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Dead Berlusconi Walking – Passaparola – Voglio Scendere

Il video lo trovate sul sito di travaglio indicato qui sotto.

Fonte: Dead Berlusconi Walking – Passaparola – Voglio Scendere.

Buongiorno a tutti, facciamo una cavalcata tra le varie notizie che affollano i nostri pensieri a causa dell’affollamento sulle prime pagine dei giornali e sulle copertine dei telegiornali, per cercare di capire se c’è una logica in questo guazzabuglio. Secondo me c’è una logica: il punto di partenza è un rapporto rivelato dall’Espresso del Consiglio d’Europa nel quale si mette il dito sulle piaghe della giustizia italiana, su quelli che sono i veri problemi della giustizia italiana e che sono, secondo la Corte europea di giustizia del Consiglio d’Europa, le ragioni per cui poi viene condannata l’Italia per denegata giustizia.

La non giustizia italiana
Per quale motivo, perché fa troppe intercettazioni? Perché si arresta troppo? Esattamente il contrario, perché c’è troppo lassismo, troppa impunità, troppe leggi che portano impunità, prescrizione troppo breve, la prescrizione assurda perché continua a decorrere anche dopo la condanna in primo grado in appello, nonché dopo il rinvio a giudizio, la possibilità infinita di fare ricorsi senza pagare mai pedaggio, infiniti formalismi che sono la pacchia degli avvocati Azzeccagarbugli, soprattutto di imputati colpevoli, le condanne che anche quando diventano definitive, le rare volte non vengono eseguite, la famosa certezza del diritto e la famosa certezza della pena.

Se voi leggete i giornali di questi giorni, vi faccio soltanto alcuni esempi perché  c’è veramente da divertirsi, scoprirete che il problema in Italia è che i giudici sono dei nababbi, indovinate da dove arrivano questi titoli? “L’oro dei giudici, pronti a paralizzare l’Italia con una serie di scioperi per evitare la loro parte di sacrifici, ecco i danni che fanno, guadagnano 5 volte gli statali, hanno ancora la scala mobile, in 3 anni il loro stipendio è salito del 17%, la vita in discesa dei Magistrati”, Belpietro, Libero, pagina interna ancora più forte, “La dolce vita dei magistrati, stipendi d’oro, carriera garantita, supervacanze, dicono di battersi per il funzionamento dei tribunali, ma difendono i loro privilegi e rendono la nostra giustizia la più cara e la meno efficiente d’Europa”. Quindi abbiamo dei giudici nababbi che non lavorano, ce lo spiegano in tutte le salse gli articoli dei giornali del centro-destra nei quali si racconta addirittura il privilegio, scrive questo Giordano su Libero, il privilegio dei magistrati è che possono andare in pensione a 75 anni, forse non sa che questa norma l’ha introdotta Berlusconi nel 2003 quando sperava di ingraziarsi i giudici della Cassazione che dovevano spostargli il processo.
Un magistrato ha scritto a Corrado Augias su Repubblica e gli ha detto “caro Augias chiedo di non pubblicare il mio nome, appartengo alla più impopolare categoria, sono un magistrato e vorrei dire due parole sui nostri stipendi, non guadagno 5 mila Euro al mese, né alcuna delle altre folli cifre che ho letto in questi giorni. Sono in magistratura dal 1999, oggi il mio stipendio netto è pari a 3.600 Euro all’incirca. Certo è una cifra decorosa ma si tratta anche di un lavoro delicatissimo, preciso che lo stipendio è comprensivo di tutto, i turni del sabato e delle domeniche, i fine settimana passati a preparare l’udienza, la stesura delle motivazioni delle sentenze anche in pieno agosto, circa 10 ore al giorno, vado in ufficio con la mia macchina, compro i libri per il mio mestiere, pago la rata del mutuo, la scuola e i vestiti ai figli, l’assicurazione professionale, il  materiale di cancelleria, l’assistenza informatica. Il Ministero ha tagliato i fondi, ci vogliono circa 7 giorni perché arrivino i tecnici del Tribunale, tutto nei 3600 Euro, nessun benefattore che elargisca a mia insaputa, nessun arrotondamento con arbitrati, consulenze o che sia, non faccio 2 mesi di ferie all’anno.
Come tutti i colleghi che ho conosciuto faccio sacrifici per non deludere le aspettative che ripongono in me, so che in ogni dossier che maneggio ci sono esseri umani che aspettano una cosa difficile: giustizia, infliggo gli stessi sacrifici a chi mi sta vicino, sottraggo tempo ai miei figli, tutto per un lavoro che sognavo di fare fin da bambina – è una donna questo magistrato – si dà il caso che quel lavoro sia uno dei poteri dello Stato, voglio quel rispetto che mi guadagno lavorando onestamente tutti i giorni”.
Lettera sempre a Repubblica di un cancelliere “ho letto la lettera pubblicata ieri su Repubblica del Magistrato che parla del suo stipendio, vorrei precisare che la sua è una condizione ottimale rispetto a quella del personale amministrativo, che sta ancora peggio e che svolge un lavoro altrettanto delicato, sono un cancelliere, lavoro nell’Amministrazione dal 1977, il mio stipendio è 1600 Euro, anche io vado in ufficio con la mia macchina, compro i codici con i miei soldi, pago la rata del mutuo e i vestiti per i figli, anche io pago l’assicurazione professionale, compro le penne, i post- it, tutto quello che necessita per la mia attività.
Sono costretta, a comprare insieme ai colleghi la carta igienica e il sapone per le mani, sarebbe auspicabile che i media si  occupassero del personale amministrativo della giustizia, senza il nostro lavoro le sentenze, i provvedimenti dei giudici rimarrebbero semplicemente carta straccia”.

Questi sono i nababbi che oltre a guadagnare cifre spropositate, non lavorano, questo ci raccontano sui giornali del centro-destra, perché? Perché adesso il governo sta tagliando un altro 30% sugli stipendi dei magistrati e immaginate cosa significa questo taglio per il magistrato di prima nomina che guadagna naturalmente pochissimo perché è arrivato all’inizio e come si fa a invogliare ancora qualche giovane laureato in giurisprudenza a andare a fare un mestiere così rischioso e nello stesso tempo così screditato per le campagne di stampa e così mal remunerato. Quando avremo i tribunali e le procure vuote, soprattutto nel Sud perché nessuno ci vorrà andare, ci domanderemo a che gioco stanno giocando questi signori, per conto di chi stanno facendo questa guerra perché in questa finanziaria se c’è uno slogan è che i ladri continuano a rubare e le guardie pagano anche per conto dei ladri perché ai ladri non viene tolto un Euro, mentre alle guardie, intese come magistrati, personale amministrativo e forze dell’ ordine, vengono segati di brutto i compensi!

E’ vero che non fanno niente questi signori, perché se fosse vero sarebbe giusto levarglielo, non tagliarglielo lo stipendio, cosa dice il rapporto Cepei che è una diramazione del Consiglio d’Europa? E’ un rapporto che si riferisce a due anni fa, quindi lo possiamo considerare attualissimo, è l’ultimo aggiornato rapporto sull’efficienza e i parametri di compenso dei magistrati rispetto a quello che guadagnano e a quello che fanno.
Nonostante la propaganda che ci raccontano, i nostri magistrati sono i primi in Europa per produttività, ogni anno riescono a chiudere oltre 1.150.000 processi per reati seri, i cosiddetti delitti, mentre in Germania ne chiudono 864 mila, in Francia 655 mila, la metà rispetto all’Italia, in Russia 437 mila, 388 mila in Spagna, 1/3 rispetto a quello che chiudono i nostri magistrati, eppure ogni giorno nel nostro paese quasi 500 vittime di reati restano senza giustizia, perché? Non perché i colpevoli non siano stati trovati, ma perché il loro reato cade in prescrizione.

Ci sono varie magagne della nostra giustizia che sono esattamente opposte rispetto a quelle che ci vengono raccontate, troppo garantismo, troppi formalismi, troppi marchingegni utili per tirare in lungo e per farla franca, e alla fine si arriva al problema e cioè che per esempio la Corte Suprema degli Stati Uniti fa 120 processi all’anno e la Cassazione fa 100 mila processi all’anno, perché? Perché da noi ricorrere in Cassazione non costa praticamente nulla, ci fosse la possibilità della reformatio in peius della condanna, ti condannano a 3 anni, tu fai l’appello, l’appello è infondato? Te ne danno 4, così ti passa la voglia di fare appelli dilatori se non sai di avere proprio ragione, ragione, oppure lasci una cauzione, oppure lasci la cauzione e c’è il rischio che di riformino in peggio la sentenza di condanna, cosa che da noi se fai ricorso tu, contro la tua di sentenza, non c’è la possibilità che ti peggiorino la sentenza precedente, c’è soltanto se il ricorso lo fa anche il pubblico Ministero e quindi ricorrere a te non costa niente, intanto guadagni tempo perché la prescrizione continua a correre, basterebbe mettere la cauzione, la reformatio in peius e vedreste che si segherebbero di brutto tutti i ricorsi infondati, i processi durerebbero meno, la prescrizione non scatterebbe più con questa frequenza e avremo molto reati impuniti in meno e molte vittime di reato soddisfatte in più!

Ma da noi di questo non si parla, non è all’ordine del giorno, sapete cos’è all’ordine del giorno? L’ha rivelato Gianantonio Stella: è nato, grazie al Ministro Alfano l’organismo indipendente di valutazione della performance di chi? Degli alti dirigenti ministeriali, è un organismo di 3 membri che deve monitorare il funzionamento complessivo del sistema della valutazione della trasparenza e integrità dei controlli interni e elaborare una relazione annuale, comunicare tempestivamente le criticità riscontrate ai competenti organi interni di governo e di amministrazione, nonché alla Corte dei Conti, validare la relazione sulla performance, garantire la correttezza dei processi di misurazione e valutazione, nonché dell’utilizzo dei premi nel rispetto del principio di valorizzazione del merito e della professionalità e via burocrateggiando, è una Commissione che decide chi è bravo e chi no, è la meritocrazia.
Chi è  il personaggio che Angelino Alfano ha infilato in questa Commissione di 3 membri, gli altri due sono Angelo Gargani ex giudice, fratello del parlamentare di Forza Italia Peppino Gargani e l’altro è il Sen. Angelo Giorgianni, chi non si ricorda Angelo Giorganni già costretto a dimettersi da un governo Prodi perché era un magistrato però faceva il sottosegretario e poi fu coinvolto nei cosiddetti veleni del caso Messina. Oltre a questi due il terzo è un certo Calogero Ceresa detto Lello che sarà  sicuramente un genio, scrive Gianantonio Stella, compaesano naturalmente di Alfano, è agrigentino, sul sito Internet Sicilia24h.it e stando anche a quello che scrive Peppe Arnone storico combattente delle battaglie ambientali contro l’abusivismo nell’agrigentino, Avvocato Arnone, questo Lello Ceresa chi è? E’ noto alle cronache locali come impiegato alla Provincia di Agrigento, ex Consigliere comunale di Forza Italia, Presidente della sagra Mandorlo in fiore, ma soprattutto eccellente suonatore di Friscalettu nel gruppo folcloristico Valle di Acragas, cos’è il Friscalettu siciliano? E’ lo zufolo che scrive Gianantonio Stella, spicca tra gli strumenti tradizionali che accompagnano danze come abballu senza sballu e cantu senza scantu picchi sugnu contento e la testa all’aria va!
Il suonatore di zufolo, amico di Alfano dovrà valutare chi è bravo e chi no al Ministero della Giustizia e quindi se Dio vuole abbiamo finalmente un po’ di meritocrazia in questo settore delicatissimo che è l’amministrazione della giustizia.

Napolitano, l’incorreggibile
Intanto mentre Alfano si dedica allo zufolo e dire che di trombettieri non è che ne manchino in questo periodo intorno al governo, ne sono mai mancati per la verità, il Capo dello Stato cosa fa?
Dice che quando Ciampi si riferisce al tentato golpe del 1993, la notte delle stragi quando i centralini di Palazzo Chigi andarono in tilt, si temette il colpo di Stato politico – mafioso, sono storie vecchie dice, è un passato oscuro, sono cose di 17 anni fa, ricorda un po’ questa risposta quell’altra che gli diedero quando esplose lo scandalo della cricca, qualcuno gli disse: sta tornando Tangentopoli? E lui disse: chiedete a altri.

Dopodiché, mentre in Parlamento venivano avanti le norme anti-intercettazioni, invece di fare quello che ha detto che bisogna fare da parte di un Capo dello Stato e cioè astenersi da qualsiasi intervento mentre il Parlamento sovrano legifera, questo dovrebbe fare il Capo dello Stato secondo quello che dice la Costituzione e anche secondo quello che ha sempre detto lui, quando il Parlamento lavora, il Capo dello Stato tace, perché? Perché poi spetta al capo dello Stato alla fine quando la legge viene approvata dal Parlamento, promulgarla o respingerla al mittente con un messaggio motivato alle camere Art. 74 della Costituzione.
Napolitano chiede, ovviamente soluzioni condivise, questa è una specie di disco rotto, come se una norma, solo perché è condivisa, fosse buona, poi dice di auspicare un testo più accettabile, più accettabile? Cosa vuole dire? Vuole dire che sai che è inaccettabile e chiedi che diventi un po’ meno inaccettabile? Ma può esistere un testo meno inaccettabile o più accettabile? Può esistere una porcata un po’ meno porca? Qui abbiamo un gigantesco letamaio, qualcuno deve tirare su qualche cucchiaino di letame, portarlo via e poi il letamaio diventa una sacker torte? Diventa più accettabile un letamaio solo perché qualcuno ha asportato qualche cucchiaino di sterco? Domande che naturalmente resteranno senza risposta, come quella che viene sempre fatta al Capo dello Stato: ma si è accorto che c’è l’Art. 74 della Costituzione che le consente di rimandare indietro le leggi che non le piacciono? Non solo quelle incostituzionali, quelle è obbligatorio mandarle indietro, stiamo parlando anche di leggi che non le piacciono come hanno fatto decine di volte Cossiga, Pertini, Ciampi e tutti i Presidenti della Repubblica, tranne lui. Risposta: i professionisti della richiesta al Presidente della Repubblica di non firmare, sono numerosi, ma molto spesso parlano a vanvera! Io comunque non ho niente da dire! Intanto hai detto.

