Archivi del mese: novembre 2011

Il piano per cui lavora Mario Monti – YouTube

Il piano per cui lavora Mario Monti – YouTube.

 

 

ComeDonChisciotte – NON SVENDERE IL PATRIMONIO PUBBLICO

Fonte: ComeDonChisciotte – NON SVENDERE IL PATRIMONIO PUBBLICO.

DI UGO MATTEI
corriere.it

Caro direttore, per incassare 6 miliardi, circa l’8% di quanto paghiamo di interessi sul debito pubblico ogni anno, pare andranno in vendita 338.000 ettari di terreni agricoli che oggi sono proprietà pubblica. Se non si farà attenzione, le conseguenze di una tale scelta, che in Africa è nota come land grab (appropriazione di terra) operata da grandi gruppi multinazionali, potrebbero essere serie, e portarci verso la dipendenza alimentare dall’agrobusiness. Potrebbero derivarne danni sociali ingenti subiti in primis dai nostri piccoli agricoltori che non potendo competere con quei colossi nell’acquistare, finirebbero per vendere anche i loro appezzamenti (come già avvenne quando i latifondisti comprarono le proprietà comuni messe in vendita da Quintino Sella).

La scelta di vendere è definitiva e ci riguarda tutti, presenti e futuri. Andrebbe fatta con grande cautela soprattutto quando ci si trova sotto pressione internazionale.
Il processo di elaborazione teorica e pratica della categoria giuridico-costituzionale dei beni comuni discende da questa considerazione. Il cambiamento dei rapporti di forza fra settore privato azionario e settore pubblico a favore del primo rende i governi così deboli da non poter operare nell’interesse del popolo sovrano.

La necessità urgente di forte tutela giuridica dei beni comuni come proprietà di tutti che i governi devono amministrare fiduciariamente nasce da questo squilibrio di potere prodotto dalla globalizzazione.

Lo Stato italiano è proprietario, direttamente o tramite enti pubblici, di ingenti beni che fanno gola a molti.

Gran parte di questi, che forniscono utilità indispensabili per garantire la sovranità dello Stato o la sua capacità di offrire servizi pubblici, non possono essere trattati come fossero proprietà privata del governo in carica.

Alcuni dei beni dello Stato sono costituiti da edifici, acquedotti e terreni agricoli che soccorrono direttamente bisogni fondamentali della persona come coprirsi, bere o nutrirsi. Altri sono infrastrutture, come strade, autostrade, aeroporti, e porti che richiedono un assiduo investimento in manutenzione. Altri sono beni che i giuristi classificano come immateriali come le frequenze radiotelevisive, gli slot aeronautici (per esempio la tratta aerea Milano-Roma), i brevetti ottenuti con la ricerca pubblica, le partecipazioni pubbliche nell’industria produttrice di beni o servizi. Ancora, importanti beni servono allo Stato per erogare i suoi servizi alla collettività: scuole, ospedali, caserme, università, cimiteri, discariche, ambasciate. Ci sono poi i beni culturali: statue, monumenti, dipinti, reperti archeologici, lasciti del passato che dobbiamo trasmettere ai nostri successori. Per farlo occorre mantenerli accessibili a tutti godendone in comune, al di fuori dal modello del «divieto di accesso» che è tipico della proprietà (sia essa pubblica o privata). Beni comuni, governati dalla stessa logica di accesso sono poi i parchi, le foreste, i ghiacciai, le spiagge, il mare territoriale, l’aria da respirare o l’acqua da bere, a loro volta beni di grande valore collettivo il cui ingente valore d’uso non è tradizionalmente patrimonializzato.

Sebbene dotato di un patrimonio ingentissimo (fra cui ingenti riserve auree), il nostro settore pubblico è impoverito.

I Comuni sono sul lastrico; gli edifici pubblici cadono spesso a pezzi e il territorio non riceve manutenzione. L’Italia è come un nobile decaduto che non sa gestire le sue ingenti proprietà, viene truffato dal maggiordomo e continua a indebitarsi per poter mantenere il proprio dispendioso stile di vita. Proprio come la nobiltà francese finì per svendere i propri palazzi, anche l’Italia, oberata dai debiti, sta vendendo (spesso svendendo) il suo patrimonio pubblico per «far cassa» e tirare avanti. Eppure se il patrimonio pubblico rimasto fosse amministrato davvero nell’interesse comune si potrebbero ottenere parecchi quattrini: molte concessioni (acque sorgive, autostrade, stabilimenti balneari, frequenze radiotelevisive, cave) sono rilasciate molto al di sotto del valore di mercato.
La Gran Bretagna dando in affitto il suo etere ottiene circa 5 miliardi di sterline l’anno (grosso modo quanto si incasserebbe vendendo una tantum i terreni agricoli) contro i poco più di 50 milioni di euro che ottiene l’Italia.

Una buona amministrazione del patrimonio pubblico richiede sopratutto ordine, chiarezza nelle regole del gioco e democrazia nel decidere sulle cose di tutti. Le regole attualmente vigenti sono obsolete, oscure e quindi agevolmente eludibili. È importante farne di nuove e dotarle di innovativi strumenti applicativi. Una legge delega sulla riforma di beni pubblici predisposta dalla Commissione Rodotà contenente chiarezza su quali beni siano comuni e come vadano amministrati non è mai stata neppure discussa. Proprio nei momenti di maggior crisi sarebbe bene che alla logica della svendita subentrasse quella del buon padre di famiglia.

Ugo Mattei (Professore di Diritto internazionale comparato all’Università della California di San Francisco)
Fonte: http://www.corriere.it
22.11.2011

ComeDonChisciotte – CHE PREZZO HA LA NUOVA DEMOCRAZIA? GOLDMAN SACHS CONQUISTA L’EUROPA

Fonte: ComeDonChisciotte – CHE PREZZO HA LA NUOVA DEMOCRAZIA? GOLDMAN SACHS CONQUISTA L’EUROPA.

FONTE: The Independent

Mentre le persone comuni sono in agitazione per l’austerità e il lavoro, il palazzo dell’eurozona si sta sottoponendo a una trasformazione radicale

La nomina di Mario Monti alla carica di primo ministro è importanti per una quantità incommensurabile di motivi. Sostituendo lo schivatore di scandali Silvio Berlusconi, l’Italia ha smosso l’inamovibile. Mettendo al potere i tecnocrati non eletti, ha sospeso le normali regole della democrazia e forse la democrazia stessa. E ponendo un esperto consulente di Goldman Sachs al comando di una nazione occidentale, ha portato a nuove vette la potenza politica di una banca di investimento che si poteva pensare che invece fosse politicamente tossica.

La cosa più clamorosa: un passo da gigante, o persino l’apice del successo, per il progetto di Goldman Sachs.

 

E non si parla solo di Monti. La Banca Centrale Europea, un altro attore cruciale nel dramma del debito sovrano, è sotto la gestione di un ex di Goldman, e gli allievi della banca di investimento hanno una grande influenza nei luoghi di potere di quasi tutte le nazioni europee, così come avvenuto negli USA nel corso della crisi finanziaria. Fino a mercoledì, anche la divisione europea del Fondo Monetario Internazionale era capeggiata da un uomo di Goldman, Antonio Borges, che si è dimesso per motivi personali.

 

Anche prima dello scompiglio occorso in Italia, non c’era alcun segnale che Goldman Sachs desiderasse scrollarsi di dosso il soprannome di “Calamaro Vampiro” e, ora che i suoi tentacoli hanno raggiunto la cima dell’eurozona, gli scettici stanno mettendo all’indice la sua influenza. Le decisioni politiche che verranno prese nelle prossime settimane determineranno se l’eurozona potrà pagare i propri debiti, e gli interessi di Goldman sono intimamente collegati alla risposta da fornire a questa domanda.

 

Simon Johnson, ex economista del Fondo Monetario Internazionale, nel libro “13 Bankers” ha affermato che Goldman Sachs e le altre maggiori banche sono diventate così sodali ai governi nell’aggravarsi della crisi finanziaria che gli Stati Uniti sono effettivamente da considerarsi un’oligarchia. Almeno i politici europei non sono “comprati e stipendiati” dalle grandi aziende come negli Stati Uniti: “Invece, quello che avete in Europa è un approccio comune tra l’élite politica e i banchieri, un insieme condiviso di obbiettivi e un mutuo rafforzamento di illusioni.”

 

Questo è il progetto Goldman Sachs. In parole povere, si tratta di portare a sé i governi. Ogni impresa vuole rafforzare i propri interessi con i controllori che potrebbero mettersi di traverso e con i politici che possono fornire vantaggi fiscali, ma questo non è la solita iniziativa di lobby. Goldman in questo caso vuole fornire consulenze ai governi e concedere finanziamenti, collocare i propri uomini ai posti di comando per poi riservare posti di lavoro remunerativi alle persone che escono dai governi. Il Progetto vuole creare un cambiamento profondo riguardo le persone, le idee e il denaro, in modo che sia impossibile scovare la differenza tra l’interesse pubblico e quello di Goldman Sachs.

 

Il signor Monti è uno dei più eminenti economisti italiani, e ha trascorso gran parte della carriera nell’accademia e nei think tank, ma fu quando Berlusconi lo nominò nel 1995 alla Commissione Europea che Goldman Sachs iniziò a interessarsi a lui. Prima come commissario per il mercato interno, poi in modo particolare sulla concorrenza, prese decisioni che potevano influire sulle acquisizioni o le fusioni su cui i banchieri di Goldman stavano lavorando o a cui stavano fornendo finanziamenti. Monti più tardi prese posto nella commissione sul sistema bancario e finanziario del Tesoro italiano, che formò le politiche finanziarie della nazione.

 

Date queste premesse, era naturale che Goldman lo invitasse a unirsi al suo tavolo di consulenti internazionali. I venti e più consiglieri internazionali della banca si muovono come lobbisti informali con i politici che regolano il loro lavoro. Tra i consulenti c’è anche Otmar Issing che, come membro del consiglio della tedesca Bundesbank e poi della Banca Centrale Europea, è stato uno degli architetti dell’euro.

 

Forse il più importante ex politico al momento nella banca è Peter Sutherland, Procuratore Generale dell’Irlanda negli anni ’80 e anche lui ex Commissario alla Concorrenza dell’UE. Ora è direttore non esecutivo della divisione britannica, Goldman Sachs International, e fino al suo collasso e alla nazionalizzazione era anche direttore non esecutivo di Royal Bank of Scotland. È stato una voce importante in Irlanda sul salvataggio da parte dell’UE, e affermò che i termini dei prestiti di emergenza dovevano essere edulcorati, in modo da non esacerbare le sofferenze finanziarie della nazione. L’UE ha acconsentito quest’estate a tagliare i tassi di interesse concessi all’Irlanda.

 

Prendere in carico i politici con buone conoscenze quando escono dai governi è solo metà del Progetto, far arrivare gli allievi di Goldman negli esecutivi è l’altra. Come Monti, Mario Draghi, che è diventato Presidente della BCE il 1° novembre, non ha fatto altro che entrare e uscire dai governi e da Goldman. Era membro della Banca Mondiale e direttore di gestione del Tesoro italiano prima di trascorrere tre anni come dirigente esecutivo di Goldman Sachs International tra il 2002 e il 2005, per poi tornare al governo come presidente della banca centrale italiana.

 

Draghi è stato molto criticato per i suoi trucchi contabili suggeriti all’Italia e alle altre nazioni della periferia dell’eurozona quando un decennio fa cercarono di stringersi in una moneta unica. Usando complessi derivati, l’Italia e la Grecia furono in grado di far dimagrire le dimensioni apparenti del proprio debito pubblico, che le regole dell’euro sancivano che non dovesse essere superiore al 60 per cento del PIL. E i cervelloni dietro molti di questi derivati erano uomini e donne di Goldman Sachs.

 

I trader della banca crearono una quantità di accordi finanziari che consentirono alla Grecia di reperire soldi per coprire immediatamente il passivo di bilancio, in cambio di pagamenti da versare nel corso degli anni. In un accordo del 2002, Goldman veicolò 1 miliardo di dollari di finanziamenti al governo greco in una transazione chiamata cross-currency swap. All’altro lato del tavolo dell’accordo, al lavoro alla Banca Nazionale della Grecia, c’era Petros Christodoulou, che aveva iniziato la carriera proprio a Goldman, e che era stato promosso a guidare l’ufficio che gestiva il debito greco. Lucas Papademos, ora nominato Primo Ministro nel governo di unità nazionale, era un tecnocrate che dirigeva al tempo la Banca Centrale della Grecia.

 

Goldman dice che la riduzione del debito collegata a questi swap era trascurabile per le regole dell’euro, ma espresse anche qualche rimpianto per l’affare. Gerald Corrigan, un collaboratore di Goldman che entrò nella banca dopo aver guidato la filiale di New York della Federal Reserve, lo scorso anno disse nel corso di un’audizione parlamentare nel Regno Unito: “Col senno di poi, è evidente che gli standard di trasparenza potevano e probabilmente dovevano essere più alti.”

