Ho visto cose che voi umani…

Voce marcata come ‘economia’

Vertice Fao – Lotta alla fame senza i grandi | Pietro Orsatti

15 Novembre 2009 · Lascia un Commento

Fonte: Vertice Fao – Lotta alla fame senza i grandi | Pietro Orsatti.

Editoriale su Terra
di Pietro Orsatti

Loro non ci saranno. Nonostante le promesse, nonostante i tiepidi impegni presi durante il de L’Aquila. I “grandi” della Terra, da Obama a , dalla Merkel a Brown, al vertice mondiale sull’alimentazione della Fao, che inizia domani, non verranno. A parlare di fame ci saranno soltanto gli affamati e i presunti “cattivi”, i Gheddafi e gli , gli iraniani e i coreani e così via. Sono passati meno di due anni dalla grande “crisi dei cereali”, dai più di duecentomila morti di fame in pochi mesi che si aggiunsero alla già terrificante annuale mondiale. Due anni dalle sommosse in tanti Paesi dell’Africa, dell’ e dell’Asia. Per il pane. Si scoprì, fin da subito, che la crisi era artificiale, causata da operazioni speculative finanziarie sul prezzo dei cereali, epicentro Chicago. Duecentomila morti, sommosse, repressioni, qualche conflitto e qualche Paese destabilizzato da un pugno di broker senza scrupoli. Non bastavano le crisi ambientali e alimentari causate dai cambiamenti climatici (ormai Onu, Fao, Pam e Undp hanno legato i due problemi strettamente senza temere di essere smentiti); non bastavano i conflitti e la desertificazione di intere aree del pianeta per ottenere il nuovo oro verde, i biocarburanti ottenuti da coltivazioni intensive e distruttive di palma, colza, canna da zucchero; non bastava la e che ha aperto una lunga fase di recessione mondiale. Ci mancavano solo gli speculatori di Borsa. L’ultimo vertice della Fao sull’alimentazione si chiuse con un nulla di fatto, una dichiarazione non impegnativa per i Paesi aderenti, generica, che ovviamente rimase solo sulla carta. Oggi ci si ripresenta a a ranghi ridotti, senza la presenza di quelli che contano. E l’Agenzia dell’Onu ne è talmente consapevole che lancia un non ai governanti delle nazioni ricche, ma ai cittadini. Un impegno chiesto a ogni singolo cittadino del pianeta. Quello di sottoscrivere una ai grandi della Terra perché si impegnino a finanziare un programma straordinario contro la fame. Servono, dice la Fao, 44 miliardi di dollari di aiuti allo sviluppo all’anno per affrontare l’emergenza alimentare che riguarda circa un quinto della popolazione mondiale. E poi azioni concrete di sviluppo ed equità e scelte chiare sull’ e sui cambiamenti climatici. E ancora, Onu e Fao sono arrivate a lanciare, come una qualsiasi Ong e non come agenzie internazionali, uno della fame. Di 24 ore. Uno a cui ha aderito anche il segretario generale delle Nazioni unite Ban Ki-moon. Solo pubblicità, solo un atto simbolico, facile demagogia? Forse, ma il segnale è chiaro. La fame è un problema di tutti e va imposto nelle agende dei vari governi. Questo il messaggio della vigilia del vertice di , in attesa che qualche “cattivo” o qualche gaffeur nostrano non distolga l’attenzione dal tema del giorno: la lotta alla fame nel mondo.

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Il digiuno del direttore Fao “Facciamo di più contro la fame” – esteri – Repubblica.it

14 Novembre 2009 · Lascia un Commento

Il digiuno del direttore Fao “Facciamo di più contro la fame” – esteri – Repubblica.it.

ROMA – Il direttore generale della Fao, Jacques Diouf, dalle 20 di ieri sera ha iniziato uno sciopero della fame di 24 ore per “sensibilizzare l’ opinione pubblica sul problema dell’insicurezza alimentare” in vista del vertice della Fao che si aprirà lunedì. Lo ha annunciato lo stesso Diouf intervenendo al forum della società civile per la sovranità alimentare dei popoli riunito alla Città dell’altra economia.

“Nel mondo ci sono ormai un miliardo di persone che vivono in condizioni di sottoalimentazione e ogni sei secondi muore un bambino – ha detto Diouf – noi siamo a Roma perché vogliamo creare le opportunità per aggredire il più fondamentale dei problemi per il genere umano: la fame”.

Diouf, che la scorsa notte ha dormito all’ingresso del palazzo della Fao a Roma su un materasso di gommapiuma come atto dimostrativo “per spronare i governi a fare di più per contrastare la fame nel mondo”, ha lanciato un appello “a tutti gli uomini di buona volontà ad aderire allo sciopero della fame”.

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ComeDonChisciotte – ESTULIN: IL G-20 SI RIUNISCE IN SCOZIA QUESTA SETTIMANA PER SCARICARE IL DOLLARO USA

11 Novembre 2009 · Lascia un Commento

Fonte: ComeDonChisciotte – ESTULIN: IL G-20 SI RIUNISCE IN SCOZIA QUESTA SETTIMANA PER SCARICARE IL DOLLARO USA.

L’autore di best-seller Daniel Estulin afferma che la questione centrale che verrà discussa questa settimana al meeting dei Ministri delle Finanze e dei Governatori delle Banche Centrali, organizzato a St. Andrews in Scozia, sarà come far crollare l’attuale sistema finanziario mondiale scaricando il dollaro.

Prima di tutto, Estulin ha raccontato che quest’iniziativa è stata decisa nell’ultimo incontro del Gruppo Bilderberg, tenuto a maggio in Grecia. Estulin afferma che la riuscita o il fallimento di questo piano bieco dipenderà dalla capacità dei rappresentanti di USA e Regno Unito di convincere i governi russo, cinese e altri ad accettare il progetto.

Estulin sostiene che se i cospiratori hanno successo, una svalutazione così immediata del dollaro condurrebbe al tracollo dell’economia mondiale attraverso un collasso a catena dell’intero sistema finanziario globale. Come discusso nel conclave top-secret del Gruppo Bilderberg a maggio scorso, questo crollo verrebbe utilizzato come scusa per lanciare un nuovo sistema monetario mondiale. I leader del G-20 sono consapevoli che chi guida i mercati monetari, il sistema monetario, controlla il mondo. Ecco perché oggi il mondo è governato per mezzo di un sistema dominato da una singola valuta e non da sistemi di credito nazionali.

Una grave crisi colpirebbe ogni angolo della Terra e sarebbe il preludio a instabilità, guerre e ostilità generalizzate a livello finanziario, geografico e geopolitico, interessando così non solo determinati paesi, ma società, culture e interi continenti. Una tale crisi potrebbe portare a un consolidamento del sistema monetario mondiale.

Estulin dichiara che la creazione della nuova valuta mondiale è il vero significato della globalizzazione, che non è altro che un impero. È la distruzione dello stato-nazione, la degradazione delle libertà nazionali individuali e la depredazione dei diritti civili.

Far cadere il dollaro, innanzitutto, è un assalto alla struttura dell’economia americana verso la creazione di una “Azienda Globale”. Quest’idea, dice Estulin, fu inizialmente discussa alla riunione del Gruppo Bilderberg nell’aprile del 1968, tenuto a Mont Trembland in Canada, da George Ball, un banchiere di Lehman Brothers ed ex sottosegretario agli affari economici sotto i Presidenti John Kennedy e Lyndon Johnson.
L’obiettivo di quest’Azienda Globale, nelle parole di Ball, era di “eliminare l’arcaica struttura politica dello stato-nazione” in favore di una più “moderna” struttura aziendale. Ball chiese anche una maggiore integrazione in Europa, e poi nel resto del mondo, come prerequisito per allargare i poteri di un’Azienda Globale, ponendo così i finanzieri sullo stesso livello dei governi.

Secondo Estulin quest’iniziativa, ovvero l’abbandono del dollaro come moneta internazionale, è il vero intento del meeting del G20 del 6 e 7 novembre a St. Andrews, in Scozia, già luogo della conferenza Bilderberg del 1998.

Fonte: www.prweb.com
Link: http://www.prweb.com/releases/G-20/US_Dollar/prweb3150584.htm
3.11.2009

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di LUCA PAOLO VIRGILIO

Categorie: economia · massoneria · nuovo ordine mondiale
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Scarpinato: “Lo scudo fiscale rischia di consentire il riciclaggio di capitali mafiosi”

11 Novembre 2009 · Lascia un Commento

Fonte: Scarpinato: “Lo scudo fiscale rischia di consentire il riciclaggio di capitali mafiosi”.

Lo dice il procuratore aggiunto di Palermo, Roberto Scarpinato, parlando dell’affievolimento degli obblighi di segnalazione antiriclaggio previsto per la sanatoria dei capitali illecitamente esportati all’estero. “Si è aperto un varco attraverso il quale possono essere riciclati capitali di mafia”, dice Scarpinato, commentando con Reuters il senso di alcune sue dichiarazioni rese alla stampa.

“Tutto questo avviene perché è stato cancellato l’obbligo di segnalazione di dichiarazione sospetta. Mi chiedo perché, tenendo conto che chi fa rientrare i capitali per motivi fiscali non ha niente da temere dalla visibilità dello scudo fiscale, in quanto gode di immunità fiscale e penale”.

Il magistrato si riferisce alla parte della circolare applicativa sullo scudo, diffusa dall’Agenzia delle entrate il 10 ottobre, che sospende l’obbligo in capo alle banche di segnalare operazioni sospette di riciclaggio per i reati sanabili, vale a dire reati fiscali e societari. L’obbligo resta intatto per i reati di mafia e terrorismo.

Secondo Scarpinato esiste però un secondo punto critico: “Nella circolare dell’Agenzia si è stabilito che l’operatore bancario non può rilevare il sospetto esclusivamente dall’entità della somma scudata. Il criterio da seguire è la sproporzione tra la somma scudata e il profilo economico del cliente. Il caso del piccolo artigiano che scuda duecento milioni”.

“Tuttavia, l’operazione dello scudo si può fare anche allo sportello, alla cassa, da parte di persone che non sono clienti conosciuti dalla banca. Quindi come si fa rilevare la sproporzione tra somma e profilo del cliente?”, dice il magistrato.

Partito a metà settembre, lo scudo fiscale consente a chi ha nascosto capitali al fisco depositandoli all’estero di regolarizzare la sua posizione pagando un’aliquota del 5% entro il 15 dicembre. Secondo Agenzia delle entrate e Guardia di Finanza, ammontano a 300 miliardi le attività oggetto di potenziale sanatoria.

Incontrando i senatori di maggioranza la scorsa settimana, il ministro delll’Economia Giulio Tremonti ha detto di aspettarsi dallo scudo un gettito di 3 o 4 miliardi che corrisponde ad attività del valore di 60-80 miliardi.

Scarpinato chiede di coniugare le esigenze di cassa dello Stato con il contrasto al riciclaggio e fa degli esempi concreti per spiegare come lo scudo possa intralciare l’attività dei magistrati.

“Sostanzialmente come si fa a sapere se un’impresa è a partecipazione mafiosa? Un’impresa ha una sua storia, una sua attività. Ad un certo punto investe capitale mafioso. Per verificare questo facciamo l’analisi dei bilanci e la nostra ipotesi è che a un certo punto sono stati immessi capitali non compatibili con la storia dell’impresa, i suoi ricavi, il suo fatturato”.

“Se noi andiamo dall’impresa, l’imprenditore ci dice che i capitali sono frutto di evasione e sono stati sanati con lo scudo”, continua il magistrato. “A quel punto noi vogliamo vedere le scritture contabili e l’imprenditore ci dice che le scritture sono state distrutte perché con lo scudo si copre anche il reato di occultamento e distruzione delle scritture contabili, reato punito fino a cinque anni di reclusione”.

Non si comprende perché sia stato abolito l’obbligo di segnalare le operazioni sospette. Come magistrato che si occupa di indagini antiriclaggio mi trovo privato di uno strumento importante che in passato ci ha consentito di svolgere importanti indagini”, dice Scarpinato.

“L’Europa, con una direttiva, ha imposto l’obbligo di segnalazione sospetta. Si pensi che con i precedenti due scudi sono arrivate meno di 100 segnalazioni e nessuna riguardava la Sicilia, quando ogni anno le segnalazioni sono alcune migliaia”, conclude Scarpinato.

Categorie: economia · giustizia · mafia · politica
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ComeDonChisciotte – IL FIUME DI COCA CHE INQUINA L’ECONOMIA

11 Novembre 2009 · Lascia un Commento

ComeDonChisciotte – IL FIUME DI COCA CHE INQUINA L’ECONOMIA.

DI GUIDO GENTILI
ilsole24ore.com/

Abbiamo conosciuto in Italia l’economia “drogata” dall’inflazione, come negli anni 70. E abbiamo sperimentato riprese effimere “drogate” dalla svalutazione del cambio della lira. Ma nessuno aveva previsto, in generale, che una “droga” propriamente detta, nel caso specifico la cocaina, potesse avere un ruolo significativo nella crisi da “finanziarizzazione estrema” che ha portato il mondo sull’orlo del baratro. Né, tantomeno, qualcuno aveva previsto che il consumo di cocaina sarebbe divenuto, in Italia, un problema che attraversa l’intera società, comprese le sue classi dirigenti.

Invece questa è la realtà, scomoda e terribile quanto si vuole, che non serve però nascondere né derubricare come fenomeno che “c’è sempre stato, in fondo”. Vero: la storia italiana è piena di scandali e scandaletti del genere a metà strada tra cronaca nera e di costume. Ma ormai da diversi anni il fenomeno è cresciuto a tal punto da essersi radicato in pianta stabile in tutti (nessuno escluso) i circuiti decisionali e professionali che contano. Ne è scaturito così un sistema grigio a bassa affidabilità, in buona parte sommerso e in parte sulla soglia dell’emersione, che esercita una sorta di codice di selezione al contrario e condiziona il sistema di relazioni inquinate, appunto, dal fattore cocaina.

Possibile? Dati e autorevoli analisi lo confermano. È di due giorni fa l’allarme lanciato dal capo dipartimento sulle dipendenza dalle droghe della clinica universitaria di Ginevra: ormai si ricoverano a decine i banchieri, gli operatori di piazze finanziarie e i professionisti su cui si esercita la pressione delle performance.

Qualche mese fa, Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Mario Negri di Milano, ha spiegato che «l’uso della cocaina (che crea un’alterazione nella percezione del rischio) da parte di operatori del mondo della finanza può aver avuto un ruolo nel dispiegarsi della crisi». Nel suo recente libro Un fiume di cocaina, lo psichiatra Furio Ravera disegna scenari, purtroppo verosimili, da apocalisse bianca e fa capire quanto chi consuma questa droga è inserito nella società e impone modelli d’azione temerari.

Dalla metafora alla realtà, il Po – segnalava già nel 2005 l’Istituto Negri – è “un fiume di cocaina”, tanto è pieno dei residui delle “piste”. Quattro anni fa, il Cnr stimava in 4,2 miliardi i costi del consumo di coca. Mentre nel 2007 l’Osservatorio della Regione Lombardia diretto da Riccardo Gatti prevedeva entro il 2010 un aumento dei consumatori di cocaina del 40 per cento. E Milano, in dose giornaliere per mille abitanti, supera Londra e Lugano.

Qualche giorno fa Gatti è tornato sul tema. Affermando che a Milano la classe dirigente è prigioniera della droga (cocaina ed eroina) e del giro che la smercia : «È una società civile in ostaggio e potenzialmente sotto continuo ricatto», e la prevenzione deve essere fatta anche in azienda, «perché lì sta la classe dirigente della città».
Fanno impressione i numeri. Ma colpisce soprattutto quella “società civile in ostaggio”. A Milano, stando alla denuncia di Gatti: però chi potrebbe dire, oggettivamente, cose diverse per Roma? Responsabilità (d’impresa e della politica) vorrebbe che sulla società “in ostaggio” s’accendesse un faro di luce e di consapevolezza.

