Archivi del giorno: 15 ottobre 2008

101 modi per arricchirsi senza fare niente di socialmente utile

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101 modi per arricchirsi senza fare niente di socialmente utile
di William Blum – 11 ottobre 2008
Killing hope
Perché abbiamo questa cosa chiamata “crisi finanziaria”? Perché da quando gli Stati Uniti sono stati creati abbiamo periodicamente avuto una crisi del genere? Che cambiamenti si verificano o cosa succede ogni volta che causa la crisi? Dimentichiamo come fare le cose di cui la gente ha bisogno? Le fabbriche vanno a fuoco? Perdiamo i nostri utensili? I progetti scompaiono?
Finiamo a corto di persone che lavorino nelle fabbriche e negli uffici? Si provvede così bene a tutti i servizi di cui la gente ha bisogno per una vita felice che non ce n’è quasi più bisogno? In altre parole: che cambiamenti si verificano nel mondo reale per causare la crisi? Niente, necessariamente. Di solito la crisi è causata da cambiamenti nel mondo fasullo del capitalismo finanziario.

Tutti questi uomini adulti che fanno i loro giochi da ragazzi. Creano un assortimento di pacchetti, documenti ed entità finanziarie noti come hedge fund, derivativi, collateralized debt obligation, fondi indicizzati, credit default swap, structured investment vehicle, ipoteche subprime, e dozzine di altri esotici veicoli monetari. Creano ogni sorta di pezzi di carta commerciale, di nessun valore reale o intrinseco noto, basati su pochi titoli (o nessuno). Poi vendono questi vari pezzi di carta al pubblico e fra di loro. Spezzettano le ipoteche in strumenti arcani e rischiosi, poi le mettono insieme, e vendono i pacchetti a chi sta più in alto nel marketing piramidale. E alcuni di quelli impegnati in questo comprare e vendere da Far West diventano milionari. Alcuni diventano miliardari. Ottengono gratifiche natalizie maggiori di quanto la maggior parte degli americani guadagnano tutto l’anno. Non è notevole tutto ciò?

E buon parte degli acquisti non vengono fatti con i soldi dell’acquirente, ma con fondi presi in prestito; “leverage”, lo chiamano. I pezzi di carta a volte rappresentano merci, ma le merci vere e proprie non si vedono, potrebbero perfino non esistere; se il venditore chiedesse i fondi propri dell’acquirente, o se l’acquirente volesse vedere le merci, tutta la transazione si bloccherebbe. Vendono al rialzo, aspettandosi che il prezzo salga; vendono allo scoperto, aspettandosi che il prezzo cali; vendono “naked short”, il che significa che né possiedono né sono proprietari di quanto stanno vendendo; un nome per ogni trovata. Corrono rischi sempre più grandi comprando e vendendo pezzi di carta sempre più esoterici. È una Las Vegas gonfiata, capitalismo da casinò.

Questi pezzi di carta possono essere così complessi che molti di quelli che li comprano e vendono non li capiscono del tutto; non è un problema, rivendono semplicemente i pezzi di carta a qualcun altro a un prezzo più alto, anche se una delle parti (o entrambe) sa che la carta, pur pretendendo di essere un debito pagabile, praticamente è senza valore. Anche il governo, perfino quando cerca di regolamentare moderatamente questo Monopoli, a volte può essere confuso dalle complessità dei pezzi di carta, alle quali si aggiungono le pratiche men che trasparenti che avviluppano le transazioni; un potpourri che comprende speculazione, manipolazione, truffa. Il finanziere miliardario Warren Buffett ha chiamato i pezzi di carta “armi di distruzione di massa finanziaria”.

I ragazzi della finanza fanno i loro giochi da anni, e così in ogni fase del processo ci sono polizze assicurative che permettono ai giocatori di tenere il piede in due staffe; assicurano, e riassicurano; nella speranza di coprirsi contro i molti rischi del gioco, spesso sapendo che stanno trattando debiti dubbi; il governo federale ha appena preso il controllo della gigantesca AIG, uno dei maggiori attori nel gioco assicurativo. E con ogni transazione, a ogni livello, qualcuno guadagna una commissione o un onorario. Ci sono anche altre aziende il cui scopo nella vita è andare a stimare i vari attori e i loro pezzi di carta e la loro solvibilità e certificare la loro approvazione, su cui gli investitori fanno affidamento. Stiamo imparando adesso che alcune di queste aziende di rating sono state sorprendentemente incompetenti, quando non semplicemente disoneste.

