Archivio Mensile: dicembre 2011

L’Italia in crisi compra i jet da guerra. La Spesa? 20 miliardi, come la finanziaria | STAMPA LIBERA

Fonte: L’Italia in crisi compra i jet da guerra. La Spesa? 20 miliardi, come la finanziaria | STAMPA LIBERA.

E’ deciso, l’Italia in crisi comprerà 131 caccia bombardieri nucleari F35 Lockheed. La produzione sarà avviata a fine 2012 nel cantiere di Cameri, in provincia di Novara. A metà 2013 le prime consegne. Non si sa come li useremo. Ci costeranno quasi quanto la finanziaria che in questi giorni ha varato il governo Monti, che ha sancito forti aumenti delle accise dei carburanti e la stangata sulle pensioni…

ComeDonChisciotte – SARA’ UNA STRAGE

Fonte: ComeDonChisciotte – SARA’ UNA STRAGE.

DI PAOLO BARNARD
paolobarnard.info

Piantatela di leggere i quotidiani e di guardare i TG. Non ha senso. Leggete qua.

L’Italia già da tempo ha un surplus di bilancio primario. E se io ti dico questa cosa, a te signor Gino Franchi o a te signora Marta Fasini, a te studentessa di legge o a te studente di storia, rimanete lì a sbadigliare senza capirci niente. E invece sapete cosa vi ho appena detto? Vi ho appena detto che la manovra di lacrime e sangue di Mario Monti è un buffetto sulla guancia confronto a quello che dovrà arrivare. Sarà una strage, e qui lo scrivo, almeno qui, visto che questi allarmi salva-vita non saranno mai lanciati da Michele Santoro, per malafede, o da Jacopo Fo e Beppe Grillo, per desolante ignoranza. (non cito la CGIL perché sono analfabeti, quindi non è colpa loro)

In parole semplici, già dai tempi di Berlusconi l’Italia ha un surplus di bilancio primario e questo significa che se si escludono dai conti dello Stato italiano gli interessi che deve pagare sul suo debito pubblico, esso già da tempo incassa ogni anno più di quanto spende. Quindi già da tempo l’Italia ha non solo raggiunto quel pareggio di bilancio che Draghi e Merkel vorrebbero nel nostro futuro, ma da anni l’Italia ha un surplus di bilancio in realtà. Questo surplus di bilancio significa che lo Stato da anni ci sta tassando più di quanto spende per noi; significa in altre parole che da anni lo Stato sta prelevando dai nostri conti correnti più denaro di quando ve ne versa, ed è in attivo. Ma a tutti i cittadini italiani viene raccontato, da TUTTI i media e da Monti, che abbiamo un deficit di bilancio cronico e che dobbiamo rimediarlo, cioè che siamo in passivo. Non è vero, siamo da anni in attivo. Ma aspettate, perché essere in attivo, come ho appena scritto, non è per nulla una bella notizia e quanto segue è orrendo.

La situazione riassunta è questa: in realtà i conti annuali (entrate e uscite) del nostro Stato sono in attivo da tempo (surplus di bilancio), e questo significa che da tempo ci tolgono più denaro di quanto ce ne diano in stipendi, servizi pubblici, opere. I risultati di questo sono evidenti, e sia l’Istat che la Caritas hanno documentato nei dettagli l’impoverimento vertiginoso di milioni di famiglie italiane, fallimenti aziendali a catena e disoccupazione tragica, deflazione economica ecc. Ma a tutti i cittadini italiani viene raccontato, da TUTTI i media e da Monti, che la cura di quell’impoverimento scandaloso è…il pareggio e il surplus di bilancio! Certo, la cura per l’anemia è l’emorragia, certo. Ma di più.

Adesso, a causa degli interessi sul debito pubblico che l’Italia dovrà pagare a breve, Monti dovrà aumentare ancor di più il surplus di bilancio che già abbiamo, cioè dovrà tassarci molto ma molto di più di quanto lo Stato già ci tassi oggi, ultima manovra inclusa. Capite? Già siamo in una condizione di automatico impoverimento (il surplus che già abbiamo = lo Stato toglie dai nostri c/c ogni anno di più di quanto vi versa), e da qui in poi l’automatismo di impoverimento si decuplicherà. In parole ancora più povere, significa che se finora ci è piovuto in casa, Monti sfonderà le dighe e in casa ci arriverà uno Tsunami. E tutto questo solo, ma SOLO, perché oggi con l’Euro non sovrano che lo Stato non può emettere ma solo prendere in prestito dall’esterno, per pagare quegli interessi sul debito pubblico il Tesoro è costretto a venire a batter cassa da noi, da te signor Franchi e da te signora Fasini, e da voi studenti. E sarà una strage.

Ora pensate a questo: se l’Italia avesse avuto in questi ultimi anni la propria moneta sovrana, avrebbe potuto innanzi tutto evitare di portare avanti un surplus di bilancio primario, quindi per anni ci avrebbe tassati di meno di quanto spendeva per noi cittadini, e saremmo tutti più ricchi e protetti. E in secondo luogo, oggi se ne fregherebbe del mega debito e dei suoi interessi, esattamente come se ne frega il Giappone, che ha un debito doppio del nostro e ha Yen sovrano, però. E’ veramente tutto qui, semplice così. Ma nel nome dell’Euro inventato per gli interessi speculativi immensi di un migliaio di amici di Monti e Draghi, e per quelli degli industriali Neomercantili tedeschi protetti dalla Merkel, a milioni dobbiamo soffrire terrorizzati dall’isteria del deficit, che in realtà (e con moneta sovrana) sarebbe la nostra salvezza. Invece abbiamo un surplus di bilancio primario, che è un cappio che ci già soffoca, e dovrà soffocarci molto ma molto di più in futuro. E nel nome di questo, mentre soffochiamo e soffriamo, ci hanno anche tolto la democrazia, l’informazione non esiste, e io scrivo qui per niente.

(consolazione: i concetti da me espressi qui sopra sono ormai di libero dominio nei blog di economisti, banchieri, traders, monetaristi, e speculatori di mezzo mondo, sulle pagine del Financial Times tutti i santi giorni, sul Wall Street Journal ogni mezza giornata, e i titoli sono sempre cose come “La catastrofe… L’agonia… Il suicidio… dell’Eurozona”, e in effetti ci sta succedendo una cosa epocale, devastante, mai come oggi da 80 anni, ma qui da noi… mistero. Chi è che aveva scritto “La scomparsa dei fatti” qualche tempo fa? Potremmo chiedere a costui di farli ricomparire)

Paolo Barnard
Fonte: www.paolobarnard.info
Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=281
9.12.2011

Passaparola- L’inganno della crescita – Luca Mercalli- Blog di Beppe Grillo

Fonte: Passaparola- L’inganno della crescita – Luca Mercalli- Blog di Beppe Grillo.

Quando vediamo la pubblicità inneggiare a modelli di vita dove il successo si misura con quanti cavalli ha nel motore, quanto è più grande la sua automobile, quante stanze hai nella tua casa, quante case ha in più, quanti viaggi esotici riesce a fare, è un continuo stimolare la mente su oggetti e proposte di una vita al di fuori dei limiti, è proprio la pubblicità che ci dice “Trasgredisci i limiti”. Non ci sono limiti nel mondo, più compri e quindi più soldi devi avere e più potrai trasgredire questi limiti e avere una vita di successo, ma questa è una trappola mortale, non è possibile trasgredire i limiti fisici della termodinamica ambientale, delle risorse di cui disponiamo. Ogni popolazione sulla Terra ha i suoi limiti, l’uomo ha l’intelligenza, ma l’intelligenza serve per essere consapevole dei limiti, non soltanto per tentare di superarli, il superamento dei limiti è possibile in alcuni casi e per limitati brevi periodi, non è possibile all’infinito.
Passaparola di Luca Mercalli

Fermare la crescita
Un saluto agli amici di Passaparola da Luca Mercalli.
Molti pensano che in un momento di profonda crisi economica, parlare di un diverso modello di sviluppo, più attento ai problemi ambientali, a una riduzione dell’uso delle risorse, a una minore produzione di rifiuti e di scorie, a un rispetto del territorio sia quasi un optional.
Qualcosa di non necessario e quindi, in questo momento così spaesante per il nostro futuro, sia rimandabile più in là e nel frattempo cercare di risolvere ancora una volta il problema della crisi economica, con la crescita, senza capire che forse è proprio la crescita che ha generato la crisi economica. E’ uno di quei momenti nei quali ci si rende conto che ciò che era stato annunciato 40 anni fa, dal famoso rapporto sui limiti della crescita compilato dai ricercatori del MIT a Boston su incarico del Club di Roma, si stanno avverando. I limiti alla crescita nel pianeta Terra esistono perché il pianeta è fatto così, è un pianetino molto piccolo con un set di risorse naturali finito, alcune di queste sono rinnovabili, altre non lo sono per niente, come il petrolio e il carbone che quando bruciano generano dei sottoprodotti negativi nei confronti dell’ambiente. Se non si prende coscienza di questa limitatezza, la crescita sarà la migliore ricetta per finire il prima possibile nel baratro.
Rispetto a 40 anni fa abbiamo ormai quasi quattro miliardi in più di persone, le cose che si potevano già fare negli anni ‘70 non sono state fatte e ci siamo oggi trovati in una situazione ancora più difficile, ma il messaggio continua a non passare, viene visto come un messaggio retrogrado che ci fa tornare al Medioevo, che non vuole lasciare i paesi in via di sviluppo alla loro parte di crescita per migliorare le condizioni di vita. Ogni volta che si apre un dibattito su questo tema si finisce subito con queste facili accuse e non si approfondisce le uniche istanze che possono, qualora ci si ragioni sopra, portarci fuori da questa crisi epocale. Si tratta di prendere coscienza che il futuro non può continuare com’è stato programmato in passato finora, ci sono limiti fisici naturali del pianeta. Fermare la crescita vuole dire non avere questo dogma assoluto, che il benessere sia fatto sempre e solo di un’aggiunta di qualcosa, senza renderci conto che ci sono dei livelli minimi di benessere delle persone che debbono essere chiaramente raggiunti e che corrispondono al soddisfacimento dei bisogni. I bisogni fondamentali di un uomo ormai li conosciamo bene, nei paesi occidentali li abbiamo soddisfatti tutti, si tratta di nutrirci in modo corretto, di avere una casa confortevole, di avere l’acqua corrente, l’acqua calda, di poterci riscaldare d’inverno e rimanere freschi d’estate, di avere uno Stato che ci garantisce un minimo di assistenza sociale, di assistenza sanitaria, dei diritti, la possibilità di avere un’istruzione pubblica, ma più in là andiamo e più ci accorgiamo che l’elenco di questi bisogni fondamentali termina con poche decine di temi. Il resto comincia sempre più a diventare un superfluo che negli ultimi 20 anni è stato costruito su un immaginario televisivo – pubblicitario che corrisponde a più mezzi, più beni, più capricci direi, perché quando vediamo la nostra pubblicità inneggiare a modelli di vita dove il successo dell’uomo si misura con quanti cavalli ha nel motore, quanto è più grande la sua automobile, quante stanze ha nella propria casa, quante case ha in più, quanti viaggi esotici riesce a fare, è un continuo stimolare la mente su oggetti e proposte di una vita al di fuori dei limiti, è proprio la pubblicità che ci dice “Trasgredisci i limiti”. Non ci sono limiti nel mondo, più compri e quindi più soldi devi avere e più potrai trasgredire questi limiti e avere una vita di successo, ma questa è una trappola mortale, non è possibile trasgredire i limiti fisici della termodinamica ambientale, delle risorse di cui disponiamo. Ogni popolazione sulla Terra ha i suoi limiti, l’uomo ha l’intelligenza, ma l’intelligenza serve per essere consapevole dei limiti, non soltanto per tentare di superarli, il superamento dei limiti è possibile in alcuni casi e per limitati brevi periodi, non è possibile all’infinito.

