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Nonna, ti spiego la crisi economica – Paolo Barnard | STAMPA LIBERA

Fonte: Nonna, ti spiego la crisi economica – Paolo Barnard | STAMPA LIBERA.

(Il Più Grande Crimine spiegato agli anziani, agli adolescenti e a persone del tutto digiune di economia)

In questo articolo abbiamo raggruppato tutte e 8 le parti – Link

Nonna: Paolo, chi ci dà i soldi? Insomma, perché non ne abbiamo mai abbastanza? E poi adesso c’è anche la crisi e come si fa?

P. Per capire cosa sta succedendo, dobbiamo capire un paio di cose prima. Abbi pazienza. Allora: prendi una nazione e pensa a come è fatta. C’è un territorio con delle frontiere, e dentro ci sono solo due cose: il governo e tutta la sua roba, cioè le sue proprietà, aziende, uffici, scuole ospedali ecc.; e il resto dei cittadini privati, con le loro proprietà, le loro aziende, uffici, negozi ecc. e la gente che lavora. Quindi in una nazione c’è il settore governativo pubblico, e il settore dei cittadini privati. Non ce ne sono altri.

Ora immagina questi due settori come dei contenitori, proprio immagina due cassetti. Entrambi contengono ricchezze, cioè palazzi, terre, case, fabbriche, attività. Entrambi contengono denaro. Bene. Prendi il contenitore dei cittadini privati che è quello dove io e te e tutti quelli che conosciamo vivono. Pensa a cosa succede in esso quando qualcuno fa soldi.

Nonna: Qualcuno chi?

P. Può essere semplicemente un negoziante che ha venduto un paio di scarpe, oppure un dentista che ha curato un paziente, oppure un industriale che ha fatto successo coi suoi jeans. In quei casi tutto quello che è accaduto è che a) un cliente ha sborsato i soldi delle scarpe, b) un paziente ha sborsato i soldi per l’otturazione, c) molte persone hanno sborsato i soldi per quei jeans. Cioè, i soldi che vengono guadagnati sono sempre soldi che qualcun altro ha perduto (speso). Per forza. Anche gli stipendi  degli operai della fabbrica di jeans sono alla fin fine soldi che qualcun altro ha sborsato (perduto), cioè i compratori dei jeans. Nel contenitore dei cittadini privati ogni soldo incassato corrisponde sempre a un soldo perduto (speso) da qualcuno, quindi la ricchezza in denaro che sta in quel contenitore gira sempre in tondo, passa dalle tasche di uno a quelle dell’altro, dall’altro a uno, sempre così. Anche quando un tizio come Barilla fa milioni, da dove vengono? Da tantissime tasche di cittadini che hanno speso i loro soldi per comprargli la pasta. Barilla ha + 10 milioni, noi consumatori abbiamo – 10 milioni.

Nonna: E bè, cosa c’è di nuovo?

P. Aspetta, scusa, ma non lo vedi? Se il denaro che sta nel nostro contenitore è sempre lo stesso che gira in tondo, passa dalle tasche di uno a quelle dell’altro, dall’altro a uno ecc.,  questo significa che noi cittadini privati con tutto quello che facciamo e produciamo non siamo in grado DA SOLI di aumentare la quantità dei soldi totali che girano nel nostro contenitore. Se, fa conto, abbiamo 1000 soldi, quelli sono e quelli rimangono. E allora come fa una nazione a diventare più ricca scusa? Se i 100 soldi che avevate voi nel 1950 rimanevano sempre quei 100, come facevate a fare gli aeroporti, gli ospedali, i milioni di case nuove, i vestiti per tutti i nuovi nati, e così via? Qualcuno che non eravate voi cittadini ve li ha dati…

Nonna: Sono aumentati gli stipendi, me lo ricordo, infatti mi ricordo che quando iniziai la sartoria si prendevano 5 mila lire, poi piano piano mi diedero 10 mila e poi mi ricordo le prime 100 mila. Quando ero ragazza le calze erano un lusso impossibile, poi arrivarono per tutte…

P. Esatto, i soldi aumentarono per tutti in Italia. Ma allora come fecero i cittadini privati a diventare TUTTI almeno un po’ più ricchi? Ricordati che “diventare più ricchi tutti” vuol dire che si incassano soldi senza che nessuno fra loro li debba prima perdere (spendere). Abbiamo detto che nel contenitore dei cittadini privati se aumentano i soldi di qualcuno è sempre perché qualcun altro li perduti (spesi). Allora? Allora la risposta, nonna, è semplice: ci vuole qualcuno che sta FUORI dal contenitore dei cittadini privati e che gli metta dentro dei soldi NUOVI. E chi c’è là fuori che può fare questo? Solo due tizi: il governo col suo contenitore e il suo denaro, e le altre nazioni col loro denaro. Se per esempio il governo decide di comprare qualcosa che si produce nel contenitore dei cittadini privati (scarpe, oppure anche le prestazioni di un medico), succede che i soldi del governo verranno versati nelle tasche del cittadino privato che produce quella cosa (o del medico) SENZA che nessun altro cittadino abbia contemporaneamente perso (speso) un solo centesimo. Se un Paese straniero compra un’altra cosa prodotta da un cittadino privato, o il lavoro di quel medico, accade la stessa cosa, cioè i soldi di quel Paese finiscono nelle tasche del cittadino privato o del medico SENZA che nessun altro cittadini abbia perso (speso) un solo centesimo. Ecco che la ricchezza in denaro nel contenitore dei cittadini privati AUMENTA AL NETTO.

Allora nonna, via a dire a quei fessi che vogliono eliminare il governo e che dicono che i privati ci faranno diventare tutti più ricchi: “Con gli stessi soldi che girano sempre in tondo si fa un fico secco!”. E anche un’altra cosa, nonna: dei due tizi che ci possono far avere soldi NUOVI, al NETTO, le nazioni straniere non sono affidabili. Perché magari quelli domani decidono che vanno a comprare i prodotti dei cittadini privati o il lavoro dei professionisti in altri Paesi, che magari gli costano di meno. E’ inutile: l’unico tizio che sta sempre lì e che può sempre comprare i nostri prodotti o i nostri servizi dandoci denaro nuovo al netto è il governo. Punto.

Nonna: Il governo? Ma se ci ruba solo? Altro che soldi nuovi…

P. Sta buona un attimo, non parlo di morale, ti dico cosa può succedere tecnicamente, se poi quelli non lo fanno è un’altra storia. Anzi, è importantissimo che tu capisca cosa può veramente fare un governo onesto, così poi possiamo pretendere che lo faccia. E il bello della storia è che un governo può versare soldi nuovi al netto nel nostro contenitore di cittadini quasi senza limiti, cioè ci può versare un bel mucchio di soldi quando vuole e come vuole. Può comprarci le auto che facciamo, le scarpe che produciamo, le pere, le mele, il pesce, può pagare i nostri medici, insegnanti, e spazzini, può pagare le imprese edili private così che ci facciano scuole, ponti, strade e ospedali, le case per chi non le ha, e può, nonna, sborsare tutti gli stipendi necessari a dar lavoro a tutti i disoccupati che abbiamo. Zero disoccupazione!

Nonna: Sì, e poi chi paga? Tu? Così sono capaci tutti. Compra, compra, spendi e spandi, poi alla fine ci dicono che abbiamo un debito che non si sa più come fare. Il governo non ha più un soldo…

P. Nonna cara, è proprio questo il punto, e tu non immagini neppure la sorpresa. Il fatto è che la storia del debito è una bugia grande come Giove. Non c’è nessun debito per noi, e il governo può veramente mettere tutti quei soldi nel nostro contenitore, senza grandi problemi. Non lo fa perché qualcuno non vuole, ma questo te lo racconto un altro pomeriggio. Per ora ricorda: senza il governo, o le nazioni straniere, nessuno di noi cittadini privati nel contenitore in cui viviamo può creare soldi nuovi al netto che finiscano nelle nostre tasche, quindi non possiamo divenire TUTTI un po’ più ricchi (che significa che tutti incassiamo qualcosa SENZA che altri debbano spendere). Ripeto nonna: i soldi che chiunque di noi incassa, dall’operario al milionario, sono sempre gli stessi 1000 soldi che girano in tondo e che si spostano dalle tasche di qualcuno a quelle di qualcun altro, e infatti se aumentano i milionari aumentano allo stesso tempo i poveri. A meno che il governo o le altre nazioni non spendano comprando la nostra roba o il nostro lavoro. E qui sta la sorpresa. Ma la storia ha anche un lato scuro, terribile, purtroppo.

Nonna: Paolo, tu spieghi tante cose, ma insomma, mi dici perché c’è la crisi?

P. Nonna, io te la spiego, ma prima devi aver pazienza e capire delle cose. Poi ci arriviamo.

Nonna: Ci ho pensato a quello che mi hai detto l’altra volta, sai? Quando ti portavamo a Cesenatico da bambino stavamo in albergo in quattro dal primo al 20 agosto, e poi una settimana nella pensione in montagna col nonno. Oggi chi se lo può permettere fra la gente come noi? Il governo che ci dava i soldi, hai detto. Ma dove li prendeva?

P. Vero nonna, verissimo. Una cosa alla volta. Ti ricordi che ti ho detto che voi nel 1950, voi nel contenitore dei cittadini privati, avevate, fa conto, 100 soldi e che poi sono diventati molti di più? Ti ho detto anche che solo il governo e le nazioni straniere possono mettere soldi nuovi al netto nel contenitore dei cittadini, che se no si passano sempre gli stessi soldi fra di loro. Ok, infatti in quegli anni fu proprio un governo, il nostro, e una nazione straniera, l’America, che ci resero più ricchi. Il baby boom… i governi italiani degli anni ’50 e ’60 spesero la lira a frotte, poi c’erano gli americani che ci compravano le cose a frotte, e investivano da noi.

Nonna: Anche se c’erano i comunisti… lo diceva sempre il nonno “totta colpa dal sindaché”…

P. Bè, no. Guarda che i comunisti anche allora, sotto sotto, avevano rassicurato sia gli Agnelli che gli americani che il capitalismo era ok per loro, poi in piazza facevano i sovietici… vabbè, questa è un’altra storia. Come ho detto, furono proprio due contenitori esterni al contenitore di noi cittadini privati che ci diedero i soldi del baby boom, il governo e l’America. Intendo soprattutto loro, per essere semplice.

Nonna: Ma con che soldi? E dove sono oggi quei soldi, che siamo con sto debito pubblico che dicono tutti che è un disastro?

P. Giusto, con che soldi. L’America aveva i suoi e l’Italia pure. Ma dove li pescavano? Ecco come può usare i soldi uno Stato. Pensa a una cosa: pensa all’Italia di allora. Fatti questa domanda: chi dava le lire all’Italia? Qualcuno per caso arrivava da noi con delle navi cariche di lire? No. Le portavano dall’estero sui camion? No. Erano i tedeschi a fabbricare le lire? No. Eravamo noi italiani a farle in cantina? No. E allora chi le creava le lire?

Nonna: Lo Stato.

P. Sì, esatto. E da dove le prendeva? Sai da dove? Da nessuna parte, le stampava dal nulla o scriveva su dei pezzi di carta “questo titolo vale 1000 lire, firmato: lo Stato”. Così faceva l’Italia, ma guarda che ancora oggi l’America fa la stessa cosa, anche il Giappone, la Svezia, insomma tutti gli Stati che hanno una loro moneta se la inventano dal nulla, e in teoria senza limiti. Infatti può uno Stato esaurire l’inchiostro per la stampa? Può esaurire le proprie firme? No. Quindi in teoria uno Stato con propria moneta può inventarsene quanta ne vuole. Lo Stato in Italia aveva il suo amministratore, il Ministero del Tesoro, e la sua banca, la Banca Centrale che materialmente spostava i suoi soldi. E come spendeva lo Stato italiano? Cioè come metteva soldi nuovi al netto nel contenitore dei cittadini privati? Semplice. Fa conto che lo Stato decideva di fare una scuola. Chiamava un’impresa e gli diceva di farla. Pagava il dovuto sul conto corrente di quella impresa, che poi pagava gli stipendi agli operai. Cosa era successo? Lo Stato si era inventato, fa conto, 1 milione e lo aveva versato a un membro del contenitore dei cittadini privati, cioè quella impresa. Il contenitore andava a + 1 milione di soldi nuovi senza che nessuno al suo interno li avessi contemporaneamente persi (spesi). Soldi che poi si spargevano in giro (perché gli operai spendevano gli stipendi, o quell’azienda assumeva ecc.). Lo Stato scriveva – 1 milione sui libri contabili al Tesoro. Fine.

Nonna: Sì, ma poi alla fine a forza di spendere di qui e di là, con tutti sti meno, alla fine lo Stato non fa bancarotta?

P. No. E con chi la fa, scusa? Con se stesso? Uno fa bancarotta se deve dei soldi a qualcun altro che glieli ha dati. Ma lo Stato italiano li inventava dal nulla, li doveva a se stesso. Tu devi capire che per me e per te i soldi sono una cosa che ci dobbiamo procurare col lavoro, coi prestiti, insomma, i cittadini e le famiglie non possono spendere senza limiti, perché poi devono lavorare come negri o fare debiti che se non li ripaghi ti fanno un mazzo così. Ma lo Stato italiano quando spendeva non faceva altro che aggiungere numerini ad altri numeroni, e cosa gliene fregava se aumentavano sempre? A chi li doveva quei numerini/numeroni? A se stesso. Guarda che è così per tutti gli Stati che hanno una loro moneta. Infatti i conti di tutti gli Stati moderni sono numeroni con davanti un meno, e che aumentano sempre, da sempre. Gli Stati Uniti hanno un conto in rosso da 200 anni, e che è sempre più alto ogni anno, cioè ogni volta che spendono dollari. I soldi per lo Stato sono solo numeri, non soldi veri, e gli servono solo per darci da vivere, e ce ne potrebbe dare a sufficienza per farci stare bene tutti. Ecco da dove prendono i soldi gli Stati che hanno una loro moneta.

Nonna: Ma cosa mi dici? Ma allora sto debito pubblico? Dicono tutti che è la gente che lo deve poi ripagare, se no perché si chiama pubblico?! Io mi ricordo quando c’erano i Bot…

P. Ci sono ancora nonna…

Nonna: Sì, va bé, il governo non faceva altro che chiederci dei soldi in prestito con sti Bot, e noi glieli davamo, ma poi lo Stato ci doveva ridare dei soldi veri, altro che inventati, e con gli interessi! E se era come dici tu, perché venivano a chiederci i soldi a noi? Uno non va a elemosinare soldi dalla gente se ne ha quanti ne vuole. In televisione dicono che poi quel debito ce l’abbiamo come una palla al piede anche oggi. Tutta colpa di allora.

P. Ti spiego tutto. Il fatto che il debito dello Stato, che poi ripeto è solo un numerone con un meno davanti, si chiami “pubblico” è una truffa. Una colossale truffa inventata da gente potente che ha tutto l’interesse a tenerci in soggezione, e intendo dire tener sotto sia noi che lo Stato, poi ti spiego. Ma stiamo sul debitone italiano che tu dici che noi tutti abbiamo per colpa dei governi di allora. Il debito ‘pubblico’ interno, cioè quello che poi tu credi che noi cittadini dobbiamo ripagare allo Stato, si forma in due modi: 1) quando lo Stato spende per noi, cioè ci fa le scuole, le strade, quando paga gli stipendi e le pensioni ecc.; 2) e quando vende i titoli di Stato. Nel primo caso le cose stanno come abbiamo già detto: le aziende che ricevono il pagamento dello Stato per fare la scuola o per fare un ponte diventano più ricche; il cittadino che viene curato all’Usl riceve un servizio ma il medico prende uno stipendio, e ci guadagna; chi lavora riceve uno stipendio o una pensione, e ci vive ecc.. Insomma, il loro conto corrente va + ogni volta che lo Stato spende. Fine. Come fa questo a essere un debito dei cittadini o delle aziende? Nel secondo caso quando lo Stato vende un suo titolo cosa succede? Succede che chi lo compra vede i suoi soldi che si spostano da un conto corrente della banca sotto casa, che gli dava un interesse ridicolo, a un conto corrente speciale dove i suoi soldi prendono un interesse superiore. Cioè, quel compratore è più ricco. Punto. Dov’è il suo debito? Non c’è. La spesa dello Stato (spese + titoli) che usa la sua moneta, ricordati, non è mai il debito dei cittadini. E’ la ricchezza dei cittadini. Per forza, ricevono soldi nuovi al netto nel loro contenitore. Nonna, sei stanca?

