Il tempo nuovo della mafia

Da http://www.antimafiaduemila.com/index.php?option=com_content&task=view&id=11676&Itemid=78:

di Claudio Fava – 17 dicembre 2008
Ci avevano spiegato che la mafia era ormai rassegnata a un tempo di modestie, i soliti affari, i soliti intrallazzi, ma nulla di paragonabile alla furia omicida dei primi anni novanta.

Ci avevano fatto credere che questo minuetto di politici sorridenti e disponibili, questi incontri nei retrobottega dei negozi fosse solo una vezzosità, cose pittoresche, storie di Sicilia: altro che la mafia con la faccia feroce, altro che Riina & Provenzano… Poi sono arrivati questi novantanove arresti e abbiamo capito che Cosa Nostra non era cambiata, non cambia, non cambierà mai. E che la liturgia del potere mafioso può conoscere periodi di inabissamento, stagioni di bonaccia: ma è solo questione di tempo, di senso pratico, di opportunità.
Dietro l’operazione Perseo, ci spiegano oggi i giudici, c’è il racconto di una mafia che si è riorganizzata, ha messo da parte le buone maniere e sta immaginando di rilanciare in grande stile la propria offensiva criminale. C’è un capo mafia come Matteo Messina Denaro che non prende ordini da nessuno e pretende di rimettere in piedi la vecchia «cupola» che i corleonesi avevano abitato per una ventina d’anni. C’è l’ombra lunga di un’organizzazione criminale che ha deciso di riprendersi il privilegio di decidere anche «cose gravi». Insomma, ci sono i segni di un tempo nuovo, di una ritrovata determinazione. E di un lutto ormai elaborato: i vecchi corleonesi, sepolti dagli ergastoli, sempre più simili alla parodia di ciò che furono da liberi, sono fuori dai giochi. Definitivamente. Chi è libero decide per sé, senza chiedere permesso.
Certo, tra le righe si scopre che l’intero ambaradan avrebbe ricevuto la benedizione direttamente da Totò Riina, che questo sarebbe il suo modo per «posare» definitivamente Provenzano e archiviare il low profile mafioso di questi anni. Ma quei quindici anni trascorsi al 41 bis pesano su Totò e sugli altri come un macigno. La storia della mafia è generosa di piccole recite nelle gabbie dei processi, dal sigaro di Lucianeddu Liggio alla bibbia agitata verso il cielo da Michele Greco. Più che la misura di un vero potere ne sono l’epitaffio. È quello che è accaduto ai corleonesi, mentre altri si prendevano il posto loro. Potremmo scrivere che ce l’aspettavamo. Che il controllo ostinato della spesa pubblica, della filiera dei subappalti, dei destini della politica locale erano i segni d’un corpo vivo, non il lamento di un animale morente. Adesso che questa operazione di polizia ha svelato la forza inesauribile della mafia, non commettiamo ancora una volta l’errore di ritenere chiuso il discorso. Ho letto ieri del compiacimento per aver «annientato la direzione strategica di Cosa Nostra». Appunto: troppa grazia…

Una risposta a “Il tempo nuovo della mafia

  1. vorrei incontrare Matteo Messina DENARO,per ragione personale,importante,si lui sostegno TOTO E BERNARDO,LUCKY LUCIANO

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