Archivi del mese: settembre 2008

Il piano nazionale degli inceneritori

Inceneritore

Da :http://www.pressante.com/ambiente-e-salute/1162-il-piano-nazionale-degli-inceneritori.html

…il club degli inceneritoristi italiani), che propone di ricoprire il suolo patrio di nuovi inceneritori di rifiuti urbani e assimilati: per l’esattezza, 100 impianti da 170.000 tonnellate all’anno ciascuno, per soddisfare il fabbisogno del paese. In subordine, solo 80, oppure, tanto per cominciare, 35 da 250.000 tonnellate all’anno nel periodo 2008-2015 e 15 (totale 50) entro il 2020. Ovviamente, per bruciare rifiuto senza quel trattamento preliminare – prescritto dall’Ue – che estrae dalla frazione indifferenziata solo la parte combustibile non altrimenti recuperabile, il cosiddetto Cdr (combustibile derivato dai rifiuti); trattamento che l’Anida considera un costo superfluo, dato che gli inceneritori possono bruciare tutto. Con il prezzo attuale del petrolio, il Cdr e’ diventato conveniente per impianti di altro tipo (cementifici, altoforni, fornaci, centrali termoelettriche e persino navi), che se lo disputano come additivo al combustibile di base, rischiando di lasciare a secco gli inceneritori.

E’ la linea di condotta adottata 7 anni fa in Campania dal gruppo Fibe-Impregilo, che, per non cedere a altri il Cdr che avrebbe dovuto estrarre dai rifiuti campani, sui quali contava di lucrare i ricchi incentivi cosiddetti Cip6 destinati al futuro inceneritore di Acerra, ha riempito le campagne della regione con 8 milioni di tonnellate di “ecoballe”; che non sono Cdr, ma rifiuto indifferenziato malamente imballato e accatastato in discariche non a norma e che, dato il loro dubbio contenuto, la normativa europea proibisce anche di bruciare in un inceneritore.

….

Ma la reintroduzione a tappeto del Cip6 e’ soprattutto l’obiettivo non dichiarato dell’Anida e delle imprese che essa rappresenta, che sanno bene che senza sostanziosi incentivi un inceneritore non e’ in grado di andare avanti. Perche’ oltre che nocivo per la salute – la cancerosita’ delle sue emissioni e’ comprovata – e deleterio per l’ambiente – spreca, con rendimenti energetici risibili, oltre all’energia contenuta nei materiali che brucia anche quella consumata per produrli – l’inceneritore e’ un disastro anche in termini economici e puo’ funzionare solo se lautamente sovvenzionato. Con tanti saluti per il mercato e le sue regole: quelle a cui nessun fautore dell’incenerimento sosterra’ mai di volersi sottrarre. Infine, il documento dell’Anida non dice chi siano i “diversi partiti politici che hanno sostenuto la necessita’ e l’utilita’ della termovalorizzazione dei rifiuti urbani durante la campagna elettorale dell’aprile scorso”. Ma basta andare a vedere da chi sono partite le proposte e le iniziative per estendere gli incentivi Cip6 per rendersi conto che su questo punto c’e’ stata, gia’ in campagna elettorale, un’intesa cosiddetta bipartisan tra i partiti dell’attuale maggioranza e quelli dell’attuale opposizione. Un’intesa per di piu’ segreta, o mai dichiarata, che puzza di tangenti, o comunque di spartizione dei benefici a spese del contribuente e dell’utente elettrico.

E, cosa che desta maggiore orrore, un’intesa che si e’ consolidata prendendo a pretesto le sofferenze inflitte per oltre dieci anni alla popolazione campana, accusata di essere precipitata nel marasma attuale per neghittosita’ nei confronti della raccolta differenziata, o addirittura per complicita’ con la camorra, che agli impianti “moderni” preferirebbe le vecchie discariche. Invece di riconoscere che all’origine della crisi campana c’e’ solo la decisione del gruppo Fibe-Impregilo, e di chi lo ha assecondato, di accumulare quanta piu’ monnezza indifferenziata possibile da destinare ai futuri inceneritori; in violazione del decreto Napolitano che li obbligava a produrre vero Cdr da destinare a impianti di altre regioni: per lo meno fino a quando l’inceneritore di Acerra non fosse entrato in funzione. Una storia che oggi ci viene riproposta – alla grande; e per tutto il paese – dal Pnt dell’Anida.

