Archivi del giorno: 17 dicembre 2008

Cos’è il signoraggio

Da http://centrofondi.it/report/Piero_Sanna_Moneta_Dominio.pdf un articolo che spiega cos’è il signoraggio:


Gli stati ed i governi di tutto il mondo hanno, proprio come le persone, un’innata necessità di denaro. Lo stato necessita denaro per far fronte alle molteplici spese in cui deve incorrere (infrastrutture, sanità, pensioni, stipendi, ecc). Il bilancio di uno stato è essenzialmente costituito da due voci. Una è il gettito fiscale (entrate), l’ altra è la spesa pubblica (uscite). Quando le uscite superano le entrate si ha un deficit (debito pubblico). Lo stato può quindi fare due cose per appianare il deficit, aumentare la pressione fiscale e ridurre la spesa pubblica. A prima vista sembrerebbe una pratica semplice e diretta. Perchè quindi tutti gli stati sono sommersi da astronomici debiti pubblici? Le ragioni risiedono nell’emissione monetaria. Per supplire all’ inevitabile esigenza di danaro gli stati moderni chiedono in prestito la massa monetaria a loro necessaria alla rispettiva banca nazionale, oggi meglio conosciuta come banca centrale. La banca centrale nazionale elargisce il prestito allo stato e lo grava di interesse (TUS o TUR). Lo stato a sua volta ripaga questo prestito tramite l’emissione di titoli di stato (Bot e Cct) per un pari valore al prestito richiesto alla banca. Questa situazione di apparente normalità cela in effetti la più grande truffa mai perpetrata ai danni dei popoli del mondo moderno. Per apprezzarne la gravità è necessario fare due premesse.

• Il denaro non è più garantito dall’oro

La convertibilità del denaro in oro è di fatto cessata con l’abolizione degli accordi di Bretton Woods nel 1971. Da questo preciso momento storico il denaro cartaceo può essere convertito solamente con altro denaro cartaceo. In passato un cittadino italiano qualsiasi avrebbe potuto portare la sua banconota da centomila lire alla banca d’Italia e farsi dare il corrispettivo in oro. Oggi una banconota da cento euro può essere cambiata solo con un’altra banconota da cento euro. Questo che cosa significa? Significa che oggi il denaro al momento della sua stampa ed emissione vale come la carta straccia. Non essendo più garantito da un valore reale le banconote oggi non sono altro che dei pezzi di carta colorati ai quali attribuiamo un dato valore in quanto buoni per il pagamento delle tasse e generalmente accettati dal mercato per comprare beni e servizi. Il valore di questi biglietti risiede quindi nella loro accettazione da parte della collettività e nella fiducia che in essi viene riposta come merce di scambio convenzionale.

• Le banche centrali sono delle s.p.a.

Benché la maggior parte delle banche centrali nazionali siano ritenute proprietà dello stato, la verità è che sono delle agenzie di credito private, istituite con il solo scopo di massimizzare i profitti dei loro azionisti. I due casi più eclatanti di quest’anomalia a norma di legge sono sicuramente la Federal reserve bank (banca centrale nazionale americana) e la banca d’Italia ( vedi tabella). Da queste due premesse deriva una scioccante rivelazione. Tutto il denaro in circolazione è gravato da debito ancora prima che arrivi nelle casse dello stato e venga accettato ed utilizzato dai suoi cittadini. Infatti, quando lo stato chiede in prestito una data massa monetaria, supponiamo 100 bilioni di euro, la banca centrale, stampa ed emette 100 bilioni in banconote di tagli diversi (5,10,50,100, ecc) spendendo 0,30 centesimi di euro a taglio. Questi pezzi di carta sono senza valore al momento della loro emissione perchè non garantiti da collaterale (oro), ma vengono prestati per il loro valore facciale (ovvero 100 bilioni) allo stato. La banca centrale non si comporta quindi come una normale tipografia, ma come un’effettiva agenzia di credito. La differenza fra il costo di stampa ed il valore facciale delle banconote viene, di fatto, incamerato dalla banca centrale.

Questa esorbitante rendita monetaria è conosciuta come signoraggio primario ed è incamerata da un’agenzia di credito completamente privata che conosciamo con il nome di banca centrale. Inoltre questo prestito viene gravato di un interesse (oggi al 4%) conosciuto come tasso di sconto o di riferimento. In pratica su una banconota da 100 euro il signoraggio è pari a 100 – 0,30 = 99,70 + 4% = 103,70 €. Quando quindi il denaro viene accettato e speso dagli ignari cittadini, è gravido di un debito pari al 103,70 %.

