Archivi del mese: maggio 2011

La bonifica atomica della Maddalena che terrorizza la popolazione | Alessandro Ferrucci | Il Fatto Quotidiano

Fonte: La bonifica atomica della Maddalena che terrorizza la popolazione | Alessandro Ferrucci | Il Fatto Quotidiano.

La Procura ha disposto il sequestro dei fondali marini. Un testimone denuncia: mi hanno fatto scaricare rifiuti dove non dovevo. E un consigliere regionale dice: “I rifiuti speciali dovevano essere spediti sul continente, ma nessuno ha visto partire alcuna nave, non esistono i piani di navigazione”

Mare cristallino, sabbie bianche, angoli ventosi, sole splendente anche quando nella Penisola in tanti tirano fuori l’ombrello. Sarebbe un paradiso. Per molti non lo è più. “Qui alla Maddalena c’è un rischio serio, quello di aver causato un genocidio”, spiega al Fatto Claudia Zuncheddu, consigliere regionale sardo del gruppo indipendentistas. Lo dice e non pensa di esagerare: lei medico, impegnata in politica, da anni denuncia le tante vessazioni perpetrate sull’isola e i suoi abitanti. A partire dalla zona dove sorge il Poligono di Quirra: qui il 65% dei pastori è affetto da leucemia, qui sono nati i maialini senza occhi né orecchie, gli agnelli con due teste. E ancora l’area vicino a Cagliari, protagonista la raffineria Saras: “Lì tutte le famiglie sono colpite da casi di cancro, tutte hanno uno o più morti da piangere – continua la Zuncheddu –. Così via, ogni angolo della Sardegna ha la sua causa di grave inquinamento”. Fino al nord-est, fino al 26 gennaio del 2008, quando, dopo 35 anni, viene ammainata la bandiera stelle e strisce a La Maddalena: gli statunitensi abbandonano la base atomica. Attenzione: a-to-mi-ca. Vuol dire migliaia di tonnellate di rifiuti speciali da rimuovere, quindi soldi, maestranze specializzate, luoghi di stoccaggio e tempo. Soprattutto tempo. Peccato che non ce n’è: il luogo è stato prescelto per ospitare il summit del G8 del 2009, vetrina chiave per il rilancio internazionale del governo italiano. Silvio Berlusconi gongola, fa proclami, parla di rilancio della zona, di occupazione, turismo, e tutto il solito repertorio.

62 mila tonnellate: ci pensa Bertolaso
Il premier chiama in causa Guido Bertolaso e la Protezione civile: c’è bisogno di loro per raggiungere l’obiettivo nella data prestabilita. C’è bisogno di potere decisionale, pochi vincoli, segreto di Stato. Sul sito dichiarano: rimosse 62 mila tonnellate di rifiuti, il 21% delle quali giudicate pericolose. Tradotto: 49 mila non pericolosi e 13 mila speciali. Tempo di realizzazione: 45 giorni in tutto, tra luglio e agosto, momento di massima invasione turistica della zona, grazie all’impiego di oltre duemila autocarri e tre navi. Cifra investita: 23 milioni di euro. “Peccato che qualcosa non torna – interviene la Zuncheddu –. Cosa? I rifiuti speciali dovevano essere spediti sul continente, ma nessuno ha visto partire alcuna nave, non esistono i piani di navigazione. In molti si sono accorti del traffico notturno via mare dall’arcipelago a Porto Torres, sede di due discariche, e da Olbia con i camion via terra, ma basta. Tutto si è fermato lì. Il problema è dove, in quale luogo hanno scaricato il materiale e come lo hanno riversato. Parliamo di rifiuti altamente pericolosi, ribadisco: la sede era atomica”. Quindi amianto, idrocarburi e metalli pesanti. Eppure la vicenda è avvolta nel mistero, gli interpellati istituzionali non rispondono a interrogazioni, sollecitazioni o quant’altro. “È un anno che cerco risposte, non ci sono mai riuscita – prosegue il consigliere regionale –. E come me altre persone che si sono interessate all’accaduto, gente che ha ‘annusato’ l’aria, che ha voluto e vuole capire cosa accade”. Qualcuno la definirebbe la “società civile”. Così ecco un medico di Alghero, Paola Correddu, un ex vicesindaco di Porto Torres, Giancarlo Pinna, fuori dalla politica da quasi trent’anni; il dirigente di un piccolo sindacato indipendentista, Angelo Marras, un avvocato di Sassari, Luigi Azena e un altro di Cagliari, Renato Margelli. Insieme seguono legalmente la vicenda. Insieme si sono messi di traverso, hanno deciso di non stare alla finestra. “Pensi – interviene la Correddu –, abbiamo anche tentato un blitz con Claudia (Zuncheddu): siamo andate alla discarica di Canaglia, dove temiamo hanno scaricato gran parte delle tonnellate.

Cosa è successo? Qualcuno deve aver fatto una soffiata, perché contestualmente ci hanno raggiunto le forze dell’ordine e ci hanno impedito di entrare. Ma a un certo punto uno dei gestori, sotto le nostre domande, è andato in contraddizione e ha quasi ammesso la presenza dei rifiuti. E pensare che sotto c’è una falda acquifera fondamentale per l’isola”. Sotto c’è una riserva da un miliardo di metri cubi di acqua, classificata dallo Stato italiano come punto strategico in caso di calamità. “Ma a questi non interessa niente – conferma Marras –, hanno puntato sulla fame delle persone, sulla disoccupazione per realizzare un disastro. Noi lo sappiamo, ne abbiamo le prove”. Vuol dire un “pentito”: con la certezza dell’anonimato i rappresentanti del “Sindacadu se sa Natzione Sarda” hanno intervistato uno degli ottanta autisti coinvolti nello smaltimento e nel trasporto. Nel filmato ammette: “Quello che caricavamo lo portavamo alle discariche di Canaglia e Scala Erre. Ogni tipo di materiale. Da chi sono stato assunto? Dalla Serfat di Enrico Piras”. Quest’ultimo è il presidente del consiglio provinciale di Sassari, uomo di navigata esperienza politica.

70 mila metri cubidragati in 14 mesi
“Le istituzioni non hanno mai risposto alle nostre domande, formali e informali – sorride la Zuncheddu –, solo quella di Sassari-Olbia ci ha fornito dei dati”. Ed è stata necessaria un’istanza di accesso ambientale, che per legge prevede una risposta entro trenta giorni. “Da loro sono arrivati numeri – conferma la Correddu – che ci allarmano ulteriormente: parlano di 40 mila tonnellate totali, di queste il 20% è classificato come pericoloso. Insomma, cifre differenti rispetto a quelle della Protezione civile. Perché? Chi dice il vero? E non è finita: c’è anche la questione legata alla bonifica dei fondali”. In questo caso parliamo di un’area marina di circa 17 ettari per un bilancio di 70 mila metri cubi di sedimenti dragati tra l’ottobre del 2008 e il maggio 2009. Anche qui dubbi, denunce, segnalazioni, inchieste a partire da quelle di Fabrizio Gatti per l’Espresso.

Fino a ieri, quando la Procura della Repubblica di Tempio Pausania ha disposto il sequestro probatorio dei fondali antistanti l’ex Arsenale della Marina Militare de La Maddalena. Una decisione presa dopo il rapporto dei sommozzatori del nucleo dei Carabinieri, su incarico della Corte dei Conti di Roma, che indaga sui 31 milioni di euro spesi per le bonifiche. Solo in teoria, a quanto pare. “Il problema è uno: la vicenda è talmente grande che, temo, difficilmente avremo un colpevole – ammette laconico Giancarlo Pinna –. Questo territorio è martoriato, da tumori e disoccupazione. Pensi, a Porto Torres su ventimila abitanti, cinquemila sono disoccupati. Eppure avremmo tutto a disposizione per stare bene: sole, vento, mare, risorse, cultura e possibilità di sviluppare il turismo”. Al contrario è una delle zone più inquinate e martoriate d’Europa.

Da Il Fatto Quotidiano del 28 maggio 2011

YouTube – Prof. Rubbia sul nucleare ad Anno Zero

YouTube – Prof. Rubbia sul nucleare ad Anno Zero.

Il Quarto Livello- Blog di Beppe Grillo

Fonte: Il Quarto Livello- Blog di Beppe Grillo.

