Archivio Mensile: luglio 2011

I sacrifici degli altri- Blog di Beppe Grillo

Fonte: I sacrifici degli altri- Blog di Beppe Grillo.

Famiglia Cristiana, il pericoloso giornale dei black bloc cattolici, ha definito questa classe politica “la più bassa di tutti i tempi“. L’Italia è vicina al default ufficiale, quello reale è già avvenuto. Siamo ultimi nelle classifiche degli stipendi, tra gli ultimi per libertà di informazione, tra gli ultimi per connettività, superati persino dalla Libia di Gheddafi che stiamo bombardando mentre il Presidente della Repubblica dorme sonni beati, tra gli ultimi per investimenti in ricerca e nell’innovazione, tra gli ultimi come livello di occupazione giovanile, migliaia di aziende chiudono ogni mese. ULTIMI. Dovremo abituarci per anni a questa condizione. Ci vorrà almeno una generazione per uscirne. I 47 miliardi della manovra di Tremorti sono appena sufficienti per pagare le caramelle. In un solo mese il nostro debito pubblico è aumentato di 22 miliardi. Nel 2012 gli interessi sul debito potrebbero arrivare a 100 miliardi e forse superarli. In questo Paese sciroccato si è perso ogni senso della misura. L’esempio non è più una virtù. Nella casa di Giuseppe Verdi, nella tenuta di Sant’Agata, tra i suoi ricordi c’è un pacchetto di biglietti del treno gratuiti che lasciò intatti. Era senatore del Regno, riceveva per questo uno stipendio, e trovava vergognoso utilizzarli. Il treno per Roma lo pagò sempre di tasca sua. Tremorti ha proposto un taglio degli stipendi per i parlamentari, ma solo dalla prossima legislatura. I sacrifici agli italiani sono invece richiesti da subito. Perchè Tremorti non rimanda anche questi al 2013? Perchè non abolisce le pensioni ai parlamentari in modo retroattivo, perché sono possibili i doppi stipendi? Perché, perché, perché… Ieri è andata in onda l’ennesima miserabile puntata sul taglio delle Province proposto dall’IDV. Il Pdl ha votato contro e il Pdmenoelle si è astenuto, chi ha gli stessi interessi adotta lo stesso comportamento. “Il numero degli amministratori delle Province è di 4.000 addetti con 2.900 consiglieri, 50 tra Presidenti e vicepresidenti, 100 presidenti della Giunta, 900 assessori. Il costo annuale dei soli compensi di questo “esercito” supera i 50 milioni di euro mentre le spese correnti delle oltre 100 Province italiane si aggirano attorno ai 10 miliardi di euro l’anno.” Per coerenza chi chiede l’abolizione delle province non avrebbe dovuto presentarsi alle ultime elezioni provinciali come il MoVimento 5 Stelle, invece lo ha fatto. Non è necessaria una legge per dare l’esempio. La truffa dei finanziamenti elettorali spacciati per “rimborsi” porta nelle casse dei partiti un miliardo di euro. Qualche partito li ha rifiutati? Il MoVimento 5 Stelle lo ha fatto. “Tu devi essere il cambiamento che vuoi vedere nel mondo“. Lo disse Gandhi, noi abbiamo al suo posto Bersani e Berlusconi. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

ComeDonChisciotte – UN MONDO SOVERCHIATO DALL’IPOCRISIA OCCIDENTALE

Fonte: ComeDonChisciotte – UN MONDO SOVERCHIATO DALL’IPOCRISIA OCCIDENTALE.

DI PAUL CRAIG ROBERTS
Global Research

Le istituzioni occidentali sono diventate caricature dell’ipocrisia.

Il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Centrale Europea stanno violando i propri statuti per salvare le banche private francesi, tedesche e olandesi. Il FMI è solamente incaricato di regolamentare i prestiti, ma sta prestando soldi al governo greco per ragioni di bilancio vietate solo per permettere che il governo greco possa pagare le banche. Alla BCE non è consentito salvare i governi dei paesi membri, ma lo sta facendo comunque per fare in modo che le banche possano essere rimborsate. Il parlamento tedesco ha approvato il bailout, che viola le disposizioni del Trattato Europeo e le consuetudini tedesche. Il caso è al vaglio della Corte Costituzionale tedesca, fatto non riportato dai media negli Stati Uniti.

Il presidente USA George W. Bush ha nominato un immigrante, non molto rispettoso della Costituzione USA e dalla separazione dei poteri, al Dipartimento di Giustizia (sic) per far emettere un decreto che desse al presidente “poteri unitari” per innalzarlo al di sopra delle leggi prescritte negli Stati Uniti, ai trattati e alle leggi internazionali. Seguendo le decisioni legali di questo immigrante, l’“esecutivo unitario” può violare con impunità il Foreign Intelligence Surveillance Act, che impedisce di spiare i cittadini statunitensi senza un mandato ottenuto dalla Corte FISA. L’immigrante ha anche deciso che Bush può violare con impunità le leggi in vigore negli Stati Uniti contro la tortura, così come la Convenzione di Ginevra. In altre parole, questi fasulli “poteri unitari” fanno diventare imperatore un presidente.

Le protezioni costituzionali, come l’habeas corpus, che proibiscono ai governi di trattenere persone in modo indefinito senza presentare imputazioni e prove a una corte e che vietano ai governi di negare alle persone detenute un giusto processo e l’intervento di un avvocato, sono state gettate dalla finestra dal Dipartimento di Giustizia (sic) e le corte federali hanno in larga parte acconsentito.

Così come ha fatto il Congresso, “i rappresentanti del popolo”. Il Congresso ha anche attivato il Military Tribunals Commissions Act nel 2006, firmato dal fascista alla Casa Bianca il 17 ottobre.

Questa legge consente che chiunque sia considerato un “combattente nemico al di fuori della legge” possa essere condannato a morte in base a prove segrete o al sentito dire in the tribunali militari illegali che sono fuori dalla portata delle corti federali USA. I pazzi nazisti al Congresso, appoggiando la totale distruzione delle leggi anglo-americane, ci vogliono spacciare tutto questo per i “patrioti in guerra contro il terrorismo.”

La disposizione stabilisce che chiunque venga accusato dagli Stati Uniti – senza che vengano presentate prove – che faccia parte dei Talebani, di al-Qaeda o di altre “forze associate” sia un “combattente nemico fuori dalla legge”, che spoglia la persona della protezione della legge. Neppure George Orwell sarebbe riuscito a trovare una formulazione simile.

I Talebani sono composti da afghani che, prima dell’intervento militare degli USA, stavano combattendo per unire il popolo. I Talebani sono islamisti e il governo degli Stati Uniti teme un altro governo islamico, come quello nato in reazione all’intervento degli Stati Uniti negli affari interni iraniani. Gli Americani “liberi e democratici” hanno deposto un leader legittimamente eletto e hanno imposto un tiranno. Le relazioni tra americani e iraniane non si sono mai ristabilite dopo la tirannia che Washington impose agli iraniani.

Washington si è sempre opposta a qualsiasi governo i cui leaders non possano essere comprati per recitare la parte del burattino di Washington. Questo è il motivo per cui il regime di George W. Bush ha invaso l’Afghanistan, perché Washington ha deposto Saddam Hussein e voglia ora rovesciare Libia, Siria e Iran.

Il primo Presidente nero (o mezzo bianco) degli USA ha ereditato la guerra afghana, che è durata più a lungo della Seconda Guerra Mondiale e la vittoria non è ancora in vista. Invece di mantenere le promesse elettorali e terminare questa guerra inutile, la ha addirittura intensificata Obama.

La guerra dura ormai da dieci anni e i Talebani controllano il paese più di quanto non lo facciano i pupazzi degli USA e della NATO. Frustrati dal proprio fallimento, gli Americani e i pupazzi della NATO uccidono con sempre maggiore frequenza donne, bambini, anziani nei villaggio, poliziotti afghani e personale di soccorso.

Un video ripreso da un elicottero d’assalto USA, affidato a Wikileaks e poi pubblicato, mostra le forze Americane che sembra stiano giocando a un videogame, che massacrano civili, tra cui cameramen di un importante agenzia di stampa, che camminavano in una strada tranquilla. Un padre con un bambino piccolo, che si era fermato ad aiutare la vittima morente del gioco di morte dei soldati Americani, è stato fatto saltare in aria, così come suo figlio. Le considerazioni degli Americani sul video arrivano a incolpare il padre della morte del bambino per aver portato un ragazzino in una “zona di guerra”. Non era una zona di guerra, ma solo una strada normalissima con persone che camminano.

Il video documenta i crimini degli Americani contro l’umanità in modo tanto smaccato quanto le prove usate contro i Nazisti dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale al Processo di Norimberga.

Forse il massimo livello dell’illegalità è stato raggiunto quando il regime di Obama ha annunciato di avere una lista di cittadini statunitensi che potrebbero venire assassinati senza un giusto processo.

Si dovrebbe pensare che, se la legge avesse avuto una qualche importanza nella civiltà occidentale, George W. Bush, Dick Cheney, in effetti l’interno regime Bush/Cheney, così come gli altri co-cospiratori, dovrebbe sedere di fronte alla Corte Penale Internazionale.

Invece è Gheddafi che ha ricevuto un mandato di arresto dalla Corte Penale Internazionale. Le potenze occidentali stanno usando la Corte Penale Internazionale, che si pensa sia a sostegno della giustizia, per ragioni di tornaconto personale che sono scorrette.

Qual è il crimine di Gheddafi? Il suo delitto è quello di aver cercato di impedire alla Libia di essere spazzata via da una rivolta, supportata e forse organizzata dagli Stati Uniti, nella Libia Orientale, rivolta che è stata usata per distogliere la Cina dai propri investimenti petroliferi in quella zona.

La Libia ha avuto la prima rivolta armata nella cosiddetta “Primavera Araba”. I resoconti hanno chiarito che non c’è niente di “democratico” in questa rivolta. L’Occidente è riuscito a forzare una Risoluzione per una “no-fly zone” tramite la sua organizzazione fantoccio, le Nazioni Unite. La risoluzione era limitata a neutralizzare le forze aeree di Gheddafi. Ma Washington, e il suo pupazzo francese Sarkozy, hanno subito elaborato un’“interpretazione allargata” della Risoluzione dell’ONU e l’hanno trasformata in un’autorizzazione per essere direttamente coinvolti nel conflitto.

Gheddafi ha resistito alla ribellione armata contro lo stato libico, la risposta normale di un governo nei confronti di una rivolta. Gli Stati Uniti avrebbero fatto lo stesso così come il Regno Unito e la Francia. Ma per cercare di impedire il rovesciamento del proprio paese e che la sua nazione diventasse un altro stato fantoccio Americano, Gheddafi è stato messo all’indice. La Corte Penale Internazionale sa che non può perseguire i veri responsabili dei crimini contro l’umanità – Bush, Blair, Obama e Sarkozy – ma questa Corte ha bisogno di far qualcosa e accetta le vittime che l’Occidente vuole demonizzare.

Nella nostra epoca post-Orwelliana, chiunque resista o solo critichi gli Stati Uniti è un criminale. Ad esempio, Washington considera Julian Assange e Bradley Manning dei criminali, perché hanno messo a disposizione informazioni che hanno messo in luce crimini commessi dal governo degli USA. Chi si permette di essere in disaccordo con Washington viene ritenuto una “minaccia” e Obama può riuscire a far assassinare o arrestare queste “minacce” come “sospetto terrorista” o come qualcuno che sta “fornendo aiuto e comfort ai terroristi”. I conservatori e i liberisti statunitensi, che una volta seguivano la Costituzione USA, sono tutti d’accordo nello sbrindellare la Costituzione per poter mettersi “al sicuro dai terroristi”. Accettano addirittura intrusioni come i porno-scan e la separazione tra sessi per poter essere al “sicuro” sui voli aerei.

Il collasso della legge è oramai senza limiti. La Corte Suprema ha deciso che è un “luogo comune” che l’America sia governata dalle multinazionali, e non dalla legge e di certo non dalle persone. Il 27 giugno la Corte Suprema degli USA ha portato avanti il proprio progetto di stato fascista stabilendo che l’Arizona non possa finanziare pubblicamente i candidati alle elezioni in modo da livellare la competizione elettorale, al momento già sbilanciata dai soldi delle corporation. La Corte Suprema “conservatrice” ritiene il finanziamento pubblico dei candidati incostituzionale, ma non la “libertà di parola” finanziata dagli interessi del business che si compra il governo per comandare la nazione. La Corte Suprema è diventata un funzionario delle corporations e dà legittimazione al loro governo. Mussolini definì questo sistema, imposto agli Americani dalla Corte Suprema, fascismo.

La Corte Suprema ha anche stabiliti il 27 giugno che la California ha violato la Costituzione degli Stati Uniti nel vietare la vendita di giochi violenti ai bambini, malgrado le prove che testimoniano come i giochi violenti favoriscono comportamenti violenti nei giovani. È corretto per la Corte Suprema proibire ai soldati, che vivono al fronte, bere birra prima che abbiano compiuto i 21 anni di età, ma questa Corte idiota favorisce l’inculcamento della mentalità omicida nei bambini, sempre che la cosa sia negli interessi dei profitti delle multinazionali in nome della “libertà di parola”.

Incredibile, davvero, che una corte così interessata alla “libertà di parola” non abbia protetto gli attivisti statunitensi contro la guerra dalle ispezioni e dagli arresti incostituzionali o li abbia difesi dall’essere stati attaccati dalla polizia o radunati in aree recintate distanti dall’oggetto della protesta.

Proprio mentre si avvia la seconda decade del XXI secolo, chiunque si opponga all’egemonia USA e al male che emana da Washington rischia di essere individuato come un “terrorista”. Nel caso fossero cittadini americani, potranno essere assassinati. Se fossero leader stranieri, il loro paese può essere invaso. Se vengono catturati, possono essere giustiziati, come Saddam Hussein, o mandati di fronte alla CPI, come i serbi sventurati che hanno cercato di difendere la loro nazione dallo smantellamento voluto dagli Americani.

E il pecorone americano crede di avere “libertà e democrazia”.

Washington si affida alla paura per nascondere i propri crimini. La maggioranza degli Americani ora teme e odia i musulmani, gente di cui non sanno nulla che non venga dalla propaganda razzista, che li incoraggia a credere che si stiano nascondendo sotto i loro letti per ucciderli nel sonno.

I neoconservatori, naturalmente, sono i fornitori della paura. Più i pecoroni avranno paura, tanto più cercheranno sicurezza nello stato di polizia neocon e tanto più faranno finta di non vedere i crimini di Washington per le aggressioni contro i musulmani.

La sicurezza uber alles. È diventato il motto del popolo americano, una volta libero e indipendente, che, se prima era ammirato, oggi è detestato.

In America l’assenza della legge è ormai totale. Le donne possono abortire, ma se gli nasce un bambino morto, sono arrestate per omicidio.

Gli Americani sono persone così terrorizzate e insultate che una donna di 95 anni in fin di vita per la leucemia in viaggio per vedere per l’ultima volta i membri della propria famiglia è stato obbligata a togliersi il pannolone per rispettare la sicurezza dell’aeroporto. Solo una popolazione totalmente atterrita potrebbe permettere questi abusi della dignità umana.

In un’intervista del 27 giugno alla National Public Radio, Ban Ki-moon, il burattino sud coreano di Washington insediato come Segretario Generale delle Nazioni Unite, non è stato capace di rispondere perché le Nazioni Unite e gli USA tollerassero l massacro di civili inermi in Bahrein e allo stesso tempo sostenessero l’accusa della Corte Penale Internazionale contro Gheddafi per aver difeso la Libia dagli attacchi dei ribelli. Gheddafi ha ucciso molte meno persone di USA, Regno Unito o dei Saud in Bahrein. In effetti, la NATO e gli Americani hanno ucciso molti più libici di Gheddafi. La differenza sta nel fatto che gli USA hanno una base navale in Bahrein, e la Libia no.

Non è rimasto niente del carattere degli Americani. Solo persone che hanno perso l’anima possono tollerare il male che proviene da Washington.

************************************Fonte: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=25432

01.07.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

ComeDonChisciotte – LA QUESTIONE MONETARIA

Fonte: ComeDonChisciotte – LA QUESTIONE MONETARIA.

La “questione monetaria” è molto semplice: in qualunque economia si utilizza la moneta, non se ne può fare a meno, ma essendo questo “oggetto” un puro frutto della mente umana, e di nient’altro, occorre definirla, produrla, gestirla da parte di umani, con regole decise da umani. Non sono tre fasi separate o separabili in compartimenti stagni, ma tre aspetti della questione che si compendiano reciprocamente in un tutt’uno. Tralasciamo inizialmente la definizione, per certi versi conseguenza delle altre due fasi operative, quelle che fanno della moneta un fatto concretissimo nella quotidianità di miriadi di vite individuali, relazionate tra loro nell’ordinamento sociale di fatto, sia localmente che ai livelli superiori, fino al livello planetario, o globale.

Niente di più immediato che esemplificare le fenomenologie di produzione e gestione della moneta al giorno d’oggi: l’euro per gli europei, lo yen per i giapponesi, la sterlina per gli inglesi, il renminbi (o più semplicemente yuan) per i cinesi, il dollaro per gli americani …. anzi no, il dollaro per tutti, ma questa è un’altra storia.

Cos’hanno in comune le valute citate, e molte altre ancora, dal punto di vista gestionale? Che esiste un’unica tipologia di soggetto giuridico, sia pure in tante varianti, autorizzata alla gestione della moneta in rappresentanza della società tutta. E’ la Banca, che può essere “commerciale” (Istituto di Credito e servizi di pagamento-riscossione), “d’investimento o d’affari”, “mista”, “di clearing (internazionale)”, “privata”, “pubblica”, “Centrale”, “Mondiale”, ecc. ecc. Ma sempre di banca si tratta, in forma giuridica di S.p.A., Fondazione, Cooperativa, Holding, ecc. ecc. ecc.

In che modo le varie banche gestiscono la moneta? Registrandone la contabilità, il passaggio di possesso tra persone fisiche e giuridiche, come sostituti d’imposta per conto dello Stato, come amministratori del risparmio finanziario, come produttori e gestori di strumenti finanziari, come erogatori di credito, come gestori delle borse valori, come interlocutori dei governi sulle questioni economico-finanziarie, ecc. ecc. Ma soprattutto come produttori della moneta effettivamente in circolazione nei vari mercati, ovvero come emittenti della moneta.

Dal momento che ogni economia monetaria si basa su scambi reciproci tramite denaro, e dal momento che non vi sono limitazioni sostanziali alla geografia di questi scambi (salvo casi d’embargo), ecco che le miriadi di banche in tutto il mondo, di ogni genere e dimensione, sono di fatto strettamente connesse tra loro (telematicamente), a formare un’unica ragnatela di scambi monetari in tutte le valute, cioè un sistema bancario globale. Per questo i diversi sistemi monetari devono giocoforza relazionarsi tra loro, tendenzialmente adeguandosi ai criteri dei sistemi che dominano per dimensioni e per influenza politica, commerciale, militare. A tutt’oggi, nonostante già si avvertano sinistri scricchiolii, il sistema dominante è ancora il dollaro USA, la valuta che invade le altre economie con la famosa “dollarizzazione” del mondo intero, dagli “accordi” di Bretton Woods del ‘44, passando poi per la sospensione unilaterale della convertibilità (in oro) del dollaro nel 1971 (Nixon) e per le politiche di “deregulation” finanziaria e commerciale targate Reagan e Thatcher (anni  ’80).

In pratica oggi il sistema bancario, nazionale e mondiale, produce e gestisce tutto il denaro in circolazione, realizzando il più grande trust, o monopolio (privato), della storia dell’umanità. Si può tranquillamente affermare come verità indiscussa che il controllo del denaro è affidato nei fatti al sistema bancario.

