Ho visto cose che voi umani…

Voce marcata come ‘energia’

Blog di Beppe Grillo – La Lotteria Nucleare

9 Dicembre 2009 · 1 Commento

Fonte: Blog di Beppe Grillo – La Lotteria Nucleare.

Circolano gli elenchi dei siti nucleari. Una volta c’era la Lotteria di Capodanno, oggi la Lotteria Nucleare. Veneto e Piemonte tra i vincitori. “I possibili siti per le centrali nucleari: nell’elenco Montalto di Castro (Viterbo), Borgo Sabotino (Latina), Garigliano (Caserta), Trino Vercellese (Vercelli), Caorso (Piacenza), Oristano, Palma (Agrigento) e Monfalcone (Gorizia). Ma questi sono impazziti tutti? Ribelliamoci!!!” Mirella B.

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Rubbia: “L’errore nucleare Il futuro è nel sole” – ambiente – Repubblica.it

29 Novembre 2009 · 1 Commento

Rubbia: “L’errore nucleare Il futuro è nel sole” – ambiente – Repubblica.it.

Parla il Nobel per la Fisica: “Inutile insistere su una tecnologia che crea solo problemi e ha bisogno di troppo tempo per dare risultati”. La strada da percorrere? “Quella del solare termodinamico. Spagna, Germania e Usa l’hanno capito. E noi…” di ELENA DUSI

ROMA – Come Scilla e Cariddi, sia il nucleare che i combustibili fossili rischiano di spedire sugli scogli la nave del nostro sviluppo. Per risolvere il problema dell’energia, secondo il premio Nobel Carlo Rubbia, bisogna rivoluzionare completamente la rotta. “In che modo? Tagliando il nodo gordiano e iniziando a guardare in una direzione diversa. Perché da un lato, con i combustibili fossili, abbiamo i problemi ambientali che minacciano di farci gran brutti scherzi. E dall’altro, se guardiamo al nucleare, ci accorgiamo che siamo di fronte alle stesse difficoltà irrisolte di un quarto di secolo fa. La strada promettente è piuttosto il solare, che sta crescendo al ritmo del 40% ogni anno nel mondo e dimostra di saper superare gli ostacoli tecnici che gli capitano davanti. Ovviamente non parlo dell’Italia. I paesi in cui si concentrano i progressi sono altri: Spagna, Cile, Messico, Cina, India Germania. Stati Uniti”.

La vena di amarezza che ha nella voce Carlo Rubbia quando parla dell’Italia non è casuale. Gli studi di fisica al Cern di Ginevra e gli incarichi di consulenza in campo energetico in Spagna, Germania, presso Nazioni unite e Comunità europea lo hanno allontanato dal nostro paese. Ma in questi giorni il premio Nobel è a Roma, dove ha tenuto un’affollatissima conferenza su materia ed energia oscura nella mostra “Astri e Particelle”, allestita al Palazzo delle Esposizioni da Infn, Inaf e Asi.

Un’esibizione scientifica che in un mese ha già raccolto 34mila visitatori. Accanto all’energia oscura che domina nell’universo, c’è l’energia che è sempre più carente sul nostro pianeta. Il governo italiano ha deciso di imboccare di nuovo la strada del nucleare.

 


Cosa ne pensa?
“Si sa dove costruire gli impianti? Come smaltire le scorie? Si è consapevoli del fatto che per realizzare una centrale occorrono almeno dieci anni? Ci si rende conto che quattro o otto centrali sono come una rondine in primavera e non risolvono il problema, perché la Francia per esempio va avanti con più di cinquanta impianti? E che gli stessi francesi stanno rivedendo i loro programmi sulla tecnologia delle centrali Epr, tanto che si preferisce ristrutturare i reattori vecchi piuttosto che costruirne di nuovi? Se non c’è risposta a queste domande, diventa difficile anche solo discutere del nucleare italiano”.

Lei è il padre degli impianti a energia solare termodinamica. A Priolo, vicino Siracusa, c’è la prima centrale in via di realizzazione. Questa non è una buona notizia?
“Sì, ma non dimentichiamo che quella tecnologia, sviluppata quando ero alla guida dell’Enea, a Priolo sarà in grado di produrre 4 megawatt di energia, mentre la Spagna ha già in via di realizzazione impianti per 14mila megawatt e si è dimostrata capace di avviare una grossa centrale solare nell’arco di 18 mesi. Tutto questo mentre noi passiamo il tempo a ipotizzare reattori nucleari che avranno bisogno di un decennio di lavori. Dei passi avanti nel solare li sta muovendo anche l’amministrazione americana, insieme alle nazioni latino-americane, asiatiche, a Israele e molti paesi arabi. L’unico dubbio ormai non è se l’energia solare si svilupperà, ma se a vincere la gara saranno cinesi o statunitensi”.

Anche per il solare non mancano i problemi. Basta che arrivi una nuvola…
“Non con il solare termodinamico, che è capace di accumulare l’energia raccolta durante le ore di sole. La soluzione di sali fusi utilizzata al posto della semplice acqua riesce infatti a raggiungere i 600 gradi e il calore viene rilasciato durante le ore di buio o di nuvole. In fondo, il successo dell’idroelettrico come unica vera fonte rinnovabile è dovuto al fatto che una diga ci permette di ammassare l’energia e regolarne il suo rilascio. Anche gli impianti solari termodinamici – a differenza di pale eoliche e pannelli fotovoltaici – sono in grado di risolvere il problema dell’accumulo”.

La costruzione di grandi centrali solari nel deserto ha un futuro?
“Certo, i tedeschi hanno già iniziato a investire grandi capitali nel progetto Desertec. La difficoltà è che per muovere le turbine è necessaria molta acqua. Perfino le centrali nucleari in Europa durante l’estate hanno problemi. E nei paesi desertici reperire acqua a sufficienza è davvero un problema. Ecco perché in Spagna stiamo sviluppando nuovi impianti solari che funzionano come i motori a reazione degli aerei: riscaldando aria compressa. I jet sono ormai macchine affidabili e semplici da costruire. Così diventeranno anche le centrali solari del futuro, se ci sarà la volontà politica di farlo”.

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Blog di Beppe Grillo – Il nucleare non passerà

21 Novembre 2009 · Lascia un Commento

Blog di Beppe Grillo – Il nucleare non passerà.

Chi vuole il nucleare appartiene a due categorie: o è male informato o ci guadagna sopra. Non esistono centrali nucleari sicure. Non esiste una sola assicurazione al mondo che abbia accettato di di assicurare una centrale nucleare. Non è stato trovato un sistema sicuro per smaltire le scorie radioattive. Il nucleare è’ antieconomico, costa molto di più la costruzione, la gestione e lo smantellamento della centrale dell’energia che produce. Il nucleare è pagato sempre dai cittadini come extra costo sulla bolletta o con le tasse. Il nucleare si fa con l’uranio, una risorsa a tempo che finirà entro 50 anni. L’uranio è presente in 4/5 Stati nel mondo, l’Italia non è uno di questi. La Francia che vuole esportare la sua industria nucleare (finanziata dallo Stato) in Italia ha fallito in Finlandia e ha incidenti continui nel suo territorio. Basta? No? Allora proseguo. L’Italia ha votato contro il nucleare, non è possibile andare contro la volontà popolare. Se si vogliono fare nuove centrali è necessario un nuovo referendum. Un non-Parlamento composto da non-parlamentari non-eletti dai cittadini ha fatto una non-legge sul nucleare. Il Governo ha consultato solo la Confidustria e l’Enel. La produzione di energie rinnovabili ha superato quella del nucleare nel mondo. Gli Stati Uniti non costruiscono più centrali nucleari e investono nel solare e nell’eolico. Se una centrale nucleare costruita in Italia, per esempio a Trino Vercellese, dovesse esplodere come a Chernobyl, e nessuno può garantire che non possa succedere, la vita scomparirebbe nel nostro Paese per decine di migliaia di anni.
Insieme a Greenpeace sto spiegando nelle librerie e nelle scuole l’insensatezza del nucleare. Con Greenpeace ho prodotto il documentario: “Terra reloaded” con le testimonianze dei massimi esperti mondiali come Lester Brown e Jeremy Rifkin sul futuro del pianeta. Tutte le scuole che ne faranno richiesta al blog ne riceveranno una copia gratuita.

Intervista a Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia.

Giuseppe Onufrio: “In Finlandia e in Francia stanno costruendo queste nuove centrali che si chiamano Epr e sono di costruzione francese. Di queste centrali abbiamo scoperto, qualche mese fa, che il progetto non è mai stato approvato perché il sistema di emergenza non soddisfa i minimi requisiti della sicurezza nucleare, cioè quali? Il sistema d’emergenza non deve essere collocato fisicamente nello stesso posto dove c’è il sistema di normale funzionamento perché, in caso di incidente, se salta l’uno rischia di saltare anche l’altro.
La prima avvisaglia è stata una lettera nel dicembre scorso: l’autorità di sicurezza finlandese ha scritto al costruttore Areva, il costruttore francese, lamentandosi che le persone che vanno alle riunioni sono incompetenti in materia di sicurezza nucleare e dicendo loro “ vi abbiamo detto da tempo di rifare il sistema di emergenza e non l’avete fatto”.
A aprile questa lettera viene fatta trapelare e Greenpeace fa la denuncia, nell’aprile 2009: a giugno del 2009, l’Agenzia di sicurezza inglese fa un documento in cui, oltre a dire che la centrale, sia quella francese che il tipo americano Ap1000 della Westinghouse non reggerebbero a un incidente aereo, dice la stessa cosa, ossia che il sistema di emergenza non soddisfa i minimi principi di sicurezza nucleare, cioè l’indipendenza dei due sistemi.
Il 15 ottobre l’Agenzia di Sicurezza Nucleare Francese scrive al costruttore francese e gli dice la stessa cosa, il 22 ottobre tre Agenzie di Sicurezza fanno un comunicato congiunto per dire che il progetto del reattore Epr non è approvabile. Lo stanno già costruendo e i nostri politici vi infinocchiano, perché vi fanno capire che avremo una macchina che sarà il portento della sicurezza, quando nei Paesi in cui questa centrale è in costruzione, e l’Inghilterra, che è interessata anch’essa a vedere di sostituire le vecchie centrali inglesi con queste nuove, dice “ il progetto non c’è, ci vorranno almeno due o tre anni per recuperare”. Nel frattempo l’Autorità di sicurezza Finlandese ha trovato 2.100 non conformità in cantiere a Olkiluoto, dove è in costruzione uno di questi due reattori e ha scoperto, a ottobre, che le saldature del circuito di raffreddamento della centrale, che sono una struttura importantissima per la sicurezza, sono fuori norma e ha bloccato i lavori all’interno della centrale. Questo per dirvi che siamo nelle mani di persone che vi vendono delle cose che non esistono! La vera alternativa esiste, è possibile tagliare i consumi in Italia del 20% guadagnandoci, l’efficienza energetica è veramente la prima cosa che bisogna fare, le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica potrebbero fare il triplo dell’energia dei quattro reattori che l’Enel vuole costruire. In questo modo arriveremmo a raggiungere gli obiettivi europei, che significherebbero anche creare molta occupazione. Voglio dire a chi ci ascolta, per chiudere, che il comparto delle fonti rinnovabili in Germania occupa più persone dell’industria automobilistica e l’industria automobilistica tedesca certamente non è più piccola di quella italiana.”

Blog: “Perché tanta insensibilità nel nostro Paese sui temi ambientali?”

Giuseppe Onufrio: “A quanto pare no: Eurisko ha pubblicato oggi una …(intervento fuori microfono) beh, il problema sono le élites di questo Paese, le élites economiche e politiche, che sono fuori dalla storia: voglio ricordare che il tema del clima globale è un tema che ormai, nei grandi Paesi europei, non divide più destra e sinistra, ma è diventato un obiettivo anche di carattere industriale. In Italia invece abbiamo un’élite che, per piccole lobbies o per piccoli interessi, vuole perseguire la strada del ritorno al nucleare, quando per quanto riguarda il nucleare negli altri Paesi il problema è che cosa fare per non chiuderlo, mentre in Italia c’è qualcuno che magari vende acciaio o cemento che è interessato a partecipare a questo business. In realtà manca una visione dell’élite del nostro Paese e purtroppo, quando l’élite di un Paese non ha una visione di sé stessa, non ha neanche una visione di un futuro possibile. Pensiamo che la battaglia sia ancora aperta, che ce la possiamo fare, ma dobbiamo ancora fare una grande battaglia e credo che a Copenaghen, se Copenaghen non fallisce, penso che avremo una possibilità per la quale anche l’Italia potrà giocare un ruolo, perché in questo Paese le intelligenze e le capacità non mancano. Quella che manca è la visione di un futuro possibile anche industriale.”

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ComeDonChisciotte – LA MINACCIA NUCLEARE DELL’ IRAN E’ UNA MENZOGNA

17 Ottobre 2009 · Lascia un Commento

ComeDonChisciotte – LA MINACCIA NUCLEARE DELL’ IRAN E’ UNA MENZOGNA.

DI JOHN PILGER
newstatesman.com/

Il regolamento di conti di Obama con l’Iran ha un altro programma. Ai media è stato assegnato il compito di preparare la gente alla guerra senza fine.

Nel 2001, il settimanale inglese The Observer pubblicò una serie di articoli che dichiaravano ci fosse una “connessione irakena” ad al-Qaeda, arrivando a descrivere persino la base in Iraq dove si addestravano i terroristi e una struttura dove si fabbricava l’antrace come arma di distruzione di massa. Era tutto falso. Strane storie fatte circolare dall’intelligence statunitense e da esuli irakeni sui media britannici e americani aiutarono George Bush e Tony Blair a lanciare un’invasione illegittima che, secondo dati recenti, ha finora causato circa 1.3 milioni di vittime.

Sta succedendo qualcosa di simile riguardo all’Iran: le stesse “rivelazioni” sincronizzate da parte dei media e governo, la stessa finta percezione di crisi. “Si profila una resa di conti con l’Iran per le centrali nucleari segrete”, ha dichiarato il 26 settembre scorso The Guardian. “Regolamento di conti” è la parola chiave. Mezzogiorno di fuoco. Il tempo che scorre. Il bene verso il male. Aggiungici un tranquillo nuovo presidente americano che si è “lasciato alle spalle gli anni di Bush”. Un’eco immediata è stato il tristemente famoso titolo in prima pagina del Guardian del 22 maggio 2007: “I piani segreti dell’Iran per un’offensiva che forzerà gli Stati Uniti ad abbandonare l’Iraq quest’estate”. Basandosi su infondate rivelazioni del Pentagono, lo scrittore Simon Tisdall presentò come reale un “piano” dell’Iran di dichiarare guerra, vincendola, alle truppe statunitensi in Iraq entro il settembre di quell’anno – una falsità facilmente dimostrabile, che peraltro non è stata ritirata.

Il gergo ufficiale per questo genere di propaganda è “psy-ops”, termine militare per indicare operazioni psicologiche. Al Pentagono e a Whitehall sono diventate una componente cruciale di campagne diplomatiche e militari per bloccare, isolare e indebolire l’Iran esagerandone la “minaccia nucleare”, una frase ora usata assiduamente da Barack Obama e Gordon Brown e ripetuta dalla BBC e altre emittenti come verità assoluta. Ma del tutto falsa.

La minaccia è a senso unico

Il 16 settembre scorso Newsweek rivelò che le principali agenzie d’intelligence americane avevano comunicato alla Casa Bianca che la situazione nucleare dell’Iran non era cambiata dal novembre del 2007, quando era stata valutata dalla National Intelligence che informò con “alta attendibilità” che l’Iran aveva cessato nel 2003 il suo presunto programma nucleare, cosa che l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica aveva sostenuto più volte.

