Ho visto cose che voi umani…

Voce marcata come ‘beppe grillo’

Blog di Beppe Grillo – Comunicato politico numero ventisei

11 Ottobre 2009 · Lascia un Commento

Blog di Beppe Grillo – Comunicato politico numero ventisei.

Punto e a capo. Il 4 ottobre 2009, San Francesco, nasce il MoVimento a Cinque Stelle. Il 7 ottobre viene bocciato il Lodo Alfano come richiesto da uno dei punti del Programma, già esaudito solo tre giorni dopo. I Santi fanno miracoli. Il giorno 8 ottobre, Anno Zero prova ciò che molti sapevano: Borsellino era al corrente di trattative tra Stato e mafia. Questa è la ragione per cui venne ucciso in tutta fretta. La strage di via D’Amelio, 19 luglio 1992, è la data di nascita della seconda Repubblica, nel sangue di un Santo laico e della sua scorta. I mandanti politici sono ancora tra noi. I loro nomi non possono essere tenuti nascosti per sempre. E’ plausibile, dato che troppi sono stati coinvolti. Un’accelerazione è nelle cose. E’ tempo di MoVimento. Non sentite il bisogno di cambiare? E’ tempo di cittadini con l’elmetto. Il MoVimento sarà in lista alle elezioni regionali in Emilia Romagna, Piemonte e, probabilmente, Campania. Entro ottobre i candidati si presenteranno sul blog. Il MoVimento avrà presto uno Statuto e sarà possibile associarsi on line. Si potrà votare, fare proposte, conoscersi, discutere il Programma. Ognuno conterà uno. Il MoVimento non ha bisogno di sovrastrutture, di capi mandamento, di coordinatori provinciali, regionali, intercomunali. Ognuno conta uno. Nel MoVimento potrà entrare chiunque, alla sola condizione di non essere iscritto a un partito. I candidati alle comunali, regionali e politiche invece non dovranno aver riportato sentenze di condanna in sede penale, anche non definitive, o avere assolto più di un mandato elettorale o essere iscritti a un partito. Le Liste Civiche a Cinque Stelle che vogliono candidarsi alle amministrative 2010 potranno certificarsi come avvenuto quest’anno e saranno tutte sostenute. La politica della delega non ha più alcun senso con la Rete. Il cittadino entra in politica in prima persona. Ognuno conta uno. Il MoVimento è la somma di uguali. PDL e PDmenoelle si stanno accordando per chiudere ogni spazio, ogni pertugio, fessura di democrazia. Alle regionali vogliono uno sbarramento del 4% e premi per le coalizioni. Lo psiconano pensa di contare più di uno. I suoi complici del PDmenoelle pensano di contare più di uno. I suoi servi del centrodestra sono certi di contare più di uno. Noi contiamo uno, uno alla volta, uno tutti insieme. La democrazia in Italia non c’è mai stata, forse è ora di provarci. Di cominciare il lavoro. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

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YouTube – Rick Falkvinge e il Movimento Cinque Stelle

8 Ottobre 2009 · Lascia un Commento

Grandissimo intervento di Rick Falkvinge (fondatore e leader del partito Pirata in Svezia) alla conferenza di fondazione del movimento 5 Stelle di Beppe Grillo.

Per chi non capisce l’inglese ecco il succo dell’intervento:

Chi ha accesso e controlla la conoscenza e le informazioni controlla la società, si vedano per esempio stampa, radio e televisione. Chi li controlla l’informazione controlla anche la visione della gente sui fatti e ciò di cui la gente discute. È naturale quindi che i detentori del potere cerchino di mantenere sotto controllo l’informazione. Queste forme di informazione unidirezionale (il potere parla e i cittadini ascoltano) pongono un grandissimo problema di libertà di pensiero e di informazione.

Oggi tuttavia grazie a internet, per la prima volta nella storia abbiamo un mezzo di informazione bidirezionale, in cui tutti possono comunicare facilmente con tutto il mondo.

Abbiamo fondato il nostro partito e i mezzi di comunicazione tradizionali non ci davano uno spazio adeguato. Abbiamo dunque deciso di condurre tutta la nostra campagna via internet. Sui blog il nostro partito è di gran lunga quello su cui si discute di più. Grazie a internet ed essendo praticamente oscurati sui mezzi di comunicazione tradizionali siamo riusciti ad eleggere un deputato al parlamento europeo (La Svezia elegge in totale 19 parlamentari europei, ndr). Le prospettive sono ottime perchè grazie al ricambio generazionale sempre più persone che hanno accesso alla rete parteciperanno alla vita politica.

Le nostre battaglie sono per le libertà civile, come le vostre. Ricordate: non siamo dipendenti dai mezzi di comunicazione tradizionali, non dobbiamo chiedere il permesso per avere opinioni diverse da quello che il potere pensa che dovremmo avere. Dobbiamo tutti fare pressioni politiche in favore delle libertà civili, di pensiero e di informazione. Vi auguro una discussione costruttiva e buon divertimento nel cambiare il mondo!

YouTube – Rick Falkvinge e il Movimento Cinque Stelle.

Categorie: politica
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Blog di Beppe Grillo – Primarie dei cittadini 2.0: Istruzione

2 Ottobre 2009 · Lascia un Commento

Blog di Beppe Grillo – Primarie dei cittadini 2.0: Istruzione.

Le persone istruite vivono più a lungo, hanno un reddito medio alto, è più difficile ingannarle. L’istruzione non taglia gli angoli, non ha scorciatoie, non è una velina o una escort. L’istruzione è un investimento su noi stessi che ha un altissimo tasso di ritorno. Una nazione poco istruita, senza ricercatori, senza una classe insegnante di livello, non ha futuro. Uno Stato si può definire come la somma del livello di istruzione dei suoi cittadini. Il pezzo di carta non deve più avere un valore legale, ma sostanziale, di formazione professionale. Negli Stati Uniti, intorno al MIT, l’istituto di tecnologia di Boston più importante del mondo, nascono di continuo imprese di successo create da ex studenti. Da noi i ragazzi più brillanti emigrano o fanno le fotocopie in qualche stage non pagato. Internet deve diventare uno strumento disponibile in ogni scuola a insegnanti e docenti. Internet è l’accesso alla conoscenza digitale, lo zaino ricolmo di libri ricomprati ogni anno è un business, un pizzo alle famiglie e la scoliosi per i ragazzi. Gli insegnanti vanno valutati e pagati (bene) per le loro capacità. Gli affidiamo l’educazione dei nostri figli e sono pagati meno di un qualunque lavoratore manuale. Il 4 ottobre 2009 nascerà un Movimento di persone, in cui ogni persona avrà un peso, senza capibastone, mandamenti, sezioni, strutture provinciali, regionali, tessere, correnti. Sarà presentato il programma del Movimento in 7 punti: Energia, Salute,Trasporti, Economia, Informazione, Istruzione e Stato e cittadini. Oggi pubblico la proposta per l’Istruzione per ricevere i vostri contributi.

ISTRUZIONE:
- abolizione della legge Gelmini
- diffusione obbligatoria di Internet nelle scuole con l’accesso per gli studenti
- graduale abolizione dei libri di scuola stampati, e quindi la loro gratuità, con l’accessibilità via Internet in formato digitale
- insegnamento obbligatorio della lingua inglese dall’asilo
- abolizione del valore legale dei titoli di studio
- risorse finanziarie dello Stato erogate solo alla scuola pubblica
- valutazione dei docenti universitari da parte degli studenti
- insegnamento gratuito della lingua italiana per gli stranieri(obbligatorio in caso di richiesta di cittadinanza)
- accesso pubblico via Internet alle lezioni universitarie
- investimenti nella ricerca universitaria
- insegnamento a distanza via Internet
- integrazione Università/Aziende
- sviluppo strutture di accoglienza degli studenti

Categorie: politica
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Blog di Beppe Grillo – Primarie dei cittadini 2.0: Salute

1 Ottobre 2009 · Lascia un Commento

Blog di Beppe Grillo – Primarie dei cittadini 2.0: Salute.

Le Regioni sono le Grandi Elemosiniere della Salute. Scoppiano di salute e di tangenti come hanno svelato le inchieste in Abruzzo. Quanto costa la tangente sulla salute agli italiani? La maggior parte della spesa delle Regioni è per la salute. L’assessore alla salute è il membro più importante della giunta insieme al presidente di Regione. La Salute è il nuovo Eldorado dei politici e delle mafie.Un fiume di denaro pubblico.Tutto sotto controllo e tutto in realtà incontrollato come ha dimostrato il caso della clinica Santa Rita a Milano. La salute è denaro contante per la politica e la criminalità organizzata, un pozzo di San Patrizio. La nuova frontiera dell’assalto al denaro pubblico, Sanitopoli. Per un ammalato l’Italia federale è già realtà. Se abiti al Sud o nelle isole quasi sempre devi emigrare al Nord per farti curare, oppure puoi morire sul posto.
Il 4 ottobre 2009 nascerà un Movimento di persone, in cui ogni persona avrà un peso, senza capibastone, mandamenti, sezioni, strutture provinciali, regionali, tessere, correnti. Sarà presentato il programma del Movimento in 7 punti: Energia, Salute,Trasporti, Economia, Informazione, Istruzione e Stato e cittadini. Oggi pubblico la proposta per la Salute per ricevere i vostri contributi.

SALUTE
L’Italia è uno dei pochi Paesi con un sistema sanitario pubblico ad accesso universali. Due fatti però stanno minando alle basi l’universalità e l’omogeneità del Servizio Sanitario Nazionale: la devolution, che affida alle Regioni l’assistenza sanitaria e il suo finanziamento e accentua le differenze territoriali, e la sanità privata che sottrae risorse e talenti al pubblico. Si tende inoltre ad organizzare la Sanità come un’azienda e a far prevalere gli obiettivi economici rispetto a quelli di salute e di qualità dei servizi.
Gratuità delle cure ed equità di accesso
- garantire l’accesso alle prestazioni essenziali del Servizio Sanitario Nazionale universale e gratuito
- ticket proporzionali al reddito per le prestazioni non essenziali
- monitorare e correggere gli effetti della devolution sull’equità d’accesso alla Sanità
Farmaci
- promuovere l’uso di farmaci generici e fuori brevetto, equivalenti e meno costosi rispetto ai farmaci “di marca” (che in Italia costano spesso di più che all’estero) e più sicuri rispetto ai prodotti di recente approvazione
- prescrizione medica dei principi attivi invece delle marche delle singole specialità (come avviene ad esempio in Gran Bretagna)
Informazione
- programma di educazione sanitaria indipendente pubblico e permanente sul corretto uso dei farmaci, sui loro rischi e benefici
- politica sanitaria nazionale di tipo culturale per promuovere stili di vita salutari e scelte di consumo consapevoli per sviluppare l’autogestione della salute (operando sui fattori di rischio e di protezione delle malattie) e l’automedicazione semplice
- informare sulla prevenzione primaria (alimentazione sana, attività fisica, astensione dal fumo) e sui limiti della prevenzione secondaria (screening, diagnosi precoce, medicina predittiva), ridimensionandone la portata, perché spesso risponde a logiche commerciali
- sistema di misurazione della qualità degli interventi negli ospedali (tassi di successo, mortalità, volume dei casi trattati ecc.) di pubblico dominio
Medici
- proibire gli incentivi economici agli informatori “scientifici” sulle vendite dei farmaci
- separare le carriere dei medici pubblici e privati, non consentire a un medico che lavora in strutture pubbliche di operare nel privato
-incentivazione della permanenza dei medici nel pubblico, legandola al merito con tetti massimi alle tariffe richieste in sede privata
- criteri di trasparenza e di merito nella promozione dei primari
Organizzazione
- liste di attesa pubbliche e on line
- istituzione di centri unici di prenotazione on line
- convenzioni con le strutture private rese pubbliche e on line
- investire sui consultori familiari
- limitare l’influenza dei direttori generali nelle ASL e negli ospedali attraverso la reintroduzione dei consigli di amministrazione
Lotta per il dolore
- allineare l’Italia agli altri Paesi europei e alle direttive dell’Organizzazione
Mondiale della Sanità (OMS) nella lotta al dolore. In particolare per l’uso degli oppiacei (morfina e simili)
Ricerca
- possibilità dell’8 per mille alla ricerca medico-scientifica
- finanziare la ricerca indipendente attingendo ai fondi destinati alla ricerca militare
- promuovere e finanziare ricerche sugli effetti sulla salute, in particolare legate
alle disuguaglianze sociali e all’inquinamento ambientale dando priorità ai ricercatori indipendenti
- promuovere la ricerca sulle malattie rare e spesare le cure all’estero in assenza di strutture nazionali
- introdurre, sulla base delle raccomandazioni dell’OMS, a livello di Governo centrale e regionale, la valutazione dell’impatto sanitario delle politiche pubbliche, in particolare per i settori dei trasporti, dell’urbanistica, dell’ambiente, del lavoro e dell’educazione
Amministratori pubblici
- eliminazione degli inceneritori
- introduzione del reato di strage per danni sensibili e diffusi causati dalle politiche locali e nazionali che comportano malattie e decessi nei cittadini nei confronti degli amministratori pubblici (ministri, presidenti di Regione, sindaci, assessori)

Categorie: politica
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Blog di Beppe Grillo – L’Accappatoio Selvaggio che il mondo ci invidia

28 Agosto 2009 · 1 Commento

Blog di Beppe Grillo – L’Accappatoio Selvaggio che il mondo ci invidia.

[Documento formidabile, ndr]Le dieci domande di Bossi a Berlusconi
(3:47)

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Accappatoio Selvaggio ha chiesto un risarcimento per un milione di euro al Gruppo L’Espresso per dieci domande pubblicate su Repubblica. Il più grave tra i quesiti è stato: “Alla luce di quanto è emerso in questi due mesi, quali sono, signor presidente, le sue condizioni di salute?“.
Non si fanno questo tipo di domande a un vecchio signore di SETTANTAQUATTROANNI con la testa incatramata, problemi di cuore, operazioni alle spalle, che non scopa se non ha il piacere della conquista. Non si fanno queste domande. Non bisogna neppure pensarle. Berlusconi è il premier di una grande potenza, un politico di levatura mondiale, un soggetto da candidare al premio Nobel per la Pace, un marito fedele, un padre affettuoso, un implacabile persecutore della mafia, una persona incorrotta e incorruttibile, uno che sa vestirsi e parlare in pubblico, un tipo sincero fino all’autolesionismo, un nonno di altri tempi, uno che sceglie i suoi amici in base alla loro onestà e rettitudine, un amante della libera informazione ed estimatore di Biagi e Montanelli, un signore che odia i compromessi, che mantiene sempre la parola data, che si è fatto da solo grazie ai consigli di suo padre e al suo impegno incrollabile, che non ha mai evaso le tasse, che ha costruito un impero economico, che non si è mai drogato, che ha vinto tutto con il Milan, un perseguitato dalla magistratura che vuole però mantenere indipendente contro i suoi stessi interessi, uno statista con il senso dello Stato, un politico che nessuno, proprio nessuno, può ricattare, un sincero democratico antifascista, un credente, un cattolico di spiritualità profonda, un uomo che risponde a tutte le domande se sono poste con garbo, senza malizia e non sono tendenziose, già anticipatrici di un giudizio negativo che lui non si merita, un presidente operaio, costruttore, comunicatore, banchiere, elettricista, idraulico, un alfiere dell’ottimismo a ragion veduta, una persona perbene che odia la corruzione e gioca sempre pulito, un galantuomo di cui ci si può fidare, un vecchio signore a cui affidare con tranquillità le proprie figlie, un italiano lucido, di una coerenza impressionante, un campione che ci invidia tutto il mondo e, per questo, per pura malignità, l’informazione internazionale gli dedica articoli innominabili pieni di risposte e senza domande, un caro amico di statisti democratici come Gheddafi e Putin, un compagnone di Obama del quale condivide gli obiettivi, un vecchio che sfida il tempo e sembra sempre più giovane di un paio di mesi, uno che sa fare il nodo della cravatta a pallini meglio del compianto conte Nuvoletti, un personaggio sempre allegro, ottimista, vitale che racconta barzellette, un simpatico, un bell’uomo, alto il giusto, con un sorriso largo che infonde speranza, un amico fidato che si preoccupa anche del tuo loculo per starti vicino nell’eternità, un cantante da crociera e da villa Certosa, un sincero ammiratore dei talenti femminili, un unicum che un fato benigno ha donato all’Italia, un nuclearista sicuro.
E adesso, querelatemi!

Categorie: berlusconi · mafia
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Blog di Beppe Grillo – Paolo Borsellino e l’equivoco di fondo

19 Luglio 2009 · 2 Commenti

Blog di Beppe Grillo – Paolo Borsellino e l’equivoco di fondo.