Ma chi controlla il sistema bancario, che è un misto di proprietà pubblica e privata, ma tendente alla riduzione a zero della partecipazione pubblica e politica sull’onda dell’ideologia liberista? Se pensiamo alla singola banca come ad un’azienda, interamente controllabile col pacchetto di maggioranza relativa (talvolta assai risicato, Tronchetti Provera docet), non è difficile intuire che i controllori primari delle politiche monetarie siano proprio quelle famiglie storiche, ormai transazionali, che hanno consolidato le loro immense fortune proprio grazie all’esercizio del controllo finanziario tramite banche private, con i noti metodi tutt’altro che trasparenti e corretti, se pur leciti spesso in virtù delle loro capacità di controllo del legislatore stesso. Insomma siamo nelle mani dei campioni del privilegio finanziario, una strana forma di profitto, divenuta abnorme, che non ha mai reso in cambio alcun bene materiale per l’umanità, eccetto che per la minoranza di parassiti dell’economia altrui. Questo è l’esito scontato dell’ideologia dominante nel “mondo che conta”, interamente basata sulla logica del profitto competitivo all’interno di un utopistico “libero mercato”, che è sempre stato di tutto tranne che “libero” dallo strapotere finanziario.

E il “signoraggio”?

Che il signoraggio sia l’insieme dei redditi derivanti dall’emissione di moneta non ci piove. Questo non lo dico io ma i banchieri e perfino i debunkers del “complotto del signoraggio”. E credo che neppure i “complottisti”, dall’altro lato della barricata, abbiano nulla da eccepire nel merito della definizione del termine, almeno in questi termini così generali.

Si è appena detto poco sopra che i “soldi veri” fatti dai banchieri storici (Rothschild, Rockefeller, Morgan, Warburgs, Lazard, ecc.), quelli in grado di controllare il trust bancario, e da lì le economie e le politiche mondiali al fine di consolidare il proprio potere, ovvero un sistema che si autodetermina circolarmente, sono soldi “fatti” soprattutto tramite speculazioni finanziarie, lecite o illecite, con moneta già esistente.

Perciò non ci sarebbe alcun bisogno di scomodare il concetto di signoraggio per spiegare le problematiche di fondo relative alla questione monetaria. Tuttavia si è anche detto che l’intera massa monetaria in circolazione, in tutte le sue forme (che vanno ben oltre i limiti dell’immaginario collettivo), è praticamente prodotta e messa in circolazione, oltre che gestita a posteriori, dallo stesso trust bancario mondiale controllato dall’elite finanziaria. Sorge quindi spontanea la domanda se ci sia una relazione importante tra emissione monetaria e concentrazione di ricchezza tramite meccanismi finanziari in senso lato. E la risposta a questa domanda è certamente sì, esistono dinamiche finanziarie importanti in tal senso, direttamente legate all’emissione monetaria, che producono grandi spostamenti di ricchezza reale dall’economia fisica diffusa a quella virtual-finanziaria concentrata, sempre però convertibile in beni reali.

Basti pensare al tradizionale credito bancario di denaro “fiat”, che non esisteva prima del credito stesso, cioè della creazione dal nulla di massa monetaria circolante da parte di qualunque banca commerciale (le più “pulite”, che pure hanno questa “rogna”), operante in un sistema a riserva monetaria frazionaria e bassissima, dell’ordine del 2%. Tutti gli interessi sul denaro costato nulla alla banca mutuante sono di fatto un furto ai danni dei veri produttori di ricchezza fisica monetizzata, i mutuatari.

Per non parlare delle Banche Centrali che emettono “contante” dal nulla (o meglio da un finto indebitamento contabile), capitalizzandosi di pari importo (non a titolo di riserva a garanzia del contante emesso, ma in proprietà assoluta della BC, liberamente impiegabile al miglior rendimento).

C’è poi l’eclatante esempio in cronaca degli straordinari QE1 e QE2 della FED americana, denaro fiat distribuito “in prestito” alle banche in odore di default per mancanza di liquidità, in realtà destinato ad ulteriori speculazioni finanziarie (cosa che farebbe qualunque giocatore d’azzardo che ha perso tutto, in crisi d’astinenza dal rischio) e in ultima istanza all’acquisto di ulteriore debito pubblico, il che dimostra oltre ogni ragionevole dubbio che il “prestatore d’ultima istanza” reale è lo Stato con potere d’imposizione fiscale futura, e non una banca centrale privata che si fonda sul monopolio d’emissione del contante fiat.

Già m’immagino spiegazioni leguleie e contorcimenti mentali per “spiegare” che questi tre esempi sono falsi e fuorvianti, negando l’evidenza dei fatti, ma non importa, basta l’intuito di un bambino per capire che al casinò il banco vince sempre, perché è lui che conduce il gioco. E se c’è una crisi finanziaria mondiale, diversa e ben più profonda di quella del ’29 (quando le regole erano ancora “oneste” rispetto ad oggi), è perché il circo della finanza è del tutto assimilabile ad un casinò globale, dove i pochi gestori hanno quasi finito di spennare lo spennabile al resto del mondo. E proprio per questa evidenza, come in Grecia e in Islanda, questi nuovi re appaiono nudi nelle loro vergogne agli occhi dei semplici e degli innocenti.

Alberto Conti – 5 luglio 2011

Domani chiudono la rete. Se gli gira.

Firmate tutti la petizione!
Fonte: Domani chiudono la rete. Se gli gira..

Il 6 luglio, cioè domani, l’Autorità per la Garanzia nelle Comunicazioni (Agcom) ci presenterà una novità radicale: potrà rendere invisibile qualunque sito web, a proprio discrezione.

Il provvedimento viene analizzato in dettaglio su Sito non raggiungibile.

Non si tratta, come afferma qualche sito, di un “tentativo di Berlusconi di censurare la rete“, cosa relativamente preoccupante, visto che Silvio Berlusconi prima o poi uscirà di scena. Si tratta piuttosto dell’applicazione di una direttiva europea, riguardante i diritti d’autore.

Infatti, l’idea mi sembra che sia questa.

A Hollywood, spendono miliardi per fare un blockbuster. Il giorno in cui esce nelle sale, il film è già disponibile gratuitamente in rete. Se la casa produttrice ricorre alla magistratura, la magistratura le darà ragione con i suoi tempi, quando il film non ci sarà più nelle sale, anzi sarà già fuori moda.

Insomma, i tempi della rete non sono conciliabili con quelli della giustizia. E il problema in effetti esiste.

La soluzione dell’Agcom consiste nell’abolire la giustizia, visto che interferisce con il mercato.

Spiega il commissario Agcom Stefano Mannoni, Lo Stato nasce nel 600 per proteggere la libertà e la proprietà. Siamo all’abc!”

L’Agcom sostituisce in tutto e per tutto il giudice.

L’Agcom, un ente di nomina politica, riceverà le lamentele riguardanti il diritto d’autore. E potrà provvedere alla immediata “cancellazione o inibizione mediante il blocco dell’indirizzo IP o del Domain Name Systems” del sito accusato. Facendo cioè sparire l’intero sito e non solo la pagina sotto accusa.

Leggiamo nei Faq di Sito non raggiungibile:

“Il titolare del sito dovrà cancellare i file sospetti (senza alcuna verifica sulla legittimità o meno del contenuto) nel giro di 48 ore, dopodiché avrà 5 giorni di tempo per difendersi davanti l’AGCOM. Questi sia in caso di siti italiani sia in caso di siti esteri. Dopo i 5 giorni i contenuti saranno cancellati dall’Autorità o inibiti dai provider su ordine dell’Autorità.”

Non ho le idee chiare sulla diffusione gratuita di autentiche opere d’ingegno, come possono essere i film o la musica. Forse se la tecnologia ha reso alcune produzioni inconciliabili con la giustizia, bisogna rivedere i tempi della giustizia, ma anche i sistemi stessi di produzione.

Ma la decisione dell’Agcom ci deve interessare molto più da vicino.

So per esperienza, infatti, che il concetto di “diritto d’autore” viene usato da gente permalosa per censurare la rete. Anzi, è la prassi normale, quando un sito pubblica qualcosa di inoppugnabilmente vero, ma scomodo.

Ho visto minacciare siti web perché avevano pubblicato documenti autentici di organizzazioni, avevano messo in rete foto pubblicamente disponibili, avevano citato da libri e persino avevano semplicemente menzionato il nome di qualcuno.

La multinazionale dell’immaginario, Scientology, ha una serie assai imbarazzante di documenti interni, in cui il fondatore spiega come manipolare e sfruttare le persone. L’autenticità dei documenti è indiscussa; è ovvio che dovrebbero costituire informazioni essenziali per chiunque si avvicini a Scientology. Ma per impedirne la diffusione, Scientology spaccia queste vecchie circolari per opere letterarie, protette dal diritto d’autore.

Probabilmente un giudice darebbe torto a simili aspiranti censori; ma quando passerà la decisione dell’Agcom, saremo in balia di un gruppo di individui, a noi sconosciuti.

Se si sono svegliati bene e hanno bevuto un buon caffè, cestineranno le proteste.

Ma se hanno la luna storta, in cinque giorni (magari quando il gestore è in vacanza) potranno rendere inaccessibili interi siti, sfruttando un apparato tecnico messo in piedi per combattere la pedopornografia. E qui siamo di fronte al solito meccanismo, per cui le leggi repressive vengono create per colpire qualcosa che tutti sono d’accordo nel vietare; e poi vengono astutamente allargate per poter colpire ovunque.

In breve, se qualcuno in Australia carica su un server l’ultima canzone di Lady Gaga, non vedo perché questo debba significare che non si possa più parlare di niente e nessuno in rete. Che trovino un altro modo per salvare i miliardi della signora e dei suoi lenoni.

Questo sito può citare un preciso precedente. Ben dodici anni fa, citai sul mio sito un comunicato stampa – il termine comunicato stampa era pure scritto nell’intestazione – del CESNUR, che il CESNUR aveva diffuso sul proprio sito e per e-mail.

L’avvocato del CESNUR scrisse un messaggio di minacce al mio provider, sostenendo che io avevo violato i “diritti d’autore” del CESNUR riprendendo il loro comunicato. E il provider, per paura, chiuse il sito. Che poi riaprì un paio di giorni dopo, in Austria.

Un magistrato sarebbe sicuramente scoppiato a ridere, per un caso del genere. Ma l’Agcom?

Ci sono diverse iniziative contro questa decisione. Oltre alla petizione su Sito non raggiungibile, c’è una raccolta di firme organizzata da Avaaz. Avaaz non mi piace particolarmente, ma ha raccolto già 192.000 firme contro questo arbitrio; per cui mi auguro che anche i lettori di questo blog la firmino.

Kelebekler

LA TAV SERVE SOLO A FAR CASSA – Cadoinpiedi

Fonte: LA TAV SERVE SOLO A FAR CASSA – Cadoinpiedi.

Intervista a Luca Rastello – 5 Luglio 2011
Opera inutile, costosa e infattibile. Partire coi lavori serve alle aziende coinvolte per fatturare subito e alla politica per muovere fiumi di danaro. La stampa? Troppo spazio agli scontri. Nessuno parla delle motivazioni valide e articolate che spingono il movimento no Tav.

La Tav in Val di Susa, il Ponte sullo Stretto, la Gronda di Genova. Opere considerate, dai più, inutili e costose. E allora perché vogliono farle?

C’è la necessità, da parte di molte aziende, di fatturare in fretta, di fatturare adesso. La necessità di amministrazioni politiche di movimentare denaro. Non credo che dietro ci sia l’utilità di queste opere infrastrutturali. Personalmente conosco bene soltanto il caso Tav, ma sono sicuro che è legato a un modello logistico desueto su una linea che non ha volumi di traffico tali da rendere necessaria un’opera come questa. Del resto sono convinto che l’opera non si farà per ragioni tecniche. L’importante è avviare i lavori con grave impatto ambientale per permettere a chi ha gli appalti di fatturare immediatamente.

E i soldi da dove li prendono?

Si spera molto nel finanziamento europeo, i meccanismi sono particolarmente complicati perché il finanziamento europeo in realtà è un vincolo di impegno a cofinanziare, quindi significa un onere enorme sulle casse delle amministrazioni locali. Inoltre c’è il meccanismo non chiaro del finanziamento per cui sono previsti prestiti da istituti bancari i cui interessi, però, vanno a carico delle amministrazioni pubbliche per cui apparentemente ci sono finanziamenti privati, ma i cui oneri maggiori sono a carico del pubblico.

Progettano grandi opere costosissime e dall’altra parte rimettono il ticket sanitario, vogliono allungare l’età pensionabile, tassano il risparmio privato. Ma tutto questo che senso ha?

Nessunissimo senso. L’indagine che si dovrebbe fare adesso è sugli argomenti a favore del Tav perché è impressionante la differenza di tono nell’argomentazione, al di là delle prassi materiali e politiche che possono essere condannabilissime, ma la differenza di tono nell’argomentazione: da una parte contro il progetto ci sono argomenti articolati di natura logistica, ambientale e quant’altro, dall’altra parte ci sono enunciazioni di principio del tutto strette che passano nel senso comune grazie al coro unanime di informazione politica, ma che non hanno nessuna articolazione obiettiva e non si parla di come vengono reperiti i soldi, non si parla dell’utilità dell’opera, non si parla della fattibilità reale dell’opera, non ci sono indicazioni di nessun tipo, non c’è nessun senso se non quello di fare cassa subito!

Fanno cassa subito e poi la Tav non si farà…

Il che non vuole dire che non faranno danni alla Valle, che non faranno danni alla comunità locale facendo perdere di valore tutte le attività economiche locali impostando anni e anni di cantieri inutili che però finiranno nella cattedrale nel deserto che tutti si aspettano…

Tu sei un giornalista. Come giudichi il comportamento della stampa nel caso Tav?
Non voglio giudicare affrettatamente ma la mia percezione è molto brutta, credo che ci sia stata un’incapacità di muoversi davvero su tutti i fronti dell’inchiesta, non si parla della condizione, non si è parlato quasi mai della situazione locale, non si è parlato dei termini economici e logistici e si tende molto invece a privilegiare la sensazione provocata dalle forme di scontro.

Perché? Ci sono interessi?

No, non penso che si tratti di interessi, non credo a complotti o a cose del genere, penso soltanto a una certa approssimazione, una buona dose di pregiudizio e una certa soggezione alle rappresentanze politiche che sono compattissime invece nel fronte a favore.

Antimafia Duemila – Vent’anni di lacrimogeni?

Fonte: Antimafia Duemila – Vent’anni di lacrimogeni?.

di Pino Cabras – Megachip – 4 luglio 2011 Vent’anni di lacrimogeni e di arresti, vent’anni di popolazione perennemente ostile. Questo è uno dei prezzi che ormai sembra disposto a pagare chi si ostina a fare la linea TAV in Val Susa. Gli altri prezzi gli osservatori onesti li hanno già squadernati davanti a noi: sono le devastazioni ambientali, sono le decine di miliardi dirottati dalle infrastrutture necessarie e dalla scuola per essere inceneriti nell’affarismo politico delle classi dirigenti italiane. Vent’anni di lacrimogeni sono un prezzo da esercito coloniale, sono cifre da Cisgiordania occupata.In un clima di conflitto così forte giocano la loro parte infiltrati e provocatori, ma il centro del discorso politico non potrà essere quello, sebbene i violenti pesino e svolgano perfettamente il loro ruolo, quando suscitano moniti, “riflessi d’ordine” e tutte le prevedibili risposte stereotipate che il ceto politico italiano sa sfoderare ancora oggi, dopo decenni di strategie della tensione che non gli hanno insegnato nulla (ma a qualcuno fin troppo). La casta è aggrappata a una certa idea della legalità, una legalità chimica permanente, uno Stato che odora di orto-cloro-benzal-malonitrile. Moltiplichiamo i candelotti lacrimogeni di queste settimane in Val Susa per tutti i casi italiani in cui c’è un conflitto latente fra lo Stato e una comunità locale, e avremo una guerra civile chimica che modifica il concetto di legalità su una scala più vasta.

Siamo di fronte a un passaggio preoccupante, che non incontra vere opposizioni all’interno del sistema dei partiti, anzi.

Il centrodestra non ha fatto certo autocritica sulla gestione del G8 di Genova di dieci anni fa, e sappiamo dunque cosa aspettarci. Ma non c’è da attendersi nulla nemmeno dall’altro fronte della casta politica. Il PD ha auspicato e coperto politicamente l’intervento paramilitare che ha espugnato i presidii anti-scavi dei No-TAV.

Prendete l’inquietante articolo dell’ex sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, pubblicato il 1° luglio 2011 su «La Stampa». A chi si fa ancora fregare da una delle parole ormai più spoglie ed esauste del lessico politico, “riformismo”, Chiamparino offre perfino il richiamo del titolo: “Tav, il riformismo passa dalla Val di Susa”. Solo che non dobbiamo aspettarci i ragionamenti di un Napoleoni o di un Ruffolo. La cifra dell’articolo è tutta nella soddisfazione sogghignante che l’esponente PD esprime in faccia ai No-TAV, per averli visti «ripiegare con le pive nel sacco». Un linguaggio che suona poco riformista e suona invece molto come il risolino di un ufficiale sabaudo che si bea di uno scempio soldatesco in una provincia ribelle.

Chiamparino, l’uomo che il PD vorrebbe mettere in carico dei problemi del Nord per “parlare al territorio” portando i valori degli anni duemila, quando il territorio parla chiaro, come in Val Susa, si dimostra in tutto e per tutto un uomo fermo al 1861.

Per lui, come per tutto il PD, occorre «affermare con nettezza che non esiste un interesse generale ed una legalità autoproclamate da una minoranza come se, parafrasando una ben nota affermazione, interesse generale e legalità si pesassero e non si contassero.» Le autonomie locali sono carta straccia. Il modello è il caro vecchio centralismo che passa come uno schiacciasassi sopra le differenze. Pazienza se l’interessegenerale di una maggioranza sia in questo caso indimostrato. Pazienza se le preoccupazioni di legalità di questo anacronistico ufficiale dei Savoia non si spingono fino a fare il nome di Paolo Comastri, il direttore della Lyon Turin Ferroviaire recentemente condannato per turbativa d’asta proprio in relazione alla TAV. C’è nel pensiero (si fa per dire) di Chiamparino la stessa pervicace e distruttiva ostinazione alla base di tutti gli interventi di questi anni a carico di un suolo fragile come quello italiano. C’è la stessa ideologia della “crescita” che deve avvenire anche a costo di consumare il territorio. Per Chiamparino i nemici sono fra «chi ritiene che l’unica strada sia, nei fatti, la decrescita», che lui ribattezza però, truccando le carte, «gestione del declino». Per prendersi il sicuro, anziché combattere il declino italiano con una sacrosanta battaglia per investire nella scuola, Chiamparino si affida alle trivelle, alle quali non vede alternative. Perché? Perché per il riformismo dei maggiordomi dei comitati d’affari non c’è mai alternativa.

Lo dice bene il sociologo Marco Revelli in un’intervista al «Fatto Quotidiano» del 3 luglio 2011: «Per opporti devi essere anti-sistema. Per farlo è necessaria una forte consapevolezza di quello che sei. Ma se abbiamo smarrito la coscienza di noi stessi, allora vale la logica dell’utile». Dovrebbero meditare su questa riflessione tutti gli illusi che si attendono un cambiamento della prossima era post-Berlusconi. La classe dirigente del centrosinistra è altrettanto irriformabile. Ha valori e obiettivi politici che non si spostano di un centimetro dai programmi del capitalismo assoluto, dalle cricche affaristiche, e dalle loro costosissime pianificazioni.

Nel sindacato della FIOM – per via delle sue antenne molto sensibili – il segno di questa contraddizione arriva in pieno, e perciò non deve sorprendere poter leggere quanto scrive dal treno il dirigente sindacale Giorgio Airaudo sul suo blog, mentre si reca alla manifestazione No-TAV: «la politica che vuole l’alternativa dovrebbe nutrirsi di questa partecipazione e di proposte che vadano oltre le “grandi opere” finanziate con soldi pubblici che non abbiamo e non avremo, per merci che non avranno bisogno di velocità ma di innovazione di prodotto che tenga conto della riduzione energetica, dei limiti ambientali del pianeta e di garantire il diritto al lavoro per tutte e tutti nella libertà. Vedranno tutto ciò? O è un problema di ordine pubblico anche per il centrosinistra?».

