Ho visto cose che voi umani…

Voce marcata come ‘banche’

ComeDonChisciotte – CRISI SISTEMICA: LA VERITA’ SULLA BORSA

27 Dicembre 2009 · Lascia un Commento

ComeDonChisciotte – CRISI SISTEMICA: LA VERITA’ SULLA BORSA.

DI GILLES BONAFI
Mondialisation

Nessuno riesce più a capire perché la borsa continui a progredire, mentre tutti gli indicatori sono in rosso (il più importante è la disoccupazione). I media definiscono “ripresa” questo fenomeno. La Banca mondiale, del resto, aveva stimato il ribasso del PIL mondiale del 3% per il 2009. Fonte: “Ribasso del 3% del PIL mondiale nel 2009” — leJDD.fr

Ora, il Dow Jones è passato da 8577 punti, il 15 ottobre, a 10.000 punti il 14 ottobre 2009, vale a dire più del 16% in piena crisi. Abbiamo quindi –3% per l’economia reale e + 16% per la borsa, strano no?

Una piccola spiegazione (di natura tecnica) è quindi d’obbligo.

I. I topi abbandonano la nave

Gli ‘Insiders’, cioè i responsabili delle imprese americane abbandonano la nave. Vendono a più non posso le loro azioni! Per mascherare questo fatto, Goldman Sachs che rappresenta più del terzo del volume dei titoli negoziati del NYSE (New York Stock Exchange) falsa i mercati grazie al trading “quantistico” o algoritmico. Questi scambi si effettuano con elevata frequenza su piccoli blocchi negoziati in permanenza tra un numero ristretto di fondi quantistici e di programmi di trading.

Laurent Useldinger, presidente di Ullink, une società che fornisce soluzioni di trading e di connettività FIX (Financial Informations Xchange) spiega così il trading quantistico: “Si ritiene che un trader che possiede strumenti algoritmici tratti un numero di ordini dieci volte superiore a un’operazione eseguita manualmente”

Sono tutte chiacchiere ovviamente, scollegate da ogni realtà economica!

II. La verità sulla borsa

Il NYSE, New York Stock Exchange che si chiama “Wall Street” o Borsa di New York, è la più grande borsa mondiale. Nel luglio del 2009, Goldman Sachs rappresentava un terzo dei volumi di scambi (program trading) e i 3 protagonisti principali (Goldman Sachs, Crédit Suisse e Morgan Stanley) rappresentavano, quanto a loro, il 63,6%. Ne è la prova il grafico “la verità sulla borsa” sul mio blog. Certo, tutto ciò è trading “quantistico”, un’aberrazione del mercato. Philippe Béchade nella ‘cronaca Agora’ fornisce un’eccellente analisi (fonte: Programmi di trading e manipolazione di corsi).

“Per chi nutrisse ancora dubbi, il comportamento ‘robotico’ del mercato prova in modo eclatante che non esiste più alcun contropotere reale di fronte alle macchine. I programmi di trading automatizzati regolano con precisione geometrica l’angolo di progressione del canale ascendente. Una volta bloccato l’indice al rialzo implicito (azioni, indici, materie prime) una serie di opportunità infinite viene offerta agli operatori. Possono arbitrare in tempo reale l’insieme delle categorie di derivati: opzioni, warrants, CFD (Contract for difference), contratti su indice.

Il crollo della volatilità consecutivo alla scomparsa di ogni correzione tecnica—ecco ancora un fenomeno che dimostra che ogni psicologia umana è cancellata dai computers senza pietà—tenderebbe a dimostrare che gli operatori ostentano una fiducia assoluta in un contesto in cui corso della Borsa e congiuntura sono totalmente scollegati.” Inoltre, il 30 giugno 2008, l’OCC (Comptroller of the currency, l’autorità del governo che tutela le banche) dichiarava che gli Stati Uniti possedevano 182.100 miliardi di dollari di prodotti derivati (delle metastasi); ora, qualche mese fa, l’ultimo rapporto fatto era di 20.000 miliardi di dollari (controllati da 5 banche). Nel momento in cui si parla di regolamentare la finanza, 20.000 miliardi di dollari sono stati creati in 1 anno, cioè una volta e mezzo il PIL degli Stati Uniti (tabella pagina 12).

La crisi sistemica attuale, che è il canto del cigno del nostro sistema economico, ci dimostra che le teorie economiche sono obsolete.

Paul Krugman che è rimasto indietro, si chiede ancora come gli economisti abbiano fatto a sbagliare fino a questo punto.

Eppure è semplice, le teorie economiche non si sono evolute allo stesso ritmo della finanza. Quest’ultima, grazie all’aiuto della matematica e delle pressioni politiche, ha saputo creare un gigantesco ‘casinò planetario’ con somme che superano 10 volte il PIL mondiale. Peggio ancora, la maggior parte di queste decine di migliaia di miliardi di dollari, sono direttamente legate ai debiti.

Tutte le teorie economiche vanno quindi a pezzi: quelle sul valore, sulla relazione capitale/lavoro ecc. ecc.

“Era inevitabile che fatti così gravi accadessero” dichiarava Benoît Mandelbrot, matematico e inventore dei frattali, poiché questo sistema è matematicamente condannato. Sta morendo in questo stesso istante, è arrivato il tempo di un nuovo paradigma, di una nuova visione del mondo, in effetti, che deve escludere i “signori feudali” che tentano di bloccare definitivamente il sistema a loro vantaggio.

Gilles Bonafi è professore e analista economico.

Titolo originale: “Crise systémique : la vérité sur la bourse”

Fonte: http://www.mondialisation.ca
Link
24.11.2009

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ELENA R.

Categorie: economia · nuovo ordine mondiale
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ComeDonChisciotte – GRECIA, ISLANDA E LETTONIA POTREBBERO GUIDARE LA RIVOLTA CONTRO UE E FMI

22 Dicembre 2009 · Lascia un Commento

Fonte:ComeDonChisciotte – GRECIA, ISLANDA E LETTONIA POTREBBERO GUIDARE LA RIVOLTA CONTRO UE E FMI.

DI ELLEN BROWN
huffingtonpost.com

Il crollo finanziario totale, un tempo problema solamente dei paesi in via di sviluppo, è giunto ora in Europa. Il Fondo Monetario Internazionale sta imponendo le proprie “misure di austerità” al cerchio più esterno dell’Unione Europea, con Grecia, Islanda e Lettonia come i paesi più colpiti. Ma questi non sono i normali mendicanti del terzo mondo. Storicamente, i vichinghi islandesi respinsero in numerose occasioni gli invasori britannici, le tribù lettoni allontanarono persino i vichinghi e i greci conquistarono l’intero impero persiano. Se c’è qualcuno che può opporsi al FMI, sicuramente sono questi valorosi guerrieri europei.

Decine di paesi sono risultati inadempienti sul proprio debito negli ultimi decenni, e il caso più recente è stato Dubai che ha dichiarato una moratoria sui debiti il 26 novembre 2009. Se l’ex ricchissimo emirato arabo può risultare inadempiente, possono esserlo anche i paesi disperati. E se l’alternativa è quella di distruggere l’economia locale, è difficile sostenere che non dovrebbero farlo.

Questo è particolarmente vero quando i creditori sono in buona parte responsabili dei problemi del debitore, e ci sono buone ragioni per sostenere che i debiti non devono essere ripagati. I problemi in Grecia ebbero origine quando furono mantenuti bassi i tassi di interesse, inadeguati per la Grecia, per salvare la Germania da un tracollo economico. Mentre ad Islanda e Lettonia è stata accollata la responsabilità delle obbligazioni private verso cui loro non erano parti in causa.

L’UE che non funziona: quando una moneta comune non ha successo

La Grecia potrebbe essere il primo paese del cerchio più esterno dell’UE a ribellarsi. Secondo Ambrose Evans-Pritchard sul Daily Telegraph di domenica: “La Grecia è diventata il primo paese delle sofferenti zone periferiche dell’unione monetaria europea a sfidare Bruxelles e rifiutare la cura medievale da sanguisughe di una deflazione dei salari”. Il Primo ministro George Papandreu ha detto venerdì:

“I lavoratori stipendiati non pagheranno per questa situazione: non procederemo al congelamento o al taglio dei salari. Non siamo saliti al potere per distruggere lo stato sociale”.

Rileva Evans-Pritchard:

“Papandreu ha dei buoni motivi per lanciare il guanto di sfida ai piedi dell’Europa. Alla Grecia è stato detto di adottare un pacchetto di austerità in stile FMI, senza applicare la svalutazione così importante per i piani del FMI. La ricetta è disastrosa ed è chiaramente controproducente.”

La moneta non può essere svalutata perché si tratta dello stesso euro utilizzato da tutti. Ciò significa che mentre la possibilità del paese di ripagare il debito viene compromessa dalle misure di austerità, non vi è modo di diminuire il costo del debito. Evans-Pritchard conclude:

La verità è che pochi in Eurolandia sono disposti a mettere in dubbio il fatto che l’Unione Monetaria sia intrinsecamente inadeguata – per la Grecia, per la Germania, per chiunque.

Ed è la ragione per la quale l’Islanda, che non fa ancora parte dell’UE, potrebbe rivedere la propria posizione. All’Islanda viene richiesta l’appartenza all’unione per sottoscrivere un accordo nel quale verrebbero risarciti i depositanti olandesi e britannici che hanno perso i loro soldi nel crollo di IceSave, una divisione off-shore della più importante banca privata islandese. Eva Joly, un magistrato franco-norvegese assunta per indagare sul crollo bancario islandese, lo definisce un ricatto e avverte che cedere alle richieste dell’UE prosciugherebbe l’Islanda delle sue risorse e della sua popolazione, che sarebbe costretta ad emigrare per trovare lavoro.

La Lettonia è un membro dell’UE e si crede che adotterà l’euro, ma non ha ancora raggiunto questa fase. Nel frattempo, l’UE e il FMI hanno detto al governo di prendere a prestito valuta straniera per stabilizzare il tasso di cambio della valuta locale, allo scopo di aiutare i mutuatari a pagare i mutui contratti in valuta straniera dalle banche straniere. Come condizione ai finanziamenti del FMI, vengono richiesti anche i soliti tagli governativi. Nils Muiznieks, responsabile dell’Istituto di ricerche politiche e sociali avanzate di Riga, in Lettonia, si è lamentato:

Il resto del mondo sta perfezionando dei pacchetti di incentivi che vanno dall’uno al dieci per cento del PIL ma, nello stesso momento, alla Lettonia è stato chiesto di apportare dei forti tagli alla spesa – per un totale di circa il 38 per cento quest’anno nel settore pubblico – e di aumentare le tasse per coprire i deficit di bilancio.

In novembre il governo lettone ha adottato il bilancio più pesante degli ultimi anni, con tagli di quasi l’11%. Il governo ha già aumentato le tasse, ridotto la spesa pubblica e gli stipendi governativi e chiuso decine di scuole e ospedali. Come risultato, la banca nazionale prevede per quest’anno una diminuzione dell’economia del 17,5%, proprio quando c’è bisogno di un’economia produttiva per rimettersi in piedi. In Islanda l’economia si è contratta del 7,2% nel corso del terzo trimestre, il calo più forte mai registrato prima.

Come negli altri paesi stretti dai lacci neo-liberisti sulla produttività, l’occupazione e la produzione industriale sono state danneggiate, mettendo in ginocchio le economie.

Una considerazione cinica è che questo sia stato fatto di proposito. Invece di aiutare le nazioni post-sovietiche a sviluppare economie autosufficienti, scrive Marshall Auerback, “l’Occidente le ha viste come delle ostriche economiche da frantumare riempiendole di debiti allo scopo di ricavarne interessi e guadagni in conto capitale, lasciandole poi solo delle conchiglie vuote”.
Ma la gente non si sta sottomettendo in silenzio. La scorsa settimana in Lettonia, mentre il Parlamento discuteva che cosa fare del debito nazionale, migliaia di studenti e insegnanti hanno riempito le strate protestando contro la chiusura di centinaia di scuole e la riduzione fino al 60% degli stipendi dei docenti. I dimostranti portavano striscioni con scritto “Hanno venduto l’anima al diavolo” e “Siamo contro la povertà”. Al parlamento islandese, secondo le ultime notizie la discussione su IceSave è andata avanti per 140 ore, un nuovo primato, e una parte sempre più in crescita della popolazione si oppone al finanziamento di un debito che credono che il governo non debba restituire.

Il 3 dicembre in un articolo sul Daily Mail intitolato “Quello che l’Islanda può insegnare ai Tory”, Mary Ellen Synon scrive che da quando l’economia islandese è crollata lo scorso anno, “i costruttori dell’impero di Bruxelles erano sicuri che i terrorizzati islandesi ormai sull’orlo della bancarotta fossero finalmente pronti per scambiare la propria indipendenza con la ‘stabilità’ dell’adesione all’UE”. Ma il mese scorso, un sondaggio ha mostrato che il 54 per cento degli islandesi si oppone all’adesione, con solamente il 29 di cittadini favorevoli. Synon scrive:

Lo scorso anno gli islandesi potrebbero essersi spaventati a morte ma stanno ora uscendo dalle rovine del loro benessere e hanno deciso che la cosa più preziosa rimasta è la loro indipendenza. Non sono disposti a metterla in vendita, nemmeno per l’eventualità di un salvataggio da parte della Banca Centrale Europea.

Islanda, Lettonia e Grecia sono tutte in grado di mettere alla prova il bluff del FMI e dell’UE. In un articolo del primo ottobre intitolato “Lettonia – la pazzia continua”, Marshall Auerback sosteneva che il problema del debito lettone potrebbe essere risolto nell’arco di un fine settimana, con una serie di misure che comprendono (1) non rispondere al telefono quando i creditori stranieri chiamano il governo; (2) dichiarare insolventi le banche, convertendo il loro debito estero in capitale, e farle riaprire con un’assicurazione totale sui depositi garantiti in valuta locale; e (3) offrire “un lavoro con un salario minimo in valuta locale comprensivo di assistenza sanitaria a chiunque sia disposto a lavorare come fu fatto in Argentina dopo che il regime di Kirchner rifiutò il pacchetto tossico di restituzione del debito del FMI”.

Evans-Pritchard ha suggerito un rimedio analogo per la Grecia la quale, dice, potrebbe liberarsi dal suo cappio mortale seguendo l’esempio dell’Argentina. Potrebbe “reintrodurre la propria valuta, svalutarla, approvare una legge che trasformi il debito interno in euro in valuta locale, e ‘ristrutturare’ i contratti con l’estero”.

La strada meno battuta: dire di no al FMI

Opporsi al FMI non è una strada molto praticata ma l’Argentina ha tracciato il cammino. Di fronte alle tremende previsioni secondo cui l’economia crollerebbe senza crediti con l’estero, nel 2001 sfidò i propri creditori e si staccò semplicemente dai propri debiti. Nell’autunno del 2004, tre anni dopo un’inadempienza record su un debito di oltre 100 miliardi di dollari, il paese era sulla strada della ripresa e aveva raggiunto questo risultato senza aiuti dall’estero. L’economia era aumentata dell’8 per cento per due anni consecutivi. Le esportazioni erano cresciute, la moneta era rimasta stabile, gli investitori ritornavano e la disoccupazione era diminuita. “Si tratta di un importante evento storico, che mette alla prova 25 anni di politiche sbagliate”, diceva l’economista Mark Weisbrot in un’intervista del 2004 riportata dal New York Times. “Mentre altri paesi stanno zoppicando, l’Argentina sta avendo una crescita molto forte senza alcun segno di insostenibilità, ed è stato fatto senza alcuna concessione per ottenere afflussi di denaro straniero.”

Weisbrot è condirettore di un centro studi con sede a Washington chiamato “Centro per la ricerca economica e politica”, che nell’ottobre 2009 ha presentato uno studio su 41 paesi debitori del FMI. Lo studio ha scoperto che le politiche di austerità imposte dal FMI, tra cui i tagli alle spese e la rigida politica monetaria, avevano maggiori probabilità di fare più male che bene a quelle economie.

Questa è stata anche la conclusione di uno studio pubblicato nel febbraio scorso da Yonca Özdemir dell’Università Tecnica del Medioriente di Ankara, mettendo a confronto gli aiuti del FMI in Argentina e in Turchia. Entrambi i mercati emergenti hanno affrontato delle gravi crisi economiche nel 2001, ma se l’Argentina si è ribellata al FMI, la Turchia ha seguito ogni volta i suoi consigli. Il risultato è stato che l’Argentina si è ripresa mentre la Turchia si trova ancora in una crisi finanziaria. L’Argentina ha scelto di dirigere le proprie risorse verso l’interno, sviluppando la propria economia nazionale.

Per trovare i soldi per questo sviluppo, l’Argentina non ha avuto bisogno di investitori stranieri. Ha emesso il proprio denaro e credito attraverso la propria banca centrale. In precedenza, quando la valuta nazionale è crollata completamente nel 1995 e di nuovo dopo il 2000, i governi locali argentini avevano emesso obbligazioni locali che venivano negoziate come valuta. Le province pagavano i propri dipendenti con ricevute cartacee chiamate “Obbligazioni cancella-debito” che erano espresse in unità valutarie equivalenti al peso argentino. Le obbligazioni cancellavano il debito delle province verso i loro dipendenti e potevano essere spese nella comunità. Le province in realtà avevano “monetizzato” i loro debiti, trasformando le loro obbligazioni in valuta a corso legale.

L’emissione e il prestito della valuta sono diritti sovrani del governo, e sono diritti che i piccoli paesi europei perdono quando aderiscono all’UE. L’Argentina è un paese grande che ha maggiori risorse rispetto ad Islanda, Lettonia o Grecia, ma ora le nuove tecnologie disponibili potrebbero addirittura rendere autosufficienti i piccoli paesi. Vedi l’articolo di David Blume “Alcohol can be a gas”.

Ellen Brown
Fonte: www.huffingtonpost.com
Link: http://www.huffingtonpost.com/ellen-brown/eu-imf-revolt-greece-icel_b_389409.html
18.12.2009

Traduzione a cura di JJULES per www.comedonchisciotte.org

Categorie: economia
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Pecunia non olet: banche salvate dai proventi della droga

16 Dicembre 2009 · Lascia un Commento

Fonte: Pecunia non olet: banche salvate dai proventi della droga.

Sapevamo che gli Istituti centrali sarebbero intervenuti a tamponare la falla ed in effetti, come sappiamo benissimo, hanno fatto uno sforzo enorme, il più grande della storia, evitando cosi lo schianto in mare dell’aereo senza carburante chiamato finanza globale. Uno sforzo, aggiungo, irripetibile, visto che alcuni paesi, gli USA, primi tra tutti, hanno aumentato in modo vertiginoso e probabilmente irrecuperabile il proprio debito pubblico. Mentre il deficit dell’anno fiscale 2009, finito un mesetto fa, è il TRIPLO di quello del certo non roseo 2008, 1.42 trilioni di dollari. Il 10% del loro PIL.

A sentire il giornale inglese Guardian un aiuto assolutamente vitale, gigantesco e, cosa ancora più importante, in contanti è arrivato alle banche dai trafficanti e… malavitosi globali; solo nel 2008, l’anno peggiore dal punto di vista della liquiditá, hanno “fatturato” qualcosa come 352 miliardi di dollari, in qualche modo, direttamente o indirettamente, finiti nei principali istituti finanziari mondiali.

Risorse vitali che probabilmente hanno evitato, insieme agli aiuti statali il collasso del sistema. Peccato che fossero tutti capitali di provenienza illecita.

Il “bello” è che il Guardian non si è inventato nulla ma si è limitato a riportare le affermazioni fatte dal Capo dell’ Ufficio ONU contro i traffici di Droga e la delinquenza internazionale, Antonio Maria Costa.