Un giorno del 1990 Vito Ciancimino decide di inviare a sé stesso una cartolina con 13 nomi. Sono tutti importanti personaggi dello Stato. Un solo nome risultò in seguito contraffatto, quello di De Gennaro. Secondo Ciancimino appartenevano al quarto livello, “alti esponenti delle istituzioni che compiono azioni al di fuori dei propri compiti istituzionali non per interessi personali o individuali ma per ragioni di ordine superiore“. A chi rispondevano? Qual è stato il loro ruolo durante gli anni delle stragi? Esiste un livello superiore al di fuori dell’Italia che ha influenzato la politica italiana dal dopoguerra ad oggi? Che ha addirittura nominato i ministri? Rispondere a queste domande può essere molto pericoloso. Nel libro “Il Quarto Livello” Maurizio Torrealta fornisce alcune risposte.

Intervista a Maurizio Torrealta autore del libro: “Il Quarto Livello”:

Una cartolina e 13 nomi eccellenti Sono Maurizio Torrealta, giornalista di RAI News 24, ho scritto “Il quarto livello” partendo da quella cartolina postale che Vito Ciancimino aveva spedito a sé stesso elencando nel 1990 le 12 persone che, secondo lui, facevano parte di questo livello delle istituzioni che lavorava e copriva Cosa Nostra.
Il termine “quarto livello” è quello che ha utilizzato Vito Ciancimino per descrivere questo elenco, quindi parto dall’analisi di queste persone che sono persone reali, che sono già entrate, alcune da tempo, alcune invece solo recentemente nella cronaca, ed è curioso il fatto che Vito Ciancimino abbia menzionato queste persone nel 1990. La cartolina postale spedita a sé stesso, serviva proprio a certificare la data, quindi lui nel 1990 dice: “Queste persone fanno parte del livello che, non per interesse personale, ma per interesse superiore, copre Cosa Nostra”. È molto interessante perché proprio nell’organigramma dell’organizzazione c’è qualcosa di sbagliato. Quando l’alto commissariato viene fatto da De Francesco che è sia Prefetto di Palermo, sia capo dell’alto commissariato, sia capo del Sisde, si capisce che c’è una contraddizione, perché se uno ha il compito di catturare i latitanti, contrastare Costa Nostra, invece poi dall’altro, come membro del Sisde, di trattare con loro, di conoscerli, di prendere informazioni, si capisce che c’è una contraddizione, non si può il pomeriggio cercare i latitanti e la sera andarli a incontrare. Ad esempio ci sono molti membri di questo elenco dell’alto commissariato, tra i quali Bruno Contrada, capo del Sisde in Sicilia e capo Gabinetto dell’alto commissariato, due ruoli in contraddizione, Bruno Contrada è stato arrestato, condannato al terzo livello di giudizio, quindi definitivo, ma viene da supporre che il problema non fosse Contrada, fosse il problema dell’intera struttura che aveva questa duplicità.
Massimo Ciancimino è un personaggio molto complesso è il figlio di un noto mafioso, dirò di più di mafioso, Vito Ciancimino era membro di Gladio, questo sta nei verbali che Massimo ha reso alla Procura, quindi è qualcosa di più complicato, in quel territorio grigio che è tra la politica, l’organizzazione mafiosa e l’organizzazione clandestina per progetti di altro genere. Inizialmente Gladio doveva difendere il nostro paese in caso di invasione da parte dei comunisti, da parte dell’Unione Sovietica, poi in realtà si è trasformata sempre di più in uno strumento di guerra psicologica. È un personaggio molto complesso, Vito, Massimo da una parte vorrebbe sdoganarsi da suo padre, dall’altro ne è legato a doppio filo, ne è legato dal punto di vista economico, perché ha ereditato gran parte di quei capitali prodotti con le attività illegali di Cosa Nostra che sono soldi di riciclaggio, quindi è stato accusato di riciclaggio e dà delle informazioni molto ricche su tutta l’attività di suo padre che sono state un po’ la sua salvaguardia, ma anche il suo vero rischio, non so quale gioco stia facendo. L’elenco che ha dato di queste 13 persone, una è De Gennaro, risulta essere falsificato il nome di De Gennaro, ma dalla Polizia scientifica risultano essere veri gli altri 12 nomi di questo elenco.
Mi occupo dell’elenco di queste persone che sono uomini delle istituzioni importanti e voglio vedere se può essere successo che non per motivi di interesse personale, abbiano commesso dei reati, in due casi si tratta di condanna in definitivo sia come dicevo prima per Bruno Contrada… Una volta il Generale Delfino, che è stato condannato in definitiva e degradato per avere intascato parte di un riscatto che doveva consegnare ai sequestratori, in realtà se lo è tenuto lui. Come è possibile che un generale dei Carabinieri di alto livello impegnato in moltissime operazioni faccia questo, probabilmente per dei motivi che non sono quelli dell’interesse personale, nonostante possa apparire questo, ma sono ipotesi ovviamente!

La guerra in Afghanistan finanziata con la droga
Le stragi hanno sempre funzionato in maniera efficace quando venivano attribuite a dei pericoli reali, le stragi fasciste, le stragi rosse, ormai le stragi hanno una connotazione così precisa, sono stragi fatte per spaventare il pubblico, gli elettori, spostarli a destra o verso il centro, sono stragi che hanno finalità di guerra psicologica, ormai è così diffusa la consapevolezza di questo che verrebbe da pensare che nessuno possa ricorrere a questi espedienti.Invece sono degli strumenti molto utili, molto comodi, si trova sempre un pazzo che vuole creare disordine o una motivazione fasulla, un attentato fatto da islamici o chi altri per riuscire poi a creare quel clima di paura che può far scegliere un partito piuttosto che un altro, dare un segno piuttosto che un altro al governo o alla stessa forma della seconda Repubblica.
Io non lo so se il Vaticano faccia parte del quarto livello, che è una definizione che nasce da Vito Ciancimino. Lo IOR è stato identificato grazie alle dichiarazioni di pentiti e altri collaboratori, come la banca offshore di Cosa Nostra, poi quanto questa funzione fosse voluta, strumentale etc. deve essere tutto indagato, si può pensare che in un’operazione contro il comunismo, lo IOR abbia avuto la funzione di fare da collettore di flussi finanziari prodotti dall’attività di Cosa Nostra e servisse poi a sovvenzionare, a sostenere movimenti come Solidarnosc o altre attività. Ad esempio Mutolo ha raccontato che nel 1982 i soldi dei traffici di eroina venivano investiti nella Germania dell’Est, nel periodo in cui c’era ancora la cortina, ci dovevano essere dei canali e un’organizzazione molto forte e penso che poteva essere solo fatta con l’appoggio di un’organizzazione internazionale, non soltanto dall’attività imprenditoriale di Cosa Nostra.
C’è tutto un aspetto sulla funzione che Cosa Nostra ha avuto nel finanziamento di attività con finalità politiche che è tutta da scoprire, sicuramente fino al 1990 questa attività c’è stata da parte dello Ior, adesso so che si sono adeguati alla normativa europea, ma senza dubbio questo nel passato è avvenuto, è avvenuto con Calvi, è avvenuto con Sindona, è avvenuto in vari momenti, con Marcinkus per l’appunto, ed era funzionale a un progetto politico e viene da supporre che questo progetto fosse lo stesso che poi serviva a mediare, a evitare che le indagini su Cosa Nostra raggiungessero dei punti pericolosi e facessero scoprire tutta questa attività segreta che Cosa Nostra in qualche modo finanziava, questo è il sospetto.
Se mettiamo in fila gli eventi, nel 1979 viene invaso dai russi l’Afghanistan, viene organizzata una resistenza da parte dei talebani contro i russi, viene finanziata questa resistenza con il traffico dell’oppio e dunque con la raffinazione dell’eroina. Le grandi famiglie americane cominciano proprio negli anni ’80, a gestire questo traffico, I Gambino per primi, mai nella storia industriale del mondo c’è stato un incremento così rapido di capitali come negli anni ‘80, proprio attraverso il traffico dell’eroina. La famiglia Gambino è quella che ha finanziato Sindona nella sua attività di banchiere, ed è stata quella che gestiva questo tipo di traffici e così poi le altre famiglie, anche le famiglie siciliane palermitane, le raffinerie di Alcamo funzionavano all’interno di questo circuito. È prevedibile che ci sia stata, un’attività clandestina con finalità politiche che non dovevano essere scoperte e che il nostro stesso apparato di sicurezza italiano, non doveva più di tanto contrastare.