 

Quando la questione fu sollevata nelle udienze di conferma al Parlamento Europeo per il suo incarico alla BCE, Draghi disse che non era coinvolto nelle trattative degli swap né al Tesoro, né a Goldman.

 

Per la Grecia è oramai diventato impossibile mantenersi in sella e, seguendo le ultime proposte dell’UE, ha davvero sofferto un default sul suo debito chiedendo ai creditori un taglio “volontario” del 50 per cento sulle obbligazioni, ma al momento nell’eurozona c’è un consenso sul fatto che i creditori di nazioni più grandi come Italia e Spagna debbano essere rimborsati in toto. Questi creditori, naturalmente, sono le grandi banche del continente, e la loro ricchezza è la prima preoccupazione dei politici. La contemporaneità delle misure di austerità imposte dai nuovi governi tecnocratici ad Atene e a Roma e dai dirigenti delle altre nazioni dell’eurozona, come Irlanda, e i fondi di salvataggio dal FMI e dalla struttura fondamentalmente sulle spalle della Germania, l’European Financial Stability Facility possono essere motivati da questo consenso.

 

I miei ex colleghi al FMI stanno facendo l’impossibile per cercare di giustificare salvataggi tra 1,5 e i 4 trilioni di euro, ma cosa significa tutto questo?”, afferma Simon Johnson. “Significa salvare i creditori al 100 per cento. È un altro bailout bancario, come nel 2008: il meccanismo è differente, dato che in questo caso avviene al livello sovrano e non bancario, ma i motivi sono gli stessi.”

 

Le élite finanziarie sono così certe che le banche verranno salvate, che alcuni stanno facendo scommesse su un tale esito. Jon Corzine, ex direttore esecutivo di Goldman Sachs, è tornato lo scorso anno a Wall Street dopo dieci anni trascorsi in politica e ha preso il controllo di un’azienda storica, chiamata MF Global. Ha piazzato una scommessa da 6 miliardi di dollari con i soldi della propria ditta, sul fatto che il governo italiano non andrà in default.

 

Quando lo scorso mese la scommessa venne rivelata, i clienti e i collaboratori di trading decisero che fosse troppo rischioso fare affari con MF Global e l’azienda collassò in pochi giorni. È stata una delle dieci più grandi bancarotte della storia degli Stati Uniti.

 

Il grave pericolo è che, se l’Italia smettesse di pagare i propri debiti, le banche creditrici potrebbero diventare insolventi. Goldman Sachs, che ha contratto più di due trilioni di dollari in assicurazioni, incluso un ammontare non rivelato sul debito dei paesi dell’eurozona, non ne uscirà senza danni, specialmente se una parte dei due trilioni di assicurazioni acquistate provenissero da una banca che è andata sotto. Non c’è banca – e certamente non il Calamaro Vampiro – che possa facilmente districare i propri tentacoli dalle spire dei propri simili. Questa è la ragione per i salvataggi e per le austerità, il motivo per cui c’è sempre più di mezzo Goldman, e mai meno. L’alternativa è la seconda crisi finanziaria, un secondo collasso economico.

 

Illusioni condivise, forse? Chi si azzarda a testarle?

 

**********************************************Fonte: What price the new democracy? Goldman Sachs conquers Europe

 

18.11.2011

 

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

ComeDonChisciotte – ARGENTINA: LA DEPRESSIONE, LA RIVOLTA E LA RIPRESA

Fonte: ComeDonChisciotte – ARGENTINA: LA DEPRESSIONE, LA RIVOLTA E LA RIPRESA.

PERCHÉ LA PRESIDENTE FERNANDEZ VINCE E OBAMA PERDE

DI JAMES PETRAS
Global Research

Introduzione

Il 23 ottobre di quest’anno, la Presidente Cristina Fernandez ha vinto le elezioni ricevendo il 54% dei voti, 37 punti percentuali al di sopra del suo più diretto avversario. La coalizione presidenziale ha conquistato anche il Congresso, il Senato e le Regioni, come pure 135 dei 136 fra i più grandi municipi di Buenos Aires. In netto contrasto il Presidente Obama che, in base ai recenti sondaggi che vedono avanzare i candidati repubblicani, pare sia destinato a perdere il controllo di entrambe le camere del Congresso nel prossimo 2012. Che cosa ha creato questa monumentale differenza nelle preferenze dei voti per i due presidenti uscenti? Una parallela discussione storica sulle politiche socioeconomiche ed estere, come pure sulle risposte date dagli establishment alle profonde crisi economiche, è necessaria per comprendere i punti che stanno alla base di questi risultati pressoché opposti.

Metodologia

Al fine di paragonare la prestazione della Fernandez con quella di Obama, è necessario porle nel loro contesto storico. Più precisamente, entrambi i presidenti e i loro immediati predecessori, George Bush negli Stati Uniti e Nestor Kirchner in Argentina, hanno dovuto affrontare delle grandissime crisi economiche e sociali. Da rimarcare, ad ogni modo, sono le differenti risposte date alle crisi e i loro risultati totalmente divergenti. Da un lato crescita sostenuta e giustizia sociale in Argentina, inasprimento delle condizioni e politiche fallimentari negli Stati Uniti.

Contesto storico argentino: la depressione, la rivolta e la ripresa

Fra il 1998 e il 2002 l’Argentina affrontò la peggiore crisi economica della sua storia. L’economia sprofondò passando da una recessione a una depressione su larga scala, culminata con una crescita negativa in doppia cifra fra il 2001 e il 2002. La disoccupazione raggiunse e superò il 25% e nei quartieri operai arrivò oltre il 50%. Decine di migliaia di professionisti impoveriti, appartenenti alla classe media, si mettevano in fila per il pane e la minestra pochi isolati più in là del palazzo presidenziale. Centinaia di migliaia di lavoratori disoccupati, i “piqueteros”, bloccarono le maggiori autostrade e alcuni assalirono i treni che portavano il bestiame e i cereali all’estero. Le banche chiusero, privando milioni di correntisti dei loro risparmi. Milioni di contestatori organizzarono collettivi radicali in tutti i quartieri e si unirono con le assemblee dei disoccupati. Il paese era pesantemente indebitato e la gente profondamente impoverita. Il malcontento popolare stava sfociando in una sollevazione rivoluzionaria. Il Presidente uscente Fernando De La Rua fu rovesciato (2001), numerosi manifestanti furono feriti o uccisi dal momento che la ribellione popolare stava minacciando di impossessarsi del palazzo presidenziale. Entro la fine del 2002 centinaia di fabbriche in bancarotta furono occupate, rilevate e gestite dai lavoratori. L’Argentina dichiarò il default verso il suo debito estero. All’inizio del 2003 Nestor Kirchner fu eletto presidente nel bel mezzo di una crisi di sistema e cominciò a rifiutare le pressioni che lo spingevano al pagamento del debito e alla repressione dei movimenti popolari. Al contrario inaugurò una serie di programmi d’emergenza per il pubblico impiego. Autorizzò il pagamento di un sussidio per i lavoratori disoccupati (150 pesos al mese) per andare incontro ai bisogni fondamentali di circa la metà della forza lavoro.

Lo slogan più popolare della maggioranza dei movimenti che occupavano distretti finanziari, fabbriche, edifici pubblici e strade era “Que se vayan todos”. L’intera classe politica, i dirigenti e i partiti, il Presidente e il Congresso, furono rinnegati completamente. Tuttavia, anche se i movimenti erano di ampia portata, attivi e uniti in ciò che rifiutavano, non avevano un programma coerente per prendere il potere nello Stato, né avevano una leadership politica che li guidasse. Dopo due anni di tumulti e disordini, il popolo tornò alle urne ed elesse Kirchner con il mandato di produrre risultati oppure farsi da parte. Kirchner recepì il messaggio, almeno per quanto riguarda la crescita economica accompagnata dalla giustizia sociale.

Contesto: USA con Bush e Obama

Gli ultimi anni dell’amministrazione Bush e della presidenza di Obama sono stati caratterizzati dalla peggiore crisi economica dai tempi della Grande Depressione degli anni ‘30. Disoccupazione e sottoccupazione crebbero fino a raggiungere quasi un terzo della forza lavoro nel 2009. Milioni di ipoteche non furono riscattate. I fallimenti si moltiplicarono e le banche erano sull’orlo del collasso. La recessione e la forte deflazione dei redditi aumentarono la povertà e moltiplicarono il numero di persone con carenza di cibo. A differenza dell’Argentina, i cittadini scontenti presero la via delle urne. Attratti dalla demagogica retorica del cambiamento di Obama, riposero le loro speranze nel nuovo presidente. I democratici vinsero le presidenziali ed ottennero la maggioranza in entrambe le Camere del Congresso. La prima priorità di Obama e del Congresso fu quella di riversare trilioni di dollari nei bilanci delle banche in sofferenza anche se la disoccupazione era in aumento e la recessione continuava. La seconda priorità fu quella di rafforzare ed espandere le guerre imperiali oltreoceano.

Obama aumentò il numero di soldati in Afghanistan fino a 30 mila; ampliò il budget per le spese militari fino a 750 miliardi di dollari; lanciò nuove operazioni in Somalia, Libia, Pakistan e rafforzò il sostegno nei confronti delle forze armate israeliane; firmò accordi militari con nazioni asiatiche (India, Filippine e Australia) vicine alla Cina.

In conclusione Obama ha dato la massima priorità all’espansione dell’impero militare, svuotando le finanze pubbliche dei fondi necessari per rilanciare l’economia nazionale e ridurre la disoccupazione.

Di contro, il duo Kirchner/Fernandez ha ridotto il potere dell’esercito tagliando le spese militari, veicolando le rinnovate risorse verso i programmi per la piena occupazione, gli investimenti produttivi e le esportazioni non convenzionali.

Durante la presidenza Obama la crisi è divenuta un pretesto per rilanciare e consolidare il potere finanziario di Wall Street. La Casa Bianca ha aumentato il budget per le spese militari, acuendo il passivo di bilancio e ha poi proposto di tagliare essenziali servizi sociali per ridurre tale deficit.

Argentina: dalla crisi alla crescita esponenziale

In Argentina la catastrofe economica e l’insurrezione popolare fornirono a Kirchner l’opportunità di spostare le risorse dagli interessi militaristi e della speculazione finanziaria ai programmi sociali e ad una crescita economica sostenuta.

Le vittorie elettorali sia di Kirchner che della Fernandez riflettono il successo da loro ottenuto nel creare un “normale stato sociale capitalista”. Dopo trent’anni di regimi predatori neoliberisti servi degli americani, tutto ciò rappresenta un cambiamento notevolmente positivo. Dal 1966 al 2002 l’Argentina ha sofferto sotto il giogo di brutali dittature militari culminate con i generali genocidi che assassinarono circa trentamila argentini fra il 1976 e il 1982. Fra il 1983 e il 1989 dovette subire un regime neoliberista (Raul Alfonsin) che ha fallito nel fare i conti con l’eredità della vecchia dittatura e ha presieduto a un iperinflazione in tripla cifra. Dal 1989 al 1999 sotto il Presidente Carlos Menem, l’Argentina assistette alla gigantesca svendita a prezzi d’occasione delle sue aziende pubbliche più produttive, delle risorse naturali (petrolio incluso), delle banche, delle autostrade, degli allevamenti e delle acque pubbliche, in favore degli investitori stranieri e dei compari cleptocratici.

Ultimo ma non per importanza, Fernando De La Rua (2000 – 2001), promise dei cambiamenti, ma procedette solo ad acuire la recessione che condusse al catastrofico botto finale del dicembre 2001 col fallimento degli istituti di credito, la bancarotta di diecimila aziende e il collasso dell’economia.

In questo scenario di totale e assoluto fallimento e disastro umanitario causato dalla politiche liberiste promosse dagli USA e dal Fondo Monetario Internazionale, Kirchner/Fernandez dichiararono il default per il debito estero, nazionalizzarono i fondi pensione e numerose imprese precedentemente privatizzate, aiutarono le banche e raddoppiarono la spesa sociale, espandendo gli investimenti pubblici e tonificando i consumi di massa, al fine di intraprendere la strada della ripresa economica. Dalla fine del 2003 l’Argentina passò dalla recessione a una crescita del PIL pari all’8% annuo.

Diritti umani, programmi sociali e politica economica estera indipendente

L’economia argentina è cresciuta di circa il 90% dal 2003 al 2011, più di tre volte di quella statunitense. La sua ripresa è stata accompagnata da una spesa sociale triplicata, direzionata specialmente verso i programmi per ridurre la povertà. La percentuale di argentini che vivono sotto la soglia di povertà è passata dal 50% del 2001 a meno del 15% del 2011. In contrapposizione la povertà negli Stati Uniti è salita dal 12% al 17% nella medesima decade e sta continuando a seguire una traiettoria al rialzo in un analogo periodo.