Paolo Borsellino era un giudice che sapeva di essere ammazzato. Sapeva che il tritolo veniva dal continente (come dicono i siciliani), sapeva che era di origine militare, sapeva che se la mafia era l’esecutrice, una parte dello Stato era il mandante. E’ andato al macello insieme alla scorta. Ogni domenica si recava a trovare sua madre in via D’Amelio. Davanti al cancello del condominio non c’era una transenna, un divieto qualunque che impedisse di parcheggiare un’autobomba. Bastava un vigile per salvarlo.
Il fetore delle istituzioni di allora, in gran parte quelle di adesso, sta emergendo dalle dichiarazioni del figlio di Ciancimino, dalle denunce incessanti di quel piccolo grande uomo che è il fratello di Borsellino, Salvatore, dal processo a Marcello Dell’Utri in corso a Palermo. I servizi segreti trattavano con la mafia, Totò Riina dettò le condizioni della pace tra Stato e mafia in un papello, una pace tra Stati conniventi. A ognuno il suo.
La verità verrà fuori, la luce della vita e della morte di Borsellino è troppo potente per impedirlo. Paolo Borsellino ha spiegato in una delle sue ultime interviste l’equivoco di fondo della politica italiana. Il politico colluso, amico, referente, compare di affari, testimone di nozze di un criminale non ha bisogno di una condanna per uscire dalla vita pubblica. I partiti non devono “soltanto essere onesti, ma apparire onesti“. E oggi abbiamo uno psiconano per presidente del Consiglio che proclama eroe Mangano, un mafioso che viveva a casa sua e portava a scuola i suoi figli e il fondatore di Forza Italia condannato in primo grado a nove anni per relazioni con la mafia…

Lezione di Paolo Borsellino, Bassano del Grappa, 26 gennaio 1989:
“L’equivoco su cui spesso si gioca è questo, si dice: quel politico era vicino a un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con l’organizzazione mafiosa, però la magistratura non l’ha condannato, quindi quel politico è un uomo onesto. Eh no! Questo discorso non va perchè la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale. Può dire che ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi, ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire che quest’uomo è mafioso. Però, siccome dalle indagini sono emersi tanti fatti del genere, altri organi, altri poteri, cioè i politici, cioè le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, cioè i consigli comunali, o quello che sia, dovevano già trarre le dovute conseguenze da queste vicinanze tra politici e mafiosi che non costituivano reato, ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica.
Questi giudizi non sono stati tratti perchè ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza. Si dice: questo tizio non è mai stato condannato, quindi è un uomo onesto… ma dimmi un poco… tu non ne conosci gente disonesta che non è mai stata condannata perchè non ci sono le prove per condannarla? C’è il forte sospetto che dovrebbe, quanto meno, indurre i partiti a fare grossa pulizia, a non soltanto essere onesti, ma apparire onesti facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi e fatti inquientanti…”.

Totò Riina, 18/7/2009:
L’ammazzarono loro“.

Categorie: giustizia · mafia · massoneria · politica · strategia della tensione
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Blog di Beppe Grillo – Paese ad mafiam

1 Giugno 2009 · 1 Commento

Blog di Beppe Grillo – Paese ad mafiam.

http://www.youtube.com/watch?v=FpRpKXtPjSE

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Sommario della puntata:
Brusca: so chi è l’uomo delle istituzioni
Panico a Matrix
La mafia a Lodi e Milano
Vietato parlare di Dell’Utri
“Il Fatto”, il nostro giornale

Testo:
“Buongiorno a tutti, la settimana scorsa si è celebrato a Palermo l’anniversario della strage di Capaci (23 maggio 1992), solita sfilata di politici, c’era persino Schifani, c’era persino il Ministro Alfano, tutti impegnati a parole, a cominciare dal capo dello Stato, a non abbassare la guardia, a promettere lotta dura senza paura a Cosa Nostra. Curiosamente qualche giorno prima due giornali, La Stampa e Il Corriere, avevano riportato le dichiarazioni di Giovanni Brusca, che è l’uomo che azionò il telecomando nella strage di Capaci che poi confessò, che poi aiutò i magistrati a scoprire i responsabili diretti e mandanti diretti di quella strage insieme a altri pentiti. Quindi è stato sempre ritenuto estremamente credibile sulle vicende di mafia.
Brusca è stato sentito nel processo a carico del generale Mori e di un suo collaboratore, il maggiore Obinu, per la storia che conoscete perché l’abbiamo già raccontata in passaparola, la storia della mancata cattura di Provenzano nel 1995, cioè 11 anni prima di quando poi Provenzano fu catturato. Lasciamo perdere quella storia, Brusca viene sentito in quel processo dove si parla naturalmente delle trattative tra esponenti dello Stato e della politica e esponenti della mafia negli anni delle stragi, cioè dopo Capaci, prima di via d’Amelio, dopo via d’Amelio e nel periodo poi delle stragi del 93 a Milano, Firenze e Roma.

Brusca: so chi è l’uomo delle istituzioni

E Brusca ha detto una cosa nuova rispetto a quello che aveva sempre detto e cioè che intanto gli risulta che ci fossero esponenti dello Stato italiano che trattavano con la mafia dopo la strage di Capaci e anche dopo la strage di via d’Amelio, ma che una trattativa avviata dopo la strage di Capaci e prima di via d’Amelio, quindi in quei 56 giorni che separano il 23 maggio dal 19 luglio, fu portata avanti da un uomo politico, da un uomo delle istituzioni, all’epoca c’era nell’estate del 92 il governo Amato che era appena nato, da un uomo politico al quale lui aveva sempre detto di essere giunto, per identificarlo e per individuarlo, tramite sue deduzioni. Invece nel processo ha detto che quel nome glielo fece esplicitamente il capo della mafia dell’epoca Toto Riina, dice testualmente Brusca “Riina mi fece il nome dell’uomo delle istituzioni con il quale venne avviata, attraverso uomini delle forze dell’ ordine, la trattativa con Cosa Nostra dopo la strage di Capaci”. Gli uomini delle forze dell’ ordine sono presumibilmente il generale Mori e il capitano Dedonno che avviarono, tramite Ciancimino, la trattativa con Riina e Provenzano che poi finì il 15 gennaio 93 quando Riina fu arrestato e chi è questo uomo politico? Anzi delle istituzioni? Delle istituzioni vuole dire che era un membro del governo o comunque un rappresentante delle istituzioni nell’estate del 92.
Brusca si avvale della facoltà di non rispondere sostenendo che su questo nome è in corso una indagine nuova, perché nessuno ne ha mai parlato e saputo nulla, alla Procura di Caltanissetta che è competente sulle indagini per i mandanti come per gli esecutori delle stragi avvenute a Palermo a carico di magistrati, per questa ragione se ne occupa Caltanissetta.
È piuttosto interessante che l’uomo che aziona materialmente l’ordigno che fa esplodere l’autostrada con Falcone, la moglie e gli uomini della scorta dentro alle macchine riveli in un pubblico dibattimento che il capo della mafia che gli aveva dato l’ordine di eseguire la strage di Capaci gli aveva anche detto dopo la strage di Capaci che si era avviata una trattativa con gli uomini delle forze dell’ ordine, ma per ordine di un esponente delle istituzioni più alto in grado rispetto a questi ufficiali dei Carabinieri.
Curiosamente questa domanda rimane con un bel punto interrogativo perché Brusca in questo momento non lo dice, ma immediatamente si è fatto silenzio su questo interrogativo, nessuno ci ha fatto trasmissioni televisive, nessuno ha avviato dibattiti, nessuno è andato a vedere chi potrebbe essere questo uomo politico, ripeto non stiamo ancora parlando della Seconda Repubblica e quindi non stiamo ancora parlando della pista che poi è stata archiviata durante la quale per un certo periodo erano stati indagati anche Berlusconi e Dell’Utri, stiamo parlando dell’ultimo governo della Prima Repubblica e cioè del governo Amato, a cui seguì poi il governo tecnico di Ciampi.
È interessante in quelle istituzioni Brusca dice c’è l’uomo che autorizzò quelle trattative all’indomani all’eccidio sull’autostrada di Capaci. È curioso che in questo paese dove si fa sempre scandalo su tutto anche sulle sciocchezze l’individuazione di questo uomo non sia stata oggetto di articoli di approfondimento, di trasmissioni televisive o forse non è affatto curioso. Ed è curioso, o forse non è affatto curioso, che nelle celebrazioni avvenute due giorni dopo a Palermo per la strage di Capaci nessuno di quelli che si sono alternati sui palchi a fare retorica antimafia abbia detto “vogliamo sapere il nome dell’uomo delle istituzioni che autorizzò la trattativa di questi ufficiali del Ros dei Carabinieri con la mafia, cioè lo Stato che tratta con la mafia all’indomani della strage”. Lo Stato che come al solito in pubblico si presenta con la faccia antimafia e in privato tratta con la mafia, il famoso doppio Stato, quello che non piace a certi giornalisti e a certe alte istituzioni di oggi, ma anche di questo ci siamo occupati recentemente.
Tenete presente dunque che c’è un nome di un esponente della Prima Repubblica e chi lo sa, visto che tanti della Prima Repubblica sono transitati immediatamente nella Seconda, se non sia ancora presente nelle istituzioni della Seconda, lo vedremo prossimamente quando si saprà qualcosa di più di queste indagini di Caltanissetta, c’è un signore che sa che Brusca sa. E nessuno pone nessuna domanda su chi sia, su che cosa faccia e soprattutto su che cosa abbia fatto.
Questa è una occasione forse per fare un po’ il punto sulla lotta alla mafia, vi dico soltanto una cosa incidentalmente, tenete a portata di mano una penna e un foglietto di carta perché poi alla fine del passaparola vi chiederò di segnarvi un indirizzo mail ma ci arriviamo. Questo politico, pare, abbia ricevuto anche lui, così come il figlio di Ciancimino dice lo abbia ricevuto anche il generale Mori, il famoso papello che Riina consegnava ai trattativisti dello Stato per dire queste sono le nostre condizioni per interrompere la strategia delle stragi. E se è vero quello che dice Brusca è curioso perché chiunque esso sia questo uomo delle istituzioni non è mai venuto fuori, non ha mai detto sì sono io, non ha mai detto “ecco qua il papello che ho ricevuto”, evidentemente l’ha tenuto in qualche cassaforte a doppia mandata.

Panico a Matrix

L’altra sera, fingendo di celebrare l’anniversario della morte di Falcone e Borsellino, Matrix ha messo in piedi la solita trasmissione dell’antimafia dei pupi e delle fiction dove naturalmente si faceva grande retorica, i cento passi, il film di Peppino Impastato, i film su Riina, i film su Falcone, i film su Borsellino, il procuratore Grasso con il libro da presentare, l’ex  procuratore Aiala con il libro da presentare. A un certo punto in questo idillio dove non si facevano nomi di politici – per carità – questo idillio viene rotto da un magistrato collegato da Palermo, Gaetano Paci, Gaetano Paci che sta tra l’altro seguendo insieme a un’altra magistrata, Anna Maria Picozzi, il processo Addio pizzo, processo nel quale il comune di Palermo aveva annunciato di costituirsi Parte Civile e poi il giorno della costituzione si era dimenticato di costituirsi Parte Civile e poi ha avuto i tempi supplementari per farlo, perché altrimenti sarebbe rimasto escluso. Bene, Gaetano Paci, Presidente di una fondazione che ricorda le stragi, ha interrotto l’idillio dei presenti in studio e ha detto “vorrei dire una cosa, un anno fa si sentì dire che Vittorio Mangano era un eroe” sapete chi lo ha detto, lo ha detto l’editore di Canale 5 su cui andava in onda il Matrix di Alessio Vinci per la strage di Capaci. Dice Gaetano Paci “volevo fare presente che Vittorio Mangano non era un eroe, gli eroi sono Falcone e Borsellino e Vittorio Mangano  era un mafioso sanguinario condannato per traffico di droga, per mafia e poi in primo grado per tre omicidi, all’ergastolo, ergastolo che poi non divenne definitivo anche perché Mangano morì prima che si arrivasse alla fase di appello”.
Chi di voi ha visto quella scena ha visto il gelo che in quel momento si è dipinto sul volto degli ospiti, tutti impietriti perché? Perché si stava parlando di corda in casa dell’impiccato, si stava parlando dell’amichetto di Berlusconi nella televisione di Berlusconi in una trasmissione che avrebbe dovuto occuparsi di mafia ma che naturalmente aveva tenuto fuori tutti i rapporti che la mafia ha al di sopra del suo livello militare. Questi si sono detti “oddio adesso questo magistrato dirà anche il nome di Berlusconi che si è tenuto Mangano in casa per due anni!” invece chiunque volesse intendere ha inteso e chiunque volesse vedere in quelle facce impietrite ha potuto vedere, Vinci naturalmente cuor di leone ha immediatamente mandato un servizio sui cento passi e su Peppino Impastato, in modo da tornare all’antimafia delle figurine e con ciò non voglio minimamente sminuire la figura di Peppino Impastato intendiamoci. È semplicemente che la creazione di queste icone dell’antimafia come Impastato, Falcone e Borsellino diventa spesso un alibi per fermarsi lì e non andare ai livelli superiori, al famoso doppio Stato che tanto poco piace a certi giornalisti e a certe alte cariche dello Stato.
Non mi risulta che la Commissione parlamentare antimafia abbia avviato accertamenti sulle dichiarazioni di Brusca, come non mi risulta che ci sia una grande mobilitazione, eppure quella era l’occasione le celebrazioni per la strage di Capaci, rispetto a una denuncia drammatica fatta dal procuratore aggiunto di Palermo Roberto Scarpinato, coordinatore del pool che si occupa dei reati finanziari legati alla mafia, il quale ha detto a Il Sole 24 ore anche lui alla vigilia delle celebrazioni per il 23 maggio, che il governo nelle persone del  Ministero della Giustizia e del Ministero dell’economia, Ministeri retti da Angelino Alfano presente alle celebrazioni e dal Ministro Tremonti, avevano deciso di togliere, per motivi burocratici chissà quali, l’accesso alla Procura di Palermo e a tutte le procure all’anagrafe dei conti correnti bancari, prima le procure avevano la password e poi gliela hanno tolta, non possono più entrate nella anagrafe dei conti correnti bancari e naturalmente entrare in questa anagrafe significa riuscire a recuperare enormi patrimoni di mafiosi, a dare nomi e cognomi agli intestatari di questi patrimoni per poterglieli portare via.
Casualmente è sparita la password e quindi i magistrati sono disarmati sul fronte della lotta ai patrimoni mafiosi e al riciclaggio, naturalmente per pura coincidenza questa denuncia è arrivata nel giorno dell’anniversario della strage di Capaci e nessuno ne ha parlato, proprio perché non si può andare al di là del teatrino dei pupi.

La mafia a Lodi e Milano

L’altra sera a Anno Zero abbiamo raccontato a quali livelli sono arrivate le infiltrazioni mafiose nel nord, abbiamo raccontato le possibili penetrazioni della mafia che sicuramente insieme alla ‘ndrangheta e alla camorra si avventerà su quei 15 miliardi di Euro che arriveranno per l’Expo a Milano e dintorni, Letizia Moratti ha risposto come rispondevano i sindaci di Palermo negli anni 50/60/70 e cioè “non bisogna infangare il buon nome della Sicilia parlando di mafia” e lei ha detto “non bisogna infangare il buon nome di Milano parlando di mafia”. Il giorno prima c’era stato un delitto mafioso proprio alle porte di Milano e il Consiglio Comunale di Milano aveva pensato bene di bocciare, di chiudere appena aperta la Commissione consiliare antimafia, anche lì per motivi burocratici o forse per non infangare il buon nome di Milano perché infangare il buon nome di Milano non significa aprire Milano alle infiltrazioni mafiose ma, nell’ottica di questa signora , significa parlare delle infiltrazioni e evidentemente combatterle. Chi di voi vuole un esempio di quello che sta succedendo in Lombardia con la mafia in grande spolvero può leggere una intervista a un giovane regista e attore del lodigiano pubblicata questa settimana da L’Espresso. È un ragazzo che praticamente vive sotto scorta da qualche mese perché ha osato mettere in scena uno spettacolo sui pizzini di Provenzano, uno spettacolo satirico e evidentemente mettere in scena uno spettacolo satirico sui pizzini di Provenzano a Lodi, è altrettanto pericoloso come farlo a Corleone. Tant’è che questo ragazzo ha avuto le gomme della macchina tagliate, ha avuto delle bare disegnate sulla porta di casa e adesso vive sotto scorta: a Lodi, non a Corleone!
Ma non bisogna parlarne perché altrimenti poi oltre a infangare il buon nome di Milano si infanga anche il buon nome di Lodi e non sia mai: lodi a Lodi bisognerebbe dire così!
Un’altra notizia scomparsa, questa veramente non l’ha data nessuno, riguarda una indagine aperta dalla Procura di Palermo e che ha portato addirittura l’altro giorno a una raffica di arresti (una ventina) di persone, diciamo manovalanza, capetti e capoccia della mafia che si dedicavano naturalmente alle loro attività preferite: da un lato il pizzo, dall’altro il sostegno ai detenuti mafiosi perché non parlino e dall’altro ancora alla compravendita di voti con politici. Abbiamo sfiorato l’argomento nel passaparola della settimana scorsa quando abbiamo parlato dell’assessore regionale Antonello Antinoro, candidato dell’Udc alle europee, assessore regionale alla cultura nella giunta Lombardo, il quale è indagato per voto di scambio mafioso in quanto avrebbe comprato, secondo l’accusa, proprio in cambio di soldi i voti o una parte dei voti ottenuti per essere eletto. Adesso lo mandiamo al Parlamento europeo: Udc.
In questa operazione c’è ovviamente un voluminosissimo ordine di custodia per questi mafiosi e tra i tanti che vengono catturati per il 416 bis, cioè per associazione a delinquere di stampo mafioso, per partecipazione e non per concorso esterno, sono proprio mafiosi membri interni, si leggono alcune intercettazioni telefoniche che ne riguardano due, uno si chiama Antonino Caruso, è stato arrestato perché è accusato di essere un membro del clan mafioso dell’Arenella a Palermo, di essere in affari illeciti con il clan del quartiere di Resottana, impegnatissimo nel pizzo e cioè nelle estorsioni, nel sostegno ai detenuti mafiosi e nel voto di scambio.

