà del popolo, fanno le centrali nucleari. E poi sono “antidemocratici” sono quelli che li fischiano. Angelo Vassallo è stato ammazzato perchè con onestà e coraggio era contro gli ATTILA del nostro paese.” davide lak (davlak)

Blog di Beppe Grillo – BASTA!

Fonte: Blog di Beppe Grillo – BASTA!.

Oggi sono leggermente irritato. Capita. Non me ne frega un cazzo dei politici. Continuano a farmi domande su cosa penso di Schifani o di Chiamparino, di Fini o di Bossi. Voglio dare una risposta definitiva e cumulativa anche per il futuro: “Non me ne frega un cazzzo (ho aggiunto una z di rinforzo) di qualunque politico“.
Non devono esistere i politici, ma che mestiere è? Deve esistere la politica come “servizio civile“, cittadini a tempo determinato che si dedicano al loro Paese. I quotidiani sono diventati gossip, Casini onnipresente, Fini l’uomo nuovo e lo psiconano e Bersani e D’Alema. Basta. Questa gente è responsabile dello sfacelo del Paese, vive da trent’anni di stipendi pubblici e non si è ancora tolta dalle palle da sola. E ci parla di soluzioni, di strategia europea, di alleanze programmatiche? Non sono riusciti neppure a far funzionare i servizi minimi, come le Poste e la Scuola e la Giustizia e il Fisco e la Salute.
L’altro giorno hanno riaperto le scuole. Il servizio del Tg1, il telegiornale fogna di Stato, ha fatto vedere un liceo romano, i marciapiedi invasi dalle macchine, i muri e persino le porte della scuola completamente imbrattati e nessuno che si vergognava. Che educazione, che esempio diamo ai nostri ragazzi? Come fa la Repubblica di oggi a dedicare da pagina 1 a pagina 9 alle salme della politica, da “Fini incompatibile con la sua carica” a “Quelle cene del lunedì ad Arcore” al “Poker di alternative così si può rompere la legge Porcellum” con dotti riferimenti a Calderoli, D’Alema e Casini e SOLO pagina 10 all’assassinio di una persona perbene, il sindaco Angelo Vassallo? Che informazione di merda date ai vostri lettori, cari giornalisti, stuoini dei politici di riferimento? In Italia non funziona nulla e tutto costa di più, dall’acqua, alle autostrade, alle Poste. Se viaggi ti ritrovi bloccato ogni mezz’ora dai lavori stradali, se ti connetti a Internet fai tempo a morire.
Basta con questa classe politica! Con questi nomi ammorbanti. Hanno indebitato ogni italiano con 30.000 euro, distrutto l’industria che poteva garantire un futuro alle nuove generazioni, dall’Olivetti, alla Telecom, all’Italtel, distrutto il territorio, consegnato quattro regioni alle mafie e anche gran parte del resto d’Italia. E ci vengono a far lezioni? E mi si deve chiedere cosa penso di un governo di coalizione destra-centro-sinistra o di elezioni con una legge anticostituzionale in cui non posso scegliere il candidato? Se la Nuova Destra salverà l’Italia o se la coalizione de noantri ci libererà dallo psiconano? Il cittadino deve prendere possesso della politica, della sua vita e questa massa di incapaci, nutriti dalla greppia pubblica, uscire dalla porta per non dover trovarsi a saltare dalla finestra. BASTA! Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Parte la crociata nucleare | Il Fatto Quotidiano

Il nucleare conviene solo alle aziende che costruiscono le centrali, per il resto è più costoso e più dannoso alla salute di altre fonti

Fonte: Parte la crociata nucleare | Il Fatto Quotidiano.