Gli Stati Uniti sono divenuti il paese con le maggiori disuguaglianze nell’area OCSE, con l’1% di popolazione che detiene il 40% della ricchezza nazionale (percentuale in ascesa dal 30% dell’ultimo decennio). In contrapposizione, le disuguaglianze in Argentina sono state ridotte di circa la metà. L’economia statunitense non è riuscita a riprendersi dalla profonda recessione del biennio 2008-2009, in cui è diminuita di oltre l’8%. Quella argentina, invece, è scesa meno dell’1% nel 2009 e sta crescendo a un salutare tasso dell’8% durante l’ultimo biennio. L’Argentina ha nazionalizzato i fondi pensione, raddoppiato le pensioni minime e introdotto programmi sociali universali per l’infanzia al fine di contrastare la malnutrizione e garantire la frequenza scolastica.

Al contrario, il 20% dei bambini in USA sta attualmente soffrendo di un carente regime alimentare, di un alto tasso di abbandono scolastico e la malnutrizione colpisce ormai il 25% dei minori. Con gli ulteriori tagli in corso alle spese per la salute e l’educazione, le condizioni sociali non possono che peggiorare. In Argentina il livello dei redditi dei lavoratori salariati è cresciuto del 50% nell’ultimo decennio, mentre negli Stati Uniti è sceso di circa il 10%.

La forte crescita del Prodotto Nazionale Lordo argentino è stata alimentata dall’aumento dei consumi interni e dai guadagni derivati dalle esportazioni. L’Argentina ha un notevole attivo nella bilancia commerciale dovuto ai favorevoli prezzi di mercato ed all’accresciuta competitività. Negli Stati Uniti invece i consumi interni sono stagnanti, la bilancia commerciale ha un deficit di quasi 1,5 trilioni di dollari e le entrati fiscali vengono sprecate in improduttive spese militari per un valore di oltre 900 miliardi all’anno.

Mentre in Argentina l’impulso verso una politica di ripudio del debito e di crescita sostenuta è provenuto dalla ribellione popolare e dai movimenti delle masse, negli Stati Uniti il malcontento popolare è stato convogliato verso l’elezione di un truffatore colluso con la finanza di Wall Street chiamato Obama. Egli ha continuato a investire le risorse nel salvataggio delle élite finanziarie invece di farle andare in bancarotta e sostenere la crescita, la competitività e i consumi di massa.

L’alternativa argentina ai salvataggi e alla povertà

L’esperienza argentina va contro tutti i precetti delle agenzie finanziarie internazionali (il FMI e la Banca Mondiale), dei loro sostenitori politici e dei giornalisti della stampa economica. Sin dal primo anno (il 2003) della ripresa fino ad oggi, gli esperti in economia “predissero” che la sua crescita non fosse ”sostenibile” invece è proseguita in maniera robusta per oltre un decennio. La stampa economica affermò che il default avrebbe condotto l’Argentina ai margini dei mercati finanziari e la sua economia sarebbe collassata. L’Argentina si basò sull’autofinanziamento derivato dai guadagni sulle esportazioni e sulla riattivazione dell’economia domestica e contraddisse i prestigiosi economisti.

Quando la crescita continuò, i critici del Financial Times e del Wall Street Journal sostennero che sarebbe terminata una volta che la capacità produttiva inutilizzata si fosse esaurita. Invece i proventi derivati dalla crescita consentirono l’espansione di un mercato interno e trovarono nuovi sbocchi specialmente nei mercati emergenti dell’Asia e del Brasile.

Persino recentemente, il 25 ottobre 2011, gli opinionisti del Financial Times ancora blateravano di un imminente crisi nella maniera messianica con cui i fondamentalisti predicono un’incombente apocalisse. Ripetevano sempre il ritornello dell’elevata inflazione, dei programmi sociali insostenibili, della valuta troppo forte come predizioni sulla fine della prosperità. Tutti questi terribili avvertimenti ci rivengono in mente di fronte alla persistente crescita all’8% registrata nel 2011 e alla schiacciante vittoria elettorale della Fernandez. Gli scribacchini finanziari angloamericani dovrebbero focalizzare l’attenzione sul fallimento delle loro politiche di libero mercato in Europa e in Nord America, invece di denigrare un esperienza di un modello economico da cui dovrebbero imparare.

Nel confutare le teorie dei critici del Wall Street, Mark Weisbrot e i suoi collaboratori sottolineano come (“La storia del successo argentino” del Centro di Ricerca sulle Cattive Politiche Economiche – ott. 2011) la crescita argentina fu basata sull’espansione dei consumi interni, sull’aumento dell’esportazioni manifatturiere verso i partner commerciali della regione come pure sul tradizionale export di prodotti agricoli e minerari verso il mercato asiatico. In altre parole, l’Argentina non è totalmente dipendente dalle esportazioni industriali; ha sviluppato un commercio equilibrato e non è neanche troppo dipendente dai prezzi delle materie prime. Per quanto riguarda l’inflazione elevata, Weisbrot sottolinea che “l’inflazione può anche essere alta in Argentina ma quello che conta è la crescita reale e la distribuzione della ricchezza finalizzata al benessere della maggioranza della popolazione”.

Gli Stati Uniti sotto Bush e Obama hanno seguito un percorso totalmente divergente da quello del duo Kirchner-Fernandez. Hanno dato la priorità alla spesa militare e all’espansione dell’apparato di sicurezza a discapito dell’economia produttiva. Obama e il Congresso hanno puntato forte su politiche recessive di taglio delle spese sociali, aumentando lo stato di polizia e violando sempre di più i diritti civili dei cittadini. In contrapposizione, Kirchner/Fernandez hanno punito severamente dozzine e dozzine di autori di violazioni dei diritti civili appartenenti alla polizia e all’esercito ed hanno indebolito il potere politico dei militari.

In conclusione, i presidenti argentini hanno respinto le pressioni dei gruppi di interesse militari che richiedevano maggiori fondi per le spese in armamenti. Hanno creato un modello di stato più adatto al loro progetto politico di competitività economica, nuovi mercati e programmi sociali. Bush e Obama hanno ridato slancio alla finanza parassitaria sbilanciando ulteriormente l’economia. Kirchner e la Fernandez si sono assicurati che il settore bancario sostenesse la crescita delle esportazioni, la manifattura e i consumi interni. Obama taglia lo stato sociale per pagare i creditori, Kirchner e la Fernandez hanno imposto un haircut del 75% ai titolari delle obbligazioni governative per finanziare la spesa sociale.

Kirchner e la Fernandez hanno vinto tre elezioni presidenziali con largo margine. Obama potrebbe essere un presidente dal singolo mandato nonostante la campagna elettorale miliardaria finanziata da Wall Street, l’appoggio delle lobby industriali e militari e la sua politica filo-israeliana.

L’opposizione popolare contro Obama, specialmente il movimento “Occupy Wall Street” , ha ancora tanta strada da fare per emulare il successo ottenuto dagli antagonisti argentini che rimossero i presidenti in carica, bloccarono le autostrade paralizzando la produzione e la circolazione e imposero un programma politico di stampo socialista che privilegiasse l’economia reale a discapito della finanza, i consumi sociali rispetto alle spese militari. Il movimento “Occupy Wall Street” ha compiuto un primo passo verso la mobilitazione di cittadini partecipanti e attivi necessario per creare il tessuto sociale che ha trasformato l’Argentina da uno stato clientelare filo-statunitense a un dinamico e indipendente stato sociale.

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Fonte: Argentina: Depression, Revolt and Recovery

30.10.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di FRANCESCO SCURCI

ComeDonChisciotte – IL DENARO È STATO PRIVATIZZATO DI NASCOSTO

Fonte: ComeDonChisciotte – IL DENARO È STATO PRIVATIZZATO DI NASCOSTO.

DI BEN DYSON
Guardian.co.uk

La piu grande privatizzazione della storia non ha fatto notizia. È tempo di riprendere dalle banche il potere di produrre denaro

È un fatto noto che stampare una banconota da 10 sterline a casa propria è una cosa malvista dalla polizia di Sua Maestà. Ma c’è ancora un piccolo gruppo di compagnie che sono autorizzate a creare – e spendere – più soldi di quanti i falsari siano mai stati in grado di stampare. Nel gergo dell’industria, queste aziende sono chiamate “istituzioni monetarie e finanziarie”, ma probabilmente le conoscete per il loro nome comune: “banche”.

Il denaro che creano, dal niente, non sono i soldi di carta che portano il logo della Banca di Inghilterra di proprietà del governo. È il denaro elettronico che illumina lo schermo quando controlli il tuo estratto conto a un ATM. In questo momento, questo denaro elettronico forma più del 97% di tutta la moneta presente nell’economia. Solo il 3% dei soldi sono ancora nella vecchia forma di vero contante che può essere toccato.

Difficile da credere, vero? Martin Wolf, uno degli esperti che ha fatto parte di una commissione indipendente sul settore bancario, non ha usato mezzi termini, dicendo sul Financial Times che l’essenza del sistema monetario di questi tempi è stato la creazione di moneta, dal niente, tramite i prestiti spesso assurdi che venivano concessi dalle banche private“.

Ecco come funziona. Quando tu chiedi alla banca i soldi per comprare a Londra un box per farci entrare un letto, i soldi che appaiono sul tuo conto corrente non provengono dai risparmi di una vita di qualche nonno prudente. Infatti, la banca digita semplicemente questi numeri sul tuo conto, creando soldi nuovi di pacca che ora tu puoi spendere. Visto che le altre banche fanno lo stesso, l’ammontare di denaro nell’economia cresce e cresce. Ogni mutuo nuovo aggiunge nuovi soldi, che spingono i prezzi delle abitazioni un po’ più in alto, costringendo il prossimo compratore a prenderne in prestito ancora più dalle banche. (Una spiegazione più dettagliata e precisa di questo processo è fornita nel libro Where Does Money Come From?, pubblicato dalla New Economics Foundation.)

Grazie a questo processo di creazione della moneta, le banche sono state n grado di inflazionare l’emissione di moneta al tasso dell’11,5% l’anno, spingendo in alto i prezzi delle case e soggiogando un’intera generazione.

Naturalmente, il rovescio della medaglie di questa creazione di moneta è dato dal fatto che con ogni nuovo prestito arriva un nuovo debito. Questa è la fonte della nostra montagna di debito personale, non il denaro che è stato prudentemente salvato dai pensionati, ma soldi che sono stati creati dal niente dalle banche e prestati a destra e a manca. Alla fine il peso del debito diventa insostenibile, e così si assiste a un’ondata di default come quella che ha dato il via alla crisi finanziaria ancora in corso.

Ma come è possibile che una cosa così importante come la creazione di denaro sia stata privatizzata? Com’è che il potere di emettere denaro è caduto nelle mani delle stesse banche che hanno provocato la crisi, con conseguenze devastanti per milioni di persone comuni?

È incredibile, ma la legge che rende illegale stampare le proprie banconote a casa non è mai stata aggiornata per applicarla al denaro elettronico che ora è creato dalle banche. Quando abbiamo iniziato a utilizzare il denaro elettronico per la gran parte dei pagamenti, il contante è diventato meno importante e il potere di creare il denaro è passato alle banche che hanno causato la crisi. Senza essere notato da nessuno, il potere di emettere soldi è stato privatizzato di soppiatto.

Mentre i gruppi criminali cercano di creare circa 2,5 miliardi di sterline di soldi falsi ogni anno, le banche collettivamente creano è più di 100 miliardi di sterline l’anno senza violare una singola legge. La ricompensa per il loro lavoro è l’interesse che al momento viene raccolta su quasi ogni sterlina esistente. Il costo per noi tutti è una vita di debiti.

Questo ci porta a una soluzione molto semplice per la crisi finanziaria. Molti dei manifestanti di oggi potrebbero sorprendersi nel sentire che la risposta alla crisi odierna giunge da un ex Primo Ministro dei Conservatori. Già nel 1844, Sir Robert Peel comprese che le monete di metallo, che all’epoca erano il solo mezzo legale di pagamento, erano state sostituite dalle banconote di carta emesse dalle banche. Queste banconote erano più leggere e più conveniente, e quindi molto più popolari. Il Bank Charter Act introdotto da Peel nel 1844 tolse il potere di creare denaro alle banche e lo attribuì alla Banca di Inghilterra. Dovremmo fare esattamente la stessa cosa per quanto riguardo il denaro elettronico. La mia organizzazione, Positive Money, ha già elaborato un progetto di legge necessario per farlo.