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Ancora sui mandanti esterni

http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=585:la-testimonianza-del-dott-genchi-al-processo-borsellino-bis&catid=14:i-mandanti-occulti&Itemid=20

Il volto di questi “soggetti esterni” a Cosa Nostra é a tutt´oggi coperto o meglio sui nomi di questi individui o gruppi di persone o entitá che hanno condiviso e verosimilmente contribuito materialmente alla pianificazione della strage di via D´Amelio non c´é una pronuncia definitiva di condanna della magistratura. Ma leggendo con attenzione le sentenze e le testimonianze di chi in prima persona ha condotto quelle indagini si trovano indizi e tracce molto chiare di quel “contesto esterno” che ha affiancato e supervisionato la mano di Cosa Nostra.

I “soggetti esterni” che hanno interagito con l´associazione mafiosa negli anni del tritolo 1991-92-93 hanno nomi e volti ai quali le indagini si sono avvicinate in modo concreto e tangibile, ma non appena i contorni di questi “contatti esterni” hanno preso forma abbiamo visto investigatori ostacolati nelle proprie indagini e trasferiti di punto in bianco, magistrati costretti a chiedere il trasferimento per “la mancanza delle condizioni per andare avanti”, giornalisti accusati di “manipolare i documenti”. Chi ha toccato quei fili é certamente “morto”, perlomeno da un punto di vista professionale, nel senso che la sua attivitá lavorativa é stata profondamente segnata dalla scelta di fare fino in fondo il proprio dovere.

Una nota deve essere fatta su chi allora occupava i vertici delle Istituzioni ed aveva la piena responsabilitá politica di talune scelte. Dal 28 giugno 1992 al 28 aprile 1994 fu in carica il primo governo Amato del quale facevano parte:

– Giuliano Amato, presidente del Consiglio
– Nicola Mancino, ministro degli Interni
– Claudio Martelli, ministro di Grazia e Giustizia
– Salvo Andó, ministro della Difesa

La scelta di trasferire il dott. Genchi ed il dott. La Barbera ad altri incarichi durante lo svolgimento di indagini cosí complesse e delicate rimanda quantomeno ad una chiara responsabilitá politica di chi all´epoca ricopriva gli incarichi ai vertici delle Istituzioni.

Il dott. Genchi cita poi i cognomi di due degli individui da lui identificati come operanti all´interno del CERISDI ed appartenenti ad organi di sicurezza interna dello stato: Coppolino, un ex ufficiale dei carabinieri successivamente trasferito prima all´amministrazione dell´interno e poi, forse, alla questura di Caltanissetta, e Marchese, figlio di un ufficiale dell’esercito e con un ruolo molto vicino all’onorevole Sergio Mattarella. A parte questi due individui, il dott. Genchi ricorda poi che il prefetto Pietro Verga, giá alto commissario per la lotta alla mafia nel 1987 e nella prima metá del 1988, fu successivamente nominato direttore del CERISDI.

Il dott. Genchi sottolinea poi che presso il CERISDI operavano anche soggetti dell’ambito paraistituzionale della Regione Siciliana, sul conto dei quali si era pure appuntata l’attenzione investigativa, e cita in particolare un soggetto, il professore Alessandro Musco, che era stato un’eminenza grigia della Regione Siciliana ed il consigliere personale del presidente Nicolosi. Il prof. Musco aveva curato tutti i rapporti con le imprese ed i piu’ grossi gruppi imprenditoriali italiani.

Nel capitolo quinto della sentenza la corte da un alto parla espressamente di complicità e connivenze nei grandi delitti di mafia che il sistema non riesce ad individuare e a portare alla luce per tutta una serie di ragioni a causa del livello complessivo strutturalmente basso di legalitá nel nostro paese e dall´altro ribadisce il ruolo centrale di Cosa Nostra nell´organizzazione della strage di via D´Amelio

Quello che stava portando avanti Paolo Borsellino avrebbe avuto effetti rivoluzionari. Se Paolo Borsellino avesse avuto il tempo e la possibilitá di concludere quello che stava facendo non erano solo dei mafiosi ad andare in carcere. Chi rischiava il carcere da un momento all´altro erano personaggi delle istituzioni e della magistratura