A quanto pare la laboriosa delinquenza internazionale ha risentito meno della crisi ed ha continuato a versare, diligentemente i propri sudati risparmi nei traballanti conti correnti dei primari Istituti mondiali presso i tanti “paradisi fiscali”. Se fai un lavoro pericoloso e soggetto ad improvvise emergenze è meglio stare liquidi, mi pare evidente.

Dire che si sia trattato di un fenomeno, diciamo cosi, di folcklore, secondario è in ogni caso sbagliato.

Nelle parole di Costa “In many instances, the money from drugs was the only liquid investment capital. In the second half of 2008, liquidity was the banking system’s main problem and hence liquid capital became an important factor

“In molti casi, il denaro derivante dalla droga era l’unico capitale di investimento liquido. Nella seconda metá del 2008 la liquiditá era il principale problema del sistema bancario e quindi il capitale liquido era un importante fattore.”

Ed ancora: “Inter-bank loans were funded by money that originated from the drugs trade and other illegal activities… There were signs that some banks were rescued that way.”

“I Prestiti interbancari erano finanziati dal denaro che originava dal commmercio di droga ed altre attivitá illegali, ci sono indizi che alcune banche siano state salvate in questo modo“.

Badate che il tipo in questione è ben noto ed ha fama di essere un poliziotto di ferro dai modi spicci e decisi, non certo un lunatico paranoico che crede nei vampiri.

C’e’ bisogno che ve lo dica? La notizia ha fatto il giro del mondo, la riportano decine di media, ma ovviamente si è fermata alle porte di casa nostra, come potete verificare da soli.

C’erano cose ben più importanti su cui discutere, ovviamente.

Noi, d’altronde, abbiamo varato lo scudo fiscale. Che certe porcherie si facciano, ma fuori dalla nostra porta.

Il denaro, invece, è benaccetto.

Pecunia non Olet…

crisis

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ComeDonChisciotte – IL PROGRAMMA SEGRETO DI COPENHAGEN

11 Dicembre 2009 · Lascia un Commento

ComeDonChisciotte – IL PROGRAMMA SEGRETO DI COPENHAGEN.

FONTE: WASHINGTON’S BLOG

Gli artefici dei credit default swap dietro allo sviluppo dei “derivati sull’anidride carbonica”

Come avevo dimostrato in precedenza, i derivati speculativi (in special modo i credit default swap ) sono una delle cause principali. della crisi economica

E avevo sottolineato che le grandi banche realizzeranno profitti enormi sulle quote consentite delle emissioni di anidride carbonica, mentre l’illustre scienziato che sta facendo una crociata contro il riscaldamento globale sostiene che non funzioneranno e che esiste l’altissima probabilità di una gigantesca truffa e di un insider trading nei mercati delle quote delle emissioni di anidride carbonica.

Ora Bloomberg fa notare. che il programma delle quote delle emissioni di anidride carbonica sarà incentrato sui derivati:

Le banche si stanno preparando a fare con l’anidride carbonica quello che hanno fatto in precedenza: l’ideazione e la commercializzazione di contratti derivati che aiuteranno i clienti a proteggere i loro rischi sui prezzi nel lungo termine. Sono anche pronte a vendere prodotti finanziari legati all’anidride carbonica agli investitori esterni.

[Blythe] Masters sostiene che alle banche debba essere permesso di poter prendere l’iniziativa se un sistema obbligatorio di quote consentite delle emissioni di anidride carbonica è utile a salvare il pianeta al minor costo possibile. E i derivati legati all’anidride carbonica devono far parte di questo connubio, dice. I derivati sono titoli il cui valore è derivato dal valore di una merce sottostante – in questo caso, l’anidride carbonica ed altri gas serra…

Chi è Blythe Masters ?

E’ la dipendente di JP Morgan che ha inventato i credit default swap, e sta ora guidando gli sforzi di JPM sulle quote delle emissioni di anidride carbonica. Come osserva Bloomberg (questa e le altre citazioni provengono dall’articolo di Bloomberg riportato sopra):

Masters, 40 anni, sovrintende le attività ambientali della banca di New York in veste di responsabile globale dell’azienda nell’ambito delle materie prime.

Come giovane banchiere londinese all’inizio degli anni Novanta, Masters faceva parte del team di JPMorgan per sviluppare nuove idee per trasferire i rischi sui terzi. E continuò con la gestione del rischio sui crediti per la banca d’investimenti JPMorgan.

Tra i derivati sui crediti venuti alla luce dai primi sforzi della banca ci sono i credit default swap.

Alcuni membri del Congresso stanno combattendo contro i derivati sull’anidride carbonica:

“La gente taglierà i future sull’anidride carbonica e ci troveremo nei guai,” dice Maria Cantwell, senatrice democratica dello stato di Washington. “Non è possibile tenere il passo del prossimo strumento che andranno a creare.”

Cantwell, 51 anni, lo scorso novembre ha proposto che ai governi statali americani venga concesso il diritto di vietare i prodotti finanziari non regolamentati. “Il mercato dei derivati ha danneggiato pesantemente la nostra economia, non è nient’altro che un casinò dove si punta forte – tranne il fatto che i casinò devono attenersi alle regole”, ha riferito in un comunicato stampa.

Tuttavia il Congresso potrebbe cedere alle pressioni dell’industria e permettere il commercio over-the-counter dei derivati sull’anidride carbonica:

Il disegno di legge della Camera sulle quote delle emissioni di anidride carbonica vieta i derivati OTC, richiedendo che tutte le trattative sull’anidride carbonica vengano effettuate sugli scambi. I banchieri sostengono che un simile divieto sarebbe un errore… le banche e le aziende potrebbero ottenere quello che vogliono sui derivati sull’anidride carbonica in una legge separata in corso di elaborazione al Congresso…

Anche gli esperti finanziari si oppongono al mercato delle emissioni di anidride carbonica:

Persino George Soros, l’operatore miliardario di hedge fund, sostiene che i money manager dovrebbero trovare dei modi per manipolare i mercati delle emissioni di anidride carbonica. “Il sistema può essere truccato”, ha sottolineato Soros, 79 anni, in un seminario alla London School of Economics lo scorso luglio. “Per questa ragione piace ai tipi finanziari come me – perché ci sono delle opportunità finanziarie” …

Il gestore di hedge fund Michael Masters, fondatore della Masters Capital Management LLC con sede a Saint Croix nelle Isole Vergini americane [e senza alcun legame con Blythe Masters] dice che gli speculatori finiranno col controllare i prezzi dell’anidride carbonica americana, e il loro intervento potrebbe innescare lo stesso genere di cicli di espansione e recessione economica che hanno bastonato le altre materie prime…

Il gestore di hedge fund sostiene che le banche tenteranno di gonfiare il mercato dell’anidride carbonica ingaggiando investitori dagli hedge fund e dai fondi pensione.

“Wall Street lo venderà alla gente come un prodotto di investimento che non ha nulla a che vedere con l’anidride carbonica”, dice. “Poi improvvisamente i gestori degli investimenti domineranno l’asset class, e nulla sarà più collegato alla domanda e all’offerta reale. Abbiamo già visto questo film.”

Per la verità, come avevo rilevato in precedenza, anche numerosi ambientalisti si oppongono al mercato delle quote delle emissioni di anidride carbonica. Ad esempio:

Michelle Chan, un’esperta analista delle politiche a San Francisco per Friends of the Earth, non è affatto convinta.

“Dovremmo veramente creare un nuovo mercato da 2.000 miliardi di dollari quando non abbiamo ancora finito il lavoro per riorganizzare e collaudare una nuova regolamentazione finanziaria?” chiede. Chan sostiene che, vista la loro storia recente, dovrebbero essere tenute a freno le capacità delle banche di trasformare il cambiamento climatico in un nuovo mercato delle materie prime.

“Quello che ci ha fatto aprire gli occhi nella crisi del credito – ad un livello spaventoso e sconvolgente – è quello che accade nel mondo reale”, dice.

Chan di Friends of the Earth sta lavorando duramente per impedire alle banche di inserire anche l’anidride carbonica nel loro repertorio. Ha intitolato un rapporto di Friends of the Earth del marzo scorso “Anidride carbonica subprime?”. In una deposizione rilasciata a Capitol Hill, ammoniva: “Wall Street non farà solamente da intermediario nei normali derivati sull’anidride carbonica – diventeranno creativi.”

Sì, diventeranno “creativi” e abbiamo già visto questo film… un boom di derivati sull’anidride carbonica non regolamentati in modo adeguato destabilizzerà l’economia e porterà ad un altro crollo.

Fonte: http://www.globalresearch.ca
Link: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=16449
8.12.2009

Traduzione a cura di JJULES per www.comedonchisciotte.org

Categorie: ambiente · economia · nuovo ordine mondiale
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ComeDonChisciotte – IL GIORNALE: QUELLA SOVRANITA’ DELLA MONETA IN MANI PRIVATE

11 Dicembre 2009 · Lascia un Commento

Onore a “Il Giornale” edito dalla famiglia Berlusconi, perfino loro sono in grado di raccontare cose vere.

È chiaro che il motivo che li spinge a dare questa notizia vera è il fatto che i “ricchissimi banchieri” di cui parlano (e che sono al vertice della massoneria mondiale) vogliono adesso sbarazzarsi di Berlusconi perchè non è più utile ai loro interessi, anzi è diventato persino imprevedibile e incontrollabile. E adesso usano la mafia e gli scandali delle escort per raggiungere i loro scopi.

Che pena, ci vogliamo liberare dei politici collusi con la mafia e poi i detentori del vero potere, i banchieri e gli speculatori usano la mafia per consolidare il loro potere.

Fuori la mafia dallo stato e fuori la sovranità monetaria dalle mani private!

ComeDonChisciotte – IL GIORNALE: QUELLA SOVRANITA’ DELLA MONETA IN MANI PRIVATE.

FONTE: IL GIORNALE.IT

Oggi il Giornale ha pubblicato un pezzo autodefinito “Provocazione”, in cui ribadisce che la moneta dev’essere del popolo e non di una cricca di privati. Il Giornale di Berlusconi, sembra disposto in questa lotta all’ultimo sangue, a fare scoppiare il bubbone, con un articolo che mai e poi mai i suoi detrattori, in particolare il braccio armato Repubblica e i suoi finanzieri proglobalizzazione, avrebbero mai scritto. Da far riflettere su chi sta attaccando il Premier da oltre un anno, e sugli eventuali perché. O sul tipo di conflitto intestino che sta vivendo il nostro governo… Un intestino che puzza di interferenze straniere…
Nicoletta Forcheri (mercatoliberonews.blogspot.com)

Abbiamo ricominciato a tremare per le banche. Abbiamo ricominciato a tremare addirittura per gli Stati, a rischio di fallimento attraverso i debiti delle banche. Si è alzata anche, in questi frangenti, la voce di Mario Draghi con il suo memento ai governanti: attenzione al debito pubblico e a quello privato; dovete a tutti i costi farli diminuire. Giusto. Ma l’unico modo efficace per farli diminuire è finalmente riappropriarsene. Non è forse giunta l’ora, dopo tutto quanto abbiamo dovuto soffrire a causa delle incredibili malversazioni dei banchieri, di sottrarci al loro macroscopico potere?
Per prima cosa informando con correttezza i cittadini di ciò che in grande maggioranza non sanno, ossia che non sono gli Stati i padroni del denaro che viene messo in circolazione in quanto hanno delegato pochi privati, azionisti delle banche centrali, a crearlo. Sì, sembra perfino grottesca una cosa simile; uno scherzo surreale del quale ridere; ma è realtà.

C’è stato un momento in cui alcuni ricchissimi banchieri hanno convinto gli Stati a cedere loro il diritto di fabbricare la moneta per poi prestargliela con tanto di interesse. È così che si è formato il debito pubblico: sono i soldi che ogni cittadino deve alla banca centrale del suo paese per ogni moneta che adopera. La Banca d’Italia non è per nulla la «Banca d’Italia», ossia la nostra, degli italiani, ma una banca privata, così come le altre Banche centrali inclusa quella Europea, che sono proprietà di grandi istituti di credito, pur traendo volutamente i popoli in inganno fregiandosi del nome dello Stato per il quale fabbricano il denaro.

Ha cominciato la Federal Reserve (che si chiama così ma che non ha nulla di «federale»), banca centrale americana, i cui azionisti sono alcune delle più famose banche del mondo quali la Rothschild Bank di Londra, la Warburg Bank di Berlino, la Goldman Sachs di New York e poche altre. Queste a loro volta sono anche azioniste di molte delle Banche centrali degli Stati europei e queste infine, con il sistema delle scatole cinesi, sono proprietarie della Banca centrale europea. Insomma il patrimonio finanziario del mondo è nelle mani di pochissimi privati ai quali è stato conferito per legge un potere sovranazionale, cosa di per sé illegittima negli Stati democratici ove la Costituzione afferma, come in quella italiana, che la sovranità appartiene al popolo.

Niente è segreto di quanto detto finora, anzi: è sufficiente cercare le voci adatte in internet per ottenere senza difficoltà le informazioni fondamentali sulla fabbricazione bancaria delle monete, sul cosiddetto «signoraggio», ossia sull’interesse che gli Stati pagano per avere «in prestito» dalle banche il denaro che adoperiamo e sulla sua assurda conseguenza: l’accumulo sempre crescente del debito pubblico dei singoli Stati. Anche la bibliografia è abbastanza nutrita e sono facilmente reperibili sia le traduzioni in italiano che i volumi specialistici di nostri autori. Tuttavia queste informazioni non circolano e sembra quasi che si sia formata, senza uno specifico divieto, una specie di congiura del silenzio. È vero che le decisioni dei banchieri hanno per statuto diritto alla segretezza; ma sappiamo bene quale forza pubblicitaria di diffusione la segretezza aggiunga alle notizie. Probabilmente si tratta del timore per le terribili rappresaglie cui sono andati incontro in America quegli eroici politici che hanno tentato di far saltare l’accordo con le banche e di cui si parla come dei «caduti» per la moneta. Abraham Lincoln, John F. Kennedy, Robert Kennedy sono stati uccisi, infatti (questo collegamento causale naturalmente è senza prove) subito dopo aver firmato la legge che autorizzava lo Stato a produrre il dollaro in proprio.

Oggi, però, è indispensabile che i popoli guardino con determinazione e consapevolezza alla realtà del debito pubblico nelle sue vere cause in modo da indurre i governanti a riappropriarsi della sovranità monetaria prima che esso diventi inestinguibile. È questo il momento. Proprio perché i banchieri ci avvertono che il debito pubblico è troppo alto e deve rientrare, ma non è possibile farlo senza aumentare ancora le tasse oppure eliminare alcune delle più preziose garanzie sociali; proprio perché le banche hanno ricominciato a fallire (anche se in realtà non avevano affatto smesso) e ci portano al disastro; proprio perché è evidente che il sistema, così dichiaratamente patologico, è giunto alle sue estreme conseguenze, dobbiamo mettervi fine. In Italia non sarà difficile convincerne i governanti, visto che più volte è apparso chiaramente che la loro insofferenza per la situazione è quasi pari alla nostra.

Fonte: www.ilgiornale.it
Link: http://www.ilgiornale.it/economia/provocazione_quella_sovranita_moneta_mani_private/11-12-2009/articolo-id=406009-page=0-comments=1
11.12.2009

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ComeDonChisciotte – CAMBIAMENTO CLIMATICO: I MEDIA GLOBALI PRESENTANO UNO SCENARIO APOCALITTICO

10 Dicembre 2009 · Lascia un Commento

Fonte: ComeDonChisciotte – CAMBIAMENTO CLIMATICO: I MEDIA GLOBALI PRESENTANO UNO SCENARIO APOCALITTICO.

DI MICHEL CHOSSUDOVSKY
Global Research

Il seguente testo (in allegato) è stato pubblicato simultaneamente dai maggiori quotidiani in tutto il mondo. Costituisce un’iniziativa di pubbliche relazioni in tutto il mondo, tesa a condizionare l’opinione pubblica affinché accetti senza riserve il “consenso sul riscaldamento globale”. Il testo dell’editoriale è stato preparato dal team del Guardian.

L’editoriale presenta uno scenario apocalittico, con la devastazione causata dal riscaldamento del pianeta.

Mentre indica giustamente la necessità di ridurre le emissioni di CO2, come un obiettivo ambientale per l’aria pulita a sé stante, accetta subito il consenso sul riscaldamento globale, senza dibattito o discussione, come una verità assoluta come viene descritta dal comitato dell’ONU sul cambiamento climatico.

Non riconosce il più ampio dibattito scientifico sul cambiamento climatico. E non affronta neanche la controversia sui dati in merito al cambiamento climatico e alle emissioni dei gas serra.

Le prove che il diossido di carbonio sia la sola causa del riscaldamento del pianeta sono discutibili, come è stato rivelato da numerosi studi scientifici. (vedere il dossier di Global Research sul cambiamento climatico: un archivio di oltre 100 articoli).

C’è stato, a questo proposito, un continuo tentativo di mettere a tacere i critici, come ci dicono i testi del metereologo del MIT Richard S. Lindzen (vedere: Richard Lindzen, Climate of Fear: Global-Warming alarmists intimidate dissenting scientists into silence. Global Research, 7 aprile 2007).

Gli scienziati che dissentono dall’allarmismo hanno visto scomparire le loro borse di studio, il loro lavoro è stato deriso, e sono stati loro stessi etichettati come delle marionette dell’industria, degli scienziati incompetenti, o peggio. Di conseguenza, le menzogne sul riscaldamento globale acquistano credibilità persino quando disprezzano la scienza che ne sarebbe il fondamento. (Ibid)

Le emissioni di CO2 sono presentate nell’editoriale come l’unica e più importante minaccia per il futuro dell’umanità.

Gli autori dell’editoriale credono che “i politici a Copenhagen hanno il potere di plasmare il giudizio della storia su questa generazione”.

La nostra opinione è che i politici dei paesi della NATO che saranno presenti all’incontro di Copenhagen agiranno invariabilmente per conto degli interessi dell’establishment finanziario, delle società petrolifere e dei contractor della difesa.

Su questo punto, vale la pena notare che le decisioni chiave e gli orientamenti del COP15 sono già stati preconfezionati al World Business Summit on Climate Change (WBSCC) tenutosi il maggio scorso a Copenhagen, sei mesi prima del COP15.

Il WBSCC ha riunito alcuni dei più prominenti leader e dirigenti commerciali del mondo, compresi Al Gore e il segretario generale dell’ONU Ban Ki Moon (il World Business Summit on Climate Change comprende un webcast).

I risultati di queste consultazioni di alto livello sono contenuti in una “relazione sommaria per i policy maker” redatta dalla PriceWaterHouseCoopers LLP, per conto dei dirigenti che hanno preso parte all’evento. Questa relazione, che è stata inviata ai governi partecipanti, ha poco a che vedere con la protezione dell’ambiente. Consiste in gran parte in un ordine del giorno dettato dal profitto, che sfrutta il consenso sul riscaldamento globale come giustificazione. (Per i dettagli, vedere Climate Council: The World Business Summit on Climate Change).

“L’ambizione alla base del Summit [WBSCC] è stata quella di affrontare le sfide gemelle del cambiamento climatico e della crisi economica. I partecipanti al summit hanno considerato come questi rischi possono essere trasformati in opportunità se le società e i governi collaborano, e [su] quali politiche, quali incentivi e quali investimenti stimoleranno più efficacemente la crescita con una bassa emissione di carbonio”. (Copenhagen Climate Council).

Qual è l’ordine del giorno nascosto dietro il Summit CO15 di Copenhagen?

Il consenso sul riscaldamento globale viene sfruttato per giustificare un lucrativo schema commerciale del carbonio da molti bilioni che cerca di arricchire le corporazioni e le istituzioni finanziarie a discapito dei paesi in via di sviluppo.