Il Sisdegate
Ci si domanda sempre chi comanda, se comanda Cosa Nostra o se comandano i politici, la mafia non agisce contro lo Stato, la mafia agisce sempre con lo Stato, con chi vince, con chi ha potere, è una forma di mediazione di interessi particolari che viene fatta con chi? Con il potere in tutti i sensi, garantisce il controllo sociale, garantisce talvolta anche pace sociale o garantisce che non ci sia la pace sociale se questi accordi non vengono mantenuti.Nel libro prima segnalavo che emergevano in queste 12 persone delle cordate precise, una è quella dell’alto commissariato, del doppio ruolo che aveva l’alto commissariato, c’è una seconda cordata che emerge ed è quella del cosiddetto “SisdeGate“. Il SisdeGate è uno strano caso scoppiato proprio nel 1993, l’anno peggiore, l’anno delle bombe, che oggi possiamo definire l’anno della trattativa, prima non eravamo a conoscenza della trattativa più dura tra Stato e Costa Nostra. In quell’anno vengono scoperti alcuni 007 del Sisde che avevano un ammontare piuttosto forte di capitali di dubbia provenienza, si trattava più o meno di 100 miliardi di lire di quei tempi e che in realtà non risultavano fossero parte dei cosiddetti fondi neri del Sisde. I fondi neri del Sisde sono dei fondi utilizzati senza rendicontazione per operazioni sporche di vario genere, all’inizio si chiamava lo scandalo dei fondi neri del Sisde perché hanno cercato di farli passare come fondi neri del Sisde, ma in realtà erano soldi che non avevano quella provenienza. È curioso che, in quel momento particolare i nostri servizi invece di essere impegnati nel rafforzamento dello Stato che era in grave difficoltà, fossero invece coinvolti in una lotta senza quartiere con altre correnti interne, tant’è che il famoso discorso del Presidente il Scalfaro: “Io non ci sto” fatto proprio il 4 novembre del 1993 era indirizzato a delle accuse che provenivano dagli 007 di allora, che lo accusavano di godere di fondi riservati ingiustificatamente.
Lo scandalo dei fondi neri del Sisde è un buco nero che nessuno vuole affrontare perché farebbe emergere delle complicità e delle finalità dei nostri servizi, indicibili. A cosa servivano quei 100 miliardi? Chi li avrebbe dovuti utilizzare? Per quali motivi? Da dove provenivano? Sono tutte domande che ancora non trovano risposta e credo che non sia un problema giudiziario perché i processi sui fondi neri ci sono stati, il problema è un problema politico e dovrebbe essere affrontato dall’unico organismo che può fare questo che è la Commissione parlamentare sulla mafia, sarebbe utile che si riscrivesse anche questa parte di storia del nostro paese che è ancora così misteriosa.

ComeDonChisciotte – IL DISASTRO NUCLEARE DI FUKUSHIMA IN PROSPETTIVA

Fonte: ComeDonChisciotte – IL DISASTRO NUCLEARE DI FUKUSHIMA IN PROSPETTIVA.

DI HELEN CALDICOTT
globalresearch.com

Il 18 marzo scorso si è tenuta a Montreal una conferenza della dottoressa Helen Caldicott, con il sostegno del Centre for Research on Globalization (CRG). Qui di seguito verrà riportata la conferenza stampa organizzata da Global Research, tenuta dopo la conferenza della dottoressa Aldicott.

Vorrei anzitutto presentare questo rapporto su Chernobyl, stilato dalla New York Academy of Sciences. Può essere scaricato (2). Sono stati tradotti per prima volta cinquemila articoli dal russo all’inglese. Sembra che siano già morte circa un milione di persone a causa di Chernobyl, a dispetto di quel che l’OMS (3) e la IAEA dicono(4). Questo è uno degli insabbiamenti più mostruosi nella storia della medicina. E tutti dovrebbero sapere di cosa si tratta.

E poi faremo un confronto con il Giappone. Quello del Giappone è, in ordine di grandezza, un incidente infinitamente peggiore di quello di Chernobyl. Nella mia vita non mi era mai capitato di immaginare che sei reattori nucleari potessero essere a rischio (5). Sapevo che tre ingegneri della GE che hanno contribuito a progettare i reattori Mark I si erano dimessi perché sapevano che erano pericolosi (6).

Insomma, il Giappone li ha costruiti su una faglia sismica. I reattori hanno resistito parzialmente al terremoto, ma la corrente elettrica è rimasta interrotta e l’elettricità serve per raffreddare l’acqua, un milione di galloni al minuto per ogni reattore. Senza l’acqua di raffreddamento, il livello del liquido si abbassa e le barre si surriscaldano fino a sciogliersi, come è successo a Three Mile Island e a Chernobyl.

I generatori d’emergenza, azionati con il diesel e grandi come una casa, sono stati distrutti dallo tsunami e non c’è stato modo di far circolare l’acqua nei reattori (7). Inoltre, le vasche di raffreddamento si trovano sui tetti dei reattori e non all’interno. Ogni anno si rimuovono circa 30 tonnellate di barre che hanno il più alto livello di radioattività se si possa pensare (8). Ognuna è lunga 4 metri e larga più di un metro. E irradia così tanta energia che si muore se vi si rimane vicini per qualche minuto. Ma non si rimane stecchiti. Vi ricordate di Litvinenko, il russo che morì avvelenato dal polonio? (9) Si muore proprio così, si perdono i capelli e si perde sangue con infezioni diffuse, come muoiono i malati di AIDS.

E le barre esaurite sono così calde che devono essere collocate in una grande vasca e raffreddate continuamente. La vasca in realtà non è al coperto.

Ci sono state tre esplosioni d’idrogeno che hanno fatto saltare il tetto e non la vasca di contenimento centrale, lasciando la vasca di raffreddamento scoperta (10). Due delle vasche sono rimaste vuote, senza acqua. In pratica, le barre attive sono ricoperte con un materiale chiamato zirconio. Quando lo zirconio rimane esposto all’aria, brucia, si incendia. In questo momento due delle vasche di raffreddamento stanno bruciando. Nelle vasche il livello di radioattività supera di 10 o 20 volte quello del nocciolo dei reattori. Ogni nocciolo contiene radiazione che ha una durata tale che potrebbe corrispondere a quella prodotta da un migliaio di bombe del tipo di quelle usate a Hiroshima. Abbiamo a che fare con un’energia diabolica.

E=MC2 è l’energia che fa esplodere le bombe atomiche. Einstein diceva che l’energia nucleare è un modo diabolico per bollire l’acqua (11). Perché l’energia nucleare è usata proprio per questo, per bollire l’acqua con una quantità di calore enorme, convertirla in vapore e generare l’elettricità tramite una turbina.

Quando si scinde l’uranio, si vengono a formare 200 nuovi elementi, tutti molto più pericolosi dello stesso uranio (12). E l’uranio è già parecchio pericoloso di suo. L’America lo ha usato a Fallujah e a Bagdad. L’ottanta per cento dei bambini che nascono a Fallujah hanno pesanti deformazioni (13). Nascono senza cervello, con un solo occhio, senza braccia… I medici hanno chiesto alle donne di smettere di fare bambini. L’incidenza di cancro nei bambini è aumentata di circa 12 volte. Questo si chiama genocidio, una guerra nucleare contro l’Iraq. L’uranio che stanno utilizzando ha una durata di oltre 4,5 miliardi di anni. Stiamo contaminando la culla della civiltà. “La coalizione dei volenterosi!”

Negli stabilimenti nucleari c’è un’enorme quantità di radiazioni, emesse da duecento elementi. Alcune durano secondi, altri milioni di anni. Lo iodio radioattivo dura sei settimane e causa il cancro alla tiroide. Per questo si dice che è meglio assumere ioduro di potassio, perché blocca l’assorbimento dello iodio radioattivo che può in seguito causare il cancro alla tiroide.

