Archivi del giorno: 23 gennaio 2011

Buone notizie dal fronte nucleare | Jacopo Fo

Fonte: Buone notizie dal fronte nucleare | Jacopo Fo.

si veda anche questo video: http://tv.repubblica.it/home_page.php?playmode=player&cont_id=60332&ref=search

I reattori nucleari 3 e 4 dell’impianto di Cernavoda, nel sud est della Romania, non si faranno piu’. I quattro maggiori finanziatori del progetto, Cez, Gdf-Suez, Rwe e Iberdrola, si sono ritirati a causa delle forti incertezze economiche e di mercato.
Buone notizie anche da Olkiluoto, in Finlandia. Grazie a un reportage di Repubblica scopriamo che la nuova centrale nucleare, costruita dai francesi e della stessa tipologia di quelle che dovrebbero sorgere in Italia, si sta trasformando in un incubo.
L’impianto doveva essere consegnato nel 2009, non sara’ pronto prima del 2013, doveva costare 3 miliardi di euro, e’ arrivato gia’ a 6, totalizzando la bellezza di 4.000 errori di progettazione.
(Fonte: Ecoblog e Repubblica)

Nucleare: bugie e propaganda

Fonte: Antonio Di Pietro: Nucleare: bugie e propaganda.

Anche se la viltà e l’insipienza di tante anime morte tengono ancora formalmente in piedi il suo governo, l’epoca del caimano è vicina alla sua fine. Già così ci lascerà in eredità moltissimi frutti avvelenati, ma nel momento del declino Berlusconi e i suoi obbedienti ministri si preparano a fare anche di peggio. Ignorando come al solito la volontà popolare, che si era già espressa con un referendum dal risultato inequivocabile, vogliono riportare in Italia quell’energia nucleare che era stata messa alla porta dai cittadini con il loro libero voto.
Le bugie e la propaganda del governo stanno già raccontando che il nucleare sarà la soluzione a tanti problemi, che finalmente avremo più energia pulita e la pagheremo molto di meno. Nelle loro favole il nucleare sembra la chiave per trasformare l’Italia nel paese della cuccagna.
Non è vero niente! Sul nucleare ha completamente ragione lo spot di Greenpeace che abbiamo messo sul nostro sito dell’Italia dei valori: non è la soluzione di niente. E’ “il problema senza soluzione”.
Il nostro governo non ha nessuna idea di dove mettere le scorie che sono velenosissime. Non si chiede perché nessuna azienda ha mai voluto investirci un soldo senza essere coperta dagli aiuti statali. Racconta balle quando promette che le bollette scenderanno.
Il bello è che ormai in tutto il mondo si stanno cercando e sperimentando soluzioni diverse, come l’energia eolica o quella solare. La modernità ha già scommesso sulle energie alternative: però da noi un governo vecchissimo e arretrato, che ha sacrificato la ricerca e per questo ha perso ogni contatto con la modernità vuole ridare fiato all’energia più pericolosa e meno economica di tutte.
Nei giorni scorsi il ministro dello Sviluppo economico Romani si è incontrato con il suo omologo francese Eric Besson, che ha promesso a lui e alla presidente di Confindustria Marcegaglia l’aiuto del governo francese per convincere gli italiani ad ingoiare senza un fiato il nucleare.
Il governo e quelle aziende che vogliono il nucleare perché pensano sempre ai loro profitti, e mai alla salute e alla sicurezza dei cittadini, sanno benissimo che sulla strada del ritorno al nucleare c’è un grossissimo ostacolo. E’ il referendum promosso da noi dell’Italia dei valori, che permetterà ai cittadini di decidere loro se vogliono davvero ritrovarsi con una centrale nucleare dietro l’angolo di casa e e con le strade invase non più solo dai rifiuti come oggi, ma dalle scorie nucleari.
Per convincerli a fare il contrario del loro interesse, Berlusconi userà tutte le sirene della propaganda, le sue televisioni, i giornali che anche quando non rispondono a lui devono fare gli interessi dei loro proprietari che in nome del profitto sono complici di questa manovra a favore del nucleare. Ma noi abbiamo dalla nostra parte la coscienza civile di un paese che è molto più avanti del suo governo e della sua classe politica. Quel paese dobbiamo iniziare a organizzarlo, perché solo nelle urne del referendum potremo battere di nuovo i veleni nucleari.
Per questo oggi siamo andati nella sala della Pace della provincia di Roma, per l’incontro del comitato promotore della legge di iniziativa popolare sulle energie alternative. Il referendum e quella legge sono due facce di uno stesso progetto sul fronte dell’energia: quello che mira a fornire una soluzione, non a creare nuovi e più che mai irrisolvibili problemi.