Secondo l’editoriale: “la giustizia sociale richiede che il mondo industrializzato paghi di propria tasca ed offra denaro per aiutare i paesi più poveri ad adattarsi al cambiamento climatico, e tecnologie pulite per consentire loro di crescere economicamente senza un aumento delle emissioni”.

Questo schema commerciale del carbonio non serve gli interessi della giustizia sociale. Proprio il contrario. Ciò che viene progettato ora è un commercio multimiliardario di “Carbon Derivatives”: le banche sono in lizza per “fare un sacco di soldi” con il commercio della CO2, con… un’alta probabilità di grandi frodi e insider trading nei mercati del commercio di CO2” (si veda Copenhagen’s Hidden Agenda: The Multibillion Trade in Carbon Derivatives, Global Research, 8 Dicembre 2009). Con amara ironia, l’architetto dei Credit Default Swaps, la JP Morgan è dietro lo sviluppo del sistema di commercio dei “Carbon Derivatives”.

Mentre condividiamo le preoccupazioni degli ambientalisti, non c’è ragione di sostenere qualcosa che è del tutto falso o discutibile per raggiungere gli obiettivi ambientali stabiliti.

La riduzione delle emissioni tossiche di CO2 prodotte dall’uomo non deve essere vista come subordinata e strumentale alla riduzione del riscaldamento globale. È un obiettivo a sé stante.

L’implementazione di un programma ambientale proteso espressamente alla riduzione di emissioni di CO2 a livello nazionale e internazionale non richiede né il consenso sul riscaldamento globale, né un sistema commerciale sul carbonio imperniato sul profitto.

Michel Chossudovsky, 7 dicembre 2009

Leggi l’allegato: ComeDonChisciotte – CAMBIAMENTO CLIMATICO: I MEDIA GLOBALI PRESENTANO UNO SCENARIO APOCALITTICO.

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ComeDonChisciotte – LE MAFIE, I PIFFERAI MAGICI E I TOPI

8 Dicembre 2009 · Lascia un Commento

ComeDonChisciotte – LE MAFIE, I PIFFERAI MAGICI E I TOPI.

DI PAOLO BARNARD
paolobarnard.info

C’era una volta un Pifferaio magico…

E’ tutta una questione di proporzioni. Combattere le Mafie è giusto, a patto che le si combatta in ordine di pericolo. Combattere i conflitti d’interesse è giusto, a patto che si combattano per primi quelli che ci danneggiano di più. Ma se accade l’inverso, se cioè si combatte il nemico minore e si ignora quello maggiore, che succede? Risposta: succede l’Italia, purtroppo. Si ottiene cioè quel Paese miserabile e miserabilmente smarrito in cui viviamo, e si ottengono i Pifferai magici che ci fanno danzare come topi istupiditi ai loro comandi, dall’altra parte del Sistema.

Lotta alla Mafia? Sì, ma la peggiore per prima.

Date un’occhiata qui: c’è 1 miliardo di euro da una parte, e ci sono 118 miliardi di euro dall’altra.

1 miliardo di euro. Secondo un autorevole studio sull’impatto della Mafia sull’economia produttiva della Sicilia, e cioè il volume ‘I costi dell’illegalità’ di Antonio La Spina (ed. Il Mulino 2008), le cosche hanno sottratto a quella regione un miliardo di euro nel 2007 (12 mesi) col ricatto del pizzo.

Nella foto: Mario Draghi, Governatore della Banca d’Italia

118 miliardi di euro. E’ la somma di denaro che noi cittadini italiani abbiamo dovuto rendere disponibile – e una cui parte abbiamo già del tutto perduto – nel 2008-2009 (12 mesi) per far fronte a un altro ricatto, quello inflittoci dalla Mafia degli speculatori e degli investitori internazionali, i responsabili della crisi finanziaria e della fuga di capitali dall’Italia.

Preciso che in questa trattazione non si tiene conto dell’ulteriore danno sistemico che le due Mafie causano a noi cittadini (cioè le ripercussioni indirette). Mi sono attenuto unicamente all’impatto sull’economia pulita dei ricatti delle due organizzazioni criminose, in 12 mesi. Ma anche includendo il danno sistemico, le proporzioni rimangono identiche, cioè Mafia della finanza batte Mafia regionale con un ampissimo margine. Ultimo appunto: sappia il lettore che dei 118 miliardi di euro che cito, 96 miliardi è denaro che la comunità ha dovuto rendere disponibile al ricatto, ma che non è chiaro se sia stato del tutto speso o quando verrà del tutto speso; il resto è già perduto. In ogni caso, si tratta di una ricchezza che sbuca dal cilindro solo per compiacere alla Mafia finanziaria, e che non sarebbe mai stata impiegata per spese di utilità sociale.

E se nel ricatto delle cosche ci sono i morti da lupara, i commercianti strozzati e l’infiltrazione nella politica, in quello della Mafia degli speculatori e investitori internazionali ci sono migliaia di aziende decapitate, masse immensamente superiori di italiani licenziati, sottimpiegati, cassintegrati, di famiglie senza futuro, di destini troncati sul nascere, di drammi personali, e un intero sistema politico nazionale ricattato senza eccezioni, e non solo in alcuni casi come accade con le cosche.

E allora, perché veniamo incessantemente dirottati dai Pifferai magici sugli uomini con la coppola di Palermo e Roma e mai su quelli col doppiopetto blu di New York e di Milano? Perché siamo topi che marciano sulle loro note mentre alle nostre spalle il Vero Potere ci distrugge la vita? Sarò esplicito: perché la carogna nazionale è sempre chiamata il Cavaliere e mai il Governatore? Berlusconi proviene dalle fila degli uomini d’onore? proviene cioè da quelli del miliardo di euro? Mario Draghi stringe la mano ai mafiosi che ce ne hanno sottratti 118 di miliardi. Ecco da dove viene il Governatore: è stato uomo di punta del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo, della Banca Mondiale (le cause di ‘solo’ qualche centinaio di milioni di morti di fame e stenti, ma non contano, sono negri), e poi vice presidente di Goldman Sachs, la banca più devastante del XX e XXI secolo, la banca che mentre i lavoratori, le loro vite e le aziende venivano fottuti dai crimini di Wall Street (lei complice), scommetteva sulla loro rovina e vinceva miliardi di dollari (si chiama swap betting e hedging – i crimini sono spiegati qui http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=122). Infatti nel giugno scorso, mentre qui in Italia la cassa integrazione divampava peggio dell’influenza suina, Goldman Sachs incassava i suoi profitti di quadrimestre più ricchi da 140 anni: 3,4 miliardi di dollari. E vanno capite le drammatiche differenze fra le due Mafie: gli uomini dei pizzini possono essere arrestati, e talvolta lo sono, ma quelli di AIG, Citigroup, Goldman Sachs, Banca Italease (Banco Popolare) o di via Nazionale no, nessuno li tocca, meno che meno i Pifferai magici che tanto inveiscono contro i poteri minori. Infine, l’illegalità che permea entrambe le organizzazioni è di sicuro spaventosa, ma il Vero Potere è riuscito nell’impresa di vestire il re nudo, cioè di convincere l’opinione pubblica che la Mafia di gran lunga più micidiale, quella intoccabile dell’alta finanza, quella che può rovinare una nazione come l’Italia in pochi mesi, è del tutto legale. Berlusconi e picciotti 1, Draghi & partners 118, queste sono le proporzioni, e queste proporzioni dovrebbero dettare a qualsiasi cittadino attivo delle priorità nella lotta alle Mafie. Ma entriamo nei fatti.

Conflitto di interessi? Vediamo le proporzioni.

Parliamo di conflitto d’interessi. Il Presidente del Consiglio certamente si affanna per oliare la sua azienda, ma di nuovo, stiamo sulle proporzioni. Tenete a mente che la Fininvest è un interesse da 6 miliardi di euro. Torno a Draghi. Nell’ottobre del 2008 il Governatore ha emesso 40 miliardi di euro in titoli di Stato di alta qualità che ha scambiato con titoli scadenti delle nostre banche, per permettergli di tornare a funzionare (Il Sole 24 Ore, 14/10/2008). Sono soldi nostri. Cioè Draghi ha usato 40 miliardi di euro di debito pubblico (sono 4 finanziarie) per salvare le banche danneggiate dai suoi compagni di ‘cosca’ a Wall Street. Fra l’altro ha oliato con i nostri soldi le stesse banche che dal 2008, grazie ai “finanziamenti illimitati e cambiali in bianco” del decreto salva-banche n. 155 (ne parlo sotto), possono poi “promuovere i loro prodotti finanziari assicurando i clienti di godere delle garanzie illimitate dello Stato” (Sangalli e Lannutti, Senato, 22/12/2008). E attenzione, perché quando parliamo del ‘salva-banche’ stiamo parlando di qualcosa come 12 o 18 miliardi di euro, nostri soldi, secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale del 2008. * (nota: il Ministero dell’Economia interpellato sulle cifre non ha risposto) La capite la giostra come gira qui? Riassumo: la Mafia degli investitori internazionali delinque impunemente, scoppia la crisi finanziaria, le nostre banche vanno in sofferenza; il delegato in Italia di quella Mafia (Draghi), che teoricamente dovrebbe fare i nostri interessi, prende i nostri soldi e salva il deretano dei suoi amici banchieri, i quali poi si fanno belli con quei soldi (più quelli del decreto salva-banche) per venderci i loro giocattoli. Le banche così incassano due volte. Oltre all’ignobile beffa, il conflitto d’interessi sta nel fatto che un uomo teoricamente pubblico come il Governatore (proposto dalla Presidenza del Consiglio, con decreto del Presidente della Repubblica) usi il denaro dei cittadini per rimediare a un crack del tutto privato della sua ‘cosca’ dei banchieri internazionali e nazionali, e di cui nessuna azienda o lavoratore italiano hanno alcuna colpa. Le cifre coinvolte sono di almeno 52 miliardi di euro prelevati dalle casse nazionali. La Fininvest ne vale 6. Di nuovo, queste proporzioni dovrebbero dettare a qualsiasi cittadino attivo delle priorità. E qui ricordo anche ai forsennati dei V- e No-B days che l’intero affare del Ponte di Messina è un interesse di 6 o 7 miliardi di euro, e che l’intero affare dei costi della Casta dei politici è di 4 miliardi. Chiare le proporzioni?

Il resto della storia.

Sempre a causa dei misfatti della Mafia degli speculatori e degli investitori internazionali, l’Italia ha visto morire una media di 30 aziende al giorno nella prima metà del 2009 (dati Camera di Commercio), con la prevedibile voragine di disperazione che si è aperta sotto i piedi di migliaia di famiglie e centinaia di migliaia di lavoratori. Il 20 agosto del 2009, Bloomberg News scrive un’analisi intitolata “La pacchia del salvataggio finanziario italiano”, dove ci informa che “le banche italiane sono all’avanguardia nel salvataggio delle aziende in crisi, buttandovi almeno il 40% dei loro capitali, cioè il doppio di ciò che ha fatto la media del resto d’Europa”. Bloomberg cita poi l’ABI, che parla di una concessione alle aziende italiane di almeno 40 miliardi di euro. Si tratta di esborsi che le banche non offrono in beneficienza, e la domanda che segue è: chi paga alla fine? Indovinate la risposta. E la seconda domanda è: chi ci ha ficcati in questo disastro? Vi do una mano: non è Berlusconi, non è Dell’Utri, e non sono i corleonesi. E disastro è, senza ombra di dubbio. Arnaldo Borghesi, direttore dell’azienda di consulenze finanziarie Borghesi Colombo e Associati di Milano, confessa a Bloomberg quello che difficilmente vi dicono i Tg nostrani: “In teoria, una massa enorme di aziende italiane sono già fallite… non hanno più un soldo per tirare avanti”. E Francesco Faldi, socio della Linklaters LLP sempre a Milano, spiega alla medesima agenzia di business news il resto del marasma: “Le banche sono costrette a sborsare quei fondi perché devono a tutti i costi evitare che le aziende finiscano in amministrazione straordinaria… i loro crediti con quelle aziende perderebbero ogni possibilità di essere rimborsati”. Avete compreso? Riassumo: la Mafia degli speculatori e degli investitori internazionali delinque, scoppia la crisi finanziaria, le aziende italiane vanno al macero; e le banche pur di non perdere le speranza di recuperare i crediti devono anticipare 40 miliardi di euro alle aziende asfissiate. Ma è chiaro anche a un bambino che non saranno le banche a rimetterci, perché alle loro casse ci pensano Draghi e Tremonti coi nostri soldi, e poi anche noi correntisti, ovviamente. Altro che pizzo.

Il lettore deve comprendere una cosa: c’è una rappresentazione mediatica del pericolo Mafia regionale che grazie anche all’apporto delle fiction Tv ci fa percepire la criminalità organizzata come un mostro tentacolato (la Piovra infatti) che strangola l’intera nazione. I Pifferai magici soffiano incessantemente su questo falò, che ai nostri occhi diviene un Inferno. Ma nella realtà, la Mafia regionale è solo un fuoco, e l’Inferno sta ai piani alti di Wall Street, della City di Londra, o della cittadella finanziaria di Milano. Le bombe che possono fare a pezzi milioni di esistenze faticosamente costruite sono le loro, ed è accaduto pochi mesi fa. Le pianificazioni criminali in grado di rovinare due generazioni di italiani non avvengono a Casal di Principe o a Corleone, ma in uffici con l’aria condizionata perfettamente legali. La Mafia regionale è ovviamente un pericolo da combattere, ma se volete tremare di paura fatelo quando passate di fronte a scritte come Banca d’Italia e Citigroup, o se leggete il termine Hedge Fund. La vostra vita – e cioè l’economia che deciderà se vostro figlio sarà insegnante o telefonista alla TIM, che deciderà se potrete avere abbastanza mezzi per partorire un bambino, se avrete una Sanità decente o il Far West del privato – viene decisa o rovinata da poche persone libere di circolare, non indagate, non latitanti e persino rispettate. Cosa vi minaccia di più? Le cosche o il fatto che l’intero sistema bancario italiano sia indebitato per 718 miliardi di euro? E’ indebitato per il triplo di ciò che vale, cioè 277 miliardi di euro. E anche se i nostri istituti di credito si erano esposti ai prodotti derivati ‘tossici’ americani per soli 4,9 miliardi di euro (cioè a quei prodotti finanziari fraudolenti alla fonte della crisi globale), risulta però che le banche italiane siano titolari di altri derivati (rischiosissimi per definizione) per un valore lordo di 367 miliardi di euro. Cosa significa tutto ciò? Significa che coloro che hanno in mano sia i vostri risparmi che il destino di aziende e lavoratori italiani, cioè vite reali, vagano in un campo minato di indebitamento e di finanza speculativa selvaggia che può farli/farci saltare per aria da un giorno all’altro, rovinandoci tutti. E non si sta parlando di perdere la villa al mare, ma di lavoro, di stipendi, del futuro e soprattutto di Diritti fondamentali. Di seguito il perché. (i dati sopraccitati sono di: Banca d’Italia, Senato, Legislatura 16, Atto Ispettivo n. 4-00961, 22/12/08; Capital Economics, Italian Banks weathering storm better than most, 2/7/09; Lamberto Cardia, Consob, 13/7/09)

Uno degli aspetti più osceni di queste deflagrazioni finanziarie internazionali, oltre ai prezzi evidenti per tutti noi, è che esse servono agli oligopoli di destra economica per erodere sempre più i Diritti dei lavoratori acquisiti in oltre 200 anni di lotte dal basso. Il meccanismo è semplice: queste crisi mandano a morte migliaia di piccole medie aziende; ciò significa che il mercato dell’offerta di manodopera aumenta enormemente (tanti lavoratori in cerca di lavoro); le grandi aziende licenziano con la scusa della crisi, e dunque altri lavoratori a spasso; quando sul mercato c’è grande offerta di qualcosa (lavoratori), questa cosa crolla in valore; e così, sfruttando la disperazione di milioni di disoccupati (in Italia oggi sono 2 milioni) e con la scusa della crisi, le aziende erodono i salari, precarizzano il lavoro e ricattano i sindacati. Ecco che il Diritto al lavoro e a una sopravvivenza degna prende un altro colpo micidiale. Ma c’è di peggio: le grandi aziende che hanno licenziato con il pretesto della crisi, si ripresentano agli investitori come slimmed down (gergo finanziario, cioè ‘dimagrite’, cioè con meno lavoratori a carico). Essere slimmed down è una delle condizioni essenziali per attrarre gli investimenti; così ‘ringiovanite’, esse si riquotano in borsa apprezzandosi, e i dirigenti incassano bonus milionari. Tutto legale, ma disgustoso, poiché sono lacrime e sangue per masse enormi di persone comuni e per le loro vite future, mentre i Diritti evaporano sempre più. La Mafia regionale può fare una cosa del genere all’intero Paese?

Tremonti bonds. Stato stuoino della Mafia, quella maggiore.

Nell’ottobre del 2008, come si è detto, la Mafia finanziaria si era vista porgere  dal governo un salvataggio delle proprie voragini (decreto salva-banche) che è potenzialmente la seconda truffa grottesca dopo quella della Banca d’Italia di cui sopra, e sempre sulla nostra pelle. La cifra impegnata, lo ricordo, è secondo il Fondo Monetario Internazionle di 12 o 18 miliardi di euro. Scrisse Massimo Mucchetti sul Corriere finanza del 12/10/08: Il Tesoro sottoscriverà azioni privilegiate, che hanno diritti di voto limitati. Ma, se una banca salvata dal Tesoro poi si rilancia, il plusvalore si concentrerà soprattutto sulle azioni ordinarie. I contribuenti sarebbero meglio protetti se il Tesoro ottenesse azioni ordinarie, più facili, tra l’ altro, da rivendere. Certo, da azionista ordinario, il Tesoro nominerebbe gli amministratori. Può non piacere. Ma dovrebbe piacere ancor meno che chi paga non comandi”. Traduzione: lo Stato dava i nostri soldi per salvare le banche, ne diveniva così co-proprietario con in mano però delle quote di serie B; ma se la banca salvata tornava a far soldi, sarebbe stata lei a incassare le quote di serie A. Lo Stato diventava così partner delle banche buttandovi una montagna di denaro nostro, ma non poteva comandare su nulla, e alla fine chi scremava i profitti erano i banchieri. Erano i soliti miliardi di euro regalati alla Mafia delle banche mentre a noi raccontano che non ci sono gli spiccioli per i vigili del fuoco o per le scuole. Questo vi dà ancora un’idea di chi comanda obbedienza nel Potere, altro che Piovra. Il marchingegno sopra descritto era la fotocopia replicata in Italia di ciò che ha fatto Obama con le banche americane, attraverso lo stratagemma dei non-recourse loans, di cui ho parlato in altri interventi. L’esempio del Banco Popolare è lampante: ha aderito in ottobre all’offerta di salvataggio incassando 1,5 miliardi di euro, per i quali noi, lo Stato, abbiamo ricevuto in cambio azioni con diritto di voto limitato, come volevasi dimostrare. E poiché la crisi delle banche è ancora tutta in pieno sviluppo, “il Banco Popolare non sarà l’ultima banca italiana ad aderire”, ha scritto nell’ottobre 2009 Market Scan sotto suggerimento del super analista italiano Marcello Zanardo.

Poi nel febbraio del 2009 il ministro Tremonti annuncia i suoi bonds. Dice cioè: care banche, lo Stato vi dà i miliardi per le cure a patto che voi ci ricambiate con impegni scritti a ripagarci con gli interessi (cioè i bonds o obbligazioni). In apparenza nulla di che. Parte una zuffa fra politici, banchieri e giornalisti dove su questi bonds se ne dicono di tutti i colori. Ma vediamoli con calma, anche perché sono ancora in gioco oggi.