Reclamando questo potere, possiamo assicurarsi che il nuovo denaro non venga usato per far esplodere bolle immobiliari e per finanziare speculazioni rischiose. Invece, i soldi creati possono diventare le fondamenta dell’economia, grazie ai normali consumatori. Finiranno nei negozi, nelle aziende e nelle industrie, che le possono usare per investire, crescere e per creare lavoro. Far sì che “le banche prestino di nuovo di soldi” non è di alcun aiuto quando le persone sono già caricate da una montagna di debito. Quello di cui abbiamo bisogno sono più soldi, non più debiti. Ciò è impossibile dato che tutti i soldi vengono creati dalle banche quando le persone si indebitano.

Naturalmente, dobbiamo proteggere questo potere di emissione dai politici in cerca di voti. Ma il potere di creare denaro è troppo pericoloso per essere lasciato nelle mani delle banche che hanno causato la crisi. Portargli via questo potere è la nostra migliore speranza per far finire la crisi attuale, e per prevenire la prossima.

**********************************************Fonte: Money has been privatised by stealth

15.11.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

ComeDonChisciotte – E’ IL GOVERNO NAPOLITANO-MONTI-GOLDMAN SACHS

Fonte: ComeDonChisciotte – E’ IL GOVERNO NAPOLITANO-MONTI-GOLDMAN SACHS.

DI GIULIETTO CHIESA
ilfattoquotidiano.it/

Vincendo la nausea affacciamoci sul dopo Berlusconi.

Monti arriva come commissario al quadrato. I suoi vice saranno gl’ispettori del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Centrale Europea. Come in Grecia. Inizia un’altra repubblica: la terza? Che annuncia di voler cancellare la sovranità nazionale dell’Italia, la Costituzione Repubblicana, ogni forma di reale espressione della volontà popolare (avete visto gli strilli dei “mercati” contro l’ipotesi del referedum greco?).

Il Presidente della Repubblica ha costruito la via d’uscita di Berlusconi facendo mosse assai dubbie dal punto di vista della legalità costituzionale, che avrebbe dovuto difendere strenuamente. Era il suo compito, che non ha saputo e voluto attuare mentre firmava tutto ciò che arrivava da Palazzo Chigi. E che oggi palesemente ignora.

Ne viene fuori un governo della casta, che verrà definito di “salvezza nazionale”, ovvero “tecnico”. False la prima e la seconda definizione. Perché, primo, non salverà il paese ma obbedirà al diktat della finanza, colpendo la popolazione; secondo, sarà il più politico dei governi del secondo dopoguerra: perché sancisce l’assoggettamento del nostro paese a un “governo” straniero e ostile (e non mi si venga a dire che sudditi lo eravamo già, perché questa eterodirezione è l’inizio di un cambio d’epoca orwelliano).

La prova? Tutte le componenti della casta (che entrerà a frotte nel Governo Napolitano-Monti-Goldman Sachs) parlano della necessità di attuare “misure impopolari”. Cioè antipopolari. Ma guarda che democratici!

Molti si illudono che Monti voglia fare qualche cosa di buono. Ma lui non è qui per questo. Neanche per fare una decente legge elettorale. Lui viene qui per “rieducare” gli italiani alla religione del Debito. Lui arriva per eseguire gli ordini della Banca Centrale Europea, i 39 punti, la lettera di Draghi-Trichet. Un maoista dei nostri tempi: “educare il popolo”. L’ha perfino detto, con riferimento alla Grecia. Adesso lo farà con noi, se gli riesce.

Che fare? Occorre mobilitare la più vasta opposizione sociale e prepararsi a costruire una nuova opposizione politica. Respingere l’”ordine di servizio” preparato dal Quirinale su indicazione dei grandi centri finanziari dell’Occidente.

Occorrerebbe un governo di saggi che, protetti dalla loro statura morale, dal loro prestigio intellettuale, dalle loro conoscenze, siano in grado di sconfiggere le potenti pressioni che si eserciteranno contro di loro, e che varino una nuova legge elettorale, rigorosamente proporzionale, per le elezioni di tutti gli ordini e gradi. Il loro compito sarebbe quello di liquidare la finzione del bipolarismo, che adesso si sgretola sotto i nostri occhi. Qualcuno si chiederà: ci sono questi uomini e queste donne? Io so che ci sono, potrei farne l’elenco. Ma Napolitano non è andato a consultare loro. Ha consultato le mummie e quelli che tirano i fili per farle muovere.

Poi occorrerebbe andare a votare in tempi rapidi. Uso il condizionale perché so bene che questo non avverrà. Ma so anche che il Governo Nmgs difficilmente durerà due anni. Perché la crisi sta precipitando. Annunciano “riforme” per la crescita. Ma tutti gli indicatori dicono che noi andremo in recessione, insieme all’intera Europa. Dunque la crisi arriverà ben presto, o la faranno precipitare “loro”, i “proprietari universali” (e per le grandi masse non farà differenza alcuna, perché in entrambe le varianti a pagare saranno loro).

Secondo: il debito, che ora viene usato come una spada sul capo degli italiani, non può e non deve essere “onorato” con manovre che ridurranno drasticamente non solo il tenore di vita di larghissime masse popolari, ma annulleranno i loro diritti fondamentali, sanciti dalla Costituzione Italiana. Il debito è una truffa ai danni dei molti, a vantaggio dei pochissimi. Il debito è iniquo e illegale. Lo paghino coloro che ne sono stati i responsabili.

Noi ci attestiamo sui nostri diritti costituzionali. A essi non abbiamo rinunciato e non intendiamo rinunciare. La Costituzione ci dà il diritto e il dovere di difenderci contro ogni violazione delle sue norme.

La sovranità che abbiamo delegato a questa Europa non è stata usata nei nostri interessi, e in armonia con i nostri principi costituzionali. Abbiamo dunque il diritto di chiederne la restituzione. Almeno fino a che questa Europa cessi di essere lo scranno dei banchieri e cominci a corrispondere alle nostre aspettative.

Si dia dunque modo al popolo di esprimersi in tempi brevi sul tema del debito: con un referendum. L’Italia può e deve farlo, anche se alla Grecia è stato impedito. Compito di un presidente della Repubblica avrebbe dovuto essere, tra gli altri, quello di sottrarre il paese al ricatto dei potenti, siano essi interni o esterni. Nel nome della Costituzione. Se non lo fa lui, lo faremo noi.

Giulietto Chiesa
Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it
Link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/12/arriva-governo-napolitano-monti-goldman-sachs/170345/
12.11.2011

Lettera dall’Argentina- Blog di Beppe Grillo

Fonte: Lettera dall’Argentina- Blog di Beppe Grillo.

Monicelli disse che, purtroppo, in Italia la Rivoluzione non c’è mai stata. Gli angloamericani hanno messo fine al fascismo, non gli italiani. La BCE ha cacciato Berlusconi, non gli italiani e neppure un’opposizione collusa e di cartapesta. I nuovi padroni hanno sempre sostituito i vecchi in questo Paese di servi. Forse ora, almeno una volta nella nostra Storia, potremmo tentare di liberarci da soli. Questa lettera dall’Argentina è un messaggio di speranza.

Caro Beppe, cari tutti,
da piccola mio padre mi raccontava, e io la sognavo, l’Italia. La vostra meravigliosa penisola e il Mediterraneo erano per noi non soltanto la culla, insieme con la Grecia, della civilizzazione occidentale: per il 40% della popolazione dell’Argentina l’Italia era la Madre Patria. Ci chiedevamo perché dovessimo parlare lo spagnolo, con cui non avevamo niente a che fare. I nostri genitori compravano – delle volte con fatica – riviste italiane come la Domenica del Corriere, e noi bambini guardavamo le vignette “Senza parole” cercando di capirle, intanto ascoltavamo Iva Zanicchi cantare “Fra noi”. In buona parte del mio Paese i cognomi sono esattamente i Vostri.
Circostanze fortuite fecero sì che venissi in Italia da ragazzina, volando sola dagli zii e che, subito dopo, ci fosse in Argentina il golpe del ’76. Mio padre decise che era meglio che restassi in Italia. E cosi fu. In Argentina tornai nell’83 dopo una frase di mio cugino di Baudenasca (Pinerolo), che guardandomi soffrire in una crisi di nostalgia mi disse: “Generazione che emigra é generazione perduta”. Scelsi allora che la mia casa sarebbe stata per sempre l’Argentina. Comunque l’Italia é nel mio sangue e nel mio cuore, tanto da portarne la Carta d’Identitá nel portafoglio insieme con il mio Documento Nacional de Identidad. Seguo quindi le questioni italiane da sempre, guardo Rai International come tantissimi argentini, la piú vasta popolazione d’origine italiana in un Paese estero, anche se l’Italia ci ha spesso ignorato. Ho assistito sbalordita a molte vicende italiane degli ultimi anni cosí come alle avventure del Vostro Cavaliere. In Argentina, quelli che voi chiamate i “poteri forti”, non avendo potuto rialzarsi nonostante il golpe e la dittatura, si inserirono nel governo Menem, corrompendolo e travolgendolo sin dall’inizio. Per poco non riuscirono. Va peró detto che dopo Menem siamo riusciti a reagire e quando, con il governo dell’Alianza di De La Rua, vollero darci il colpo finale, la popolazione nelle piazze lo forzó a rinunciare e se ne dovette andare. Non sono stati loro, i “poteri forti”, a cacciare chi era disposto a fare le riforme che vi dicono ora che “ci vogliono” e che un governo da voi eletto non puó fare perché “impopolari”. Siamo stati noi, i cittadini nelle strade, a cacciarlo via nonostante fossimo confusi perché ci tenevano come voi con le spalle contro il muro, attanagliati dai titoli a caratteri cubitali sui giornali con il “Riesgo País” (il vostro “Spread”) che ci avrebbe portati tutti all’inferno se non prendevamo la cicuta. Il dilemma era uguale a quello che é posto a voi e ai greci “Se non volete morire ammazzati, suicidatevi poco a poco“. La legge di “Flessibilizzazione del lavoro”, approvata dal governo De La Rua pagando i senatori, fu derogata.
I contributi (persino quelli), che erano stati privatizzati e consegnati ai “Fondi Pensione”, sono stati recuperati dallo Stato. Il PBI (prodotto interno lordo, ndr) argentino, che nell’anno del default andó giú strepitosamente (-11% nel 2002), cominció subito a crescere ad una media dell’8-9% annua sin dal 2003 e chiuderá il 2011 con una crescita del 7% nonostante la crisi internazionale. Centinaia di ricercatori tornano in Argentina grazie al programma “Radici” del governo; il budget per la pubblica istruzione (dichiarata “bene pubblico” per legge) è passato da meno del 2% del PBI (2001) al 6,5%.
Al “libero commercio” voluto dagli Stati Uniti per il continente americano i nostri Paesi hanno detto no, per volontá di quei presidenti che godono del piú vasto consenso dei loro cittadini e che vengono spesso scherniti dal “Primo Mondo”. Per i media globali Chavez, ad esempio, é un pagliaccio. Cristina, una “populista” che pensa solo a comprare scarpe e borse costose. Evo Morales, un “selvaggio” e cosí via. Stereotipi per screditare i nostri governi perché stiamo resistendo ai “poteri forti”. Cresciamo, abbiamo volontá e fiducia e passione, anche se sappiamo benissimo – perché l’abbiamo imparato a sangue e fuoco – con chi abbiamo a che fare e nonostante loro continuino ad avere qualcuno tra di noi che fa da servo piú o meno ben pagato. Volevo dirvelo, perché l’Italia e gli italiani mi stanno a cuore, perché ho mezza famiglia in Italia. Non lasciatevi portare cosí al macello, non svendete l’Italia. Se non ce la fate Voi, vincono loro. Piú vincono loro, piú siamo tutti a rischio.” Lili A., Santa Rosa La Pampa Argentina

Uscire dall’euro e riprendersi la sovranità monetaria | STAMPA LIBERA

Fonte: Uscire dall’euro e riprendersi la sovranità monetaria | STAMPA LIBERA.

Articolo di Ida Magli

Non ci sono altre vie d’uscita alla situazione: uscire dall’euro e riprendersi la sovranità monetaria. Il quadro è ormai chiarissimo agli occhi di tutti: lo scopo dell’alta finanza e dei banchieri che guidano il mondo è quello di averlo totalmente nelle loro mani distruggendo gli Stati nazionali e ogni differenza politica ed economica.

La prima a dover essere distrutta è l’Europa; le fasi che stiamo vivendo ne sono la più chiara testimonianza. Siamo pilotati spietatamente dalla Banca centrale europea verso la nostra fine, sotto le vesti del fallimento finanziario.

A poco a poco i banchieri prendono il posto dei politici e la democrazia viene messa a tacere, come è successo in Grecia dove invece del referendum annunciato è stato nominato primo ministro un ex vicepresidente della Bce. In Italia, dopo averla spinta nel baratro del debito con gli attacchi ai nostri titoli, è stato inviato dal nido della Bce, dove è stato arroccato per oltre vent’anni, il signor Mario Monti con l’incarico di liquidare qualsiasi volontà di governo democratico e gli ultimi beni che l’Italia possiede.