Appelli dalla Sardegna

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Appelli dalla Sardegna.

I sardi si stanno mobilitando per salvare le loro coste. Diamogli una mano: diffondiamo la notizia dello sversamento di 18.000 litri di petrolio della E.On. In febbraio andrò a Porto Torres.
“E’ una vergogna! Vivo a Sassari a 10minuti dalla spiaggia che purtroppo non è l’unica colpita dalla marea. Il petrolio è gia arrivato negli ex meravigliosi paesaggi di SantaTeresa e CapoTesta. Un disastro! Qui siamo disperati! Nessuno ne parla.” Davide Pala
“La gente vuole partecipare, hanno raccolto mille buste di monnezza petrolifera finora. “…Ma non sono sufficienti i volontari – non possiamo andare avanti cosi’ in Italia, senza personale e a colpo di volontari e di gente che lavora gratis per il bene comune e solo per amore. Dov’e’ la Castalia, i ministri, la Prestigiacomo? Dov’é il presidente del Consiglio?” leggiamo dorsogna.blogspot.comdina ., cagliari
“…Io sabato ero a Platamona, era una giornata stupenda, un meraviglioso tramonto ed un mare nero, oleoso ed infernale… ” Claudio Olla, Sassari
“E Cappellacci chi è? Il servetto del sig. nano padrone. Quindi tutto a posto, non è successo niente… Ischidamonnos sardos una olta/ ca cust’ est s’ ora de nos ilboltare/ Sun arruinenne sa terra , su mare/ e sa Saldigna nostra cheren molta/ Ilboltamonnos , como cheret risolta/ no est cosa de porer supoltare …/ Si no che issos nois puru semus/ … e no si podet torrare in segus …” Sias Gianmario

Presunto reattore a fusione fredda creato da due italiani

Presunto reattore a fusione fredda creato da due italiani.

C’è una notizia che da venerdì 14 gennaio 2011 sta rimbalzando in tutti i network di “informazione alternativa” (passatemi il termine): due italiani, un inventore e un fisico dell’ Università di Bologna, avrebbero messo a punto un reattore (termine che loro stessi definiscono “generico”) per produrre energia dalla famigerata fusione fredda.

Che la notizia non sia stata ripresa da testate nazionali e internazionali potrebbe essere facilmente spiegato col fatto che di apparati del genere, nel corso delle ultime decadi, se ne sono visti parecchi, senza tuttavia un solo prototipo che facesse quello che i suoi inventori dichiaravano di aver raggiunto: fusione fredda, appunto, e in modo efficiente.

Ma alcuni dati sul prototipo di Andrea Rossi e Sergio Focardi lascerebbero ben pensare. La conferenza tenutasi a Bologna venerdì scorso vedeva la partecipazione di giornalisti e scienziati, e pare abbia convinto, anche se solo parzialmente, parte del mondo accademico.

Ora, un chiarimento: nel titolo del mio post ho scritto “presunto” perchè non si è mai troppo cauti nel riportare notizie di questo tipo. E fino a quando non si capirà esattamente come funziona l’apparato Rossi-Focardi, è meglio prendere il tutto con le molle.

Iniziamo col dire che il prototipo di reattore a fusione fredda è sottoposto a segreto industriale. Rossi infatti prevede l’inizio della commercializzazione del prodotto finito nel giro di un anno, e una produzione di massa entro 2-3 anni.

Non si sa esattamente come funzioni questo reattore, sia per ovvie ragioni che riguardano la segretezza dell’impianto dovuta a già stabilite collaborazioni industriali internazionali, sia perchè gli stessi Rossi e Focardi non hanno bene in mente il perchè il loro prototipo funzioni. Avete capito bene: attualmente, non esiste una specifica teoria valida che possa spiegare perchè questo reattore a fusione fredda produca energia.