L’attuale falsa informazione deriva dalla comunicazione che Obama pronunciò riguardo allo smantellamento dei missili situati sulle frontiere della Russia. Ciò serviva a coprire il fatto che il numero di missili statunitensi sta effettivamente aumentando in Europa e che le testate in esubero sono riposizionate su navi. Il gioco è quello di ammorbidire la Russia per far sì che si unisca, o che perlomeno non ostacoli, la campagna degli USA contro l’Iran. “Il presidente Bush aveva ragione” ha dichiarato Obama, “nel dire che il programma missilistico dell’Iran rappresenta una minaccia reale [all’Europa e agli Stati Uniti]”. Che l’Iran possa contemplare un attacco suicida agli Stati Uniti è inconcepibile. La minaccia, come sempre, è a senso unico, con la superpotenza mondiale praticamente appollaiata ai suoi confini.

Il crimine dell’Iran è la propria indipendenza. Essendosi sbarazzato del tiranno beniamino degli Stati Uniti, Shah Reza Pahlavi, l’Iran è rimasto il solo stato musulmano ricco di risorse fuori dal controllo degli Stati Uniti. E siccome soltanto Israele ha “il diritto di esistere” in Medio Oriente, il fine ultimo degli USA è di neutralizzare la Repubblica Islamica. Questo permetterà a Israele di dividere e dominare il Medio Oriente per conto di Washington, incurante di un vicino che sa il fatto suo. Se c’è un paese al mondo cui sia stata data una buona ragione per sviluppare un “deterrente” nucleare, quello è l’Iran.

Come uno dei primi firmatari del Trattato per la Non Proliferazione Nucleare, l’Iran ha costantemente promosso l’idea di una zona denuclearizzata in Medio Oriente. Al contrario, Israele non si è mai assoggettata ad alcuna ispezione dell’IAEA, e il suo arsenale nucleare a Dimona non è un segreto per nessuno. Con tanto di 200 testate nucleari attive, Israele “deplora” la risoluzione delle Nazioni Unite che le chiedono di firmare il Trattato di Non Proliferazione Nucleare, come ha recentemente deplorato la denuncia fattale dalla UN di crimini contro l’umanità commessi a Gaza, così come detiene il record mondiale per violazione di leggi internazionali. La fa franca perché un grande potere le garantisce l’immunità.

Apprestarsi alla guerra infinita

Il regolamento di conti di Obama con l’Iran ha un altro programma. Ai due lati dell’Atlantico ai media è stato affidato il compito di preparare la gente alla guerra senza fine. A detta della NBC, il Generale Stanley McChrystal, comandante dell’esercito USA/Nato ha affermato che in Afghanistan ci sarà bisogno di 500.000 soldati nei prossimi cinque anni. Lo scopo è quello di controllare il “premio strategico” del gas e dei pozzi petroliferi del Mar Caspio in Asia centrale, del Golfo e dell’Iran – in parole povere, di dominare l’Eurasia. Ma il 69% della popolazione britannica e il 57% di quella americana si oppongono alla guerra, così come quasi tutti gli altri esseri umani. Convincere “noi” che l’Iran è il nuovo demonio non sarà facile. L’infondata dichiarazione di McChrystal che l’Iran “si dice stia addestrando guerrieri per qualche gruppo talebano” suona disperata quanto le patetiche parole di Brown “una linea nella sabbia”, come a dire “non si va oltre”.

A detta del grande informatore Daniel Ellsberg, durante l’amministrazione Bush, negli USA c’è stato un golpe militare ed ora il Pentagono la fa da padrone in ogni settore che riguarda la politica estera. Si può misurarne il controllo contando il numero di guerre di aggressione dichiarate simultaneamente e la scelta del metodo di “colpire per primi” che ha abbassato la soglia del possibile uso di armi nucleari, contribuendo a confondere la distinzione tra armi nucleari e armi convenzionali.

Tutto ciò si fa beffe della retorica di Obama riguardo a “un mondo senza armi nucleari”. Infatti lui è l’acquisto più importante del Pentagono. La sua accondiscendenza alla richiesta di tenersi come segretario alla “difesa” lo stesso di Bush, cioè il guerrafondaio Robert Gates, è unica nella storia degli Stati Uniti. Gates ha subito provato la sua abilità con un incremento delle guerre, dal sud est asiatico al Corno d’Africa. Come l’America di Bush, quella di Obama è gestita da personaggi molto pericolosi. Noi abbiamo il diritto di essere avvisati. Quando cominceranno a fare il loro lavoro quelli pagati per dire le cose come stanno ?

John Pilger
Fonte: www.newstatesman.com/
Link: http://www.newstatesman.com/international-politics/2009/10/iran-nuclear-pilger-obama
1.10.2009

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da GIANNI ELLENA

Categorie: nuovo ordine mondiale
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IL MONDO SEDUTO SU UNA BOMBA NUCLEARE A OROLOGERIA | Tutto Gambatesa .net

26 Settembre 2009 · Lascia un Commento

IL MONDO SEDUTO SU UNA BOMBA NUCLEARE A OROLOGERIA | Tutto Gambatesa .net.

di Monica Centofante

A Celjabinsk, provincia russa degli Urali meridionali, dove alcune città sono dimenticate perfino dalle mappe geografiche, l’aria è carica di morte. Una morte silenziosa e invisibile che ha già trascinato con sé centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini.
Di queste zone, fino al 1991 inaccessibili agli stranieri, quasi nessuno conosce l’esistenza. Eppure è qui che sorge, ed è ancora abitato, il luogo più contaminato della Terra da rifiuti radioattivi.
Si chiama Celyabinsk-40, più noto come Mayak, e insieme a Celyabinsk-65 e Celyabinsk-70 è uno dei centri segreti russi che dopo la seconda guerra mondiale ospitarono i maggiori complessi nucleari dell’Unione Sovietica.
Dal 1949 al 1967 Mayak è stata una pattumiera di rifiuti radioattivi. Sversati in particolare nel fiume Techa e nel lago Karachy, che ora non presentano più forme di vita. Mentre tumori e malformazioni congenite – spiega Franco Valentini di rinnovabili.it – colpiscono da anni la popolazione locale formata per la maggior parte da contadini che vivono in condizioni di estrema povertà e ignoranza e che sono stati esposti ad una quantità di radiazioni pari a quella ricevuta dai superstiti di Hiroshima e Nagasaki.
Quante Mayak ci siano nel mondo nessuno può dirlo con certezza. Ma le informazioni che si raccolgono delineano un quadro tutt’altro che rassicurante.
In tutta la Russia, in quarant’anni di guerra fredda, decine di milioni di metri cubi tra rifiuti solidi e liquidi sono stati disseminati nell’ambiente e molto simile è la situazione degli altri Paesi che hanno sviluppato attività e programmi nucleari. A partire dagli Stati Uniti, dalla Francia, dalla Gran Bretagna o dalla nostra Italia, dove di recente si è tornato a discutere della concreta possibilità di un ritorno all’atomo, nonostante non sia ancora stato risolto il problema delle scorie accumulate in passato.
Secondo l’INSC (International Nuclear Societes Council), l’industria nucleare mondiale produce all’anno qualcosa come 270.000 metri cubi di scorie, tra media, bassa e alta radioattività. Una quantità che paragonata ai rifiuti di centrali a fonti fossili tradizionali non è eccessiva, ma che rappresenta un problema ancora insormontabile per la comunità scientifica mondiale nel lungo termine. Il combustibile spento e scaricato di reattori ad uranio mantiene infatti una pericolosità elevata per un milione di anni. Mentre le terre e le acque che ne vengono in contatto diventano esse stesse radioattive mantenendosi in questo stato per centinaia di migliaia di anni. E provocando effetti devastanti su qualsiasi forma di vita circostante.
Uno studio del Dipartimento della Salute degli Stati Uniti – per citare un solo esempio – ha provato che i due terzi delle morti causate da tumore al seno tra il 1985 e il 1989, in America, si sono verificate in un raggio di circa 160 chilometri dai reattori nucleari. E considerato che negli Usa le centrali sono più di cento e le scorie prodotte circa 37 milioni di metri cubi stipate in depositi di fortuna sparsi per il Paese, si può solo intuire quale sia l’entità del rischio in termini di vite umane solo in territorio americano.
Nel resto del mondo la situazione, seppur ridimensionata, non è differente.
In Europa – dove i rifiuti radioattivi provengono perlopiù dal settore civile – si parla di circa 40.000 metri cubi di scorie l’anno. Dei quali Francia e Gran Bretagna detengono il primato sia a causa del numero di reattori attivi presenti sui loro territori sia per gli importanti programmi militari svolti. E per avere un’idea più precisa basti pensare che solo la Francia ne produce annualmente una quantità pari a quelle presenti nel nostro Paese dal 1987, anno in cui con un referendum seguito all’incidente di Chernobyl abbiamo scelto di rinunciare al nucleare. Da allora il problema dei rifiuti speciali non è mai stato risolto e, sebbene non se ne parli, rappresenta una delle principali cause di morte in alcune zone del nostro Paese.
A distanza di oltre 20 anni da quella decisione, infatti, le scorie – circa 30mila metri cubi destinati a crescere – sono custoditi in condizioni di sicurezza precaria e gli impianti non ancora completamente smantellati.
Il caso Italia
Nella centrale nucleare più grande d’Italia – quella di Caorso, vicino a Piacenza – vi sono ancora 700 barre di combustibile con 1.300 Kg di plutonio: materiale recuperabile per il 97%, perché ancora utile per produrre energia elettrica, ma che per questo sarà consegnato ai francesi. Mentre a noi torneranno le scorie.
Dove le metteremo è la grande incognita. Soprattutto perché quello della centrale di Caorso non è di certo un caso isolato.
Il problema dello smaltimento delle scorie nucleari, in Italia, è tanto sconosciuto quanto attuale e non raramente si intreccia con i lucrosi interessi gestiti dalla criminalità organizzata, che in questo campo non agisce solo per proprio conto. L’ultima delle tante prove è nelle recenti cronache sul ritrovamento di una nave contenente rifiuti speciali, scoperta sui fondali del Mediterraneo al largo della costa di Cetraro, nel Tirreno Cosentino. Ad indicarne la presenza, un pentito della ‘Ndrangheta, che avrebbe parlato di una serie di imbarcazioni, forse una trentina, contenenti grandi quantità di scorie radioattive e fatte affondare negli anni Ottanta e Novanta in diversi tratti di mare nel quadro di un accordo siglato tra le cosche e oscuri faccendieri.
Qualcosa di simile, ma sulla terraferma, sarebbe avvenuto a Pasquasia, una cittadina in provincia di Enna, un tempo conosciuta per la sua miniera di Sali alcalini misti ed in particolare Kainite per la produzione di solfato di potassio. Un sito che dagli anni Sessanta fino al 1992 ha dato lavoro a migliaia di persone e che da allora, a quanto pare, semina morte.
Le prove ufficiali non ci sono, ma voci di popolo e una serie di indagini sempre ostacolate hanno sollevato il dubbio che all’interno della miniera siano stoccati rifiuti nucleari: scorie di medio livello radioattivo delle quali la popolazione non deve sapere nulla.
Nel 1996 aveva provato a rompere il silenzio l’allora onorevole Giuseppe Scozzari, seguito dall’onorevole Ugo Maria Grimaldi, all’epoca assessore al Territorio e Ambiente alla Regione Sicilia. Entrambi furono isolati e non riuscirono ad approdare ad alcun risultato concreto, ma le loro personali inchieste avevano portato alla luce una realtà inquietante: i casi di tumore e leucemia erano aumentati nel solo biennio 1995/96, nella zona di Enna, del 20% mentre Pasquasia e “l’intera Sicilia rischiava di essere trasformata in una pattumiera dell’Europa”. Grimaldi aveva denunciato la presenza di amianto in tutto il territorio provinciale, nelle cave abbandonate ed in altri siti. Scozzari aveva chiesto un’interrogazione parlamentare e tentato l’ingresso nella miniera, convinto che fosse gestita da organizzazioni criminali senza nessun consenso formale da parte dello Stato.
E invece, se è vero che parte di quei terreni appartenevano (e apparterrebbero) a persone in odore di mafia vero è anche che erano state proprio le istituzioni italiane – e internazionali – a negargli l’accesso. Allo stesso modo in cui, ancora oggi, negano la presenza delle scorie mentre le analisi effettuate dall’Usl già nel 1997 rivelavano l’esistenza in quella zona di Cesio 137 in concentrazione ben superiore alla norma. Il che poteva significare che non solo i rifiuti nucleari c’erano – e quindi ci sono – ma che si era addirittura verificato un inaspettato incidente nucleare, con relativa fuga di radioattività, probabilmente durante una sperimentazione atta ad appurare la consistenza del sottosuolo della miniera su eventuali dispersioni di radiazioni.
Una tragedia, per la popolazione circostante, tenuta sotto totale silenzio.
Anche il pentito di mafia Leonardo Messina, già membro della cupola di Cosa Nostra, aveva parlato di Pasquasia e della presenza di rifiuti radioattivi nella miniera all’interno della quale aveva lavorato come caposquadra. Secondo il suo racconto – sul punto considerato attendibile dal Procuratore nazionale antimafia Pierluigi Vigna – le attività illegali, in quella zona, proseguivano dal 1984: quando l’Enea (all’epoca Ente nazionale per l’energia atomica) aveva avviato uno studio geologico, geochimico e microbiologico sulla formazione argillosa e sulla sua resistenza alle scorie nucleari. E quando funzionari del Sisde avrebbero contattato l’amministrazione comunale per richiedere il nulla osta a seppellire in loco materiale militare di non meglio specificata natura. Cosa che proverebbe l’utilizzo della miniera come deposito di scorie ancora prima della sua dismissione e che spiegherebbe il motivo per cui dopo il 1992 il Corpo regionale delle miniere ha interrotto l’attività di vigilanza e di manutenzione degli impianti e la Regione ha affidato il controllo degli accessi alle miniere a quattro società di sicurezza privata, attualmente rimosse dall’incarico.
Nel 1997 la procura di Caltanissetta aveva disposto un’ispezione su una galleria profonda 50 metri costruita all’interno della miniera proprio dall’Enea e aveva rilevato la presenza di alcune centraline di rilevamento rilasciate dall’Ente, ma che non si riuscì a chiarire che cosa esattamente dovessero misurare. Forse la radioattività?