Airaudo ha toccato davvero lucidamente il punctum dolens. Il punto è che il centrosinistra non è «la politica che vuole l’alternativa»; non certo a livello dei suoi dirigenti. E perciò la questione TAV sarà un banco di prova, un laboratorio politico generale per un certo tempo ancora, in cui si disegneranno il profilo del sistema politico italiano, la tutela della libertà, e le priorità dell’economia.

Per l’intanto il PD ha scelto bulldozer e lacrimogeni. Chiamparino, Bersani, Fassino nonché il responsabile sicurezza del PD, Fiano, hanno fatto una scelta di campo. Tratto da: megachip.info

TAV: giornali black col cervello in bloc- Blog di Beppe Grillo

Fonte: TAV: giornali black col cervello in bloc- Blog di Beppe Grillo.

Buongiorno a tutti, vorrei ancora parlare del Tav, di quello che è successo anche ieri nelle zone interessate dal cantiere minacciato per la costruzione della ferrovia e quindi del tunnel perché adesso si minimizza sulla stampa di oggi, le dichiarazioni di Bersani “ma in fondo è una ferrovia, come ci si fa a opporre a un ferrovia?”. Se fosse una ferrovia non si opporrebbe nessuno, stiamo parlando di 70 chilometri di tracciato dentro le montagne, quindi di tunnel, uno, quello più famigerato, da 50 chilometri e altri più ridotti per un ammontare di altri 18/20 chilometri. Questo è il problema, non è il problema di opporsi alla ferrovia.

I black bloc dell’informazione
I titoli dei giornali di questa mattina sono pazzeschi, ci sono giornali black block non tutti, ma ci sono giornali black block, alcuni sono solo black, altri hanno il cervello in block
Questo è Il Giornale “Si scrive No Tav, si legge BR” i black block uguali alle BR hanno gli stessi bersagli, i teppisti No global, cosa c’entrano i No global, megafono della medesima propaganda dei terroristi rossi, esaltazione della violenza contro la proprietà privata e le forze dell’ ordine e questo sarebbe un docente di sociologia politica nell’università di Roma a Tor Vergata e nell’università Luiss Guido Carli autore di anatomia delle Brigate Rosse, vincitore del Premio Acqui Storia Alessandro Orsini, pensate sostiene che la violenza delle Brigate Rosse era contro la proprietà privata, questa sarebbe stata la molla che fece scattare il terrorismo negli anni 70 e si avventura questo storico del lunedì in un parallelo tra gli infiltrati violenti nel movimento No Tav e le Brigate Rosse, cioè una banda armata organizzatissima con addentellati addirittura in governi stranieri in Medio Oriente, nel mondo dell’estremismo arabo e nella vecchia cortina di ferro, quelli che tirano i sassi infiltrandosi dentro il motivo No Tav sarebbero paragonabili alle vecchie Brigate Rosse che sequestravano la gente che godevano, purtroppo, di consensi nell’estremismo sindacale di Fabbri etc., pensate due mondi completamente diversi, due modi di agire completamente diversi, due storie completamente diverse, due epoche completamente diverse che diventano oggetto di un paragone su un quotidiano, “I black block uguali alle BR? Hanno gli stessi bersagli” boh… poi ci sono i giornali tutori dell’ordine quando fa comodo a loro, come Il Corriere della Sera, come altri grandi giornali Stampa di Torino, i quali partono dal presupposto che il Tav si deve fare, anzi non si discute, non stanno neanche lì a perdere tempo per spiegare perché si deve fare contro la volontà delle popolazioni locali che mai hanno avuto la possibilità di esprimersi perché se gli fosse stata data la possibilità di votare a un referendum del Tav non si parlerebbe più da anni, visto che risale a un’epoca preistorica rispetto a oggi, il progetto è stato concepito negli anni 70 addirittura.
“Assalto alla Tav – tra l’altro la Tav è il Treno a alta velocità -188 agenti feriti” i feriti dall’altra parte non vengono neanche citati naturalmente, il che non significa che il fatto che ci siano feriti tra i manifestanti giustifichi quelli che hanno ferito gli agenti, bisognerebbe però raccontare che ci sono feriti dall’una e dall’altra parte, black block contro il cantiere, Napolitano violenza eversiva, poi ci sono questi titoli da pompiere della sera, ambiguità inaccettabili, scontri in Val Susa, Grillo manifestanti eroi, condanna di Bersani, polemiche della sinistra radicale.
Repubblica “Tav giorno di battaglia in Val Susa, assedio al cantiere, 400 feriti, bufera su Grillo che difende la protesta guerra civile, siete tutti eroi” poi per fortuna c’è un editoriale dal titolo “Il dovere di distinguere” meno male che qualcuno chiede di distinguere. “No Tav – questa è la Stampa – guerriglia in Val Susa, scontri al cantiere dell’alta velocità, 4 arresti e quasi 200 agenti feriti” anche qua i feriti dall’altra parte non ci sono, la condanna di Napolitano, violenza eversiva, agire con massima fermezza, sindaci e famiglie in corteo pacifico contro la Torino – Lione, poi spuntano 300 infiltrati e parte l’assedio, bene anche qua c’è un elemento di cronaca oggettivo, sindaci e famiglie in corteo pacifico, poi spuntano 300 infiltrati, chi era lì, io purtroppo non c’ero, assicura che erano decine di migliaia le persone che pacificamente dietro ai sindaci con la fascia tricolore hanno manifestato, immaginate com’è possibile confondere poche, decine o centinaia di fanatici violenti con decine di migliaia di persone, i fanatici violenti vengono spesso da fuori, alcuni vengono anche da lì e sono gente giustamente esasperata che sceglie metodi sbagliati e criminali per manifestare il suo dissenso, ma gran parte viene da fuori perché dove c’è da fare casino questi arrivano, ormai è un’internazionale che si fionda nei posti di crisi per malattia di protagonismo o nella speranza di sommuovere non si sa bene quale rivoluzione. In realtà la rivolta Tav è una rivolta locale, indigena, sappiamo benissimo che le popolazioni locali in gran parte questa robaccia non la vogliono e non la vogliono non per la sindrome Nimby, cioè non nel mio giardino, ma non la vogliono perché nessuno è andato a spiegargli il perché di questa opera pubblica, sono decenni che se ne parla, dal parlarne si è poi passati ai primi atti concreti, all’apertura di qualche cantierino e ancora non si è visto un solo Presidente del Consiglio, ne abbiamo cambiati parecchi in questi ultimi 30 anni, da quando si parla di Tav, che sia andato sul posto a spiegare, a metterci la faccia perché questa è gente che non ha faccia e quindi non ce la può mettere!
Allora nessuno è stato persuaso della bontà di questa opera, perché? Perché nessuno ci ha neanche provato a persuaderli nella bontà di questa opera, si sono trincerati dietro tavoli tecnici, ma queste sono scelte essenzialmente politiche, sono scelte essenzialmente politiche di cui i politici dovrebbero assumersi la responsabilità se fossero responsabili, invece sono degli irresponsabili e hanno paura a andare a sostenere delle tesi insostenibili davanti alla gente, mettete insieme il fatto che dovrebbero sostenere delle tesi insostenibili che non stanno in piedi dal punto di vista dei numeri, dell’economia dell’aritmetica, della matematica e il fatto che sono gente sputtanata. Secondo voi quale autorevolezza può avere questa parodia di bava beccaris che è il ministrucolo Maroni nel denunciare le violenze contro la Polizia quando lui è stato condannato in via definitiva, è un pregiudicato per violenze ai danni della Polizia? Maroni è pregiudicato esattamente per gli stessi reati per cui gran parte dei manifestanti vengono incriminati e cioè resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale per avere messo le mani addosso a dei poliziotti che non erano andati lì a menarlo o a buttargli i lacrimogeni mandati da un governo ostile, erano poliziotti che tranquilli e sereni stavano svolgendo una perquisizione in alcuni uffici della sede centrale della Lega Nord in Via Bellerio a Milano, perché? Perché la Lega Nord aveva organizzato una formazione paramilitare vietata dal Codice Penale e dalla Costituzione italiana allo scopo di costituirsi un esercito privato, le Camice verdi, la guardia nazionale padana e c’erano intercettazioni in cui si parlava da Bossi in giù, di movimenti di armi per dotare questi cialtroni delle camice verdi per cercare elementi su questa formazione paramilitare, su questa banda, questa sì eversiva, questa sì organizzata, questa sì simile alle BR anche se ne era una parodia in menopausa, fu ordinata la perquisizione della sede della Lega in Via Bellerio nel 1996 e cosa successe? Successe che Maroni insieme a altri parlamentari leghisti, cercò di impedire con la forza alla Polizia Municipale di fare ciò per cui era stata mandata dal Magistrato, resistenza a pubblico ufficiale, la stessa cosa che fanno i parenti dei camorristi nei quartieri a alta densità camorristica di Napoli quando arriva la Polizia per arrestare uno di loro e cercano di impedire l’arresto, gli lanciano i vasi di fiori, li maledicono, gli tirano… la stessa cosa ha fatto e è stato condannato per averlo fatto il Ministro dell’Interno che manda la Polizia a reprimere la rivolta del popolo No Tav, non contro una legittima perquisizione della Polizia, ma contro un’opera che sconvolgerebbe la vita, l’ambiente e il futuro di migliaia e migliaia di persone residenti perché poi sono loro che ce l’hanno sul groppone quel cantiere e quegli scavi, non Maroni e gli altri che non si sono mai neanche avvicinati. Pensate con quale faccia questi qua possono parlare, oggi Maroni pretende addirittura di suggerire alla Procura i reati da contestare ai manifestanti: tentato omicidio, tentato omicidio vuole dire che tu vuoi ammazzare coscientemente qualcuno ma non ci riesci, quello è il tentato omicidio, suggerisce addirittura i reati da contestare, forse perché teme che vengano contestati i reati uguali a quello per cui lui è già stato condannato il Ministro di Polizia Roberto Maroni.
Pensate con quale faccia il Ministro delle infrastrutture Matteoli che è comparto in televisione in stato di decomposizione ieri sera con i capelli tinti davanti a una libreria per dire che l’opera è imprescindibile perché altrimenti l’Italia resterebbe tagliata fuori dall’Europa, già perché noi oggi senza quel Tav siamo tagliati fuori dall’Europa? Avete mai avuto problemi a andare in Francia in treno o in aereo? Ci si va sulle tradotte o ci si va su un treno a alta velocità in Francia? Vi sembra che siamo isolati rispetto alla Francia? A me non pare! Evocano un pericolo che dovrebbe essere concreto oggi, dovremmo trovarci lì che non sappiamo come fare per andare in Francia, siamo costretti a bypassare a arrivare via mare dalla Spagna, è così? Siete mai andati in Francia in treno? Avete mai avuto problemi a arrivarci rapidamente? Ho preso un sacco di volte il Tgv per andare a Lione, a Parigi, è velocissimo e siamo isolati? Ma isolati di che? Ma di cosa parlano? Il Ministro Matteoli con quale faccia predica legalità a una popolazione che sta per essere assassinata da questi cantieri essendo lui un imputato per favoreggiamento, favoreggiamento in una vicenda che ha deturpato l’ambiente, stiamo parlando di uno che ha fatto il Ministro dell’Ambiente e che da Ministro dell’Ambiente è accusato di avere avvertito il Prefetto di Livorno di un’indagine anche a suo carico, del Prefetto e di intercettazione anche a suo carico a proposito degli abusi edilizi a l’Isola d’Elba, uno dei paradisi terrestri che abbiamo in Italia, che è stato devastato dall’abusivismo edilizio e c’era una cricca di costruttori , politici e servitori dello Stato, ladri della patria, più che padri della patria, d’accordo in questi abusi, parte un’indagine, intercettazioni, perquisizioni, controlli, Matteoli è imputato di avere avvertito il Prefetto che avvertì tutta la cricca, ragione per cui l’indagine abortì perché c’era stata una fuga di notizie istituzionale secondo i magistrati che l’hanno rinviato a giudizio, partita dal Ministro dell’Ambiente, questo processo non si fa perché il Ministro Matteoli si trincera dietro il reato ministeriale e perché la Camera ha negato l’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteoli il quale, con quel reato ministeriale, avrebbe agito nell’interesse dello Stato, pensate la cricca degli abusi edilizi diventa interesse dello Stato e questo signore ha il coraggio di dare lezioni al popolo della Val Susa? A parte che ha Ragione Grillo quando dice che il popolo della Val di Susa è eroico perché hanno cercato di comprarlo, di minacciarlo, di lusingarlo, di spaccarlo, di dividerlo, di intimorirlo, di terrorizzarlo, di insultarlo, di paragonarlo a una cellula delle Brigate Rosse, una cellula di alcune decine di migliaia di persone, eppure non si è lasciato piegare, ancora combatte, altro che eroi a mani nude a prendere le botte!
Ma immaginate anche se non fossero degli eroi, quanto sarebbero comunque eroi di fronte a un figuro come il Ministro Matteoli, pensate con quale faccia lo Stato si può presentare a questi cittadini per tentare di spiegargli ciò che non può spiegare perché? Perché è indimostrabile, anzi è falso!

I numeri contro le chiacchiere
Ho molto apprezzato un articolo che ha scritto Luca Mercalli per Il Fatto Quotidiano in cui ribadiva a una a una le ragioni del no al Tav, dati alla mano, dati scientifici, 140 pagine di osservazioni, l’Ing. Sandro Plano Presidente della Comunità Montana, il Prof. Angelo Tartaglia Politecnico di Torino, il Prof. Marco Ponti dell’università di Milano.Questa è gente da ascoltare non Fassino, Matteoli, Chiamparino, Maroni che non sanno neanche di cosa stanno parlando, ma sanno benissimo gli interessi che ci sono dietro a questo cantiere, Mercalli parla di giornalisti insonorizzati, prega i colleghi di ritornare ai fatti, di misurarsi sui numeri, sui dati, smentiteli se potete, se riuscite prima di fare i turiferari e i cantori di un’operaccia del genere!
Marco Ponti lo conoscete, è stato intervistato anche dal blog di Grillo, Marco Ponti non è mica un zuzzurellone ambientalista, Marco Ponti è un esperto di opere pubbliche, per esempio al referendum sull’acqua pubblica lui era contrario, e lo ha scritto perché noi su Il Fatto Quotidiano diamo spazio anche a chi non la pensa come noi quando è autorevole, quando ha qualcosa da dire, quindi non stiamo parlando di un estremista, stiamo parlando di uno che mangia opere pubbliche da quando era giovane. Sul Tav ha una posizione assolutamente chiara, perché? Perché dice che il gioco non vale la candela, non lo prende neanche in considerazione dal punto di vista dell’ambiente, lo prende in considerazione dal punto di vista dell’utilità, dell’interesse nazionale a spendere 20 o 30 miliardi di Euro a imbrattare una valle o più valli con un cantiere di 20 anni per fare una cosa che già oggi si sa che non serve a nulla! Era dubbio che servisse 30 anni fa, oggi certamente non serve a nulla e smonta i luoghi comuni dal punto di vista proprio strategico questo investimento appare difficilissimo da giustificare anche stando alle cifre ufficiali, ovviamente ottimistiche sia sui costi, sia sul traffico, smettiamo di chiamarlo con quella ridicola foglia di fico di alta capacità, di treni merci non ci viaggeranno mai come in Francia e in Spagna , ci dicono un luogo comune: fa parte dei corridoi europei, è vero ma è ridicolo, questi corridoi prioritari sono cresciuti talmente di numero che oggi sono 30 e coprono fittamente tutta l’Europa, nessun paese o regione poteva essere scontentata di priorità non si può proprio più parlare, sono 30!
Crea sviluppo e occupazione, falso, per Euro pubblico speso le grandi opere occupano pochissima gente rispetto a quelle piccole, alle manutenzioni di cui c’è estremo bisogno, il cemento è una tecnologia matura, non è certo l’informatica o la microbiologia genetica.
3) perdiamo soldi europei, vero ma ridicolo, se va bene ma proprio bene, perdiamo 3 miliardi, anche se il finanziamento iniziale è 600 milioni, su 22 miliardi di costo, il resto ce lo mettiamo noi e si tratta di costi preventivi, in realtà risparmieremo 11 miliardi, la nostra quota, quella italiana a non costruirla, infatti pensate, avremo già 1/4 della manovra fatta rinunciando a questa porcheria, se si chiedesse agli utenti merce e passeggeri, tariffe che coprono parte dell’investimento, questi diventerebbero così alte che non ci passerebbe nessuno, merci e passeggeri pagano volentieri i costi di costruzione delle autostrade, ma in generale non ne vogliono sapere di pagare quelli dell’alta velocità , pagano al massimo i costi di esercizio.
4) altrimenti gli altri costruiscono un corridoio a nord delle Alpi e ci fregano, questa è pura fantascienza, qualcuno dovrebbe rispondere di queste frottole e poi si occupa degli aspetti tecnici, anche essi fantasiosi li definisce il Prof. Marco Ponti: il Tav sposterà un sacco di camion via dalla strada con grandi benefici ambientali, finora – dice – non è mai successo neanche in Francia, patria dell’alta velocità, i passeggeri ufficialmente previsti sulla nuova linea se e quando sarà in funzione, sono pochissimi, 16 treni al giorno su una capacità di 250 treni al giorno, ma paradossalmente anche se ci riuscisse le emissioni del cantiere sono tali che compenserebbero questi ipotetici risparmi per i prossimi 20 anni.
I treni merci italiani con questa linea potranno correre sull’alta velocità francese, questo l’ha scritto qualche anno fa “Il Sole 24 ore” in prima pagina, dice: peccato che sulla rete di alta velocità francese e spagnola i treni merci non ci possono passare proprio, quelli che di ferrovie ne capiscono sanno che le merci che vanno in treno non sono interessate alla velocità, ma all’affidabilità e ai bassi costi, manco per le merci serve! La linea attuale quando la crisi economica finirà sarà presto saturata dalla crescita del traffico, ma il traffico su quella direttrice era già in calo prima della crisi, anche sulle autostrade non solo sulla ferrovia, figuriamoci dopo, quando ci sarà la concorrenza della nuova linea del Sempione tramite la Svizzera, meglio stare comunque ai numeri ufficiali, oggi passano 3 milioni di tonnellate sulla linea esistente che recentemente rimodernata ne può portare 20 milioni, la linea già esistente; le previsioni ufficiali della crescita del traffico ferroviario risultano sovrastimate del 40% a livello internazionale, ma immaginiamo che ci sia davvero questa crescita vorticosa, se è così andranno molto prima in crisi le direttrici e le aree già congestionate adesso e quindi questo investimento rimarrebbe comunque a una priorità bassissima, soprattutto se i soldi sono scarsi, quelli pubblici, quelli privati non li caccia nessuno. Si ricorda per concludere che il 75% del traffico, della congestione, dei costi per le imprese e per l’ambiente sono nelle aree metropolitane mica sulle lunghe distanze, quindi di cose più urgenti da fare ce ne sono davvero tantissime, se l’opera avesse qualche sensatezza i valligiani che protestano dovrebbero prendersi gli indennizzi e stare buoni per il maggiore interesse collettivo, ma in questo caso sembra proprio che abbiano ragione, qualche ragione almeno, certo se si buttano in questo modo i soldi pubblici per ragioni di visibilità politica e di lobby poco illuminate, la Grecia anche per questo verso non può che avvicinarsi, tuttavia sembra in vista un progetto ancora di dubbia priorità, ma più mirato al traffico merci, l’unico che c’è e molto meno costoso, forse a una canna sola, ma il punto politico non è questo, bisogna salvare la faccia, anzi le facce visto che l’incomprensibile appoggio bipartisan al progetto, tanto pagano i contribuenti e i cantieri intanto si inaugurano.
Vi voglio dare un altro aiuto, un altro dato, un altro contributo prendendo a prestito un altro bel lavoro che ha fatto Stefano Caselli su Il Fatto Quotidiano, cioè mettere insieme tutta una serie di interrogativi per dare loro risposta, cosa prevede il progetto di linea ferroviaria Alta velocità Torino – Lione, così sappiamo di cosa stiamo parlando, lo dico non per i valligiani che lo sanno benissimo, lo dico per tutti quelli che pontificano da fuori senza avere la più pallida idea di quello che si parla, di quello che si dice e ci farfugliano di sviluppo, di non perdere il treno dello sviluppo, il progetto è diviso in due tronconi, la tratta italiana per cui non esiste ancora neanche il tracciato definitivo e la tratta transnazionale italo – francese, quella italo – francese in base al progetto presentato nel 2010 prevede un tunnel di base a doppia canna lungo 57 chilometri sotto il massiccio dell’Ambin con scavi fino a 2000 metri di profondità con imbocco nella zona di Susa fino a Saint Jean de Maurienne in Francia, quali sono i preventivi e le previsioni di spesa? Per il tunnel di base il documento è un dossier presentato dall’Unione Europea nel 2007 che preventiva a gennaio 2006 un costo di 14 miliardi di Euro e per il 63%, cioè 9 miliardi è a carico nostro, dell’Italia, a questi poi vanno aggiunti 5 miliardi per la tratta italiana, mai i preventivi delle linee alta velocità già realizzati sono stati rispettati, Roma – Firenze è lievitata di 6 volte, Torino – Milano 5 volte rispetto ai preventivi, Firenze – Bologna di 4, quindi se tutto va bene, se anche lievitasse di 4, il minimo in Italia, questa roba non ci costerebbe 20/22 miliardi, ma 80.
Quale sarà il traffico merci reale sulla direttrice Italia – Francia? Le ragioni principali dell’opposizione alla Torino – Lione riguardano i dati del traffico merci, Ltf la società mista italo – francese incaricata di costruire calcola un volume di 20 milioni di tonnellate annue nel 2010, in realtà il traffico sulla linea già esistente oggi è stato di 2,4 milioni nel 2009, in calo costante dal 2004, quindi quella nuova deve portare un volume di 20 milioni di tonnellate annue, ok? Scusate, nel 2010 si calcola un volume di 20 milioni di tonnellate annue, ma in realtà sua linea esistente il traffico è stato di 2,5 milioni nel 2009 e non ha fatto che diminuire negli ultimi 7 anni, anche il traffico su gomma è in costante diminuzione da oltre 10 anni, nel 2009 il trasporto sotto il Fréjus è stato pari a 10 milioni di tonnellate, allora a cosa serve aumentare le potenzialità quando già l’attuale linea è sottoutilizzata, roba da matti! Quanto è il traffico passeggeri tra Torino e Modane, sono in crescita o sono in calo, il traffico passeggeri è il secondo punto su cui si concentra il movimento No Tav, per sostenere l’inutilità dell’opera perché? Perché il dipartimento federale dei trasporti Svizzero sulla linea Torino – Modane su cui da anni viaggiano anche i Tgv francesi, calcolano che siano transitate nel 2009 750 mila persone, sapete quante erano 20 anni fa? Erano il doppio 1,5 milione, l’anno in cui i promotori del Tav prevedevano un incremento fino a 8 milioni e mezzo di passeggeri entro il 2002, 20 anni fa dicevano: aumenteranno a dismisura i passeggeri nei prossimi anni, in realtà si sono dimezzati in 20 anni i passeggeri sulla Torino – Modane, c’è bisogno di un’altra roba visto che non solo le merci stanno diminuendo ma anche i passeggeri stanno diminuendo?
Quanto è utilizzata la linea storica ferroviaria internazionale del Fréjus, il trattato italo – francese firmato a Torino nel gennaio 2001 prevede l’entrata in servizio della nuova linea di alta velocità alla data di saturazione delle opere esistenti, la Valle di Susa già ospita una linea ferroviaria internazionale che è quella del Fréjus, il cui binario in salita è stato completato solo nel 1984, mentre la galleria del Fréjus risale al 1870 , negli ultimi 3 anni la tratta alpina della storica linea è stata utilizzata per meno di 1/4 della sua capacità, com’è andato l’esperimento dell’autostrada ferroviaria per trasferire le merci su rotaia? Secondo i sostenitori del Tav, questo Tav Torino – Lione permetterà di trasferire su rotaia buona parte del traffico su gomma, meno tir e meno auto, più treno, ecologia, per ora l’unico esperimento è stato quello dell’autostrada ferroviaria alpina avviato nel 2003 sull’attuale linea, nonostante l’impegno e i finanziamenti europei, 12 milioni all’anno attualmente sospesi, l’esperimento si è rivelato un fallimento perché ha assorbito in media solo il 2% del traffico su strada, non è vero che si trasferisce, in parte perché il fabbisogno è in calo, non in aumento e non farà che calare nei prossimi anni.
Quanto e di quale tipo sarà l’impatto ambientale della costruzione del Tav? Secondo le stime i cantieri del Tav Torino – Lione durerebbero non meno di due decenni, il tunnel di base comporterebbe lo smaltimento di circa 18 milioni di metri cubi di materiale da scavo che sono anche inquinanti perché ovviamente contengono anche sostanze tossiche, sostanze a volte radioattive, sostanze da trattare in maniera particolare, non sono pietre normali, ci vorranno per trasportarle via in 20 anni, questi 18 milioni di metri cubi di materiale da scavo 1 milione di viaggi in tir, avete presente la Valle di Susa? Un milione di viaggi di tir per portare via questa roba che viene asportata negli scavi, le montagne della Valle di Susa sono notoriamente ricche di rocce amiantifere e di uranio senza contare le ricadute dello scavo sul sistema idrogeologico come già è accaduto nel Mugello dove ci sono frane, falde acquifere essiccate, disastri ambientali che pagheremo nelle prossime generazioni, le stiamo già pagando, in più escono amianto e materiali radioattivi, un milione di viaggi per portare via il tutto.