Un briciolo di teoria: con il termine “fusione fredda” si intende una reazione atomica di fusione a bassa temperatura. La fusione nucleare è lo stesso fenomeno che si verifica all’interno delle stelle, o nelle celebri bombe H, e sviluppa temperature dell’ordine di milioni di gradi.
Sono molti anni che la comunità scientifica internazionale cerca di imbrigliare questa incredibile potenza all’interno di reattori a fusione calda, come il Tokamak, senza però ottenere risultati soddisfacenti.

I problemi con la fusione nucleare non sono soltanto nel controllo di temperature alle quali qualunque materiale noto si fonderebbe o sublimerebbe all’istante. Si tratta anche di una questione energetica: produrre più energia di quella necessaria ad azionare il reattore stesso.

La fusione fredda risolverebbe il problema delle temperature. Ma, fino ad ora, qualunque apparato realizzato in passato che avrebbe dovuto funzionare tramite fusione fredda non si è rivelato all’altezza delle aspettative, se non fallimentare in ogni suo aspetto. O, addirittura, una presa per i fondelli.

Rossi e Focardi sostengono di aver creato un reattore a fusione fredda in grado di funzionare per lunghi periodi di tempo, senza temperature eccessive, e secondo un meccanismo fisico-chimico che loro stessi non hanno pienamente compreso.

Questo reattore, durante la dimostrazione, è stato in grado di produrre circa 12kW di energia consumando soltanto 600 watt. Non solo: questo impianto può essere messo in serie o in parallelo con altri impianti analoghi; cosa che Rossi sta tentando di realizzare costruendo un sistema da 1 Megawatt composto da 125 reattori.
I limiti del singolo apparato, inoltre, sarebbero ben superiori agli attuali 12-15kW. Ma per ragioni di sicurezza, il prototipo è stato limitato nel suo output energetico.

Secondo Rossi, lo stesso risultato fu ottenuto nel 2009 da un impianto sperimentale della ENEL installato nella fabbrica EON di Bondeno, Ferrara. Ma Rossi pare essere stato il primo a porre il brevetto su questo sistema di produzione di energia (brevetto visibile qui). Quando anche un secondo brevetto (non si sa bene di cosa) sarà accettato, tutti i dettagli sul funzionamento del reattore verranno resi pubblici.

Il costo della produzione di energia tramite questo presunto reattore a fusione fredda sarebbe inferiore a 1 centesimo per kilowattora, diverse volte più economico di qualsiasi altro metodo di produzione di energia attraverso combustibili fossili.

Si tratta dell’ennesima promessa che verrà tradita in un futuro più o meno prossimo, o di qualcosa di reale, con le potenzialità di rivoluzionare il settore energetico mondiale? Solo il tempo, e la replica dei risultati di Rossi e Focardi da parte di altri laboratori, potranno dimostrarlo.

Nel frattempo, guardatevi il video della dimostrazione:

L’ IRLANDA COMINCIA A STAMPARE EURO

Gli stati devono creare da soli la moneta senza creare debito al contempo, questa è la strada per uscire dalla crisi…

Fonte: ComeDonChisciotte – L’ IRLANDA COMINCIA A STAMPARE EURO.

MANUEL LLAMAS
libertaddigital.com

Con l’autorizzazione della BCE
La Banca Centrale irlandese, eludendo i meccanismi ordinari, ha stampato più di 40.000 milioni negli ultimi mesi, il 25% del suo PIL

Sta succedendo qualcosa d’insolito nell’Unione Monetaria. La Banca Centrale irlandese sta stampando denaro per facilitare linee di credito (prestiti a breve termine) che mantengano in piedi il suo sistema finanziario. Da settimane, l’organismo monetario offre liquidità alle banche del paese, eludendo i meccanismi tradizionali per questo tipo di operazioni dell’Unione Monetaria, attraverso cioè la Banca Centrale Europea (BCE).

Il programma chiamato “emergency liquidity assistance” permette alla Banca Centrale Irlandese di iniettare denaro senza passare per la BCE. Così, sotto l’epigrafe “other assets” (altri attivi), l’organismo ha prestato al sistema finanziario nazionale un totale di 51.094 milioni di euro alla fine del 2010, con un incremento di 40.000 milioni di euro nei soli ultimi tre mesi.

Questo significa stampare in denaro l’equivalente del 25% del PIB irlandese, stimato in circa 160.000 milioni di euro, una cifra iniettata direttamente dalla Banca Centrale nel suo sistema attraverso la concessione di prestiti “d’emergenza” al proprio sistema bancario in cambio di attivi-spazzatura che, in teoria, dovrebbero servire da garanzia. In realtà, questi crediti non sono né coperti da Buoni di Stato né si tratta di prestiti della BCE, ma un’iniezione diretta della Banca Centrale d’Irlanda.