Prosperità senza crescita
Il collasso è certo, tutta la scienza che studia questi argomenti ce lo dice chiaramente. A questo punto suggerirei, in un momento di profonda crisi come questa, di rivedere profondamente i bisogni dell’uomo, garantire una salvaguardia di ciò che abbiamo raggiunto negli ultimi 50 anni di crescita petrolifera perché è stato il petrolio a permettere nel mondo di raggiungere i livelli nei quali siamo oggi, quantomeno nei paesi occidentali, rivedere non vuole dire tornare indietro, vuole dire tenerci stretti dei bisogni fondamentali, diffonderli, se è possibile e con i mezzi a nostra disposizione a tutti i 7 miliardi di abitanti della Terra, cercare di moderare l’aumento della popolazione perché altrimenti per ogni passo virtuoso che si farà nel mondo occidentale di riduzione dei consumi, questo verrà vanificato dalla crescita della popolazione terrestre nei successivi anni. Bisogna trovare una stabilità nella popolazione terrestre, a dispetto di quanti molti economisti e demografi pensano che ritengono che invece si possa anche in questo caso continuare a crescere e che la tecnologia risolverà tutti i problemi. Non è vero, la tecnologia può darci degli strumenti, ma non risolvere tutti i problemi, anzi vediamo che molto spesso se male utilizzata la tecnologia ne crea anche di problemi.
Quindi direi che è un sottile pensiero filosofico che vorrei che venisse recepito, perché già esiste, è un pensiero che è già stato elaborato e da una certa filosofia, penso a Hans Jonas con il principio di responsabilità e da una certa economia, penso non solo alla decrescita, che è forse quella più provocatoria come impatto mediatico, ma all’economia dello stato stazionario di Hermann Daly che riflette da decenni su questi argomenti. Penso non solo al rapporto del Club di Roma, ma agli esperimenti che si stanno facendo in Germania e in Inghilterra con l’attività di Tim Jackson: “Prosperità senza crescita”, oppure le riflessioni di Wolfgang Sachs in Germania al Wuppertal Institute con un progetto intitolato “Benessere senza crescita”. Le vie d’uscita ci sono. Ho degli ottimi maestri molto anziani che hanno capito tutto di come funziona il mondo da un punto di vista fisico e ecologico, da loro le lezioni le accetto, anzi mi sono formato sulle loro lezioni, un nome per tutti, il fisico Luigi Sertorio, uno dei più esperti al mondo che elaborano oggi i principi della ecofisica. Al contrario mi dà fastidio quando personaggi molto più anziani di me vogliono prevedere e soprattutto fabbricare un modello per decidere del mio futuro. Questi signori hanno davanti a sé, se va bene, una decina di anni di aspettativa di vita, non capisco perché sono così impegnati a difendere il futuro che poi vivrò io. Si occupino al limite del presente, un loro consiglio è sempre benvenuto, ma io vorrei che oggi il futuro a lungo termine, quello che io vivrò, spero per ancora circa 30/40 anni di attesa di vita media, ma quelli che sono i miei studenti oggi, invece vivranno per tutta la vita, vorrei che fossero loro a decidere di questo futuro, vorrei che fossero persone di 30 anni che si interrogano e che cercano di analizzare se questo modello di sviluppo, se questa crescita che viene invocata ancora una volta come la soluzione di tutti i mali, sia in realtà quello che lascerà a loro un mondo con delle opportunità oppure meno.
Non credo che il modello della crescita proposto da dei personaggi un po’ agée basati sul terrore di rivivere la miseria e la povertà dalla quale vengono ci possa portare molto lontano, il mondo evolve, ci sono idee nuove, ci sono possibilità per un’economia che non sia la padrona delle nostre vite. L’economia non deve essere il dogma fondamentale, non capisco perché devo oggi basare tutte le mie scelte e tutta la mia vita sullo spread con i bund tedeschi, ma insomma, ma sono cose ridicole, ma cos’è lo spread sui bund? Ma il mondo si fonda sulla termodinamica, si fonda su delle leggi che funzionano da miliardi di anni, i bund e lo spread li abbiamo inventati in questo periodo da un’economia che abbiamo visto in tutti i modi non funziona, allora cambiamo le leggi degli uomini che è molto più facile che cambiare le leggi di natura.

Indipendenti dal petrolio
Cosa proporrei dunque per uno Stato come l’Italia in questo momento storico per affrontare questa crisi? Farei un progetto di resilienza che è la proprietà di un sistema di sopportare uno stress esterno senza collassare. L’Italia non è per nulla un paese resiliente, è un paese che ha fatto il passo più lungo della gamba, è vissuto molto al di sopra delle proprie possibilità, facendo anche una grande festa che va al di là di quello che è stato il soddisfacimento dei bisogni fondamentali che quello è stato già raggiunto con il boom economico tra gli anni ‘50 e i primi anni 70. Adesso siamo già nell’era del superfluo, l’Italia è un paese che ha accumulato ricchezza, che l’ha anche sperperata e che ha un modello di vita piuttosto effimero. Suggerirei di investire le poche risorse economiche che restano nel rendere gli italiani più resilienti di fronte a questo futuro con molte trappole e trabocchetti. Un futuro dove l’energia fossile costerà sempre di più e quindi siamo un paese fragilissimo, legato al cordone ombelicale di un paio di gasdotti e di un po’ di petroliere che ci vengono a rifornire, possiamo essere più autonomi energeticamente? Ma certo che possiamo, siamo un paese ricchissimo di potenzialità di energie rinnovabili, l’idroelettrico l’abbiamo molto sfruttato negli scorsi anni, può essere rimordernato ma soprattutto il sole, il vento, le biomasse possono costituire il nostro petrolio domestico.
Accanto alle energie rinnovabili, democratiche, che ognuno di noi può mettere sul tetto di casa, c’è rendere più efficienti i propri edifici, le nostre case sono dei colabrodo, l’energia che noi a caro prezzo compriamo all’estero, ricattati da mezzo mondo, possiamo in realtà produrcela in buona parte a casa nostra. Farei un’operazione di manutenzione del territorio, l’Italia è un paese completamente infrastrutturato, addirittura in molti casi in eccesso, solo che le nostre infrastrutture hanno poca manutenzione, noi fabbrichiamo, costruiamo e poi lasciamo crollare, suggerirei di abbandonare completamente i progetti delle grandi opere, non abbiamo più bisogno di grandi opere concentrate e faraoniche. Il mondo del futuro è un mondo, al limite, di piccole opere, ma diffuse, piccole non vuole dire che non siano all’avanguardia tecnologicamente, piccolo vuole dire nanotecnologie, vuole dire tecnologie dell’informazione, trasferire la visione di un mondo dell’industria pesante, del trasporto pesante a un mondo molto più leggero dove le relazioni avvengono via Internet, via telefono, attraverso le scambio di informazioni. Abbiamo un territorio che abbiamo reso molto fragile nei confronti dei cambiamenti climatici, delle alluvioni, un’agricoltura che non è più in grado di sostenere noi stessi. Ricuciamo tutti questi nostri rapporti con il territorio, facciamo delle nostre città dei luoghi più vivibili, che non siano legati soltanto all’arrivo di merci da oltreoceano e che restituiscono poi soltanto grandi quantità di rifiuti e fanno morire la nostra industria e la nostra produzione locale, ricreiamo quindi un mondo a misura d’uomo, dove non c’è bisogno di una grande competitività, non dobbiamo competere così tanto con il mondo esterno.

La cooperazione è il futuro
La competitività non è un valore per la specie umana, la specie umana è una specie sociale, cos’è il valore oggi in un mondo così sovraffollato se non vogliamo farci la guerra? Competitività è quasi sempre l’anticamera del conflitto. E’ la cooperazione il valore del futuro, dobbiamo cooperare per usare le risorse, per produrre la minima quantità di rifiuti, per essere pronti verso un futuro che ci toglierà una serie di risorse su cui abbiamo puntato nell’abbondanza e nella ricchezza del boom economico, un momento irripetibile nella storia dell’umanità. Non ci sarà mai più un petrolio a prezzi stracciati come accadeva negli anni 50/60. Quindi progettiamo questo tipo di Italia che sia in grado di vivere bene con obiettivi più bassi, ma più bassi non vuole dire Medioevo, vuole dire che invece che l’obiettivo dell’oggetto costoso e di lusso, tanto effimero quanto dissipatore di risorse, ci sono tantissime cose che ci fanno vivere bene, che hanno costi ambientali e economici irrisori: la cultura, i nostri musei, le nostre biblioteche, tesori immensi che tutto il mondo ci invidia e che sono disertati proprio dagli italiani. Oggi possiamo ricostruire un mondo estremamente qualitativo sul piano del livello di vita sbarazzandoci del superfluo passando a un lusso leggero, un lusso della cultura, della conoscenza, della musica, della convivialità tra persone. Il modello di comprarsi il Suv o lo yacht è un modello socialmente conflittuale, costosissimo, che costringe le persone a lavorare molto di più. Se ce ne sbarazziamo possiamo lavorare di meno. Uno degli obiettivi della decrescita non è lasciare a casa un sacco di persone perché tutti quei beni superflui vengono visti come un limite all’occupazione: nel momento in cui noi li togliamo le industrie non lavorano più. Abbiamo visto che comunque non ha funzionato questo modello, qualsiasi cosa, superflua che è stata prodotta, inevitabilmente con l’automazione o con lo spostamento in paesi emergenti, ha tolto poi alla fine ugualmente occupazione, allora non sarebbe meglio produrre solo le cose veramente utili alla nostra qualità della vita e lavorare poi di meno? Se abbiamo meno necessità di acquistare oggetti inutili, forse potremmo lavorare tutti, ma la metà del tempo che lavoriamo adesso, quattro ore al giorno, pomeriggio o mattino libero, a seconda delle scelte, più possibilità per stare in famiglia, più possibilità per curare la propria cultura, il proprio orticello in senso veramente fisico, poter coltivare anche il proprio cibo. Questo si può fare e è forse uno standard di vita. Io peraltro non voglio insegnare niente a nessuno, ma a casa mia lo faccio, è facile, mi fa risparmiare dei soldi, tempo, mi dà delle soddisfazioni, mi ha permesso di togliermi da una certa serie di circuiti di obblighi sociali basati sulla pubblicità che scava nel tuo cervello e ti dice cosa è giusto fare.
Spero dunque che ci proviate anche voi e che passiate parola!

IL CASO ISLANDA: LA CRISI FINANZIARIA E’ FINITA E LA DEMOCRAZIA HA VINTO | Informare per Resistere

Fonte: IL CASO ISLANDA: LA CRISI FINANZIARIA E’ FINITA E LA DEMOCRAZIA HA VINTO | Informare per Resistere.

dati dell’agenzia parigina OCSE, Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo, parlano chiaro: la grave crisi finanziaria dell’Islanda è praticamente alle spalle e la democrazia difesa con forza dal popolo islandese ha vinto sulle oligarchie finanziarie mondiali.