Le balle sui corridoi europei
E’ vero che con la costruzione del Tav aumenteranno i posti di lavoro, ne abbiamo già parlato a proposito di quello che dice Ponti, secondo il fronte sì Tav la creazione di posti di lavoro giustificherebbe l’avvio dei lavori, il progetto della tratta italiana, della parte comune italo – francese presentato nel 2010 prevede un’occupazione di mille unità lavorative su una durata media di 7 anni, secondo gli oppositori non esiste alcuna garanzia di assunzioni di manodopera e in ogni caso mille si possono impiegare molto meglio a fare opere di manutenzione che sono quelle che migliorano veramente la qualità della vita delle persone e dell’ambiente, onde evitare dissesti idrogeologici e disastri ambientali.Qual è il progresso dei lavori in Francia dove il movimento No Tav è meno attivo? Intanto è meno attivo perché lì i politici hanno concordato le opere con le popolazioni, in Francia sono state realizzate 3 gallerie di servizio per il tunnel di base, il cui tracciato scorre per oltre il 60% in territorio francese, la discenderia di Modan 4 mila metri, la discenderia di ?La Praz? 2,5 Chilometri e quella di Saint Martin La Port di 2400 metri, i lavori sono durati da un massimo di 7 anni a un minimo di 5, cos’è? A cosa serve e a quanto costa il tunnel esplorativo di Chiomonte, quello su cui si è concentrata la battaglia per l’apertura sia pure simbolica del cantiere, il tunnel geognostico in loc. La Maddalena a Chiomonte servirà a sondare le caratteristiche della montagna, perché non sappiamo neanche quello che c’è dentro, il progetto prevede un tracciato di 7 chilometri, metà dei quali in corrispondenza del futuro tunnel di base, il resto dovrebbe servire da galleria di servizio. L’opera costerà 165 milioni e è finanziata dall’Unione Europea che comunque non sono soldi dei marziani, sono sempre soldi nostri, anzi noi ne diamo all’Europa più di quanti l’Europa non ce ne dia e forse fa bene, visto come li sperperiamo.
Corridoio 5 Lisbona – Kiev via Pianura Padana è una chimera o una realtà questo meraviglioso corridoio Lisbona – Kiev? Secondo i sostenitori del Tav Torino – Lione sarebbe un segmento indispensabile del corridoio 5 che da Kiev porta a Lisbona, il fronte No Tav ribatte il concetto di corridoio e identifica una direttrice di traffico percorsa in modo uniforme per gran parte del suo sviluppo, caratteristica che non apparterebbe a una via di scarso traffico come la Torino – Lione. Ultima domanda: quanti sono i componenti del movimento No Tav in Val di Susa? Quantificare gli aderenti al movimento è impossibile, di sicuro la maggior parte dei circa 90 mila abitanti della Valle di Susa condivide in linea di massima le ragioni dell’opposizione nel corso degli anni si sono viste manifestazioni di 20, 30 mila persone e domenica erano sicuramente di più.
La Comunità Montana della basse valle che riunisce i sindaci di una cinquantina di comuni è a maggioranza No Tav.
Direi che tutti questi dati con i quali spero di non avervi fatto esplodere il cervello, ma è sempre bene capire di cosa stiamo parlando, dice chiaramente il perché i politici parlano in televisione, parlano ai giornali, parlano nei loro comizi sempre più protetti e sempre più ristretti, ma non parlano mai a quelle popolazioni, ieri è impressionante che alla manifestazione, dove c’erano comunque 70 mila persone, 50 mila, 40 mila quante volete voi, persone che votano in una Regione dove si vincono o si perdono le elezioni per pochissime migliaia di voti, non ci fosse nessun Segretario di nessun partito a raccogliere quelle voci almeno per quanto riguarda i partiti rappresentati in Parlamento, c’era Paolo Ferrero che tra l’altro è di una valle lì vicina del neonato Partito Comunista, mi sfugge in questo momento la denominazione esatta della coalizione che raduna una parte della vecchia Rifondazione Comunista, ma non soltanto, e che praticamente ha fatto da solo, ha avuto in solitudine la possibilità di dialogare con tutte queste persone perché non c’era nessun altro politico, i politici scappano e mandano i poveri poliziotti a combattere come sempre una guerra che non è la loro, non so se abbia ragione Grillo quando dice che i black block sono in Parlamento, i black block sono gente che va a fare casino, sono gente che va arrestata quando commette violenze, ma non commette violenze per conto terzi.

C’è un’unica categoria che è peggio di quelli che commettono violenze con le proprie mani e sono quelli che mandano gli altri a commettere le violenze al posto loro perché loro sono violenti, nella testa e nella loro politica ma non hanno neanche il coraggio di andare a esercitarla con le loro mani la violenza e quindi si nascondono dietro a altri mandandoli a manganellare gente che vuole, per la stragrande maggioranza, semplicemente vivere tranquille e non essere deturpata, distrutta, devastata, avvelenata da un cantiere che, fino a che non ci dimostreranno il contrario, è totalmente inutile e molto dannoso e forse se e quando avremo speso quei 20, 30, 40, 50, 60, 70, 80 miliardi per completarlo, dalla Grecia arriverà notizia che i greci temono di fare la fine dell’Italia, buona settimana, passate parola!

L’indignazione e la speranza | STAMPA LIBERA

Fonte: L’indignazione e la speranza | STAMPA LIBERA.

Ieri ho partecipato alla manifestazione in Val di Susa. Eravamo in migliaia, a manifestare pacificamente il nostro dissenso. Sui giornali e dalla politica solo menzogne

Sono appena rientrato dopo 6 ore di marcia a Chiomonte. Incredibile, un serpente umano colorato e festante proveniente da tutta Italia percorreva i boschi verdeggianti della media Valsusa in una giornata calda e luminosissima. La stima minima è di 50.000 persone, quella massima 100.000, fate voi… Statale del Monginevro bloccata e autostrada pure. In queste ore ancora si sparano lacrimogeni, un teatro osceno per un Paese civile nel museo archeologico del villaggio neolitico della Maddalena di Chiomonte, che la polizia ha usurpato come suo quartier generale. Lì, nel punto di contatto tra manifestanti e poliziotti io non sono stato, e qualche ferito c’è, qualche sasso è volato, qualche episodio da deplorare può darsi che ci sia, ma aspettiamo a parlare quando avremo sentito i racconti e visto i video di chi era lì… Il 412 della polizia ha volato sopra di noi come fossimo stati in Afghanistan, dalle 8 alle 18 almeno, e sono 100 euro al minuto… io non ci sto, è uno scenario surreale per aprire un cantiere.Ciò che vi vorrei dire a caldo è:

1) già ora le prime pagine dei giornali titolano di guerriglia, di back bloc e altre amenità simili: si tratta di elementi del tutto marginali della giornata, ciò che conta, e che doveva essere oggetto dei titoli, è l’enormità della gente normale qui confluita, cittadini italiani ed europei, famiglie con bambini, pensionati, professionisti, docenti, medici, artigiani, studenti che da tutta italia (pullman da Pisa, Macerata, Udine, Bologna, Genova…) hanno affrontato levatacce e disagi, per venire a passare una domenica di civile indignazione insieme a noi. Chapeau a tutti loro, che dimostrano come vi sia una presa di coscienza sempre più vasta del problema dei beni comuni e una voglia individuale di “contare” qualcosa sul piano delle scelte. Mi sembra che politica e giornalisti siano terribilmente indietro, impegnati a proteggere i loro privilegi o tremebondi a sperare che il loro servilismo porti una promozione sulla scala sociale. Ma la gente sta correndo più veloce di loro. Ho parlato con centinaia di persone e ne ho tratto una grande impressione di competenza, di coraggio, di onestà, di passione. Altro che black-bloc!

2) tutti hanno ben chiaro, per vivere ogni giorno sulla propria pelle altre simili usurpazioni sui loro territori, che le priorità per il Paese sono altre, che nessuno vuole questi monumenti faraonici ma desidera interventi semplici, evidenti e efficaci sulla quotidianità. Tutti hanno ben chiaro che i tempi stanno cambiando in fretta. Nelle ore di marcia sotto il sole, i discorsi che sentivo fare erano dei rapporti dell’Asia con il mondo occidentale, della crisi delle risorse, dell’opposizione economia capitalistica-benessere, dell’impossibiltà della crescita continua, della crisi petrolifera… insomma, un campione interessante di pubbliche riflessioni sul presente e sul futuro.

3) speriamo che ognuno di loro stasera su facebook dica: “c’ero anch’io e vi spiego quali menzogne i giornali e la tv diffondono su di noi e su questa faccenda”.

4) fino al 12 luglio 1980 non c’era il traforo autostradale, quindi sulla ferrovia attuale passavano tutte le merci e i passeggeri per la Francia, inclusa la navetta per le automobili Bardonecchia-Modane. Nel 1980 eravamo forse all’età della pietra? La ferrovia attuale bastava allora, basterebbe a maggior ragione in un mondo futuro con meno risorse. Ma Chiamparino è al delirio sviluppista e vede il Tav Valsusa come una fede: o il Tav o la terribile decrescita! Allora Tav sia. Aggiungo che un’opera di questo genere avrebbe un overhead di sistema enorme rispetto a opere più semplici e resilienti. In un’epoca postpicco petrolifero, l’imponente infrastruttura tecnologica ed energetica necessaria a garantire la sicurezza di un tunnel di 54 km con temperature interne di oltre 50 C, collasserebbe dopo pochi mesi, anche solo per via dei costi. Vedere Rutilio Namaziano… le mitiche strade di Roma, poco dopo la caduta dell’impero erano impraticabili per mancanza di manutenzione e si preferiva il periglioso viaggio via mare da Roma alla Liguria piuttosto che affrontare il fango dei tratturi maremmani…

5) finanziamento europeo: per ora, a inizio cantiere, si parla di sbloccare 671 milioni di euro, pari a circa il 4,5% del valore del progetto (calcolato dell’ordine dei 15 miliardi di euro, anche qui non ci sono mai numeri trasparenti). In caso di realizzazione successiva, si parla di ulteriore finanziamento EU del 30% della sola tratta internazionale, che escluderebbe quindi i circa 2 miliardi di euro della tratta di adduzione Torino-Chiomonte, interamente a carico italiano. Sono dati vaghi perchè è quel poco che si riesce a leggere sui giornali locali. Anche questo fatto dovrebbe indignare tutti: non c’è uno straccio di rapporto ufficiale che faccia chiarezza verso i cittadini. I promotori, che i dati immagino li avranno, con fior di tecnici pagati per far solo quello, tacciono, lasciando tutti noi a baloccarci con stime e supposizioni. Anche questo è strano: se avessero dati seri, certi e inoppugnabili a sostegno dell’opera, non pensate che avrebbero già convocato una conferenza stampa internazionale, spazzando via ogni nostra chiacchiera? Invece stanno nascosti nelle gallerie, lasciando che la gente si arrabbi, che i politici sfornino la loro retorica, che i pochi come noi che tentano di ragionare si spacchino la testa su dati faticosamente estratti qua e là.

6) la stretta alleanza politica bipartisan che mostra un tenacissimo blocco favorevole all’opera, è un altro elemento di sospetto. In genere il politico, massimamente quello italico, quando trova un muro invalicabile nei propri affari, lo aggira, scantona, sceglie altri obiettivi più facili, ma non si mette contro una marea montante di rabbia popolare che sta diventando un elemento incognito estremamente instabile. Qui invece sono passati vent’anni di proteste e continuano tutti imperterriti ad andare in rotta di collisione contro il massiccio d’Ambin. Butto lì, non è che devono aver fatto tante e tali facili promesse sulla divisione di questa appetitosa torta, che ora qualcuno ha la canna di fucile puntata dietro la schiena se non le mantiene e non paga pegno?

Ciao a tutti dalla Valsusa, qui comunque è una serata ancora molto calda. Speriamo che serva a qualcosa.

Oggi ero a Chiomonte | STAMPA LIBERA

Fonte: Oggi ero a Chiomonte | STAMPA LIBERA.

In allegato la testimonianza della mia personale partecipazione alla marcia di oggi 3 luglio 2011.

Se credete diffondetela ai vostri contatti perché credo che su queste cose non possiamo più tacere ma dobbiamo trovare il coraggio di parlarne.
Grazie, Franco

OGGI ERO A CHIOMONTE
Oggi ero a Chiomonte e ci sono arrivato dal forte di Exilles con la marcia NO TAV.
Voglio raccontarvi questa marcia, la mia marcia e la marcia di chi era con me, perché di questa marcia non vi parleranno le tv e i giornali controllati dal potere dominante, quello stesso che ha interesse a realizzare la TAV per spartirsene le bustarelle.
I media vi parleranno degli scontri, delle aggressioni agli agenti, delle infiltrazioni dei black block europei perché chi controlla quei media ha l’interesse a parlare del rumore dell’albero che cade anziché del suono della foresta che cresce. Perciò portare l’attenzione sugli scontri come se fossero l’unica cosa degna di nota servirà a non dire quanta gente ha veramente partecipato, quanti valligiani sono saliti a Chiomonte, quante persone si sono mosse anche da fuori regione per dire NO a questo progetto. Parlare delle azioni dei violenti serve a non riconoscere che ci sono molti più non violenti contrari al progetto che stanno lottando da 22 anni. Da 22 anni…è un eufemismo dire che qualcuno adesso può spazientirsi, io parlerei di legittima incazzatura.

