Archivi del mese: ottobre 2008

Ancora salva furbetti

Da http://www.antoniodipietro.com/2008/10/ancora_salva_furbetti.html


Mediobanca è il cuore finanziario italiano. C’era Cuccia una volta, quello che non parlava mai e faceva tutto. Oggi non solo fanno tutto, ma parlano pure.
Oggi si sa che anche la figlia del Premier, Marina Berlusconi, entra in Mediobanca, ma soprattutto ciò è possibile perché in Mediobanca c’è Mediaset. Ma non solo, ci sono tanti personaggi: c’è Ligresti, Tarak Ben Ammar, c’è Tronchetti Provera, c’è soprattutto Geronzi, che ne è presidente, sotto processo per vicende come Parmalat.

Insomma, la mattina non si sa più se il nostro presidente del Consiglio quando decide qualcosa lo decide per questo gruppetto di imprenditori, finanzieri, e anche qualche speculatore, che sta dentro Mediobanca, o lo fa per gli italiani? Certo è che quando si è messo a dire quali azioni comprare ha detto proprio quelle che stanno presenti in Mediobanca. E’ certo, quindi, che se ha fatto dei favori indicando cosa comprare, in termini di mercato azionario, ha fatto un favore ai suoi amici.

Un po di queste azione sono le stesse che ci troviamo anche in Alitalia. O meglio, visto che è fallita, in quella compagnia aerea “strana strana” nata all’ultimo momento e che si è presa la polpa di Alitalia.

In tutto questo conflitto d’interesse, che fino a quando non si risolve il nostro Paese rimarrà sempre a scartamento ridotto sul piano economico finanziario internazionale, voi mi direte “ma perché ce lo dici ancora oggi?”. C’è una novità, fresca di giornata: è stato depositato, sempre dal governo Berlusconi, un disegno di legge che è già stato messo in calendario – manco fanno in tempo a depositarlo che già lo mettono in discussione, mentre quello sulla non candidabilità dei condannati se lo scordano sempre – che prevede la riforma dei reati fallimentari.

Non è una riforma, ma una delega in bianco che si da al governo: il Parlamento deve approvare una legge che dice “caro governo, io non riesco a farla. Fai tu la legge sui reati fallimentari”. La norma si chiama “norma in bianco”, però in questa inserisce una clausola: “mi raccomando governo, quando fai il reato di bancarotta prevedi una pena che va nel massimo dagli 8 ai 10 anni”. Uno si chiede perché è stata messa. Molto semplice, perché attualmente è fino a 10 anni, se lo mette da 8 a 10 si da la possibilità al governo, cioè a Berlusconi, di decidere pure di metterla a 9 anni.

Sapete qual’è la differenza fra avere una pena a 9 anni e una a 10 anni? Se hai una pena a 10 anni, come massimo edittale, la prescrizione scade dopo 15 anni. Se hai una pena anche di un giorno meno a 10 anni, come per esempio 9 anni, allora la prescrizione scade dopo 10 anni, e non 15.

In definitiva cosa hanno fatto? Hanno previsto un nuovo reato di bancarotta con una pena ridotta in modo che la prescrizione sia minore. E allora?

E’ vero o non è vero che Geronzi di Mediobanca è sotto processo per la vicenda Parmalat? Si.
E’ vero o non è vero che scade nel 2011? Si.
E’ vero o non è vero che siamo ancora alle fasi preliminari del dibattimento di primo grado? Si.
E’ vero o non è vero che con questa giustizia che non può funzionare in tempo al 2011, che è dietro le porte, arriva in prescrizione? Si.

Berlusconi non avrà preso questa decisione sulla bancarotta per salvare il suo amico Geronzi? Ai posteri la sentenza, ma voi non aspettate i posteri: agite adesso.

MA QUALE CRISI?

Da http://antonellarandazzo.blogspot.com/2008/10/ma-quale-crisi.html:


Sono gli stessi banchieri, in una certa misura (non sono infallibili), a provocare o rendere possibili le crisi, sia attraverso il meccanismo “immettere o sottrarre banconote dal mercato”, sia attraverso il sistema delle bolle speculative. Occorre notare che le crisi possono persino servire a provocare affezione al sistema, attraverso la paura del cambiamento.
Nel 1929, i banchieri fecero aumentare i prezzi delle azioni, fino a quando raggiunsero livelli molto elevati. L’aumento vertiginoso doveva servire ad attrarre molte persone. A metà del 1929, ben nove milioni di americani avevano investito in borsa. A questo punto, i banchieri avevano tutto l’interesse a provocare la crisi. Il crollo sarebbe servito ad impossessarsi di una quantità enorme di beni (negozi, industrie, piccole banche, case, automobili ecc.) di coloro che non avrebbero più potuto pagare i debiti.
L’aumento o il ribasso azionario sono dovuti ad elementi di natura informativa o psicologica, e i banchieri possono controllare e condizionare le notizie che riguardano la Borsa.
Nell’ottobre del 1929, la caduta del valore delle azioni, provocata dai banchieri di Wall Street, produsse effetti devastanti. Le banche esigevano i pagamenti e i clienti non potevano pagare. Le industrie cessarono la produzione, e molte persone rimasero disoccupate. Piccole banche e industrie diventarono proprietà dei grandi banchieri che avevano innescato la crisi. Milioni di persone rimasero disoccupate o andarono in bancarotta, e alcune di esse si suicidarono.
La truffa del crollo del 1929 era stata ben compresa da Emile Moreau, governatore della banca di Francia, che l’8 febbraio del 1928 aveva scritto nel suo diario: “Le banche avevano ritirato improvvisamente dal mercato diciottomila milioni di dollari, cancellando le aperture di credito e chiedendone la restituzione”.(1) I banchieri avevano agito in modo da bloccare l’economia, e questo si sarebbe riversato anche sul mercato borsistico. Sarebbe inevitabilmente scoppiata una grave crisi, che si ebbe il 29 ottobre del 1929.

Ormai sappiamo che il sistema bancario, la Borsa e il sistema detto “capitalistico” hanno al loro interno aspetti paradossali, che siamo indotti ad accettare come “normali” o “essenziali”. Sappiamo che i cosiddetti organismi di “vigilanza” o di “controllo”, sono una truffa, in quanto lo stesso gruppo di persone è al contempo controllore e controllato. Le stesse persone che hanno il dominio finanziario si “travestono” da autorità che “tutelano” interessi collettivi.
Capiamo che si tratta di una messinscena, architettata in modo tale da far credere alle persone ciò che esse sono abituate a credere: che l’attuale sistema sia voluto dal popolo, sia a servizio del popolo, o comunque l’unico possibile.
Dobbiamo ricordare che sono le grandi banche ad avere nelle loro mani il potere speculativo della Borsa. Almeno il 70% del credito speculativo mondiale è nelle mani di tre grandi banche: Morgan Stanley, Goldman Sachs e Ubs.

Le riforme del Fmi avevano messo l’intera economia argentina nelle mani di privati stranieri, che non avevano alcun interesse a rispettare le esigenze della popolazione, e ancora meno desideravano sacrificare facili profitti per i diritti dei lavoratori

Il Fmi, pur essendo il maggiore responsabile del collasso argentino, si considerò estraneo al disastro, e spacciò le strategie per saccheggiare il paese come “un programma che poteva essere sostenuto economicamente e politicamente”.(3) Le autorità della Bm e del Fmi cambiarono la versione dei fatti, per far apparire che avevano cercato di aiutare il paese ma non vi erano riusciti, nascondendo che proprio le loro “riforme” avevano causato la bancarotta.

7 miliardi l’anno per inalare veleni. Grazie Berlusconi!

http://www.danielemartinelli.it/2008/10/28/7-miliardi-lanno-per-inalare-veleni-grazie-berlusconi/

I dettami del protocollo di Kyoto sul contenimento delle emissioni e l’aumento delle fonti rinnovabili che l’Ue ha assunto a modello, sono per l’Italia un volume di geroglifici. Tanto che Bruxelles non concederà nessun allungamento dei tempi come ha già chiesto Berlusconi su lamentela di Confindustria, visto che per l’Italia inadeguata il termine del 2020 è rimandato ai posteri stile Renzo Bossi. Barroso ha smentito per l’ennesima volta il piduista ribadendo che siccome la crisi finanziaria non riduce la minaccia del cambiamento climatico, salvare il pianeta non è un optional. Ebbene, mentre Germania, Francia e Inghilterra hanno già avviato politiche di adeguamento, l’Italia preferisce pagare le multe per continuare ad inquinare l’aria come prima più di prima. L’importo sarà di 7 miliardi di euro l’anno già a partire da quest’anno come dice nell’intervista il consigliere regionale lombardo dei Verdi Marcello Saponaro, che per l’Italia ha addirittura evidenziato un aumento delle emissioni inquinanti negli ultimi anni.