Mentre l’OCSE prevede ancora un biennio 2012-2013 di profonda crisi economica, stagnazione e recessione (Italia, Grecia, Portogallo) per tutti i paesi dell’area euro, l’Islanda proprio nei prossimi due anni comincerà a virare in positivo dopo avere superato la fase più difficile della crisi finanziaria negli ultimi due anni.

 

L’OCSE ha previsto per il 2012 una crescita del PIL dell’Islanda del +2,4% (contro -3,2% del Portogallo, -3% della Grecia, -0,5% dell’Italia) e un calo della disoccupazione fino al 6,1% (contro 22,9% della Spagna, il 18,5% della Grecia e l’8,5% dell’Italia), confermando che la cura islandese ha stravinto contro il suicidio assistito proposto dalla trojka finanziaria FMI, BCE, UE per i paesi dell’area euro in odore di salvataggio.

La crisi finanziaria dell’Islanda era iniziata nel 2008, perchè le tre principali banche private sfruttando un periodo di interessi alti in Islanda avevano attirato enormi capitali dall’estero, investendo in titoli subprime americani e altri derivati e aprendo depositi ad alto rendimento (i cosidetti Icesave) in Gran Bretagna e Olanda, che avevano accumulato in pochi anni un debito di circa 4 miliardi di euro.

Quando è iniziata la bolla speculativa dei subprime americani, l’Islanda si è trovata all’improvviso sul bordo del baratro perchè le sue banche non avevano più soldi per pagare i correntisti inglesi e olandesi ed è proprio in questo momento che con un tempismo da becchino è spuntata dal nulla l’FMI che ha proposto all’Islanda un prestito di 3 miliardi di euro, da rimborsare con un programma pluriennale di sacrifici e tagli alle tasche del popolo islandese e un piano progressivo di espropriazione del patrimonio ambientale, della democrazia e dei diritti della gente d’Islanda.

A questo punto con un moto di orgoglio di nazionale il popolo dell’Islanda ha cominciato a ribellarsi, perchè in effetti non erano stati i cittadini ad accumulare quell’enorme debito, ma i banchieri privati che intanto dopo essersi arricchiti truffando i clienti erano fuggiti all’estero per non farsi arrestare.

 

Il governo che aveva tentato di approvare il piano di depredazione del FMI fu costretto a dimettersi, il primo ministro fu portato davanti un giudice di tribunale dove è tuttora in corso un processo per corruzione e il popolo dell’Islanda ha ripreso rapidamente il controllo della situazione, bocciando due referendum contro il piano di salvataggio del FMI, istituendo un’assemblea costituente per riscrivere la nuova costituzione e nazionalizzando tutte le banche private presenti nell’isola, compresa la banca centrale di emissione della moneta nazionale (la corona islandese).

Mentre l’FMI si occupava di risarcire gli incolpevoli clienti inglesi e olandesi truffati dai loro affiliati banchieri, l’Islanda ha dimostrato a tutto il mondo che la democrazia, quando il popolo viene mobilitato in piazza e sui forum internet, funziona ed è più forte di tutte le astruse regole della finanza, che sono fatte apposta per arricchire una minoranza (1%) e affamare il resto della popolazione (99%).

Grazie alla ritrovata sovranità popolare dei suoi 320 mila abitanti, l’Islanda ha mantenuto salda la coesione sociale, ha svalutato la corona per rilanciare le esportazioni, ha messo regole più ferree ai nuovi tentativi di speculazione finanziaria e ha chiuso le porte a tutti quegli avvoltoi internazionali come l’FMI, che con la scusa di risanare un debito illegale e mai contratto dai cittadini, tentano in tutti i modi di togliere al popolo l’unica conquista che ha veramente importanza di questi tempi: la democrazia.

ComeDonChisciotte – LA BCE FARA’ FALLIRE L’ITALIA

Fonte: ComeDonChisciotte – LA BCE FARA’ FALLIRE L’ITALIA.

DI GIULIETTO CHIESA
cadoinpiedi.it

Questo è un disastro organizzato, ma gli stessi organizzatori si sono resi conto che senza l’Euro la situazione si complica, specie nel fronteggiare lo yuan cinese. Monti è immobilizzato dalla maggioranza politica. Dovrebbe andare a Bruxelles e dire: “Noi il debito non lo paghiamo”

Credo fondamentalmente che l’Euro non svanirà, perché ci sono troppi interessi consolidati per mantenerlo. In primo luogo, credo che ci sia un forte interesse americano ad avere l’Euro come moneta ancillare, come moneta di sostegno, perché tutti guardano all’Euro, ma io continuo a pensare che il vero centro della crisi siano il dollaro e gli Stati Uniti d’America. Dunque questa mi sembra una cortina fumogena per nascondere il fatto che la crisi non è solo europea soltanto, ma è una crisi della finanza mondiale irrimediabile.

In questo contesto, ritengo che alla fine le forze che salvaguardano l’Euro rimarranno prevalenti, almeno per un certo periodo di tempo. Gli attori che hanno scatenato il disastro, sono in qualche maniera perfino autonomi rispetto agli Stati Uniti, è la finanza mondiale, diventata una specie di mostro che agisce anche largamente in autonomia, sono i veri padroni del mondo, quelli che ho definito i proprietari universali, che badano in modo preliminare ai loro propri interessi di gruppo, di struttura. Quindi il vero disastro è certamente targato Stati Uniti, ma non solo, perché in primo luogo c’è la cupola di cui parlò anche Scalfari e di cui ho parlato nel mio libro “Super clan”.

A questo punto, tuttavia, questo mostro dimostra di avere i piedi d’argilla, perché senza avere un sostegno europeo non sta in piedi e dovrà fronteggiare direttamente il vero dirimpettaio di questa situazione che è lo yuan cinese. Questo è il vero problema e io credo che agli stessi organizzatori di questo disastro, adesso appaia chiaro che l’Euro sia necessario a fronteggiare il rapporto con lo yuan e quindi ad avere una qualche triangolazione che alleggerisca uno scontro inevitabile.”

E poi c’è l’immobilismo del governo Monti…

“Sì, perché basta guardare la maggioranza che lo sostiene per capire che Mario Monti non può prendere una serie di decisioni che pure vorrebbe assumere, che sono sostanzialmente quelle scritte nella lettera che Trichet e Draghi mandarono al Governo italiano nell’agosto scorso. Le sue decisioni non sono misteriose, sono le decisioni cosiddette lacrime e sangue, misure impopolari come si dice di regola. Questo programma di Monti però deve essere scritto in termini di decreti e di leggi e qui viene il problema, perché questa maggioranza formata dai partiti della Casta che si sono messi d’accordo per salvare sé stessi, tuttavia non è capace neanche di realizzare questo obiettivo, per cui i contrasti lo stanno già paralizzando. In una situazione come questa quindi si va allo scontro sociale con un governo debolissimo che prenderà misure antipopolari, e con i partiti che lo dovrebbero sostenere che si azzanneranno gli uni con gli altri accusandosi reciprocamente di aver voluto prendere misure antipopolari. Siamo quindi in una condizione di estrema instabilità. Altro che equità e rigore? Non c’è all’orizzonte nessuna equità innanzitutto perché si è subito cominciato a toccare le pensioni che è il massimo delle iniquità, inoltre non vedo quale rigore possa essere adottato da un governo sostenuto da questa maggioranza e da un governo di fatto ‘etero-italiano’, che detta condizioni dall’esterno.

Cito ancora una volta Eugenio Scalfari nel suo editoriale di domenica scorsa: questo governo ha due cartucce, la crescita e il rigore; ho già detto prima del rigore, quindi una di queste due cartucce già è stata sparata a salve, è una cartuccia inesistente, inoltre non ci sarà nessuna crescita e noi stiamo andando a una recessione programmata, doppia, perché sarà una recessione italiana, europea e probabilmente una recessione mondiale di tutto l’Occidente.

Quindi la prima cartuccia di Mario Monti è già stata sparata e non è servita a nulla, la seconda cartuccia non potrà spararla, quindi noi sostanzialmente andremo verso una vera e propria crisi istituzionale. Questa Repubblica così com’è non può funzionare, bisogna sentire il parere del popolo, devo dire con tutta franchezza che credo occorra un’assemblea nazionale, costituente per decidere come uscire da questo disastro.”

L’Italia fallirà?

“Non credo che fallisca. Certo, se la lasciamo nelle mani della Banca Centrale Europea l’Italia va in default, perché questi non sono più capaci di evitarci il disastro. Ritengo invece che dovremmo impugnare la questione, un vero governo che risponda agli interessi del paese dovrebbe prendere l’aereo immediatamente, andare a Francoforte e a Bruxelles e dire: noi questo debito non lo pagheremo perché è un debito iniquo, ingiusto e illegale, vogliamo rinegoziare, volete rinegoziare con noi?

Siccome l’Italia è indispensabile per il mantenimento dell’Euro e dell’Europa, se volete rinegoziare rinegoziamo e rinegoziare vuole dire fare i conti reali con quello che è possibile pagare, con quello che è giusto pagare e con un programma di risanamento che tenga conto degli interessi del paese in primo luogo.

Se l’Europa accetta la rinegoziazione, naturalmente bisogna rimettere in discussione il Trattato di Lisbona, il Trattato di Maastricht, cioè ridisegnare i confini dell’Europa, i confini istituzionali. A queste condizioni l’Italia potrebbe avviare un programma di risanamento partecipandovi, altrimenti dovremmo uscire e andare per conto nostro per un certo periodo di tempo. Non saremmo gli unici, la Gran Bretagna è fuori, la Svizzera è fuori, ci sono diversi Paesi che non hanno adottato l’Euro, non moriremmo certo se dovessimo uscire dalla moneta unica per un certo periodo e se agissimo secondo i nostri interessi.”

Giulietto Chiesa
Fonte: http://cadoinpiedi.it/
Link: http://www.cadoinpiedi.it/2011/12/01/la_bce_fa_fallire_litalia.html#anchor
1.12.2011

Ricercatori mettono in luce il controllo mondiale delle aziende | STAMPA LIBERA

Fonte: Ricercatori mettono in luce il controllo mondiale delle aziende | STAMPA LIBERA.

Tratto da AltroGiornale.org

La rete di controllo delle società multinazionali influenza la concorrenza del mercato oltre alla stabilità finanziaria a livello globale. Ricercatori in Svizzera hanno studiato l’architettura della rete internazionale di proprietà e l’ammontare del controllo detenuto da ciascuna azienda mondiale. I risultati, pubblicati sulla rivista PLoS ONE, mostrano che le aziende multinazionali fanno parte di un enorme struttura “a cravatta” e che una grande parte del controllo è mantenuta da un piccolo ma solido “nucleo” di istituzioni finanziarie. I ricercatori chiamano questo nucleo una “superentità” economica. Lo studio è stato in parte finanziato dal progetto FOC-II (“Forecasting financial crises”) che ha ricevuto quasi 1,9 milioni di euro nell’ambito del tema “Tecnologie dell’informazione e della comunicazione” (TIC) del Settimo programma quadro (7° PQ).

