Archivio Mensile: maggio 2011

ComeDonChisciotte – QUESTA VOLTA PORTEREMO CON NOI L’INTERO PIANETA

Fonte: ComeDonChisciotte – QUESTA VOLTA PORTEREMO CON NOI L’INTERO PIANETA.

DI CHRIS HEDGES
TruthDig.com

Ho camminato attraverso le sterili rovine di Babilonia in Iraq e l’antica città romana di Antiochia, la capitale della Siria Romana, che giace ora sepolta sotto depositi di limo. Ho visitato le rovine marmoree di Leptis Magna, un tempo uno dei maggiori centri agricoli all’epoca dell’Impero Romano, ora isolata nelle sabbiose derive desolate a sudest di Tripoli. Mi sono arrampicato sugli antichi templi a Tikal fino all’alba, mentre stormi di tucani intensamente colorati apparivano attraverso il fogliame della giungla, sotto di me. Sono rimasto in mezzo alle rovine dell’antica città egizia di Luxor lungo il Nilo, guardando la statua del grande Faraone Ramesse II che giaceva spezzata sul terreno, mentre il poema di Percy Shelley “Ozymandias” mi attraversava la testa:

“Il mio nome è Ozymandias, re dei re:
Guardate le mie opere, o Potenti, e disperate!”
Nulla accanto rimane. Attorno alla rovina
Di quel colossale relitto, sconfinate e nude
Le sabbie solitarie e piatte si estendono all’infinito.

Le civiltà crescono, decadono e muoiono. Il tempo, come avevano intuito gli antichi Greci, per gli individui e per le società è ciclico. Come diventano più complesse, diventano inevitabilmente più precarie. Diventano sempre più vulnerabili. Nel momento in cui iniziano a crollare, c’è uno strano ritirarsi dalla realtà da parte di una popolazione confusa e terrorizzata, un’incapacità di riconoscere la propria fragilità e il collasso imminente. Le élites alla fine parlano con frasi e con un gergo scorrelato alla realtà. Si ritirano in recinti isolati, sia presso la corte di Versailles, che la Città Proibita, che moderne tenute aristocratiche. Le élites indulgono in edonismo incontrollato, nell’accumulo di ricchezze più vaste e nel consumo stravagante. Sono sordi alla sofferenza delle masse che vengono represse con sempre maggiore ferocia. Le risorse vengono saccheggiate con più spietatezza fino al loro esaurimento. E gli edifici minati alle fondamenta alla fine collassano. Gli imperi Romano e Sumero sono caduti in questo modo. Le élites Maya dopo aver eliminato le loro foreste ed inquinato i loro corsi d’acqua con limo e acidi, tornarono indietro al primitivismo.

Quando la scarsità di cibo e acqua si espande nel mondo, quando l’aumento di povertà e miseria scatena proteste nelle strade in Medio Oriente, Africa e Europa, le élites fanno ciò che tutte le élites fanno. Scatenano ancora guerre, costruiscono monumenti sempre più grandiosi a loro stessi, immergono via via sempre più le loro nazioni nei debiti e, come tutto si svela, se la prendono con i lavoratori e i poveri. Il collasso dell’economia globale, che ha azzerato un’incredibile ricchezza di 40 trilioni di dollari, è stato causato dalle nostre élites quando, dopo aver distrutto il tessuto produttivo, hanno venduto ingenti quantità di titoli ipotecari fraudolenti a fondi pensione, piccoli investitori, banche, università, allo Stato, ai governi stranieri, agli azionisti. Le élites, per coprire le perdite, hanno poi saccheggiato il tesoro pubblico per iniziare una nuova speculazione. Inoltre, in nome dell’austerità, hanno cominciato a smantellare servizi sociali fondamentali, a rompere le ultime vestigia dei sindacati, a tagliare posti di lavoro, congelare i salari, gettare milioni di persone fuori dalle loro abitazioni e sono restate pigramente ferme mentre noi creavamo una sottoclasse permanente di disoccupati e sottoccupati.
v L’élites Maya divennero, alla fine, come ha scritto nel suo libro “Una breve storia del progresso” l’antropologo Ronald Wright, “…estremiste, o ultra-conservatrici, spremendo le ultime gocce di profitto dalla natura e dall’umanità”. Questo è il modo in cui tutte le civiltà, inclusa la nostra, si ossificano e muoiono. I segni della morte imminente sono innegabili. Il senso comune può gridare al vento una risposta radicale e nuova. Ma la corsa verso l’auto-immolazione viene accelerata a causa della paralisi morale ed intellettuale. Come ha colto Sigmund Freud nell’“Al di là del principio e del piacere” e “La civiltà e i suoi disagi”, le società umane sono intossicate e accecate dalla loro stessa fuga precipitosa verso la morte e la distruzione allo stesso modo in cui lo sono dalla ricerca dell’appagamento erotico.

I disordini in Medio Oriente, l’implosione delle economie nazionali come quella irlandese e greca, la crescente rabbia di una classe lavoratrice assediata dentro e fuori, l’aumento dei migranti disperati e il rifiuto di fermare la distruzione inesorabile dell’ecosistema, da cui dipende la vita, sono i messaggeri del nostro stesso crollo e le conseguenze dell’idiozia della nostra élite e della follia della globalizzazione. Le proteste che non sono costruite attorno ad una completa riconfigurazione della società americana, incluso un rapido smantellamento dell’impero e dello stato corporativo, possono soltanto rallentare l’inevitabile. Saremo salvati solo dalla nascita di un nuovo radicalismo militante il cui scopo sarà detronizzare la nostra élite corrotta al potere, e non quello di negoziare condizioni migliori.

L’economia globale si basa sull’errata convinzione che il mercato – leggi l’avidità – deve dettare il comportamento dell’uomo e che le economie possono espandersi eternamente. Il globalismo funziona in base al presupposto che l’ecosistema possa continuare ad essere maltrattato dalle massicce emissioni di anidride carbonica senza conseguenze di rilievo. E il motore dell’espansione economica mondiale è basato sull’idea che ci sarà sempre petrolio abbondante e a buon mercato. L’incapacità di confrontarsi con le semplici verità sulla natura umana e sul mondo naturale lascia le élites incapaci di articolare nuovi paradigmi sociali, economici e politici. Loro cercano solamente il modo di perpetuare un sistema morente. Thomas Friedman e la schiera degli altri propugnatori della globalizzazione hanno senso quanto ne può avere Charlie Sheen.