Per combattere la mafia bisogna parlarne

Da http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=779:per-combattere-la-mafia-bisogna-parlarne&catid=2:editoriali&Itemid=4:

L’esortazione del giudice Paolo Borsellino che risale al 1992 è stata accolta dal fratello Salvatore che gira l’Italia per continuare a tenere acceso il dibattito e l’attenzione. Anche per non dimenticare quelli che hanno perso la vita nella battaglia:

«Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene».

Questa era l’esortazione di Paolo Borsellino, il giudice ucciso in via D’Amelio il 19 luglio 1992. Ora il fratello, Salvatore Borsellino, non si stanca di girare l’Italia per tenere sveglie le coscienze: il 24 ottobre l’immensa sala dell’oratorio san Mauro di Bernareggio non è riuscita a contenere le centinaia di persone che sono giunte ad ascoltarlo. L’incontro è stato organizzato da Davide Camanzo, ventunenne sulbiatese, responsabile, assieme alla fidanzata, Barbara Colombo, ventitreenne bernareggese, della compagnia teatrale «Cam’on Babi» di Villanova. Tra il pubblico intervenuto c’erano anche tantissimi giovani, persone che nel 1992 erano poco più che bambini, ma che ricordano le madri piangere nel sentire la notizia degli omicidi dei due magistrati. Perchè così tanti giovani? Ci hanno risposto che venire ad ascoltare una testimonianza diretta è l’unico modo per saper la verità, per saper perchè sono accaduti determinati fatti in Italia. «Non crediamo più nei telegiornali o nella carta stampata nazionale – hanno affermato – Scrivono solo quello che voglio, scrivo sotto dettatura di lobby di potere di destra e di sinistra. Noi ci documentiamo in internet, nella rete ci sono numerose testimonianze, video interviste, siti internet, che portano sì tesi differenti, ma che permettono di farci liberamente un’idea propria di cosa è accaduto. Solo in internet o ascoltando testimonianze dirette si può arrivare alla verità».

Assieme a Salvatore Borsellino a lasciare la sua testimonianza c’era anche Benny Calasanzio, a cui la mafia ha ucciso sempre nel 1992 sia lo zio, Paolo Borsellino (omonimo del giudice, ndr) e otto mesi più tardi il nonno, Giuseppe. La loro unica colpa è di non aver ceduto alle minacce della criminalità organizzata, mentre con sacrifici tentavano in quegli anni di avviare una piccola azienda edile. «Il tempo per piangere i morti è terminato da tempo – ha affermato Benny, ora 23enne e giornalista – vengo a raccontarvi la mia storia, la storia di una famiglia straziata dagli attacchi della mafia non per farvi commuovere, ma per farvi indignare, indignare di vivere in uno Stato che fino ad oggi ha fatto ben poco per fermare la malavita, per farvi arrabbiare quando tra i candidati politici ci sono persone condannate per mafia o per altri crimini». (per approfondimenti http://www.bennycalasanzio.blogspot.com).
L’eroismo non è l’omertà, ma avere il coraggio di lottare contro un sistema corrotto a tutti livelli, combattere il sistema delle raccomandazioni, del clientelarismo e delle tangenti. «Quando il 19 luglio 1992 la bomba dilaniò i corpi degli uomini della scorta, Emanuela Loi, Walter Cosina, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina ed Agostino Catalano e quello di Paolo Borsellino, il giudice era 57 giorni che sapeva che sarebbe stato ucciso, diceva di non avere tempo e aveva ragione – così esordisce il fratello nel raccontare l’ultimo giorno di vita di uno degli “eroi d’Italia” – Io ero a Milano quel giorno e ci misi quattro ore a sapere cosa era successo, mentre, da indagini fatte sulle telefonate partite dalla rocca dove fu azionato il detonatore, coloro che diedero l’ordine ricevettero in 140 secondi la telefonata che annunciava la morte di Paolo Borsellino. In via D’Amelio non avrebbero dovuto esserci automobili parcheggiate, ma paradossalmente la via dove tre volte la settimana mio fratello andava regolarmente a trovare nostra madre, non era considerata un obiettivo sensibile. Ancora dopo sedici anni non si sanno i nomi dei mandanti, forse perché, come disse Leonardo Sciascia, lo Stato non può processarese stesso».

In quei giorni Paolo Borsellino stava ascoltando le testimonianze di pentiti molto importanti per le informazioni che rivelavano, in particolare sulla presunta collusione tra lo Stato e la mafia, tra l’antistato e la mafia. Il giorno dell’omicidio misteriosamente un uomo si avvicina alla macchina blindata e sottrae la borsa di cuoio contente i documenti del magistrato. La borsa fu ritrovata, ma priva dell’agenda rossa, quell’agenda che Borsellino usava per scrivere i suoi appunti durante gli interrogatori. Chi è in possesso di quell’agenda? Che utilizzo ne fa? Forse è utilizzata per ricattare l’intera classe dirigente italiana? Chi ha ucciso Paolo Borsellino lo ha fatto per impossessarsi di quelle informazioni? Queste le domande a cui Salvatore Borsellino cerca da anni una risposta.

Domande che alimentano il senso di sfiducia della gente verso lo Stato, e verso coloro che hanno utilizzato metodi più illeciti che leciti per assicurasi il potere. (per ulteriori approfondimenti http://www.19luglio1992.com).

SIGNORAGGIO E RISERVA FRAZIONARIA, LE VERE CAUSE DELLA “CRISI”

Da http://mercatoliberonews.blogspot.com/2008/10/signoraggio-e-riserva-frazionaria-le.html:

L’attuale crisi economica ricorda quella del 1929 che ha dato origine alla lunga e “grande depressione”. Allora venne realizzata spingendo prima una forte circolazione monetaria mediante l’immissione sul mercato di una grande liquidità con aperture di credito a basso costo dei tassi per: mutui, anticipazioni d’ogni tipo, per acquisire titoli, derivati, ecc. ecc. La corsa all’indebitamento si velocizzò poiché la rendita predisposta degli investimenti era superiore ai tassi richiesti per le anticipazioni. Successivamente si ridusse drasticamente la circolazione monetaria utilizzando qualsiasi tecnica, compreso il violento ritiro degli affidamenti prima facilmente concessi, provocando una violentissima deflazione su tutto il mercato. La massa monetaria si contrasse del 30%: il prodotto interno lordo americano cadde in termini reali del 29%, e la disoccupazione salì di oltre il 25%, con conseguenti fallimenti a catena di banche ordinarie, imprese, aziende e società d’ogni tipo sparsi in tutto il mondo, L’apparato politico, su occulta strategia delle banche centrali propose di curare il crack debitorio-speculativo spingendo gli Stati , dopo essersi indebitati con le banche centrali, a garantire credito e liquidità alle banche ordinarie nella speranza che queste a loro volta fornissero investimenti a sostegno della produzione e dei consumi interni. (allora come oggi gli unici a trarne profitto furono le banche centrali)

Invece un gruppo di economisti di Chicago propose un piano di riforma che era l’esatto contrario della «inadeguata medicina» adottata (causa primaria della prolungata depressione) e, se fosse stato accettato dalla leadership politica, avrebbe risanato rapidamente l’economia di allora e scongiurata quella attuale, evitando le guerre successive strumentali all’egemonia americana. Nel 1933 il «Piano di Chicago» fu vivamente raccomandato al governo dal professor Irving Fisher di Yale. Fisher era il più grande economista americano dell’epoca; fu lui il primo a capire e a spiegare che il meccanismo del credito così concepito porta alla creazione di massa monetaria; ci scrisse persino un libro: «100% Money»

Il Piano di Chicago proponeva che fosse restituito allo Stato il monopolio esclusivo dell’emissione monetaria e che fosse vietato alle banche la creazione di pseudo-denaro dal nulla con le riserve di fantasia, imponendo alle banche l’obbligo di riserva del 100%.

Oggi, le riserve obbligatorie sono ridicolmente basse, anche del 3%. Immaginiamo per semplicità un obbligo di riserva del 10%. Ciò significa (grosso modo) che, quando un risparmiatore deposita sul proprio conto corrente cento euro, la banca con quella «riserva» può concedere fidi e prestiti per 1.000 euro; mille euro che non ha, pseudo-capitale creato dal nulla. Questo consente enormi guadagni indebiti alle banche (che lucrano gli interessi sul denaro che non hanno e che creano dal nulla) ma le rende perennemente e ciclicamente instabili esposte agli umori del mercato: se la maggior parte dei depositanti andasse infatti a ritirare i depositi, si vedrebbe che la banca è insolvente.