Scorie immortali
Negli annuali rapporti di Legambiente sulle cosiddette Ecomafie il riferimento al traffico di rifiuti radioattivi è una costante. Ammassati in improbabili cave, si legge, gettati in mare o seppelliti senza particolari misure di sicurezza possono penetrare il suolo e contaminare terre e falde acquifere, oltre a causare danni irreparabili alla flora e alla fauna marina di cui ci cibiamo.
In gioco, insomma, c’è la salute e la vita di tanti cittadini mentre la dimensione del problema appare decisamente fuori controllo.
Le mafie che si occupano di questi traffici, infatti, sono molteplici e non sono solo italiane. Mentre scandali come quelli di Pasquasia si registrano in ogni parte del mondo e hanno spesso coperture di alto livello.
A febbraio di quest’anno, per citare uno degli esempi più recenti, è venuto alla luce uno dei segreti più pericolosi sullo smaltimento dei rifiuti radioattivi che le guerre balcaniche e lo stesso Trattato di Dayton hanno occultato negli anni. Ne parla Fulvia Novellino su Rinascita Balcanica, ricostruendo un vero e proprio traffico di scorie e materiali radioattivi verso la Bosnia organizzato, secondo indiscrezioni provenienti dall’interno dei servizi segreti locali, “dalla stessa missione di pace Nato in Bosnia-Erzegovina, attraverso la quale la Francia ‘esportava’ grandi quantità di rifiuti radioattivi, che venivano poi gettati nei laghi della Erzegovina”. Una “comoda soluzione”, per lo stato francese, per risolvere l’annoso problema dello smaltimento dei rifiuti tossici che accomuna tutti i governi che si servono dell’energia nucleare.
Il problema dello stoccaggio e della messa in sicurezza delle scorie appare infatti insormontabile e distante anni luce da una possibile soluzione. Mentre anno dopo anno i rifiuti si accumulano in maniera vertiginosa.
Fino ad oggi si è tentato di neutralizzare soltanto le scorie meno pericolose, quelle che mantengono la radioattività per circa 300 anni e lo si è fatto utilizzando perlopiù depositi di superficie e quasi mai cavità sotterranee o depositi geologici profondi. Per i rifiuti ad alta radioattività non si è riusciti a fare assolutamente nulla, spiega invece Marco Cedolin su Terranauta, perché “tutto il gotha della tecnologia mondiale ha dimostrato di non avere assolutamente né i mezzi né tanto meno le conoscenze tecnico/scientifiche per affrontare un problema che travalica di gran lunga le capacità operative degli esseri umani”.
Per il momento, solamente gli Stati Uniti hanno tentato l’impresa, che si sta rivelando ardua e scarsamente risolutiva.
Il Dipartimento dell’Energia statunitense ha infatti pensato alla creazione di un grande sito di stoccaggio definitivo nel quale trasportare il materiale radioattivo raccolto nelle aree maggiormente inquinate del Paese: sito che potrà essere costruito nel giro di 70 – 100 anni, con una spesa complessiva che varierà dai 200 ai 1000 miliardi di dollari. In poche parole: il progetto più costoso e complesso che la storia ricordi.
La meta prescelta per l’ardita operazione è il Monte Yucca, situato nel Nevada meridionale a circa 160 Km a nord ovest di Las Vegas , in una zona collocata all’interno della cosiddetta Area 51. Il luogo migliore, secondo i progettisti, per scavare una serie di tunnel sotterranei della lunghezza di 80 Km che correranno e a una profondità di 300 metri, saranno rivestiti di acciaio inossidabile e titanio e una volta terminati potranno contenere 77.000 tonnellate di scorie radioattive attualmente in giacenza in 131 depositi dislocati all’interno di 39 differenti stati.
Un’opera titanica quanto quella del trasporto, che prevede l’utilizzo di 4600 fra treni e autocarri che per giungere a destinazione dovranno attraversare, con il loro pericolosissimo materiale, ben 44 stati con tutti i rischi del caso.
Secondo gli esperti che stanno lavorando al progetto – e che hanno già speso circa 8 miliardi di dollari soltanto per gli studi preliminari del terreno – una volta terminati i lavori di scavo e di preparazione del sito (previsti inizialmente per il 2010, ma già slittati al 2017) il deposito rimarrebbe in attività per qualche decina di anni prima di essere riempito completamente. E una volta chiuso dovrebbe impedire la fuoriuscita delle scorie dell’ambiente per i successivi 10.000 anni.
Il che in parole povere significa che la gigantesca opera non servirà a nulla.
La National Academy of Sciences e il National Research Council hanno infatti ricordato che il materiale radioattivo rimarrà tale per centinaia di migliaia di anni e che il lasso di tempo previsto dal progetto non può quindi essere definito una “messa in sicurezza”. Tanto più che sussistono innumerevoli dubbi sulla reale capacità del sito di preservare il materiale radioattivo anche nel corso di quei 10.000 anni visto che l’umidità presente nell’area, seppur modesta, avrebbe tutto il tempo di corrodere i contenitori delle scorie riversando il materiale nelle falde acquifere e nei pozzi circostanti causando seri problemi alle popolazioni circostanti (1.400.000 persone); mentre il calore connaturato nei rifiuti nucleari rinchiusi all’interno di una montagna priva di sistemi di raffreddamento potrebbe avere gravi conseguenze.
A questa e a numerose altre perplessità che hanno aperto un ampio dibattito nel mondo scientifico e politico americano si aggiunge infine un particolare di non poco conto: il Dipartimento dell’Energia ha denunciato presunte omissioni e irregolarità dei tecnici del servizio geologico, che avrebbero costruito in maniera fraudolenta “elementi che confermassero la sicurezza del sito di Yucca Mountain”.

Senza via d’uscita
Il problema, ancora una volta, sembra quindi rimanere irrisolto. E se a quanto sin qui detto si aggiunge l’inquinamento provocato dall’utilizzo dell’uranio impoverito, sia per scopi bellici che civili, o i vari incidenti nucleari che si sono verificati nel corso degli ultimi decenni si può solo intuire l’entità del dramma.
Nel 1957 a Windscale, oggi Sellafield, nel West Cumberland, in Gran Bretagna un piccolo reattore adibito alla produzione di uranio e di plutonio per usi militari prese fuoco provocando la parziale fusione del nocciolo e la fuoriuscita di gas e materiali radioattivi che contaminarono una vastissima area intorno all’impianto. La popolazione non fu avvertita fino a che l’incendio non fu quasi completamente domato.
Il 1986 è l’anno della sciagura di Chernobyl;
Dal 1987, nella centrale di Ignalina, in Lituania, sono stati registrati due incidenti;
nel 2006 un sottomarino nucleare della marina russa, nel mar di Barents, ha fatto i conti con un incendio scoppiato nei locali tecnici del reattore nella prua rischiando di ripetere la tragedia del Kursk di sei anni prima e, più recentemente, la centrale francese di Tricastin ha disperso una soluzione di uranio nei fiumi circostanti;
mentre la centrale di Kashiwazaki-Kariwa, in Giappone, la più grande del mondo, ha subito gravi danni a causa di un terremoto con conseguente serie di fughe radioattive dall’impianto.
La lista potrebbe continuare, perché gli incidenti finora conosciuti sono almeno una settantina.
E mentre la situazione peggiora di ora in ora e la follia umana non si placa il mondo è seduto su una bomba nucleare a orologeria.

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Navi dei veleni e scorie. Tutti i rischi dell’atomo | Terra – Quotidiano di informazione pulita

20 Settembre 2009 · Lascia un Commento

Navi dei veleni e scorie. Tutti i rischi dell’atomo | Terra – Quotidiano di informazione pulita.

di Massimo Serafini

Com’è possibile che la fede nuclearista del governo Berlusconi, in particolare quella del suo ministro dell’Industria Scajola, non sia stata scalfita dalla vicenda delle navi cariche di veleni e scorie radioattive, affondate dalla malavita nei mari calabresi? Nessuno pretende, ministro, né tanto meno ce l’aspettiamo dall’inesistente ministro dell’Ambiente, un ripensamento della decisione presa di riportare il Paese nell’incubo nucleare ma almeno una presa di posizione chiara sì. Il popolo italiano ha, pensiamo, il sacrosanto diritto di sapere dove metterete le scorie radioattive, inevitabilmente prodotte dalle nuove centrali nucleari che avete deciso di costruire in questo Paese.

Soprattutto di essere rassicurato, dopo il ritrovamento della nave dei veleni, che esse verranno invece smaltite nella legalità e soprattutto in sicurezza. Sono certo e con me lo è questo giornale, che farete nuovamente prevalere, cinismo omertà e silenzi. Farete, in poche parole, di tutto dimostrando il solito disprezzo per la salute pubblica, per impedire che le verità racchiuse in quelle navi affondate insieme ai veleni possano emergere. Quella ad esempio che non sapete come liberarvi delle vecchie scorie radioattive, visto che ancora non avete adempiuto, come prescrive la legge, a individuare quel sito nazionale unico in cui stoccarle.

Il fatto che i rifiuti delle vecchie centrali nucleari continuino ad essere ammassati insicuri nelle vecchie centrali nucleari, in particolare in Piemonte lungo l’asta del Po, non aiuta certo a convincere le italiane e gli italiani della bontà del nuovo nucleare. Così come non l’aiuta avere scoperto che una parte è illegalmente in fondo al mare o in Somalia, come stava per raccontarci Ilaria Alpi se non l’avessero, per questa ragione, uccisa insieme al suo operatore. Siamo certi che, per il medesimo motivo, l’inchiesta sulle navi radioattive affondate è stata per tanti anni insabbiata (la denuncia di Legambiente è del ’94) ed è riemersa solo grazie a un magistrato coraggioso e all’iniziativa del quotidiano il Manifesto.

Non voglio sostenere che questo governo condivida il metodo sbrigativo e assassino con cui la malavita ha individuato il sito in cui mettere le scorie radioattive. Il sospetto però che abbia fatto e faccia molto comodo a tanti, e soprattutto a qualcuno dei faccendieri coinvolti nella nuova avventura nucleare, è molto forte. Proprio per fugarlo sarebbe importante che questo governo prima di decidere i siti dove costruire le nuove centrali dicesse al popolo italiano dove e come verranno stoccate le scorie che esse produrranno. Siamo certi che questo esecutivo non seguirà il nostro consiglio e tacerà. Su questo vostro silenzio sono già al lavoro le menti di tanti criminali, che progettano come affondare nuove navi cariche di veleni e della vostra incapacità di smaltirli.

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L’ANALISI Dietro il ritrovamento del mercantile a Cetraro, la questione irrisolta dei rifiuti radioattivi. Proprio ora che Berlusconi ha decretato il ritorno al nucleare.

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Blog di Beppe Grillo – Primarie dei cittadini 2.0 : Energia

12 Settembre 2009 · Lascia un Commento

Interessante articolo di beppe grillo, peccato abbia dimenticato di menzionare l’eolico e il solare termodinamico

Blog di Beppe Grillo – Primarie dei cittadini 2.0 : Energia.

L’otto gennaio 2006 scrivevo nel blog: “Fino ad oggi le primarie le hanno fatte i nostri dipendenti. E’ arrivato il momento che le primarie le facciano i datori di lavoro“. Per alcuni mesi le proposte su cinque temi: Energia, Salute,Trasporti, Economia e Informazione suggerite da esperti mondiali furono discusse in Rete da migliaia di commentatori. Ne uscì un documento che portai a Prodi. Lo illustrai mentre pian piano Valium si addormentava. Poi mi addormentai anch’io. Era l’otto giugno 2006. Capii una cosa: i partiti erano morti, tutti, nessuno escluso. Il cittadino con l’elmetto che fa politica attiva e non il “politico” è nato quel giorno. Sono venuti quindi i Vday, le raccolte di firme per Parlamento Pulito e una Libera Informazione. Capii un’altra cosa, i cittadini non hanno voce, referendum e leggi popolari sono una presa per il culo. Seguirono le liste civiche a Cinque Stelle, la Carta di Firenze per l’amministrazione dei Comuni e la scelta di fondare un Movimento di Liberazione Nazionale. Il programma del Movimento nascerà dalle Primarie 2.0 con i vostri nuovi contributi. Il 4 ottobre sarà pubblicato sul blog il programma completo. Oggi partiamo dall’Energia.

ENERGIA
“Se venisse applicata rigorosamente la legge 10/91, per riscaldare gli edifici si consumerebbero 14 litri di gasolio, o metri cubi di metano, al metro quadrato calpestabile all’anno. In realtà se ne consumano di più.
Dal 2002 la legge tedesca, e più di recente la normativa in vigore nella Provincia di Bolzano, fissano a 7 litri di gasolio, o metri cubi di metano, al metro quadrato calpestabile all’anno il consumo massimo consentito nel riscaldamento ambienti. Meno della metà del consumo medio italiano.
Utilizzando l’etichettatura in vigore negli elettrodomestici, nella Provincia di Bolzano questo livello corrisponde alla classe C, mentre alla classe B corrisponde a un consumo non superiore a 5 litri di gasolio, o metri cubi di metano, e alla classe A un consumo non superiore a 3 litri di gasolio, o metri cubi di metano, al metro quadrato all’anno.
Nel riscaldamento degli ambienti, una politica energetica finalizzata alla riduzione delle emissioni di CO2, anche per evitare le sanzioni economiche previste dal trattato di Kyoto nei confronti dei Paesi inadempienti, deve articolarsi nei seguenti punti:
- applicazione immediata della normativa, già prevista dalla legge 10/91 e prescritta dalla direttiva europea 76/93, sulla certificazione energetica degli edifici
- definizione della classe C della provincia di Bolzano come livello massimo di consumi per la concessione delle licenze edilizie relative sia alle nuove costruzioni, sia alle ristrutturazioni di edifici esistenti
- riduzione di almeno il 10 per cento in cinque anni dei consumi energetici del patrimonio edilizio degli enti pubblici, con sanzioni finanziare per gli inadempienti
- agevolazioni sulle anticipazioni bancarie e semplificazioni normative per i contratti di ristrutturazioni energetiche col metodo esco (energy service company), ovvero effettuate a spese di chi le realizza e ripagate dal risparmio economico che se ne ricava
- elaborazione di una normativa sul pagamento a consumo dell’energia termica nei condomini, come previsto dalla direttiva europea 76/93, già applicata da altri Paesi europei.
Il rendimento medio delle centrali termoelettriche dell’Enel si attesta intorno al 38%. Lo standard con cui si costruiscono le centrali di nuova generazione, i cicli combinati, è del 55/60%.
La co-generazione diffusa di energia elettrica e calore, con utilizzo del calore nel luogo di produzione e trasporto a distanza dell’energia elettrica, consente di utilizzare il potenziale energetico del combustibile fino al 97%. Le inefficienze e gli sprechi attuali nella produzione termoelettrica non sono accettabili né tecnologicamente, né economicamente, né moralmente, sia per gli effetti devastanti sugli ambienti, sia perché accelerano l’esaurimento delle risorse fossili, sia perché comportano un loro accaparramento da parte dei Paesi ricchi a danno dei Paesi poveri. Non è accettabile di per sé togliere il necessario a chi ne ha bisogno, ma se poi si spreca, è inconcepibile.
Per accrescere l’offerta di energia elettrica non è necessario costruire nuove centrali, di nessun tipo. La prima cosa da fare è accrescere l’efficienza e ridurre gli sprechi delle centrali esistenti, accrescendo al contempo l’efficienza con cui l’energia prodotta viene utilizzata dalle utenze (lampade, elettrodomestici, condizionatori e macchinari industriali). Solo in seguito, se l’offerta di energia sarà ancora carente, si potrà decidere di costruire nuovi impianti di generazione elettrica.
Nella produzione di energia elettrica e termica, una politica energetica finalizzata alla riduzione delle emissioni di CO2 anche accrescendo l’offerta, deve articolarsi nei seguenti punti:
- potenziamento e riduzione dell’impatto ambientale delle centrali termoelettriche esistenti
- incentivazione della produzione distribuita di energia elettrica con tecnologie che utilizzano le fonti fossili nei modi più efficienti, come la co-generazione diffusa di energia elettrica e calore, a partire dagli edifici più energivori: ospedali, centri commerciali, industrie con processi che utilizzano calore tecnologico, centri sportivi ecc.
- estensione della possibilità di riversare in rete e di vendere l’energia elettrica anche agli impianti di micro-cogenerazione di taglia inferiore ai 20 kW
- incentivazione della produzione distribuita di energia elettrica estendendo a tutte le fonti rinnovabili e alla micro-cogenerazione diffusa la normativa del conto energia, vincolandola ai kW riversati in rete nelle ore di punta ed escludendo i chilowattora prodotti nelle ore vuote
- applicazione rigorosa della normativa prevista dai decreti sui certificati di efficienza energetica, anche in considerazione dell’incentivazione alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili che essi comportano
- eliminazione degli incentivi previsti dal CIP6 alla combustione dei rifiuti in base al loro inserimento, privo di fondamento tecnico-scientifico, tra le fonti rinnovabili
- legalizzazione e incentivazione della produzione di biocombustibili, vincolando all’incremento della sostanza organica nei suoli le produzioni agricole finalizzate a ciò
- incentivazione della produzione distribuita di energia termica con fonti rinnovabili, in particolare le biomasse vergini, in piccoli impianti finalizzati all’autoconsumo, con un controllo rigoroso del legno proveniente da raccolte differenziate ed escludendo dagli incentivi la distribuzione a distanza del calore per la sua inefficienza e il suo impatto ambientale
- incentivazione della produzione di biogas dalla fermentazione anaerobica dei rifiuti organici.”

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ComeDonChisciotte – L’ITALIA STA ANDANDO A FONDO: CHE FARE ?