Non si può dire lo stesso dell’emissione monetaria concernente la moneta metallica. Infatti, il conio e l’emissione delle monete è lasciato allo stato che ne incamera un modesto signoraggio in quanto molte monetine comportano un costo di conio maggiore del loro valore facciale ( il materiale utilizzato è molto più costoso della carta come nel caso di bronzo, argento, rame, ecc). La domanda a questo punto dovrebbe sorgere spontanea. Perché lo stato può coniare, mettere in circolazione e usufruire del signoraggio sulla moneta metallica ma non su quello delle banconote? Il seguito di questa presentazione tenterà di illustrare nella maniera più semplice e comprensibile possibile i motivi che si celano dietro una quanto mai enigmatica ed autolesionista politica di emissione monetaria. Ma vediamo ora di capire una seconda forma di signoraggio da molti economisti ritenuta come la più perniciosa e fagocitante attività di speculazione ai danni dei cittadini. Il signoraggio secondario.

Banche commerciali e signoraggio secondario

Abbiamo brevemente visto come avvenga la creazione del denaro preso a prestito dallo stato per far fronte alle spese sociali. Questa presentazione si concentrerà ora sulla creazione di denaro creditizio, cioè quello che ci viene prestato dalle banche commerciali, conosciuto anche come signoraggio secondario. Innanzi tutto è indispensabile fare una breve analisi del concetto di prestito. Vi sono principalmente due tipi di prestiti: prestiti distributivi e prestiti generatori. Quando prestate la falciatrice ad un amico o quando una associazione di credito cooperativo presta denaro, qualcosa di preesistente viene temporaneamente ridistribuita, da qui la definizione di prestito distributivo. Quando una banca commerciale accorda un prestito, essa genera il denaro dal nulla grazie alla pratica bancaria della riserva frazionaria. Il denaro non proviene dalle risorse della banca, ne dai depositi che le vengono affidati dalla clientela: viene dall’inchiostro della penna del banchiere (o da una scrittura effettuata in un computer)5. Questi sono prestiti classificati come prestiti generatori. Da dove la banca crea questi nuovi prestiti? Dalla monetizzazione dei collaterali presentati a garanzia dal contraente. In altre parole la vostra casa, macchina, azienda, terreni, negozio, ecc. Quindi la banca trasforma in liquidità il potenziale valore dei vostri averi/garanzie e ve li presta sotto forma di linee di credito, prestiti e mutui che dovrete ripagare più interesse. La banca utilizza la vostra firma sul contratto che avete stipulato come un attivo di cassa. In altre parole utilizza la vostra promessa di pagamento come se i soldi più l’interesse fossero gia’ stati ripagati. Questo nuovo attivo viene inoltre utilizzato dalla banca come riserva. Più esattamente, la banca non presta nemmeno il denaro in molti casi. Promette di pagarlo!!! Quando chiedo un prestito di € 100.000 per pagare una fornitura di merce, supponiamo in forma di lettera di credito, la banca non mi dà denaro, ma solo una promessa di pagare quella somma al mio venditore. Però il contratto di mutuo è formulato come se la banca prestasse denaro. Esso finge che la banca presti denaro6. L’assioma generale è quindi che ogni volta che la banca effettua un prestito od un mutuo non percepisce solo gli interessi ma si incamera l’intero valore del prestito / mutuo (che crea dal nulla) e lo utilizza come patrimonio della banca. Ovvero capitale attivo che usa come riserva. Per capire la funzione della riserva è necessario comprendere che la capacità di una banca di creare moneta non è infinita. E’ limitata dal suo capitale. Le linee direttive delle istituzioni finanziarie limitano la totalità dei prestiti di una banca a 20 volte il suo capitale ( oggi, 2007, siamo a 50 volte, con una riserva frazionaria del 2%) così come viene definito nel documento al capitolo A, “Capital Adequacy Requirements,” capoverso 1, sezione 1-1. Queste regole seguono le linee guida del “Capital Accord” del 1988, raggiunto sotto l’egida della BRI, la Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea (BIS – Bank of International Settlements). Tradotto in Italiano intellegibile significa che la banca (commerciale) puo’ prestare 50 volte quello che veramente dispone in cassa. Per legge!!! ( provatelo a fare voi e vediamo che succede?). Quanto maggiori sono le riserve, tanto più cospicui saranno il numero e l’ammontare dei prestiti che la banca puo’ concedere. La banca di credito, quindi, presta denaro che non esiste, ne presta fino a 50 volte di più di quanto esiste realmente nelle sue casse.

