Archivi del giorno: 26 ottobre 2008

SIGNORAGGIO E RISERVA FRAZIONARIA, LE VERE CAUSE DELLA “CRISI”

Da http://mercatoliberonews.blogspot.com/2008/10/signoraggio-e-riserva-frazionaria-le.html:

L’attuale crisi economica ricorda quella del 1929 che ha dato origine alla lunga e “grande depressione”. Allora venne realizzata spingendo prima una forte circolazione monetaria mediante l’immissione sul mercato di una grande liquidità con aperture di credito a basso costo dei tassi per: mutui, anticipazioni d’ogni tipo, per acquisire titoli, derivati, ecc. ecc. La corsa all’indebitamento si velocizzò poiché la rendita predisposta degli investimenti era superiore ai tassi richiesti per le anticipazioni. Successivamente si ridusse drasticamente la circolazione monetaria utilizzando qualsiasi tecnica, compreso il violento ritiro degli affidamenti prima facilmente concessi, provocando una violentissima deflazione su tutto il mercato. La massa monetaria si contrasse del 30%: il prodotto interno lordo americano cadde in termini reali del 29%, e la disoccupazione salì di oltre il 25%, con conseguenti fallimenti a catena di banche ordinarie, imprese, aziende e società d’ogni tipo sparsi in tutto il mondo, L’apparato politico, su occulta strategia delle banche centrali propose di curare il crack debitorio-speculativo spingendo gli Stati , dopo essersi indebitati con le banche centrali, a garantire credito e liquidità alle banche ordinarie nella speranza che queste a loro volta fornissero investimenti a sostegno della produzione e dei consumi interni. (allora come oggi gli unici a trarne profitto furono le banche centrali)

Invece un gruppo di economisti di Chicago propose un piano di riforma che era l’esatto contrario della «inadeguata medicina» adottata (causa primaria della prolungata depressione) e, se fosse stato accettato dalla leadership politica, avrebbe risanato rapidamente l’economia di allora e scongiurata quella attuale, evitando le guerre successive strumentali all’egemonia americana. Nel 1933 il «Piano di Chicago» fu vivamente raccomandato al governo dal professor Irving Fisher di Yale. Fisher era il più grande economista americano dell’epoca; fu lui il primo a capire e a spiegare che il meccanismo del credito così concepito porta alla creazione di massa monetaria; ci scrisse persino un libro: «100% Money»

Il Piano di Chicago proponeva che fosse restituito allo Stato il monopolio esclusivo dell’emissione monetaria e che fosse vietato alle banche la creazione di pseudo-denaro dal nulla con le riserve di fantasia, imponendo alle banche l’obbligo di riserva del 100%.

Oggi, le riserve obbligatorie sono ridicolmente basse, anche del 3%. Immaginiamo per semplicità un obbligo di riserva del 10%. Ciò significa (grosso modo) che, quando un risparmiatore deposita sul proprio conto corrente cento euro, la banca con quella «riserva» può concedere fidi e prestiti per 1.000 euro; mille euro che non ha, pseudo-capitale creato dal nulla. Questo consente enormi guadagni indebiti alle banche (che lucrano gli interessi sul denaro che non hanno e che creano dal nulla) ma le rende perennemente e ciclicamente instabili esposte agli umori del mercato: se la maggior parte dei depositanti andasse infatti a ritirare i depositi, si vedrebbe che la banca è insolvente.

Così facendo ci sarebbero risorse per l’economia reale e non per quella creativa ; le anticipazioni sarebbero determinate non già dalla percentuale di riserva permessa, bensì dalla quantità di risparmio esistente nell’economia reale e dalla quantità di denaro messo a disposizione alle banche ordinarie, sotto controllo dal Ministero del Tesoro, mediante operazioni pronto contro termine a tassi estremamente bassi corrispondenti ai costi d’amministrazione.

Irving Fisher infatti scriveva: «L’essenza del piano è di rendere la moneta indipendente dai prestiti; ossia separare il processo di creazione e distruzione di moneta dal business bancario. Un effetto collaterale sarebbe di rendere le banche più sicure e profittabili; ma l’effetto di gran lunga più importante sarebbe la prevenzione di successioni di grandi boom e depressioni, ponendo fine ai cronici cicli di inflazione e deflazione che sono stati sempre la maledizione dell’umanità e che sono nati, in genere, dall’attività bancaria» Tutto ciò Fisher e la scuola di Chicago (e Keynes era d’accordo) lo rese noto alla politica sin dal 1933 fornendo anche il metodo per controllare l’emissione monetaria per scongiurare decisioni discrezionali della «politica» che tenderebbe ad alluvionare di liquidità il mercato per ragioni elettorali o clientelari. In sintesi il concetto era semplice: mantenere costante il rapporto tra circolazione monetaria e beni da misurare, per non
creare squilibri e per poter finanziare la produzione a bassi costi
. L’altro economista, James Angell, dimostrò che il sistema proposto poteva essere effettivamente imposto ed applicato per legge. Tutto ciò ovviamente, fu respinto dal sistema bancario poiché non voleva rinunciare agli immensi guadagni-indebiti che lucrava creando denaro dal nulla: le banche ordinarie mediante la gestione dei debiti costruiti sulle spalle del mercato e dei privati, le banche d’emissione mediante quelli costruiti sulle spalle degli Stati in gran parte realizzati proprio dall’emissione monetaria di costo tipografico addebitata a questi al costo facciale.