Guido Gentili
Fonte: www.ilsole24ore.com/
Link: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/10-novembre-2009/coca-fiume-inquina-economia.shtml?uuid=db351f6c-cdc9-11de-b9f0-3e218276b82d&DocRulesView=Libero
10.11.2009

Categorie: economia · mafia · politica
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ComeDonChisciotte – LO SPECCHIO DEGLI INGANNI: “DEBITO PUBBLICO” E DISTRUZIONE DELLO STATO

7 Novembre 2009 · Lascia un Commento

ComeDonChisciotte – LO SPECCHIO DEGLI INGANNI: “DEBITO PUBBLICO” E DISTRUZIONE DELLO STATO.

DI ALDO BRACCIO
cpeurasia.org

Il “debito pubblico” è frutto della rinuncia alla sovranità monetaria da parte dello Stato… Le previsioni di autunno degli analisti della UE, appena ufficializzate, parlano di un PIL italiano al – 4,7 % a fine anno, un risultato ben peggiore del – 1 % del 2008 e del + 1,6 % del 2007. Tuttavia un’inversione di tendenza è attesa nel prossimo futuro: + 0,7 % nel 2010 e + 1,4 % l’anno successivo. Il calo delle esportazioni (- 20 % a fine anno, nelle previsioni) determinerà comunque – per gli analisti – un consolidamento del tasso di disoccupazione, da 7,8 % a fine 2009 a 8,7 % nel 2010 e nel 2011. I dati pubblicati il 30 ottobre da Eurostat, l’ufficio statistico della UE, confermano la grave emergenza della disoccupazione: nei sedici paesi che hanno adottato l’euro essa è passata dal 7,7 % di un anno fa al 9,7 % attuale.

Gli autori del rapporto non mancano di lanciare il consueto appello apparentemente tecnico e di buon senso ma in realtà devastante per l’autentico sistema economico/produttivo e soprattutto per la sopravvivenza del residuo sistema di protezione sociale: il debito pubblico rimane molto alto (quest’anno è pari al 114,6 % del PIL, nel 2010 sarà al 116,7 % e nel 2011 al 117,8 %) e le debolezze strutturali, come l’alto debito pubblico, continueranno a pesare sull’economia italiana. Pertanto, l’Italia – ma il discorso è esteso, ovviamente, agli altri paesi europei – è invitata ad affrontare tali debolezze, mettendo in campo politiche tese ad arginare il debito e la crescita della spesa pubblica.

Facciamo un salto al di là dell’oceano, nella casa-madre del mondo occidentale: il PIL statunitense è aumentato di oltre tre punti e mezzo percentuali di crescita, ma – scrive da New York Elena Molinari, corrispondente di “Avvenire” – “il prezzo pagato per uscire dalla crisi è troppo alto, e le conseguenze saranno pesanti. Un dato per tutti: nel 1991 il debito pubblico Usa era pari al 56 % del PIL. Nel 2010, secondo alcune stime, sarà quasi equivalente al prodotto interno lordo nazionale: circa 14.500 miliardi di dollari (…). Ma se il debito va ridotto, per non finire nel circolo vizioso di interessi alti, inflazione e svalutazione del dollaro, come lo si ripaga? Tagliando i servizi o aumentando le tasse”.

Debito pubblico o Stato sociale: bisogna sapere che questa è l’alternativa fondamentale, e che occorre scegliere.
Il “debito pubblico” (le virgolette non sono casuali) è frutto della rinuncia alla sovranità monetaria da parte dello Stato, un’abdicazione folle compiuta a favore della Banca d’Italia prima e della BCE poi : a favore cioè di banchieri e capitalisti finanziari privati che battono denaro al posto dello Stato vendendoglielo come fosse loro. La composizione del “debito pubblico” è a tal proposito illuminante, e in questo senso (nell’accettare di doverlo perennemente ripianare) si può veramente parlare di “spreco di denaro pubblico”! Privatizzazioni, tagli alla spesa pubblica (allo Stato sociale, in ultima analisi) e pressione fiscale hanno come primo e fondamentale obiettivo l’affannosa rincorsa a tale arbitrario e istituzionalizzato debito, una vera e propria servitù che riguardando lo Stato e gli altri enti pubblici coinvolge tutti noi. Il fatto è che –  come perfino il guru della globalizzazione  Jacques Attali annota – “gli sforzi di investimento e il denaro disponibile sono stati concentrati sulla speculazione finanziaria”, e per invertire la tendenza non occorre meno Stato nell’economia ma, al contrario, più intervento pubblico; infrastrutture, maggiore sostegno all’economia produttiva e sovranità monetaria ricondotta allo Stato, per farla finita con l’indebitamento artificiale perpetuo.

Aldo Braccio
Fonte: http://cpeurasia.org
Link: http://cpeurasia.org/?read=38106
5.11.2009

Categorie: economia
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ComeDonChisciotte – DOVE SI NASCONDONO OGGI “ALI BABÀ E I 40 LADRONI”?

1 Novembre 2009 · Lascia un Commento

ComeDonChisciotte – DOVE SI NASCONDONO OGGI “ALI BABÀ E I 40 LADRONI”?.

DI MANUEL FREYTAS
IAR Noticias

Come emerge dagli usi e dalle abitudini il sistema che governa il pianeta oggi, ha diviso il cervello umano in due compartimenti stagni: la Realtà ed il Discorso. La realtà può essere captata dalla maggioranza, ma il discorso può rimodellare la realtà e fare pensare la maggioranza come se fosse la minoranza. In questo modo quello che nel sistema capitalista è una volgare forma di rubare (insaziabile) con la speculazione finanziaria si trasforma in una “causa morale” per salvare il “boia” col lavoro e le sofferenze dei sottomessi.

Quando imprese e banche capitaliste progettano ed eseguono piani commerciali, sono pragmatiche. Quando spiegano pubblicamente questi loro piani, sono morali. Il guadagno privato (pragmatico) che dirige i piani commerciali capitalisti, per imposizione alla conversione morale, si veste da “causa sociale.” Non stiamo facendo affari privati, bensì sviluppando una causa imprenditoriale al servizio di tutti.

A Wall Street, nello stesso scenario di un anno fa in cui precipitava il colosso finanziario Lehman Brothers e scoppiava la crisi del furto con la “bolla finanziaria”, Barack Obama presidente di turno americano, lanciò un appello morale ed impose alle corporazioni di Wall Street che scordassero per un periodo “abusi, eccessi, imprudenze e crisi” ed annunciò nuove misure per evitare che si ripetano questo tipi di collassi.

Aggiunse anche che c’è bisogno di regole forti per prevenire il riprodursi di simili rischi sistematici, e disse all’industria finanziaria che si unissse a questo sforzo costruttivo per definire la regole.

Capiamoci bene: il macro-furto finanziario con i titoli senza garanzia non si chiama furto secondo Obama, bensì abuso, eccesso, imprudenza e crisi.

Nel mondo reale di “Alí Babá e i 40 ladroni”, chiedere ai banchieri sionisti di Wall Street che si uniscano allo “sforzo costruttivo” per regolare e controllare se stessi, è come chiederle che rinunci alla sua identità e alla sua natura storica: la ricerca di guadagno e la concentrazione della ricchezza in poche mani.

Lo Stato imperialista non è un’organizzazione filantropica al servizio di cause morali, bensì uno strumento normativo e regolatore del sistema capitalista che lo utilizza e lo controlla per generare redditività tanto in tempi di “bolle”, come di “crisi.”

Obama, fedele riflesso dello Stato imperialista che l’ha scelto come suo rappresentante, parte da un punto di vista obbediente (ed allineato): le crisi del capitalismo non si producono a causa del furto (sfruttamento dell’uomo sull’uomo) e a causa della concentrazione di ricchezza (il prodotto del furto) in poche mani, bensì a causa di “errori ed eccessi.”

Per tornare alla realtà è convieniente fare una conversione operativa: dove dicono “errori ed eccessi” bisogna scrivere “furti ed economia emergente.” Ed aggiungere: la natura esistenziale del sistema capitalista è l’appropriazione del lavoro sociale e collettivo mediante l’inganno ed il doppio discorso. Senza questa condizione, non potrebbe esistere come sistema.

Nella realtà fuori dalle regole del discorso, tutta la struttura operativa del sistema capitalista (l’economia, la scienza, la tecnologia, la politica, la cultura, la comunicazione) si riassume in un assioma: comprare a poco per vendere a caro prezzo.

Primo: vendo caro grazie alla “bolla”.

Le banche che originalmente finanziarono i mutui ipotecari accessibili a tutti (la base del boom immobiliare) per disfarsi del rischio a lungo termine vendettero i crediti di quello stesso debito (mutui subprime) a poderose banche e fondi di investimento di Wall Street (tra i quali si trovano i gruppi che controllano la Federal Reserve) che li collocarono a tassi di interesse esorbitanti sui mercati globali a livello planetario.

Meglio detto, l’affare originale americano cioè il boom immobiliare, terminò (a causa del capitale speculativo e senza frontiere) in una “bolla finanziaria” colossale che trasferiva altissimi guadagni tra i possessori di quei titoli (chiamati investitori) in d’Europa, Asia ed America Latina.

Ci sono esperti che sostengono che circolava negli USA e in Europa l’equivalente del valore del PIL di USA ed Europa in buoni di carta senza alcuna garanzia della “bolla finanziaria”, la quale si generò in Wall Street alla fine del decennio degli anni novanta distribuendo profitti speculativi su scala planetaria.

Le super-fortune personali, i super-dividendi si nutrono di questo monumentale macro-furto del capitalismo finanziario speculatore che ha inventato un’economia parallela: l’economia di carta.

Secondo The Wall Street Journal, i fondi subprime del “boom immobiliare” degli USA furono attrattivi per gli investitori fin quando le agenzie qualificatrici del rischio mantennero un’alta valutazione, che è quello che successe mentre la Fed mantenne bassi i tassi di interesse.

Quando le grandi banche ed i fondi d’investimento iniziarono a collocare i titoli del debito immobiliare americano nei mercati globali, S&P, Moody’s Investors Service e Fitch Ratings (le tre principali agenzie di rating di Wall Street) concessero livelli eccellenti di rating a quei valori che, secondo il Journal, furono costruiti a partire da prestiti “discutibili.”

In questa maniera – secondo il Journal – inviarono un segnale che questi valori erano sicuri come i buoni del Tesoro degli USA.

Però quando i tassi di interesse crebbero, il rating scese drasticamente – dice il Journal – milioni di famiglie non poterono pagare il mutuo contratto e gli investitori (che comprarono i titoli nei mercati globali) disinvestirono velocemente i loro soldi da detti investimenti.

Fu in questa maniera – spiega The Wall Street Journal – che esplose la “bolla immobiliare”, tirandosi dietro Wall Street e i mercati borsistici del mondo intero.

In sintesi, e come risultante del processo, i detentori dei titoli subprime “svalutati” cominciarono a venderli in massa generando un collasso generalizzato (di tutti gli indici ed azioni) dei mercati finanziari in USA, Europa, Asia ed America Latina.

Ed arrivò il “lunedì nero” del settembre del 2008 dove il fallimento del gigante Lehman Brothers segnò il principio di un salto qualitativo: la crisi immobiliare divenne una crisi finanziaria caratterizzata da una crescente mancanza di liquidità del sistema finanziario.

Lì si scoprì la menzogna e la mancanza di copertura a centinaia di miliardi di dollari trasferiti tramite accordi finanziari e titoli e, quando i titolari vollero trasformarli in denaro contante e sonante, si trovarono con la sorpresa che il contante non stava dove sarebbe dovuto stare: nelle banche.

I giganti bancari ed immobiliari cominciarono a crollare trascinando tutto il sistema finanziario imperiale degli USA e dell’Europa.

Secondo: compro a poco grazie alla “crisi”.

La “crisi finanziaria globale” (o collasso dei mercati borsistici) attivata dai monopoli di Wall Street, serve agli stessi monopoli per comprare azioni e buoni svalutati nel mercato globale impadronendosi, in questa modo, di attivi e porzioni di mercato delle imprese e dei gruppi finanziari falliti.

Questo a sua volta genera una maggior concentrazione monopolistica dei gruppi finanziari che controllano l’Impero sionista attraverso la Federal Reserve, il Tesoro Americano e le Banche Centrali d’Europa, mentre le leggi di rendita e concentrazione capitalista continuano a funzionare partendo da un nuovo stato di sviluppo.

A causa del collasso generalizzato delle borse mondiali con Wall Street in prima linea nel settembre del 2008, l’onda della bolla finanziaria del capitalismo speculatore senza frontiere e la creazione del denaro dal denaro stesso si sgretolò sopra la stessa logica che l’aveva inventata: il regno del Leverage (l’indebitamento senza garanzie) e l’economia di carta fondata sopra al cadavere dell’economia reale.

La mancanza di “contante” agli sportelli (per garantire la carta senza valore) portò l’economia di carta a collassare e a sbattere contro la realtà, incominciando ad affondare davanti all’impotenza dei suoi creatori e sostenitori: gli Stati centrali del sistema capitalista.

Quindi i vincitori della crisi, i consorzi più diversificati che rimasero in piedi (le sanguisughe che integrano il sistema della Federal Reserve degli USA) assaltarono lo Stato per impadronirsi del cadavere dei rivali che non riuscirono a passare la selezione darwiniana del “più forte”.

Utilizzando lo Stato Americano come strumento (in qualità di sovvenzionatore e garante con fondi pubblici provenienti delle tasse apportate da tutta la società) le grandi banche e fondi d’investimento che integrano il sistema privato della Federal Reserve, hanno riciclato una “bolla finanziaria” (speculazioni finanziarie sulla crisi) costruita intorno ai miliardari fondi statali utilizzati per l’acquisto di attivi tossici o come aiuto finanziario alle istituzioni e alle banche fallite causa la crisi finanziaria recessiva, che ha come epicentro gli USA e l’Europa.

La caduta del sistema del “controllo finanziario” (cresciuto grazie agli affari produttivi e commerciali mediante indebitamento finanziario senza garanzie) creò una montagna di carta inutile chiamata “attivi tossici” nel portafoglio di banche ed imprese che vennero riscattate (mediante acquisizioni o fusioni) da parte dei grandi consorzi beneficiati dal grande “riscatto statale”, tra i quali Morgan Stanley, Goldman Sachs e Bank Of América.

Sono quelli che, approfittando della stessa crisi che generarono, utilizzano lo Stato imperiale per comprare a basso costo.

Terzo: riciclo di una nuova “bolla”.

Questo negozio di “comprare a poco” durante la crisi (con lo Stato come finanziatore e garante) ha generato e retroalimentato un’altra bolla speculativa.

I giganteschi piani di stimolo lanciati dai governi sono finiti sui mercati finanziari creando una “bolla” speculativa che fa salire le borse da più di quattro mesi, mentre il resto dell’economia (principalmente in USA ed Europa) rimane coi numeri in rosso.

Mediante i piani di “riscatto finanziario” avviati dallo stato americano (prima con Bush e dopo con Obama) le super banche ed i fondi d’investimento associati al sistema privato della Federal Reserve, riciclarono una nuova “bolla finanziaria” non con denaro speculativo proveniente dal settore privato, bensì coi fondi pubblici messi compulsivamente a servizio di un nuovo ciclo di redditività capitalista, parallela a una crescente reale crisi economica.

Il costo di questa monumentale manovra capitalista con la “crisi capitalista” (che fu esportata dagli USA ad Europa, Asia, Africa ed America Latina) è finanziato con il denaro delle tasse pagate dall’insieme della società.

Si tratta in definitiva di una “socializzazione” delle perdite per finanziare un “nuovo ciclo di guadagni privati” con lo Stato come strumento d’esecuzione, mediante il quale i mega-consorzi più forti (i vincitori della crisi) inghiottono i più deboli generando un nuovo processo di ristrutturazione e concentrazione del sistema capitalista.

Quarto: le perdite vanno solo da una parte.

Come si può notare, ad una corretta lettura dei suoi processi storici e mediante l’assioma di comprare a poco per vendere a caro prezzo, le corporazioni del sistema capitalista sionista fanno affari (generano rendimento) tanto con le bolle che con la crisi.

Però, in questo mondo il cui vincitore è il capitalismo: chi assorbe le perdite?

Così come fece in passato, il sistema capitalista di oggi (Stato ed imprese private) scarica per mezzo dei licenziamenti e della riduzione della spesa sociale (aggiustamenti che aumentano i livelli sociali di precarietà economica e di esclusione dal mercato del consumo) il costo del collasso recessivo economico (la crisi) sul settore dei dipendenti (la maggior parte dei lavoratori) e sulla popolazione più indifesa che è una buona parte della società (popolazione povera con limitate risorse di sopravvivenza).