La globalizzazione è l’articolazione moderna dell’antica ideologia usata dalle élites precedenti per trasformare i cittadini in servi e il mondo naturale in un deserto votato al profitto. Niente per queste élites è sacro. Gli esseri umani e la natura sono sfruttati fino all’esaurimento o al collasso. Le élites non hanno la pretesa di difendere il bene comune. E’, in sostanza, la sconfitta del pensiero razionale e la morte dell’umanesimo. La marcia verso l’auto-annientamento ha già cancellato il 90% dei grandi pesci negli oceani e spazzato via metà delle foreste tropicali mature, polmone del pianeta. A questo ritmo, entro il 2030 solo il 10 percento delle foreste tropicali della terra rimarrà. Le acque contaminate uccidono 25.000 persone al giorno nel mondo e ogni anno qualcosa come 20 milioni di bambini deperiscono a causa della malnutrizione. I gas serra nell’atmosfera sono oggi a 329 parti per milione e in aumento, mentre la maggior parte dei climatologi avvertono che il livello dovrebbe mantenersi al di sotto di 350 per poter continuare a sostenere la vita così come la conosciamo. L’IPCC stima che la misura potrebbe raggiungere dalle 541 alle 970 ppm entro il 2100. A quel punto una larga parte del pianeta, colpito da sovrappopolazione, siccità, erosione, tempeste anomale, massicci raccolti andati a male e livello dei mari innalzato, sarà inadatto per la vita umana.

Jared Diamond nel suo saggio “Gli Ultimi Americani” nota che, dal tempo in cui Hernan Cortés raggiunse lo Yucatàn, milioni di individui Maya sono scomparsi.

“Perché”, scrive Diamond, “i re e i nobili non riconobbero e risolsero questi problemi? Una delle principali ragioni fu che la loro attenzione era evidentemente focalizzata nel breve termine, sulla preoccupazione di arricchirsi, di combattere guerre, erigere monumenti in competizione tra loro ed ottenere cibo a sufficienza per i contadini in modo da supportare tutte queste attività”.

“Pompare petrolio, abbattere alberi e catturare pesci può beneficiare le élites portando loro soldi o prestigio e però essere un male per la società nel suo insieme (inclusi i figli delle élites) nel lungo periodo”, Diamond continua. “I re Maya erano consumati dalle preoccupazioni immediate riguardanti il loro prestigio (che richiedeva templi sempre più numerosi e grandi) e il loro successo nella prossima guerra (che richiedeva più sostenitori), piuttosto che dalla felicità della gente comune o di quella della generazione successiva. Le persone con il potere più grande, quello di prendere decisioni, nelle società odierne fanno soldi regolarmente da attività che possono essere un male per la società nel suo complesso e per i suoi figli; tra queste, i dirigenti della Enron, molti tecnici dello sviluppo del territorio e i difensori dei tagli di tasse per i ricchi.

Non era diverso nell’isola di Pasqua. Gli abitanti, quando per la prima volta si insediarono sull’isola di 64 miglia quadrate nel 5° secolo, trovarono abbondanza di acqua e foreste di palma del vino cilena, un albero che può raggiungere le dimensioni di una quercia. Frutti di mare, compresi pesci, foche, focene e tartarughe e uccelli marini nidificanti erano abbondanti. La società dell’isola, che era suddivisa in un elaborato sistema di caste di nobili, sacerdoti e cittadini comuni, aveva, per cinque o sei secoli, raggiunto le 10.000 persone. Le risorse naturali furono divorate e iniziarono a scomparire.

“Il disboscamento per fare posto alle coltivazioni avrebbe comportato crescita della popolazione, ma anche erosione dei suoli e declino della sua fertilità”, hanno scritto Paul Bahn e John Flenley nel libro “Easter Island, Earth Island” (Isola di Pasqua, Isola di Terra). “Progressivamente si sarebbe dovuta sfruttare più terra. Alberi e arbusti sarebbero stati tagliati per costruire canoe, per accendere fuochi, per costruire abitazioni e per i tronchi e le corde necessari ad erigere statue. I frutti delle palme sarebbero stati mangiati, con ciò riducendo la rigenerazione delle piante. I ratti, introdotti per cibo, potrebbero aver mangiato i frutti delle palme, moltiplicandosi rapidamente e impedendo la crescita di nuovi alberi. Lo sfruttamento enorme delle risorse avrebbe eliminato i prolifici uccelli marini del tutto, tranne che sugli isolotti al largo. I ratti potrebbero aver aiutato tale processo mangiandone le uova. L’abbondanza di cibo fornito dalla pesca, dagli uccelli marini e dai ratti avrebbe incoraggiato una rapida crescita iniziale della popolazione umana. Il suo aumento sfrenato avrebbe più tardi creato pressione sulle disponibilità della terra, portando a contrasti e, infine, alle guerre. La mancata disponibilità di tronchi e corde avrebbe reso inutile scolpire nuove statue. Una delusione dell’efficacia della religione statuaria nel fornire alla gente ciò di cui aveva bisogno avrebbe portato all’abbandono di questo culto. Canoe inadeguate avrebbero costretto ad esercitare la pesca vicino alle coste, con conseguente calo di proteine rispetto al fabbisogno. I risultati sarebbero stati una carestia generale, guerre e il crollo dell’economia nel suo insieme, quindi un marcato declino nella popolazione.

I clan, nell’ultimo periodo della civiltà dell’isola di Pasqua, competevano per onorare i loro antenati costruendo immagini di roccia sempre più grandi, che richiesero l’uso degli ultimi tronchi, corde, manodopera dell’isola. Prima della fine del 1400 le foreste erano scomparse. Il suolo si era eroso ed era scivolato in mare. Gli isolani iniziarono a combattere per vecchi tronchi e si ridussero a mangiare i loro cani e, presto, tutti gli uccelli nidificanti.

Gli isolani disperati svilupparono un sistema di credenze per cui i Moai, le statue di pietra scolpite, avrebbero preso vita e li avrebbero salvati dal disastro. Questo rifugio finale nella magia caratterizza tutte le società nel loro declino finale. E’ una risposta frenetica alla perdita di controllo, nonché alla disperazione e all’impotenza. Questo rifugio disperato nella magia ha portato alla danza fantasma dei Cherokee, alla rivolta dannata dei Taki Onqoy contro gli invasori spagnoli in Perù, e alle profezie Azteche del 1530. Le civiltà nei loro ultimi istanti abbracciano una totale separazione dalla realtà, una realtà che diventa troppo cupa per essere assorbita.