Così facendo ci sarebbero risorse per l’economia reale e non per quella creativa ; le anticipazioni sarebbero determinate non già dalla percentuale di riserva permessa, bensì dalla quantità di risparmio esistente nell’economia reale e dalla quantità di denaro messo a disposizione alle banche ordinarie, sotto controllo dal Ministero del Tesoro, mediante operazioni pronto contro termine a tassi estremamente bassi corrispondenti ai costi d’amministrazione.

Irving Fisher infatti scriveva: «L’essenza del piano è di rendere la moneta indipendente dai prestiti; ossia separare il processo di creazione e distruzione di moneta dal business bancario. Un effetto collaterale sarebbe di rendere le banche più sicure e profittabili; ma l’effetto di gran lunga più importante sarebbe la prevenzione di successioni di grandi boom e depressioni, ponendo fine ai cronici cicli di inflazione e deflazione che sono stati sempre la maledizione dell’umanità e che sono nati, in genere, dall’attività bancaria» Tutto ciò Fisher e la scuola di Chicago (e Keynes era d’accordo) lo rese noto alla politica sin dal 1933 fornendo anche il metodo per controllare l’emissione monetaria per scongiurare decisioni discrezionali della «politica» che tenderebbe ad alluvionare di liquidità il mercato per ragioni elettorali o clientelari. In sintesi il concetto era semplice: mantenere costante il rapporto tra circolazione monetaria e beni da misurare, per non
creare squilibri e per poter finanziare la produzione a bassi costi
. L’altro economista, James Angell, dimostrò che il sistema proposto poteva essere effettivamente imposto ed applicato per legge. Tutto ciò ovviamente, fu respinto dal sistema bancario poiché non voleva rinunciare agli immensi guadagni-indebiti che lucrava creando denaro dal nulla: le banche ordinarie mediante la gestione dei debiti costruiti sulle spalle del mercato e dei privati, le banche d’emissione mediante quelli costruiti sulle spalle degli Stati in gran parte realizzati proprio dall’emissione monetaria di costo tipografico addebitata a questi al costo facciale.

Persino Milton Friedman, a cui si imputa la responsabilità della finanza senza regole, era a favore alla riserva obbligatoria al 100 % da parte delle banche ordinarie. Come Allais, anche Friedman sosteneva che la crescita della circolazione monetaria doveva essere proporzionale alla crescita dell’economia reale, con un tasso d’inflazione moderato del 2% annuo, (da non confondersi con l’aumento dei prezzi) per stimolare e sostenere la produzione e quindi i consumi.

Ovviamente queste teorie trovarono sostegno nel costatare che mentre tutto il mondo era in recessione, uno dei pochissimi Paesi come l’Italia si trovava con l’economia in espansione. Non si tardò molto a comprendere che ciò era dovuto all’emissione monetaria diretta da parte dello Stato il quale monetizzava il mercato realizzando, con la moneta acquisita a titolo originario e quindi senza debito, le opere pubbliche di comune interesse. (ricostruzione di tutto il territorio nazionale senza aumentare le tasse o il debito pubblico)

La bolla debitoria responsabile dell’attuale crisi economica non è determinata tanto dai mutui americani non pagati, quanto dalla sommatoria dell’indebitamento che si realizza con l’attuale emissione monetaria. Pertanto pensare di rifinanziare banche e mercato collassati dal debito con strumenti monetari forniti dallo Stato, che si indebita a sua volta nei confronti delle banche d’emissione, equivale ad intestardirsi a voler spegnere gli incendi con la benzina.

Per uscire dai ricatti causati dalle programmate crisi economiche, è necessario quanto segue:

lo Stato in nome e per conto dei cittadini deve riappropriarsi della funzione monetaria, battere moneta in proprio e per ciò non ingenerante debito, acquisirla per titolo originale incamerandone i signoraggi attualmente distratti dalla Banca Centrale.

Ricondurre la riserva delle banche ordinarie al 100 % dei propri attivi reali.

Ripristinare il divieto prima esistente nei confronti delle banche ordinarie, fondazioni e finanziarie collaterali di possedere quote di partecipazione di qualunque attività produttiva.

– Il credito e le attività creditizie debbono essere a disposizione del mercato e della produzione sottoposte alla sorveglianza del Ministero del Tesoro.

– Nelle more “occorre uno strumento – supplementare per l’iniezione di liquidità a livello nazionale” (Giulio Tremonti), da cui trapela che è arrivato il tempo di ripristinare lo strumento monetario che supplisca all’attuale emissione extra nazionale, gravata per sua natura dall’inversione contabile di produrre debito, emesso dal governamento nazionale scevro da debito.

– E’ necessario che la politica ritorni ad assolvere la sua funzione primaria al servizio delle persone. Ai politici che non possono o non se la sentono di adeguarsi consigliamo pronte e lodevolissime dimissioni a scanso di ristoro delle prebende percepite per servizi mal forniti. Non può essere più consentito distogliere risorse alla: sanità, istruzione, ricerca, produzione, mercato ed al sociale per conferirle ai banchieri.

Mannino, che fare

Da http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/post/2070347.html:

L’assoluzione di Calogero Mannino nel secondo processo d’appello, dunque non definitiva, dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa ha dato la stura alla solita girandola di scemenze sulla persecuzione giudiziaria, sulla “sconfitta del pool di Caselli”, sulla “fine della stagione dei processi politici”, addirittura sull’”errore giudiziario”. In realtà qui non c’è stato alcun errore giudiziario, ma una diversa valutazione – assolutamente fisiologica nel nostro sistema processuale – da parte di un collegio d’appello rispetto all’altro che aveva condannato Mannino a 5 anni e 4 mesi, prima dell’annullamento con rinvio della Cassazione. Due collegi della stessa Corte d’appello di Palermo hanno giudicato l’uno sufficienti, l’altro insufficienti le prove raccolte dalla pubblica accusa. Ma che il processo si fondasse su elementi solidi, dunque meritevoli di verifica processuale, l’avevano già stabilito non i due pm, ma molti giudici: il gip che lo arrestò e lo rinviò a giudizio, i 3 giudici del Riesame e i 9 delle sezioni unite della Cassazione che confermarono l’ordinanza cautelare per due anni, gli altri 3 giudici del Tribunale di Palermo che respinsero una richiesta di scarcerazione per motivi di salute. Diciotto magistrati di sedi e funzioni diverse: tutti visionari? Tutti persecutori? Non scherziamo.
Persino i 3 giudici del Tribunale che l’avevano assolto in primo grado scrissero parole di fuoco sull’ex ministro Dc, ora senatore Udc: “È acquisita la prova che nel 1980-81 Mannino aveva stipulato un accordo elettorale con un esponente della famiglia agrigentina di Cosa nostra, Antonio Vella”. E in seguito anche con altri boss della vecchia mafia agrigentina. Il Tribunale parlò di “patto elettorale ferreo, avallato dall’intervento di un mafioso come Vella”, che “costituisce una chiave interpretativa della personalità e consente di invalidare buona parte del capitolato difensivo, volto a rappresentare Mannino come un politico immune da contaminazioni coscienti con ambienti mafiosi o addirittura vittima di chissà quali complotti”. I primi giudici ritennero però che non fosse dimostrata la “controprestazione”di Mannino: “Non c’è la prova che l’accordo elettorale abbia avuto ad oggetto la promessa di svolgere un’attività, anche lecita, anche sporadica, per il raggiungimento degli scopi di Cosa nostra”. Insomma, Mannino aveva chiesto e avuto i voti di Cosa Nostra, ma non si sa cosa le avesse dato in cambio. Potrebbe aver buggerato la mafia.

La Corte d’appello ritenne che invece fosse provata pure la controprestazione. La Cassazione annullò la sentenza per difetto di motivazione, ma ritenne che esistessero gli elementi per un nuovo appello (sennò avrebbe annullato senza rinvio), nel quale è arrivata l’assoluzione. Vedremo dalle motivazioni se han cancellato anche i fatti sinora accertati, cioè le gravissime collusioni mafiose, o se li hanno semplicemente giudicati non penalmente rilevanti per mancanza della “controprestazione”.