Nel giorno in cui Berlusconi diceva che la Costituzione è orribile e cattocomunista e che fare le leggi con questa Costituzione è un inferno, invece di spiegare a Berlusconi che lui non fa le leggi perché lui è il Capo del Governo non è il Parlamento, invece di spiegargli che la Costituzione la deve rispettare perché ha giurato sulla Costituzione nelle mani del Capo dello Stato, quest’ultimo con chi ce l’ha? A chi dice che parla a vanvera? A quelli che gli ricordano un articolo della Costituzione, che gli impone di non promulgare le leggi incostituzionali come lo è, a detta di tutti i costituzionalisti degni di questo nome, compresi alcuni ex  Presidenti della Corte Costituzionale come Zagrebelsky, Onida e altri, bene lui se la prende con quelli che gli dicono: non firmare, che gli ricordano un potere che gli è conferito dalla Costituzione, lo so che per il Presidente firma tutto quell’Art. 74 è un fastidio, infatti si innervosisce ogni volta che c’è quella legge vergogna si innervosisce perché dice: porca miseria adesso mi tocca spiegare perché la firmo!
Sarebbe meglio se dall’Art. 73 si passasse al 75 come negli alberghi, avete notato che negli alberghi la stanza N. 113 o 117 di solito non c’è, si passa dalla 112 alla 114 e dalla 116 al 118, perché? Perché nessuno vuole andare per scaramanzia nella stanza dove c’è il 17, qui c’è questo 74 maledetto, gliel’hanno scritto a posta i padri costituenti, per metterlo in imbarazzo, in difficoltà, bisogna abolirlo, altrimenti si innervosisce ogni volta, se la prende con chi gli dice di non firmare, invece di prendersela con chi sta approvando una legge che lui stesso evidentemente giudica allucinante perché ne chiede una un po’ più accettabile!

Siamo talmente abituati al peggio che ci stiamo abituando anche alla logica del meno peggio, della riduzione del danno, infatti avete visto che recentemente i Senatori Gasparri e Quagliariello avevano inserito nella legge sulle intercettazioni un codicillo che stabiliva che non era più obbligatorio arrestare le persone per molestie sessuali lievi, praticamente la violenza sessuale diventa una questione di centimetri, dipende, la modica quantità consentita di violenza sessuale, dopo che abbiamo introdotto questo principio nell’evasione fiscale e nel falso in bilancio con le quote di non punibilità, vedrete che prima o poi si arriverà alle quote di modica quantità di violenza sessuale o di leggi vergogna, un po’ alla volta, un po’ più accettabile, un po’ meno inaccettabile!

Intanto la Corte costituzionale bocciava l’ennesima legge incostituzionale che faceva parte del pacchetto sicurezza del luglio 2008, il primo, quello che appena Berlusconi tornò al governo fece subito il pacchetto sicurezza, nel quale c’era l’aggravante della clandestinità, il reato commesso dall’immigrato clandestino, viene punito più severamente di quanto non lo sarebbe se lo stesso reato fosse stato commesso da un cittadino italiano, è una delle tante leggi razziali che sono entrate nel nostro ordinamento negli ultimi due anni, è stata regolarmente promulgata dal Capo dello Stato, non aveva detto: la state facendo a vanvera questa legge, l’aveva firmata come sempre gli è accaduto, purtroppo era incostituzionale, non si può stabilire l’aggravante della clandestinità a seconda di chi commette il reato, il reato è x e va punito con la pena x, sia che a commetterlo sia un italiano, sia che sia un extracomunitario, non si possono fare distinzioni di pelle o di provenienza, il reato è reato!

Depistaggi di massa
Perché stanno spingendo così tanto su certi temi e stanno lanciando con questa insistenza certe campagne?
Forse per nascondere questo: “Tra manovre e intercettazioni, il Cavaliere è solo”, giudizi sul governo negativi, giudizi sul leader crollo di Berlusconi, ha davanti Fini 54,4, Tremonti 52,4, Casini 43, è soltanto quarto, il giudizio sulla manovra economica è negativo o molto negativo per il 44,7%, è un sondaggio di Diamanti, contro il 39 che lo giudica positivo, non lo giudica positivo neanche la percentuale degli elettori di centro-destra.
Il giudizio sulla legge delle intercettazioni, positivo e molto positivo 37,38%, negativo 57,6%, molto negativo o negativo la ritengono anche gran parte degli elettori di centro-destra, gli effetti della nuova legge, il 71% ritiene che difenderebbe gli affari degli uomini politici e degli imprenditori corrotti e solo il 23% si è bevuto la favola che difenderebbe la privacy dei cittadini, il quasi 50% ritiene che renderebbe informazione meno libera e efficace e il 61% pensa che questa norma ostacolerebbe i paesaggi nella lotta alla criminalità organizzata, non si sono bevuti neanche la balla che la mafia non c’entra.

Persino Il Corriere della sera è costretto a rilevare il calo di consensi di Berlusconi, sulla sua persona: i giudizi positivi secondo Mannheimer, erano a dicembre, 55,9%, a febbraio erano scesi a 55,8, a aprile con l’accelerazione con la legge sulle intercettazioni e gli scandali in tandem, siamo scesi dal quasi 56 un 51,5 e oggi siamo al 50, quindi ha perso 6 punti in 6 mesi, di questo passo… come valuta l’operato del governo? Negativamente 59%, positivamente 38, come valuta l’operato dell’opposizione vi lascio immaginare, rispetto a un governo del genere, infatti negativamente per il 79%, cosa titola Il Corriere della sera? Conti e misure, sale il consenso per le scelte del governo, nell’articolo e negli schemi si fa vedere il crollo, ma nel titolo si dice che guadagna il governo, interessante, cercano di mascherare nei titoli quello che non possono nascondere nei dati, questa è la realtà, c’è un calo sensibile, dovute a questo cocktail, la crisi l’abbiamo detto già altre volte, la crisi, la manovra, che spazza via ogni leggenda di ottimismo, gli scandali che fanno emergere ruberie enormi su somme gigantesche portate via dalle tasche dei cittadini e di cosa si occupa il Parlamento in questo contesto? Di rendere più difficili gli scandali? No, di rendere più difficili le ruberie? No, di rendere più facile il recupero del mal tolto? No, di portare via i soldi ai ladri? No, di fronteggiare la crisi? No, di intercettazioni di questo si occupa, il cocktail di tutti questi elementi provoca il crollo, ecco perché mentre vengono al pettine molti modi, bisogna scatenare varie armi di distrazioni di massa, oltretutto ci sono altre leggende che vengono finalmente a cadere.

Pensate soltanto il colpo che viene inferto alla leggendaria efficienza dell’uomo del fare dallo scandalo dei rifiuti a Palermo. Palermo è sommersa dai rifiuti in piena estate, non possono dare la colpa al centro-sinistra, perché lì il centro-sinistra non si ricordano neanche più quando l’hanno visto l’ultima volta, lì stiamo parlando di un dominio totale del centro-destra dalla notte dei tempi, bene, a Palermo non riescono a portare via la mondezza, curioso che il genio Bertolaso e il genio Berlusconi non riescono a fare.. il Presidente spazzino, il Presidente ghe pensi mi, dove sono? Non ci vanno neanche a Palermo, perché non ci vanno? Intanto perché prenderebbero fischi, ma soprattutto perché in televisione i rifiuti di Palermo non si vedono, si vedevano quelli di Napoli ma solo quando c’era Prodi al Governo l’inconcludenza del centro-sinistra è leggendaria, quindi non stiamo scusando il centro-sinistra dei Bassolino, della Iervolino, tutta gente che avrebbe dovuto sparire, è curioso però che a un certo punto sono spariti i rifiuti, adesso che si stanno ammucchiando a Palermo e dintorni, siano sparite ancora una volta non i rifiuti ma le telecamere, come se i rifiuti a Palermo profumassero, quelli di Napoli puzzassero, ma solo quando governa Prodi, quando governa il centro-destra no.

Sta venendo al pettine un altro nodo che è il fallimento della Commissione Grandi Rischi alla vigilia del terremoto de L’Aquila, l’inchiesta finalmente dopo un anno di accertamenti è arrivata agli avvisi di garanzia ai membri della Commissione Grandi rischi, me lo ricordo come se fosse oggi, che nei giorni del terremoto, nel Passaparola, lo trovate credo anche nel Dvd Democrazya che abbiamo distribuito sia sul blog di Beppe, sia insieme a Il Fatto quotidiano e che è ancora in distribuzione sui siti ilfattoquotidiano.it e beppegrillo.it, c’era una puntata nella quale si leggeva semplicemente quello che aveva detto la Commissione Grandi rischi riunita a L’Aquila pochi giorni prima della scossa del 6 aprile, non dicevano quello che dicono oggi e che hanno sempre detto, non dicevano: i terremoti non si possono prevedere, quindi state all’occhio perché potrebbe darsi una scossa come potrebbe darsi no, dissero: state tranquilli, non succederà niente!
Se sapevano che non si potevano prevedere, come hanno fatto a prevedere che non ci sarebbe stata una scossa devastante? E’ fondamentalmente per questo che sono stati mandati gli avvisi di garanzia a questi cialtroni che rassicurando infondatamente la popolazione, hanno fatto abbassare la guardia e nel film di Sabina Guzzanti Draquila, oltre che in altre testimonianze, avete il racconto drammatico di quel giornalista locale che era uscito dalla Commissione Grandi rischi rassicurato, perché? Perché c’erano i luminari dei terremoti che parlavano, “se avessi saputo che ci stavano prendendo per i fondelli non avrei rassicurato i miei figli e oggi forse i miei figli sarebbero ancora vivi”, perché magari non sarebbero andati a dormire quella notte in cui c’erano già avvisaglie di scosse in escalation.
Leggete sui giornali: i giudici vogliono addirittura punire chi non prevede i terremoti, sono tutte palle per nascondere il crollo di un altro pezzo del cerone del maquillage di Berlusconi, l’efficienza a L’Aquila, è esattamente il contrario, responsabilità della Commissione Grandi rischi nella mancata prevenzione, nella mancata allerta e nel mancato predisporre una struttura che fosse in grado di, nel caso in cui si fosse verificato ciò che non si poteva prevedere, ma non si poteva neanche escludere e quindi perché l’hanno escluso?

Cos’altro devono nascondere? Devono nascondere il fatto che Paolo Berlusconi è indagato per ricettazione nell’inchiesta sul nastro di Fassino, quest’ultimo più pubblicato dal Giornale di Berlusconi a gennaio 2006, in piena campagna elettorale, quella della rimonta di Berlusconi che arrivò quasi al pareggio anche se poi vinse Prodi di un’incollatura, ha fatto benissimo il Giornale di Belpietro ha pubblicare quell’intercettazione era un fatto grave, pubblico anche se non costituiva reato, l’intercettazione era segreta, i magistrati non l’avevano ancora neanche fatta trascrivere, adesso sappiamo perché uscì sul Giornale, perché la ditta privata che eseguiva per conto della Procura di Milano, in contatto con la Guardia di Finanza, le intercettazioni ne estrapolò una quella di Fassino e Consorte, non per dire quelle tra Berlusconi, Gnutti e altri, ce ne erano anche di Berlusconi di telefonate, hanno estrapolato quella di Fassino e Consorte, l’hanno portata a Paolo Berlusconi, quest’ultimo ha portato il tizio da Silvio, Silvio li ha ricevuti alla vigilia di Natale davanti all’albero a Arcore, ha sentito, ha ascoltato il nastro e ha detto così, fingendo di sonnecchiare, la nostra famiglia vi sarà grata per tutta la vita.
3, 4 giorni dopo usciva tutto sul Giornale di Paolo Berlusconi, capito cosa devono nascondere? Che le intercettazioni illegali, le trattano loro, quelle legali le stanno abolendo in Parlamento.

Agli ordini di Licio Gelli
Capite che quando si hanno queste rogne da nascondere, queste rogne da grattare allora si dà ampio spazio alle armi di distrazione di massa, quando si ha una manovra così iniqua da giustificare, dei comportamenti così delinquenziali da coprire, allora si lanciano in pasto alla gente dei nemici da azzannare, dei nemici diversi, chi sono i nemici?
I calciatori che prendono premi troppo alti? Può darsi, Calderoli, calciatori, i giornali di centro-destra ci raccontano che ci sono politici, sempre dell’opposizione naturalmente, che hanno avuto case agevolate, la Bonino dipinta come approfittatrice di Stato, la caccia agli sprechi finti per evitare che si parli degli sprechi veri, dopo avere già individuato i magistrati nababbi, adesso abbiamo la Bonino nababba, poi abbiamo i conduttori televisivi, mettiamo i compensi nei titoli di coda e poi quando viene un politico in studio, cosa mettiamo quanto prende lui? Quante auto blu? Ogni volta nel sottopancia bisognerebbe mettere una specie di Treccani per scrivere tutto quello che ci costano tra portaborse, auto blu, finanziamento pubblico, vogliamo fare così? Così nessuno dà più retta a quello che si dice, si va a vedere soltanto la sovrimpressione, fossero seri farebbero inserire i compensi in un sito, nel sito della RAI, dove oltre al compenso ci sia scritto anche quanto rende un personaggio, perché se Santoro prende 700 mila Euro lorde all’anno e fa guadagnare alla RAI x e un altro prende il triplo di lui, uno a caso, un insetto e la sua trasmissione però rende molto di meno e costa di più, allora forse è il caso di ritoccare il compenso al secondo e si capisce il compenso al primo!

Poi si va a vedere quanto pagano di tasse e poi si va a vedere la meritocrazia, così si dovrebbe fare, invece no, si buttano in pasto alla gente l’emendamento Calderoli, mettiamo i compensi, poi dopodiché Calderoli una volta o l’altra magari in sovrimpressione ci spiegherà i suoi rapporti con Giampiero Fiorani, non dimentichiamo i rapporti di Calderoli con Giampiero Fiorani, per esempio, addirittura Libero si è inventato il nemico americano, adesso abbiamo anche gli americani, missile Usa anti Silvio, il complotto di Obama, meno male che abbiamo Gheddafi che ci difende e Putin pure!

Poi devono nascondere soprattutto che la legge sulle intercettazioni o cosiddetta tale che ci viene sempre presentata, soprattutto negli ultimi giorni come più accettabile in quanto D’Alema è riuscito a far togliere da Gianni Letta, bontà sua, la parte che riguardava i servizi segreti, poi Quagliariello e Gasparri bontà loro hanno tolto la modica quantità consentita di violenza sessuale, poi l’opposizione ha rosicchiato anche qualcosa, hanno levato qualche mese di carcere ai giornalisti, qualche Euro di multa agli editori, hanno fatto cambiare due o tre cose, abbiamo la proroga delle intercettazioni telefoniche dopo i 75 giorni, viene presentata come una norma che sta diventando ragionevole, questo è quello che stanno cercando di farci capire.