La credenza moderna dei Cristiani evangelici in estasi, che non esiste nella letteratura biblica, non è meno fantastica, credenza che lascia spazio al rifiuto del riscaldamento globale e dell’evoluzione e contempla l’idea assurda che i giusti saranno tutti salvi – galleggiando nudi nel paradiso fino alla fine dei tempi. La fede che scienza e tecnologia, che sono moralmente neutre e servono alle ambizioni umane, riporteranno un’altra volta il mondo come nuovo è non meno deludente. Proponiamo il nostro pensiero magico laico come una sorta di religione.

Pensiamo di essere in qualche modo sfuggiti alle debolezze del passato. Siamo certi di essere più saggi e più grandi di coloro che ci hanno preceduto. Crediamo ingenuamente nell’inevitabilità della nostra salvezza. E coloro che rispondono a questa falsa speranza, soprattutto mentre le cose si deteriorano, ricevono la nostra adulazione e lode. Negli USA, che comprendono solo il 5 percento della popolazione mondiale, siamo indignati se qualcuno cerca di dirci che non abbiamo il diritto divino a livelli di consumo che sperperano il 25% dell’energia mondiale. Il Presidente Jimmy Carter, quando suggerì che tale consumo non era probabilmente positivo, si coprì di ridicolo a livello nazionale. Più le cose vanno male e più cerchiamo l’illusorio “parlare felice” stile Ronald Reagan. Coloro che sono disposti ad alimentare fantasie e auto-delusioni sono, dal momento che ci rendono politicamente passivi, riccamente finanziati e promossi da aziende e oligarchie. E, vicini alla fine, siamo fatti saltare allegramente giù dal precipizio da ingenui e pazzi, molti dei quali sembrano essere in fila per la nomina a presidente Repubblicano.

“Gli eventi accaduti 300 anni fa su una piccola isola remota sono di qualche importanza per il mondo in generale?” si chiedono Bahn e Flenley. Crediamo che lo siano. Consideriamo che l’isola di Pasqua era un microcosmo modello per l’intero pianeta. Come la Terra, l’isola era un sistema isolato. Le persone lì credevano di essere gli unici sopravvissuti sul globo, dato che tutto il resto era sprofondato sotto il mare. Hanno portato avanti per noi l’esperimento di una crescita della popolazione senza limiti, di un uso smodato delle risorse, la distruzione del loro ambiente e la fiducia illimitata nella loro religione per prendersi cura del futuro. Il risultato è stato un disastro ecologico che ha portato ad un collasso della popolazione. Un collasso su tale scala (60 percento della popolazione) significa, paragonato all’intero pianeta, la morte di 1,8 miliardi di persone, approssimativamente 100 volte il numero di morti della Seconda Guerra mondiale. Dobbiamo ripetere l’esperimento su questa scala più vasta? Dobbiamo essere cinici come Henry Ford e dire, “La storia è tradizione”? Non sarebbe più sensato imparare la lezione dalla storia dell’isola di Pasqua e applicarla sull’isola Terra su cui viviamo?”.

Gli esseri umani sembrano condannati a ripetere questi cicli di sfruttamento e collasso. E maggiore è l’entità del deterioramento, minore sembra la capacità di comprendere cosa stia succedendo attorno a loro. La Terra è disseminata di reperti fisici dell’umana follia e dell’umana arroganza. Sembriamo condannati come specie a guidare noi stessi e la nostra società verso l’estinzione, sebbene questo momento sembri essere l’epilogo dell’intero, triste spettacolo della civiltà colonizzatrice, iniziato 5000 anni fa. Non c’è rimasto più nulla sul pianeta da cogliere. Stiamo spendendo oltre il dovuto gli ultimi scampoli del nostro capitale naturale, compresi i nostri boschi, i combustibili fossili, aria ed acqua.

Questa volta il declino sarà globale. Non ci sono più terre da saccheggiare, né nuovi popoli da sfruttare. La tecnologia, che ha cancellato i vincoli di spazio e tempo, ha capovolto il nostro villaggio globale in una globale trappola mortale. Il destino dell’isola di Pasqua sarà scritto a grandi lettere attraverso l’ampia distesa del pianeta.

Chris Edges è editorialista abituale del TruthDig.com. Hedges si è laureato all’Harvard Divinity School ed è stato per quasi venti anni corrispondente dall’estero per il NYT. E’ autore di molti libri, tra cui: “War is a force that gives us meaning”, “What every person should know about war” e “American Fascists: the Christian right and the war on America”. Il suo ultimo libro è “Empire of illusion: the end of Literacy and the triumph of spectacle”.

Fonte: www.truthdig.com
Link: http://www.truthdig.com/report/item/this_time_were_taking_the_whole_planet_with_us_20110307/
7.03.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org acura di MICIOGA

ComeDonChisciotte – GLI USA UCCIDONO (ANCORA UNA VOLTA) DEI BAMBINI NEL TENTATIVO DI FAR FUORI GHEDDAFI

Fonte: ComeDonChisciotte – GLI USA UCCIDONO (ANCORA UNA VOLTA) DEI BAMBINI.

LA MACABRA CACCIA A GHEDDAFI CI MOSTRA COSA SIA LA NATO NEL TENTATIVO DI FAR FUORI GHEDDAFI

DI TONY CARTALUCCI
Land Destroyer

La pratica degli assassini mirati elude qualsiasi parvenza di legalità, nazionale o internazionale. Con gli omicidi extra-giudiziali, le indagini, il processo e la giustizia in sé sono elusi, sminuiti e minati alle fondamenta. Gli Stati Uniti in particolare sono diventati i più grandi pervertitori di questo tipo di ordine che una volta costituiva le vere fondamenta della propria Costituzione e dei propri valori di nazione libera.

L’attacco NATO, di cui viene data notizia il 1° maggio 2011, in un tentativo di assassinio extra-giudiziale del leader libico Muammar Gheddafi, si è preso la vita del figlio più piccolo Saif al-Arab Gheddafi, così come di molti dei suoi nipoti. La natura indiscriminata dell’attacco e dell’uccisione dei bambini illustra nella sua interezza proprio il perché le nazioni civilizzate hanno da sempre condannato il tentato omicidio e l’uso indiscriminato della forza militare su obbiettivi civili.