A Chernobyl oltre 20,000 persone hanno sviluppato questo cancro (14). Hanno la tiroide di fuori e devono prendere quotidianamente un sostituto della tiroide per non morire, come fanno i diabetici con l’insulina.
Lo stronzio-90 uscirà dalla centrale e ha una durata di 600 anni. Penetra le ossa e causa il cancro alle ossa o la leucemia. Il cesio dura 600 anni, se ne trova in tutta l’Europa; il 40 per cento dell’Europa è ancora radioattivo. Il cibo turco è estremamente radioattivo. Non comprate albicocche essiccate o nocciole provenienti dalla Turchia. I turchi erano così legati ai russi che hanno mandato tutto il loro tè radioattivo, subito dopo Chernobyl. (15)

Gli agnelli delle fattorie inglesi sono così pieni di cesio che non riescono a venderli. Non mangiate cibo europeo.

In realtà questo non è niente in confronto a quel che sta accadendo. Uno dei più prodotti nucleari più funesti è il plutonio, così chiamato in onore di Plutone, dio degli inferi. Un milionesimo di grammo, se inalato, può causare il cancro. Ipoteticamente, un paio di etti di plutonio, se distribuito con precisione, potrebbero provocare tumori a tutta la popolazione mondiale. Ogni reattore contiene 250 chili di plutonio. Per fare una bomba sono necessari appena 2,5 chili di plutonio.

Quindi qualunque paese abbia un reattore sicuramente lavora con l’uranio. Voi (del Canada) siete i più grandi esportatori di uranio al mondo (16). Il Canada vende due cose: il grano per vivere, l’uranio per morire. Il plutonio uscirà e si diffonderà su tutto l’emisfero nord. In questo momento si sta dirigendo verso il Nord America.

Iodio radioattivo, più stronzio, più cesio, più trizio e potrei andare avanti. Quando piove cadono insieme alla pioggia e saranno presenti nel cibo. Se cadono in mare saranno le alghe a intrappolarli con una concentrazione centinaia di volte superiore. E saranno nei crostacei, ancora più concentrati. Poi toccherà ai pesci piccoli, a quelli grandi e infine a noi (17).

Dal momento che siamo al culmine della catena alimentare non sentiamo il sapore di questi elementi radioattivi nel cibo, non possiamo vederli né sentirne l’odore. Sono silenziosi. Quando li ingeriamo non moriamo subito di cancro, ci vogliono dai 5 ai 60 anni per prenderlo e quando una donna si ritrova un nodulo al seno non ci sarà scritto che è stato causato dallo stronzio-90 contenuto in un boccone di pesce mangiato 20 anni prima.

Tutte le radiazioni fanno male. Si accumulano, ogni dose che si prende si aggiunge a quelle precedenti e accresce il rischio di contrarre il cancro. L’americio è più dannoso del plutonio e così vale per tanti altri. Dipende dalla pioggia. Se piove e la radiazione cade al suolo non si può coltivare cibo né mangiarlo per 600 anni.

Ho sentito dire che si vogliono sotterrare le scorie nucleari vicino al lago Ontario. Usciranno e arriveranno alle acque e nella catena alimentare. Le scorie nucleari porteranno epidemie di cancro, leucemia e malattie genetiche per sempre. È questa la più grande minaccia alla salute pubblica della storia, insieme alla quotidiana minaccia di guerra nucleare.

Einstein disse che “la separazione dell’atomo ha cambiato tutto, tranne che la mentalità degli esseri umani” – verissimo – “e quindi siamo diretti verso una catastrofe senza precedenti.” Siamo arroganti, ci diamo un sacco di arie e secondo me la mancanza di cervello di alcuni uomini è patologica (18).

Siamo arrivati al punto di creare l’energia solare e ora è completamente fuori controllo. E noi non possiamo farci niente.

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Note:

1) Helen Caldicott ha fondato Physicians for Social Responsibility e ha scritto “The New Nuclear Danger” (The New Press, 2002).

2) “Chernobyl: Consequences of the Catastrophe For the People and the Environment,” Annals of the New York Academy of Sciences http://www.nyas.org/publications/annals/Detail.aspx?cid=f3f3bd16-51ba-4d7b-a086-753f44b3bfc1

3) “Health Effects of the Chernobyl Accident,” World Health Organization. http://www-ns.iaea.org/appraisals/chernobyl.asp

4) “Consequences of the Chernobyl Nuclear Accident,” International Atomic Energy Agency. http://www-ns.iaea.org/appraisals/chernobyl.asp

5) Per una descrizione generale del complesso, incluso le sezioni dei reattori, vedere http://en.wikipedia.org/wiki/Fukushima_I_nuclear_accidents

6) http://en.wikipedia.org/wiki/GE_Three Tratto da questo link: Alexander Litvinenko era un ex-agente del Servizio di Sicurezza russo, FSB e KGB, che era fuggito dalla Russia e aveva trovato asilo politico nel Regno Unito. Scrisse due libri: “Far esplodere la Russia: il terrore dall’interno” e “Gruppo Criminale di Lubyanka”, dove lui accusava i servizi segreti di aver inscenato le bombe nell’appartamento e altri atti di terrorismo per far salire Vladimir Putin al potere. Il primo novembre 2006, Litvinenko si è ammalato improvvisamente e fu portato in ospedale. Morì tre settimane dopo, diventando la prima vittima confermata della sindrome indotta della letale radiazione di polonio-210. Secondo i medici, “l’omicidio di Litvinenko rappresenta una tappa inquietante: l’inizio dell’era del terrorismo nucleare”. Le accuse di Litvinenko nei confronti del FSB e le sue accuse dal letto di morte sulla responsabilità del presidente russo Vladimir Putin per il suo malanno sono state riportate dai media di tutto il mondo.

10) “Greater Danger Lies in Spent Fuel Than in Reactors,” Keith Bradsher & Hiroko Tabuchi, NY Times, March 17, 2011 http://www.nytimes.com/2011/03/18/world/asia/18spent.html

“Radiation Spread Seen; Frantic Repairs Go On,” David Sanger & William J. Broad, NY Times, March 17, 2011 http://www.nytimes.com/2011/03/18/world/asia/18intel.html

“U.S. Sees Array of New Threats at Japan’s Nuclear Plant,” James Glanz & William J. Broad, NY Times, April 6, 2011 http://www.nytimes.com/2011/04/06/world/asia/06nuclear.html

“Focus on preventing explosions at Japan nuke plant,” Mari Yamaguchi, Associated Press, April 6, 2011 http://news.yahoo.com/s/ap/20110406/ap_on_bi_ge/as_japan_earthquake_65

11) http://wisequotes.org/nuclear-power-is-one-hell-of-a-way-to-boil-water

12) http://en.wikipedia.org/wiki/Decay_product

13) “US Accused of Using Poison Gases in Fallujah,” Democracy Now, Monday, November 29th, 2004 http://www.democracynow.org/2004/11/29/u_s_accused_of_using_poison
“Evidence of Extensive War Crimes, Unprecedented in the annals of legal history,” Niloufer Bhagwat, Global Research, December 11, 2004 http://globalresearch.ca/articles/BHA412A.html
“Depleted Uranium Weapons: Dead Babies in Iraq and Afghanistan Are No Joke,” by Dave Lindorff, Global Research, October 20, 2009 http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=15744
“The consequences of a US war crime: Cancer rate in Fallujah worse than Hiroshima,” Tom Eley, World Socialist, July 23, 2010 http://www.wsws.org/articles/2010/jul2010/fall-j23.shtml
“Research Links Rise in Fallujah Birth Defects and Cancers to US Assault,” Martin Chulov, The Guardian/UK, December 31, 2010 http://www.commondreams.org/headline/2010/12/31

14) “Chernobyl’s Continuing Thyroid Impact,”By Mary Shomon, December 15, 2003 http://thyroid.about.com/cs/nuclearexposure/a/chernob.htm

15) “Authorities lied on impact of Chernobyl in Turkey,” Rapporto di Greenpeace http://www.blackraiser.com/cherno.htm

16) Rapporto del WISE sul Mercato Mondiale di Uranio http://www.wise-uranium.org/umkt.html
“Why is Uranium Important to Canada?” Canadian Nuclear Association, http://www.cna.ca/english/pdf/nuclearfacts/04-NuclearFacts-uranium.pdf

17) http://en.wikipedia.org/wiki/Bioaccumulation

18) http://www.crystalinks.com/reptilianbrain.html

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Helen Caldicott
Fonte: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=24730
12.05.2011

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di RENATO MONTINI

IL DOPPIO GIOCO DEL NUCLEARE: Come l’energia nucleare favorisce la proliferazione delle armi atomiche

Fonte: IL DOPPIO GIOCO DEL NUCLEARE: Come l’energia nucleare favorisce la proliferazione delle armi atomiche.

