I rifiuti campani riciclati in Germania!

La crisi dei rifiuti in Campania nasce dall’incapacità degli amministratori: i loro rifiuti li mandano in Germania, e lì invece di mandarli in discarica, li differenziano e rivendono alle industrie come materie prime. Ma perchè questo lavoro non si può fare in Italia?

http://www.ansa.it/ambiente/notizie/notiziari/rifiuti/20080220184734598854.html

… lo smaltimento, attualmente in corso, di rifiuti campani verso la Germania costa dai 170 ai 200 euro per ogni tonnellata (trasporto incluso), per cui i due treni che da un po’ di tempo vanno a Bremerhaven e Lipsia con 1000 tonnellate al giorno, sono costati al contribuente italiano fino a un massimo di 200.000 euro al giorno, un milione di euro a settimana lavorativa di cinque giorni.

I rifiuti finiscono in Germania nelle fabbriche di riciclaggio, dove le materie prime e riutilizzabili vengono messe da parte e il resto, quello che puo’ essere bruciato senza danni ecologici, finisce nei termovalorizzatori, i bruciatori grandi quanto un palazzo a sette piani che lo usano per produrre energia elettrica rivenduta alle societa’ energetiche e ai nuclei familiari in Germania.

Come dire, l’Italia paga per una parte della corrente elettrica che viene rivenduta ai consumatori tedeschi. Il resto, quello che non puo’ piu’ essere usato perche’ e’ nocivo o per altri motivi, viene immagazzinato nelle miniere abbandonate nel sottosuolo tedesco. A pagamento, s’intende.

Ma non finisce qui: l’Italia, che figura al quarto posto dopo Olanda, Francia e Austria con 1,3 milioni di tonnellate nella lista dei fornitori di rifiuti all’industria tedesca del riciclaggio, compare poi al terzo posto, con 2,01 milioni di tonnellate, nella graduatoria degli acquirenti per le materie prime ottenute grazie al riciclaggio.

Lontano dagli scontri tra dimostranti e polizia di questi giorni in Campania, l’industria del riciclaggio in Germania, secondo i dati pubblicati dall’Ente federale per l’ambiente, macina rifiuti e rottami e li trasforma in moneta contante.

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