I media vi parleranno dei boschi incendiati dai manifestanti e non diranno che sono andati a fuoco a causa dei lacrimogeni tirati dalla polizia da sopra il cavalcavia dell’autostrada sulla gente sottostante insieme a pietre, bottiglie e altri oggetti contundenti.
I media vi parleranno del discorso di Grillo che chiama “eroi” i manifestanti e delle reazioni compatte del resto del modo politico che definisce lui un eversivo.
Il solito bla bla bla.
Ma non è di questa marcia che voglio parlarvi, questa ve la cito per ricordarvi le balle che vi racconteranno. E’ vero che ci sono state delle aggressioni al sito da parte di manifestanti antagonisti ma non è vero che c’è stato solo quello né che si fosse lì solo per quello.
Io ha partecipato alla marcia con la mia compagna e mia figlia, quasi in testa al corteo, dietro gli amministratori e insieme alle famiglie con i bambini, sotto i palloncini colorati. Ho partecipato portando due cartelloni che avevo preparato, uno recitava “CHI A TAVANA ENVELENA FIN-A TI DISIE ‘D PIANTELA LI’!” che tradotto per chi non capisce il piemontese significa “chi fa tavanate (stupidaggini, cazzate) avvelena anche te digli di smetterla” e l’altro diceva “IL FUTURO DEI NOSTRI FIGLI NON HA BISOGNO DI TRENI CHE CORRANO VELOCI DENTRO BUCHI ALL’URANIO MA DI ETICA RIPARTIZIONE DELLE RISORSE NATURALI ED ECONOMICHE, DI ISTITUZIONI CAPACI DI DIALOGARE CON I CITTADINI ANZICHE’ BASTONARLI, DI RISPETTO PER LA NATURA E LA DEMOCRAZIA E DI OCCHI CAPACI DI GUARDARSI”.
Ho incontrato con piacere diverse persone con cui intrattengo relazioni di lavoro, sono stato avvicinato da molte persone di età diverse che hanno fotografato i cartelli e me ne hanno chiesto la traduzione e quasi mi ha commosso una signora che ne ha ricopiato il testo.
Al nostro arrivo a Chiomonte abbiano ancora visto sfilare ininterrottamente le persone per le vie del paese per più di un’ora e mezza, stanche ma sorridenti, contente di esserci e di testimoniare il diritto a vivere in un paese che ascolti i cittadini e le loro ragioni.
Alla marcia ha partecipato una signora anziana che mi è stata indicata come un’eremita che abita in una grotta in valle. Quando Loredana, la nostra amica sindaco, l’ha avvicinata per ringraziarla della presenza lei ha risposto qualcosa come “E’ il Signore che mi ha detto di venire” e ha marciato sgranando il rosario, pregando e dispensando umilmente sguardi e sorrisi… in un silenzio concentrato e meditativo.
Ma i media non vi parleranno di lei, cercheranno la foto di qualche ragazzo col viso mascherato che alza una pietra in direzione degli agenti.
E così pure non vi diranno che una spedizione di Carabinieri e Finanzieri è intervenuta nei boschi menando indiscriminatamente tutti quelli che incontrava, al punto tale che la stessa gente delle borgate rendendosi conto dell’abominio che era in corso si è rivoltata aggredendo a loro volta questi agenti fino a catturarne uno, imprigionandolo e privandolo della divisa e della pistola. Questo agente è stato liberato non dai suoi commilitoni, ma dai ragazzi del centro sociale Askatasuna (proprio così!) che, per evitare il peggio si sono frapposti tra gli altri manifestanti e l’hanno riconsegnato, non illeso, ma almeno salvo, agli altri Carabinieri. Ma quei valligiani delle borgate hanno reagito ad un sopruso immotivato: ma con che diritto una divisa consente di picchiare chiunque ti capiti vicino?
Sul prato antistante la centrale bivaccavano famiglie con bambini per il ristoro del pranzo: sono state invase dai lacrimogeni e costrette a fuggire sui pendii o nel torrente.
Tra le vigne un contadino stava lavorando la propria, una di quelle “a rischio di estinzione” per via del progetto TAV e ha ricevuto un lacrimogeno in pancia tirato da un poliziotto.

Vi rendete conto del livello di tensione in cui dovrebbero gestire questo cantiere che la gente non vuole, lo ripeto la gente di quella valle non lo vuole. Lo stanno imponendo da 22 anni raccontando a noi che è necessario e che i contrari “sono i soliti quattro gatti anarchici”.
Questi invece sono a mio avviso “la migliore Italia erede dell’Italia partigiana” e la TAV “è una puttanata intergalattica” per usare le espressioni dei nostri civilissimi ministri.
La verità è che questa marcia è stata l’espressione di una accresciuta consapevolezza anche da parte di molte persone che finora sono rimasste più indifferenti, che non possiamo più accettare che un governo faccia ciò che vuole a scapito dei cittadini solo perché ha la forza della soggezione. Ed è questo che fa paura e di cui non parleranno volentieri. I referendum hanno scosso la tranquilla pasciutaggine di chi ha confuso il servizio ai cittadini con l’esercizio dell’abuso di potere ai danni dei propri elettori per conservare i propri privilegi. Movimenti come il NO TAV valsusino minacciano l’ottusa obbedienza a cui questi signori vogliono addomesticarci.
E’ per questo che trovo cosa buona e giusta partecipare, fare informazione e contro informazione, invitare a rendersi più consapevoli che quello che si sta giocando non è solo la realizzazione di una linea ferroviaria o la spartizione di qualche mazzetta miliardaria, né la possibilità di restare agganciati o meno all’Europa (che è un’altra delle tante bufale che ci raccontano tanto nel PDL quanto nel PD, in fondo anche nella sigla sono poco differenti), ma piuttosto il diritto di decidere della nostra vita, della nostra economia, della nostra salute e della possibile qualità di vita che consegneremo ai nostri figli.

Se non credete che queste mie siano balle scritte per indottrinarvi, se avete la fiducia e il coraggio di prenderle per una testimonianza vera, diffondetele ai vostri contatti.
Io non sono andato lì per agire violenza, non è il mio stile, ho fatto scelte non violente per la mia vita e ho allontanato la mia famiglia prima che potessero esserci pericoli per essa.
Ma lì ho assistito alla violenza agita da quelle forze e istituzioni che dovrebbero garantire il rispetto dei diritti civili e che si sono comportate, come al G8 di Genova, come al presidio di Venaus, come in tante altre occasioni, come veri macellai. Lo hanno fatto per ordini superiori, perché viene loro insegnato che bisogna ubbidire all’ordine del capo e non alla propria coscienza.
Io obbedisco alla mia coscienza e metto a servizio le mie parole e la mia testimonianza perché questa verità emerga.

Assedio NO TAV, ma i teppisti sono in divisa

Fonte: Assedio NO TAV, ma i teppisti sono in divisa.

Per capire ancor meglio di cosa si parla nel caso TAV in Valsusa, consigliata “La Grande Opera”, inchiesta di Alessandro Sortino, qui.

Come ampiamente preventivato, la grande manifestazione contro il TAV in Val di Susa, forte di oltre 70 mila partecipanti, si è distinta per l’imponenza dei numeri, tale da dimostrare al di là di ogni ragionevole dubbio come non esista alcun spazio per la realizzazione di un’opera avversata radicalmente dalla stragrande maggioranza della popolazione interessata dal progetto.

Giunti a questo punto, l’evidenza dei fatti, dovrebbe costituire un messaggio forte e chiaro, all’indirizzo della classe politica. I cantieri del TAV in Val di Susa non possono trovare alloggio, a meno che non s’intenda trasformare una valle alpina in un teatro di guerra permanente e militarizzare per un paio di decenni un intero territorio, al prezzo di costi economici e sociali assolutamente insostenibili.
Nonostante fosse di una chiarezza adamantina, il messaggio non sembra comunque essere stato colto dalla consorteria politica italiana che, con in testa Giorgio Napolitano, non ha saputo finora fare di meglio che lodare l’atteggiamento criminale dei teppisti dell’ordine, che per l’intera giornata hanno tentato invano con ogni mezzo d’impedire ai manifestanti di difendere il territorio in cui vivono….

Gas lacrimogeni tossici, vietati dalla convenzione di Ginevra, lanciati a centinaia sui manifestanti, spesso ad altezza uomo, a fracassare oltre ai polmoni anche le teste e le ginocchia. Proiettili di gomma, idranti, e tutto il peggior repertorio della guerriglia urbana, trasferito per l’occasione fra i boschi di Chiomonte.
Mentre i manifestanti, con tenacia arretravano, per poi tornare subito dopo sulle loro posizioni. In una sorta di battaglia fra decine di migliaia di cittadini e qualche migliaio di teppisti in divisa, che non avrebbe nessuna ragione di esistere in un paese civile.
Il tutto con l’avallo del Presidente della Repubblica, del governo e dell’opposizione, impegnati a demonizzare la popolazione (composta a loro avviso da 70 mila anarchici violenti) che è bene sia gasata con armi proibite e picchiata con altre di vario genere, perchè non vuole adeguarsi alle decisioni fatte passare sopra la sua testa.
L’assedio continua e continuerà, nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, in attesa che qualcuno inizi a prendere contatto con la realtà, arrivando ad accorgersi che in Val di Susa esiste un problema chiamato TAV, che non può trovare soluzione gasando e bastonando i cittadini, ma necessita di risposte adeguate da parte di tutti gli attori che tentano d’imporre con l’uso della forza un progetto scellerato.
Per l’ennesima volta la Valsusa ha provato a bussare, con la speranza che qualcuno risponda. Se l’intenzione è quella di continuare a fare orecchie da mercante, nella speranza che con il tempo i valsusini si rassegnino, ritirandosi in ordinato silenzio, significa che quel “qualcuno” dimostra di non conoscere affatto la gente della Valsusa e l’orgoglio e la tenacia che le sono proprie.
black cosa?

GRILLO: IN VAL DI SUSA DISINFORMAZIONE DI STATO – Cadoinpiedi

Fonte: GRILLO: IN VAL DI SUSA DISINFORMAZIONE DI STATO – Cadoinpiedi.

Violenti scontri ieri in Val di Susa. Numerosi i feriti, a seguito del duro conflitto tra manifestanti e forze dell’ordine. Indignazione e condanna bipartisan da tutto il mondo politico. I giornali riportano la presenza di centinaia di black bloc, e accusano Beppe Grillo, ieri al fianco dei cittadini, di fomentare i violenti. Ma come sono andate davvero le cose?

“È sempre la solita manfrina, questi black bloc sono una ventina messi lì, non si sa chi sono e c’è questa manfrina per cui io ti tiro la pietra e tu mi restituisci un lacrimogeno, io ti rimando il tuo lacrimogeno, tu mi restituisci la pietra, e va avanti così. Ogni tanto un lacrimogeno va sulla testa di qualcuno, una pietra va sul braccio di qualcun altro e diventa quella la manifestazione, si parla di quello, i giornali di Stato sovvenzionati da soldi pubblici ci fanno le paginate, ecco la violenza. Ma lì c’erano 100 mila persone straordinarie, sono quelli gli eroi, non i black block, che guardavano, si ritiravano, osservavano, erano donne, anziani con i bambini, carrozzine, c’erano persone educate, quindi io ero lì in mezzo a queste persone.
Ho dato la mia solidarietà perché sono 10 anni che parlo di alta velocità e non si parla di cosa sia, non è alta velocità è solo portare merci, portare merci in un corridoio che non esiste, che sbuca in qualcosa che non esiste, una presa per il culo da 22 miliardi, di cui 600 milioni ce li dà l’Unione Europea che sono sempre soldi nostri, e con oltre 20 miliardi a debito. Secondo me questa presa di posizione del gruppo L’ Espresso e del gruppo Mediaset è esattamente la prova di quello che dico, sono schierati esattamente perché qui c’è qualcosa che va oltre i soldi, secondo me ci sono degli impegni presi, delle parole date e allora devono adesso fare i conti con della gente poco raccomandabile. Perché non si fa un’indagine sulle aziende che sono coinvolte a fare i lavori? Quali sono i nomi e i cognomi? Perché continuano a dire questi 4 o 5 scemi? Perché i black block vengono lì e chi sono? E’ sempre così, perché non fanno una bella seria indagine sui soldi, sugli amministratori delegati delle società, dove sono, perché? Perché siamo nel regno dello smottamento terra, dove lo smottamento terra è in mano all”ndrangheta, alla mafia, a Toto ‘u Curtu, Piccino Cucuzzaro che oggi hanno fatto il master di economia a Harvard e sono ormai quotati in borsa, ci sono le stesse cose che vuole la destra e la sinistra.
La cosa che ho notato è che ci sono i No Ponte, i No Tav, i No dal Molin, ci sarà il No Gronda?. Ci saranno tutte queste cose perché la popolazione si mobiliterà sempre di più e si arriverà poi a discutere con i cittadini di queste cose prima di progettarle, prima di finanziarle, prima di eseguirle.

Intendi querelare i giornali?

“Non lo so, adesso vedo cosa mi suggeriscono gli avvocati, vediamo se ci sono gli estremi intendo farlo assolutamente. Comunque il gioco ormai la gente l’ha scoperto, ci sono due dimensioni: c’è la realtà che ormai è in rete e poi c’è la disonestà intellettuale dei giornali di Stato, quindi sono tutti allineati.”

Com’ è la situazione adesso in Val di Susa?

In Val di Susa non faranno mai la Tav, questa gente se ne è andata cantando vittoria, li immagini tu 20 anni di cantiere con la polizia, i lacrimogeni, l’esercito… Non lo faranno, loro vorrebbero secondo me arrivare a prendere i 600 milioni di anticipo e poi finire, aprire, ma noi andremo alla fonte, andremo dal nostro Ministro Maroni, che 5 anni fa era contro la Tav, andremo dal Commissario Europeo Kallas che ha dichiarato che entro 3 giorni o chiudete o altrimenti non vi diamo i soldi, deve essere responsabile anche lui, si deve rendere conto che qui c’è gente che patisce, gente che difende il territorio, non sono i valligiani stupidi, qui abbiamo il Politecnico di Torino, professori, ingegneri, avvocati, deve venire qua e rendersi conto, altrimenti andremo a trovarlo a Strasburgo dov’è, andremo a trovarlo in Estonia dov’è, prenderemo pagine di giornali estoni della sua città e lo sputtaneremo come deve essere sputtanato un commissario che non sa niente e elargisce soldi nostri all”ndrangheta e alla mafia. Eravamo già andati a parlare con De Magistris all’Unione Europea e quindi sarebbe stato bellissimo se De Magistris avesse potuto agire su questi fondi come Presidente della Commissione bilancio dell’Unione Europea, dire dove vanno, chi sono, a quale società vanno.
E’ iniziata una nuova storia, una storia dei cittadini che hanno bypassato i partiti, quindi i partiti non ci sono più, se ne stanno accorgendo e vogliono uno stato di Polizia.”

Solo tu ti sei esposto in prima persona. I leader politici hanno mandato solo dei loro rappresentanti…

“Cosa devo commentare? La sinistra, a fronte di 27 milioni di cittadini che hanno votato per tornare all’acqua pubblica, non ha fatto l’emendamento Bersani, Vendola ha detto: “noi non cambieremo niente sull’acquedotto pugliese perché va bene così”, quindi i finanziamenti verranno garantiti al privato. Di cosa stiamo parlando? Di chi stiamo parlando? Di fantasmi? C’era qualche esponente e non l’ho neanche visto, ho sentito parlare Cremaschi della Fiom che è esattamente sulle posizioni del nostro Movimento quindi niente di più, niente di meno, poi non ho visto altro. Ho visto gente normale, cittadini che erano lì a manifestare il loro dissenso contro un’opera che non ha senso.”

ComeDonChisciotte – SVELATA LA CENSURA SU FUKUSHIMA

Fonte: ComeDonChisciotte – SVELATA LA CENSURA SU FUKUSHIMA.

Washington’s Blog

Come ho già ripetutamente evidenziato, il governo giapponese, assieme a altri governi e alle compagnie nucleari, hanno nascosto la gravità della crisi di Fukushima.

L’Asia Pacific Journal riporta:

La rivista finanziaria giapponese più importante, Toyo Keizai, ha pubblicato un articolo del direttore dell’Hokkaido Cancer Center, Nishio Masamichi, uno specialista in terapie per le radiazioni. [...]
Nishio all’inizio ha richiamato alla “calma” nei giorni dopo l’incidente. Ora, visto che la gravità della situazione alla centrale è diventata più chiara, sostiene che lo spettro dell’esposizione alle radiazioni nel lungo termine deve essere ben valutato.

L’ex Ministro agli Affari Interni, Haraguchi Kazuhiro, ha ipotizzato che i dati delle stazioni di rilevamento delle radiazioni fossero in effetti di tre posizioni decimali più grandi rispetto ai numeri comunicati al pubblico. Se fosse vero, si tratta di un “crimine nazionale”, per dirla con le parole di Nishio.

L’Atlantic ribatte:

La motivazione della riluttanza nell’ammettere che il terremoto abbia provocato danni strutturali al reattore 1 è ovvia. Katsunobu Onda, l’autore di “TEPCO: L’Impero Oscuro” che suonò l’allarme per l’operato dell’azienda in questo testo del 2007, lo spiega a modo suo: “Se TEPCO e il governo del Giappone ammettessero che un terremoto potesse danneggiare direttamente un reattore, ciò solleverebbe sospetti sulla sicurezza di ogni reattore che gestiscono. Stanno utilizzando una serie di reattori antiquati che hanno gli stessi problemi strutturali, gli stessi problemi alle tubazioni.”

[...]
Curiosamente, mentre TEPCO ha in un secondo momento riferito che la causa del meltdown fosse dovuta all’impatto dello i>tsunami sui generatori elettrici d’emergenza, nella conferenza stampa di TEPCO tenuta alle 7:47 di sera dello stesso giorno, il portavoce, nel rispondere alle domande della stampa sui sistemi di raffreddamento, ha affermato che le attrezzature di emergenza per la circolazione dell’acqua e i sistemi di raffreddamento del nocciolo del reattore funzionano anche senza elettricità.

[...]
Il 15 maggio ha fatto un passo in avanti, ammettendo almeno alcune di queste denunce contenuto nel resoconto “Lo stato del nocciolo del reattore numero uno alla centrale nucleare Fukushima Daiichi”. Il report indicava che ci potevano essere danni precedenti allo tsunami ai componenti dell’impianto, tra cui alle tubazioni. “Questo significa che le rassicurazioni dell’industria in Giappone e oltre oceano che i reattori siano solidi è stata spazzata via”, ha detto Shaun Burnie, un consulente indipendente sulle scorie nucleari: “Ciò solleva problematiche di fondamentale importanza su tutti i reattori situati in zone altamente sismiche.”

[...]
I testimoni oculari e i dati di TEPCO indicano che il danno che è stato provocato all’impianto dal terremoto è stato notevole. E questo malgrado le sollecitazioni a cui è stata sottoposta la centrale fossero entro i limiti determinati dalle specifiche dell’impianto.

 

 

Il Wall Street Journal scrive:

 

Un ex consulente del Primo Ministro giapponese, Naoto Kan, ha demolito la gestione della crisi da parte del governo e ha anticipato ulteriori rivelazioni sulle minacce portate dalle radiazioni nei prossimi mesi.Nella sua prima intervista ai media dopo che in aprile ha rassegnato le dimissioni per protesta, Toshiso Kosako, uno dei maggiori esperti della nazione sulla sicurezza delle radiazioni, ha detto che il governo del signor Kan è stato lento nel testare i possibili pericoli nel mare e nel pescato e ha sottostimato certi rischi portati dalle radiazioni per minimizzare la spesa per la pulizia dalla contaminazione.

E, mentre già sono comparsi report che parlano di contaminazione alimentare – dalle foglie del tè agli spinaci – il signor Kosako ha riferito che ci saranno scoperte di più ampia portata e più sconvolgenti nel corso di quest’anno, specialmente quando il riso, l’alimento basilare della dieta dei giapponesi, verrà raccolto.

“Quando d’inverno inizierà la stagione del raccolto, ci sarà il caos”, ha detto il signor Kosako. “Nel riso, ci sarà certamente una qualche contaminazione per le radiazioni – anche se non so ora a che livello – che alzerà un putiferio. Se la gente smettesse di comprare il riso da Tohoku, ci sarebbe un bel problema da risolvere.”

Disapprovazioni britanniche

Non sono solo i giapponesi. Come il Guardian suggerisce:

 

I funzionari del governo britannico hanno avvicinato le compagnie nucleari per tratteggiare una strategia coordinata di pubbliche relazioni per sminuire l’incidente nucleare di Fukushima solo due giorni dopo il terremoto e lo tsunami del Giappone e prima che la gravità della fuga di radiazioni fosse conosciuta.Le email controllate dal Guardian mostrano come i dipartimenti dell’energia e del commercio hanno lavorato di nascosto con le multinazionali EDF Energy, Areva e Westinghouse.