Nell’attesa, il processo Mannino è un ottimo banco di prova per spiegare cosa deve fare, e soprattutto non deve fare, un politico per evitare di finire sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa. Se, puta caso, si sposa Gerlando Caruana, figlio di Leonardo, il boss di Siculiana, non deve partecipare alle nozze (nemmeno per fare gli auguri alla sposa), e possibilmente fare in modo di non meritare nemmeno l’invito. Da assessore regionale alle Finanze, contrariamente a quel che fece Mannino, non deve affidare le esattorie a mafiosi come i cugini Salvo. Quando ci sono le elezioni, è meglio evitare di ospitare in casa propria mafiosi come Antonio Vella per chiedere i voti della mafia, o di frequentare medici mafiosi come Gioacchino Pennino, amico di boss come Giuseppe Di Maggio,Totò Greco e i fratelli Graviano.

Ecco, se uno non frequenta mafiosi o smette di frequentarli quando scopre chi sono, e magari li denuncia alla magistratura, sarà ben difficile che la mafia voti per lui, che qualcuno lo sospetti di mafia, che qualche mafioso pentito si ricordi di lui costringendolo a un “lungo calvario giudiziario”. Se poi uno vuole che il suo processo sia rapido, dovrebbe pregare il suo premier di evitare leggi ad personam tipo la legge Pecorella che aboliva l’appello del pm ed, essendo incostituzionale, fu bocciata dalla Consulta, sospendendo il dibattimento per mesi, per poi riaprirlo quando la Consulta la fulminò. Non è difficile, vale la pena provarci. Tanto per cambiare un po’.

Tel Aviv: ecco la soluzione rifiuti per la Campania. Ma Bertolaso non ci crede

http://www.ecoblog.it/post/6318/tel-aviv-ecco-la-soluzione-rifiuti-per-la-campania-ma-bertolaso-non-ci-crede

La soluzione ai rifiuti(e non solo campani) c’è . E’ sotto brevetto e l’hanno inventata gli israeliani e si chiama Arrow-Bio.

In pratica con questo sistema denominato ArrowBio e che funziona ad acqua, è possibile differenziare i rifiuti e separare la parte organica da quella inorganica grazie alla forza di gravità. La parte organica opportunamente trattata diviene una poltiglia che può essere usata oltre che per produrre metano, anche come fertilizzante naturale.

Milano. I politici e i boss. Gomorra è già qui.

Da http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=777:i-cento-passi-dal-duomo&catid=20:altri-documenti&Itemid=43:

Gli affari, gli appalti, l’assalto all’Expo. Ecco i nomi degli uomini dei partiti che hanno stretto relazioni pericolose con i gruppi mafiosi. Che intanto sparano senza pietà alle porte della città. Ma nessuno sembra accorgersene

«Milano è la vera capitale della ‘Ndrangheta», assicura uno che se ne intende, il magistrato calabrese Vincenzo Macrì, della Direzione nazionale antimafia. Ma anche Cosa nostra e Camorra si danno fare sotto la Madonnina. E la politica? Non crede, non vede, non sente. E quando parla, nega che la mafia ci sia, a Milano. Ha rifiutato, finora, di creare una commissione di controllo sugli appalti dell’Expo. Eppure le grandi manovre criminali sono già cominciate.

Energia:Rubbia, adottare solare e nucleare senza uranio

Da: http://www.antimafiaduemila.com/index.php?option=com_content&task=view&id=10094&Itemid=48:

22 ottobre 2008
Santiago del Cile. Il Premio Nobel per la Fisica italiano Carlo Rubbia ha sostenuto a Santiago del Cile, dove ha fra l’altro ricevuto una laurea honoris causa dalla locale Università cattolica, che per affrontare la crisi energetica “non bastano le politiche di risparmio”, ma si devono esplorare altre vie, come il solare e il nucleare senza uranio.

In una conferenza sul tema ‘Energia e ambiente nella cooperazione internazionale’ pronunciata nella sede della Commissione economica per l’America latina (Cepal) dell’Onu, Rubbia ha sostenuto che si deve avanzare verso “una energia nucleare, non quella già conosciuta, ma una nuova”, visto che l’uranio mostra già segni di esaurimento mentre il torio è un metallo ampiamente disponibile. Comunque, ha avvertito, questo nuovo stadio “sarà raggiungibile solo se si realizzerà una ricerca vasta e innovatrice”. Per quanto riguarda l’energia solare, il Nobel italiano ha sottolineato che la sua utilizzazione “é facile come una bicicletta” e ha aggiunto che la ricerca in questo campo deve dirigersi verso “nuove possibilità di immagazzinamento”, problema chiave per questo settore.

ANSA

Cossiga fuori dal Parlamento

Intervista a cossiga ripresa e commentata da http://www.beppegrillo.it/2008/10/maroni_dovrebbe.html. Il contenuto è di una gravità inaudita.

Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno. In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perchè pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito… Lasciarli fare (gli universitari, ndr). Ritirare le forze di Polizia dalle strade e dalle Università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di Polizia e Carabinieri. Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì… questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio”.

Commento molto saggio di Beppe Grillo che condivido pienamente:

Cossiga ha confessato. Ne va preso atto. In fin dei conti ne va apprezzata la sincerità, neppure Totò Riina aveva osato tanto. Ha solo detto quello che la maggior parte degli italiani sapeva: l’Italia non è una vera democrazia. Forse non lo è mai stata. Quante fandonie ci hanno raccontato da Piazza Fontana in avanti? Sul G8 di Genova? Chi ha attivato il timer delle stragi di Stato?
Cossiga ci ha fornito una lezione magistrale della strategia della tensione. Però, ora, dopo quelle frasi , va dimesso dal Senato e ritirata la sua nomina a presidente emerito della Repubblica Italiana. Voglio vedere se un deputato o un senatore avanzerà la proposta in Parlamento.
Se rimane al suo posto è una vergogna per il Paese e un insulto ai professori e agli studenti. Non va picchiato, è anche lui un docente anziano. Va solo accompagnato in una villa privata. Propongo, per non farlo sentire troppo solo villa Wanda di Arezzo. Insieme a Licio Gelli potrà rinverdire i vecchi tempi, parlare di Gladio, di Moro, dei servizi segreti…

Gandhi, la scuola e le televisioni

Da: http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/post/2068730.html:

Non c’è nulla di casuale nelle dichiarazioni seguite da smentita di Silvio Berlusconi sulla polizia nelle scuole. Il Cavaliere quando parla segue una strategia precisa. Da una parte vuole saggiare le reazioni dell’opinione pubblica abituandola a poco a poco all’idea che contro gli studenti si può utilizzare la forza, dall’altra tenta di distogliere l’attenzione dal nocciolo del problema: ai tagli di spesa nella scuola si è provveduto con un decreto legge senza consultare nessuno.

Col passare dei giorni e il crescere delle proteste la probabilità che si verifichi qualche incidente (quasi inevitabile quando migliaia di persone molto giovani scendono in piazza) aumenta. E gli incidenti, che Berlusconi con i suoi interventi sembra voler evocare, rappresenterebbero per lui una vittoria. Le tv ci metterebbero un secondo ad amplificarne la portata innescando una serie di reazioni a catena difficilmente prevedibili.

Che fare allora? Quattro cose: ricordarsi di Gandhi che con la non violenza liberò una nazione, non accettare provocazioni, organizzare proteste sempre più “mediatiche” che possano trovar spazio nei telegiornali, presentare poche e chiare controproposte.

Livelli nord-coreani di adulazione

Dal sito del Financial Times: http://www.ft.com/cms/s/0/5cf4dfc6-9c73-11dd-a42e-000077b07658.html?nclick_check=1

Banks and markets are tumbling but the crisis is benefiting Silvio Berlusconi, whose treatment in some parts of the media is nearing North Korean levels of adulation as his government exerts an authority not seen for decades.

Traduzione (mia): “Le banche e i mercati stanno crollando ma a trarre beneficio dalla crisi è Silvio Berlusconi, il cui trattamento da parte di alcuni media sta raggiungendo livelli nord-coreani di adulazione mentre il suo governo esercita un’autorità mai vista negli ultimi decenni.”

Tutti i processi di Berlusconi

Da http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=765:tutti-i-processi-di-berlusconi&catid=2:editoriali&Itemid=4:

Mafia (concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio di denaro sporco)

Indagini archiviate a Palermo su richiesta della Procura per scadenza dei termini massimi concessi per indagare.