Tanto perché  voi sappiate, non sto qui a riraccontarvela tutta perché la legge più o meno è sempre uguale, ma tanto perché sappiate cos’è rimasto in piedi: 1) i tabulati telefonici rispondono alle stesse restrizioni delle intercettazioni, quindi non c’è più differenza tra ciò che è necessario per sentire quello che dicono due persone al telefono e quello che è necessario per prendere un pezzo di carta dove c’è scritto che tizio all’ora tal dei tali ha telefonato a caio, e la telefonata è durata tot, il tabulato non dice quello che dicono le due persone, dice soltanto chi sono le due persone che parlano, ma non c’è il contenuto, vi pare normale equiparare un fatto quasi burocratico, come il tabulato telefonico a un’intercettazione dove invece si sa quello che si dicono due persone? Le regole nuove restrittive per le intercettazioni valgono anche per i tabulati, pensate la follia!
Il fatto che sia competente il Tribunale collegiale di 3 giudici e soltanto nel capoluogo di ogni regione, provocherà un viavai di furgoni carichi di carte, perché? Perché ogni volta che il PM chiede al giudice, anzi al Tribunale collegiale di autorizzare le intercettazioni o le proroghe delle intercettazioni, deve mandare tutto il fascicolo, spesso il fascicolo occupa un’intera stanza, immaginate questi furgoni che vanno avanti e indietro dalla periferia al centro e poi rovesciano questa montagna di roba in un Tribunale dove magari i giudici hanno tutt’altre cose da fare.
Poi tornano indietro perché il PM ne ha bisogno, poi quando deve chiedere la proroga glieli rimanda, poi gli ritornano indietro, ma vi rendete conto della follia? Le proroghe dopo i 75 giorni per le telefoniche, massimi, vengono concesse di 48 ore in 48 se serve, se è indispensabile, quindi se ho uno che sta per dirmi chi va ad ammazzare dopo il 75° giorno, devo fare una richiesta di proroga che però dura due giorni, quindi mando tutto il furgone con tutto il fascicolo, poi il furgone mi torna indietro appena in tempo perché ho bisogno di altri due giorni, rifaccio una richiesta… ma come si fa a lavorare così? Ogni due giorni devi fare una nuova richiesta motivando perché ti serve registrare per altri due giorni e mandi tutto il furgone avanti e indietro? Ma vi rendete conto di quello che stanno facendo? Altro che legge più accettabile.

Per le ambientali, per la cimice nascosta nel salotto o nella macchina, scordatevele, perché  nei luoghi privati si possono mettere soltanto quando si ha la certezza che si sta commettendo il reato, sappiamo che il marito sta ammazzando la moglie, allora arriviamo noi con la cimice, se invece non abbiamo questa certezza, allora la cimice la si può mettere soltanto nei luoghi pubblici e non privati, bisogna sperare che uno vada a ammazzare la gente in un ufficio postale, in una banca o in piazza o in un bar, perché? Perché se lo fa a casa sua o a casa della vittima o a casa del complice o in macchina, non si può più mettere la cimice, se non si ha la certezza che proprio in quel momento, dopo si ha la certezza, ma prima come fai a averla? Per poter arrivare in tempo a mettere la cimice?
Naturalmente con tutte queste limitazioni la cimice nei luoghi pubblici la puoi mettere soltanto per 3 giorni e poi reiteri, se ne hai bisogno, per più tempo, ogni volta di 3 giorni in 3 giorni con lo stesso meccanismo furgone che va avanti – indietro dalla Procura periferica al Tribunale centrale, questo è rimasto, pensate la follia, le intercettazioni se a fine processo il fatto risulta diverso da quello che si era ipotizzato all’inizio, sono inutilizzabili, è quello che abbiamo sempre detto sulla clinica Santa Rita, se indago per una truffa e poi scopro un omicidio perché hanno scannato dei pazienti sani per portargli via organi sani, per farsi rimborsare l’operazione dalla Regione, il fatto è diverso ovviamente, non è più una truffa, ho scoperto un fatto nuovo, ho scoperto che una persona ci ha rimesso le penne, quell’intercettazione sarà inutilizzabile per processare la persona per omicidio, potrò processarla soltanto per truffa.
Ho la prova intercettazione che quello ha ammazzato una persona, ma non la posso utilizzare, immaginate questo come può stare in piedi in un paese dove è obbligatoria l’azione penale in ogni notizia di reato, ho una notizia di reato, l’omicidio e non la posso usare per l’omicidio, ma solo per la truffa, questo c’è, questo è rimasto, come è rimasto, segnalava Spataro l’altro giorno in una bella intervista alla Stampa… quello che segnalava Spataro è quello che vi ho appena detto sui furgoni che vanno avanti e indietro, invece lo segnalavo io un altro aspetto che è veramente indicativo dei tempi che viviamo e di quello che ci dicevamo prima, cioè: Art. 6 ter, sono vietate la pubblicazione e la diffusione dei nomi e delle immagini dei giudici relativamente ai procedimenti e ai processi penali loro affidati, è un’idea di Gelli che nel piano di rinascita, scritto a metà degli anni 70, diceva: ordinamento giudiziario, le modifiche più urgenti investono il divieto di nomina sulla stampa di magistrati comunque investiti di procedimenti penali, bisogna, come suggeriva Gelli, vietare ai giornali di scrivere chi è il magistrato che fa quell’indagine o chi è il magistrato che fa quel processo o chi è quel magistrato che ha emesso quel mandato di cattura, perché? Perché vedi mai che il magistrato con il suo buon lavoro contro la mafia, contro la corruzione diventi popolare, venga riconosciuto, venga stimato, apprezzato, ringraziato dai cittadini, poi è difficile delegittimarlo, era già successo con Falcone e Borsellino, pensate se fosse stata già in vigore la norma, inizia oggi il maxi processo a Cosa Nostra a carico di centinaia di boss mafiosi arrestati negli ultimi anni da chi? Dalla magistratura siciliana, non da Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Di Mello, Guarnotta, De Francisci, Caponnetto e prima di loro Chinnici, la Magistratura, la stessa magistratura nella quale si annidavano anche i Carnevale, quelli che dopo che gli altri avevano fatto condannare i mafiosi, annullavano le condanne in Cassazione!

Infatti la gente sapeva distinguere Carnevale da Falcone e Borsellino, lo sto Carnevale sapeva distinguere tra se e Falcone e Borsellino, infatti in alcune intercettazioni li insultava! Tentano di mettere la magistratura tutta dentro un unicum indistinto grigio in modo che non emergano più i migliori e non si notino i peggiori, gli insabbiatori e gli indagatori diventeranno un tutt’uno e così non riusciremo più a distinguere, non ci sarà più un controllo su chi fa bene e chi fa male il proprio mestiere, chi insabbia le inchieste, chi aggiusta i processi campa grazie all’anonimato, grazie al segreto nel sottobosco, guai se i giornali lo nominano, viene smutandato e deve smettere, allo stesso modo spesso il magistrato, soprattutto in un paese come l’Italia, riesce a non essere cacciato, trasferito, non sempre, poi abbiamo purtroppo poi i casi di Clementina Forleo, di De Magistris, dei 3 PM di Salerno, Nuzzi, Verasani e Apicella che hanno pagato prezzi altissimi per il loro lavoro onesto e corretto, ma a volte il magistrato riesce a salvarsi proprio grazie al fatto che si sa chi è che è onesto, chi è per bene che sta lavorando per la giustizia perché intorno a lui si crea una solidarietà, è proprio questo che vogliono evitare, vogliono evitare che emergano figure di magistrati simbolo, perché? Perché altrimenti poi la gente ci si affeziona e quando parlano di certe leggi è ovvio che la gente tra un Gasparri e un Caselli, crede a Caselli, perché sa che è quello dell’antiterrorismo, tra uno Spataro e un Alfano è ovvio che la gente crede a Spataro perché sa che è dai tempi del terrorismo, poi della criminalità organizzata etc., è questo che vogliono evitare e è questa la ragione per cui stanno delegittimando tutte le figure che hanno un minimo di popolarità e di credibilità: Saviano, Camilleri, attori, registi dipinti come dei profittatori, come degli assistiti, fannulloni, perché? Perché poi magari Elio Germano va a Cannes e dice quello che dice sulla classe dirigente, perché poi magari degli attori, cantanti o dei registi o degli scrittori intervengono contro i tagli alla cultura e al cinema e al teatro e la gente li segue perché sono popolari e allora vanno indeboliti, delegittimati, allo stesso modo la magistratura è quella che, ho chiamato la sindrome di Salieri, Salieri era un grande musicista ma secondo una leggenda messa in circolo credo da Puskin era invidioso di Mozart, perché Mozart era il genio assoluto, noi abbiamo una classe dirigente che oltre a essere molto permale, è anche molto mediocre e quindi teme che intorno a sé emergano figure che possono diventare per la loro credibilità automaticamente dei contropoteri e cercano di affossarle, questo però è un buon segno perché vuole dire che questa gentaglia è arrivata alla frutta.

Se hanno paura di questo o di quell’attore, di questo o di quel magistrato e arrivano al punto di imporre ai giornali di non nominare il magistrato, vuole dire che sono veramente malmessi e che sentono i rintocchi del loro funerale, passate parola!

Le ‘relazioni pericolose’ di Dell’Utri

Fonte: Le ‘relazioni pericolose’ di Dell’Utri.

Nel mirino gli incontri del senatore tra il ’92 e il ’93.

PALERMO. Ora che la Dia, su delega della Procura antimafia di Firenze, cerca riscontri a presunti incontri tra il senatore Marcello Dell’Utri e i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano, boss stragisti del ’93, setacciando gli alberghi romani e analizzando centinaia di tabulati telefonici, i magistrati rileggono le “relazioni pericolose” del senatore – già condannato per mafia a 9 anni – durante il ’93, nel pieno della stagione delle bombe.

E in particolare in autunno, subito dopo l’estate trascorsa dai due boss tra feste e cene, in un appartamento all’interno di una grande villa di Porto Rotondo, a poche centinaia di metri in linea d’aria, dalla villa del futuro presidente del Consiglio Berlusconi. Gli investigatori stanno rileggendo quel periodo cruciale per la storia recente del nostro Paese a partire dagli incontri con Vittorio Mangano, il fattore di Arcore, che andò a trovare Dell’Utri a Milano nel novembre ’93. Gli incontri, annotati nelle agende del leader di Publitalia e ammessi in un primo tempo da Dell’Utri “per ragioni personali” (spiegazioni bollate in sentenza come “giustificazioni impacciate”), sono stati recentemente smentiti dal suo difensore, Alessandro Sammarco, che li ha negati sostenendo come il senatore fosse stato indotto in errore dal non avere letto le annotazioni nell’agenda.

Ma i contatti siciliani di Dell’Utri, in quel periodo, sono numerosi, e da lui sempre diligentemente annotati, come nel caso di un block notes a lui sequestrato, nel quale tra il foglio datato 21/12/1993 e il foglio datato 3/2/1994, sono segnati numerosi contatti intrapresi dall’avvocato catanese Nino Papalia, indagato in passato dalla Dda di Catania per traffico d’armi. In una di queste (al foglio 3/2/1994) si legge: “Avv. Papalia per candidature su Catania”. Non solo contatti, ma dalle agende di Dell’Utri sono venuti fuori numeri telefonici di interesse investigativo: nella nota del 4/4/1996, la Dia ha segnalato che sull’elenco “agenda 12/5/1993”, sequestrata a Villa La Comacina, residenza del senatore, sono stati trovati due numeri telefonici di Perrin Patrick, un faccendiere in contatto con Licio Gelli, e implicato in una vicenda di esportazione clandestina di pesetas. Un uomo ben conosciuto dagli investigatori che nel 1982 avevano emesso un fonogramma di ricerche internazionali nei suoi confronti perché ritenuto coinvolto nella rapina di un portavalori assieme a Francesco Mangion e Giuseppe Strano, entrambi esponenti del clan Santapaola di Catania. I riflettori investigativi si riaccendono anche sul periodo precedente, sempre a cavallo delle stragi, e cioè sui brevi soggiorni che Dell’Utri ha fatto presso l’Hotel Villa Igea di Palermo nel novembre 1991, nel marzo 1992, nel giugno 1992 e nell’ottobre 1992. La Dia, infine, ha elaborato i traffici telefonici di Dell’Utri e di altri personaggi, considerati vicini a Cosa Nostra, tra i quali i misteriosi Salvatore Scardina e Rosario Cattafi (il primo titolare di una villa di Santa Flavia dove il 1° aprile del ’93 un summit mafioso diede il via libera alla campagna stragista nel “continente”, il secondo avvocato barcellonese già indagato per i suoi rapporti con i servizi segreti e la massoneria deviata) “individuando – come scrive il gip di Caltanissetta che ha archiviato l’inchiesta sui mandanti occulti delle stragi – diversi punti di contatto anche nel periodo di interesse della presente indagine”.

Giuseppe Lo Bianco (il Fatto Quotidiano, 2 giugno 2010)

Antimafia Duemila – L’Addaura. ”Tra” le ombre… luci.

Fonte: Antimafia Duemila – L’Addaura. ”Tra” le ombre… luci..