Menzogna numero 1): Ci dicono che quei soldi pubblici dati alle banche “hanno l’obiettivo di rafforzare il capitale di vigilanza Core Tier 1 e, di conseguenza, favorire l’erogazione del credito a famiglie e imprese”. Traduzione: il Core Tier 1 è l’indicatore di quanto sana sia una banca in termini di beni, e, ci dicono, rafforzando quei beni con denaro pubblico si permette alle banche di ricominciare a prestare soldi ai cittadini e alle aziende. Balle. Il reale motivo per cui lo Stato dona alle banche i nostri soldi lo spiega il Financial Times del 5/02/09: “Quando gli investitori internazionali (la Mafia, nda) hanno dato un’occhiata alle banche italiane, si sono resi conto che erano messe male… Siccome le loro azioni continuavano a languire, l’opzione di raccogliere fondi dagli azionisti era scomparsa. L’unica sorgente di fondi rimaneva lo Stato”. Traduzione: la Mafia della finanza gli ha detto: siete con le pezze al sedere, valete poco, andate a succhiare capitali da Roma, se no chi investe più in voi? Ma chi è ancora sano di mente ed è cittadino, ribatte: un momento, perché devo essere io a pagare i guai dei banchieri causati proprio dai loro compagni di ‘cosca’ americani e inglesi? Ma non vige la legge del Libero Mercato? E allora che si vadano a trovare i soldi sul loro mercato, e che i soldi pubblici vadano direttamente ai cittadini/aziende in difficoltà.

Menzogna n. 2): Lo Stato non ci rimette, anzi, ci guadagna. Badate bene, e semplifico: con i Tremonti bonds se le banche non hanno di che ripagare lo Stato, questo deve mettersi da parte e aspettare che prima le banche ripaghino tutti gli altri debiti che hanno coi privati. Cioè noi cittadini/Stato creditori ci attacchiamo al tram. E inoltre, gli interessi sono pagati allo Stato solo se la banca ha i conti in attivo, se no, di nuovo, ci attacchiamo al tram. Poi, sempre secondo i Tremonti bonds, se la banca debitrice allo Stato perde di valore sul mercato, anche i soldi che ci deve perdono di valore. Cioè: ti ho prestato 100 quando eri ricco, ma se diventi povero mi ridai 10. A un pensionato indigente non lo permetterebbero mai, ma ai banchieri sì. Infine, c’è il tasso di rischio di questo finanziamento alle banche con denaro pubblico: il Sole 24 Ore del 2/02/09 già ci informava che i Tremonti bonds “sono prodotti d’investimento particolarmente rischiosi e solo l’investitore più sofisticato può valutarne correttamente il rapporto rischio/rendimento”. Traduzione di tutto quanto sopra: non solo noi cittadini diamo soldi a privati banchieri a condizioni di grande favore, ma rischiamo pure il deretano in diversi modi.

Menzogna n. 3): Non è un favore fatto alle banche. Leggete cosa scrive sempre il Sole 24 Ore su questo punto: “Queste obbligazioni speciali hanno tutti i vantaggi del capitale, perché aumentano il “Core Tier 1″ delle banche che le emettono, ma costano meno di un ricorso diretto sul mercato dei capitali”. Traduzione: lo Stato permette alle banche di farsi il lifting come in clinica, ma senza pagare le tariffe di mercato del chirurgo plastico. Ma perché io e voi dobbiamo fargli questi favori? Provate voi a negoziare favori del genere anche solo con la vostra filiale di quartiere.

Naturalmente i media che leggiamo ci hanno amplificato le poche regoline pro-collettività che questi regali alla Mafia finanziaria comportavano, e cioè la promessa di riprendere a prestare soldi alle aziende, e la sospensione dei pagamenti per mutui da parte dei cassintegrati per un anno.

Con lo Stato prostrato ai piedi della Mafia in doppiopetto blu, quest’ultima ha avuto poi l’ardire di protestare che le condizioni di quei regali coi nostri soldi erano troppo onerose. Non solo non sono finiti in galera per aver giocato con le nostre vite e i nostri posti di lavoro (mentre almeno qualche volta i mafiosi in carcere ci finiscono), ma pretendevano anche il tappeto rosso. E non è una pura coincidenza che le banche italiane che hanno attinto dalle casse dello Stato coi Tremonti bonds abbiano chiesto in prima battuta un totale di oltre 4 miliardi di euro. Perché quella cifra è esattamente l’ammontare delle scommesse finanziarie ‘tossiche’ (toxic assets) che avevano fatto in combutta coi colleghi delinquenziali di Wall Street.

Il fatto più sconcertante che emerge da quanto scritto sopra, è come nella democrazia moderna, Italia inclusa, sia dato per scontato un meccanismo orwelliano, scandaloso e grottesco: la comunità dei cittadini lavoratori viene colpita a sangue da una crisi cucinata per intero da un Mafia internazionale di avidi speculatori privati; il dolo è doppio, perché non solo la comunità dei cittadini ne soffre nella carne viva, ma deve poi intervenire per salvare gli stessi criminali, ricattata dal fatto che se non li salva questi ci rovinano del tutto. E’ come se un alcolizzato ti sfascia l’auto, e non solo non ti paga il danno, ma sei tu che devi pagargli la disintossicazione se no quello ti sfascia pure la casa. E’ esattamente così.

Capitali con le ali (e ricatti di Mafia).

La Mafia degli investitori e degli speculatori internazionali ha poi a sua disposizione un altro strumento di ricatto immane, che non ha paragoni con quello esercitato dalle bombe della mafia regionale. Si chiama Capital Flight (volo di capitali), di cui ho già parlato in ‘Questo è il Potere’, da cui cito direttamente: “L’Italia dipende come qualsiasi altra nazione dagli investitori esteri, per cifre che si aggirano sui 40 miliardi di euro all’anno, cioè più di due finanziarie dello Stato messe assieme. Immaginate se una cifra simile dovesse sparire dalla nostra economia oggi. Nel 2008 è quasi successo, infatti ne sono scomparsi di colpo più della metà (57%) col risultato in termini di perdita di posti di lavoro, precarizzazione, e relativo effetto domino sull’economia di cui ci parla la cronaca. Ripeto: qualcuno che non sta a palazzo Chigi, decide che all’Italia va sottratto il valore di oltre un’intera finanziaria. Così, da un anno all’altro, una cifra superiore a tutto quello che lo Stato riesce a spendere per i cittadini gli viene sottratta dal ‘Tribunale (Mafia, nda) degli Investitori e degli Speculatori Internazionali’, a capriccio. Questa tirannia del vero Potere prende il nome tecnico di Capital Flight (letteralmente capitali che prendono il volo), ed è interessante constatare il candore con cui il ‘Tribunale’ (la Mafia, nda) descrive la pratica: basta leggere Investors.com là dove dice che “Capital Flight è lo spostamento di denaro in cerca di maggiori profitti… cioè flussi enormi di capitali in uscita da un Paese… spesso così enormi da incidere su tutto il sistema finanziario di una nazione”. Peccato che di mezzo ci siano i soliti ingombranti esseri umani a milioni. Oltre al caso italiano, si pensi alla Francia, altro Stato ricco e potente, ma non a sufficienza per sfuggire al Capital Flight, che ha punito l’Eliseo con una fuga di capitali pari a 125 miliardi di dollari per aver legiferato una singola tassa sgradita al business”.

Ritorno qui al rapporto sproporzionato con cui ho esordito. Le cosche siciliane sottraggono in un anno un miliardo di euro alla regione colpita, le ‘cosche’ di Wall Street, della City di Londra o della cittadella finanziaria di Milano ce ne hanno fatti sparire col Capital Flight 22,8 di miliardi in un anno, a capriccio. E perdonate se sono ripetitivo, ma stiamo sempre parlando di stipendi, di lavoro, di famiglie e di destini umani.

Conclusioni.

Mafia significa in ultima analisi una consorteria di pochi individui occulti che tramano per il loro esclusivo lucro con i mezzi dell’illegalità, apportando grave danno alla comunità dei cittadini. Senza dubbio le Mafie regionali fanno ciò e vanno combattute. Ma come si è visto, incombono sulle nostre vite altre Mafie che rispettano tutti i criteri sopraccitati meno uno (sono pochi, occulti alla maggioranza, tramano, lucrano, danneggiano, ma solo legali), e che alla prova dei dati risultano immensamente più pericolose delle cosche siciliane o della Camorra. E sta qui il pericolo micidiale: i criminali con la coppola, essendo riconosciuti come palesemente illegali, si possono combattere, e lo facciamo. Quelli con il doppiopetto blu no, e nessuno dei Pifferai magici e dei topi al loro seguito si sbraccia per farlo. Anzi, tacciono, e, come del caso di Saviano, diventano dei simulacri ipertrofici se invece combattono le Mafie minori, dirottando, guarda caso, immense energie civiche e mediatiche lontano dalle Mafie maggiori. Dove sono in Italia i ‘saviano’, ‘travaglio’ e ‘di pietro’ delle Mafie finanziarie? Dove i No-Draghi day? E se poi a queste ultime si aggiungono quelle dei grandi burocrati non eletti, sovranazionali, e dei loro club privati e lobbisti a servizio (leggi ‘Questo è il Potere), non è azzardato affermare che le proporzioni in termini di pericolo e danno fra Mafie in doppiopetto blu e Mafie regionali è di mille a uno.

Lo ricorderò sempre: il danno economico diretto inflittoci da tutta la criminalità organizzata italiana in un anno è comunque inferiore a quello inflittoci dai ‘mafiosi’ finanziari. Le cifre cantano chiarissimo, e sono 91 miliardi di euro a 118 (dati Confesercenti Sos impresa 10/2008). Goldman Sachs controlla 1.081 miliardi di dollari ogni anno (dati 2008, Goldman Sachs Group in Forbes’ list of global 2000), ed è stata strumento di un danno diretto all’economia mondiale pari a 12.000 miliardi di dollari (dati FMI, 2009). Chiare le proporzioni?

Infine, si pensi che mentre la Mafia della finanza ci ha ricattati con almeno 118 miliardi di euro nel 2008-9, a noi viene detto da Roma che in finanziaria per l’Università ci sono solo 400 milioni, che per le assunzioni in polizia ce ne sono 115, per il mondo del lavoro un misero miliardo, per gli indigenti pochi spiccioli, e l’opposizione crede di far meglio reclamando un ‘suntuoso’ bonus di 200 euro a cranio per i redditi bassi, ma una tantum naturalmente.

Badino il lettore e la lettrice che queste righe non sono la solita denuncia di misfatti per causare inutile indignazione. Sono l’esposizione chiara e indiscutibile di chi sia il vero Potere, la maggiore Mafia, e dunque un’indicazione su chi combattere con maggior forza. Altro che No-B day.

I Pifferai magici erano a Roma il 5 dicembre, i topi al seguito. “Cacciamo l’uomo da 1!” si gridava, mentre quello da 118 dormiva sonni sereni.

E tutti vissero felici e contenti…

Paolo Barnard
Fonte: www.paolobarnard.info
Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_stampa.php?id=157
8.12.2009

Categorie: disinformazione · economia · giustizia · mafia
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Antimafia Duemila – La reincarnazione di Cosa Nostra

8 Dicembre 2009 · 1 Commento

Fonte: Antimafia Duemila – La reincarnazione di Cosa Nostra.

di Giorgio Bongiovanni – 7 dicembre 2009

Le catture di Provenzano, Di Gati, Franzese, i Lo Piccolo, La Causa, Raccuglia e infine di Nicchi e Fidanzati ci indicano che Cosa Nostra si affaccia finalmente al suo epilogo. Si potrebbe tranquillamente dire che la mafia siciliana, così come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi sia a rischio estinzione, ma il merito di questo eccellente risultato non è certo del governo.
Sono i ragazzi delle squadre operative che lavorano a dispetto di qualsiasi difficoltà e pericolo, coordinati dai magistrati, ad aver dato un colpo decisivo a Cosa Nostra. Appropriarsi del frutto del loro sacrificio conseguito in assenza di uomini, mezzi, giusto compenso è da vigliacchi, ipocriti e stupidi, caro il nostro signor Berlusconi. Al massimo ci si potrebbe complimentare con il ministro Maroni che le forze dell’ordine, bene o male, le rappresenta.
Constatata questa premessa, tuttavia, ci troviamo di fronte ad un gigantesco “ma”.
Cosa Nostra, ci insegna la storia, così come la gramigna è stata in grado sempre di riprodursi e di reincarnarsi.
Matteo Messina Denaro rappresenta la continuità con il passato e potrebbe essere l’elemento di riorganizzazione, ma se non lui lo sarà di certo un altro pronto a prendere il suo posto nella buona probabilità che venga preso da un momento all’altro.
Non si tratta di pessimismo, e nemmeno di voler minimizzare i successi indubbi di questi straordinari ragazzi cui va tutta la nostra gratitudine, ma la cattura di questi latitanti significa aggredire il problema a partire dall’effetto e non dalla causa.
Il Potere che ha dato potere a Cosa Nostra infatti è rimasto pressoché intatto, i legami e i patti non sono stati minimamente scalfiti. I pochi potenti sfiorati dall’azione repressiva i vari Andreotti (seppur ritenuto colpevole di relazioni durature con Cosa Nostra fino al 1980, reato prescritto), Dell’Utri e Berlusconi (il primo condannato in primo grado e l’altro per ora ancora archiviato) sono rimasti lì dov’erano, così come molti altri; l’agenda rossa di Paolo Borsellino è ancora un mistero e nessun processo si prepara ad accertare nemmeno le prove emerse; l’ambito della massoneria deviata più volte indicata nelle operazioni di terrorismo politico e mafioso, a parte la parentesi di Gelli, è a tutt’oggi inesplorato, per non parlare dell’impotenza dello Stato di fronte al fenomeno del riciclaggio, l’imbattuto cavallo di Troia con cui l’economia mafiosa invade quella legale. Non solo non si è ottenuto quasi nessun risultato sul punto, ma lo si è incoraggiato con lo scudo fiscale, il più vergognoso dei regali di Natale all’essenza delle criminalità: il potere di comprare e corrompere chiunque e qualunque cosa.
I mafiosi dunque, da distinguere dagli uomini d’onore di Cosa Nostra, come mi disse a suo tempo il pentito Salvatore Cancemi, possono già, in qualunque momento, e questa è la mia personale opinione, ripianificare la nuova base militare dell’organizzazione.
Nostre fonti ci dicono che sono già pronti nuovi potenziali capi ansiosi di dimostrare di essere in grado di sostituire i Lo Piccolo, i Fidanzati, i Nicchi. Dov’è la difficoltà?
Il vero nodo invece è sempre lo stesso. Se si vuole davvero distruggere Cosa Nostra, le mafie, vanno smantellati i centri di potere, gli ibridi connubi tra politica, servizi e massoneria deviata, banche compiacenti (vedi alla voce Ior) grandi gruppi economici e finanziari.
E’ qui dentro che vanno cercati i mandanti esterni delle stragi.
Per questo tanta preoccupazione per le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza e di Massimo Ciancimino. Il primo è stato forse più facile da attaccare e distruggere, con il secondo invece, che ha consegnato carte a quanto sembra molto compromettenti e che non ha le mani sporche di sangue ci si dovrà forse muovere con più cautela.
Forse loro potranno ostacolare la reincarnazione di Cosa Nostra, ma c’è anche chi la potrebbe fermare del tutto. Sono Riina, Provenzano o i fratelli Graviano.
Signori, voi che state pagando il conto per tutti, avete una grande opportunità: potete impedire di far rinascere sulla vostra croce una nuova Cosa Nostra al servizio del potere che vi ha tradito.

Categorie: berlusconi · economia · giustizia · mafia · massoneria · politica · strategia della tensione
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Profumo di Ior. E di riciclaggio.

27 Novembre 2009 · Lascia un Commento

Fonte: Profumo di Ior. E di riciclaggio.

Un’indagine della procura di Roma su Unicredit e la Banca del Vaticano. Un conto da 60 milioni di euro all’anno i cui titolari sono “protetti”. Si muove anche Bankitalia. Che ipotizza un reato gravissimo per la Chiesa.

Un conto da milioni di euro i cui veri titolari sono per ora sconosciuti e “protetti” da uno”schermo opaco“, come lo hanno definito gli investigatori, costituito dallo Ior, l’Istituto di opere religiose. Ora la procura di Roma vuol conoscere chi si cela sotto l’acronimo della Banca del Vaticano che dal 2003, questa la scoperta, ha aperto un conto corrente presso una filiale Unicredit della Capitale.

UN CONTO DA 60 MILIONI – La banca in questione è una succursale di Via della Conciliazione al confine con le Mura Leonine e il conto è stato aperto quando…

quella filiale era ancora sotto il marchio della Banca di Roma, istituto tradizionalmente vicino agli interessi del Vaticano (e guidato dal piissimo Cesare Geronzi), prima che arrivasse la fusione con Unicredit.

Dietro quel conto potrebbe esserci chiunque, osservano in procura. Su quella provvista, una sorta di bacino finanziario che assicurerebbe flussi di denaro da e per i correntisti protetti dalla discrezione che caratterizza la finanza Oltretevere, transitano dal 2003 circa 60 milioni di euro all’anno.

Per ora la procura ha aperto un fascicolo con l’ipotesi di reato che riguarda la violazione della legge 231 del 2007 che disciplina, per gli istituti di credito, una serie di norme antiriciclaggio, tra cui la trasparenza della titolarità, sul deposito di conti correnti. L’indagine è appena agli inizi e coinvolge i rapporti tra l’Istituto Opere di religione e Unicredit. L’istituto guidato da Alessandro Profumo si sarebbe quindi fatto da tramite, ereditando il ruolo di Capitalia.

INCHIESTA RISERVATA – Si tratta di una inchiesta, coperta dal massimo riserbo, che riguarda secondo quanto si è appreso uno o più conti correnti, nella titolarità dello Ior, aperti in una filiale Unicredit di Roma. Depositi su cui sarebbero transitati almeno negli ultimi tre anni somme di circa 60 milioni di euro all’anno.

La segnalazione della «non trasparenza» della titolarità dei conti correnti è stata fatta dall’Unità di informazione finanziaria, la struttura di «Financial intelligence» italiana della Banca d’Italia al Nucleo speciale di Polizia valutaria della Guardia di finanza che indaga su delega del procuratore aggiunto della Capitale Nello Rossi e del pm Stefano Rocco Fava. L’indagine della procura di Roma, per il momento senza indagati, mira a svelare la effettiva titolarità del conto aperto sulla filiale Unicredit di Roma e intestato all’Istituto opere di religione.

CHI C’E’ DIETRO? – Il sospetto di chi indaga è che dietro la sigla Ior, che costituisce secondo gli investigatori «uno schermo opaco», si possano celare persone fisiche o società che tramite il conto presso la ex Banca di Roma – il periodo preso in esame risale appunto a quando la filiale che si trova in via della Conciliazione era ancora della Banca di Roma – abbiano costituito un canale per il flusso di risorse tra la banca del Vaticano e l’Italia.

Secondo quanto si è appreso, per l’indagine non sarà necessario attivare richiesta di rogatoria con lo Stato Vaticano per indagare sulla titolarità dei conti correnti.

Lo Ior, secondo le indagini, ha emesso assegni e bonifici intestati sempre all‘Istituto di opere di religione. Anche su questo aspetto sono in corso indagini del nucleo speciale di polizia valutaria della guardia di finanza per risalire ai beneficiari dei titoli bancari e anche a chi ha emesso sia bonifici, sia assegni.