Vietato parlare di Dell’Utri

Questo signore dentro la sua macchina non sapendo che c’è una cimice nascosta sotto il sedile, il 4 novembre 2007 – stiamo parlando di un anno e mezzo fa, roba freschissima – parla, ripeto dentro la sua autovettura, con un certo Letterio Ruvolo che è il suo braccio destra e anche lui membro, così dice l’accusa, del clan della Arenella molto esperto nella riscossione del pizzo. I due parlano di tante cose e parlano anche di politica, è il 4 novembre 2007, cosa succede il 4 novembre 2007? Siamo ancora sotto il governo Prodi che sta per cadere nel gennaio poi del 2008, “il Caruso -  scrive il giudice nell’ordinanza di custodia – iniziava l’esposizione del problema – è un problema che riguardava la famiglia mafiosa – a un certo punto il Ruvolo – cioè il suo braccio destro – lo interrompeva per impartire un ordine perentorio, ovvero di non pronunciare mai il nominativo di Dell’Utri, bisogna proteggere   Dell’Utri”, non bisogna mai nominarlo nelle conversazioni perché c’è il rischio di essere intercettati e questi non sapevano che erano intercettati nel momento in cui progettavano di non nominarlo per non essere intercettati e quindi ce l’hanno ficcato dentro anche senza volerlo e questo naturalmente è molto interessante, perché è una intercettazione assolutamente spontanea.
Caruso dice “allora Tonino si è perso in un bicchiere d’acqua, ieri sera d’istante non li ha voluti mortificare” stanno parlando dei fatti loro e Ruvolo dice “no no niente quello che ti voglio dire pure a te – quindi sta passando la voce a tutti – il nome di là non lo dobbiamo nominare” che cos’è il nome di là? L’altro dice “qual è?” e l’altro dice “Dell’Utri, capisti!” è evidente che stavano già parlandone prima da un’altra parte non intercettati e infatti dice “il nome di là” e infatti lui gli vuole dire noi non dobbiamo parlare più. “Dell’Utri, capisti!” e Caruso dice “no” e allora Ettore Ruvolo gli dice “completamente non deve esistere, non deve esistere, Ni’ – cioè Nino – non deve esistere”.
Caruso poi va e dice “noi siamo portati che abbiamo e ci dobbiamo capire, abbiamo un governo regionale e un governo nazionale, basta. Noi qui siamo, ha a che fare con il governo regionale, hai capito. Il governo regionale è qua, il governo nazionale è là, ma lui dice guarda me governo nazionale, Talia – cioè guarda – puoi essere tu il governo nazionale, io quello non si sa. E l’altro cioè Ettore gli dice me ne sono andato io, quel nome non deve esistere completamente, l’ordine scrivono i giudici di non nominare mai Dell’Utri era riferito evidentemente a un precedente dialogo afferente a un argomento riguardante la sfera politica, infatti Caruso poi dice non esiste non esiste e vanno avanti. Insomma di Dell’Utri non si deve parlare più, perché? Perché già se ne è parlato troppo in tante conversazioni che poi sono confluite nelle intercettazioni acquisite agli atti del processo Dell’Utri che hanno portato questo sant’uomo a una condanna a nove anni in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa e come vedete Dell’Utri è sempre in cima ai pensieri di questi mafiosi, tant’è che o per parlarne o per dire di non parlarne ce l’hanno sempre presente davanti agli occhi come un santino.
Non mi pare che questa notizia l’abbiate letta da qualche parte, non mi pare nemmeno che durante le celebrazioni per il 23 maggio qualcuno abbia detto ai compagni di partito di Dell’Utri se avessero qualche dichiarazione da fare, qualcosa da dire, non so per esempio il Presidente del Senato così proiettato verso la lotta alla mafia, almeno a parole, per non parlare del Ministro Alfano che è proprio una specie di scalmanato dell’antimafia, perlomeno naturalmente a parole.
E poi vedete come a furia di fare scomparire i fatti poi ci si riduce a fare celebrazioni oleografiche, celebrazioni retoriche, declamazioni che poi non vanno nel profondo, pensate se dovesse mai succedere che si presenta una volta uno il 23 maggio in piazza e invece di fare le solite giaculatorie, l’amico Giovanni, l’amico Paolo, non abbassiamo la guardia, il bacio alla vedova, il bacio all’orfano etc. dicesse “io voglio sapere chi è l’uomo delle istituzioni che all’epoca del governo Amato avviò la trattativa tra lo Stato e la mafia, ricevette il papello, autorizzò i Carabinieri a andare a negoziare con un mafioso come Ciancimino, cioè con coloro che avevano appena fatto ammazzare Falcone”. Pensate che rivoluzione? Purtroppo dal 92 sono passati 17 anni, sarà perché il 17 porta sfiga, ma nemmeno quest’anno abbiamo avuto la fortuna di sentirne uno solo che facesse questo discorso o che magari sventolasse questa telefonata di due mafiosi che parlano di Dell’Utri e anzi dicono di non parlare di Dell’Utri, per dire ma possibile che noi ci teniamo in Parlamento uno così? O magari aggiungano che nella Giunta Regionale, quel giorno era ancora piedi Lombardo non l’aveva ancora sciolta, sedeva un altro indagato per compravendita di voti con i mafiosi e prossimamente spedito in Parlamento europeo.

“Il Fatto”, il nostro giornale

Vi ho detto prima di tenere a portata una biro e un foglio di carta perché devo darvi una notizia che mi auguro molti di voi gradiranno, è una notizia che riguarda un nuovo giornale, un nuovo giornale che faremo on line e faremo su carta e che dovrebbe essere pronto noi confidiamo a settembre, dovrebbe chiamarsi il Fatto, il Fatto nuovo, il Fatto quotidiano, adesso stiamo decidendo la testata ma comunque il fatto sarà centrale perché lo vogliamo dedicare a un grande come Enzo Biagi. Sarà diretto da Antonio Padellaro e sarà scritto da una piccola e agguerrita redazione di giovani appena usciti dalle scuole di giornalismo, gente che vuole fare con grande entusiasmo questo lavoro e poi avrà dei collaboratori, per esempio ci sarò pure io, ma ci saranno tanti altri che in questi anni avete imparato a conoscere nelle battaglie per la libertà di informazione contro questo regime berlusconiano e contro questa opposizione tra l’inesistente e il complice, decidete voi.
Non è un giornale di partito, non è un giornale di Stato, è un giornale che non ha padroni, è un giornale che non ha un editore, è un giornale molto strano per molti motivi, intanto quello di non avere un padrone ma di avere una società editoriale nella quale ci siamo messi in gioco e abbiamo investito anche qualche soldo noi che lo scriveremo, una società che non ha una figura dominante che ha diversi azionisti con piccole quote, chi lo vorrà diventare naturalmente lo potrà fare. E quindi questa è la prima anomalia.
La seconda anomalia è che sarà un giornale che dà le notizie, a cominciare dalle notizie che gli altri giornali non danno, le analisi che gli altri non fanno, tratterà gli argomenti che gli altri non trattano, insomma cercherà di riempire quel grande vuoto che molti di noi, e spero anche molti di voi, avvertono da diversi anni nel mondo dell’informazione ufficiale.
Non chiederà soldi pubblici e quindi non farà finta di essere organo di un partito o di un finto partito per acchiappare denaro pubblico, abbiamo fatto il V-day per denunciare quello sconcio e quindi mai ci saremmo sognati di ricorrere a un escamotage come quello, altra anomalia è un giornale che crede nel libero mercato, quello vero però non quello finto che abbiamo in Italia e anche in altri paesi dell’occidente. Cioè il libero mercato in questo senso, se ci sono dei lettori interessati a questo giornale noi questo giornale cercheremo di farlo, anzi siamo ormai sicuri di farlo, con le nostre forze, se non ci saranno lettori interessati a questo giornale noi il giornale non lo faremo, se ci sarà domanda ci sarà anche offerta, ecco noi mettiamo l’offerta, la domanda dipende naturalmente da tutti voi e da tutti quelli che voi conoscete.
Abbiamo deciso di fare così, come si fa a sapere se ci sono i lettori prima che esca il giornale? Abbiamo deciso di lanciare una grande campagna abbonamenti, grande nel senso che cercheremo di occupare tutta la rete perché non abbiamo i mezzi per fare spot televisivi o per comprare spazi sui giornali e quindi in rete sui social network, sui blog,  a cominciare da Voglio Scendere, da oggi il blog di Beppe e tutti i blog e i siti amici e chiunque di voi abbia blog o abbia pagine su Face Book è invitato naturalmente a passare parola anche su questo, una campagna abbonamenti preventiva per sapere chi si vuole prenotare per questo abbonamento o addirittura chi lo vuole sottoscrivere sulla fiducia, nel qual  caso naturalmente faremo dei prezzi superscontati per chi lo vuole acquisire prima fidandosi di noi. Chi invece lo vuole sottoscrivere l’abbonamento quando uscirà il giornale è ovvio che la tariffa sarà un’altra e sarà quella più o meno relativa al costo di un giornale.
Come fare per prenotarsi o per informarsi o per abbonarsi? Avevamo messo in piedi un service con un numero di telefono e un fax ma appena abbiamo annunciato la campagna abbonamenti il telefono e il fax sono andati in tilt, perché il service non era preparato a questa ondata di entusiasmo e quindi per il momento vi darei una mail che vi prego di segnare, la mail è dettofatto@ilfatto.info , vi do anche i numeri di telefono ma sarà difficile trovarli liberi, tra qualche giorno li troverete liberi perché metteremo in piedi proprio un call-center che non vi facciano attendere in linea e quindi se volete segnare c’è anche lo 02-66506795 e un fax 02-66505712. Se raggiungeremo un certo numero di abbonamenti, vi dico soltanto che nella prima giornata quando abbiamo dato l’annuncio abbiamo già avuto oltre 2.500 prenotazioni e quindi adesso nel week-end non lo sappiamo ma lo sapremo di nuovo da questa sera e da domani e vi terremo informati. Vi terremo informati anche su una pagina apposita che apriremo sul blog Voglio scendere che si chiamerà l’antefatto e sarà un po’ l’antipasto sul quale ogni giorno daremo delle informazioni su come sta andando la campagna abbonamenti, su quali saranno i collaboratori del giornale, cominceremo anche a dare delle notizie, dei commenti e delle analisi sulle notizie del giorno in modo da coprire l’estate e così da fare capire che genere di informazione vogliamo fare, una informazione molto interattiva per cui potrete anche ovviamente farla voi e segnalarla voi.
Il giornale uscirà su carta e uscirà anche su web, su web sarà gratuito naturalmente mentre su carta costerà l’Euro e venti che costano ormai i giornali, niente se volete prenotarvi per l’abbonamento o addirittura per diventare soci utilizzate quella mail oppure quei numeri di telefono che vi ho dato e passate parola a tutti quanti. Grazie.”

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Blog di Beppe Grillo – Rwanda: ONU, Chiesa o fucile?

30 Maggio 2009 · Lascia un Commento

Blog di Beppe Grillo – Rwanda: ONU, Chiesa o fucile?

http://www.youtube.com/watch?v=hQhSVHpgLsc

Se foste un rwandese al tempo del genocidio e voleste sfuggire a chi vuole scannarvi con un machete a chi vi rivolgereste?
1. All’ONU
2. Alla Chiesa cattolica
3. A un buon fucile
Se avete scelto la terza risposta siete ancora vivi.
Nel quindicesimo anniversario del massacro in Rwanda il silenzio è la parola d’ordine. Per centinaia d’anni Tutsi e Hutu hanno vissuto insieme in pace, poi è arrivato l’uomo bianco. Niccolò Rinaldi è un testimone del genocidio.Le sue parole sono agghiaccianti.

Testo:
“Mi chiamo Niccolò Rinaldi, lavoro al Parlamento europeo come Segretario Generale aggiunto dal 1991, precedentemente sono stato nelle Nazioni Unite come responsabile dell’informazione in Afghanistan per un paio di anni.
Al Parlamento europeo mi occupo anche dell’Africa. Nel 1994 sono stato tra coloro che dovevano seguire da Bruxelles, e poi anche sul posto, tutti gli eventi che hanno portato al genocidio dei Tutsi e allo sterminio degli Hutu moderati. Quali sono state le cause che hanno scatenato nel 1994 il genocidio di circa un milione di Tutsi e lo sterminio degli Hutu moderati che non si sono schierati insieme accanto ai genocidari?
Vi sono comunque dei personaggi, delle situazioni, degli episodi storici, delle responsabilità molto precise e cercherò di raccontarvele, oltre al genocidio dobbiamo affrontare il revisionismo, il negazionismo, la non assunzione di responsabilità da parte di coloro che in questa storia hanno purtroppo avuto molte colpe.
Il Rwanda era un Paese africano stabile e pacifico prima che arrivassero gli europei. Non è questo il momento di parlare della storia del Rwanda prima degli europei, però come europei credo che dovremmo sempre riflettere che la storia dei popoli africani non è cominciata con il nostro arrivo, con i missionari o con gli esploratori che sono giunti dall’occidente, ma è una storia molto più antica. Gli europei arrivano prima con i tedeschi e l’arrivo degli europei è stata la prima causa di questo genocidio. Con la Prima Guerra Mondiale la Germania ha perso la sovranità sul Rwanda che passa sotto il controllo dei belgi che cominciano a seguire un po’ la classica politica del divide et impera, di cercare di creare delle differenze all’interno delle persone che dovevano controllare, quindi i rwandesi, al fine di rafforzare il loro potere e hanno in qualche modo bloccato quella mobilità tra coltivatori e allevatori, cercando di mettere su una posizione di maggiore privilegio proprio il gruppo dei Tutsi, il gruppo degli allevatori.
La seconda causa è stata la partenza degli europei.I Belgi nel momento di lasciare il Paese didero il potere ai coltivatori, al gruppo degli Hutu, cercando di ingraziarsi la maggioranza e di scaricare la classe dirigente che avevano sostenuto e anche strumentalizzato durante l’Amministrazione coloniale. Questo rivolgimento ha ulteriormente confuso le carte nel Paese e ha portato a una istituzionalizzazione, quasi, del rancore. Coloro che erano appoggiati prima si sono ritrovati in una posizione di inferiorità, coloro che erano tenuti più giù, più in basso nelle posizioni dell’Amministrazione coloniale, si sono ritrovati improvvisamente ad avere un ruolo protagonista.
La nascita di una diaspora di rwandesi che sono stati costretti a lasciare il paese e che si sono stabiliti in Uganda, ha modificato anche le caratteristiche linguistiche di questo Paese, perché questa diaspora che trovava rifugio in un paese anglofono ha cominciato, soprattutto con la seconda generazione, a usare più l’inglese che non il francese come lingua di comunicazione.
Questo ha fatto da pendant a un altro elemento. Dopo l’uscita di scena dei belgi con l’indipendenza, sono stati i francesi che hanno cominciato a giocare il ruolo di potenza straniera dominante, influente nel Rwanda. La politica francese in Africa è sempre stata una politica molto protagonista, molto attiva e molto basata sulla creazione di una vasta area francofona dove proprio l’appartenenza al gruppo linguistico francese ha costituito un elemento protagonista, un elemento di fondo della politica di questo Paese.
La presenza dei rwandesi in Uganda, di questa diaspora, ha presto creato una sorta di senso di superiorità nei rwandesi che sono rimasti nel Paese, francofoni e dominati dagli Hutu e un senso anche di minaccia, come se questa diaspora potesse costituire una sorta di spina nel fianco. E con questa dinamica siamo arrivati a una sorta di banalizzazione dell’omicidio, quindi i massacri che già vi erano stati dopo l’indipendenza, negli anni immediatamente successivi all’indipendenza, sono stati ripetuti negli anni successivi 70/80 con dei massacri regolari, senza che la comunità internazionale mai intervenisse con volontà e tanto meno con efficacia.
Le informazioni sulla preparazione del genocidio in Rwanda erano disponibili. Il Generale a capo dei Caschi Blu in Rwanda, nel gennaio 1994 scrisse un fax a New York dicendo che da un suo informatore aveva avuto notizie precise che si stava effettuando la preparazione di un massacro in vasta scala. Un fax di grande importanza al quale non vi fu mai una vera e propria risposta da parte delle Nazioni Unite, di fatto gli fu risposto: stai buono, stai tranquillo, lui chiedeva dei rinforzi, chiedeva un mandato, la protezione per il suo informatore. Fu un fax che non venne preso in considerazione.
E’ opinione diffusa che queste informazioni fossero disponibili anche da parte della Chiesa che aveva una rete, e ha tutt’ora naturalmente, attraverso le parrocchie, diffusa anche più delle Nazioni Unite sul territorio, molto capillare che ha il senso, il polso di quello che sta accadendo nella società.
Se vi sia stata una comunicazione da parte delle missioni da parte del clero e da clericali rwandesi e poi forse anche del Vaticano, questo in realtà non lo sappiamo. C’è la diffusa convinzione che in realtà fosse impossibile che le parrocchie, che veramente sono molto dentro la vita della società ruandese, non fossero a conoscenza di quello che stesse accadendo, questo per il prima.
Quando poi il genocidio è accaduto, molta popolazione Tutsi ha cercato rifugio proprio nelle chiese, si è messa nelle chiese, si è chiusa dentro le chiese, ha avuto ospitalità in questi conventi, con queste chiese con la beffa che in alcuni casi sono stati gli stessi sacerdoti e a volte le stesse suore, perché c’è stata anche un’implicazione delle stesse suore in questo genocidio, abbiano consegnato poi le chiavi della chiesa alle milizie Hutu che erano a caccia dei Tutsi e chiusi dentro poi abbiano permesso il massacro. Molto spesso è accaduto che le popolazioni che avevano trovato rifugio nelle chiese fossero recluse nella chiesa e fossero poi bruciate vive dentro queste strutture. Teniamo conto che molti personaggi, molte persone, membri del clero ruandese sono stati e sono tutt’ora indagati o condannati sia dal Tribunale ruandese che dal Tribunale delle Nazioni Unite per i crimini commessi in Rwanda.
In Rwanda secondo me non c’erano dei veri interessi economici francesi che fossero così importanti da giustificare la politica che poi il Paese ha adottato, erano più interessi geopolitici di presenza e di mantenimento dell’area francofona, per contrastare un’influenza anglofona e americana nella Regione. Interessi nell’area a livello economico sono sul Congo Zaire, lì sicuramente c’è stata un’importanza molto maggiore da parte della Francia, come nell’ex Zaire di tanti altri Paesi europei. Il vero dramma e la vera causa scatenante di questi fenomeni è la grande indifferenza che c’è da parte dell’opinione pubblica su questo tipo di vicenda. Abbiamo un milione di persone massacrate e nessuno scende in piazza in Europa.”