Bombe del 1992 e del 1993 (concorso in strage)

Le inchieste delle Procure di Firenze e Caltanissetta sui presunti “mandanti a volto coperto” delle stragi del 1992 (Falcone e Borsellino) e del 1993 (Milano, Firenze e Roma) sono state archiviate per scadenza dei termini d’indagine. A Firenze, il 14 novembre 1998, il gip Giuseppe Soresina ha però rilevato come Berlusconi e Dell’Utri abbiano “intrattenuto rapporti non meramente episodici con i soggetti criminali cui è riferibile il programma stragista realizzato. Cioè con il clan corleonese che da vent’anni guida Cosa Nostra, con centinaia di omicidi e una mezza dozzina di stragi. Aggiunge il giudice fiorentino che esiste “una obiettiva convergenza degli interessi politici di Cosa Nostra rispetto ad alcune qualificate linee programmatiche della nuova formazione [Forza Italia]: articolo 41 bis, legislazione sui collaboratori di giustizia, recupero del garantismo processuale asseritamente trascurato dalla legislazione dei primi anni 90”. Poi aggiunge che, nel corso delle indagini, addirittura “l’ipotesi iniziale [di un coinvolgimento di Berlusconi e dell’Utri nelle stragi] ha mantenuto e semmai incrementato la sua plausibilità”. Ma purtroppo è scaduto “il termine massimo delle indagini preliminari” prima di poter raccogliere ulteriori elementi. Il gip di Caltanissetta Giovanni Battista Tona ha scritto: “Gli atti del fascicolo hanno ampiamente dimostrato la sussistenza di varie possibilità di contatto tra uomini appartenenti a Cosa Nostra ed esponenti e gruppi societari controllati in vario modo dagli odierni indagati [Berlusconi e Dell’Utri]. Ciò di per sé legittima l’ipotesi che, in considerazione del prestigio di Berlusconi e Dell’Utri, essi possano essere stati individuati dagli uomini dell’organizzazione quali eventuali nuovi interlocutori”. Ma “la friabilità del quadro indiziario impone l’archiviazione”.
C’è, infine, la sentenza della Corte di Assise di Appello di Caltanissetta, che il 23 giugno 2001 ha condannato 37 boss mafiosi per la strage di Capaci: nel 14 capitolo intitolato esplicitamente “I contatti tra Salvatore Riina e gli on. Dell’Utri e Berlusconi”, si legge che è provato che la mafia intrecciò con i due “un rapporto fruttuoso quanto meno sotto il profilo economico”. Talmente fruttuoso che poi, nel 1992, “il progetto politico di Cosa Nostra sul versante istituzionale mirava a realizzare nuovi equilibri e nuove alleanze con nuovi referenti della politica e dell’economia”.
Cioè a “indurre nella trattativa lo Stato ovvero a consentire un ricambio politico che, attraverso nuovi rapporti, assicurasse come nel passato le complicità di cui Cosa Nostra aveva beneficiato”.

Bugie sulla loggia P2 (falsa testimonianza)

La Corte d’appello di Venezia, nel 1990, dichiara Berlusconi colpevole di aver giurato il falso davanti al Tribunale di Verona a proposito della sua iscrizione alla P2, ma il reato è coperto dall’amnistia del 1989. Interrogato sotto giuramento Berlusconi aveva detto: “Non ricordo la data esatta della mia iscrizione alla P2, ricordo comunque che è di poco anteriore allo scandalo [.]. Non ho mai pagato una quota di iscrizione, né mai mi è stata richiesta”. Berlusconi però si era iscritto alla P2 nel 1978 (lo scandalo è del 1981) e aveva pagato la sua quota.
Così i giudici della Corte d’appello di Venezia scrivono: “Ritiene il Collegio che le dichiarazioni dell’imputato non rispondano a verità [.], smentite dalle risultanze della commissione Anselmi e dalle stesse dichiarazioni rese del prevenuto avanti al giudice istruttore di Milano, e mai contestate [.]. Ne consegue quindi che il Berlusconi ha dichiarato il falso”, rilasciato “dichiarazioni menzognere” e “compiutamente realizzato gli estremi obiettivi e subiettivi del delitto di falsa testimonianza”. Ma “il reato va dichiarato estinto per intervenuta amnistia”.

Tangenti alla Guardia di Finanza (corruzione)

I grado: condanna a 2 anni e 9 mesi per tutte e quattro le tangenti contestate (niente attenuanti generiche).
Appello: prescrizione per tre tangenti (grazie alle attenuanti generiche), assoluzione con formula dubitativa (comma II art.530 c.p.p) per la quarta.
Nelle motivazioni si legge: “Il giudizio di colpevolezza dell’imputato poggia su molteplici elementi indiziari, certi, univoci, precisi e concordanti, per ciò dotati di rilevante forza persuasiva, tali da assumere valenza probatoria”.
Cassazione: assoluzione. La motivazione contiene due riferimenti alla classica insufficienza di prove.
La Cassazione non può entrare dichiaratamente nel merito, né dunque annullare la sentenza precedente con formula dubitativa: deve emettere un verdetto secco (conferma oppure annulla). Ma nella motivazione i giudici della VI sezione penale rimandano esplicitamente all'”articolo 530 cpv”: dove “cpv” significa “capoverso”, cioè comma 2 (“prova contraddittoria o insufficiente”). A 12 righe dalla fine, a scanso di equivoci, i supremi giudici hanno voluto essere ancora più chiari. Si legge infatti: “Tenuto conto di quanto già osservato sulla insufficienza probatoria, nei confronti di Berlusconi, del materiale indiziario utilizzato dalla Corte d’appello…”.

All Iberian 1 (finanziamento illecito ai partiti)

I grado: condanna a 2 anni e 4 mesi per i 21 miliardi versati estero su estero, tramite il conto All Iberian, a Bettino Craxi.
Appello: il reato cade in prescrizione, ma c’è: “per nessuno degli imputati emerge dagli atti l’evidenza dell’innocenza”.
Cassazione: prescrizione confermata, con condanna al pagamento delle spese processuali.
Nella sentenza definitiva tra l’altro si legge: “Le operazioni societarie e finanziarie prodromiche ai finanziamenti estero su estero dal conto intestato alla All Iberian al conto di transito Northern Holding [Craxi] furono realizzate in Italia dai vertici del gruppo Fininvest spa, con il rilevanteconcorso di Berlusconi quale proprietario e presidente. [.] Non emerge negli atti processuali l’estraneità dell’imputato”.

All Iberian 2 (falso in bilancio)

Processo sospeso in attesa che sulla legittimità delle nuove norme in materia di reati societari approvate dal governo Berlusconi si pronuncino l’Alta Corte di giustizia europea e la Corte costituzionale italiana. Se le eccezioni sollevate da vari tribunali verranno respinte, il reato sarà dichiarato prescritto.

Medusa Cinema (falso in bilancio)

I grado: condanna a 1 anno e 4 mesi (10 miliardi di fondi neri che, grazie alla compravendita, vengono accantonati su una serie di libretti al portatore di SilvioBerlusconi).
Appello: assoluzione con formula dubitativa (comma 2 art. 530). Berlusconi, secondo il collegio è così ricco che potrebbe anche non essersi reso conto di come, nel corso della compravendita, il suo collaboratore Carlo Bernasconi (condannato) gli abbia versato 10 miliardi di lire in nero. Scrivono i giudici: “La molteplicità dei libretti riconducibili alla famiglia Berlusconi e le notorie rilevanti dimensioni del patrimonio di Berlusconi postulano l’impossibilità di conoscenza sia dell’incremento sia soprattutto dell’origine dello stesso”. Cassazione: sentenza d’appello confermata.

Terreni di Macherio (appropriazione indebita, frode fiscale, falso in bilancio)

I grado: assoluzione dall’appropriazione indebita e dalla frode fiscale (per 4.4 miliardi di lire pagati in nero all’ex proprietario dei terreni che circondano la villa di Macherio, dove vivono la moglie Veronica e i tre figli di secondo letto), prescrizione per i falsi in bilancio di due società ai quali “indubbiamente ha concorso Berlusconi”.
Appello: confermata l’assoluzione dalle prime due accuse. Assoluzione anche dal primo dei due falsi in bilancio, mentre il secondo rimane ma è coperto da amnistia.
Cassazione: in corso.

Caso Lentini (falso in bilancio)

I grado: il reato (10 miliardi versati in nero al Torino Calcio in occasione dell’acquisto del giocatore Luigi Lentini) è stato dichiarato prescritto grazie alla nuova legge sul falso in bilancio.
Appello: in corso.

Consolidato gruppo Fininvest (falso in bilancio)

Il gip Fabio Paparella ha dichiarato prescritti, sulla base della nuova legge sul falso in bilancio, i 1500 miliardi di lire di presunti fondi neri accantonati 12 dal gruppo Berlusconi su 64 off-shore della galassia All Iberian (comparto B della Fininvest). Il pm Francesco Greco ha presentato ricorso in Cassazione perché la mancata fissazione dell’udienza preliminare gli ha impedito di sollevare un’eccezione d’incostituzionalità e di incompatibilità con le direttive comunitarie delle nuove norme sui reati societari e con il trattato dell’Ocse.