L’Irlanda agisce comunque con l’autorizzazione della BCE. Un portavoce dell’organismo monetario europeo ha ammesso, in effetti, che la Banca Centrale d’Irlanda sta creando il denaro necessario da prestare alla propria banca, eludendo il tradizionale finanziamento che concede l’organismo presieduto da Jean Claude Trichet. In pratica, ha riferito il portavoce, l’organismo irlandese può creare i propri fondi, se lo considera necessario, a condizione di notificarlo alla BCE.

L’Irlanda stampa denaro

Secondo fonti interne alla BCE si tratta di somme irrilevanti, “senza importanza sistemica”. Una strana affermazione, se si considera che valutando in prospettiva i 40.000 nuovamente creati, l’Irlanda ha stampato in soli tre mesi l’equivalente di 3,5 bilioni di dollari negli Stati Uniti per conto della Riserva Federale (FED).

La Banca Centrale d’Irlanda sostituisce così in parte il finanziamento straordinario che presta da tempo la BCE alle banche della zona euro con un interesse dell’1% in cambio di una serie di attivi di qualità come garanzia di tali crediti.

Il problema delle banche irlandesi, tuttavia, è che il volume degli attivi sani, capaci cioè di essere presentati come garanzie accettabili alla BCE, si è ridotto drasticamente. In realtà, il recupero dell’Irlanda precipitò esattamente per questa situazione, poiché fu proprio la BCE che pretese la richiesta d’aiuto da parte di Dublino, dopo essersi mostrata reticente ad accettare ulteriormente il suo debito.

Il finanziamento della BCE

Per la prima volta nella sua storia, la BCE è stata così obbligata ad aumentare il proprio capitale , in seguito al peggioramento del suo bilancio dopo aver accettato degli attivi di dubbia qualità per prestare denaro (debito pubblico dei PIIGS, e specialmente Irlanda e Grecia, il cui rating è stato valutato a livello di buoni-spazzatura).

I prestiti della BCE alla Banca d’Irlanda passarono dai 95.000 milioni di euro dell’agosto scorso al record di 136.000 milioni di novembre, nel momento della crisi irlandese. Stranamente, per la prima volta dal gennaio 2010, il dicembre scorso il finanziamento della BCE scese a 132 milioni (4000 in meno rispetto a novembre). In realtà questa riduzione è stata più che compensata dalla linea “d’emergenza” della Banca Centrale d’Irlanda che, infatti, aumentò di 6400 milioni nel mese di dicembre, per un totale di 51.000 milioni di euro.

In questo modo, se al debito di 132.000 milioni che accumula il sistema bancario irlandese con la Bce si sommano i 51.000 milioni della Banca Centrale d’Irlanda, risulta che il sistema finanziario celta si sostiene sull’aria, grazie a una liquidità straordinaria di 183.000 milioni di euro, ciò che equivale al 110% del PIB irlandese.

Fuga dei capitali

Questi crediti si stanno usando per permettere alle banche irlandesi di pagare i loro creditori (evitando così la bancarotta) e compensare, nello stesso tempo, la drastica fuga di capitali che sta soffrendo da mesi il sistema. Solo nel mese di novembre, per esempio, si stima che il totale dei capitali ritirati dalle banche raggiunse i 27.000 milioni di euro (il 5,4% del totale). Il volume totale dei depositi è diminuito annualmente di un 15, 1%, mentre quello dei non residenti si è ridotto del 28,6%. Questa tendenza non ha smesso d’aggravarsi.

“Questa è una storia dell’orrore: mostra lo stato catastrofico del sistema bancario irlandese”, ha dichiarato Tim Congdon dell’International Monetary Research “Le banche hanno chiesto un prestito totale di 183.000 milioni, cioè il 110% del PIB; hanno bruciato il proprio capitale e una buona parte dei depositi: tutto questo si accumulerà sul debito nazionale.”

La BCE, e ora anche la Banca Centrale d’Irlanda, prestano soldi alle banche irlandesi in cambio di attivi che nessuno vuole, prova inequivocabile che il sistema è fallito e che le perdite ricadranno sul contribuente irlandese, e anche europeo.
Altra questione è quella della pressione inflazionista che si potrebbe generare nella zona euro se questa stampa artificiale di denaro da parte della Banca Centrale d’Irlanda si estendesse ad altri paesi.