di Carlo Palermo – 11 maggio 2010
I recentii articoli di Attilio Bolzoni su Repubblica e di Alfio Caruso sul Corriere della Sera relativi all’attentato all’Addaura contro Giovanni Falcone del giugno del 1989 offrono spunti di riflessione sullo stato delle indagini attualmente svolte in particolare da taluni magistrati in Sicilia, che tentano oggi di decifrare e comprendere alcuni episodi che solo apparentemente riguardano “affari” di Sicilia, ma che forse costituiscono chiavi di lettura di attività più complesse, trovanti origine e motivazione in centri di potere più complessi.
Esponendosi gli esiti delle nuove attività investigative, si evidenzia oggi che l’episodio dell’Addaura può essere considerato come punto di inizio e chiave di lettura delle stragi del ’92, rilevandosi così che siamo in ritardo di 20 anni con le indagini in conseguenza degli occultamenti e dei depistaggi intenzionali che avrebbero oscurato così a lungo la ricostruzione della verità.
In merito non posso che concordare con tale attuale impostazione dei magistrati, anche se ritengo che il connubio tra poteri occulti, mafia e terrorismo risalga a molto tempo prima, e come tale vada esaminato nella sua globalità storica per essere poi individuato e decifrato in ogni singolo episodio che ne ha costituito espressione.
Per comprendere a fondo la genesi e le più complesse responsabilità delle stragi del ’92 è forse opportuno ricordare che poco dopo i due attentati di Capaci e di via d’Amelio, a Milano, vennero sequestrati armi e plastico per attentati: dietro l’organizzazione sembra esservi stato il clan mafioso della famiglia Fidanzati, operante da un ventennio sull’asse Palermo – Milano, in connessione con le organizzazioni della mafia turca e con i terroristi libanesi.
In questo ricorrente asse – forse poco approfondito nel comune convincimento che la mafia operi solo in Sicilia – possono rinvenirsi indizi che riconducono a fatti vecchi e nuovi (al caso Calvi, alla P2, al sistema delle corruzioni politiche, ecc.), tutti ruotanti attorno a rilevanti operazioni bancarie e finanziarie, che – come noto – costituisce il necessario sistematico legante di tutte le attività illecite.
La riflessione ci riporta (come ho da tanti anni ricordato in miei scritti) a vicende in qualche modo collegate a due conti bancari “famosi” per Giovanni Falcone, come anche per i magistrati di Milano: il “Conto Protezione, rif. Martelli per conto Craxi”, sulla banca Ubs di Lugano (che risaliva ai lontani anni 1979-80), e il meno noto Conto “rif. Roberto”, sul Banco di Roma, sede di Lugano.
Su questi nomi e su questi conti si incentrarono e poi si bloccarono le ricerche di Giovanni Falcone quando era giudice istruttore a Palermo.
Sul Conto Protezione per tanto tempo (e sino al ’93) si bloccarono a Milano le indagini della magistratura sul Banco Ambrosiano.
Sul Conto rif. Roberto si fermarono Falcone e Borsellino nelle loro inchieste di mafia.
Su entrambi i conti, in Svizzera iniziò a indagare, su richiesta di Falcone, il magistrato elvetico Carla Del Ponte, che si trovava a Palermo all’Addaura insieme a Falcone nel giorno dell’attentato del 1989 all’Addaura.
Io incontrai Carla Del Ponte il giorno prima che costei partisse per la Sicilia, per vedersi con Falcone a Palermo.
Sui conti elvetici poi, dopo l’eliminazione di Falcone e Borsellino, si sono nuovamente imbattuti, dal ’92 i magistrati di Milano e inquirenti siciliani (di Palermo, Caltanisetta e Catania) in varie inchieste sulla corruzione e sui fondi occulti all’estero.
Per Falcone e Borsellino, quei conti rimasero però un mistero.
Per dipanare la matassa, andiamo ancora più indietro e spostiamo l’attenzione su personaggi a lungo trascurati, Florio Fiorini e Giancarlo Parretti, recentemente al centro di scandali finanziari internazionali; in passato, legati alle vecchie storie del Banco Ambrosiano, della P2, delle forniture di petrolio Eni-Petromin: si potranno notare le strette connessioni di questi fatti (tipicamente “economici” e bancari) con altri piú propriamente “mafiosi”.
Agli inizi degli anni Settanta, Parretti arrivò a Siracusa e il suo cammino si incrociò con quello di un uomo politico che contava nella Sicilia dell’epoca, il senatore democristiano Graziano Verzotto.
Nativo del nord, Verzotto, ancora nel 1953, aveva svolto in Sicilia il doppio ruolo di funzionario dell’Agip (antenata dell’Eni) e di commissario provinciale della Dc. Divenne rapidamente padrone incontestato di Siracusa, poi di tutta l’isola, anche se i suoi rapporti con il leggendario presidente dell’Agip-Eni, Enrico Mattei, presto si raffreddarono.
Verzotto fu l’ultimo a salutare Mattei quando, la sera del 27 ottobre 1962, questi prese a Catania l’aereo privato che si sarebbe schiantato poco dopo a Bescape, a qualche decina di chilometri dall’aeroporto di Milano-Linate: fu forse il primo episodio terroristico in cui si mescolarono insieme gli emergenti interessi di Stato, legati ai commerci internazionali di petrolio, e la mafia.
Lo stesso Verzotto nel 1967 divenne segretario generale della Dc siciliana e poi presidente dell’Ente minerario siciliano (Ems), organismo che raggruppava diciotto società, con disponibilità sugli enormi fondi del Mezzogiorno.
I suoi intrecci con la mafia furono molteplici: fu amico di Frank Coppola e di Giuseppe de Cristina, uno dei principali protagonisti della seconda guerra di mafia. La posta principale, in quel momento, era il controllo del mercato immobiliare dell’isola attraverso il triunvirato Stefano Bontade, Gaetano Badalamenti, Salvatore Riina, uomo di fiducia di Luciano Liggio, allora capo dei corleonesi.
De Cristina venne assassinato a Palermo il 30 maggio 1978.
L’omicidio scatenò quella che poi venne chiamata la «mattanza»: una strage totale che raggiunse il culmine negli anni 1981-82.
Frattanto, Fiorini – alleato di Parretti – come direttore finanziario dell’Eni (diresse l’ente dal 1975 al 1982, data della sua forzata separazione dall’Eni, conseguente agli scandali dell’epoca), guidava allora le finanze della compagnia petrolifera in collegamento con i socialisti di Craxi, piduisti e il leader libico Gheddafi.
In quel periodo si infittirono gli investimenti e le partecipazioni internazionali: Parretti (socio di Verzotto) e Fiorini, attraverso il gruppo finanziario spagnolo Melia International, acquisirono il controllo sulla società belga Bebel, che possedeva a sua volta oltre il 7% della Banque Bruxelles Lambert. Questa banca – negli ultimi anni Settanta – comparve nelle trattative tra Fiorini e Antony Gabriel Tannoury, graccio destro di Gheddafy, nella cessione delle azioni delle Assicurazioni Generali in relazione ai tentativi del leader libico di acquisire tecnologie nucleari. E, sempre alla stessa banca, si ricollegarono altri commerci di armi (come ad esempio quelli relativi alle forniture al Belgio degli elicotteri Agusta) in connessione con altri personaggi operanti nel settore finanziario internazionale al massimo livello.
Nel 1978 venne anche aperto, a Lugano, presso l’Union Banques Suisses, il Conto Protezione intestato a Silvano Larini: “I dirigenti dell’Ubs erano degli amici”, disse Fiorini, con riferimento ai rapporti tra la banca svizzera e l’Ambrosiano. Sui conti dell’istituto elvetico – che custodí i segreti di Craxi una quindicina di anni – a piú riprese si svolsero operazioni finanziarie del piú vario genere: versamenti di tangenti connesse a transazioni petrolifere (Eni-Petromin), pagamenti di partite di droga (in particolare per il clan mafioso dei Cuntrera-Caruana), finanziamenti illeciti dei partiti, creazioni di fondi occulti, operazioni di riciclaggio.
L’Ubs, inoltre, tramite banche controllate – in particolare la Banque de Commerce et de Placements (la Bcp) – fu in stretti rapporti con il pachistano Abedi e la Bcci.
Sempre nel 1978, il 17 aprile, iniziò un’importante ispezione della Banca d’Italia sul Banco Ambrosiano in conseguenza della gravissima situazione debitoria in cui questa versava per le spericolate operazioni del suo presidente Roberto Calvi.
Nel novembre, il dossier passò al giudice di Milano, Emilio Alessandrini, che conduceva le indagini su Calvi. Dopo circa tre anni, il 29 gennaio 1979, egli fu ucciso da un commando di Prima linea.
Dopo il sequestro Moro e lo scandalo Lockheed, gli anni 1979-80 trascorsero tra i tentativi trasversali di occupazione di potere incentrati nelle operazioni Rizzoli-Corriere della Sera, commesse petrolifere Eni-Petromin, finanziamenti al Psi di Craxi, nonché tra i misteri legati alla strage di Bologna e a quella di Ustica: tutti questi episodi evidenziarono depistaggi, connessioni occulte con il terrorismo, collegamenti tra i servizi segreti italiani e quelli americani, in una situazione politica condizionata dalla guerra fredda tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, e tra gli Stati Uniti e l’Iran rivoluzionario di Khomeyni con un equivoco ruolo svolto dal leader libico Gheddafi.
Alla fine di quell’anno (1980), mentre a Trento iniziava l’inchiesta sulle connessioni tra mafia siciliana e mafia turca, e sui rapporti tra Trento e Trapani, il turco Ali Agka ebbe, verso il 20 dicembre, misteriosi contatti attorno a Palermo, forse proprio a Trapani.
All’inizio del 1981 (il 17 marzo) venne scoperto dagli inquirenti l’elenco degli appartenenti alla loggia P2. Il successivo 8 maggio, a Trapani, venne creata la loggia coperta C.
Qualche giorno dopo (il 13 maggio), Ali Agka tentò, in piazza San Pietro, di uccidere il Papa: sulla base di connessioni bancarie, il killer turco apparve in qualche modo collegato con il massone di rito scozzese Thurn und Taxis e con sette integraliste ispirate al culto di Fatima.
Esattamente un anno dopo (il 13 maggio 1982) e sempre con connessioni massoniche, un secondo attentato al Papa veniva consumato a Fatima, in Portogallo, mentre infuriava la guerra tra l’Argentina e l’Inghilterra per le isole Falkland.
Un mese dopo, a Londra, Calvi si “suicidava”.
Nella lista degli iscritti alla P2 stranamente non comparvero i nomi dei partner di Gelli presenti nel governo di Washington.
Numerosissimi, invece – quasi seguendo un piano prestabilito –, furono quelli di generali e militari argentini compresi nell’elenco.
In Argentina, a Buenos Aires, in via Cerrito 1136, il capo della P2 – si ricorderà – disponeva di un appartamento, al nono piano: vi si trovavano gli uffici di una ditta, Las Acacias. In quello stesso edificio aveva avuto sede il Banco Ambrosiano.
La società Acacias (panamense e con sede a Lugano) risultò al centro di operazioni di riciclaggio di denaro proveniente da traffici di stupefacenti, tra il Brasile, gli Usa, l’Italia e la Svizzera. Fondata da Vito Palazzolo, venne utilizzata per il trasferimento di milioni di dollari manovrati dal clan Bonanno tra gli Usa e la Svizzera.
Questi fatti riguardavano le connessioni “argentine” del clan Fidanzati, sulle quali indagò, negli anni Ottanta, Giovanni Falcone.
Per una strana ricorrenza, solo un anno prima di essere ucciso a Capaci, lo stesso Falcone si recò a Buenos Aires per una rogatoria: in un burrascoso incontro con il boss Gaetano Fidanzati – arrestato in quel paese –, questo ultimo minacciò di farlo saltare in aria.
Ritornando al 1982, nella settimana di Pasqua – e cioè poco prima della uccisione di Calvi, avvenuta il 17 giugno – davanti agli uffici di una società collegata alla Acacias (la Traex), avvennero incontri tra importanti operatori finanziari internazionali, il fornitore turco di droga Yasar Musullulu e, con ogni probabilità, Pippo Calò.
Yasar Musullulu, capo della mafia turca, era probabilmente il fornitore della morfina base della raffineria di Alcamo, scoperta nell’aprile del 1985, trenta giorni dopo l’attentato di Pizzolungo, non molto lontano dai luoghi ove era stato ucciso, due anni prima, il sostituto procuratore Giacomo Ciaccio Montalto.
Negli stessi giorni erano state eseguite indagini sui rapporti di mafia esistenti tra Trapani e Trento.
In America, il principale destinatario delle forniture di droga dalla Sicilia era allora il clan mafioso agrigentino dei Cuntrera e Caruana.
Uno dei loro soci piú importanti, Francesco di Carlo, venne in seguito indicato come uno dei killer di Roberto Calvi. Probabilmente la somma per pagare i killer venne ricavata dal tesoro segreto della P2, occultato in una banca sconosciuta e forse transitato sull’istituto Rothschild.
Mentre magistrati e investigatori siciliani indagavano sui Cuntrera, sul Musullulu e sulle operazioni bancarie che li collegavano in Svizzera, alla fine del mese di luglio del 1985, venne ucciso il commissario Giuseppe Montana, della squadra della Questura di Palermo, preposta alla cattura dei latitanti.
Frattanto Francesco di Carlo veniva arrestato in Inghilterra, dove lo raggiungeva immediatamente il vice questore Cassarà. Pochi giorni dopo, il 6 di agosto, al suo ritorno a Palermo, Cassarà venne ucciso.
Minacce di morte costringevano Falcone e Borsellino a nascondersi in un’isoletta per scrivere l’ordinanza di rinvio a giudizio del primo maxiprocesso di mafia.
Nell’aprile del 1986, veniva intanto scoperto a Trapani il Centro studi Scontrino, le sue logge massoniche, i legami filoarabi con Gheddafi.
Nel 1987, nel corso di indagini svolte a Palermo da Giovanni Falcone, a seguito di accertamenti in Svizzera sui rapporti presso istituti elvetici, emersero tracce di versamenti di centinaia di migliaia di dollari su un conto chiamato “Rif. Roberto” del Banco di Roma, sede di Lugano, i cui beneficiari non vennero mai individuati con certezza.
Quel denaro – come risultò in seguito – costituiva un diretto provento di forniture di stupefacenti effettuate al clan Cuntrera-Caruana. Il Banco di Roma di Lugano, ovvero la Svirobank, era di proprietà al 51% dello Ior, la banca del Vaticano, di cui era presidente Marcinkus, che era stato in stretto rapporto con Roberto Calvi .
A Trapani, nel settembre dello stesso anno 1987, in apparente controtendenza rispetto alla chiusura delle strutture Gladio, veniva creato il Centro Scorpione, dalla VII divisione del Sismi: avrebbe dovuto essere una propaggine di Stay Behind. Doveva probabilmente servire per ingrandire e potenziare alcune unità clandestine operanti sul territorio: le Rac e le Udg (Rete agenti coperti e Unità di guerriglia). Questo centro era dotato di un aereo di piccole dimensioni.
La mafia, in quella zona (Castellammare del Golfo), si serví proprio di un velivolo di quelle caratteristiche, per un enorme trasferimento di droga (565 kg di eroina) eseguito con una nave, la Big John.
Sempre in quell’anno, a fronte di aiuti a paesi sottosviluppati, il Perú ricevette dall’Italia mezzi sofisticatissimi: ponti radio, sensori a raggi infrarossi, giubbotti antiproiettile e una quantità imprecisata di pistole Beretta imbarcati su un aereo partito da Roma, coperto dal segreto militare. Si trattò dell’operazione “Lima”, un piano di aiuti, deciso nel 1987, a sostegno del governo peruviano del presidente García, allora impegnatissimo nella caccia al professor Guzmán, il leader di Sendero luminoso, già condannato all’ergastolo.
L’ammiraglio Fulvio Martini, direttore dei nostri servizi segreti, raccontò ai magistrati che l’operazione era stata organizzata dall’allora presidente del Consiglio Craxi. Era previsto l’addestramento della guardia peruviana con personale della VII divisione del Sismi, la stessa che aveva creato a Trapani, sempre nel 1987, il Centro Scorpione.
L’anno seguente, il 1988, dopo aver forse assistito nelle campagne di Trapani a un trasbordo di armi dirette alla Somalia su un aereo militare operante per conto dei nostri servizi segreti, veniva ucciso, in prossimità della comunità di Saman, Mauro Rostagno, sulle tracce delle piste massoniche della Loggia “C”, delle sacerdotesse sufi “Arcobaleno” e forse di alcuni traffici… anche più vicini a lui.
Era sui fatti finanziari sopraindicati che indagava il giudice Falcone nel giugno del 1989, mentre inutilmente cercava di capire cosa fosse il Centro Scorpione di Trapani. In quei giorni, sugli scogli vicini alla sua abitazione vennero rinvenuti due sacchi di esplosivo: un segno minaccioso cui subito non parvero estranee presenze di cellule deviate dei servizi segreti. Lo stesso Giovanni Falcone, parlando di questi fatti, non esternò sospetti sulla mafia, ma su “menti raffinatissime”.
Vennero trovati i candelotti sugli scogli della sua villa all’Addaura, mentre si occupava delle connessioni bancarie svizzere dei narcotrafficanti siculo-americani.
Lo stesso magistrato, nel 1991, prima di lasciare Palermo per i suoi incarichi ministeriali a Roma, svolse indagini su un ultimo processo riguardante rapporti tra mafiosi, società svizzere (in particolare di Chiasso) e istituti bancari elvetici, nodi di smistamento di narcodollari. Il processo, noto come Big John, prendeva il nome della nave sulla quale era stato sequestrato l’enorme carico di eroina vicino Trapani nel 1987.
Nel giugno 1992, anche l’ultimo fascicolo passato per le mani di Giovanni Falcone al ministero, per una rogatoria all’estero, era siglato “Big John”.
Dopo la morte di Falcone, un imputato di quel processo, legato al ruolo centrale del riciclaggio del denaro sporco, fu in contatto dalla Svizzera con il giudice Borsellino, poco prima che questi saltasse in aria a Palermo: forse intendeva “parlare”… Poi non parlò piú!
Dopo il 1992 apparirono cessate le stragi mafiose, forse per le reazioni investigative della magistratura che, per la prima volta, riuscì a identificare esecutori e mandanti mafiosi, forse per le concomitanti indagini di Mani pulite che, scavando nelle corruzioni degli appalti e dei finanziamenti illeciti ai partiti, travolgevano personaggi politici di primo piano, ma non “toccavano” gli aspetti occulti.
Poi vi furono gli attentati del ’93-‘94 (accomunati ai precedenti dalla identica tipica tipologia – di provenienza militare – degli esplosivi utilizzati), i quali, tramite “utili” indicazioni di collaboratori di giustizia mafiosi, vennero definite e qualificate anch’esse, pur se avvenute fuori dalla Sicilia, “di matrice mafiosa”.
Ecco, è in questo contesto storico, che ritengo vadano ricomposte … le giuste luci.
Dal passato al presente.
Passando per l’Addaura: “tra” le ombre… LUCI.