Persino Milton Friedman, a cui si imputa la responsabilità della finanza senza regole, era a favore alla riserva obbligatoria al 100 % da parte delle banche ordinarie. Come Allais, anche Friedman sosteneva che la crescita della circolazione monetaria doveva essere proporzionale alla crescita dell’economia reale, con un tasso d’inflazione moderato del 2% annuo, (da non confondersi con l’aumento dei prezzi) per stimolare e sostenere la produzione e quindi i consumi.

Ovviamente queste teorie trovarono sostegno nel costatare che mentre tutto il mondo era in recessione, uno dei pochissimi Paesi come l’Italia si trovava con l’economia in espansione. Non si tardò molto a comprendere che ciò era dovuto all’emissione monetaria diretta da parte dello Stato il quale monetizzava il mercato realizzando, con la moneta acquisita a titolo originario e quindi senza debito, le opere pubbliche di comune interesse. (ricostruzione di tutto il territorio nazionale senza aumentare le tasse o il debito pubblico)

La bolla debitoria responsabile dell’attuale crisi economica non è determinata tanto dai mutui americani non pagati, quanto dalla sommatoria dell’indebitamento che si realizza con l’attuale emissione monetaria. Pertanto pensare di rifinanziare banche e mercato collassati dal debito con strumenti monetari forniti dallo Stato, che si indebita a sua volta nei confronti delle banche d’emissione, equivale ad intestardirsi a voler spegnere gli incendi con la benzina.

Per uscire dai ricatti causati dalle programmate crisi economiche, è necessario quanto segue:

lo Stato in nome e per conto dei cittadini deve riappropriarsi della funzione monetaria, battere moneta in proprio e per ciò non ingenerante debito, acquisirla per titolo originale incamerandone i signoraggi attualmente distratti dalla Banca Centrale.

Ricondurre la riserva delle banche ordinarie al 100 % dei propri attivi reali.

Ripristinare il divieto prima esistente nei confronti delle banche ordinarie, fondazioni e finanziarie collaterali di possedere quote di partecipazione di qualunque attività produttiva.

– Il credito e le attività creditizie debbono essere a disposizione del mercato e della produzione sottoposte alla sorveglianza del Ministero del Tesoro.

– Nelle more “occorre uno strumento – supplementare per l’iniezione di liquidità a livello nazionale” (Giulio Tremonti), da cui trapela che è arrivato il tempo di ripristinare lo strumento monetario che supplisca all’attuale emissione extra nazionale, gravata per sua natura dall’inversione contabile di produrre debito, emesso dal governamento nazionale scevro da debito.

– E’ necessario che la politica ritorni ad assolvere la sua funzione primaria al servizio delle persone. Ai politici che non possono o non se la sentono di adeguarsi consigliamo pronte e lodevolissime dimissioni a scanso di ristoro delle prebende percepite per servizi mal forniti. Non può essere più consentito distogliere risorse alla: sanità, istruzione, ricerca, produzione, mercato ed al sociale per conferirle ai banchieri.

Mannino, che fare

Da http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/post/2070347.html:

L’assoluzione di Calogero Mannino nel secondo processo d’appello, dunque non definitiva, dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa ha dato la stura alla solita girandola di scemenze sulla persecuzione giudiziaria, sulla “sconfitta del pool di Caselli”, sulla “fine della stagione dei processi politici”, addirittura sull’”errore giudiziario”. In realtà qui non c’è stato alcun errore giudiziario, ma una diversa valutazione – assolutamente fisiologica nel nostro sistema processuale – da parte di un collegio d’appello rispetto all’altro che aveva condannato Mannino a 5 anni e 4 mesi, prima dell’annullamento con rinvio della Cassazione. Due collegi della stessa Corte d’appello di Palermo hanno giudicato l’uno sufficienti, l’altro insufficienti le prove raccolte dalla pubblica accusa. Ma che il processo si fondasse su elementi solidi, dunque meritevoli di verifica processuale, l’avevano già stabilito non i due pm, ma molti giudici: il gip che lo arrestò e lo rinviò a giudizio, i 3 giudici del Riesame e i 9 delle sezioni unite della Cassazione che confermarono l’ordinanza cautelare per due anni, gli altri 3 giudici del Tribunale di Palermo che respinsero una richiesta di scarcerazione per motivi di salute. Diciotto magistrati di sedi e funzioni diverse: tutti visionari? Tutti persecutori? Non scherziamo.
Persino i 3 giudici del Tribunale che l’avevano assolto in primo grado scrissero parole di fuoco sull’ex ministro Dc, ora senatore Udc: “È acquisita la prova che nel 1980-81 Mannino aveva stipulato un accordo elettorale con un esponente della famiglia agrigentina di Cosa nostra, Antonio Vella”. E in seguito anche con altri boss della vecchia mafia agrigentina. Il Tribunale parlò di “patto elettorale ferreo, avallato dall’intervento di un mafioso come Vella”, che “costituisce una chiave interpretativa della personalità e consente di invalidare buona parte del capitolato difensivo, volto a rappresentare Mannino come un politico immune da contaminazioni coscienti con ambienti mafiosi o addirittura vittima di chissà quali complotti”. I primi giudici ritennero però che non fosse dimostrata la “controprestazione”di Mannino: “Non c’è la prova che l’accordo elettorale abbia avuto ad oggetto la promessa di svolgere un’attività, anche lecita, anche sporadica, per il raggiungimento degli scopi di Cosa nostra”. Insomma, Mannino aveva chiesto e avuto i voti di Cosa Nostra, ma non si sa cosa le avesse dato in cambio. Potrebbe aver buggerato la mafia.