Dobbiamo chiedere, dunque, nuove elezioni e presentarci in un partito che unisca, al di fuori di ogni ideologia politica, tutti coloro che vogliono raggiungere questo solo scopo:

uscire dall’euro, denunciando come illegittima, e quindi invalida, la rinuncia alla sovranità monetaria da parte di uno Stato sovrano; ricominciare a battere la moneta “Lira” e riservare l’acquisto dei titoli di Stato esclusivamente ai cittadini italiani.

Tutti i soci degli Italiani Liberi, tutti i loro amici e chiunque condivida questa proposta può mandare la propria firma, un’email col proprio nome, o il proprio pensiero all’indirizzo degli Italiani Liberi.

 

email: posta@italianiliberi.it

 

Ida Magli * 11 novembre 2011

Dovete restare in apnea

Fonte: Dovete restare in apnea.

Scritto da Claudio Messora

La comprensione chiara e generale del disegno complessivo che muove le cose del mondo, sia detto chiaramente, è fuori dalla portata di tutti noi. Forse anche di quegli stessi che si trovano, per meriti o per logiche aristocratiche, ai vertici della societá globale. Del resto i rapporti tra i singoli individui – e quindi tra i gruppi di cui fanno parte – sono governati dalla matematica del caos, dalla teoria delle rete o, se volete, dall’effetto del famoso battito d’ali di farfalla.

Detto questo, vi sono certamente delle spinte che tengono a riorganizzare il tessuto sociale per favorire l’ascesa di alcuni interessi a discapito di altri. Quando questi stimoli si organizzano in maniera trasparente e condivisa parliamo di politica. Quando si organizzano lontano dai riflettori, realizzano un sistema dentro al sistema che genera interrogativi e proietta ombre talvolta inquietanti. Su questo, perlomeno… mi pare non ci si possa dividere. Lo stesso Zbigniew Brzezinski, membro fondatore della Commissione Trilaterale su mandato di David Rockefeller, del Gruppo Bilderberg nonché consigliere per la sicurezza nazionale durante il mandato presidenziale di Jimmy Carter, nel 2007 diceva:

“Certamente in qualsiasi sistema politico ci sono accordi che si stringono al tavolo e accordi che si stringono sotto al tavolo. Se parliamo delle organizzazioni che hai menzionato, in realtá sono tutte sopra al tavolo. Sappiamo chi sono. Sappiamo cosa fanno. Probabilmente in molti casi esageriamo la loro influenza. Ma, cosa più importante, operano con trasparenza. Chiunque voglia sapere cosa fa il Consiglio sulle Relazioni Estere (Cfr) può facilmente scoprirlo.”

Difficile dire altrettanto, però, del Gruppo Bilderberg, una conferenza annuale dove si incontrano le stesse persone che occupano, in massima parte, il ruolo di membri della Commissione Trilaterale e quello di ministro, segretario e parlamentare nei nostri parlamenti (da Mario Monti a Giulio Tremonti a Emma Bonino e così via) e dove l’accesso è rigorosamente vietato a qualsiasi giornalista. Rockefeller, ex presidente della Chase Manhattan Bank, lo stesso che ha fondato la Commissione Trilaterale e che ovviamente, per non farsi mancare niente, è membro anche del Bilderberg, avrebbe dichiarato:

“Siamo grati al Washington Post , al New York Times, al Time e ad altre grandi testate i cui editori hanno partecipato ai nostri meeting rispettando il loro impegno di discrezione per quasi 40 anni. Sarebbe stato impossibile per il Gruppo Bilderberg sviluppare il proprio piano per il mondo se fosse stato soggetto alle luci dei media in questi anni”.

Al di lá della veridicitá di questa affermazione, molto discussa come è logico che sia per qualsiasi dichiarazione resa in un consesso privato e vietato alla stampa ma estremamente ragionevole perchè “si sa che il mondo funziona così” (come dice Cacciari), viene naturale domandarsi quali siano nel nostro paese gli editori e le testate che hanno partecipato “con discrezione” al “piano per il mondo – sezione Italia“. Chi ha sponsorizzato Monti? Mi vengono in mente decine di prime pagine del Corriere della Sera. Chi dirige quel quotidiano? Hanno ragione le molte fonti che lo riportano come un membro Bilderberg? A noi comuni mortali non è dato sapere. Però possiamo intuire cosa pensino la maggior parte dei membri della Trilaterale e del Bilderberg rispeetto alle forme di governo e ai loro limiti, visto che sono sempre le stesse persone che passano da un circolo del bridge a un circolo di Burraco al circolo di Camera e Senato. Basta leggere il rapporto The Crisis of Democracy, il quale sostiene che negli States vi sia un eccesso di democrazia, che un’eccessiva partecipazione democratica abbia paralizzato i sistemi politici nell’Europa dell’est e che le uniche democrazie che abbiano mai funzionato siano state quelle dove una significativa parte della popolazione è restata ai margini del dibattito politico, letteralmente “in apnea”.

Ora mi pongo e vi pongo una domanda. Visto che Mario Monti, oltre che valente economista, è anche un uomo Commissione Trilaterale, Goldman Sachs e Bilderberg, esattamente come Lucas Papademos che guarda caso si è insediato ad Atene nello stesso identico momento in cui i governi di Italia e di Grecia cadevano simultaneamente, e visto che Milano Finanza riporta che Goldman Sachs sarebbe all’orgine dell’ondata di speculazione che ha aggredito i titoli di stato italiani, dichiarando nel contempo in un comunicato stampa che le “elezioni sono lo scenario peggiore per i mercati” (sui quali influiscono grazie al cosiddetto “parco buoi”) e che ci vuole un “governo tecnico per abbassare lo spread”, è lecito per un cittadino chiedersi quali e quanti di questi accordi siano stati presi sotto al tavolo?

Se pensate che sia lecito, allora ritagliatevi una ventina di minuti e guardate il video che introduce questo post. E’ di qualche giorno fa, dunque gli ultimi aggiornamenti non ci sono, ma analizzeremo insieme da dove arrivano Mario Monti e soprattutto Lucas Demetrios Papademos, i due podestá forestieri che la finanza mondiale rispettivamente sta per porre a capo del Governo italiano in un caso, e che ha giá posto a capo di quello greco nell’altro.

Se invece pensate che non sia lecito e che dovremmo completamente disinteressarcene, per consentire a “chi sa” di “fare” mentre noi, come spiega bene The Crisis of Democracy, ce ne stiamo tutti in apnea, tranquilli tranquilli ai margini del dibattito pubblico, allora per me non ci sono problemi. Mi basta che tutti insieme prendiamo atto del fatto che il termine “democrazia”, così come è comunemente inteso, è una favola buona per addormentare i bambini. Anche questo è un risultato utile, perché peggio della consapevolezza di poter contare su un diritto di rappresentanza limitato c’è solo l’illusione di sovrastimare la storia del popolo sovrano.

In ogni caso, io sono tra coloro che ritengono utile accendere i riflettori e cercare di capire cosa si muove tra gli alberi, laggiù, al limitare del bosco.

byoblu

Goldman Sachs innesca la crisi e poi piazza Mario Monti a risolverla – video – Cadoinpiedi

Goldman Sachs innesca la crisi e poi piazza Mario Monti a risolverla – video – Cadoinpiedi.


di Claudio Messora11 Novembre 2011

La salvezza dalla crisi demandata agli uomini che l’hanno prodotta
A integrazione del post “Tutto, tranne democrazia!” e del video qui sopra, ecco una notizia di Milano Finanza, noto covo di complottisti. Ci sarebbe Goldman Sachs dietro all’ondata di speculazioni che ha in pochissimo tempo innalzato artificialmente lo spread tra i buoni del tesoro poliennali italiani e suoi cugini tedeschi. Uomini Goldman Sachs innescano la crisi, uomini Goldman Sachs si propongono per risolverla, salendo a Palazzo Chigi per realizzare misure che non sono state dibattute né sottoscritte attraverso un mandato elettorale da nessun cittadino italiano. La terza guerra mondiale non usa carri armati: le nazioni oggi si conquistano rendendo in pochi giorni i loro debiti insostenibili.

Nel rapporto “The Crisis of Democracy”, della Commissione Trilaterale di cui sia Mario Monti che Lucas Papademos (banchiere proposto per il governo tecnico greco) fanno parte (uno tra i tanti club “di ispirazione massonica ultraliberista statunitense”, per dirla alla Odifreddi su Repubblica.it, ma senza dimenticare il Bilderberg, l’Aspen Institute e tutti quei posti dove una certa èlite, da Monti a Tremonti a Draghi, discute amabilmente di strategie politiche ignorando che le sedi preposte esistono e si chiamano istituzioni) viene detto a chiare lettere che un eccesso di democrazia paralizza gli USA e gli stati dell’Europa dell’est. E si sottolinea che:

“Il funzionamento efficace di un sistema democratico necessita di un livello di apatia da parte di individui e gruppi. In passato [prima degli anni '60; nda] ogni società democratica ha avuto una popolazione di dimensioni variabili che stava ai margini, che non partecipava alla politica. Ciò è intrinsecamente anti-democratico, ma è stato anche uno dei fattori che ha permesso alla democrazia di funzionare bene”.

Può anche essere vero, ma se accettiamo che siano questi i principi guida ispiratori di chi sale al governo senza essere stato eletto da nessuno, in conseguenza di attività speculative che ne preparano l’ascesa, allora dobbiamo per forza accettare che la democrazia ha fallito, insieme a tutti i principi ispiratori che in questi anni ci hanno guidato grazie alla rete. E’ la rete che ci ha permesso di coltivare il sogno della conoscenza condivisa. E’ la rete che ha condotto alla stimolazione di uno spirito critico diffuso. E’ la rete che ci ha consegnato un ideale di una consapevolezza allargata. E’ la rete, quindi, che mette in discussione quel livello di apatia che il club di cui Mario Monti fa parte identifica come essenziale per il controllo delle masse. Del resto era proprio Zbigniew Brzezinski, uno dei fondatori della Commissione Trilaterale, a dire che “è più facile ammazzare milioni di persone che controllarle”.

PeaceReporter – ”Se l’Italia non fosse nell’euro…”

Fonte: PeaceReporter – ”Se l’Italia non fosse nell’euro…”.

Il giornalista economico britannico Evans-Pritchard: “L’economia italiana è debole solo secondo i parametri di Maastricht. Se avesse ancora una banca centrale sovrana non sarebbe in questa situazione. La Bce? Incompetente e arrogante”

Il giornalista economico britannico Ambrose Evans-Pritchard, responsabile della sezione economica internazionale del Telegraph, ha scritto pochi giorni fa in un suo articolo:
“Lasciatemi aggiungere che l’Italia non è fondamentalmente insolvente. È in questi pasticci perché non ha un prestatore di ultima istanza, una banca centrale sovrana o una moneta sovrana. La struttura dell’euro ha trasformato uno stato solvente in uno insolvente. Ha invertito l’alchimia”.
Affermazioni degne di nota che Peacereporter ha chiesto a Evans-Pritchard di spiegare.

 

Fondamentalmente la posizione debitoria italiana è solida - ci ha detto il giornalista britannico al telefono - perché non esiste solo il rapporto debito pubblico/Pil stabilito dal Trattato di Maastricht.

Se tra i criteri di sostenibilità di un’economia si considera anche il debito privato, l’Italia risulta uno dei Paesi più stabili d’Europa. L’indebitamento delle famiglie italiane e delle società non finanziarie italiane è il più basso d’Europa (42 per cento del Pil, contro il 103 britannico, l’84 spagnolo, il 63 tedesco e il 51 francese, ndr) e ciò rende il debito aggregato italiano (pubblico più privato) inferiore a quello di Gran Bretagna, Spagna e Francia, e analogo a quello della Germania.

Inoltre lo Stato italiano è uno dei pochi al mondo ad avere un avanzo primario, ovvero a incassare più di quello che spende, al netto degli interessi che paga sul debito pubblico.

Considerate queste condizioni, se il vostro Paese non fosse entrato nell’euro e aveste quindi una banca centrale sovrana in grado di attuare una politica monetaria autonoma espansiva a sostegno dello sviluppo la situazione dell’Italia sarebbe molto migliore. Ovviamente stiamo parlando in linea puramente teorica, perché ormai che siete dentro non potete uscirne: sarebbe una catastrofe per voi e per l’Europa in generale.

Il problema è che la direzione in cui stiamo andando è proprio questa, perché la politica economia della Bce produce risultati nefasti.
La politica monetaria restrittiva della Bce, che anche in questi ultimi anni di piena recessione ha pedissequamente osservato il suo dovere statutario di tenere bassa l’inflazione tenendo alto il costo del denaro, ha ristretto il credito e di conseguenza ha rallentato la crescita di tutta l’Europa. E ora pretende di salvare Paesi in recessione come Grecia e Italia imponendo loro riduzioni salariali e tagli occupazionali che bloccheranno crescita e sviluppo. Incompetenza, per non dire di peggio.