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I MISTERI DELLA BANCA ARNER CON I DEPOSITI DI BERLUSCONI E FIGLI | BananaBis

17 Novembre 2009 · Lascia un Commento

I MISTERI DELLA BANCA ARNER CON I DEPOSITI DI BERLUSCONI E FIGLI | BananaBis.

di Valter Galbiati, La Repubblica

MILANO – Che la signora Teresa Macaluso e il premier Silvio Berlusconi abbiano i conti correnti presso la stessa banca non dovrebbe creare nessun problema. Ma se la banca si chiama Banca Arner, commissariata dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti su indicazione della Banca d’Italia di Mario Draghi per operazioni sospette di riciclaggio, e la signora risulti essere la moglie di Francesco Zummo, costruttore di Palermo, considerato dalla procura vicino alle cosche mafiose, le cose si fanno un po’ più complicate.

Anche perché, come rivelato dalla puntata di Report trasmessa ieri, il premier ha depositato presso la sede milanese della piccola banca elvetica qualcosa come 60 milioni di euro, divisi tra un conto corrente personale (il numero uno della banca), sul quale giacciono circa 10 milioni, e conti riconducibili a società della sua famiglia, le holding Italiana Seconda, Quinta e Ottava, amministrate da Marina e Piersilvio Berlusconi, sui quali si trovano altri 50 milioni. La signora Macaluso, tuttavia, non è da meno perché da sola può vantare un deposito di ben 13 milioni. Quei soldi se fossero in Unicredit o in Banca Intesa, le due più grandi banche italiane con migliaia di sportelli, passerebbero inosservati, ma siccome si trovano presso la piccola Banca Arner, una sede a Lugano e tre filiali tra Milano, Nassau e Dubai, e rappresentano un quarto degli attivi della banca, destano un po’ di scalpore. Anche perché Arner è stata da sempre il crocevia di alcune operazioni sospette riconducibili alla galassia Berlusconi e di recente è di nuovo piombata al centro delle cronache giudiziarie per l’arresto di Nicola Bravetti, amministratore e membro della direzione generale della banca, nonché dirigente dell’Organo di contatto per la lotta contro il riciclaggio di denaro dell’Ufficio di controllo del Dipartimento federale delle finanze elevetiche. Con lui, a maggio 2008, sono finiti ai domiciliari, gli imprenditori Francesco e Ignazio Zummo, padre e figlio, tutti con l’accusa di concorso in intestazione fittizia di beni, aggravato dall’aver agito al fine di favorire Cosa nostra: avrebbero consentito alla moglie di Francesco, Teresa Macaluso appunto, di intestarsi tra il 2003 e il 2005 la somma di circa 13 milioni provenienti secondo l’accusa dagli affari della mafia. Il tramite tra gli Zummo e Bravetti, sarebbe stato l’avvocato milanese Paolo Sciumè.

Come Berlusconi, tuttavia, ci sono anche altri nomi celebri ad aver rapporti fiduciari con la banca. Qui hanno i conti correnti Ennio Doris, fondatore del gruppo Mediolanum, la famiglia dell’avvocato Cesare Previti, condannato in via definitiva per i casi Imi-Sir e Lodo Mondadori e il fiscalista Salvatore Sciascia, un veterano di casa Fininvest. Qui vengono gestite due società anonime, la Centocinquantacinque e la Karsira Holding, che a cascata controllano due società amministrate dalla famiglia Acampora, quella dell’avvocato Giovanni Acampora condannato con Previti sempre per il Lodo Mondadori. E qui vengono gestiti i soldi della Flat Point, una immobiliare che sta costruendo ville ad Antigua e tra i cui acquirenti ci sarebbe anche Silvio Berlusconi. Report ieri ha parlato di un bonifico da 3,367 milioni del premier indirizzato proprio alla Flat Point.

La ragione del fitto intreccio tra Banca Arner e il mondo Fininvest sta nella storia stessa della banca. Uno dei fondatori della Arner, infatti, è un uomo di fiducia di Berlusconi, Paolo Del Bue, un romano trasferitosi in Svizzera, dove insieme con Nicola Bravetti, Giacomo Schraemli e Ivo Sciorilli Borelli ha dato vita a una fiduciaria che nel 1994 si è trasformata in Banca Arner. Non si sa se Del Bue, che ha lasciato la carica di amministratore nel 2005 è ancora tra i soci, ma era di certo in Arner quando, secondo la ricostruzione fornita agli inquirenti dall’ex presidente del Torino Gianmauro Borsano, la società panamense New Amsterdam, amministrata fiduciariamente da Arner, versò in nero 10 miliardi di lire al Torino per il passaggio del calciatore Gianluigi Lentini al Milan.

Ma l’importanza di Del Bue si capisce solo dalle carte del processo Mills, l’avvocato inglese condannato in appello per essersi fatto corrompere da Berlusconi per testimoniare il falso nei processi del premier. Nelle motivazioni della condanna il tribunale spiega che Mills si fece pagare per nascondere ai giudici italiani che le società offshore Century One e Universal One erano riconducibili non ai manager della Fininvest, ma “direttamente a Silvio Berlusconi”. I conti esteri di quelle due società erano gestiti proprio da Del Bue, che da quei conti prelevava anche ingenti somme in contanti. In tre anni Del Bue ha trasformato in moneta sonante ben 100 miliardi di lire.

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ComeDonChisciotte – IL COMMERCIO DELLE CLUSTER BOMBS E’ FINANZIATO DALLE PIU’ GRANDI BANCHE MONDIALI

14 Novembre 2009 · Lascia un Commento

ComeDonChisciotte – IL COMMERCIO DELLE CLUSTER BOMBS E’ FINANZIATO DALLE PIU’ GRANDI BANCHE MONDIALI.

DI NICK MATHIASON
guardian.co.uk/

Il commercio mortale delle bombe a grappolo è finanziato dalle più grandi banche mondiali che hanno prestato o concordato il finanziamento per un valore di 20 miliardi di dollari (12.5 miliardi di sterline [12.6 miliardi di euro, ndt]) ad imprese che producono le controverse armi, nonostante i crescenti sforzi internazionali per bandirle.

La HSBC [uno dei più grandi istituti di credito del mondo con sede a Londra,ndt], guidata dal prete ordinato Anglicano Stephen Green, ha fatto profitti più di ogni altro istituto con compagnie che producono bombe a grappolo. La banca britannica, con sede nell’importante distretto finanziario londinese Canary Wharf, ha guadagnato un totale di 657.3 milioni di sterline in parcelle stipulando obbligazioni e offerte di titoli per la Textron, che realizza munizioni a grappolo descritte dall’azienda statunitense come “quelle che lasciano un campo di battaglia pulito”.

Gli attivisti affermano che le armi mortali possono esplodere anni dopo i combattimenti, uccidendo o mutilando gente innocente.

La HSBC oggi dovrà vedersela con proteste davanti la sua sede centrale a Londra [29 ottobre 2009, ndt]. La Goldman Sanchs, la Bank of America, la JP Morgan e la banca con sede in Gran Bretagna Barclays sono state menzionate fra le peggiori banche in un dettagliato rapporto di 126 pagine realizzato dai gruppi di attivisti olandese e belga IKV Pax Christi e Netwerk Vlaanderen.

La Goldman Sachs, la banca statunitense che ha fatto 3.19 miliardi di sterline di profitti in appena tre mesi, ha guadanato 588.82 milioni di dollari per servizi bancari e ha prestato 250 milioni di dollari alla Alliant Techsystems e alla Textron.

Delle banche menzionate solo la Barclays era disposta a replicare. Questa ha detto: “Il gruppo Barclays fornisce servizi finanziari al settore della difesa all’interno di una specifica e circoscritta linea di condotta. E’ nostra politica non finanziare il commercio in armi nucleari, chimiche, biologiche o altre armi di distruzione di massa.

“La nostra politica proibisce esplicitamente anche di finanziare il commercio di mine terestri, bombe a grappolo o qualunque altro armamento designato per essere usato come uno strumento di tortura.” Un portavoce ha aggiunto che la Barclays ha stanziato soldi per la Textron, che realizza bombe a grappolo, ma che l’azienda statunitense era un produttore di armi diversificate fra loro.

Lo scorso dicembre 90 nazioni, inclusa la Gran Bretagna, si sono impegnate a mettere al bando le bombe a grappolo entro il prossimo anno. Ma gli Stati Uniti non erano una di quelle. Fino ad ora 23 nazioni hanno ratificato la convezione. La Gran Bretagna deve ancora farlo, ma il ministero degli esteri ha confermato che farebbe parte del programma legislativo del governo prima delle prossime elezioni.

Un portavoce del ministero degli esteri ha detto che è stato disposto ordine del più stretto controllo sull’esportazione di bombe a grappolo, il quale si estende alle banche che forniscono soldi ai produttori. Il governo era consapevole che l’ordine di controllo non stava funzionando e “sta lavorando su questo”.

Esther Vandenbroucke, della Netwerk Vlaanderen e uno degli autori del rapporto, ha detto: “La responsabilità di bandire le munizioni a grappolo è un responsabilità comune. Richiede coraggio, e richiede uno sforzo. Siamo a distanza di pochi mesi dall’entrata in vigore di un trattato internazionale ed è tempo che gli stati firmatari della Convenzione sulle Munizioni a Grappolo agiscano nei confronti degli stati non firmatari e delle istituzioni finanziarie.”

Lo scorso dicembre, il fondo pensionistico del governo della Nuova Zelanda ha venduto azioni della Lockheed Martin a causa del suo legame con la costruzione delle bombe a grappolo. Simili azioni sono state intraprese dai governi irlandese e olandese.

Milioni di persone saranno in pericolo a causa di fino a dieci milioni di bombe a grappolo che non sono ancora esplose, cosa che è causa di un danno economico e sociale alle collettività in più di 20 nazioni nelle prossime decadi, hanno avvertito gli attivisti. La grande maggioranza di perdite di vite umane a causa delle bombe a grappolo avvengono mentre le vittime stanno portando avanti le loro vite quotidiane.

Lunedi, ad un libanese di 20 ani gli è stata amputata la gamba dopo che una bomba a grappolo è esplosa ad Houla un villaggio del sud del Libano. Una fonte del servizio di sicurezza ha detto che stava raccogliendo legna nel suo villaggio di confine quando è avvenuta l’esplosione.

L’esercito Israeliano ha fatto un uso intensivo delle bombe a grappolo durante la guerra nel sud del Libano tre anni fa. Le bombe a grappolo sono state usate più recentemente sia dai georgiani che dai russi nella controversia sull’Ossezia del Sud. Sono state usate anche nelle invasioni dell’Iraq e dell’Afghanistan.

Nick Mathiason
Fonte: www.guardian.co.uk/
Link: http://www.guardian.co.uk/business/2009/oct/29/banks-fund-cluster-bomb-trade
29.11.2009

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ANGELO

Categorie: nuovo ordine mondiale
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ComeDonChisciotte – LO SPECCHIO DEGLI INGANNI: “DEBITO PUBBLICO” E DISTRUZIONE DELLO STATO

7 Novembre 2009 · Lascia un Commento

ComeDonChisciotte – LO SPECCHIO DEGLI INGANNI: “DEBITO PUBBLICO” E DISTRUZIONE DELLO STATO.

DI ALDO BRACCIO
cpeurasia.org

Il “debito pubblico” è frutto della rinuncia alla sovranità monetaria da parte dello Stato… Le previsioni di autunno degli analisti della UE, appena ufficializzate, parlano di un PIL italiano al – 4,7 % a fine anno, un risultato ben peggiore del – 1 % del 2008 e del + 1,6 % del 2007. Tuttavia un’inversione di tendenza è attesa nel prossimo futuro: + 0,7 % nel 2010 e + 1,4 % l’anno successivo. Il calo delle esportazioni (- 20 % a fine anno, nelle previsioni) determinerà comunque – per gli analisti – un consolidamento del tasso di disoccupazione, da 7,8 % a fine 2009 a 8,7 % nel 2010 e nel 2011. I dati pubblicati il 30 ottobre da Eurostat, l’ufficio statistico della UE, confermano la grave emergenza della disoccupazione: nei sedici paesi che hanno adottato l’euro essa è passata dal 7,7 % di un anno fa al 9,7 % attuale.

Gli autori del rapporto non mancano di lanciare il consueto appello apparentemente tecnico e di buon senso ma in realtà devastante per l’autentico sistema economico/produttivo e soprattutto per la sopravvivenza del residuo sistema di protezione sociale: il debito pubblico rimane molto alto (quest’anno è pari al 114,6 % del PIL, nel 2010 sarà al 116,7 % e nel 2011 al 117,8 %) e le debolezze strutturali, come l’alto debito pubblico, continueranno a pesare sull’economia italiana. Pertanto, l’Italia – ma il discorso è esteso, ovviamente, agli altri paesi europei – è invitata ad affrontare tali debolezze, mettendo in campo politiche tese ad arginare il debito e la crescita della spesa pubblica.

Facciamo un salto al di là dell’oceano, nella casa-madre del mondo occidentale: il PIL statunitense è aumentato di oltre tre punti e mezzo percentuali di crescita, ma – scrive da New York Elena Molinari, corrispondente di “Avvenire” – “il prezzo pagato per uscire dalla crisi è troppo alto, e le conseguenze saranno pesanti. Un dato per tutti: nel 1991 il debito pubblico Usa era pari al 56 % del PIL. Nel 2010, secondo alcune stime, sarà quasi equivalente al prodotto interno lordo nazionale: circa 14.500 miliardi di dollari (…). Ma se il debito va ridotto, per non finire nel circolo vizioso di interessi alti, inflazione e svalutazione del dollaro, come lo si ripaga? Tagliando i servizi o aumentando le tasse”.

Debito pubblico o Stato sociale: bisogna sapere che questa è l’alternativa fondamentale, e che occorre scegliere.
Il “debito pubblico” (le virgolette non sono casuali) è frutto della rinuncia alla sovranità monetaria da parte dello Stato, un’abdicazione folle compiuta a favore della Banca d’Italia prima e della BCE poi : a favore cioè di banchieri e capitalisti finanziari privati che battono denaro al posto dello Stato vendendoglielo come fosse loro. La composizione del “debito pubblico” è a tal proposito illuminante, e in questo senso (nell’accettare di doverlo perennemente ripianare) si può veramente parlare di “spreco di denaro pubblico”! Privatizzazioni, tagli alla spesa pubblica (allo Stato sociale, in ultima analisi) e pressione fiscale hanno come primo e fondamentale obiettivo l’affannosa rincorsa a tale arbitrario e istituzionalizzato debito, una vera e propria servitù che riguardando lo Stato e gli altri enti pubblici coinvolge tutti noi. Il fatto è che –  come perfino il guru della globalizzazione  Jacques Attali annota – “gli sforzi di investimento e il denaro disponibile sono stati concentrati sulla speculazione finanziaria”, e per invertire la tendenza non occorre meno Stato nell’economia ma, al contrario, più intervento pubblico; infrastrutture, maggiore sostegno all’economia produttiva e sovranità monetaria ricondotta allo Stato, per farla finita con l’indebitamento artificiale perpetuo.

Aldo Braccio
Fonte: http://cpeurasia.org
Link: http://cpeurasia.org/?read=38106
5.11.2009

Categorie: economia
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Bombe cluster: anche IntesaSanpaolo tra i finanziatori delle ditte produttrici / Notizie / Home – Unimondo

6 Novembre 2009 · Lascia un Commento

Bombe cluster: anche IntesaSanpaolo tra i finanziatori delle ditte produttrici / Notizie / Home – Unimondo.

Investimenti, prestiti e servizi finanziari per un totale di 20 miliardi di dollari sono stati forniti negli ultimi due anni da 138 banche e istituti di credito occidentali a otto industrie di armamenti che producono “bombe a grappolo”: e questo nonostante il sostegno economico e la produzione delle cosiddette “cluster bombs” sia stato vietato dalla Convenzione siglata a Oslo lo scorso dicembre. Lo rivela il recente dettagliato rapporto Worldwide investments in cluster munitions: a shared responsability pubblicato dalle olandesi IKV Pax Christi e di Netwerk Vlaanderen (la rete della società civile olandese) con la consulenza della società di ricerche Profundo che è stato presentato in Italia dalla campagna Crbm.

Metà delle industrie occidentali che producono tra l’altro di “cluster bombs” hanno sede negli Stati Uniti (Alliant Techsystems ATK, L-3 Communications, Lockheed Martin e Textron); due sono basate in Corea del Sud (Hanwha e Poongsan), una in Turchia (Roketsan) e una a Singapore (Technologies Engineering). Capofila per investimenti il colosso bancario HSBC con sede a Londra (650 milioni di dollari di investimenti) seguito da Goldman Sachs, Merril Lynch, Deutsche Bank, JP Morgan, Citigroup, Barclays e Bank of America. L’elenco comprende anche una banca italiana, IntesaSanpaolo, per i propri rapporti con la statunitense Lockheed Martin, una delle più grandi aziende produttrici di armi al mondo.

Nonostante il gruppo IntesaSanpaolo già nel luglio del 2007 avesse annunciato di “sospendere definitivamente la partecipazione a operazioni finanziarie che riguardano il commercio e la produzione di armi e di sistemi d’arma”, proprio nello stesso periodo – spiega il rapporto olandese a pg. 44 – “Lockheed Martin ha rinnovato la sua attuale apertura di credito rotativo (cioè un prestito) di 1,5 miliardi di dollari fino a luglio 2012. Intesa Sanpaolo ha contribuito con 52,5 milioni di dollari al cartello (syndicate) delle 31 banche” erogatrici del prestito.

Appare però singolare però la conseguenza temporale: mentre il 10 luglio 2007 il gruppo IntesaSanpaolo emanava la nuova policy sugli armamenti (testo in .pdf) – che afferma come “con decorrenza immediata, le strutture territoriali e centrali del Gruppo Intesa Sanpaolo devono operare in linea con il divieto di porre in atto nuovi finanziamenti alla clientela per operazioni aventi a oggetto commercio e produzione di armi o sistemi di arma” – il 26 luglio 2007 la stessa banca rinnovava con il suddetto cartello di 31 banche il credito rotativo a Lockheed Martin (industria bellica americana tra i principali produttori al mondo di bombe a grappolo – ndr) fino al 2012.

Come assicura a Luca Rasponi di Peacereporter una “fonte interna ad Intesa Sanpaolo” i “contratti come quello con Lockheed Martin hanno tempi di realizzazione di diversi mesi”. Per cui la vicinanza tra rinnovo del prestito e nuova policy sugli armamenti “è solo una coincidenza: il controllo sulla concreta applicazione della policy è tuttora in corso di affinamento” – afferma la fonte. “Il contratto con il colosso Usa della difesa, poi, è in syndication, cioè in comune con altre 30 banche. Cosa che complica eventuali exit strategies. Da ultimo, l’investimento di Intesa Sanpaolo a favore di Lockheed Martin è non finalizzato. Ma l’azienda statunitense produce quasi esclusivamente armi” – sottolinea Rasponi.

Proprio per questo il rapporto delle Ong olandesi afferma (pg. 83) che “Intesa Sanpaolo deve escludere i produttori di bombe a grappolo dai suoi asset management e dalle attività d’investimento. Non solo dai prestiti”. E che la banca “non deve ammettere eccezioni e porre fine ad ogni relazione con le aziende produttrici di munizioni cluster, a meno che vi siano impedimenti legali” e che – in caso vi siano tali eccezioni – “la banca deve renderle note al pubblico attraverso il proprio sito internet”.