Dossier de “Sortir du nucléaire” traduzione per la RNA : Fabienne Melmi

La dissuasione nucleare, una bomba a scoppio ritardato

« Le armi nucleari non ci portano nient’altro che l’equilibrio del terrore, ed il terrore, anche in equilibrio, è sempre terrore. »

George Wald, premio Nobel per la Medicina 1967

Una guerra atomica, anche regionale, secondo gli studi americani e sovietici convergenti, potrebbe provocare un “inverno nucleare” e modificare il clima al punto da provocare una carestia planetaria. Ora, nel 2009, gli arsenali mondiali totalizzano quasi 25 000 bombe atomiche di cui sole 2 000 potrebbero essere lanciate in pochi minuti.

Dopo la guerra fredda, il rischio di conflitto atomico sembrava attenuato. Oggi, numerosi scienziati e politici stimano che “il mondo è a cavallo di una seconda era nucleare.”

“Il numero di stati dotati di armi nucleari potrebbe più che raddoppiarsi nei prossimi anni”, allerta M. ElBaradei, direttore dell’agenzia internazionale dell’energia atomica. E qualifica la situazione al Mezzo – Oriente di “bomba a scoppio ritardato.”

Inoltre va considerato che i Talibani possano controllare la bomba pakistana, che la Corea del Nord svilupperà dei missili a testata nucleare o che i terroristi riescano a preparare un’arma atomica.

La dottrina della “dissuasione nucleare” si rivela dunque “contagiosa” .

Paragonare la « force de frappe » a “l’assicurazione sulla vita della Nazione”, come fa Nicolas Sarkozy, può incitare solamente nuovi Stati o entità meno controllabili a dotarsi del potere atomico.

Le vittime delle prove nucleari chiedono risarcimento

Più di 2 000 prove nucleari atmosferiche e sotterranee sono state effettuate nel mondo, rilasciando notevoli quantità di radioattività nell’ambiente.

Per quanto riguarda la Francia, 150 000 civili e militari hanno partecipato ai 210 tiri nel Sahara e nella Polinesia, dal 1960 al 1996.

Anche le popolazioni locali sono state esposte. La Francia non le ha né protette né informate sui rischi, giustificando questi tiri come “puliti.”

Molti oggi soffrono di cancro, leucemie, malattie cardiovascolari e neurologiche, sterilità, aborti, e sono nati bambini con malformazioni.

In seguito alla forte mobilitazione delle vittime, la Francia ha preparato una legge di indennizzo, presentata in Parlamento nel 2009.

Tuttavia, le disposizioni presentate escluderanno la maggiorparte delle vittime. È controllato interamente dal ministero della Difesa che considera che “questa legge riguarda solamente un centinaio di persone.”

Finché ci saranno delle centrali, ci saranno delle bombe…

Ne è dei discorsi belli come del poker: ciò che si vede è spesso solo ciò che si vuol mostrare. Nell’aprile 2009, Barack Obama annunciava “l’impegno dell’America a cercare la pace e la sicurezza in un mondo senza armi nucleari.” Raggirati, i media hanno rincarato su questa sola dichiarazione. Obama aggiungeva tuttavia: “Dobbiamo sfruttare l’energia nucleare nell’ambito dei nostri sforzi contro il riscaldamento climatico.” E assicurare che “tutti i paesi potranno accedere ad un’energia nucleare pacifica.”..

Un giocatore allenato dovrebbe ricordarsi delle partite precedenti… Un mese prima, Al Gore dichiarava: “Durante gli otto anni che ho trascorso alla Casa Bianca [in quanto vicepresidente], tutti i problemi di proliferazione delle armi nucleari ai quali siamo stati sottoposti, erano legati ad un programma nucleare civile.”

Anche il direttore dell’agenzia internazionale dell’energia atomica (AIEA) non è stato molto generoso nel dissimulare questa dichiarazione imbarazzante. Perciò annunciava il colore davanti alle Nazioni unite nel 2008 :

“La rinascita del nucleare provocherebbe l’espansione crescente di materie nucleari. Questo, naturalmente, aumenta il rischio [che esse] siano dirottate per fare delle armi nucleari.”

L’agenzia internazionale dell’energia, AIE, poco sospetta di connivenza anti-nucleare, stima che il contributo dell’energia atomica alla riduzione delle emissioni di CO2 non potrebbe superare i 6%… contro il 54% per le economie di energia ed il 21% per le energie rinnovabili, con una posta in gioco inferiore!

Il nucleare contro l’effetto serra? Jack-pot per l’industria nucleare!

Ma il clima? Al tappeto. L’interesse generale? Al tappeto. Ed il disarmo? La proliferazione delle armi nucleari ne sarebbe moltiplicata.

Per vincere la partita contro le armi nucleari e contro il cambiamento climatico, bisogna demolirle con le nostre vere carte vincenti: il riparmio energetico e le energie rinnovabili. Ed uscire dal nucleare prima di perdere tutto…

Bombe e centrali

Non c’è frontiera tra nucleare civile e militare. Il carburante delle bombe è lo stesso di quello delle centrali: l’uranio o il plutonio. Procurarsi questi ingredienti esplosivi è la tappa decisiva per preparare una bomba atomica.

La trafila nucleare “civile” offre tutte le tecnologie per arrivarci.

« I paesi che dominano l’arricchimento dell’uranio e la separazione del plutonio diventano di facto degli Stati capaci di dotarsi dell’arma atomica. »

Mohamed El Baradei, direttore dell’AIEA

Uranio o plutonio: le indispensabili

Due elementi possono provocare un’esplosione nucleare :

l’uranio arricchito ed il plutonio.

La bomba A d’Hiroshima conteneva circa 50 kg di uranio arricchito. Quella di Nagasaki 6 kg di plutonio. Lanciare due bombe sul Giappone ha permesso agli americani di provare ciascuna di queste tecnologie…

Negli anni 1960, un’arma ancora più potente è stata messa a punto: La bomba H. Sfrutta la fusione dell’idrogeno, provocata da una “piccola” bomba A.. Questo tipo di arma necessita dunque anche dell’uranio o del plutonio.

I principi di base per preparare una bomba atomica artigianale sono disponibili su Internet. L’ostacolo più serio ad una tale realizzazione resta il procurarsi gli ingredienti esplosivi.

Arricchimento dell’uranio : Una duplice tecnologia

La stessa installazione permette di produrre sia il combustibile di una centrale, che quello di una bomba nucleare. Come?

L’uranio contiene parecchi tipi di atomi (isotopi).

Ma solo l’uranio 235 (U235) è fissile, ovvero capace di alimentare una reazione nucleare. Il problema è che è molto raro: l’uranio ne contiene solamente lo 0,7%.

Dunque bisogna arricchire l’uranio in U235 per facilitare l’evento di una reazione in catena .

Il principio: Si parte da una grande quantità di uranio di cui si ritira l’U235 per aggiungerlo ad un’altra dose di uranio più piccolo.

Una tecnica che è rimasta per molto tempo difficile da mettere in pratica.

Oggi, l’arricchimento per ultra-centrifugazione è relativamente semplice ed economico.

Le centrali nucleari si accontentano di uranio arricchito al 3%. Basta fare girare le centrifughe un po più a lungo per ottenere dell’uranio arricchito al 90%: come fabbricare una bomba atomica.

Ecco perché la comunità internazionale si preoccupa del fatto che l’Iran si doti di installazioni di arricchimento dell’uranio a grande scala.

Stesso carburante…. Non esiste il plutonio pacifico

Una debole quantità di plutonio basta per provocare un’esplosione atomica, da qui l’interesse dei militari. Il plutonio non esiste nella natura, ma tutti i reattori nucleari lo producono.

Per renderlo utilizzabile, bisogna separarlo dal combustibile irradiato con un trattamento chimico detto “ritrattamento.”

La composizione del plutonio varia secondo la sua origine. La mescolanza più esplosiva, “di qualità militare”, esce da reattori ottimizzati a questo scopo. Ne occorre circa 5 kg per fabbricare una bomba. Quando proviene da un centrale elettronucleare, è detto “di qualità reattore.”

