Il gioco grande

Strage di via d'Amelio

Ecco un articolo interessante sulle stragi di mafia del 1992 di cui riporto un estratto qui sotto:

Nomi di cardinali in attività, rispettabili uomini politici. Affari tra mafia, massoneria, politica e Vaticano. Ora si comincia a ballare. Ora si comincia a capire il “gioco grande” che Falcone aveva capito, e che Borsellino stava iniziando a decifrare. Ecco un assaggio di Giorgio Bongiovanni: Tra i mesi di aprile e maggio del 1981 mentre si trovava a Milano dove, su disposizione della propria famiglia, era impiegato presso l’aeroporto di Linate al fine di agevolare il traffico di droga proveniente dalla Turchia e diretto negli Stati Uniti via Sicilia, gli venne ordinato di far rientro al suo paese natale poiché c’era un «lavoretto» da svolgere. Una volta a Castelvetrano si era recato a casa di Francesco Messina Denaro nella quale erano riuniti diversi uomini d’onore di spicco a lui noti: Vincenzo Culicchia, deputato al consiglio regionale in Sicilia, Stefano Accardo detto «cannata», Vincenzo Furnari, Enzo Leone, componente del Consiglio Regionale della Sicilia, Antonino Marotta e il suo padrino Tonino Vaccarino. Su un tavolo all’interno dell’abitazione due grosse valigie, una delle quali ancora aperta. Conteneva un enorme quantità di biglietti da cento mila lire. Caricate le valige, tutti i presenti, ad eccezione di Messina Denaro, si diressero all’aeroporto di Punta Raisi dove, grazie all’ausilio di uomini già predisposti, imbarcarono il voluminoso e prezioso carico sottobordo. Allo stesso modo ne ripresero possesso una volta giunti a Fiumicino. Ad attenderli un corteo di lusso. Tre auto scure di grossa cilindrata, Monsignor Paul Marcinkus, direttore dello IOR, la banca vaticana, un altro cardinale e il notaio Francesco Albano. Tutti gli uomini di spicco salirono su due delle tre auto con le valigie, mentre Calcara e altri sulla terza autovettura. L’appuntamento era presso l’abitazione del notaio Albano situata sulla via Cassia. Il pentito, travestito da carabiniere e il maresciallo Giorgio Donato, che aveva percorso tutto il tragitto da Milano con lui, rimasero di guardia davanti all’entrata dell’edificio fino a quando non ricevettero la comunicazione che tutto era a posto e quindi potevano andarsene. In compagnia del militare il Calcara fece ritorno a Paderno Dugnano, alle porte del capoluogo lombardo, dove si trovava in stato di sorvegliato speciale dopo un periodo di detenzione. Il responsabile incaricato di controllare i suoi movimenti era proprio il maresciallo Donato.

Ecco anche il link al sito di Salvatore Borsellino, fratello di Paolo.

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