Lodo Mondadori (corruzione giudiziaria)

Grazie alla concessione delle attenuanti generiche il reato – che in primo grado ha portato alla condanna di Cesare Previti – è stato dichiarato prescritto dalla Corte d’Appello di Milano e dalla Corte di Cassazione. Nelle motivazioni della Cassazione, tra l’altro, si legge: “il rilievo dato [per concedere le attenuanti generiche] alle attualicondizioni di vita sociale ed individuale del soggetto [Berlusconi è diventato presidente del Consiglio], valutato dalla Corte come decisivo, non appare per nulla incongruo.”.

Sme-Ariosto (corruzione giudiziaria)

A causa dei continui “impedimenti istituzionali” sollevati da Berlusconi e dei conseguenti rinvii delle udienze, la posizione del premier è stata stralciata dal processo principale. Ed è stato creato un processo parallelo, che però Berlusconi ha sospeso fino al termine del suo incarico (o sine die, in caso di rielezione o di nomina ad altra carica istituzionale) facendo approvare a tempo di record il Lodo Maccanico, proprio alla vigilia della requisitoria, delle arringhe e della sentenza, e a 40 mesi dall’inizio del dibattimento.

Sme-Ariosto (falso in bilancio)

In seguito all’entrata in vigore delle nuove norme sul diritto societario, questo capo d’imputazione contestato a Berlusconi per il denaro versato – secondo l’accusa- ad alcuni giudici, è stato stralciato. Il processo è fermo in attesa che l’Alta Corte di giustizia europea si pronunci sulla conformità tra le nuove regole e le normative comunitarie. Ma, anche in caso di risposta positiva per i giudici, resterà bloccato per il Lodo Maccanico. Come tutti gli altri procedimenti ancora in corso a carico di Silvio Berlusconi.

Diritti televisivi (falso in bilancio -?- e frode fiscale)

Indagini preliminari in corso alla Procura di Milano (pm Alfredo Robledo e Fabio De Pasquale), a carico di numerosi manager del gruppo, più il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri e il titolare Silvio Berlusconi, il quale – secondo l’ipotesi accusatoria – avrebbe continuato anche dopo l’ingresso in politica nel ’94 ad esercitare di fatto il ruolo di dominus dell’azienda.
Oggetto dell’indagine: una serie di operazioni finanziarie di acquisto di diritti cinematografici e televisivi da majors americane, con vorticosi passaggi fra una società estera e l’altra del gruppo Berlusconi, con il risultato di far lievitare artificiosamente il prezzo dei beni compravenduti e beneficiare di sconti fiscali previsti dalla legge Tremonti, approvata dal primo governo dello stesso Berlusconi per detassare gli utili reinvestiti dalle imprese. Un presunto falso in bilancio che i magistrati valutano in circa 180 milioni di euro nel 1994.

Telecinco (violazione delle leggi antitrust e frode fiscale in Spagna)

Il giudice anticorruzione di Madrid Baltasàr Garzòn Real, dopo aver chiesto nel 2001 al governo italiano di processare Berlusconi o, in alternativa, di privarlo dell’immunità in modo di poterlo giudicare in Spagna, non ha ancora ricevuto risposta. Per questo il procuratore anticorruzione Carlo Castresana, nel maggio 2002, ha pregato Garzòn di rivolgersi di nuovo alle autorità italiane. Berlusconi in Spagna è accusato – insieme a Marcello Dell’Utri e ad altri dirigenti del gruppo Fininvest – di aver posseduto, grazie a una serie di prestanomi e di operazioni finanziarie illecite, il controllo pressoché totalitario dell’emittente Telecinco eccedenti rispetto ai limiti dell’antitrust spagnola, negli anni in cui il tetto massimo era del 25 per cento delle quote azionarie.

RIFIUTI BIPARTISAN

Da http://www.danieleluttazzi.it/node/367:


Nel 1998 l’emergenza rifiuti in Campania era già gravissima. Prodi, allora premier, la affidò ad un tandem formato dal ministro per l’ambiente e quello degli interni. Venne approntato un piano (ben congegnato, a detta degli esperti di settore) che, in linea con la normativa europea e nazionale, prevedeva l’obiettivo del 35% di raccolta differenziata entro il 2000. Il resto dei rifiuti andava invece incenerito (opportunamente trasformato in CDR) in due impianti, almeno uno dei quali da allestire sempre entro il 2000. Nel caso in cui la costruzione dell’inceneritore non fosse avvenuta entro il termine
fissato, l’impresa appaltatrice avrebbe dovuto provvedere al loro
smaltimento, a sue spese, in impianti già esistenti fuori regione, per scongiurare il loro accumulo nelle aree di stoccaggio campane.

Si aggiudicò l’appalto l’Impregilo (allora controllata dalla famiglia Romiti) che, con l’avallo dei governatori della Campania (Rastrelli, di centrodestra, prima; poi Bassolino, di centrosinistra) nonchè dei vari commissari straordinari (Bertolaso compreso), stravolse il piano in ogni suo aspetto.

La raccolta differenziata fu letteralmente messa da parte, grazie soprattutto all’intervento a gamba tesa delle banche (tramite una richiesta ufficiale dell’ABI): avendo finanziato il progetto in cambio di introiti diretti sugli utili, pretesero ed ottennero non solo l’incenerimento dell’intero quantitativo dei rifiuti ma che esso avvenisse solo ad ultimata costruzione proprio dell’inceneritore di Acerra, anche se fossero stati necessari 10 anni.

Il fatto è (come ormai sanno quasi tutti) che l’incenerimento rappresenta un affare molto vantaggioso, specie in Italia. Tanto per cominciare, la materia prima è sovrabbondante e a costo zero. Siccome poi nel nostro Paese l’energia con esso prodotta, viene classificata (con forzatura semantica tipicamente italiana) fra quelle prodotte da fonti rinnovabili, è possibile rivenderla allo Stato ad un prezzo che varia da oltre il doppio a quasi il quadruplo di quello praticato altrove, a seconda che ci si avvalga o meno dei vantaggi previsti dal cosiddetto CIP6 (l’incentivo pagato dai cittadini con le bollette per l’energia elettrica, in esse ben celato, che ammonta a circa il 7% dell’imponibile).

Va da sè che l’Impregilo e le banche avevano tutto l’interesse ad ammonticchiare tutte quelle “ecoballe” che tutt’ora infestano l’area a nord della provincia di Napoli e che là resteranno per molti anni ancora.

La responsabilità maggiore di tutto questo (almeno dal punto di vista politico) ricade ovviamente quasi tutta su Bassolino (attualmente sotto processo assieme ai vertici di Impregilo), per ben otto anni al potere e ancora saldamente al suo posto. Fu lui infatti a firmare i contratti (pochi mesi fa, al processo, affermò di non averli letti).

Ma, ci si chiede, coloro che avevano approntato quel bel piano in linea con la normativa vigente (che prevedeva il 35% di raccolta differenziata e che avrebbe scongiurato l’accumulo di rifiuti) non avrebbero dovuto vigilare affinchè fosse attuato in ogni sua parte? Non sarebbero dovuti insorgere al suo stravolgimento? Non avrebbero almeno dovuto denunciare che il disastro rifiuti esploso quest’anno non era da ricercarsi in particolari aspetti antropologici di campani e napoletani ma che le cause erano di natura esclusivamente finanziaria e politica?

A proposito, ma chi erano?

Il ministro per l’ambiente era il “verde” Edo Ronchi, attualmente non più presente sulla scena politica nazionale.
Il ministro degli interni era Giorgio Napolitano, ora Presidente della Repubblica.

Corrado Augias intervista Roberto Scarpinato

Il ritorno del principe

LE STORIE RAI3 17 OTTOBRE 2008

ROBERTO SCARPINATO – IL RITORNO DEL PRINCIPE

durata video: 20′ e 18”

http://www.rai.tv/mpplaymedia/0,,RaiTre-Lestorie^17^140086,00.html#

Augias: “Chiudo ricordandovi l’importanza di un libro del genere, perchè noi dobbiamo sapere in che paese viviamo. Ecco, questo è uno dei libri che aiuta a capirlo“.