Non è ottimale per l’uso militare ma resta relativamente efficace :

10 kg basterebbero per provocare un’esplosione.

Lo stato francese mente, affermando deliberatamente che « la tecnologia dei reattori che esporta non comporta rischi di deviazioni ad uso militare, perché (…) non sfocia sulla produzione di materie fissili utilizzabili nelle armi. »

Tuttavia fin dal 1977 gli Stati Uniti hanno riconosciuto di aver effettuato una prova nucleare utilizzando “del plutonio di qualità reattore come esplosivo” ed allertavano su “i rischi di proliferazione legati alla rilavorazione del combustibile consumato dei reattori commerciali.”

Uranio impoverito : delle munizioni radioattive

Un scarto radioattivo utilizzato come banale materia prima nelle armi…

Le munizioni all’uranio impoverito non provocano esplosione nucleare, ma disperdono delle particelle radioattive nell’ambiente naturale.

L’uranio impoverito è uno scarto molto abbondante dell’industria nucleare. Più pesante del piombo e dotato di capacità perforanti ed incendiarie, questo metallo costituisce un nocciolo “ideale” per le granate anti-carri.

Queste armi si volatilizzano esplodendo. E le polveri di uranio impoverito o non di uranio sono radioattive e tossiche. Un vero veleno per l’organismo.

Ingerite, possono causare dei cancri dei reni, anche a debole dose. Inalate, rimangono nelle vie respiratorie e rischiano di provocare dei cancri del polmone.

Queste munizioni sono state utilizzate largamente dall’esercito americano nel Kuwait, in Iraq, in Bosnia ed in Kosovo.

Delle malattie come la sindrome della guerra del Golfo sono apparse in queste zone di conflitto, colpendo militari e civili. Ma l’esposizione all’uranio impoverito non è riconosciuta ufficialmente come esserne la causa e queste munizioni non sono ancora vietate.

MOX : Non si puo’ neutralizzare il plutonio

Il MOX, miscela di uranio e di plutonio, è presentato talvolta come un mezzo per lottare contro la proliferazione. Difatti non è direttamente esplosivo, per il suo forte tenore in uranio impoverito.

Tuttavia, un studio americano dimostra che il plutonio può essere separato dal MOX nuovo in modo “semplice e veloce”. Sono disponibili dei laboratori di chimica nell’agroalimentare e potrebbero “essere messi in piedi in quattro mesi e produrre il plutonio necessario alla fabbricazione di una bomba in una settimana”.

Il combustibile MOX è utilizzato molto poco nelle centrali elettriche perché presenta un costo e dei rischi estremamente elevati.

La Francia ne è il principale utilizzatore e promotore nel mondo.

Secondo l’ipotesi di AREVA, il suo costruttore, il reattore francese EPR potrebbe contenere 110 tonnellate di MOX costituito al 11% di plutonio. Questo MOX, se fosse diviso prima dell’utilizzo , fornirebbe 12 tonnellate di plutonio puro. Ovvero 1 200 bombe di un carico esplosivo di 10 kg ciascuna.

Da quando gli Stati Uniti e la Russia hanno smantellato una parte dei loro arsenali atomici, cercano uno sbocco alla loro gigantesca scorta di plutonio militare. Uno dei progetti sarebbe di farne del MOX per prevenire la sua riutilizzazione in nuove bombe. Un’illusione, poiché non si può neutralizzare il plutonio in modo definitivo.

La non proliferazione al servizio dell’atomo

Il Trattato di non proliferazione (TNP) riposi su un mercato paradossale :

promettere l’energia nucleare ai paesi che rinunciano all’arma atomica. Questo patto serve innanzitutto gli interessi dei grandi poteri nucleari.

Come lo descrive Barack Obama, “il mercato è semplice: i paesi che possiedono l’arma nucleare si avvieranno verso un disarmo, quelli che non sono dotati non l’acquisteranno, e tutti i paesi potranno accedere ad un’energia nucleare pacifica.” Questo mercato è contraddittorio. Le tecnologie e materie nucleari civili o militari sono molto similari. Non si può diffondere una preservando il segreto degli altri.

Questo mercato è iniquo. Concede già il monopolio dell’arma atomica ai cinque grandi poteri mondiali detentrici del diritto di veto all’ONU.

Infine, è un mercato di stupidi. 41 anni dopo il lancio del trattato, i cinque Stati nucleari riconosciuti non sempre hanno eliminato le loro armi nucleari. Al contrario, sofisticano i loro arsenali. Inoltre, si accordano il diritto di scegliere a che Stati firmatari o no del TNP vendono le loro tecnologie nucleari.

Quattro nuovi Stati sono riusciti così a dotarsi dell’arma atomica. E altri sono oggi in fila….

Il TNP si rivela incapace di fermare la propagazione dell’arma atomica nel mondo. Un fallimento prevedibile, perché inserito nella natura stessa del trattato.

L’assurda dottrina del nucleare pacifico

1953: “Non basta ritirare le armi [atomiche] delle mani dei soldati”, bisogna adattarle “alle arti della pace”, proclamava il presidente americano Eisenhower per lanciare il programma “Degli atomi per la pace.”

1957: L’agenzia internazionale dell’energia atomica (AIEA) è stata fondata con l’obiettivo “di aumentare il contributo dell’energia atomica alla pace, la salute e la prosperità nel mondo” ma assicurandosi che l’aiuto fornito non sarà una deviazione per “fini militari”.

1968: I firmatari del Trattato di Non Proliferazione (TNP) si impegnano a « non fabbricare né acquistare” armi nucleari e, se ne possiedono già, a pattuire “un trattato di disarmo generale e completo.” In compenso, il trattato definisce un “diritto inalienabile a sviluppare (…) l’energia nucleare a fini pacifici” ed impegna “a facilitare uno scambio tanto largo che possibile” di queste tecnologie.

2005: L’AIEA ottiene il premio Nobel per la pace, malgrado l’incompatibilità delle sue missioni.

Il padrone dell’AIEA teme un’onda di proliferazione

Il ” custode” del TNP è inquieto.

Mohamed ElBaradei, direttore dell’agenzia internazionale dell’energia atomica (AIEA), annuncia che il sistema di non proliferazione rischia di cedere. “Presto, avremo non solo 9 Stati nucleari ma probabilmente anche 10 o 20 Stati “quasinucleari” , e stima che numerosi paesi “hanno la capacità di svilupare armi nucleari in un tempo molto breve se escono del TNP o se riescono a farlo clandestinamente.”

Unica uscita secondo ElBaradei: che le potenze nucleari stabilite restaurino la loro “autorità morale” disarmando ” rapidamente.”

Faccia ai rischi di deviazione indotti dalla promozione dell’energia nucleare, ElBaradei raccomanda il rafforzamento del sistema di controllo e la creazione di una “banca di combustibile.”

Il principio sarebbe di centralizzare la fabbricazione del combustibile nucleare nei paesi già nuclearizzati.

Questa misura incontra l’opposizione del Brasile, dell’Iran e di altri paesi membri del Movimento dei nonalineati.

“L’accesso al combustibile nucleare non può essere riservato a certi, creando un monopolio e dunque una disuguaglianza “, riassume il presidente iraniano.

Le materie nucleari fornite rischiano anche di essere deviate verso fini militari. Il combustibile MOX, a base di plutonio, presenta da questo punto di vista un rischio elevato. I pretendenti al fuoco nucleare sono sempre riusciti a passare a traverso i controlli. ElBaradei lui stesso lo riconosce: l’AIEA censisce” 200 casi di traffico illecito di materie nucleari all’ anno.”

Iran, emblema delle contraddizioni del TNP

Il caso dell’Iran è esemplare nelle contraddizioni inerenti al TNP.

Costretto dalla comunità internazionale a dare termine al suo programma di arricchimento di uranio, questo paese esalta le sue intenzioni pacifiche. Rimprovera ai grandi poteri “di impedire ad altri paesi di acquistare la tecnologia che permette di produrre un’energia nucleare pacifica” e di “bloccare da anni” i progressi in materia di disarmo.

Firmatario del TNP fin da 1968, l’Iran dello Scià annoda numerosi partnership nucleari. La Francia l’invita nel 1974 ad investire nella sua fabbrica di arricchimento di uranio, Eurodif. La Germania comincia nel 1976 la costruzione di una centrale nucleare nel sud dell’Iran.

