Ancora sui mandanti esterni

http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=585:la-testimonianza-del-dott-genchi-al-processo-borsellino-bis&catid=14:i-mandanti-occulti&Itemid=20

Il volto di questi “soggetti esterni” a Cosa Nostra é a tutt´oggi coperto o meglio sui nomi di questi individui o gruppi di persone o entitá che hanno condiviso e verosimilmente contribuito materialmente alla pianificazione della strage di via D´Amelio non c´é una pronuncia definitiva di condanna della magistratura. Ma leggendo con attenzione le sentenze e le testimonianze di chi in prima persona ha condotto quelle indagini si trovano indizi e tracce molto chiare di quel “contesto esterno” che ha affiancato e supervisionato la mano di Cosa Nostra.

I “soggetti esterni” che hanno interagito con l´associazione mafiosa negli anni del tritolo 1991-92-93 hanno nomi e volti ai quali le indagini si sono avvicinate in modo concreto e tangibile, ma non appena i contorni di questi “contatti esterni” hanno preso forma abbiamo visto investigatori ostacolati nelle proprie indagini e trasferiti di punto in bianco, magistrati costretti a chiedere il trasferimento per “la mancanza delle condizioni per andare avanti”, giornalisti accusati di “manipolare i documenti”. Chi ha toccato quei fili é certamente “morto”, perlomeno da un punto di vista professionale, nel senso che la sua attivitá lavorativa é stata profondamente segnata dalla scelta di fare fino in fondo il proprio dovere.

Una nota deve essere fatta su chi allora occupava i vertici delle Istituzioni ed aveva la piena responsabilitá politica di talune scelte. Dal 28 giugno 1992 al 28 aprile 1994 fu in carica il primo governo Amato del quale facevano parte:

– Giuliano Amato, presidente del Consiglio
– Nicola Mancino, ministro degli Interni
– Claudio Martelli, ministro di Grazia e Giustizia
– Salvo Andó, ministro della Difesa

La scelta di trasferire il dott. Genchi ed il dott. La Barbera ad altri incarichi durante lo svolgimento di indagini cosí complesse e delicate rimanda quantomeno ad una chiara responsabilitá politica di chi all´epoca ricopriva gli incarichi ai vertici delle Istituzioni.

Il dott. Genchi cita poi i cognomi di due degli individui da lui identificati come operanti all´interno del CERISDI ed appartenenti ad organi di sicurezza interna dello stato: Coppolino, un ex ufficiale dei carabinieri successivamente trasferito prima all´amministrazione dell´interno e poi, forse, alla questura di Caltanissetta, e Marchese, figlio di un ufficiale dell’esercito e con un ruolo molto vicino all’onorevole Sergio Mattarella. A parte questi due individui, il dott. Genchi ricorda poi che il prefetto Pietro Verga, giá alto commissario per la lotta alla mafia nel 1987 e nella prima metá del 1988, fu successivamente nominato direttore del CERISDI.

Il dott. Genchi sottolinea poi che presso il CERISDI operavano anche soggetti dell’ambito paraistituzionale della Regione Siciliana, sul conto dei quali si era pure appuntata l’attenzione investigativa, e cita in particolare un soggetto, il professore Alessandro Musco, che era stato un’eminenza grigia della Regione Siciliana ed il consigliere personale del presidente Nicolosi. Il prof. Musco aveva curato tutti i rapporti con le imprese ed i piu’ grossi gruppi imprenditoriali italiani.

Nel capitolo quinto della sentenza la corte da un alto parla espressamente di complicità e connivenze nei grandi delitti di mafia che il sistema non riesce ad individuare e a portare alla luce per tutta una serie di ragioni a causa del livello complessivo strutturalmente basso di legalitá nel nostro paese e dall´altro ribadisce il ruolo centrale di Cosa Nostra nell´organizzazione della strage di via D´Amelio

Quello che stava portando avanti Paolo Borsellino avrebbe avuto effetti rivoluzionari. Se Paolo Borsellino avesse avuto il tempo e la possibilitá di concludere quello che stava facendo non erano solo dei mafiosi ad andare in carcere. Chi rischiava il carcere da un momento all´altro erano personaggi delle istituzioni e della magistratura

Le tappe che accompagnanano la preparazione dell´attentato, dal furto della FIAT 126 alla predisposizione dell´attentato, all´organizzazione dell´intercettazione telefonica presso l´abitazione della madre di Paolo Borsellino, sono perfettamente convergenti e coincidono cronologicamente con le fasi in cui Borsellino stava assumendo le dichiarazioni di Gaspare Mutolo. Mutolo ha dato in piú fasi delle dichiarazioni a Borsellino che questi ha progressivamente verbalizzato. In un´occasione, mi ricordo quello che mi fu detto dai familiari, Borsellino, tornando da un interrogatorio di Mutolo pochi giorni prima di essere ucciso, aveva pure vomitato tanto era sconvolto delle cose che Mutolo gli aveva detto. Io ritengo che proprio in questa fase si siano innescati il pericolo e la preoccupazione di qualcuno che il lavoro di Borsellino portasse a risultati che potevano essere micidiali non solo per Cosa Nostra, ma anche per chi con Cosa Nostra a Palermo aveva convissuto per tanti anni. Ed é lí che si innesta il progetto stragista

