Antimafia Duemila – Corruzione, si ferma cosi’

È chiaro che se la corruzione è così diffusa, né destra né sinistra hanno interesse a combatterla perché la lotta alla corruzione li toccherebbe direttamente…

Fonte: Antimafia Duemila – Corruzione, si ferma cosi’.

«Non servono pene più severe, ma leggi per far emergere il reato. Il contrario di quello che avviene da noi, con la depenalizzazione dei reati finanziari». Dopo il rapporto-choc sull’Italia, parla il giudice Piercamillo Davigo.

Il Palazzo della politica, in grandissima parte, ha accolto con una scrollata di spalle una notizia che in tutti gli altri paesi sviluppati sarebbe stata un terremoto: il crollo del “rating” del nostro Paese nelle classifiche mondiali della corruzione. A segnalare il degrado italiano è stata un’organizzazione indipendente, Transparency International, che nel suo rapporto sul grado di onestà nei diversi paesi del mondo ha classificato l’Italia al 67esimo posto nel mondo con il punteggio di 3,9 su 10: mai così in basso da quando viene pubblicato il rapporto e ultima tra le democrazie occidentali. Ma, per capirci, siamo sotto perfino il Rwanda e Ghana. Nello stesso documento, l’associazione internazionale segnala l’importanza di approvare in fretta una nuova legge contro la corruzione. Una legge che in Italia corrisponde al Ddl anticorruzione, attualmente parcheggiato in Commissione al Senato e rimasto fermo per dare la priorità al Lodo Alfano. La corruzione è una piaga che, secondo la Corte dei Conti, ci costa sessanta miliardi l’anno: quasi mille euro a persona.

‘L’espresso’ ne ha parlato con Piercamillo Davigo, consigliere della Corte Suprema di Cassazione ed ex pm del Pool di Mani Pulite ai tempi di Tangentopoli, di recente autore con Grazia Mannozzi del volume “La corruzione in Italia: percezione sociale e controllo penale”.

Piercamillo Davigo Dopo l’ennesima bocciatura internazionale, si torna a parlare del disegno di legge anticorruzione. Ha senso approvarlo in fretta?

«Credo che questo disegno di legge non abbia in realtà alcuna efficacia nei confronti dei reati che dice di voler perseguire. Anche se venisse approvato non cambierebbero i veri problemi».

Perché?
«Si possono anche inserire pene più severe per la corruzione, persino l’ergastolo, ma questo non risolve nulla. Si devono invece introdurre delle norme che aiutino a far emergere la notizia di reato. Altrimenti si finisce per avere delle pene molto severe per dei reati che non si possono scoprire. Le faccio un esempio: in venti anni alla Corte di Appello di Reggio Calabria ci sono state solo due condanne per corruzione. Se si vuol credere che quella è un’isola felice va bene, ma forse c’è qualcosa che non va».

Cosa serve per una vera lotta alla corruzione?
«La corruzione è un reato che solo in minima parte viene denunciato. La differenza tra i casi denunciati e quelli che davvero accadono è molto elevata e si deve trovare un modo per far emergere questo sommerso».

E oggi non è possibile?
«E’ molto più difficile. Le leggi degli ultimi anni, approvate sia da destra sia da sinistra, hanno depenalizzato una serie di reati finanziari che aiutavano a smascherare la corruzione. L’abuso di ufficio oggi è molto difficile da provare, il falso in bilancio è stato in gran parte depenalizzato. Ed era proprio dal falso in bilancio e dai fondi neri creati in questo modo dalle aziende che partivano spesso le indagini per corruzione. Senza parlare dei tempi di prescrizione che hanno trasformato i processi in una corsa contro il tempo prima che scadano i termini».

Con quale risultato?
«La corruzione non ha effetti nefasti solo dal punto di vista etico, ma anche pratico. In altri termini, costa moltissimo a tutto il Paese e a tutti i contribuenti. Ci sono settori economici che dopo la scoperta di vicende di corruzione hanno visto crollare i prezzi degli appalti anche del 50 per cento. Senza dire che prendersi un appalto con le mazzette è una distorsione del mercato e della libera concorrenza, e ha come conseguenza una minore efficienza delle imprese».

Una risposta a Antimafia Duemila – Corruzione, si ferma cosi’

  1. Togliere ai politici il potere di decisione ultima per: legiferare, veto sui segreti di Stato, vari scudi protettivi per parlamentari o ministri, mascherate impunità, ed ancora; eliminare dal C S M qualsiasi ingerenza politica, ed infine; non devono esserci “simpatizzanti per strane confraternite” nella Magistratura e in tutte le Istituzioni dello Stato, come pure per i dipendenti statali.
    Dotare la Magistratura della macchina della verità, per accertare anche, la fedeltà allo Stato di tutti i dipendenti statali ivi compresi gli stessi Magistrati come pure i parlamentari.
    Dare alla stessa, l’incombenza della gestione e controllo di tutti i servizi segreti, perché, sotto l’influenza politica e militare, hanno prodotto: lacrime e sangue con stragi e depistaggi e inerme e la Giustizia.
    Rendere illegale la massoneria e tutte le associazioni ad essa assimilate, come pure e soprattutto quelle subdole come l’Opus Dei; massacrare quelle coperte spogliandole dei beni una volta scoperte, tutto questo, per eliminare le mafie.
    Servono altre leggi per combattere la corruzione e ricatti imperanti, ma, attuate queste poche cose, potrebbero bastare per scovare i mentitori e rendere giustizia al Dux, come appurare se nel parlamento vi si è insediata la PIOVRA, vera responsabile di tutte le stragi.
    Per esempio: ripristinare le leggi che hanno abbreviato o eliminato le prescrizioni.
    Modificare l’art. 2944 del C C, con: non si prescrive il reato fino a quando chi l’ha commesso non abbia risarcito e soddisfatto il soccombente.
    Nei reati corruttivi: necessita sequestrare tutti i beni del corruttore, ivi compresi quelli intestati a terzi o a propri discendenti, e chi si accolla l’eredità, si accollerà anche l’onere.
    Io affiderei ai Costituzionalisti la soluzione ideale, che la stessa soluzione possa convincere il Popolo della bontà, e i parlamentari, devono, al servizio del Popolo ed essere solo testa di legno, approvare e divulgare le stesse leggi. Del 30.10.10

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