Sorpresi dalla rivoluzione islamica, gli Occidentali interrompono ogni collaborazione, malgrado i fondi impegnati dall’Iran.

L’onda di attentati perpetrati in Francia negli anni 1980 è stata imputata in parte alla rappresaglia iraniana legata al contenzioso Eurodif.

Nel 1995, i Russi riprendono la costruzione della centrale iraniana.

Nello stesso periodo, l’Iran si procura semi-clandestinamente la tecnologia per l’arricchimento dell’uranio attraverso la rete pakistana. Installa delle centrifughe in gran numero e pretende di produrre il combustibile della sua futura centrale elettrica che, nel 2009, non è ancora entrata in funzione. L’AIEA gli rimprovera inoltre di ostacolare i suoi controlli giocando sulla regolamentazione.

Un fascio di presunzioni lascia supporre che l’Iran prepara un programma militare, ma nessuna prova permette di affermarlo categoricamente. Finché il TNP garantirà “il diritto inalienabile di sviluppare (…) l’energia nucleare a fini pacifiche”, l’Iran o altri Stati avranno bel gioco ad invocare questo argomento per condurre a bene le loro ambizioni atomiche.

Come hanno acquistato la bomba

Cinque potenze “ufficiali :

Nel 1945, gli Stati Uniti trovano il segreto dell’arma atomica. Sono raggiunti dall’unione sovietica (1949), il Regno – Unito (1952), la Francia (1960), e la Cina (1964). Mettono in piedi degli arsenali di portata fabbricandosi un’industria elettronucleare, grazie ai loro investimenti massicci nella ricerca scientifica e le tecnologie di punta.

” 4 stati “fuori TNP” :

Israele, India, Pakistan e Corea del Nord

” 3 programmi “clandestini” :

Africa meridionale, Iraq, Iran

44 stati nuclearizzati :

44 Stati possiedono delle centrali nucleari o dei reattori di ricerca, compresi i 9 paesi dotati di armi atomiche. Questi paesi che dominano la tecnologia “civile” hanno la capacità di sviluppare velocemente un’arma nucleare.

Il Trattato di interdizione completo delle prove nucleari (TICE) è stato adottato dall’ONU nel 1996. È stato concepito per entrare in vigore solo dopo la ratifica di questi 44 Stati. L’ammissione che sono ben pronti a mettere a punto dei carichi nucleari…

Il “club nucleare” attira dei pretendenti:

Le potenze installate sviluppano i loro arsenali, nuovi paesi accedono alle armi atomiche … Questa situazione può provocare un effetto di allineamento . Il « Nonproliferation Policy Educazione Center » classifica tra i candidati plausibili l’Iran, la Corea del Sud, Taiwan, il Giappone, l’Algeria, il Brasile, l’Argentina, l’Arabia Saudita, l’Egitto, la Siria e la Turchia… Altrettanti stati che o hanno emesso il desiderio di appartenere al “club nucleare”, o ne possiedono le potenziali tecniche.

Africa meridionale: lo stato che ha eliminato il suo arsenale

Nel 1963, la Francia scambia del minerale di uranio sud-africano contro un trasferimento di tecnologie nucleari. Fornisce a Pretoria le installazioni e forma il personale necessario all’elaborazione della sua bomba.

Si aggiungeranno nel 1976 due reattori nucleari e l’uranio arricchito. Spalleggiata anche dalla Germania e dalla Svizzera, l’Africa meridionale si equipaggia così, in segreto, di sette armi atomiche negli anni1980. Il presidente Di Klerk, eletto nel 1989, decide di eliminare queste armi per segnare la fine dell’apartheid e ratifica il TNP nel 1991.

Iraq: il programma smascherato

L’Iraq aderisce al TNP fin dal 1969.

La Francia gli vende nel 1975 un reattore di ricerca, l’Osirak, poi nel 1978 un laboratorio di estrazione del plutonio. Nel 1981, sospettando Saddam Hussein di volere sviluppare la bomba, Israele bombarda il reattore prima della sua entrata in servizio. L’Iraq prosegue allora le sue ricerche in installazioni camuffate. Nel 1991, al termine della guerra del Golfo, si scopre che l’Iraq era sul punto di approdare. L’AIEA smantella allora queste installazioni. Dieci anni più tardi, gli americani conducono una guerra contro l’Iraq riparandosi specialmente dietro il sospetto da un nuovo programma nucleare che in realtà non esisteva .

Israele: il segreto assoluto

Fin dalla sua creazione, nel 1948, Israele vuole la bomba. Nel 1956, firma un accordo di cooperazione segreta con la Francia. Un reattore nucleare ed una fabbrica di estrazione del plutonio del modello francese sono costruiti nel deserto israeliano. Grazie al plutonio estratto, Israele elabora la sua prima bomba atomica verso1965. Nel 2009, Israele non ha ancora firmato il TNP e non ha riconosciuto ufficialmente l’esistenza del suo arsenale nucleare.

Corea del Nord: Finzioni in vero programma

A partire dagli anni 1950, l’URSS, la Cina, poi il Pakistan vendono alla Corea del Nord delle informazioni e del materiale nucleare “civile”. Il paese possiede così dei reattori ed un’installazione di separazione che permette di ottenere del plutonio. Firma il TNP nel 1985 ma alterna negoziati e rifiuti delle ispezioni dell’AIEA, impotente di fronte a questi capovolgimenti. Nel 2003, la Corea del Nord annuncia il suo ritiro del TNP. Procede alla sua prima prova nucleare nel 2006, alla seconda nel 2009.

Pakistan: una rete clandestina internazionale

Negli anni 1960, gli Stati Uniti ed il Canada forniscono al Pakistan dei reattori nucleari. Nel 1971, in conflitto con l’India, il Pakistan annuncia: Il “nostro popolo avrà la sua bomba islamica”. Ciò non impedisce alla Francia di vendergli una fabbrica di estrazione del plutonio nel 1973. Un contratto interrotto nel 1978 in seguito a delle pressioni americane. Dandosi alla trafila dell’uranio, il Pakistan costruisce segretamente una fabbrica di arricchimento. I piani sono stati rubati nei Paesi Bassi dal Dr Caravanserraglio, una spia. Il materiale necessario arriva da parecchi paesi occidentali. La Cina fornisce i piani di una bomba all’uranio arricchito e, fin dagli anni 1990, il Pakistan annuncia che sa costruire un’arma nucleare. Lo prova nel 1998 con due prove, in risposta a quelle dell’India. Inoltre, la rete clandestina del Dr Caravanserraglio cede le tecnologie dell’arricchimento alla Libia, alla Corea del Nord ed all’Iran.

India: la breccia nel TNP

Nel quadro del programma “Degli atomi per la pace”, l’India riceve nel 1955 un reattore nucleare canadese. Tra 1963 e 1971, gli Stati Uniti e la Francia forniscono anche dei reattori e del combustibile.

Nel 1968, l’India disdegna il TNP. Nel 1974, prova la sua prima bomba, nutrita al plutonio del reattore “civile” canadese. E qualifica questo tiro di “pacifico!” Segue un embargo che l’impedisce di importare delle tecnologie nucleari. Troppo tardi! Nel 1998, l’India procede a 5 nuove prove atomiche.

Nel 2008, un accordo di cooperazione con gli Stati Uniti e la Francia sollevano l’embargo. Questa iniziativa ingrandisce ancora la breccia nel regime del TNP. L’India accetta solamente in parte il controllo dell’AIEA ma potrà acquistare liberamente delle centrali nucleari agli Stati Uniti ed alla Francia!

L’energia nucleare in facciata

« Ho sempre badato che il nucleare civile ed il nucleare militare vadano di pari passo…

Sarebbe la morte del secondo se il primo sparisse. »

Generale Charles Ailleret, uno dei “padri” della bomba francese

Fin da 1945, il Generale de Gaulle crea il Commissariato all’energia atomica (CEA).

Questo organismo allo statuto di eccezione copre l’insieme della trafila nucleare, embricando industria e difesa nazionale. I tre reattori della trafila “grafite-gas”, costruito a Marcoule negli anni 1950, sono presentati come i prototipi per la produzione di elettricità.