L’Enel commissiona una ricerca di 300 pagine per dimostrare che le sue nuove centrali sono un affare

Basterebbe già il titolo (“Il nucleare per l’economia, l’ambiente e lo sviluppo”) a suscitare qualche dubbio sulla scientificità della ricerca, così viene chiamata, commissionata dall’Enel e dall’ente elettrico francese Edf alla società di consulenza The European House-Ambrosetti (e disponibile sul sito www.ambrosetti.eu). Ma i dubbi si tramutano in certezza quando si legge la composizione del Comitato guida della ricerca: accanto al capoeconomista dell’Agenzia internazionale per l’Energia, figurano il direttore delle relazioni esterne dell’Enel, Gianluca Comin, il capo dell’Edf in Italia, Bruno D’Onghia, un consulente del ministero dello Sviluppo Economico, Sergio Garribba, due parlamentari, Maurizio Lupi del Pdl e Nicola Rossi del Pd, il futuro presidente dell’Agenzia che dovrà vigilare sulle costruzioni nucleari, Umberto Veronesi, e, significativamente, il giornalista Carlo Rossella nella sua veste di presidente della Medusa cinematografica (gruppo Fininvest).
Molte certezzepochi numeri
Una domanda su tutte. Dopo che il governo italiano ha già deciso di costruire otto centrali elettronucleari, pari a una potenza installata di 13 mila megawatt, e l’Enel e l’Edf hanno già varato un investimento di una ventina di miliardi di euro per costruire quattro delle otto centrali, a che scopo commissionare alla prestigiosa ditta Ambrosetti uno studio di 300 pagine sulla convenienza del nucleare? Non era meglio farlo prima?

Infatti non è questo il punto. Sul nucleare il governo e l’Enel hanno solo certezze. Conviene, da tutti i punti di vista. E l’unica incognita è la resistenza di pezzi più o meno ampi di elettorato, e soprattutto delle comunità locali scelte per la localizzazione dei nuovi impianti: la propaganda ambientalista, si legge nello studio, è il nemico. E quindi, “bisogna contrastare la diffusione di disinformazione o di informazioni parziali che inevitabilmente causano il propagarsi di paure collettive, diffondendosi a grande velocità attraverso canali quali Internet”.

L’agitazione dello spettro di Internet oppio dei popoli completa il quadro: più che a una ricerca il documento reso pubblico dall’Enel assomiglia a un manuale di lobbying. Al quale gli estensori si sono applicati con tanto entusiasmo da utilizzare, con la massima serietà, per ben cinque volte l’espressione “rinascimento nucleare”, presa di peso dalla propaganda berlusconiana e, parlando al passato, scajoliana. Non solo. Secondo gli esperti messi in campo da The European House-Ambrosetti, c’è anche un “rinascimento nucleare mondiale” al quale le aziende italiane devono candidarsi a partecipare.
“Rinascimento nucleare”
Il rinascimento nucleare mondiale è così riassunto dalla ricerca a pagina 35: “Si prevede che nel 2030 saranno in funzione nel mondo 899 reattori (oggi 438)”. La nota 6 ci dice chi è la fonte del vaticinio: la WNA, nel suo Nuclear Century Outlook 2010. Ma chi questo esperto al di sopra delle parti che prevede la costruzione di 460 centrali nucleari in 20 anni, più quelle che devono sostituire quante delle 438 attuali saranno chiuse nel frattempo? Nient’altro che la World Nuclear Association, l’associazione mondiale delle imprese costruttrici di centrali nucleari. Tra i principali soci la francese Areva, quella che costruirà le quattro centrali Enel-Edf. Nel sito della WNA c’è scritto che tra i principi “etici” dell’associazione c’è la convinzione che “la tecnologia nucleare è uno strumento unico e indispensabile per lo sviluppo sostenibile globale”. Che, come tutti comprendono, non è una posizione ideologica, perché nel dibattito sul nucleare solo i dubbi sono tacciati di ideologismo, le certezze mai.
La ricerca ci consegna comunque i conti della convenienza per l’Italia. Stime abbastanza alla buona, che occupano poche righe delle 300 pagine. In sintesi: a partire da una recente stima della Commissione europea secondo la quale il chilowattora nucleare può costare tra i 50 e gli 85 centesimi di euro, la ricerca assume che la corrente prodotta dalle centrali Enel costerà 60 centesimi al chilowattora (ma già che c’erano potevano chiedere direttamente all’Enel su quale costo ha basato i suoi piani nucleari). Attualmente il costo medio della corrente prodotta nella penisola è attorno agli 80 centesimi. Su questa base si stima che dal 2020 al 2030, sostituendo il 25 per cento della produzione elettrica con fonti nucleari, il risparmio per il sistema sarà tra 1,7 e 2,4 miliardi di euro all’anno, in un’ipotesi prudente che mantiene la produzione al livello 2009, cioè 323 terawattora (miliardi di chilowattora). Negli effetti cumulati sull’economia, nell’arco di dieci anni si avrebbe un beneficio per il Paese vicino, nell’ipotesi più positiva, ai 70 miliardi.

