Inchiesta del Sole 24 Ore sui rifiuti in Sicilia

Ma perchè continuano a chiamarli termovalorizzatori?

  • Il termine richiama erroneamente il concetto di creazione di valore dalla combustione, ma gli inceneritori in realtà possono esistere solo grazie all costanti sovvenzioni statali, il famigerato CIP6 con le fonti “assimimate” a quelle rinnovabili.
  • L’unico valore di cui si può parlare è quello che va in tasca ai gestori grazie ai lauti contributi del CIP6
  • Non è di certo il metodo più ecologico di smaltimento dei rifiuti perchè producono una miriade di sostanze nocive e cancerogeno quali per esempio nanoparticelle e diossina
  • Numerose ricerche scientifiche dimostrano l’aumento notevole di incidenza dei tumori nelle popolazioni residenti intorno agli inceneritori
  • Non eliminano totalmente i rifiuti, perchè comunque una percentuale tra il 20 ed i 30% del totale esce dagli inceneritori sotto forma di ceneri tossiche che devono comunque andare in una discarica special.
  • Con le tecniche moderne di raccolta differenziata si può arrivare al 60% di riciclaggio prima di arrivare in discarica e poi i rifiuti che vanno in discarica possono ulteriormente essere separati meccanicamente. Il materiale riciclato può poi essere rivenduto come materia prima.

Per le ragioni viste sopra, il riciclaggio è certamente preferibile all’incenerimento visto il minore impatto sulla salute, sull’ambiente, sui costi da sostenere. Però gli inceneritori creano valore per le tasche di chi li costruisce, gestisce e magari forse di chi li autorizza ricevendo in cambio laute mazzette.

Visto che in realtà non sono dei valorizzatori, se dobbiamo proprio chiamarli con un nome di fantasia perchè non li chiamiamo TUMORIFICI?

Ecco sul blog di Benny Calasanzio un articolo sulle mire mafiose nella costruzione degli inceneritori in Sicilia:  http://bennycalasanzio.blogspot.com/2008/11/inchiesta-del-sole-24-ore-sui-rifiuti.html

Cosa nostra punta al controllo dell’intero ciclo economico dello smaltimento dei rifiuti in Sicilia. Roberto Scarpinato, procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, non ha usato mezzi termini davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sui rifiuti. Nell’audizione del 12 ottobre 2007 ha denunciato l’esistenza di un patto scellerato: una «cooperazione tra mafiosi, politici, professionisti e imprenditori anche non siciliani per aggiudicarsi il monopolio degli appalti della discarica di Bellolampo, per la progettazione e la realizzazione di un inceneritore».
Quello di Palermo-Bellolampo è uno dei quattro termovalorizzatori che saranno realizzati nell’Isola. Gli altri sorgeranno ad Augusta, Casteltermini-Castelfranco e Paternò. Gli attori di questo patto avrebbero «progettato d’intervenire sull’intero piano regionale d’organizzazione dei servizi di smaltimento dei rifiuti urbani, per plasmarlo secondo i propri interessi». Progetti e piani, secondo Scarpinato, sono stati «accettati a scatola chiusa dagli enti pubblici e fatti propri». Il riferimento è al piano per il ciclo integrato dei rifiuti che fu messo a punto dall’allora presidente della Regione Sicilia, Totò Cuffaro, in veste di commissario straordinario per l’emergenza.

Una risposta a “Inchiesta del Sole 24 Ore sui rifiuti in Sicilia

  1. il risultato di tutto questo sarà che dovremo subire comunque i tumorifici.
    l’italia non è nostra……..purtroppo

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