A questo si sommano la pericolosità politica dell’azione della Bce, che impone i suoi diktat in maniera arrogante e offensiva della sovranità nazionale. Si pensi al piano per la Grecia che prevede l’apertura ad Atene di uffici europei permanenti per monitorare l’applicazione di queste misure, come una sorta di viceré europeo.

Passaparola – Perche’ hanno ucciso Gheddafi – Massimo Fini- Blog di Beppe Grillo

Fonte: Passaparola – Perche’ hanno ucciso Gheddafi – Massimo Fini- Blog di Beppe Grillo.

Gheddafi è stato barbaramente ucciso perché le potenze occidentali non potevano permettere che in un processo venissero rivelate le loro corresponsabilità. Il leader libico non era un dittatore isolato. I suoi sostenitori in patria hanno tenuto testa alle forze di attacco NATO per otto mesi in un confronto ad armi impari.

Intervista a Massimo Fini

Perché hanno ammazzato Gheddafi? (espandi | comprimi)
Massimo Fini: Ma credo che ci siano due ragioni, una era la ferocia belluina di questi pseudorivoluzionari libici, l’altra è che comunque l’Occidente non poteva permettersi un processo a Gheddafi perché sarebbero venute fuori tutta una serie di corresponsabilità, soprattutto negli ultimi dieci anni.
Blog: Per quale motivo è stata attaccata la Libia?
Massimo Fini: Questa, a un osservatore normale, sembra una roba misteriosa perché fino a due – tre mesi prima Gheddafi era ricevuto in pompa magna non solo da Berlusconi, con i suoi modi naturalmente grotteschi, ma da Sarkozy etc., evidentemente la ragione più evidente è che vogliono impadronirsi del petrolio, fare della Libia un protettorato a cui poi agli indigeni rimarranno le briciole e loro si prenderanno il grosso.
Non si vede altra spiegazione perché non si capisce perché il dittatore accolto appunto in pompa magna con cui si avevano traffici di tutti i tipi fino a due mesi prima, improvvisamente diventa il mostro, tra l’altro proprio la guerra ha dimostrato che Gheddafi non era un dittatore isolato, aveva una sua base popolare consistente sennò non dura otto mesi una guerra così sproporzionata come quella, con la Nato che usa i bombardieri e gli altri che non hanno più contraerea né aerei.. Oltre tutto ha aspetti veramente grotteschi perché era cominciata dicendo “No fly zone” perché Gheddafi non avesse questa superiorità aerea sui suoi nemici e poi è diventato il contrario, che Gheddafi non aveva aerei suoi, ma ce li avevano gli altri. Poi è tutto falso, la cosa era nata per proteggere i civili, ne ha ammazzati più la Nato con i bombardamenti collaterali, e poi anche l’ultimo episodio. che minaccia erano questo convoglio di disperati di 15 – 20 pick-up o quel che erano? Non minacciavano nessuno evidentemente, stavano cercando di fuggire. Quindi è l’arroganza occidentale coniugata con l’ipocrisia sempre crescente dell’Occidente. In questo senso abbiamo fatto passi indietro. Una volta c’erano le potenze, le potenze se volevano una cosa mandavano le cannoniere e se la prendevano, non mettevano alle spalle nessuna ragione morale. Era una cosa intellettualmente onesta, invece adesso si fanno le stesse cose e anche peggio pretendendo di farle in nome dei principi e in nome della morale e in nome dell’etica. Questo mi pare particolarmente schifoso perché la politica di potenza c’è sempre stata, ma qui è come una sorta di planetaria Santa Inquisizione. La Santa Inquisizione metteva i cunei nei piedi delle sue vittime, gli faceva bere pinte di acqua e va beh, però pretendeva di farlo per il bene della vittima. Così siamo noi occidentali oggi!
Blog: I libici potranno diventare delle vittime dell’Occidente?
Massimo Fini: Passano da un servaggio a un altro con la differenza che almeno i primi servaggi erano libici e adesso saranno occidentali. Non si sono rivendicati la libertà da soli. Non sarebbero arrivati da nessuna parte, si sono liberati grazie ai bombardieri della Nato. E quando è così poi si hanno sempre delle conseguenze, in fondo è quello che è accaduto anche in Italia, noi non ci siamo liberati dal fascismo per nostra forza o merito. La Resistenza è stata un riscatto morale di quelle poche decine di migliaia di uomini e di donne coraggiosi che l’hanno fatta. Ma noi ci siamo autoconvinti di avere vinto una guerra che avevamo perso nel modo più vergognoso. Questi equivoci poi hanno delle conseguenze nel corso del tempo. Pensa solo a tutto il fenomeno terrorista che si richiamava alla Resistenza. Siamo diventati un protettorato americano e la Nato è stata ed è lo strumento con cui gli americani hanno dominato politicamente, militarmente, economicamente e alla fine anche culturalmente l’Italia e anche il resto dell’Europa. L’Italia più di altri paesi.

Chi sono i nuovi rappresentanti libici sedicenti rivoluzionari? (espandi | comprimi)
Massimo Fini: Sono tutti ex gheddafiani che hanno cambiato posizione al momento opportuno. Questo mi fa pensare che ci fosse già un accordo in precedenza prima dell’attacco per cui questi sapevano che sarebbe intervenuta la Nato. Altrimenti non si capisce come questo Ministro della giustizia improvvisamente illuminato sulla via di Damasco diventa un ribelle come se, tornando alla storia meno recente, Galeazzo Ciano fosse successo a Mussolini.

Blog: Con la scomparsa dei leader arabi legati culturalmente all’ Occidente, c’è il rischio di un pan-islamismo o pan-arabismo che prenda il sopravvento di fronte agli Occidentali?
Massimo Fini: Certamente, praticamente quasi tutta la storia degli ultimi venti anni, soprattutto degli Stati Uniti, è fatta di azioni che poi gli sono girate nel culo, penso per esempio all’attacco a Saddam Hussein che ha favorito tutta la componente sciita dell’Iraq e quindi oggi chi veramente comanda in Iraq sono gli ayatollah iraniani contro cui gli americani combattono dall’85 in vari modi. E questo sì, penso che sarebbe circa una giusta punizione francamente, o comunque perlomeno un avvertimento, a non muoversi con questa violenza, con questa arroganza e con questa pretesa di essere il bene, il poter discernere chi è cattivo, chi è buono etc. che è proprio la pretesa totalitaria dell’Occidente.
Blog: Vede un pericolo nel pan-islamismo?
Massimo Fini: Se continuiamo a rompergli i coglioni sì perché anche tutta questa propaganda verso l’Islam per cui l’Islam deve essere moderato, la donna islamica deve omologarsi a quella occidentale etc. alla fine anche negli elementi moderati dell’islamismo produce un riflesso contrario, una rivendicazione di identità. Mi ricordo un episodio accaduto qualche anno fa in Egitto dove tre annunciatrici della televisione egiziana che mai si erano sognate di mettersi il velo sulla testa sono comparse con il velo, proprio per rivendicare la propria identità e per respingere questo colonialismo anche culturale, niente affatto innocente, dell’Occidente. Ma se tu togli all’Islam il ruolo che la donna ha lì distruggi l’Islam, è peggio che tirargli una bomba atomica! Ecco perché si continua a battere questa cosa, mi ricordo la storia di quella donna iraniana, Sakineh, che era stata condannata alla lapidazione. Certo, la lapidazione è una cosa deprecabile, però in Italia sono comparsi cartelli “Sakineh subito libera”. Ora questa aveva accoppato il marito, è come se uno dicesse “la Franzoni subito libera”.
Quindi c’è una sorta di deformazione e “disinformatia” continua e costante nei confronti del mondo arabo, musulmano o dell’Iran che è una cosa diversa ancora e questo non può che avvantaggiare il radicalismo alla fine, se io fossi islamico sarei radicale, credo e temo.
Blog: Ora che il castello di carte sta arrivando alla Siria e forse allo Yemen, è possibile che la NATO e gli USA, oppure delle forze alleate, abbiano come obiettivo l’ Iran?
Massimo Fini: È possibilissimo perché sono anni e anni che l’Iran è sotto il mirino, se pensi a tutto il discorso sul nucleare iraniano, beh l’Iran ha firmato il trattato di non proliferazione nucleare, quando ha aperto i suoi siti ha dato accesso agli ispettori dell’Onu perché venissero a controllare e tutt’oggi da Vienna partono gli ispettori. Si è appurato che questo arricchimento dell’uranio è del 20 per cento, per arrivare alla bomba ci vuole il 90, e nonostante questo ci sono state sanzioni contro l’Iran e una continua minaccia come se questi non potessero farsi il nucleare civile che serve a fini energetici e medici. È come se noi volessimo aprire Caorso, non è la nostra linea, ma poniamo l’Italia volesse riaprire Caorso, dice: “no perché tu in teoria poi potresti farne un’atomica”. È tutto un atteggiamento estremamente aggressivo nei confronti dell’Iran, quindi il prossimo obiettivo dovrebbe essere quello, anche se è un obiettivo difficile nel senso che sì se li buttano cinquanta bombe atomiche lo distruggono. Abbiamo percezioni assolutamente grottesche, l’Iran è una grande cultura. Mi ricordo che quando ero lì anche la prima borghesia non solo conosceva i nostri maggiori, dico Dante, Boccaccio, Petrarca ma parlo di quell’epoca leggeva Calvino, Moravia, insomma noi al massimo sappiamo di Omar Khayyám. Abbiamo sempre questo atteggiamento come se gli altri fossero culture inferiori, il concetto di cultura superiore è la nuova declinazione del razzismo non fatta più nel modo classico perché non si può più fare perché c’è stato Hitler ma è esattamente la stessa cosa.
Blog: La copertura dell’Onu alla Nato apparentemente è stata data nell’attacco, è stata una copertura reale o è stata una messa in scena? Che ruolo ha adesso l’Onu in queste cose?
Massimo Fini: L’Onu, scusate la volgarità, è una cosa che va su e giù come la pelle dei coglioni. Quando gli serve avere la copertura se la procurano e quando non ce l’hanno, com’è stata l’aggressione alla Serbia o l’aggressione allo stesso Iraq non importa, va bene lo stesso. Quindi per me l’Onu non conta niente, del resto questi cinque paesi che hanno diritto di veto basta che si mettono d’accordo loro sono i paesi più potenti del mondo e quindi hanno creato un nuovo diritto internazionale rispetto a quello precedente, un esempio in Libia e prima ancora in Serbia. C’è un principio secondo me sano, sennò diventa una guerra permanente di tutti contro tutti, la non ingerenza militare negli affari interni in uno stato sovrano.

La Cina e la Russia sembra stiano a guardare. Cosa ci dobbiamo attendere in futuro? (espandi | comprimi)
Massimo Fini: Quello che penso è che noi, anche se bisogna ingoiare un brutto rospo che è il genocidio ceceno compiuto prima dai sovietici e poi dai russi, dovremmo avvicinarci molto più alla Russia che all’America. Può darsi che queste rivolte arabe e tutto quanto si estendano finalmente anche a questo regime infame che abbiamo in Italia. Io penso a un’insurrezione di tipo proprio come quella tunisina che è stata la più limpida delle rivolte arabe, è stata violenta ma non armata, in due giorni l’hanno cacciato e secondo me sarebbe possibilissimo anche qui se noi avessimo la vitalità perché poi c’è il fatto che l’età media dei tunisini è 32 anni, l’età media degli italiani è 44,5. Quindi c’è una mancanza proprio di vitalità, poi ci sono attualmente gruppi che si oppongono, fanno il loro lavoro come il vostro (MoVimento 5 Stelle, ndr), come altri più piccoli meno noti etc. però è un discorso culturale soprattutto che prima di potersi espandere ci vorrà tempo, forse troppo tempo.
Blog: Non ci sarebbe il rischio di una ingerenza straniera nel caso ci fosse un cambiamento radicale in Italia?
Massimo Fini: Beh un tentativo di ingerenza ci potrebbe benissimo essere, dubito che da noi se dovesse succedere ci si piegherebbe a una cosa di questo genere perché abbiamo anche una storia un po’ diversa, non credo che accetteremmo protettorati in questo caso però prima bisogna mandare a casa questi e poi ci pensiamo! Questi intendo tutta la classe politica italiana che avrà anche in mezzo qualche brava persona e potrei dire qualche nome, ma che nel complesso è quella che vediamo insomma, da destra a sinistra, peggio la destra, ma insomma siamo lì.

ERA UNA TRAPPOLA DALL’INIZIO | STAMPA LIBERA

Fonte: ERA UNA TRAPPOLA DALL’INIZIO | STAMPA LIBERA.