L’Irlanda, inoltre, che sta vivendo una profonda crisi politica , ha sollecitato a Bruxelles una riduzione dell’interesse richiesto dall’UE e dall’FMI per pagare il riscatto del paese. Brian Lanihan, ministro delle finanze, ha dichiarato che chiederà ufficialmente questa riduzione. Secondo Dublino, l’interesse del 5,8% fissato per l’Irlanda è troppo alto. Il ministro vuole infatti “negoziare un miglioramento del tipo di interesse” per migliorare le condizione accordate al riscatto.

Manuel Llamas
Fonte: http://www.libertaddigital.com
Link: http://www.libertaddigital.com/economia/irlanda-se-salta-a-trichet-y-comienza-a-imprimir-euros-por-su-cuenta-1276412160/
18.01.2011

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di MARIO SEI

CHI C’E’ TRA CUFFARO E LA MAFIA? – La fermata – Cadoinpiedi

Fonte: CHI C’E’ TRA CUFFARO E LA MAFIA? – La fermata – Cadoinpiedi.

Salvatore Cuffaro, in arte Totò “vasa vasa”, ex governatore della Regione Sicilia oggi Senatore della Repubblica, è stato condannato alla pena di anni 7 dalla Corte di Cassazione per favoreggiamento aggravato a “Cosa nostra” e per aver rivelato i segreti delle indagini antimafia a boss e politici. Una sentenza che conferma la condanna inflittagli dai giudici della Corte d’Appello.
Adesso che Cuffaro è stato condannato per favoreggiamento alla Mafia, assume un contorno ancora più sinistro una conversazione intercorsa tra l’ex-governatore e Silvio Berlusconi. La riportiamo alla memoria.

Sono le 19.51 del 10 gennaio del 2004. Berlusconi si trova a Palazzo Chigi, Cuffaro nella sua casa di Palermo. Ad ascoltarli c’è un carabiniere.

B.: Si, sono io presidente come stai?
C.: Benissimo.
B.: Le cose come vanno?
C.: Benissimo… benissimo… Mah, io credo bene al di là delle cose che scrivono i giornali.
B: Io ho saputo qui,…. La ragione per cui ti telefono… il ministro dell’Interno…
C: si?
B. :…mi ha parlato e mi ha detto che tutta la …. È tutto sotto controllo… sotto controllo.
C.: Va bene.
B.: sì.
C.: ma io sono tranquillo, avendo la coscienza a posto. E’ solo… bisogna solo aspettare.
B.: Lo so, ma non basta, non basta.
C.: Ci sono i giornali che fanno un poco schifo, e qualche magistrato che fa un poco di bizze.
B.: Io ho appena finito di leggere “L’Unità” in cui uno psichiatra dice che io sono il diavolo. Capisci? Bisogna dimostrare che io sono il diavolo! [...]

Quando intercorre questa telefonata Cuffaro è sotto inchiesta per concorso esterno in associazione mafiosa, favoreggiamento alla mafia e rivelazione di notizie segrete a uomini di Cosa Nostra. Berlusconi aveva una fonte al Tribunale di Palermo che lo metteva a conoscenza delle indagini sul governatore. Lo si evince da un’altra telefonata del 12 novembre del 2003, quando chiamò Cuffaro per informarlo sugli orientamenti “all’interno dell’ufficio che si sta occupando di queste cose”.
Secondo la sentenza di Cassazione emessa oggi Cuffaro aveva una fonte di natura istituzionale che si trovava a Roma e che lo informava sulle indagini in corso. Ma se Cuffaro è stato condannato perché otteneva e rivelava i segreti delle inchieste della Procura di Palermo, logica vorrebbe che anche il Presidente del Consiglio venga almeno chiamato a dire chi lo informava da Palermo sulle indagini sull’ex-governatore. Insomma, chi c’è tra Cuffaro e Cosa Nostra?

Cuffaro e Casini, una storia d’amore

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Cuffaro e Casini, una storia d’amore.