La mancata perquisizione del covo di Riina

http://www.antimafiaduemila.com/content/view/9268/78/

Più passa il tempo più anche sulla cattura di Riina, Giuffré andò formandosi un’opinione che andava al di là della mera ipotesi ricollegando eventi che si dispiegavano sotto i suoi occhi e vecchi discorsi.
“C’era una divinità che dovevano essere offerti dei sacrifici umani”, sintetizza con questa vivida metafora, oggi a distanza di anni, tutti quei ragionamenti per spiegare ciò che ritiene di aver compreso: se si voleva salvare Cosa Nostra occorreva consentire ad una cessione straordinaria.
“Quello era il sacrificio più importante, per quel momento per cercare, da un lato di mettere fine alla figura di Riina come la persona che aveva scatenato il finimondo, … diciamo principalmente diciamo Totò Riina lo sapevano gente nostra dov’è che stava… e per l’intento che era ben preciso, sacrifichiamo Riina per salvare Cosa Nostra e tutto il resto”.

Nella stessa logica quindi, secondo Giuffré, va inserita la questione della mancata perquisizione.
“Nel momento in cui ci danno il tempo ai familiari di andarsene, di ripulire tutto, mi consenta, abbiamo ben capito tutti che il discorso era stato perfettamente pilotato. (…) Perché non ci sono andati, ci siamo chiesti noi quando parlavamo, nella casa? Perché appositamente nel momento in cui andavano nella casa … ci potevano essere delle tracce, degli appunti che potevano portare agli stessi….a funzionari dello Stato, a Ministri cioè a discorsi ben in alto cioè fatti, non chiacchiere… perché chiacchiere in Cosa Nostra non ce ne sono, su’ fatti c’hanno a essere i fatti, chista è a documentazione… ci sono tante persone ca sunnu sutta stipendio e per quanto riguarda tutte le Forze dell’Ordine politici e cosi via dicendo”.
Oggi che anche Provenzano è sparito dalla scena la domanda più logica è dove siano questi documenti che, se Giuffré ha ragione, contengono in sé un potere di ricatto non indifferente.
“Ce li ha Matteo Messina Denaro”, risponde il collaboratore, l’unico cui Bagarella, dopo averli presi in consegna dalla sorella, avrebbe potuto affidarli.
L’ultimo dei “corleonesi” rimasto, quello che era nel cuore di Riina sin da ragazzo e che era ed è in grado di gestire il suo mandamento in totale autonomia.
All’appello però non mancano solo quei documenti, ma anche due agendine elettroniche che Giuffré ha visto con i suoi occhi su cui Provenzano annotava i suoi conti e che chiaramente non aveva con sé al momento della cattura a Montagna dei Cavalli.
Chi le custodisce?
Matteo Messina Denaro rimane l’ultimo baluardo di una Cosa Nostra lontana dai tempi dello stragismo eversivo. Difficile comprendere se una sua cattura rappresenti davvero la fine o se inauguri un nuovo inizio senza più volti noti e invece molti volti insospettabili.
Per il momento il boss di Trapani è riuscito a dribblare anche l’ultima trappola, proprio grazie a quell’archivio di Provenzano di cui si era tanto scandalizzato nella lettera alla spia, suo tanto amico, che lo voleva incastrare.

De Magistris, magistratura calabria non estranea a crimine

http://www.antimafiaduemila.com/content/view/9954/48

18 ottobre 2008 – Catanzaro
“Una parte rilevante della magistratura calabrese non è affatto estranea al sistema criminale che gestisce affari di particolare rilevanza in Calabria”.

Lo ha detto Luigi De Magistris, giudice del Riesame di Napoli, nel corso di un intervista a Sky Tg24. “Sono dell’idea – ha aggiunto – che se la magistratura avesse remato tutta da una stessa parte e se la legalità, alla quale ogni magistrato si dovrebbe attenere, rappresentasse un patrimonio vero di tutta la magistratura calabrese, non staremmo qui a discutere come mai in 10 anni non è cambiato proprio nulla. Senza una parte della magistratura collusa la criminalità organizzata sarebbe stata sconfitta. E il collante in questo sistema sono i poteri occulti che gestiscono le istituzioni. Io stavo indagando su questo fronte e ritengo che uno dei motivi principali del fatto che io sia stato allontanato dalla Calabria risiede proprio in questi fatti”. Sul suo trasferimento deciso dal Csm, De Magistris ha detto che “quello che mi è accaduto è molto grave. E’ un messaggio negativo nei confronti di un territorio che doveva ricevere altri messaggi. Il Consiglio superiore della magistratura avrebbe dovuto dare un segnale positivo alla Calabria e starmi vicino”.

Quel fenomeno della Goldman Sachs…

http://www.antimafiaduemila.com/content/view/8854/48/1/2/

Gli uomini/goldman, una volta giunti ai vertici dell’azienda, non si fermano lì. Esiste un travaso continuo, diretto, tra funzione privata e funzione pubblica. Così gli uomini/goldman vanno ad occupare i gangli nevralgici di uno Stato (come ad esempio gli Stati Uniti) soprattutto nel settore politico (a vari livelli), economico, e accademico. Facciamo alcuni esempi limitandoci ai più eclatanti, altrimenti la lista sarebbe davvero lunghissima.
Lo scorso anno il presidente di Goldman Sachs, Henry Paulson, esce dalla compagnia ricco di stipendi e bonus di decine e decine di milioni di dollari per gli strepitosi successi ottenuti… ma non va in pensione, bensì è “assunto” come ministro del Tesoro da George W. Bush e dunque messo sulla poltrona cruciale da cui vigilare sull’andamento dell’economia americana.

Facciamo alcuni nomi per l’Italia … Mario Draghi … Mario Monti … Romano Prodi … Gianni Letta

mai più la compagnia deve rischiare in proprio, facciamo rischiare gli altri! Ecco che nasce l’idea della finanziarizzazione dell’economia e la traslazione del rischio dei finanziamenti

Immaginiamo di essere in un mercato finanziario e io sto vendendo un prodotto, non ci interessa tanto sapere quale sia, mettiamo sia una obbligazione legata ad un mutuo a rischio. Lo vendo oggi, dunque a data certa, e al prezzo di mercato di oggi, dunque anche il prezzo è certo. La particolarità sta in questo: vendo un prodotto che non è mio, non è nella mia disponibilità. Ma mi impegno ad acquistarlo (contestualmente alla vendita) ad una data futura breve (short) al prezzo di mercato che avrà in quel momento, ovvero lo acquisterò ad un prezzo che ancora non conosco. Lo schema come vedete è anche abbastanza semplice, si tratta di un future, o come dire una autentica scommessa. Se nell’intervallo di tempo tra mia vendita e mio acquisto il prezzo sarà calato: avrò guadagnato la differenza; se al contrario avrò venduto ad una cifra e acquistato ad un prezzo che nel frattempo è aumentato: avrò perso la differenza. Insomma, come andare al casinò e puntare sul rosso e nero!
Ora immaginate che Goldman Sachs abbia venduto prodotti basati sui mutui al prezzo che avevano prima della crisi della scorsa estate e poi li abbia acquistati al prezzo che avevano dopo che la crisi era avvenuta e il loro prezzo era crollato. Immaginate questo e avrete esattamente ciò che è successo nella realtà! Il risultato? Un guadagno, in un paio di settimane, di ben 1,7 miliardi di dollari… 1,7 mi-liar-di di dol-la-ri!!!
Ora capite bene quanto si diceva in precedenza riguardo al margine di redditività e come sia solo il settore finanziario a consentire tali ricavi: hai voglia costruire macchine! Questi creano denaro dal nulla, le speculazioni finanziarie consentono di creare letteralmente denaro solo schiacciando un tasto… denaro che non ha nessun corrispettivo reale, che non è garantito da nulla di tangibile nell’economia reale. Non è un caso, appunto, che taluni chiamino questo tipo di operazioni “economia da casinò” o “economia d’azzardo”! Questo denaro in realtà ha la consistenza dell’aria, eppure fonda potere, con esso ci puoi comprare beni reali eccome! Ecco come funziona la finanza mondiale!

Questa è dunque la situazione, il panorama piuttosto desolante che ci troviamo di fronte. Come al solito, la morale è in soldoni: loro cercano di governare la situazione perdendoci il meno possibile e cercando soprattutto di riversare le perdite sulla globalità della popolazione statunitense e del resto del mondo. E noi dobbiamo quasi dire grazie, perché l’alternativa a questo sarebbe che qualche grosso squalo fallisse e allora potremmo avere l’innesco di una crisi sistemica dagli esiti micidiali.

Gioco criminale

http://www.antimafiaduemila.com/index.php?option=com_content&task=view&id=9816&Itemid=78

di Giorgio Bongiovanni – 16 ottobre 2008
Siamo alla catastrofe. Ormai è chiaro nonostante i goffi tentativi di nascondere la verità, per l’ennesima volta, all’opinione pubblica mondiale. L’iniezione di 700 miliardi di dollari alle banche americane non salverà l’Occidente dal crollo economico, come Bush ha cercato di rassicurare.