Sebbene molte persone credano da tempo che una manciata di società domina l’economia globale, nessuno studio è stato in grado di confermare o confutare questa teoria. Raccogliere le informazioni quantitative non è un compito facile, le aziende potrebbero infatti controllare altre aziende direttamente o indirettamente.

Per trovare la struttura di controllo e le sue implicazioni, in particolare come influenzano l’economia globale, i ricercatori della Cattedra di progettazione di sistemi dell’Istituto federale svizzero di tecnologia a Zurigo (ETH Zurich) hanno identificato un piccolo gruppo di aziende che hanno un potere sproporzionato sull’economia mondiale. Il team ha ottenuto questo risultato studiando la relazione tra 43.000 compagnie multinazionali.

“Partiamo da una lista di 43.060 società transnazionali identificate sulla base della definizione dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), presa da un campione di circa 30 milioni di enti economici contenuti nel database Orbis 2007″, scrivono gli autori. “Effettuiamo poi una ricerca ricorsiva che identifica, per la prima volta a quanto ci risulta, la rete di tutti i percorsi di proprietà che partono da e arrivano a società transnazionali. La rete che ne risulta comprende 600.508 nodi e 1,1 milioni di legami di proprietà.”

Nello studio, i ricercatori hanno scoperto un nucleo di 1.318 società con proprietà concatenate. Ognuna delle 1.318 società aveva collegamenti con almeno 2 società o più. In media, ogni società era legata a 20 altre.

Il team sottolinea che sebbene il nucleo rappresenti il 20% dei ricavi di esercizio del mondo, le 1.318 sembrano possedere, attraverso le loro partecipazioni, la maggior parte delle grandi aziende di capitalizzazione e manifatturiere del mondo. Queste ultime sono da molti considerate la “vera economia” e rappresentano un altro 60% dei redditi mondiali. Hanno anche scoperto che appena 147 società controllano il 40% della ricchezza della rete, quello che molte persone conoscono come l’”1%”.

“Questa eccezionale scoperta solleva almeno due interrogativi che sono fondamentali per capire il funzionamento dell’economia globale,” scrivono gli autori dello studio. “Prima di tutto, quali sono le implicazioni per la stabilità finanziaria mondiale? Si sa che le istituzioni finanziarie costituiscono contratti finanziari, come strumenti derivati di prestito o credito, con diverse altre istituzioni. Questo permette loro di diversificare il rischio, ma, allo stesso tempo, li espone al contagio. Sfortunatamente, le informazioni su questi contratti spesso non sono divulgate per motivi strategici. In vari paesi però l’esistenza di tali legami finanziari è collegata all’esistenza di relazioni di proprietà. Così, nell’ipotesi che la struttura della rete di proprietà sia una buona rappresentazione di quella della rete finanziaria, questo implica che la rete finanziaria globale è anch’essa molto intricata.”

I ricercatori dicono che la loro metodologia si può usare per identificare nodi significativi in qualsiasi rete reale nella quale una quantità scalare, come le risorse, scorre lungo legami diretti e ponderati.

Per maggiori informazioni, visitare:

PLoS ONE:
http://www.plosone.org/home.action

FOC-II:
http://www.focproject.net/

ETH Zurich:
http://www.ethz.ch/index_EN

Categoria: Risultati dei progetti
Fonte: ETH Zurich
Documenti di Riferimento: Vitali, S. et al. (2011) “The Network of Global Corporate Control”. PLoS ONE 6(10): e25995. DOI:10.1371/journal.pone.0025995
Codici di Classificazione per Materia: Aspetti commerciali; Coordinamento, cooperazione; Ricerca scientifica; Aspetti sociali

RCN: 34039

Grillo a La7: «Grazie a Dio è finita, grazie a Dio siamo in default» – video – Cadoinpiedi

Fonte: Grillo a La7: «Grazie a Dio è finita, grazie a Dio siamo in default» – video – Cadoinpiedi.

“Ma come fa Amato a parlare di pensioni e di sacrifici? Lui che prende 31mila euro al mese. Il futuro è in mano ai giovani di 20 anni, non di questi vecchi”

Beppe Grillo show, ieri, in onda a Piazza Pulita, il programma di La7 condotto da Corrado Formigli

PRESTITO DEL FMI? PER L’ITALIA UN RIMEDIO PEGGIORE DEL MALE | STAMPA LIBERA

Fonte: PRESTITO DEL FMI? PER L’ITALIA UN RIMEDIO PEGGIORE DEL MALE | STAMPA LIBERA.

… Una volta accettata la linea di credito del Fmi per l’Italia si chiuderebbe la via di accesso al mercato, perché tutti i prestiti effettuati dal Fondo sono ‘senior’ cioè hanno il diritto ad essere pagati prima di ogni altra obbligazione dello Stato debitore. Con questa condizione chi comprerebbe più un Btp? … “

… inoltre …

“… Il Fondo Monetario costringerebbe l’Italia a privatizzare tutte le aziende e le infrastrutture pubbliche oltre che a varare a misure fiscali draconiane che deprimerebbero il paese per i prossimi dieci anni. Ma anche questo non servirebbe a tirarci fuori dai guai. Gli interventi del Fmi hanno avuto successo solo quando sono stati accompagnati da massicce svalutazioni della moneta del Paese in crisi, non si è mai verificato nella storia il salvataggio di un Paese a cambio fisso …”

Il meccanismo per cui un paese “viene salvato dal Fondo Monetario” perchè offre una linea di credito come adesso all’Italia al 4% invece che all’8%, è il copione classico utilizzato in Brasile, Messico, Argentina, Filippine ecc… in passato per succhiare la ricchezza di un paese. I passaggi sono sempre quelli, se leggi qualcosa sulla “Tequila Crisis” del Messico del 1992 e ci ritrovi il copione della crisi dell’Italia del 2011 già scritto.

1) Scegli un paese che abbia accumulato molto debito verso l’estero e quando è il momento adatto affondi con rumors, report allarmistici e speculazione al ribasso i suoi bonds per cui i rendimenti schizzando dal 4 all’8% ad esempio per i BTP. Se il governo eletto non è malleabile (vedi Berlusconi che solo un mese aveva rifiutato il Fondo Monetario) spingi il “panico sui mercati” e sui media mondiali che chiedono tutti un nuovo governo e lo si ottiene perchè altrimenti “le banche falliscono” (di nazionalizzarle come ha fatto la Svezia nel 1992 non viene in mente a nessun “esperto” o mass media).

2) Dopo un altro momento o due di panico ancora, per fiaccare tutte le resistenze politiche e psicologiche, ecco il colpo di scena, arriva il Fondo Monetario (in combinazione con la FED o BCe o Banca Mondiale), che generosamente offre credito… agli stessi rendimenti che il paese pagava… solo tre mesi prima. Thank You ! Ma come siete buoni voi del Fondo a Washington ! Ovviamente i soldi del FMI hanno poi precedenza su qualunque altro credito, per cui d’ora in poi sai che in caso di crisi i tuoi titoli di stato sono passati di categoria, prima si rimborseranno i 600 miliardi del FMI e poi si penserà ai tuoi CCT o BOT. In questo modo nessuno (tra chi capisce di queste cose) compra più titoli di stato. Soprattutto ora comanda il Fondo Monetario, dato che ti ha dato generosamente soldi al 4%, quando come stato sovrano potresti finanziarti allo 0% stampando moneta come fanno gli inglesi, americani, giapponesi e cinesi. E quindi ti fa vendere a interessi finanziari esteri connessi al FMI beni, infrastrutture e società importanti dello stato in questione.

3) Ma il Fondo Monetario non vuole assolutamente che tu invece svaluti, assolutamente no, devi tenere la tua valuta ancorata al dollaro USA (se sei le Filippine, Messico, Argentina …) oppure al marco/fiorino, non devi avere voce in capitolo sulla tua valuta. E vuole sacrifici ed austerità, la massa della popolazione deve ridurre il reddito per pgare gli interessi alle istituzioni finanziarie estere e stati esteri che finanziano il Fondo.

4) Dato però che mantenere un tasso di cambio artificialmente elevato riduce le esportazioni che sono l’unica vera risorsa del paese, che pagare interessi e rate di debito in una valuta troppo cara ti strozza finanziariamente e l’austerità fiacca l’economia nazionale dopo un poco sei di nuovo in crisi perchè sei sempre più intrappolato. I conti del paese peggiorano, sia come bilancia commerciale che come reddito che come debito pubblico. E inizia la seconda crisi, quella vera e definitiva, in cui alla fine dai default e svaluti in modo secco dall’oggi al domani. Ma sempre mentendo al pubblico fino all’ultimo in modo che si fidi a tenere i soldi nelle banche locali fino all’ora X in cui arriva il crac.

La più grande ingiustizia al mondo

La più grande ingiustizia al mondo.

per Byoblu.com:Valerio Valentini

Se vi hanno raccontato che quello del professorissimo Mario Monti sarebbe dovuto essere il governo del futuro e del cambiamento, ma Openpolis vi ha svelato che è il più vecchio della storia della repubblica italiana e dei Paesi dell’UE; se avete creduto che sarebbe stato il governo del miracolo e della rinascita e che ci avrebbe salvati dalla crisi economica, ma sfogliando i curricula del nuovo esecutivo vi siete accorti che è composto in gran parte da insigni accademici e grandi scienziati della finanza che non hanno mai detto una parola sul rischio di questo scriteriato sistema economico globale, salvo poi accreditarsi per risolvere i guai che esso ha creato; se sognavate che avrebbe marcato una frattura rispetto alla squallida politica degli ultimi vent’anni, ma avete sciaguratamente appreso che nomina ministri in pieno conflitto d’interessi e sottosegretari condannati e plurinquisiti; se, insomma, cominciate ad avvertire una leggerissima puzza di fregatura, allora è il caso che anche voi vi convinciate dell’assurdità di questo consenso sperticato ed unanime che si tributa al “sempre sobrio” Monti.

Salve rarissime eccezioni, stampa e politici si sono messe in fila per la proscinesi collettiva, riportando alla memoria i dipendenti dell’azienda di Fantozzi che scattano sull’attenti quando il Santo direttore entra in mensa. Chi osa non dico dichiararsi contrario, ma finanche azzardare il benché minimo dubbio sul fatto che questo governo di presunti tecnici messo su in tre giorni sia davvero la soluzione migliore, viene guardato male, o tacciato di essere un pericoloso estremista, un complottista, un nemico della Patria perseguibile penalmente per vilipendio.

Eppure, la realtà dei fatti è evidente. Sono arrivati a risolvere la crisi esponenti di spicco di un establishment politico-finanziario che ci ha scaraventati nel baratro della stessa crisi. Quello che però è ancora più assurdo è che la ricetta che tali esimi professoroni – non solo Italiani – vogliono proporci per uscire da questa crisi di sistema è di ristabilire e ricreare un sistema perfettamente uguale al precedente. Un sistema basato sulla finanza speculativa, sul debito, sulle grandi speculazioni internazionali. Si propongono misure correttive irrisorie – eurobond, intervento delle grandi banche per acquistare titoli di stato… – ma si continua a ragionare in termini di capitalismo e di liberismo sfrenato, con Stati indebitati che si scambiano il debito con altri Stati indebitati e le Banche Centrali (dalla Federal Reserve alla BCE) che vomitano soldi su soldi, creati ex novo, nelle casse delle istituzioni bancarie. Nessuno ha il coraggio di dire che questo sistema è fallito, e che bisogna trovare delle alternative.

