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Il ministro Sacconi e il conflitto di interessi sull’influenza “suina” | Diritto di critica

Il ministro Sacconi e il conflitto di interessi sull’influenza “suina” | Diritto di critica.

«Caro Berlusconi, chiedi cosa fa la moglie di Sacconi»;  era il titolo di editoriale uscito il 30 gennaio scorso. Il giornalista faceva notare al premier un enorme conflitto di interessi  presente nel suo attuale esecutivo: «Si dà infatti il caso che Sacconi sia coniugato con una donna talmente in gamba (Enrica Giorgetti n.d.r.) da essere stata assunta alla direzione generale di Farmindustria. Anche chi non ha dimestichezza con certi affari comprende che siamo di fronte a un gigantesco conflitto di interessi; il responsabile del dicastero (sia pure tramite il sottosegretario Fazio) controlla la Salute pubblica, e sua moglie è al vertice non di un’azienda di elettrodomestici  ma bensì di un colosso farmaceutico che, come dice la parola stessa, si occupa di farmaci».

Si potrebbe pensare alla solita stampa “di sinistra” o comunque schierata,  che tenta di far emergere uno dei tanti problemi dell’attuale governo, ma purtroppo in questo caso non è cosi. L’editoriale uscì sul quotidianoLibero“, scritto del suo direttore ,  Vittorio Feltri. Il giornalista,  sicuramente una delle  penne meno “bolsceviche” della stampa nostrana, sembrò  prevedere quello che sarebbe successo pochi mesi dopo. Infatti,  il 22 luglio scorso il Ministro Sacconi ha annunciato un piano di vaccinazioni gratuite in merito alla probabile diffusione del virus dell’ A/H1N1 (conosciuto erroneamente come influenza suina) anche nel nostro paese:

«Si sta considerando di vaccinare contro la nuova influenza anche la fascia di popolazione pari a 15,4 milioni di soggetti tra i 2 e i 27 anni, da gennaio 2010. Un ciclo vaccinale è costituito da due dosi di vaccino e, pertanto, verranno acquisite 48 mln di dosi di vaccino pandemico».

L’acquisto di 48 milioni di vaccini sarà una spesa non indifferente per le già malandate casse dello stato e addirittura probabilmente inutile, come ci spiega il farmacologo Silvio Garattini:

«Se il virus A/H1N1 della nuova influenza non muterà, acquisendo dunque una maggiore virulenza rispetto allo stato attuale, la vaccinazione di massa annunciata dal governo italiano e da quelli di molti altri paesi non è necessaria».

Garattini vede con perplessità questa “corsa al vaccino” e senza mezze parole  spiega che «c’é, certamente, una grande pressione da parte delle industrie, che da tale corsa trarranno molte risorse economiche». Il direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri” di Milano invita anche a riportare l’attenzione sulle altre tragedie sanitarie in atto come l’Aids e la malaria, ultimamente sovrastate mediaticamente dalla A/H1N1.

Il farmacologo continua spiegando che questo virus ha una virulenza mite e che  il pericolo  é  per quelle persone  che vengono dalle zone colpite. Aggiunge in oltre che i farmaci antivirali utilizzabili avrebbero un basso impatto sul totale decorre della malattia,  creando  invece   il  problema degli effetti collaterali dati dal farmaco, al punto di definire la sua assunzine  «non un grande affare». Se il piano di vaccinazione invece verrà predisposto, come annunciato , potrebbe diventare realmente un grande affare, ma sicuramente non così reale per cittadini quanto per la moglie di Sacconi.

Il Vaccino

Il Vaccino.

Scritto da bamboccioni alla riscossa

E vaccino sarà. Non per tutti, ma quasi. L’influenza “porcina” non smette di stupire. E nemmeno il governo numero 3 del Cavaliere Berlusconi Silvio da Arcore. Che oggi, per bocca del ministro per il Welfare, Maurizio Sacconi, ha annunciato una maxi campagna da 48 milioni – leggere due volte: quarantotto milioni – di vaccini che potrebbe abbattersi su chiappe e avambracci degli italiani.

Una raffica di (potenziali) punturine e punturone che lascia un po’ perplessi. Non per altro. E’ che qualche giorno fa il sottosegretario alla Sanità, Ferruccio Fazio aveva adombrato – salvo poi autosmentirsi con lo stile tipico della “casa (delle libertà)” – la possibilità, causa influenza straordinaria, di rimandare addirittura l’apertura delle scuole. E il suo capo – insomma il ministro Sacconi – , non ci aveva pensato due volte a…

dargli una tirata di orecchie. Niente rinvio dell’inizio dell’anno scolastico, aveva puntualizzato Sacconi. Che a scanso di equivoci aveva spiegato che “preoccupazioni eccessive, non hanno ragione d’ esistere. E’ tutto sotto controllo, monitoriamo con attenzione. Non bisogna sopravvalutare e neppure sottovalutare”.