Solo attraverso il super-sfruttamento capitalista (che riporta le conquiste sociali e sindacali indietro nel tempo) si spiega la possibilità del rendimento imprenditoriale (guadagni capitalisti) mentre l’economia mondiale crolla per effetto della crisi recessiva globale.

La cosiddetta “crisi” si può leggere in due diversi modi: da una parte le sanguisughe finanziare di Wall Street e le borse mondiali riciclano una nuova “bolla” di guadagni, non già con denaro speculativo proveniente del settore privato, bensì con fondi pubblici (le tasse pagate da tutta la società) messi al servizio di un nuovo ciclo di rendimento capitalista con la crisi.

Mentre il processo inflazionario-recessivo creato dalle economie centrali (USA ed Europa) genera fame, povertà e perdita del potere d’acquisto della maggioranza della popolazione su scala planetaria, un ristretto gruppo di mega-imprese e miliardari moltiplicano su scala cosmica i loro guadagni imprenditoriali e le loro fortune personali.

Cosi, quando esplode una crisi per eccessiva produzione (causa recessione e diminuzione dei consumi), il sistema applica la sua classica formula per preservare la redditività anche vendendo e producendo meno: l’abbattimento dei costi.

Questa ricetta d’abbattimento dei costi colpisce chiaramente (in prima linea) i lavoratori dipendenti delle imprese ed i programmi sociali dello Stato, che servono per compensare la mancata vendita e la riscossione fiscale.

Di conseguenza (e come già provato storicamente) le imprese mantengono i loro guadagni, cresce la recessione, cresce la disoccupazione, cadono i consumi e dilaga povertà ed esclusione sociale.

In questo modo il sistema capitalista (per mezzo degli Stati e delle imprese) scarica il peso della crisi sui settori più deboli della società: i poveri ed i più deboli (che continuano ad aumentare in numero) ed i lavoratori dipendenti (la maggior forza lavoro) che servono come variabili di accomodamento e preservazione del rendimento capitalista durante la crisi recessiva

Contemporaneamente, l’economia reale dell’Impero e delle potenze centrali collassa in tutte le sue forme, i settori più deboli soffrono già i tagli economici, mentre una crisi sociale ancora di effetti imprevedibili, spunta a seguito dei licenziamenti massicci in Europa ed USA.

È chiaro quindi che quello che è “crisi” per alcuni (i licenziati ed i settori più deboli della società) risulta essere “bolla speculativa” per altri (il capitalismo finanziario che creò la crisi con l’economia di carta).

Ritorniamo all’inizio: comprare a poco per vendere a caro prezzo, le perdite sono a carico solo di quelli che pagano le crisi con povertà ed esclusione dalla “società di consumo” capitalista.

In realtà il racconto di “Alí Babá e il 40 ladroni” fu solo un’invenzione da parte di Hollywood per ritoccare il vero titolo del film: “Il Sionismo Ebraico e i ladroni globali.”

Titolo originale: “Ejercicio mental: ¿Donde se refugian hoy Alí Babá y los 40 ladrones?”

Fonte: http://www.iarnoticias.com
Link
15.09.2009

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da LILIANA BENASSI

Categorie: economia
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ComeDonChisciotte – 15 COSE CHE OGNI AMERICANO PUO’ FARE ADESSO

28 Ottobre 2009 · Lascia un Commento

Queste proposte, con gli adeguati adattamenti, sono valide anche per l’Italia: la democrazia è partecipazione. Togliamo la delega alla casta e partecipiamo di persona alle scelte

Fonte: ComeDonChisciotte – 15 COSE CHE OGNI AMERICANO PUO’ FARE ADESSO.

DI MICHAEL MOORE
michaelmoore.com

Il piano d’azione di Michael Moore. Avete visto il film – adesso e` ora di agire!

Amici,

E` la prima domanda che tutti mi fanno dopo aver visto il mio film: “OK – e ADESSO cosa possiamo FARE?”

Volete qualcosa da fare? Bene, siete venuti nel posto giusto! Perche` ho 15 cose che voi ed io possiamo fare adesso per contrattaccare, e provare ad aggiustare questo sistema che non funziona.

Ecco qui:

CINQUE COSE CHE CHIEDIAMO IMMEDIATAMENTE AL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI ED AL CONGRESSO:

1. Dichiarare una moratoria su tutti gli sfratti e pignoramenti. Non un’altra famiglia deve essere buttata fuori dalla propria casa. Le banche devono modificare i sistemi di pagamento mensile dei mutui ed adeguarsi a quanto oggigiorno le abitazioni valgono realmente– e quello che la gente puo` permettersi. Inoltre, deve essere precisato dalla legge: se perdi il tuo lavoro non puoi essere sbattuto fuori da casa tua.

2. il Congresso deve unirsi al mondo civilizzato ed espandere l’assistenza sanitaria a tutti i cittadini statunitensi. Un’unica fonte non-profit deve essere a capo di un sistema di assistenza sanitaria universale, che copra tutti. Parcelle medichetroppo alte sono ad oggi la causa principale di bancarotta e pignoramento in questo paese. L’assistenza sanitaria nazionale per tutti finira` questa tragica miseria. Il progetto di legge che la attuera` si chiama H.R. 3200. Dovete chiamare E scrivere al vostro rappresentante in Congresso e richiederne l’approvazione, senza compromessi.

3. Pretendiamo elezioni finanziate solo pubblicamente e la proibizione per gli officiali eletti di ritirarsi e diventare lobbysti. Si, quegli stessi membri del Congresso che richiedono e ricevono milioni di dollari da ricchi e potenti interessi e aziende, devono votare per eliminare TUTTI I fondi dal nostro processo elettorale e legislativo. Dite ai vostri rappresentanti in Congresso che devono sostenere l’approvazione del disegno di legge sul finanziamento delle campagne elettorali H.R. 1826.

4. Ciascuno dei 50 stati deve creare una banca pubblica come quella che hanno in North Dakota. Il Congresso DEVE reinstaurare regole rigide dell’era pre-Reagan per tutte le banche commerciali. le aziende di investimenti, le compagnie assicurative – e tutte le altre industrie che sono state fatte a pezzi dalla deregolamentazione: compagnie aeree, l’industria alimentare, compagnie farmaceutiche – chi piu` ne ha piu` ne metta. Se il principale motivo di esistere di un’azienda e` il profitto, questa azienda deve essere sottoposta a severe regolamentazioni – e la prima regola e` “non nuocere”. La seconda regola: e la domanda deve sempre essere posta – “E` per il bene comune?”. [ link per informazioni sulla banca statale del North Dakota ].

5. Salviamo questo fragile pianeta e dichiariamo che tutte le risorse energetiche sopra e sotto il suolo sono proprieta` collettiva di tutti noi. Proprio come fanno nella Alaska socialista di Sarah Palin. Ci rimane solo qualche decennio di petrolio. Il pubblico deve essere proprietario delle risorse naturali e dell’energia estraibile all’interno dei nostri confini oppure finiremo sempre piu` in balia dell’anarchia. E quando si parla di bruciare combustibili fossili per trasportarci, dobbiamo smetterla di usare motori a combustione interna e fare in modo che le aziende dei trasporti e di auto ri-assumano la nostra abile forza-lavoro e costruiscano trasporti di massa (bus puliti, rotaie leggere, metropolitane, treni veloci, etc) e nuove auto che non contribuiscano al cambiamento climatico. [link, per piu` informazioni, a una proposta che ho scritto]. Richiediamo che il presidente de-facto della General Motors, Barack Obama, pubblichi una sfida, sullo stile dell’uomo-sulla-luna di JFK, per trasformare il nostro paese in una nazione di treni e autobus e metropolitane. Che diavolo, gente, siamo noi siamo quelli che l’hanno inventata (o perfezionata)!

CINQUE COSE CHE POSSIAMO FARE PER FARCI ASCOLTARE DAL CONGRESSO E DAL PRESIDENTE :

1. ciascuno di noi deve coltivare l;abitudine di prendersi 5 minuti al giorno per fare delle brevi telefonate: una al Presidente (202-456-1414), una al vostro rappresentante in Congresso (202-224-3121) ed una a ciascuno dei vostri due senatori (202-224-3121). Per scoprire chi e` il vostro rappresentante cliccate qui [link a http://www.visi.com/juan/congress/]. Occorre solo un minuto per ciascuna di queste chiamate: fate loro sapere cosa vi aspettate che votino su particolari misure. Fate loro sapere che non esiterete a votare per un altro candidato – anche di un altro partito – se non si comportano come volete. Credetemi, vi ascolteranno. Se avete altri cinque minuti, cliccate qui per mandare un’email a ciascuno di loro [medesimo link], e se davvero volete andarci giu` pesante mandate una lettera postale!

2. Prendetevi carico della sezione locale del Partito Democratico. Ricordate come vi siete divertiti con tutti gli amici e vicini lavorando insieme per fare eleggere Barack Obama? AVETE FATTO L’IMPOSSIBILE. E` ora di ripetersi. Riunite tutti ed andate alle riunioni mensili del Partito Democratico della vostra citta` o contea – e diventate la maggioranza che lo governa! Non saranno tanti I presenti e o ne saranno felici oppure scioccati per il fatto che voi e la Obama Revolution siete arrivati per darvi da fare. Il piano del Presidente Obama non si attuera` mai senza un;azione di massa della base – ed egli non sara` incoraggiato a fare la cosa giusta se nessuno lo sontiene, sia per lottare con lui o per spingerlo nella direzione gusta. Quando tutti voi diventerete il vostro Partito Democratico locale, mandatemi una foto di gruppo e la mettero` sul mio sito.

3. Reclutate qualcuno che puo` vincere per candidarsi alle elezioni locali l’anno prossimo – o meglio ancora considerate candidarvi voi stessi! Non dovete accontentarvi di ufficiali gia` in carica, che danno per scontato di vincere. Voi potreste essere il nostro nuovo rappresentante! Non credete che possa succedere? Date un’occhiata ad esempi di cittadini ordinari che sono stati eletti: Senatore Statale Deb Simpson [link: http://www.rbf.org/annualreviews/annualreviews_show.htm?root_doc_id=907315&display_doc_id=940605&fullnav=2 ], Rappresentante in Assemblea di Stato della California Isadore Hall [link http://photos.essence.com/galleries/icdrm2008images4isadorehall ], Consigliere per la citta` di Tempe, Arizona, Corey Woods [link: http://www.tempe.gov/elected/woods.htm ], Rappresentante in Assemblea di Stato del Wisconsin Chris Danou [link: http://www.votesmart.org/bio.php?can_id=67068 ] e Rappresentante dello Stato di Washington Larry Seaquist [link: http://housedemocrats.wa.gov/members/Seaquist/]. E la lista va avanti – e voi dovreste esserci!

4. Siateci. Picchettate la filiale locale di una grossa banca che ha preso soldi dal bailout [piano di recupero economico, ndt] [link: http://projects.nytimes.com/creditcrisis/recipients/table]. Fate sit-in e organizzate marce. Considerate la disobbedienza civile. Quelle assemblee comunali sono aperte anche a voi (e noi siamo piu` di loro!). Fate del rumore! [link: http://www.showdowninchicago.org/], divertitevi, fate notizia. Mettete cartelli “opera del Capitalismo” su case vuote pignorate, negozi ed imprese fallite, scuole e strutture cadenti. (potete scaricare I cartelli dal mio sito [link: http://www.michaelmoore.com/words/must-read/spread-the-word-capitalism-did-this]).

5. Create i vostri media. Voi. Solo voi (e qualche amico). I mass media sono di proprieta` delle grandi aziende e, con poche eccezioni, non diranno mai tutta la verita` – quindi dovete farlo voi! Create un blog [link: http://www.blogger.com/home]! Create un sito internet di vere notizie locali (ecco un esempio il : Michigan Messenger. Usate Tweeter e facebook per fare sapere ai vostri amici che cosa devono fare politicamente. I quotidiani stanno morendo. Se non riempite voi quel vuoto, chi lo fara`?

CINQUE COSE CHE DOVREMMO FARE PER PROTEGGERE NOI STESSI ED I NOSTRI CARI FINCHE` NON USCIAMO DA QUESTA SITUAZIONE:

1. Ritirate I vostri soldi dalla vostra banca se ha preso fondi dal bailout [piano di recupero economico, ndt] [link: http://projects.nytimes.com/creditcrisis/recipients/table] e metteteli in una banca locale o, preferibilmente, una cooperativa di credito [link: http://www.creditunion.coop/cu_locator/quickfind.php].

2. Eliminate tutte le vostre carte di credito [link: http://emptywheel.firedoglake.com/2009/04/09/michael-moore-endorses-chase-boycott/] eccetto una – del tipo che dovete pagare alla fine del mese o la perdete.

3. Non investite in borsa. Se vi avanza denaro, mettetelo in un conto che sviluppa interessi o, se potete, pagate il vostro mutuo cosi` da potere essere proprietari di casa vostra al piu` presto possible. Potete anche acquistare sicure obbligazioni governative o T-bills.

4. Sindacalizzate il vostro luogo di lavoro cosicche` voi ed i vostri colleghi abbiate una voce in capitolo su come la vostra azienda e` gestita. Ecco come fare [link: http://www.ueunion.org/org_steps.html e ulteriori informazioni qui: http://www.aflcio.org/joinaunion/how/howto.cfm]. Niente e` piu` americano [statunitense, ndt] della democrazia, e la democrazia non dovrebbe essere lasciata alla porta quando si entra nel posto di lavoro. Un altro modo di americanizzare il posto di lavoro e` di trasformare la vostra azienda in una cooperativa di proprieta` dei lavoratori [link: http://www.ncba.coop/abcoop_howto.cfm]. Voi non siete schiavi di un salario. Voi siete persone libere, e rinunciate ad otto ore della vostra vita ogni giorno per essere giustamente compensati e rispettati.

5. Abbiate cura di voi stessi e della vostra famiglia.
Non per fare l’Oprah [Winfrey, ndt] della situazione, ma ha ragione. Trovate un luogo di pace nella vostra vita e fate la scelta di essere tra persone che non siano piene di negativita` e cinismo. Cercate coloro che coltivano l’amore. Spegnete la TV ed il Blackberry ed andate a fare una passeggiata di mezz’ora ogni giorno. Mangiate frutta e verdura e diminuite il consumo di cibi ricchi di zuccheri, sciroppo di glucosio ad alto contenuto di fruttosio, farina bianca o cibi che contengono troppo sodio (sale), e, come dice Michael Pollan, “mangiate cibo (vero), non troppo, e soprattutto di origine vegetale””. Fatevi sette ore di sonno ogni notte e prendetevi il tempo di leggere un libro al mese. Lo so, sembra che io mi sia trasformato improvvisamente in vostra nonna, ma, per la miseria, datele un’occhiana a Nonnina – e` in forma, riposata e conosce I nomi di entrambi i senatori che la rappresentano in Senato senza doverli cercare su Google. Faremmo bene ad ascoltarla. Se non mettiamo prima le nostre “maschere di ossigeno” (come dicono negli aereoplani), non saremo di alcun aiuto per il resto della Nazione nell’attuare questo piano d’azione!

Sono sicuro che voi avrete molte altre idée su come costruire un movimento. Siate creativi. Pensate al di fuori dei termini della politica-come-al-solito. SIATE SOVVERSIVI! Pensate a quell’azione locale che nessun altro ha provato. Comportatevi come se ne andasse della vostra stessa vita. Siate audaci! Provate a fare qualcosa in un abbandono spericolato. Potreste finire per forse liberare voi e la vostra Nazione.

E quando agite, mandatemi le vostre storie, foto e video – e accertatevi di pubblicare le vostre idée nei commenti [link: http://www.michaelmoore.com/words/mikes-letter/michael-moores-action-plan-15-things-every-american-can-do-right-now] al di sotto di questa lettera sul mio sito cosicche` possano essere condivisi da milioni di persone.

Coraggio, gente – possiamo farcela! Da voi non mi aspetto niente di meno, miei onesti e fidati compagni di viaggio!