Magari basterebbe guardare al nostro passato per scoprire qualche soluzione e ricordarci che questi totem intoccabili come Capitalismo e Globalizzazione non hanno alcuna ontologica necessità. Noi oggi li consideriamo indistruttibili, immodificabili, eterni e naturali come la neve, il sole e il vento. Invece sono fenomeni nati in seguito a decisioni politiche. E dunque è proprio la politica che potrebbe, se illuminata da ideali e cultura adeguati, risolvere questi fenomeni che si sono rivelati dannosi per la nostra esistenza. Continuiamo ad affidarci ai grandi della Terra, ai tecnici. Pendiamo dalle loro labbra in attesa che vengano a risolverci i problemi, ma non consideriamo un fatto: queste caste di economisti e magnati della finanza, impegnati a salvaguardare i loro interessi e a perpetrare i loro privilegi, non devono essere poi troppo interessate a ridistribuire la ricchezza e migliorare la condizione di vita dei popoli. Il loro matra è rimpinguare le loro casse.

Distribuzione mondiale ricchezza a coppa di champagne povertà capitalismo Glass Champagne Claudio Messora Byoblu Byoblu.com

E in questo sono bravissimi, visto che il 2% delle persone più ricche del pianeta detiene oltre la metà del patrimonio globale (la famosa champagne-glass distribution), mentre c’è un 60% di essere umani – quello più povero – che non arriva al 6% della ricchezza di tutto il mondo. E se si confrontano i dati del 2008 con quelli di oggi, ci si accorge che la crisi non ha fatto altro che aumentare il divario tra i ricchi e i poveri. Tra il 50% dei benestanti e il 50% di morti di fame, negli ultimi 3 anni il dislivello è aumentato del 40%. Forse che Goldaman Sachs, il gruppo Bildeberg, la Commissione Trilaterale e le altre banche/organizzazioni più o meno grandi da cui sono stati riciclati i nostri nuovi governati hanno mai alzato un dito per modificare questa follia economia che regola e governa il mondo? O piuttosto non se ne sono serviti per aumentare i profitti, condannando 3 miliardi di persone a vivere con meno di 2 dollari al giorno?

È evidente che questo è un meccanismo economico fallimentare, oltre che fallito, che ci sta portando sempre più velocemente verso la povertà. Per ricostruire una società nuova non ci si può affidare agli ostinati difensori di vecchi sistemi.

 Valerio Valentini

La vostra Italia non è messa male – Cadoinpiedi

L’Italia è messa meglio di Stati Uniti e Gran Bretagna

Fonte: La vostra Italia non è messa male – Cadoinpiedi.

di Max Otte 2 Dicembre 2011

Sarebbe utile la creazione la creazione di due Eurozone: una formata dai Paesi sani e una da quelli in crisi. «Ma l’Italia appartiene al primo gruppo»

Pubblico anche qui una mia intervista rilasciata a Vanity Fair.

Il denaro che l’Europa (e quindi i cittadini europei) dà alla Grecia, all’Irlanda, al Portogallo o all’Italia, finisce nelle mani delle banche, che si accaparrano i gioielli di Stato a prezzi ridicoli. La denuncia arriva dalla Germania. Da Max Otte, uno dei più influenti economisti tedeschi, autore prima del bestseller «Fermate il crash», che nel 2006 profetizzò con due anni d’anticipo la crisi dei subprime, e poi di «Stoppt das Euro-Desaster!», ora in libreria anche in Italia con il titolo «Fermate l’Eurodisastro!» (Chiarelettere, 73 pagine, 9 euro).

L’idea sostenuta da anni da Max Otte è la stessa che in queste settimane viene portata avanti nei colloqui bilaterali tra il Cancelliere tedesco Angela Merkel e il Presidente francese Nicolas Sarkozy: dividere l’Eurozona in due tronconi. Quello sano, formato dai Paesi virtuosi che si darebbero regole ancora più stringenti, e quello malato, composto dalle nazioni in crisi finanziaria che non riescono a tenere il passo col resto d’Europa.

“Mi batto da tempo per escludere Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna dalla zona euro», spiega Otte. Certo, l’uscita avrebbe i suoi costi iniziali, per i quali sarebbe necessario un sostegno finanziario dall’estero. Ma col tempo i vantaggi supererebbero le controindicazioni: «Gli Stati in crisi continuerebbero a far parte della Ue. Allo stesso tempo potrebbero tornare a decidere in autonomia la loro politica economica; potrebbero tornare competitivi attraverso la svalutazione della loro moneta e i Governi eletti democraticamente non verrebbero più ricattati dall’oligarchia finanziaria».

Professore Otte, alla luce della crisi degli ultimi mesi, anche l’Italia dovrebbe abbandonare l’Euro?
«Non del tutto. L’Italia ha molti problemi, ma la sua economia è più sana di quella degli Stati Uniti e della Gran Bretagna».

Mi faccia qualche esempio.
«L’Italia ha un rapporto deficit/Pil inferiore al 5%, mentre quello degli Stati Uniti è vicino all’11%. La maggior parte del vostro debito pubblico è in mani dei cittadini italiani, mentre quello Usa, il più grande al mondo, è in mani straniere».

Eppure il debito italiano è giudicato meno affidabile.
«E’ il prezzo della guerra economica. Gli Usa hanno dalla loro parte Wall Street, le agenzie di rating e la stampa anglo-americana».

Quindi cosa deve fare l’Italia?
«Continuare sulla strada delle riforme. Non è necessario che svenda il suo patrimonio pubblico: raccoglierebbe entrate relativamente piccole, in cambio della cessione di asset importanti».

Crede che uscirà presto dalla crisi?
«Sì, purché riuscirà ad accedere a un credito illimitato e a basso costo».

Includerebbe anche l’Italia nel «piccolo club» dell’Euro?
«Assolutamente sì. Questo club (da cui escluderei Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna) integrerebbe tra loro i sistemi economici dei Paesi più virtuosi, e di volta in volta aprirebbe le proprio porte alle nazioni rimessesi in sesto».

La Merkel e Sarkozy ci stanno lavorando.
«Non mi sorprende. Wolfgang Schauble, l’attuale ministro delle Finanze tedesco, propose un’iniziativa simile nel 1994. Ma da allora non ne ha più voluto parlare».

ComeDonChisciotte – PENTAGONO/NATO CONTRO BRICS

Fonte: ComeDonChisciotte – PENTAGONO/NATO CONTRO BRICS.

DI PEPE ESCOBAR
Al Jazeera

Le due parti stanno sorvegliando il proprio territorio in Medio Oriente mentre i paesi BRICS avvisano l’Occidente sulle conseguenze di un intervento

In pochi si saranno resi conto che la settimana scorsa la portavoce del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, Victoria Nuland, ha annunciato in modo criptico che Washington “non risponderà più ad alcuni obblighi del Trattato delle Armi Convenzionali in Europa (CFE) nei confronti della Russia”.

Traduzione: d’ora in avanti Washington non informerà più la Russia dei nuovi spiegamenti della sua armata globale. Si suppone quindi che la strategia di “riposizionamento” mondiale del Pentagono sia un segreto.

Bisogna aggiungere alcuni antecedenti essenziali. La prima parte del CFE fu firmata nel 1990, quando ancora esisteva il Patto di Varsavia e per questo la NATO doveva difendere l’Occidente “libero” da quello che veniva descritto come una minacciosa Armata Rossa.

La prima parte fissava una riduzione significativa della quantità di carri armati, artiglieria pesante, jet di caccia ed elicotteri e che le due parti sarebbero sempre rimaste in contatto.

La seconda parte del CFE fu firmata nel 1999, nel mondo post Unione Sovietica. La Russia spostò il grosso del suo arsenale dietro gli Urali, mentre la NATO continuò a espandersi fino alle frontiere della Russia, tradendo in modo flagrante la promessa che George Bush padre fece a Michail Gorbachov.

Vladimir Putin entrò in scena nel 2007 e decise di sospendere gli obblighi della Russia fissati dal CFE fino a che gli Stati Uniti e la NATO non avessero ratificato la seconda parte. Washington non fece assolutamente niente e trascorse quattro anni a riflettere sul da farsi.. Ora, perfino le “discussioni” sono in fase di stallo.

Non interferire in SiriaMosca, tuttavia, sono anni che già conosce dove voglia andare a parare il Pentagono: Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Lituania.

Anche se il sogno della NATO è qualcosa di completamente differente. Come già evidenziato in una riunione tenuta a Lisbona un anno fa, vuole trasformare il Mediterraneo in un lago della NATO.

Diplomatici dell’UE confermano, ufficiosamente, che la NATO discuterà in una riunione chiave agli inizi di dicembre di come fissare una testa di ponte molto vicina alla frontiera meridionale della Russia per accelerare la destabilizzazione della Siria.

Per la Russia, un intervento occidentale in Siria è assolutamente da escludere. L’unica base navale russa nel Mediterraneo Orientale è nel porto (siriano) di Tartus.

Non è un caso che la Russia abbia installato il suo sistema di difesa aereo S-300 proprio a Tartus. L’aggiornamento al sistema S-400, ancora più sofisticato, è imminente.

Inoltre, almeno il 20 percento del complesso militare-industriale russo entrerebbe in crisi profonda se perdesse gli assidui clienti siriani.

Essenzialmente, la NATO, per non parlare di Israele, andrebbe verso il suicidio se tentasse di attaccare la Siria via mare. I servizi russi lavorano sull’ipotesi di un attacco attraverso l’Arabia Saudita.

Anche altri paesi sono ben coscienti della strategia del NATO di un “remix libico”.

Prendete la riunione della settimana scorsa, a Mosca, dei viceministri degli Esteri del gruppo di paesi emergenti BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica).

I BRICS non potevano essere più espliciti. Scordatevi di un intervento straniero in Siria, dato che “qualunque interferenza esterna nei temi della Siria che non sia in accordo con la Carta dell’ONU, va esclusa”.

Anche i BRICS condannano le sanzioni supplementari contro l’Iran (“controproducenti“) e ogni possibilità di attacco. Le uniche soluzioni sono il dialogo e le negoziazioni. Scordatevi un voto della Lega Araba che porti a una nuova risoluzione R2P (“Responsabilità di Proteggere“) approvata dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

È un terremoto geopolitico. La diplomazia russa ha coordinato con gli altri membri del BRICS un duro colpo: lotteremo contro nuovi interventi – più o meno umanitari – degli Stati Uniti in Medio Oriente. Ora abbiamo il Pentagono/NATO contro il BRICS.

Brasile, India e Cina osservano con interesse, assieme alla Russia, che Francia – sotto il neonapoleonico Liberatore libico Libia Nicolas Sarkozy – e Turchia stanno impegnandosi, senza freni, nel contrabbando di armi e hanno puntato le proprie speranze per una guerra civile in Siria, e allo stesso tempo si oppongono a qualsiasi possibilità di dialogo tra il regime di Assad e la frantumata opposizione.

Congestione in arrivoE non è neppure un segreto per il BRICS che la strategia di “riposizionamento” del Pentagono implica un tentativo non dissimulato di imporre, a lungo termine, una “rifiuto di transito” al trasporto marittimo cinese e all’espansione in mare aperto dell’armata della Cina.

Il riposizionamento attuale attraverso l’Africa e specialmente l’Asia concerne i colli di bottiglia. Non è sorprendente che i passaggi cruciali del pianeta siano il tema chiave della sicurezza nazionale cinese, per quanto riguarda le sue forniture di petrolio.