La ricerca non affronta la questione della garanzia di prezzo che l’Enel chiederà al gestore della rete (cioè alle imprese e ai consumatori) per assicurarsi di vendere la corrente a 60 euro per una cinquantina d’anni, qualunque sia il prezzo delle altre fonti di energia nel frattempo. La convenienza economica del nucleare rimane affidata alla certezza che le altre fonti costeranno di più per almeno mezzo secolo.
Le 300 pagine della ricerca per il resto affrontano i temi secondo un ordine chiaramente ispirato a esigenze di propaganda. Basta guardare i titoli dei tre capitoli di cui si compone lo studio: “Perché all’Italia serve il nucleare”, “Come si discute di nucleare in Italia” (dedicato al pessimo lavoro di stampa e tv, condizionate ancora dalla grande paura collettiva chiamata Cernobyl 1986), “Cos’è (realmente) il nucleare”. Non si capisce quale antinuclearista potrebbe essere spinto da un documento del genere a rivedere le sue opinioni. Probabilmente gli basterà vedere titolo e sommario per decidere di non leggerlo. Peccato, un’occasione mancata.

Antimafia Duemila – Lumia: ”Scomparsa tabulati fatto di massima gravita”’

Fonte: Antimafia Duemila – Lumia: ”Scomparsa tabulati fatto di massima gravita”’.

«La scomparsa dagli archivi dei tabulati delle telefonate tra il boss dell’Arenella, Gaetano Scotto e agenti dei servizi segreti è un fatto di massima gravità. Scotto è considerato dagli inquirenti il tramite di Cosa nostra con pezzi deviati dei servizi coinvolti nelle stragi di mafia. È chiaro, quindi, il tentativo di impedire ai giudici di indagare per fare luce sui mandanti esterni». Lo dichiara il senatore del Pd Giuseppe Lumia, componente della commissione parlamentare Antimafia. «Alla riapertura dei lavori chiederò al governo di riferire in Parlamento. È indispensabile che i ministri competenti esercitino il dovere di garantire ai magistrati la possibilità di indagare senza subire sabotaggi. Contemporaneamente la commissione Antimafia utilizzi i suoi poteri d’inchiesta per accertare l’eventuale coinvolgimento di apparati deviati dello Stato -conclude Lumia- che vogliono occultare la verità e impedire la giustizia».

Antimafia Duemila – Dai baroni dell’universita’ ai politici cosi’ la massoneria manovra le carriere

Fonte: Antimafia Duemila – Dai baroni dell’universita’ ai politici cosi’ la massoneria manovra le carriere.

di Alessandra Ziniti – 3 settembre 2010
Messina.
Il boss e il procuratore generale, il sindaco e il senatore e poi uno stuolo di avvocati, professori universitari, medici, notai.