Il vostro,
Michael Moore

Fonte: www.michaelmoore.com
Link: http://www.michaelmoore.com/words/mikes-letter/michael-moores-action-plan-15-things-every-american-can-do-right-now
22.10.2009

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MAD

Categorie: economia · politica
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Blog di Beppe Grillo – La casa a consumi zero

28 Ottobre 2009 · Lascia un Commento

Ecco, questa è vera politica al servizio della collettività altro che quella dei 2 PD, PD1 e PD2 (le sigle sembrano scelte da Licio Gelli…)

Fonte: Blog di Beppe Grillo – La casa a consumi zero.


Consumare meno energia in casa senza pagare nulla (o quasi). E’ possibile! La casa a consumi zero non è un’utopia. Si può ridurre la dispersione energetica fino al 90% con interventi sulla propria abitazione, nuova o vecchia da ristrutturare. Quasi tutti gli edifici italiani, a partire da quelli pubblici, sono degli scolapasta da cui esce gran parte dell’energia introdotta. La rivoluzione energetica si fa mettendo a norma TUTTI gli edifici pubblici, a partire dai ministeri, NON con nuove centrali nucleari. La casa ecologica ha tre grandi vantaggi: il risparmio sul riscaldamento, la tutela dell’ambiente, in particolare per il surriscaldamento dell’atmosfera e il VALORE della casa stessa. Infatti una casa ecologica vale di più, è come comprare un’automobile senza dover pagare la benzina. E allora, care amministrazioni pubbliche, cosa aspettate a imitare la Provincia Autonoma di Bolzano dove mi sono recato in gita ecologica?

Pubblico una lettera di Norbert Lantschner, direttore di CasaClima.

“Caro Beppe,
grazie del tuo interessamento al progetto CasaClima. Il contesto storico in cui ci troviamo richiede una seria riflessione da parte di tutti. Come è noto, la nostra civiltà si fonda sul consumo di energia senza la quale quasi nulla di ciò che caratterizza la nostra vita quotidiana sarebbe possibile. Una crisi energetica può produrre danni maggiori di una crisi economica, che possono costare la vita a molte persone, ma senza essere catastrofici, può costare il nostro attuale stile di vita. Senza energia, niente di ciò a cui siamo abituati sarebbe possibile. Come è noto l’edilizia è un settore di maggior consumo di energia, ma è anche il settore in cui è più facile intervenire, poiché esistono già tutti i sistemi e non serve inventare niente di nuovo. Basterebbe una massiccia applicazione dei concetti dell’efficienza energetica e delle tecniche costruttive, come dimostra il progetto CasaClima, per ridurre drasticamente i consumi globali. Costruire bene richiede solo volontà e comunicazione.
La gente oggi sceglie CasaClima perché sa di spendere bene i propri soldi, perché oltre ad avere un’abitazione, un ufficio, una fabbrica con bassi costi di mantenimento, contribuisce alla tutela del clima. CasaClima è nata all’interno del contesto pubblico, nella Provincia Autonoma di Bolzano nel 2002, ma non sono stati necessari incentivi pubblici per la sua realizzazione a grande scala; è bastato dare trasparenza al mercato e comunicarne i vantaggi.
Questo processo ha portato alla realizzazione di numerosi edifici certificati con una forte riduzione dei consumi e delle emissioni. La gente ha scelto la classe in cui vivere e i soldi da spendere per stare al caldo in casa propria, secondo la propria disponibilità, in modo libero. Il mercato si è adeguato. Non sono servite imposizioni dall’alto. E questo ha contribuito a rilanciare l’economia a livello locale creando anche una rigenerazione delle professionalità e una crescita del sapere e della tecnica.
Un progetto dell’ente pubblico a favore della collettività, dove vince il cittadino, perché finalmente vede tutelati i suoi diritti, nonché una forte risposta alla protezione del clima. Chiave del successo il controllo di tutte le fasi operative del prodotto edificio, da parte dell’ente terzo. Ogni singola costruzione certificata è stata esaminata sia in fase di progetto, sia in fase di costruzione, prima di ottenere il certificato con la classe energetica. Un diritto importante perché chi acquista una casa spende soldi per anni e non deve accontentarsi di un pezzo di carta rilasciato da chissà chi. Come per ogni altro sistema di controllo della qualità, anche in questo caso l’ente terzo al di sopra delle parti, garantisce il cittadino prima di tutto.
Gli edifici che abbiamo visitato insieme sono la dimostrazione che oggi è possibile costruire in modo intelligente, consapevole e senza sprechi. Per coinvolgere gli operatori e le persone abbiamo creato il “il manifesto per la sostenibilità”, un’iniziativa a cui può aderire chiunque assumendo coscienza ed esprimendo il proprio contributo al cambiamento. Non si può cambiare se non si vuole cambiare. Non possiamo delegare agli altri il compito di agire, non basta lamentarsi dell’assenza delle norme. Al contrario, possiamo esprimere la nostra partecipazione alla sostenibilità promuovendo una cultura leggera e solare, dichiarando con la firma la nostra personale posizione e coinvolgendo gli altri a farlo. Grazie per il tuo sostegno.” Norbert Lantschner, CasaClima

Categorie: ambiente · economia
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ComeDonChisciotte – CINA: CRESCITA COL TRUCCO

28 Ottobre 2009 · 1 Commento

Fonte: ComeDonChisciotte – CINA: CRESCITA COL TRUCCO.

DI NICOLETTA FORCHERI
mercatoliberotestimonianze.blogspot.com/

Intervista a Marco Saba, studioso del Centro Studi Monetari, autore di “Bankenstein”, “O la banca o la vita” e di “Moneta Nostra”, quest’ultimo in attesa di pubblicazione.

In Report di domenica scorsa, sul debito pubblico, il nodo del problema è stato affrontato?

La Gabanelli ha inquadrato il problema dal solito punto di vista e cioè che lo Stato per autofinanziarsi può unicamente aumentare le tasse o emettere nuovo debito nella forma di titoli di stato. E’ il tipico atteggiamento che dimentica che esiste anche l’emissione monetaria. Con il sistema attuale, lo Stato emette titoli del debito poi monetizzati dalle banche. Se lo Stato invece emettesse moneta sovrana com’erano i biglietti di Stato, non solo rimborserebbe il debito pubblico ma dimezzerebbe pure l’inflazione.

Ma dal punto di vista tecnico, gli esperti dicono che se lo Stato emette direttamente moneta, aumenta per l’appunto l’inflazione.

E’ un argomento pretestuoso. Al contrario, con l’emissione diretta di moneta si riduce di metà l’inflazione. Come? Emettendo direttamente moneta, lo Stato non avrebbe bisogno di stampare anche i titoli del debito che scomparendo dalla circolazione, dimezzerebbero effettivamente gli strumenti monetari disponibili. I titoli di stato aumentano infatti la massa monetaria perché sono sempre stati considerati uno strumento super liquido, come i contanti, dal mercato finanziario. E per di più fanno anche guadagnare: sono una rendita parassitaria.
Il meccanismo di produzione monetaria in cambio di titoli del debito pubblico è un trucco per privatizzare gli utili e socializzare le perdite dell’elite che si nasconde dietro ai proprietari delle grandi banche d’affari.

Ma c’è un’altra obiezione, di tipo politico: come può lo Stato emettere moneta visto i vincoli del Trattato di Maastricht e della politica monetaria europea?

Il Trattato UE non prevede in alcuna sua parte che gli Stati membri non possano emettere una moneta diversa dall’euro e a corso libero. Questo è particolarmente evidente nel caso della Gran Bretagna che, pur partecipando alla BCE, emette banconote in sterline.

Quanto ci costa questo giochetto dei titoli di Stato?

Tremonti l’ha detto a Report: dobbiamo emettere 500 miliardi di titoli del debito all’anno, un importo che cresce annualmente, con l’aumentare del debito pubblico, in modo apparentemente inarrestabile (si autoalimenta). Considerando che il costo cash per lo Stato del rinnovo del debito è del 5% del PIL (in contanti), significa che lo Stato deve pagare quest’anno circa 63 miliardi di euro prelevandoli dalle tasche dei cittadini: un vero e proprio pizzo..

Se la soluzione fosse così semplice, perché nessuno ci pensa?

Primo, perché oltre all’eliminazione dell’inflazione, si eliminerebbero anche le rendite dei cosiddetti “rentier”, che sono le cinquanta famiglie che da cento cinquant’anni tengono in scacco il paese. Secondo, perché chi elabora piani in tal senso si ritrova spesso con grossi problemi di salute (vedi Sharon).

Come mai in Cina la crisi non si fa sentire?

Sulla Cina, l’economista Fedele De Novellis dell’università di Genova dice a Report che il paese fa tutti gli investimenti necessari per la ripresa e l’economia del paese. Ma De Novellis non spiega che la Cina può fare questi investimenti senza debito grazie al signoraggio statale percepito sull’emissione monetaria che vale circa il 7% del PIL(2) mentre da noi il signoraggio privato sulle banconote in euro assorbe il 5% del PIL. Con una differenza per le entrate statali del 12% del PIL tra attivo e passivo, che ci condanna al debito e alla perdita costante di competitività rispetto alla Cina. Infatti sia la Banca centrale che le banche principali cinesi sono tutte controllate dallo Stato. Come in Iran, Corea del Nord e Cuba.

Iran, Corea del Nord e Cuba sono considerati paesi canaglia, come mai non la Cina?

Perché la Cina ha le bombe atomiche, gli altri paesi no. Quindi quando uno Stato cerca di dotarsi della bomba atomica, probabilmente è perché vuole la libertà di scegliersi la sua politica monetaria. Il caso italiano invece è una patologia a parte: abbiamo le atomiche ma non abbiamo capito la loro funzione…

Se capisco bene, la questione monetaria influenza i rapporti diplomatici e le scelte geopolitiche?

Si, dobbiamo tener presente che in questo momento stiamo assistendo a uno scontro tettonico tra la piattaforma economico-bancaria occidentale e quella islamica, mentre la Cina sta alla finestra a guardare e probabilmente, sgombrato il campo, nascerà lì il prossimo impero economico-bancario. Da questo punto di vista, i suoi partner naturali saranno Russia e Sud-America.

In cosa consiste lo scontro tettonico?

Ufficialmente è uno scontro religioso tra islam e occidente ma in realtà verte sul mercato monetario e la concezione di far banca. Fondamentalmente, il sistema bancario occidentale si appropria sia del capitale sia degli interessi mentre la banca dell’islam si appropria solo del capitale, poiché gli interessi sono proibiti dalla shari’a. Inoltre un concetto che appare tanto rivoluzionario in Europa come quello di reddito di cittadinanza è già in vigore da anni in alcuni paesi arabi.

Quanto conta il petrodollaro in questo scontro?

Saddam Hussein è stato catturato e ucciso perché aveva iniziato a vendere il petrolio in cambio di euro. In realtà petrodollaro significa l’obbligo di acquistare il petrolio in dollari, in particolare in titoli del debito USA, aumentandone artificialmente la domanda. Il giochetto di produrre titoli in eccesso è stato tirato al massimo e la Cina che sta dando segni di impazienza, con il controllo della sua politica monetaria sta conquistando sfere di influenza in concorrenza con l’Occidente.

Si può riassumere affermando che la tanto vantata competitività della Cina risiede solo in questo?

Si, direi in modo prevalente. In realtà questo è il vero tabù. Infatti, è nell’interesse dell’elite occidentale dire che i cinesi riescono a fare prezzi bassi perché lavorano come schiavi, per non rivelare il trucco cinese dell’emissione monetaria diretta su mandato statale.
Se volessimo fare la stessa cosa che fa la Cina, saremmo in grado di proporre un modello concorrenziale sicuramente migliore perché da noi, almeno in teoria, esiste un controllo democratico dello Stato. Ma sarà difficile, in Italia, con l’élite attuale che presenta un coraggiogramma perfettamente piatto…

Intervista a cura di Nicoletta Forcheri
Fonte: http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.com/
Link: http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.com/2009/10/intervista-marco-saba-cina-cresce-con.html
27.10.2009

(1) Moneta Nostra si può scaricare dal sito http://www.scribd.com/doc/20265666/Moneta-Nostra
(2) http://publi.cerdi.org/ed/1998/1998.21.pdf

Categorie: economia · nuovo ordine mondiale
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Paolo Franceschetti: IL GRANDE INGANNO: DA MAASTRICHT A LISBONA

23 Ottobre 2009 · 3 Commenti

Ecco un articolo illuminante di Solange Manfredi sulla vera natura del trattato di Lisbona e sull’unione monetaria.

Fonte: IL GRANDE INGANNO: DA MAASTRICHT A LISBONA.

Di Solange Manfredi

PREMESSA

Nel corso di questi anni ho scritto diversi articoli sottolineando alcune sentenze o leggi che, a mio parere, presentavano diverse anomalie:

- violazioni costituzionali nell’esercizio della politica monetaria (http://www.altalex.com/index.php?idnot=37819 );

- attentato agli organi costituzionali
( http://paolofranceschetti.blogspot.com/2007/11/attentato-agli-organi-costituzionali.html );

- La costituzione inesistente, abbiamo perso tutto (http://paolofranceschetti.blogspot.com/2009/01/la-costituzione-inesistente-abbiamo.html );

- Il lodo Alfano? Un falso bersaglio, l’Italia ha perso la tutela dei diritti umani (http://paolofranceschetti.blogspot.com/2009/10/il-lodo-alfano-un-falso-bersaglio.html )

Non riuscivo a spiegarmi, allora, perché questi fatti non venissero segnalati, commentati e, soprattutto, perché i media tacessero la “pericolosità” di quanto stava accadendo.

Oggi, probabilmente, ho capito il perché di quell’assordante silenzio.

Quella che vi sto per raccontare è la storia di un grande inganno, un inganno che parte da lontano, sin dalla fine della seconda guerra mondiale.

E’ la storia di un progetto (eversivo???) che vuole l’Europa governata da una oligarchia.

Poiché il progetto subisce, nel 1992, un’importante accelerazione, è da tale anno che inizieremo a raccontare questa storia.

MAASTRICHT

Il 29 gennaio 1992 viene emanata la legge n. 35/1992 (Legge Carli – Amato) per la privatizzazione di istituti di credito ed enti pubblici.

Passano pochi giorni ed ecco un’altra data cruciale, il 07 febbraio 1992. In questa data avvengono due fatti estremamente importanti per la realizzazione del progetto:

- viene varata la legge 82 con cui il ministro del Tesoro Guido Carli (già governatore della Banca d’Italia), attribuisce alla Banca d’Italia la facoltà di variare il tasso ufficiale di sconto senza doverlo più concordare con il Tesoro. Ovvero dal 1992la Banca D’Italia decide autonomamente per lo Stato italiano il costo del denaro;

- Giulio Andreotti come Presidente del Consiglio assieme al Ministro degli Esteri Gianni de Michelis e il Ministro del Tesoro Guido Carli firmano il Trattato di Maastrich, con il quale vengono istituiti il Sistema europeo di banche centrali (SEBC) e la Banca centrale europea (BCE). Il SEBC è un’organizzazione, formata dalla BCE e dalle banche centrali nazionali dei paesi dell’Unione europea, che ha il compito di emettere la moneta unica (euro) e di gestire la politica monetaria comune con l’obiettivo fondamentale di mantenere la stabilità dei prezzi.

I cittadini italiani non si rendono conto della gravità delle conseguenze che questi atti hanno, ed avranno, sulle loro vite. Ne subiscono le conseguenze, e quando si domandano “perchè”, ogni volta viene loro proposto un capro espiatorio diverso. L’importante è che i cittadini non riescano a capire quanto sta avvenendo.

I potenti, nel frattempo, continuano a lavorare al loro progetto e, il 13 ottobre 1995, il governo italiano, con il D.M. n. 561, pone il segreto su:

- art. 2) atti, studi, analisi, proposte e relazioni che riguardano la posizione italiana nell’ambito di accordi internazionali sulla politica monetaria….;

- d) atti preparatori del Consiglio della Comunità europea;

- e) atti preparatori dei negoziati della Comunità europea

- Art. 3. a) atti relativi a studi, indagini, analisi, relazioni, proposte, programmi, elaborazioni e comunicazioni …..sulla struttura e sull’andamento dei mercati finanziari e valutari….; ecc…).

Insomma, quanto il Governo sta facendo per realizzare il progetto europeo non si deve sapere, men che meno in ambito di politica monetaria.