Lo Stretto di Hormuz è la strozzatura fondamentale del petrolio (circa 16 milioni di barili giornalieri, il 17 per cento del petrolio commercializzato in tutto il mondo, più del 75 per cento di quello esportato in Asia).

Lo Stretto di Malacca è il collegamento cruciale tra l’Oceano indiano, il Mare Cinese Meridionale e il Pacifico, la rotta marittima più breve tra il Golfo Persico e l’Asia, con un flusso di circa 14 milioni di barili giornalieri.

E Bab el-Mandab, tra il Corno dell’Africa e il Medio Oriente, è il collegamento strategico tra il Mediterraneo e l’Oceano indiano, con un flusso di 4 milioni di barili al giorno.

Il consigliere della sicurezza nazionale del governo Obama, Thomas Donilon, sta reiterando insistentemente che gli Stati Uniti devono “riequilibrare” il suo assetto strategico, dal Mezzo Oriente all’Asia.

Questo spiega molto bene l’invio dei marines a Darwin nel nord dell’Australia, un’iniziativa che ho analizzato in un precedente articolo. Darwin è nei pressi di un altro collo di bottiglia, Jolo/Sulu nel sud-ovest delle Filippine.

Il primo Segretario Generale della NATO, Lord “Pug” Ismay, coniò il famoso mantra secondo il quale il blocco atlantista deve “tenere i russi fuori, gli statunitensi dentro e i tedeschi sotto“.

Ora il mantra della NATO sembra essere “tenere i cinesi fuori, gli statunitensi dentro e i russi sotto“.

Ma le azioni del Pentagono/NATO – che fatto parte della dottrina Full Spectrum Dominance – - riescono solamente a unire sempre di più Russia e Cina, non solo dentro il BRICS, ma anche nell’allargata Organizzazione di Shangai per la Cooperazione (SCO), che sta sempre più trasformandosi in un blocco non solo economico, ma anche militare.

Il Dominio a Raggio Totale implica che Washington accerchi l’Asia con centinaia di basi militari e sistemi di difesa missilistica, per ora, non testati. Fondamentalmente, ciò implica la minaccia delle minacce: la possibilità di attaccare per primi.

Pechino, almeno per il momento, non ritiene che l’espansione dell’AFRICOM vada contro i propri interessi commerciali, né che i marines posizionati in Australia siano un atto di guerra.

Ma la Russia, sulla difesa missilistica che si sta espandendo all’Europa Orientale e alla Turchia, il “no comment ” riguardo il CFE e sui propositi della NATO in Siria, sta diventando sempre più energica.

Scordiamoci che i “competitori strategici” degli Stati Uniti, Russia e Cina, cedano la propria sovranità o mettano in pericolo la sicurezza nazionale. Qualcuno lo deve far presente a quei generali nel Pentagono: Russia e Cina non sono esattamente l’Iraq e la Libia.

**********************************************Fonte: It’s Pentagon/NATO versus the BRICS

30.11.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

‘Il dossier anonimo era del procuratore’. Rinviato a giudizio

Fonte: ‘Il dossier anonimo era del procuratore’. Rinviato a giudizio.

Il Pg di Messina accusato di aver diffamato un prof suicida

Messina – Accogliendo il pm arrivato da Messina per indagare sulle calunnie nei confronti del defunto professor Adolfo Parmaliana, il procuratore generale Franco Cassata fu particolarmente cordiale. Tanto da mettere a disposizione del collega il suo ufficio perché potesse comodamente procedere con i testi convocati. E fu così che tra un interrogatorio e l’altro, il pm notò il carteggio all’interno di una vetrinetta. Nella stanza del procuratore generale di Messina c’era proprio quel dossier anonimo sul quale stava indagando. Tra i foglietti persino un appunto a penna con la scritta ‘da spedire’. Insomma, il presunto corvo che ha infangato la memoria del povero Parmaliana potrebbe essere proprio Cassata, che da ieri è formalmente imputato per ‘diffamazione con l’aggravante dei motivi abietti di vendetta’.
Forse è la prima volta che un magistrato finisce a processo per aver diffamato un morto. Cassata avrebbe elaborato il dossier di 30 pagine per demolire la credibilità di un personaggio scomodo che aveva denunciato le infiltrazioni mafiose nei palazzi di giustizia messinesi e che, evidentemente, faceva paura anche da morto.
Parmaliana, 50 anni, ordinario di chimica a Messina, si suicidò il 2 ottobre 2008 lanciandosi da un ponte. Lasciò una lunga lettera. ‘La magistratura barcellonese e messinese vorrebbe mettermi alla gogna – scrisse – vorrebbe delegittimarmi, mi sta dando la caccia perché ho osato fare il mio dovere di cittadino denunciando la mafia e le complicità di rappresentanti dello Stato deviati e corrotti… Dovranno provare rimorso per aver ingannato un uomo che ha creduto, sbagliando, nelle istituzioni’. Non viene citato Cassata, ma quel nome Parmaliana lo aveva fatto più volte, anche davanti al Csm, parlando di un sistema di potere che avrebbe il suo epicentro a Barcellona Pozzo di Gotto e nel circolo ‘Corda Frates’. Nel tempo tra i soci ci sono stati faccendieri, mafiosi e pezzi delle istituzioni. Cassata è di Barcellona ed è stato anche presidente del Corda Frates. Il suicidio di Parmaliana fu dunque un gesto estremo per richiamare l’attenzione dei media su quel grumo di potere. Ne venne fuori anche un libro di Alfio Caruso dal titolo profetico Io che da morto vi parlo. ‘Con la nomina Cassata – scrive Caruso – diventa tangibile l’egemonia di Barcellona su Messina attraverso il sindaco Buzzanca, il procuratore generale e il politico più influente Domenico Nania. Tutti e tre provengono da Barcellona e dalla Corda Frates, l’associazione della quale hanno fatto parte anche Pino Gullotti, il capo riconosciuto della famiglia mafiosa, e l’enigmatico Saro Cattafi‘.
Guarda caso il dossier su Parmaliana salta fuori a poche settimane dall’uscita del libro che qualcuno, hanno accertato i pm, avrebbe voluto bloccare. E infatti Caruso è il primo a ricevere l’anonimo nel quale Parmaliana viene accusato di aver preso soldi per consulenze e persino di essere un violento. Una campagna d’odio alla quale reagisce la vedova che presenta querela contro ignoti. Nessuno però poteva immaginare che si potesse arrivare al procuratore generale. Altro riscontro: uno dei documenti allegati al dossier risulta spedito da una cartoleria di Barcellona e indirizzato al suo fax. Ma anche i pentiti hanno incominciato a fare il nome di Cassata come persona vicina al boss Gullotti e Cattafi. Mentre qualche mese fa il suo ufficio è stato perquisito dai Ros nell’ambito di un’indagine per mafia che coinvolgerebbe magistrati messinesi.

Alfio Sciacca (Il Corriere della Sera, 3 dicembre 2011)

LINK:
1) L’ultima lettera di Adolfo Parmaliana
2) Il libro di Alfio Caruso ‘Io che da morto vi parlo. Passioni, delusioni, suicidio del professor Adolfo Parmaliana’
3) La giustizia messinese e le basi immorali di una società e di un territorio (Fabio Repici, 29 novembre 2009)
4) Sonia Alfano su rinvio a giudizio del PG Cassata: ‘Sistema barcellonese sta crollando’, 3 dicembre 2011
5)
Mafia: Lumia, finalmente un po’ di luce su denunce di Parmaliana, 3 dicembre 2011


La trascrizione dell’ultima lettera del professor Adolfo Parmaliana prima del suicidio avvenuto il 2 ottobre 2008

1 ottobre 2008

La mia ultima lettera

La Magistratura barcellonese/messinese vorrebbe mettermi alla gogna vorrebbe umiliarmi, delegittimarmi, mi sta dando la caccia perché ho osato fare il mio dovere di cittadino denunciando il malaffare, la mafia, le connivenze, le coperture e le complicità di rappresentanti dello Stato corrotti e deviati. Non posso consentire a questi soggetti di offendere la mia dignità di uomo, di padre, di marito di servitore dello Stato e docente universitario.

Non posso consentire a questi soggetti di farsi gioco di me e di sporcare la mia immagine, non posso consentire che il mio nome appaia sul giornale alla stessa stregua di quello di un delinquente. Hanno deciso di schiacciarmi, di annientarmi.

Non glielo consentirò, rivendico con forza la mia storia, il mio coraggio e la mia indipendenza. Sono un uomo libero che in maniera determinata si sottare al massacro ed agli agguati che il sistema sopraindicato vorrebbe tendergli.

Chiedete all’Avv.to Mariella Cicero le ragioni del mio gesto, il dramma che ho vissuto nelle ultime settimane, chiedetelo al senatore Beppe Lumia chiedetelo al Maggiore Cristaldi, chiedetelo all’Avv.to Fabio Repici, chiedetelo a mio fratello Biagio. Loro hanno tutti gli elementi e tutti i documenti necessari per farvi conoscere questa storia: la genesi, le cause, gli accadimenti e le ritorsioni che sto subendo.

Mi hanno tolto la serenità, la pace, la tranquillità, la forza fisica e mentale. Mi hanno tolto la gioia di vivere. Non riesco a pensare ad altro. Chiedo perdono a tutti per un gesto che non avrei pensato mai di dover compiere.

Ai miei amati figli Gilda e Basilio, Gilduzza e Basy, luce ed orgoglio della mia vita, raccomando di essere uniti, forti, di non lasciarsi travolgere dai fatti negativi di non sconfortarsi, di studiare, di qualificarsi, di non arrendersi mai, di non essere troppo idealisti, di perdonarmi e di capire il mio stato d’animo: Vi guiderò con il pensiero, con tanto amore, pregherò per voi, gioirò e soffrirò con voi.

Alla mia amatissima compagna di vita, alla mia Cettina, donna forte, coraggiosa, dolce, bella e comprensiva: ti chiedo di fare uno sforzo in più, di non piangere, di essere ancora più forte e di guidare i ns figli ancora con più amore, di essere più buona e più tenace di quanto non lo sia stato io.

Ai miei fratelli, Biagio ed Emilio, chiedo di volersi sempre bene, di non dimenticarsi di me: vi ho voluto sempre bene, vi chiedo di assistere con cura e amore i ns genitori che ne hanno tanto bisogno. Alla mia bella mamma ed al mio straordinario papà: vi voglio tanto bene, vi mando un abbraccio forte, vi porto sempre nel mio cuore, siete una forza della natura, mi avete dato tanto di più di quanto meritavo. A tutti i miei parenti, ai miei cognati, ai miei zii, ai miei cugini, ai miei nipoti, a mia suocera: vi chiedo di stare vicini a Gilda, a Basilio ed a Cettina. Vi chiedo di sorreggerli.

Ai miei amici sarò sempre grato per la loro vicinanza, per il loro affetto, per aver trascorso tante ore felici e spensierate. Alla mia università, ai miei studenti, ai miei collaboratori ed alle mie collaboratrici sarò sempre grato per la cura e la pazienza manifestatemi ogni giorno. Grazie. Quella era la mia vita. Ho trascorso 30 anni bellissimi dentro l’università innamorato ed entusiasta della mia attività di docente universitario e di ricercatore.
I progetti di ricerca, la ricerca del nuovo, erano la mia vita. Quanti giovani studenti ho condotto alla laurea. Quanti bei ricordi.