Il presidente Roosevelt, di fronte ad attori simili negli anni ’30 del ‘900, li chiamò “banksters” [gioco di parole intraducibile tra “bankers”, cioè, e “gangsters”].

Si regge tutto sulla fede, fragile come la sua versione religiosa, la fede che qualcosa vale qualcosa perché si accompagna a un pezzo di carta con parole rassicuranti e sopra scritti dei numeri, perché viene scambiata, stimata e assicurata, perché qualcuno la venderà e qualcuno la comprerà. La stessa psicologia del mercato, la stessa mentalità da gregge che ha contribuito a costruire questo castello di carte su pilastri di avidità può farlo crollare. Ma i giocatori di Monopoli si tengono le loro gratifiche, e si ritirano con paracadute dorati da milioni di dollari; mentre le tendopoli stanno spuntando in tutta l’America.

È modo di gestire una società di esseri umani?

E il governo sta cercando di salvare dalla bancarotta questi trader spericolati, questi parassiti, salvare loro e il loro sistema dalla loro stessa scemenza. Con i nostri soldi; senza una maggiore ristrutturazione delle regole degne di Alice nel paese delle meraviglie dei giochi finanziari, senza istituire le regolamentazioni, la supervisione e la trasparenza più dure, e senza garanzie che i Padroncini viziati dell’Universo agiranno diversamente da come ordina il proprio ristretto interesse egoistico, al diavolo tutti gli altri.

Il capitalismo è la teoria che la gente peggiore, agendo per i suoi peggiori motivi, produrrà in qualche modo il miglior bene.

Dipendenti Galbani: “Così ci fanno vendere i formaggi avariati”

http://www.pressante.com/ambiente-e-salute/1181-dipendenti-galbani-qcosi-ci-fanno-vendere-i-formaggi-avariatiq.html

Non bastavano le indagini – che continuano ad ampio raggio – delle procure di Cremona e Piacenza. Adesso a scrivere una nuova pagina nello scandalo dei formaggi “scaduti, bonificati e reimmessi sulle tavole degli ignari consumatori” (dalle carte dell’inchiesta), ci pensano gli stessi dipendenti delle aziende. Accade a Perugia, dove alcuni lavoratori – venditori e addetti allo stoccaggio – hanno presentato un esposto in procura contro la Galbani, denunciando di essere “stati obbligati, per anni, dai capi del personale, a vendere merce con la data di scadenza contraffatta”.

Contrada: colpevole e nessun complotto!

http://www.antimafiaduemila.com/content/view/1613/84/


sono state depositate le motivazioni della sentenza con la quale lo scorso 10 maggio ha confermato la condanna a 10 anni di reclusione e 3 anni di sorveglianza vigilata per l’ex numero tre del Sisde, accusato di aver favorito, in più occasioni e per molti anni, gli uomini di Cosa Nostra. In sostanza per la Cassazione le accuse contro Contrada non sono delle “trame calunniose e mistificatorie” e in nessun modo si può definire come “asfittica” la “meticolosa disamina” con la quale i giudici di Palermo si sono fatti carico di verificare, ed escludere, “possibili episodi di inquinamento o condizionamento riscontrabili nelle plurime esternazioni dei collaboranti”. Per quanto, inoltre, riguarda l’entità della pena inflitta, la Cassazione rileva che i giudici di Palermo hanno ritenuto di non concedere le attenuanti generiche per il “concreto disvalore” della sua condotta contraria alle leggi e per “l’intensità del tono che la ha caratterizzata”. I supremi giudici ricordano, infine, che ad inchiodare Contrada all’accusa di aver aiutato i boss a sfuggire alle operazioni di polizia e a favorirne la latitanza non ci sono solo le parole dei pentiti ma anche le testimonianze di numerosi suoi colleghi, anche di alto grado, che sospettavano di lui e ne chiedevano l’allontanamento da Palermo.