Quest’ultimo attacco ci ricorda un altro tentativo di assassinio da parte degli Stati Uniti che nel 1986 fallì nell’uccidere Gheddafi ma riuscì a ammazzare Hanna, la sua figlia adottiva di 4 anni. I media, posseduti nella sua totalità dalle grandi aziende, hanno dapprima fatto delle ipotesi suggestive sul fatto che Hanna fosse stata adottata dopo la morte, forse sollevati dall’assenza di legami della piccola assassinata con Gheddafi.

Il malriuscito tentativo di omicidio arriva pochi giorni dopo che molti personaggi del governo USA hanno evocato un’uccisione extra-giudiziale di Gheddafi. Malgrado il fatto che tutti questi richiami dovrebbero far parte della missione sempre più allargata che viene condotta dagli Stati Uniti per “proteggere i civili”, va evidenziato che, secondo il Dipartimento della Difesa USA, non sono ancora state presentate prove credibili che giustifichino le odierne operazioni militari, senza poi considerarne l’ulteriore espansione.

Mentre la maggior parte dei lettori informati non è assolutamente stupita da quello che la NATO rappresenta nella realtà, ossia una forza militare sovranazionale che adempie a un agenda dettata dalla finanza delle grandi aziende, persino la persona meno aggiornata avrà modo di capire che la NATO, con la sua occupazione senza fine in Afghanistan, il suo provocatorio accerchiamento della Russia e ora l’assedio senza senso in Libia, è diventata una minaccia globale, che elude sia le leggi nazionali che dovrebbero gestire un uso moderato della forza militare, sia le leggi internazionali che a parole dice di voler difendere.

Quando la NATO non è impegnata a macellare bambini oppure a invadere al di fuori della legalità altre nazioni sovrane è perennemente occupata nell’accerchiare la Russia
invitandola a una Terza Guerra Mondiale, sempre al servizio dei finanzieri globalisti.

Mentre le persone in Occidente non danno importanza alle terribili sofferenze che vengono inflitte in Libia, Afghanistan, Pakistan Iraq, Iran e in un crescente numero di altre nazioni dall’operato degli Stati Uniti, del Regno Unito, della Francia e dei loro alleati nella NATO, devono però comprendere che è solo una questione di tempo prima che questo disprezzo delle leggi che governano la loro società vada a bussare anche alla loro porta di casa.
Per molti aspetti in America e in Europa, tutto questo sta già diventando realtà. Proprio come il mondo chiudeva un occhio su Adolf Hilter e la sua macchina da guerra nazista mentre stava sempre più violando la sovranità del popolo tedesco e di quella dei loro vicini, noi stiamo con le mani in mano a incoraggiare questa tirannia sciagurata che si espande ovunque, rimanendo in silenzio tacitamente complici nel nostro sostegno ai politici e delle aziende che tirano le fila di quest’agenda.

Potremmo non essere in grado fisicamente di fermare questo palese crimine contro l’umanità, ma lo possiamo sicuramente minare alle fondamenta, giorno dopo giorno, acquisto dopo acquisto, impegnandosi in un boicottaggio totale delle aziende coinvolte, tenendo conto solo di quello che viene prodotto localmente. Possiamo anche minare la corrotta, arbitraria macchina finanziaria che guida questa minaccia globale, sostituendo le nostre divise con i metalli preziosi e le monete alternative usate tra amici, famiglie e gruppi di imprese locali. Finalmente, potremmo cominciare a coltivare il nostro cibo e a sostenere i nostri agricoltori, così come iniziare degli impieghi costruttivi del tempo libero per ricollegare le nostre radici all’indipendenza e autonomia che hanno reso grande l’Occidente.

Invece di metterci a sedere in modo abulico senza fare nulla, argomentando che la cosa non ci riguarda, che non è la nostra nipote che è stata ammazzata dagli “armamenti di precisione”, dobbiamo riflettere sulla storia e farlo subito.

Possiamo cercare di opporci a tutto questo, oppure potremmo sperimentare in prima persona l’aspra agonia della perdita, della morte e della distruzione che sta logorando la popolazione della Libia, così come è avvenuto in Iraq, Afghanistan e nelle miriadi di nazioni nel passato e nel presente che hanno sentito sulla propria pelle gli effetti di una tirannia repressiva che oramai si è estesa a tutto il mondo.

Tony Cartalucci

Fonte: http://landdestroyer.blogspot.com/

Link: http://landdestroyer.blogspot.com/2011/04/us-murders-children-in-bid-to.html

01.05.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

ComeDonChisciotte – IL CADAVERE DI BIN LADEN È STATO NEL GHIACCIO PER CIRCA UN DECENNIO

Fonte: ComeDonChisciotte – IL CADAVERE DI BIN LADEN È STATO NEL GHIACCIO PER CIRCA UN DECENNIO.

DI PAUL JOSEPH WATSON
Prisonplanet.com

Una moltitudine di fonti diverse, sia pubbliche che private, incluse quella di un individuo che ha lavorato personalmente con Bin Laden, ci ha riferito in prima persona che il cadavere di Osama è rimasto nel ghiaccio per almeno un decennio e che la sua ‘morte’ sarebbe stata annunciata nel momento politico più propizio.

L’ora è scoccata con la presentazione di una foto falsa vecchia di cinque anni come la sola prova della presunta uccisione avvenuta ieri, mentre il corpo di Bin Laden sarebbe stato precipitosamente buttato in mare per prevenire a chiunque di scoprire quando sarebbe effettivamente morto.

Nell’aprile del 2002, il membro del Consiglio delle Relazioni Estere, Steve R. Pieczenik, che ha ricoperto l’incarico di Assistente Segretario di Stato sotto Henry Kissinger, Cyrus Vance e James Bake, ha detto all’Alex Jones Show che Bin Laden era già “morto da mesi”.

Pieczenik è sicuramente nella posizione per conoscere queste informazioni, avendo lavorato direttamente con Bin Laden quando gli Stati Uniti stava armando e finanziando il supremo terrorista nel tentativo di espellere i Sovietici dall’Afghanistan alla fine degli anni ’70 e nei primi anni ’80 (un fatto storico documentato che i pappagalli nei media stanno negando oggi in vista degli ultimi sviluppi).

“Ho lavorato con Osama bin Laden nel ’78 e nell’81”, sono le parole di Pieczenik, che ha aggiunto che poi venne trasformato in un terrorista da cacciare nelle seguenti amministrazioni.