Più precisamente, nel 1988 il sistema bancario internazionale, con gli accordi di “Basilea 1”, ha prescritto alle banche di coprire con capitale proprio (“Eigenkapital”) almeno l’8% dei prestiti. Con gli accordi di “Basilea 2”, questa riserva è lasciata variare tra l’l,6 e il 12% a seconda del grado di solvibilità del cliente7. Rimane ora da capire perchè il signoraggio secondario sia il più subdolo e devastante strumento d’indebitamento dei cittadini. Il punto è che l’emissione di denaro creditizio dal nulla va ad aggiungersi ( e superare di gran lunga ) alla massa monetaria di denaro vero (che tu hai acquistato lavorando o producendo e che comporta costo, fatica, rischio). Questa commistione fra denaro vero e denaro creditizio comporta inflazione (non quella dell’ISTAT ). C’è quindi troppo denaro in circolo che cerca di comprare troppi pochi beni e servizi. Praticamente significa che tutti percepiscono una perdita di potere d’acquisto. L’affitto costa di più, fare la spesa costa di più, mantenere la macchina costa di più, gestire la propria attività commerciale costa di più ecc, ecc. La qualità della vita diminuisce perchè è come se qualcuno avesse preso dalle nostre tasche durante gli anni migliaia e migliaia di euro. …

Cos’è la riserva frazionaria

Da http://www.signoraggio.com/signoraggio_lariservafrazionaria.html un articolo che spiega cos’è la riserva frazionaria:

…Vediamo come funziona concretamente: quando depositiamo €100 in una banca commerciale, questa apre un conto corrente (c/c) a nostro nome e si impegna a custodire la nostra banconota (vedi “signoraggio”) nel suo caveau, al sicuro dai ladri.

Il banchiere a questo punto usa una statistica ormai centenaria che gli dice una cosa molto semplice: solo una parte del deposito appena creato verrà usata (“movimentata”) dal cliente. Quindi il banchiere sa che “quasi sicuramente” la maggior parte dei nostri soldi, dati in sua custodia, saranno immobili nel conto (nella cassaforte) per mesi, per anni. Ricordiamo che il banchiere non è proprietario della nostra moneta, dei nostri soldi, ma ne è solo custode. Ciò nonostante il banchiere considera uno spreco questa immobilità e decide di prestare quanto c’è sul nostro c/c. Oltre alla nostra “comoda disattenzione” il banchiere ha bisogno del politico corrotto che legalizzi questa truffa con una legge creata appositamente.

Si chiama “Misure dell’accantonamento alla riserva obbligatoria” o più semplicemente “riserva frazionaria” ed è smerciata alla pubblica opinione in modo tale che appaia come una forma di tutela per il correntista.

Ormai l’arroganza del binomio banchiere-politico è tale che oltre al danno si aggiunge la beffa: palesando questa legge come un limite al potere del banchiere di creare denaro da prestare, il politico si presenta come tutore dei nostri interessi ma, per fare un esempio, è come se lo stesso politico decretasse “il numero massimo di frustate da somministrare ad uno schiavo” e nel far questo volesse il plauso pubblico per essere stato un paladino dei diritti dell’uomo.

Ma espressamente, cosa dice questa legge? Semplicemente mette un limite alla quantità minima di denaro che i banchieri devono tenere in cassa.

Questo cosa comporta per noi?

Per noi cambia poco, anzi nulla. Se 100 persone versano €100 sarebbe legittimo aspettarsi che in qualsiasi momento TUTTI i 100 neocorrentisti possano ritirare i propri €100, no? Nella realtà, il banchiere, come detto all’inizio, considera uno spreco tutto quel denaro fermo nei suoi caveaux, e dal momento che conosce (statisticamente) quanto denaro viene ritirato in media dai correntisti, presta il resto, come fosse denaro suo. Se statisticamente solo il 10% viene “movimentato” (ritirato, speso, versato, spostato, ecc..) vuol dire che la banca ha 100 c/c con €100 ognuno, quindi €10.000 e di questi €10.000 solo €1.000 servono in contanti (in cassa) per le operazioni quotidiane (il 10% che dice la famosa statistica, ricordate?).