In attesa che la Convenzione di Oslo sulle cluster bombs sia legalmente vincolante – per arrivare al limite di 30 mancano sette ratifiche da parte di 100 dei Paesi firmatari – ci sono però già Stati e istituzioni che hanno deciso di seguire i dettami dell’accordo internazionale. I Parlamenti di Belgio, Irlanda e Lussemburgo hanno già approvato delle leggi che vietano gli investimenti nelle cluster bombs, mentre i fondi pensione di Nuova Zelanda, Norvegia e Svezia e numerose banche etiche di tutta Europa già da tempo hanno troncato qualsiasi legame con le compagnie produttrici. “Le legislazioni nazionali in materia sono sicuramente molto utili, però adesso è arrivato il momento che anche le istituzioni finanziarie facciano la loro parte ed escano da questo business” – ha affermato Esther Vandenbroucke, esponente di Netwerk Vlaanderen e tra gli estensori del rapporto.

“Il rapporto delle ong olandesi è un’ulteriore conferma dei legami che esistono tra la finanza internazionale e il mondo della produzione armiera” – commenta Francesco Vignarca, coordinatore della Rete italiana Disarmo. “E dimostra come, per creare una vera prospettiva di disarmo, non bisogna solo lavorare sull’ambito politico, ma anche sugli intrecci economici che perpetuano una situazione che va a vantaggio di pochi a scapito della collettività. E che porta le armi nel cuore dei conflitti dove sono gli ultimi del globo – in particolare i bambini – a pagare con la propria pelle”.

“Nel rapporto troviamo molti paesi che hanno firmato la Convenzione per la messa al bando delle bombe e munizioni cluster, ma le cui banche e attori finanziari continuano a sostenere le imprese che producono tali armi” – aggiunge Andrea Baranes della campagna Crbm. “Questo dimostra ancora una volta di come sia necessario e urgente che le banche migliorino la trasparenza e le informazioni che forniscono in merito a tutti i rapporti che intercorrono con l’industria delle armi”.

“I legami della finanza con la produzione armiera ed il totale disinteresse per la dimensione umana ed umanitaria non può che stimolare richieste chiare e non eludibili da parte della società civile, volte ad obbligare gli Istituti bancari a reali politiche di responsabilità sociale non solo di facciata” – commenta Giuseppe Schiavello della Campagna italiana per la messa al bando delle mine. “A tale proposito la nostra campagna proporrà alle associazioni impegnate a vario titolo nella difesa dei diritti umani e del disarmo di promuovere insieme un disegno di legge nazionale teso a proibire il sostegno finanziario ad aziende coinvolte nella fabbricazione di ‘cluster bombs’, sub-munizioni e mine antipersona, e di estendere il divieto anche al finanziamento tramite i fondi pensione”- conclude Schiavello.

Giorgio Beretta

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ComeDonChisciotte – CINA: CRESCITA COL TRUCCO

28 Ottobre 2009 · 1 Commento

Fonte: ComeDonChisciotte – CINA: CRESCITA COL TRUCCO.

DI NICOLETTA FORCHERI
mercatoliberotestimonianze.blogspot.com/

Intervista a Marco Saba, studioso del Centro Studi Monetari, autore di “Bankenstein”, “O la banca o la vita” e di “Moneta Nostra”, quest’ultimo in attesa di pubblicazione.

In Report di domenica scorsa, sul debito pubblico, il nodo del problema è stato affrontato?

La Gabanelli ha inquadrato il problema dal solito punto di vista e cioè che lo Stato per autofinanziarsi può unicamente aumentare le tasse o emettere nuovo debito nella forma di titoli di stato. E’ il tipico atteggiamento che dimentica che esiste anche l’emissione monetaria. Con il sistema attuale, lo Stato emette titoli del debito poi monetizzati dalle banche. Se lo Stato invece emettesse moneta sovrana com’erano i biglietti di Stato, non solo rimborserebbe il debito pubblico ma dimezzerebbe pure l’inflazione.

Ma dal punto di vista tecnico, gli esperti dicono che se lo Stato emette direttamente moneta, aumenta per l’appunto l’inflazione.

E’ un argomento pretestuoso. Al contrario, con l’emissione diretta di moneta si riduce di metà l’inflazione. Come? Emettendo direttamente moneta, lo Stato non avrebbe bisogno di stampare anche i titoli del debito che scomparendo dalla circolazione, dimezzerebbero effettivamente gli strumenti monetari disponibili. I titoli di stato aumentano infatti la massa monetaria perché sono sempre stati considerati uno strumento super liquido, come i contanti, dal mercato finanziario. E per di più fanno anche guadagnare: sono una rendita parassitaria.
Il meccanismo di produzione monetaria in cambio di titoli del debito pubblico è un trucco per privatizzare gli utili e socializzare le perdite dell’elite che si nasconde dietro ai proprietari delle grandi banche d’affari.

Ma c’è un’altra obiezione, di tipo politico: come può lo Stato emettere moneta visto i vincoli del Trattato di Maastricht e della politica monetaria europea?

Il Trattato UE non prevede in alcuna sua parte che gli Stati membri non possano emettere una moneta diversa dall’euro e a corso libero. Questo è particolarmente evidente nel caso della Gran Bretagna che, pur partecipando alla BCE, emette banconote in sterline.

Quanto ci costa questo giochetto dei titoli di Stato?

Tremonti l’ha detto a Report: dobbiamo emettere 500 miliardi di titoli del debito all’anno, un importo che cresce annualmente, con l’aumentare del debito pubblico, in modo apparentemente inarrestabile (si autoalimenta). Considerando che il costo cash per lo Stato del rinnovo del debito è del 5% del PIL (in contanti), significa che lo Stato deve pagare quest’anno circa 63 miliardi di euro prelevandoli dalle tasche dei cittadini: un vero e proprio pizzo..

Se la soluzione fosse così semplice, perché nessuno ci pensa?

Primo, perché oltre all’eliminazione dell’inflazione, si eliminerebbero anche le rendite dei cosiddetti “rentier”, che sono le cinquanta famiglie che da cento cinquant’anni tengono in scacco il paese. Secondo, perché chi elabora piani in tal senso si ritrova spesso con grossi problemi di salute (vedi Sharon).

Come mai in Cina la crisi non si fa sentire?

Sulla Cina, l’economista Fedele De Novellis dell’università di Genova dice a Report che il paese fa tutti gli investimenti necessari per la ripresa e l’economia del paese. Ma De Novellis non spiega che la Cina può fare questi investimenti senza debito grazie al signoraggio statale percepito sull’emissione monetaria che vale circa il 7% del PIL(2) mentre da noi il signoraggio privato sulle banconote in euro assorbe il 5% del PIL. Con una differenza per le entrate statali del 12% del PIL tra attivo e passivo, che ci condanna al debito e alla perdita costante di competitività rispetto alla Cina. Infatti sia la Banca centrale che le banche principali cinesi sono tutte controllate dallo Stato. Come in Iran, Corea del Nord e Cuba.

Iran, Corea del Nord e Cuba sono considerati paesi canaglia, come mai non la Cina?

Perché la Cina ha le bombe atomiche, gli altri paesi no. Quindi quando uno Stato cerca di dotarsi della bomba atomica, probabilmente è perché vuole la libertà di scegliersi la sua politica monetaria. Il caso italiano invece è una patologia a parte: abbiamo le atomiche ma non abbiamo capito la loro funzione…

Se capisco bene, la questione monetaria influenza i rapporti diplomatici e le scelte geopolitiche?

Si, dobbiamo tener presente che in questo momento stiamo assistendo a uno scontro tettonico tra la piattaforma economico-bancaria occidentale e quella islamica, mentre la Cina sta alla finestra a guardare e probabilmente, sgombrato il campo, nascerà lì il prossimo impero economico-bancario. Da questo punto di vista, i suoi partner naturali saranno Russia e Sud-America.

In cosa consiste lo scontro tettonico?

Ufficialmente è uno scontro religioso tra islam e occidente ma in realtà verte sul mercato monetario e la concezione di far banca. Fondamentalmente, il sistema bancario occidentale si appropria sia del capitale sia degli interessi mentre la banca dell’islam si appropria solo del capitale, poiché gli interessi sono proibiti dalla shari’a. Inoltre un concetto che appare tanto rivoluzionario in Europa come quello di reddito di cittadinanza è già in vigore da anni in alcuni paesi arabi.

Quanto conta il petrodollaro in questo scontro?

Saddam Hussein è stato catturato e ucciso perché aveva iniziato a vendere il petrolio in cambio di euro. In realtà petrodollaro significa l’obbligo di acquistare il petrolio in dollari, in particolare in titoli del debito USA, aumentandone artificialmente la domanda. Il giochetto di produrre titoli in eccesso è stato tirato al massimo e la Cina che sta dando segni di impazienza, con il controllo della sua politica monetaria sta conquistando sfere di influenza in concorrenza con l’Occidente.

Si può riassumere affermando che la tanto vantata competitività della Cina risiede solo in questo?

Si, direi in modo prevalente. In realtà questo è il vero tabù. Infatti, è nell’interesse dell’elite occidentale dire che i cinesi riescono a fare prezzi bassi perché lavorano come schiavi, per non rivelare il trucco cinese dell’emissione monetaria diretta su mandato statale.
Se volessimo fare la stessa cosa che fa la Cina, saremmo in grado di proporre un modello concorrenziale sicuramente migliore perché da noi, almeno in teoria, esiste un controllo democratico dello Stato. Ma sarà difficile, in Italia, con l’élite attuale che presenta un coraggiogramma perfettamente piatto…

Intervista a cura di Nicoletta Forcheri
Fonte: http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.com/
Link: http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.com/2009/10/intervista-marco-saba-cina-cresce-con.html
27.10.2009

(1) Moneta Nostra si può scaricare dal sito http://www.scribd.com/doc/20265666/Moneta-Nostra
(2) http://publi.cerdi.org/ed/1998/1998.21.pdf

Categorie: economia · nuovo ordine mondiale
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Paolo Franceschetti: IL GRANDE INGANNO: DA MAASTRICHT A LISBONA

23 Ottobre 2009 · 3 Commenti

Ecco un articolo illuminante di Solange Manfredi sulla vera natura del trattato di Lisbona e sull’unione monetaria.

Fonte: IL GRANDE INGANNO: DA MAASTRICHT A LISBONA.

Di Solange Manfredi

PREMESSA

Nel corso di questi anni ho scritto diversi articoli sottolineando alcune sentenze o leggi che, a mio parere, presentavano diverse anomalie:

- violazioni costituzionali nell’esercizio della politica monetaria (http://www.altalex.com/index.php?idnot=37819 );

- attentato agli organi costituzionali
( http://paolofranceschetti.blogspot.com/2007/11/attentato-agli-organi-costituzionali.html );

- La costituzione inesistente, abbiamo perso tutto (http://paolofranceschetti.blogspot.com/2009/01/la-costituzione-inesistente-abbiamo.html );

- Il lodo Alfano? Un falso bersaglio, l’Italia ha perso la tutela dei diritti umani (http://paolofranceschetti.blogspot.com/2009/10/il-lodo-alfano-un-falso-bersaglio.html )

Non riuscivo a spiegarmi, allora, perché questi fatti non venissero segnalati, commentati e, soprattutto, perché i media tacessero la “pericolosità” di quanto stava accadendo.

Oggi, probabilmente, ho capito il perché di quell’assordante silenzio.

Quella che vi sto per raccontare è la storia di un grande inganno, un inganno che parte da lontano, sin dalla fine della seconda guerra mondiale.

E’ la storia di un progetto (eversivo???) che vuole l’Europa governata da una oligarchia.

Poiché il progetto subisce, nel 1992, un’importante accelerazione, è da tale anno che inizieremo a raccontare questa storia.

MAASTRICHT

Il 29 gennaio 1992 viene emanata la legge n. 35/1992 (Legge Carli – Amato) per la privatizzazione di istituti di credito ed enti pubblici.

Passano pochi giorni ed ecco un’altra data cruciale, il 07 febbraio 1992. In questa data avvengono due fatti estremamente importanti per la realizzazione del progetto:

- viene varata la legge 82 con cui il ministro del Tesoro Guido Carli (già governatore della Banca d’Italia), attribuisce alla Banca d’Italia la facoltà di variare il tasso ufficiale di sconto senza doverlo più concordare con il Tesoro. Ovvero dal 1992la Banca D’Italia decide autonomamente per lo Stato italiano il costo del denaro;

- Giulio Andreotti come Presidente del Consiglio assieme al Ministro degli Esteri Gianni de Michelis e il Ministro del Tesoro Guido Carli firmano il Trattato di Maastrich, con il quale vengono istituiti il Sistema europeo di banche centrali (SEBC) e la Banca centrale europea (BCE). Il SEBC è un’organizzazione, formata dalla BCE e dalle banche centrali nazionali dei paesi dell’Unione europea, che ha il compito di emettere la moneta unica (euro) e di gestire la politica monetaria comune con l’obiettivo fondamentale di mantenere la stabilità dei prezzi.

I cittadini italiani non si rendono conto della gravità delle conseguenze che questi atti hanno, ed avranno, sulle loro vite. Ne subiscono le conseguenze, e quando si domandano “perchè”, ogni volta viene loro proposto un capro espiatorio diverso. L’importante è che i cittadini non riescano a capire quanto sta avvenendo.

I potenti, nel frattempo, continuano a lavorare al loro progetto e, il 13 ottobre 1995, il governo italiano, con il D.M. n. 561, pone il segreto su:

- art. 2) atti, studi, analisi, proposte e relazioni che riguardano la posizione italiana nell’ambito di accordi internazionali sulla politica monetaria….;

- d) atti preparatori del Consiglio della Comunità europea;

- e) atti preparatori dei negoziati della Comunità europea

- Art. 3. a) atti relativi a studi, indagini, analisi, relazioni, proposte, programmi, elaborazioni e comunicazioni …..sulla struttura e sull’andamento dei mercati finanziari e valutari….; ecc…).

Insomma, quanto il Governo sta facendo per realizzare il progetto europeo non si deve sapere, men che meno in ambito di politica monetaria.

Il 01 gennaio 2002 l’Italia ed altri paesi europei (non tutti) adottano come moneta l’euro. E’ il crollo. I prezzi raddoppiano, gli stipendi no. La crisi economica si acuisce. Anche in questo caso viene offerto ai cittadini qualche capro espiatorio per giustificare una crisi che, invece, secondo alcuni analisti, è stata pianificata da tempo.

Il 04 gennaio 2004 Famiglia Cristiana rende note le quote di partecipazione alla Banca D’Italia. Si scopre così, per la prima volta (le quote di partecipazione di Banca d’Italia erano “riservate”) che l’istituto di emissione e di vigilanza, in palese violazione dell’art. 3 del suo statuto (In ogni caso dovrà essere assicurata la permanenza della partecipazione maggioritaria al capitale della Banca da parte di enti pubblici o di società la cui maggioranza delle azioni con diritto di voto sia posseduta da enti pubblici) è, per il 95% in mano a banche private e società di assicurazione (Intesa, San Paolo, Unicredito, Generali, ecc..). Solo il 5% è dell’INPS.

Da quando la Banca d’Italia è in mano ai privati? Come è potuto succedere tutto ciò? La risposta è semplice: con la privatizzazione degli istituti di credito voluta con la legge n. 35/1992 Amato- Carli, cui, l’ex governatore della Banca d’Italia, ha fatto subito seguire la legge 82/1992, che dava facoltà alla Banca D’Italia di decidere autonomamente il costo del denaro.

In altri termini con queste due leggi la Banca d’Italia è divenuta proprietà di banche private che decidono da sole il costo del denaro sancendo così, definitivamente, il dominio della finanza privata sullo Stato. A questo stato di cose seguono i noti scandali bancari (Bond argentini, Cirio, Parmalat, scalata Unipol con il rinvio a giudizio del governatore di Banca d’Italia Fazio, ecc..) con grande danno per migliaia di risparmiatori.

Possibile che il Ministro Carli, ex governatore della Banca d’Italia, non si sia accorto di tutto ciò? Ed ancora: è possibile che i politici, ministri del Tesoro, governatori non si siano accorti, per ben 12 anni, di questa anomalia? Comunque se ne accorgono alcuni cittadini, che citano immediatamente in giudizio la Banca d’Italia.

Il 26 settembre 2005 un giudice di Lecce, con la sentenza 2978/05, condanna la Banca d’Italia a restituire ad un cittadino (l’attore) la somma di euro 87,00 a titolo di risarcimento del danno derivante dalla sottrazione del reddito monetario.

Nella sentenza viene sottolineato, inoltre, come la Banca d’Italia, solo nel periodo 1996-2003, si sia appropriata indebitamente di una somma pari a 5 miliardi di euro a danno dei cittadini. Ma ancora non basta, perché la perizia del CTU nominato dal giudice mette in evidenza:

Per quanto concerne la Banca D’Italia:

- come questa sia, in realtà, un ente privato, strutturato come società per azioni, a cui è affidata, in regime di monopolio, la funzione statale di emissione di carta moneta, senza controlli da parte dello Stato;

- come, pur avendo il compito di vigilare sulle altre banche, Banca D’Italia sia in realtà di proprietà e controllata dagli stessi istituti che dovrebbe controllare;

- come, dal 1992, un gruppo di banche private decida autonomamente per lo Stato italiano il costo del denaro.

Per quanto concerne la BCE:

- come questa sia un soggetto privato con sede a Francoforte;

- come, ex art. 107 del Trattato di Mastricht, sia esplicitamente sottratta ad ogni controllo e governo democratico da parte degli organi dell’Unione Europea.

- come la succitata previsione faccia si che la BCE sia una sorta di soggetto sovranazionale ed extraterritoriale;

- come, tra i sottoscrittori della BCE, vi siano tre stati (Svezia, Danimarca ed Inghilterra) che non hanno adottato come moneta l’euro, ma che, in virtù delle loro quote, possono influire sulla politica monetaria dei paesi dell’euro.

In altri termini la sentenza mette in evidenza come lo Stato, delegato dal popolo ad esercitare la funzione sovrana di politica monetaria, dal 1992 l’abbia ceduta a soggetto diverso dallo Stato: prima alla Banca D’Italia (di proprietà al 95% di privati), quindi alla BCE (soggetto privato, soprannazionale ed extraterritoriale).

Così’ facendo lo Stato ha violato due articoli fondamentali della Costituzione:
L’art. 1 che recita: “…La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

Infatti il popolo aveva delegato i suoi rappresentanti ad esercitare la funzione sovrana di politica monetaria, non a cederla a soggetti privati

L’art. 11 della Costituzione che recita: “L’Italia … consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

L’art. 11 della costituzione consente limitazioni (non già cessioni) della sovranità nazionale solo in favore di altri Stati. Ma la BCE non è uno Stato, né organo di altri Stati.

Inoltre, la sovranità monetaria non è stata ceduta a condizioni di parità (le quote di partecipazione alla BCE non sono paritarie), vi fa parte anche la Banca d’Inghilterra che non fa parte dell’euro e partecipa alle decisioni di politica monetaria del nostro Stato, senza che lo Stato italiano possa in alcun modo interferire nella politica monetaria interna.

Ed ancora. Tale limitazione (non cessione) può essere fatta ai soli fini di assicurare “la pace e la giustizia tra le Nazioni”. I fini della BCE non sono quelli di assicurare pace e giustizia fra le nazioni, ma quello di stabilire una politica monetaria (per una disamina più approfondita della problematica rimando al mio articolo “violazioni costituzionali nell’esercizio della politica monetaria: http://www.altalex.com/index.php?idnot=37819 ).

La sentenza è, quindi, estremamente importante e, per taluni, anche estremamente pericolosa, visto che ai politici, che illegittimamente hanno concesso la sovranità monetaria prima alla Banca d’Italia e poi alla BCE potrebbero essere contestati i reati di cui agli artt.

- 241 c.p: “Chiunque commette un fatto diretto a sottoporre il territorio dello Stato o una parte di esso alla sovranità di uno Stato straniero, ovvero a menomare l’indipendenza dello Stato, è punito con l’ergastolo”.