Ora un clan mi ha voluto togliere le cose più belle: la felicità, la gioia di vivere, la mia famiglia, la voglia di fare, la forza per guardare avanti.

Mi sento un uomo finito, distrutto. Vi prego di ricordarmi con un sorriso, con una preghiera, con un gesto di affetto, con un fiore. Se a qualcuno ho fatto del male chiedo umilmente di volermi perdonare.

Ho avuto tanto dalla vita. Poi, a 50 anni, ho perso la serenità per scelta di una magistratura che ha deciso di gambizzarmi moralmente. Questo sistema l’ho combattuto in tutte le sedi istituzionali. Ora sono esausto, non ho più energie per farlo e me ne vado in silenzio. Alcuni dovranno avere qualche rimorso, evidentemente il rimorso di aver ingannato un uomo che ha creduto ciecamente, sbagliando, nelle istituzioni.

Un abbraccio forte, forte da un uomo che fino ad alcuni mesi addietro sorrideva alla vita.

Adolfo Parmaliana

(Fonte: L’Espresso, 15 ottobre 2008)

 


 

 

Il libro di Alfio Caruso

Io che da morto vi parlo. Passioni, delusioni, suicidio del professor Adolfo Parmaliana

Descrizione

Il 2 ottobre 2008 si ammazza in Sicilia Adolfo Parmaliana, cinquantenne professore di chimica industriate all’università di Messina, considerato uno dei massimi esperti mondiali nella ricerca delle nuove fonti di energia rinnovabile”. All’impegno accademico Parmaliana ha unito per trent’anni un accanito impegno civile. Iscritto giovanissimo al Pci, ha difeso le ragioni della legalità, della correttezza, del buongoverno nella sua piccola patria, Terme Vigliatore. Un paesino che si trova a pochissimi chilometri da Barcellona Pozzo di Gotto, zona franca dei grandi boss di Cosa Nostra, da Santapaola a Provenzano, fondamentale snodo del Gioco Grande, lì dove confluiscono e s’intrecciano mafia-massoneria, alta finanza, pezzi rilevanti delle Istituzioni. Così il piccolo professore amante dei libri, dei vestiti eleganti, della Juve e idolatrato dai suoi allievi diventa, quasi a sua insaputa, un testimone scomodo da zittire, soprattutto dopo che le sue denunce hanno portato allo scioglimento del comune di Terme per infiltrazioni mafiose.


Informazioni bibliografiche

La giustizia messinese e le basi immorali di una società e di un territorio

di Fabio Repici, 29 novembre 2009

Cari amici e care amiche,

oggi la corte d’assise d’appello di Messina ha emesso la sentenza di secondo grado nel maxiprocesso denominato Mare nostrum, riguardante le associazioni mafiose operanti sulla costa tirrenica della provincia di Messina, decine di omicidi e tanti altri delitti verificatisi in quel territorio negli anni Ottanta e Novanta. Qualcuno di voi avrà già saputo delle numerose assoluzioni piovute, spesso in riforma di condanne pronunciate in primo grado. La sentenza di oggi, però, è solo l’ultimo atto di un grado di giudizio che aveva fatto registrare accadimenti inediti nella storia giudiziaria italiana. Ve ne accenno sommariamente alcuni.

Il clima del processo ebbe un mutamento allorché la corte, adeguandosi ad una nuova perizia (dopo ben nove di segno contrario espletate da esperti di ogni parte d’Italia) che, con argomentazioni a dir poco stravaganti, aveva fornito parere favorevole sulla capacità di rendere esame del collaboratore di giustizia barcellonese Maurizio Bonaceto (che nel 1997, tornato a Barcellona Pozzo di Gotto presso i suoi familiari dopo aver interrotto la propria collaborazione processuale, aveva tentato il suicidio lanciandosi dal terrazzo della propria abitazione, rimanendo gravemente menomato nel fisico e nella mente), aveva deciso di estromettere dal fascicolo i verbali delle dichiarazioni rese a suo tempo da Bonaceto e di disporne l’esame.

Davanti alla corte comparve allora una larva d’uomo che, palesemente incapace di orientarsi, dietro consiglio del suo nuovo legale affermò con qualche difficoltà di non voler rispondere. A quel punto i pubblici ministeri chiesero alla corte di acquisire comunque i vecchi verbali di Bonaceto (ai sensi dell’art. 500 comma 4 c.p.p.), asserendo che il suo comportamento attuale era da ricondurre alle minacce rivolte a Bonaceto da esponenti della mafia barcellonese, secondo quanto si ricavava da un suo verbale d’interrogatorio del 24 maggio 1993. E’ stato solo quando io, intervenendo in udienza, ho segnalato che tuttora, come nel 1993, il fratello di Bonaceto fa il ragioniere nella grande impresa di autodemolizioni controllata dal boss barcellonese Salvatore Ofria (seppure intestata alla madre Carmela Bellinvia) che i pubblici ministeri, come avevo sollecitato, produssero una relazione del R.o.s. che attestava quanto da me detto. A quel punto la corte acquisì i verbali delle dichiarazioni rese da Bonaceto, perché sussistenti gli elementi concreti circa le pressioni subite dal collaboratore di giustizia per evitare di deporre.

Tornate nel fascicolo della corte le dichiarazioni di Bonaceto, alcuni difensori (ed in particolare i difensori del boss Giuseppe Gullotti, mandante dell’omicidio del giornalista Beppe Alfano) si adoperarono con strumenti inconsueti per cercare di minarne la credibilità. Infatti, il 9 marzo 2009, uno dei due difensori di Gullotti, l’avvocato barcellonese Franco Bertolone (che non aveva preso parte al processo fino alla sentenza di primo grado, per essere stato raggiunto dalle accuse del collaboratore di giustizia Giuseppe Chiofalo, che lo aveva indicato come “consigliori” della famiglia mafiosa barcellonese grazie ai suoi stretti rapporti con un magistrato, il dr. Cassata; ma la quarantena non veniva più ritenuta evidentemente necessaria per il giudizio d’appello, non si sa se perché il grande amico dell’avv. Bertolone, il dr. Franco Cassata, era stato nelle more nominato Procuratore generale di Messina dall’ineffabile Csm) lesse un inconsulto documento anonimo (che avanzava dubbi sull’attendibilità di Bonaceto, ma si risolveva anche in un attacco personale, fra gli altri, soprattutto contro la mia persona e quella di Piero Campagna, fratello della povera Graziella, assassinata nel 1985 a diciassette anni) il cui autore veniva identificato da quel legale nel dr. Olindo Canali, sostituto procuratore della Repubblica a Barcellona Pozzo di Gotto, che nel processo di primo grado aveva svolto le funzioni di pubblico ministero.

Di questo documento veniva letta soltanto una parte, nella quale, in sintesi, si affermava che Bonaceto aveva probabilmente mentito sull’omicidio Alfano, che il boss Gullotti e il killer Antonino Merlino, pur definitivamente condannati, erano in realtà innocenti rispetto all’omicidio Alfano, che io avevo ben contezza della loro innocenza per avermela confidata Piero Campagna, che io però mai avrei riferito all’autorità giudiziaria ciò che sapevo, per non scagionare i due mafiosi condannati. Tutto questo veniva letto davanti a numerosi imputati ed innanzi allo stesso boss Gullotti, che ascoltava attentamente in videoconferenza dal 41 bis e che qualche udienza dopo intervenne per approvare al riguardo l’operato dei suoi difensori.

Il documento letto dall’avv. Bertolone conteneva tante altre affermazioni, che però non venivano lette. Fra di esse, quella secondo cui “Franco Bertolone è il Franco Cassata degli avvocati” barcellonesi, frase che, a ben vedere, poteva essere considerata perfino un riscontro alle vecchie accuse del pentito Chiofalo. Sulla scorta di quel documento i difensori di Gullotti, cui si associavano numerosi altri, chiedevano la citazione come testimone del dr. Canali, perché questi riferisse sui sospetti relativi alle dichiarazioni di Bonaceto sull’omicidio Alfano. Vale osservare che l’omicidio Alfano non compariva fra le imputazioni del processo Mare nostrum e che, tuttavia, i difensori di Gullotti sostenevano il loro interesse ad approfondire anche quell’argomento alla ricerca di elementi per proporre istanza di revisione della sentenza definitiva di condanna. La corte, però, si trovava costretta a rigettare l’istanza non per l’irrilevanza rispetto alle imputazioni, ma perché formalmente sconosciuto l’autore del documento, da qualificarsi quindi come anonimo.

A quel punto io, che ero stato oggetto di spiacevoli apprezzamenti da parte di alcuni difensori, oltre che del documento anonimo, senza che la corte battesse ciglio, rinunciavo al mandato difensivo rappresentando alla corte la mia ovvia disponibilità a testimoniare. Qualche giorno dopo il rigetto della corte sulla sua testimonianza era direttamente il dr. Canali ad inviare un fax alla Procura generale con il riconoscimento della riconducibilità a lui del documento letto dall’avv. Bertolone. Con questa nuova evenienza, la corte disponeva la testimonianza del dr. Canali, che pure era stato pubblico ministero in primo grado e che, quindi, si trovava nella situazione di incompatibilità con l’ufficio di testimone prevista dall’art. 197 lett. d) del codice di procedura penale. Il dr. Canali testimoniò in due successive udienze, facendo affermazioni plasticamente false. Per questo egli è oggi indagato dalla Procura di Reggio Calabria per falsa testimonianza e per favoreggiamento del boss Gullotti. Inutile, però, è tacere che ciò è avvenuto solo per effetto della mia denuncia, nel silenzio di tanti, pur consapevoli della falsità di certe affermazioni.

La Procura di Reggio Calabria nel frattempo aveva riaperto l’indagine derivante dall’informativa Tsunami, redatta nel 2005 dalla Compagnia dei carabinieri di Barcellona Pozzo di Gotto, che aveva documentato comportamenti illeciti del dr. Antonio Franco Cassata e le intime frequentazioni fra il dr. Canali ed il cognato del boss Gullotti. A far riemergere dai cassetti l’informativa Tsunami era stata la tragica morte di Adolfo Parmaliana. La sua ultima lettera, con le accuse al “clan” della “giustizia messinese/barcellonese”, aveva indotto la Procura di Patti a trasmettere il fascicolo sul suicidio di Adolfo alla Procura di Reggio Calabria. In effetti, posso affermare che è stato il suicidio di Adolfo a terremotare la situazione giudiziaria messinese. Da quel triste giorno, 2 ottobre 2008, gran parte della magistratura messinese associata si è chiusa a riccio in difesa delle sorti del Procuratore generale Cassata e del dr. Canali. Molti ricorderanno come la settimana dopo il suicidio di Adolfo i muri del palazzo di giustizia di Messina vennero tappezzati con manifesti dell’Anm che mi additavano nominativamente come un nemico pubblico.

La situazione è oggi ancora in fibrillazione. Perché se il dr. Canali è stato costretto a lasciare il distretto giudiziario messinese e le funzioni di pubblico ministero, il dr. Cassata, seppure considerato, anche in atti ufficiali, il più alto referente istituzionale della famiglia mafiosa barcellonese, è ancora incredibilmente il Procuratore generale di Messina. Però, avendo di recente il dr. De Feis riferito alla Procura di Reggio Calabria la verità sulle intimidazioni subite ad opera del dr. Cassata nel 2005, come riportate nell’informativa Tsunami, il dr. Cassata ha ragione di temere che la Procura di Reggio Calabria possa determinarsi a procedere nei suoi confronti e che il Csm si senta costretto ad aprire un procedimento disciplinare o paradisciplinare nei suoi confronti.