12 Agosto 2009 · Lascia un Commento

Tutto il Pianeta sta interrogandosi sulle rinnovabili, sperimenta, costruisce, installa: in Francia e Gran Bretagna installano turbine eoliche ed idroelettriche addirittura nella città[2], in Irlanda piazzano idrogeneratori da 1,2 MW in mare[3], il primo dirigibile totalmente autosufficiente (i motori sono alimentati da celle fotovoltaiche) attraverserà la Manica a fine Agosto 2009[4]. E potremmo continuare con una sfilza di eccetera, eccetera, eccetera…
Intanto, nella bella Italia, la “bella pensata” è quella di costruire centrali nucleari, senza sapere chi caccerà i soldi (tanti), se ci sarà ancora Uranio (soprattutto, a quale prezzo!) e senza aver risolto il problema delle scorie. Dobbiamo ancora trovare posto per quelle d’antica data (Trino Vercellese, ecc) e ne vogliamo creare di nuove?
Non riflettono nemmeno per un attimo che la produzione eolica (non la potenza installata!), negli USA, da un paio d’anni ha superato quella di fonte nucleare, non prestano orecchio agli investimenti cinesi (la metà nell’eolico), fanno orecchie da mercante sulla Kitegen di Chieri[5], che ha già iniziato la sperimentazione sull’eolico d’alta quota – solo tre aziende al mondo ci lavorano, USA, Olanda ed Italia – e per una volta saremmo fra i primi. Basta? No, perché, con un modestissimo investimento della Regione Lazio[6], strutture universitarie pubbliche sono all’avanguardia nella progettazione delle celle fotovoltaiche che usano pigmenti organici (resa più bassa, ma costi irrisori) ed anche qui sono in pochi a farlo: USA, Nuova Zelanda e pochissimi altri.

Leggi tutto l’articolo su: ComeDonChisciotte – L’ITALIA STA ANDANDO A FONDO: CHE FARE ?.

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Antonio Di Pietro: Il nucleare è morto in culla

9 Agosto 2009 · 1 Commento

Antonio Di Pietro: Il nucleare è morto in culla.

Entro il 2015 il mercato delle centrali solari termodinamiche farà segnare crescite a due cifre, per un valore globale di 10 miliardi di euro” sono le parole di un dirigete della Siemens, colosso tedesco, che investirà cifre blu nelle tecnologie legate al solare e lo farà proprio in Italia, a Siracusa.

ll pianeta muove verso le energie rinnovabili ed investe tutto in quella direzione, il futuro è là, lo hanno fiutato tutti, anche la Francia che ci ha rifilato una tecnologia nucleare vecchia di trent’anni. Lo stesso Obama nei giorni scorsi ha aperto linee di finanziamento all’automotive per lo sviluppo delle tecnologie no-petrolio.

Ma l’America è lontana” cantava Lucio Dalla ed effettivamente oggi l’Italia è più vicina all’Iran che non agli Stati Uniti con la mozione n° 1-00155 dei senatori Gasparri, Nania e Dell’Utri che invita il governo, in sostanza, a dirottare gli investimenti dal solare termodinamico al nucleare.
Nel frattempo l’italiano Rubbia in Spagna sta realizzando il progetto di una centrale a ciclo solare termodinamico per cui Siviglia nel 2013 sarà la prima città europea con un distretto di 700.000 abitanti a disporre soltanto di energia solare termodinamica.
Questo Governo è inadeguato, politicamente morto, socialmente anacronistico e guidato da uomini incompetenti e disinteressati a temi come l’ambiente, le energie rinnovabili, la ricerca scientifica e le nuove tecnologie, settori che potrebbero offrire centinaia di migliaia di posti di lavoro altamente appetibili in ambito internazionale. Ed invece l’Italia è ferma, anzi in caduta libera, con un Pil che toccherà per fine anno un -8% nella migliore delle previsioni, una disoccupazione che infrangerà la barriera del 10%, fabbriche ed attività produttive pronte ad abbassare le saracinesche dopo le ferie e finanziamenti miliardari senza obiettivi che affosseranno ulteriormente il debito pubblico. Tutto frutto di una colossale incompetenza che costituirà una pesante ipoteca per il futuro dei nostri figli
Il nucleare morto in culla, non si farà mai, Silvio Berlusconi non taglierà mai il nastro di nessuna centrale, se non altro per questioni temporali, in compenso tutto questo “cinema” sull’energia frutterà qualche miliardo di euro dello Stato e della Comunità europea a qualche impresa filo-governativa, ma costerà agli italiani un ritardo incolmabile nei confronti degli altri Paesi in tema di sviluppo delle energie rinnovabili e, come al solito, andremo a “rimorchio”, in campo energetico, ancora per un paio di secoli.

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Enel e EDF all’assalto del nucleare italiano

7 Agosto 2009 · Lascia un Commento

Enel e EDF all’assalto del nucleare italiano.

Come i lettori di Altrenotizie certamente ricorderanno, lo scorso 24 febbraio, durante il summit Italia-Francia a Roma tra Silvio Berlusconi e Nicholas Sarkozy, è stato siglato un accordo per una collaborazione nella costruzione in Italia di almeno 4 centrali del tipo Epr. Proprio in seguito a quell’accordo, è nata in questi giorni una joint venture tra Enel e Edf, chiamata Sviluppo nucleare Italia srl, azienda che avrà il compito di realizzare gli studi di fattibilità per la costruzione delle quattro centrali nucleari con la tecnologia (obsoleta, anche se ultimamente si preferisce definire “avanzata) Epr.

Enel ed Edf, spiega una nota congiunta resa pubblica alla firma dell’accordo, possiederanno il 50% ciascuno della joint venture e la società, che avrà la sua sede a Roma…

dovrà avviare le necessarie attività di studio per la realizzazione delle centrali e prendere le adeguate decisioni di investimento. E’ poi prevista la costituzione di altre società per la costruzione, proprietà e messa in esercizio di ciascuna centrale Epr.

La gestione di Sviluppo nucleare Italia sarà affidata ad un consiglio di amministrazione composto da otto membri: quattro nominati da Edf, tra i quali il presidente ed il vice presidente, e gli altri quattro designati da Enel, tra i quali sarà individuato l’amministratore delegato. “Una opportunità unica”, secondo Fulvio Conti, Amministratore delegato di Enel, “per contribuire al rilancio dell’economia del nostro Paese, creando posti di lavoro specializzati e sviluppando l’occupazione”. Da parte di Edf, il presidente e direttore generale, Pierre Gadonneix, ha dichiarato che “questa partnership è in linea con la strategia del gruppo Edf finalizzata a rafforzare la propria posizione in Europa e la leadership mondiale nella rinascita dell’energia nucleare”.

Si è ormai perso il conto del numero delle volte in cui, anche da queste pagine, si è ricordato come in realtà Edf, azienda ancora sotto la stretta protezione del governo di Parigi, lanciatasi sul mercato durante i decenni del boom mondiale del nucleare, è ora in crisi per quanto riguarda il suo settore dedicato allo sviluppo e costruzione di nuovi reattori. Pertanto è all’affannosa ricerca di nuovi mercati da invadere; mercati che, per quanto riguarda il nucleare, si fanno sempre più rari a livello globale, trattandosi di una tecnologia in via di abbandono. Allora quale potenziale mercato può essere migliore dell’Italia, che abbandonato il nucleare 22 anni fa e pertanto ha anche perso le competenze tecniche per poter costruire e gestire da sola le centrali?

In questo momento l’Italia, per proseguire nel suo programma nucleare che è davvero unico al mondo (altrove infatti si chiudono le centrali), ha necessità di partners stranieri, perpetuando ed aumentando la sua dipendenza dall’estero per quanto riguarda la produzione energetica. Infatti, la collaborazione tra Enel e Edf è iniziata con la costruzione, nel 2007, del reattore Epr di Flamanville, in Normandia, che appartiene alla società francese, di cui Enel ha il 12,5% delle quote. Flamanville, anche se osannata dal ministro Claudio Scajola – che evidentemente non è molto preparato su temi tecnologici – è praticamente tra i peggiori biglietti da visita, avendo avuto una quantità elevatissima di problemi e guai già nella fase di costruzione, ancora in corso: una centrale che è riuscita ad avere incidenti, fughe radioattive, malfunzionamenti e guasti ancor prima di essere messa in esercizio.

Durante il mese di maggio 2008, l’Autorità francese per la sicurezza nucleare ha ordinato la sospensione dei lavori per irregolarità riscontrate nell’armatura in ferro dell’isolotto su cui dovrà poi poggiare il reattore nucleare e, non bastasse, sono anche state rilevate delle fessurazioni del cemento dovute alla scarsa qualità dei materiali e ad errori nella messa in opera dell’ armatura in ferro. Errori che, secondo l’Asn, manifestano una mancanza di rigore inaccettabile e che non depongono assolutamente a favore di quanto potrebbe avvenire in futuro in Italia.

Per quanto riguarda la collocazione delle 4 nuove centrali nucleari italiane, Enel e Ministero dello Sviluppo Economico mantengono uno stretto riserbo, ma numerosi centri di ricerca hanno elaborato e presentato studi di fattibilità per l’individuazione dei possibili siti. I criteri per la scelta sono stati resi pubblici più volte: la centrale Epr richiede zone poco sismiche, in prossimità di grandi bacini d’acqua senza però il pericolo d’inondazioni e, preferibilmente, lontano da zone densamente popolate. In pratica, richiedono una zona che in Italia non c’è.

Fra i nomi apparsi, ufficiosamente, ritornano quelli dei vecchi siti nucleari: Caorso nel Piacentino e Trino Vercellese, che ospitavano gli impianti chiusi in seguito al referendum del 1987. Sono entrambi nella Pianura Padana e quindi con basso rischio sismico ed alta disponibilità di acqua di fiume, ma anche Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, potrebbe essere riesumato, dato che unisce alla scarsa sismicità la presenza dell’acqua di mare. Secondo Legambiente ed il CNR, il quarto candidato ideale è Termoli, in provincia di Campobasso, mentre in altre circostanze si è fatto il nome di Porto Tolle, a Rovigo, dove c’è già una centrale a olio combustibile in processo di conversione a carbone. Gli altri nomi che ricorrono più spesso sono Monfalcone, Scanzano Jonico (Matera), Palma (Agrigento), Oristano e Chioggia.

Non sembrano molto d’accordo i sindaci di alcuni di questi comuni. Lo conferma il sindaco di Caorso che dichiara: “Basta centrali nucleari a Caorso dopo lo smantellamento (decommissioning) effettivo entro il 2019″. Gli fa eco l’assessore regionale Duccio Campagnoli: “E’ importante che Caorso venga subito depennato dalle liste che lo vorrebbero tra i nuovi siti nucleari”. La ricerca non sarò facile, il consenso locale sarà difficilissimo.

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Ricettatori di Stato – Passaparola – Voglio Scendere

13 Luglio 2009 · Lascia un Commento

Ricettatori di Stato – Passaparola – Voglio Scendere.

Sommario della puntata:
La tregua
Il nuovo condono fiscale
Il PD di D’Alema e Veltroni
Chi ha paura di Beppe Grillo?

Testo:
“Buongiorno a tutti, scusate il ritardo ma è un problema con gli aerei.
Oggi vorrei parlare di politica di Partito Democratico, di primarie e di tregua, sapete che la tregua è una pausa in una guerra, c’è la guerra, poi c’è la tregua, poi ricomincia la guerra, le tregue definitive sono trattati di pace, questo è importante sempre per l’uso delle parole che dobbiamo preservare perché quotidianamente le parole vengono violentate per portarci fuori dalla realtà, per depistarci.

La tregua

Quando c’era stato il terremoto dell’Abruzzo ai primi di aprile, c’era stato un appello dei vertici istituzionali, il Capo dello Stato, il Presidente della Camera a una tregua tra i partiti perché la terra tremava, la gente moriva e quindi non stava bene in emergenza, in lutto dividersi su questioni di politica politicante.
Dopodiché le opposizioni, centro-sinistra, interruppero immediatamente qualunque tipo di polemica nei confronti del Governo anche se come abbiamo visto diverse volte, le responsabilità del Governo e della protezione civile nella mancata prevenzione del sisma e poi nel promettere cose impossibili o nel fare decreti abracadabra che manipolavano denaro spostandolo di qua e di là, denaro virtuale soprattutto, avrebbero richiesto da parte dell’opposizione delle reazioni molto dure, si disse: non è questo il tempo delle polemiche, verrà poi il momento in cui si valuteranno le responsabilità, passata la festa, in questo caso il funerale, gabbato lo santo, nessuno ha mai preso in mano il capitolo delle colpe.
La stessa cosa era avvenuta nel 2003, credo fosse novembre, quando ci fu la strage di Nassiriya, quando i nostri soldati tra militari e civili morirono, credo 19 persone nella caserma di Nassiriya per un kamikaze che si scagliò con un auto imbottita di tritolo contro la nostra caserma e anche lì era chiara la responsabilità del nostro comando militare, perché il kamikaze aveva potuto raggiungere la caserma direttamente dalla strada, senza incontrare alcun ostacolo, sapete che in quei territori di guerra anche se le chiamiamo missioni di pace, ci sono degli sbarramenti, fili spinati, cavalli di frisia, sacchi di sabbia il minimo, invece no il kamikaze arrivò indisturbato alla caserma, provocando la detonazione e i morti, anche lì si disse: adesso ci sono i funerali, non è questo il momento di fare polemica sulle responsabilità politico – militari, verrà poi il momento, mai più sentito nessuno!
Oggi è sotto processo il comando militare davanti al Tribunale militare di Roma che non protesse quella caserma collaborando in qualche modo colposamente con gli attentatori, adesso abbiamo la nuova tregua, perché il Capo dello Stato in vista del G8 la detto: per il bene del paese etc. sospendiamo stampa e opposizioni sospendano le polemiche nei confronti del Presidente del Consiglio e lo ha detto in pieno scandalo di puttanopoli, nei giorni in cui si scopriva che orde di prostitute o di ragazze a pagamento che gentilmente vengono chiamate ragazze immagine, anche se non si capisce bene di quale immagine stiamo parlando, entravano e uscivano senza controllo nelle residenze del Presidente del Consiglio, presidiate peraltro da scorte pubbliche e da forza pubblica, basta con le polemiche per i giorni del G8, adesso il G8 è passato, non è servito assolutamente a niente, il G8 come avete capito è una grande carnevalata, una baracconata, è come il Gay Pride, è un carnevale dei capi di Stato degli 8 sedicenti paesi più industrializzati, adesso esteso ai 14, a chi volete voi, tende di Gheddafi first lady, gaglioffate varie, hanno buttato via un sacco di soldi, hanno costruito in tempo di record lussuosissimi appartamenti che avrebbero potuto meglio impiegare per dei sobri appartamenti per i terremotati che vivono ancora nelle tende ai 40 gradi all’ombra con i servizi igienici a distanza di chilometri, non hanno concluso nulla, tutte dichiarazioni di intenti alle quali non seguirà nulla di concreto, anzi nel giorno in cui si diceva che l’Italia era capofila nella lotta all’inquinamento atmosferico il Senato, proprio quel giorno, approvava il ritorno dell’Italia al nucleare in barba al famoso referendum dove la stragrande maggioranza degli italiani avevano votato contro il nucleare e non mi pare di aver notato una grande reazione delle opposizioni, proprio perché approfittando della tregua per il G8 hanno fatto passare pure il nucleare ma l’opposizione era in tregua, almeno quella del Partito Democratico, adesso finito il G8 uno dice: va beh ricominciamo a parlare dei problemi, ricominciamo a dire cosa sta combinando questo governo, ricominciamo a raccontare le porcherie delle residenze private del Capo del Governo, no, il Capo dello Stato fa un’altra intervista al Corriera della Sera in cui dice: proseguiamo la tregua, allora non è più una tregua, allora vuole dire che la guerra è finita, andiamo a vedere chi ha vinto, chi ha perso, se è il caso di interrompere la guerra, il Presidente del Consiglio è cambiato nell’ultima settimana, è diventato un’altra persona? Si è trasfigurato? Ha subito una metamorfosi? Mistero, gli hanno fatto tutti i complimenti semplicemente perché non ha toccato il culo alle signore, non ha fatto le gare di rutti e non ha indetto il concorso di chi ce l’ha più lungo tra gli 8 capi di stato e di governo dei paesi più industrializzati della terra e questo già ci è sembrata una grande prova da statista perché eravamo abituati corna, toccatine, battute grevi, barzellette sporche, gaffe, volgarità.
Peraltro in quei giorni il Presidente del Consiglio ha più volte insultato giornalisti, giornali che fanno il loro lavoro, ha più volte insultato le opposizioni, segno evidente che lui la tregua l’ha capito cos’è, la tregua non è una cosa che si fa in due, è una cosa che fanno le opposizioni e la stampa mentre lui può continuare a fare i suoi porci comodi, poi in quel momento gli conveniva dare un’immagine un po’ meno gaglioffa di sé stesso, visto che veniva dipinto come un clown da tutta la stampa e la diplomazia internazionale, quindi si è travestito da persona normale, pronto domani a ricominciare perché? Perché è sempre lui, ha 73 anni, è evidente che uno non può cambiare!
Quindi sarebbe il caso di domandarsi: cos’è cambiato rispetto a prima del G8 per giustificare la cessazione delle ostilità? Non la tregua ma la fine della guerra, ammesso che qualcuno avesse mai cominciato a farla, perché se poi escludete Di Pietro, due o tre giornali, neanche più le trasmissioni televisive perché Annozero è in vacanza, non è che si sia vista gran guerra, si sono visti semplicemente dei giornali, soprattutto stranieri che davano delle notizie, pubblicavano delle foto, raccontavano delle cose che non sono mai state smentite e che Berlusconi non ha mai spiegato, quindi adesso c’è un fervido dibattito se sia il caso di interrompere per sempre le polemiche nei confronti del Presidente del Consiglio, naturalmente chi se ne può avvantaggiare di questo? Il Presidente del Consiglio, si è sempre detto che fare polemica sulle cose che lui fa e non fa, sottolineare i suoi scandali, significa fare il suo gioco, questo è quello che lui vuole che si creda in giro, questo è quello che lui vuole che le opposizione pensino, tant’è che è terrorizzato dalle polemiche, guardate i giornali, ancora stamattina, ma è una costante da anni, il giornale di Berlusconi ben consapevole di ciò che conviene a Berlusconi e di ciò che non gli conviene, spara a zero su Di Pietro un giorno sì e un giorno pure, oggi gli danno dell’incivile, non trovo il giornale, meglio per voi, soltanto perché ha detto no alla tregua prolungata definitiva, tombale, proposta dal Capo dello Stato, che più che una tregua è un condono tombale sugli scandali di Berlusconi, proprio mentre stanno venendo e stanno per venire fuori altre rivelazioni, proprio mentre altre indagini si annunciano all’orizzonte, sta per chiudersi quella milanese su un’altra tranche degli scandali Mediaset , c’è un’indagine sulla Arner Bank di cui parleremo prossimamente, di cui ha parlato questa settimana l’Espresso, è la banca dove hanno i conti molti membri della famiglia del Presidente del Consiglio, ci sono le indagini che vanno avanti a Napoli sulla monnezza e soprattutto ci sono i processi di Palermo, nei quali come ci siamo già detti, sono emerse all’ultimo istante (vedi processo Dell’Utri e processo Ciancimino) carte clamorose come la famosa lettera che ora si scopre essere stata scritta da Provenzano all’On. Berlusconi per promettergli appoggio nel suo impegno politico tra il 1993 e il 1994 in cambio della disponibilità di una televisione, chi di voi ricorda certe rubriche di certi programmi Fininvest, sa che quelle televisioni non c’era neanche di metterle a disposizione perché c’erano delle note rubriche di programmi Fininvest che nel 1994/1995/1996 si sono date al massacro dei magistrati antimafia e degli investigatori antimafia più duri e più perbene, più capaci e alla difesa di noti imputati eccellenti di mafia.