- 283 c.p.: “Chiunque commette un fatto diretto a mutare la costituzione dello Stato, o la forma del Governo con mezzi non consentiti dall’ordinamento costituzionale dello Stato, è punito con la reclusione non inferiore a dodici anni”.

I politici, infatti, hanno ceduto un potere indipendente e sovrano ad un organismo privato e, per quanto riguarda la BCE, anche esterno allo stato.

Il pericolo c’è, ma la paura di un possibile rinvio a giudizio per questi gravi reati dura poco, qualche mese.

Per una strana coincidenza, a soli 5 mesi dalla sentenza che condanna la Banca d’Italia, nell’ultima riunione utile prima dello scioglimento delle camere in vista delle elezioni, con la legge 24 febbraio 2006 n. 85 dal titolo “Modifiche al codice penale in materia di reati di opinione” vengono modificati proprio gli artt.241 (attentati contro l’indipendenza, l’integrità e l’unità dello Stato); 283 (attentato contro la Costituzione dello Stato); 289 (attentato contro organi costituzionali e contro le assemblee regionali), ovvero le figure di attentato alle istituzioni democratiche del paese, che, diciamolo, con i reati di opinione hanno ben poco a che vedere.

Cosa cambia con questa modifica?

Nella sostanza le figure di attentato diventano punibili solo se si compiono atti violenti, se si attenta alla costituzione semplicemente abusando di un potere pubblico non si commette più reato.

I politici, dunque, non solo sono salvi per quanto concerne il passato, ma, da ora in poi, potranno abusare del loro potere pubblico violando la costituzione senza più rischiare assolutamente nulla.

Certo, questa modifica priva la nostra Repubblica di qualsiasi difesa, ma di questo pare nessuno se ne accorga. (per una disamina più approfondita dell’argomento rimando al mio articolo “Attentato agli organi costituzionali” http://paolofranceschetti.blogspot.com/2007/11/attentato-agli-organi-costituzionali.html )

Pochi mesi dopo questa modifica arriva la sentenza 16751/2006 della Cassazione a sezioni Unite, che accoglie il ricorso di Banca D’Italia avverso la succitata sentenza del giudice di Lecce. Nelle motivazioni si legge:”… al giudice non compete sindacare il modo in cui lo Stato esplica le proprie funzioni sovrane, tra le quali sono indiscutibilmente comprese quelle di politica monetaria, di adesione a trattati internazionali e di partecipazione ad organismi sovranazionali: funzioni in rapporto alle quali non è dato configurare una situazione di interesse protetto a che gli atti in cui esse si manifestano assumano o non assumano un determinato contenuto”.

In altri termini il giudice non può sindacare come lo stato esercita le sue funzioni sovrane, neanche quando queste arrechino un danno al cittadino.

Ma, come abbiamo appena visto, il cittadino è rimasto anche privo di difese anche nel caso in cui, abusando di poteri pubblici, la sua sovranità venga svenduta a soggetti privati.

E allora che fare?

Al cittadino resta un’ultima flebile speranza? Può aggrapparsi alla violazione dell’art. 3 dello statuto della Banca d’Italia? Assolutamente no, a dicembre del 2006 anche l’art. 3 dello Statuto, ovviamente, è stato modificato. Ora non è più necessaria nessuna partecipazione pubblica in Banca d’Italia. Tutto in mano ai privati per statuto.

La sovranità monetaria è persa. Ma l’inganno è solo all’inizio, anche se è stato portato a termine un tassello importante del progetto, in fondo si sa, è il denaro che governa il mondo.

LISBONA

I potenti, sicuri della loro totale impunità, proseguono nel grande inganno e, visto che nel 2005 la Costituzione europea (che presentava palesi violazioni con le maggiori costituzioni europee e pareva scritta per favorire le grandi Lobby affaristiche in danno dei cittadini) era stata bocciata da francesi ed olandesi al referendum, decidono che, per far passare il testo, si deve agire in due modi:

- evitare di far votare la popolazione;

- rendere il testo illeggibile

Il loro progetto prevede di lasciare la Costituzione Europea immutata e, per evitare il referendum, di chiamarla “Trattato“.

Poi, per evitare che il cittadino si renda conto che nulla è cambiato, rendono il testo illeggibile inserendo migliaia di rinvii ad altre leggi e note a piè pagina, come hanno confessato:

- l’ex presidente francese Valéry Giscard D’Estaing: “Il Trattato è uguale alla Costituzione bocciata. Solo il formato è differente, per evitare i referendum”;

- il parlamentare europeo danese Jens-Peter Bonde “I primi ministri erano pienamente consapevoli che il Trattato non sarebbe mai stato approvato se fosse stato letto, capito e sottoposto a referendum. La loro intenzione era di farlo approvare senza sporcarsi le mani con i loro elettori;

- il nostro Giuliano Amato: “Fu deciso che il documento fosse illeggibile…Fosse invece stato comprensibile, vi sarebbero state ragioni per sottoporlo a referendum”.

Nel 2007 tutto è pronto, e il 13 dicembre i capi di governo si riuniscono a Lisbona per firmare il Trattato, ovvero la Costituzione europea bocciata nel 2005 e resa illeggibile. Ora, manca solo la ratifica dei vari stati.

Il parlamento italiano ratifica il trattato di Lisbona l’08 agosto del 2008, approfittando della distrazione dei cittadini dovuta al periodo feriale. Nessuno spiega ai cittadini cosa comporti la ratifica del Trattato, ed i media, ancora una volta, tacciono.

In realtà con quella ratifica abbiamo ceduto la nostra sovranità in materia legislativa, economica, monetaria, salute e difesa ad organi (Commissione e Consiglio dei Ministri) che non verranno eletti dai cittadini. Il solo organo eletto dai cittadini, Parlamento Europeo, non avrà, nei fatti, alcun potere (per una disamina più approfondita del Trattato rimando all’ottimo articolo di Paolo Barnard sul trattato di Lisbona: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=139).

Ancora una volta i nostri politici, abusando del loro potere pubblico, hanno violato l’art. 1 e 11 della nostra costituzione.

L’art. 1 perchè, come detto, lo stato ha la delega ad esercitare la funzione sovrana in nome e per conto dei cittadini, non a cederla. E’ come se una persona avesse il compito di amministrare un immobile e lo vendesse all’insaputa del proprietario, abusando del potere che gli è stato conferito.

Inoltre ha violato l’art. 11 perché, come abbiano visto: “L’Italia …. consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità

Lo stato, invece, ancora una volta ha ceduto la sovranità e l’ha ceduta non in condizioni di parità. Infatti l’Inghilterra, che già non ha aderito all’euro, in sede di negoziato ha ottenuto diverse e importanti esenzioni per aderire al Trattato di Lisbona, eppure pare che il primo presidente europeo sarà proprio l’ex primo ministro inglese Tony Blair.

La nomina a presidente europeo di Blair deve far riflettere, sopratutto in ordine alla c.d. Clausola di Solidarietà presente nel Trattato di Lisbona. Detta Clausola prevede che ogni nazione europea sia tenuta a partecipare ad azioni militari quando si tratti di lottare contro «azioni terroristiche» in qualunque altra nazione.

In problema è che nessuno ha definito cosa si intenda per “azioni terroristiche“.

Chi deciderà chi è un terrorista e perchè? Persone come Tony Blair, in passato coinvolto nello scandalo sulle inesistenti armi di distruzione di massa in mano a Saddam con cui è stata giustificata la guerra all’Irak?

A quante guerre ci sarà chiesto di partecipare solo perché qualche politico non democraticamente eletto avrà deciso di usare la parola “terrorista” o “azione terroristica”?

Si consideri che già, oggi, basta definire un cittadino “presunto terrorista” per poterlo privare dei diritti umani e permettere che i servizi segreti possano sequestrarlo a fini di tortura, attività criminale che potrà, poi, essere coperta con il segreto di stato, come ha recentemente confermato con la sentenza 106/2009 anche la nostra Corte Costituzionale (per una disamina più approfondita della problematica rimando al mio articolo: “Il lodo Alfano? Un falso bersaglio, l’Italia ha perso la tutela dei diritti umani (http://paolofranceschetti.blogspot.com/2009/10/il-lodo-alfano-un-falso-bersaglio.html)

Ma il dato più allarmante è che, con il Trattato di Lisbona, viene reintrodotta la pena di morte.

Ovviamente tale dicitura non è presente nel testo del Trattato, ma in una noticina a piè pagina (si continua nell’inganno).

Leggendo attentamente questa noticina, e seguendo tutti i rimandi, si arriva alla conclusione che con il Trattato di Lisbona accettiamo anche la Carta dell’Unione Europea, la quale dice “La morte non si considera cagionata in violazione del presente articolo se è il risultato di un ricorso alla forza resosi assolutamente necessario: Per eseguire un arresto regolare o per impedire l’evasione di una persona regolarmente detenuta ; per reprimere, in modo conforme alla legge, una sommossa o un’insurrezione” (articolo 2, paragrafo 2 della CEDU).

La cosa è di estrema gravità. Infatti, anche in questo caso, chi deciderà che una protesta è sfociata in disordini tali da rendere lecito un omicidio? (l’Italia, poi, ha un triste primato in fatto di “agenti provocatori” pagati per trasformare una manifestazione in guerriglia).

In quali casi si potrà sparare sulla folla disarmata? Chi deciderà quando potranno essere sospesi i diritti umani? Perché di questo si tratta.

Ecco la storia di un grande inganno, un inganno che inizia con il cedere illecitamente, proteggendosi con il segreto, la funzione sovrana dell’esercizio della politica monetaria a privati. Nello sfuggire alle responsabilità del proprio operato depenalizzando le figure di attentato alla costituzione. Nell’approfittare delle ferie estive per ratificare un trattato con cui vengono cedute le nostre restanti sovranità (legislativa, economica, monetaria, salute, difesa, ecc..) ad una oligarchia non eletta e che nessuno conosce. Ed, in ultimo, nel dare il potere a qualche politico di poter privare i cittadini dei loro diritti umani semplicemente con una parola.

Così, quando i cittadini si renderanno conto che hanno perso tutto, che la loro vita viene decisa da una oligarchia di potenti non eletti democraticamente, quando si renderanno conto del grande inganno in cui sono caduti non sarà loro concesso neanche reagire o protestare, perchè basterà una sola parola per trasformare la reazione in “azione terroristica” o la protesta in “insurrezione”, legittimando così la sospensione dei diritti umani e l’applicazione della pena di morte. Il tutto, poi, verrà coperto con il segreto di stato.

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ComeDonChisciotte – UN SISTEMA ECONOMICO STRUTTURALMENTE IRRECUPERABILE

22 Ottobre 2009 · Lascia un Commento

ComeDonChisciotte – UN SISTEMA ECONOMICO STRUTTURALMENTE IRRECUPERABILE.

DI GILLES BONALFI
Mondialisation.ca

Coloro che credono ancora nei benefici della mano invisibile del mercato, dovrebbero rendersi conto che quest’ultima ci sta ripulendo le tasche a vantaggio di pochi. L’attualità ce lo mostra ogni giorno.

Sì, sì, la recessione è finita. Comincia ora la depressione e la disoccupazione di massa ne è l’indizio rivelatore. Non è il 1929, è molto peggio. Non tornerò sulle mie diverse analisi, perché ben presto gli eventi si susseguiranno (guerre, fallimenti, crack borsistici…)

Per capire perché la borsa continui a funzionare, basta leggere ciò che Pierre Jovanovic scrive sul suo blog.

Spiega così che il «40% dell’ NYSE è generato da cinque titoli» cosa confermata dall’analista finanziario Olivier Crottaz che ne ha anche pubblicato il grafico relativo.

Insomma, si rifilano pacchetti d’azioni facendo montare la maionese e tutto questo sconnesso da qualsiasi realtà economica. Grottesco!

Ho quindi deciso di scrivere une serie di articoli per dimostrare che ciò che molti chiamano capitalismo, non solo è una mostruosità, ma inoltre è completamente irrecuperabile.

Ho spesso usato il termine crisi sistemica per analizzare il crack attuale, ma dovremmo piuttosto parlare di crisi strutturale.

Infatti, ci sono stati molti studi sul fallimento del comunismo e le sue derive dittatoriali (Stalin, Mao), ma ci sono poche analisi di fondo riguardanti il nostro sistema economico attuale che, anch’esso, non può far altro che portarci al disastro e alla dittatura.

Innanzitutto, bisogna notare che Karl Marx ha fatto due errori fondamentali.

In primo luogo, la sua analisi si basa sull’idea che è “il calo tendenziale del tasso di profitto che è all’origine delle crisi che costellano la storia del capitalismo”.

L’economista Philippe Simmonnot ha confutato in modo chairo questa teoria. Per chi vuole approfondire, la spiegazione de L’errore di Marx è sul mio blog.

Inoltre, Marx ha “dimenticato” Freud (che è arrivato dopo) e i suoi lavori sull’inconscio, che Bernard Stiegler riassume affermando che “il capitalismo del XX secolo ha catturato la nostra libido e l’ha sviata dagli investimenti sociali”. Posso aggiungere che ha finito col resettarci tramite il feticismo dell’oggetto.

Poiché l’insieme dei media appartiene al gruppetto dominante, la realtà ha finito col scapparci e non vediamo più il mondo com’è. Questo “psico-potere” che permette di fabbricare la nostra coscienza collettiva, è il solo da distruggere veramente, perché “solo la verità è rivoluzionaria”.

Del resto, secondo Hannah Arendt, il totalitarismo è innanzitutto una dinamica di distruzione della realtà e delle strutture sociali.

Per capire meglio, bisogna rileggere «Il mondo nuovo» di Aldous Huxley, che non è un romanzo, ma un programma politico ben riassunto nella prefazione del 1946: «Uno stato totalitario davvero “efficiente” sarebbe quello in cui l’onnipotente comitato esecutivo dei capi politici e il loro esercito di direttori governerebbero su una popolazione di schiavi che sarebbe inutile forzare, perché avrebbero l’amore per la loro servitù».

Tra l’altro l’opera fa una sintesi della nostra epoca: «Man mano che diminuisce la libertà economica e politica, in cambio la libertà sessuale tende a crescere». Anche Claude Lévi-Strauss ne aveva parlato: «La funzione primaria della comunicazione scritta è di facilitare l’asservimento».

Siamo quindi una popolazione di schiavi, un’idea che il film di Jean-François Brient «De la servitude moderne» [NdT: Sulla servitù moderna] mostra in maniera esplicita [De la servitude moderne n°1, De la servitude moderne n°2, De la servitude moderne n° 3 (sul mio blog)].

Nonostante ciò, è importante analizzare perché alla fin fine il capitalismo ci porta alla dittatura. Infatti, gli economisti diventati matematici, han dimenticato che ciò che caratterizza il nostro sistema economico è quel suo lato mafioso retto da una sola legge, quella del più forte.

Mazzette, minacce e assassinii sono parte integrante del processo di conquista dei mercati. Gomorra di Roberto Saviano è il riflesso perfetto della nostra società.

Questo viene rappresentato sul piano matematico (dato che il mondo è scritto in linguaggio matematico) dalla legge di Pareto che mostra come le entrate si dividono sempre secondo una legge matematica decrescente a legge di potenza. L’economista Moshe Levy spiega che “la legge di Pareto, lungi dall’essere universale e ineluttabile, sarebbe solo il modoo di funzionamento particolare di una società egocentrica” e che “sono gli effetti stocastici (e non l’indigenza e il lavoro) della concorrenza ad arricchire pochi a scapito della maggioranza, portando alla ripartizione di Pareto”.

Per rimanere nell’ambito della matematica, è importante capire cos’è un frattale. Gli oggetti frattali sono imparentati a strutture a rete, e sono sottoposti alla legge di Pareto. Per fare un esempio, il 20% dei più ricchi detiene l’80% del capitale, ma all’interno di questo 20% si applica ancora la legge di Pareto, e così via… Del resto, le 20 persone più ricche del mondo hanno un capitale personale stimato nel 2009 a 415 miliardi di dollari, ossia poco meno del PIL svizzero (500 miliardi di dollari)! (Lista dei miliardari del mondo nel 2009)

L’1% dei più ricchi rappresentava il 10% del PIL nel 1979 e il 23% oggi. Saranno il 53% nel 2039?

Bisogna quindi capire che la pecca fondamentale del nostro sistema economico risiede nell’accumulo del capitale. Infatti, il capitalismo porta strutturalmente alla dittatura attraverso un accumulo colossale di ricchezze da parte di pochi.

Il capitalismo è quindi per natura non redistributivo. Infatti, per via della sua struttura basata sul debito, favorisce il capitale e mette la banca e la finanza al centro del sistema. Bene, la maggior parte degli interessi alla fine è riscosso da un piccolo numero di persone che finiscono con l’impadronirsi del sistema. Io lo chiamo effetto Monopoli (Famoso gioco in cui, dopo aver rovinato gli altri, sopravvive un solo giocatore).

Coloro che credono ancora nei benefici della mano invisibile del mercato, dovrebbero rendersi conto che quest’ultima ci sta ripulendo le tasche a vantaggio di pochi. L’attualità ce lo mostra ogni giorno.

Inoltre, sul piano matematico un investimento di denaro è un esponenziale. Potete del resto constatarlo cliccando su Esponenziale e capitale.

Ma questo accumulo di capitali ha una contropartita: l’accumulo di debiti, perché alla fin fine il denaro non viene creato ex nihilo, al contrario di quello che cercano di farvi credere (solo le banche centrali possono creare la moneta). Il nostro sistema economico è quindi diventato un grande schema di Ponzi, e questo è confermato anche dallo stesso Nouriel-Roubini: “Americani, guardiamoci allo specchio: Madoff, siamo noi, e il Signor Ponzi, siamo noi!”.

Avevo già indicato questo problema nell’articolo Crise systémique – Les solutions (n°5 : une constitution pour l’économie) [NdT: Crisi sistemica – Le soluzioni (n°5: una costituzione per l'economia)] e affermavo che questo sistema, che funziona sul debito e l’appropriamento della maggior parte degli interessi da parte di pochi, col passare degli anni impone l’allargamento della base di credito. E, quando si cominciano a fare prestiti a persone che non possono rimborsarli (i poveri), il sistema sprofonda.

E sì che tutte le religioni hanno condannato (a volte con diverse sfumature) il prestito con interessi, perché lo consideravano amorale, cosa che troviamo nel versetto 275 della seconda sura del Corano: “Dio ha reso lecito il commercio e illecito l’interesse”.

Non dimentichiamo che il sistema attuale si basa sulla formula: debito = consumo = lavoro. Quindi, senza debito, nessun lavoro! Del resto è per questa ragione che gli stati sostengono a fondo perso le banche.

Robert H. Hemphill, responsabile di crediti alla Fed di Atlanta, aveva dichiarato: “Se le banche creano abbastanza denaro, prosperiamo; in caso contrario, sprofondiamo nella miseria”

Di fronte a un esponenziale del capitale accumulato, ci ritroviamo con un esponenziale del debito. Per esempio, per gli Stati Uniti, abbiamo un debito totale (pubblico e privato) di 52.859 miliardi di dollari, ossia 375% del PIL statunitense e più del PIL mondiale.

Bisogna inoltre ricordare che il debito porta alla schiavitù, come riassume Jean Baudrillard: “Con il credito torniamo a una situazione propriamente feudale (una frazione del lavoro dovuta in anticipo al signore), al lavoro asservito”.

Il sociologo Immanuel Wallerstein ha ragione quando afferma che: «Da trent’anni siamo entrati nella fase terminale del sistema capitalistico».

