Operazione Perseo

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Palermo, 16 dic. (Adnkronos) – “Provenzano non era il capo di Cosa Nostra ma un ascoltato, autorevole consigliere, la cui autorita’ dipendeva di riflesso da quella di Riina”. Lo ha detto il procuratore di Palermo, Francesco Messineo, durante la conferenza stampa per illustrare i dettagli dell’operazione ‘Perseo’, eseguita dai carabinieri del comando provinciale di Palermo e che ha decapitato la nuova cupola di Cosa nostra.

(ASCA) – Palermo, 16 dic – ”Riteniamo di avere inferto un durissimo colpo a Cosa nostra in provincia di Palermo interrompendo sul nascere il suo progetto di ricostruirsi”. Cosi’ il procuratore di Palermo Francesco Messineo spiega l’importanza dell’operazione antimafia ”Perseo” che ha permesso di azzerare il progetto dell’organizzazione della nuova ‘cupola’ del dopo Toto’ Riina che volevano alcune familgie per decidere le nuove strategie. Per Messineo ”e’ stata una operazione che ha indebolito fortemente cosa nostra palermitana, anzi l’ha messa in gravissima crisi” ma segnala: ”Adesso abbiamo del materiale sul quale riflettere, dovremo riflettere sulla capacita’ della mafia di rigenerarsi e tentare forme consuete o gia’ note di organizzazione”. ”Abbiamo acquisito – sottolinea il procuratore – elementi secondo i quali siamo andati oltre, nel contesto delle indagini, alla delineazione del fenomeno mafioso tanto e’ vero che sono stati definiti i nuovi assetti mafiosi dal dopo Riina a oggi. Quando negli anni scorsi si e’ parlato di una mafia ‘sommersa’, questa fase della sommersione era dettata non dalla volonta’ di Provenzano, che piu’ che un capo era considerato un autorevole e importantissimo consigliere, e dei suoi alleati di mantenere il silenzio sugli affari di Cosa nostra quanto all’impossibilita’ di svolgere al meglio tutte le proprie attivita’ visto che, con le centinaia e centinaia di arresti di questi anni, l’organizzazione mafiosa e la commissione provinciale di Palermo, in particolare, erano state svuotate di contenuti ed i boss erano incapaci di deliberare qualsiasi tipo di decisione”. Ma sembra che non tutte le famiglie erano d’accordo a ricreare la ‘commissione provinciale’ e difatti il procuratore fa notare che ”tra i fermati si era creato uno scontro tra due opposte fazioni: da un lato chi premeva per la rinascita della ‘commissione’, dall’altro chi invece prediligeva un modello federalista, con le diverse famiglie a governare ognuna sul proprio territorio”. E da queste divisoni poteva nascere una nuova faida, tant’e’ che il procuratore Messineo conclude evidenziando che ”un progetto del genere avrebbe potuto a breve marginalizzare alcuni soggetti o creare dissidi interni. Da qui la possibilita’ di azioni violente. E’ stata una delle ragioni per cui abbiamo accelerato l’operazione”.

(ASCA) – Palermo, 16 dic – La ‘commissione’ o la ‘cupola’ sono organismi che in Cosa Nostra dettano le strategie, gli affari, l’appartenenza e assegnano il controllo del territorio alle famiglie. La ‘cupola’ e’ stato il mezzo piu’ efficace per Toto’ Riina per gestire l’organizzazione ed imporre i suoi metodi, eliminando i ‘concorrenti’ e dettando i tempi della strategia stragista contro lo Stato. Ma con il suo arresto sembra che la ‘commissione’ o la ‘cupola’ abbia finito il suo operato. Di questa idea e’ il procuratore di Palermo, Francesco Messineo, che afferma che Bernardo Provenzano prima, e Salvatore Lo Piccolo dopo, erano in realta’ dei punti di riferimento validi, ottimi consiglieri, ma non hanno mai ricoperto il ruolo di Riina, ritenuto da tutti il ‘capo dei capi’. Da qui nascerebbe il cambio di rotta di Cosa nostra, indirizzandosi in quella che e’ stata definita la strategia del ‘sommerso’, non dettata quindi da una decisione di Provenzano ma da una necessita’ nata dal fermo dell’attivita’ della ‘cupola’ per mancanza di un capo. E Toto’ Riina, anche se non vi sono conferme ufficiali, ha tentato di far rinascere dalle ceneri la nuova ‘cupola’ per continuare cosi’ a far rivivere i ‘corleonesi’ tramite i suoi ‘eredi’ palermitani. Il vecchio boss, tra l’altro, sa bene che il patriarca trapanese latitante Matteo Messina Denaro, nonostante sia rispettato da tutti non ha la possibilita’, non essendo palermitano, di ricoprire il ruolo di capo. Con l’operazione ‘Perseo’ sembra che sia andato in frantumi il disegno di Riina, cosi’ come anche la nuova mappa dei mandamenti delle famiglie palermitane. Oggi, in pratica, l’organizzazione mafiosa dovrebbe essere allo sbando e sembra che basti poco per darle il colpo di grazia. Anche perche’ l’operato della magistratura e delle forze dell’ordine e’ riuscito a dare forza e coraggio alla societa’ palermitana di uscire da quella forma di indifferenza e sudditanza.

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