Tratto da: facebook.com

Blog di Beppe Grillo – Piazza Fontana, noi sapevamo

Fonte: Blog di Beppe Grillo – Piazza Fontana, noi sapevamo.

Gli Stati Uniti hanno vinto la seconda guerra mondiale e questo nessuno lo contesta. Successe nel 1945. Sono passati 65 anni. Si sono trovati così bene in Italia che da allora non se sono più andati, ma anche l’ospite più gradito dopo un periodo così lungo comincia a puzzare. Da Portella della Ginestra in poi, la Cia ha sempre fatto la parte del maggiordomo che, anche se non è colpevole, è sempre il primo a essere sospettato. Tre ragazzi sono andati in Sudafrica a intervistare il generale Maletti ex capo del reparto controspionaggio del SID. Maletti ha affermato che dietro Piazza Fontana c’era l’ombra della CIA, i servizi segreti americani che volevano destabilizzare il Paese per imporre una svolta autoritaria a destra come avvenne per la Grecia dei colonnelli e il Cile di Pinochet. Oggi in Italia ci sono decine di basi americane, bombe nucleari americane ed è in costruzione a Dal Molin la più grande struttura militare americana in Europa. E solo ieri un pentito di mafia, Antonio Di Perna, ha dichiarato che “Enrico Mattei (ex presidente dell’ENI, ndr) fu ucciso forse perché dava fastidio agli americani“. Le Forze Armate italiane sono diventate gli ascari degli Stati Uniti, in conflitti insensati, dall’Iraq all’Afghanistan. Cari americani, la guerra è finita ed è caduto anche il Muro di Berlino. Andate in pace.
Intervista a Andrea Sceresini e Maria Elena Scandaliato autori del libro: “Piazza Fontana – Noi sapevamo”.

Andrea Sceresini: “Sono Andrea Sceresini e sono coautore insieme a Nicola Palma e Maria Elena Scandaliato del libro “Piazza Fontana – Noi sapevamo”, uscito poche settimane fa. Secondo me parlare di Piazza Fontana oggi a distanza di 41 anni ha ancora un senso comunque, ha senso perché si tratta di una vicenda che non è stata mai chiarita e che è sintomatica di un’epoca, quella della Strategia della tensione, del terrorismo, della sovranità limitata che c’è stata in Italia durante gli anni Settanta e anche in seguito; una situazione che ancora oggi in qualche modo si trascina. E che non a caso non è stata mai chiarita completamente, non si è mai capito veramente la verità su questi fatti, su Piazza Fontana, sui vari tentativi di colpi di stato che ci sono stati in Italia dal Settanta (cioè dal Golpe Borghese) fino alla metà anni Settanta e sulle altre bombe, sulle altre stragi che hanno ucciso decine e decine di persone durante tutti gli anni Settanta.

Il senso di Piazza Fontana oggi
E quindi sì ha senso, ha senso anche perché oggi teniamo conto che un sondaggio recente fatto per giovani di Milano ha dimostrato che la maggior parte dei ragazzi delle scuole superiori è convinto che la bomba in Piazza Fontana l’hanno messa le Brigate Rosse, quindi ha senso perché fanno parte di quella che deve essere anche la cultura civica di questo paese. “
Maria Elena Scandaliato: “Le ragioni che stanno dietro alla strage sono le ragioni che stanno dietro alla creazione di tutta la strategia della tensione, creare in Italia una situazione di tensione sociale che giustificasse in qualche modo un controllo della popolazione di tipo autoritario, una cosa simile a quella che era avvenuta in Grecia però in forme diverse, non c’è stato bisogno poi del colpo di stato militare come era avvenuto con il regime dei colonnelli qualche anno prima in Grecia.
Quindi le motivazioni sono queste, da legare fondamentalmente alla Guerra Fredda che c’era in Europa, che soprattutto in Europa poi si è vissuta in maniera particolarmente forte perché ricordiamo per esempio che in Italia c’era il più forte Partito Comunista europeo, quindi dopo l’autunno caldo nel ‘ 69 e dopo tutta una serie di conquiste e lotte sociali, il pericolo comunista andava arginato e la strategia della tensione rispondeva a questa esigenza che era non solo italiana. ma soprattutto internazionale e americana, noi facevamo parte della Nato, eravamo tra l’altro la portaerei della Nato nel Mediterraneo e quindi dovevamo essere un punto saldo, fermo, indiscutibile. Per questo si è iniziata la strategia della tensione e in qualche modo ha vinto.
Andrea Sceresini: “Gli Stati Uniti hanno fornito, secondo quello che dice Maletti e secondo quello che dice anche la magistratura o che almeno ipotizza la magistratura perché una sentenza definitiva in questo senso non c’è mai stata, il materiale esplosivo agli stragisti, gli stragisti erano i neofascisti di Ordine Nuovo della cellula padovana veneta e gli americani hanno fornito esplosivo e supporto logistico. Tutte le basi americane del nordest erano in qualche modo attive nel supportare anche a livello di addestramento, di armi, le munizioni, di uomini i gruppi neofascisti. Queste cose sono emerse anche negli anni seguenti a Piazza Fontana, per esempio c’è l’inchiesta sulla Rosa dei Venti fatta dal giudice Tamburino nel ’74 che dimostra questo, l’inchiesta Salvini dimostra questo.
Quindi supporto logistico, supporto in fatto di esplosivo e poi fondamentalmente una carta bianca agli stagisti che hanno agito autonomamente. Non c’era l’agente della Cia che metteva la bomba in Piazza Fontana, c’erano dei neofascisti italiani che con l’esplosivo americano andavano a fare la strage.
Maria Elena Scandaliato: “Senz’altro dagli anni Settanta ad oggi l’ingerenza americana si è saldata, non c’è più neanche la controparte che la metta in discussione, negli anni Settanta c’era una controparte che metteva in discussione realmente la presenza delle basi americane e delle basi Nato in Italia perché c’era il rischio concreto di una guerra nucleare in cui l’Italia sarebbe stato uno dei primi obiettivi, essendo uno dei punti di lancio dei missili privilegiato. Quindi c’era un’altra parte che rispondeva alla sinistra che metteva in discussione l’appartenenza stessa dell’Italia alla Nato.
Oggi tutto questo non c’è più, quindi la forza americana in Italia è radicata senza più neanche essere discussa, ancora più di prima secondo me, quindi ancora più forte e soprattutto nessuno la mette in discussione, né a destra, a destra va beh va da sé che nessuno la metta in discussione, ma neanche a sinistra. Tutti i partiti che fanno parte della rosa parlamentare sono ben lontani dal discutere la presenza americana, soprattutto le regole, le norme in base alle quali gli americani continuano a mantenere le loro basi e le basi Nato in Italia.
E il rischio comunque che l’Italia sia sempre in mezzo a un possibile scontro nucleare c’è, è reale, anche se nessuno ne parla, anche se nessuno denuncia questo concreto rischio.
Andrea Sceresini: “Restano da chiarire ancora molte cose, dopo avere parlato anche con Maletti e con vari personaggi dei servizi segreti, piuttosto che legati a ambienti dell’estrema destra terrorista etc., abbiamo visto questa cosa, che tutti quanti hanno paura di dire qualcosa, c’è una verità che molti ammettono di conoscere, ma non hanno mai detto, non hanno mai dichiarato. Ci sono dei verbali di alcuni interrogatori di alcuni dei personaggi legati per esempio alla Rosa dei Venti che tutt’oggi, a 40 anni di distanza, sono ancora sottoposti a segreto di Stato e nessuno sa cosa hanno detto in questi interrogatori. C’è paura di dire qualcosa, una verità, anche Maletti.. per esempio noi siamo stati a trovare Licio Gelli e quest’ultimo ci ha detto che Maletti quando è venuto in Italia nel 2001 a testimoniare su Piazza Fontana aveva un salvacondotto di un tot di giorni, poniamo di dieci giorni. Ha testimoniato e dopodiché è andato a trovare Gelli a Villa Wanda, i due si sono incontrati e Gelli gli ha detto “Te che ci fai qua in Italia? Tornatene subito in Sudafrica, domani prendi il treno te ne vai a Marsiglia, prendi l’aereo e te torni in Sudafrica perché se stai qua per te è pericoloso”.
E questo è un atteggiamento che un po’ tutti questi personaggi hanno, cos’è l’inconfessabile che non si può dire? Il coinvolgimento di Andreotti? Non penso, alla fine Andreotti comunque è stato sputtanato in tutte le salse, dal caso Pecorelli alle frequentazioni mafiose, evidentemente c’è qualcosa di più grosso che probabilmente continua ancora oggi. Maletti ci dice che tra coloro che stavano in Piazza Fontana c’era un uomo che era stato ministro nel penultimo governo Berlusconi, questo c’è anche nel libro. Quindi vuole dire che i personaggi più o meno sono rimasti a galla, sono sempre gli stessi, le strutture non sono cambiate, le situazioni neanche e quindi il confessare la verità, il dire la verità fino in fondo porterebbe a dei problemi politici di stabilità politica anche oggi. E questa è una dimostrazione che chi sa le cose è meglio che non parli.

Che senso ha ricordare
Maria Elena Scandaliato: “La gente vorrebbe sapere una verità rispetto a una vicenda che ricordo che fa parte della mia memoria civile. Per esempio noi stiamo parlando di Ordine Nuovo come di un movimento di estrema destra, di un’organizzazione di estrema destra neofascista che ha fatto decine di vittime innocenti, portando avanti quello che veramente possiamo definire terrorismo, cioè seminare il terrore e il panico tra la gente colpendo nel mucchio indiscriminatamente. E parliamo di stragi enormi, gravissime che hanno veramente ucciso decine di innocenti.
Quello che diceva Andrea all’inizio, che chiedendo a uno studente, anche universitario medio milanese chi ha messo la bomba a Piazza Fontana nel ’69 ti rispondono le Brigate Rosse, fa capire che proprio è stato rimosso tutto, Ordine Nuovo se si va da un ragazzo di 20 anni con una cultura generale media non sa neanche cosa sia, eppure se volessimo mettere sul piatto della bilancia anche banalmente i morti dovrebbe saperlo, dovrebbe conoscerlo almeno tanto quanto le Brigate Rosse, eppure non lo conosce nessuno!
Questa è una cosa grave che ci fa capire quanto in realtà la memoria sia stata assolutamente insabbiata, messa in una scatola e buttata in fondo al mare, la memoria civile e politica italiana, la memoria condivisa di cui ci parlano oggi non è niente, è acqua fresca, non ha nessun senso, è vuota, è priva di contenuti, non esiste una memoria condivisa, almeno secondo noi.
Andrea Sceresini: “Poi ci sono un sacco di operazioni fatte dalla Cia in Italia delle quali non sa niente nessuno, per esempio c’è l’operazione Blue Moon della quale nessuno sa niente che però emerge nelle carte processuali sia ai tempi della Rosa dei Venti, ma anche nel processo di Piazza Fontana quello recente, che è una operazione che i servizi americani fatto in Italia per portare l’eroina dentro il movimento studentesco, per distribuire la droga ai giovani e fiaccare la combattività degli operai, degli studenti etc. etc.. Ed è una operazione che, a quanto risulta dalle carte, è stata fatta ma nessuno ne sa niente, nel senso che nessuno la conosce, neanche noi prima di leggere i verbali del processo ne sapevamo nulla, eppure l’eroina in Italia negli anni Settanta ha fatto qualcosa come 6 – 7 mila morti. Evidentemente c’è una volontà di non sapere, di non scavare, di non scoprire queste cose, non ricordarle, non tramandarle.
Maria Elena Scandaliato: “Queste, le bombe, le stragi, sono le basi su cui è stata costruita la Repubblica Italiana e non va dimenticato questo, che poi se proprio vogliamo andare a cercare anche quelle precedenti Portella della Ginestra era questo, è stata questo già molto tempo prima. La Sicilia di oggi è stata costruita su quelle basi, l’Italia di oggi, l’Italia dei Berluscones e l’Italia dove non c’è opposizione politica in Parlamento, dove c’è praticamente un partito unico perché è così secondo me, è l’Italia che è poggia su queste basi, sulle stragi, sulla strategia della tensione, sulla sovranità limitata imposta dagli Stati Uniti. Questa è l’Italia. Attraverso queste basi possiamo capire e interpretare bene quella che è l’Italia di oggi.

Genchi è un fiume in piena. Scenari inquietanti e legami stretti tra politica e criminalità

Fonte: Genchi è un fiume in piena. Scenari inquietanti e legami stretti tra politica e criminalità.