Pieczenik ha riferito a Jones durante l’intervista del 24 aprile del 2002: “Avevo scoperto attraverso le mie fonti che aveva una malattia ai reni. E, come medico, sapevo che aveva due macchine per la dialisi e che stava morendo.”

“E questo lo si può vedere nei filmati, queste foto truccate che ci vengono spedite non si sa da dove. Io dico che, improvvisamente, si potrebbe vedere un video di bin Laden che viene fuori dal nulla e ci diranno che ce l’hanno mandato in modo anonimo, di modo che qualcuno nel governo, nel nostro governo, riesca a tenere il morale alto, e dirci ancora che hanno rintracciato il tizio quando, in realtà, era morto da mesi “, aggiunse Pieczenik.

Pieczenik ha poi affermato che il videotape di un grasso Bin Laden, dove si prende la ‘responsabilità’ per l’11 settembre e che fu realizzato nel dicembre del 2001, era “un imbroglio tale” realizzato per “manipolare” la gente nel periodo successivo all’11 settembre.

La guerra successiva in Afghanistan che ha seguito l’11 settembre fu orchestrata “con l’accordo della famiglia di bin Laden, sapendo perfettamente che sarebbe comunque morto”, sono le parole di Pieczenik. “E io credo che Musharraf, il Presidente del Pakistan, ha invontariamente spifferato il tutto tre mesi fa quando disse che Bin Laden era già morto perché le macchine che gli servivano per la dialisi furono distrutte nell’Est Afghanistan.”

In aggiunta a Pieczenik, così come riportato nell’agosto 2002, Alex Jones fu informato da una fonte di alto livello interna al Partito Repubblicano sul fatto che Bin Laden fosse morto e che il suo cadavere veniva tenuto ‘sotto ghiaccio’ fino al momento in cui la sua morte potesse essere annunciata al “momento politicamente più propizio”.

Quando Jones chiese alla sua fonte se questa dichiarazione fosse solo una speculazione o se fosse vera, la fonte stessa reiterò il fatto che era morto sul serio e che il corpo di Bin Laden era “fisicamente nel ghiaccio” in attesa di essere tirato fuori per il pubblico consumo al momento più opportuno.

Molti si aspettavano che il momento fosse prima delle elezioni del 2004, ma, dopo che i Democratici iniziarono a pensare a questa possibilità, i Repubblicani realizzarono un falso videotape di Osama che fu fatto uscire alla vigilia delle elezioni e, in base alle parole sia di George W. Bush che di John Kerry, fu il fattore decisivo per la lotta tanto ravvicinata che avvenne in quelle elezioni.

Il conduttore veterano Walter Cronkite ha etichettato tutta questa farsa come un allestimento orchestrato da Karl Rove.

In aggiunta a ciò, c’è un profluvio di altre fonti, sia dell’amministrazione statale che di agenti professionisti d’intelligence, registrate negli ultimi nove anni, che affermano l’idea secondo la quale Bin Laden era molto probabilmente morto e che era lampante che la salute del leader di Al-Qaeda fosse in rapido declino a causa della malattia ai reni già dalla fine del 2001. Tra questi possiamo includere:

- l’ex ufficiale della CIA, rispettatissimo esperto di intelligence e di politica estera, Robert Baer, che nel 2008 quando gli fu chiesto di Bin Laden da un conduttore radiofonico, rispose: “Ma certo che è morto”;

- il 26 dicembre del 2001, Fox News, citando una storia del Pakistan Observer, ha riportato che i Talegani afgani avevano dichiarato che Bin Laden era morto e che lo avevano sepolto in una fossa non segnalata;

- il 18 gennaio del 2002 il presidente pakistano Pervez Musharraf annunciò: “Io credo che, francamente, sia morto”;

- il 17 luglio del 2002 l’allora capo dell’antiterrorismo all’FBI, Dale Watson, riferì a una conferenza di funzionari per l’inasprimento delle leggi: “Personalmente credo che egli [Bin Laden] non è probabilmente più con noi”;

- nell’ottobre del 2002 il presidente afghano Hamid Karzai disse alla CNN: “Sono arrivato a credere che [Bin Laden] probabilmente è morto”;

- nel 2003 l’ex Segretario di Stato Madeleine Albright disse all’analista di Fox News Channel, Morton Kondracke, di sospettare che Bush sapeva dove si trovasse Osama Bin Laden e che stesse aspettando il momento politicamente più propizio per annunciarne la cattura;

- nel novembre del 2005 il Senatore Harry Reid rivelò che gli era stato riferito che Osama poteva esser deceduto nel terremoto avvenuto in Pakistan nell’ottobre di quell’anno;

- nel febbraio del 2007 il professor Bruce Lawrence, direttore del programmi di Studi Religiosi alla Duke University, affermò che il video e i nastri che riprendevano Bin Laden erano falsi e che probabilmente era già morto.

- il 2 novembre del 2007, l’ex Primo Ministro pakistano Benazir Bhutto disse a David Frost di Al Jazeera che Omar Sheikh aveva ucciso Osama Bin Laden.

- nel marzo del 2009, l’ex dirigente dei servizi segreti esteri degli USA e professore di relazioni internazionali alla Boston University Angelo Codevilla affermò: “Tutte le prove suggeriscono che Elvis Presley sia più vivo di quanto non sia Osama Bin Laden.”

- nel maggio del 2009, il presidente pakistano Asif Ali Zardari confermò che la sua ‘controparte’ nell’agenzia d’intelligence USA non aveva avuto alcuna notizia di Bin Laden negli ultimi sette anni e ripeté: “Non credo che sia vivo”.

In un certo modo, l’establishment era praticamente obbligato a annunciare la morte di qualcuno la cui fumosa esistenza si è rivelata molto utile per mantenere in uno stato di paura e di incertezza la popolazione statunitense e quella di tutto il mondo.

Il fatto è che il mito dietro Al Qaeda è stato completamente demolito visto che il gruppo, in base a una miriade di rivelazioni, tra cui quella della visita al Pentagono di Anwar Al-Alawki dopo l’11 settembre, è oramai considerato una creazione dell’intelligence USA, e, ora che Al Qaeda verrà nascosta sotto li tappeto, sarà necessario inventarsi un nuovo nemico per legittimare il proseguimento del dominio delle forze armate USA su tutto il globo.