Nonna: No, dimmi pure.

P. Allora ti dico una cosa un po’ difficile: in realtà sai cosa veramente succede quando uno compra un titolo di Stato? Fa conto che lo compra per 10.000, tutto quello che accade è che degli impiegati alla Banca Centrale premono dei tasti su dei computer che spostano i suoi 10.000 dal conto della sua banca, che sta registrato su quei computer, al conto speciale dei titoli di Stato, che sta sempre su quei computer. Tutto qui. Nonna, sono solo numeri che si spostano, non soldi veri che passano di mano.

Nonna: Sìì! Ma quando tuo nonno comprava i Bot, lo Stato glieli doveva o no quei soldi? C’aveva o no un debito con tuo nonno?

P. Sì, glieli doveva, ma non aveva nessun debito. Perché quando glieli doveva ridare, sai cosa faceva lo Stato? Diceva allo stesso impiegato di pigiare i tasti di quel computer alla rovescia, cioè le lire del nonno tornavano indietro dal conto speciale dei titoli di Stato al conto del nonno alla sua banca. Fine. Gli interessi da dare al nonno? Facile, fa conto che fossero 150 lire: lo Stato si inventava un altro gruzzoletto da 150 lire e lo accreditava sul conto del nonno. Oppure, semplifico, scriveva su un altro pezzo di carta “questo titolo di Stato vale 150 lire”, trovava un altro italiano che se lo comprava e le 150 lire di questo italiano venivano spostate dal solito impiegato alla Banca Centrale dal suo conto in banca a quello del nonno. Ecco pagati gli interessi. E così via in una catena che si rinnova sempre. Lo Stato onora il tuo titolo con i soldi di un altro, e il titolo di questo con i soldi di un altro ancora, all’infinito.

Nonna: Ma no, scusa, è vero o non è vero che lo Stato nel frattempo se li spendeva i soldi che gli avevamo dato? E allora col cavolo che bastava pigiare dei tasti da qui a là, i soldi erano stati spesi!

P. No! Assolutamente no. Impossibile. Non aveva senso. Scusa: io Stato, che posso inventarmi i soldi quando mi pare, devo fare tutto un casino della malora con sti titoli per venire a chiedere a te dei soldi che mi posso inventare quando voglio? Ascolta quanto sarebbe stato assurdo: io Stato spendo inventandomi le lire, poi vengo da te e te le chiedo indietro col titolo di Stato, e poi ancora te le ridò spendendo di nuovo… Ma che senso ha? Infatti non succedeva mai. Guarda nonna, non te l’hanno mai detto, ma quando lo Stato italiano emetteva i titoli, lo faceva apposta e solo per scelta volontaria (più altri motivi molto tecnici). Mai per trovare denaro da spendere.

Nonna: Ah! E le tasse allora? Non è con le tasse che poi ci toccava di ripagare il debito pubblico? Sai quante tasse abbiamo pagato io e tuo nonno?

P. No! Le tasse non sono mai servite a ripagare alcunché. Nonna! Ti ho detto che il debito dello Stato NON è pubblico, non insistere, non lo ripagavate con le tasse, non lo ripagavamo noi, e neppure lo Stato. Le tasse te le spiego fra un bel po’. Una cosa alla volta.

Nonna: Sarà. Mah, è come se mi dicessi che lo zucchero è sempre stato salato, ma ti credo, tu hai studiato.

P. Sì, ho studiato molto. Nonna, ci hanno sempre raccontato queste cose al contrario, e il perché è una cosa molto seria, lo capirai fra qualche giorno. Ora stiamo su come spendeva l’Italia, sul fatto che il debito pubblico è stata un’invenzione, e che in realtà è un debito finto per lo Stato ma è ricchezza vera per i cittadini privati.

Nonna: Ma perché dici sempre tutto al passato? La lira, era, facevano, i Bot del nonno…

P. Anche questo te lo spiego più avanti, ed è una storia criminale, credimi, proprio quella che poi ti farà capire cos’è veramente questa crisi economica. Ci arriviamo. Ora cerca di ricordarti come funzionava la spesa dello Stato italiano che aveva una sua moneta, la lira.

Nonna: Oggi ha l’euro.. e cosa cambia?

P. Nonna, stai buona! Porta pazienza. Capirai tutto.

P. Allora nonna, spero che tu abbia capito che solo lo Stato e le nazioni estere possono immettere denaro nuovo e al netto nel contenitore dei cittadini privati e delle aziende. Cioè: la ricchezza nuova, quella in più rispetto a quella già esistente, può venire solo da loro. Ok. Hai capito che uno Stato come l’Italia con la sua moneta Lira non aveva in realtà grandi problemi di debito. Che anzi, il debito di uno Stato che inventa la sua moneta dal nulla e che la spende, o che emette titoli, è la ricchezza dei cittadini e delle aziende private. Bene. Hai capito che vi hanno sempre raccontato una bugia immensa su cosa sia il debito “pubblico”, che pubblico non è per nulla…

Nonna: Eh, ma insomma, sì, ho capito quello, lo Stato spende a noi siamo più ricchi. Ma la bugia, chi l’ha detta? Il governo? Così ci rubavano i soldi?

P. No, proprio no. Il discorso è molto, ma molto più grande. Nonna, guarda che è semplice. Al mondo siamo sempre stati in due. Noi gente, e loro, i ricchi e i potenti. Prima dei tempi moderni e per secoli, lo sai bene, c’erano masse enormi di disgraziati, e in cima i re, principi, i nobili, i padroni ecc. Cosa voleva dire? Che se, fai conto, in quei mondi c’erano 1000 soldi, ai poveracci ne toccava forse mezzo, e a loro 999,5. Poi è accaduta una cosa eccezionale, è accaduto che i popoli piano piano, con guerre e rivoluzioni, con morti e sangue a fiumi, si sono ribellati e hanno creato la democrazia.

Nonna:… che si va a votare.

P. No, non solo. La democrazia vuol dire soprattutto una cosa nonna: che ci deve essere uno Stato eletto dalla maggioranza ma che fa gli interessi di tutti, e questo vuol dire soprattutto che dà benessere a tutti. Perché nonna, i diritti e le leggi morali sono cose belle, che prima non c’erano, ma se poi noi cittadini siamo schiavi di lavori a due soldi, se siamo indebitati, se abbiamo sempre l’ansia di lavorare come pazzi per sopravvivere e non abbiamo tempo per nulla, se, soprattutto, nessuno ci dice cosa sta succedendo davvero, alla fine quei diritti e quelle leggi non valgono quasi niente. E’ solo quando uno ha un buon lavoro, una casa che non sia un debito che lo schiaccia, quando è protetto dai servizi essenziali, è bene informato, i suoi figli hanno un futuro possibile, che uno può prendersi il lusso di partecipare alla democrazia. Se no rimane un cittadino che vive in una democrazia sulla carta, ma che non potrà mai usare. E allora, torniamo alla Storia: accadde che dopo tanti anni di lotte, finalmente arrivò la democrazia, cioè le elite persero delle fette enormi di quei 1000 soldi che erano la ricchezza esistente, e persero anche tanto potere. Tu immagina cos’era un imperatore, era padrone non solo di intere nazioni, e dei loro popoli, ma aveva potere di vita e di morte su tutti. Oggi non esiste neppure lontanamente qualcuno con quel potere, nessun miliardario lo ha, neppure uno come Obama. Quindi le elite persero tantissimo, e gli andò veramente di traverso.

Nonna: Ben gli sta.

P. Poi, per le elite le cose andarono anche peggio. Negli anni ’70 gli Stati democratici più importanti arrivarono ad avere quelle monete che dicevamo le volte scorse, la lira, il dollaro, i marchi, i franchi che si creavano dal nulla.

Nonna: Bè, io mi ricordo le lire e i dollari che c’erano anche prima di allora, scusa…

P. Sì, ma ripeto: dagli anni ’70 in poi, grazie a degli accordi internazionali, fu deciso che gli Stati potevano creare le monete moderne dal nulla, inventandosele. Prima era diverso. Le stesse monete potevano essere create solo se contemporaneamente i governi mettevano da parte dell’oro in quantità quasi pari alle monete che creavano per spendere. Era un limite enorme, perché metti che il governo decideva di assumere un milione di disoccupati che gli sarebbero costati 10 milioni: immediatamente dei funzionari gli dicevano “ok, ma devi però garantire quei 10 milioni che spendi con 10 milioni in lingotti d’oro depositati da noi. Se non trovi l’oro, rischi guai grossi”. Che palle, nonna, ti rendi conto? Ogni volta così, il governo sempre con l’ansia di sto oro da trovare per garantire ogni spesa. Il risultato era che i governi magari spendevano anche, ma in effetti rischiavano grosso.

Nonna: Ma cosa rischiavano?

P. Troppo complicato, ma detto in parole poverissime, rischiavano di fare bancarotta da un momento all’altro. Quelli sì che la rischiavano. Allora, come dicevo, il sistema di dover trovare sempre oro fu abolito, e ci mettemmo tutti a creare le monete dal nulla. I dollari, la lira, i marchi ecc. Fu un momento storico, ma alle elite degli ex potentissimi vennero i sudori ghiacci lungo la schiena, una strizza al sedere della malora. Perché? Metti insieme i pezzi che sai già: siamo, fa conto, nel 1971, e 1) Lo Stato è democratico e quindi risponde ai cittadini 2) Lo Stato adesso può inventarsi i soldi dal nulla, senza quasi limiti 3) Lo Stato può quindi creare lavoro per tutti, case per tutti, servizi per tutti, istruzione per tutti, pensioni buone per tutti. Risultato? Può spendere per creare cittadini benestanti e istruiti che possono usare la democrazia per tutelare se stessi.
Nonna, guarda che la coppia di :Stato che può spende per noi quasi senza limiti + noi che abbiamo la democrazia in mano era la Gallina dalle Uova d’Oro dei popoli. E se i popoli l’avessero posseduta veramente, per le elite era FI-NI-TA. Ti rendi conto? Perché nessuno, neppure il più ricco uomo del mondo può contrastare uno Stato che decide di fare l’interesse di tutti con le sue leggi sovrane e con i suoi soldi sovrani. E quello Stato se è veramente in mano a cittadini benestanti e istruiti può fare leggi che legano le mani ai mega ricconi per sempre. Le elite in quegli anni capirono che se mai volevano tornare a possedere il 90% della ricchezza, dovevano AS-SO-LU-TA-MEN-TE nascondere a tutti, cioè ai cittadini e anche ai politici, cosa poteva fare uno Stato democratico con la sua moneta sovrana creata dal nulla.

Nonna: Il fatto che dicevo, facevamo le ferie due mesi all’anno con un solo stipendio in casa…

P. Sì, ma molto, molto, molto di più nonna. L’ho detto prima: piena occupazione, pieno Stato Sociale, piena istruzione per tutti, e fra l’altro, attenta, la spesa della Stato poteva comprare tante cose fatte dalle aziende private, arricchendole, poteva fargli migliori telefoni, strade, trasporti, e dargli anche la ricerca tecnologica per modernizzarle, quindi poteva aumentare la ricchezza privata nazionale. Nonna, i tedeschi, sti ipocriti che oggi sbraitano sui debiti degli Stati, hanno fatto proprio così: lo Stato tedesco ha trasformato a sue spese le loro aziende in super produttori. Bella forza che sono una potenza. Capito? La spesa dello Stato con la sua moneta sovrana… Nonna, quante volte ho detto “spesa” negli ultimi 10 minuti? Il trucco che ci poteva salvare era quello: la spesa dello Stato per creare benessere e produttività per tutti. E allora nonna, nonna!, come hanno fatto le elite dei bastardi ricconi a bloccare quella spesa? A uccidere la nostra Gallina dalle Uova d’Oro?

Nonna: Non lo so…

P. Nonna! Si sono inventati, convincendo tutti, che la spesa dello Stato è il debito di tutti i cittadini. Debito, è il debito PUBBLICO!! È il deficit PUBBLICO!! E’ un disastro PUBBLICO!! Lo dobbiamo tutti ripagare!! I nostri figli se lo porteranno sulle spalle…. La spesa dello Stato è il diavolo in persona! E allora ci ficcarono in testa che lo Stato non deve spendere, o meglio, che deve spendere MENO di quanto INCASSI. Ma lo Stato incassa TASSANDOCI o facendo TAGLI dappertutto, come Sanità, scuole, pensioni, impiego. Così, secondo la ricetta dei ricconi bastardi, finisce che lo Stato ci dà 100 soldi ma poi ce ne toglie 110, così lui, lo Stato, accumula soldi di cui non se ne fa nulla, mentre noi perdiamo soldi che erano la nostra ricchezza. Siamo, FRE-GA-TI, ci troviamo più poveri quasi tutti, e dobbiamo pagare i servizi di tasca nostra, con meno lavoro, stipendi più bassi, pensioni miserabili ecc. Cittadini fregati, cittadini insicuri e in affanno, impauriti, che non sanno cosa succede, poi giovani senza lavoro né speranze, cioè? Cioè democrazia annullata, e ricconi contenti. Ricconi liberi di accaparrarsi il 90% della ricchezza, come ai loro bei tempi. Ora nonna hai capito cosa intendevo quando ti dicevo che il debito pubblico è un inganno criminale?

Nonna, è tutta qui la tragedia economica moderna. Nel momento in cui tutti sono convinti che la spesa dello Stato è un danno, siamo tutti fregati. E le elite trionfano. Infatti oggi sono tornati a possedere più soldi di 10 Stati messi assieme.

Nonna: Ma non erano i politici a comandare? Cioè, come hanno fatto sti ricconi a ingannare tutti?

P. Con l’economia, nonna. Hanno scritto tutti i testi di economia che tutti abbiamo imparato da 40 anni a questa parte, e che anche i politici hanno imparato. E se uno va con lo zoppo, impara a zoppicare…

Nonna: Ma Dio Santo! Lo dicevo io che la televisione ci ha fatto solo male.

P. Nonna, la crisi economica di oggi viene direttamente da questi fatti, guarda che è tutto lì. La prossima volta ti racconto cosa hanno fatto un nugolo di uomini potentissimi chiusi nelle loro stanze mentre tu, il nonno, i miei e tutti noi persone qualunque credevamo che fosse a Roma che prendevano le decisioni importanti. Nonna, a 87 anni cominci a capire chi è il Vero Potere.

Nonna: No, aspetta un attimo. Perché io ci ho pensato, e senti, tu che dici che i ricchi ci hanno tolto i soldi dello Stato, e che ci potevano essere le scuole per tutti, il lavoro per tutti e le pensioni per tutti, e che se stavamo tutti meglio allora c’era la democrazia. Ma voi giovani sai cosa facevate se stavamo tutti meglio? Tutti a divertirsi e a fare lo scioppin, e altro che democrazia. Quelle cose della democrazia le facevano i tuoi nonni, nelle campagne, quando c’era da lottare per aver da mangiare. Loro le hanno fatte. Oggi? Sì, va là…

P. Nonna, io ti devo raccontare cosa ci hanno tolto, perché ci hanno ridotti in questo modo, e soprattutto con che mezzi esistenti possiamo ancora salvarci. Prima mettiamoci tutti nelle condizioni ideali, togliamo il potere assoluto alle elite finanziarie di oggi, facciamo le regole per avere diritti veri e benessere per tutti. E per fare questo si deve sapere quello che ti sto raccontando. Poi, se a quel punto le persone decideranno di fare “scioppin” e fregarsene del bene comune, allora ok, starò zitto. Ma prima facci avere i mezzi democratici pieni, poi giudicheremo.

Nonna: Sarà… Allora. Chi sono questi briganti che comandano davvero? Perché mò adesso perdo la pazienza. Ma sta a vedere che non ho mai capito niente io?