Ivan Illich uno dei primi pensatori dell’ecologia politica ha sviluppato la nozione (chiamata illichiana) di contro-produitività, che mostra che le imprese che raggiungono una grandezza critica instaurando una situazione di monopolio, finiscono col nuocere al funzionamento normale dell’economia.. Possiamo anche aggiungere che finiscono con l’appropriarsi del potere. Il 4 giugno 1943, il senatore Homer T. Bone dichiarava al Comitato del Senato americano per gli Affari Militari: «Farben era Hitler e Hitler era Farben»

Albert Einstein, nel maggio 1949, in un articolo comparso nella Monthly Review, riprendeva la stessa idea: «Il capitale privato tende a concentrarsi nelle mani di pochi, in parte a causa della competizione tra capitalisti e in parte perché lo sviluppo tecnologico e la divisione crescente del lavoro incoraggiano la formazione di unità di produzione più grandi a scapito di quelle più piccole. Il risultato di questi sviluppi è un’oligarchia di capitale privato, il cui potere esorbitante non può effettivamente essere controllato neanche da una società il cui sistema politico è democratico»

Oggi, 500 imprese transnazionali controllano il 52% del PIL mondiale e questo fa dire a Jean Ziegler (membro del Comitato consultivo del Consiglio dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite) che andiamo verso «una rifeudalizzazione del mondo»

Eppure J. K. Galbraith, economista e consigliere dei presidenti Roosevelt e Kennedy ci aveva avvertiti: «L’economia di mercato è spesso descritta come un’antica eredità. All’occorrenza, è una truffa, o più esattamente, un errore comunemente ammesso. Troppe persone studiano ancora l’economia su manuali che mantengono ancora i dogmi della produzione concorrenziale dei beni e dei servizi e della capacità di acquistare senza impedimenti. In realtà, possono esserci solo uno o pochi venditori abbastanza potenti e persuasivi a determinare ciò che le persone comprano, mangiano, bevono» (« Les nouveaux mensonges du capitalisme » (Le nuove menzogne del capitalismo » Pubblicato ne Le Nouvel Observateur (4/11/05), intervista di John Kenneth Galbraith a cura di François Armanet)

Quali sono le soluzioni? Non preoccupatevi, i nostri padroni han già previsto tutto. Per capire, bisogna sapere che la dialettica hegeliana è padroneggiata magistralmente. Abbiamo così la tesi, il capitalismo, l’antitesi, il comunismo, e infine la sintesi: un socialismo corporativo o social-fascismo (mondiale).

Voglio ricordare qui che Mussolini aveva dato la sua definizione del fascismo: “Il fascismo dovrebbe piuttosto essere chiamato corporativismo, poiché si tratta dell’integrazione dei poteri dello stato e dei poteri del mercato”. Ora, il corporativismo può essere assimilato a un’impresa criminale dato che, come afferma Howard Scott: “un criminale è una persona dagli istinti predatori che non ha abbastanza capitale per formare una corporazione” (Une constitution pour l’économie, pourquoi ?)

Può sembrare strano associare due principi opposti come socialismo e fascismo, ma Edgar Morin ci spiega ciò che egli chiama il principio dialettico: “Esso unisce due principi o nozioni antagoniste, che in apparenza dovrebbero respingersi l’un l’altra, ma che sono indissociabili e indispensabili per capire una stessa realtà”. Pensate sia impossibile? Ecco la mia analisi.

Conviene innanzitutto notare che tutti sparano sui cattivi banchieri (la tesi) e sostengono la nazionalizzazione delle banche (l’antitesi). Avremo quindi un FMI, una BRI e una banca mondiali (la sintesi) che controlleranno la futura moneta mondiale (i DSP che sostituiranno il dollaro: Crise systémique – Les solutions (n°5 : une constitution pour l’économie)) e regoleranno il sistema. Ora, questi organismi sono controllati da una manciata di persone.

La crisi attuale avrà come conseguenza diretta la distruzione delle nazioni, perché le somme perse superano le capacità degli stati e i tassi di indebitamento vanno alle stelle. Si svilupperanno dappertutto dei poli continentali con strutture regionali: il glocale. Su questa questione ho tra l’altro condotto uno studio preciso: Crise systémique – Les solutions (n°4 : régions et monnaies complémentaires) (Crisi sistemica – Le soluzioni. N°4: regioni e monete complementari)

Il futuro è al « socialismo » disse Schumpeter, un socialismo senza schaivitù, ma con una libertà limitata. Si dovrebbe usare allora il termine esatto: socialfascismo e precisare che la libertà scomparirà se non ne facciamo nulla. In ogni caso, una dittatura fallirà. Non dimentichiamo il principio « ologrammatico » di Edgar Morin: la parte è nel tutto, ma il tutto è nella parte, poiché tutte le forme di esistenza sono legate le une alle altre. Questa è tra l’altro la definizione esatta di ciò che Buddha, Jeschuth-notzerith (il vero nome di Gesù, ancora una bugia!) e Maometto hanno definito con la parola amore.

Fascismo e socialismo alla fin fine non sono altro che il riflesso della nostra dualità che ci spinge o verso gli altri, o verso il ripiegamento su sé stessi, l’egoismo e la violenza. È necessario quindi che cambiamo noi, se vogliamo cambiare il mondo; è quello che l’Islam chiama djihad, la cabala ebrea la lotta per lo zain (la lotta interiore) e che Bakunin riassume in poche parole: “Per rivoltarsi contro questa influenza che la società esercita su di lui, l’uomo deve, almeno in parte, rivoltarsi contro sé stesso”.

Gilles Bonafi è professore e analista eocnomico.

Titolo originale: ” Un système économique structurellement irrécupérable”

Fonte: http://www.mondialisation.ca
Link
20.09.2009

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MARINA GERANZANI

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ComeDonChisciotte – WHERE IS YOUR RIGHT STAR ?

12 Ottobre 2009 · Lascia un Commento

Questa è la reale causa che provoca sofferenza al sistema della piccola impresa, al di là della congiuntura macroeconomica che stiamo vivendo ovvero la mancanza di sovranità monetaria nel nostro paese. La scelta sconsiderata in passato di privatizzare sino all’estremo gli istituti di credito e le banche a partecipazione pubblica ha sottratto a chi governa il paese un efficace strumento di controllo dell’economia: la creazione e concessione di massa monetaria. Ad esempio il Brasile è riuscito a togliersi di dosso l’etichetta di paese povero e trasformarsi in un grande player mondiale che ora presta addirittura denaro al Fondo Monetario Internazionale grazie alla sua struttura bancaria interamente nazionalizzata: le banche prestano alle imprese in base a quello che decide Lula & Company. Solo con una trasformazione e ridefinizione del nostro sistema bancario sarà possibile impostare una politica di governo volta al salvataggio del nostro hinterland imprenditoriale, basta con banche ed istituti di credito in mano a soggetti privati. Solo così si riuscirà a dare un vantaggio competitivo ad aziende ed imprese che rischiano l’estinzione assieme ai distretti industriali trasformati in prede della globalizzazione.

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ComeDonChisciotte – ISLANDA: ” SE IL DEBITO NON PUO’ ESSERE PAGATO, NON LO SARA’ “

5 Ottobre 2009 · Lascia un Commento

ComeDonChisciotte – ISLANDA: ” SE IL DEBITO NON PUO’ ESSERE PAGATO, NON LO SARA’ “.

DI OLIVIER BONFOND
mondialisation.ca

L’ Islanda piccolo Stato senza esercito di 320.000 abitanti, ha appena annunciato che condizionera’ il rimborso del suo debito alle proprie “capacita’ di pagamento”. Se la recessione perdura, l’Islanda non rimborsera’ nulla. Pur dovendo stemperare la portata di questa decisione, dovendo altrettanto verificare la sua effettiva applicazione, essa rappresenta tuttavia una reale opportunita’ che i movimenti sociali, del Nord e del Sud del mondo, dovrebbero cogliere per obbligare i governi a mettere in discussione il pagamento incondizionato del debito pubblico.

Dopo 15 anni di crescita economica, dopo essere stato considerato uno dei paesi più ricchi del pianeta, l’ Islanda ha conosciuto alla fine del 2008, secondo il FMI (Fondo monetario internazionale), la piu’ pesante crisi bancaria nella storia di un paese industrializzato[1]. Questo non ha nulla di casuale. In questi ultimi anni l’ Islanda ha applicato quello che potremmo definire un “neoliberismo puro”. Il settore bancario, integralmente privatizzato nel 2003, ha fatto di tutto per attirare i capitali stranieri. In particolare ha sviluppato i famosi conti on line, i quali, con la riduzione dei costi di gestione, permettono di offrire dei tassi di interesse relativamente interessanti.

In appena 4 anni, il debito estero delle tre principali banche islandesi ha più che quadruplicato, per passare da 200% del prodotto interno lordo nel 2003 al 900% nel 2007! Quando i mercati finanziari sono crollati nel settembre del 2008 e queste tre banche sono cadute in fallimento esse erano evidentemente impossibilitate nell’assolvere ai propri impegni, tanto piu’ che il crollo dell’ 85% del valore della corona sull’ euro non ha fatto che decuplicare il debito. Vista la portata del fallimento bancario, nessuno ha voluto prestare soldi o finanziare un qualunque tipo di salvataggio. I rubinetti si sono chiusi.

L’Unione Europea e l’ FMI “consigliano” allora al governo islandese di socializzare le perdite del settore finanziario facendosi carico dei debiti delle banche. Per trovare i finanziamenti necessari per il risanamento di questo nuovo debito nazionalizzato, i “consigli” del FMI sono chiari: tagli alla spesa pubblica, in particolare su sanita’ ed educazione, aumento delle imposte sul lavoro e imposte indirette e applicazione di una politica monetaria restrittiva (sostanziale aumento del tasso di interesse). Questo tipo di politiche assomigliano come due gocce d’acqua alle misure di un “aggiustamento strutturale” che i paesi del Sud applicano da piu’ di 25 anni, con i risultati che ben conosciamo.

Inoltre e’ questione di non indugiare. Si presume che l’Islanda trovi, di qui all’autunno 2009, i fondi per rimborsare il suo debito, in particolare riguardo agli investitori britannici e olandesi e il mancato pagamento minaccerebbe l’adesione dell’ Islanda all’ Unione Europea. Se accettano questa condizione o piuttosto questa minaccia, cio’ implicherebbe una forte austerita’ e provocherebbe un aumento del debito pubblico estero dell’ Islanda che si attesterebbe al 240% del prodotto interno lordo.

Il neoliberismo non ha mantenuto le sue promesse e questo e’ il meno che si possa dire: esplosione della disoccupazione e del debito pubblico, indebitamento eccessivo per le case, tanto che taluni vengono sfrattati dalle proprie abitazioni, tassi d’interesse proibitivi, ecc. Quando le mobilitazioni avevano gia’ costretto il governo alle dimissioni nel gennaio 2008, questa linea di condotta del FMI evidentemente non ha fatto che accrescere il malcontento generale e le manifestazioni, evento rarissimo per questo paese, si sono amplificate, in particolare davanti all’ Althing, il parlamento islandese. In questo contesto, lo stesso parlamento ha adottato a fine agosto una risoluzione che stabilisce che il governo destinera’ al massimo il 6% della crescita del suo prodotto interno lordo per il rimborso del debito. E se non vi sara’ crescita, l’Islanda non paghera’ nulla.

Siamo realistici, questa misura non costituisce un atto che potremmo qualificare rivoluzionario. Innanzitutto bisogna sottolineare che l’Islanda si trova in questa situazione perche’ ha deciso di nazionalizzare un debito privato. Inoltre un tasso di crescita economica non dovrebbe automaticamente significare una crescita delle capacita’ di pagamento. La ripartizione delle ricchezze create e le priorita’ del budget devono essere decise in funzione dei bisogni dei cittadini e non seguendo gli interessi dei creditori. E la cosa più importante: il debito non e’ per nulla annullato. Al massimo, il rimborso sara’ rinviato nel tempo; non c’è auditing in vista e dunque nemmeno la possibilita’ di rimettere in discussione la legittimita’ e la legalita’ di questo debito.

Tuttavia, questo atto mostra una cosa essenziale: quando c’è una volonta’ politica, spesso, anzi sempre nata da mobilitazioni sociali importanti, e’ possibile desacralizzare il carattere non negoziabile del rimborso del debito pubblico e di adottare misure concrete che vanno contro gli interessi dei creditori.

I movimenti sociali, del Nord e del Sud del mondo, dovrebbero dunque servirsi di questo esempio e spingere i propri governi a fermare il rimborso invocando gli argomenti giuridici di “stato di necessità” e “forza maggiore”: i popoli non sono responsabili della crisi capitalista attuale e, vista la congiuntura, rimborsare significa concretamente la degradazione generale delle condizioni di vita per le popolazioni del Nord e la morte, nel senso letterale del termine, di milioni di persone nel Sud. Quando Geir Haarde, il primo ministro, dichiara che “vi sono molti argomenti di natura legale che giustificano il mancato pagamento”[2] ha perfettamente ragione. Non dimentichiamo quanto stipula l’articolo 2 della Dichiarazione sul diritto allo sviluppo del 1986: Gli stati hanno “il diritto e il dovere di formulare politiche adeguate di sviluppo nazionale aventi per obbiettivo il costante miglioramento del benessere della popolazione”. Porre una moratoria immediata sul rimborso e lanciare un reale processo di auditing, trasparente e democratico, al fine di avanzare verso il ripudio di questo odioso debito, illegittimo e che sottomette i popoli , è piu’ che mai attuale, dal Nord al Sud, dall’ Est all’Ovest “una soluzione, il ripudio!”

Olivier Bonfond (CADTM, Comité pour l’annulation de la dette du Tiers Monde) olivier@cadtm.org, www.cadtm.org
Fonte: www.mondialisation.ca
Link: http://www.mondialisation.ca/index.php?context=va&aid=15431
28.20.2009

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MICOL BARBA

Per maggiori informazioni riguardanti le mobilitazioni in Islanda, vedere il film di Patrick Talierco “Comment l’Islande a changé de gouvernement” edizione 68 Septante, collezione vid #02 (per maggiori informazioni: www.6870.be – edition@6870.be )

NOTE

[1] “ Secondo il FMI, il fallimento delle banche potrebbe costare ai contribuenti piu’ dell’ 80 % del prodotto interno lordo. Relativamente alla grandezza dell’economia, questa rappresenta circa 20 volte quello che il governo svedese pago’ per salvare le sue banche all’ inizio degli anni ‘90. Questo equivarrebbe a svariate volte il costo della crisi bancaria in Giappone di una dozzina di anni fa” (“According to the IMF, the failure of the banks may cost taxpayers more than 80% of GDP. Relative to the economy’s size, that would be about 20 times what the Swedish government paid to rescue its banks in the early 1990s. It would be several times the cost of Japan’s banking crisis a decade ago”. « Cracks in the crust », The Economist, 11 dicembre 2008.

[2] “ Cracks in the crust”, The Economist, 11 dicembre 2008.  http://www.economist.com/world/europe/displayStory.cfm?story_id=12762027

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NUOVA ENERGIA: Ron Paul: Governo Mondiale & Banche Centrali

3 Ottobre 2009 · Lascia un Commento

NUOVA ENERGIA: Ron Paul: Governo Mondiale & Banche Centrali.

Non è mai abbastanza informare sulla criminalità delle banche attuali. Esse sono fondate sull’usurpazione del potere dei popoli, e nulla cambierà fino a quando i popoli non si accorgeranno della truffa.
E’ tutto talmente assurdo che molti stentano a crederci, ma capirlo è necessario se vogliamo avere un futuro.
Non c’è tanto da discutere, basta guardare i fatti (i debiti colossali dei paesi, la povertà, la morte per fame, la disoccupazione, le “crisi” create per spaventare e sottomettere, i politici corrotti, la mafia ormai ben integrata nel sistema, ecc.). C’è una soluzione per ogni problema, ma finché domineranno le stesse persone che hanno creato il sistema si avrà soltanto un’illusione di miglioramento.
Vedi anche:



Non dobbiamo farci confondere da nessuno, ricordiamo che, come diceva Confucio, “Se non riesci a convincerli, confondili”. E’ ovvio che qualcuno ha interesse a non far capire o a confondere, sta a noi non cascare nella trappola.
Cerchiamo di capire e di condividere con gli altri quello che abbiamo capito.

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Fazio allo IOR?

19 Settembre 2009 · Lascia un Commento

Fazio e Maradona nell’Italia tutta vip | Il blog di Daniele Martinelli.

Antonio Fazio, assieme a un gruppo di persone per bene come l’editore Gaetano Caltagirone, il già condannato per tangenti Vito Bonsignore (Pdl), Danilo Coppola, Stefano Ricucci ed Emilio Gnutti, sono stati rinviati a giudizio da un tribunale con l’accusa di aggiotaggio.
Ebbene, l’ex capo di Bankitalia, uomo devoto a Dio e al Dio denaro, nonché correntista dello Ior, è in pole position per diventarne direttore al posto di Angelo Caloia nell’operazione denominata “trasparenza”.

Caloia dirige l’Istituto di opere religiose dal 1989, anno in cui fu cacciato Paul Marcinkus, il disinvolto speculatore travestito da porporato col fisico da giocatore di basket, andato a morire in una città sperduta degli Usa lontano dai riflettori degli scandali (e dalla giustizia), dopo che lo Ior era finito nel mirino della magistratura per il crac del Banco Ambrosiano.
Di Angelo Caloia, su Wikipedia si legge che “Giovanni Paolo II ne ottiene una positiva amministrazione. Nel giro di un decennio lo IOR è risanato, delle turbolenze degli anni ottanta non si ode neanche più l’eco”.

Il “miracolo” è presto spiegato. Lo Ior è uscito dagli scandali facendosi scudo dei magistrati, che non hanno mai potuto visionare carteggi e movimenti di denaro al suo interno. Le loro richieste per rogatoria, il Vaticano le ha sempre mandate all’inferno. Il risanamento economico e lo sbianchettamento della reputazione internazionale dello Ior, avvenuto all’ombra della magistratura e della legalità, da “furbettata” si è trasformata in un merito. Privilegio negato ai comuni mortali e ai piccoli evasori, orfani di santi nei palazzi.

Quindi bravo Angelo Caloia! Risanare i conti e l’immagine di un istituto che ingoia vagonate di miliardi di riciclatori e mafiosi, divenendone un fortino travestito da santuario, in effetti non è mica da tutti.
Da ciò inizio a capire perchè proprio Antonio Fazio è in lizza per dirigerlo, lo Ior!
Ma non ho capito l’operazione “trasparenza“! Che significa? Che lo Ior si apre alle indagini internazionali come sta facendo la Svizzera con gli Usa e la Francia fornendo i nomi e i movimenti dei correntisti furbetti? Mi pare strano, dato che i soldi sporchi dentro lo Ior sono soprattutto di italiani.
Ah già, ecco il trucco: un emendamento del Tesoro passato in sordina e a pagina 40 dei nostri giornali, ha trasformato il rientro dei capitali in un maxicondono. Il governo Berlusconi-Tremorti ha sanato il falso in bilancio
con la garanzia che atti, documenti e attestazioni delle pratiche relative al rimpatrio dei capitali sporchi, non potranno essere usati dai magistrati come prova nei confronti di chi ha un procedimento penale in corso.

Ecco spiegata allora l’operazione “trasparenza” vaticana! Significa che furbetti di destra e di sinistra con gli scheletri dentro lo Ior potranno stare tranquilli perché il governo di piduisti, con la scusa di risanare le esangui casse pubbliche, garantirà loro impunità e ricchezza allo stesso tempo. Qualunque Lucianone Moggi di turno che deciderà di riportare in Italia milioni o miliardi evasi al fisco, sarà coperto da una sorta di “rogatoria” nazionale lontana dagli occhi indiscreti dei magistrati. Che miracolo da Repubblica delle banane!

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