Le tappe che accompagnanano la preparazione dell´attentato, dal furto della FIAT 126 alla predisposizione dell´attentato, all´organizzazione dell´intercettazione telefonica presso l´abitazione della madre di Paolo Borsellino, sono perfettamente convergenti e coincidono cronologicamente con le fasi in cui Borsellino stava assumendo le dichiarazioni di Gaspare Mutolo. Mutolo ha dato in piú fasi delle dichiarazioni a Borsellino che questi ha progressivamente verbalizzato. In un´occasione, mi ricordo quello che mi fu detto dai familiari, Borsellino, tornando da un interrogatorio di Mutolo pochi giorni prima di essere ucciso, aveva pure vomitato tanto era sconvolto delle cose che Mutolo gli aveva detto. Io ritengo che proprio in questa fase si siano innescati il pericolo e la preoccupazione di qualcuno che il lavoro di Borsellino portasse a risultati che potevano essere micidiali non solo per Cosa Nostra, ma anche per chi con Cosa Nostra a Palermo aveva convissuto per tanti anni. Ed é lí che si innesta il progetto stragista

L´esplosione e´ avvenuta alle 16.58 e 20 secondi. Noi rinveniamo dei contatti telefonici nei secondi e nei minuti immediatamente successivi fra cellulari che eseguono delle chiamate e ne ricevono delle altre: probabilmente qualcuno é informato di quello che é avvenuto in via D´Amelio molto prima di quanto non lo fossero state le forze di polizia che a distanza di 10-15 minuti dopo l´esplosione ancora continuavano a dare comunicazioni varie nelle diverse centrali operative di un incendio e di un´esplosione in zona fiera. Chi invece ha avuto comunicazione prima di quanto non l´abbiano avuta le forze di polizia non poteva che averla avuta da coloro che avevano eseguito l´attentato

Chi ha premuto il telecomando lo ha fatto non solo sapendo che il giudice stava andando a casa dalla madre ma anche che doveva necessariamente avere la visuale diretta del luogo dell´attentato. In ogni punto nell´area di via D´Amelio o delle vie limitrofe o delle vie da cui si aveva la visuale diretta (su via D´Amelio, ndr) noi abbiamo trovato, anche nel palazzo piú distante, le finestre e gli infissi sventrati all´interno. Quindi chiunque si fosse posto in uno di questi luoghi ad avere la visuale diretta e premere il telecomando, sarebbe stato travolto dall´onda d´urto che ha devastato tutto. Ecco quindi che noi abbiamo guardato al crinale di monte Pellegrino perché il crinale con i suoi percorsi ed i suoi punti di vedetta era il luogo ideale perché ad occhio nudo o con un binocolo di modeste dimensioni si poteva avere in copertura totale da parte di chi andava ad eseguire l´attentato la visuale diretta del luogo della strage.
Della strage di via D´Amelio si sa molto poco perché probabilmente non é solo Cosa Nostra che deve spiegare come questa strage é avvenuta ma probabilmente ci sono soggetti non facenti parte direttamente a Cosa Nostra

Infine in merito alla sparizione dell´agenda rossa di Paolo Borsellino il dott. Genchi afferma: “Puó darsi che qualcuno con quell´agenda si sia fatta la polizza assicurativa per sé ed oggi continui a vendere polizze assicurative ad altri che, probabilmente, trovandosi scritti in quell´agenda rossa, hanno fatto chissa´ quali grandi carriere e quali grandi fortune”.

Il sostituto procuratore di Caltanissetta Luca Tescaroli, titolare dal luglio 1998 alla fine del 2001 delle indagini sui mandanti ed esecutori della strage di via D´Amelio, incontró analoghe difficoltá e resistenze nel condurre le indagini. Tescaroli chiese ed ottenne nel 2001 il trasferimento presso la procura di Roma affermando come a Caltanissetta “non vi fossero piú le condizioni per continuare a lavorare” (Tescaroli: “Ma Brusca e Cancemi non si contraddicevano”, Giovanni Bianconi, CORRIERE DELLA SERA, 27 marzo 2001). Nell´inchiesta condotta da Tescaroli figuravano indagati gli on. Silvio Berlusconi e Marcello Dell´Utri la cui posizione fu archiviata il 3 maggio 2002 dal GIP Giovanbattista Tona.