P. No, non è stata colpa tua, sono stati loro che si sono nascosti bene. Nonna, per capire come accade che un potere più grande si nasconda dietro uno Stato, e come faccia a convincerlo a fare ciò che lui, il potere nascosto, vuole, basta solo che ti ricordi di quando ho fatto le tonsille.

Nonna: Eh?

P. Sì, seguimi. Negli anni ’60, tutti i dottori qui in Italia, ma proprio tutti, erano d’accordo che i bambini dovevano togliersi le tonsille. Milioni di operazioni, a milioni di bambini, con spese pubbliche elevate. Tutto per niente, perché poi abbiamo saputo che era tutto sbagliato. Oggi, da un bel po’, non si fa più da nessuna parte né in Italia né altrove. Eppure allora se chiedevi a chiunque, ai dottori, genitori, insegnanti, ai politici della Sanità, ti dicevano che andava fatto, che era la scienza a dimostrarlo. Bene. Chi lo aveva deciso? Il ministro della Sanità italiano a Roma? Macché. L’industria farmaceutica internazionale lo aveva deciso, e avevano sguinzagliato i loro scienziati strapagati a raccontare ai congressi dei medici che le tonsille andavano tolte, e avevano portato a prova di questo montagne di studi su carta. I ministri della Sanità erano invitati a quei congressi, dove c’erano anche i professori di medicina delle università, che avevano poi insegnato sta bufala a tutti i dottorini degli anni ’60, e questi lo avevano intimato alle famiglie, ed ecco che divenne la regola per tutti per molti anni. Vero o no?

Nonna: Mi ricordo che ai bambini raccontavano che dopo l’operazione dovevano mangiare molto gelato, ma a te dopo l’operazione la mamma non te lo comprava…

P. Dai nonna, stai attenta. Bada a una cosa precisa in quello che ho detto. Bada alla catena del passa parola che va dal volere di quelle mega industrie private fino a diventare regola nazionale per tutti. Allora: 1) una potenza economica privata enorme decide che farà montagne di soldi se un’idea del cavolo convincerà tutti a fare una certa cosa. 2) assumono degli studiosi che strapagano, che dovranno scrivere dei trattati serissimi che dimostrano che quell’idea del cavolo è invece fondamentale. 3) poi infiltrano i luoghi dove studiano quelli che diventeranno importanti domani, quelli che comanderanno, e li convincono che quell’idea è fondamentale. 4) per fare questo spendono un sacco di soldi in congressi, incontri, in programmi in tv e articoli… più cene, regali ecc. 5) si sa che gli ambienti di quelli importanti sono gli stessi dove bazzicano i politici, che sono ignoranti come delle sogliole e alla fine si bevono quasi sempre quello che i professoroni gli raccontano. Tu immagina cosa capiva un deputato, che magari aveva una fabbrica di scarpe, cosa capiva quello di microbiologia delle ghiandole umane… niente. E così succede per tanti altri settori. 6) Il peso del mondo dei professoroni più quello dei politici si sommano per far diventare quella idea fasulla la regola nazionale per tutti. E siamo fregati. Nota cosa è successo: delle elite potenti, cioè i giganti farmaceutici, riescono a imporre una politica; ma a noi ci raccontano che è una politica della Sanità nazionale, che invece se la sono inventata quelle elite. E nessun cittadino sa dove stanno quelle elite e cosa hanno fatto. Cioè: un potere nascosto comanda sul potere che noi vediamo, cioè il governo.

Nonna: E allora quella cosa del debito pubblico, che era la nostra salvezza e invece c’hanno convinto che ci rovinava, se la sono inventata dei delinquenti che poi comandano il governo? Ma possibile?

P. Sì, non solo possibile, ma anche esatto. Nonna: 10 e lode. Ora ti spiego come hanno agito esattamente. Oh, nonna, se riesco a spiegarti in poche parole quella storia sono un genio. Guarda che hanno lavorato per 50 anni per fregarci, e io te lo devo dire un dieci minuti…

Nonna: Ma provaci mò…

P. Ok. Ecco cosa hanno fatto: si sono voltati indietro. Hanno ripescato dal passato una serie di idee. Prima idea: lo Stato deve sempre PRIMA risparmiare e solo POI spendere, e spendere sempre meno di quanto risparmia. Questa l’aveva pensata un economista inglese del 1800, David Ricardo.

Nonna: Come faceva tuo nonno che metteva via sempre qualcosa nel libretto risparmi. E cosa c’è di male?

P. Te l’ho già detto tempo fa: le famiglie non possono coltivare i soldi nell’orto; lo Stato sì, se li inventa dal nulla. E allora le famiglie va bene che risparmino prima; ma lo Stato se risparmia prima, e spende meno di quello che risparmia, significa che mette MENO soldi nel contenitore dei cittadini privati rispetto a quelli che TOGLIE con le tasse e con i tagli. Cioè, secondo questa regola del cavolo lo Stato dovrebbe prima togliere (risparmiare) 100, e poi mettere (spendere) 90, e sempre così. Se lo fa per dieci anni, lo Stato risparmia 100 e noi perdiamo 100. Bell’affare. E così noi vediamo i nostri conti correnti calare come acqua in un imbuto per dieci anni. Ma pensa che questo disastro è oggi invece visto come la massima virtù dello Stato! Lo chiamano “surplus di bilancio”.  E tutti a strombazzare in Tv “l’Italia deve fare il pareggio di bilancio, anzi, meglio, deve arrivare al surplus!”. Pensa che truffa. Va bé, torniamo a quella idea. Cosa ottenne nonna? Ti do una mano: costrinse gli Stati a non……..?

 Nonna: Spendere?

P. Nonna genio! Esatto! No spesa a debito dello Stato, no Gallina dalle Uova d’Oro per noi. Ok. Poi le elite ripescarono questa idea: se si pagano troppi stipendi, cioè se si eliminano tutti i disoccupati, allora arriva l’inflazione, cioè ci saranno troppi soldi in giro e il prezzo delle merci salirà troppo e sempre di più. Questa la pensò un economista americano degli anni ’60, Milton Friedman. Ma cosa significa in pratica? Che per carità!!… lo Stato NON spenda per creare la piena occupazione, se no le sigarette domani costeranno 1 milione al pacchetto, la carne 2 milioni al chilo. Ma nonna, era una fesseria, che nascondeva sempre la solita storia: lo Stato non spenda. Cioè: la Gallina dalle Uova d’Oro dei cittadini, che poteva dare lavoro a tutti, non doveva cantare. Anzi, doveva morire. Ma ti rendi conto che hanno tenuto milioni di italiani senza lavoro, costretti a emigrare per mangiare, e tutto per una bugia?

Nonna: Che schifo. Il fratello di zia Laura, che era di Avellino, è morto in Belgio coi gas della miniera. Non vide mai i suoi due gemellini.

P. Una delle tantissime tragedie di quelle idee. Poi ripescarono un’altra idea: se si abbassano gli stipendi, allora le aziende assumeranno di più. Ma per abbassare gli stipendi bisogna che sia lo Stato per primo ad abbassare quelli pubblici, se no i lavoratori privati s’incavolano. Questa è dell’economista inglese Cecil Pigou, a inizi novecento, e ancora oggi la nostra Marcegaglia dice che è la via maestra per dare lavoro. Una vera idiozia, visto che se si abbassano gli stipendi della gente questa compra di meno, e se compra di meno le aziende stesse vendono di meno, e se vendono di meno non solo non assumeranno nessuno, ma licenziano anche. Comunque anche qui la stessa storia: lo Stato spenda di meno. La Gallina dalle Uova d’Oro stia con la cresta bassa. E adesso arriva l’ultima idea, questa ti lascerà di sasso.

Nonna: Ah, guarda, ormai me ne hai dette, che…

P. Allora. In Europa, alcuni potenti funzionari, soprattutto francesi e tedeschi, ma anche italiani e altri, che erano parte delle elite di potere nascoste, pensarono che per impedire a tutti gli Stati di spendere a debito per tutelare i cittadini e la democrazia, si potevano fare altre due cose: primo, fare leggi più forti di quelle degli Stati come Italia, Olanda o Germania ecc., e che li obbligassero a non spendere per i cittadini. Secondo, tanto per star certi che gli Stati non avrebbero mai più speso a debito per noi, gli si doveva togliere le loro monete sovrane, come la lira o il marco ecc. Alè, via!

Nonna: Oddio, ma dici che l’Euro è per sto motivo qui?

P. Sì, purtroppo sì, l’Euro è una truffa criminale. E non solo. Tutta l’Unione Europea, che oggi veramente fa leggi più potenti di quelle degli Stati membri, ha votato regole che proibiscono categoricamente agli Stati di spendere a debito. La Gallina dalle Uova d’Oro di noi cittadini non è solo morta, è anche illegale ora. Se rinasce… la arrestano. Guarda nonna, che l’Unione Europea è un’altra immensa truffa fatta al 90% per fregare noi cittadini e per consegnare il 90% della ricchezza a quelle solite elite.

Nonna: Ma dico, guarda, per fortuna che tuo nonno è morto. Che mondo, ma cosa mi tocca di sentire.

P. Concludo. Hai visto quelle idee, che furono ripescate. Col sistema che ti ho descritto nell’esempio delle tonsille, quelle idee furono spinte dalle elite a suon di miliardi e di professoroni indottrinati, che poi indottrinavano fior di studenti, che poi andavano a fare i politici o i funzionari, che poi andavano sui giornali e in televisione, e alla fine quelle idee convinsero tutti e divennero politica nazionale, sia in Italia che in tutti gli altri Paesi che contano. Cioè, nonna, divenne vergogna nazionale che gli Stati spendessero a debito, quando sappiamo che è invece l’unico modo per noi cittadini di avere più benessere e una democrazia compiuta. Noi sappiamo, nonna, che se lo Stato non spende a debito la propria moneta, noi cittadini non potremo mai avere la piena occupazione, le case per tutti, l’istruzione piena e la Sanità piena per tutti, pensioni decenti per tutti, e le aziende stesse non faranno mai profitti a sufficienza. Rimarremo gente insicura e in affanno, e sempre più povera, e la democrazia sempre meno vera. Mentre le elite si intascano già ora tutto quello che a noi non viene. Adesso basta, ma da qui in poi ne sentirai delle belle.

Nonna: Senti, però ci sono due cose che non ho capito. Tu dici che se lo Stato spende per darci tutto quello ci manca, e magari compra le cose che le fabbriche non vendono, allora tutti noi stiamo meglio. Bè, stamattina ero dal dottore per l’anca, e lui mi diceva che per l’operazione ci vogliono 7-8 mesi. Io gli ho detto: “Mio nipote dice che se lo Stato spende di più, può fare altri ospedali e assumere tutti i medici che vuole”. E sai lui cosa ha risposto? Ha risposto che è d’accordo, ma poi c’abbiamo l’inflazione. Cosa vuol dire?

P. Ah! Eccoli quelli dell’inflazione…

Nonna: Aspetta, poi c’è l’altra cosa. Ieri sera al telegiornale quella signora che fa l’industriale capo, che c’ha dei bei gioielli sempre addosso, adesso non ricordo il nome…

P. La Marcegaglia, che è il numero uno di Confindustria.

Nonna: Bravo, quella lì. Bè, ha detto che lo Stato deve assolutamente eliminare il debito pubblico, che se no le fabbriche e le industrie non fanno più soldi. Te dici il contrario, te dici che è col debito pubblico che fanno soldi, e che senza debito non ne fanno. Non capisco perché allora ha detto così.

P. Ok. Per la prima domanda, ricorda questo concetto: generalmente nel mondo del mercato se una cosa è scarsa allora costa molto, vedi l’oro, mentre se di una cosa ce n’è a vagonate, allora costa poco, vedi le cipolle. L’inflazione succede quando nel contenitore dei cittadini privati ci sono troppi soldi nelle loro tasche ma pochi prodotti da comprare. Troppi soldi sono come le vagonate di cipolle, quindi quei soldi perdono di valore. Pochi prodotti sono come l’oro, quindi aumentano di valore. Risultato: finisce che chi va al mercato coi suoi soldi che valgono di meno perché ce ne sono troppi in giro, dovrà spenderne molti per comprare le cose che scarseggiano e quindi sono aumentate di prezzo. Questa è l’inflazione. Fa conto che se prima un chilo di patate ti constava 10 soldi, ora con l’inflazione te ne costa 20. E questo ovviamente per tutti i prodotti, quindi i cittadini sono automaticamente più poveri. La gente ha molta paura dell’inflazione, giustamente. E allora quando uno come me, o come certi economisti, dice che lo Stato deve spendere di più, cioè versare più soldi nel contenitore dei cittadini privati, molti pensano: “Sì, ma poi ci saranno troppi soldi, mentre i prodotti saranno sempre quelli di numero. Ci sarà l’inflazione!”. No, nonna. Questa è una favola. Chi dice così non conosce l’economia, oppure è in malafede e lavora per le elite. Perché io ho sempre detto che lo Stato deve spendere di più, anche aumentando il suo debito con se stesso, ma deve farlo per creare posti di lavoro che sono stipendi, per creare un’istruzione di alto livello, per mantenere i cittadini in salute, per fare strade e aeroporti e telefoni e tecnologia superiori, e per comprare anche i prodotti delle aziende private. Fai la somma: più lavoratori e meglio pagati + ragazzi istruiti che lavoreranno meglio + cittadini sani e quindi meno spesa sanitaria + strutture per facilitare proprio il commercio e le industrie + aiuti alle aziende per farle progredire = più produttività nazionale. Quindi nonna, aumentano sì i soldi in giro, ma aumentano anche di pari passo i prodotti offerti, quindi niente inflazione.

Nonna: Mi sembra di aver capito, mi sembra.

P. Poi nonna, l’inflazione si controlla benissimo se uno Stato è padrone veramente della sua moneta. Ad esempio: dovesse mai succedere che l’inflazione scappa di mano, come estremo rimedio lo Stato può tassare il contenitore dei cittadini, cioè sottrarre denaro dalla circolazione. Oppure può rendere più costoso prendere denaro in prestito, così di nuovo ne circolerà di meno. E può fare altre diavolerie di finanza che sono troppo difficili per te. Ma pensa a una cosa: tutti sti allarmisti dell’inflazione perché non leggono i giornali? Il Giappone oggi ha un debito pubblico che è il doppio, nonna, il doppio! di quello italiano, e quindi lo Stato giapponese ha speso tantissimo, giusto?

Nonna: Eh sì! Beati loro…

P. Ok. Sai a quanto è l’inflazione in Giappone oggi? E’ allo 0,4%. Cioè praticamente non esiste. E allora dai…

Nonna: Sì, ma allora quella tizia che comanda gli industriali e cha ha detto che se Berlusconi non paga il debito pubblico le fabbriche non guadagnano?

P. Vediamo se è vero che togliendo il debito pubblico le aziende ci guadagnano. Ti dimostro ora che è vero l’esatto contrario, come ti ho sempre detto. Ok, ripeschiamo i famosi contenitori. Tu immagina che nella nostra società di cittadini privati, cioè non Stato, ci sono tantissimi tipi di lavori, ma che si possono dividere grosso modo in due contenitori: c’è il contenitore A) che fra o vende i prodotti di consumo, e il contenitore B) che fa tutto quello che serve ad A) per produrre e vendere quelle cose, cioè fa i famosimezzi di produzione. Esempio: A) fa o vende le scarpe, i rasoi, la carne, le auto, i pettini, il vino, i vestiti ecc. ecc. B) fa le macchine per lavorare il cuoio, fa l’acciaio per le lamette e per le auto, la plastica per i pettini e per tante altre cose, i telai, produce il cotone ecc.; ma anche offre i servizi affinché i prodotti del contenitore A) si possano fare e vendere, cioè banche, assicurazioni, scuole, formazione, telefonia, comunicazioni, trasporti ecc. Sia A) che B) impiegano dei lavoratori stipendiati. Ok. Pausa e respira.

Nonna: Sì, sì, mica sono tocca nella testa, ho capito.