Dopo la condanna definitiva di Cuffaro, Casini dovrebbe, per pudore, ritirarsi a vita privata. A Santoro, Pierferdinando rispose che in caso di colpevolezza di Vasavasa (da lui sempre difeso) ne avrebbe tratto le conseguenze politiche. Va ricordato che anche Dell’Utri è in attesa della sentenza definitiva e Casini, da presidente della Camera, dichiarò: “Solidarietà a Dell’Utri”, dopo la condanna a nove anni per mafia il 12 dicembre del 2004.
“MA SALVATORE CUFFARO, CHI VUOLE PRENDERE PER IL CUCULO, CON IL “MI COSTITUISCO”? FACCIAMO DUE CONTI: Condanna definitiva a 7 anni da cui togliamo 3 anni di sconto con la condizionale e varie agevolazioni che sono concessi a tutti, 3 anni di sconto per l’indulto di Prodi & C. del 2006, 1 anno di sconto di pena agli arresti domiciliari per l’ultimo “indultino mascherato” made in “Alfano- Berlusconi-Bossi” per sfoltire le carceri. Risultato: SALVATORE CUFFARO, SI’ PRESENTA A REGINA COELI, FIRMA IL REGISTRO DELLE PRESENZE E TORNA A CASA. Che Schifo.” Paolo R.

L’ultima beffa del G8

Fonte: L’ultima beffa del G8.

Nessuno degli oltre 70 condannati per i fatti di Genova 2001 ha fatto né farà un solo giorno di prigione per ciò che hanno commesso. Gran parte dei reati finirà in prescrizione. Nessuno è stato sospeso da servizio e molti sono stati promossi.

21 gennaio 2011. «È veramente triste apprendere che saranno i cittadini italiani a pagare per gli abusi e le violenze commesse dai dirigenti e dagli agenti di Polizia al G8 di Genova. È l’ultima beffa: nessuno degli oltre 70 condannati ha fatto né farà un solo giorno di prigione per ciò che hanno commesso, dato che la gran parte dei reati finirà in prescrizione. Non solo. Nessuno è stato sospeso da servizio e molti sono stati promossi».

È il commento amaro di Enrica Bartesaghi, del Comitato Giustizia e Verità per Genova, alla notizia pubblicata ieri sul nostro sito (e che riportiamo integralmente nella seconda parte di questo dossier), secondo la quale all’interno di una legge del novembre scorso è stata inserita – ben camuffata – una norma che istituisce un fondo attraverso il quale il ministero degli Interni risarcirà le vittime di violenze subite nel corso di manifestazioni, compresi i risarcimenti sanciti dai giudici e le eventuali transazioni in sede civile.

La portavoce del comitato ha aggiunto che si tratta già ora, con i soli risarcimenti imposti dai giudici nelle sentenze penali e le spese processuali, di oltre 10 milioni di euro complessivi, che i condannati (47 per i fatti di Bolzaneto e 25 per l’irruzione alla scuola Diaz, oltre De Gennaro e Mortola condannati per falsa testimonianza) devono liquidare alle 350 parti civili che si sono costituite nei processi.

Le reazioni alla notiza si moltiplicano. Vittorio Agnoletto (all’epoca portavoce del Genoa social forum) e Antonio Bruno (di Rifondazione Comunista di Genova) hanno pubblicato una dichiarazione congiunta nella quale definiscono «vergognosa (e nascosta) decisione del Governo (e del parlamento). I risarcimenti alle vittime delle violenze poliziesche verificatesi durante il G8 di Genova saranno pagati con soldi di tutti noi».

Con questa norma, aggiungono Agnoletto e Bruno, «il messaggio che il Governo invia alle forze dell’ordine è molto semplice: continuate pure che tanto i cittadini pagheranno al vostro posto». Michele Tambuscio, avvocato di una decina delle parti civili, sottolinea invece un altro punto della legge “salva-poliziotti”: «È quanto mai curioso il passaggio della legge nel quale si dice che il ministero degli Interni può rinunciare alla rivalsa, cioè a rivalersi – in quanto datore di lavoro – sugli agenti che gli hanno causato un danno con comportamenti dolosi.

È la prima volta che sento una cosa del genere, non ho ricordi di un precedente in materia». «Del resto, riguardo a questa legge», conclude Tambuscio, «non sono stupito più di tanto. I governi di questi dieci anni hanno sempre protetto gli agenti colpevoli e si sono sempre rifiutati di assumersi la responsabilità politica di quei fatti. Sono tutti in servizio attivo, persino i poliziotti rei confessi.