Il nuovo condono fiscale

Quindi c’è tutto questo che bolle in pentola e su questo si vorrebbe stendere un velo pietoso chiamandolo “tregua”, bisognerebbe anche stendere un velo pietoso su quello che il governo quotidianamente continua a fare, la settimana scorsa il nucleare, questa settimana abbiamo lo scudo fiscale, ci era stato garantito, sono testimone, Tremonti era venuto a Annozero più volte a dire: mai più condoni! Perché i condoni sono un incentivo a evadere, al nero, cos’è lo scudo fiscale? Traduzione in italiano, così sappiamo di cosa stiamo parlando, è uno scudo protettivo per i criminali, per le grandi organizzazioni mafiose che accumulano fondi neri e soldi sporchi all’estero con il traffico di droga, con il riciclaggio, con il traffico di armi, con il traffico di persone umane e che poi vogliono spenderli questi soldi e per spenderli cosa devono fare? Devono ripulirli e come fanno a ripulirli? Oggi li danno alle organizzazioni atte al riciclaggio, le quali prendono 100 Euro sporchi e ne restituiscono 50 o 60 puliti, lo Stato propone di meglio, lo Stato propone di riciclare lui i soldi sporchi per chi li fa rientrare in Italia, noi non sappiamo quali sono i contorni di questo scudo fiscale, sappiamo però come era lo scudo fiscale del 2002, già firmato da Tremonti, di cui questo sarà il degno erede continuatore, cos’era quello scudo fiscale? Era così concepito: chi ha i soldi sporchi fuori Italia, li può far rientrare in Italia, li mette su una banca italiana, paga un 2,5% che è una specie di pizzo che paghi alla banca che poi li devolve allo Stato, perché la banca funge da esattore delle tasse da pagare su quei soldi, già, ma quelli sono enormi capitali, sui quali tu non hai pagato una lira di tasse e avresti dovuto pagare circa un’aliquota del 50%, invece del 50 ti fanno lo sconto e ne paghi il 2,5% e in più in forma anonima.
Ti rilasciano un certificato in cui ti dicono che hai fatto rientrare la somma tot, che è segretissimo, tu lo tirerai fuori soltanto quando un Magistrato o la Guardia di Finanza, ti contesterà un reato fiscale, tributario, contabile, relativo a quelle somme, allora tirerai fuori che quello che è il lascia passare, lo scudo Tremonti, nessuno ti potrà più fare niente per le conseguenze penali di quei fondi neri accumulati magari con quei traffici illeciti.
Quindi lo Stato offriva alle organizzazioni criminali condizioni di superfavore rispetto ai canali del riciclaggio, perché? Perché il riciclatore ti chiede il 40% per ripulirti i soldi sporchi, lo Stato ti chiede il 2,5%, ora vedremo quale sarà il pizzo che dovranno pagare questa volta i criminali, facendo rientrale i soldi dall’estero, si parla, ma è una bozza, del 10/12%, è comunque 1/5 di quello che avrebbero dovuto pagare.
Naturalmente a furia di fare condoni, il risultato qual è? Lo raccontava Repubblica, lo scudo fiscale precedente che avrebbe dovuto portare nelle casse dello Stato decine di miliardi di Euro, così ci era stato annunciato e sono stati poi messi a bilancio, in previsione di incassare chissà cosa, quanti soldi ha fruttato? Ha fruttato 2 miliardi, 2 miliardi di Euro è nulla se pensiamo agli enormi capitali che sono rientrati, allora? Allora è molto semplice, lo scudo fiscale non serve a niente, perché? Perché a furia di fare condoni, la gente non accede neanche più ai condoni, perché? Perché aspetta sempre quello dell’anno dopo che sarà sempre a condizioni più vantaggiose di quelle dell’anno prima, altri non lo fanno neanche il condono, ma perché uno dovrebbe fare il condono se non ha nessuna possibilità di essere preso? Ma uno fa il condono se ha paura di essere preso e di essere mazzuolato, ma se uno non teme di essere preso perché la nostra amministrazione finanziaria è un colabrodo e ogni anno vengono scoperte lo 0,8% delle evasioni fiscali, questa è la percentuale che viene recuperata di evasione fiscale ogni anno, è evidente che le possibilità di essere presi sono talmente infime e nessuno rischia di essere preso, quindi per quale motivo uno dovrebbe andare a pagare anche un 2,5%, quando può continuare a non pagare niente e a lasciare i soldi dove li ha!
Quindi è una legge immorale, criminogena, è un condono mascherato, e non porta neanche gettito, è la solita marchetta che il governo fa di tanto in tanto alle organizzazioni criminali con un aspetto peggiorativo, come fai a distinguere i soldi che hai nascosto in Italia, dai soldi che hai nascosto all’estero?
Tutti quelli che hanno evaso le tasse in Italia e non hanno mai portato il malloppo fuori dall’Italia, potranno approfittare dello scudo fiscale andando in banca a dire: questi soldi li avevo all’estero, ora li ho fatti rientrare, così potranno sanare anche le loro evasioni fiscali fatte in Italia, quindi questo è semplicemente e puramente un condono fiscale mascherato, questo è, lo chiamano emersione di attività detenute all’estero e prevede l’esclusione della punibilità per tutti i reati tributari, valutari, societari e fallimentari compresi i falsi in bilancio, bancarotte, evasioni fiscali etc., collegati a quei capitali e cosa dovrebbe fare l’opposizione? La tregua? In un paese del genere con un governo del genere che fa leggi del genere, l’opposizione fa la tregua? Ma l’opposizione mette a ferro e a fuoco il Parlamento in un paese democratico, altro che tregua e il primo a doversi riservare ai suoi poteri costituzionali, dovrebbe essere il Capo dello Stato, nei cui poteri previsti dalla Costituzione non c’è la raccomandazione alle opposizioni perché la smettano di opporsi, il Capo dello Stato è il custode della Costituzione e noi sappiamo benissimo che le democrazie costituzionali funzionano quando c’è un governo che governa e un’opposizione che si oppone! Non esiste in natura uno Stato democratico costituzionale nel quale il Capo dello Stato, continuamente intima alle opposizioni e alla stampa di non opporsi al governo, è una cosa mai vista, è incredibile quello che sta facendo il Capo dello Stato e è incredibile che si trovino così poche persone che glielo dicono di rientrare nei ranghi e di smetterla di fare la quinta colonna del Governo, perché il Governo non c’entra niente con il Capo dello Stato, quest’ultimo ha il compito di sindacare sull’incostituzionalità manifesta delle leggi che fanno il Governo e il Parlamento, soprattutto se il Governo si è sostituito al Parlamento come potere legislativo a furia di decreti e di colpi di fiducia e quindi per quale ragione continua a fare il Difensore d’ufficio del governo più indifendibile della nostra storia, questa è una cosa gravissima di cui bisogna essere consci, è un altro dei poteri di garanzia che se ne vanno, il fatto che continui imperterrito a elogiare un Presidente del Consiglio che ci fa vergognare nel mondo e che prepara continuamente porcherie come quella che vi ho appena illustrato o come il nucleare della settimana scorsa.

Il PD di D’Alema e Veltroni

In tutto questo abbiamo il congresso del Partito Democratico, congresso che sarà preceduto dalle primarie di fine ottobre e che da un lato è un segno di salute perché meno male c’è qualche partito che fa delle elezioni primarie e poi fa dei congressi, onore al merito, abbiamo visto qual era il congresso del Popolo della Libertà, una specie di incoronazione di Napoleone o di Carlo Magno, una specie di autoinvestitura alla Ceaosescu con il pappone delle mignatte in terza fila perché si è scoperto che il fornitore ufficiale di escort e anche di droghe era in terza fila insieme a alcune delle sue girls al congresso, quindi è un segno di salute il fatto che si facciano le elezioni primarie per scegliere i candidati che poi si fronteggeranno nel congresso del PD, d’altro canto è un segno di distrazione, perché? Perché già il PD faceva poca opposizione prima, adesso che hanno pure le loro beghe congressuali, praticamente si occupano solo di quelle e non fanno più opposizione, non si sente più una voce su quello che sta combinando il governo, per cui ancora una volta l’opposizione dopo quel rush finale che ha fatto Franceschini con un pizzico di polemica contro Berlusconi nelle ultime due o tre settimane della campagna elettorale, si è evaporato all’improvviso per cui adesso l’unica opposizione è tornata nelle mani di Di Pietro e questo è molto pericoloso perché attualmente Di Pietro rappresenta in Parlamento il 4%, anche se in Europa ha preso l’8%, per cui ci sarebbe bisogno di un’opposizione unita, forte, compatta, adeguata alla gravità delle cose che continuano a fare e che continueranno ad avvenire perché chi si illudeva che il fattore gnocca potesse rovesciare Berlusconi è rimasto deluso, avete visto come controllando l’informazione e purtroppo avendo una sponda come quella che c’è al Quirinale, si riesce a trasformare in un trionfo diplomatico una nullità assoluta come il G8 di cui siamo stati appena spettatori.
Quindi parlano solo del congresso e è un congresso piuttosto noiosetto, si fronteggiano l’ex vice di D’Alema e l’ex vice di Veltroni. D’Alema e Veltroni travestiti da Bersani e Franceschini continuano a farsi una guerra che hanno iniziato quando avevano i pantaloni corti alla fine degli anni 60 nella FIGC, forse sarebbe il caso che si trovassero in una stanza, se dessero un fracco di legate di santa ragione, poi ne uscissero, ci raccontassero chi ha vinto e la facessero finita perché sono 40 anni che litigano sulla pelle della sinistra italiana, lasciandola nelle condizioni in cui la vedete.
Poi si è candidato Ignazio Marino che è il vero outsider, ha una debolezza Ignazio Marino, essendo medico di altissimo livello, esperto in questioni bioetiche eticamente sensibili è forte su quei temi, molto meno sugli altri, l’economia, il sociale, gli esteri, gli interni etc., però ha già dimostrato di saperci fare, per esempio quando è venuta fuori la storia di questo presunto stupratore, dico presunto perché l’hanno già tutti dipinto come un mostro ma potrebbe anche darsi che non sia lui, la Questura di Roma è reduce dai famosi arresti dei rumeni che dovevano essere i mostri della Caffarella e poi non c’entravano niente, quindi teniamo presente di chi stiamo parlando!
Questo presunto stupratore sicuramente era già stato coinvolto una decina di anni fa in un altro caso di tentato stupro e era riuscito a uscire dal processo grazie al fatto che i suoi Avvocati avevano dimostrato che era caduto in preda a raptus e che quindi era non processabile in quanto non fuori di testa e era stato sottoposto a un trattamento sanitario obbligatorio.
La domanda è: ma come poteva essere a capo di un circolo del Partito Democratico un signore coinvolto su tutti i giornali 10 anni fa in un caso di tentato stupro, sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio, si dirà: è guarito, ha diritto a rifarsi a una vita, certo, ma non ai vertici di un circolo di un partito, ma come li scelgono i candidati? Con i mattinali delle questure? Possibile che non chiedano garanzie, che non prendano informazioni in giro prima di scegliere il leader di un circolo di un partito? Quindi ha straragione Ignazio Marino quando pone il problema non tanto della questione morale, qui non c’era la questione morale, qui c’entra la rigorosità delle regole nella selezione delle classi dirigenti, non basta neanche il certificato penale, bisogna sapere la biografia delle persone a cui si dà un ruolo di responsabilità, poi può essere che ti sfugga qualcosa, certamente, non puoi mica sapere tutto, non risulta dal certificato penale di questa persona il fatto che gli avessero fatto il Tso, allora a quel punto ti scusi, il partito si scusa con i suoi elettori per non essere riuscito a scoprire una cosa che altrimenti avrebbe dovuto impedire a questa persona di ricoprire quell’incarico, questa è una cosa seria che andrebbe detta da un partito serio che vuole differenziarsi dagli altri.
Noi chiediamo il certificato penale, purtroppo non è bastato, ma questi neanche il certificato penale chiedono, tant’è che continuano a pontificare Enzo Carra che è un noto pregiudicato per avere mentito davanti ai giudici di Milano sulla maxitangente Enimont, si chiama falsi dichiarazioni al PM, è un reato gravissimo nei paesi seri!