I funzionari aveva sottolineato l’importanza di evitare che l’incidente privasse il supporto dell’opinione pubblica per l’energia nucleare.

[...]

Il parlamentare dei Conservatori Zac Goldsmith, che siede nel comitato di controllo ambientali ai Comuni, ha condannato l’entità della coordinazione tra il governo e le aziende del nucleare come le email sembrano evidenziare.

[...]
Il funzionario aveva suggerito che, se le compagnie avessero inviato le loro considerazioni, sarebbe state incorporate nei comunicati utilizzati per le dichiarazione dei ministri e del governo: “Abbiamo necessità di lavorare insieme sullo stesso materiale per far passare il messaggio ai media e al pubblico.

[...]
L’ufficio per lo sviluppo del nucleare ha invitato le compagnie a frequentare una riunione al quartier generale londinese del NIA. Lo scopo era quello di “discutere una comunicazione congiunta e dell’elaborazione di una strategia con l’obbiettivo di assicurarsi il mantenimento della fiducia del pubblico britannico riguardo la sicurezza delle centrali nucleari e le politiche nucleari appena stilate, alla luce dei recenti avvenimenti all’impianto nucleare di Fukushima”.

Altri documenti rilasciati dal controllore del governo sulla sicurezza, l’Ufficio per la Regolamentazione del Nucleare, hanno rivelato come il testo di un annuncio del 5 aprile riguardante l’impatto di Fukushima sul nuovo programma nucleare fosse stato privatamente stilato con i rappresentati dell’industria nucleare a una riunione della settimana precedente. Secondo un Secondo un ex esaminatore che preferisce rimanere anonimo, il livello di collusione era “davvero impressionante”.

 

Il Guardian riporta in un secondo articolo:

 

La pubblicazione di 80 email che mostrano come, nei giorni successivi all’incidente di Fukushima non uno ma due dipartimenti del governo stessero lavorando a fianco delle aziende del nucleare per nascondere una delle più grandi catastrofi industriali degli ultimi cinquant’anni, anche di fronte alla morte delle persone e al fatto che una vasta area venisse resa inabitabile, è scioccante.

 

Quello che le email mostrano è un governo debole, ostaggio di una potente industria con cui collude per disinformare e molto probabilmente mentire all’opinione pubblica e ai media.

 

Ipotizzare che le radiazioni siano state rilasciate in modo deliberato e che facessero “parte dei sistemi di sicurezza per controllare e gestire la situazione” è tipicamente Orwelliano.

 

E, come il Guardian suggerisce in un terzo articolo, la collusione tra il governo britannico e le compagnie nucleari sta provocando un inquinamento della politica:

 

“Questo tentativo deliberato e (tristemente) molto efficace di ‘edulcorare’ i resoconti sulla storia di Fukushima è un tradimento orribile dei valori liberali. Dal mio punto di vista non è accettabile che un ministro Liberaldemocratico sia a capo di un dipartimento mentre è così coinvolto in una volgare cospirazione progettata per manipolare la verità per proteggere gli interessi aziendali.”
Andy Myles, ex direttore esecutivo del partito Liberaldemocratico in Scozia
“Queste email confermano la mia impressione che c’è stato un silenzio molto strano nel Regno Unito dopo il disastro di Fukushima. […] nel Regno Unito, i siti dei nuovi impianti nucleari sono stati annunciati prima che venissero diffusi i risultati di un’analisi allargata all’Europa sulla sicurezza del nucleare. Le notizie di oggi implicano che il governo debba stoppare i progetti dei nuovi impianti nucleari fino a che non venga condotto un esame indipendente e trasparente.”
Fiona Hall, leader dei Liberaldemocratici al Parlamento Europeo

 

 

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Fonte: http://www.washingtonsblog.com/2011/07/fukushima-cover-up-unravels.html

 

03.07.2011

 

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

 

Repubblica.it » Affari e Finanza » Il Paese illegale un giro d’affari da 560 miliardi

Fonte: Repubblica.it » Affari e Finanza » Il Paese illegale un giro d’affari da 560 miliardi.

EUGENIO OCCORSIO

Nei giorni in cui prende corpo una manovra “lacrime e sangue” da 40 miliardi, è opportuno riflettere su una cifra: 120 miliardi, tre volte tanto. È l’ammontare, secondo le stime più prudenti fra quelle sfornate dall’Istat, dalla Corte dei Conti, dalla Banca d’Italia, dell’evasione fiscale in un anno. A quest’ammontare pazzesco se ne aggiunge un altro: 60 miliardi, ovvero anche qui si tratta inevitabilmente di stime il costo della corruzione. Soldi sottratti all’economia, al risanamento del paese. In pochi anni si azzererebbe il debito pubblico. Invece quest’altra Italia continua impunita a galleggiare in un universo parallelo senza sanzione né pentimento.
w segue a pagina 4

Sommando evasione tributaria, lavoro nero, economia sommersa, riciclaggio e altre nefandezze, il risultato è da choc: 560 miliardi. Come in una catena diabolica, il riciclaggio di denaro sporco proveniente dagli affari mafiosi o dall’evasione (o anche di denaro pulito trasferito e accantonato in qualche paradiso fiscale), calcola la Guardia di Finanza, supera i 150 miliardi ogni anno. Quanto alla mafia stessa, comprese camorra e ‘ndrangheta, stando alle stime del ministero dell’Interno è una holding da 135 miliardi di giro d’affari, come i due maggiori gruppi industriali italiani messi insieme, l’Eni e la Fiat, che fatturano rispettivamente 83 e 50 miliardi. Ancora: la contraffazione, qui la fonte è la Confindustria, ha un giro d’affari di 7,5 miliardi l’anno e provoca danni all’economia legale in termini di mancata produzione per 18 miliardi. E il lavoro nero sottrae risorse per 52,5 miliardi, mentre tremila incidenti sul lavoro spesso le due piaghe si sovrappongono costano alla collettività 43 miliardi l’anno.
A prendersi la briga di calcolare tutte le cifre dell’Italia del malaffare, utilizzando e riordinando esclusivamente notizie dalle fonti ufficiali, è stata una giornalista economica, Nunzia Penelope. Ne è uscito “Soldi rubati”, un pamphlet che dovrebbe essere letto nelle scuole. Ad ispirarlo sono stati due fra i magistrati italiani più esperti nei reati finanziari, già protagonisti della stagione di Mani pulite, Piercamillo Davigo e Francesco Greco. Quest’ultimo, tra i mille inquietanti aneddoti inseriti nel libro, racconta la vicenda di Equitalia Giustizia, costola dell’Agenzia delle entrate. Sulla base dei risultati di una commissione insediata al ministero da Mastella nel 2006 e presieduta dallo stesso Greco, dovrebbe gestire l’ingente patrimonio di beni confiscati ai malavitosi, multe milionarie ai truffatori, patteggiamenti, automobili sequestrate, beni immobili pignorati. Sono gli attivi derivanti direttamente dalla macchina della Giustizia, che però si limitano a finanziare le intercettazioni: non più di 268 milioni nel 2009 (e non 1 miliardo come ha detto ancora Minzolini nel suo editoriale giovedì scorso), sui quattro miliardi recuperati dalle procure negli ultimi due anni. Il grosso del denaro finisce in depositi postali pressoché infruttiferi: spetterebbe ad Equitalia Giustizia rimetterlo in circolo per finanziare una delle amministrazioni più disastrate fra quelle statali. Senonché, fra cambio di governo e difficoltà regolamentari, siamo fermi al punto di partenza.
Ma la disparità fra risorse esistenti sulla carta ed effettivo recupero appare incredibile proprio se torniamo alla madre di tutti i furti, l’evasione fiscale. Esistono, e qui non sono stime ma rendiconti precisi, oltre 450 miliardi di imposte accertate negli ultimi dieci anni che sarebbero “solamente” da esigere. Ma la raccolta prosegue con il contagocce: nel 2010 non sono stati recuperati più di 10 miliardi. Intanto questo tesoro nascosto continua a lievitare, come si diceva al ritmo di 120 miliardi l’anno. Ma chissà quanti sono in realtà: secondo i dati 2010 del ministero dell’Economia, la metà dei contribuenti dichiara un reddito inferiore ai 15mila euro, due terzi non più di 20mila, l’1% più di 100mila, cioè 77mila persone in tutto. Eppure, secondo il Censis, il 90% degli italiani condanna chi froda il fisco. «Se riusciamo a far passare l’idea che l’evasore non è un furbo forse vinciamo», dice Attilio Befera, capo dell’Agenzia delle entrate. «Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti i cittadini». Altrimenti, è l’amara conclusione, possiamo fare tutte le banche dati e i redditometri che vogliamo, e sarà tutto inutile.
Un appello simile l’ha lanciato la Consob, rivolto stavolta alle imprese: dopo le ultime depenalizzazioni del falso in bilancio volute da Berlusconi, non è rimasto che chiedere la collaborazione degli amministratori delle società, «perché i bilanci sono molto carenti quanto a chiarezza», scrive una relazioneappello. Non resta che la moral suasion, insomma, «anche se le parola moral chissà se ha ancora qualche significato», si legge nel libro. E per le piccole imprese e i professionisti c’è un altro dato: secondo Bankitalia è stato sottratto fra il 2005 e il 2008 il 30% della base imponibile dell’Iva, pari a 30 miliardi l’anno, come dire due punti di Pil ogni 12 mesi.
Il problema, dicono i magistrati, è che si sta andando indietro in tanti settori, dalla lotta all’evasione fino a quella alla criminalità economica vera e propria. Ancora una volta, le farraginosità dell’amministrazione pubblica (alimentate dal sospetto che una vera lotta al malaffare non convenga a tanti) fanno abbondantemente la loro parte. Il governo in carica, con la motivazione dei tagli al bilancio, ha cancellato con un colpo di penna prima la commissione anticontraffazione e poi addirittura l’Alto commissariato anticorruzione come entità indipendente (con 120 persone di staff). Eppure, il prefetto Achille Serra, che questo commissariato ha retto fino al 2008, aveva avvertito che dopo Tangentopoli si era abbassata la guardia come testimoniato dal fatto che le condanne per corruzione sono crollate da 1159 nel 1996 a 186 dieci anni dopo, quelle per peculato da 608 a 210, per abuso d’ufficio da 1305 a 45, per concussione da 555 a 53. È difficile che siano diventati tutti santi. Al posto dell’Alto commissariato è stato insediato un miniorganismo con 20 dipendenti fra cui solo 3 magistrati, con la sede in tre stanzette in un sottoscala, alle dipendenze del ministero della Funzione pubblica che però sarebbe uno degli organismi da controllare. Perfino in Nigeria c’è una Financial crimes commission che non si è fatta scrupolo di indagare il vicepresidente americano Dick Cheney per mazzette su forniture di greggio.
Fin qui il lavoro della Penelope. Che potrebbe essere aggiornato 24 ore su 24. Non passa giorno senza che nuovi fatti, nuove inchieste dimostrino la drammaticità del problema. Ci sono, è anche vero, nuove iniziative che lasciano ben sperare. Una delle indicazioni dei magistrati, a partire dal giudice antimafia Antonio Ingroia, è per esempio quella di garantire la tracciabilità dei flussi di denaro. E in questa direzione va il Nocash day della settimana scorsa. L’ha inventato un manager, Geronimo Emili, che dice: «Uno sconcertante 52,1% dei cittadini, ad un nostro sondaggio, ha risposto che usa il contante solo per mancanza di abitudine all’uso della moneta elettronica». L’iniziativa ha avuto la sponsorizzazione della MasterCard, ma anche l’appoggio di Abi e Confcommercio. Ancora più tranchant è il prefetto Bruno Frattasi, che da sei anni presiede il Comitato per l’alta sorveglianza contro le infiltrazioni mafiose negli appalti del ministero dell’Interno: «Abbiamo stilato delle precise norme per tutte le stazioni appaltanti, a partire da due fra le grandi opere più in vista del momento, la ricostruzione dell’Abruzzo e l’Expo di Milano: assolutamente niente contanti nei pagamenti e neanche assegni. Tutto deve avvenire mediante bonifici bancari o postali, perfettamente tracciabili in qualsiasi momento». Anche qui c’è una moral suasion: «La rivolgiamo alle aziende che partecipano alle gare incoraggiandone l’inserimento nelle white list che compiliamo, cioè gli elenchi delle società in grado di concorrere agli appalti con caratteristiche di affidabilità finanziaria, correttezza, trasparenza. Sono liste che aggiorniamo continuamente per verificare il mantenimento delle condizioni, e vorremmo che diventassero uno strumento effettivo di selezione del mercato, accompagnato da misure che incoraggino l’operatore a iscriversi come un titolo preferenziale per l’accesso al credito: l’idea è di rendere appetibili i comportamenti virtuosi in uno scambio fra trasparenza e vantaggi competitivi». Sarà un piccolo passo, però andrebbe nella direzione giusta.

YouTube – ‪IL TAV SECONDO IL GIUDICE IMPOSIMATO‬‏

C’è la piovra dietro la TAV. Ecco cosa ci spiega il giudice Imposimato.

YouTube – ‪IL TAV SECONDO IL GIUDICE IMPOSIMATO‬‏.

LO STATO CONTRO LA VAL DI SUSA – Cadoinpiedi

Fonte: LO STATO CONTRO LA VAL DI SUSA – Cadoinpiedi.

Gli scontri

Tensione altissima in Val di Susa. La manifestazione programmata dai comitati No Tav è degenerata in violenti scontri con le forze dell’ordine poste a presidio del cantiere. I manifestanti, amministratori locali e cittadini, avevano iniziato a sfilare pacificamente: in migliaia si erano radunati sotto il forte di Exilles, formando un lunghissimo serpentone umano che si è snodato per chilometri lungo le strade che conducono alla Maddalena e alle altre frazioni di montagna di Chiomonte. Tra questi, anche i sindaci di 23 Comuni che hanno deliberato la loro contrarietà all’opera. La situazione è sfuggita di mano. Un ristretto gruppo di manifestanti ha sfondato la recinzione di protezione al cantiere all’altezza dell’area archeologica intorno alle 13.00. Da qui, è iniziato il lancio di oggetti e sassi verso le forze dell’ordine, che hanno risposto col lancio di lacrimogeni sui manifestanti, respinti anche attraverso l’utilizzo di idranti. Lo stesso era accaduto alcuni giorni fa, quando nel corso degli attacchi, la polizia aveva impiegato lacrimogeni al “CS” (orto-clorobenziliden-malononitrile), che rientrano tra le cosiddette “armi chimiche”.

Il bilancio

Pesante il bilancio degli scontri odierni: secondo quanto riferito dalla Questura di Torino, 51 persone, tra forze dell’ordine e manifestanti, sono rimaste ferite. Un poliziotto è svenuto a seguito dello scoppio di una bomba carta; uno ha riportato la frattura del setto nasale, un terzo ha riportato ferite lacero-contuse al capo e altri due hanno riportato ustioni. Tra i No Tav, tre i ragazzi feriti, di cui uno in condizioni serie, trasportato fuori dall’area degli scontri su una barella di fortuna. Ferito anche un operaio del cantiere che è stato soccorso da personale medico della Polizia. Proprio oggi, in un’intervista, il sindaco di Torino Piero Fassino aveva invitato i manifestanti ad abbandonare le barricate, e a far prevalere la razionalità. Così, mentre la politica, tranne poche eccezioni, si schiera in maniera bipartisan dalla parte dello Stato, gli unici ad affiancare sul campo i manifestanti sono stati Beppe Grillo e il suo Movimento Cinque Stelle.

Le rivendicazioni dei Comitati

I No Tav, però, hanno mantenuto le posizioni. Un’opera, la TAV in Val di Susa, che appare inutile, di elevatissimo impatto sulle casse dell’erario, sull’ambiente e sulla salute degli abitanti della Valle. Queste infatti le motivazioni che spingono i comitati No Tav a proseguire una protesta che ha ormai raggiunto un livello critico: la previsione di un modello economico fallace, che impone di sventrare una Valle e bucare una montagna adducendo i vantaggi di un più veloce transito delle merci (non delle persone) tra Torino e Lione, su una linea che già oggi funziona al 25% delle sue potenzialità. Un transito che peraltro appare in costante decrescita già da alcuni anni, con una tendenza che gli studi indicano come costante anche nel prossimo futuro. Un’illusione cui si aggiunge, già oggi, l’impossibilità per i Tgv francesi di passare sulla tratta ad alta velocità Milano-Torino, considerata non idonea. Non ultima, l’insostenibilità economica dell’opera, che prevede da parte dell’Unione Europea un contributo di soli 500 milioni di euro, cui lo Stato italiano dovrà aggiungere altri 15 miliardi, attinti dal macroscopico debito pubblico. Senza contare il danno ambientale, per cui una porzione di territorio patirà permanentemente l’offesa di migliaia di metri cubi di cemento, e i rischi possibili per la salute dei residenti, come la fuoriuscita di amianto dal traforo della montagna.

Quale tutela?

Interrogativi che si amplificano al cospetto della reazione di uno Stato che sinora ha rifiutato il confronto con amministratori locali e cittadini, e che oggi, come già nei giorni scorsi, ha reagito con estrema durezza alle legittime rivendicazioni di chi, quella Valle, la abita da generazioni. Forze dell’ordine che manganellano lo Stato di diritto e la libertà dei cittadini di manifestare ed esprimere il dissenso. Contravvenendo così all’obbligo primario del loro ufficio, quello della tutela dei cittadini. Una tutela che, di fatto, va a beneficio unicamente dei promotori della speculazione.

In Val di Susa è guerra in nome dell’alta velocità. La più grande TRUFFA di tutti i tempi! | STAMPA LIBERA

La verità è che la TAV è un affarone per la piovra, ecco perchè utilizzano l’esercito contro la popolazione inerme.

Fonte: In Val di Susa è guerra in nome dell’alta velocità. La più grande TRUFFA di tutti i tempi! | STAMPA LIBERA.

Proponiamo due articoli sullo scandalo della TAV, uno preso da Mentereale/disinformazione.it e uno dal forum di Legno Storto. Ne consigliamo vivamente la lettura per capire la madre di tutte le truffe partita col “governo Prodi”.

Fonte: http://www.mentereale.com

Scrivo a tutti coloro che mi hanno conosciuto, e che hanno conosciuto l’associazione Materya, e il suo impegno per l’ambiente.
In Val di Susa c’è una guerra. E nessun telegiornale sta dicendo la verità.
Una popolazione locale sta tentando di opporre resistenza alla costruzione di un’opera voluta da lobbies finanziarie, sostanzialmente inutile, destinata al trasporto delle merci (non è alta velocità.. per chi ancora non lo sapesse!), dal costo pari a tre volte il ponte di Messina.

TRE VOLTE il costo del PONTE DI MESSINA.

Cito inchieste del Politecnico di Torino e Milano, e dati estratti dalla trasmissione Report (Rai tre) e da una bellissima trasmissione andata in onda alcuni mesi fa su La 7. Non mi dilungo sull’impatto ambientale, la collina di amianto (una stima di una ASL di Torino parla di 20.000 morti nei prossimi anni per la nube di fibre..) il tunnel di 54 km dentro una montagna già scavata dall’Enel perché ricca di Uranio, ma vi informo di questo:
I soldi destinati alla costruzione li metteranno le banche, ad un tasso del 6,2% ma la fidejussione a garanzia del prestito sapete chi l’ha messa? Voi! O se preferite lo Stato italiano! Entro 9 anni dovremo restituire 45 miliardi di debito alle banche che hanno finanziato l’opera. 45 miliardi sono quello che dovremo sostenere come costo per ridurre un pochino il nostro debito con l’estero per stare in Europa e il povero Tremonti non sa dove reperirli.