Articolo di Cobraf * Link

Ora senti da tutte le parti che mancano 300 miliardi o 500 miliardi di euro per tenere a galla l’Italia, che l’Europa stessa ha bisogno di 1.000 miliardi o forse 2.000 miliardi di euro (nessuno sa bene quanti) per tenere su Grecia, Portogallo, Irlanda, Italia e Spagna e se queste franano poi tutti in Europa vanno giù e se l’Europa va giù mezzo mondo va giù.

Per impedire questa catastrofe sono mesi allora che leggi che si stanno approntando ogni weekend negli incontri al vertice dei “Grandi” dei complicati piani “di salvataggio”, di cui quasi nessuno capisce molto, anche perchè cambiano sempre e non sono ancora precisati, salvo intuire che tutti garantiscono per tutti, gli irlandesi garantiscono i greci, i portoghesi garantiscono per gli spagnoli, gli italiano devono garantire per i greci, spagnoli e portoghesi e viceversa ecc… tutti garantiranno per i debiti e le banche di tutti. Il che sembra insensato.

Ma tutto è molto confuso, complicato e suona anche minaccioso per cui la gente ne è intontita e intimorita. Quando si avanzano le proposte di nuove tasse o tagli qualcuno si arrabbia, ma poi crolla la borsa, crolla persino il BTP, ti ritrovi perdire persino su titoli di stato che scadono tra due anni di quelli sicuri, si paventa il crac dell’euro seguito da panico generale, svalutazione secca e poi chissà cosa altro per cui si sta buoni ad aspettare gli eventi

Ma in tutta questa confusione si intuisce che ci sono enormi debiti pubblici, anche le banche hanno debiti (ma non ricevono i soldi dai depositanti che si indebitano con loro?) e occorre ora tanto denaro per pagare questi debiti. E sono debiti specie verso l’estero, per cui siamo alla mercè di quello che decidono a Londra, New York, Parigi e Berlino e questi decidono che vogliono i sacrifici, più tasse e tagli, per succhiare soldi agli italiani e rassicurare questi investitori che pagheranno le rate e gli interessi

Vale la pena di ribadire che tutto quello che sta succedendo è, dal punto di vista della maggioranza dei cittadini, demenziale ed è sbagliato alla radice, un errore colossale (se non è anche una trama deliberata).

Il punto è che lo schema dell’euro è una trappola, per come è stato costruito dall’inizio e non poteva che finire così. In pratica negli ultimi 10 anni l’integrazione economica c’è stata non con i paesi europei, ma con la Cina, India e Asia che ci hanno invasi, cioè la Unione Europea è stata un pretesto per integrarci di più non con l’Olanda o la Germania, ma con i paesi del terzo mondo a basso costo. Quello che è avvenuto all’interno dell’ Europa invece è che hanno tolto la sovranità monetaria, cioè l’Italia non ha più la sua moneta e DEVE INDEBITARSI NELLA MONETA DI ALTRI PAESI. CI INDEBITIAMO IN UNA MONETA CHE NON CONTROLLIAMO E NON RIFLETTE LA NOSTRA ECONOMIA.

Purtroppo il controllo della moneta è il controllo del denaro e della ricchezza e uno stato che vi rinuncia (e in più si lascia invadere dalle merci dei paesi dove si lavora per 1 euro all’ora) si suicida economicamente

La moneta è essenziale e lo stato italiano dovrebbe poter decidere o influenzare sia il suo valore che la sua quantità. Il valore come noto non possiamo perchè riflette anche altri 12 paesi. E per la quantità di moneta ? Se l’economia è ferma e hai risorse inutilizzate, hai disoccupazione dovresti stimolare con della moneta l’economia. Ma come crei moneta ? Il debito è moneta nell’economia attuale, il deficit pubblico crea moneta e il credito bancario pure crea moneta, il 90% della moneta si crea in questo modo.

Ma non solo non lo possiamo fare, ci viene imposto di fare il contrario esatto, di ridurre la moneta, perchè dobbiamo ridurre il deficit pubblico con tasse e tagli mentre le banche riducono il credito e i cittadini e le imprese stesse sono abbastanza saturi di debito e non ne vogliono assumere altro. E non è neanche più possibile una svalutazione che rifletterebbe il fatto che costiamo troppo e non competiamo

Non possiamo svalutare come fanno inglesi, americani, cinesi, coreani, non possiamo creare moneta per stimolare l’economia come fanno giapponesi, cinesi, americani, inglesi e brasiliani e tanti altri. Siamo in trappola. Ma ci dicono tutti i giorni che è necessario suicidarci perchè altrimenti rischiamo “il default” e usciamo dall’euro. La Svizzera, l’Inghilterra, la Norvegia, la Corea, Singapore e il Giappone sono fuori dall’euro o da altre unioni monetarie. Anche noi lo siamo stati per secoli, abbiamo sempre avuto una nostra moneta e persino unificare le monete dei vari stati italiani è stato difficile nel 1800

Tutto quello che si racconta sui pericoli dell’inflazione, svalutazione, default se si esce dall’euro o si finanzia il debito pubblico senza pendere soldi a prestito sono finzioni. Lo stato italiano deve poter controllare il valore e la quantità della sua moneta, come è sempre stato. Non si può cedere il controllo della moneta ad altri. Una volta che controlliamo la moneta non c’è nessun default. Ci può essere inflazione, ma persino in Argentina che ha fatto un default caotico nel 2001 l’economia va molto meglio della nostra da quando si sono liberati del vincolo della parità con il dollaro e del debito estero

SE LO STATO ITALIANO POTESSE ORA SVALUTARE E STAMPARE MONETA RISOLVEREBBE BUONA PARTE DEL PROBLEMA DEL DEBITO PUBBLICO

Negli Stati Uniti dal 2008 stanno stampando moneta per comprare titoli sia di cartolarizzazioni di mutui che è un modo di creare indirettamente credito che titoli di stato. Bene, l’inflazione USA al momento è identica a quella italiana, anche se noi non stiamo facendo niente del genere.

La Cina stampa moneta per comprare valuta estera e in questo modo poi pompa credito e non ha un inflazione fuori controllo, per un paese che cresce al 9% un inflazione al 6% è quasi OK…

Il Giappone come noto da 15 anni sta monetizzando il debito pubblico stampando moneta e il risultato è un inflazione più bassa e una valuta più forte degli altri !!! In Giappon questa moneta che hanno stampato l’hanno usata per sussidi e lavoro pubblici. Hanno sicuramente anche sprecato, ma dov’è l’inflazione e dov’è la svalutazione ? E’ successo il contrario, hanno stampato moneta e speso e l’inflazione è scesa e la valuta è salita ! Il contrario di quello che raccontano. Perchè i giapponesi non si sono indebitati come stato all’estero

UNO STATO NON HA BISOGNO DI INDEBITARSI ALL’ESTERO, PERCHE’ PUO’ CREARE MONETA SE NECESSARIO. La moneta si crea tramite il deficit pubblico e il credito bancario ed entrambi sono controllati dallo stato. Se la si crea in una % ragionevole, non superiore al 5-6% annuo e se questa moneta è diretta soprattutto per infrastrutture e non solo sussidi e stipendi non crea inflazione, crea posti di lavoro. Se crei posti di lavoro e produci beni non crei inflazione, perchè i nuovi posti di lavoro creano domanda di beni e però la domanda di beni aumenta anche lei e tutto va per il meglio

La Cina ha un boom economico continuo sostenuto in gran parte da enormi investimenti, in infrastrutture, fabbriche ma anche costruzioni più che consumi. Ma questo perchè crea moneta a ritmi del 15% annuo. C’è molto spreco, ma dato che bene o male sono investimenti e che controlla la sua moneta per ora il reddito e l’occupazione aumenta. Se facesse parte dell’Unione Europea con la BCE starebbe fresca. Ma anche se si indebitasse all’estero, la Cina ha costruito tutto il boom senza prendere una lira in prestito all’estero. E dove hanno trovato i soldi che erano poveri fino a 10 anni fa ? Hanno stampato moneta !!!. Non hanno fatto l’errore di tanti paesi sudamericani e del terzo mondo di farsi prestare i soldi ad interesse dalle sanguisughe delle banche internazionali

La Cina non fa testo perchè parte da una base arretrata ? E il Giappone allora che non ha mai preso prestiti esteri in pratica ?

La Germania hitleriana condusse un gigantesco esperimento di creazione di moneta interna (moneta non disponibile per stranieri) stampata per pagare lavori pubblici, sussidi e altro e persino per ritirare il debito pubblico emesso in precedenza. Il risultato fu un boom economico e nessuna inflazione fuori controllo (più alta della media degli altri paesi, ma questi erano anche più depressi). Se uno vuole legge le memorie di Hjalmar Schacht, il ministro delle finanze di allora, “The Magic of Money” uscito prima che morisse nel 1967 che ti racconta come mai. E ti spiega anche la differenza di quando nel 1923 stamparono moneta e crearono un iperinflazione terrificante…

L’iperinflazione tedesca del 1922-1923 viene sempre usata come spauracchio sui pericoli dello stato che stampa moneta per finanziarsi. Ma se leggi le memorie di di Hjalmar Schacht che fu nominato governatore della Reichsbank per mettere fine all’iperinflazione nel 1923 per cui sapeva meglio di tutti quello che è successo, all’epoca metà della moneta veniva stampata da banche private e la banca centrale stessa prestava agli speculatori sui cambi esteri i quali andavano short il marco e lo disintegravano… Cioè stampavano moneta e la prestavano alla speculazione che la usava per andare short la loro valuta…Schacht invece stampò moneta in misura limitata e solo per creare infrastrutture e le cose andarono bene.

Se la BCE stampasse moneta per un piano di infrastrutture risolverebbe metà del problema. Se la Banca d’Italia avesso di nuovo la lira e finanziasse parte del debito come fanno oggi gli inglesi stampando moneta e la spendesse in infrastrutture sarebbe ancora meglio. Siamo stati intrappolati, dobbiamo poter tornare a comandare a casa nostra

La fine della Seconda Repubblica- Blog di Beppe Grillo

Fonte: La fine della Seconda Repubblica- Blog di Beppe Grillo.

Il Cavalier Silvio Berlusconi è stato ricevuto al Quirinale dalla controfigura di Umberto II, l’ultimo re d’Italia. La scena nei modi e nella sua rappresentazione è la medesima del 1943, quando a Villa Savoia Vittorio Emanuele III comunicò al Cavalier Benito Mussolini il suo licenziamento. In entrambi i casi il successore venne scelto dal regnante. Ieri fu Badoglio, adesso è Monti. La caduta del fascismo avvenne per una guerra mondiale persa. Quella del berlusconismo per un disastro economico di livello europeo. I liquidatori furono allora gli angloamericani, oggi i tedeschi e i francesi. Lo spread sopra i 500 punti ha cacciato queste caricature di governanti, di ministri e ministresse, non l’opposizione. Se fosse stato per il Pdmenoelle, questo governo sarebbe durato per sempre.
Un fantasma si aggira per l’Europa, quello del fallimento dell’euro. Il detonatore è l’Italia e il suo debito pubblico che vanno messi sotto tutela prima che sia troppo tardi. Ma è già troppo tardi… Nel frattempo però, come quando un’azienda fallisce, i creditori vogliono recuperare il massimo possibile prima del default italiano. Il Governo Monti ridurrà l’esposizione internazionale del nostro debito. La patrimoniale è cosa già fatta, insieme all’introduzione dell’Ici sulla prima casa e al taglio dei dipendenti pubblici.
Berlusconi è un vecchio zombie, era già morto politicamente nel 2008. Lo resuscitò Waterloo Veltroni, e le opposizioni, per tre anni che sono sembrati lunghissimi, lo hanno protetto in innumerevoli voti di fiducia e regalandogli deputati a piene mani, da Calearo a Razzi, per tacer di Scilipoti. La Seconda Repubblica volge al termine. Ci ha fatto largamente rimpiangere la Prima. I partiti si sono impadroniti dello Stato e se ne sono nutriti. Chi grida “Elezioni, elezioni!“, non sa di cosa parla, o forse pensa solo alle poltrone. La data delle elezioni è già stata decisa a Washington, Parigi e Londra, con tutta probabilità sarà il 2013. Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale siamo un Paese a libertà limitata con basi americane che presidiano tutta la penisola. Ora siamo stati messi anche ai domiciliari. La politica economica non è più di nostra competenza, ma del FMI e della BCE. Riceviamo lettere dalla UE che sono l’equivalente di ordini, ultimatum. Mussolini, all’uscita del colloquio con il re, fu caricato su un’ambulanza. Gli venne detto che era per proteggerlo. In realtà, il mezzo era pieno di Carabinieri che lo arrestarono. Ieri sera l’ambulanza non c’era davanti al Palazzo del Quirinale e neppure i Carabinieri. Peccato. Sarebbe stata una degna e appropriata uscita di scena. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Quel “colloquio” scoperto da Borsellino tra mafia e parti infedeli dello Stato

Fonte: Quel “colloquio” scoperto da Borsellino tra mafia e parti infedeli dello Stato.