Gli investigatori indipendenti che hanno provato ad andare oltre il livello degli esecutori della strage di via D´Amelio affiliati a Cosa Nostra si sono trovati di fronte ad “un limite insormontabile” nella comprensione dei fatti. Ma questo limite non deriva da mancanza di elementi d´indagine, quanto piuttosto da un´azione di contrasto allo sviluppo delle inchieste condotta da soggetti appartenenti alle Istituzioni che evidentemente agiscono per confinare le responsabilitá degli autori della strage all´orbita della sola Cosa Nostra. Il dott. Gioacchino Genchi ha dimostrato per tabulas come gli uomini di Cosa Nostra non abbiano agito da soli nella pianificazione ed esecuzione della strage ed i risultati investigativi del suo lavoro indicano con chiarezza in quale direzione nuove ed ulteriori indagini devono essere sviluppate per fare piena chiarezza su quanto accaduto in via D´Amelio a Palermo il 19 luglio 1992.

Fino a quando i responsabili politici e materiali di questa strategia del tritolo non verranno messi di fronte alle loro responsabilitá, i pilastri della cosiddetta “seconda repubblica” rimarranno affondati del sangue e le Istituzioni saranno occupate da individui che hanno costruito le loro fortune sul ricatto. Le conseguenze le tocchiamo con mano nella nostra vita di tutti i giorni.

Wackernagel e l’impronta ecologica

Dal Blog di Beppe Grillo: http://www.beppegrillo.it/2008/09/mathis_wackerna.html

“I monaci italiani introdussero il concetto di contabilità per i soldi. L’impronta ecologica è qualcosa di simile applicato alle risorse: se pensiamo come contadini, invece che ai soldi pensiamo a quanto territorio abbiamo disponibile per i pascoli, le coltivazioni eccetera. Questo è ciò che abbiamo a disposizione e quello che usiamo per il cibo, l’energia, eccetera.
Se guardiamo quante risorse consumiamo dal primo gennaio al 23 settembre, l’Overshoot Day, e facciamo un confronto con la produzione annua totale vediamo che dal primo gennaio al 23 settembre abbiamo consumato tutte le risorse che la Terra è in grado di rigenerare in un intero anno.
Quando sono nato, nel 1962, l’umanità usava la metà delle risorse rigenerabili in un anno.Finora siamo riusciti, con la tecnologia, a spremere il pianeta. Alcune aree del mondo hanno sperimentato il collasso perché sono troppo povere per importare risorse extra rispetto a quelle che riescono a produrre in loco.
La Svizzera, ad esempio, che è abbastanza ricca consuma tre volte le risorse che il suo ecosistema riesce a rigenerare. Finché avrà sufficienti risorse finanziarie, potrà comprare le risorse naturali. Le ultime stime per l’Italia sono per il 2003: 4,2 ettari di spazio ecologico produttivo rispetto a 1,8 disponibili nel mondo; un po’ meno di tre volte quello che è disponibile nel mondo. La biocapacità dell’Italia è di un ettaro per persona, un po’ di più della metà della media mondiale. Ci vogliono quindi 4 Italie per supportare il consumo degli italiani. Altri casi sono Haiti o il Darfur, che sono molto più limitati nella disponibilità di risorse in loco e finite queste non sono in grado di importare risorse extra da fuori e si trovano a fare i conti con gravi carenze di materie prime.
Ci sono bellissimi esempi storici, belli anche perché lontani nel tempo. Quando l’impero romano era al suo apice, a Roma abitavano un milione di persone. Quando l’impero collassò, la città non riuscì più a trasportare le risorse dai posti più lontani. La città in pochissimo tempo, un anno o poco più, scese a 50.000 abitanti appunto perché poteva contare sulle risorse locali non riuscendo a trasportarne da fuori. Questo è il miglior esempio storico.
Ci sono tre aree su cui ci dobbiamo concentrare: la prima è che, come per l’economia, dobbiamo essere coscienti di quanto spendiamo e quanto utilizziamo.Una buona contabilità non salva dalla bancarotta, ma aiuta a capire quanto ci siamo vicini.
La seconda: se si guarda alle infrastrutture costruite oggi o nel passato… le infrastrutture rimangono per decenni. Pensate a come sono costruite le vostre città: questo determina come vivete in queste città, determina per decenni quanto le case consumano.
La terza, è orientare l’innovazione nella giusta direzione. L’innovazione è il miglior strumento per risolvere i problemi, ma se non è concentrata sui problemi giusti questi non verranno risolti. Se abbiamo chiare le questioni da risolvere possiamo raggiungere gli obiettivi dell’innovazione più facilmente e iniziare a investire in questi obiettivi.
Posso dirvi quale energia useremo, è abbastanza ovvio: oggi usiamo circa 15 terawatt di energia per alimentare l’economia mondiale. Il Sole fornisce 175.000 terawatt al nostro pianeta. Quindi di sicuro questa sarà la fonte utilizzata maggiormente, come abbiamo fatto nel passato, nei primi 500.000 anni della storia dell’uomo.
Io spero che inizieremo a capire che i rifiuti non sono la fine del ciclo, ma l’inizio.I nostri rifiuti possono diventare una significativa risorsa per la nostra economia: la cosa peggiore che possiamo fare con i rifiuti è mescolare rifiuti diversi, è uno spreco.Separandoli hanno molto più valore: dalla carta si ricava carta, dal metallo il metallo, eccetera.L’organico può diventare concime tramite il compostaggio senza contaminare il resto dei rifiuti.Alcune parti possono avere un valore energetico che si può ricavare dalla combustione.I rifiuti dunque possono essere una grande opportunità e una risorsa per l’economia e non il problema che sono oggi.
” M.Wackernagel