*********************

Paul Joseph Watson è l’editore e scrive su Prison Planet.com. È l’autore di “Order Out Of Chaos”. Watson è un frequente ospite dell’Alex Jones Show.
Fonte: http://www.prisonplanet.com

Link: http://www.prisonplanet.com/inside-sources-bin-ladens-corpse-has-been-on-ice-for-nearly-a-decade.html

02.05.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

Giustiziato Bin Laden. Quando la presunta civiltà ha la ferocia di un club di assassini | Pietro Orsatti

Fonte: Giustiziato Bin Laden. Quando la presunta civiltà ha la ferocia di un club di assassini | Pietro Orsatti.

«Parmi un assurdo che le leggi, che sono l’espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l’omicidio, ne commettano uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall’assassinio, ordinino un pubblico assassinio».

Cesare Beccaria

Bin Laden era un assassino. Organizzatore di stragi. Ideatore e ideologo della violenza. Chi ha ordinato il suo omicidio, perché di questo si è trattato si è posto al suo stesso livello e si è esposto di fatto a qualsiasi tipo di critica, e purtroppo di reazione, da parte dei suoi nemici e avversari.

Ecco cosa emerge, come riportato dalla Reuters

“Era un’operazione per uccidere”, ha detto a Reuters un alto funzionario della sicurezza statunitense, sottolineando però che “se avesse sventolato la bandiera bianca della resa sarebbe rimasto vivo”.

La bandiera bianca? Ecco a questo link la testimonianza, via Twitter e in diretta, di alcuni abitanti di Abbottabad  sulle modalità di quello successo la scorsa notte. Un blitz. Velocissimo. Spietato. Per favore non diciamo ipocrite assurdità.

Che poi la persona che ha ordinato di uccidere Bin Laden sia anche vincitore di un premio Nobel per la pace, il presidente Obama, rende tutta questa vicenda ancora più raccapricciante.

Ora tutti temono le ritorsioni. Da alcune dichiarazioni sembra quasi che qualcuno ci speri.

Il direttore della Cia Leon Panetta ha detto oggi che al Qaeda cercherà “quasi certamente” di vendicare l’uccisione di bin Laden.

“Sebbene bin Laden sia morto, al Qaeda non lo è. I terroristi quasi certamente cercheranno di vendicarlo, e noi dobbiamo – e lo faremo - restare vigili e risoluti”, ha detto Panetta. (fonte sempre Reuters)

Uccidere per giustificare la propria esistenza.

Il nucleare che non c’è ci costa già 4 miliardi | Redazione Il Fatto Quotidiano | Il Fatto Quotidiano

Fonte: Il nucleare che non c’è ci costa già 4 miliardi | Redazione Il Fatto Quotidiano | Il Fatto Quotidiano.

Questa al cifra stimata per il riprocessamento del combustibile dalle scorie. Un lavoro pericoloso cui gli Usa hanno rinunciato. Ancora più esorbitanti i costi di smantellamento delle vecchie nucleare. Quasi tutte quelle attive oggi risalgono agli anni 70 ed entro il 2020 verranno chiuse

Tra i  molti dubbi una cosa è certa: il costo che gli italiani stanno già pagando per il “riprocessamento” del combustibile esausto e per il decommissioning (smantellamento) dei loro impianti nucleari non più funzionanti.

“Riprocessare” il combustibile significa, infatti, separare dalle scorie le parti riciclabili: l’uranio non ancora utilizzato e soprattutto il plutonio formatosi nel combustibile stesso durante il funzionamento del reattore. Si tratta di lavoro “sporco” perché presenta rischi di proliferazione dovuti al fatto che parte del materiale sia sottratto senza che ve ne sia evidenza. Per evitare questi rischi gli Stati Uniti sino ad oggi hanno scelto di non riprocessare le loro scorie, considerando il combustibile come un vero e proprio rifiuto a perdere. Molti altri Paesi sono in una situazione di attesa, cosicché – secondo i dati forniti dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica, l’Aiea – solo un terzo del combustibile nucleare irraggiato prodotto sino a oggi nei reattori di tutto il mondo è stato riprocessato, mentre tutto il resto è stoccato, in attesa dello smaltimento o della decisione circa il suo destino.

L’Italia sceglie di trattare le scorie

A differenza di questi Paesi, l’Italia ha sposato, per il combustibile esausto proveniente dagli impianti oggi fermi, la scelta del riprocessamento, una strada rischiosa e costosa, tant’è che per onorare il contratto con la francese Areva, dal primo gennaio 2007 è stata triplicata la quota della componente A2 (nella bolletta), i cosiddetti “oneri nucleari”, che hanno comportato, come dice l’Autorità per l’energia elettrica ed il gas, “un aumento dell’ordine di un punto percentuale sulla tariffa domestica”. Al netto di imprevisti, la stima degli oneri complessivi del programma di riprocessamento trasmesso all’Autorità, a dicembre 2006 e confermato a marzo 2007, ammonta a 4,3 miliardi di euro, comprensivi, sia dei costi già sostenuti dal 2001 a moneta corrente, sia di quelli ancora da sostenere a moneta 2006.

La stima dei costi per la chiusura del ciclo del combustibile è articolata in tre distinte partite:

1. la sistemazione del combustibile irraggiato delle centrali di Trino, Caorso e Garigliano ancora stoccato in Italia, del quale è previsto l’invio in Francia per il riprocessamento, con ritorno dei prodotti post-ritrattamento al deposito nazionale

2. la sistemazione della quota parte Sogin del combustibile della Centrale di Creys-Malville, per la quale è prevista la cessione onerosa a EdF, con la conseguente presa in carico da parte di Sogin del relativo plutonio presso gli stabilimenti della Areva e quindi la successiva cessione onerosa di detto plutonio

3. la sistemazione del combustibile irraggiato che, a fronte di contratti già stipulati, è stato già inviato in Inghilterra e i cui prodotti post-trattamento saranno trasferiti direttamente al deposito nazionale

Devono poi aggiungersi i costi per le attività tecniche a carattere generale, di supporto, funzionamento sede centrale e imposte. Tutti questi costi sono oggi fatti pagare agli utenti con la bolletta dell’energia elettrica.

Smantellare le centrali

La grandissima maggioranza delle centrali nucleari oggi operanti nel mondo sono state ordinate negli anni ’60 e ’70 (quelle ordinate dopo il 1979 sono pochissime) e sono entrate in servizio negli anni ‘70 e ’80. All’inizio si assegnava a una centrale nucleare una vita produttiva di trent’anni, estesa poi a quarant’anni. Entro il 2020 tutte o quasi le centrali nucleari oggi attive nel mondo compiranno quarant’anni e dovrebbero essere smantellate.