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Blog di Beppe Grillo – Grillo168 – Avanti col futuro

26 Maggio 2009 · Lascia un Commento

Blog di Beppe Grillo – Grillo168 – Avanti col futuro.

http://www.youtube.com/watch?v=-dZ6rNeWA1o

Siamo entrati in Campania, dalla Puglia. La Campania è anche centinaia di impianti eolici sulle colline. Un paesaggio veramente straordinario. E qui vediamo l’abbinamento del secolo: vento ed energia, pubblico e privato. Noi siamo i più grandi produttori al mondo di quei piloni che vedete. La fabbrica è a Priolo, dove c’è anche un raffineria di Garrone. Ecco la schizofrenia di oggi: petrolio e vento. Ci si buttano tutti su questa energia. È il futuro. Ci si buttano i petrolieri. Ci si buttano Moratti, Garrone. Ci si buttano l’Enel, l’ENI. Ma il loro core business, il centro del loro lavoro, per il 95% rimarrà sempre il petrolio marcio. Sono dei fossili. Si buttano su queste cose perché hanno i finanziamenti pubblici. Allora succede così: cosa vuol dire “pubblico” e cosa vuol dire “privato”? Il pubblico ci mette il vento, il privato ci mette l’impianto. Ora, si rischia di fare come in Sardegna, come in Sicilia, in questi posti. Che il pubblico mette il vento e i ricavi dell’energia vanno in una finanziaria in Lussemburgo. Vanno dai grandi manager. La tecnologia esiste ed è straordinaria. Ci vuole la politica che regoli queste cose. Non lasciarla in mano a questi privati che si stanno scannando per pulirsi, per mettersi una giacchina nuova. Hanno capito il business. Hanno i finanziamenti anche lì. Questa energia deve rimanere nel paese e nei paesi vicini. Qui ci saranno cento impianti, ma qui non ne vedono neanche un watt di questa energia, perché va in una rete monopolista che la distribuirà ad altri paesi, in altri posti. La politica è questa: far convergere il pubblico, col privato. I pubblico mette la materia prima, il vento. I Danesi fanno ormai il 20% della loro energia così. I Tedeschi entro il 2030 toglieranno tutte le centrali. Non fanno più centrali nucleari. Allora, è meglio una cosa così o i tralicci dell’Enel? È meglio una cosa così o delle centrali nucleari o a carbone? È questo di cui dovete rendervi conto. Qui siamo immersi nel verde, nel futuro. Questi impianti danno sempre energia, perché c’è sempre vento. E possono dare energia anche di notte. Quando le fabbriche sono chiuse e non ne hanno bisogno. E dove fa a finire l’energia? La svendono magari. Come in Danimarca, dove la maggior parte dell’energia da impianti eolici viene fatta di notte. La fanno di notte e la svendono. Allora si sono immaginati una cosa. La circolazione delle automobili nelle città. Io ho una macchina elettrica qua. Questa macchina potrebbe essere caricata di notte con l’energia prodotta da questi impianti, di notte. Succede una cosa meravigliosa in Danimarca. Un progetto Israeliano-Danese per far circolare centomila auto elettriche, caricate di notte con l’eolico. E di giorno l’energia inutilizzata dalle automobili viene restituita alla società fornitrice. Un rapporto ambivalente tra chi da e chi riceve energia. Una macchina può restituire l’energia che non usa di giorno eliminando così i picchi di consumo nelle città. È straordinario. Qui non ci sono inquinanti. Non c’è niente. Non si brucia niente. Non bruciando niente la salute diventa una cosa primaria. Questo è veramente il futuro. Non fatevi ingannare. Io vengo dalla più grande esposizione di energia solare in Europa, alla Fiera di Verona – insieme a Monaco è la più grande d’Europa – e c’erano espositori di qualsiasi genere: eolico, solare, geotermico. Questi settori raddoppiano ogni anno. Saranno nuovi posti di lavoro. Obama punta a tre milioni di nuovi posti di lavoro entro il 2010-2015. Ho visto questa fiera dove c’erano tutti gli espositori del mondo, Cinesi, Australiani, Coreani, Giapponesi … Chi mancava in quella fiera lì, la più grande d’Europa? Mancava un politico. Non c’è andato nemmeno un politico. Dov’erano i nostri politici, i nostri fossili politici, le nostre salme? A inaugurare un inceneritore di Acerra che ha una tecnologia di venti anni fa. Han pigiato un bottone e si sono guardati tutti in faccia perché non è partito niente.
Buon 168 e avanti col futuro!

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Blog di Beppe Grillo – CINQUE DOMANDE PER NAPOLITANO

20 Maggio 2009 · Lascia un Commento

Blog di Beppe Grillo – CINQUE DOMANDE PER NAPOLITANO.

http://www.youtube.com/watch?v=ilFKUajfBYA

Il Presidente della Repubblica rappresenta tutti gli italiani. E’ la più alta carica dello Stato. Chi la presiede è Giorgio Napolitano. Da cittadino desidero porgli cinque domande. Napolitano la prego di rispondere. La Repubblica Italiana è al collasso economico e politico. Lei è il garante della Repubblica. Se non se la sente di fornire delle spiegazioni per motivi a me sconosciuti si dimetta. Il suo gesto sarà apprezzato.

PRIMA DOMANDA:
Perché ha firmato il Lodo Alfano che consente l’impunità a Silvio Berlusconi nel processo Mills?
SECONDA DOMANDA:
Perché non si è auto escluso dal Lodo Alfano dato che non risultano reati a Lei imputati?
TERZA DOMANDA:
Perché ha firmato il Lodo Alfano in un solo giorno quando invece poteva rimandarlo alle Camere?
QUARTA DOMANDA:
Perché ha firmato il Lodo Alfano senza consultare la Corte Costituzionale per un parere preventivo?
QUINTA DOMANDA:
Perché ha firmato il Lodo Alfano sapendo che in precedenza era stato bocciato dalla Corte Costituzionale il Lodo Schifani che del Lodo Alfano è una fotocopia?

Invito tutti gli italiani a porre queste domande al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

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Blog di Beppe Grillo – Grillo168 – La tempesta perfetta

19 Maggio 2009 · Lascia un Commento

Blog di Beppe Grillo – Grillo168 – La tempesta perfetta.

http://www.youtube.com/watch?v=jx_FTa3DfWU

Ho la voce un po’ roca perché sto facendo due, tre spettacoli al giorno nelle piazze. Sto tornando bambino. È fantastico. Non me lo aspettavo così, dal punto di vista mio, umano. Mi cambio in macchina, sudo, vado sul palco, cambio città. È fantastico. Riempiamo le piazze. Non una riga sui giornali, né un pezzettino di televisione. Niente. Una cappa di silenzio assoluta. Hanno paura. Hanno paura di migliaia di persone che vengono a sentire le liste civiche, e io che le presento nelle varie cittadine. La cosa che non riesco bene a capire è tutta questa gente che viene e aspetta una risposta da me. Mi guarda e la domanda che traspare dallo sguardo è: “siamo in crisi? C’è la crisi? Cosa dobbiamo fare? L’economia va male. Cosa c’è? C’è la ripresa o no?” Ecco, a volte vado in crisi anche io. C’è questa crisi? Dov’è? È già passata? Non c’era? Il ministro Tremorti ci rassicura. Lo psicopapi, Berlusconi, dice che siamo ormai fuori dal tunnel. Forse hanno ragione loro? Allora vado a vedere due dati. E allora ecco che tutte le variabili cominciano a prendere il loro posto. E allora sta succedendo una cosa che è di una chiarezza e di una semplicità incredibile. Tutte le variabili si collocano. Abbiamo un PIL – Prodotto Interno Lordo – che diminuisce, Tremorti diceva solo dello 0,5%, di quasi il 6%.

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Blog di Beppe Grillo – Quarta Stella: Connettività

16 Maggio 2009 · 1 Commento

Blog di Beppe Grillo – Quarta Stella: Connettività.

http://www.youtube.com/watch?v=Bs7xH1wa-1w

Connettività gratuita per i residenti nel Comune è una stella delle Liste Civiche a Cinque Stelle. Maurizio Gotta di Anti Digital Divide è intervenuto a Firenze l’otto marzo sul tema della connettività. Quando la Rete si diffonderà in tutta Italia per questa classe politica sarà la fine. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Punti dell’intervento:
Italia senza connettività
La svendita di Telecom Italia
Politica e lobbies contro la Rete
Comuni connessi

Testo:
“Voglio parlarvi della situazione della connettività in Italia. Per motivi di lavoro sono stato per sei anni all’estero, una fuga del cervello, ma il cuore era rimasto qua e, per tornare dove era il mio cuore, sono ritornato e ho fatto forse la più grossa stupidaggine della mia vita.
In Paesi del nord Europa è assolutamente impensabile quello che succede nel nostro Paese: ho lavorato in Belgio, in Olanda e in Francia, non è neanche previsto, per esempio in un colloquio di lavoro, che ti venga chiesto se sai usare il computer: sarebbe come chiedere: “Sai leggere? Sai scrivere?”, questo non viene neanche chiesto, altrimenti se si scopre che qualcuno non sa utilizzare gli strumenti informatici gli si chiede: “Scusi, perché si è presentato al colloquio?”.

Italia senza connettività

Da noi purtroppo non è ancora così e ci sono tante ragioni: culturali, tecnologiche e infrastrutturali. Abbiamo creato un’associazione per fare vedere che non tutto quello che veniva reclamizzato nelle pubblicità di Telecom Italia e dei suoi concorrenti corrispondeva a realtà: nel nostro Paese il 25% circa dei Comuni, quasi tutti piccoli ma non tutti piccoli, sono senza connettività, che non sia una connettività parziale a 56 K.

La svendita di Telecom Italia

Come è possibile questo? E’ possibile perché abbiamo una delle reti telefoniche forse più antiche del mondo, che è stata costituita con la ex Sip Tel, poi diventata Telecom Italia, la quale Telecom Italia, come ben sapete, è stata privatizzata nel 1999. ma come è stata privatizzata questa azienda di importanza nazionale? E’ stata privatizzata praticamente svendendo l’azienda e i contenuti di quest’azienda e, tra i contenuti di quest’azienda, c’è la rete telefonica nazionale. In questa rete telefonica nazionale dal 1999 ad oggi non si fanno praticamente più investimenti di manutenzione o di allargamento di questa rete: cosa vuole dire questo? Vuole dire che chiunque abbia lavorato nel settore delle telecomunicazioni sa che mediamente c’è un 10% di apparati, sulla rete, che si guastano all’anno. Il budget di quest’azienda, da quando è stata privatizzata, praticamente prevede degli investimenti massimi in manutenzione del 2% e ciò vuole dire che ogni anni si guastano delle cose che non vengono mai più sostituite.
Il problema della connettività, a maggior ragione in un Paese come il nostro, che è schiavo dell’informazione televisiva e dell’informazione leggermente di parte da parte dei mass media, è ancora più sentito, perché personalmente per esempio sono una persona che guarda pochissimo i telegiornali e si informa moltissimo su Internet. Non tutti possono fare altrettanto, perché non tutti sono raggiunti dalla connettività a banda larga: perché non sono raggiunti dalla connettività a banda larga? Perché dicevamo che la nostra infrastruttura è abbastanza vecchia e perché non è stato ritenuto conveniente investire per ammodernarla. Ma perché non è stato ritenuto conveniente investire per ammodernarla? Perché poiché Telecom Italia è stata privatizzata alle condizioni che tutti conosciamo, ha praticamente assorbito il debito, come ha sempre spiegato molto bene Beppe, ha assorbito il debito che è stato necessario per finanziare l’acquisto. Per cui non è finanziariamente in condizioni di fare nuove coperture, di estendere la banda larga e di migliorare il servizio. Negli ultimi anni sono stati conclusi degli accordi con alcune regioni nei quali, a fronte di non si capisce bene quale meccanismo, le regioni hanno dato soldi pubblici a Telecom Italia per allargare la copertura Adsl. Telecom Italia ha ringraziato e ha portato delle connessioni, le cosiddette mini – Adsl, che sono delle connessioni con le quali, tanto per capirci, non è neanche possibile vedere per esempio dei video YouTube, perché anziché transitare sulla fibra ottica come transitano nelle grandi città, transitano invece sul doppino di rame tradizionale e, tanto per capirci, poiché queste centrali non saranno mai ammodernate, hanno utilizzato una tecnologia vecchia per cercare di fornire un servizio nuovo, ma purtroppo i risultati non sono assolutamente quelli sperati.

Politica e lobbies contro la Rete

Abbiamo un problema infrastrutturale, in alcuni casi si è cercato di superare questo problema utilizzando delle tecnologie alternative, come quelle legate al wireless e quindi, a partire dal 2005, è stato possibile cominciare a realizzare delle reti di connessione a Internet in modalità wireless e, mentre nel 2005 si autorizzava questo tipo di servizio, nel 2006  se non erro la Legge Pisanu, citata prima da Beppe, praticamente impediva ai cittadini la libera connessione ai servizi wireless, per cui tutti dovevano essere identificati con il documento d’identità. Avevamo pensato che potesse venirci in soccorso, come diceva giustamente in tanti dei suoi spettacoli, per esempio in Reset vedevo Beppe andare in giro con l’antenna Wi Max , abbiamo pensato che potesse venirci in soccorso il Wi Max. Si sono accorti che questo presentava un problema di libertà di scelta e hanno fatto una cosa molto semplice: una tecnologia che poteva essere in assoluto la più utile per superare questo tipo di problemi è stata semplicemente inglobata nel concetto di aste delle frequenze, che era già stato usato per la telefonia mobile, in modo tale che praticamente hanno tagliato fuori dalle gare l’80 /90% delle aziende che, sul territorio, però erano già in modalità wireless, per andare a assegnare le frequenze tramite gare a – non so se conoscete quest’azienda, tanto per dirne una – Telecom Italia e a altri, un altro paio di operatori che in realtà sono dei soggetti abbastanza strani, in quanto ricordano per molti versi le multinazionali dell’acqua, in quanto sono delle società che sono state create allo scopo di partecipare a queste gare e che hanno conoscenze tecniche praticamente pari a zero, ma capitali di rischio che hanno investito per avere queste connessioni.