Una riflessione con Attilio Bolzoni

«Paolo mi ha detto testualmente: “C´è un colloquio fra la mafia e parti infedeli dello Stato”».

La frase di Agnese Borsellino riferita diversi mesi fa ai magistrati di Caltanissetta e riportata ieri dal quotidiano la Repubblica ci dà lo spunto per aprire una riflessione con Attilio Bolzoni, inviato di punta del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari. Tutto ruota attorno alla scomparsa dell’agenda rossa di Paolo Borsellino pochi minuti dopo la strage di via D’Amelio. Quell’agenda custodiva verosimilmente le intuizioni, le analisi e le rivelazioni del giudice Borsellino sulla strage di Capaci e sulla “trattativa” tra Stato e mafia di cui era stato messo a conoscenza. Nella ricostruzione di Attilio Bolzoni e Francesco Viviano viene focalizzato il periodo dal 23 al 28 giugno 1992. In quei giorni si susseguono una serie di eventi che ruotano attorno alla “trattativa”, a partire dall’incontro del 23 giugno tra il capitano De Donno e Liliana Ferraro nel quale l’ufficiale del Ros avrebbe messo a conoscenza l’ex direttore degli affari penali sulla possibile “collaborazione” di Vito Ciancimino a fronte di “garanzie politiche”. “E’ un fatto gravissimo – spiega Bolzoni – che una persona come Liliana Ferraro, amica di Giovanni Falcone, si sia ricordata di un simile avvenimento solamente 17 anni dopo”.

“Probabilmente – prosegue – il tema dell’incontro del 25 giugno alla Caserma Carini tra Paolo Borsellino, Mori e De Donno riguarda la ‘trattativa’. Non dimentichiamoci che in quei giorni c’è anche l’incontro con Subranni e Borsellino dopo averlo incontrato dice a sua moglie: ‘Subranni è punciuto’. E’ la stessa Agnese Borsellino a raccontarlo ai magistrati di Caltanissetta”. Per l’inviato di Repubblica quel “colloquio fra la mafia e parti infedeli dello Stato” di cui parla la signora Agnese rappresenta a tutti gli effetti “la certezza che Paolo Borsellino era stato messo a conoscenza di quella maledetta trattativa”.

Partiamo dalla scomparsa dell’Agenda rossa, da questo mistero legato a doppio filo con la strage di via D’Amelio.
Non sono stati certamente mafiosi del calibro di Riina, Brusca, Madonia a far prendere l’agenda rossa di Paolo Borsellino, sono stati uomini degli apparati dello Stato a prenderla, che sapevano cosa c’era scritto dentro.

Cosa si cela dietro a tutte le reticenze dell’ufficiale dei carabinieri, Giovanni Arcangioli, fotografato mentre si allontana da via D’Amelio reggendo la valigetta di Paolo Borsellino e indagato dalla procura nissena per furto aggravato?
Allo stato c’è una sentenza della Cassazione che lo proscioglie per non avere commesso il fatto, ciò non toglie che è scontato che l’agenda rossa si trovasse all’interno della valigetta di Borsellino (successivamente non è stata rinvenuta all’interno della valigetta del giudice, ndr), chi nega che questa possa non esservi stata quel giorno mente sapendo di mentire. Chi di noi si è ritrovato in via D’Amelio quella giornata ha immediatamente compreso che non si trattava solo di mafia. La data del 19 luglio 1992 segna inevitabilmente l’inizio della fine della mafia dei corleonesi con tutte le conseguenze giudiziarie che porta con sé l’uccisione di Borsellino. Qui stiamo parlando di altre componenti, dei cosiddetti “servizi deviati”, o anche di organizzazioni terroristico-eversive, o chissà che altro. Non solo non è stata solo Cosa Nostra, ma è evidente che Cosa nostra è stata messa nel sacco.

Da chi ha fatto “la trattativa”?
Ritengo che vi siano 3 trattative: la prima che avviene prima dell’arresto di Riina, la seconda dopo il suo arresto e la terza attraverso i nuovi referenti politici. Le stragi vengono fatte perché non si fidano più dei vecchi referenti, ammazzano così Salvo Lima e cominciano a trattare con i nuovi referenti.

Quell’omicidio è a tutti gli effetti uno spartiacque e apre la strada a quella strategia stragista culminata nel ’93.
Dopo l’omicidio Lima alcuni uomini politici temono per la propria incolumità e ancora di più dopo l’omicidio di Falcone. Contestualmente Mario Mori e Giuseppe De Donno si incontrano con Vito Ciancimino. Io ritengo alquanto improbabile che siano andati di loro spontanea volontà. Dal canto suo Massimo Ciancimino, al di là del suo personaggio, rivela particolari molto interessanti su questo specifico punto che non vengono smentiti dagli stessi ufficiali dei carabinieri. Massimo Ciancimino dichiara ai magistrati che il padre voleva sapere se Mori e De Donno erano “soli” o se invece “qualcuno” li aveva mandati e quindi se avevano “coperture”. Quando escono fuori i nomi dei ministri Nicola Mancino e Vincenzo Rognoni (quali possibili intermediari, ndr) i due ufficiali smentiscono, così come quando esce fuori il nome di Luciano Violante. Massimo Ciancimino invece afferma che suo padre gli avrebbe confidato che voleva “coperture” anche dall’opposizione e “aveva individuato in Violante che aveva in mano tutta la magistratura”. Per quanto possono essere spregiudicati questi carabinieri dei reparti speciali io credo che un passo così grosso non lo abbiano fatto da soli.

Un altro dei misteri del nostro Paese ruota attorno alla mancata perquisizione del covo di Riina.
Per quanto si possa specularci sopra resta una vicenda emblematica per la sua ambiguità. L’ex colonnello Mori ha gestito quell’operazione o è stato comandato a gestirla? Io sospetto che Mori sia stato un comprimario in quella vicenda e non il protagonista. Penso che sia la vicenda del covo di Riina che quella della trattativa hanno dei mandanti politici. Al di là del fatto che Mancino ed altri smentiscono queste ricostruzioni la trattativa è andata comunque avanti. Ci sono state le stragi nel Continente dopodiché, una volta insediata una nuova forza politica, le stragi si sono fermate per sempre. Il filo del ragionamento è preciso, la questione delle prove è tutt’altra.

Cosa unisce il fallito attentato all’Addaura alle stragi del ‘92/’93?
C’è un filo unico che parte dal fallito attentato all’Addaura e termina con le stragi del ’93. Cominciamo con delle ipotesi, io non so se all’Addaura c’era il cosiddetto “faccia da mostro”, questo è compito dei magistrati stabilirlo. La nuova ipotesi investigativa del 2009 ribalta quella di vent’anni fa. I fatti sono i seguenti: il giorno dopo il fallito attentato Giovanni Falcone definisce gli autori “menti raffinatissime”. Giovanni Falcone era il massimo esperto di questi temi, un uomo dall’estrema prudenza, ed è alquanto singolare che si sia lasciato andare a simili commenti senza una ragione. Falcone sa bene che le “menti raffinatissime” non sono i Galatolo, i Madonia, Totò Riina o Provenzano. Quando si usano questi termini si pensa subito ai servizi segreti, ad apparati dello Stato. Ma andiamo per ordine. Il 5 agosto 1989 muore in circostanze misteriose l’agente di polizia Nino Agostino e con lui sua moglie Ida Castelluccio. Riina fa un’indagine interna e non scopre nulla: non è stata Cosa Nostra. Si è trattato di un omicidio passionale come hanno voluto far credere con le indagini della squadra mobile dell’epoca?! E chi ha fatto sparire le carte di Nino Agostino dal suo armadio? A marzo dell’anno successivo muore l’agente Emanuele Piazza, ecco che viene seguita un’altra pista passionale. Per mesi i Servizi negano al pm Antonino Di Matteo la collaborazione di Piazza con il Sisde. Un altro aspetto inquietante viene dalla presenza del capo della Squadra mobile di Palermo, Arnaldo La Barbera, nei libri paga del Sisde dal 1986 al 1988, con il nome in codice “Rutilius”. Per non parlare dei verbali che mancano. Il padre di Nino Agostino racconta dopo la scomparsa del figlio di quella “faccia da mostro” ma non c’è nessun verbale dell’epoca su quelle dichiarazioni. E’ evidente che non sono prove che ha fatto sparire Cosa Nostra, la ‘Ndrangheta o la Camorra.

Dopo l’Addaura c’è la strage di Capaci.
Giovanni Falcone doveva essere ucciso a Roma con “armi corte”. Nella capitale Falcone girava senza scorta, poi invece viene ordinato al commando predisposto per la sua eliminazione di ritornare in Sicilia perché è lì che si deve fare l’attentato con altre caratteristiche. Di ben altro significato. Di fatto era molto più facile ucciderlo a Roma. Dopo soli 57 giorni c’è la strage di via D’Amelio. Il depistaggio relativo alle prime indagini sulla strage di Borsellino che sta emergendo oggi ruota attorno alla mancata “paternità” di una “soffiata” della Squadra mobile e del Sisde sulla 126 utilizzata come autobomba. Prima c’è la “soffiata” e poi spunta Vincenzo Scarantino. Ma quello è solo l’atto finale di una strategia che dura da anni. Una strategia all’interno della quale quelle forze mafiose erano alleate con alcune forze di apparati dello Stato e hanno camminato sempre insieme. Questo è abbastanza evidente, poi però trovare le prove giudiziarie è un altro discorso.

Resta il fatto che più ci addentriamo all’interno di questa strategia criminale e più si delinea quello che può essere definito uno “Stato-mafia”.
Più che uno “Stato-mafia” io vedo un “doppio Stato”. C’è uno Stato che commemora Falcone, gli eroi, con tanto di fanfare e carabinieri a cavallo, e poi c’è un altro Stato che butta le indagini sulle stragi di Falcone e Borsellino in un magazzino fatiscente a marcire in mezzo agli escrementi dei topi. Lì dentro sono state ritrovate carte semidistrutte dall’umidità. Una cosa vergognosa! Eccolo il doppio Stato: uno Stato che collabora con Falcone attraverso funzionari come Beppe Montana, Ninni Cassarà e altri che gli hanno dato la vita, e poi un altro Stato che ha remato contro con funzionari infedeli, talpe, spioni, gente asserragliata dentro l’alto commissariato antimafia che agivano di contrasto all’azione efficace e moderna di Falcone. Per non parlare del Csm, non è stato anche quest’organo di autogoverno che ha bocciato ogni sua iniziativa?! Stiamo parlando di uno Stato che non lo ha fatto diventare superprocuratore, che non lo ha fatto diventare consigliere istruttore e via dicendo. Ogni volta che era candidato a qualche carica veniva bocciato. Un doppio Stato: uno Stato al servizio dei cittadini e un altro al servizio di interessi oscuri.

La pretesa di verità sul biennio stragista ‘92/’93 di una parte del nostro Paese si contrappone a quello che tu definisci il “doppio Stato”.
Secondo me quando i magistrati di valore come Falcone e Borsellino ieri, ed altri oggi, si avvicinano a certe verità nel nostro Paese (e la nostra è una democrazia molto giovane) ci sono sempre delle forze che si agitano all’interno dello Stato per impedirlo. Credo perciò che sia ancora molto presto per arrivare a queste verità di cui sapremo qualcosa solo tra molti anni. Sono pochissimi gli uomini che si occupano delle indagini sulle stragi. Prendiamo ad esempio la procura di Caltanissetta che vede impegnati su questi temi il procuratore capo, un paio di aggiunti e qualche sostituto. Tra l’altro il distretto di Caltanissetta deve occuparsi anche del comprensorio di Gela che è alquanto impegnativo dal punto di vista giudiziario. Stesso discorso vale per i funzionari che hanno le deleghe per lavorare a Caltanissetta. A me risulta che vi sia un solo funzionario che lavora a tempo pieno sul mistero delle stragi, credo che il presidente della Repubblica dopo aver letto alcuni articoli di stampa abbia concesso alla procura nissena quattro sottoufficiali, due della Guardia di Finanza e due dei Carabinieri che hanno rinforzato questo nucleo. Ma i misteri d’Italia si devono risolvere con 6-7 persone? Non metto in dubbio la loro altissima professionalità, ma qui ci vorrebbe la concentrazione delle migliori forze investigative per scoprire chi ha ucciso Falcone e Borsellino.

Non ritieni comunque che il momento attuale sia particolarmente decisivo per poter arrivare ad individuare i mandanti delle stragi?
Io ritengo che il mandante “siciliano” di queste stragi è stato condannato ed è sicuramente Totò Riina, mentre il mandante “italiano” non lo hanno mai cercato fino in fondo. Sono convinto che ci sia realmente un mandante “siciliano” e un mandante “italiano”.

da: AntimafiaDuemila.com

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