Incontri al vertice

Benny Calasanzio riporta sul suo blog la ricostruzione giudiziaria di un’incontro avvenuto nel 1974 tra Silvio Berlusconi e l’allora capo dei capi di Cosa Nostra, Stefano Bontate:

http://bennycalasanzio.blogspot.com/2008/08/berlusconi-ovvero-lunico-che-non-pu.html

1974, Milano. Dal libro “Fratelli d’Italia” di Ferruccio Pinotti. Dalle dichiarazioni di Francesco Di Carlo, ex boss collaboratore di giustizia. Stando agli atti del processo Dell’Utri, nel 1974 Silvio Berlusconi ebbe contatti proprio con Stefano Bontate e con altri esponenti di Cosa Nostra: l’incontro sarebbe avvenuto a causa delle minacce di rapimento di cui Silvio Berlusconi e la sua famiglia erano oggetto. Scrivono i magistrati: “Di Carlo riferisce di aver partecipato personalmente ad un incontro a Milano, in Foro Bonaparte, sede della Edilnord di Berlusconi. Incontro cui parteciparono anche Stefano Bontate, Mimmo Teresi, Marcello Dell’Utri e Gaetano Cinà. Di Carlo: Siamo entrati e a venirci incontro è stato proprio Marcello Dell’Utri, che io conoscevo. E’ una persona bassina. Ci ha salutati, una stretta di mano, con Tanino (Cinà, ex medico di Totò Riina, condannato a nove anni assieme a Dell’Utri per mafia) si è baciato, con gli altri si, con me no. Tra di loro si davano del tu. Siamo entrati in una grande stanza e c’era una scrivania. C’era qualche divano per sedersi, delle sedie. Ci siamo seduti là. Dopo un quarto d’ora è spuntato questo signore sui 30 anni, 30 e rotti anni, e ci hanno presentato il dottore Berlusconi…”. Pm: “Ricorda chi faceva le presentazioni?”. Di Carlo: “Dell’Utri, ma Berlusconi conosceva già Gaetano Cinà”. […] Dell’Utri era con un vestito blu, giacca e cravatta. Il dottore Berlusconi non era quello di adesso, senza capelli. Aveva i capelli, era un castano chiaro, aveva una camicia sotto e un maglioncino a girocollo e un jeans, un pantalone sportivo comunque. Abbiamo scherzato di questo con Bontate e Teresi dopo. Ovvero il fatto che abbiamo passato un’ora a prepararci, come le donne quando si truccano, e quello è venuto in jeans e maglioncino” . Dopo i convenevoli, si passa al tema dell’incontro. Racconta Di Carlo: “Sono andati nel discorso della garanzia perché Berlusconi era preoccupato. […] Stefano Bontate gli fece raccontare la situazione. Lui disse che aveva dei bambini, dei familiari, che non stava tranquillo, che avrebbe voluto una garanzia. Berlusconi disse: “Marcello mi ha detto che lei è una persona che può garantirmi questo ed altro”. Allora Stefano, modesto, rispose: “No, io sa… però lei può stare tranquillo, se lo dico io può stare tranquillo. Lei avrà persone molto vicine, che qualsiasi cosa chiede sarà fatta. Poi ha Marcello qua vicino e per qualsiasi cosa si rivolga a lui”. Disse che oltre a Marcello gli mandava qualcuno, una persona molto vicina a loro. Disse: “In ogni caso Marcello può garantire perché è una persona molto vicina a noialtri”. Pm: “Poi avete discusso della persona fidata da mandare a Berlusconi?”. Di Carlo “Non mi ricordo se già c’era andato Mangano. Quando ne parlammo Teresi disse: “Ma c’è già Vittorio, perché questo Vittorio è amico di Dell’Utri. Per quello che deve fare va bene Mangano, perché in Cosa Nostra non è la presenza che conta, c’è Cosa Nostra che protegge, basta che si sappia che uno è protetto da Cosa Nostra e può stare tranquillo”. Poi Bontate chiede a Berlusconi il motivo per il quale non venga ad investire in Sicilia, e il futuro premier risponde: “Ma come, con i meridionali e i siciliani (in quegli anni a Milano erano siciliani e calabresi protagonisti dei sequestri) ho problemi e debbo venire là?”. Di Carlo conclude: “Berlusconi alla fine ci ha detto che era pure a disposizione per qualsiasi cosa. E “a disposizione” non so se per i milanesi abbia un senso differente che per i siciliani – perché noialtri, quando ci dicono “a disposizione”, in Cosa Nostra, si deve essere disponibili a tutto”.

Dato che quanto sopra è un fatto certo, agli atti del processo dell’Utri, in un paese normale la stampa avrebbe dovuto porre le seguenti domande:

  1. Perchè il boss dei boss di Cosa Nostra ritiene tanto importante il fatto di doversi recare personalmente a Milano per discutere con l’allora giovane imprenditore Silvio Berlusconi?
  2. Quali importanti interessi legano i due personaggi, tanto importanti da non poter essere delegati ad uno degli uomini di fiducia del capo dei capi, ma richedevano il suo personale intervento?
  3. Perchè il capo dei capi e i suoi uomini di fiducia si preparano con cura [“…abbiamo passato un’ora a prepararci, come le donne quando si truccano…“] all’incontro con Silvio Berlusconi? Chi è veramente Silvio Berlusconi se un uomo sanguinario come bontate lo tiene in così grande rispetto?
  4. Di quali garanzie aveva bisogno Berlusconi dal capo di cosa nostra? E perchè?
  5. Bontate disse a Berlusconi: “qualsiasi cosa chiede sarà fatta”. Che cosa rappresentava Berlusconi per avere una tale disponibilità da parte del capo di Cosa Nostra?
  6. Com’è stato possibile che Marcello Dell’Utri, che secondo la ricostruzione è uomo di fiducia di Stefano Bontate è poi diventato l’organizzatore del principale partito di governo e uno dei politici più influenti d’Italia.
  7. Perchè capo di Cosa Nostra dice che Silvio berlusconi “…è protetto da Cosa Nostra e può stare tranquillo…“?
  8. Cosa intendeva Berlusconi quando diceva al capo di Cosa Nostra che era “a disposizione per qualsiasi cosa“?

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