“Questa vicenda mi ha dato la possibilità di incontrare tante persone impegnate nella ricerca della giustizia e della verità, con una grande volontà di conoscenza”. Chi pronuncia queste parole è Gioacchino Genchi, Vice questore di Palermo, davanti ad una nutrita platea presente nell’aula consiliare del Comune di Sapri. L’occasione è quella del primo incontro ufficiale organizzato dall’appena nata Associazione di promozione sociale “Officine Creative – Luigi Sainato”, gruppo che ha preso il nome del 24enne di Sapri scomparso qualche mese fa in conseguenza di un tragico incidente stradale. Il riferimento è al cosidetto “caso Genchi”, al presunto (e fantomatico) archivio illecito di intercettazioni elaborato dal vice questore.

L’evento, svoltosi nel pomeriggio di domenica, si è articolato nell’arco di oltre due ore, durante le quali si è discusso del libro di Edorado Montolli “Il caso Genchi. Storia di un uomo in balia dello Stato.” e ci si è addentrati nella situazione attuale dell’informazione italiana, in relazione al rapporto tra tutela della privacy e diritto all’informazione. Si è parlato dell’attività di consulente delle procure, portata avanti da Genchi per oltre 20 anni. Anni nei quali l’esperto di tabulati si è trovato ad analizzare e intersecare i traffici telefonici di tutti i personaggi coinvolti nelle indagini più scottanti del torbido panorama politico, economico e criminale, dagli anni ’90 ad oggi. Dal periodo del passaggio dalla prima alla seconda repubblica, quello delle stragi, alle scalate bancarie, ai sequestri, agli omicidi, alle collusioni tra mafia e politica, fino ad arrivare all’inchiesta “Why not” e agli ultimi scandali, come quello di Fastweb e del senatore Di Girolamo. Genchi ha ricostruito, attraverso i dati inconfutabili dei traffici telefonici, la fitta rete di relazioni che stava dietro ai maggiori avvenimenti della scena politica ed economica, permettendo in numerosi casi l’accertamento di verità processuali fondamentali.
Ma un paio di anni fa scoppia il “caso Genchi”. Berlusconi da Olbia annuncia: “Sta per scoppiare il più grande scandalo della storia della Repubblica: un signore ha intercettato 350 mila cittadini italiani.” Quel signore è Gioacchino Genchi.


L’intervento di Genchi all’incontro di Sapri è stato preceduto da quello di Luca Mattiucci, direttore del periodico “Comunicare il sociale”. Il giornalista ha inizialmente fatto riferimento alla precaria situazione contrattuale dei giornalisti, spesso costretti a “raccattare notizie” con una retribuzione di 400 euro al mese. Poi, arrivando al tema della privacy, Mattiucci ha fatto riferimento ai dati statistici degli ultimi due anni su quanto nel mondo dell’informazione si parla dell’argomento, dipinto sovente mediante l’immaginario del “fortino assediato”. Il trend dice che c’è un + 19,5% degli spazi coperti dall’argomento-privacy e un + 4,5% di quelli dedicati alla criminalità mafiosa. “Si parla più di privacy che di mafia”, riassume Mattiucci, esprimendo l’evidenza della costruzione mediatica di uno spauracchio: la privacy viene costantemente narrata allo spettatore come “l’ultimo baluardo della libertà del cittadino, da difendere ad ogni costo”.


E’ in questo quadro che viene inserito dai media “controllati” il discorso insistente riguardante le “intercettazioni selvagge”, sulla “democrazia a rischio”; e qui si inserisce il caso Genchi e il disegno di legge in via di approvazione in parlamento, relativo a nuove norme restrittive in materia di intercettazioni. Una legge che restringerà in maniera molto marcata i margini di libertà di informazione per i giornalisti e di efficacia delle indagini per gli inquirenti. Il disegno di legge, che, come precisa Mattiucci “è lo stesso di quello Mastella, votato a larga maggioranza. Questo per far capire che è una tendenza dell’intera classe politica, non di una sola parte”. Dunque l’intera classe politica pare aver intenzione di limitare drasticamente le intercettazioni e la loro pubblicazione. “Fino ad oggi, ad esempio, si potevano pubblicare per riassunto quegli atti già depositati alle parti. D’ora in avanti il giornalista non potrà pubblicare nulla fino alla chiusura delle indagini preliminari, e potrà farlo solo dopo che la procura avrà dato un’autorizzazione formale. E i giornalisti rischiano fino a 10 mila euro di multa e una pena che va da 1 a 6 anni di reclusione”, spiega Mattiucci. Per poi fare riferimento all’enorme limitazione addossata agli inquirenti rispetto alla possibilità di disporre le intercettazioni, concesse solo in presenza di “evidenti indizi di colpevolezza” e per un periodo non superiore ai 3 mesi, anche per le indagini relative a reati molto gravi – fatti, questi, denunciati di recente pure da Antonio Ingroia, in un incontro avvenuto all’Università di Salerno.

A riguardo, Genchi ieri si è espresso in maniera netta: “La nuova legge è assurda, qualcosa di gravissimo. Le intercettazioni sono uno strumento indispensabile per le indagini. Con leggi come questa, come quella sullo scudo fiscale e come altre che sono in programma, si permette alla criminalità di agire praticamente indisturbata.” Genchi è un poliziotto che studia i tabulati e li incrocia e che, come precisa, in realtà “non ha mai fatto un’intercettazione in vita sua”. Elabora dati e ricostruisce legami ed eventi, attraverso dati raccolti da altri.

A Sapri il consulente ha fornito spunti riguardanti tante delle indagini e degli scenari raccontati nel libro “Il caso Genchi”. Ha parlato di Di Girolamo, il senatore eletto all’estero, a disposizione della ‘ndrangheta, che in realtà non viveva all’estero. Quando ciò si scopre, tempo prima dello scandalo scoppiato di recente, il senato non lo fa decadere. “Tra chi lo difendeva c’era Cuffaro, una mia vecchia conoscenza” riferisce Genchi, per poi raccontare la rete di rapporti, ricostruita attraverso l’analisi dei tabulati e di alcune intercettazioni ambientali, tra l’esponente Udc condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e personaggi di Cosa Nostra.


Il vice questore parla dell’ultima consulenza, quella del caso Fastweb. E rivela che “Telecom e Fastweb hanno già versato nelle casse dello Stato, per evitare il commissariamento, 545 milioni di euro in contanti. Qualche giorno fa. Questa notizia è passata completamente sotto silenzio.”
Genchi racconta della sua costante ricerca della verità, ad ogni costo, a prescindere dal resto. Anche, a volte, in contrasto col pm che gli ha dato l’incarico. Altre volte a favore di soggetti di Forza Italia, quando i fatti accertati così lo indirizzavano. Una volta a vantaggio di Dell’Utri, in un procedimento per calunnia; un’altra volta a sfavore, in quello per concorso esterno con la mafia.


Ma Genchi, per un certo periodo, è stato il simbolo usato dalla campagna mediatica contro le intercettazioni, contro i “nemici della privacy”. “Mi hanno rivoltato come un calzino, non sono stati capaci di trovare un solo errore nel mio lavoro. Non sono riusciti a trovare nemmeno un trans nella mia vita privata.” dice, davanti ad una platea attenta e sollecitata dai numerosi riferimenti ironici, esplicitati con voce ferma e pacata. “Su Panorama e Libero si è detto che avevo intercettato 85 milioni di persone. Mah…non mi pare che siamo così tanti in Italia. Comunque: in realtà avevo dei cd-rom nei quali erano solo riportati tutti gli elenchi telefonici, per comodità di lavoro.” E sulla sospensione che lo ha riguardato: “Dà fastidio che io faccia il mio lavoro senza farmi condizionare, dunque ho uno spazio d’azione libero. La mia sospensione è stata decisa dai poteri a cui dava fastidio il nostro metodo d’indagine. I miei superiori sono stati costretti ad attuarla”


Parla del periodo delle stragi, della transizione tra la prima e la seconda repubblica. E i riferimenti si intensificano, le suggestioni si moltiplicano. “Tutti i fatti che stanno emergendo ora, con le dichiarazioni dei vari Spatuzza e Ciancimino, mi stanno dando ragione. 17 anni fa fui costretto a lasciare le indagini sulle stragi quando stavo arrivando a toccare il livello dei mandanti esterni. A quel punto misero nella vicenda il pentito fasullo Scarantino, che io già 17 anni fa dicevo essere assolutamente inattendibile. E si è cominciato a parlare pure della nascita di Forza Italia, della fine dei referenti politici della prima repubblica.”


Genchi fornisce riferimenti e connessioni strettissime tra le rapide trasformazioni politiche di quegli anni, le vicende di mafia, le stragi e le dinamiche di determinazione di nuovi equlibri: “In Italia le stragi hanno segnato un colpo di stato, un passaggio istituzionale delegato alla mafia, per attuare un cambio di regime” . Tutta la ricostruzione di Genchi relativa a quegli anni cruciali, drammatici e complessi si basa sul sistema con il quale la mafia cerca dei referenti, degli interlocutori politici. E di come decide di cambiarli. Parla di alcuni periodi centrali, in questo percorso fatto di legami, accordi e ritorsioni. Dell”87, quando “la mafia volta le spalle all’interlocutore sino ad allora privilegiato, la Dc, e vota per altri partiti. E da quella circostanza, i governi di quegli anni ci hanno dato quasi mano libera nella lotta alla mafia; quasi come vendetta, come risposta a quella rottura di un legame”.


Arriva poi a descrivere gli ultimi mesi della prima repubblica, il maxiprocesso contro i boss, il declino di una classe politica a cui la criminalità non si “affida” più. “La fase della chiusura del maxiprocesso (Falcone, giunto agli affari penali del ministero, riesce a far si che in Cassazione si attui una rotazione dei giudici e che, di conseguenza, vengano confermate le condanne ai boss) rappresenta la fine di quella classe politica che non era stata in grado di garantire l’impunità ai capi-mafia”. E i fatti di quei mesi parlano dell’omicidio di Salvo Lima. Genchi continua: poi, quando in parlamento si stava per procrastinare il CAF (la triade Craxi-Andreotti-Forlani), attraverso la prevista elezione di Andreotti alla presidenza della Repubblica, arriva la strage di Capaci. Nel maggio del ’92 viene ammazzato Falcone. La mafia fa capire che i soggetti politici devono cambiare. Il periodo di non-equilibrio tra i poteri continua con la strage di Via d’Amelio e con le bombe del ’93. A questo punto, secondo il vicequestore, si ristabilisce un equilibrio: “Le stragi finiscono con la nascita dell’associazione nazionale Forza Italia”. Genchi fa riferimento a quanto alcuni personaggi (Spatuzza e Ciancimino tra tutti) stanno raccontando in questo periodo, in alcuni processi, rispetto ai presunti legami tra mafia e alcuni ambienti della forza politica di Berlusconi. Intersezioni che sarebbero confermate da quanto verificato da Genchi durante le sue consulenze: racconta di telefonate tra i fratelli Graviano di Brancaccio, persone legate ai boss, soggetti dei circoli di Forza Italia e lo stesso Berlusconi.


Gioacchino Genchi sottolinea poi, nel discorso riguardante la situazione politico-mediatica attuale, la “fondamentale” importanza della legge Mammì – con la quale di fatto si avallava il monopolio televisivo privato, a livello nazionale, di Berlusconi – “per l’istaurarsi del subdolo regime di oggi”. “Lì si gettano le basi del sistema mediatico di oggi, avviando di fatto il progetto della P2, basato sul controllo dei mezzi d’informazione. Anzi, oggi in più, rispetto al piano di Gelli, c’è il controllo delle opposizioni.” L’esperto di tabulati parla di “narcotizzazione del popolo italiano, attuata attraverso la programmazione tv, da quella per bambini ai reality, fino a Porta a porta. E alla cancellazione dei programmi di informazione durante l’ultima campagna elettorale”.


E’ un fiume in piena Genchi. La sua analisi è lucida, capillare e circostanziata. Parla di “giornalisti jukebox, che cambiano registro a seconda di chi inserisce la monetina”, della generale assenza di tutela dei diritti dei giornalisti, che non hanno garanzie legislative a riguardo.
E descrive, facendo riferimento costante alla propria esperienza, le peculiarità della mafia, che “è più forte proprio quando non uccide e non se ne parla. Spesso si pensa che la mafia sta perdendo quando si catturano dei latitanti. Non è così. Sovente lo stato fa “una raccolta differenziata” di latitanti scaricati dalla mafia.”
Arriva a parlare di Provenzano, per fare un esempio. Della lunga latitanza, piena di ombre e interrogativi. “Era vecchio e malato di prostata, quando l’hanno preso”, dice di Zu Binnu Genchi. Ricorda la puntata di Porta a porta in cui fu descritto il modo con cui si era arrivato a lui dopo 44 anni di latitanza. Il capo di Cosa Nostra era “nascosto” a due passi dalla sua Corleone. “Non ad Amsterdam, non in Australia, ma a Corleone” dice Genchi. “Hanno detto di avere prima individuato i familiari. La moglie, il fratello, e altri. Che in verità erano sempre stati a Corleone; viene da pensare che sarebbe bastato andare all’anagrafe e vedere dove abitavano. Anche perchè Corleone non è Tokyo. Poi, è stato seguito il tragitto che, di mano in mano, aveva fatto un pacco di mutande indirizzato al boss, per il cambio della biancheria intima. Dunque, è stato detto che Bernardo Provenzano fu catturato grazie al cambio delle mutande. Come se fosse la prima volta in 44 anni che Provenzano si fosse cambiato le mutande.”


Ermanno Forte (
il Giornale del Cilento, 12 aprile 2010)

Piano loggia P2 « Blog di Giuseppe Casarrubea

La P2 puntava ad instaurare una oligarchia sotto le spoglie di una finta democrazia, svuotata dal di dentro… proprio come l’Italia di oggi…

Fonte: Piano loggia P2 « Blog di Giuseppe Casarrubea.

Piano di rinascita democratica

P2

Sequestrato a M. Grazia Gelli nel luglio del 1982

1) L’aggettivo democratico sta a significare che sono esclusi dal presente piano ogni movente od intenzione anche occulta di rovesciamento del sistema.

2) Il piano tende invece a rivitalizzare il sistema attraverso la sollecitazione di tutti gli istituti che la Costituzione prevede e disciplina, dagli organi dello Stato ai partiti politici, alla stampa, ai sindacati, ai cittadini elettori.

3) Il piano si articola in una sommaria indicazione di obiettivi, nella elaborazione di procedimenti – anche alternativi – di attuazione ed infine nella elencazione di programmi a breve, medio e lungo termine.

4) Va anche rilevato, per chiarezza, che i programmi a medio e lungo termine prevedono alcuni ritocchi alla Costituzione – successivi al restauro del libero gioco delle istituzioni fondamentali – che, senza intaccarne l’armonico disegno originario, le consentano di funzionare per garantire alla nazione ed ai suoi cittadini libertà e progresso civile in un contesto interno e internazionale ormai molto diverso da quello del 1946.