Nel caso italiano gli esperti sostengono che i costi di decommissioning (comprensivi anche del confinamento delle scorie) equivalgono a una volta e mezzo il costo di una nuova centrale. D’altra parte Francia, Inghilterra e Stati Uniti fanno valutazioni analoghe. Nel 2005 il ministero dell’Industria francese, in base a un criterio stabilito nel 1991, valutava in 13,5 miliardi di euro il costo di smantellamento del parco nucleare, ma già nel 2003 la Corte dei conti aveva valutato tale costo in una forchetta di 20-39 miliardi di euro, mentre una commissione ad hoc parla oggi di centinaia di miliardi di euro (e si capisce che i francesi, che pagano oggi il 30% in meno degli Italiani la bolletta elettrica, in realtà stanno staccando un acconto e che la richiesta di Edf al governo di un aumento di 20 euro al Mwh per il decommissioning, finisce col pareggiare già adesso il conto).

L’Inghilterra ha prodotto la sua prima stima del costo della “uscita “ del Paese dal nucleare in circa 80 miliardi di euro, una cifra gigantesca, oltre il doppio del costo di costruzione ex-novo dell’intero parco nucleare inglese. Per il governo Usa trattare i 25 reattori a minore potenza già fermi costa attorno a 500 milioni di dollari a impianto. Senza contare che lo stesso studio di previsione ritiene che occorrano almeno 50 anni di “fermo impianto” per poter consentire nei 60 anni successivi l’accesso sicuro degli operatori. Tutti rilievi e conti confermati dall’Ue, che, attraverso il Joint Research Center nel sito di Ispra (Varese), si appresta al decommissioning di Essor – un reattore sperimentale di 42 MW che ha prodotto nella sua attività 3.000 m3 di scorie – con un budget ventennale di oltre 1,5 miliardi di euro complessivi.

Da ciò si deduce che i costi “nascosti” e “rinviati” del nucleare sono ancora ben lontani dall’essersi manifestati interamente e sono dello stesso ordine di quelli di costruzione. Oggi cominciano a venire al pettine. La chiusura degli impianti che compiono 40 anni di attività, a seguito della crisi finanziaria e dei bilanci statali, viene rinviata di qualche anno, come in Germania e Spagna, ma è una necessità ineludibile. Quindi i costi (e i problemi) del decommissioning salgono alla ribalta e quelli “veri” del nucleare inevitabilmente lievitano. Potremmo dire che, per ogni euro pagato in fase di costruzione di un nuovo reattore oggi, occorre ipotecare un analogo pagamento che andrà a scadenza entro la fine del secolo.

di Mario Agostinelli (Portavoce del Contratto mondiale per l’energia e il clima. L’articolo, pubblicato in anteprima da ilfattoquotidiano.it, uscirà a Maggio sul mensile Valori)

Marea nera, i silenzi di Bp e governo Usa svelati dalla Wikileaks ambientalista | Andrea Bertaglio | Il Fatto Quotidiano

Fonte: Marea nera, i silenzi di Bp e governo Usa svelati dalla Wikileaks ambientalista | Andrea Bertaglio | Il Fatto Quotidiano.

Greenpeace ha creato ‘Polluter watch’, un database che raccoglie 30mila pagine di documenti sul disastro nel Golfo del Messico. “E’ la prova dei tentativi di amministrazione americana e compagnia petrolifera di ridurre la portata dell’allarme”

Blog, video e migliaia di documenti inediti gettano luce sulla catastrofe petrolifera del Golfo del Messico. A lungo Bp e governo hanno cercato di minimizzarla. Ma ora, a più di un anno dall’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon, che in tre mesi ha provocato lo sversamento in mare di oltre 500mila tonnellate di petrolio, Greenepeace mette a disposizione PolluterWatch, un database che raccoglie documenti inediti, incluse le registrazioni di volo dei piloti che operavano nella zona.

Obiettivo: informazione trasparente, grazie a 30mila pagine di documenti riservati. Un dossier che fa emergere le continue manipolazioni per ridurre la portata dell’allarme sul più grave disastro petrolifero di tutti i tempi. Omissioni e silenzi “strategici” che vanno a influire anche sul fronte dei risarcimenti.

Il database di Greenpeace vuole scovare i segreti dei più grandi “inquinatori” mondiali, messi in fila nella classifica di chi fa più danno all’ambiente. Sotto accusa chi cerca di “bloccare la transizione dagli sporchi combustibili fossili del passato alle fonti di energia pulita del futuro”. Una Wikileaks ambientalista che ha pubblicato la corrispondenza tra il governo americano e la British Petroleum nella primavera del 2010, rivelando le gravi inadempienze che hanno aggravato il disastro. Il dossier svela i fortissimi i contrasti con gli scienziati impegnati a valutare i danni subiti dall’ambiente marino. Il governo giura che il 75% del petrolio fuoriuscito è stato assorbito? Falso, accusano molti studiosi nei documenti che ora Greenpeace porta alla luce.

La continua sottovalutazione dell’impatto del petrolio sull’ecosistema oceanico da parte degli ufficiali governativi non è l’unico problema che emerge dai documenti di PolluterWatch. Ci ci sono anche le prove del controllo esclusivo mantenuto da Bp sui permessi di accesso degli scienziati alle aree maggiormente colpite dalla marea nera. Viene così confermato quanto la compagnia petrolifera britannica abbia cercato di manipolare a suo vantaggio le ricerche finanziate dal Fondo di Ricerca da lei stessa creato con uno stanziamento di mezzo miliardo di dollari.

Per Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia, PolluterWatch dimostra che le compagnie petrolifere non esitano a occultare informazioni decisive, “pur di difendere la propria immagine e il proprio profitto”. Avverte Kert Davies, research director di Greenpeace Usa: il dossier servirà anche a “facilitare le richieste di indennizzo di migliaia di cittadini, pescatori e operatori turistici”, pesantemente danneggiati dalla marea nera. Le prove scovate dagli ecologisti potrebbero infatti pesare, ora, sul fronte dei risarcimenti.