Comuni connessi

Che cosa potete fare voi, che andrete a occupare dei posti di responsabilità nei comuni, come mi auguro? Anche perché non vorrei essere costretto nuovamente a emigrare, per cui nonostante Beppe non voglia accendere troppe speranze, io ripongo molte speranze in voi. Voi potete fare una cosa molto semplice: potete usare la tecnologia a vostro vantaggio e a vantaggio dei cittadini di cui sarete gli amministratori. Parlavamo prima del caso del Consigliere Comunale di Treviso che ha magnificamente implementato il sistema di comunicazione per il Comune, sappiate che se in un qualsiasi modo, anche incatenandovi ai ripetitori di telefonia mobile, insomma qualsiasi cosa vi venga in mente, riuscite a fare passare il concetto che a connettività è uno dei beni fondamentali nella società moderna, in questo modo potreste per esempio avere delle reti comunali dove il comune distribuisce la connettività gratuitamente agli abitanti, ai residenti, ma anche agli eventuali turisti: abito in una zona… abito nel sud del Piemonte, nelle Langhe e facciamo del buon vino, non abbiamo tanta connettività ma abbiamo tanti turisti. Vedo delle facce di turisti stralunati, loro arrivano nella nostra zona e dicono: “Ma come? Non avete il Wi-FI, non avete l’Adsl? Cosa avete i segnali di fumo? Come facciamo a mandare un’e – mail?”, gli fa: “No, ma mandi un fax”, “Un fax? Siete matti? Io vado in giro con il fax in vacanza?! No, io vado in giro con il portatile perché voglio trovare la connettività Wi – Fi”.
Insomma, voi potete fare molto: potete aiutare a predisporre queste reti civiche e, sulle reti civiche, vi accorgerete che può passare un’infinità di servizi, può passare la telefonia a costo zero; voi potete, con un semplicissimo software, che sia esso Skype o qualsiasi altro software di telefonia, potete fare in modo che i cittadini del comune che accedono gratuitamente alla vostra rete parlino gratuitamente tra loro. Ora capisco, magari mia nonna a 90 anni avrà delle difficoltà a capire come si usa Skype, però se le mettete in mano un telefono e alla parte tecnologica tanto ci pensa appunto la tecnologia, non c’è bisogno di sapere che sta usando Skype, mia nonna e le sue sorelle parleranno per un’ora, mia nonna si sentirà meno sola, le vostre mamme, le vostre nonne, i vostri amici si sentiranno meno soli e ci sarà modo di ammortizzare completamente questa spesa. Inoltre potete fare un uso veramente rivoluzionario di queste reti, se penserete per esempio a trasmettere e a diffondere gratuitamente, di modo che tutti possano captarle, le sedute del Consiglio Comunale, tanto per dirne una.
Se esiste una rete Wi – Fi comunale- sia essa gratuita o meno, in realtà sarebbe meglio che fosse gratuita: se non lo è, se ci sono dei costi va bene, si cercherà di assumerli in qualche modo – a cui tutti possono accedere, ovviamente andate con la vostra bella web-cam o con la vostra bella telecamerina, vi connettete al vostro telefono Wi – Fi e mandate in onda quello che sta succedendo o nel Consiglio Comunale. Insomma, le applicazioni sono tantissime: pensate, per esempio, al telesoccorso; è possibile, con le reti wireless, che tanto comunque hanno dei costi di installazione e di manutenzione estremamente bassi e possono tra l’altro essere sistemate quasi ovunque, è possibile avere un sistema che gestisce il telesoccorso, ossia la famosa nonna non si sente bene, schiaccia il bottone e, anziché partire la telefonata classica, magari in posti dove non arriva neanche il telefono o non prende neanche il telefonino, con la vostra antenna Wi – Fi della vostra rete comunale potete assistere anche questa persona in difficoltà. L’unica cosa che dovete sapere è questa – e lo sa bene, giustamente, Beppe – quando andate a toccare il settore delle telecomunicazioni è come se andaste, in un certo senso, a toccare il settore dell’acqua e dei rifiuti: andate a mettervi contro degli interessi veramente forti, perché chi comanda le telecomunicazioni in un Paese ha in mano tutto il Paese e quindi tenetevi stretti, siate saldi, cercate di pensare con la vostra testa, di informarvi, sappiate che, tanto per capirci, un ripetitore Wi – Fi emette circa venti volte meno onde elettromagnetiche rispetto a un telefonino che, quasi tutti, portiamo in tasca vicino ai gioielli di famiglia. Quindi per la loro natura questi tipi di onde, le onde del Wi – Fi, dell’iperlan e del WiMax sono delle onde che, se non sono ricevute direttamente a 30 cm di distanza, sono già attenuate in natura, per cui vi prego, non dormite con gli access point sopra la testa, ma per il resto non ci sono grossi rischi per la salute, fino a adesso. Se poi ci saranno ce lo diranno gli specialisti. Vi ringrazio e vi auguro di cuore di riuscire a riportare un po’ di legalità in questo Paese!”. Maurizio Gotta di Anti Digital Divide

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Blog di Beppe Grillo – Energie rinnovabili, ministri deperibili

13 Maggio 2009 · 4 Commenti

Blog di Beppe Grillo – Energie rinnovabili, ministri deperibili.

http://www.youtube.com/watch?v=tSWY7l_qS7w

Sono andato alla decima edizione di Solarexpo a Verona. 57.000 metri quadri di esposizione sulle energie rinnovabili. Seconda fiera europea sul tema.
Erano stati invitati la Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente, e Scajola ministro per lo Sviluppo economico. Non sono venuti. Se invece di Solarexpo si fosse chiamata Discaricaexpo, Inceneritorexpo o Nuclearexpo sarebbero arrivati di corsa accompagnati dal Noemi boy. Questo è il Paese del Sole e dei politici peggiori del mondo.
Si alle rinnovabili, ai rifiuti zero, a una nuova economia della salute e dello sviluppo sostenibile. Nucleare, inceneritori e discariche sono il passato. Persino il Vaticano investe sulle rinnovabili. PDL e PDmenoelle vogliono avvelenare gli italiani. Falli smettere, non votarli il 5 e il 6 giugno. Più pannelli per tutti e villa di Arcore discarica pubblica. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

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Blog di Beppe Grillo – Terza stella, Rifiuti Zero – Matteo Incerti

7 Maggio 2009 · Lascia un Commento

Blog di Beppe Grillo – Terza stella, Rifiuti Zero – Matteo Incerti.

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Pubblico l’intervento che Matteo Incerti ha tenuto al raduno delle Liste Civiche, il giorno 8 marzo 2009 a Firenze.

Cinque regole
Cinque azioini
L’impiantistica necessaria
La lotta internazionale ai rifiuti

Testo dell’intervento:

Cinque regole

“Ciao a tutti, siamo qui per parlare di rifiuti zero, rifiuti zero è il futuro, sentiamo Pd e Pdl parlare di inceneritori e discariche. Ebbene sappiate che loro stanno parlando del passato, rifiuti zero è il futuro perché vuol dire più ambiente, più salute, più lavoro e più risparmio economico. Ci sono cinque regole che dovete tenere in mente bene come futuri amministratori per far entrare bene la mentalità di rifiuti zero.
1. Tutto ciò che non si ricicla, riutilizza o può essere avviato a compostaggio va eliminato nei prossimi anni dal ciclo produttivo della nostra economia, attraverso una collaborazione tra istituzioni, università e imprese. Nei prossimi anni dovremo lavorare affinché questo concetto sia ben chiaro, non sono rifiuti ma materiali postconsumo.
2. Rifiuti zero vuole dire più lavoro, ci sono ricerche, ogni 15 posti di lavoro creati con il riciclo (fonte Conai) se ne creano solo uno con inceneritori e discariche, in un momento di crisi fondamentale questi investono sugli inceneritori: guardate i risultati! Altra ricerca, ogni mille abitanti con il porta a porta si creano 2 posti di lavoro e questi investono su cemento e inceneritori.
3. Guardiamo i costi. Bruciare è un incentivo allo spreco di denaro pubblico, cosa da Corte dei Conti perché ci sono ricerche bancarie dello stesso Geronzi (Capitalia) che dicono che senza incentivi pubblici gli inceneritori non stanno in piedi, da qui Cip 6, questa vergogna italiana bocciata dalle leggi europee e  l’hanno votata lo scorso dicembre: 2 miliardi di Euro del sole che tornano agli inceneritori contro le leggi europee e contro le leggi di un vero libero mercato.
4. Ricordiamoci che inceneritori e discariche provocano danni economici, sia per i costi sociali, di gestione, ambientali, sanitari, li vedete lì da 4 Euro a 21 Euro a tonnellata smaltita per gli inceneritori, da 10 a 13 per le discariche, sono una rovina per il pianeta e per le nostre tasche, per l’economia. Da qui capiamo e iniziamo a vedere cosa possono essere.
5. Il vero risparmio energetico, il vero recupero energetico è la raccolta differenziata porta a porta quella spinta. Qui c’è uno studio fatto da una municipalizzata di Mantova che ha dimostrato, partendo da un piccolo paese, come il vero recupero energetico, il vero risparmio si fa con la raccolta differenziata porta a porta domiciliare rispetto a quella dei cassonetti stradali che invece incentiva solo inceneritori e discariche.

Cinque azioni

Ma adesso vediamo come possiamo arrivare, attraverso azioni nei nostri comuni, a rifiuti zero, che è il futuro e vedremo perché è il futuro.
1. Riduzione dei rifiuti. Esiste un programma europeo che si chiama Meno cento chilogrammi a testa di rifiuti, fattibile in uno o due anni con campagne spinte, vedete qua i vari modi, compostaggio domestico, azioni contro lo spreco di cibo, i pannolini lavabili promossi da Beppe, scoraggiare l’invio dei volantini, la dematerializzazione dei beni, prodotti di vuoto a rendere, promozione dell’acqua del rubinetto e così via.
2. Ridurre di imballaggi inutili con una serie di accordi con le imprese facendo pressione dal livello locale, il vuoto a rendere, i prodotti alla spina, latte, cereali, lo vediamo cosa succede. Vanno, questi prodotti costano anche meno e si riducono i rifiuti.
3. Vendita dei materiali postconsumo, i negozi del riciclo, queste esperienze iniziate in Piemonte ha un valore educativo enorme, dando dentro a questi negozi vetro, lattine, plastica,  ricevendo un bonus noi capiamo a livello educativo il valore che c’è dietro queste cose che non vanno né bruciate e né sotterrate ma vanno riutilizzate, riciclate per creare una vera economia a ciclo continuo.
4. La raccolta differenziata porta a porta con tariffa puntuale, quasi mille comuni sotto i mille in Italia la fanno, in pochi mesi si arriva al 65 – 85 per cento di raccolta differenziata, nel trevigiano con un microchip iniziano a fare la raccolta differenziata porta a porta con la tariffa puntuale per imprese e famiglie, paghi solo ciò che non ricicli, si arriva a queste cifre. Mi spiegano perché non si fa una bella legge nazionale per permettere il porta a porta obbligatorio: in tutti i comuni avremmo queste percentuali, forse perché ci sono degli interessi dietro e perché un inceneritore costa 200 milioni di Euro, una tangente sull’inceneritore probabilmente rende di più di altri sistemi che costano infinitamente meno!
5. La raccolta fuori casa. In ogni luogo della nostra vita pubblica, ce lo insegna l’esperienza di David Borrelli a Treviso, bisogna fare la raccolta differenziata, scuole, teatri, in ogni posto, ospedali, in modo che a livello educativo questo venga ben impresso nella gente.
Poi invece abbiamo per i materiali ingombranti le isole ecologiche  uno in ogni quartiere, uno in ogni comune e nei piccoli comuni, le vediamo già in molti comuni ma perché queste isole spesso non sono integrate con quello che abbiamo visto prima. Anche qui si può recuperare moltissimo materiale ingombrante, per le imprese è fondamentale, queste politiche sono oro per le nostre imprese, per le piccole e medie imprese.

L’mpiantistica necessaria

Poi arriviamo all’impiantistica, impiantistica che non prevede inceneritori, per fare energia servono impianti di compostaggio e di gestione anaerobica con gli scarti dell’agricoltura o i nostri scarti organici possiamo fare materiali come biogas o metano con i quali, come insegna una esperienza in Svezia, possiamo fare andare i nostri mezzi pubblici o i mezzi per esempio per la raccolta dei rifiuti, perché non si fa? Qual è il problema? Abbiamo poi centri di riciclo privati modello riciclo totale come quelli di Vedelago attraverso i quali si può recuperare sia il materiale riciclabile che si inizia a recuperare il materiale non riciclabile, in primis gli scarti plastici e quelli cartacei che essendo a alto potere calorifico che spesso sono scarti anche da differenziata, sono manna per gli inceneritori, ma questa imprenditrice Carla Poli ha ideato un sistema per trasformarli in sabbie sintetiche per l’edilizia o per altri stampi plastici. Perché in ogni provincia o in bacini non si mettono in piedi questi centri di riciclo, che creano più posti di lavoro in un momento di crisi: altro che inceneritori!
In più per la parte residua il trattamento meccanico biologico a freddo che bioessica i rifiuti, costano il 75 per cento in meno degli inceneritori e allora capiamo forse, nel paese delle tangenti, perché non fanno queste cose ma fanno gli inceneritori che costano 200 milioni di Euro l’uno! Queste sono cose da Corte dei Conti, a Reggio Emilia dove la provincia a un mese dalle elezioni ha ritirato fuori l’inceneritore quando questo ormai era stato cancellato c’è stato chi, il candidato a sindaco della lista civica che parlerà oggi pomeriggio, li ha denunciati alla Corte dei Conti visto che c’erano i progetti alternativi e due assessori, uno l’Ass. Montanari che tu conosci ha detto “anche noi siamo pronti a rendere testimonianza perché è uno scandalo, si sprecano soldi pubblici con gli inceneritori”.
Una importante esperienza americana che ci ha insegnato Paul Connett ci dice però che quanto in questo momento non riusciamo a riciclare va studiato perché è un errore e allora bisogna creare in ogni provincia dei centri studio sul materiale ancora non riciclabile in collaborazione sempre con le imprese e con le università, per creare l’ecodesign, guardate il concetto intelligente e anche di lavoro che  c’è dietro per arrivare in 10 – 15 anni a sostituire nei cicli produttivi questi materiali. Ah poi mi sono scordato avete ragione, l’end fill mining cosa succede? L’hanno iniziato a fare in Germania e anche in Veneto, le vecchie discariche, esaurito il loro potere derivato dai rifiuti organici che creano biogas, vengono riaperte e recuperata la plastica, il vetro, le lattine che sono lì perché è oro, sono giacimenti metropolitani di materiali che possono essere riciclati. Benissimo, in Italia in Valle d’Aosta, questa è una cosa allucinante, c’è stato chi ha avuto l’idea di riaprire una vecchia discarica per trovare la plastica per fare andare l’inceneritore che vogliono costruire in Valle d’Aosta altrimenti non avrebbe il materiale per bruciare: una cosa delirante!
Attraverso queste politiche noi possiamo in 10 – 15 anni, dando più posti di lavoro senza creare proteste dei cittadini, risparmiando soldi arrivare alla chiusura di inceneritori e discariche, non lo dice Matteo Incerti che è un semplice giornalista che si è informato via Internet o andando a vedere le cose sul posto, adesso iniziamo a vedere chi dice queste cose e adesso rideremo.
Rifiuti zero è un esempio lo vediamo nelle migliori città degli Stati Uniti, la California, San Diego, San Francisco, Seattle, Toronto in Canada, l’obiettivo di stato della Nuova Zelanda è rifiuti zero, il 60 per cento dei comuni della Nuova Zelanda ha adottato politiche rifiuti zero, Camberra in Australia, Buenos Aires in Argentina, dopo la crisi economica hanno pensato a rifiuti zero. Forse anche in Italia dovremmo cominciarci a pensare.

La lotta internazionale ai rifiuti

Si combattono delle sfide a rifiuti zero in California, questo che vedete in alto è il logo del sito zero del governo della California governato da Arnold Schwarzenegger che è repubblicano, che contro alle prossime elezioni il prossimo anno dovrebbe avere come candidato governatore democratico, capostipite di rifiuti zero, che è Gavin Newsom il sindaco di San Francisco. 35 milioni di abitanti la California, a novembre riciclava il 58 per cento dei propri rifiuti, nell’arco di 15 – 20 anni punta a chiudere tutti gli inceneritori e discariche, San Jose capitale della Silicon Valley, il distretto tecnologico più avanzato degli Stati Uniti, ha obiettivo rifiuti zero e creare 25 mila posti di lavoro solo a San Jose con questo sistema.
Allora: si sono tutti iscritti a Greenpeace o hanno capito che il futuro è questo? Penso che abbiano capito che il futuro è questo!
E concludiamo con i blog di Barak Obama dove c’è una specifica campagna “riduci, riusa, ricicla” guardate le ultime righe “dobbiamo andare verso rifiuti zero” questo è Barak Obama e la vorrei vedere a Firenze questa cosa perché c’è un giovane candidato sindaco che si atteggia a nuovo Obama, tal  Renzi, che propone inceneritori, gli dico basta andare su Internet e studia qual è il futuro e poi ci possiamo confrontare caro Renzi!
Porterà in Tribunale come me, come la dottoressa Gentilini chiamata Maga Magò, quello che vi dico sono cose è queste sono cose fattibili, basta informarsi, basta informare e creare delle alleanze anche trasversali con le piccole e medie imprese che capiscono giorno dopo giorno questo valore, perché si possono creare migliaia di posti di lavoro.
Quindi andate nei comuni e sappiate che l’obiettivo è questo, ci sono carte su carte che suffragano queste tesi, esperienze nel mondo, questo è il futuro; tenete duro perché questo è il futuro!”

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Blog di Beppe Grillo – Parlamento Europeo – Loretta Napoleoni

24 Aprile 2009 · Lascia un Commento

Blog di Beppe Grillo – Parlamento Europeo – Loretta Napoleoni.

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Financial Fools’ Day

Senza la cocaina il PIL di molti Paesi occidentali crollerebbe. La criminalità organizzata investe centinaia di miliardi di guadagni della coca all’anno in immobili, titoli, aziende. La coca tira l’economia, ma anche l’economia tira la coca. La mancanza di liquidità non riguarda i capitali mafiosi che possono fare shopping mondiale a basso prezzo grazie alla crisi. Chi controlla il capitale controlla la società. Ma chi controlla il controllore del capitale? Loretta Napoleoni esperta di sistemi finanziari e di terrorismo è intervenuta con me a Bruxelles al Parlamento Europeo il primo aprile scorso.
“Se fino adesso vi siete depressi, dopo il mio discorso sarete proprio a terra, lo dico subito!
Oggi è una giornata particolare perché a Londra, dove ci sono stati degli scontri tutto il giorno da parte del movimento contro il capitalismo e in particolare nella City di Londra, dove gran parte degli sconti che avete sentito hanno avuto ampio svolgimento, è stato chiamato il Financial Fools’ Day che sarebbe il pesce d’aprile finanziario.