Quindi €9.000 si possono prendere e usare (prestare) anche se non sono di proprietà della banca! Non dimenticate mai questo concetto. Ve lo immaginate il custode del parcheggio dove lasciate l’automobile mentre siete al lavoro che prende la vostra auto va in giro a caricarci della merce (anche illecita) senza dirvi nulla e senza corrispondervi nulla? Sì, è vero, la banca da un “interesse”, se “interesse” si può chiamare lo 0,0005% che danno oggi!

Cosa cambia per il banchiere?

Per il banchiere cambia molto perché più è bassa la percentuale da tenere in contanti più egli può prestare. Nel 1957 le banche erano tenute a tenere in riserva il 25% del deposito, nel 1970 erano scese al (circa) 15% e oggi solo il 2% (in alcuni casi lo 0%). Quindi oggi la banca può ricevere €10.000 e prestarne €9.800 (non suoi!) e questo grazie alla legge sulla “riserva obbligatoria o frazionaria”. Ma la truffa non finisce qui. Quei €9.800 prestati andranno prima o poi versati in un altro conto (magari della stessa banca o di altre banche ma poco cambia dato che il sistema bancario è un ”cartello”, come quello della droga). Nel nuovo c/c basterà tenere contanti per €196 (9.800×2%) e si potranno prestare i restanti €9.604 (9.800–196) e il ciclo continuerà sul nuovo conto corrente. Alla fine della fiera, partendo da €10.000, la banca potrà creare e prestare €500.000, ossia 50 volte di più e incamerare i relativi interessi. Tutto senza avere altro che i €10.000 reali iniziali (e che andavano solo custoditi!).

Ora si capisce la potenza delle banche commerciali che possono creare denaro dal nulla (o meglio: moltiplicare quello dei correntisti) con la complicità dei politici corrotti, che danno legalità alla truffa. Voi pensate che per scoprire il trucco basterà andare in 100 allo sportello per riprendersi i €100, giusto? Sbagliato. Matematicamente basterebbe che i primi 3 clienti pretendessero indietro i propri soldi per far cadere il sistema, poiché con la riserva al 2% solo i primi due [del gruppo dei cento iniziali] troverebbero ancora qualcosina.. il terzo rimarrebbe con un pugno di mosche. E così il quarto e tutti gli altri.. purtroppo il sistema accorrerebbe in soccorso della banca in difficoltà e scenderebbe in campo la Banca Centrale in persona a stampare ciò che non è mai esistito (come accade in questi giorni alla Northern Rock Bank).

Un giorno un tale sfamò un mucchio di persone con 5 pani e 2 pesci e in occasione di un pranzo di nozze dissetò tutti gli invitati mesciando vino da un otre semivuoto, ma questa è la vecchia religione.

La nuova religione del Dio Denaro prevede una nuova figura: il banchiere di Caanan, che crea e moltiplica all’infinito denaro. E debito per noi popolino.

Operazione Perseo

Da http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=926:operazione-perseo&catid=4:2008&Itemid=3:

Palermo, 16 dic. (Adnkronos) – “Provenzano non era il capo di Cosa Nostra ma un ascoltato, autorevole consigliere, la cui autorita’ dipendeva di riflesso da quella di Riina”. Lo ha detto il procuratore di Palermo, Francesco Messineo, durante la conferenza stampa per illustrare i dettagli dell’operazione ‘Perseo’, eseguita dai carabinieri del comando provinciale di Palermo e che ha decapitato la nuova cupola di Cosa nostra.