OBIETTIVI

1) Nell’ordine vanno indicati:

a) i partiti politici democratici, dal PSI al PRI, dal PSDI alla DC ed al PLI (con riserva di verificare la Destra Nazionale);

b) la stampa, escludendo ogni operazione editoriale, che va sollecitata al livello di giornalisti attraverso una selezione che tocchi soprattutto: Corriere della Sera, Giorno, Giornale, Stampa, Resto del Carlino, Messaggero, Tempo, Roma, Mattino, Gazzetta del Mezzogiorno, Giornale di Sicilia per i quotidiani; e, per i periodici: Europeo, Espresso, Panorama, Epoca, Oggi, Gente, Famiglia cristiana. La RAI-TV non va dimenticata.

c) i sindacati, sia confederali CISL e UIL, sia autonomi, nella ricerca di un punto di leva per ricondurli alla loro naturale funzione anche al prezzo di una scissione e successiva costituzione di una libera associazione dei lavoratori;

d) il Governo, che va ristrutturato nella organizzazione ministeriale e nella qualità degli uomini da preporre ai singoli dicasteri;

e) la magistratura, che deve essere ricondotta alla funzione di garante della corretta e scrupolosa applicazione delle leggi;

f) il Parlamento, la cui efficienza è subordinata al successo dell’operazione sui partiti politici, la stampa ed i sindacati.

2) Partiti politici, stampa e sindacati costituiscono oggetto di sollecitazioni possibili sul piano della manovra di tipo economico-finanziario.

La disponibilità di cifre non superiori a 30 o 40 miliardi sembra sufficiente a permettere ad uomini di buona fede e ben selezionati di conquistare le posizioni chiave necessarie al loro controllo.

Governo, Magistratura e Parlamento rappresentano invece obiettivi successivi, accedibili soltanto dopo il buon esito della prima operazione, anche se le due fasi sono necessariamente destinate a subire intersezioni e interferenze reciproche, come si vedrà in dettaglio in sede di elaborazione dei procedimenti.

3) Primario obiettivo e indispensabile presupposto dell’operazione è la costituzione di un club (di natura rotariana per l’etereogenità dei componenti) ove siano rappresentati, ai migliori livelli, operatori, imprenditoriali e finanziari, esponenti delle professioni liberali, pubblici amministratori e magistrati nonchè pochissimi e selezionati uomini politici, che non superi il numero di 30 o 40 unità.

Gli uomini che ne fanno parte debbono essere omogenei per modo di sentire, disinteresse, onestà e rigore morale, tali cioè da costituire un vero e proprio comitato di garanti rispetto ai politici che si assumeranno l’onere dell’attuazione del piano e nei confronti delle forze amiche nazionali e straniere che lo vorranno appoggiare. Importante è stabilire subito un collegamento valido con la massoneria internazionale.

PROCEDIMENTI

1) Nei confronti del mondo politico occorre:

a) selezionare gli uomini – anzitutto – ai quali può essere affidato il compito di promuovere la rivitalizzazione di ciascuna rispettiva parte politica (Per il PSI, ad esempio, Mancini, Mariani e Craxi; per il PRI: Visentini e Bandiera; per il PSDI: Orlandi e Amadei; per la DC: Andreotti, Piccoli, Forlani, Gullotti e Bisaglia; per il PLI: Cottone e Quilleri; per la Destra Nazionale (eventualmente): Covelli);

b) in secondo luogo valutare se le attuali formazioni politiche sono in grado di avere ancora la necessaria credibilità esterna per ridiventare validi strumenti di azione politica;

c) in caso di risposta affermativa, affidare ai prescelti gli strumenti finanziari sufficienti – con i dovuti controlli – a permettere loro di acquisire il predominio nei rispettivi partiti;

d) in caso di risposta negativa usare gli strumenti finanziari stessi per l’immediata nascita di due movimenti: l’uno, sulla sinistra (a cavallo fra PSI-PSDI-PRI-Liberali di sinistra e DC di sinistra), e l’altra sulla destra (a cavallo fra DC conservatori, liberali e democratici della Destra Nazionale). Tali movimenti dovrebbero essere fondati da altrettanti club promotori composti da uomini politici ed esponenti della società civile in proporzione reciproca da 1 a 3 ove i primi rappresentino l’anello di congiunzione con le attuali parti ed i secondi quello di collegamento con il mondo reale.

Tutti i promotori debbono essere inattaccabili per rigore morale, capacità, onestà e tendenzialmente disponibili per un’azione poltica pragmatistica, con rinuncia alle consuete e fruste chiavi ideologiche. Altrimenti il rigetto da parte della pubblica opinione è da ritenere inevitabile.

2) Nei confronti della stampa (o, meglio, dei giornalisti) l’impiego degli strumenti finanziari non può, in questa fase, essere previsto nominatim. Occorrerà redigere un elenco di almeno 2 o 3 elementi per ciascun quotidiano o periodico in modo tale che nessuno sappia dell’altro. L’azione dovrà essere condotta a macchia d’olio, o, meglio, a catena, da non più di 3 o 4 elementi che conoscono l’ambiente.

Ai giornalisti acquisti dovrà essere affidato il compito di “simpatizzare” per gli esponenti politici come sopra prescelti in entrambe le ipotesi alternative 1c e 1d.

In un secondo tempo occorrerà:

a) acquisire alcuni settimanali di battaglia;

b) coordinare tutta la stampa provinciale e locale attraverso una agenzia centralizzata;

c) coordinare molte TV via cavo con l’agenzia per la stampa locale;

d) dissolvere la RAI-TV in nome della libertà di antenna ex art. 21 Costit.

3) Per quanto concerne i sindacati la scelta prioritaria è fra la sollecitazione alla rottura, seguendo cioè le linee già esistenti dei gruppi minoritari della CISL e maggioritari dell’UIL, per poi agevolare la fusione con gli autonomi in una libera confederazione, oppure, senza toccare gli autonomi, acquisire con strumenti finanziari di pari entità i più disponibili fra gli attuali confederali allo scopo di rovesciare i rapporti di forza all’interno dell’attuale trimurti.

Gli scopi reali da ottenere sono:

a) restaurazione della libertà individuale nelle fabbriche e aziende in genere per consentire l’elezione dei consigli di fabbrica con effettive garanzie di segretezza del voto;

b) ripristinare per tale via il ruolo effettivo del sindacato di collaboratore del fenomeno produttivo in luogo di quello illegittimamente assunto di interlocutore in vista di decisioni politiche aziendali e governative.

Sotto tale profilo, la via della scissione e della successiva integrazione con gli autonomi sembra preferibile anche ai fini dell’incidenza positiva sulla pubblica opinione di un fenomeno clamoroso come la costituzione di un vero sindacato che agiti la bandiera della libertà di lavoro e della tutela economica dei lavoratori. Anche in termini di costo è da prevedere un impiego di strumenti finanziari di entità inferiori all’altra ipotesi.

4) Governo, Magistratura e Parlamento.

E’ evidente che si tratta di obiettivi nei confronti dei quali i procedimenti divengono alternativi in varia misura a seconda delle circostanze.

E’ comunque intuitivo che, ove non si verifichi la favorevole circostanza di cui in prosieguo, i tempi brevi sono – salvo che per la Magistratura – da escludere essendo i procedimenti subordinati allo sviluppo di quelli relativi ai partiti, alla stampa ed ai sindacati, con la riserva di una più rapida azione nei confronti del Parlamento ai cui componenti è facile estendere lo stesso modus operandi già previsto per i partiti politici.

Per la Magistratura è da rilevare che esiste già una forza interna (la corrente di magistratura indipendente della Ass. Naz. Mag.) che raggruppa oltre il 40% dei magistrati italiani su posizioni moderate.

E’ sufficiente stabilire un raccordo sul piano morale e programmatico ed elaborare una intesa diretta a concreti aiuti materiali per poter contare su un prezioso strumento già operativo nell’interno del corpo anche ai fini di taluni rapidi aggiustamenti legislativi che riconducano la giustizia alla sua tradizionale funzione di elemento di equilibrio della società e non già di eversione.

Qualora invece le circostanze permettessero di contare sull’ascesa al Governo di un uomo politico (o di una équipe) già in sintonia con lo spirito del club e con le sue idee di “ripresa democratica”, è chiaro che i tempi dei procedimenti riceverebbero una forte accelerazione anche per la possibilità di attuare subito il programma di emergenza e quello a breve termine in modo contestuale all’attuazione dei procedimenti sopra descritti.

In termini di tempo ciò significherebbe la possibilità di ridurre a 6 mesi ed anche meno il tempo di intervento, qualora sussista il presupposto della disponibilità dei mezzi finanziari.

PROGRAMMI

Per programmi s’intende la scelta, in scala di priorità, delle numerose operazioni da compiere in forma di:

a) azioni di comportamento politico ed economico;

b) atti amministrativi (di Governo);

c) atti legislativi;

necessari a ribaltare – in concomitanza con quelle descritte in materia di procedimenti – l’attuale tendenza al disfacimento delle istituzioni e, con essa, alla disottemperanza della Costituzione i cui organi non funzionano più secondo gli schemi originali. Si tratta, in sostanza di “registrare” – come nella stampa in tricromia – le funzioni di ciascuna istituzione e di ogni organo relativo in modo che i rispettivi confini siano esattamente delimitati e scompaiano le attuali aree di sovrapposizione da cui derivano confusione e indebolimento dello Stato.

A titolo di esempio, si considerino due fenomeni:

1) lo spostamento dei centri di potere reale del Parlamento ai sindacati e dal Governo ai padronati multinazionali con i correlativi strumenti di azione finanziaria. Sarebbero sufficienti una buona legge sulla programmazione che rivitalizzi il CNEL ed una nuova struttura dei Ministeri accompagnate da norme amministrative moderne per restituire ai naturali detentori il potere oggi perduto;

2) l’involuzione subita dalla scuola negli ultimi 10 anni quale risultante di una giusta politica di ampliamento dell’area di istruzione pubblica, non accompagnata però dalla predisposizione di corpi docenti adeguati e preparati nonchè dalla programmazione dei fabbisogni in tema d’occupazione.

Ne è conseguenza una forte e pericolosa disoccupazione intellettuale – con gravi deficienze invece nei settori tecnici – nonchè la tendenza ad individuare nel titolo di studio il diritto al posto di lavoro. Discende ancora da tale stato di fatto la spinta all’equalitarismo assolto (contro la Costituzione che vuole tutelare il diritto allo studio superiore per i più meritevoli) e, con la delusione del non inserimento, il rifugio nella apatia della droga oppure nell’ideologia dell’eversione anche armata. Il rimedio consiste: nel chiudere il rubinetto del preteso automatismo: titolo di studio = posto di lavoro; nel predisporre strutture docenti valide; nel programmare, insieme al fenomeno economico, anche il relativo fabbisogno umano; ed infine nel restaurare il principio meritocratico imposto dalla Costituzione.

Sotto molti profili, la definizione dei programmi intersecherà temi e notazioni già contenuti nel recente Messaggio del Presidente della Repubblica – indubbiamente notevole – quale diagnosi della situazione del Paese, tenendo, però, ad indicare terapie più che a formulare nuove analisi.

Detti programmi possono essere resi esecutivi – occorrendo – con normativa d’urgenza (decreti legge).

a) Emergenza e breve termine. Il programma urgente comprende, al pari degli altri, provvedimenti istituzionali (rivolti cioè a “registrare” le istituzioni) e provvedimenti di indole economico-sociale.

a1) Ordinamento giudiziario: le modifiche più urgenti investono:

- la responsabilità civile (per colpa) dei magistrati;

- il divieto di nominare sulla stampa i magistrati comunque investiti di procedimenti giudiziari;

- la normativa per l’accesso in carriera (esami psico-attitudinali preliminari);

- la modifica delle norme in tema di facoltà di libertà provvisoria in presenza dei reati di eversione – anche tentata – nei confronti dello Stato e della Costitueione, nonchè di violazione delle norme sull’ordine pubblico, di rapina a mano armata, si sequestro di persona e di violenza in generale.

a2) Ordinamento del Governo

1- legge sulla Presidenza del Consiglio e sui Ministeri (Cost. art. 95) per determinare competenze e numero (ridotto, con eliminazione o quasi dei Sottosegretari);

2 – legge sulla programmazione globale (Costit. art. 41) incentrata su un Ministero dell’economia che ingloba le attuali strutture di incentivazione (Cassa Mezz. – PP.SS. – Mediocredito – Industria – Agricoltura), sul CNEL rivitalizzato quale punto d’incontro delle forze sociali sindacali, imprenditoriali e culturali e su procedure d’incontro con il Parlamento e le Regioni;

3 – riforma dell’amministrazione (Costit. articoli 28-97 e 98) fondata sulla teoria dell’atto pubblico non amministrativo, sulla netta separazione della responsabiltà politica da quella amministrativa che diviene personale (istituzione dei Segretari Generali di Ministero) e sulla sostituzione del principio del silenzio-rifiuto con quello del silenzio-consenso;

- definizione della riserva di legge nei limiti voluti e richiesti espressamente dalla Costituzione e individuazioni delle aree di normativa secondaria (regolamentare) in ispecie di quelle regionali che debbono essere obbligatoriamente limitate nell’ambito delle leggi cornice.

a3) Ordinamento del Parlamento:

1- ripartizione di fatto, di competenze fra le due Camere (funzione politica alla CD e funzione economica al SR);

2 – modifica (già in corso) dei rispettivi Regolamenti per ridare forza al principio del rapporto (Costit. art. 64) fra maggioranza-Governo da un lato, e opposizione, dall’altro, in luogo della attuale tendenza assemblearistica.