Credo che questa sia una descrizione abbastanza divertente per descrivere la rabbia e la disperazione della gente nei confronti di una crisi economica creata dalle banche, non solamente dalle banche italiane, purtroppo, ma anche le banche mondiali, di fronte a una crisi epocale, in cui prima di tutto non si sa cosa fare, si incontrano domani questi del G20 con la speranza che risolveranno in quelle poche ore in cui si incontreranno e si faranno molte foto, risolveranno i problemi del mondo, tutto sicuramente non succederà e queste manifestazioni a Londra in un certo senso ci dicono che la gente è stanca di tutte storie e quindi non ci crede più.
Di professione faccio l’economista e vi dico che non è un bel momento per la mia professione, molti si aspettano che quando faccio questi discorsi, tiro fuori il turbante e la sfera di cristallo perché ormai il sinonimo dell’economia è la chiromanzia, questa è la situazione. Quindi oggi ho pensato, invece di parlarvi del futuro di raccontarvi una storia del passato, perché secondo me la storia è in un certo senso la nostra guida e noi molto spesso ce la dimentichiamo, infatti abbiamo completamente perso la memoria storica.
Voglio raccontare il fenomeno di interdipendenze economiche, come una legislazione introdotta in un paese, in particolare parliamo del Patriot Act, una legislazione per bloccare il finanziamento del terrorismo, in realtà poi ha creato una situazione tremenda, deleteria in un altro paese e qui parliamo dell’Europa, come questa legislazione ha trasformato l’Europa nella lavanderia del denaro sporco del mondo e tutto questo è avvenuto dall’11 settembre fino a oggi, sotto i nostri occhi e noi non ce ne siamo neanche resi conto.
Cominciamo questo racconto dalla cosiddetta deregulation di cui domani parleranno i grandi del mondo nella speranza di ridurre i danni causati dalla deregulation e gran parte delle storie che avete sentito fino adesso sulle banche, sono legati proprio alla deregulation, all’assenza di legislazioni e all’introduzione di un grande livello di libertà nelle mani delle banche, senza nessun controllo da parte dello Stato.
Cosa succede con la deregulation? Praticamente c’è l’abbattimento delle barriere finanziarie, c’è l’abbattimento anche delle legislazioni finanziarie, dei controlli tra un paese e l’altro e chi ne ha approfittato? In realtà ne ha approfittato il crimine organizzato, ma anche l’economia illegale e i gruppi armati.
Dall’inizio degli anni 90, fino al 2001 si forma quindi un nuovo sistema economico, dove confluiscono gli interessi di queste categorie, il che vuole dire che si formano joint venture, la relazione che esisteva tra le FARC colombiane e i narcotrafficanti, si formano anche delle associazioni tra vari gruppi armati e i gruppi criminali per usufruire di alcuni canali finanziari, attraverso i quali si ricicla il denaro sporco.
L’ammontare totale, il fatturato, il Pil, la produzione monetaria di questo sistema economico, ammontava prima dell’11 settembre a 1.500 miliardi di dollari il che vuole dire circa il 5% dell’economia mondiale, questo era quasi tutto in dollari, un 90% di questa produzione monetaria era in dollari, la denominazione preferita era il dollaro, il biglietto da 100 dollari. Gran parte di questo flusso di denaro sporco veniva riciclato negli Stati Uniti e quindi in dollari attraverso i paradisi fiscali delle isole dei Caraibi.
In realtà questo riciclaggio era benefico per l’economia americana, equivaleva a una iniezione di contante e questo lo scopriamo analizzando i dati della domanda e dell’offerta di moneta americana. Dalla metà degli anni 60, fino al 2001 una quantità crescente della nuova moneta, quella che viene stampata ogni anno dalla riserva federale, usciva dal circuito nazionale illegalmente, questi erano soldi che uscivano nelle valigette oppure nelle scatole di cartone portate via, facendo finta che fossero scatole necessarie per traslochi etc., quindi illegalmente e questi soldi andavano a soddisfare la domanda di moneta prodotta dall’economia criminale, ma anche dall’economia terrorista e dalla varia economia illegale.
Nel 2001 2/3 della nuova offerta di moneta americana, quindi dei soldi stampati nel 2001 è uscito dagli Stati Uniti in questo modo, ammontava a 500 miliardi di dollari l’offerta di moneta, il che vuole dire che la crescita monetaria degli Stati Uniti era più bassa, quindi la domanda di moneta dell’economia americana, di quella che proveniva invece da fuori e era sostenuta dal mondo del crimine, dal mondo del terrore e dall’economia illegale, ma c’è un altro aspetto molto interessante di questa interrelazione e è il fatto che il dollaro è la riserva monetaria mondiale, il che vuole dire che il tesoro americano può prendere in prestito soldi contro l’ammontare totale di dollari nel mondo, quindi l’indebitamento americano è pari a quanti dollari ci sono in giro per il mondo.

Il Patriot Act e il riciclaggio di denaro

E’ chiaro che se l’economia criminale domanda ogni anno una quantità crescente di dollari, gli Stati Uniti possono indebitarsi sempre di più, questo è valido solamente per gli Stati Uniti, perché fa parte del cosiddetto “signoraggio”.
In Europa tutto questo non succede, per esempio la Banca centrale europea non può emettere obbligazioni per un ammontare superiore alla quantità di Euro in circolazione nei paesi dell’Unione, anche se magari una quantità enorme di Euro è in circolazione negli Stati Uniti o addirittura in Asia o in Africa etc., quindi gli Stati Uniti sono in una posizione ideale, lo erano anzi in una posizione ideale fino all’11 settembre, perché questo? Perché la situazione cambia radicalmente l’11 settembre.
Viene introdotto il Patriot Act, quest’ultima è una legislazione antiterrorista, voi chiaramente lo conoscete benissimo, viene prodotta nell’ottobre 2001 e entra in vigore nel novembre 2001, la sezione finanziaria del Patriot Act è quella del ci interessa, il Patriot Act aveva come obiettivo la riduzione del finanziamento del terrorismo, ma questo obiettivo chiaramente non è stato raggiunto, perché in realtà è una legislazione contro il riciclaggio del denaro sporco e vediamo perché, ci sono due elementi fondamentali nel Patriot Act: 1) viene proibito alle banche americane, straniere che sono registrate negli Stati Uniti di avere qualsiasi tipo di relazione commerciale con le banche dei paradisi fiscali, quindi si chiude la porta di accesso, ma anche quella porta di uscita del denaro sporco e del denaro riciclato che erano i paradisi fiscali dei Caraibi.
L’altro elemento interessante è che si dà alle autorità monetarie la possibilità di monitorare tutte quante le transazioni di dollari nel mondo e se una banca americana, una banca che è straniera e che opera negli Stati Uniti non le allerta di transazioni sospette, questa banca viene punita penalmente e sappiamo di storie interessantissimi nella “Lloyds Bank” è l’ultima che è stata punita e che ha dovuto pagare un ingente quantità di denaro, ma anche la USB etc., quindi cosa succede? Succede che il Patriot Act viene introdotto solamente negli Stati Uniti, si riferisce solamente a un dollaro e rivoluzione completamente i flussi monetari dell’economia legale e dell’economia illegale.
Guardiamo prima i flussi legali, chiaramente alle banche internazionali questa legislazione non è piaciuta perché nessuno vuole che nel 2001 le Patriot Act di un paese vadano a vedere cosa succede tra la banca e il cliente, come abbiamo sentito poco fa, quindi cosa succede? Succede che le banche internazionali decidono di consigliare ai loro investitori, ai loro clienti di abbandonare l’area del dollaro e di muoversi verso l’Euro. L’Euro è la nuova moneta europea, è da poco che è in circolazione, offre grossissime opportunità ma soprattutto in Europa non esiste una legislazione simile al Patriot Act, in Europa ci sono i paradisi fiscali che funzionano benissimo, nessuno controlla nulla e quindi ecco che abbiamo questo flusso di uscita dal dollaro verso l’Euro e è molto interessante studiare la correlazione tra l’introduzione del Patriot Act, l’inizio della caduta del dollaro e l’inizio della rivalutazione dell’Euro e c’è un gruppo di economisti nell’OECD che ha fatto una ricerca e ha messo in correlazione tutti questi vari dati e praticamente la verità è questa, che l’inizio dell’era dell’Euro coincide con la fine dell’era del dollaro, ma questo non si riferisce solamente ai flussi legali, un elemento importantissimo nella rivalutazione dell’Euro è l’economia criminale, infatti il mondo del crimine si trova in una situazione abbastanza complessa, nel senso: cosa fare? Non si può più riciclare negli Stati Uniti, diventa difficilissimo riportare il denaro in patria perché in realtà il problema del riciclaggio non è solamente quello di pulire le monete, è soprattutto quello di mettersi in tasca i profitti dell’attività criminale, esistevano alcuni stratagemmi, per esempio c’era il black pesos money exchange che usavano i colombiani dove i narcotrafficanti agivano da veri e propri uffici di cambio, cosa succedeva? Che magari un imprenditore colombiano voleva andare negli Stati Uniti, non voleva allertare le autorità monetarie che avrebbe portato dei soldi all’estero e quindi pagare la tassazione e anche cambiare i soldi al cambio ufficiale, andava a uno di questi uffici di cambio e depositava i pesos, una volta arrivato a New York, qualcuno gli portava una valigetta piena di dollari, questi dollari chiaramente erano i proventi della vendita della cocaina da parte dei narcotrafficanti.

L’allenza tra narcotrafficanti colombiani e ‘ndrangheta

Il problema fondamentale era un altro, era che negli anni 90, grazie alla globalizzazione, i proventi del commercio della droga erano aumentati a dismisura, quindi i narcotrafficanti dovevano trovare un metodo di riciclare a livello industriale, perché le quantità monetarie erano enormi e vi dico che l’80% del riciclaggio avviene in contante, quindi il black pesos money exchange non aveva la possibilità fisica di macinare tutto quanto questo denaro e è a questo punto che un emigrato italiano, Salvatore Mancuso in Colombia, diventato capo del gruppo paramilitare delle AUC, ha indea geniale, decide che il modo migliore è di mettere in contatto i suoi compari dell’ndrangheta insieme con i narcotrafficanti colombiani e lì nasce questa alleanza fantastica, nel senso, per i colombiani è stata una svolta, è vero!
E’ una svolta perché? Perché si apre la possibilità di esportare cocaina in un altro continente, in un continente che in un certo senso era un po’ limitrofo perché fino allora la cocaina andava semplicemente dal sud al nord e quindi andava negli Stati Uniti, c’è questa possibilità, in più c’è la possibilità di sviare le restrizioni del Patriot Act, perché in Europa è facilissimo riciclare, non ci sono legislazioni che controllano e che puniscano questi tipi di attività.
Allora cosa succede? Inizia un’attività di vendita di cocaina, di esportazione di cocaina dalla Colombia, arriva inizialmente in Calabria, in Calabria, l’ndrangheta la prende e la distribuisce attraverso il suo network , rete che ha in Europa e qui ci dobbiamo fermare un attimo perché in realtà tutto questo è potuto avvenire soprattutto perché l’ndrangheta aveva una rete in Europa, Cosa nostra questa rete non ce l’aveva, la camorra non ce l’aveva, l’unica organizzazione di crimine organizzato che aveva una rete capillare, ma non solamente in Europa, nel resto del mondo è l’ndrangheta e questa rete era stata costruita attraverso la diaspora dei calabresi di milioni di milioni di calabresi che negli ultimi 30/40 anni si erano recati all’estero e quindi avevano fatto gli immigrati, quindi l’ndrangheta in realtà era al posto giusto nel momento giusto e ha usato anche il cervello perché invece di offrire un tipo di servizio a alto costo, ha fatto esattamente il contrario, ha offerto ai narcotrafficanti di fare importazione, vendita, riciclaggio attraverso la stessa rete, perché all’interno della rete c’era un gruppo di avvocati, di commercialisti, agenti immobiliari che una volta che i soldi vengono racimolati, li prende e grazie all’esistenza dell’Euro li sposta da un paese all’altro, li investe nel settore immobiliare perché questa rete lavora con alcuni agenti immobiliari e praticamente pulisce soldi, genera profitti e poi tornano normalmente attraverso il sistema bancario in patria in Colombia.
Tutto questo l’ndrangheta lo fa con un costo del 30%. Negli Stati Uniti riciclare il denaro sporco ai narcotrafficanti, costa dopo l’introduzione del Patriot Act circa il 60%, quindi l’ndrangheta offre un servizio fantastico. In più riesce a fare un marketing, questa è l’intelligenza secondo me dell’organizzazione, della cocaina sul mercato europeo vendendola a prezzi bassissimi, per cui la cocaina entra in concorrenza con le droghe leggere, non con le droghe pesanti e così vediamo che dal 2001 fino a oggi, la diffusione della cocaina come droga di divertimento della classe media è aumentata esponenzialmente, vedete com’è facile? Basta che uno ha il cervello e ha la rete, in realtà questa è la verità, non ci sono leggi, non ci sono controlli, voi immaginate che per esempio in questo tipo di riciclaggio che avviene attraverso il settore immobiliare, è difficilissimo controllarlo, perché per esempio l’ufficio del catasto della Costa del Sol, non ha possibilità di parlare con l’ufficio del catasto di Londra, non esiste nessun contatto, quindi non si può sapere se una società sta acquistando nello stesso momento o in momenti successivi in vari parti dell’Europa, in più non c’è un sistema che monitora le transazioni finanziarie e monetarie in Euro da un paese all’altro, non esiste!

Una masnada di delinquenti

Quindi la situazione europea è ideale, ecco perché l’Europa è diventata la lavanderia del mondo. Per quanto riguarda poi l’ultima evoluzione, così finiamo e andiamo a casa… l’ultima evoluzione avviene nel 2005, la domanda di cocaina chiaramente aumenta a dismisura perché costa poco, è una droga divertente, l’ndrangheta ha fatto un marketing fantastico e quindi il trasporto comincia a pesare sulla rapidità con la quale queste spedizioni avvengono, allora cosa si decide? Si decide di trasformare la Guinea Bissau in un transhpment point, quest’ultimo è un punto dove la droga generalmente si ferma e da lì viene ridistribuita e l’idea è geniale perché con i piccoli aerei, aerei da turismo dalla Colombia o dal Venezuela perché molta di questa droga passa attraverso il Venezuela, si arriva a nella Guinea Bissau in 3 o 4 ore, la Guinea Bissau diventa un narcostato e viene puntualmente colonizzato, acquistato dai narcotrafficanti, lì si organizzano dei magazzini dove la droga arriva, viene depositata, lo stesso giorno arrivano i compratori europei, la comprano, la prendono, la riportano in Europa o con piccoli aerei un con piccole imbarcazioni.
In una settimana oggi come oggi abbiamo la cocaina dal produttore colombiano al consumatore nelle discoteche europee, questa è la situazione, la maggior parte di questo commercio è controllato da organizzazioni criminali legate all’ndrangheta italiana.
Quindi qual è la lezione di questa storia? Vi vedo molto negativi. La storia è questa che bisogna accettare il fatto che esistono interdipendenze economiche tra l’economia legale e l’economia illegale, è inutile che ci facciamo queste illusioni che non è vero, molti dei prodotti che comprate in un modo o nell’altro vanno a arricchire gente che sono dei delinquenti, non è solamente la droga, è tutto, quindi se vogliamo veramente fare qualcosa, vogliamo bloccare questo commercio, se vogliamo anche risolvere il problema della crisi economica, perché in realtà questa è una crisi economica che è stata creata da una masnada di delinquenti perché questi sono i banchieri che hanno creato quello che succede oggi come oggi, dobbiamo accettare che esistono queste interdipendenze e solamente evitando la contaminazione tra l’economia criminale, illegale e la nostra economia noi potremo andare avanti, perché altrimenti la situazione che vi ho descritto diventerà una situazione sempre peggiore e noi saremo sempre più delle vittime!” Loretta Napoleoni
Ultimo libro pubblicato da Loretta Napoleoni: “La Morsa“.

Categorie: disinformazione · economia · giustizia · mafia · massoneria
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Blog di Beppe Grillo – Seconda stella, l’Acqua – Riccardo Petrella

23 Aprile 2009 · Lascia un Commento

Blog di Beppe Grillo – Seconda stella, l’Acqua – Riccardo Petrella.