L´esplosione e´ avvenuta alle 16.58 e 20 secondi. Noi rinveniamo dei contatti telefonici nei secondi e nei minuti immediatamente successivi fra cellulari che eseguono delle chiamate e ne ricevono delle altre: probabilmente qualcuno é informato di quello che é avvenuto in via D´Amelio molto prima di quanto non lo fossero state le forze di polizia che a distanza di 10-15 minuti dopo l´esplosione ancora continuavano a dare comunicazioni varie nelle diverse centrali operative di un incendio e di un´esplosione in zona fiera. Chi invece ha avuto comunicazione prima di quanto non l´abbiano avuta le forze di polizia non poteva che averla avuta da coloro che avevano eseguito l´attentato

Chi ha premuto il telecomando lo ha fatto non solo sapendo che il giudice stava andando a casa dalla madre ma anche che doveva necessariamente avere la visuale diretta del luogo dell´attentato. In ogni punto nell´area di via D´Amelio o delle vie limitrofe o delle vie da cui si aveva la visuale diretta (su via D´Amelio, ndr) noi abbiamo trovato, anche nel palazzo piú distante, le finestre e gli infissi sventrati all´interno. Quindi chiunque si fosse posto in uno di questi luoghi ad avere la visuale diretta e premere il telecomando, sarebbe stato travolto dall´onda d´urto che ha devastato tutto. Ecco quindi che noi abbiamo guardato al crinale di monte Pellegrino perché il crinale con i suoi percorsi ed i suoi punti di vedetta era il luogo ideale perché ad occhio nudo o con un binocolo di modeste dimensioni si poteva avere in copertura totale da parte di chi andava ad eseguire l´attentato la visuale diretta del luogo della strage.
Della strage di via D´Amelio si sa molto poco perché probabilmente non é solo Cosa Nostra che deve spiegare come questa strage é avvenuta ma probabilmente ci sono soggetti non facenti parte direttamente a Cosa Nostra

Infine in merito alla sparizione dell´agenda rossa di Paolo Borsellino il dott. Genchi afferma: “Puó darsi che qualcuno con quell´agenda si sia fatta la polizza assicurativa per sé ed oggi continui a vendere polizze assicurative ad altri che, probabilmente, trovandosi scritti in quell´agenda rossa, hanno fatto chissa´ quali grandi carriere e quali grandi fortune”.

Il sostituto procuratore di Caltanissetta Luca Tescaroli, titolare dal luglio 1998 alla fine del 2001 delle indagini sui mandanti ed esecutori della strage di via D´Amelio, incontró analoghe difficoltá e resistenze nel condurre le indagini. Tescaroli chiese ed ottenne nel 2001 il trasferimento presso la procura di Roma affermando come a Caltanissetta “non vi fossero piú le condizioni per continuare a lavorare” (Tescaroli: “Ma Brusca e Cancemi non si contraddicevano”, Giovanni Bianconi, CORRIERE DELLA SERA, 27 marzo 2001). Nell´inchiesta condotta da Tescaroli figuravano indagati gli on. Silvio Berlusconi e Marcello Dell´Utri la cui posizione fu archiviata il 3 maggio 2002 dal GIP Giovanbattista Tona.

Gli investigatori indipendenti che hanno provato ad andare oltre il livello degli esecutori della strage di via D´Amelio affiliati a Cosa Nostra si sono trovati di fronte ad “un limite insormontabile” nella comprensione dei fatti. Ma questo limite non deriva da mancanza di elementi d´indagine, quanto piuttosto da un´azione di contrasto allo sviluppo delle inchieste condotta da soggetti appartenenti alle Istituzioni che evidentemente agiscono per confinare le responsabilitá degli autori della strage all´orbita della sola Cosa Nostra. Il dott. Gioacchino Genchi ha dimostrato per tabulas come gli uomini di Cosa Nostra non abbiano agito da soli nella pianificazione ed esecuzione della strage ed i risultati investigativi del suo lavoro indicano con chiarezza in quale direzione nuove ed ulteriori indagini devono essere sviluppate per fare piena chiarezza su quanto accaduto in via D´Amelio a Palermo il 19 luglio 1992.

Fino a quando i responsabili politici e materiali di questa strategia del tritolo non verranno messi di fronte alle loro responsabilitá, i pilastri della cosiddetta “seconda repubblica” rimarranno affondati del sangue e le Istituzioni saranno occupate da individui che hanno costruito le loro fortune sul ricatto. Le conseguenze le tocchiamo con mano nella nostra vita di tutti i giorni.

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