Il 01 gennaio 2002 l’Italia ed altri paesi europei (non tutti) adottano come moneta l’euro. E’ il crollo. I prezzi raddoppiano, gli stipendi no. La crisi economica si acuisce. Anche in questo caso viene offerto ai cittadini qualche capro espiatorio per giustificare una crisi che, invece, secondo alcuni analisti, è stata pianificata da tempo.

Il 04 gennaio 2004 Famiglia Cristiana rende note le quote di partecipazione alla Banca D’Italia. Si scopre così, per la prima volta (le quote di partecipazione di Banca d’Italia erano “riservate”) che l’istituto di emissione e di vigilanza, in palese violazione dell’art. 3 del suo statuto (In ogni caso dovrà essere assicurata la permanenza della partecipazione maggioritaria al capitale della Banca da parte di enti pubblici o di società la cui maggioranza delle azioni con diritto di voto sia posseduta da enti pubblici) è, per il 95% in mano a banche private e società di assicurazione (Intesa, San Paolo, Unicredito, Generali, ecc..). Solo il 5% è dell’INPS.

Da quando la Banca d’Italia è in mano ai privati? Come è potuto succedere tutto ciò? La risposta è semplice: con la privatizzazione degli istituti di credito voluta con la legge n. 35/1992 Amato- Carli, cui, l’ex governatore della Banca d’Italia, ha fatto subito seguire la legge 82/1992, che dava facoltà alla Banca D’Italia di decidere autonomamente il costo del denaro.

In altri termini con queste due leggi la Banca d’Italia è divenuta proprietà di banche private che decidono da sole il costo del denaro sancendo così, definitivamente, il dominio della finanza privata sullo Stato. A questo stato di cose seguono i noti scandali bancari (Bond argentini, Cirio, Parmalat, scalata Unipol con il rinvio a giudizio del governatore di Banca d’Italia Fazio, ecc..) con grande danno per migliaia di risparmiatori.

Possibile che il Ministro Carli, ex governatore della Banca d’Italia, non si sia accorto di tutto ciò? Ed ancora: è possibile che i politici, ministri del Tesoro, governatori non si siano accorti, per ben 12 anni, di questa anomalia? Comunque se ne accorgono alcuni cittadini, che citano immediatamente in giudizio la Banca d’Italia.

Il 26 settembre 2005 un giudice di Lecce, con la sentenza 2978/05, condanna la Banca d’Italia a restituire ad un cittadino (l’attore) la somma di euro 87,00 a titolo di risarcimento del danno derivante dalla sottrazione del reddito monetario.

Nella sentenza viene sottolineato, inoltre, come la Banca d’Italia, solo nel periodo 1996-2003, si sia appropriata indebitamente di una somma pari a 5 miliardi di euro a danno dei cittadini. Ma ancora non basta, perché la perizia del CTU nominato dal giudice mette in evidenza:

Per quanto concerne la Banca D’Italia:

- come questa sia, in realtà, un ente privato, strutturato come società per azioni, a cui è affidata, in regime di monopolio, la funzione statale di emissione di carta moneta, senza controlli da parte dello Stato;

- come, pur avendo il compito di vigilare sulle altre banche, Banca D’Italia sia in realtà di proprietà e controllata dagli stessi istituti che dovrebbe controllare;

- come, dal 1992, un gruppo di banche private decida autonomamente per lo Stato italiano il costo del denaro.

Per quanto concerne la BCE:

- come questa sia un soggetto privato con sede a Francoforte;

- come, ex art. 107 del Trattato di Mastricht, sia esplicitamente sottratta ad ogni controllo e governo democratico da parte degli organi dell’Unione Europea.

- come la succitata previsione faccia si che la BCE sia una sorta di soggetto sovranazionale ed extraterritoriale;

- come, tra i sottoscrittori della BCE, vi siano tre stati (Svezia, Danimarca ed Inghilterra) che non hanno adottato come moneta l’euro, ma che, in virtù delle loro quote, possono influire sulla politica monetaria dei paesi dell’euro.

In altri termini la sentenza mette in evidenza come lo Stato, delegato dal popolo ad esercitare la funzione sovrana di politica monetaria, dal 1992 l’abbia ceduta a soggetto diverso dallo Stato: prima alla Banca D’Italia (di proprietà al 95% di privati), quindi alla BCE (soggetto privato, soprannazionale ed extraterritoriale).

Così’ facendo lo Stato ha violato due articoli fondamentali della Costituzione:
L’art. 1 che recita: “…La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

Infatti il popolo aveva delegato i suoi rappresentanti ad esercitare la funzione sovrana di politica monetaria, non a cederla a soggetti privati

L’art. 11 della Costituzione che recita: “L’Italia … consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

L’art. 11 della costituzione consente limitazioni (non già cessioni) della sovranità nazionale solo in favore di altri Stati. Ma la BCE non è uno Stato, né organo di altri Stati.

Inoltre, la sovranità monetaria non è stata ceduta a condizioni di parità (le quote di partecipazione alla BCE non sono paritarie), vi fa parte anche la Banca d’Inghilterra che non fa parte dell’euro e partecipa alle decisioni di politica monetaria del nostro Stato, senza che lo Stato italiano possa in alcun modo interferire nella politica monetaria interna.

Ed ancora. Tale limitazione (non cessione) può essere fatta ai soli fini di assicurare “la pace e la giustizia tra le Nazioni”. I fini della BCE non sono quelli di assicurare pace e giustizia fra le nazioni, ma quello di stabilire una politica monetaria (per una disamina più approfondita della problematica rimando al mio articolo “violazioni costituzionali nell’esercizio della politica monetaria: http://www.altalex.com/index.php?idnot=37819 ).

La sentenza è, quindi, estremamente importante e, per taluni, anche estremamente pericolosa, visto che ai politici, che illegittimamente hanno concesso la sovranità monetaria prima alla Banca d’Italia e poi alla BCE potrebbero essere contestati i reati di cui agli artt.

- 241 c.p: “Chiunque commette un fatto diretto a sottoporre il territorio dello Stato o una parte di esso alla sovranità di uno Stato straniero, ovvero a menomare l’indipendenza dello Stato, è punito con l’ergastolo”.

- 283 c.p.: “Chiunque commette un fatto diretto a mutare la costituzione dello Stato, o la forma del Governo con mezzi non consentiti dall’ordinamento costituzionale dello Stato, è punito con la reclusione non inferiore a dodici anni”.

I politici, infatti, hanno ceduto un potere indipendente e sovrano ad un organismo privato e, per quanto riguarda la BCE, anche esterno allo stato.

Il pericolo c’è, ma la paura di un possibile rinvio a giudizio per questi gravi reati dura poco, qualche mese.

Per una strana coincidenza, a soli 5 mesi dalla sentenza che condanna la Banca d’Italia, nell’ultima riunione utile prima dello scioglimento delle camere in vista delle elezioni, con la legge 24 febbraio 2006 n. 85 dal titolo “Modifiche al codice penale in materia di reati di opinione” vengono modificati proprio gli artt.241 (attentati contro l’indipendenza, l’integrità e l’unità dello Stato); 283 (attentato contro la Costituzione dello Stato); 289 (attentato contro organi costituzionali e contro le assemblee regionali), ovvero le figure di attentato alle istituzioni democratiche del paese, che, diciamolo, con i reati di opinione hanno ben poco a che vedere.

Cosa cambia con questa modifica?

Nella sostanza le figure di attentato diventano punibili solo se si compiono atti violenti, se si attenta alla costituzione semplicemente abusando di un potere pubblico non si commette più reato.

I politici, dunque, non solo sono salvi per quanto concerne il passato, ma, da ora in poi, potranno abusare del loro potere pubblico violando la costituzione senza più rischiare assolutamente nulla.

Certo, questa modifica priva la nostra Repubblica di qualsiasi difesa, ma di questo pare nessuno se ne accorga. (per una disamina più approfondita dell’argomento rimando al mio articolo “Attentato agli organi costituzionali” http://paolofranceschetti.blogspot.com/2007/11/attentato-agli-organi-costituzionali.html )

Pochi mesi dopo questa modifica arriva la sentenza 16751/2006 della Cassazione a sezioni Unite, che accoglie il ricorso di Banca D’Italia avverso la succitata sentenza del giudice di Lecce. Nelle motivazioni si legge:”… al giudice non compete sindacare il modo in cui lo Stato esplica le proprie funzioni sovrane, tra le quali sono indiscutibilmente comprese quelle di politica monetaria, di adesione a trattati internazionali e di partecipazione ad organismi sovranazionali: funzioni in rapporto alle quali non è dato configurare una situazione di interesse protetto a che gli atti in cui esse si manifestano assumano o non assumano un determinato contenuto”.

In altri termini il giudice non può sindacare come lo stato esercita le sue funzioni sovrane, neanche quando queste arrechino un danno al cittadino.

Ma, come abbiamo appena visto, il cittadino è rimasto anche privo di difese anche nel caso in cui, abusando di poteri pubblici, la sua sovranità venga svenduta a soggetti privati.

E allora che fare?

Al cittadino resta un’ultima flebile speranza? Può aggrapparsi alla violazione dell’art. 3 dello statuto della Banca d’Italia? Assolutamente no, a dicembre del 2006 anche l’art. 3 dello Statuto, ovviamente, è stato modificato. Ora non è più necessaria nessuna partecipazione pubblica in Banca d’Italia. Tutto in mano ai privati per statuto.

La sovranità monetaria è persa. Ma l’inganno è solo all’inizio, anche se è stato portato a termine un tassello importante del progetto, in fondo si sa, è il denaro che governa il mondo.

LISBONA

I potenti, sicuri della loro totale impunità, proseguono nel grande inganno e, visto che nel 2005 la Costituzione europea (che presentava palesi violazioni con le maggiori costituzioni europee e pareva scritta per favorire le grandi Lobby affaristiche in danno dei cittadini) era stata bocciata da francesi ed olandesi al referendum, decidono che, per far passare il testo, si deve agire in due modi:

- evitare di far votare la popolazione;

- rendere il testo illeggibile

Il loro progetto prevede di lasciare la Costituzione Europea immutata e, per evitare il referendum, di chiamarla “Trattato“.

Poi, per evitare che il cittadino si renda conto che nulla è cambiato, rendono il testo illeggibile inserendo migliaia di rinvii ad altre leggi e note a piè pagina, come hanno confessato:

- l’ex presidente francese Valéry Giscard D’Estaing: “Il Trattato è uguale alla Costituzione bocciata. Solo il formato è differente, per evitare i referendum”;

- il parlamentare europeo danese Jens-Peter Bonde “I primi ministri erano pienamente consapevoli che il Trattato non sarebbe mai stato approvato se fosse stato letto, capito e sottoposto a referendum. La loro intenzione era di farlo approvare senza sporcarsi le mani con i loro elettori;

- il nostro Giuliano Amato: “Fu deciso che il documento fosse illeggibile…Fosse invece stato comprensibile, vi sarebbero state ragioni per sottoporlo a referendum”.

Nel 2007 tutto è pronto, e il 13 dicembre i capi di governo si riuniscono a Lisbona per firmare il Trattato, ovvero la Costituzione europea bocciata nel 2005 e resa illeggibile. Ora, manca solo la ratifica dei vari stati.

Il parlamento italiano ratifica il trattato di Lisbona l’08 agosto del 2008, approfittando della distrazione dei cittadini dovuta al periodo feriale. Nessuno spiega ai cittadini cosa comporti la ratifica del Trattato, ed i media, ancora una volta, tacciono.

In realtà con quella ratifica abbiamo ceduto la nostra sovranità in materia legislativa, economica, monetaria, salute e difesa ad organi (Commissione e Consiglio dei Ministri) che non verranno eletti dai cittadini. Il solo organo eletto dai cittadini, Parlamento Europeo, non avrà, nei fatti, alcun potere (per una disamina più approfondita del Trattato rimando all’ottimo articolo di Paolo Barnard sul trattato di Lisbona: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=139).

Ancora una volta i nostri politici, abusando del loro potere pubblico, hanno violato l’art. 1 e 11 della nostra costituzione.

L’art. 1 perchè, come detto, lo stato ha la delega ad esercitare la funzione sovrana in nome e per conto dei cittadini, non a cederla. E’ come se una persona avesse il compito di amministrare un immobile e lo vendesse all’insaputa del proprietario, abusando del potere che gli è stato conferito.

Inoltre ha violato l’art. 11 perché, come abbiano visto: “L’Italia …. consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità

Lo stato, invece, ancora una volta ha ceduto la sovranità e l’ha ceduta non in condizioni di parità. Infatti l’Inghilterra, che già non ha aderito all’euro, in sede di negoziato ha ottenuto diverse e importanti esenzioni per aderire al Trattato di Lisbona, eppure pare che il primo presidente europeo sarà proprio l’ex primo ministro inglese Tony Blair.

La nomina a presidente europeo di Blair deve far riflettere, sopratutto in ordine alla c.d. Clausola di Solidarietà presente nel Trattato di Lisbona. Detta Clausola prevede che ogni nazione europea sia tenuta a partecipare ad azioni militari quando si tratti di lottare contro «azioni terroristiche» in qualunque altra nazione.

In problema è che nessuno ha definito cosa si intenda per “azioni terroristiche“.

Chi deciderà chi è un terrorista e perchè? Persone come Tony Blair, in passato coinvolto nello scandalo sulle inesistenti armi di distruzione di massa in mano a Saddam con cui è stata giustificata la guerra all’Irak?

A quante guerre ci sarà chiesto di partecipare solo perché qualche politico non democraticamente eletto avrà deciso di usare la parola “terrorista” o “azione terroristica”?

Si consideri che già, oggi, basta definire un cittadino “presunto terrorista” per poterlo privare dei diritti umani e permettere che i servizi segreti possano sequestrarlo a fini di tortura, attività criminale che potrà, poi, essere coperta con il segreto di stato, come ha recentemente confermato con la sentenza 106/2009 anche la nostra Corte Costituzionale (per una disamina più approfondita della problematica rimando al mio articolo: “Il lodo Alfano? Un falso bersaglio, l’Italia ha perso la tutela dei diritti umani (http://paolofranceschetti.blogspot.com/2009/10/il-lodo-alfano-un-falso-bersaglio.html)

Ma il dato più allarmante è che, con il Trattato di Lisbona, viene reintrodotta la pena di morte.

Ovviamente tale dicitura non è presente nel testo del Trattato, ma in una noticina a piè pagina (si continua nell’inganno).

Leggendo attentamente questa noticina, e seguendo tutti i rimandi, si arriva alla conclusione che con il Trattato di Lisbona accettiamo anche la Carta dell’Unione Europea, la quale dice “La morte non si considera cagionata in violazione del presente articolo se è il risultato di un ricorso alla forza resosi assolutamente necessario: Per eseguire un arresto regolare o per impedire l’evasione di una persona regolarmente detenuta ; per reprimere, in modo conforme alla legge, una sommossa o un’insurrezione” (articolo 2, paragrafo 2 della CEDU).

La cosa è di estrema gravità. Infatti, anche in questo caso, chi deciderà che una protesta è sfociata in disordini tali da rendere lecito un omicidio? (l’Italia, poi, ha un triste primato in fatto di “agenti provocatori” pagati per trasformare una manifestazione in guerriglia).

In quali casi si potrà sparare sulla folla disarmata? Chi deciderà quando potranno essere sospesi i diritti umani? Perché di questo si tratta.

Ecco la storia di un grande inganno, un inganno che inizia con il cedere illecitamente, proteggendosi con il segreto, la funzione sovrana dell’esercizio della politica monetaria a privati. Nello sfuggire alle responsabilità del proprio operato depenalizzando le figure di attentato alla costituzione. Nell’approfittare delle ferie estive per ratificare un trattato con cui vengono cedute le nostre restanti sovranità (legislativa, economica, monetaria, salute, difesa, ecc..) ad una oligarchia non eletta e che nessuno conosce. Ed, in ultimo, nel dare il potere a qualche politico di poter privare i cittadini dei loro diritti umani semplicemente con una parola.