(ASCA) – Palermo, 16 dic – ”Riteniamo di avere inferto un durissimo colpo a Cosa nostra in provincia di Palermo interrompendo sul nascere il suo progetto di ricostruirsi”. Cosi’ il procuratore di Palermo Francesco Messineo spiega l’importanza dell’operazione antimafia ”Perseo” che ha permesso di azzerare il progetto dell’organizzazione della nuova ‘cupola’ del dopo Toto’ Riina che volevano alcune familgie per decidere le nuove strategie. Per Messineo ”e’ stata una operazione che ha indebolito fortemente cosa nostra palermitana, anzi l’ha messa in gravissima crisi” ma segnala: ”Adesso abbiamo del materiale sul quale riflettere, dovremo riflettere sulla capacita’ della mafia di rigenerarsi e tentare forme consuete o gia’ note di organizzazione”. ”Abbiamo acquisito – sottolinea il procuratore – elementi secondo i quali siamo andati oltre, nel contesto delle indagini, alla delineazione del fenomeno mafioso tanto e’ vero che sono stati definiti i nuovi assetti mafiosi dal dopo Riina a oggi. Quando negli anni scorsi si e’ parlato di una mafia ‘sommersa’, questa fase della sommersione era dettata non dalla volonta’ di Provenzano, che piu’ che un capo era considerato un autorevole e importantissimo consigliere, e dei suoi alleati di mantenere il silenzio sugli affari di Cosa nostra quanto all’impossibilita’ di svolgere al meglio tutte le proprie attivita’ visto che, con le centinaia e centinaia di arresti di questi anni, l’organizzazione mafiosa e la commissione provinciale di Palermo, in particolare, erano state svuotate di contenuti ed i boss erano incapaci di deliberare qualsiasi tipo di decisione”. Ma sembra che non tutte le famiglie erano d’accordo a ricreare la ‘commissione provinciale’ e difatti il procuratore fa notare che ”tra i fermati si era creato uno scontro tra due opposte fazioni: da un lato chi premeva per la rinascita della ‘commissione’, dall’altro chi invece prediligeva un modello federalista, con le diverse famiglie a governare ognuna sul proprio territorio”. E da queste divisoni poteva nascere una nuova faida, tant’e’ che il procuratore Messineo conclude evidenziando che ”un progetto del genere avrebbe potuto a breve marginalizzare alcuni soggetti o creare dissidi interni. Da qui la possibilita’ di azioni violente. E’ stata una delle ragioni per cui abbiamo accelerato l’operazione”.

(ASCA) – Palermo, 16 dic – La ‘commissione’ o la ‘cupola’ sono organismi che in Cosa Nostra dettano le strategie, gli affari, l’appartenenza e assegnano il controllo del territorio alle famiglie. La ‘cupola’ e’ stato il mezzo piu’ efficace per Toto’ Riina per gestire l’organizzazione ed imporre i suoi metodi, eliminando i ‘concorrenti’ e dettando i tempi della strategia stragista contro lo Stato. Ma con il suo arresto sembra che la ‘commissione’ o la ‘cupola’ abbia finito il suo operato. Di questa idea e’ il procuratore di Palermo, Francesco Messineo, che afferma che Bernardo Provenzano prima, e Salvatore Lo Piccolo dopo, erano in realta’ dei punti di riferimento validi, ottimi consiglieri, ma non hanno mai ricoperto il ruolo di Riina, ritenuto da tutti il ‘capo dei capi’. Da qui nascerebbe il cambio di rotta di Cosa nostra, indirizzandosi in quella che e’ stata definita la strategia del ‘sommerso’, non dettata quindi da una decisione di Provenzano ma da una necessita’ nata dal fermo dell’attivita’ della ‘cupola’ per mancanza di un capo. E Toto’ Riina, anche se non vi sono conferme ufficiali, ha tentato di far rinascere dalle ceneri la nuova ‘cupola’ per continuare cosi’ a far rivivere i ‘corleonesi’ tramite i suoi ‘eredi’ palermitani. Il vecchio boss, tra l’altro, sa bene che il patriarca trapanese latitante Matteo Messina Denaro, nonostante sia rispettato da tutti non ha la possibilita’, non essendo palermitano, di ricoprire il ruolo di capo. Con l’operazione ‘Perseo’ sembra che sia andato in frantumi il disegno di Riina, cosi’ come anche la nuova mappa dei mandamenti delle famiglie palermitane. Oggi, in pratica, l’organizzazione mafiosa dovrebbe essere allo sbando e sembra che basti poco per darle il colpo di grazia. Anche perche’ l’operato della magistratura e delle forze dell’ordine e’ riuscito a dare forza e coraggio alla societa’ palermitana di uscire da quella forma di indifferenza e sudditanza.