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L’acqua è vita. Privatizzare l’acqua significa mettere la nostra vita nelle mani delle multinazionali, della Borsa, delle stock option, dei dirigenti di partito. Un comune che privatizza l’acqua perde il diritto di rappresentanza dei cittadini. Perché i sindaci privatizzano l’acqua? Chi ci guadagna? Se i cittadini perdono, qualcuno ci deve guadagnare…
I nostri dipendenti non possono alienare le risorse del nostro Comune. Nessuno li ha autorizzati. La vita è nostra e l’acqua pure. Il video di oggi è dedicato a Riccardo Petrella, esperto mondiale dell’acqua.
Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Testo dell’intervento:
“Buongiorno a voi tutti, Lovanio esiste, malgrado l’ignoranza di Beppe Grillo.
Ci sono dei buoni professori a Lovanio. Non io, oramai sono un professore emerito, perché l’età è.. e allora Beppe mi ha domandato di introdurre un pochino una riflessione sul problema dell’acqua. Effettivamente sono stato molto contento di vedere che la Carta di Firenze l’acqua pubblica è al primo posto e direi poi dove applaudire, Beppe.
Partire dall’acqua pubblica significa partire dalla vita pubblica, perché noi lo sappiamo, ci sono tre grandi elementi vitali che sono essenziali e insostituibili per la vita: c’è il sole, c’è l’aria e c’è l’acqua. A partire dal momento in cui si dice che l’acqua è vita, non si può privatizzare l’acqua, è impensabile, è un non senso pensare di privatizzare la vita! Come si fa a privatizzare effettivamente la fonte principale della vita? Quando ero Presidente dell’acquedotto pugliese domandai a Beppe di venire a fare una lezione pubblica con me all’università di Bari. E Beppe scatenò l’entusiasmo di 7. 000 studenti, mai vista questa storia a Bari con tutti questi studenti, sulla lezione dell’acqua che facemmo Beppe e io e Beppe pose la questione: ma come si fa a privatizzare le nuvole? Come si fanno a comprare le nuvole? E allora direi che quest’idea che l’acqua è privata è uno scandalo, perché privatizzare l’acqua non si tratta solo, come dicono i nemici dell’interesse comune, che dicono “ non è vero che privatizziamo l’acqua: privatizziamo il servizio idrico, mentre invece l’acqua resta un bene naturale, un bene comune, un bene pubblico e quanto invece noi privatizziamo è il servizio idrico, è portarvi l’acqua potabile, o portare l’acqua ai contadini o alle imprese” e invece sbagliano, perché noi abbiamo notato ora che, quando si privatizza un servizio idrico, in fondo si risale anche all’acqua in quanto bene comune. Io me ne andai dalla presidenza dell’acquedotto pugliese perché non volli firmare un trattato commerciale con la società di produzione d’acqua Lucana, che voleva vendere l’acqua all’acquedotto pugliese della Puglia.
E questo invece è stata fatto dalla Regione Puglia, la quale ha firmato un contratto bilaterale commerciale con la Lucania, dove la Lucania dice “ l’acqua in Lucania è mia e io la vendo alla Puglia. Che bel progresso che abbiamo fatto! Cioè vale a dire che quando si dice a noi il servizio idrico si privatizza anche l’acqua e si mercifica l’acqua e allora quale è la grande conseguenza? La grande conseguenza della privatizzazione e mercificazione dell’acqua è che significa che noi mercifichiamo la vita e che il diritto alla vita passa allora dal nostro potere di acquisto, se io pago. Ecco perché tutte le nostre società sono preoccupatissime del potere di acquisto, perché noi siamo.. non sono mica i cittadini, noi siamo dei consumatori potenziali il cui potere di consumo dipende dal vostro potere di acquisto: se non abbiamo nessun potere di acquisto non siamo consumatori e quindi non esistiamo neanche come cittadini! Il nostro giudizio va a fallire!
La seconda cosa molto grave della privatizzazione e mercificazione dell’acqua è che allora i comuni – e lì è centrale per voi, per noi ora, con questa battaglia politica – cosa diventano? Cosa diventa un Sindaco? Cosa diventa un membro, un Assessore di un Consiglio Comunale, di una Giunta Comunale? Diventa sempre di più membro di un Consiglio di amministrazione di una società per azioni che gestisce l’acqua. E come Sindaco sparisce, come Assessori spariscono e i rappresentanti delle istituzioni territoriali pubbliche diventano delle specie di Consiglieri di amministrazione di imprese private, abbiamo ucciso il comune! Le istituzioni comunali non esistono più, sono state ridotte a semplici di rappresentanti di imprese, dove ogni segmento di questo comune che si è svenduto va a difendere i propri interessi e vuole il rendimento, vuole dividendi a partire da una gestione che si pretende essere ottimale, perché fa del profitto. Aver accettato la mercificazione del diritto alla vita, aver accettato la trasformazione dei comuni in sorta di Consigli di Amministrazione significa aver distrutto una democrazia e oggi parlare di democrazia non ha senso.
Allora certo che questa privatizzazione non bisogna farla, ma bisogna anche lottare contro una specie dell’acqua pubblica oscena, la chiamerei: cioè vale a dire quell’acqua che è gestita dai comuni e da classi dirigenti che sono oscene, perché gestiscono male. Voi sapete che attualmente, se si guarda tutta la gestione dell’acqua in Italia, più del 70% delle amministrazioni sia dei comuni, sia dei politici e sia delle acque che rappresentano le organizzazioni territoriali responsabili del servizio idrico, sia le imprese, sono tutti fuori norma. Sappiamo che l’Italia è sempre fuori norma, non c’è niente che sia legale, non c’è niente che sia corretto, perché noi tutti siamo furbi: vogliamo ottenere tutto andando sempre contro le leggi, ma sapete che il fatto che più del del 70% delle gestioni dei servizi idrici e della struttura dell’acqua sono fuori norma, significa che i depuratori sono fuori norma e significa che i potabilizzatori sono fuori norma, i pozzi sono fuori norma e la distribuzione dell’acqua è fuori norma. Fuori norma rispetto all’ambiente, fuori norma rispetto alla salute, fuori norma rispetto alla gestione finanziaria buona nell’interesse dei cittadini. Noi siamo fuori norma! L’acqua rivela che noi siamo anormali, non so se vi piace essere anormali!
Allora non siamo dei cittadini, allora è chiaro che bisogno tornare ai comuni, ecco che bisogna rinnovare, rifondare la gestione pubblica, perché non si può accettare che oggi, anche il pubblico, mantenga una capacità media di perdite fisiche, non di perdite amministrative dell’acqua, che supera il 30%. Una gestione pubblica, delle autorità pubbliche che mantengono.. voi sapete che continuiamo in Italia, siamo in primi in Europa in quanto a consumo pro capite quotidiano dell’acqua per usi domestici, 238 litri al giorno: sapete cosa significa questo? Che il 30% di questi 238 litri che ciascuno di noi a casa consuma è per le toilettes, l’italiano ha il grande primato di essere la persona in Europa che usa 72 litri di acqua potabile, potabilissima per accompagnare i nostri stronzetti verso il mare.
72 litri al giorno di acqua potabile, in Tunisia l’uomo medio prende 13 litri, noi consumiamo 72 litri al giorno solo per le toilettes! Quelli che saranno e ci rappresenteranno nei comuni devono battersi per cambiare questo, non bisogna più avere l’acqua per la toilette, che è uno scandalo, i medici ce lo direbbero, perché prendiamo l’acqua per poi portarla alla morte, perché la mettiamo subito nelle discariche, l’acqua potabile che non serve a nulla per le nostre pipì e per le nostre defecazioni! 72 litri al giorno e lo chiamiamo pubblico, questo? E ci consideriamo cittadini?
Altro problema: l’uso dell’acqua pubblica negli usi domestici rappresenta solo il 20% di tutti i prelievi delle acque di Italia, ma circa il 50% nell’agricoltura e sappiamo bene che il 40% di tutta l’acqua utilizzata nell’agricoltura si perde, perché usiamo questo sistema di irrigazione a polverizzazione, si perde! Perdiamo il 40% del 50% dell’acqua che abbiamo in tutta l’Italia per l’agricoltura, stupidamente! E poi finalmente utilizziamo l’acqua per l’industria inquinandola, ne facciamo un uso sprecoso, dilapidatore della risorsa della vita dell’acqua e così, in conclusione, di che cosa trattiamo sia dall’acqua privata che dall’acqua pubblica oscena? Quale è il risultato? Il risultato è che l’Italia ha un capitale idrico, sia di acque di superficie che di acque sotterranee, che poteva essere buono e invece lo stiamo distruggendo. Il numero dei fiumi, fiumicini che sono spariti negli ultimi 50 anni non si conta più, nel Veneto ci saranno ormai due o tre fiumi che restano, il Po sta morendo, è un’arteria vitale dell’acqua che sta morendo! Il Ticino si sta seccando, il Tevere e l’Arno che sono? Non sono dei fiumiciattoli? Stanno sparendo!
I laghi contaminati, il loro livello si abbassa, noi stiamo distruggendo il capitale dell’Italia sul piano della vita e dobbiamo batterci affinché questa cultura dell’acqua in Italia rinasca e San Francesco parlava dell’acqua come sorella. Noi la violentiamo ogni giorno questa sorella. La violentiamo ogni giorno semplicemente perché non ci pensiamo, perché siamo semplicemente così. Ecco, allora ci sono tante, tante cose da fare. Allora io penso che se voi – e si sanno le cose che si devono fare – sarete capaci intervenendo, come abbiamo detto fin da stamani, basta uno di voi in un Consiglio Comunale per fare rinascere questa cultura dell’amore verso l’acqua, questa cultura di fare la pace con l’acqua, perché se non facciamo pace con l’acqua non facciamo pace con la vita, non facciamo pace con noi stessi e non saremo degni di poter permetterci di rappresentare il futuro.

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Blog di Beppe Grillo – Telegramma urgente dall’Abruzzo

18 Aprile 2009 · 1 Commento

Blog di Beppe Grillo – Telegramma urgente dall’Abruzzo.

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Gli edifici pubblici abruzzesi erano delle trappole per topi. Chi li ha costruiti, chi li ha autorizzati, chi non è intervenuto sapendo la verità, chi non ha fatto prevenzione deve essere arrestato per procurata strage. Quali sono i nomi dei politici coinvolti? Chi era alla guida di Comuni, Province e della Regione Abruzzo? Quali erano i ministri competenti?
Questa strage è differente da quelle che l’hanno preceduta. Ora c’è la Rete e giorno dopo giorno si sapranno nomi, cognomi e responsabilità. Il terremoto per loro è appena iniziato.

Telegramma inviato dal sindaco dell’Aquila Massimo Cialente il primo aprile 2009, cinque giorni prima del terremoto a:
- Presidenza del Consiglio dei ministri (dipartimento della Protezione civile)
- Governatore della Regione Gianni Chiodi
- Assessore regionale alla Protezione Civile Daniela Stati
- Prefettura dell’Aquila
In relazione ai gravi e perduranti episodi di eventi sismici il cui inizio risale al 16 gennaio scorso, sotto forma di quotidiano sciame sismico di complessive 200 scosse e oltre, culminato con scossa di quarto grado il 30 marzo scorso, chiedesi urgente e congruo stanziamento di fondi per prime emergenze, nonché dichiarazione stato emergenza ai fini dell’effettuazione dei necessari interventi di ripristino idoneità degli edifici pubblici e privati. Inoltre, si segnalano in particolare gravissimi danni strutturali in due edifici scolastici ospitanti cinquecento alunni“.

Dall’articolo di Ferruccio Sansa da La Stampa:
Se le scosse avessero colpito al mattino, sarebbero morti in mille..
Un’università costruita con la plastica. Come i Lego. E non una facoltà qualunque, ma proprio ingegneria, il regno dei progettisti. A guardare le tonnellate di detriti accumulati davanti alle aule degli studenti si resta di sasso: al posto del cemento armato si trova plastica espansa. Proprio questo avrebbe provocato il crollo che, se i ragazzi fossero stati presenti, era destinato a causare una strage…

Categorie: ambiente · politica
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Blog di Beppe Grillo – Prima stella, l’Ambiente – Maurizio Pallante

17 Aprile 2009 · 1 Commento

Blog di Beppe Grillo – Prima stella, l’Ambiente – Maurizio Pallante.