Siete pronti a pagare altri 45 miliardi per far viaggiare più veloce l’acqua minerale di Lecce verso la Norvegia, e far arrivare prima i biscotti inglesi sullo scaffale del vostro supermercato?

A proposito…non passeranno dalla Val di Susa le merci…Un noto docente del Politecnico dice che il costo del transito per un camion da questo valico non sarà competitivo con i costi degli altri tunnel che già esistono. Questa sarà davvero una cattedrale nel deserto.

Volevo solo informare tante persone che ancora non sanno..
Grazie del vostro tempo.. e chi di voi volesse aiutarci a fermare questo disastro divulghi questa mail.

Claudio Guerra

Per saperne di più http://www.notav.eu
www.disinformazione.it

“Corruzione ad Alta Velocità”, Mafia e sinistra: le accuse dell’ex giudice comunista Imposimato a Romano Prodi

Fonte: http://www.legnostorto.com

“E’ la cronaca di 2 anni di indagini del Presidente della Commissione Antimafia dal 1994 al 1996, voluto da Berlusconi come uno dei primi passi del suo primo governo, per capire chi avesse fatto saltare in aria Falcone e Borsellino.

L’autore e, come detto, anche presidente della commissione antimafia (finchè ha retto il governo berlusconi, poi è stato ovviamente silurato dagli autori del ribaltone), è anche un ex-giudice collaboratore esterno (soprattutto da Roma per le questioni “non siciliane”) del pool antimafia di Falcone e Borsellino, nonchè plurieletto nelle fila del PCI prima, PDS dopo.

Insomma, un berlusconiano convinto……………………..

Tra la fine del 1991 e l’inizio del 1992, nel giro di poco tempo i vertici della polizia e dei servizi segreti, e il giudice Falcone, gli uni all’insaputa degli altri, si recano ufficialmente dal Ministro dell’Interno Vincenzo Scotti per allarmarlo su notizie di un complotto internazionale tra la “lobby delle lobbies” internazionale, una parte della politica italiana, mafia e camorra nostrane, e mafia russa/ex PCUS, il cui obbiettivo è quello di svendere una fetta d’Italia “allo straniero”, e approfittare di alcuni enormi serbatoi di capitali, primo tra tutti quello destinato alla TAV (circa 200.000 miliardi di vecchie lire tra “diretto” e “indotto” solo per la tratta “da Roma in giù”).

I servizi segreti “ci sono arrivati” attraverso informatori ed opera di “intelligence”, e avvisano che i complottisti all’interno dei partiti elimineranno i “nemici interni” per via giudiziaria, la polizia, in particolare lo SCO, verificando le “scatole cinesi” dei maggiori appalti e “arrivando sempre ai soliti gruppi societari”, Falcone investigando sui collegamenti romani e internazionali della mafia siciliana, prevedendo anche possibili attentati per destabilizzare il paese.

Scotti prima in modo informale, poi, nel marzo 1992, anche “ufficialmente”, allerta tutte le prefetture su tale pericolo, con una famosa circolare.

Falcone avvisa Scotti che alla fine di maggio chiuderà il cerchio delle proprie indagini incontrando un collega moscovita, e che a quel punto sarà in grado anche di smascherare coloro che stavano disperatamente tentando di “toglierselo di torno”.

Ma pochissimi giorni prima dell’incontro, casualmente, salta in aria.

E quella stessa sera due camion stracarichi di documenti lasciano a fari spenti Botteghe Oscure.

Passa una settimana, e la lobby delle lobbies internazionali festeggia la scomparsa di Falcone e lo scampato pericolo sul panfilo reale “Britannia”, ed inaugura la prevista “fase 2”, ossia l’eliminazione delle correnti dei partiti di governo che non si sono inchinati al volere Bilderberg/Trilateral/Illuminati: dal panfilo parte una telefonata alla procura delle banane, e, guardacaso, la mattina dopo Maurizio Losa ci avvisa che “anche il nome di Bettino Craxi ora compare nella lista degli indagati”…..

Le correnti di maggioranza di DC e PSI, che si erano opposte alla svendita dell’italietta, vengono spazzate via dai bananari milanesi (solo di toga…), mentre le rispettive “correnti di sinistra”, quelle del Trilateral Prodi e del Bilderberg Amato, guardacaso, ne escono perfettamente pulite….

Anzi, Amato diventa addirittura il presidente del consiglio, il giorno dopo le grandi banche della lobby delle lobbies abbassano ad orologeria il rating dei nostri titoli di stato, il Bilderberg Ciampi come presidente di Bankitalia svende le nostre riserve monetarie “per correre dietro al nulla”, usciamo dallo SME con la liretta che vale un 30% in meno di pochi giorni prima, e con i falchi esteri che si comprano le nostre migliori aziende nazionali per quattro lirette.

A quel punto i complottisti indicono le elezioni sicuri di stravincerle, essendo rimasti in giro solo loro…. Ma, contro ogni previsione, le vince colui che fino a pochi mesi prima era l’idolo dei comunisti e della CGIL per la propria lungimiranza imprenditoriale, perché “paga di più i suoi dipendenti”, e perché non ne ha mai licenziato uno che uno…..

Una delle prime azioni di Satana da presidente del Consiglio, è quella di affidare la Commissione Antimafia alla toga più rossa di sempre, giudice plurieletto delle fila del PCI prima e PDS poi, il quale riprende tutti i dossier di Falcone, ossia quelli dei reparti speciali di polizia, carabineri e gdf, e scopre che da anni tutto è scritto….

Nero su bianco si trovano le aziende che partecipano alle scatole cinesi per i maggiori appalti e relativa catena di subappalti, e tutte fanno riferimento, alla fine della catena, a cooperative rosse o grandi gruppi, anche del nord, comunque dell’area della sinistra.

E per la “madre di tutte le truffe”, la TAV, da anni si sa che l’80-90% dei finanziamenti statali si perde lungo una serie di catene di subappalti precostruiti ben noti, e finisce a mafia, camorra e politica attraverso gli “accantonamenti” di tali società

La toga più rossa del mondo risale la piramide, e scopre che il governicchio che doveva traghettare l’italietta alle elezioni, aveva in extremis bypassato, pochi minuti prima che entrasse in vigore, una nuova normativa europea che prevedeva che una consistente fetta dei maggiori appalti fosse messa in asta con partecipazione aperta ad imprese comunitarie… così “rimase tutto in casa”….

Ma quale “casa”?

Chi aveva scelto le società mafiose alle quali affidare i lavori?

Breve indagine, e si scopre che tali imprese dovevano essere scelte dal presidente dell’IRI, che per queste doveva garantire nero su bianco.

Quelle scelte mafiose le effettuò un certo Romano Prodi presidente dell’IRI, da non confondere col Romano Prodi di Nomisma, alla quale venne pagata dall’IRI, ossia da tutti noi, una consulenza multimiliardaria per individuare i soggetti migliori per gli appalti.

E il fatto che vennero fuori dal cilindro imprese mafiose, è ovviamente solo un caso…..

La toga più rossa del mondo individua anche i canali di spartizione delle tangenti del ramo “Ferrovie dello Stato”: anche qui tutto risultava da anni, il tangentaro della mafia era risaputamente tal Pierfrancesco Pacini Battaglia che riciclava tutto nella sua banca svizzera Karfinco.

E qui si scopre che il tangentaro della mafia era già stato arrestato 2 volte dalla procura di roma, la prima per una maxi truffa su ingenti capitali destinati ai paesi del terzo mondo nell’ambito di un “progetto di cooperazione”, la seconda proprio per il riciclaggio per le tangenti della TAV, ma in entrambi i casi era stato tirato fuori dalle romane galere da un pm milanese, tale Antonio Di Pietro, da non confondere ovviamente con quello delle mani pulite verso un’Italia de valori, e la sua posizione giuridica, stralciata dai procedimenti romani, era stata “ripulita” dalla procura delle banane, in modo che potesse continuare a fare con tranquillità il proprio lavoro di tangentaro della mafia…..

Quando la toga più rossa del mondo inizia a parlarne all’interno del proprio partito, puff…. Avvisi di garanzia napoletani, ribaltoni, congelamento della Commissione Antimafia, minacce personali da parte di Violante e Bargone, a quei tempi rappresentante/braccio destro di D’Alema.

La toga più rossa del mondo viene isolato e “congelato” dal proprio schieramento, gli viene ovviamente impedito di presentare la relazione della Commissione, troppo zeppa di nomi di sinistra e troppo vuota di berlusconiani, e quando la procura delle banane si inventa la famosa confessione di corruzione del Bar Mandara e si può quindi andare alle elezioni, la toga più rossa del mondo è costretta ad abbandonare il proprio paese d’origine per le minacce, tutte denunciate (ma ancora senza alcun seguito) di mafia, camorra e PDS….. e gli elettori affezionati dell’ex senatore PDS vengono minacciati affinchè non lo votino…. Decine le denunce ancora pendenti, ma senza alcun seguito…..

Trombato, la toga più rossa del mondo si presenta a sorpresa nello studio del nuovo presidente del consiglio, gli dà del mafioso con tanto di prove circostanziate, e se non interviene prontamente Andreatta con i sali, del Romano ce ne liberiamo con 12 anni di anticipo causa infarto da troppo pianto…….

A quel punto, alla toga più rossa del mondo non resta che fare della propria Relazione della Commissione Antimafia un libro.

Per il quale ovviamente nessuno di coloro che è stato accusato pubblicamente di mafia, ha mai sporto querela in 12 anni…..”.

Dal blog di Ferdinando Imposimato:

“ (…) Una storia dimenticata …

Queste vicende di De Magistris e Forleo evocano alla mia memoria la drammatica e dimenticata storia di un altro coraggioso magistrato, Giuseppa Geremia, che nel 1996 indagava sullo scandalo della Cirio Bertolli DeRica e sull’alta velocità: scandalo che denunciai inutilmente a Prodi ed alla Commissione antimafia nel 1996 dopo una inchiesta magistrale svolte dalla Criminalpol e dall’Arma dei Carabinieri su mia richiesta. Per quella inchiesta io fui sottoposto ad attacchi concentrici di destra, che chiese la mia rimozione come relatore, e di sinistra, che non mi difese. E fui isolato in Commissione e la mia relazione non venne mai discussa; e guarda caso la legislatura venne interrotta bruscamente dopo due anni senza che ce ne fosse alcuna ragione seria: ciò significa che la fine della legislatura fu dovuta alla volontà di evitare che io denunziassi in commissione antimafia i responsabili istituzionali dei fatti di collusione mafiosa negli appalti.

Nei rapporti della criminalpol emerse che sugli appalti per le grandi opere pubbliche avevano indagato Falcone e Borsellino e che questa poteva essere una causa della loro morte. La mia relazione non venne discussa : i vari Violante, Ayala, Bargone mi lasciarono solo e dissero che non c’erano prove di quello che affermavo. E poi venne definitivamente affossata dopo la mia sconfitta decisa dalla camorra dei casalesi interessata ai lavori dell’Alta velocità sulla tratta Napoli-Roma. Le mie residue speranze che giustizia fosse fatta dal PM Giuseppa Geremia andarono deluse.

Costei aveva scoperto, dai documenti sequestrati dalla Guardia di Finanza, che “il garante dell’Alta Velocità, intrisa di imprese di mafia e camorra, era Romano Prodi, mentre Lorenzo Necci, per coinvolgere un poco tutti quelli che contavano, inventò un comitato nodi dell’Alta Velocità composto dalla senatrice Susanna Agnelli, dal prof Carlo Maria Querci dal dott Giuseppe De Rita e dall’architetto Renzo Piano: la spesa preventivata era di 9 miliardi di lire”. Ma il collegio dei revisori dei conti fece osservazioni che non ebbero risposte. Il 25 novembre, al termine di una inchiesta serrata fondata anche sulla perizia contabile di ben 13.000 pagine svolta dal prof Renato Castaldo, il PM Geremia, con l’avallo del Procuratore Coiro, chiese il rinvio a giudizio per abuso di ufficio dell’ex Presidente del Giudizio Romano Prodi, quale ex Presidente dell’IRI. Anche allora si tenne conto del momento in cui erano stati ipotizzati i fatti di corruzione e non la qualifica attuale del presidente del Consiglio. ed il rinvio a giudizio di Carlo Saverio Lamiranda, in quanto legale rappresentante della FISVI che aveva acquistato la Cirio senza avere una lira. Ed infatti Lamiranda sarebbe stato in seguito incriminato e condannato per bancarotta e frode comunitaria.

Nel frattempo il governo presieduto da Prodi approvò, con l’appoggio del Ministro della Giustizia suo difensore, una nuova legge che modificava in senso restrittivo l’abuso in atti di ufficio; ed il Presidente Prodi venne assolto perché il fatto non sussiste; ma la legge era ad personam. Ma non é finita qui.

Lo scandalo sulla TAV e Nomisma di Prodi.

L’inchiesta sulla Cirio era appena cominciata che la dottoressa Geremia subì – sarà lei stessa a raccontarmelo – insulti telefonici, minacce, chiamate silenziose ed intimidazioni ad opera di ignoti. Esattamente come é accaduto a Luigi De Magistris e a Clementina Forleo. Nel frattempo la Geremia ridà slancio alla inchiesta sull’Alta Velocità con dentro l’affare Nomisma che, secondo i magistrati di La Spezia, era stato insabbiato dal PM Giorgio Castellucci. Le minacce e gli insulti si intensificano: Geremia ha paura, ma non per sé ma per l’anziana madre con cui vive da sola. Gli ignoti vigliacchi intensificano le minacce e gli insulti. Il movente si cela- lei intuisce- in quella inchiesta scottante che toccava santuari intoccabili. La Geremia era ancora più preoccupata perché il suo telefono era noto solo ad alcuni delle istituzioni. Ella decide di denunziare la tortura cui é sottoposta al commissariato di Polizia di Piazzale Clodio. Informa il procuratore della Repubblica Michele Coiro che le dà solidarietà ed avallo. Ma una tempesta si addensa sulla testa di Coiro: il CSM lo accusa di avere rapporti con il giudice Squillante, come se il rapporto istituzionale tra Procuratore Capo e Capo dei giudici delle indagini preliminari fosse vietato dalla legge e non necessario. Sta di fatto che dopo avere raccolto lo sfogo della Geremia, Coiro é costretto a lasciare la Procura di Roma. Da segnalare che Coiro era un esponente di magistratura democratica. E viene relegato alla direzione degli uffici di detenzione e pena. Egli é stato avvertito dal Ministro della Giustizia che se non se ne andrà , sarà sottoposto ad azione disciplinare. Poco dopo Coiro morì di crepacuore. “ La sua morte – mi confidò la Geremia – é stata un duro colpo per me. Mi ha sempre lasciato libertà di azione nella inchiesta sulla Cirio. Non glielo hanno perdonato. Lo hanno costretto a lasciare la Procura di Roma sette mesi prima che andasse in pensione”.
Dopo la richiesta di rinvio a giudizio, alla udienza preliminare del 15 gennaio 1997 , il Gip Eduardo Landi decide di non decidere. E invia la decisione alla udienza del 28 febbraio 1997. Perché? Semplice! La Geremia, preoccupata dalle minacce che potevano travolgere l’anziana madre sola in casa , decide di chiedere il trasferimento in Sardegna, ma vorrebbe concludere l’inchiesta sulla Cirio: ma non le sarà consentito.

La motivazione della sentenza assolutoria di Prodi, anziché essere depositata nel termine di legge del 23 gennaio 1998, giunge sul tavolo della Geremia il 9 febbraio 1998, due giorni dopo che la stessa Geremia era stata trasferita alla Procura Generale di Cagliari. E così ella non aveva potuto presentare impugnazione- così mi disse- contro l’assoluzione di Prodi.
E sullo scandalo calò un silenzio tombale, rotto solo dalla mia denunzia nel libro Corruzione ad Alta Velocità”.

Un tunnel inutile di 22 miliardi – Marco Ponti- Blog di Beppe Grillo

Fonte: Un tunnel inutile di 22 miliardi – Marco Ponti- Blog di Beppe Grillo.

Al minimo dubbio non c’è alcun dubbio, come disse Robert De Niro in un suo celebre film. E allora, se non esiste UN SOLO motivo per realizzare la TAV in val di Susa, non economico – costerà 22 miliardi a fronte di benefici inesistenti, non ambientale – distruggerà una valle, non per il traffico merci – in continua discesa da 10 anni sulla tratta attuale, ALLORA a cosa serve? Perché le procure non indagano sullo sperpero di soldi pubblici? E’ ammissibile che mentre siamo sull’abisso del default e Tremorti vara una manovra da 47 miliardi di tagli e tasse vengano divorati 22 miliardi di euro (NOSTRI cari pennitavvendoli, non della UE) ? Questa mostruosa e improbabile opera dovrebbe finire tra vent’anni, ma cos’è ci state prendendo per il culo e pretendete pure che vi crediamo?
Oggi il professor Marco Ponti, uno dei pochi che si è esposto per i valsusini, ci spiega perché la Tav è inutile. Aspettiamo con ansia la voce dei totem del Paese, da Mario Monti, a Luca Cordero di Montezemolo, a Mario Draghi, sempre assenti, sempre silenti.

Intervista a Marco Ponti, professore Politecnico di Milano

Marco Ponti – Mi chiamo Marco Ponti e sono Professore ordinario di economia dei trasporti al Politecnico di Milano.
Blog – La TAV in Val di Susa è necessaria per i trasporti tra Italia Francia ?
Marco Ponti – Quella linea sembrerebbe non indispensabile, sicuramente avrebbe una priorità molto bassa rispetto a altri interventi perché i costi sono elevatissimi e il traffico, sempre stando alle cifre ufficiali, molto modesto, tra i traffici più modesti di tutti i valichi italiani delle Alpi.
Blog – Quali i costi e quali i benifici di questa opera?
Marco Ponti – I costi previsti ufficialmente sono per tutta la linea, non solo il tunnel di base 22 miliardi di Euro, ma di solito queste previsioni si dimostrano inferiori ai costi reali, il caso dell’alta velocità italiana è costata tre volte tanto quello previsto, i benefici per i passeggeri sono rilevanti, ma in questo caso i passeggeri previsti sono pochissimi, la linea quindi dovrebbe essere essenzialmente per il traffico merci, ma il traffico merci attualmente è di tre milioni di tonnellate all’anno e stava declinando già nei 10 anni passati, è una relazione che sembra avere scarse prospettive di crescita, perché poi avrà anche la concorrenza del nuovo tunnel del Gottardo svizzero che va grossomodo nella stessa direzione, sembra difficile che il traffico saturi la linea esistente, che può portare fino a 20 milioni di tonnellate senza spendere un Euro, è difficile che superi questa soglia.
Blog – Perchè i partiti si sono accaniti su questa opera che molti sostengono sia inutile?
Marco Ponti – C’è una strana storia che tutto quello che è ferrovia merita un sacco di soldi pubblici, invece la strada che porta il 90% delle merci e dei passeggeri e anche dei pendolari, bisogna ricordarsi, sembra vista come il demonio per ragioni di inquinamento ma non ha nessun senso tecnico, neanche dal punto di vista ambientale.
Blog – E’ giustificabile questo enorme impatto ambientale?
Marco Ponti – L’impatto ambientale di qualsiasi nuova costruzione è piuttosto elevato, l’opera è molto utile può darsi che i benefici anche ambientali superino le emissioni di cantiere, ma in questo caso, dati i dubbi fortissimi che ci sono sull’utilità dell’opera, c’è anche il rischio che dal punto di vista ambientale lo spostamento di traffico dalla strada alla ferrovia sia molto modesto e quindi i benefici di riduzione di impatto ambientale siano molto modesti. Sono previsti 14 treni al giorno su 250 di nuova capacità, il traffico merci ferroviario è in declino in tutta Europa con poche eccezioni, anche in Francia è in forte declino il traffico ferroviario perché le cose che produciamo non sono beni primari, mattoni o legname o carbone, quelle cose che andavano in treno due secoli fa, oggi produciamo vestiti di Armani e microchips che mettere sul treno è pressoché impossibile, se si vuole aumentare la capacità del sistema ferroviario, ma non ce n’è bisogno, è molto meglio intervenire sulle tecnologie che costano molto meno e riescono a far fronte assai bene a eventuali aumenti di domanda, se gli aumenti di domanda ci saranno, ma finora sono stati quasi da encefalogramma piatto. Devo ricordare che il nodo stradale è supertassato in tutta Europa, mentre il nodo ferroviario è supersussidiato e ciò nonostante il nodo stradale vince, ma perché? Perché la gente è stupida e cattiva? No, perché probabilmente ci sono le ragioni strutturali, per questo, abbiamo stili di vita e tipi di produzioni che non vanno più molto d’accordo con il nodo ferroviario.
Blog – A chi interessa la realizzazione della TAV?
Marco Ponti – Ovviamente gli interessi dei costruttori, ma quelli ci sono sempre e comunque, il problema vero è la disattenzione che c’è per rapporto tra costi e benefici delle opere, soprattutto la priorità, non ne è fatta una ragionevole prioritizzazione delle opere in funzione del rapporto costi – benefici che è l’unico modo con cui si può ragionare seriamente in questi casi.
Blog – Esistono alternative all’ Alta Velocità ?
Marco Ponti – Certo, intervenire dove c’è tanta domanda, cioè nelle aree dense, nelle aree metropolitane e nelle aree urbane dove la domanda è tantissima e intervenire con tecnologia e manutenzione per esempio che sono molto più urgenti e molto meno costose. Modernizzare e mettere in sicurezza soprattutto la rete stradale, è il 90% del traffico e continuerà a viaggiare il 90% o l’85 % del traffico nella migliore dei casi, è un mito quello dell’intervento in ferrovia, è costosissimo e porta pochissima merce e in proporzione ai costi ovviamente, che pagano i contribuenti poi, mentre i costi della strada li pagano bene o male chi viaggia. A me dei valsusini non fregherebbe assolutamente niente se l’opera fosse utile, ma siccome l’opera probabilmente è inutile, in questo caso hanno ragione, se l’opera fosse utile dovrebbero starsene zitti e vendere le loro compensazioni se fosse utile al Paese, ma ci sono fortissimi dubbi che questa opera sia utile al Paese e questi dubbi sono molto generalizzati, molto di più di quanto si pensa.