L’unico agente che si è dimesso è uno che al processo è stato assolto. Non dimentichiamo che, nel corso di questi procedimenti, sono addirittura sparite prove dalla Procura, e proprio le intercettazioni telefoniche effettuate in seguito a questo incredibile episodio ha portato alla condanna del capo della Polizia e del capo della Digos di Genova di allora per falsa testimonianza».

Luciano Scalettari (Famiglia Cristiana, 21 gennaio 2010)

Sono state introdotte all’ultimo momento, alla chetichella. Piccole varianti al testo, nella migliore delle tradizioni italiane delle leggine camuffate e inserite all’ultimo istante per farle passare inosservate. Le aggiunte sono state inserite giusto alla vigilia del voto in aula, all’interno del Decreto legge 187 del 12 novembre 2010, dal titolo “Misure urgenti in materia di sicurezza”, al Capo 1: “Misure per gli impianti sportivi”.

Ben camuffata, l’aggiuntina. Occorre andare all’articolo “2 bis”, dall’innocuo titolo “Fondo di solidarietà civile”. Che dice: «A favore delle vittime di reati commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive ovvero di manifestazioni di diversa natura, è istituito, presso il Ministero dell’interno, il Fondo di solidarietà civile». L’aggiuntina è nelle parole: «ovvero di manifestazioni di diversa natura».

Non sportive, quindi? E allora di quale natura? Il testo non lo dice. Né lo specifica in seguito. Il Decreto legge, dopo aver chiarito che tale Fondo di solidarietà serve a risarcire – nella misura del 30 per cento – «a) le vittime di reati commessi con l’uso della violenza su persone o cose in occasione o a causa di manifestazioni sportive e dei soggetti danneggiati dagli stessi reati», inserisce la seconda magistrale chiosa: «Il Fondo, nell’ambito delle risorse annualmente disponibili, provvede nella misura del 70 per cento, a interventi di solidarietà civile nei confronti delle vittime di azioni delittuose avvenute in occasione o a causa di manifestazioni diverse da quelle di cui alla lettera a), per le quali la vigente normativa non prevede altre provvidenze, comunque denominate, a carico del bilancio dello Stato» e «finalizzato anche alla definizione transattiva di liti concernenti il risarcimento dei danni alla persona e l’eventuale pagamento delle somme disposte dal giudice». Infine, terza e ultima variazione del testo, il Decreto specifica che «All’elargizione delle somme e agli interventi di cui al comma 2 (cioè i risarcimenti per le manifestazioni non sportive, ndr), nonché all’individuazione delle modalità relative all’esercizio del diritto di rivalsa o all’eventuale rinuncia ad esso, provvede il Ministero dell’interno».

Ecco fatto. Risolto il problema. Con queste poche frasi è stato ritagliato un abito su misura. Per cosa? Per i risarcimenti legati alle violenze di Genova 2001, in occasione del Forum sociale mondiale. I processi per i fatti avvenuti all’interno della caserma Bolzaneto e per l’irruzione notturna alla scuola Diaz hanno portato alla condanna, nel corso del 2009 e 2010, di oltre settanta agenti e dirigenti della Polizia di Stato, nonché alla condanna per falsa testimonianza dell’ex responsabile della Digos ligure Spartaco Mortola e dell’ex capo della Polizia Gianni De Gennaro (oggi al vertice dei Servizi segreti).

Sentenze che sono giunte al secondo grado di giudizio (si attende l’esame della Cassazione) e che complessivamente comportano risarcimenti alle vittime delle violenze e spese processuali per diversi milioni di euro. Lo Stato aveva già provveduto a ricollocarli tutti (diversi dei quali all’interno dei Servizi di sicurezza). Con la manciata di righe dedicate alle “misure per gli impianti sportivi” ha risolto anche il problema rimasto aperto: il denaro che avrebbero dovuto risarcire, le spese legali, gli oneri collegati alle condanne.

Somme che avrebbero dovuto pagare i colpevoli. E che invece pagheranno in gran parte tutti i cittadini italiani. Insomma, sembra tutto sistemato. Giusto in vista del decennale che fra pochi mesi ricorderà i drammatici giorni di Genova. E – non dimentichiamolo – la morte di un giovane: Carlo Giuliani.


Luciano Scalettari (Famiglia Cristiana, 21 gennaio 2011)