“Non sarà facile parlare dopo Beppe, comunque farò insieme a voi delle riflessioni a partire da qualche considerazione sulla crisi che stiamo vivendo, una crisi terribile perché somma due aspetti: l’aspetto economico della sovrapproduzione di berci che non si riescono a vendere e l’aspetto ambientale sia dal punto di vista dell’esaurimento delle risorse, sia dal punto di vista delle emissioni inquinanti e in particolare dell’aggravarsi dell’effetto serra.
E’ stata una crisi di sovrapproduzione fin dall’inizio, anche quando la volevamo mascherare come una crisi di carattere finanziario, quando cioè le banche americane prestavano dei soldi per comprare delle case a persone che non avrebbero potuto restituirle e che facevano in questa maniera, sostenevano l’industria dell’edilizia, consentivano di continuare a produrre al di là di quello che il mercato era in grado di assorbire, era una maniera semplicemente di ritardare la crisi di carattere di sovrapproduzione che stava esplodendo. Entrambi gli aspetti della crisi, sia quello economico – finanziario, occupazionale, sia quello ambientale sono dovuti al meccanismo della crescita economica, al fatto che l’economia ha come scopo quello di produrre, ogni anno, quantità sempre maggiori di merci e quindi consuma quantità sempre maggiori di risorse e quindi produce quantità sempre maggiori di rifiuti e quindi mette sul mercato quantità sempre maggiori di merci che non si riescono più ad assorbire, perché tutti quanti abbiamo delle case strapiene di oggetti che potremmo anche per anni non comprare più e continuare ad avere ciò di cui abbiamo bisogno.
La recessione che stiamo vivendo è un’opportunità perché pone freno alla crisi ambientale, non tutto il male viene per nuocere, ci costringe a rimettere in discussione i 50 anni di follia in cui siamo vissuti, a partire dal fatto che c’era una sovrabbondanza di petrolio a prezzo molto basso, ci ha fatto perdere ogni buonsenso nell’affrontare le cose, ogni buonsenso a rapportarci con il mondo, ogni buonsenso a rapportarci tra di noi e nella nostra stessa vita individuale.
C’è una pericolosa illusione in questo momento che si possa uscire dalla crisi rimettendo in moto l’economia con il rilancio della domanda e delle produzioni tradizionali, in particolare l’edilizia e l’automobile. Questa maniera che è quello che stanno facendo oggi, non ha via d’uscita, non ha possibilità di realizzazione per due ragioni: 1) perché i mercati dell’automobile e dell’edilizia sono più che saturi, abbiamo moltissime case vuote, abbiamo delle automobili che non sappiamo più dove mettere e il traffico nelle città è un traffico ormai impossibile; 2) perché non soltanto il mercato di questi prodotti sono saturi, ma sono prodotti estremamente energivori, noi siamo abituati a pensare che l’automobile è energivora perché consuma delle benzina, non siamo abituati a pensare che gli edifici, le case sono energivori e sono più energivori delle automobili, perché soltanto per il riscaldamento in 5 mesi il nostro patrimonio edilizio consuma tanta energia quanto consuma tutto il parco delle automobili e dei camion nel corso di un anno.
Queste scelte non portano da nessuna parte, io che vivo vicino a Torino ne ho la prova provata, si è pensato di lanciare l’economia della città attraverso l’edilizia con le Olimpiadi, il risultato è che abbiamo degli edifici che sono già in degrado, abbiamo degli edifici che hanno dei consumi energetici e la popolazione, i cittadini di Torino si trovano ad avere in questo momento un debito di 6 mila Euro a testa, neonati compresi, se la città vendesse tutto il suo patrimonio edilizio potrebbe pagare la metà dei debiti che ha accumulato e tutto questo si è bloccato, tutta questa spinta dell’edilizia.
Il secondo aspetto ancora più problematico è quello dell’automobile, il 4 luglio del 2007 si lanciavano fuochi d’artificio nel cielo di Torino dicendo che ripartiva l’economia e la produzione attraverso la Cinquecento, sono bastati un anno e 4 mesi per mettere in cassa integrazione tutti i dipendenti della FIAT, queste persone non sanno cosa fare, non hanno una capacità di previsione del futuro minima, neanche di un anno, tentano semplicemente di riproporre quello che si è riproposto nei decenni passati e guardate che non c’è nessuna fantasia, nessuna creatività, avete letto i giornali oggi? Berlusconi come propone di rilanciare l’economia? Attraverso l’edilizia, da una parte incentivando l’edilizia privata per aumentare le cubature, dall’altra incentivando l’edilizia pubblica attraverso le grandi opere.
Neanche la dimostrazione dei fatti li convince che questa strada non porta da nessuna parte, allora cosa occorre fare per uscire? Guardate che anche questo discorso è un discorso che riguarda anche Obama, perché sicuramente c’è un salto di qualità enorme tra Bush e Obama ma non è tutto oro quello che luccica, anche Obama ha un impegno nei confronti dell’automobile e quando si parla di energia, noi mettiamo sempre in evidenza il fatto che parla delle fonti rinnovabili, ma parla anche del nucleare, delle biocombustibili, ma parla anche del carbone pulito, perché siamo sempre nell’ottica di tentare di continuare a produrre quello che si è fatto in passato.
Qual è la strada che invece dobbiamo percorrere? Qual è l’alternativa? E’rimettere in moto il ciclo economico, rilanciare la produzione e l’occupazione con misure politiche finalizzate a ridurre le cause dei due aspetti della crisi, dobbiamo sviluppare delle tecnologie che riducono il consumo di risorse e l’impatto ambientale, queste tecnologie hanno un enorme spazio di mercato perché negli ultimi 50 anni non le abbiamo neanche prese in considerazione e ci consentono di ridare senso al lavoro con attività umana che migliora il mondo, ci consentono di trasformare la crisi in una grande opportunità di cambiamento e di miglioramento che non dobbiamo assolutamente perdere.
Da questo punto di vista ritengo che le liste civiche che si presenteranno alle elezioni, dovranno porre alla centralità del loro programma lo sviluppato di iniziative, di misure che consentono di sviluppare queste tecnologie finalizzate a ridurre il consumo di risorse, finalizzate a ridurre l’impatto ambientale, gli enti locali possono fare molto da questo punto di vista.
Faccio degli esempi semplici: l’energia, dobbiamo porci l’obiettivo di ridurre i consumi energetici almeno del 50%, noi abbiamo degli sprechi che arrivano al 70, all’80% dell’energia, non ha nessun senso che una civiltà si chiami tecnologicamente avanzata con queste performance così negative! Come possono gli enti locali ridurre i consumi di energia, il primo punto è fare una diagnosi energetica dei loro edifici e mettere a posto i loro edifici perché non hanno nessun diritto di dire alla gente di comportarsi bene, se non sono i primi a comportarsi bene!
Ci sono degli amministratori pubblici che hanno fatto la diagnosi energetica di tutti i loro edifici, sono in grado di sapere quanto consumano e quanto sprecano e sono in grado di intervenire per metterli a posto anche di seconda battuta, se devono rifare un tetto per ragioni che devono farlo di per sé stesso, le opere di manutenzione straordinaria, nel momento in cui si sa quanto spreca un edificio, possono, con una integrazione di costi, diventare delle opere che riducono i consumi a parità di servizi finali.
Basta a quel punto semplicemente l’extracosto in più del materiale maggiormente efficiente, tanto gli operai devo metterli, tanto il tetto devo scoperchiarlo, tanto i ponteggi devo metterli, con piccolissimi costi la manutenzione straordinaria può diventare una grande occasione di occupazione e di riduzione dell’impatto ambientale.
Il secondo punto, una volta messa a posto casa propria sono i regolamenti edilizi, ogni ente pubblico può fare un regolamento edilizio, un allegato energetico in cui dice: nel mio territorio comunale non si possono più costruire case o non si possono più ristrutturare le case esistenti se consumano più di 7 litri al metro quadrato all’anno, che è la misura massima consentita in Alto Adige, in Germania e in altri paesi europei. Devono, sempre per rilanciare l’occupazione e la produzione di queste tecnologie, favorire lo sviluppo di società che si chiamano Energy Service Company, società che fanno le ristrutturazioni energetiche a loro spese e che si ripagano incassando, per un certo numero di anni, il risparmio energetico che riescono ad ottenere, si tratta di mettere in moto un gigantesco trasferimento di denaro, di soldi che oggi spendiamo per comprare petrolio all’estero, per pagare salari e stipendi alle persone che ci consentono di ridurre il consumo di acquisto di petrolio dall’estero, è una maniera di rilanciare l’economia e di autofinanziare questo tipo di progetti. Bisogna dire: no a ogni tipo di centrale, in più che venga proposta nel nostro territorio!
Le fonti rinnovabili che noi sosteniamo come seconda misura dopo la riduzione dei consumi devono essere fatti su piccoli impianti per autoconsumo degli edifici, come diceva prima Beppe, non abbiamo bisogno di grandi centrali, ma abbiamo bisogno di tanti cittadini che si autoproducono la loro energia e che vengono mettendo in rete le eccedenze quando hanno delle eccedenze. Un’altra misura molto importante e che andrà nei Consigli Comunali, è proporre il pagamento del riscaldamento nei condomini a consumo o non a forfait, perché se il riscaldamento viene pagato sui millesimi dell’appartamento, non c’è nessun incentivo da parte delle persone a metterle a posto, se viene pagato a consumo invece, se qualcuno fa delle opere di ristrutturazione per consumare di meno, si ripaga questo lavoro attraverso una riduzione del consumo di fonti fossili.
Si tratta di trasformare i risparmi in salari e stipendi per un sacco di persone che hanno delle competenze che sono a spasso in una maniera che è inaccettabile da un punto di vista civile!
Un ultimo elemento è che si parla molto di biocombustibili, di un’agricoltura finalizzata a produrre dei biocarburanti, nessuno parla del fatto che alcune forme di agricoltura possano essere utilizzate per produrre dei materiali che consentono di ridurre i consumi di energia e non di implementare l’offerta di energia, per esempio ci sono delle esperienze molto interessanti sul fatto che si può usare la canapa per fare la coibentazione delle case, oppure voi pensate che abbiamo oggi la lana delle pecore che non è particolarmente raffinata, che viene considerata rifiuto speciale e viene portata in discarica a dei prezzi molto alti, con questa lana si possono fare dei cappotti nelle intercapedine delle case per diminuire i consumi, si riducono i rifiuti, si riducono i consumi di energia, si riduce l’impatto ambientale, si creano dei posti di lavoro.
Secondo punto, è l’uso del territorio, bisogna dare uno stop all’espansione dei piani regolatori, non si deve più costruire neanche un centimetro quadrato di terreno agricolo!
Guardate che in questa maniera non si blocca l’occupazione, non si blocca l’edilizia, si indirizza l’edilizia a ristrutturare l’esistente, abbiamo costruito 50 anni in una maniera vergognosa, abbiamo da mettere a posto disastri fatti da 50 anni, c’è un mare di lavoro da fare, una misura di questo genere costringe tutti coloro che lavorano nell’edilizia a implementare la loro professionalità per rimettere a posto guasti che si sono fatti per costruire in una maniera più rispettosa dell’ambiente!
Sempre per quanto riguarda l’uso del territorio, già Beppe lo diceva, la riqualificazione dell’esistente, non si deve costruire del nuovo ma rimettere a posto, abbattere se è necessario e ricostruire in maniera più decente, ma la riqualificazione del verde urbano ha un’importanza che noi spesso sottovalutiamo perché pensiamo che sia qualcosa da fare, qualche viale alberato, da fare qualche giardinetto, invece va riequilibrato il rapporto tra organico e inorganico nelle città, perché se noi sviluppiamo il verde in maniera significativa e non soltanto per abbellimento, abbiamo 3 risultati fondamentali: 1) le aree verdi assorbono l’acqua e consentono di riempire le falde freatiche, le aree impermeabilizzate fanno disperdere l’acqua, noi aumentiamo i consumi di acqua e diminuiamo contemporaneamente attraverso l’asfaltatura, attraverso la cementificazione la capacità delle falde freatiche di riempirsi, quindi questo è il primo elemento. 2) perché il verde urbano abbassa la temperatura dei microclimi delle città che sono di 3 o 4 gradi superiori ai microclimi delle zone circostanti. 3) perché una forestazione urbana consente di assorbire la Co2 e quindi di ridurre anche l’effetto serra e di ridurre anche l’innalzamento climatico!
Occorre percepire a pieno l’importanza dell’uso del verde nelle città. Altro punto fondamentale è quello dei rifiuti, ci sarà una relazione specifica, quello che voglio dire soltanto è che dobbiamo cominciare a impostare quelli che di noi andranno nelle amministrazioni comunali, il problema dei rifiuti da un punto di vista economico, perché è l’unica maniera di affrontarlo anche da un punto di vista ecologico, se diminuiscono i rifiuti, se si recuperano le materie prime secondarie che contengono, si ha un risparmio sui costi di conferimento allo smaltimento, se non porto un chilo in discarica perché non l’ho prodotto, o perché l’ho riciclato ho un risparmio del costo in discarica o dell’incenerimento, ma se non lo porto allo smaltimento, vuole dire che lo sto vendendo a qualcuno che ne fa una materia prima secondaria.
Per cui la raccolta differenziata, la riduzione di rifiuti devono consentire agli enti pubblici di ridurre i costi che oggi sostengono le popolazioni, la cittadinanza per i rifiuti e addirittura di farli trasformare in un introito per accrescere i proventi del loro bilancio, cosa necessaria per sostituire la tendenza suicida a riempire il bilancio svendendo il territorio come stanno facendo in questo periodo.
Sulle questioni tecniche ci sarà un’altra rela

Poi i comuni possono entrare anche nel piano della politica economico – occupazionale, si parlava delle filiere corte, bisogna valorizzare i prodotti del territorio, non è più concepibile che si facciano fare tutti questi chilometri dai prodotti perché è una questione che crea impatto ambientale che aumenta l’effetto serra e che toglie occupazione delle persone perché andiamo a supersfruttare dei lavoratori di popoli anche lontani che non vengono pagati per il giusto e che ci consentono di avere questi materiali che non fanno bene e non fanno tanto bene quanto costano poco!
Bisogna aumentare gli acquisti verdi da parte dei comuni, di prodotti in maniera ecocompatibile oltre che vicini dal punto di vista territoriale, bisogna che i comuni gestiscono in maniera seria i rifiuti organici delle mense scolastiche, ci sono degli sprechi che gridano vendetta al cospetto di Dio, ci sono delle quantità di cibo che vengono buttate impressionanti, questo cibo non può… vengono buttati interi plateau di materiale non toccato per chissà quale motivo sanitario che viene accampato, quando questo cibo potrebbe nutrire moltissime persone che hanno bisogno!
Quello che non può essere utilizzato per questo scopo, deve essere utilizzato per fare del compostaggio per arricchire di sostanza organica i suoli. Bisogna valorizzare un massimo le popolazioni contadine, dei piccoli contadini di prossimità e favorire il fatto che possano vendere i loro prodotti nelle città, superando tutti gli obblighi burocratici, partite Iva etc., perché sono comprensibili per le grandi aziende, ma per il piccolo contadino, azienda familiare non sono comprensibili.
Guardate che questo fenomeno dei mercati contadini, delle filiere corte è un fenomeno che sta avendo un grande sviluppo dappertutto, in tutti i paesi industriali avanzati, bisogna che chi di noi va nelle istituzioni, favorisca questo tipo di processo.
Due cose ancora e poi ho finito: la questione del traffico, bisogna da questo punto di vista impedire che vengano costruiti i parcheggi nei centri storici, fare parcheggi dei centri storici significa attivare del traffico nelle città, bisogna impedire che vengano fatti i parcheggi negli edifici di uffici e di fabbriche, perché questo significa incitare le persone ad andare a lavorare con l’automobile e non con i mezzi pubblici e bisogna trovare delle forme di mobilità alternativa, una delle cose fondamentali, non so per quale motivo sono stati tolti dalla circolazione sono i filobus, il mezzo di trasporto ecologico per eccellenza perché è un mezzo elettrico che non ha tutto il peso dalle batterie e prende l’elettricità dalla rete, il filobus è stato cancellato dalle nostre città, bisogna reintrodurre i filobus e meglio ancora sarebbe ancora reintrodurre dei filobus che prendono corrente, non da una linea aerea, ma da sotto l’asfalto perché se si ha l’alimentazione elettrica sotto l’asfalto, come si alimentano i filobus, si possono alimentare anche delle automobili elettriche che non hanno le batterie, bisogna affiancare ai mezzi pubblici collettivi una flotta di automobili pubbliche a uso privato che possono essere prese con una scheda pre-pagata, scaricabile e che possano essere lasciate dove una persona deve arrivare e che possano essere riutilizzate da altre persone.
Se l’elettrificazione avvenisse sotto l’asfalto, potremmo alimentare in maniera elettrica non soltanto dei pullman ma anche una flotta di auto pubbliche a uso privato.
Ci sono anche altri sistemi che dovremmo prendere in considerazione, in particolare c’è un gruppo di persone a Rimini che sta sperimentando un sistema di si chiama Jungo che è un sistema di autostop con tessera, questo consente di ridurre moltissimo il traffico, lo sta sperimentando questo sistema Jungo la Provincia di Trento, dovremmo analizzarlo con maggiore attenzione.
Infine il discorso dell’acqua, sul fatto che l’acqua deve essere pubblica penso che non dobbiamo neanche più discutere perché è una cosa talmente evidente e giusta che non dovremo più spenderci parole, ma non basta questo, credo che dovremo impegnarci molto per la riparazione degli acquedotti, noi abbiamo gli acquedotti che perdono fino al 40% di acqua, pompiamo l’acqua e la perdiamo, dobbiamo fare in maniera di non disperdere questa acqua e quindi un grosso impegno in questa direzione.
Credo che delle aziende che lavorino in una logica tipo delle Esco (Energy Service Company) possono supportare i comuni in questo tipo di iniziativa, mettere a posto gli acquedotti e guadagnare sul risparmio idrico conseguente al loro intervento, penso che una miriade… mi auguro che sia la più possibile la presenza di liste civiche nei nostri comuni perché non ci vuole molto, basta uno, due Consiglieri comunali, di fronte al vuoto uno o due Consiglieri comunali riescono a prendere le redini della situazione e a portare gli altri sulla propria strada perché questi non hanno idee, non sanno cosa fare!
Anche se il risultato elettorale dovesse essere limitato, sappiate che ognuno di noi che andrà in un Consiglio Comunale, vale per 10, perché l’importante è che abbia le idee chiare, che sappia fare delle proposte costruttive, che sappia trascinarsi dietro gli altri e credo che questa nostra presenza negli enti locali non soltanto può migliorare le condizioni di vita dei comuni in cui viviamo, ma possa dare una spinta molto grossa, più in generale per uscire dalla crisi con un recupero di occupazione qualificata, di senso del lavoro, di miglioramento dell’ambiente e quindi trasformare il pericolo che stiamo vivendo in una grande opportunità di cambiamento, grazie e arrivederci!”

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Blog di Beppe Grillo – La Boss(ol)i Tax

16 Aprile 2009 · Lascia un Commento

Sono senza parole… via, questo governo non merita nulla…

Blog di Beppe Grillo – La Boss(ol)i Tax.

Il Governo prevede l’una tantum per l’Abruzzo a carico dei contribuenti per circa 500 milioni. Il mancato accorpamento del referendum sulla legge elettorale con le elezioni europee ci costerà circa 460 milioni. Perché lo psiconano non chiede l’una tantum alla Lega, invece che agli italiani?
Boss(ol)i vuol fare fallire il referendum sulla nuova legge elettorale. Per questo non lo vuole lo stesso giorno delle europee. Affinché non sia raggiunto il quorum. Per impedire alla volontà popolare di pronunciarsi viene imposto un pizzo di 460MILIONIDIEURO. Pagare per non votare, mai successo prima.

Categorie: berlusconi · economia · politica
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Blog di Beppe Grillo – Stiglitz e Le Liste Civiche

15 Aprile 2009 · 1 Commento

Blog di Beppe Grillo – Stiglitz e Le Liste Civiche.

Stiglitz e Le Liste Civiche

Joe Biden e la creazione di posti di lavoro “verdi”
(2:21)

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Mi scrive Joe Stiglitz, premio Nobel per l’economia. Stiglitz appoggia l’idea del movimento dal basso e le Liste Civiche per i Comuni a Cinque Stelle. E’ una grande notizia!
La parola crisi è la più usata per definire questo momento storico. E’ però una delle più inappropriate. Si dovrebbe parlare di cambiamento della società, della produzione, del concetto stesso di produzione. La democrazia rappresentativa con la delega in bianco è un relitto del passato che andrà ad aggiungersi ai numerosi “ismi” in soffitta. Quello che ci aspetta non è ancora chiaro, ma il cambiamento sarà di sistema, riguarderà ogni cosa. Ognuno deve diventare rappresentante di sè stesso. Partecipare in prima persona allo sviluppo della società in cui vive. Disponiamo di un solo pianeta e di una sola vita. Il resto è niente. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Dear Beppe,
in questo momento siamo di fronte a due crisi: una crisi finanziaria globale ed una persino più profonda, climatica, i cui effetti ci potrebbero sembrare più distanti, ma che in realtà dipendono da ciò che facciamo ora.
Queste crisi hanno le loro cause sia nelle storture a livello finanziario che nel cambiamento climatico, si possono risolvere solo se i cittadini sono coinvolti direttamente. Da parte mia, ho sempre ritenuto che i cambiamenti sociali ed economici fossero possibili solo da un movimento popolare dal basso.
Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama ha fatto questo impostando larga parte della sua campagna con il rapporto diretto con la cittadinanza attraverso internet e lanciando poche settimane fa la sua “rivoluzione verde”. Questo cambiamento può assumere altre forme di partecipazione dal basso attraverso il coinvolgimento diretto dei cittadini. Una novità molto importante è quella che mi raccontano i miei collaboratori italiani: attraverso la rete del tuo blog si stanno formando liste civiche locali con l’obiettivo di iniziare a modificare il modo di vivere, produrre e consumare. I cittadini si organizzano direttamente ed orizzontalmente utilizzando la rete e partendo dal livello amministrativo a loro più vicino.
Per uscire della crisi climatica e finanziaria bisogna puntare sul risparmio e l’efficienza energetica. Pensiamo alle centinaia di migliaia di posti di lavoro che si possono creare ristrutturando secondo i canoni di efficienza e risparmio energetico gli edifici privati e pubblici. Secondo un recente lavoro del Peterson Institute, spendendo 10 miliardi di dollari (7,9 miliardi di euro) per isolare termicamente le abitazioni USA, potremmo creare più di 100.000 posti di lavoro tra il 2009 e il 2011, portando un beneficio duraturo all’economia stimato da 1,4 a 3 miliardi di dollari tra il 2012 e il 2020.Accanto allo sviluppo delle nuove tecnologie e delle fonti rinnovabili attraverso una economia sempre a minor impatto di anidride carbonica e fumi inquinanti, occorre porre l’obiettivo di “rifiuti zero”, cioè programmi che prevedano il riciclo totale dei materiali e la non produzione di rifiuti. Una via intrapresa da grandi metropoli della California che può portare benefici economici, lavorativi, ambientali.
Guardo con grande attenzione a questa vostra novità nella speranza che possa offrire una nuova prospettiva di equo benessere per il futuro di tutti. Un abbraccio.” Joe Stiglitz

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