La verità rifiutata – parola d’autore – Cadoinpiedi

Fonte: La verità rifiutata – parola d’autore – Cadoinpiedi.

di Ferdinando Imposimato – 1 Maggio 2011
Nessuna “coltre di mistero”. Gli Italiani non vogliono sapere

Sollecitato dalla domanda di una lettrice, vorrei intervenire per chiarire il mio pensiero circa l’opportunità di parlare di una “coltre di mistero” che avvolge i più noti casi italiani, e riguardo la possibilità che la mancanza di verità sia o meno determinata da una supposta “debolezza” della nostra democrazia.
In verità, non credo che nella vicenda Moro e nelle altre stragi la verità non venga fuori perchè ” la democrazia non è abbastanza solida”. Che la democrazia sia in pericolo è vero: da anni in Italia esiste un regime, cioè la dittatura della maggioranza sotto la guida di un premier indegno, corrotto e legato ad uomini accusati di omicidi e mafia. Quanto alla tragedia di Aldo Moro, credo che vi sia anche un’altra spiegazione amara che spiega l’atmosfera di silenzio su quella vicenda: gli italiani, nella loro maggioranza, rifiutano verità sconvolgenti sui responsabili di quel misfatto, ed anzi esaltano quei politici e uomini di potere che, tradendo la fedeltà alla Costituzione, quel delitto favorirono, rifiutando di salvare la vita di Moro, pur conoscendo la prigione dello Statista.
Questa verità storicamente accertata è raccontata da qualche parte in modo dettagliato. Per cui affermare che la vicenda Moro è ancora avvolta dal mistero è un grave errore. Favorito- lo riconosco- dalla omertà della stampa e delle TV di regime. Ma anche da quei giornalisti di avanguardia che ci rifilano le insopportabili risse televisive. Della tragedia Moro si sanno molte cose, non solo sugli autori materiali ma anche sui politici, uomini delle istituzioni, dei servizi e della massoneria che favorirono prima la cattura dello Statista, poi la prigionia e infine la morte, agendo dietro lo scudo fiammeggiante di una inesistente fermezza. Mentre invece era in atto un deliberato, intenzionale, cinico, criminale immobilismo per consentire alle BR di uccidere Aldo Moro. Lo Stato sapeva dove era Moro ma non fece nulla per liberarlo, anzi stroncò tutte le iniziative di chi voleva liberarlo.
Questa verità semplice e sconvolgente raccontata minutamente in un libro, è stata boicottata dalla stampa nazionale e dalla TV, che dovunque sono pilastri della democrazia ma non in Italia. Se i giornali tacciono o stravolgono verità scomode che riguardano le stragi degli ultimi 30 anni, la gente non può conoscere la storia di questo paese. Il Corriere della Sera , controllato da Licio Gelli attraverso i proprietario, il direttore e l’amministratore delegato iscritti alla P2, insinuò, il 15 e il 16 marzo 1978, che Moro era un corrotto e aveva partecipato alla spartizione delle torta nell’affare Lokheed. Creò, quella menzogna spudorata, un clima di ostilità contro Moro che travolse anche me. Un metodo abitualmente seguito dalla mafia prima di colpire le sue vittime: distruggerne la figura morale.
Di Falcone si disse che era un mafioso schierato dalla parte dei nemici dei corleonesi. Di Borsellino si disse che voleva fare carriera sulla lotta alla mafia.. Anche delle stragi dell’Addaura, di Capaci e di via D’Amelio si sanno molte cose grazie ai collaboratori di giustizia. Si sa dei mafiosi e degli esponenti dello Stato che favorirono quelle stragi e depistarono, per aiutare i colpevoli e accusare gli innocenti.
Gli eroici agenti Antonino Agostino ed Emanuele Piazza, per avere salvato la vita di Giovanni Falcone, nel mirino di pezzi infami dello Stato, furono uccisi da esponenti dei servizi segreti. Ma nessuno degli assassini istituzionali ha pagato.
Gioacchino Genchi per avere offerto prove documentali sui legami di uomini dello Stato con la mafia nelle stragi di Capaci e di via D’Amelio, è stato perseguitato da accuse ingiuste accreditate da politici di maggioranza ed opposizione, indicati con estrema precisione da Marco Travaglio nell’Espresso del 28 aprile 2011. Ma nessun giornale, tranne il Fatto Quotidiano e l’Espresso, dà notizia dell’archiviazione dell’accusa gravissima contro Genchi.
Il problema allora è che da noi esiste una stampa e una TV che non informa sui politici e sui responsabili istituzionali delle stragi di Capaci, Via D’Amelio, Addaura e sulla tragedia di Moro. Insabbia ogni notizia vera sistematicamente semplicemente non descrivendo la verità storica e spesso linciando i testimoni di verità. Oggi, a parte Travaglio, Antimafia duemila e La Voce delle Voci, nessuno parla delle stragi. Gli assassini sono al loro posto di potere, dentro le istituzioni, indisturbati, protetti dal Governo e difesi dalla Stampa e dalla TV. Oggi l’attacco viene portato dai vari Cicchitto e Dell’Utri, a coloro che ci hanno aiutato a capire molte cose di quelle stragi e sul ruolo che infami servitori dello Stato vi svolsero, mentre altri persero la vita.
Il Ministro Vincenzo Scotti venne rimosso dal Viminale per essersi rifiutato di accettare l’accordo tra mafia e Stato imposto dai servizi segreti. Ed il verbale delle sue dichiarazioni in Commissione Antimafia sembra sia stato segretato.
Ma io credo che vi sia anche un’altra ragione che impedisce di dissolvere i misteri sulle stragi di mafia degli anni 90 e sul caso Moro: ed è che la maggioranza degli italiani non vuole conoscere la verità, ed è più dalla parte dei carnefici che delle vittime. Ricordo un brano di Adam Smith nella teoria dei sentimenti morali, “Machiavelli, uomo di moralità non troppo scrupolosa, faceva parte della corte di Cesare Borgia, quale rappresentante della repubblica di Firenze, quando il delitto- di quattro principi minori di quel tempo- fu perpetrato. Machiavelli mostra molto disprezzo per la ingenuità delle vittime, ma nessuna compassione per la loro triste e prematura morte, nessuna indignazione per la crudeltà e la falsità del loro assassino Cesare Borgia…. Un uomo indegno e malvagio, ma di talento spesso va per il mondo godendo di molto più credito di quanto meriti. Uno sciocco indegno e malvagio appare sempre di tutti i mortali, il più odioso e spregevole “.
Non credo che l’Italia sia cambiata da quel tempo.