Il mandante Mantovano

È sempre più evidente che una parte delle istituzioni anzichè combattere la criminalità, la favoriscono in ogni modo:

http://bennycalasanzio.blogspot.com/2008/09/il-mandante-mantovano.html

Non avevo mai visto una Istituzione consegnare nelle mani dei killer un uomo. Mai visto uno Stato democratico darsi così tanto da fare affinchè un suo uomo venga sterminato. Dal 18 settembre la n’drangheta può colpire quando vuole colui che la mise in seria difficoltà, undici anni fa, denuciando un intero sistema di potere in Calabria. Per uccidere Pino Masciari basterà collegarsi al suo sito internet, decidere in quale città di Italia colpirlo guardando il calendario degli incontri, e mandare lì un gruppo di fuoco, nemmeno troppo consistente (per risparmiare, visti i prezzi del petrolio). A difendere Pino non troveranno infatti poliziotti, blindate e mitragliette che fino ad adesso lo hanno sempre accompagnato durante i suoi incontri. Solo un gruppo di ragazzi che circondano Pino e lo difendono con il loro corpo. Civili, ragazzi, alcuni ragazzini. Che fanno da scorta a Pino. E’ il fallimento di uno Stato arrivare a ciò. Perchè fino al 17 settembre Pino Masciari era un testimone di giustizia a rischio imminente di vita. Oggi non più. Quando Pino, come fa ormai da due anni a questa parte, comunica gli spostamenti per aver assegnata la protezione, gli risponde Alfredo Mantovano, presidente della Commissione sui programmi di protezione per collaboratori e testimoni di giustizia, non a caso il più vituperato dalla maggioranza dei testimoni. Gli dice, testualmente: “In esito alle istanze presentate dal sig. MASCIARI Giuseppe, con le quali ha chiesto l’accompagnamento e scorta durante i suoi viaggi, nonchè gli anticipi delle spese connesse a tutti gli spostamenti che avranno luogo nel periodo (…), non sono state accolte. Il teste potrà in ogni caso, effettuare tali spostamenti in piena autonomia”. Tradotto, vuol dire: Masciari, faccia quello che vuole, ma senza scorta. Parafrasato, vuol dire: amici della n’drangheta, Pino è vostro. Grazie per non averlo ucciso mentre era sotto scorta, ci avrebbe creato dei problemi. Ora potete fare quello che volete. Quando Pino diffonde la notizia, i suoi ragazzi scrivono un comunicato stampa in cui denunciano la sentenza di morte in carta bollata. Quando le agenzie lanciano la notizia, Mantovano, deliberatamente, decide di mentire. Guardate, a fronte delle parole inviate a Masciari, come replica: ”La notizia secondo la quale la Commissione centrale sui programmi di protezione per i testimoni di giustizia avrebbe revocato la scorta al signor Pino Masciari è del tutto infondata”. Ma non è stato lui a scrivere l’accompagnamento e scorta durante i suoi viaggi, nonchè gli anticipi delle spese connesse a tutti gli spostamenti che avranno luogo nel periodo (…), non sono state accolte. Dovete sapere però, che il dipendente Mantovano (Dott.Jekill e Mr Hide) ha pure scritto un libro dal titolo illuminante: Testimoni a perdere

Bisogna trovare la forza di cambiare. Ora, o mai più

Roberto Saviano

Roberto Saviano

Saviano: “Bisogna trovare la forza di cambiare. Ora, o mai più”: http://www.antimafiaduemila.com/content/view/9148/48/

Ho visto che nella mia terra sono comparse scritte contro di me. Saviano merda. Saviano verme. E un’enorme bara con il mio nome. E poi insulti, continue denigrazioni a partire dalla più ricorrente e banale: “Quello s’è fatto i soldi”. Col mio lavoro di scrittore adesso riesco a vivere e, per fortuna, pagarmi gli avvocati. E loro? Loro che comandano imperi economici e si fanno costruire ville faraoniche in paesi dove non ci sono nemmeno le strade asfaltate?