P. Domanda: come fa il contenitore A) a fare profitto? Tu dirai, deve vendere i prodotti di consumo. Ok. Ma io ti dico che se li vende ai suoi dipendenti quando spendono lo stipendio, A) non farà nessun profitto, perché gli ritornano indietro gli stipendi che ha appena pagato a quei dipendenti. Anzi, gliene tornano indietro anche di meno, perché non tutti i lavoratori spendono tutto lo stipendio in beni di consumo. Immagina come esempio che tutti questi industriali di A) hanno sborsato 1 milione in stipendi, e gli torna in cassa 800 mila, che profitto è? Allora: per far sì che il contenitore A) faccia profitti bisogna che possa vendere i suoi prodotti a gente a cui NON paga lo stipendio. Ok, tu mi dirai che ci sono tutti i dipendenti del contenitore B), che di sicuro useranno gli stipendi pagati da B) per comprare i beni di consumo fatti da A). Perfetto, quelli creano profitti per A), perché A) non gli paga lo stipendio. Ma il contenitore B) allora? Come fa a fare i suoi profitti?

Nonna: Bè, la gente di A) gli compra la roba, così gli ricambia il favore.

P. Eh no! Nonna. E sai perché? Pensaci bene. Quando il contenitore B), che fa i mezzi di produzione, li vende ad A) quello che accade è che il contenitore A) userà ovviamente i suoi profitti per pagare. Ma da dove vengono i profitti di A) nonna? Vengono da B)! lo abbiamo appena detto. Quindi B) si vede ritornare in tasca i suoi soldi di prima, nulla in più,  punto. Profitto zero in quel caso. Dunque, abbiamo stabilito che nelle nostre società il contenitore B) può creare profitti per A), ma questo non può creare profitti per B), impossibile. E allora? Allora si torna alla solita storia: ci vuole un contenitore esterno a B) che gli versi dentro denaro nuovo al netto… ed avendo eliminato A), come al solito ci rimane solo lo Stato con la sua spesa che può farlo (o le nazioni straniere, ma sono inaffidabili). Infatti né A) né B) pagano gli stipendi allo Stato che non ha bisogno di alcuno stipendio per comprare le cose di B), o anche quelle di A) ovviamente. Quindi lo Stato deve esserci, con la sua spesa, se no B) va in rovina, e se va in rovina B) ci va anche A) che dipende da B) per i suoi profitti. E stiamo parlando proprio di aziende e di tutti i loro lavoratori, ricorda.

Nonna: Cavoli, è vero!

P. Ma lasciami arrivare alle parole “debito statale”, per essere preciso. Lo Stato deve però comprare con la sua spesa di più di quello che toglie con le tasse ad A) e B), ovvio, se no non ci sono profitti per A) e B); se no crolla tutta quella catena virtuosa. Gli deve versare più soldi di quanto li tassi. E lo Stato versa più soldi di quanto tassi solo quando?… nonna?

Nonna: Quando?

P. Solo quando spende a DE-BI-TO, quando cioè spende più di quello che incassa (tassa). Ecco provato il fatto che, di nuovo, se si elimina la spesa dello Stato a debito è impossibile che il contenitore generale dei cittadini e delle aziende si arricchisca al netto. Chi va in tv a dirci che la nostra salvezza è nell’eliminazione del debito pubblico, o non capisce niente di economia o vuole uccidere la nostra Gallina dalle Uova d’Oro secondo il piano delle elite di cui abbiamo parlato. Punto. Ti avevo già spiegato che il debito pubblico è la ricchezza dei cittadini, ora sai che è anche il profitto delle aziende in gran parte.

Nonna: Ma sto debito, insomma, ma roba da matti… ma è proprio la nostra fortuna! E allora quella stupida di quella donna in tv cosa va a dire che si deve eliminare il debito dello Stato per fare più profitti alle industrie? Ma non le sa ste cose?

P. E’ probabile di no, ricordati che le elite hanno lavato il cervello proprio alle classi dirigenti e ai politici per uccidere la spesa a debito dello Stato, che era a nostro favore e a favore della democrazia. Li hanno indottrinati ben bene, ripensa all’esempio delle tonsille.

Nonna: Però ci pensavo, va bene che volevano che gli Stati non ci dessero i soldi a noi cittadini per stare tutti bene. Ma alla fine gli Stati ci sono ancora, mica li hanno aboliti. E allora perché non tornano a spendere per noi col debito buono?

P. Nonna, ”il debito buono”… che genio che sei, mi hai appena messo in mente una cosa che altrimenti non ti avrei spiegato e che è importante. Ma prima rispondo al perché gli Stati non tornano a spendere: in America, in Inghilterra, in Svezia, in Giappone, insomma, in tutti quei Paesi che hanno ancora una moneta sovrana, le elite hanno convinto i governi (a suon di soldi) e la gente di quel famoso spauracchio che dice che la spesa dello Stato è un debito terribile, è una catastrofe per tutti. E allora non spendono quanto sarebbe necessario. Qui in Europa ci hanno tolto addirittura le monete da spendere, quindi proprio siamo fritti. Ora ti spiego quella cosa importante che mi ha fatto venire in mente quando hai detto ”il debito buono”.
 
Nonna: Eh sì, mi hai detto che ci fa più ricchi…
 
P. Vedi nonna, nella realtà esiste una spesa dello Stato che non è tanto buona, o perlomeno che è meno buona di quella che ti dicevo. Perché bisogna capire questo: anche se è verissimo che lo Stato con la sua moneta può spendere inventandosi i soldi quasi senza limiti, è anche vero che per renderci più sicuri e benestanti tutti, deve farlo con giudizio. Cioè deve spendere per darci piena occupazione, scuole migliori, infrastrutture più moderne, stipendi migliori, pensioni dignitose a tutti ecc. Questa spesa, come tu hai giustamente detto, può essere chiamata “debito buono dello Stato”, cioè un circolo economico virtuoso per cittadini e aziende, come dicevamo le volte scorse. Ma se invece lo Stato non spende per noi in questo modo, cioè se segue quello che vogliono le elite criminali, allora tutti ci impoveriamo, anche l’economia. Ma questo causa dei fenomeni per cui poi lo Stato deve tornare a spendere lo stesso, ma solo per tappare le falle, per metterci delle pezze d’emergenza, rimediare ai pasticci sociali della nuova povertà, cioè i disoccupati o quelli che lavorano per 800 Euro e non ce la fanno a campare; o per soccorrere le aziende che falliscono ecc. E questo è un “debito cattivo dello Stato”, perché sono soldi buttati al vento e che non creano nessuna cittadinanza forte e nessuna economia fiorente.
 
Nonna: Quindi ste elite di delinquenti, che non vogliono che lo Stato spenda col debito, alla fine poi ci fanno spendere lo stesso, ma sono soldi buttati.
 
P. Esatto. Bel paradosso eh? Ma ora facciamo un riassunto delle puntate precedenti, per poi continuare. Allora nonna, le elite di potere mondiale avevano capito che lo Stato democratico, con una sua moneta che può creare senza quasi limiti, avrebbe potuto spendere più di quello che tassa i cittadini e le aziende, e renderli tutti più benestanti, moderni e istruiti. Ma cittadini che siano tutti benestanti, consapevoli e padroni del loro Stato democratico erano un pericolo mortale per le elite, che invece ci vogliono ignoranti, sempre in affanno per i soldi e spesso anche disperati, così loro possono fare i loro affari immensi e rubare la maggior parte della ricchezza comune. Così si sono inventati che la spesa dello Stato quando ci dà più soldi di quanto ci tassi (spesa a ‘debito’ buona) è terribile, che va assolutamente combattuta e hanno convinto tutti di questo. Così ci hanno fregati. Poi ci hanno nascosto che la spesa dello Stato è in realtà indispensabile sia per creare nuova ricchezza al netto nel contenitore dei cittadini privati sia per creare profitti fra le aziende. Anzi, di nuovo ci dicono che se lo Stato spende meno, noi cittadini e le aziende saremo più ricchi, che è una balla colossale. E anche qui tutti ci sono caduti. E in ultimo hanno pensato che qui in Europa potevano addirittura sottomettere gli Stati con leggi più potenti delle leggi statali, cioè le leggi della UE, e impedirgli così di spendere per noi persone togliendogli proprio le monete stesse, le lire, i marchi, i franchi ecc. E si sono inventati l’Euro…
Nonna: Ah! Ecco, quella cosa lì non mi è chiara, ci pensavo prima. Ma perché i politici italiani potevano spendere le lire come gli pareva ma non possono spendere gli Euro quanto gli pare?
P. Perché l’Euro non lo possono creare dal nulla come facevamo con le lire, i franchi, i marchi ecc. L’Euro è la moneta unica per 17 Stati d’Europa oggi, la usano tutti e 17, ma… non è loro. Ti ho già detto che il pregio di una moneta sovrana moderna è che lo Stato la crea dal nulla e che quando la spende per noi si ‘indebita’ solo con se stesso, per cui a noi cittadini arrivano quelle monete al netto, e ci rendono più ricchi. Ma oggi gli Stati che usano l’Euro devono prenderlo in prestito da dei signori privati che già l’hanno, e quello è un debito vero, non fasullo come quello di prima. Ripeto, prima, con la lira, i soldi del nostro Stato sbucavano da pezzi di carta che lo Stato firmava dal nulla, oggi gli Euro sbucano dalle banche dei tizi che lo prestano allo Stato, un bel cavolo di differenza. L’Euro è fatto da un sistema di Banche Centrali europee, e finisce subito, cioè appena sfornato, nella tasche di grandi investitori privati, che possono essere miliardari malesi, arabi, o assicurazioni tedesche, fondi di investimento brasiliani, giapponesi, italiani, turchi… chiunque sia ricco abbastanza per comprarsi gli Euro.
Nonna: E allora lo Stato non ne può avere lo stesso quanti ne vuole?
P. No. Ascolta bene. Prima, con le lire, anche se lo Stato avesse avuto un debito con qualcuno, che problema c’era? Lo pagava inventandosi le lire, come ti ho spiegato le volte scorse. A quei tempi un riccone straniero non aveva problemi a darci i suoi soldi, cioè a comprarci un nostro titolo di Stato. Tanto aveva la certezza del rimborso, per i motivi appena detti. Inoltre, non dimenticare che per lo Stato italiano vendere titoli di Stato era una opzione, NON un obbligo per trovare soldi. I soldi se li inventava. Oggi è tutt’un’altra storia. Primo, oggi il riccone che compra un nostro titolo di Stato sa che noi per pagargli domani ciò che gli spetta dobbiamo andarci a trovare gli Euro da qualche altro riccone, cioè proprio prenderli in prestito. Secondo, di conseguenza potremmo rimanere a secco se i ricconi si rifiutano di prestarceli. Potremmo fare bancarotta e non pagare più nulla. E allora cosa succede?
 
Nonna: Che non ce li danno, ed è per questo che c’è la crisi. Giusto?
 
P. Bè, sì! Fuochino nonna. Nella realtà ce li danno, ma come garanzia vogliono almeno che gli paghiamo interessi altissimi, e anche i soldi per quelli dobbiamo trovare con altri prestiti. Ma hai ragione, da qui viene una bella fetta di crisi, perché di fatto lo Stato che usa sto maledetto Euro è sempre con l’acqua alla gola di non trovar abbastanza soldi, e deve fare i tagli, che sono crisi economica. Poi siccome questa volta il debito in Euro è VERAMENTE un debito, come ti ho detto prima, gli stessi ricconi che ce li prestano guardano il nostro debito, e se è alto si allarmano: “Oddio! Siete molto indebitati!” dicono, e si fidano ancora di meno della nostra capacità di ripagare i prestiti che ci fanno, e allora ci chiedono sempre più interessi, e questo ci fa indebitare sempre più, ma indebitarsi sempre più significa sempre più tagli, cioè SEMPRE MENO SPESA dello Stato per noi cittadini, e questo è crisi economica perché come sai ci impoverisce, e così s’innesca un circolo vizioso all’infinito. Capito la trappola?
Nonna: Oddio, no, mi ronza la testa…
 
P. La trappola è che questo Euro le elite lo hanno voluto apposta per mettere gli Stati Europei in crisi economica, così per gli Stati è impossibile spendere quanto sarebbe necessario per creare la famosa cittadinanza forte, benestante, istruita e democraticamente attiva. Perché più ci affossano, più ci spaventano con la crisi, più siamo con l’acqua alla gola per i sodi, meno siamo padroni di noi stessi e del nostro Stato. E loro, le elite, spadroneggiano a destra e a manca e s’intascano grandi ricchezze. Fu tutto un piano nonna. Pensa che sta moneta unica capestro la pensò un economista francese amico delle elite che tu avevi 20 anni. Era il 1943.
Nonna: Ma noi siamo proprio dei nulla, cioè proprio ci pigliano in giro come gli pare.
P. Già, e sai perché? Perché poche nonne hanno un nipote come il tuo che gli spiega in parole semplici cosa fanno i padroni del mondo veramente, e dove sono…
 
Nonna: Eh! Tutto perché poi vuoi le lasagne… Dì mò di no! Ma poi senti, e dov’è che sono questi delinquenti? E poi chi sono?
P. Baci nonna, passa qua la teglia, e la risposta alla prossima.

Nonna: Allora chi sono sti delinquenti che ci tolgono i soldi dello Stato, quelli che dicono che il debito pubblico è un nostro debito, quando invece non lo è, insomma, sti qui che con l’Euro ci hanno fatto sto brutto scherzo. Perché guardavo la televisione ieri e mi dicevo “ma sta a vedere che quel politico lì è uno di loro”. Dimmi mò.

P. Attenta, il debito pubblico non è un nostro debito quando lo Stato ha una moneta sovrana, come le lire di una volta. Ti ho spiegato che con l’Euro tutto è ribaltato. Ok? Allora nonna, per la tua domanda bisogna prima capire un paio di cose, poi ti faccio i nomi…

Nonna: Ohh, sempre bisogna capire 100 cose per capirne una, insomma…

P. Eh bè, nonna, se fosse semplice allora non avrebbero conquistato il mondo. Guarda che è proprio il fatto che la gente si stufa di capire e non ascolta più, che li ha fatti vincere così. Ma consolati, neppure i ragazzi contestatori in Italia hanno la pazienza di studiare ste cose, e neppure loro combinano un accidenti alla fine. Ok, ascolta. Ci hanno tutti convinti che i politici sono i potenti. No, assolutamente no. Il loro potere è un teatrino locale, cioè hanno potere a Roma o a Parigi o a Londra, certamente possono comandare su tante cose e hanno privilegi, sono temuti e rispettati, qualcuno di loro fa anche soldi. Ma quello non è vero potere. Sai cosa significa avere vero potere? Immagina un uomo che può decidere di mandare in bancarotta un’intera nazione. Un singolo uomo, e non manda in bancarotta una nazione di poveretti tipo il Congo, ma per esempio l’Inghilterra, addirittura. Immagina un gruppo di uomini che possono dire a un governo “cambia le tue regole, paga di meno la gente, vendici la Sanità, le tue banche, le tue spiagge e tutti i tuoi treni, le vogliamo a poco, e se disobbedisci ti facciamo fallire”. Immagina un altro gruppo di uomini che fa una legge che obbliga gli Stati a non proibire un prodotto tossico che è pericoloso per milioni di cittadini, e se gli Stati disobbediscono allora sono multe pazzesche. Immagina addirittura un altro gruppo ancora che pensa a regole che faranno impoverire 30 milioni di persone in due anni, così li si può sfruttare pagandoli 2 soldi di stipendio, e quelle regole non solo le impongono ai ministri, ma tutti sono tenuti a dire che sono giuste! Infine ecco una serie di miliardari che fanno scommesse giocandosi, come fossero al casinò, i bilanci di intere nazioni, e nel fare questi giochini finiscono col mandare in rovina aziende, lavoratori, governi…

Nonna: Ma esistono uomini così? Dai, ma dai! Nei film di James Bond, non nella vita vera.

