Archivi del giorno: 21 dicembre 2008

“Quando mio padre Vito trattava con i boss mafiosi”

Da http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/cronaca/mafia-5/ciancimino-jr/ciancimino-jr.html:


Il giovane Ciancimino smonta le ricostruzioni fatte in più processi dal generale Mario Mori. Sui tempi di quelle trattative (retrodatandole a prima della strage di via D’Amelio) che il generale, quindici anni fa vicecomandante dei Ros, avrebbe avuto con suo padre. Incontri per catturare latitanti. Incontri per negoziare la fine della guerra di Cosa Nostra contro lo Stato italiano. Incontri per trovare un “accordo” per la salvezza dei familiari dei boss. Ciancimino junior svela anche di aver saputo direttamente da don Vito dell’esistenza di richieste scritte avanzate dai padrini e inoltrate – tramite il generale Mori, che però ha sempre negato – a misteriosi destinatari. Fogli firmati personalmente da Totò Riina.

Gli interrogatori di Massimo Ciancimino hanno coinvolto nuovi personaggi la cui identità è ancora top secret, nomi che sono già stati iscritti o stanno per essere iscritti nel registro degli indagati della procura di Palermo. Tutta l’inchiesta per il momento si sta concentrando “su un distinto signore con una busta in mano” che, una ventina di giorni prima della strage Borsellino, è entrato nella villa dei Ciancimino sotto Montepellegrino. “Mio padre me ne ha parlato tanto…”, dice Massimo. Era quello che ha portato il famigerato “papello” da far arrivare allo Stato. Fra le dieci e le dodici richieste che i boss elencavano offrendo in cambio una sola cosa: fermare le bombe in Sicilia e in Italia. “Mio padre ha incontrato tante volte anche Bernardo Provenzano a Roma”, dice ancora Massimo ricordando che il padrino corleonese andava in giro presentandosi come “l’ingegnere Lo Verde”.

Sullo sfondo di queste manovre fra Stato e mafia, la morte di Paolo Borsellino. L’ipotesi investigativa: il procuratore avrebbe scoperto la trattativa e sarebbe stato ucciso perché, qualcuno, lo considerava un ostacolo al patto.

Questione morale, bufera sul PD. Ma delle collusioni mafiose di esponenti PDL e UDC chi ne parla?

In questi giorni si parla tanto della questione morale nel PD, mentre le collusioni mafiose di esponenti del PDL e dell’UDC passano praticamente sotto silenzio. O ci si è così abituati che non fanno più notizia, tanto sembrano scontate e naturali?

Mi pare che la bufera mediatica di questi giorni sul PD sia un’operazione mirata a convincerli ad approvare le leggi salvacorrotti e salvamafiosi che il PDL sta preparando.

In ogni caso, avanti con le indagini, serve pulizia, via i corrotti, mafiosi, collusi e massoni di tutti i partiti, senza guardare in faccia a nessuno. A partire da Berlusconi (amico di mafiosi, corruttore, P2), Dell’Utri (Mafia), Schifani(socio di mafiosi), D’Alema (Unipol) e via discorrendo.

http://palermo.repubblica.it/dettaglio/In-trappola-anche-il-figlio-di-Capizzi-caccia-alla-talpa-che-forniva-i-verbali/1563532

E il capitolo delle eventuali “talpe” che ancora una volta abbiano potuto aiutare i boss a seguire in tempo reale le indagini, a conoscere i verbali dei pentiti e le collaborazioni “in fieri” è ancora tutto da approfondire. I magistrati della Dda si riservano di approfondire a gennaio il versante politico dell´indagine, quello che vede indagati di 416 ter, il voto di scambio politico-mafioso, i deputati regionali Alessandro Aricò della Pdl e Riccardo Savona dell´Udc. A notificare l´avviso di garanzia ad Aricò martedì sera è stato lo stesso maresciallo dei carabinieri che più di vent´anni fa arrestò suo padre. E il presidente della commissione per la revisione e attuazione dello Statuto, ha avuto un gesto di stizza.

A carico dei due deputati regionali ci sono le conversazioni intercettate tra il boss di Porta Nuova Giuseppe Lipari e un altro uomo d´onore della famiglia, Salvatore Baiamonte, in cui si dà conto della ricerca di voti a sostegno delle due candidature nelle ultime elezioni regionali. Per Aricò si sarebbe speso personalmente Marco Coga, il titolare dell´omonimo bar di viale Lazio, che dei rapporti con i politici per conto dell´organizzazione aveva fatto la sua specialità. Coga avrebbe pagato una cifra per i voti procurati ad Aricò dagli uomini di Pagliarelli che invece sostenevano direttamente Riccardo Savona. I due politici ieri non si sono fatti vivi con i magistrati e risultano ancora difesi da legali nominati d´ufficio.