Loro che per lo smaltimento di rifiuti tossici sono riusciti in una sola operazione a incassare sino a 500 milioni di euro e hanno imbottito la nostra terra di veleni al punto tale di far lievitare fino al 24% certi tumori, e le malformazioni congenite fino all’84% per cento? Soldi veri che generano, secondo l’Osservatorio epidemiologico campano, una media di 7.172,5 morti per tumore all’anno in Campania. E ad arricchirsi sulle disgrazie di questa terra sarei io con le mie parole, o i carabinieri e i magistrati, i cronisti e tutti gli altri che con libri o film o in ogni altro modo continuano a denunciare? Com’è possibile che si crei un tale capovolgimento di prospettive? Com’è possibile che anche persone oneste si uniscano a questo coro? Pur conoscendo la mia terra, di fronte a tutto questo io rimango incredulo e sgomento e anche ferito al punto che fatico a trovare la mia voce.

Perché la devastazione cresce proporzionalmente con i loro affari, perché è irreversibile come la terra una volta per tutte appestata, perché non conosce limiti. Perché là fuori si aggirano sei killer abbrutiti e strafatti, con licenza di uccidere e non mandato, che non si fermano di fronte a nessuno. Perché sono loro l’immagine e somiglianza di ciò che regna oggi su queste terre e di quel che le attende domani, dopodomani, nel futuro. Bisogna trovare la forza di cambiare. Ora, o mai più.

Il ritorno del principe

Sto leggendo “Il ritorno del principe”, lo consiglio a tutti per capire i legami tra mafia e potere.

http://www.chiarelettere.it/?id_blogdoc=1955252

Il potere non è nel Consiglio comunale di Palermo. Il potere non è nel Parlamento della Repubblica. Il potere è sempre altrove. Lo stato per me è la Costituzione e la Costituzione non esiste più.
Leonardo Sciascia

Non è vero che la mafia è quella che si vede in tv, e che i corrotti e i criminali sono una malattia della nostra società. Qui, in Italia, la corruzione e la mafia sembrano essere costitutivi del potere, a parte poche eccezioni (la Costituente, Mani pulite, il maxiprocesso a Cosa nostra). Ricordate il Principe di Machiavelli? In politica qualsiasi mezzo è lecito. C’è un braccio armato (anche le stragi sono utili alla politica del Principe), ci sono i volti impresentabili di Riina, Provenzano, Lo Piccolo, e poi c’è la borghesia mafiosa e presentabile che frequenta i salotti buoni e riesce a piazzare i suoi uomini in Parlamento. Ma il potere è lo stesso, la mano è la stessa.

Il libro è questo: racconta il fuori scena del potere, quello che non si vede e non è mai stato raccontato ma che decide, fa politica e piega le leggi ai propri interessi. Ci avviamo verso una democrazia mafiosa? Gli italiani possono reagire, è già successo.

Su Clementina Forleo e Luigi De Magistris è calato il silenzio totale globale

http://toghe.blogspot.com/2008/09/su-clementina-forleo-e-luigi-de.html

Su Clementina Forleo e Luigi de Magistris è calato il silenzio totale.

Eppure ciò che sta accadendo in questi giorni non ha precedenti nella storia repubblicana.

Poiché con una mossa del genere Alfano non solo mette a repentaglio un procedimento delicato qual è Toghe Lucane, ma sferra un altro colpo micidiale alla credibilità della giustizia, o di ciò che ne resta.

Eppure nessuno dice niente.

Dobbiamo parlarne qui, su un blog, nemmeno fossimo esuli o clandestini.

I fatti commentati da Carlo Vulpio sono noti a chi fa informazione, ma misteriosamente non vengono raccontati e di essi si trovano solo frammenti fra la ventesima e la trentaduesima pagina di uno o due quotidiani.