Val di Susa – Kabul- Blog di Beppe Grillo

Fonte: Val di Susa – Kabul- Blog di Beppe Grillo.

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600 uomini armati proteggono giorno e notte, a turno, il presidio della Maddalena in Val di Susa. In tutto sono dispiegati 2.000 uomini. Nei boschi circostanti sono stati posati blocchi di cemento che reggono reticolati alti due metri e mezzo. Le tende lasciate dai valsusini in fuga sulla montagna sono state tagliate. E’ un’azione di guerra contro la popolazione. Qual è la differenza con Kabul? Non si è mai vista un’operazione militare del genere neppure per i lavori sulla Salerno Reggio Calabria dove domina incontrastata la ‘ndrangheta. Le Forze dell’ordine occupanti vengono da altre regioni italiane, un valsusino non picchierebbe mai un suo amico o una vecchia signora che lo ha visto crescere. Il Parlamento rappresentato dai poliziotti di Maroni/Tambroni è illegittimo, figlio della legge porcata del ridanciano Calderoli degno rappresentante della Lega voltagabbana di “Padroni a casa nostra” e di “Roma ladrona“. Dov’è l’opposizione? Dove sono Di Pietro, Bersani, Vendola? Per trenta denari, i famosi 600 milioni della UE, si è scatenato l’inferno in Val di Susa. tende bruciate, manganellate in faccia, lacrimogeni al CS” (orto-clorobenziliden-malononitrile).I gas CS rientrano tra le cosiddette “armi chimiche”, fanno parte di questa categoriatutte le sostanze gassose, liquide o solide, che, diffuse nell’area e sparse sulle acque o sul terreno, producono negli esseri viventi lesioni anatomico – funzionali di varia natura, tali da compromettere, in via definitiva o solo anche temporanea, l’integrità dell’organismo umano”.

Nei giornali di regime, in prima fila Repubblica, i valsusini sono stati giudicati, fatti a pezzi. Miseri villici, montanari ignoranti, egoisti. Non hanno ancora scritto che puzzano e sono analfabeti, ma questo è il senso.
Fassino dove ti nascondi? Chi sono i tuoi referenti? Dopo “abbiamo una banca” ora sei passato a “abbiamo un cantiere“, uno di quelli così amati dalle cooperative rosse e rosé. Con il tempo, non ci vorrà molto, verranno fuori le vere motivazioni di un’opera senza alcuna base economica dal costo di 17 miliardi pagati dai contribuenti italiani, che sarà ultimata tra vent’anni, che sventrerà per sempre una valle e una montagna per 54 chilometri per trasportare merci in costante diminuzione da un decennio sull’attuale linea che collega la Val di Susa alla Francia. Domenica la Valle di Susa vuole riprendersi il suo territorio, io ci sarò, tutti gli italiani dovrebbero partecipare. Può essere il momento di svolta per il Paese, per riaffermare la democrazia e far sciogliere le Camere questo autunno. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Lettera aperta a Siim Kallas- Blog di Beppe Grillo

Fonte: Lettera aperta a Siim Kallas- Blog di Beppe Grillo.

Spettabile Commissario europeo per i Trasporti Siim Kallas,
le scrivo per metterla al corrente, se già non lo fosse, che lei ha una grande responsabilità nei confronti degli abitanti della Valle di Susa e, più in generale, verso gli italiani. Il traforo che dovrebbe collegare la Torino Lione è inutile in quanto le merci, si parla infatti di TAC (Treni ad Alta Capacità) e non di TAV, che transitano per l’attuale tratta ferroviaria Torino-Modane sono in costante diminuzione da anni e tutte le previsioni per il futuro confermano l’attuale tendenza. I lavori dovrebbero durare almeno vent’anni e nessun economista o esperto di collegamenti al mondo può dire quali saranno le necessità dei trasporti nel 2032. Io e lei forse non ci saremo più, ma rimarranno i figli e i nipoti di una valle sventrata e già oggi stuprata dalla militarizzazione, i cui abitanti, figli della civile Europa alpina, sono trattati alla stregua di criminali senza avere alcuna colpa se non quella di voler difendere la loro terra dalla distruzione e dalla speculazione e la salute delle prossime generazioni. Lo scavo infatti disperderebbe grandi quantità di amianto, come riportato in più occasioni da personale medico.
I politici italiani si fanno scudo dell’Europa, ma in realtà dalla UE vogliono solo i soldi, 672 milioni, maledetti e subito. Poi si vedrà. Il costo dell’opera è stimato in 22 miliardi tutti a carico della collettività, nessuna azienda privata investirebbe miliardi senza un ritorno economico. L’Italia è pericolosamente vicina al default e il ministro dell’Economia Tremonti ha chiesto e ottenuto 47 miliardi tra tagli di spesa sociale e nuove tasse. Poteva, senza il fardello di questa opera mostruosa e inutile, chiedere metà dei sacrifici agli italiani o destinare 22 miliardi allo sviluppo del tessuto industriale del Piemonte e del Paese.
Il prossimo 6 luglio ci sarà la conferenza intergovernativa Italia-Francia sulla TAC in Val di Susa. Lei ha fatto sapere, attraverso la sua portavoce Helen Kearns, che non sono ancora rispettate le tre condizioni fissate per ottenere i fondi europei: apertura del cantiere per il tunnel esplorativo di 7,5 chilometri della Maddalena, l’approvazione dei nuovi progetti e la firma di un accordo bilaterale sulla ripartizione dei costi finanziari dell’opera. Ci sono però anche una quarta e una quinta condizione che lei dovrebbe valutare: l’utilità dell’opera che non ha alcun presupposto e il consenso dei valsusini che in quella valle vivono da secoli e che, prima di ora, prima di questa colossale truffa nei confronti della UE e degli italiani, era stata occupata una sola volta nella Storia moderna: dai nazifascisti. Spero che lei si schieri per l’Europa dei popoli e non per quella degli affaristi e delle lobby. Se lo farà, le sarò eternamente grato.” Beppe Grillo

BAVAGLIO ALLA RETE – Cadoinpiedi

No al bavaglio!
Fonte: BAVAGLIO ALLA RETE – Cadoinpiedi.

Il 6 Luglio entrerà in vigore una delibera Agcom, in base alla quale l’Autorità avrà la facoltà di oscurare blog e siti web, accusati di violare il copyright, senza passare da un regolare processo. Per assumere il provvedimento, basterà una segnalazione da parte dei detentori di copyright. Per capire cosa succederà dal 6 Luglio, e quali sono i potenziali rischi per la libertà della Rete in Italia, abbiamo intervistato Claudio Messora, blogger e animatore del videoblog “Byoblu”.

Quello che succede dal 6 luglio è un percorso che arriva a compimento che è nato parecchi anni fa. Le leggi contro la rete ormai sono tante, tantissime, affondano le radici anche molto prima del 2007, anno in cui viene emanato dal Governo il Decreto Gentiloni, il quale, sebbene sia passato abbastanza sotto silenzio, in realtà tende, idealmente, a tutelare i cittadini dalle violazioni in ambito pedopornografico in rete, quindi uno scopo nobile al quale nessuno si potrebbe opporre, ma quello che poi succede nella vita è che gli scopi nobili servono anche come grimaldello per cominciare a far scricchiolare un po’ le porte. Nessuno se ne accorge, nessuno protesta poi con quel grimaldello si spaccano e si sfondano direttamente e questo grimaldello è stata la formazione di una Commissione all’interno dell’Agcom, che si occupasse di obbligare tutti gli Internet Service provider a dotarsi di infrastrutture necessarie alla censura, in quale modo? Tramite la negazione dei DNS, quindi evitando che si possa raggiungere un sito web accedendovi tramite il nome di dominio, tramite il filtraggio delle indirizzi IP. Gli Sp avrebbero poi dovuto e così hanno fatto adeguarsi alle richieste che arrivano da questa Commissione interna all’Agcom che segnalavano di volta in volta i casi di pedofilia o di pedopornografia on line, ovviamente nessuno può contestare o opporsi a una simile nobile causa, però quello che poi è successo è che una volta che si sono dotati degli strumenti tecnologici necessari, ovvero le infrastrutture di rete atte a censurare i siti web con nonchalance, hanno cominciato a usarlo anche per altre tipologie di siti web, per esempio per i giochi di azzardo perché lo Stato italiano deve essere l’unico biscazziere di questo Paese, quindi tutti gli italiani che cercavano di accedere ai siti di scommesse on line, anche all’estero si sono visti negare il consenso, grazie proprio a questa Commissione interna all’Agcom. Allo stesso modo, se ricordate quel che è successo qualche anno fa, gli indirizzi IP degli italiani che accedevano a un portale di sharing in sé è per sé del tutto legale che può essere usato ovviamente per condividere materiali protetti da Copyright e quindi esplicitare un comportamento illegale, venivano reindirizzati verso un sito civetta di un’associazione che tutelava gli interessi delle grosse corporation audiovisive e cinematografiche, in questa maniera si è istituita la delazione, i cittadini venivano spiati.

Questo è l’excursus, il background che poi viene rafforzato da una cosuccia da niente che si chiama Decreto Romani e per la quale abbiamo dato grossissima battaglia nel web l’anno scorso che tendeva a implementare una normativa e una direttiva europea che voleva armonizzare, si chiama audiovisual media services la maniera in cui si trasmettono i contenuti multimediali nei vari paesi, visto che ci sono i vari mezzi con i quali un contenuto multimediale oggi può essere veicolato e visto che le televisioni, i grossi editori debbono sottostare a certe normative, pareva assurdo che magari non so Mediaset debba sottostare a certe normative mentre trasmette via etere e poi magari on line trasmette lo stesso palinsesto, gli stessi programmi ma possa fare quello che vuole. Ma la direttiva della Comunità Europea escludeva chiaramente, a caratteri cubitali i siti Internet privati e i grossi portali di video sharing. Quello che fece Romani per recepire la direttiva europea fu esattamente di togliere riferimento ai siti Internet privati e ai portali di video sharing, quindi includendo anche i blog personali e You Tube, questo ha manifestato ovviamente un grossissimo problema che poi si è ripercorso sulla libertà della rete, tant’è vero che abbiamo fatto un casino, siamo andati a Roma, abbiamo ballato a piedi nudi e alla fine il Decreto Romani è passato lo stesso. Ma è passato come? In una forma un po’ più light per cui le web Tv e le web radio che dovevano sottostare a questo regolamento, alla fine devono essere solo quelle superiori ai 100 mila Euro, però è passato.
E passando ha gettato le basi per questa normativa liberticida dell’Agcom che sta per vedere la luce il 6 luglio. Se non faremo come in Spagna dove ci sono organizzati e dove hanno tempestato di migliaia di mail il Parlamento spagnolo e nella fattispecie le mail anche di questo Ministro della Cultura che si chiamava Gonzales, che aveva proposto una legge analoga, ma con significative differenze, il 6 luglio passerà una normativa del tutto scontornata, un po’ ambigua che metterà nelle mani di una Commissione politica, perché ricordiamoci che l’Agcom è un organismo politico, quindi è succube delle volontà della politica e quindi delle lobby che controllano la politica e che mettono i politici in Parlamento, e parliamo ancora una volta, tra le altre, delle grosse corporation dell’industria audiovisiva e dell’industria cinematografica.
Se non ci sarà una forte reazione, ormai il tempo che manca è proprio poco, assisteremo all’ ingerenza di un organismo politico che deciderà come e quali siti web chiudere, nell’arco di quale tempo ma entro un massimo di 5 giorni. Cioè, se il mio sito web esporrà dei contenuti protetti del diritto d’autore, che se pensiamo al Decreto Romani dal quale la normativa prende spunto dovrebbero essere solamente quelli audiovisivi e quindi audio – video, ma siccome la normativa Agcom a detta dei giuristi che ho interpellato è un po’ confusa, si può applicare anche ai contenuti testuali, si scatenerà un putiferio. Se una parte lesa dovesse ritenere che ci siano dei contenuti su qualche sito in violazione dei propri diritti di proprietà intellettuale, potrà fare una richiesta al gestore del sito che avrà 48 ore di tempo per rimuoverli, il che è ridicolo se pensiamo a un blogger, a un ragazzino che magari al mare, magari sta facendo un weekend con la fidanzata piuttosto che a scuola e sta studiando e non accende il personal computer, avrà 48 ore di tempo per provvedere alla rimozione dei contenuti se lo dovesse ritenere fondato. Anche questa è una frase ambigua, cosa significa? Se non dovesse ritenerlo fondato, cosa succederebbe?
In questo caso se non dovesse rimuovere i contenuti la parte lesa si dovrà rivolgere all’Agcom, la quale si arrogherà i diritti dello sceriffo e metterà su un processino che ricorda quelli medioevali, quelli fatti dalla Chiesa, la Santa Inquisizione di 5 giorni, alla fine dei quali deciderà se rimuovere o oscurare il sito.
Questa è una follia, perché in Italia vige la separazione tra i poteri, abbiamo già un potere che non a caso è superpartes, equilibrato ed è quello che deve applicare le normative, ovvero il potere giudiziario, si bypassa a volo d’uccello un po’ come voleva fare il Sen. D’alia con il famosissimo emendamento D’ alia famosissimo, si bypassa la magistratura e si decide immediatamente.
Quindi, ricordiamolo, c’è una volontà politica per cui il governo decide quali siti chiudere e quindi si può parlare tranquillamente di censura.
La stessa problematica era stata affrontata dagli spagnoli, come dicevo prima, dal Ministro della Cultura Gonzales, che voleva chiudere i siti web che piratavano, ma attenzione, come voleva affrontare questa problematica? La parte lesa avrebbe dovuto presentare una denuncia a una Commissione parlamentare e quindi già non parliamo di un organo di tutela, parliamo di una Commissione, quindi parliamo del Parlamento, che sarebbe dovuta essere composta almeno da un magistrato di comprovata esperienza, poi da un collegio di cittadini, da un collegio di navigatori, quindi esperti di rete, utenti normali, di consumatori e di produttori di contenuti, quindi già vediamo una nutrita rappresentanza dove tutti potevano esprimere la loro idea e interferire nel processo di valutazione.
Attenzione, questa Commissione avrebbe potuto avere tutto il tempo necessario per svolgere le valutazioni di rito, quindi non c’era nessun vincolo né nei modi e né nei tempi, quindi se fossero stati necessari 6 mesi per decidere se quel sito web era o non era pirata, 6 mesi si sarebbero presi, alla fine solo se questo contenuto fosse stato giudicato, un contenuto che violava la normativa sul diritto d’autore internazionale sarebbe stato poi mandato alla fine a una Udienza nazionale spagnola, una specie di Tar spagnolo che avrebbe avuto ulteriori 28 giorni di tempo per valutare e esprimersi. Mi sembra che la stessa situazione sia stata affrontata dagli spagnoli con una serie di garanzie per il cittadino estremamente superiori. Ma nonostante queste enormi differenze, gli spagnoli si sono incazzati come delle mine l’anno scorso, hanno inondato le caselle dei parlamentari della politica e di tutti questi organi, organucoli e del Ministro della Cultura Gonzales minacciando di togliere loro il voto se fosse passata una normativa tanto illiberale.
Perché illiberale? Perché la rete ormai è sotto gli occhi di tutti, rappresenta il nuovo strumento, nonché ultimo baluardo della libertà dei popoli e dei cittadini è nato per essere libero, è nato per bypassare un problema di interruzione delle comunicazioni ai tempi della guerra fredda in America, per cui un pacchetto, un’informazione poteva scegliere autonomamente la sua strada in maniera anonima e giungere a destinazione anche se tiravano giù dei tralicci, è nato proprio per non essere controllabile e gli organismi politici ormai internazionali fanno di tutto per cercare di controllarlo. Gli spagnoli si sono incazzati, hanno tempestato di mail, alla fine questa normativa non è passata e si sono anche scusati di averla proposta. Noi abbiamo pochissimi giorni per cercare di alzare la voce, ci sono delle petizioni da firmare on line, c’è bisogno di fare un fortissimo passaparola e di mobilitare le persone com’ è successo in occasione delle amministrative e del referendum.
Se non lo faremo cosa succederà? Succederà che qualsiasi contenuto che possa essere giudicato da un detentore di diritti lesivo della sua proprietà intellettuale, potrà essere oggetto di denuncia all’Agcom, ma qualsiasi, ad esempio non so anche i siti di informazione libera. Io ho tantissimi video in cui magari inserisco dei brevi spezzoni, non so, di un pezzo di Santoro di 10 secondi, l’ultimo era “Castelli mente”, per mostrare cosa dicono e cosa invece non dicono.
Anche tutti questi contenuti potranno essere tirati giù dall’Agcom senza passare dalla Magistratura, quindi vedete che il percorso è lungo, si parte dalla pedofilia per fare in modo che tutti di pancia dicano sì, sì, certo fate l’infrastruttura, non ci interessano le garanzie. Giusto, è vero, peccato che questi partano dalla pedofilia per poi, con la stessa infrastruttura che hanno già costruito, arrivare a tirare giù i contenuti invece informativi, quindi a precludere gli spazi di libertà dei nuovi cittadini.
La speranza è che, se dovesse passare il 6 luglio questa normativa, le scrivanie dell’Agcom vengano oberate, tartassate di richieste, di rimozione di contenuti per far rendere conto loro che oggi come oggi è impossibile gestire una tale e tanta mole di informazioni quale quella che può trovare spazio nella rete, ed è questa la garanzia della libertà, quindi usare una specie di mail bombing nei confronti dell’Agcom per rendere di fatto questa legge inattuabile.
Siamo dunque di fronte all’ennesima norma liberticida che attenta allo spazio di libertà sacrosanto che è stato usato da popoli più oppressi del nostro, anche se noi ci avviciniamo più alla Cina con queste normative che non a Bruxelles, per riguadagnare la propria libertà e comunque mettere in atto le loro rivoluzioni.