P. Allora, 1) Quello che ha mandato in bancarotta l’Inghilterra era uno speculatore monetario di nome George Soros; sono uomini ricchissimi che con trucchi contabili possono far perdere di valore a una moneta di uno Stato al punto da farla crollare. Inondano i mercati con quella moneta, e per il principio per cui se di una cosa ce n’è troppa in giro non vale più niente, come le cipolle, anche quella moneta perderà valore e così quello Stato va in vacca. 2) Gli uomini che possono dire al nostro governo di svendergli i beni pubblici se no lo fanno fallire, sono gente come Montezemolo, Benetton, De Benedetti, Geronzi, Tronchetti Provera, i Moratti, Caltagirone, fra i maggiori. Sono gli amici di quei ricconi internazionali che ti dicevo la volta scorsa, quelli che prestano gli Euro allo Stato e che poi guardano il nostro debito e gridano: “Oddio! Siete molto indebitati!”, e allora via col panico, e per prestarci gli Euro ci chiedono interessi altissimi, così la nostra economia va ancora più nel fosso. E quando è con una gamba nel fosso, gli stessi ricconi gridano al governo “dovete privatizzare i beni pubblici a buon mercato per far cassa!”, e se lui non lo fa ci chiedono ancor più interessi per darci gli Euro, così nel fosso ci finiremo interi. Allora lo Stato è costretto a vendere la nostra roba, e la comprano quegli altri signori che dicevo prima, i Montezemolo e soci, a prezzi stracciati. 3) Gli uomini che possono obbligare gli Stati a non proibire un prodotto tossico sono quelli dell’Organizzazione Mondiale del Commercio di Ginevra. Fanno regole più potenti delle nostre leggi, e che sono amiche SOLO del business, e se una nostra legge nazionale va contro il business per proteggere noi persone, viene punita con multe pazzesche. 4) Quelli che possono far impoverire 30 milioni di persone in due anni, così poi altri li possono sfruttare pagandoli 2 soldi di stipendio, sono le grandi banche criminali del mondo, come Goldman Sachs, Bank of America, Morgan Stanley, JPMorgan Chase, Credit Suisse, UBS ecc. Attenta nonna, queste non sono le banche che abbiamo sotto casa, non tengono i conti correnti dei normali cittadini. Sono specie di banche che trafficano in soldi con trucchi sporchissimi, ma talmente sporchi che sono riusciti a vendere carta straccia a migliaia di altre banche come fosse denaro vero. Così tutte ste banche sono andate alla malora e hanno smesso di prestare i soldi alle aziende, che sono andate in malora pure loro e hanno licenziato milioni di lavoratori. Questi poveracci sono in mezzo alla strada, ma anche quelli che sono rimasti impiegati sono spaventati a morte di perdere il lavoro. Così succede che chi cerca lavoro accetta qualsiasi stipendio miserabile per paura e disperazione. Chi ne approfitta, e ci lucra, sono soprattutto le grandi industrie delle elite, tipo Renault, Siemens, Boeing, Microsoft, Electrolux, General Electric, Procter & Gamble, Alcoa, Caterpillar, Volkswagen, o le italiane Finmeccanica, Fiat, Benetton, Luxottica, Tod’s, e altre, che vogliono pagare poco gli operai per battere le industrie concorrenti cinesi. Cioè vogliono poter vendere i loro prodotti nel mondo a prezzi competitivi con quelli cinesi.

Nonna: Ma aspetta un momento. Mica solo quelli lì super potenti ci guadagnano a pagar poco la gente. La Mimma c’ha il figlio che qui alla Brosetti di San Giorgio del Colle, quelli che fanno i cancelli e che sono 60 anime, gli danno 950 Euro al mese. E ringrazia Dio, perché prima prendeva meno.

P. Vedi nonna, le piccole e medie aziende, che vanno dal bar all’imbianchino, dal negozio di scarpe fino alla fabbrica come quella che dici tu, sono quelli che impiegano la maggioranza degli italiani. Loro non decidono nulla, non possono nulla e subiscono solo. Per loro pagare poco i dipendenti è più un obbligo che una volontà. Mi spiego: prima viene la crisi economica causata dai potenti che ho detto, che porta a un calo della ricchezza dei consumatori, che porta a un calo delle vendite del bar, del negozio, della fabbrica; poi allora viene l’obbligo dei titolari a pagare poco, perché non vendono più. Non è che ci godano, preferirebbero vendere tanto a cittadini pagati bene. Invece, quei potentissimi industriali se ne fregano di pagare bene la gente qui, perché loro vogliono vendere in Cina, Brasile, America, Giappone, India. Poi tieni conto che i piccoli titolari non capiscono nulla delle cose che ti sto spiegano, e a volte neppure si rendono conto che chi li costringe dall’alto a pagare poco i loro dipendenti li condanna alla rovina, visto che con stipendi miseri anche le vendite sono per forza misere.

Nonna: Eh sì!

P. Ma finiamo la lista. 5) I miliardari che fanno scommesse giocandosi come fossero al casinò i bilanci di intere nazioni, e che finiscono col mandare in rovina aziende, lavoratori, governi, sono soprattutto gli Hedge Funds

Nonna: Aspetta, questi proprio, booo! Electrolux sì, c’ho la scopa elettrica, li conosco, ma questi… effan, eggians che?

P. Non importa, sono organizzazioni di investitori potentissimi che possono fare quello che gli pare con montagne di soldi che tu neppure t’immagini, tipo fa conto, 40 volte tutta la ricchezza dell’America, non scherzo. Nessun governo li regolamenta, e fra l’altro fanno parte anche loro di quelli che poi gridano agli Stati “Oddio! Siete molto indebitati!” e così succede quel disastro a catena che ti ho detto già due volte. Ora capisci questo: i signori e gli istituti che ho appena listato lavorano in combutta fra di loro, ma hanno al loro servizio anche moltissimi politici e giornalisti prezzolati, e anche professori universitari che insegnano le loro teorie micidiali come se fossero invece il Vangelo. Sono proprio una rete di potentissimi che fra l’altro si ritrovano ogni anno in club super riservati dove fanno i loro piani. Tutta sta macchina è quello che io chiamo le elite del Vero Potere di cui parlo da quando ci incontriamo. E a proposito di macchina, tira fuori la macchina da cucire nonna, che sti jeans qui c’hanno un buco che ci passa un aereo.

Nonna: Tò mò i tuoi jeans, c’ho messo un amore… Ma senti, ripensavo a quei potenti delinquenti dell’altra volta. Ma vuoi dire che nessun governo può arrestarli? Ma dico, noi c’abbiamo gli eserciti e la polizia? Cosa fanno, niente?

P. Nonna, ascolta: torno a quella cosa che abbiamo detto tante volte: le elite hanno fatto di tutto per impedire agli Stati con la loro moneta di ‘spendere a debito buono’ per dar benessere, istruzione, e potere ai cittadini, che se no le elite erano FI-NI-TE! perché cittadini forti e consapevoli possono usare la democrazia per fermare le elite e i loro giochi criminali, e sì, certo, possono anche decidere di usare gli eserciti per questo. Ti ho anche detto che in 50 anni di sforzi e di spese miliardarie le elite sono proprio riuscite a bloccare quella ‘spesa a debito buono’ perché hanno tenuto nascosto a tutti noi che era possibilissima. Sono riuscite così a mettere milioni di cittadini in condizioni di continua precarietà e ignoranza, e quindi hanno distrutto la vera democrazia. In poche parole cosa è successo? Una cosa semplice anche se drammatica…

Nonna: L’Euro delinquente…

P. Molto di più, guarda le cose dall’alto, come se tu fossi fuori dalla terra. E’ successo questo: nel momento in cui hanno tolto allo Stato, che è di tutti noi, il potere di creare ricchezza per tutti noi con la ‘spesa a debito buono’, il potere di creare ricchezza è diventato esclusivamente di pochi miliardari privati. Quindi tutti noi siamo nelle mani di pochi potentissimi privati. Siamo letteralmente alla loro mercé. E ci possono dire: gente, governi, obbedite? No? Allora via la ricchezza! Proprio nonna ci tolgono il tappeto da sotto i piedi, e noi tutti per terra come fantocci. Ecco cosa è successo, ecco cosa hanno fatto in 50 anni di sforzi dietro le nostre spalle. Oggi pochi uomini sono padroni di interi Paesi, perché senza di loro quei Paesi non avranno ricchezza. Questo è un crimine storico.

Nonna: Ma pensa che tutti sti anni quando andavo a fare le cure per l’anca la gente diceva “dai privati si sta meglio”, e c’era che diceva “i privati c’hanno i soldi, bisogna che arrivino in privati”.

P. Ma pensa con la tua testa. Se la Sanità o i trasporti essenziali o gli investimenti in posti di lavoro nuovi li gestiscono questi mega gruppi privati, cosa accade? Accade che dei miliardari mettono i loro soldi per comprare o per gestire questi servizi importanti per noi tutti. Ok. Ma tu sai che chi ha molti soldi vuole che fruttino, ok? E se tu sei un riccone privato ti guardi intorno e vedi dove è che i tuoi soldi frutteranno di più. Vediamo: li puoi mettere in Borsa, li puoi mettere nei titoli di Stato, li puoi mettere in case, o li puoi investire nei servizi di cui dicevamo. Dove ti rendono di più? Il riccone investirà dove i suoi soldi gli rendono di più, mica è scemo, se no non sarebbe un riccone, e certamente non li investe per far beneficienza a noi. Bene. Se decide di investirli negli ospedali, nei treni, nelle poste o a impiegare lavoratori, significa che quelle cose gli dovranno rendere profitti superiori alla Borsa, ai titoli di Stato, case ecc. Certamente non vuole perderci, ok? Quindi l’ospedale gestito dal mega gruppo privato deve come PRIMA COSA farli guadagnare DI PIU’ di quello che gli stessi soldi gli davano se investiti altrove, e come SECONDA COSA deve dare un servizio a noi cittadini. Questo è certo, non può mai essere il contrario. E allora, se per caso la tua malattia gli costa meno di quello che tu paghi e se il profitto è superiore a quello che gli stessi soldi gli rendevano in Borsa o nei titoli di Stato ecc., allora il riccone ‘te la compra’ e ti cura. Se gli costa di più non te la compra e tu ti arrangi. Così è anche per i lavoratori: se assumendoli guadagna di più che a mettere gli stessi soldi altrove, allora ok, se no li lascia tutti disoccupati. Cioè la regola è: se la ricchezza essenziale e i servizi essenziali sono nelle mani dei miliardari privati, noi cittadini li avremo SOLO se i ricconi ci guadagneranno quello che vogliono. Se no zero servizi e ricchezza.

Nonna: Santo Dio! Meglio lo Stato!

P. Esatto! Perché lo Stato con la sua moneta può darci tutte quelle cose SENZA preoccuparsi di fare profitti, tanto il suo ‘debito’ per noi non esiste, né esiste per lui come sappiamo. Se la tua malattia gli costa molto, no problema, te la ‘compra’ lo stesso. Se quei lavoratori non gli renderanno chissà che, no problema per lo Stato, li assumerà lo stesso. Ora, riassumendo anche un po’ delle puntate precedenti, quello che vien fuori, nonna, è che a ben vedere come funziona la macroeconomia negli stati patrimoniali degli Stati e la microeconomia privata…

Nonna: Ehhhhh????? Cosa? Cosa? Mi dì ben su, andavamo così bene…

P. Scusa, scusa, ok. Ridico: a ben vedere come funzionano i conti dello Stato che fa la ricchezza del contenitore dei cittadini privati, e come fanno profitti le aziende che danno lavoro a quei cittadini, si capisce che se togliamo di mezzo la spesa dello Stato non è possibile creare ricchezza al netto per i cittadini né i profitti per le aziende, che significano i nostri stipendi. Quindi, in soldoni, senza lo Stato con la sua moneta sovrana noi cittadini comuni siamo fregati, e dobbiamo dipender solo dalla creazione di ricchezza dei ricconi privati. I quali però non solo vogliono poi guadagnarci anche a costo di mandare noi in malora, ma ci ricattano e ricattano i governi al 100%, e se non facciamo quello che vogliono siamo fritti, cioè ci chiudono i rubinetti dell’economia. E qui nonna ascolta bene, ma bene eh? Siamo partiti a spiegarti perché c’è la crisi economica, ok?

Nonna: Eh già.

P. Ok. Allora guarda che la gran parte della crisi economica di adesso viene proprio dal fatto che le elite di quei ricconi e dei loro servi politici ci stanno chiudendo i rubinetti dell’economia APPOSTA. In che modo? Nei modi già detti: 1) impedendo agli Stati di fare la ‘spesa a debito buono’ per arricchire cittadini e aziende attraverso lo spauracchio del debito pubblico, e in Europa attraverso anche l’Euro truffa. 2) e imponendo ai politici, e ovviamente poi a noi cittadini, delle cure per la crisi che loro hanno voluto che non fanno altro che peggiorarla, e loro lo sanno, lo fanno apposta, perché poi sono loro che profittano dalla sfortuna degli Stati e dei cittadini.

Nonna: Ma Dio benedetto! Ma Dio santissimo!

P. Detto questo, la prossima volta ti spiego meglio come fanno a imporci delle cure che ci ammalano ancora di più. Ora, cara mia nonna, fai un bel ‘debito buono’ con me… passa qui la crostata nuova e al netto per il contenitore di tuo nipote, và…

ComeDonChisciotte – SCOPERTA LA RETE CAPITALISTA CHE GOVERNA IL MONDO

Fonte: ComeDonChisciotte – SCOPERTA LA RETE CAPITALISTA CHE GOVERNA IL MONDO.