3 – adozione del principio delle sessioni temporali in funzione di esecuzione del programma governativo.

b) Provvedimenti economico-sociali:

b1) abolizione della validità legale dei titoli di studio (per sflollare le università e dare il tempo di elaborare una seria riforma della scuola che attui i precetti della Costituzione);

b2) adozione di un orario unico nazionale di 7 ore e 30′ effettive (dalle 8,30 alle 17) salvi i turni necessari per gli impianti a ritmo di 24 ore, obbligatorio per tutte le attività pubbliche e private;

b3) eliminazione delle festività infrasettimanali e dei relativi ponti (salvo 2 giugno – Natale – Capodanno e Ferragosto) da riconcedere in un forfait di 7 giorni aggiuntivi alle ferie annuali di diritto;

b4) obbligo di attuare in ogni azienda ed organo di Stato, i turni di festività – anche per sorteggio – in tutti i periodi dell’anno, sia per annualizzare l’attività dell’industria turistica, sia per evitare la “sindrome estiva” che blocca le attività produttive;

b5) revisione della riforma tributaria nelle seguenti direzioni:

I – revisione delle aliquote per i lavoratori dipendenti aggiornandole al tasso di svalutazione 1973-76;

II – nettizzazione all’origine di tutti gli stipendi e i salari della P.A. (onde evitare gli enormi costi delle relative partite di giro);

III – inasprimento delle aliquote sui redditi professionali e sulle rendite;

IV – abbattimento delle aliquote per donazioni e contributi a fondazioni scientifiche e culturali riconosciute, allo scopo di sollecitare indirettamente la ricerca pura ed il relativo impiego di intellettualità;

V – alleggerimento delle aliquote sui fondi aziendali destinati a riserve, ammortamenti, investimenti e garanzie, per sollecitare l’autofinanziamento premiando il reinvestimento del profitto;

VI – reciprocità fra Stato e dichiarante nell’obbligo di mutuo acquisto ai valori dichiarati ed accertati;

b6) abolizione della nominatività dei titoli azionari per ridare fiato al mercato azionario e sollecitare meglio l’autofinanziamento delle aziende produtt

b7) eliminazione delle partite di giro fra aziende di Stato ed istituti finanziari di mano pubblica in sede di giro conti reciproci che si risolvono – nel gioco degli interessi – in passività inutili dello stesso Stato;

b8) concessione di forti sgravi fiscali ai capitali stranieri per agevolare il ritorno dei capitali dall’estero;

b9) costituzione di un fondo nazionale per i servizi sociali (case – ospedali – scuole – trasporti) da alimentare con:

I- sovrimposta IVA sui consumi voluttuari (automobili – generi di lusso);

II – proventi dagli inasprimenti ex b5)iii;

III – finanziamenti e prestiti esteri su programmi di spesa;

IV – stanziamenti appositi di bilancio per investimenti;

V – diminuzione della spesa corrente per parziale pagamento di stipendi statali superiori a L. 7.000.000 annui con speciali buoni del Tesoro al 9% non commerciabili per due anni.

Tale fondo va destinato a finanziare un programma biennale di spesa per almeno 10.000 miliardi. Le riforme di struttura relative vanno rinviate a dopo che sia stata assicurata la disponibilità dei fabbricati, essendo ridicolo riformare le gestioni in assenza di validi strumenti (si ricordino i guasti della riforma sanitaria di alcuni anni or sono che si risolvette nella creazione di 36.000 nuovi posti di consigliere di amministrazione e nella correlativa lottizzazione partitica in luogo di creare altri posti letto).

Per quanto concerne la realizzabilità del piano edilizio in presenza della caotica legislazione esistente, sarà necessaria una legge che imponga alle Regioni programmi urgenti straordinari con termini brevissimi surrogabili dall’intervento diretto dello Stato; per quanto si riferisce in particolare all’edilizia abitativa, il ricorso al sistema dei comprensori obbligatori sul modello svedese ed al sistema francese dei mutui individuali agevolati sembra il metodo migliore per rilanciare questo settore che è da considerare il volano della ripresa economica;

b10) aumentare la redditività del risparmio postale elevando il tasso al 7%;

b11) concedere incentivi prioritari ai settori:

I – turistico;

II – trasporti marittimi;

III- agricolo-specializzato (primizie-zootecnica);

IV – energetico convenzionale e futuribile (nucleare – geotermico – solare);

V – industria chimica fine e metalmeccanica specializzata di trasformazione;

in modo da sollecitare investimenti in settori ad alto tasso di mano d’opera ed apportatori di valuta;

b12) sospendere tutte le licenze ed i relativi incentivi per impianti di raffinazione primaria del petrolio e di produzione siderurgica pesante.

c) Pregiudiziale è che ogni attività secondo quanto sub a) e b) trovi protagonista e gestore un Governo deciso ad essere non già autoritario bensì soltanto autorevole e deciso a fare rispettare le leggi esistenti.

Così è evidente che le forze dell’ordine possono essere mobilitate per ripulire il paese dai teppisti ordinari e pseudo politici e dalle relative centrali direttive soltanto alla condizione che la Magistratura li processi e condanni rapidamente inviandoli in carceri ove scontino la pena senza fomentare nuove rivolte o condurre una vita comoda.

Sotto tale profilo, sembra necessario che alle forze di P.S. sia restituita la facoltà di interrogatorio d’urgenza degli arrestati in presenza dei reati di eversione e tentata eversione dell’ordinamento, nonchè di violenza e resistenza alle forze dell’ordine, di violazione della legge sull’ordine pubblico, di sequestro di persona, di rapina a mano armata e di violenza in generale.

d) Altro punto chiave è l’immediata costituzione di una agenzia per il coordinamento della stampa locale (da acquisire con operazioni successive nel tempo) e della TV via cavo da impiantare a catena in modo da controllare la pubblica opinione media nel vivo del Paese.

E’ inoltre opportuno acquisire uno o due periodici da contrapporre a Panorama, Espresso ed Europeo sulla formula viva del “Settimanale”.

MEDIO E LUNGO TERMINE

Nel presupposto dell’attuazione di un programma di emergenza a breve termine come sopra definito, rimane da tratteggiare per sommi capi un programma a medio e lungo termine con l’avvertenza che mentre per quanto riguarda i problemi istituzionali è possibile fin d’ora formulare ipotesi concrete, in materia di interventi economico-sociali, salvo per quel che attiene pochissimi grandi temi, è necessario rinviare nel tempo l’elencazione di problemi e relativi rimedi.

a) Provvedimenti istituzionali

a1) Ordinamento giudiziario

1 – unita’ del Pubblico Ministero (a norma della Costituzione – articoli 107 e 112 ove il P.M. è distinto dai Giudici);

2 – responsabilità del Guardasigilli verso il Parlamento sull’operato del P.M. (modifica costituzionale);

3 – istruzione pubblica dei processi nella dialettica fra pubblica accusa e difesa di fronte ai giudici giudicanti, con abolizione di ogni segreto istruttorio con i relativi e connessi pericoli ed eliminando le attuali due fasi d’istruzione;

4 – riforma del Consiglio Superiore della Magistratura che deve essere responsabile verso il Parlamento (modifica costituzionale);

5- riforma dell’ordinamento giudiziario per ristabilire criteri di selezione per merito delle promozioni dei magistrati, imporre limiti di età per le funzioni di accusa, separare le carriere requirente e giudicante, ridurre a giudicante la funzione pretorile;

6 – esperimento di elezione di magistrati (Costit. art. 106) fra avvocati con 25 anni di funzioni in possesso di particolari requisiti morali;

a2) Ordinamento del Governo

1 – modifica della Costituzione per stabilire che il Presidente del Consiglio è eletto dalla Camera all’inizio di ogni legislatura e può essere rovesciato soltanto attraverso l’elezione del successore;

2 – modifica della Costituzione per stabilire che i Ministri perdono la qualità di parlamentari;

3 – revisione della legge sulla contabilità dello Stato e di quella sul bilancio dello Stato (per modificarne la natura da competenza in cassa);

4 – revisione della legge sulla finanza locale per stabilire – previo consolidamento del debito attuale degli enti locali da riassorbire in 50 anni – che Regioni e Comuni possono spendere al di là delle sovvenzioni statali soltanto i proventi di emissioni di obbligazioni di scopo (esenti da imposte e detraibili) e cioè relative ad opere pubbliche da finanziare, secondo il modello USA. Altrimenti il concetto di autonomia diviene di sola libertà di spesa basata sui debiti;

5 – riforma della legge comunale e provinciale per sopprimere le provincie e ridefinire i compiti dei Comuni dettando nuove norme sui controlli finanziari.

a3) Ordinamento del Parlamento

1 – nuove leggi elettorali, per la Camera, di tipo misto (uninominale e proporzionale secondo il modello tedesco), riducendo il numero dei deputati a 450 e, per il Senato, di rappresentanza di 2° grado, regionale, degli interessi economici, sociali e culturali, diminuendo a 250 il numero dei senatori ed elevando da 5 a 25 quello dei senatori a vita di nomina presidenziale, con aumento delle categorie relative (ex parlamentari – ex magistrati – ex funzionari e imprenditori pubblici – ex militari ecc.);

2 – modifica della Costituzione per dare alla Camera preminenza politica (nomina del Primo Ministro) ed al Senato preponderanza economica (esame del bilancio);

3- stabilire norme per effettuare in uno stesso giorno ogni 4 anni le elezioni nazionali, regionali e comunali (modifica costituzionale);

4 – introdurre la categoria delle leggi organiche (come in Francia) riservata ai codici, alle norme in materia di organizzazione dell’esecutivo, del pubblico impiego e degli ordinamenti giudiziario e militare, da approvare in Aula e con maggioranza qualificata;

5 – stabilire che i decreti-legge sono inemendabili;

a4) Ordinamento di altri organi istituzionali

1- Corte Costituzionale: sancire l’incompatibilità successiva dei giudici a cariche elettive od in enti pubblici; sancire il divieto di sentenze cosiddette attittive (che trasformano la Corte in organo legislativo di fatto);

2 – Presidente della Repubblica: ridurre a 5 anni il mandato, sancire l’ineleggibilità ed eliminare il semestre bianco (modifica costituzionale);

3 – Regioni: modifica della Costituzione per ridurre il numero e determinarne i confini secondo criteri geoeconomici più che storici.

b) Provvedimenti economico sociali

b1) Nuova legislazione antiurbanesimo subordinando il diritto di residenza alla dimostrazione di possedere un posto di lavoro od un reddito sufficiente (per evitare che saltino le finanze dei grandi Comuni);

b2) nuova legislazione urbanistica favorendo le città satelliti e trasformando la scienza urbanistica da edilizia in scienza dei trasporti veloci suburbani;

b3) nuova legislazione sulla stampa in senso protettivo della dignità del cittadino (sul modello inglese) e stabilendo l’obbligo di pubblicare ogni anno i bilanci nonchè le retribuzioni dei giornalisti;

b4) unificazione di tutti gli istituti ed enti previdenziali ed assistenziali in un unico ente di sicurezza sociale da gestire con formule di tipo assicurativo allo scopo di ridurre i costi attuali;

b5) disciplinare e moralizzare il settore pensionistico stabilendo:

1- il divieto del pagamento di pensioni prima dei 60 anni salvo casi di riconosciuta inabilità;

2 – il controllo rigido sulle pensioni di invalidità;

3 – l’eliminazione del fenomeno del cumulo di più pensioni;

b6) dare attuazione agli articoli 39 e 40 della Costituzione regolando la vita dei sindacati limitando il diritto di sciopero nel senso di:

1- introdurre l’obbligo di preavviso dopo avere espedito il concordato;

2 – escludere i servizi pubblici essenziali (trasporti; dogane; ospedali e cliniche; imposte; pubbliche amministrazioni in genere) ovvero garantirne il corretto svolgimento;

3 – limitare il diritto di sciopero alle causali economiche ed assicurare comunque la libertà di lavoro;

b7) nuova legislazione sulla partecipazione dei lavoratori alla proprietà azionaria delle imprese e sulla cogestione (modello tedesco)

b8) nuova legislazione sull’assetto del territorio (ecologia, difesa del suolo, disciplina delle acque, rimboschimento, insediamenti umani);

b9) legislazione antimonopolio (modello USA);

b10) nuova legislazione bancaria (modello francese);

b11) riforma della scuola (selezione meritocratica – borse di studio ai non abbienti – scuole di Stato normale e politecnica sul modello francese);

b12) riforma ospedaliera e sanitaria sul modello tedesco.

c) Stampa – Abolire tutte le provvidenze agevolative dirette a sanare i bilanci deficitari con onere del pubblico erario ed abolire il monopolio RAI-TV.

O R G A N I G R A M M A

ECONOMIA E FINANZA

- Governatore Banca d’Italia

- Direttore Generale B.ca It.

- Presidente IRI (e finanziarie dipendenti)

- Dir. Gen.         “

- Presidente ENI (e finanziarie dipendenti)

- Dir. Gen.         “

- Presidente

e Dir. Gen. Enti di gestione PP.SS. (EGAM – EFIM – Cinema – Terme)

- Presidente Cassa Mezzog.

- Dir. Gen.         “

- Presidente IMI

- Dir. Gen.         “

- Presidente Mediobanca

- Dir. Gen.         “

- Presidente Italcasse

- Dir. Gen.         “

- Presidente Mediocredito Centrale

- Dir. Gen.         “

- Presidente ICIPU

- Dir. Gen.         “

- Presidente INA

- Dir. Gen.         “

- Presidente INPS

- Dir. Gen.         “

- Presidente INAM

- Dir. Gen.         “

- Presidente INADEL

- Dir. Gen.         “

MAGISTRATURA

- Primo Pres. Corte Cass.

- Proc. Gener.         ” “

- Avv. Gener.         ” “

- Pres. C.A.

- Proc. Gen. C.A.

- Pres. Trib.

- Proc. Repubbl.

- Cons. Istrutt.

Roma

Milano

Torino

Venezia

Bologna

Firenze

Napoli

Bari

Catanzaro

Palermo

[ pagina]

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

- Presidente Consiglio di Stato

- Presidente Corte dei Conti

- Procuratore Generale Corte dei Conti

- Ragioniere Generale dello Stato

- Segretario Generale Ministero Affari Esteri

- Segretario Generale Programmazione

- Capo della Polizia

- Direttore Generale FF.SS

- Direttore Generale PP.TT

- Direttore Generale ANAS

- Direttore Generale Tesoro

- Direttore Generale II.DD.

- Direttore Generale II. Indir.

- Direttore Generale UTE

- Direttore Generale fonti d’energia

- Direttore Generale produzione industriale

- Direttore Generale valute

- Direttori Generali istruzione

elementare

secondaria 1° grado

superiore

tecnica

professionale

universitaria

CORPI MILITARI

- Capo S.M. Difesa

- Capo S.M. Esercito

- Capo S.M. Marina

- Capo S.M. Aeronautica

- Com.te Arma CC.

- Capo S.M. Guardia Fin.

- Com.ti Regioni Territoriali Eserc.

- Com.ti Zone Aeree

- Com.ti Dipartim. Mil. Maritt.

- Com.te Guardie PS

- Com.te Guardie Forestali

- Com.te Guardie Carcerarie

- Com.te Sid.

Antimafia Duemila – S. Alfano: Gelmini mette in atto progetto P2

Fonte: Antimafia Duemila – S. Alfano: Gelmini mette in atto progetto P2.

“La cancellazione del riferimento esplicito alla Resistenza dai programmi scolastici è un progetto politico ben preciso” afferma Sonia Alfano, eurodeputato IdV.

“Le scuse del Ministero non sono sufficienti – prosegue – e non si capisce la necessità di oscurare un riferimento che è di fondamentale importanza, se non con l’attuazione del piano della P2 di Licio Gelli. La Resistenza, per la quale il più grande Presidente della Repubblica Italiana Sandro Pertini è persino stato in carcere, è l’evento che ha concretizzato la nascita della democrazia italiana, quella stessa democrazia che Gelmini e colleghi – sottolinea – stanno seppellendo sotto i colpi della loro illiberale maggioranza. Questa è l’ennesima dimostrazione che Mariastella Gelmini, che semplicemente prende ordini dai padroni – conclude – non può certo essere la stella polare della cultura e dell’istruzione in Italia”.