E infatti: senza sottovalutare e neppure sopravvalutare l’influenza “porcina”, il ministro a tutto tondo – che dall’alto della poltrona dell’intraducibile Welfare si occupa tanto di Sanità che di pensioni – oggi ha annunciato che il Belpaese, nel dubbio, comprerà 48 milioni di dosi di vaccino. Che 8,6 milioni di italiani – i soggetti a rischio (cardiopatici, diabetici e quant’altro) e i lavoratori della Sanità e di altri servizi pubblici essenziali – verranno vaccinati entro la fine dell’anno. Ma soprattutto – udite udite – “si sta considerando di vaccinare contro la nuova influenza anche la fascia di popolazione pari a 15,4 milioni di soggetti tra i 2 e i 27 anni, da gennaio 2010“, ha detto senza perdere l’aplomb e senza tanto scomporsi, il solito ineffabile Sacconi.

Certo, un infettivologo esperto come Mauro Moroni, direttore del Dipartimento malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, aveva spiegato – giusto lunedì scorso, dalle colonne di “Repubblica” - che sì “c’era stata una iniziale preoccupazione”, ma “oggi, dopo centinaia di migliaia di casi, si può dire che questo non è più cattivo di alcuni virus stagionali influenzali che ci hanno colpito negli ultimi 30 anni”. E aveva pure aggiunto che questa sì è “un’influenza severa”, però di norma dura 3-4 giorni e “poi guarisce, anche senza farmaci”; Poi – come se non bastasse – anche Fabrizio Pregliasco, esperto di virus influenzali dell’università di Milano, aveva liquidato tutto così sulle pagine del “Corriere della Sera”: “La nuova influenza non lascia intendere caratteristiche peggiori di quella cui siamo abituati”. Ma alla fine, evidentemente, si è deciso che la corsa al vaccino – già partita in molti altri Paesi europei e non – fosse inevitabile.

Un’ottima notizia. Soprattutto per le grandi case farmaceutiche. Che, secondo i calcoli della banca americana JPMorgan, dall’influenza di quest’anno dovrebbe guadagnare – tra vaccini e quant’altro – una decina di miliardi di dollari (circa 7 miliardi di euro). Vendite che, secondo il “Financial Times” (e “The Guardian”) rappresentano per alcuni big di Big Pharma una vera e propria boccata di ossigeno. Scrive infatti il quotidiano britannico che GlaxoSmithKline, da aprile a giugno di quest’anno, ha visto i suoi profitti (pre-tasse) calare di un 6%. Colpa della crisi. E anche della concorrenza dei farmaci generici (quelli per cui il brevetto è scaduto e che può produrre chiunque). Ma questo non ha impedito alla società di aumentare i dividendi per i proprio azionisti. Anche perchè, come ha spiegato oggi l’amministratore delegato Andrew Witty, Glaxo ha già ricevuto ordini per 195 milioni di vaccini. E conta di produrre enormi quantità di Relenza, un farmaco antivirale che – come il Tamiflu della Roche – serve appunto a combattere i ceppi più pericolosi di influenza. E per coincidenza anche quella “porcina”. Che – però e per fortuna – a discapito degli allarmi, per ora non ha fatto grandi sfracelli.

Scrive oggi il “Corriere” che: “In Europa, in 30 Paesi finora sono stati diagnosticati 17.189 casi di influenza A/H1N1 con 29 decessi nel Regno Unito e quattro in Spagna. I casi diagnosticati extra-Europa sono stati 149.364 con 810 decessi“. E allora? E allora, “L’aspetto positivo”, ha detto la commissaria Ue alla Sanità Andorula Vassiliou sempre dalle colonne del Corriere, “è che il tasso di mortalità resta relativamente debole, ma nessuno sa come il virus evolverà”.

Ambeh. Se è per questo: è ipotizzabile che esistano in natura altri (migliaia? Milioni?) di virus che è difficile sapere come si comporteranno. E non per questo si vaccinano centinaia di milioni di individui. Ma poco importa. Perchè, evidentemente, prevenire è meglio che curare. E spendere (soldi pubblici), è meglio che risparmiare. Un copione che ricorda tanto quello della fantomatica “aviaria (chi sa che fine ha fatto, alzi la mano). E che il Belpaese – come la Gran Bretagna, gli Usa, la Francia e l’Europa un po’ tutta – hanno deciso di ripercorrere “paro paro”.

Unica nota di colore: da noi il ministro del Welfare di cui sopra è anche – per coincidenza - il marito del direttore generale di Farmindustria, la lobby nostrana dei produttori di farmaci, al secolo Enrica Giorgetti. Ma si sa che gli italiani sono sempre un po’ più folkloristici e – verrebbe da dire – attaccati dalla famiglia degli altri. Chissà se un giorno i ricercatori di Big Pharma troveranno un vaccino anche per i conflitti di interessi. Sarebbe sempre a pagamento. Ma sarebbero soldi spesi bene.