In questa situazione di limbo e di attesa, la criminalità barcellonese sta raccogliendo incredibili fortune giudiziarie. E’ solo di una decina di giorni fa la sentenza della corte di appello di Messina nel processo Mare nostrum-droga, che ha visto l’assoluzione generalizzata di tutti gli imputati. Come se a Barcellona Pozzo di Gotto non sia esistito traffico di droga e con la conseguenza che, fra gli assolti, c’è pure un amico di famiglia del dr. Cassata, naturalmente difeso dall’avv. Bertolone. Oggi, poi, c’è stata l’assoluzione di numerosi ed importanti mafiosi barcellonesi dall’imputazione di associazione mafiosa e dalle imputazioni relative ad alcuni omicidi. In particolar modo, risalta l’assoluzione del boss Gullotti, già beneficiato dalla falsa testimonianza del dr. Canali, per il duplice omicidio Iannello-Benvenga, per il quale in primo grado aveva ricevuto l’ergastolo. Il boss Gullotti può cominciare, quindi, da stasera a pensare ad un non troppo lontano ritorno in libertà, se si tiene conto del fatto che la condanna per l’omicidio Alfano, a causa dell’omessa contestazione dell’aggravante della premeditazione (omissione di cui è responsabile il dr. Canali), fu alla pena di trent’anni e non all’ergastolo.

In definitiva, in queste settimane molti mafiosi e narcotrafficanti barcellonesi tornano lindi in società con un marchio di onestà riconosciuto loro dagli organi giudiziari messinesi. Dopo sedici anni, si torna alla Barcellona in cui la mafia non esiste, come se l’uccisione di Beppe Alfano e la morte di Adolfo Parmaliana non siano servite a nulla. La famiglia mafiosa più potente della provincia di Messina e più impunita d’Italia può riprendere serenamente il comando del territorio, nella società criminale e naturalmente pure nella società legale. Del resto, ormai, la barcellonesizzazione di Messina, come ripeto da tempo, è cosa fatta: il Procuratore generale di Messina è il barcellonese Franco Cassata, il politico più in vista della provincia è il barcellonese Domenico Nania, il sindaco di Messina è il barcellonese Giuseppe Buzzanca. Tutt’e tre sono soci del circolo culturale paramassonico barcellonese Corda Fratres, di cui era riverito socio anche il boss Giuseppe Gullotti.

Nulla sembra, invece, poter fermare le follie del “rito peloritano”, della giustizia alla messinese. Nessun segnale, invece, viene di attenzione da parte degli organi dello Stato per la provincia di Messina, per questa Corleone del terzo millennio che è Barcellona Pozzo di Gotto, per i miasmi della giustizia messinese. Rimarranno i soliti sparuti illusi a invocare verità e giustizia, ad indicare al paese le nefandezze degli apparati del potere, le meschinità delle deviazioni istituzionali, gli intrallazzi di manutengoli della politica, dell’economia, della magistratura, dei servizi segreti, dell’informazione. Verranno ulteriormente aggrediti come invasati persecutori di uomini onesti e infangatori di istituzioni specchiate. Fino a che nel resto della nazione non ci si decida ad accendere un riflettore sui misfatti di quella provincia, il buio, materiale e morale, continuerà a sommergerla.

Vi chiedo scusa per aver abusato della vostra attenzione ma mi sarei sentito un disertore a non scrivere queste righe.

Fabio Repici


LINK:
L’intervento dell’Avvocato Fabio Repici alla presentazione del libro “Io che da morto vi parlo” sulla vita di Adolfo Parmaliana (scritto da Alfio Caruso) – Università degli Studi di Torino – 23 novembre 2009

ComeDonChisciotte – COS’È IL MARK-TO-MARKET

Fonte: ComeDonChisciotte – COS’È IL MARK-TO-MARKET.

DI VINCE BOCCIONE

La truffa della Germania contro le banche italiane

Con questo articolo voglio cercare di spiegare a tutti in parole semplici e con esempi chiari come funziona il metodo contabile mark-to-market che farà affondare gran parte delle banche italiane.

La Merkel e Sarkozy complottano e progettano di conquistare l’Europa annientando stati come la Spagna e l’Italia. Sì ma come fare in modo che il popolo di tutti gli stati europei non si accorga di nulla? Molto semplice. Utilizzando un’arma contabile tanto distruttiva quanto legale: il mark-to-market. Costringono l’EBA (European Banking Authority) a obbligare tutte le banche europee a contabilizzare I debiti sovrani degli stati membri, come i buoni del Tesoro italiani o greci, al valore di mercato (o fair value) degli stessi titoli e non più secondo il costo a cui erano stati acquistati (hold to maturity). Questa tecnica contabile è assolutamente non verietiera e costringe le banche italiane a registrare perdite inesistenti e cercare nuovi fondi per ricapitalizzarsi.

Ma vediamo in pratica cosa vuol dire contabilizzare il debito sovrano al mark-to-market.

Supponiamo che la Banca X compra nel 2010 un titolo di stato italiano zero coupon (per semplificare I calcoli) ad un prezzo di 80€ con scadenza 5 anni. La peculiarità di uno zero coupon è quella che nel 2015 alla scadenza lo stato Italiano ripagherà alla Banca X €100. La banca otterrà quindi un rendimento del 25% (20/80) in 5 anni o del 5% annuo.

Quanto vale la banca X nel 2010 che detiene solo 1 titolo di Stato Italiano? Varrà 80€, il prezzo d’acquisto iniziale. Secondo il metodo tradizione del costo storico o hold to maturity, la banca fino al 2015 varrà sempre 80€

Come è possibile che i rendimenti oscillano quotidianamente (ultimamente più salgono che scendono) se l’Italia ha scelto ex ante di dare alla Banca X 100€ nel 2015 in cambio di 80€ nel 2010? Molto semplice, tutti i titoli di stato vengono scambiati in un mercato secondario ad un prezzo che oscilla in base alla domanda e offerta. Questo fa si che gli investitori e il mercato stabiliscono quale sia il giusto rendimento di un titolo di Stato commisurato al rischio che attribuiscono a esso. Lo Stato dovrà tener conto del rendimento solo nelle future emissioni di titoli, in quanto se immette sul mercato titoli con un rendimento inferiore alla percezione di rischio degli investitori, questi rimarranno invenduti. Nulla cambia per i titoli finora emessi.

Il mercato secondario dei titoli funziona in questo modo: E’ come se io compro un iphone dalla Apple e poi decido di rivenderlo su Ebay ma al prezzo corrente di mercato, cioè vedrò a che prezzo gli altri stanno vendendo lo stesso iphone e mi adeguerò al riguardo.

Il metodo mark-to-market che l’EBA e la Germania sta imponendo alle banche europee, prevede che la banca X deve registrare nel suo attivo contabile non più 80€ ma il prezzo che questo mercato secondario (Ebay nell’esempio dell’iphone) stabilisce.

Nel 2011 in questa sorta di Ebay dei titoli di stato, lo strumento che la banca X aveva comprato a 80€ viene venduto a 70€ facendo salire quindi il rendimento all 8.6% annuo (100-70)/70 per ottenere il rendimenti in 5 anni e dividend tutto per 5 per ottenere il rendimento annuale. Quindi quando sentiamo che I rendimenti dei titoli salgono, I loro prezzi scendono perché lo Stato a scadenza rimborserà sempre 100€

Quindi la banca X, siccome è stata costretta dall’EBA a registrate I titoli di debiti sovrani al mark-to-market, varrà nel 2011 70€ e sarà costretta registrare una perdita inesistente di 10€. Questa perdita è assolutamente inesistente perchè alla banca X non è cambiato assolutamente nulla in quanto nel 2015 riceverà I 100€ dallo stato italiano.

E’ come se io compro un iphone dalla Apple a €500 per usarlo e non per rivenderlo. Poi mi accorgo che su Ebay il prezzo dell’iphone è di 400€ e qualcuno mi obbliga a pagare altri 100€ per coprire la perdita di valore. In realtà io ci ho perso qualcosa? Assolutamente no se la mia finalità è quella di averlo acquistato per usarlo.

La stessa cosa accade alla Banca X che è costretta a ricapitalizzarsi cioè trovare liquidi per compensare la perdita.

Applicando lo stesso esempio alle banche Europee:

Dobbiamo tenere in considerazione che:

- I rendimenti dei titoli di stato tedeschi e francesi sono scesi, quindi I loro prezzi sono saliti

- I rendimenti dei titoli di stato italiani, greci e spagnoli sono saliti, quindi I loro prezzi sono scesi

- Le banche detengono in portafoglio principalmente titoli del proprio Stato.

Quindi costringendo tutte le banche a contabilizzare I titoli di debito sovrano al mark-to-market le banche italiane e spagnole hanno dovuto svalutare I loro titoli perchè I prezzi sono scesi (e I rendimenti aumentati), e hanno dovuto registrare delle perdite che in qualche modo devono finanziare. Le banche tedesche (e francesi) siccome detengono portafogli di titoli in prevalenza con titoli tedeschi che sono saliti di prezzo in quanto I rendimenti sono scesi, hanno registrato degli utili inesistenti per compensare le perdite subite dall’avere in portafoglio buoni del Tesoro greci.

Morale della favola:

L’EBA ha riscontrato che le banche italiane a seguito dell’utilizzo di questo metodo sfalsato, hanno riscontrato perdite inesistenti per 14.7 Miliardi di € che le banche dovranno trovare ricapitalizzandosi per evitare il fallimento. In parole povere vorrà dire che taglieranno posti di lavoro, concederanno meno finanziamenti ai cittadini Italiani, innescheranno un crollo di tutte le borse o in un ipotesi non troppo remota verranno acquistate da banche Tedesche e Francesi ad un prezzo basso a causa di una perdita inesistente… perchè alla fine di tutto ciò lo stato Italiano a scadenza pagherà sempre alla Banca X 100€

Tutto ciò avrà conseguenze catastrofiche sui nostri mercati. Premesso che il crollo dei listini dell’ultimo anno è sempre stato causato da forti perdite dei titoli bancari.

Analizziamo in una sequenza logica quello che accadrà sui nostri mercati:

1. Le banche contabilizzano I loto titoli dei debiti sovrani al mark-to-market

2. Visto che I rendimenti italiani sono saliti e I loro prezzi scesi, sono costrette a svalutare e diminuire il loro attivo

3. Per ottenere il pareggio di bilancio sono costrette a riportare delle perdite inesistenti

4. Se l’attivo della banca si sgonfia, diminuisce quindi il suo valore totale

5. Diminuendo il valore, crollerà il prezzo delle azioni di quella banca

6. Ciò innescherà il crollo di tutto il mercato azionario

7. Si innescherà una spirale perversa che farà aumentare ancora I tassi d’interesse dei titoli di stato italiani (Bot,Btp,Ctz)

8. Vedi punto 2

Dimenticavo…. Chi è il president dell’EBA? Andrea Enria … ovviamente un italiano.

Vince Boccione
4.12.2011 “