E adesso anche donne, una novità assoluta che sta prendendo piede. Il circolo culturale “Corda Fratres” di Barcellona Pozzo di Gotto è il volto nuovo della massoneria della vecchia città “babba”, l’ erede più rampante di quell’ antico tessuto di fratellanza con il cappuccio che nell’ Ottocento vedeva Messina tra le città italiane più attive e che fino agli anni Novanta era nelle mani di un affiatata elite di ambasciatori che tessevano affari e rapporti che andavano dall’ Unione Sovietica agli Stati Uniti. Oggi, nella città dello Stretto, può capitare che a porgere la mano con la “toccata del polso” siano allo stesso modo esponenti di Cosa nostra e alti magistrati, tutti seduti allo stesso “tavolino” di politici, imprenditori e professionisti in grado di pilotare appalti, assunzioni, nomine e carriere. Basta scorrere gli elenchi del circolo culturale “Corda Fratres” al centro di una recentissima indagine della magistratura di Reggio Calabria che lo considera un circolo para massonico ed ecco venir fuori, uno accanto all’ altro, il nome dell’ attuale procuratore generale di Messina Antonio Franco Cassata e quello di Giuseppe Gullotti, boss accusato dell’ omicidio del giornalista Beppe Alfano, quello del sindaco di Barcellona Pozzo di Gotto Candeloro Nania e di suo fratello Domenico, senatore Pdl. Ma ci sarebbe anche quello del sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca, lo stesso che – alle accuse rivolte dal manager del Policlinico Giuseppe Pecoraro al sistema di potere massonico che imbriglia la città – ha risposto: «Se ritiene di aver subito delle pressioni ha l’ obbligo civile, morale ed istituzionale di fare nomi, altrimenti taccia». I nomi dei massoni, coperti e scoperti, nelle stanze del potere di Messina corrono sulla bocca di tutti da molto tempo. Dal palazzo di giustizia al Comune, dagli uffici di governo ai più importanti studi legali e notarili, dai baroni dell’ Università ai medici, la categoria che – su tutte – sembra più affascinata dal cappuccio massonico. La “Corda Fratres” o la “Ausonia”, scoperta poco meno di un anno fa ancora a Barcellona dai magistrati della Dda di Messina partiti dalla denuncia di un imprenditore costretto a pagare il pizzo da dieci anni, incrociano il condizionamento degli appalti e della vita politica con la criminalità organizzata. Maè il potere per il poteree soprattutto il profumo dei soldi a fare ancora molti proseliti tra le due obbedienze ufficiali presenti a Messina, il “Grande Oriente” e il “Rito scozzese antico”, anche se il fenomeno nuovo degli ultimi anni è la polverizzazione in micrologge, divise possibilmente per appartenenza professionale, che stringono alleanza tra loro. Ci sono nomi noti e che contano negli elenchi ufficiali: dall’ ex ministro degli esteri Antonio Martino all’ ex ambasciatore Paolo Fulci, dall’ ex sottosegretario alle Finanze Dino Madaudo all’ ex assessore regionale Salvatore Natoli, dall’ avvocato Francesco Celona all’ ex presidente dell’ Opera Universitaria Carlo Mazzù, dal notaio Magno all’ ex presidente dell’ Ordine degli avvocati Carlo Vermiglio. E ci sono naturalmente tanti professori universitari. Perché, come mise in evidenza l’ indagine della commissione antimafia sul “verminaio” Messina e soprattutto l’ inchiesta per l’ omicidio del professore Matteo Bottari, della massoneria dello Stretto l’ Università degli scandali è sempre stata l’ ombelico. Massone era Bottari, massone è il suo “maestro”, l’ ex rettore Diego Cuzzocrea, massone è Giuseppe Longo, calabrese d’ origine, che per quel delitto e per altri affari con le cosche calabresi fu inquisito. Come loro decine di altri “baroni” e semplici professori decidono le sorti di assunzioni, dottorati, associati, carriere universitarie: una concorsopoli da sempre con il cappuccio quella messinese. Non a caso Ignazio Marino, presidente della commissione parlamentare d’ inchiesta sul Servizio sanitario nazionale, ricorda la storia di quel giovane medico messinese da lui assunto: «Quando gli chiesi come mai a Messina non avesse trovato lavoro – racconta – mi disse: “Lì se non hai i poteri forti che ti appoggiano non sei nessuno”. Logge “in chiaro” o coperte, ma soprattutto una miriade di pseudo-associazioni culturali che fanno da ombrello a “fratelli” che non possono dichiararsi tali per il ruolo pubblico e che però siedono ai tavolini dei comitati d’ affari o scendono in campo per sponsorizzare nomine o anche solo per sollecitare un pagamento o favorire un altro fratello. Ognuno ha il suo ruolo: gli uomini di legge scrivono, gli imprenditori fanno affari e poi sono riconoscenti, i professori universitari gestiscono carriere e lauree, i magistrati insabbiano le inchieste, i politici fanno da “gancio”. Basta continuare a “tastare il polso” a chi va ad occupare la sedia giusta.

Tratto da:
La Repubblica – Palermo