Così, quando i cittadini si renderanno conto che hanno perso tutto, che la loro vita viene decisa da una oligarchia di potenti non eletti democraticamente, quando si renderanno conto del grande inganno in cui sono caduti non sarà loro concesso neanche reagire o protestare, perchè basterà una sola parola per trasformare la reazione in “azione terroristica” o la protesta in “insurrezione”, legittimando così la sospensione dei diritti umani e l’applicazione della pena di morte. Il tutto, poi, verrà coperto con il segreto di stato.

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ComeDonChisciotte – UN SISTEMA ECONOMICO STRUTTURALMENTE IRRECUPERABILE

22 Ottobre 2009 · Lascia un Commento

ComeDonChisciotte – UN SISTEMA ECONOMICO STRUTTURALMENTE IRRECUPERABILE.

DI GILLES BONALFI
Mondialisation.ca

Coloro che credono ancora nei benefici della mano invisibile del mercato, dovrebbero rendersi conto che quest’ultima ci sta ripulendo le tasche a vantaggio di pochi. L’attualità ce lo mostra ogni giorno.

Sì, sì, la recessione è finita. Comincia ora la depressione e la disoccupazione di massa ne è l’indizio rivelatore. Non è il 1929, è molto peggio. Non tornerò sulle mie diverse analisi, perché ben presto gli eventi si susseguiranno (guerre, fallimenti, crack borsistici…)

Per capire perché la borsa continui a funzionare, basta leggere ciò che Pierre Jovanovic scrive sul suo blog.

Spiega così che il «40% dell’ NYSE è generato da cinque titoli» cosa confermata dall’analista finanziario Olivier Crottaz che ne ha anche pubblicato il grafico relativo.

Insomma, si rifilano pacchetti d’azioni facendo montare la maionese e tutto questo sconnesso da qualsiasi realtà economica. Grottesco!

Ho quindi deciso di scrivere une serie di articoli per dimostrare che ciò che molti chiamano capitalismo, non solo è una mostruosità, ma inoltre è completamente irrecuperabile.

Ho spesso usato il termine crisi sistemica per analizzare il crack attuale, ma dovremmo piuttosto parlare di crisi strutturale.

Infatti, ci sono stati molti studi sul fallimento del comunismo e le sue derive dittatoriali (Stalin, Mao), ma ci sono poche analisi di fondo riguardanti il nostro sistema economico attuale che, anch’esso, non può far altro che portarci al disastro e alla dittatura.

Innanzitutto, bisogna notare che Karl Marx ha fatto due errori fondamentali.

In primo luogo, la sua analisi si basa sull’idea che è “il calo tendenziale del tasso di profitto che è all’origine delle crisi che costellano la storia del capitalismo”.

L’economista Philippe Simmonnot ha confutato in modo chairo questa teoria. Per chi vuole approfondire, la spiegazione de L’errore di Marx è sul mio blog.

Inoltre, Marx ha “dimenticato” Freud (che è arrivato dopo) e i suoi lavori sull’inconscio, che Bernard Stiegler riassume affermando che “il capitalismo del XX secolo ha catturato la nostra libido e l’ha sviata dagli investimenti sociali”. Posso aggiungere che ha finito col resettarci tramite il feticismo dell’oggetto.

Poiché l’insieme dei media appartiene al gruppetto dominante, la realtà ha finito col scapparci e non vediamo più il mondo com’è. Questo “psico-potere” che permette di fabbricare la nostra coscienza collettiva, è il solo da distruggere veramente, perché “solo la verità è rivoluzionaria”.

Del resto, secondo Hannah Arendt, il totalitarismo è innanzitutto una dinamica di distruzione della realtà e delle strutture sociali.

Per capire meglio, bisogna rileggere «Il mondo nuovo» di Aldous Huxley, che non è un romanzo, ma un programma politico ben riassunto nella prefazione del 1946: «Uno stato totalitario davvero “efficiente” sarebbe quello in cui l’onnipotente comitato esecutivo dei capi politici e il loro esercito di direttori governerebbero su una popolazione di schiavi che sarebbe inutile forzare, perché avrebbero l’amore per la loro servitù».

Tra l’altro l’opera fa una sintesi della nostra epoca: «Man mano che diminuisce la libertà economica e politica, in cambio la libertà sessuale tende a crescere». Anche Claude Lévi-Strauss ne aveva parlato: «La funzione primaria della comunicazione scritta è di facilitare l’asservimento».

Siamo quindi una popolazione di schiavi, un’idea che il film di Jean-François Brient «De la servitude moderne» [NdT: Sulla servitù moderna] mostra in maniera esplicita [De la servitude moderne n°1, De la servitude moderne n°2, De la servitude moderne n° 3 (sul mio blog)].

Nonostante ciò, è importante analizzare perché alla fin fine il capitalismo ci porta alla dittatura. Infatti, gli economisti diventati matematici, han dimenticato che ciò che caratterizza il nostro sistema economico è quel suo lato mafioso retto da una sola legge, quella del più forte.

Mazzette, minacce e assassinii sono parte integrante del processo di conquista dei mercati. Gomorra di Roberto Saviano è il riflesso perfetto della nostra società.

Questo viene rappresentato sul piano matematico (dato che il mondo è scritto in linguaggio matematico) dalla legge di Pareto che mostra come le entrate si dividono sempre secondo una legge matematica decrescente a legge di potenza. L’economista Moshe Levy spiega che “la legge di Pareto, lungi dall’essere universale e ineluttabile, sarebbe solo il modoo di funzionamento particolare di una società egocentrica” e che “sono gli effetti stocastici (e non l’indigenza e il lavoro) della concorrenza ad arricchire pochi a scapito della maggioranza, portando alla ripartizione di Pareto”.

Per rimanere nell’ambito della matematica, è importante capire cos’è un frattale. Gli oggetti frattali sono imparentati a strutture a rete, e sono sottoposti alla legge di Pareto. Per fare un esempio, il 20% dei più ricchi detiene l’80% del capitale, ma all’interno di questo 20% si applica ancora la legge di Pareto, e così via… Del resto, le 20 persone più ricche del mondo hanno un capitale personale stimato nel 2009 a 415 miliardi di dollari, ossia poco meno del PIL svizzero (500 miliardi di dollari)! (Lista dei miliardari del mondo nel 2009)

L’1% dei più ricchi rappresentava il 10% del PIL nel 1979 e il 23% oggi. Saranno il 53% nel 2039?

Bisogna quindi capire che la pecca fondamentale del nostro sistema economico risiede nell’accumulo del capitale. Infatti, il capitalismo porta strutturalmente alla dittatura attraverso un accumulo colossale di ricchezze da parte di pochi.

Il capitalismo è quindi per natura non redistributivo. Infatti, per via della sua struttura basata sul debito, favorisce il capitale e mette la banca e la finanza al centro del sistema. Bene, la maggior parte degli interessi alla fine è riscosso da un piccolo numero di persone che finiscono con l’impadronirsi del sistema. Io lo chiamo effetto Monopoli (Famoso gioco in cui, dopo aver rovinato gli altri, sopravvive un solo giocatore).

Coloro che credono ancora nei benefici della mano invisibile del mercato, dovrebbero rendersi conto che quest’ultima ci sta ripulendo le tasche a vantaggio di pochi. L’attualità ce lo mostra ogni giorno.

Inoltre, sul piano matematico un investimento di denaro è un esponenziale. Potete del resto constatarlo cliccando su Esponenziale e capitale.

Ma questo accumulo di capitali ha una contropartita: l’accumulo di debiti, perché alla fin fine il denaro non viene creato ex nihilo, al contrario di quello che cercano di farvi credere (solo le banche centrali possono creare la moneta). Il nostro sistema economico è quindi diventato un grande schema di Ponzi, e questo è confermato anche dallo stesso Nouriel-Roubini: “Americani, guardiamoci allo specchio: Madoff, siamo noi, e il Signor Ponzi, siamo noi!”.

Avevo già indicato questo problema nell’articolo Crise systémique – Les solutions (n°5 : une constitution pour l’économie) [NdT: Crisi sistemica – Le soluzioni (n°5: una costituzione per l'economia)] e affermavo che questo sistema, che funziona sul debito e l’appropriamento della maggior parte degli interessi da parte di pochi, col passare degli anni impone l’allargamento della base di credito. E, quando si cominciano a fare prestiti a persone che non possono rimborsarli (i poveri), il sistema sprofonda.

E sì che tutte le religioni hanno condannato (a volte con diverse sfumature) il prestito con interessi, perché lo consideravano amorale, cosa che troviamo nel versetto 275 della seconda sura del Corano: “Dio ha reso lecito il commercio e illecito l’interesse”.

Non dimentichiamo che il sistema attuale si basa sulla formula: debito = consumo = lavoro. Quindi, senza debito, nessun lavoro! Del resto è per questa ragione che gli stati sostengono a fondo perso le banche.

Robert H. Hemphill, responsabile di crediti alla Fed di Atlanta, aveva dichiarato: “Se le banche creano abbastanza denaro, prosperiamo; in caso contrario, sprofondiamo nella miseria”

Di fronte a un esponenziale del capitale accumulato, ci ritroviamo con un esponenziale del debito. Per esempio, per gli Stati Uniti, abbiamo un debito totale (pubblico e privato) di 52.859 miliardi di dollari, ossia 375% del PIL statunitense e più del PIL mondiale.

Bisogna inoltre ricordare che il debito porta alla schiavitù, come riassume Jean Baudrillard: “Con il credito torniamo a una situazione propriamente feudale (una frazione del lavoro dovuta in anticipo al signore), al lavoro asservito”.

Il sociologo Immanuel Wallerstein ha ragione quando afferma che: «Da trent’anni siamo entrati nella fase terminale del sistema capitalistico».

Ivan Illich uno dei primi pensatori dell’ecologia politica ha sviluppato la nozione (chiamata illichiana) di contro-produitività, che mostra che le imprese che raggiungono una grandezza critica instaurando una situazione di monopolio, finiscono col nuocere al funzionamento normale dell’economia.. Possiamo anche aggiungere che finiscono con l’appropriarsi del potere. Il 4 giugno 1943, il senatore Homer T. Bone dichiarava al Comitato del Senato americano per gli Affari Militari: «Farben era Hitler e Hitler era Farben»

Albert Einstein, nel maggio 1949, in un articolo comparso nella Monthly Review, riprendeva la stessa idea: «Il capitale privato tende a concentrarsi nelle mani di pochi, in parte a causa della competizione tra capitalisti e in parte perché lo sviluppo tecnologico e la divisione crescente del lavoro incoraggiano la formazione di unità di produzione più grandi a scapito di quelle più piccole. Il risultato di questi sviluppi è un’oligarchia di capitale privato, il cui potere esorbitante non può effettivamente essere controllato neanche da una società il cui sistema politico è democratico»

Oggi, 500 imprese transnazionali controllano il 52% del PIL mondiale e questo fa dire a Jean Ziegler (membro del Comitato consultivo del Consiglio dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite) che andiamo verso «una rifeudalizzazione del mondo»

Eppure J. K. Galbraith, economista e consigliere dei presidenti Roosevelt e Kennedy ci aveva avvertiti: «L’economia di mercato è spesso descritta come un’antica eredità. All’occorrenza, è una truffa, o più esattamente, un errore comunemente ammesso. Troppe persone studiano ancora l’economia su manuali che mantengono ancora i dogmi della produzione concorrenziale dei beni e dei servizi e della capacità di acquistare senza impedimenti. In realtà, possono esserci solo uno o pochi venditori abbastanza potenti e persuasivi a determinare ciò che le persone comprano, mangiano, bevono» (« Les nouveaux mensonges du capitalisme » (Le nuove menzogne del capitalismo » Pubblicato ne Le Nouvel Observateur (4/11/05), intervista di John Kenneth Galbraith a cura di François Armanet)

Quali sono le soluzioni? Non preoccupatevi, i nostri padroni han già previsto tutto. Per capire, bisogna sapere che la dialettica hegeliana è padroneggiata magistralmente. Abbiamo così la tesi, il capitalismo, l’antitesi, il comunismo, e infine la sintesi: un socialismo corporativo o social-fascismo (mondiale).

Voglio ricordare qui che Mussolini aveva dato la sua definizione del fascismo: “Il fascismo dovrebbe piuttosto essere chiamato corporativismo, poiché si tratta dell’integrazione dei poteri dello stato e dei poteri del mercato”. Ora, il corporativismo può essere assimilato a un’impresa criminale dato che, come afferma Howard Scott: “un criminale è una persona dagli istinti predatori che non ha abbastanza capitale per formare una corporazione” (Une constitution pour l’économie, pourquoi ?)

Può sembrare strano associare due principi opposti come socialismo e fascismo, ma Edgar Morin ci spiega ciò che egli chiama il principio dialettico: “Esso unisce due principi o nozioni antagoniste, che in apparenza dovrebbero respingersi l’un l’altra, ma che sono indissociabili e indispensabili per capire una stessa realtà”. Pensate sia impossibile? Ecco la mia analisi.

Conviene innanzitutto notare che tutti sparano sui cattivi banchieri (la tesi) e sostengono la nazionalizzazione delle banche (l’antitesi). Avremo quindi un FMI, una BRI e una banca mondiali (la sintesi) che controlleranno la futura moneta mondiale (i DSP che sostituiranno il dollaro: Crise systémique – Les solutions (n°5 : une constitution pour l’économie)) e regoleranno il sistema. Ora, questi organismi sono controllati da una manciata di persone.

La crisi attuale avrà come conseguenza diretta la distruzione delle nazioni, perché le somme perse superano le capacità degli stati e i tassi di indebitamento vanno alle stelle. Si svilupperanno dappertutto dei poli continentali con strutture regionali: il glocale. Su questa questione ho tra l’altro condotto uno studio preciso: Crise systémique – Les solutions (n°4 : régions et monnaies complémentaires) (Crisi sistemica – Le soluzioni. N°4: regioni e monete complementari)

Il futuro è al « socialismo » disse Schumpeter, un socialismo senza schaivitù, ma con una libertà limitata. Si dovrebbe usare allora il termine esatto: socialfascismo e precisare che la libertà scomparirà se non ne facciamo nulla. In ogni caso, una dittatura fallirà. Non dimentichiamo il principio « ologrammatico » di Edgar Morin: la parte è nel tutto, ma il tutto è nella parte, poiché tutte le forme di esistenza sono legate le une alle altre. Questa è tra l’altro la definizione esatta di ciò che Buddha, Jeschuth-notzerith (il vero nome di Gesù, ancora una bugia!) e Maometto hanno definito con la parola amore.

Fascismo e socialismo alla fin fine non sono altro che il riflesso della nostra dualità che ci spinge o verso gli altri, o verso il ripiegamento su sé stessi, l’egoismo e la violenza. È necessario quindi che cambiamo noi, se vogliamo cambiare il mondo; è quello che l’Islam chiama djihad, la cabala ebrea la lotta per lo zain (la lotta interiore) e che Bakunin riassume in poche parole: “Per rivoltarsi contro questa influenza che la società esercita su di lui, l’uomo deve, almeno in parte, rivoltarsi contro sé stesso”.

Gilles Bonafi è professore e analista eocnomico.

Titolo originale: ” Un système économique structurellement irrécupérable”

Fonte: http://www.mondialisation.ca
Link
20.09.2009

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MARINA GERANZANI

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Antonio Di Pietro: L’indebitamento selvaggio

16 Ottobre 2009 · Lascia un Commento

Fonte: Antonio Di Pietro: L’indebitamento selvaggio.

Il Capo dello Stato il 12 ottobre lancia l’allarme sul debito pubblico fuori controllo. Bankitalia incalza definendolo da record con una dimensione di 1.757 mld di euro, 100 mld in più rispetto lo stesso periodo del 2008. Il mare del debito pubblico è in secca, si sta asciugando anche il principale affluente: il gettito fiscale nei primi mesi del 2009 è crollato del 2,5% rispetto lo stesso periododo del 2008, e continuerà a crollare per due motivi.
Il primo: le imprese chiudono e riducono i fatturati, le strade si riempiono di disoccupati e quindi il gettito diminuisce. Il secondo: lo scudo fiscale, quello italiano, è stato il più colossale incentivo all’evasione che produrrà effetti devastanti sui contribuenti: chi pagava le tasse e non pensava all’evasione, dal 2 ottobre sta studiando a tavolino con il proprio commercialista come adeguarsi ai tempi. Rimarrebbero solo i dipendenti pubblici e privati a pagare fino all’ultimo cent.
Ma se si interrompe il gettito, anche chi amministra il valore esaurirà l’ossigeno, e la macchina dello Stato si fermerà. Non è complessa l’economia di un Paese, anche se ve lo vogliono far credere.

Se colleghiamo questi segnali all’appello di Draghi sull’età pensionabile e al giudizio degli industriali e dei rappresentanti dei lavoratori che etichettano come “insufficienti”, per la ripresa dell’economia, i provvedimenti presi dal Governo possiamo arrivare insieme ad un’unica conclusione: i soldi stanno finendo, e per tenere a galla il Governo, si stanno indebitando selvaggiamente i cittadini. Perché siamo a questa situazione? Perchè i politici stanno discutendo dei problemi personali di Silvio Berlusconi, “buono” ad evadere e “giusto” con i furbi.
Quali saranno gli effetti di questa negligenza? Devastanti e arriveranno inaspettati lasciando in mezzo ad una strada molti ignari cittadini, anche quelli che ora stanno sognando l’Itaglia dei berluscones.

Tre milioni di persone sono sotto la soglia di povertà in Italia, ma questo è un dato parziale: quante sono sul filo del rasoio del fine mese ? E quante, se dovesse accadere un minimo imprevisto nella loro vita, scivolerebbero sotto un ponte o ad una mensa della Caritas?

5,6,7,10 milioni? Qui parliamo di un valore tra il 10 ed il 15% della popolazione a serio rischio di sostentamento, un numero da far impallidire Obama, come direbbe Berlusconi. Un rischio che il governo ha affrontato con la Social Card e con i manganelli nei cancelli delle fabbriche in chiusura.

Il ministro dell’Economia conosce questi numeri, e sa che sono anche prudenziali, ma getta “bicchieri d’acqua su una foresta in fiamme” invece di “chiamare i pompieri” e sarà complice di questo silenzio se la situazione precipiterà nei prossimi mesi.

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Nassiriya: missione compiuta

15 Ottobre 2009 · Lascia un Commento

Fonte: Nassiriya: missione compiuta.

13 maggio 2005 – Rainews24 pubblica un dossier del governo, redatto sei mesi prima della guerra in Iraq, nel quale già si indicava Nassiriya come località strategica per l’Italia, rispetto ai nostri interessi petroliferi.

2 marzo 2009 – Sempre Rainews24, rende noto che l’Eni è in pole position per aggiudicarsi il contratto relativo allo sfruttamento del giacimento petrolifero di Nassiriya.

14 ottobre 2009 – L’Eni si è aggiudicata la concessione per lo sviluppo del giacimento ‘giant’ Zubair, in Iraq. Il fine della nostra missione a Nassiriya è stato raggiunto, alla faccia di tutti quei morti innocenti.

Nel mezzo ci sono una montagna di soldi spesi per portare la “pace” in quei territori, i soldati morti nella strage di Nassiriya e tante menzogne vomitate dai media per nascondere le vere motivazioni della missione in Iraq.

Ladri di marmellate

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ComeDonChisciotte – WHERE IS YOUR RIGHT STAR ?

12 Ottobre 2009 · Lascia un Commento

Questa è la reale causa che provoca sofferenza al sistema della piccola impresa, al di là della congiuntura macroeconomica che stiamo vivendo ovvero la mancanza di sovranità monetaria nel nostro paese. La scelta sconsiderata in passato di privatizzare sino all’estremo gli istituti di credito e le banche a partecipazione pubblica ha sottratto a chi governa il paese un efficace strumento di controllo dell’economia: la creazione e concessione di massa monetaria. Ad esempio il Brasile è riuscito a togliersi di dosso l’etichetta di paese povero e trasformarsi in un grande player mondiale che ora presta addirittura denaro al Fondo Monetario Internazionale grazie alla sua struttura bancaria interamente nazionalizzata: le banche prestano alle imprese in base a quello che decide Lula & Company. Solo con una trasformazione e ridefinizione del nostro sistema bancario sarà possibile impostare una politica di governo volta al salvataggio del nostro hinterland imprenditoriale, basta con banche ed istituti di credito in mano a soggetti privati. Solo così si riuscirà a dare un vantaggio competitivo ad aziende ed imprese che rischiano l’estinzione assieme ai distretti industriali trasformati in prede della globalizzazione.

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Carlo Vizzini: “Incontrai Borsellino tre giorni prima di via D’Amelio”

11 Ottobre 2009 · 3 Commenti

Fonte: Carlo Vizzini: “Incontrai Borsellino tre giorni prima di via D’Amelio”.

Scritto da Fabrizio Dell’Orefice

1 giugno 1992: ci siamo visti in Procura. Era lucido, molto tosto e interessato alle nostre proposte. Fu un colloquio franco e leale.
16 luglio 1992: Ci vedemmo al ristorante Moccoletto a Roma. Non era lo stesso, come se avesse coscienza che la sua vita era a rischio.

Va bene, procediamo con calma. Vizzini riprende fiato e ricorda: «Durante la trasmissione, Martelli ha sostenuto che Borsellino era a conoscenza della trattativa tra Stato e mafia. Non ho motivo di dubitare, anzi. Piuttosto, personalmente, ebbi un’impressione complessa». E si ferma.

La domanda è automatica. Lo incontrò? «Ci siamo rivisti il primo giugno del ‘92. Proprio in mezzo alle stragi di Capaci e di via D’Amelio. Andai in Procura con il mio capo di gabinetto, il dottor Pietro Sirena. Stamattina, rimettendo a posto le carte, ho trovato il ritaglio di un quotidiano del giorno dopo. E mi ha fatto ricordare che durante quell’incontro arrivò anche una chiamata al 113, che ci allertava su una bomba messa nel Palazzo di giustizia».

Vizzini sorride, poi si rifà serio. «C’era il procuratore capo e il suo aggiunto, Paolo Borsellino appunto. Noi eravamo andati a incontrarli perché avevamo deciso di dare il nostro appoggio al governo Amato solo se vi fosse stata una netta presa di posizione a favore della lotta alla mafia. Andammo a spiegare il nostro pacchetto di proposte. Tra le altre, ricordo, c’era anche la riapertura del carcere dell’isola di Pianosa». L’allora segretario socialdemocratico ha un’immagine nitida di Borsellino, quel giorno: «Era iperattivo, lucido, molto tosto e interessato alle nostre proposte e mi colpì per il fatto che chiese l’intera documentazione e se la fotocopiò. Fu un colloquio franco e leale». Fu quello il primo incontro con il magistrato che sarebbe stato ucciso di lì a poco. Il secondo e ultimo avvenne il 16 luglio, tre giorni prima dell’eccidio di via D’Amelio. «Andò così – ricorda Vizzini -. Mi chiamarono lui, Lo Forte e Natoli. Erano a Roma e nel tardo pomeriggio avevano finito di lavorare, perché quel giorno avevano sentito il pentito Mutolo. Volevano vedermi, diedi loro appuntamento a un ristorante di piazza di Spagna. Il Moccoletto, si chiamava. Al tavolo eravamo solo noi quattro».

Il presidente della commissione Affari Costituzionali del Senato rallenta. Parla più piano, scandisce le parole affinché il racconto sia il più preciso possibile: «Borsellino non era lo stesso che avevo incontrato prima. Era un altro uomo. Come se avesse piena coscienza del fatto che in quei giorni la sua vita era veramente a rischio». Quella sera si parlò a lungo. Spiega Vizzini: «L’attenzione di Borsellino fu tutta sul rapporto tra mafia e appalti. In altri parole: mafia, politica ed economia. Aveva perfettamente compreso quello che sarebbe stato raccontato dai pentiti tre o quattro anni dopo. E cioè che il rapporto tra i clan e le imprese era profondamente cambiato. Mentre prima gli imprenditori venivano in Sicilia e i mafiosi procedevano con le estorsioni, in quel periodo, nei primi anni Novanta, le industrie, soprattutto quelle grandi, si erano sedute al tavolo della spartizione assieme alla mafia».

Vizzini ricorda che quella sera raccontò di una denuncia che aveva fatto quattro anni prima, nel dicembre del 1988. «Ho ancora un ritaglio dell’Ora di Palermo. Il titolo era “Vizzini: imprenditori ricattati dalla pistola sul tavolino”. Borsellino fu molto colpito. Ci salutammo, a fine serata, con la promessa che ci saremmo rivisti anche la settimana successiva e avremmo approfondito questo tema». Ma allora perché venne ammazzato il famoso magistrato? Perché aveva scoperto qualcosa sulla trattativa mafia-politica o perché aveva compreso l’accordo mafia-imprese? Vizzini ci pensa un attimo. Poi spiega: «Penso che andrebbe fatta luce su tutti i punti oscuri. Ma credo che le due cose possono essere concorrenti. E comunque una non esclude l’altra. Parliamoci chiaro, andrebbe fatta luce sulla strategia della tensione, sulla stagione delle stragi. Parliamoci chiaro, io non credo che un mafioso da solo si faccia venire in mente di mettere una bomba al Velabro, a via dei Georgofili o a via Palestro. Per il semplice motivo che io, che sono un docente universitario, a stento so dove si trovano quelle strade».

Ma cosa poteva essere scoperto del rapporto mafia-imprese? Vizzini diventa più cauto: «Questo non lo posso sapere. Posso solo dire che nel ‘96, Angelo Siino, il ministro dei lavori pubblici della mafia, parlò del sistema, raccontò come per esempio in alcune gare fosse stata favorita la Ferruzzi e addirittura ipotizzò che Gardini si fosse ammazzato per questo, per una cosa attinente alla mafia e non a Tangentopoli. In quel periodo c’erano grandi appalti. Sul fronte delle dighe. Sulle autostrade. Basta rivedere che cosa succedeva. E comunque ciò che è sicuro è che quella sera a Borsellino era tutto chiaro. Aveva capito che il rapporto tra boss e imprenditori non era occasionale, era stabile. Quasi organico. Il che dimostra che l’intreccio era mafia-politica-economia e forse occorre scoprire ancora il quarto livello: pezzi dello Stato deviato? Ma, attenzione, la nuova mafia sta ricostruendo i comitati d’affari senza sangue ma con tanti soldi».

Fabrizio Dell’Orefice (Fonte: Il Tempo, 10 ottobre 2009)

Categorie: economia · giustizia · mafia · politica
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ComeDonChisciotte – SCACCO MATTO

8 Ottobre 2009 · Lascia un Commento

ComeDonChisciotte – SCACCO MATTO.

DI CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.com

La concomitanza della sentenza della Corte Costituzionale e del maxi risarcimento (750 mln) per l’affaire Mondadori, più la presentazione dell’associazione “Italia Futura” di Luca di Montezemolo e, in aggiunta, l’apertura della procedura d’infrazione per l’Italia per deficit eccessivo – che comprende anche altri Paesi, ma che per l’Italia è stata motivata per “problemi strutturali” – non sono certo casuali. E’ uno di quei momenti nei quali la storia gira di boa: solo lo skipper attento se n’avvede. Il destino di Silvio Berlusconi – delle sue televisioni, delle sue battute e delle sue puttane – francamente, giunti a questo punto, c’appassiona ben poco.
Starà a lui decidere se accettare un compromesso che preveda una clausola di salvaguardia per il suo patrimonio, oppure decidere di salire con Bossi fino alla “Ridotta della Valtellina”.
Rimanendo in metafora, il 7 Ottobre 2009 è paragonabile allo sbarco in Sicilia del 10 Luglio 1943: il 25 Luglio, l’8 Settembre ed il definitivo 25 Aprile furono solo le ovvie conseguenze.

Uscendo di metafora, è oramai chiaro che la parabola di Berlusconi s’avvia al definitivo declino: i prossimi mesi ci riserveranno infiniti tira e molla giudiziari, convocazioni per i processi, opposizioni per “motivi istituzionali” e via discorrendo. Il destino, però, è segnato. Qualcuno si domanderà quale sia stata la causa scatenante: le puttane d’alto bordo sono sempre esistite, eppure non hanno mai condizionato la vita di un governo. Lo scandalo Profumo? Sì, ma Christine Keeler era molto vicina ai servizi sovietici e nemmeno la Lewinsky riuscì a scalzare Clinton: non ci risulta che la D’Addario sia una “pedina” di chissà quale servizio segreto, tanto meno che lavori per un’opposizione inesistente.
Il problema di Silvio Berlusconi è che la sua condotta morale, il suo agire nel panorama economico ed il suo carattere sbruffone offrono migliaia di pretesti per attaccarlo. Lui stesso, che non lo riconoscerà mai pubblicamente, se ne sarà reso conto.

Dove cercare, allora, le ragioni di questo scacco, il quale avviene con motivazioni che la Corte non prese nemmeno in esame per il precedente “Lodo Schifani”, ossia la non costituzionalità della legge?
Bisogna scendere un poco dai titoli roboanti, da partita di calcio: capire che – in fin dei conti – quel che conta è il denaro, l’economia. Se la sentenza della Corte ed il risarcimento per il processo Mondadori possono essere circoscritti all’ambito nazionale – sottolineo, possono – la procedura d’infrazione per l’Italia (soprattutto la motivazione) e “l’apertura” di Montezemolo non sono fatti interni. La famosa “pista inglese”, che portava a Mario Draghi, è svanita poiché Fini ha messo le mani avanti: niente governi tecnici o istituzionali. Dello stesso tenore le dichiarazioni d’altri politici.

Il problema dell’Italia è che, se essa fosse semplicemente la Grecia od il Portogallo, non sarebbe un problema. Ecco ciò che spaventa Bruxelles.
Invece, l’Italia è un grande Paese in Europa, una nazione popolosa con un apparato produttivo diversificato in molti settori: l’industria, però, che non tira più, crisi o non crisi finanziaria, perché “imballata” da troppi anni di non-governo. I “numeri” negativi italiani sono alti ed impressionano poiché non sono stati generati dalla crisi finanziaria internazionale, se non di riflesso, bensì da un andazzo che va avanti da un ventennio e che non riesce a trovare soluzioni.

Silvio Berlusconi s’è sempre piccato (insieme a Bossi) d’essere il paladino della piccola e media impresa, quella che dovrebbe (a dir loro) “resuscitare” l’Italia dallo stato d’abbandono nel quale si trova.
Governi di varia natura hanno messo a disposizione dell’apparato produttivo italiano, polverizzato in mille realtà sul territorio, provvedimenti legislativi da brivido: i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Anni nei quali è mancata totalmente ogni forma di programmazione economica, vissuti “pericolosamente”, ammettendo l’inammissibile. Tanto per citarne una, lo scempio di una legge (30 o Biagi, come vi pare) che ha consentito d’abbattere i costi della manodopera a livelli di Terzo Mondo. Ha prodotto qualche effetto? Nessuno. Perché?

Poiché l’imprenditoria italiana ha utilizzato quelle norme non per creare imprenditoria d’avanguardia, al fine di trasformare quei posti in lavoro sicuro, bensì per tentare di produrre cinturini per orologi ad un centesimo in meno della Malaysia. Fallendo. In questo senso, l’Italia sì che s’è staccata dal resto d’Europa, finendo in una deriva che nessuno riesce più a capire: l’istruzione è ridotta a classi di 40 persone – sì, è giusto! – gli infortuni sul lavoro sono uno stillicidio di morti – sì, è normale! – le esportazioni languono: sfiga.

Ovviamente, questo quadro – lo rammento a chi, come chi scrive, crede fermamente che le ricette europee siano soltanto un diverso aspetto del turbo-capitalismo, niente che possa donarci un futuro onorevole – è tutto interno ad un dibattito delle borghesie: noi, i paria, non c’entriamo niente. Saremmo fessi, però, a non mettere questi processi sotto la lente d’ingrandimento, perché ci riguardano. In quale ottica, allora, dobbiamo considerare “l’uscita” (ampiamente prevista) di Montezemolo: il nuovo Signor Fiat cosa ci vuole raccontare?

Dopo il fallimento della piccola e media impresa, Montezemolo torna sulla scena per riunire il “salotto buono” della grande borghesia, quello che un tempo si radunava sotto le insegne del Partito Liberale.
In buona sostanza, ad un capitalismo bislacco lasciato in mano ad incompetenti, Montezemolo oppone una visione del “futuro” che è nuovamente appannaggio della grande impresa, la sola che può competere negli scenari internazionali poiché ha “fiato” per promuovere la ricerca, ha “tempi” che le consentono la perdita, nell’attesa di tornare a conquistare mercati.
Lo schieramento politico non-berlusconiano (Fini compreso, presente alla presentazione di “Italia Futura”) sembra sposare in toto le prediche di padron FIAT: vai, Luca, mostraci la strada, saremo con te fino alla vittoria! O alla morte.

Sì, perché si tratterà soltanto di un nuovo modo per “adattare” gli schemi berlusconiani – nessun diritto per i lavoratori, chi s’oppone è comunista, chi scrive contro è un “nemico”, ecc – al nuovo scenario: avremo così dei Fini, dei Casini e dei Bersani che ci racconteranno le medesime solfe un’ottava più alte o più basse, a scelta.

La vera riflessione che dovremmo porci è che questo sistema – il capitalismo – non funziona più, perché siamo in grado di produrre ogni bene in quantità incommensurabili, ma non troviamo sufficienti acquirenti.
Ecco, allora, aprirsi la strada della decrescita: produrre quel che serve, riportare indietro l’orologio alle comunità legate da reali vincoli d’appartenenza, senza cedere – parallelamente – ai localismi.
Le sperimentazioni, nel Pianeta, esistono ed hanno dato risultati più che confortanti: auto-produzione d’energia e di prodotti alimentari di qualità, gestione comunitaria dell’educazione, interazione cosciente e consapevole con il territorio.

Queste sarebbero conquiste, veri passi in avanti per tentare di consegnare ai nostri figli un futuro migliore: invece, sembra che il match sia tutto centrato sui processi, sui Galli, sulle parole vuote e sulle puttane.
Osserviamo pure, ma restiamone fuori.

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.com/
Link: http://carlobertani.blogspot.com/2009/10/scacco-matto.html
8.10.2009

Articolo liberamente riproducibile nella sua integrità, ovvia la citazione della fonte.

Categorie: ambiente · berlusconi · economia · politica
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Blog di Beppe Grillo – 70.000 negozi senza Scudo Fiscale

7 Ottobre 2009 · Lascia un Commento

Già, lo scudo fiscale è un favore ai delinquenti e una sonora pernacchia ai cittadini onesti.

Fonte: Blog di Beppe Grillo – 70.000 negozi senza Scudo Fiscale.


Da gennaio a giugno 2009 hanno chiuso in Italia 36.000 negozi. 6.000 AL MESE. 200 al giorno. A fine anno le previsioni di Confesercenti sono di MENO SETTANTAMILA. Soprattutto a conduzione famigliare. Resistono le grandi catene. Un calcolo prudenziale, pur tenendo conto dell’apertura di nuovi negozi, è di almeno 200mila persone senza lavoro quest’anno. I negozi chiudono per la crisi, per la mancanza di ottimismo dei consumatori, per la concorrenza dei supermercati e per le tasse. Sui primi tre punti è difficile intervenire, sull’ultimo invece si può. I negozianti devono pretendere l’uguaglianza fiscale di fronte alla legge. Se i grandi evasori pagano il 5% per lo Scudo Fiscale, anche il commercio al dettaglio deve avere un’aliquota massima del 5%. Altrimenti, come dice Mavalà Ghedini, la legge è uguale per tutti, ma l’applicazione è diversa. Macellai, cartolai, fruttivendoli, droghieri, pizzicagnoli e panettieri allineate le vostre tasse dei negozi a quelle sui capitali mafiosi. Seguite il consiglio di un mio amico di Reggio Emilia:
“Hai parlato di sciopero fiscale. Beh senti questa. Me ne parlava un amico un’ora fa. Sua moglie commerciante con negozio a Parma è incazzatissima per lo scudo fiscale. Entra una signora telerimbambita ed inizia la manfrina: “Ma ha visto che scandalo Annozero? Devono chiudere quella trasmissione, comunisti, assassini, povero Silvio…bla,bla“… Lei ascolta non dice niente ed alla fine dopo che la cliente ha pagato le dice: “Signora oggi ho deciso. Non le faccio lo scontrino dal momento che tanto 300 miliardi di euro di evasione fiscale Berlusconi li ha condonati. Quindi ora anche io lo faccio. Che ne dice?” La cliente telerimbambita è rimasta inebetita…è andata in tilt non sapeva che dire…ed è uscita con la coda tra le gambe dicendo: “Eh si, forse ha ragione…“.
E se organizzassimo la diffusione di una protesta di questo genere. COMMERCIANTI che aderiscono e mettono il cartello:
“OGGI NON FACCIO LO SCONTRINO. CONTRO LO SCUDO FISCALE CHE CONDONA 300 MILIARDI DI EURO DI EVASIONE”

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ComeDonChisciotte – STA PER ARRIVARE LA MORTE DEL DOLLARO

7 Ottobre 2009 · Lascia un Commento

ComeDonChisciotte – STA PER ARRIVARE LA MORTE DEL DOLLARO.

DI ROBERT FISK
independent.co.uk

Quasi a simboleggiare il nuovo ordine mondiale, gli Stati arabi hanno avviato trattative segrete con Cina, Russia e Francia per smettere di usare la valuta americana per le transazioni petrolifere.

Mettendo in atto la piu’ radicale trasformazione finanziaria della recente storia del Medio Oriente gli Stati arabi stanno pensando – insieme a Cina, Russia, Giappone e Francia – di abbandonare il dollaro come valuta per il pagamento del petrolio adottando al suo posto un paniere di valute tra cui lo yen giapponese, lo yuan cinese, l’euro, l’oro e una nuova moneta unica prevista per i Paesi aderenti al Consiglio per la cooperazione del Golfo, tra cui Arabia Saudita, Abu Dhabi, Kuwait e Qatar.

Incontri segreti hanno gia’ avuto luogo tra i ministri delle finanze e i governatori delle banche centrali della Russia, della Cina, del Giappone e del Brasile per mettere a punto il progetto che avra’ come conseguenza il fatto che il prezzo del greggio non sara’ piu’ espresso in dollari.

Il progetto, confermato al nostro giornale da fonti bancarie arabe dei Paesi del Golfo Persico e cinesi di Hong Kong, potrebbe contribuire a spiegare l’improvviso rincaro del prezzo dell’oro, ma preannuncia anche nei prossimi nove anni un esodo senza precedenti dai mercati del dollaro.

Gli americani, che sono al corrente degli incontri – pur non conoscendone i dettagli – sono certi di poter sventare questo intrigo internazionale di cui fanno parte leali alleati come il Giappone e i Paesi del Golfo. Sullo sfondo di questi incontri valutari, Sun Bigan, ex inviato speciale della Cina in Medio Oriente, ha sottolineato il rischio di approfondire le divisioni tra Cina e Stati Uniti in ordine alla loro influenza politica e petrolifera in Medio Oriente. “Le dispute e gli scontri bilaterali sono inevitabili”, ha detto all’Africa and Asia Review. “Non possiamo abbassare la guardia in merito all’ostilita’ che fronteggiamo in Medio Oriente sugli interessi energetici e la sicurezza”.

Questa frase ha tutta l’aria di una previsione pericolosa su una futura guerra economica tra Stati Uniti e Cina per il petrolio mediorientale – con il pericolo di trasformare i conflitti della regione in una lotta di supremazia delle grandi potenze. L’incremento della domanda di petrolio e’ piu’ marcato in Cina che negli Stati Uniti in quanto la crescita cinese e’ meno efficiente sotto il profilo energetico. Abbandonando il dollaro i pagamenti, stando a fonti bancarie cinesi, potrebbero essere effettuati in via transitoria in oro. Una indicazione della gigantesca quantita’ di denaro di cui si parla puo’ essere desunta dalla ricchezza di Abu Dhabi, Arabia Saudita, Kuwait e Qatar che insieme hanno, stando alle stime, riserve in dollari per 2.100 miliardi.

Il declino della potenza economica americana strettamente connesso all’attuale recessione globale e’ stato riconosciuto dal presidente della Banca Mondiale Robert Zoellick. “Una delle conseguenze di questa crisi potrebbe essere l’accettazione del fatto che sono cambiati i rapporti di forza economici”, ha detto a Istanbul prima delle riunioni di questa settimana del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale. Ma e’ stato il nuovo straordinario potere finanziario della Cina – non disgiunto dalla rabbia sia dei Paesi produttori che dei Paesi consumatori di petrolio nei confronti del potere di interferenza degli Stati Uniti nel sistema finanziario internazionale – a stimolare i recenti colloqui con i Paesi del Golfo.

Brasile e India si sono mostrati interessati a far parte di un sistema di pagamenti non piu’ basato sul dollaro. Allo stato la Cina appare la piu’ entusiasta tra le potenze finanziarie, non fosse altro che per il suo gigantesco interscambio commerciale con il Medio Oriente.

La Cina importa il 60% del petrolio che consuma, per lo piu’ dal Medio Oriente e dalla Russia. I cinesi hanno concessioni petrolifere in Iraq – bloccate fino a quest’anno dagli Stati Uniti – e dal 2008 hanno un accordo da 8 miliardi di dollari con l’Iran per lo sviluppo delle capacita’ di raffinazione e delle risorse di gas. La Cina ha contratti petroliferi in Sudan (dove ha sostituito gli Stati Uniti) e da tempo sta negoziando concessioni petrolifere in Libia dove tradizionalmente questo genere di accordi e’ del tipo joint venture.

Inoltre le esportazioni cinesi verso la regione ammontano ora a non meno del 10% delle importazioni di tutti i Paesi del Medio Oriente e includono una vasta gamma di prodotti che vanno dalle automobili agli armamenti, ai generi alimentari, al vestiario e persino alle bambole. Riconoscendo esplicitamente il crescente peso finanziario della Cina, il presidente della Banca Centrale Europea, Jean-Claude Trichet, ha chiesto l’altro ieri a Pechino di consentire alla yuan di apprezzarsi sul dollaro e, di conseguenza, di diminuire la dipendenza della Cina dalla politica monetaria americana contribuendo cosi’ a riequilibrare l’economia mondiale e ad alleggerire la pressione al rialzo sull’euro.

Dagli accordi di Bretton Woods – gli accordi conclusi dopo la seconda guerra mondiale che ci hanno tramandato l’architettura del moderno sistema finanziario internazionale – i partner commerciali degli Stati Uniti hanno dovuto affrontare le conseguenze della posizione di controllo di Washington e, negli anni piu’ recenti, dell’egemonia del dollaro in quanto principale valuta di riserva.

I cinesi credono, ad esempio, che siano stati gli americani a convincere la Gran Bretagna a non entrare nell’euro per impedire una fuga dal dollaro. Ma secondo le fonti bancarie cinesi i colloqui sono andati troppo avanti per poter essere bloccati. “Non e’ da escludere che nel paniere delle monete entri anche il rublo”, ha detto un importante broker di Hong Kong all’Indipendent. “La Gran Bretagna e’ presa in mezzo e finira’ per entrare nell’euro. Non ha scelta in quanto non potra’ piu’ usare il dollaro americano”.

Le fonti finanziarie cinesi sono convinte che il presidente Barack Obama sia troppo occupato a rimettere in piedi l’economia americana per concentrarsi sulle straordinarie implicazioni della transizione dal dollaro ad altre valute nel volgere di nove anni. Al momento la data fissata per l’abbandono del dollaro e’ il 2018.

Gli Stati Uniti hanno fatto appena cenno a questo problema in occasione del G20 di Pittsburgh. Il governatore della Banca centrale cinese e altri funzionari da anni sono preoccupati per la situazione del dollaro e non ne fanno mistero. Il loro problema e’ che gran parte della ricchezza nazionale e’ in dollari.

“Questi progetti cambieranno il volto delle transazioni finanziarie internazionali”, ha detto un banchiere cinese. “Stati Uniti e Gran Bretagna debbono essere molto preoccupati. Vi accorgerete di quanto sono preoccupati dalla pioggia di smentite che questa notizia scatenera’”.

Alla fine del mese scorso l’Iran ha annunciato che le sue riserve in valuta estera saranno in futuro in euro e non in dollari. I banchieri ricordano, naturalmente, quanto e’ capitato all’ultimo Paese produttore di petrolio del Medio Oriente che ha tentato di vendere il petrolio in euro e non in dollari. Pochi mesi dopo che Saddam Hussein aveva comunicato la sua decisione ai quattro venti, gli americani e gli inglesi hanno invaso l’Iraq.

Versione originale:

Robert Fisk
Fonte: www.independent.co.uk
Link: http://www.independent.co.uk/news/business/news/the-demise-of-the-dollar-1798175.html
6.10.2009

Versione italiana:

Fonte: www.unita.it/
Link: http://www.unita.it/news/il_documento/89415/sta_per_arrivare_la_morte…
6.10.2009

Traduzione a cura di Carlo Antonio Biscotto

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Benny Calasanzio Borsellino: Scudo fiscale, era meglio un prestito dalla mafia

6 Ottobre 2009 · 1 Commento

Benny Calasanzio Borsellino: Scudo fiscale, era meglio un prestito dalla mafia.

Adesso che lo scudo fiscale è stato approvato alla Camera con 270 sì, 250 no e 2 astenuti, possiamo fare una semplice riflessione tra amici; prima non era possibile perché il rischio che l’abaco umano Giulio Tremonti mi copiasse l’idea era forte e reale. Per la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Entrate ci sarebbero all’estero circa 300 miliardi di euro; cifre tratte da una stima fatta dalla Associazione Italiana dei Private Bankers. Dei 300 miliardi di euro di tesori italiani oltre confine, 125 miliardi si troverebbero in Svizzera e 86 in Lussemburgo. Chiaramente nessuno sarà in grado di distinguere tra i miliardi che rientreranno accolti dal comitato di benvenuto, quelli frutto di “semplici” speculazioni e truffe e quelli invece sporchi di sangue e droga provenienti dalle mafie. Pagando un pizzo del 5% sul totale dei capitali esportati all’estero, il Governo ha escluso “la punibilità penale per dichiarazioni fraudolente mediante l’uso di fatture o di altri documenti, per omessa dichiarazione, occultamento o distruzione di documenti contabili, false comunicazioni sociali in danno delle società, dei soci e dei creditori, falsità in registri e notificazioni e falsità in scritture private”. Traducendo per chi non ha dimestichezza con il linguaggio criminale: non mi interessa chi sei, come hai fatto soldi, se hai ammazzato o truffato; siccome non so come sostenere la manovra finanziaria, mi serve il tuo piccolo obolo. In cambio ti offro omertà, ricchezza e impunità; la presidenza del consiglio per adesso no. Di fronte a tutto questo, viene spontanea una domanda: non potevamo chiedere un prestito a cosa nostra, ‘ndragheta, camorra e sacra corona unita? Di quanto avevamo bisogno? Quattro miliardi? Solo quattro miliardi? Perfetto, un miliardo ad associazione mafiosa. Con un interesse amichevole del 5%, in virtù delle volte che lo Stato ha salvato i suoi boss, la mafia avrebbe “prestato” il denaro necessario alla manovra finanziaria. In questo modo si sarebbe evitato che i capitali accumulati illegalmente che rientreranno candidi e vergini arrivino ad inquinare il mercato italiano già in ginocchio, fornendo denaro liquido contro cui nessuno è in grado di concorrere. Cosa nostra non nega una mano a nessuno. Infatti, dagli ambienti economici delle mafie, una volta letta la mia proposta, si è registrata un’adesione compatta e convinta: “Tanto abbiamo altri capitoli aperti. Una mano non si nega a nessuno, soprattutto ai colleghi e ai vecchi amici del Governo”. Se avessi svelato prima il mio “scudo mafioso”, quel birbante di Tremonti avrebbe saccheggiato la mia creatività senza nemmeno citarmi tra i ringraziamenti. E pare, ma questo non ha conferme, che il Pd voglia usare la mia proposta come emendamento: nessuno ha ancora avuto il coraggio di dir loro che lo scudo è ormai legge e Napolitano non vede l’ora di firmarlo: pare lo stiano trattenendo con le catene e che abbia già da stamattina cinque penne in mano e una in bocca, per essere certo di non toppare.

Sottotitolo alla pagina 999 per i dirigenti del Pd: sto scherzando, non è vero, è una burla, è un gioco, non sono serio, non credetemi, si fa per divertirsi.

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