Io Sono Saviano

Segnalo l’iniziativa Io Sono Saviano – Contro tutte le mafie:

“Io Sono Saviano” è un movimento spontaneo ed apartitico, nato sul web dalla necessità di dare un seguito alle manifestazioni di solidarietà nei confronti dello scrittore Roberto Saviano, che un pentito ha indicato come prossimo obiettivo dell’ala stragista dei Casalesi, capeggiata dal latitante Giuseppe Setola.

Il nuovo social network IoSonoSaviano.ning.com è stato creato con l’intento di riunire e coordinare qualunque esponente della società civile volesse partecipare attivamente all’organizzazione di una manifestazione nazionale a sostegno di Roberto Saviano e contro tutte le mafie, che si terrà il 20 dicembre in contemporanea nelle città di Roma, Napoli, Milano, Palermo, Messina e Cagliari.

L’organigramma della neonata piattaforma virtuale è composto da comitati regionali che si gestiscono autonomamente per quanto riguarda le attività che precederanno la manifestazione, coordinandosi poi in vista dell’evento nazionale.

E’ importante sottolineare, però, che la manifestazione del 20 dicembre non è il punto di arrivo di un’esperienza comune nata in un caso particolare, ma rappresenta il primo passo di un movimento che ha lo scopo di tenere costantemente viva l’attenzione dell’opinione pubblica, per far sì che l’interesse mostrato in questa occasione non si esaurisca.

Attraverso azioni di sensibilizzazione, campagne informative, performance visive, cineforum e letture intendiamo continuare a monitorare il fenomeno mafioso al quale gli italiani rischiano pericolosamente di assuefarsi a causa di una mancanza di informazione dettagliata e veritiera.

GENCHI: “VERI ABUSI CONTRO DI NOI”

Da http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=927:de-magistris-genchi-ad-oggi-veri-abusi-contro-di-noi&catid=2:editoriali&Itemid=4:

Gioacchino Genchi, il consulente di analisi del traffico telefonico che ha collaborato con l’ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris nell’inchiesta Why Not, in un’intervista al settimanale Oggi accusa la Procura generale di Catanzaro di avere svolto ”abusivamente” accertamenti sul suo lavoro e su quello del magistrato. ”L’accertamento per De Magistris – sostiene Genchi – poteva farlo solo la Procura di Salerno. E per me quella di Palermo, dove lavoro e ho svolto tutte le mie attivita’. E inoltre, se nessuna indagine poteva essere delegata al Ros di Roma, ancora meno poteva essere delegata a quelle particolari persone del Ros. Se i tabulati acquisiti avevano un senso, non si potevano affidare ai soggetti che emergevano proprio dagli stessi tabulati”. Genchi, nell’intervista, nega di aver trattato l’utenza dell’ex Ministro della Giustizia, Clemente Mastella, senza la necessaria autorizzazione. ”Il numero di telefono di Mastella analizzato da Genchi e che e’ all’origine del braccio di ferro tra l’ex ministro e l’ex pm Luigi De Magistris – riferisce Oggi in un comunicato in cui sintetizza l’intervista – non era affatto intestato alla Camera dei deputaticome affermato dai carabinieri del Ros) ma al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, ed aveva perfino scheda e operatore telefonico diverso da quello rilevato dai carabinieri”. ”Appena scoprii che quel numero lo usava Mastella – afferma Genchi – lo comunicai a De Magistris. Ho recentemente scoperto, analizzando le intercettazioni dell’inchiesta Toghe lucane, svolte dalle forze dell’ordine, che Mastella e’ stato anche intercettato mentre trattava faccende locali con alcuni esponenti del centrosinistra”. Genchi, riferisce ancora il settimanale, ”conferma che il suo archivio, assolutamente autorizzato, contiene la rilevazione di utenze di autorevoli esponenti dei servizi segreti, ma solo perche’ emerse nel corso dell’inchiesta Why Not. Non mi pare – aggiunge – che i servizi siano al di sopra della legge”. ”Sempre a proposito di utenze eccellenti – afferma Oggi – Genchi rivela come nell’archivio esistano utenze di parlamentari, ma quei numeri emersi nell’inchiesta non sarebbero mai stati intestati alla Camera o al Senato o ai parlamentari stessi. Genchi rivela anche anche l’inquietante vicenda di un parlamentare che avrebbe ‘attivato una decina di schede, poi affidate a persone vicine a killer mafiosi in Calabria”.