DI ANDY COGHLAN E DEBORA MACKENZIE Newscientist.com MegaChip

Mentre le proteste contro il potere finanziario travolgono il mondo in questa settimana, la scienza sembrerebbe confermare i peggiori timori dei contestatori.
Un’analisi delle relazioni che sussistono fra 43mila corporation multinazionali ha identificato un gruppo relativamente piccolo di società, specialmente banche, che esercitano un potere sproporzionato sull’economia globale. I presupposti di questo studio hanno richiamato alcune critiche, ma gli analisti di sistemi complessi contattati da New Scientist sostengono che si tratta di uno sforzo originale inteso a sbrogliare i fili del controllo sull’economia globale.
Sostengono inoltre che se si avanzasse ulteriormente la spinta di tale analisi, essa sarebbe di aiuto per identificare i modi in grado di rendere il capitalismo globale più stabile.
L’idea che pochi banchieri controllino una grande porzione dell’economia globale potrebbe non essere una notizia agli occhi movimento Occupy Wall Street di New York né a quelli dei contestatori di altre parti (vedi le foto). Tuttavia, questo studio, condotto da un trio di teorici dei sistemi complessi presso il Politecnico Federale di Zurigo in Svizzera, è la prima ricerca che va oltre le ideologie, per identificare empiricamente una simile rete di potere. L’opera combina la matematica collaudata nel modellare i sistemi naturali con dati aziendali completi, per fare una mappa delle proprietà fra le multinazionali.
«La realtà è talmente complessa che dobbiamo rifuggire i dogmi, sia che si tratti di teorie cospirazioniste o di libero mercato», afferma James Glattfelder. «La nostra analisi è basata sulla realtà».
Studi precedenti avevano rilevato che un piccolo gruppo di multinazionali possedeva grosse fette dell’economia mondiale, ma essi includevano nella ricerca soltanto un numero limitato di aziende e omettevano le forme di proprietà indiretta, cosicché non erano in grado di descrivere quanto tutto ciò influisse sull’economia globale – né se, ad esempio, la rendessero più o meno stabile.
Il team di Zurigo invece è in grado: hanno estratto da Orbis 2007 – un database che classifica 37 milioni fra società e investitori di tutto il mondo – tutte le 43.060 multinazionali e le partecipazioni azionarie incrociate che le collegano. Quindi hanno costruito un modello che rappresentava quali società ne controllavano altre tramite reticoli azionari, e lo hanno abbinato ai ricavi di esercizio, per mappare infine la struttura del potere economico.
Il lavoro, che sarà pubblicato su «PloS One», ha individuato un nucleo centrale di 1.318 società con proprietà incrociate (vedi figura). Ognuna delle 1.318 aveva vincoli con almeno altre due o tre ulteriori società, e di media erano connesse a 20. Per di più, sebbene rappresentassero il 20% dei ricavi di esercizio a livello globale, i 1.318 evidenziavano di possedere complessivamente attraverso le loro quote azionarie la maggioranza della proprietà mobiliare mondiale e dell’industria manifatturiera– cioè dell’economia “reale” – che rappresenta un ulteriore 60% dei ricavi di esercizio globali.
Quando gli studiosi hanno ulteriormente districato la ragnatela degli assetti proprietari, hanno scoperto che il grosso risaliva a una «super-entità» di 147 società ancora più strettamente annodate fra di loro – la cui proprietà era a sua volta interamente detenuta da altri membri della «super-entità» – che controllava il 40% di tutta la ricchezza nel reticolo.
«In effetti, meno dell’1 per cento delle società risulta in grado di controllare il 40 per cento dell’intero intreccio», sostiene Glattfelder. La maggior parte è costituita da istituti finanziari. La Top 20 comprende: Barclays Bank, JPMorgan Chase & Co, nonchè il Goldman Sachs Group.
L’esperto di macroeconomia John Driffill della University of London, afferma che il valore di quest’analisi non sta tanto nel vedere se un piccolo gruppo di persone controlli l’economia globale, quanto nei suggerimenti in merito alla stabilità economica.
La concentrazione del potere in sé non è né buona né cattiva, afferma il team zurighese, mentre le strette interconnessioni del nucleo centrale lo possono essere. Come ha potuto apprendere il mondo nel 2008, tali reti sono instabili. «Se unasocietà si trova a patire delle difficoltà», dice Glattfelder, «il problema si propaga».
«È sconcertante vedere quanto le cose siano davvero connesse», concorda George Sugihara della Scripps Institution of Oceanography di La Jolla, California – un esperto di sistemi complessi che è stato consulente della Deutsche Bank.
Yaneer Bar-Yam, capo del New England Complex Systems Institute (NECSI) mette in guardia sul fatto che l’analisi presume che la proprietà equivalga al controllo, cosa che non sempre è vera. La maggior parte dei titoli azionari è in mano a gestori di fondi che possono controllare o meno le società che in parte posseggono. L’impatto di tutto questo sul comportamento del sistema, afferma Bar-Yam, richiede ulteriori analisi.
È cruciale, per via dell’identificazione dell’architettura del potere economico globale, che l’analisi possa aiutare a renderlo più stabile. Nell’identificare i tratti vulnerabili del sistema, gli economisti potranno suggerire misure in grado di impedire che futuri crolli si diffondano lungo l’intera economia.
Glattfelder sostiene che occorrerebbero regole antitrust globali, che ora esistono solo a livello nazionale, al fine di limitare le super-connessioni tra multinazionali. Bar-Yam dichiara che l’analisi suggerisce una possibile soluzione: per scoraggiare questo rischio, le imprese dovrebbero essere tassate per eccessiva interconnettività.
Una cosa però sembra non armonizzarsi con alcune delle asserzioni dei contestatori: questa super-entità è improbabile che sia il risultato di una cospirazione intesa a governare il mondo. « simili strutture sono comuni in natura», dichiara Sugihara.
In qualsiasi sistema a rete, i nuovi entrati si connettono preferibilmente a componenti già altamente interconnessi. Le multinazionali comprano azioni fra di loro per ragioni di affari, non per dominare il mondo. Se la connessione tende a raggruppare insiemi di società, così fa anche la ricchezza, ricorda Dan Braha del NECSI: «in analoghi modelli, il denaro fluisce verso i membri che hanno già le maggiori connessioni».
Lo studio di Zurigo, ribadisce Sugihara, «costituisce una solida prova del fatto che le semplici regole che disciplinano le multinazionali danno origine spontaneamente a gruppi fortemente connessi». O, come Braha precisa: «L’affermazione di Occupy Wall Street sul fatto che l’1 per cento della gente detiene la maggior parte della ricchezza riflette una fase logica dell’auto-organizzazione dell’economia».
Così, la super-entità potrebbe non derivare da una cospirazione. La vera questione, sostiene il gruppo di ricerca di Zurigo, è se possa esercitare un potere politico concertato. Driffill ha l’impressione che 147 sono ancora troppi per sostenere l’esistenza di collusioni. Braha sospetta che si sfidino sul mercato, ma agiscano insieme sugli interessi comuni. Resistere a modifiche alla struttura della rete potrebbe essere uno di tali interessi comuni.
Le prime 50 fra le 147 società superconnesse:
1. Barclays plc
2. Capital Group Companies Inc
3. FMR Corporation
4. AXA
5. State Street Corporation
6. JP Morgan Chase & Co
7. Legal & General Group plc
8. Vanguard Group Inc
9. UBS AG
10. Merrill Lynch & Co Inc
11. Wellington Management Co LLP
12. Deutsche Bank AG
13. Franklin Resources Inc
14. Credit Suisse Group
15. Walton Enterprises LLC
16. Bank of New York Mellon Corp
17. Natixis
18. Goldman Sachs Group Inc
19. T Rowe Price Group Inc
20. Legg Mason Inc
21. Morgan Stanley
22. Mitsubishi UFJ Financial Group Inc
23. Northern Trust Corporation
24. Société Générale
25. Bank of America Corporation
26. Lloyds TSB Group plc
27. Invesco plc
28. Allianz SE 29. TIAA
30. Old Mutual Public Limited Company
31. Aviva plc
32. Schroders plc
33. Dodge & Cox
34. Lehman Brothers Holdings Inc*
35. Sun Life Financial Inc
36. Standard Life plc
37. CNCE
38. Nomura Holdings Inc
39. The Depository Trust Company
40. Massachusetts Mutual Life Insurance
41. ING Groep NV
42. Brandes Investment Partners LP
43. Unicredito Italiano SPA
44. Deposit Insurance Corporation of Japan
45. Vereniging Aegon
46. BNP Paribas
47. Affiliated Managers Group Inc
48. Resona Holdings Inc
49. Capital Group International Inc
50. China Petrochemical Group Company

* Lehman esisteva ancora nel complesso di dati del 2007 usato.

Grafico: Le 1318 multinazionali che formano il nocciolo duro dell’economia (su dati: PLoS One)
Traduzione per Megachip a cura di Pino Cabras

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Articolo originale: Revealed – the capitalist network that runs the world
Fonte: Scoperta la rete capitalista che governa il mondo
23.10.2011

ComeDonChisciotte – I SIGNORI DEL DENARO: COSA C’È DIETRO LA CRISI DEL DEBITO

Fonte: ComeDonChisciotte – I SIGNORI DEL DENARO: COSA C’È DIETRO LA CRISI DEL DEBITO.

DI ADRIAN SALBUCHI
Global Research

Negli Stati Uniti vediamo, come mai prima d’ora, milioni di persone che soffrono per l’impatto pesante dei pignoramenti e della disoccupazione, in Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda e Italia, vengono imposte dure misure di austerità sull’intera popolazione, il tutto unito al collasso delle principali banche in Islanda, Regno Unito e Stati Uniti, oltre agli indecenti salvataggi dei banchieri “troppo grandi per fallire”.

Senza dubbio il grosso della responsabilità per questi tracolli ricade sulle spalle dei governi di queste nazioni, che sono subordinati agli interessi e agli obiettivi del potere economico. Ovunque, questo si accompagna a una intrinseca corruzione, oggi particolarmente evidente oggi in Regno Unito, Italia e Stati Uniti.

Analizzando in questo articolo alcune delle componenti fondamentali dei modelli finanziari, ci si auspica che i lettori possano ottenere una migliore comprensione del perché siamo in questa crisi e del fatto che andrà a peggiorare nei mesi e negli anni a venire.

Fondamenti di un modello falso e fallito

Mascherandosi dietro la maschera delle “leggi” fasulle che si presume governino “i mercati e le economie globalizzate”, questo modello finanziario ha consentito a un piccolo gruppo di persone di ammassare e gestire un potere schiacciante sui mercati, sulle grandi aziende, sulle industrie, i governi e i mass media globali. Le conseguenze irresponsabili e criminali delle loro azioni ora sono sotto agli occhi di tutti.

Il “modello”, che descriveremo brevemente, ricade nella struttura di un più vasto sistema di potere globale estremamente iniquo, che fu concepito e progettato dalle alte sfere di centri privati geoeconomici1 e geopolitici, i quali agiscono per promuovere il programma di una élite di potere globale preparando il loro “Nuovo Ordine Mondiale”, ancora un neologismo per un governo mondiale venturo2.

Nella fattispecie, stiamo parlando di “think-tank” fondamentali come il Council on Foreign Relations, la Commissione Trilaterale, il Gruppo Bilderberg e altri istituzioni simili, come il Cato Institute (questioni monetarie), l’American Enterprise Institute e il Project for a New American Century che formano una rete solida, intricata e molto potente che progetta e gestisce gli interessi e gli obiettivi del Nuovo Ordine Mondiale.

Scrivendo dal punto di vista di un cittadino argentino, ammetto di avere alcuni “vantaggi” sui cittadini delle nazioni industrializzate quali gli USA, l’Inghilterra, l’Unione Europea, il Giappone o l’Australia, per il fatto che nelle ultime decadi abbiamo avuto esperienza diretta di una serie di catastrofiche crisi nazionali derivanti da inflazione, iper-inflazione, collasso del sistema bancario, rinnovi di valuta, mega-swaps di obbligazioni statali, colpi di stato militari e guerre perse.

Finanza contro Economia

Il sistema finanziario (fondamentalmente un mondo virtuale, simbolico e parassitario) opera sempre più in una direzione che è contraria agli interessi dell’economia reale (il reale e concreto mondo del lavoro, la produzione, l’industria, la fatica, lo sforzo e il sacrificio delle persone reali). Nelle decadi passate, l’economia e la finanza sono andate per le loro strade completamente separate e antagoniste, e non funzionano più in una relazione salutare e bilanciata che dia priorità al “bene comune della popolazione”. Questo enorme conflitto si può osservare, tra l’altro, nei sistemi economici e finanziari moderni, il cui supporto primario poggia sul paradigma del debito, cioè che nulla può essere fatto a meno che non si ottenga prima del credito, finanziamenti e prestiti. Quindi, l’economia reale diventa dipendente e distorta dagli obiettivi, gli interessi e le fluttuazioni della finanza virtuale3.

Un sistema basato sul debito

L’economia reale dovrebbe essere finanziata da fondi autentici; tuttavia, nel tempo, l’élite bancaria globale è riuscita a far rinunciare a una nazione sovrana dopo l’altra alla sua inalienabile funzione di emettere la corretta quantità di moneta nazionale come strumento finanziario primario per sostenere l’economia reale. Questo richiede azioni decise in ogni nazione, con politiche mirate a promuovere il bene comune di “noi in quanto popolo” e per assicurare gli interessi nazionali contro i pericoli posti in essere da avversari interni o esterni.

Possiamo quindi capire meglio perché la “legge” finanziaria che richiede che le banche centrali siano sempre totalmente “indipendenti” dal governo e dallo stato sia diventato un autentico dogma. È soltanto un altro modo per assicurarsi che le banche centrali siano sempre subordinate agli interessi delle banche private, sia localmente ad ogni nazione che globalmente nel mondo.

Vediamo questo modello imporsi in tutte le nazioni: Argentina, Brasile, Giappone, Messico, Unione Europea e quasi in ogni nazione che adotta la pratica finanziaria cosiddetta “occidentale”. Forse il migliore (o meglio, il peggiore) esempio sono gli Stati Uniti, dove il sistema della Federal Reserve è una istituzione apertamente controllata da privati, con circa il 97% delle sue azioni possedute dai membri stessi delle banche (dichiaratamente non ha un piano di accumulo/distribuzione delle azioni), nonostante i banchieri che gestiscono la Fed facciano di tutto per farla apparire come se fosse un ente “pubblico”, gestito dal governo, cosa che non è assolutamente.

Uno degli obiettivi permanenti del Sistema Globale Sovranazionale è (ed è stato) mantenere il pieno controllo su tutte le banche centrali in quasi tutte le nazioni, per controllare le loro valute pubbliche4. Questo, a sua volta, gli permette di imporre una condizione fondamentale (per loro) per cui non c’è mai la giusta quantità di denaro pubblico in circolazione per soddisfare la effettiva domanda e le necessità dell’Economia Reale. Ed è qui che quelle stesse banche private che controllano le banche centrali entrano in scena per “soddisfare la domanda di denaro” dell’Economia Reale, generando artificialmente denaro di banche private dal nulla. Li chiamano “crediti e prestiti” e si offrono di rifornire l’Economia Reale, ma con un “valore aggiunto” (per loro): (a) addebiteranno un cospicuo interesse (spesso a livelli di usura) e (b) creeranno la maggior parte di questo denaro dal nulla attraverso il sistema del prestito frazionale.

A un livello geo-economico, ciò ha anche generato un enorme e inutile debito pubblico sovrano in tutto il mondo, una nazione dopo l’altra. L’Argentina è un buon esempio, i cui governi in carica sono sistematicamente ignoranti e riluttanti ad utilizzare uno dei poteri chiave di uno stato sovrano: l’emissione di denaro pubblico che non genera interessi (vedi sotto per una definizione più dettagliata). Invece l’Argentina ha autorizzato le cosiddette “ricette” dell’FMI (Fondo Monetario Internazionale), che riflettono l’imposizione degli interessi del cartello bancario globale su materie fondamentali – quali quelle che dovrebbero essere le giuste funzioni della sua banca centrale, del debito sovrano, la politica fiscale – e su altri meccanismi finanziari e bancari che sono usati sistematicamente contro il bene comune del popolo argentino e contro gli interessi nazionali.

Questo sistema e i suoi spaventosi risultati, ora e nel passato, sono talmente simili in così tante nazioni (Brasile, Messico, Grecia, Irlanda, Islanda, Regno Unito, Portogallo, Spagna, Italia, Indonesia, Ungheria, Ucraina…) che possono solo riflettere un piano accuratamente ideato e progettato, proveniente dalle più alte sfere delle élite del potere globale.

Il prestito bancario frazionale

Questo concetto è in uso in tutti i mercati finanziari del mondo e permette alle banche private di generare moneta “virtuale” dal nulla (cioè annotazioni scritte, registrazioni elettroniche in conti correnti e conti deposito e in un vasto spiegamento di linee di credito), in un rapporto di 8, 10, 30, 50 volte maggiore della effettiva quantità di denaro contante (denaro pubblico) depositato dalla banca nella propria cassaforte. In cambio di questo prestito di “moneta” privata creata dal nulla, i banchieri raccolgono interessi, richiedono garanzie con valore intrinseco e, se il debitore è insolvente, possono anche requisire le sue proprietà o altri beni.

Il rapporto esistente tra la quantità di dollari o di pesos nei forzieri e la quantità di credito che una banca privata genera è determinato dall’autorità della banca centrale, che determina il livello del leveraggio del prestito frazionario (ecco perché il controllo delle banche centrali è così strategicamente vitale per i cartelli dei banchieri privati). Questo livello di leveraggio è una riserva statistica basata sui calcoli attuariali della porzione di depositari che, in tempi normali, vanno ai bancomat per ritirare i loro depositi in contanti (cioè banconote di denaro pubblico). Il fattore chiave è che questo funziona bene in periodi normali, ma “normale” è sostanzialmente un concetto di psicologia collettiva intimamente legato a quello che questi correntisti, e la popolazione in generale, percepisce riguardo al sistema finanziario in generale e a ogni banca in particolare.

Quindi quando, per qualunque ragione, arrivano periodi “anormali” (cioè ogni qualvolta ci sono crisi periodiche vagamente prevedibili, corse agli sportelli, collassi economici e periodi di panico finanziario che sembrano esplodere all’improvviso come è accaduto in Argentina nel 2001 e sta ora succedendo in USA, Regno Unito, Irlanda, Grecia, Islanda, Portogallo, Spagna, Italia e in un crescente numero di nazioni), ecco che assistiamo a una corsa di tutti i correntisti agli sportelli delle banche per tentare di ottenere il loro denaro in contanti. Ed è in quel momento che essi scoprono come non ci sia abbastanza denaro contante nelle banche per pagare tutti, a parte una piccola frazione dei correntisti (in genere personale interno “a conoscenza” o “amici dei banchieri”).