La Corte d’appello ritenne che invece fosse provata pure la controprestazione. La Cassazione annullò la sentenza per difetto di motivazione, ma ritenne che esistessero gli elementi per un nuovo appello (sennò avrebbe annullato senza rinvio), nel quale è arrivata l’assoluzione. Vedremo dalle motivazioni se han cancellato anche i fatti sinora accertati, cioè le gravissime collusioni mafiose, o se li hanno semplicemente giudicati non penalmente rilevanti per mancanza della “controprestazione”.

Nell’attesa, il processo Mannino è un ottimo banco di prova per spiegare cosa deve fare, e soprattutto non deve fare, un politico per evitare di finire sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa. Se, puta caso, si sposa Gerlando Caruana, figlio di Leonardo, il boss di Siculiana, non deve partecipare alle nozze (nemmeno per fare gli auguri alla sposa), e possibilmente fare in modo di non meritare nemmeno l’invito. Da assessore regionale alle Finanze, contrariamente a quel che fece Mannino, non deve affidare le esattorie a mafiosi come i cugini Salvo. Quando ci sono le elezioni, è meglio evitare di ospitare in casa propria mafiosi come Antonio Vella per chiedere i voti della mafia, o di frequentare medici mafiosi come Gioacchino Pennino, amico di boss come Giuseppe Di Maggio,Totò Greco e i fratelli Graviano.

Ecco, se uno non frequenta mafiosi o smette di frequentarli quando scopre chi sono, e magari li denuncia alla magistratura, sarà ben difficile che la mafia voti per lui, che qualcuno lo sospetti di mafia, che qualche mafioso pentito si ricordi di lui costringendolo a un “lungo calvario giudiziario”. Se poi uno vuole che il suo processo sia rapido, dovrebbe pregare il suo premier di evitare leggi ad personam tipo la legge Pecorella che aboliva l’appello del pm ed, essendo incostituzionale, fu bocciata dalla Consulta, sospendendo il dibattimento per mesi, per poi riaprirlo quando la Consulta la fulminò. Non è difficile, vale la pena provarci. Tanto per cambiare un po’.

Tel Aviv: ecco la soluzione rifiuti per la Campania. Ma Bertolaso non ci crede

http://www.ecoblog.it/post/6318/tel-aviv-ecco-la-soluzione-rifiuti-per-la-campania-ma-bertolaso-non-ci-crede

La soluzione ai rifiuti(e non solo campani) c’è . E’ sotto brevetto e l’hanno inventata gli israeliani e si chiama Arrow-Bio.

In pratica con questo sistema denominato ArrowBio e che funziona ad acqua, è possibile differenziare i rifiuti e separare la parte organica da quella inorganica grazie alla forza di gravità. La parte organica opportunamente trattata diviene una poltiglia che può essere usata oltre che per produrre metano, anche come fertilizzante naturale.

Milano. I politici e i boss. Gomorra è già qui.

Da http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=777:i-cento-passi-dal-duomo&catid=20:altri-documenti&Itemid=43:

Gli affari, gli appalti, l’assalto all’Expo. Ecco i nomi degli uomini dei partiti che hanno stretto relazioni pericolose con i gruppi mafiosi. Che intanto sparano senza pietà alle porte della città. Ma nessuno sembra accorgersene

«Milano è la vera capitale della ‘Ndrangheta», assicura uno che se ne intende, il magistrato calabrese Vincenzo Macrì, della Direzione nazionale antimafia. Ma anche Cosa nostra e Camorra si danno fare sotto la Madonnina. E la politica? Non crede, non vede, non sente. E quando parla, nega che la mafia ci sia, a Milano. Ha rifiutato, finora, di creare una commissione di controllo sugli appalti dell’Expo. Eppure le grandi manovre criminali sono già cominciate.