In realtà, fabbricano prioritariamente del plutonio per la bomba. Il governo annuncia solo nel 1958 l’esistenza di un programma militare ed il primo tiro atomico francese ha luogo nel 1960.

Da allora, la Francia resta l’esempio perfetto della sinergia tra nucleare civile e militare, dominando tutte le tappe delle due trafile. Se non produce più materie ad uso militare, di cui possiede una scorta abbondante, ne custodisce il potenziale con le sue installazioni “civili”.

Una nuova fabbrica di arricchimento è costruita vicino a quella di Eurodif. E la fabbrica di rilavorazione di La Hague, nella Manica, è la più grande al mondo.

La Francia favorisce la proliferazione

La Francia pretende di lottare contro la proliferazione. Tuttavia, sviluppa il suo arsenale ed esporta le sue tecnologie nucleari a dispetto dei rischi di deviazione

La Francia ha minimizzato per molto tempo il rischio di proliferazione, fino a difendere “il potere égalisateur dell’atomo”. Sebbene il TNP gli riconosca un statuto privilegiato, l’ha firmato solamente nel 1992. Ciò gli ha permesso, durante i 24 anni, di proliferare senza rendere conto delle sue attività nucleari nazionali ed internazionali.

Secondo il presidente Sarkozy, la Francia “ha oggi un bilancio esemplare, ed unico al mondo, in materia di disarmo nucleare”.

Una concezione molto particolare del disarmo. Difatti, se la Francia ha limitato il numero delle armi nucleari, non smette di perfezionarle. Si prepara tra l’altro ad attrezzare i suoi sommergibili di un nuovo missile, il M51, di una portata di 9000 km .

E costruisce degli attrezzi di ricerca, come il laser Mégajoule, vicino a Bordeaux, per elaborare le armi nucleari del futuro.

In quanto al disarmo totale al quale l’impegna il TNP, non è all’ordine del giorno. Nicolas Sarkozy si pose tuttavia in difesa del diritto internazionale e dichiarava così nel giugno 2009: “Se l’Iran vuole il nucleare civile, ne hanno il diritto. Il nucleare militare: no. Se avessero delle volontà pacifiche dovrebbero accettare i controlli.”

Dagli anni 1960, la Francia ha favorito l’uscita dei programmi militari collaborando con Israele, Africa meridionale, Pakistan, Iraq e Iran. Una politica amplificata dall’elezione di Nicolas Sarkozy.

“La Francia è pronta ad aiutare ogni paese che vuole dotarsi dell’energia nucleare civile”, dichiarava così all’epoca della conferenza sui cambiamenti climatici di settembre 2007, negando ogni rischio di deviazione.

Dal 2007, la Francia ha firmato dei nuovi accordi di cooperazione nucleare “pacifica” in Libia, Algeria, Tunisia, Marocco, Cina, India, Italia, Slovacchia, Tunisia, Pakistan e Brasile. E tenta di convincere l’Egitto, il Qatar, gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita.

Agire per eliminare le armi nucleari

L’Onu ed il Parlamento europeo vorrebero una Convenzione per l’eliminazione totale delle armi nucleari.

L’associazione « I Sindaci per la Pace”, creata dall’eletto di Hiroshima, milita affinché questo testo sia firmato per la prossima conferenza di revisione del TNP, a New York, in maggio2010.

La rete Abolizione 2000 (2 000 organizzazioni in più di 90 paesi), sostiene questa iniziativa.

Chiama inoltre le principali potenze nucleari a sostenere la nuova Agenzia internazionale delle energie rinnovabili (Irena) ed a pianificare l’abbandono dell’energia nucleare. I cittadini del mondo intero sono invitati a scrivere ai presidenti in questione sul sito della campagna “Nucleare, fate passare la fiamma dell’abolizione” :

www.abolitionflame.org

Tagliare l’approvvigionamento alla fonte

Il progetto di Trattato di interdizione della produzione di materie fissili per la fabbricazione di armi nucleari è sostenuto dalla maggior parte delle potenze nucleari. Questi Stati possiedono infatti già delle scorte e conservano la loro capacità di produzione con la trafila energetica.

Un tale trattato sarà efficace solamente se vieta totalmente l’arricchimento di uranio e la produzione di plutonio.

Potrebbe proibire anche lo sfruttamento delle arie di uranio, come lo richiedono degli ONG. Una decisione che taglierebbe l’approvvigionamento delle due trafile, civile e militare.

Le zone senza nucleare maggioritarie sul pianeta

La maggioranza dei paesi non possiede né centrali né bombe atomiche. 5 zone esenti da armamenti nucleari (Zean) sono state create in Antartico, in America Latina e nei Caraibi, in Asia del Sud-est, in Africa e nel Pacifico-sud. Un’altra deve essere ratificata in Asia centrale.

Ma ahimè, conformemente alla logica del TNP, l’ONU ha conferito agli Zean il diritto di accedere all’energia atomica.

Ora, un disarmo completo e duraturo esigerebbe delle zone totalmente esenti dal nucleare, sia a scopo militare che energetico.

Parecchi paesi hanno bandito le centrali nucleari.

In Austria, l’uso dell’energia nucleare è anticostituzionale. La Nuova Zelanda si è dichiarata “zona denuclearizzata.” In Europa, dei paesi come la Germania ed il Belgio hanno deciso di uscire dal nucleare.

Numerose collettività locali europee ed americane si sono dichiarate “zone denuclearizzate” per pesare sulla politica del proprio governo.

Irena, l’agenzia delle vere energie pacifiche

L’agenzia internazionale delle energie rinnovabili (Irena) è nata in gennaio2009. Cinque mesi più tardi, 136 paesi l’avevano raggiunta.

La Francia ha esitato a avvicinarsi all’Irena prima di ottenerne la presidenza. Una strategia di cavallo di Troia? La Francia tenta regolarmente di fare entrare il nucleare tra le energie rinnovabili.

Coincidenza: la sede dell’Irena è stata attribuita agli Emirati arabi Uniti che progettava di acquistare dei reattori nucleari alla Francia.

L’Irena deve promuovere le energie rinnovabili e le economie di energia attraverso il mondo. A termine, questa agenzia potrebbe detronizzare l’agenzia internazionale dell’energia atomica (AIEA, promuovendo delle energie realmente pacifiche,).

http://www.sortirdunucleaire.org/index.php?menu=sinformer&sousmenu=brochures&soussousmenu=nucleaire-militaire&page=index

Democrazia a 5 Stelle- Blog di Beppe Grillo

Fonte: Democrazia a 5 Stelle- Blog di Beppe Grillo.

L’unico voto utile è quello che dai a te stesso, alle tue convinzioni, a un programma. Libertà è partecipazione come diceva Gaber. Libertà non è inserire una scheda in un’urna e sperare che siano gli altri a occuparsi della tua vita. Se non te occupi tu dei problemi che ti riguardano, dalla scuola alla salute, perché dovrebbero occuparsene dei politici professionisti equivalenti a parassiti sociali molto ben pagati e senza responsabilità alcuna dei risultati (mai) raggiunti. La democrazia non è una competizione fatta di percentuali, ma la somma di responsabilità individuali, di pensieri, di persone, di obiettivi condivisi. La democrazia senza il senso di comunità non è nulla. E’ un artificio, un castello costruito sulle nuvole. Un voto al MoVimento 5 Stelle non è un voto tolto a qualcun altro, ma un’affermazione di esistenza dei cittadini.

Ferma il nucleare. Al referendum vota Sì. | Greenpeace Italia

Fonte: Ferma il nucleare. Al referendum vota Sì. | Greenpeace Italia.

Ferma il nucleare. Al referendum vota Sì.

Nucleare: Berlusconi vuole decidere per te. Con il referendum lo bloccheremo per sempre.

Lo stop del governo al nucleare è semplicemente un trucco per impedire ai cittadini di votare al referendum del 12 e 13 giugno e imporci le centrali nucleari domani. Berlusconi l’ha ammesso (guarda il video qui a destra).

Non è bastata Cernobyl e neanche Fukushima per capire che l’energia nucleare è troppo pericolosa e non ha futuro. È inaccettabile che a meno di due mesi dal referendum non sappiamo ancora se andremo a votare su un tema tanto importante. 

Al referendum si deve votare. Fai la tua parte: impegnati ad andare a votare e attiva i tuoi amici se vuoi che in Italia i progetti nucleari vengano bloccati per sempre.