Per il resto di noi comuni mortali “non c’è più denaro”, il che significa che devono far ricorso a un qualunque schema di assicurazione pubblica che possa esserci o non esserci (ad esempio, negli USA c’è la Federal Deposit Insurance Corporation, ente pubblico, che “assicura” fino a 250.000 dollari per conto corrente con i soldi dei prelievi fiscali (n.d.t. in Italia il Fondo Interbancario per la tutela dei Risparmiatori copre fino a 103.000 euro). Tuttavia, in nazioni come l’Argentina, non c’è altra opzione che scendere nelle strade sbattendo pentole e padelle contro quei sinistri portoni e cancelli di bronzo delle banche accuratamente serrati. Tutto questo grazie al sistema fraudolento del prestito bancario frazionale.

Banche d’investimento

Negli Stati Uniti le cosiddette “banche commerciali” sono quelle che hanno grandi portafogli di conti correnti, conti risparmio e conti a deposito fisso per privati o ditte (ad esempio nomi da strade del centro come CitiBank, Bank of America, JPMorganChase, eccetera; in Argentina abbiamo Standard Bank, BBVA, Galicia, HSBC e altre). Le banche commerciali operano con livelli di leveraggio di prestito frazionale che permettono loro di prestare dollari o pesos “virtuali” per importi uguali a 6, 8 o 10 volte il contante depositato nei loro caveau; queste banche sono di solito più supervisionate dalle autorità monetarie locali dello stato.

Tuttavia, tutt’altra storia negli USA (e anche altrove) sono le cosiddette “banche d’investimento” globali (quelle che fanno mega-prestiti a grandi aziende, clienti importanti e stati sovrani), sulle quali c’è molto meno controllo, per cui i loro rapporti di leveraggio di prestito frazionale sono molto, molto più alti. Questa grande flessibilità è quella che ha permesso alle banche d’investimento negli USA di “fare prestiti” generando dal nulla, ad esempio, 26 dollari “virtuali” per ogni dollaro reale in contanti tenuto in cassaforte (vedi. Goldman Sachs), 30 dollari virtuali (Morgan Stanley), più di 60 dollari virtuali (Merrill Lynch fino a poco prima del suo fallimento il 15 Settembre 2008) o anche più di 100 dollari virtuali nel caso delle collassate Bear Stearns e Lehman Brothers5.

Denaro privato vs. denaro pubblico

A questo punto nella nostra analisi è essenziale distinguere molto chiaramente tra due tipi di denaro o moneta:

Denaro privato – Questa è la moneta “virtuale” creata dal nulla dal sistema delle banche private. Genera interessi sui prestiti, il che incrementa l’importo del denaro privato in circolazione (elettronico) che si diffonde e dilaga per l’intera economia. Noi percepiamo questo fenomeno come “inflazione”. Nella realtà dei fatti, la causa principale di inflazione nell’economia è strutturale agli interessi nel sistema del prestito bancario frazionale, anche nelle nazioni industrializzate. La causa dell’inflazione al giorno d’oggi non è tanto l’eccessiva emissione di denaro pubblico da parte del governo, come i cosiddetti esperti bancari vorrebbero farci credere, quanto piuttosto l’effetto combinato del prestito frazionario e degli interessi sul denaro delle banche private.

Denaro pubblicoQuesta è la sola moneta reale che esiste. Sono le banconote effettivamente stampate dalla zecca nazionale che detiene il monopolio (la banca centrale o qualche altro ente governativo) e, in quanto denaro pubblico, non genera interessi non dovrebbe essere creato da nessun altro al di fuori dello stato. Chiunque altro lo faccia è un falsario e dovrebbe finire in galera, perché contraffare il denaro pubblico equivale a derubare l’economia reale (“noi lavoratori”) del lavoro, della fatica e delle capacità produttive senza contribuire con nulla in cambio in termini di lavoro socialmente produttivo. Lo stesso principio dovrebbe essere applicato ai banchieri privati relativamente all’attuale sistema del prestito frazionale: contraffare la moneta (cioè crearla dal nulla come scrittura su un libro mastro o aggiornamento in un tabella di database) è equivalente a derubare l’economia reale del lavoro e della capacità produttiva, senza contribuire con alcun controvalore in termini di lavoro.

Perché abbiamo le crisi finanziarie

Un concetto fondamentale sotteso alle radici stesse dell’attuale modello finanziario può essere trovato nel modo in cui immensi profitti parassitari da una parte e perdite sistemiche catastrofiche dall’altra sono in effetti trasferite a settori specifici dell’economia, attraversando ogni sorta di confine o controllo pubblico.

Come tutti i modelli, quello che subiamo oggi ha le sue logiche interne che, una volta comprese adeguatamente, rendono il modello prevedibile. Le persone che lo hanno progettato sanno benissimo che è governato da grandi cicli che hanno stadi specifici di espansione e contrazione e specifiche tabelle di marcia. Possono quindi assicurarsi che, nei periodi di mercato toro (crescente) con incrementi e profitti enormi (cioè mentre il sistema è in piena crescita, relativamente stabile e genera tonnellate di denaro dal nulla), tutti i profitti sono privatizzati facendoli confluire verso specifiche istituzioni, settori economici, azionisti, speculatori, bonus di amministratori delegati, top manager e trader, “investitori”, eccetera, che manovrano gli ingranaggi e mantengono l’intero sistema a punto e perfettamente funzionante.

Tuttavia, sanno anche che, come tutti i giri sulle montagne russe, quando si raggiunge la cima si comincia a scendere: il sistema si trasforma in mercato orso (decrescente), che si destabilizza, diventa incontrollabile, si contrae e irrimediabilmente collassa, come accaduto in Argentina nel 2001, e in altre aree del pianeta dal 2008; in questo caso, tutte le perdite vengono socializzate, facendole assorbire ai governi attraverso i più svariati meccanismi di trasferimento che scaricano queste enormi passività principalmente sulla popolazione (sia nella forma di inflazione generalizzata, iperinflazione catastrofica, collassi bancari, commissariamenti, impennate delle imposte, default del debito sovrano, nazionalizzazioni forzate, misure di austerità estreme, eccetera).

Lo schema piramidale di “Ponzi” a quattro facce

Come sappiamo, ogni piramide che si rispetti ha quattro facce, e dal momento che il sistema finanziario globale è basato su uno schema di “Ponzi” piramidale, non c’è ragione per cui questa particolare piramide non dovrebbe avere anch’essa quattro facce.

Di seguito esporrò un sommario dello schema piramidale di “Ponzi” a quattro facce che è il cardine del modello finanziario odierno, indicando come queste “facce” funzionino in maniera coordinata consistente e sequenziale.

Prima faccia – creare insufficienza di denaro pubblico. Questo scopo viene raggiunto come illustrato sopra, controllando l’ente statale nazionale che emette la moneta pubblica. L’obiettivo è di demonetizzare l’economia reale in maniera tale che sia poi forzata a cercare “finanziamenti alternativi” per le sue necessità (quindi non c’è altra scelta che ricorrere ai prestiti delle banche private).

Seconda faccia – imporre i prestiti frazionali delle banche private. Questo, come abbiamo spiegato, è il denaro virtuale privato creato dal nulla sul quale i banchieri pongono gli interessi – spesso a livelli di usura – generando quindi enormi profitti per gli “investitori”, i creditori, e tutte le altre specie di entità e individui che operano come parassiti vivendo alle spalle del lavoro delle altre persone. Questo non sarebbe mai potuto accadere se ogni banca centrale avesse potuto generare in maniera flessibile la corretta quantità di denaro pubblico necessario per soddisfare le necessità dell’economia reale in ogni nazione o regione.

Terza faccia – Promuovere un sistema economico basato sul debito. In effetti, l’intero modello piramidale è basato sull’abilità di promuovere il paradigma generalizzato che afferma la menzogna che quello che veramente “muove” l’economia pubblica e privata non è tanto il lavoro, la creatività, la fatica e l’impegno dei lavoratori, ma piuttosto “gli investitori privati”, “i prestiti bancari” e il credito, ossia l’indebitamento. Con il tempo questo paradigma ha rimpiazzato il concetto infinitamente più saggio, assennato e solido del reinvestimento dei profitti aziendali e dei reali risparmi personali usati come fondamenta per la prosperità e la sicurezza future. Un po’ lo stile con cui Henry Ford Sr sviluppò la sua azienda di maggior successo.

Oggi il debito regna incontrastato e questo paradigma è radicato nella coscienza delle persone grazie ai media tradizionali (mainstream) e a pubblicazioni specializzate, in azione congiunta con i dipartimenti di economia delle università della Ivy League, che sono tutti riusciti a imporre questo pensiero come “politicamente corretto” nei confronti delle questioni economiche, specialmente quelle legate alla natura e funzione del denaro pubblico.

Il fatto è che questo modello genera prestiti non necessari in maniera tale che i creditori bancari possano ricevere immensi profitti, e questo anche attraverso la promozione incontrollata di un consumismo incosciente, spesso patologico, che va a braccetto con il graduale abbandono del valore tradizionale del “risparmiare per i periodi difficili”.

Tali debiti, avendo degli obiettivi politici e strategici piuttosto che meramente finanziari, vengono vestiti con una lieve apparenza di “legalità” in maniera tale che possano essere imposti dai creditori sui debitori (nel caso de Il Mercante di Venezia, la garanzia annotata tra Antonio e Shylock dava a quest’ultimo il diritto legale a una libbra di carne del primo; nel caso di nazioni cronicamente indebitate come l’Argentina, tale “legalità” è raggiunta attraverso un complesso meccanismo di riciclaggio6 del debito pubblico realizzato da una successione di governi di transizione formalmente “democratici” che arriva fino ai giorni nostri ) .

Quarta faccia – Privatizzazione dei profitti / Socializzazione delle perdite Infine, sapendo bene che, alla lunga, i conti dell’intero ciclo di questo modello non tornano mai e che l’intero sistema è inevitabilmente condannato al collasso, il modello impone una architettura finanziaria, legale e mediatica altamente complessa e ingegnosa che consenta di privatizzare i profitti e socializzare le perdite. In Argentina questo ciclo è diventato sempre più visibile per quelli che vogliono vederlo, perché nella nostra nazione il ciclo della piramide di “Ponzi” dura in media dai 15 ai 17 anni, cioè abbiamo avuto successivi collassi che hanno coinvolto una svalutazione brutale (1975), iperinflazione (1989) e collasso del sistema bancario (2001); comunque, nel mondo industrializzato, questo ciclo è stato progettato per durare quasi 80 anni (tre generazioni nell’arco di tempo dal 1929 al 1980) .

Conclusioni

La causa fondamentale del collasso finanziario globale a cui stiamo assistendo, che esercita una distruzione massiccia sull’economia reale ( e i conseguenti disagi sociali, sofferenze e violenze) è chiara: la finanza virtuale ha usurpato il piedistallo della supremazia dell’economia reale, che non gli appartiene legittimamente. La finanza deve essere sempre subordinata e al servizio dell’economia reale proprio come l’economia deve tener conto della legge e delle necessità sociali di un modello politico posto in essere da uno stato-nazione sovrano (scomponendo l’intero sistema, possiamo quindi capire perché è necessario per l’élite del potere globale erodere prima la sovranità degli stati-nazione ed eventualmente abolirli del tutto per raggiungere i suoi fini monetari finanziari e politici).

Infatti, se guardiamo ai fatti nella loro giusta prospettiva, vedremo che molte delle economie nazionali sono più o meno intatte, invece di essere state profondamente ammaccate dal collasso finanziario. È la finanza a essere nel mezzo di un massiccio collasso globale, dal momento che questo modello finanziario di Ponzi è cresciuto fino a diventare una sorta di tumore maligno che si è ora metastatizzato, minacciando di uccidere l’intera economia e la politica del corpo sociale, in ogni singola nazione del mondo e certamente nelle nazioni industrializzate.

Il confronto fatto sopra dell’odierno sistema finanziario con un tumore maligno è più di una mera metafora. Se guardiamo le cifre, possiamo subito vedere segni di “metastasi” finanziarie. Ad esempio, il New York Times nell’edizione del 22 settembre 2008 spiega che l’innesco principale del collasso finanziario esploso solo una settimana prima (il 15 settembre) era, come tutti sappiamo, la cattiva gestione e la mancanza di supervisione sul mercato dei derivati. Il Times quindi prosegue spiegando che venti anni prima, nel 1988, non c’era il mercato dei derivati; nel 2002, comunque, i derivati erano cresciuti in un mercato globale di 102 trilioni di dollari (che è il 50% più alto del prodotto interno lordo di tutte le nazioni del mondo incluse USA, Unione Europea, Giappone e BRICS), e nel settembre 2008, i derivati si erano gonfiati in un mercato globale di 531 trilioni di dollari. Questo è otto volte il PIL dell’intero pianeta! “Metastasi finanziarie” al loro peggio. Da allora qualcuno ha stimato che la cifra del mercato globale dei derivati sia nei dintorni di un quadrilione di dollari.

Naturalmente, quando questo collasso iniziò, i governi in carica negli USA, Unione Europea e in qualunque altra nazione, immediatamente scattarono in azione e misero in campo l’operazione “salvataggio” di tutte le mega-banche, compagnie assicurative, borse e mercati speculativi, e dei loro rispettivi operatori, controllori e “amici”. Quindi trilioni su trilioni di dollari, euro, sterline sono stati dati a Goldman Sachs, Citicorp, Morgan Stanley, AIG, HSBC e altre istituzioni finanziarie “troppo-grandi-per-fallire”, semplicemente un neologismo per “troppo-potenti-per-fallire”, perché tengono in pugno governanti, partiti politici e interi governi.

Tutto ciò è stato pagato con dollari dei contribuenti o, peggio ancora, con emissione incontrollata e irresponsabile di denaro pubblico in contanti o buoni del tesoro, in special modo dalla Federal Reserve Bank che ha in pratica iper-inflazionato il dollaro americano (tecnicamente parlando): lo chiamano “Quantitative Easing”, il solito neologismo per iperinflazione.

Fino ad oggi, comunque, come il proverbiale re nudo, nessuno osa affermarlo apertamente. Almeno finché qualche evento “incontrollato” innescherà la limpida consapevolezza di quello che ormai dovrebbe essere palese a tutti: il re dollaro è totalmente e completamente nudo7. Quando questo accadrà vedremo scoppiare sanguinose guerre sociali e civili in tutto il mondo e non solo in Grecia e Argentina.

Ma ormai a quel punto, come accade sempre, la potente cricca dei bankster (ndt: gioco di parole intraducibile tra banchiere e gangster) e dei loro operatori mediatici e finanziari profumatamente pagati, staranno a guardare l’intero spettacolo infernale, arroccati al sicuro nelle suntuose sale del consiglio in cima ai grattacieli di New York, Londra, Francoforte, Buenos Aires e San Paolo.

Note:

1. Il concetto di “geo-economia” è stato coniato dal Council on Foreign Relations (con sede a New York) attraverso un gruppo di studi in onore di Maurice Greenberg, il finanziere che fu per decenni amministratore delegato dell’American International Group (AIG) che collassò nel 2008 e che aveva forti legami di conflitto di interessi con l’importante compagnia di agenzie di assicurazioni e riassicurazioni Marsh Group, il cui amministratore delegato era suo figlio Jeffrey. Entrambi, padre e figlio, furono incriminati per frode dall’allora procuratore generale di New York Elliot Spitzer. Spitzer avrebbe in seguito pagato un caro prezzo per questo quando, dopo essere diventato governatore dello stato di New York, qualcuno “scoprì” le sue scappatelle sessuali che montarono subito in un grosso scandalo sul New York Times.

2. Abbiamo descritto la struttura fondamentale, modello e obiettivi dell’élite del potere globale nel nostro e-bookThe Coming World Government : Tragedy & Hope?” disponibile su www.asalbuchi.com.ar.

3. Per maggiori informazioni, vedi il terzo pilastro del Second Republic Project: “Reject the Debt-Based Economy” (Rifiutare l’economia basata sul debito) su www.secondrepublicproject.com.

4. Alcune notevoli eccezioni: oggi, Libia, Iran, Siria, Cina; nel passato, l’Argentina di Peron, la Germania e l’Italia negli anni 30 e 40. Vediamo uno schema in tutto questo?