Al contrario, rappresenterà soltanto un sedativo – neppure tanto efficace – che al termine della sua azione momentaneamente benefica ripresenterà l’infezione in un quadro clinico ancora più grave.
Quel che accadrà dopo non è difficile prevederlo.
Poiché sarà l’unica strada ritenuta possibile – come sempre in questi casi e mai più di ora – per provare affannosamente ad uscire dalla gravissima crisi economica che sta trascinando inesorabilmente tutta l’economia mondiale in una rovina come mai la nostra storia, dagli anni ‘30 ad oggi, ricordi.
E quell’unica strada è la guerra. La sola in grado di rimpinguare le casse dei governi con entrate, letteralmente, da brivido. Sul punto i dati parlano chiaro. Secondo un recente articolo del New York Times gli Stati Uniti avrebbero già da tempo triplicato le vendite di armi nel mondo – sotto l’energica spinta della Casa Bianca – principalmente ad acquirenti del cosiddetto “asse del male” come l’Iraq e l’Afghanistan. In un’assurda e patetica logica espressa dal sottosegretario alla Difesa Bruce Lemkin secondo il quale uno degli scopi principali della vendita di armi da parte degli Usa è cercare di aiutare i Paesi vicini a proteggersi dalla possibile minaccia armata di Iran e Corea del Nord.
Nel recente rapporto di Amnesty International si legge invece che Cina, Russia e Stati Uniti, divisi su tutto, sono in perfetto accordo nel pilotare il commercio delle armi. E in aperto contrasto, insieme a Egitto, India e Pakistan, con le richieste di Amnesty di impedire i trasferimenti di armamenti laddove vi sia “il rischio sostanziale” che essi possano essere usati “per compiere gravi violazioni del Diritto internazionale dei diritti umani e del Diritto internazionale umanitario”.
“Nonostante il massiccio semaforo verde della maggior parte dei Paesi – ha dichiarato Brian Wood, responsabile della Ong – una piccola minoranza di scettici vuole mantenere l’attuale carneficina e continuare a chiudere un occhio su trasferimenti di armi palesemente irresponsabili, rendendo deboli e inefficaci i controlli nazionali e gli embarghi dell’Onu sulle armi”. E così mentre Cina e Russia rimangono i principali fornitori di armamenti convenzionali al Sudan – che l’esercito usa per perpetrare gravissime violazioni dei diritti umani in Darfur, dove si contano più di 400mila morti tra i civili – gli Stati Uniti, dal 2003, hanno finanziato la maggior parte della fornitura di oltre un milione di fucili, pistole e armi da fanteria per i 531.000 membri delle forze di sicurezza irachene. Fornitura che ha contribuito alla proliferazione di armi e al perdurare di quel sistema di violenza e repressione già in corso ai tempi di Saddam Hussein.
Anche in Birmania, recente protagonista della protesta non violenta dei monaci, repressa nel sangue, le ben note violazioni dei diritti umani non hanno impedito a Cina, Serbia, Russia, Ucraina e India di fornire mezzi blindati, camion, fucili e munizioni. Stesso discorso per la Colombia, il Guatemala, la Guinea, la Somalia e l’Uganda.
E la nostra Italia? Dove si colloca in questo criminale quadro internazionale?
Il nostro piccolo Paese, culla del cristianesimo, sede dello Stato Pontificio, ha speso in un solo anno 33,1 miliardi di dollari per il commercio delle armi, è piazzato ai primi posti della classifica per la loro vendita e grazie all’industria Beretta si pone ai vertici della produzione internazionale della pistola.
Milioni di mine made in Italy sono pronte ad esplodere nel Sudest asiatico e nei Balcani, decine di Paesi che agiscono in violazione dei diritti umani sono stati armati da noi e i presidenti delle più importanti realtà armiere europee sono sempre nostri connazionali.
Ancora. In epoca di grandi privatizzazioni, per il tramite di Finmeccanica la massima produzione di armi rimane nelle mani dello Stato mentre dal 1945 ad oggi il Bel Paese si è piazzato, di anno in anno, tra i primi dieci produttori di armi di tutto il pianeta.
In Italia, come nel resto del mondo, l’industria bellica rimane quindi ai primi posti per fatturato, seguita soltanto da quella della droga. E per avere un’idea della solidità economica di questo mercato basti pensare che mentre tutte le aziende tracollano in Borsa le azioni delle industrie di armi sono le uniche a risalire nelle quotazioni.
Nel solo 2008, ce lo dicono ancora i dati, il fatturato mondiale della vendita di armi ha raggiungerà i 1.500 miliardi di dollari. Una cifra inimmaginabile che corrisponde a più del doppio di quella che sarebbe necessaria a risollevare l’intero sistema economico mondiale.
Ma allora perché vogliono farci credere che l’economia non sia sanabile?
Cosa si nasconde dietro questa facciata?
Chi veramente gestisce il potere nel mondo?
Chi mantiene vivo questo sistema economico?

Assassini, criminali per nulla scalfiti dalla gravissima crisi, al contrario arricchiti sul sangue degli innocenti. Una mafia peggiore, se possibile, di quella violenta e sanguinaria di Totò Riina, che siede nei salotti bene delle nostre città e pianifica a tavolino la morte di milioni di persone per puro interesse personale.
Una mafia cinica che noi, nel nostro piccolo, continueremo a denunciare.

Pompieri incendiari

Da http://www.antimafiaduemila.com/index.php?option=com_content&task=view&id=9820&Itemid=78:

di Giulietto Chiesa -16 ottobre 2008

Il fatto eclatante è che gli Stati (Europa e America) sono andati in soccorso delle banche, con enormi iniezioni di denaro pubblico. Il fatto che stampino ulteriore moneta non cambia l’altro fatto: tutto a spese dei cittadini contribuenti.

E’ in corso una massiccia nazionalizzazione delle banche, che significa una massiccia socializzazione delle perdite. L’unica differenza tra America e Europa è che negli Stati Uniti lo Stato eroga i prestiti lasciando invariata la proprietà, in mani private, mentre in Europa prevale l’idea che gli Stati si appropriino delle quote azionarie, entrando negli assetti proprietari.

Nessuno si sogna neppure di mettere in discussione i capisaldi di questo sistema che è andato in pezzi.
Questi capisaldi sono la “presunta” indipendenza delle banche centrali e il loro carattere privato.
Presunta indipendenza perchè le banche centrali, quella d’Italia, quella d’Europa, la Federal Reserve, sono banche private, con azionisti privati. Che sono gli stessi incendiari che hanno appiccato l’incendio. Questo spiega perfettamente perchè l’hanno lasciato esplodere: partecipavano alla lauta raccolta dei profitti.

Adesso constatiamo che senza l’intervento d’emergenza degli Stati (per altro a stalla ormai aperta e a mucche scappate) l’intera struttura sarebbe crollata. La domanda è: perchè continuare con la commedia dell’indipendenza delle Banche Centrali (cioè delle banche tout court), visto che non sono state capaci di reggersi da sole?

E, domanda numero due: visto che il debito degli Stati è sempre stato artificialmente costruito a vantaggio delle banche private, ed è ad esse che noi dobbiamo i nostri debiti, proprio mentre scopriamo che li hanno usati malissimo e sono fallite, perchè mai continuare questa rapina privata ai danni della collettività? Rapina attuata , per giunta, da pasticcioni talmente stupidi da tagliare il ramo su cui sedevano?

Questi signori che invocavano il mercato lo hanno nei fatti liquidato. Il neo-liberismo è stata la morte del mercato. Ci crede, in Italia, solo Walter Veltroni.

Adesso il re è nudo (anche se molti si affannano a vestirlo). E’ la gente comune che sta pagando il disastro e peggio pagherà nei prossimi mesi, con una recessione mondiale ormai incombente e un’inflazione galoppante che taglierà i redditi fissi senza pietà.

La crisi manifesta un secondo aspetto: essa è nata negli Stati Uniti. Prima dell’11 settembre. E ha infettato il resto del mondo, mentre le isttizioni finanziarie mondiali, incluse quelle europee, pubbliche e private, hanno tenuto bordone.
Questa è la prova del nove che l’Europa non può e non deve seguire il modello americano.Siamo di fronte alla fine del “consenso washingtoniano”. Bisogna fare il possibile perchè esso non venga ripristinato, sotto altre forme. Altre crisi incombono e, con esse il pericolo di guerra. Il pacifismo di oggi è ridurre il potere della finanza.