Chi ha paura di Beppe Grillo?

Adesso arriva Grillo, che si candida, siamo in casa sua, quindi… poi non l’ho neanche sentito, non saprei cosa dire, però mi hanno telefonato alcuni colleghi delle agenzie dei giornali per chiedermi cosa ne pensavo, ho detto chiaramente cosa ne penso, dubito che Beppe abbia intenzione di finire la sua carriera di comico per diventare segretario del Partito Democratico, neanche glielo auguro onestamente, perché deve essere una vita di inferno, credo che lui abbia deciso un’altra volta di movimentare e di influenzare un appuntamento politico importante, forse decisivo, le primarie del Partito Democratico sono l’ultimo appello, da quelle dipenderà la qualità dell’opposizione nei prossimi anni, gli anni decisivi nei quali si vedrà se Berlusconi va a casa o no.
Quindi avendoci provato con il referendum, bloccati in Cassazione con la scomparsa di qualche centinaia di migliaia di firme, dopo averci provato con le leggi di iniziativa popolare, arenate nel Parlamento Vizzini, la commissione, sapete tutto, adesso ci prova, dopo averci provato con le liste civiche, peraltro con ottimi risultati perché ha infiltrato in molte assemblee comunali e provinciali almeno un rappresentante armato di telecamera e di occhio vigile, adesso ci prova buttando un sasso nello stagno delle primarie, la cosa interessante, più interessante ancora della candidatura di Grillo è la reazione del poliburo del Partito Democratico, questi parrucconi indignati, vergogna, Grillo, teniamolo fuori dalla porta, una provocazione, non ha i titoli, ci ha attaccati e quindi non può entrare, queste muffe che stanno lì incrostate dalla notte al Jurassic Park, non si rendono conto questi poveretti perché ormai fanno anche pena, sono mucchietti di ossa, che più si incazzano e più rendono interessante la partita, non si rendono conto che più si incazzano e più dimostrano che se hanno paura di Grillo, essendo comunque i titolari del 26 e qualcosa per cento dei voti, pare perdano mille voti al giorno, vuole dire che sono proprio alla canna del gas, perché? Perché i casi sono due: o Grillo alle primarie prende pochi voti e allora loro potranno dire: avete visto, era un bluff, ai nostri elettori non piace, ha sbagliato partito e quindi perché preoccuparsi, oppure invece Grillo prende molti voti e allora dovrebbero domandarsi il perché, perché chi è che va a votare alle primarie del Partito Democratico per Beppe Grillo? Elettori del Partito Democratico che condividono quello che dice Grillo, allora forse invece di occuparsi di Grillo, del suo linguaggio, della sua barba, della sua figura e fisionomia, forse farebbero bene a domandarsi perché una parte degli elettori del Partito Democratico, nonostante che Grillo abbia sempre bastonato il Partito Democratico, magari condividono quello che dice lui, non sarà che per sentir parlare di ambiente, di lotta al nucleare e di rifiuti zero bisogna andare sul blog di Grillo? Non sarà che per sentir parlare di acqua pubblica bisogna andare sul blog di Grillo? Che per sentir parlare del caso Aldrovandi, possibilmente prima della sentenza che ha condannato i poliziotti bisogna andare sul blog di Grillo o a partecipare al V day e che per sentir parlare dei condannati in Parlamento bisogna andare da quelle parti lì e che per sentir parlare di tante altre cose importantissime, pensiamo soltanto a tutto il tema dello sviluppo, della decrescita, dell’auto verde, tutti temi che sono sulla punta delle dita di Obama e che Grillo tratta da anni e che il centro-sinistra non tratta, allora forse se vogliono sconfiggere Grillo alle primarie dovrebbero provare a cominciare a rubargli il mestiere, a cominciare a parlare di alcune di queste cose che sono tutt’altro che robe qualunquiste o comiche, sono cose normali per una politica normale, invece si incazzano, strillano, preparano codicilli per sbarrargli la strada, credo che anche se dovesse durare soltanto una settimana, questa candidatura ha già sortito i suoi effetti, perché ha già mostrato quale parte del Partito Democratico è morta e sepolta e quale invece ha ancora una speranza.
Vi do un’altra – e è l’ultima – informazione di oggi, da domani o dopodomani avremo finalmente la possibilità di abbonarci a Il fatto quotidiano con la carta di credito tramite Internet e quindi vi invito da domani a seguire le nuove istruzioni che metteremo sul sito antefatto.it c’è tempo per lo sconto sugli abbonamenti fino alla fine del mese, passate parola!”

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IL MEDIOEVO ITALIANO :: altrenotizie :: Fatti e notizie senza dominio – stampa indipendente, notizie dal mondo

13 Luglio 2009 · 1 Commento

IL MEDIOEVO ITALIANO :: altrenotizie :: Fatti e notizie senza dominio – stampa indipendente, notizie dal mondo.

La maggioranza di destra ha approvato il disegno di legge sullo Sviluppo che pone le basi per il rilancio del nucleare in Italia. Con 154 sì, un voto contrario e un astenuto, l’aula del Senato ha approvato, in via definitiva, il disegno di legge che contiene disposizioni per lo sviluppo. Il ddl, licenziato da Palazzo Chigi circa un anno fa e passato per quattro letture parlamentari, è legge grazie al voto a favore di Pdl, Lega e Udc. Pd e Idv non hanno partecipato al voto. Il provvedimento prevede nuovi fondi per l’editoria, l’introduzione della class action (ma senza retroattività, quindi nessuna azione legale di massa per Parmalat e Cirio), alcune misure per il mercato del gas, altre per le liberalizzazioni delle ferrovie, oltre a diverse novità in tema di assicurazioni e prezzo della benzina, lotta alla contraffazione del Made in Italy. Ma la norma senza dubbio più discussa e soprattutto controversa è quella che prevede il ritorno al nucleare, con la delega al governo per la localizzazione dei siti per le nuove centrali.

Il Governo avrà ora sei mesi di tempo dall’approvazione della legge per emanare uno o più decreti legislativi con la disciplina della localizzazione nel territorio nazionale di impianti nucleari, di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio e deposito dei rifiuti radioattivi e del materiale nucleare. I decreti attuativi definiranno anche le misure compensative da corrispondere alle popolazioni interessate dalla costruzione degli impianti nucleari, ma anche agli enti locali e alle imprese del territorio. “Molti comuni italiani hanno già manifestato la loro disponibilità”, ha affermato il ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola, senza però rivelare quali: “La posa della prima pietra della prima centrale avverrà entro la fine della legislatura”, ha promesso.

L’aspetto controverso sta nel fatto che è data al governo la delega sul nucleare: dovrà essere cioè il Consiglio dei Ministri a scegliere quali impianti adottare e dove. E a costituire l’Agenzia per la sicurezza del nucleare. Già si sa che il governo vorrebbe ottenere dal nucleare il 25% del fabbisogno energetico. Nel ddl non si parla di investimenti, ma per produrre tale quantità di energia, servirebbero almeno 8 impianti nucleari che costerebbero almeno 30 miliardi di euro. Non si capisce bene da dove verrebbero presi. L’opposizione, dichiaratasi contraria, ha preferito però abbandonare l’aula piuttosto che votare con un no, e sono molte le bocche cucite nelle fila dei parlamentari. A parlare è invece la presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, che dichiara: “Ci sono forti dubbi sulla reale copertura economica dell’enorme spesa che si dovrebbe programmare“, e aggiunge che “se ai costi di produzione si aggiungono quelli per lo smantellamento, che equivalgono almeno a quelli di costruzione, e quelli per i controlli che vanno garantiti per alcuni secoli, si vede subito che la convenienza non c’è proprio“.

Nella predisposizione dei decreti il Governo dovrà attenersi, tra le altre, all’indicazione di “elevati” e non più “adeguati” livelli di sicurezza dei siti. L’autorizzazione unica rilasciata dalle amministrazioni interessate sostituirà tutti gli atti necessari, fatta eccezione per le procedure VIA (Valutazione d’impatto ambientale) e VAS (Valutazione ambientale strategica) “cui si deve obbligatoriamente ottemperare”. Il Cipe, con una delibera da assumere entro sei mesi, definirà la tipologia degli impianti e, con un’altra delibera, favorirà la costituzione di consorzi per la costruzione e l’esercizio degli impianti. Nasce inoltre l’Agenzia per la sicurezza nucleare, che svolgerà funzioni di autorità nazionale per la regolamentazione tecnica, il controllo e l’autorizzazione ai fini della sicurezza, la gestione e la sistemazione dei rifiuti radioattivi e dei materiali nucleari, la protezione dalle radiazioni, nonché le funzioni e i compiti di vigilanza sulla costruzione, l’esercizio e la salvaguardia degli impianti e dei materiali nucleari.

Il ritorno al nucleare viene ovviamente salutato favorevolmente dall’amministratore delegato di Enel, Fulvio Conti: “Il ritorno del nucleare in Italia è un’opportunità strategica per ricostruire la filiera scientifica, tecnologica e industriale indispensabile per stabilizzare i costi di generazione di energia elettrica, ridurre la dipendenza dalle importazioni di materie prime e combattere contro il cambiamento climatico”. Poiché l’Italia non dispone di proprie riserve climatiche e neanche della filiera tecnologica, non si comprende cosa intende Conti per riduzione delle importazioni delle materie prime, alle quali si aggiungerà anche un’importazione di competenze tecniche.

“Inutile e dannoso”, “ritorno alla preistoria”, “follia ambientale ed economica”, sono queste le reazioni al via libera definitivo all’energia nucleare. “C’é poco da essere entusiasti: è una legge inopportuna”, ha detto Ignazio Marino, candidato alla segreteria del Pd. Per Marino, la situazione è grave, anche perché “una legge, in particolare su questa materia, dovrebbe essere basata su dati scientifici. Abbiamo un premio Nobel come Carlo Rubbia che ha ripetuto più volte che oggi non esiste un metodo sicuro per lo stoccaggio delle scorie radioattive e che anzi c’è un rischio concreto per la salute“. E’ vero: un metodo sicuro per lo stoccaggio non è mai esistito, e difficilmente esisterà mai sul nostro pianeta.

Sono proprio le organizzazioni scientifiche, quelle che stanno esprimendo dissenso e perplessità: Secondo Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente, “questo governo è tornato alla preistoria energetica per spendere soldi in grandiose e fragili cattedrali per la produzione di energia nucleare di terza generazione. Proprio quella tecnologia che Barack Obama si è rifiutato di finanziare perché inquinante e insicura, e che la cancelliera Angela Merkel ha dichiarato di non volere. Un altro importante aspetto è proprio il sacrificio che gli investimenti sul nucleare, decisamente antieconomico e fuori mercato, richiederanno allo sviluppo di eolico e solare. Ad evidenziarlo è Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace, che ricorda come “Costruire le nuove centrali porterà l’Italia ad avere una disponibilità eccessiva di energia, il che porterà inevitabilmente a un allentamento della spinta sulla produzione da fonti rinnovabili e sul consumo efficiente”.

Se andiamo a vedere quale è l’andamento mondiale nel settore dell’energia, ci si accorge che il ritorno al nucleare è semplicemente una vera e propria follia, sia dal punto di vista ambientale che economico. Con il nucleare non solo non si affronta il problema della sicurezza energetica, ma si rischia di far crescere esponenzialmente le bollette dei cittadini. Ogni impianto costerà almeno 4 miliardi di euro che, di sicuro, ricadranno sulle spalle della collettività: scegliere oggi il nucleare vuol dire far regredire il nostro Paese, tagliandolo fuori dall’innovazione tecnologica e dalla ricerca sulle energie rinnovabili e sull’efficienza energetica, elementi su cui i paesi più avanzati stanno investendo con forza e che saranno i veri settori strategici nell’economia mondiale. Significa anche aumentare le dipendente dall’estero, visto che solo all’estero ci sono le capacità di costruzione delle centrali, di lavorazione del combustibile e di riprocessamento delle scorie.

Paradossalmente, rispetto a 22 anni fa, quando il nucleare fu espulso dal Paese con un referendum popolare, oggi la preoccupazione delle associazioni che promossero quella campagna sembrano essere economiche, prima ancora che di tipo ecologico. Puntare come vuole fare l’Italia con il ddl sviluppo sul nucleare obsoleto, dopo aver abbandonato da anni la ricerca e la produzione industriale legata a questo settore, prima ancora che un problema di sicurezza è un colossale spreco di risorse.

Il governo invece plaude a se stesso per aver raggiunto un obiettivo strategico: tornare al medioevo energetico, e soprattutto spendere soldi. Soldi pubblici da dare ai privati. Questo proprio nel giorno in cui il G8 all’Aquila ha affrontato il nodo cruciale delle politiche climatiche ed energetiche del Pianeta, dalle quali emerge la necessità di puntare con decisione ed urgenza sulle nuove tecnologie pulite. Una strada finalmente tracciata tra i Paesi più influenti del mondo, una strada dalla quale l’Italia di Berlusconi sceglie di tagliarsi fuori da sola. Mentre tutti i Paesi industrializzati vanno verso l’innovazione e le fonti rinnovabili, per Berlusconi e Scajola i problemi energetici dell’Italia si risolvono ricominciando a produrre energia nucleare tra 20 anni.

In questo provvedimento c’è in pratica tutto il paradosso del governo della destra: l’approvazione di qualcosa che oggettivamente è vecchio e decrepito, ma viene presentato come la grande novità destinata a “modernizzare” il Paese. L’unica novità, per i decenni a venire, oltre lo spreco di soldi, sarà la quantità di radionuclidi presenti nell’organismo degli italiani, che però saranno impegnati a pagare bollette stratosferiche, ed a veder produrre quantità enormi di energia, ben oltre il fabbisogno reale del Paese, che serve di solito a tenere accesi come alberi di natale, giorno e notte, centri commerciali sempre più grandi, o a compensare la scarsa efficienza energetica di abitazioni, industrie, ferrovie e linee elettriche. Una scelta assolutamente anacronistica, un passo indietro, verso una tecnologia superata, un punto di vista impone su una questione di grande importanza. Una scelta che è pura propaganda ideologica, aggravata dal fatto che i siti nucleari verranno scelti liberamente dalle imprese che li realizzeranno. Senza che cittadini, associazioni, amministrazioni possano obiettare.

di Alessandro Iacuelli per AltreNotizie

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Homer Simpson lavora nella centrale nucleare di Suffolk

16 Giugno 2009 · Lascia un Commento

Homer Simpson lavora nella centrale nucleare di Suffolk.

…qualcuno che stava facendo le pulizie nella Centrale Nucleare Sizewell A si accorse che diversi allarmi stavano suonando insistentemente da molto tempo senza che il personale tecnico della centrale reagisse in alcun modo, così – immaginate di essere al suo posto, e’ una decisione non facile da prendere – decise di premere l’allarme generale.

Il personale preposto a quel punto intervenne per accorgersi che l’acqua di raffreddamento non ricopriva più gli elementi del reattore che così si era stati ad un soffio da un incendio catastrofico – il combustibile nucleare infatti si può incendiare già alla temperatura ambiente – e, dulcis in fundo, in 45 minuti c’era stata una perdita di scorie radioattive nel Mare del Nord paragonabile alle inevitabili perdite – di cui non ci parlano mai – che avvengono nel giro di un anno.

La centrale venne immediatamente chiusa e sottoposta ad ispezione.

Gli ispettori conclusero che la centrale era stata gestita con incuria criminale e non solo pubblicarono un rapporto – che non fu divulgato – ma spinsero per portare i responsabili in tribunale.

Cominciarono perciò a raccogliere prove che potessero essere utilizzate dall’accusa, ma, dopo mesi di lavoro e ingenti somme a spese a danno dei contribuenti, si sentirono dire che non avevano giurisdizione per portare il caso in tribunale.

Per caso – chiaramente e’ un caso – la Nuclear Decommissioning Authority decise proprio in quel periodo di smobilitare tutti i siti forniti di reattori Magnox, il che includeva naturalmente anche Sizewell A.

Di tutta questa vicenda sappiamo solo ora unicamente perché gli abitanti, preoccupati da insistenti voci di perdite, ma prontamente assicurati dalle autorità che tutto era normale e sotto controllo e che la chiusura dell’impianto era dovuta al decommissionamento dei Magnox, si rivolse a tutti quelli che potevano essere raggiunti e, tra questi c’era anche John Snow.

Perciò, quando vi dicono che non c’e’ pericolo, cominciate ad ammassare provviste nel vostro rifugio anti-atomico…

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Blog di Beppe Grillo – Comunicato politico numero ventidue

11 Giugno 2009 · 1 Commento

Blog di Beppe Grillo – Comunicato politico numero ventidue.

Ho deciso di lanciare il terzo Vday. Sarà un referendum per impedire la costruzione di centrali nucleari in Italia. Un’energia anti economica e pericolosa che vive solo di sussidi statali. Senza l’aiuto dello Stato il nucleare francese non esisterebbe. Negli Stati Uniti non vengono costruite nuove centrali da più di un decennio. Nessuna compagnia di assicurazione si impegna a coprire i richi di una centrale. Una Chernobyl in Italia renderebbe la penisola inabitabile per migliaia di anni. Chi vuole le centrali vuole in realtà i nostri soldi per far quadrare i bilanci. Come la Marcegaglia degli inceneritori. Il petrolio sta finendo? L’uranio, necessario per le centrali, finirà prima, entro il 2050. E di uranio in Italia non c’è traccia. Invece abbiamo il vento, il sole, l’acqua, le energie alternative e la possibilità di ridurre gli sprechi enormi delle nostre abitazioni e dei trasporti. Insieme a Greenpeace sto producendo un film per settembre con alcune tra le voci più importanti del pianeta, tra questi Brown, Stiglitz, Rifkin, Pollan.Tutti, da diversi punti di osservazione contro il nucleare e per le rinnovabili. Non lascerò ai miei figli un Paese con una pistola nucleare carica alla tempia. Lo psiconano se ne deve andare insieme ai suoi deliri e al piazzista Sarkozy. Vday, Vday, Vday. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

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ComeDonChisciotte – SAPPIATE CHE SIETE SEDUTI SULLA TERZA GUERRA MONDIALE

7 Giugno 2009 · 1 Commento

ComeDonChisciotte – SAPPIATE CHE SIETE SEDUTI SULLA TERZA GUERRA MONDIALE.

L’importanza strategica dell’Iran, Afghanistan e Pakistan, nella scacchiera della guerra energetica, ha due ragioni principali:

A) Tanto il Pakistan (un gigante islamico con potere nucleare) che l’Afghanistan (dominato da un conflitto armato contro i talebani) fanno parte del piano strategico per il dominio e controllo militare del “triangolo petroliefero” (Mar Nero – Mar Caspio – Golfo Persico) dove si concentra più del 70% della produzione industriale mondiale di petrolio e gas, elementi indispensabili per la futura sopravvivenza delle potenze capitaliste dell’asse Usa-UE.

B) L’Iran, che controlla lo Stretto di Ormuz, da dove passa il 40% della produzione mondiale dell’industria petrolifera (con la possibilità, inoltre, d’avere la bomba nucleare) mette in pericolo la sopravvivenza dello Stato d’Israele e la supremazia del controllo economico, geopolitico e militare strategico del potere imperiale Usa-UE nella decisiva regione del Medio Oriente e del Golfo Persico.

Così, come la Russia rappresenta per l’asse Usa-UE la “barriera” geopolitica e militare da vincere per la conquista dell’Eurasia e delle sue risorse energetiche (vitali per la futura sopravvivenza dell’asse Usa-UE), l’Iran è la pietra che bisogna rimuovere per completare il controllo sulle rotte e delle riserve energetiche del Medio Oriente.

Queste sono le ragioni strategiche che trasformano il “triangolo del petrolio” (Eurasia – Caucaso – Medio Oriente) nel teatro obbligato della terza guerra mondiale intercapitalista (sviluppata possibilmente con armamento nucleare) per il controllo delle risorse strategiche del pianeta per la sopravvivenza futura.

Ed alla fine (se ci sarà che qualcosa che rimarrà vivo ed in piedi) i vincitori si spartiranno il bottino ed un nuovo “ordine mondiale” come nel 1918 e nel 1945.

Gli Stati Uniti possono solo soddisfare un 25% della propria necessità energetica (tenendo conto che le risorse si esauriscono), e l’Unione Europea è completamente dipendente per l’approviggionamento di gas e petrolio. Cina (come India, Giappone e le potenze Asiatiche) hanno bisogno di petrolio e di gas (vengono rifornite principalmente dai corridoi russi) per sopravvivere come superpotenze industriali.

Di conseguenza, come già sottolineammo, la Russia è l’unica superpotenza nucleare autosufficiente di gas e di petrolio (oltre a controllare la maggior parte delle rotte euroasiatiche) e rappresenta per l’asse Usa-UE la “barriera” geopolitica e militare da vincere per la conquista dell’Eurasia e delle sue risorse energetiche.

Ed il gigante petrolifero socio della Russia, l’Iran, è a sua volta la pietra che bisogna rimuovere per completare il controllo delle rotte e delle riserve energetiche del Golfo Pesco e del Medio Oriente.

Si capisce perché bisogna distruggere il cardine “dell’asse” del male? Lo scoppio della terza guerra mondiale non è il prodotto delle visioni di profeti, bensì un susseguirsi storico (inevitabile) di calcoli matematici per la sopravvivenza capitalista. Che è la madre di tutte le guerre.

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Blog di Beppe Grillo – Grillo168 – Avanti col futuro

26 Maggio 2009 · Lascia un Commento

Blog di Beppe Grillo – Grillo168 – Avanti col futuro.

Siamo entrati in Campania, dalla Puglia. La Campania è anche centinaia di impianti eolici sulle colline. Un paesaggio veramente straordinario. E qui vediamo l’abbinamento del secolo: vento ed energia, pubblico e privato. Noi siamo i più grandi produttori al mondo di quei piloni che vedete. La fabbrica è a Priolo, dove c’è anche un raffineria di Garrone. Ecco la schizofrenia di oggi: petrolio e vento. Ci si buttano tutti su questa energia. È il futuro. Ci si buttano i petrolieri. Ci si buttano Moratti, Garrone. Ci si buttano l’Enel, l’ENI. Ma il loro core business, il centro del loro lavoro, per il 95% rimarrà sempre il petrolio marcio. Sono dei fossili. Si buttano su queste cose perché hanno i finanziamenti pubblici. Allora succede così: cosa vuol dire “pubblico” e cosa vuol dire “privato”? Il pubblico ci mette il vento, il privato ci mette l’impianto. Ora, si rischia di fare come in Sardegna, come in Sicilia, in questi posti. Che il pubblico mette il vento e i ricavi dell’energia vanno in una finanziaria in Lussemburgo. Vanno dai grandi manager. La tecnologia esiste ed è straordinaria. Ci vuole la politica che regoli queste cose. Non lasciarla in mano a questi privati che si stanno scannando per pulirsi, per mettersi una giacchina nuova. Hanno capito il business. Hanno i finanziamenti anche lì. Questa energia deve rimanere nel paese e nei paesi vicini. Qui ci saranno cento impianti, ma qui non ne vedono neanche un watt di questa energia, perché va in una rete monopolista che la distribuirà ad altri paesi, in altri posti. La politica è questa: far convergere il pubblico, col privato. I pubblico mette la materia prima, il vento. I Danesi fanno ormai il 20% della loro energia così. I Tedeschi entro il 2030 toglieranno tutte le centrali. Non fanno più centrali nucleari. Allora, è meglio una cosa così o i tralicci dell’Enel? È meglio una cosa così o delle centrali nucleari o a carbone? È questo di cui dovete rendervi conto. Qui siamo immersi nel verde, nel futuro. Questi impianti danno sempre energia, perché c’è sempre vento. E possono dare energia anche di notte. Quando le fabbriche sono chiuse e non ne hanno bisogno. E dove fa a finire l’energia? La svendono magari. Come in Danimarca, dove la maggior parte dell’energia da impianti eolici viene fatta di notte. La fanno di notte e la svendono. Allora si sono immaginati una cosa. La circolazione delle automobili nelle città. Io ho una macchina elettrica qua. Questa macchina potrebbe essere caricata di notte con l’energia prodotta da questi impianti, di notte. Succede una cosa meravigliosa in Danimarca. Un progetto Israeliano-Danese per far circolare centomila auto elettriche, caricate di notte con l’eolico. E di giorno l’energia inutilizzata dalle automobili viene restituita alla società fornitrice. Un rapporto ambivalente tra chi da e chi riceve energia. Una macchina può restituire l’energia che non usa di giorno eliminando così i picchi di consumo nelle città. È straordinario. Qui non ci sono inquinanti. Non c’è niente. Non si brucia niente. Non bruciando niente la salute diventa una cosa primaria. Questo è veramente il futuro. Non fatevi ingannare. Io vengo dalla più grande esposizione di energia solare in Europa, alla Fiera di Verona – insieme a Monaco è la più grande d’Europa – e c’erano espositori di qualsiasi genere: eolico, solare, geotermico. Questi settori raddoppiano ogni anno. Saranno nuovi posti di lavoro. Obama punta a tre milioni di nuovi posti di lavoro entro il 2010-2015. Ho visto questa fiera dove c’erano tutti gli espositori del mondo, Cinesi, Australiani, Coreani, Giapponesi … Chi mancava in quella fiera lì, la più grande d’Europa? Mancava un politico. Non c’è andato nemmeno un politico. Dov’erano i nostri politici, i nostri fossili politici, le nostre salme? A inaugurare un inceneritore di Acerra che ha una tecnologia di venti anni fa. Han pigiato un bottone e si sono guardati tutti in faccia perché non è partito niente.
Buon 168 e avanti col futuro!

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ComeDonChisciotte – STERMINIO INFINITO: IL MASSACRO IN SRI LANKA È PARAGONABILE

20 Maggio 2009 · Lascia un Commento

ComeDonChisciotte – STERMINIO INFINITO: IL MASSACRO IN SRI LANKA È PARAGONABILE SOLO AL GENOCIDIO DI GAZA.

Centinaia di morti, cadaveri insepolti, e feriti senza cure mediche

Secondo osservatori internazionali, quello che sta succedendo in Sri Lanka solo è paragonabile col massacro militare compiuto da Israele nella Striscia di Gaza nel gennaio passato. Circa 50.000 persone sono rimaste intrappolate – come successe a Gaza – in una piccola striscia di territorio per 24 ore sotto il fuoco incrociato di batterie terrestri, carri armati ed aeroplani del Governo, alleato degli stati Uniti e “dell’asse occidentale”.

Come ha scritto un corrispondente della BBC: “L’esercito stà praticando una specie di ‘tiro al piccione’ coi rifugiati”, tra i quali combattono i ribelli dell’Esercito delle Tigri Tamil (Ltte). Alcuni corrispondenti risaltano la ferocia senza limiti del massacro e l’impotenza (e/o complicità) degli organismi internazionali nel fermarla. Si tratta di un genocidio su grande scala il cui sviluppo ed interessi in gioco vengono sistematicamente occultati o deformati dalla stampa “occidentale”, che lo presenta come un conflitto tra un gruppo “terroristico” ed il governo che “cerca” di ristabilire l’ordine. Al contrario, lo sterminio in massa di civili in Sri Lanka non è determinato da una guerra contro il “terrorismo Tamil”, come si vuole fare credere, bensì da interessi geoeconomici e geopolitici militari strategici, che hanno a che vedere col controllo dell’Oceano Indiano e delle rotte del petrolio.

Nella foto: civili morti e feriti in un attacco di artiglieria delle forze governative contro i ribelli Tamil.

L’importanza geopolitica strategica dello Sri Lanka per la futura sopravvivenza energetica di USA, Giappone e Unione Europea, unisce queste potenze in un’azione comune per sterminare la ribellione nazionalista delle Tigri Tamil, che in caso uscissero vittoriose, potrebbero tracciare un’alleanza strategica con l’asse “Russia-Cina-Iran”. L’altro attore presente nella disputa per il controllo delle fonti e le rotte petrolifere. Questo è, in essenza, l’obiettivo del massacro perpetrato da un esercito finanziato dagli USA ed addestrato da Israele. Come affermano gli esperti, le casualità non esiste. L’assassinio di civili in Sri Lanka è un modello ripetuto, una specie di operazione da manuale, che le potenze imperiali (Usa per primi), ripetono compulsivamente nei paesi dove esistono ribelli e risorse naturali da depredare. Questa in breve, è la logica della “guerra contro il terrorismo” iniziata da Bush e continuata da Obama.

Protetta dal totale silenzio dei governi e del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, il massacro militare ha già causato un centinaio di morti e feriti nel fine settimana scorso, comprese donne e bambini che non possono essere sepolti né soccorsi a causa dell’intensità e della continuità degli attacchi.


[Soldato geurrigliero bambino delle Tigri Tamil]

Il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR), unica organizzazione straniera che ha accesso alla zona dei bombardamenti in Sri Lanka, ha abbandonato temporaneamente la sua missione di aiuto ed evacuazione della popolazione civile intrappolata nel nord del paese, argomentando che la “situazione” è molto pericolosa.

Secondo quanto dice Elizabeth Byrs, portavoce dell’ONU a Ginevra, la nave d’aiuti umanitari, alimenti e medicine di base – che si manteneva in attesa di scaricare – è dovuta ritornare al porto di Trincomalee, nell’est del paese.

“La situazione dominante ha impedito ai soccorritori di scaricare i beni di prima necessità ed evacuare i malati e i feriti dalla zona del conflitto”, ha detto alla BBC.

“Gli intensi combattimenti di oggi hanno reso impossibile alla Croce Rossa evacuare le persone ferite e i malati dalla zona di combattimento (…) e a ripartire le 25 tonnellate di cibo alle migliaia di civili incastrati lì”, dice in un comunicato la Croce Rossa.

L’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari (OCHA), ha informato che in Sri Lanka circa 900 civili sono riusciti a scappare dalla striscia di territorio nel nord del paese, dove l’Esercito ha “rinchiuso” sotto un fuoco incrociato oltre 50.000 persone tra le quali combattono le “Tigri per la liberazione della patria Tamil” (LTTE).

Questo fine settimana in Sri Lanka sono morti più di un centinaio di bambini tra le centinaia di civili tamil morti in questo massacro eseguito dal Governo, appoggiato dagli USA e dalle potenze europee – ha affermato il portavoce dell’ONU a Colombo, Gordon Weiss.

L’ONU, questo lunedì, ha descritto la situazione nel nord dello Sri Lanka come un “bagno di sangue”, dopo aver ricevuto notizie di centinaia di morti civili a causa dei bombardamenti da parte del Governo contro i ribelli Tigri Tamil, situati nel nord del paese.

La portavoce dell’ONU a Ginevra ha spiegato che da ottobre del 2008, “più di 196.000 persone sono fuggite dalle aree controllate dal Governo nella zona di conflitto, e delle quali più di 194.000 si trovano in accampamenti temporanei, in condizioni di ammassamento.”

La portavoce ha sottolineato che alla data di oggi sono stati ricevuti solamente il 32% dei 155 milioni di dollari richiesti alla comunità di donatori per assistere la popolazione.

“La mancanza di sicurezza ha obbligato la nostra nave a rimanere ancorata in mare a pochi chilometri dalla zona di conflitto. Al tramonto, è dovuta tornare alla sua base, più a sud in Pulmoddai”, ha spiegato il capo della delegazione della Croce Rossa in Sri Lanka, Paul Castella, da Colombo.

“Evacuare i feriti e malati, tra i quali ci sono bambini ed anziani le cui vite si trovano in pericolo, è l’unica maniera affinchè possano ricevere il trattamento medico appropriato: devono essere evacuati il prima possibile”, ha aggiunto.

I combattimenti si stanno spostando sempre più vicino alle aree abitate da civili e questi si vedono obbligati a rifugiarsi in trincee o rifugi improvvisati per potersi proteggere dal conflitto tra le truppe srilankesi e le “Tigri per la Liberazione della Patria Tamil” (LTTE). La popolazione civile soffre di mancanza d’alimenti, acqua potabile e cure mediche, dice la Croce Rossa.


[Soldati dell'Esercito di Sri Lanka contano le armi consegnategli dai guerriglieri delle Tigri per la Liberazione della Patria Tamil, LTTE, nel Marzo di 2008. Foto EFE]

“La situazione delle persone che sono nella zona di combattimento è disperata”, ha detto Castella. “Abbiamo bisogno di poter accedere alla zona senza limitazioni per poter salvare vite”, ha aggiunto. Dalla metà di febbraio la Croce Rossa ha evacuato quasi 14.000 persone dalla zona di combattimento e ha distribuito 2.350 tonnellate di cibo e generi essenziali.

Secondo le Nazioni Unite, 6.500 civili sono morti e altri 14.000 sono risultati feriti nel periodo di tempo che va da gennaio e metà aprile, periodo dell’’offensiva dell’esercito contro l’insurrezione separatista.

L’ONU crede che in quattro mesi circa 200.000 persone siano fuggite dalle zone di combattimento e ora si trovano in campi profughi nel nord del paese insulare, nei quali viene limitato l’accesso alla stampa.

Attraverso un comunicato il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF) ha denunciato le conseguenze che “il terribile impatto del conflitto in Sri Lanka sta producendo nei bambini” e ha ricordato che nelle ultime 48 ore è aumentato il numero dei minori morti e feriti.

Il Direttore Regionale dell’UNICEF per il Sud dell’Asia, Daniel Toole, ha stimato in 50.000 i civili intrappolati nell’area dove si continuano a svolgere i combattimenti. “Temiamo che molti altri bambini moriranno se l’attuale offensiva del Governo continua e le Tigri Tamil rifiutano il permesso ai civili d’abbandonare la zona del conflitto”, ha aggiunto Toole.

Allo stesso tempo riconosce che l’inasprimento della violenza “è una catastrofe per l’infanzia e dimostra di non tenere in conto la situazione di vulnerabilità dei civili”.

Anche l’UNICEF ha espresso la sua preoccupazione per le condizioni di vita nella zona del conflitto, dove la popolazione non dispone di medicine, alimenti ed acqua potabile.

L’annuncio della Croce Rossa è avvenuto dopo che fonti dell’ospedale provvisorio in Mullivaikal e dei ribelli Tigri Tamil hanno informato che le forze del governo avevano lanciato una bomba contro l’ospedale, provocando la morte di almeno 49 persone.

I ribelli hanno informato che l’ospedale temporaneo di Mullivaikal ha ricevuto l’impatto durante la mattina del martedì, ma un portavoce del governo ha detto non avere informazione dell’incidente.

L’informazione è impossibile da verificare perché le autorità governative non permettono l’entrata di giornalisti all’area.

Come si può vedere, le somiglianze con Gaza non sono una casualità.

Titolo originale: “Exterminio sin límites: La masacre de Sri Lanka solo es comparable al genocidio de Israel en Gaza”

Fonte: http://www.iarnoticias.com

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Antimafia Duemila – Nucleare: ”Il si definitivo entro Giugno”

16 Maggio 2009 · 1 Commento

Antimafia Duemila – Nucleare: ”Il si definitivo entro Giugno”.

Il dado è tratto: in Italia torna il nucleare, dopo che un referendum dell’87 l’aveva bandito.

L’ultimo dei quattro articoli del ddl «sviluppo ed energia» che riapre la corsa all’atomo, quello che istituisce l’Agenzia per la sicurezza nucleare, ha ottenuto ieri l’ok del Senato. Ora mancano solamente il voto finale sull’intero ddl, slittato a stamattina per mancanza del numero legale, ed il sigillo della Camera. Dove, ha spiegato ieri il viceministro per lo Sviluppo Adolfo Urso, si tornerà per «una breve terza lettura. Ma entro giugno tutto dovrebbe passare in maniera definitiva». «Con l’approvazione del Senato il discorso è chiuso: il ddl sviluppo non subirà altre modifiche» ha commentato, lapidario, il ministro Scajola. Che in aula ha aggiunto: «Il nucleare non è costoso, non è sbagliato e non è contro le Regioni».
A questo punto, mentre il governo sarà impegnato nei prossimi sei mesi ad esercitare le deleghe, che gli consentiranno di tradurre in decreti applicativi le decisioni della legge, nel paese si aprirà un tormentato dibattito su dove allocare le centrali venture. C’è da attendersi non solo l’opposizione di alcuni enti locali, ma anche la proliferazione di comitati «denuclearizzati».
Adolfo Urso, che è stato delegato dal governo a seguire tutto il «dossier nucleare», ieri ha passato al giornata a rispondere ai senatori e ai cronisti che chiedevano lumi. Intanto – ha chiarito – entro giugno la legge sarà pubblicata in Gazzetta Ufficiale. Dopo di che si apre uno scadenzario molto pressante: entro sei mesi il governo deve esercitare le deleghe per individuare i siti degli impianti di produzione, quelli per lo smaltimento delle scorie, e – infine – le modalità di «compensazione» economica per le popolazioni interessate da queste nuove strutture.
La prima di queste istanze è quella che più preoccupa perché ha generato da subito polemiche. Esiste un documento del Cnen (poi diventato Enea) che risale agli anni Settanta e che individua alcuni siti idonei in Sardegna (tre posti), in Puglia, e nella valle del Po dal Vercellese fino a Mantova. Roberto della Seta, senatore del pd, ha fatto anche balenare l’ipotesi che il sito di Saluggia (Vercelli) possa diventare una sorta di grande discarica delle scorie. Considerando che i siti idonei ad ospitare gli impianti devono offrire garanzie di accesso all’acqua per raffreddare i reattori e condizioni sismiche rassicuranti, Greenpeace ritiene che quelli adatti siano pochissimi: le province di Vercelli e Pavia, l’isola di Pianosa in Toscana, le provincie di Ogliastra, Nuoro e Cagliari, ma anche Montalto di Castro.
La Regione Piemonte si è detta preoccupata e ha subito alzato barriere, così come altre regioni potenzialmente toccate dal piano nucleare (Puglia, Lazio, Toscana). Urso, quindi, è subito corso ai ripari, bollando tutte queste ipotesi come boutade generate da ragioni elettorali. «Nulla sarà deciso contro la volontà degli enti locali – ha chiarito – e comunque le indicazioni contenute nel documento del Cnen degli anni Settanta sono del tutto superate. Non sarà il governo a stabilire dove fare le centrali, ma saranno i tecnici a indicare tutti i siti potenzialmente idonei. In base a questi criteri, all’interesse degli enti locali e delle imprese che dovranno gestire gli impianti, si deciderà. Ma tutto questo è di la da venire». Ma c’è anche chi si è candidato ad accogliere le nuove centrali, come la Sicilia e il Friuli. Il governo, per intanto, inizierà una «grande campagna informativa» sui vantaggi del nucleare e anche sulle ricadute economiche che l’allestimento delle centrali comporterà per le popolazioni che vorranno ospitarle. Si parla di infrastrutture e occupazione ma anche di sconti sulle tariffe energetiche per imprese e cittadini. Che questo poi possa convincere gli scettici o i titubanti è altra questione.

Tratto da: la Stampa

Il Piemonte non vuole nuovi impianti

L’EX SINDACO DI TRINO “Abbiamo le scorie Ci bastano quelle”

di Marco Neirotti – 14 maggio 2009
Vercelli.
Guardinghi. Non mostrano muscoli, non mescolano politica, però la storia del nucleare che torna o non torna, in questa terra piemontese di risaie e imprese, contadini e fiumi, lascia un allarme, una difesa: «Abbiamo già dato», è la battuta più veloce, «sistemiamo ieri e poi pensiamo a domani» è la risposta riflessiva. La sintesi viene da Giovanni Ravasenga, già sindaco a Trino Vercellese, ora ricandidato in una delle due liste di un centrodestra alle urne in disaccordo. Non «contrario per natura» al nucleare e anzi «favorevole a qualunque risorsa in un mix di fonti energetiche», contesta qualunque «rigidità di schemi» e dice: «Dopo cinquant’anni stiamo dismettendo impianti e non sappiamo ancora dove portare le scorie. L’errore è fare prima le centrali e poi affrontare quel che ne deriva. Si guardi bene tutto prima e allora si può discutere. La Enrico Fermi non è un capannone industriale che ha fatto il suo tempo, è altro e altro lascia sul territorio».
D’accordo, però è vero che a Roma pensano: loro sono già abituati a convivere con il futuro. Ravasenga: «Certo. Però si è anche abituati a leggere e capire: indicazioni geofisiche, geotecniche, idrogeologiche, superficialità delle falde e delle acque sorgive. Quest’area non è idonea non perché lo dico io, ma perché lo dcono le regole scientifiche. Individuare qui un sito sarebbe una grande follia».
La follia non è là dove la vede chi da queste parti – città, paesoni, campagne – non vive, non è paura di un botto, un’esplosione accanto a casa, come nei «Missili in giardino» di Max Shulman (1954), divenuto film con Joan Collins e Paul Newman. È secondo Gianni Esposito, segretario generale della Cgil, nei danni che possono scorrere silenziosi tra i giardini appunto, le case, la quotidianità. Siamo di nuovo alle scorie: «Questa è, per i tumori, una zona rossa, ad alta densità di malattia. Ci sono anche diserbanti, un inceneritore, la discarica, va detto. Ma abbiamo già dato». Non nomina Eternit, l’amianto, ma scorre tra la gente, nei caffé o tra i banchi di una libreria, il suono ritmato delle udienze torinesi per il processo sulle morti passate, presenti e future di Casale. Ancora Esposito: «La mia paura? Che si arrivi a un baratto: non volete la centrale? Siete già attrezzati, vi terrete il sito delle scorie. Non è fattibile, non è giusto». Si parla di incentivi: «Certo. Dove sono stati i vantaggi della gente? Dovevano installare la produzione di pannelli fotovoltaici, quella sì che portava lavoro. L’hanno destinata a Catania».
Il Vercellese non sta facendo le prove di resistenza come fu l’inizio di No-Tav («Sarà dura», slogan coniato in dialetto dal Bové della Val Susa) quando cominciarono le cariche della forza pubblica. Ma fa educatamente sapere di essere pronto e compatto. Giampiero Godio, Legambiente: «Il nucleare in Piemonte c’è già. E non si può aprire alcuna nuova stagione senza chiudere con decenza quella passata. Non è pensabile imporre dall’alto qualcosa con leggi vessatorie. Confidiamo nella Regione, in un piano energetico firmato da una giunta di centrodestra presieduta da Enzo Ghigo che dice “si sceglie di non fare uso di fonte nucleare a scopo energetico”. L’imposizione senza consultare, decisa a livello centrale è un’esibizione di forza che fa i conti con la gente».
Godio elenca i rifiuti radioattivi italiani: «L’85% sta in Piemonte, quasi tutti a Saluggia, sulla sponda della Dora Baltea. Il Nobel Carlo Rubbia, quand’era presidente dell’Enea, disse che era un caso di pericolosità unico al mondo». Lo stesso Godio, durante un collegamento con «Striscia la notizia», definì il sito come luogo ideale per Bin Laden. Cita Trino, Saluggia, Bosco Marengo. Cita le concentrazioni di materiale pericoloso per ogni kilowattore prodotto: «Non Cernobyl che esplode: che dissemina».
E Cernobyl a casa sua non la vede nemmeno il sindaco leghista di Novara, Massimo Giordano. Alle voci poi più o meno smentite di un sito nel suo territorio, risponde con ironica flemma: «Sapere una decisione così importante, se vera, da voi non sarebbe bello». E se vera è? «Non si passa sulla popolazione, sappiamo che sa erigere muri. Si chiede una disponibilità? si danno garanzie? si mettono sul piatto incentivi seri? Diventa interessante andare a vedere. A vedere».

Tratto da:
la Stampa

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Antonio Di Pietro: Piemonte, Puglia e Sardegna a rischio nucleare: grazie Berlusconi

13 Maggio 2009 · 2 Commenti

Antonio Di Pietro: Piemonte, Puglia e Sardegna a rischio nucleare: grazie Berlusconi.

Sardegna, Puglia e Piemonte sono le tre regioni che ospiteranno quattro delle almeno undici centrali nucleari necessarie a produrre il 25% dell’energia elettrica nazionale: è di oggi l’annuncio-provocazione del Governo.
Tre le regioni designate, ma a queste se ne aggiungeranno delle altre, i cui nomi, magari, conoscerete a sorpresa dopo le elezioni del 6 e 7 giugno. Questo accordo bilaterale tra Silvio Berlusconi e il Governo francese è illegittimo.
L’8 e 9 novembre 1987 gli italiani votarono per il referendum “contro il nucleare”, ed anche se quei quesiti non facevano espresso riferimento all’abrogazione di leggi che consentissero la costruzione di centrali nucleari sul territorio italiano, nei fatti, solo un truffatore potrebbe non riconoscere che manifestavano la volontà del popolo italiano di non sposare il binomio futuro-nucleare.

Il futuro, lo ripetiamo, è nelle energie rinnovabili. Questa strategia è ormai condivisa da tutte le nazioni più importanti del pianeta, anche se non è funzionale alla gestione clientelare e privatistica del governo.
Se pensiamo, inoltre, alle tragedie degli ultimi 50 anni avvenute nel nostro Paese, dovute a calamità naturali come alluvioni e terremoti o all’altissima densità della popolazione, la scelta del nucleare è da interpretarsi come un attentato alla salute e all’incolumità dei cittadini.

Dopo gli intellettuali e l’intellighenzia scendano in campo i cittadini sardi, piemontesi e pugliesi togliendo il loro voto a questa maggioranza, a qualsiasi livello: amministrativo europeo e nazionale.

PS: Venerdì 15 maggio potrete seguirmi in diretta streaming dal blog, sarò in piazza, a Palermo, per sostenere Sonia Alfano, il 16 a Bologna, il 23 a Napoli e, nei prossimi giorni, sarò in altre decine di piazze in tutta Italia, fino alle elezioni del 6 e 7 giugno. Vi invito a seguirmi nelle dirette streaming che presenterò di volta in volta dal blog.

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Blog di Beppe Grillo – Energie rinnovabili, ministri deperibili

13 Maggio 2009 · 4 Commenti

Blog di Beppe Grillo – Energie rinnovabili, ministri deperibili.

Sono andato alla decima edizione di Solarexpo a Verona. 57.000 metri quadri di esposizione sulle energie rinnovabili. Seconda fiera europea sul tema.
Erano stati invitati la Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente, e Scajola ministro per lo Sviluppo economico. Non sono venuti. Se invece di Solarexpo si fosse chiamata Discaricaexpo, Inceneritorexpo o Nuclearexpo sarebbero arrivati di corsa accompagnati dal Noemi boy. Questo è il Paese del Sole e dei politici peggiori del mondo.
Si alle rinnovabili, ai rifiuti zero, a una nuova economia della salute e dello sviluppo sostenibile. Nucleare, inceneritori e discariche sono il passato. Persino il Vaticano investe sulle rinnovabili. PDL e PDmenoelle vogliono avvelenare gli italiani. Falli smettere, non votarli il 5 e il 6 giugno. Più pannelli per tutti e villa di Arcore discarica pubblica. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

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