5. Vedi The New York Times, 22 settembre 2008

6. Vedi il rapporto che confronta i meccanismi di riciclaggio del debito con quelli di riciclaggio del denaro sporco, nel terzo pilastro del Second Republic Project: “Reject the Debt-Based Economy” (Rifiutare l’economia basata sul debito) su www.secondrepublicproject.com.

7. Questo è descritto più approfonditamente dall’autore nel suo libro The Coming World Government: Tragedy & Hope?, nel capitolo “Death&Resurrection of US Dollar” (morte e resurrezione del dollaro americano). Dettagli su www.asalbuchi.com.ar. Disponibile anche su richiesta via e-mail a salbuchi@fibertel.com.ar.

Adrian Salbuchi è un analista politico, autore, presentatore e ospite di talk-show in Argentina. Ha pubblicato diversi libri di geopolitica ed economia in spagnolo e recentemente ha pubblicato il suo primo e-book in inglese: “The Coming World Government: Tragedy & Hope”, che può essere ordinato sul suo sito www.asalbuchi.com.ar o possono essere richiesti dettagli via email a arsalbuchi@gmail.com. Salbuchi lavora anche come consulente strategico per compagnie domestiche e internazionali. È stato anche il fondatore del “Second Republic Project” in Argentina, che si è espanso a livello internazionale (www.secondrepublicproject.com).

**********************************************Fonte: The Money Masters: Behind the Global Debt Crisis

26.09.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di PAOLO CASTELETTI

Perché non riusciamo più a volare?- Blog di Beppe Grillo

Fonte: Perché non riusciamo più a volare?- Blog di Beppe Grillo.

Perché non riusciamo più a volare? Portiamo occhiali che spengono i colori. Li togliamo solo prima di dormire e poi sogniamo in bianco e nero. Non alziamo più lo sguardo al cielo. Quando camminiamo, guardiamo per terra per evitare gli ostacoli. Curvi su noi stessi. Partecipiamo al vecchio gioco di un mondo che si sta spegnendo e la cui luce, flebile come quella di una candela di sego, confondiamo per l’unica possibile. Per quella del sole. Le regole del gioco le ha decise chissà chi, chissà quando, sono insensate, ma per abitudine e per la fatica che comporta l’affermazione di un nuovo pensiero, che gli altri non capirebbero, non le mettiamo in discussione. Non usciamo mai dalla scatola. I nostri silenzi sono dettati dall’indifferenza o da una presunta impotenza. Il nostro mondo è immobile e tolleriamo tutto pur di non guardarci allo specchio. La paura di scoprirci Hyde, mentre ci crediamo Jeckyll. Siamo schiavi della ridondanza, quel fenomeno nel quale lo stesso argomento viene discusso all’infinito da persone che non se ne accorgono. Si sfiniscono a discutere di temi irrisolti, preda di un cerchio magico da cui non possono uscire. I talk show televisivi ne sono un esempio. Non conducono a nulla, abbruttiscono e omologano i partecipanti provocando nausea per la mancanza di vie di uscita. Chi discute con un imbecille diventa un imbecille per chi lo osserva.
Nel cielo scorrono nuvole, venti di luoghi lontani, luoghi dove tutto è possibile, come potrebbe esserlo qui. Perché non riusciamo più a volare? Perché siamo diventati un gregge che senza un pastore, senza un leader, non è capace di trovare il suo cammino? Il leader pensa per noi, noi dobbiamo pensare come il leader. Un uomo che vale uno, e qualche volta molto meno, diventa il nostro padrone perché noi decidiamo di valere zero. Lo schiavo vuole un leader, l’uomo libero vuole il cielo. L’uomo libero è leader di sé stesso. La generazione che ha fottuto l’Italia è diventata leader per colpa della nostra ignavia, è necessario evitare che ci siano dei successori, dei Renzi o degli Alfano. Davvero nel nostro Paese sono nati Galilei, Michelangelo, Leonardo, Fermi, Marconi? Sembra impossibile che siano riusciti a volare. La Storia del mondo è passata di qui. Perchè non crederci ancora? Perché non volare? Ci sono sempre alternative e le migliori sono le più pericolose, le meno convenzionali. Ognuno deve prendersi il suo rischio e provare a volare nel grande cielo azzurro. In fondo, cos’ha ormai da perdere?

Siria: propaganda in atto | STAMPA LIBERA

Fonte: Siria: propaganda in atto | STAMPA LIBERA.

Nei piani dei piani alti, altri paesi devono piegarsi al Nuovo Ordine Mondiale, le prossime sono la Siria e la Somalia. Esse fanno parte di quelle sette nazioni che dovevano essere attaccate dalla NATO secondo le rivelazioni del generale Clark nel 2001 (Irak, Iran, Siria, Somalia, Libia, Libano e Sudan):

Abbiamo già assistito a una false flag operation per l’Iran dove gli USA hanno accusato un iraniano, che poi era un infiltrato della Cia, di avere tentato di uccidere un americano: http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.com/2011/10/cambia-il-vento-fox-parla-di-false-flag.html

Qua la partecipatissima manifestazione in Siria in difesa di Al Assad CONTRO il complotto Usramericano:
N. F.

Sirte città fantasma terminale del Grande Fiume artificiale | STAMPA LIBERA

Fonte: Sirte città fantasma terminale del Grande Fiume artificiale | STAMPA LIBERA.

Sirte aveva circa 150000 abitanti, ora è una città fantasma. I ratti hanno preso di mira, con abbondanza di munizioni, talmente tante da sprecarle sparando in aria come loro modo di “far festa”, ogni singola casa della città, ogni singolo palazzo.

Sirte era un importante centro commerciale di prodotti agricoli e di bestiame, ma soprattutto era uno dei terminali di arrivo del Grande fiume artificiale, il gigantesco acquedotto costruito da Gheddafi per dissetare la popolazione libica (70% della popolazione) che il 22 luglio scorso è stato bombardato vicino a Brega dalla NATO e assieme ad esso anche la fabbrica di costruzione delle condutture, il giorno dopo (cfr. http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.com/2011/08/la-nato-ha-colpito-lacquedotto-libico.html). Per la soddisfazione di GDF Suez che, al 35% dello Stato francese il resto facente capo alla struttura occulta di Albert Frère, azionista anche di Total, Lafarge, Imerys, Banca Leonardo in joint venture con BNP Paribas (1), impartisce occultamente gli ordini alla  NATO. Basti pensare che un uomo forte della galassia Suez, Davignon è presidente onorario del  Bilderberg oltre a essere un ex commissario dell’UE.. (1)

Sirte è anche un porto ed è in questa città che fu firmato l’atto di creazione dell’Unione africana. Hanno deciso di non ricostruirla: diventerà porto e terminale del Grande Fiume artificiale di GDF Suez, un po’ come la città di Rosignano Solvay, passata sotto la proprietà di Suez?

Adesso nel mirino degli psicopatici è la Siria, la quale è tutta stretta attorno ad Assad, cristiani compresi, contro il complotto internazionale.

N. Forcheri

(1) (tratto da  http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.com/2010/01/monte-dei-paschi-banca-canaglia.html )

Nel cda di Monte dei Paschi è rappresentata quindi Axa, nel cui cda siede a sua volta il presidente amministratore delegato – Gérard Méstrallet – del potentato Suez Gaz de France a sua volta mostro parzialmente pubblico – il 35% appartiene al governo francese – ma sostanzialmente privato (azionista di riferimento Albert Frère con GBL e CNP), che si assicura in tal modo di potere influire pesantemente sulle decisioni della banca MPS e del suo territorio, come ad esempio nella privatizzazione dell’acqua cui partecipa, nel progetto di aeroporto di Siena e in genere in qualsiasi azione di depredazione del territorio. A tale scopo, il presidente Mussari è stato cooptato nel cda di Axa che appartiene in parte a Citygroup e in parte a BNP Paribas, la banca che ha preso il controllo della BNL, e che è la principale socia nella partecipazione di numerose imprese dell’azionista di riferimento di Suez… Albert Frère.


Albert Frère controlla pariteticamente assieme alla Power Corporation del Canada (il cui vicepresidente Amaury de Seze è anche presidente di Carrefour, la catena bancaria di supermercati che sta conquistando il nostro paese) il fondo di investimento belga Groupe Bruxelles Lambert (GBL) che vanta nel suo portafoglio azioni di Total, di Lafarge, di Pernod Ricard, Imerys, Iberdrola e … SUEZ (GDF Suez e Suez Environnement (rif. http://fr.gbl.be/group/participations/evolution/default.asp ).





Assieme alla BNP Paribas, il gruppo Frère controlla anche la società di investimenti belga CNP (Compagnie Nationale à Portefeuille) con partecipazioni in Banca Leonardo, Transcor Astra Group (trading e distribuzione di prodotti petroliferi, di gas, carbone ecc.) e… GBL.

Cioé, BNP Paribas controlla indirettamente, assieme a Frère e Power Corporation del Canada, le stesse partecipazioni di GBL (vedi sopra): un bel sodalizio… Un sodalizio che comprende il governo francese, azionista di maggioranza anche di BNP Paribas (oltre a Belgio e Lussemburgo) e le scatole “cinesi” di diritto olandese e svizzero dagli oscuri mandanti. Oscuri mandanti che in conflitto di interessi tra banche, governi e proprietà di determinate multinazionali cruciali, stanno imponendo, attraverso la loro potente rete di pressione – la privatizzazione dell’acqua, la proliferazione di aeroporti privati, le trivelle un po’ ovunque nel nostro territorio (caso Total, trivelle in Val d’Orcia), inceneritori e rigassificatori (Cofathec scomparso con una fusione in Cofelys), inquinamento visivo con l’illuminazione pubblica ecc. e che lavorano più per la frase vuota “le rayonnement de la France” (cfr. Comité Attali con Bassanini, vice prsidente della CDP e Monti, altri cooptati per l’economia francese…) che per il bene, come dicono, dei paesi in cui pretendono di “investire”. Tutte balle. Montaggi finanziari.

Si ricordi anche che la Monte dei Paschi è l’unica banca ancora italiana, assieme forse a IMI, a figurare sulla lista degli unti del signore, cioé quella degli specialisti dei titoli di Stato autorizzati a partecipare alle aste del debito pubblico e che per primi possono acquistarlo e rivenderlo, oops cartolarizzarlo, lucrando non poco, presumibilmente (?) con fresco denaro direttamente iniettato dalla BCE…(rif. Elenco specialisti titoli di Stato).

Uno strano colonialismo continua imperterrito dietro la facciata della “paritetica” Europa: fondi sovrani dei soliti paesi che investono e succhiano fondi pubblici in altri paesi, segnatamente il nostro, deturpandone nel contempo irrimediabilmente il territorio, l’identità culturale e la sovranità popolare. (N. Forcheri)

ComeDonChisciotte – CRISTINA KIRCHNER E LA BUONA SORTE DELL’ARGENTINA

ComeDonChisciotte – CRISTINA KIRCHNER E LA BUONA SORTE DELL’ARGENTINA.

DI MARK WEISBROT
Guardian.co.uk
Sotto le amministrazioni Kirchner, l’Argentina ha raggiunto la crescita più rapida crescita nell’occidente dopo il default. Europa, stai ascoltando?

Cristina Fernandez de Kirchner dovrebbe essere rieletta presidentessa dell’Argentina nelle elezioni di domenica, anche se ha dovuto affrontare l’ostilità dei media per lunga parte della sua presidenza e di molte potenze economiche della nazione. Può essere il momento di chiederci perché ciò è accaduto.

Esatto, si parla di economia. Da quando nove anni fa l’Argentina andò in default sul suo debito di 95 miliardi di dollari ignorando il Fondo Monetario Internazionale, l’economia è andata davvero bene. Negli anni dal 2002 al 2011, usando le proiezioni del FMI per la fine di quest’anno, l’Argentina ha conseguita una crescita reale del PIL pari al 94%. Si tratta della crescita economica più rapida dell’emisfero occidentale, circa il doppio del Brasile, ad esempio, che ha comunque migliorato enormemente la sua prestazione. Visto che il presidente Fernandez o suo marito Nestor Kirchner, che l’ha preceduta nella carica, hanno guidati il paese per otto di questi nove anni, non è sorprendente che gli elettori la confermino per un altro mandato.

I benefici della crescita non sempre trapelano, ma in questo caso il governo argentino ha reso la cosa possibile. La povertà e l’estrema povertà sono state ridotte di circa due terzi dal picco del 2002, e l’occupazione è incrementata a livelli senza precedenti. La spesa sociale da parte del governo è quasi triplicati in valori reali. Nel 2009 il governo ha implementato un programma di fondi destinati ai bambini che ora raggiunge più di 3,5 milioni di famiglie. È probabilmente il più grande di questi programmi, valutando il reddito nazionale, dell’America Latina.

Anche la disuguaglianza è stata significativamente ridotta in Argentina durante questa espansione degna di nota. Ciò contrasta con quello che avviene nella gran parte delle altre economie in rapida crescita (e in alcune di quelle a crescita lenta, come gli Stati Uniti), dove la disuguaglianza è cresciuta nell’ultimo decennio. Nel 2001 gli argentini del 95esimo percentile della distribuzione del reddito avevano una quota di reddito pari a 32 volte quella di quelli che erano nel quinto percentile. Alla fine dello scorso anno questo rapporto era sceso di quasi la metà, portandosi a 17.

Posso già immaginarmi i commenti che ci saranno a questo articolo: bisognerebbe gridare per il tasso di inflazione dell’Argentina che, secondo alcune stime private, in questo momento è compreso tra il 20 e il 25%. Certo, è troppo, e probabilmente verrà abbassato nei mesi e negli anni a venire (è stata molto più basso per molto tempo negli ultimi nove anni). Ma è importante ricordare che è il reddito reale (aggiustato all’inflazione) e l’occupazione, così come la distribuzione dei redditi, che determina il livello di vita di una popolazione. Se l’inflazione è alta ma il reddito cresce più velocemente dell’inflazione, si sta meglio rispetto a un’inflazione più bassa e a un reddito che non ne tiene il passo, e ancora di più rispetto a non avere un lavoro.

L’esperienza argentina negli ultimi nove anni ha importanti implicazione per come valutiamo le politiche economiche, specialmente riguardo certi miti che vengono correntemente usati per giustificare la triste performance economica degli Stati Uniti, di gran parte dell’Europa e di altre nazioni dopo la crisi economica del 2008-2009 e la recessione planetaria. Una teoria recentemente diffusa dall’ex economista del FMI Ken Rogoff e da Carmen Reinhart ritiene che le recessioni causate dalle crisi finanziarie debbano essere seguite da recuperi lenti e dolorosi. Ciò viene comunemente riportato nelle informazioni economiche ed è servito come scusa ai governi incompetenti o ai detentori di interessi personali (vi suona nuovo?) per evitare la responsabilità di aver favorito anni di alta occupazione e di stagnazione economica.

L’Argentina, comunque, ha fornito una bruciante refutazione di questa teoria. La crisi finanziaria argentina alla fine del 2001, e nel 2002, è stata la madre di tutte le crisi finanziarie. Il sistema bancario è praticamente collassato. Ma dopo che l’Argentina ha fatto default suo debito alla fine del 2001, c’è stato solo un quadrimestre di contrazione economica prima che l’economia si avviasse verso una ripresa notevole. Nel giro di tre anni il paese era di nuovo ai livelli pre-recessione del reddito nazionale.

Se guardiamo le economie più deboli dell’eurozona (Grecia, Portogallo, Spagna, Irlanda), ad esempio, è difficile capire quando potranno ritornare a livelli normali di occupazione, specialmente se continueranno a seguire le politiche pro-cicliche richieste dalle autorità europee (la Commissione Europea, la Banca Centrale Europea, il FMI). L’Argentina ha ricuperato rapidamente perché si è liberata non solo di un peso del debito insostenibile, ma anche dalle politiche distruttive imposte da creditori e alleati. La Grecia, in particolare, la cui economia si sta stringendo al tasso annuale del 5% mentre si attende che le autorità europee ristrutturino il suo debito, dovrebbe considerare che potrebbe essere meglio seguire la strada argentina. Per l’Argentina ha funzionato di sicuro.

**********************************************Fonte: Cristina Kirchner and Argentina’s good fortune

23.10.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE