Dimissioni di Nicola Mancino dal CSM

Firmiamo tutti la petizione per le Dimissioni di Nicola Mancino dal CSM:

http://www.petitiononline.com/nmancino/petition.html:

Alla Cortese attenzione del
Presidente della Repubblica
On. Giorgio Napolitano

E p.c. Al Presidente del Consiglio dei Ministri

Al Ministro della Giustizia

Al Presidente della Corte Costituzionale

Ai componenti del Consiglio Superiore della Magistratura

Al Presidente della Commissione Parlamentare di Inchiesta
Sul fenomeno della mafia

Al Procuratore Generale Della Corte Suprema di Cassazione

Al Procuratore nazionale Antimafia

Al Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati

Signor Presidente della Repubblica,
i sottoscritti cittadini italiani, riunitisi sotto lo scopo comune dell’impegno civile nella lotta alla mafia, ispirati dalle figure eroiche di Magistrati come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e non solo, desiderano manifestarLe il proprio disappunto riguardo al permanere nella carica di VicePresidente del Consiglio Superiore della Magistratura dell’on. Nicola Mancino.
Lo stesso personaggio noi riteniamo indegno di ricoprire tale carica per le sue reticenze relativamente al colloquio avuto con Paolo Borsellino il 1 Luglio del 1992 il cui contenuto e la conseguente reazione del magistrato potrebbero essere state le cause scatenanti del suo barbaro assassinio avvenuto il 19 luglio 1992 per mano dell’associazione chiamata Cosa Nostra e per le manifestazioni di devianza dalla retta applicazione delle leggi, negli anni successivi.
Ad esempio riteniamo doveroso riportare, a fronte della sparizione dell’Agenda Rossa di Paolo Borsellino, e quindi della possibilità di avere maggiori particolari sul colloquio stesso annotati da Paolo Borsellino, la messa in dubbio da parte dell’On Mancino dell’annotazione riportata nell’agenda grigia del magistrato del colloquio avvenuto con lo stesso nei giorni precedenti il 19 luglio 1992
Riteniamo quindi doveroso chiedere che Lei eserciti le Sue funzioni previste dall’art’87 della Costituzione chiedendo ai membri dello stesso di esercitare le prerogative previste dall’art.104 dello stesso, imponendo le dimissioni dalla carica di Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura dell’on. Nicola Mancino per indegnità morale.
Cordialmente,

1) Ettore Lomaglio Silvestri – Curno (BG)
2) Salvatore Borsellino (fratello del giudice Paolo Borsellino)

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6 risposte a “Dimissioni di Nicola Mancino dal CSM

  1. Avro’ giustizia? O la si fara’ per Berlusconi! Che il Presidente della Repubblica, con il CSM, accelleri la mia pratica, depositata dal buon Ciampi, nel 2006 e da Napolitano stesso, nel 2007. Non vorrei dubitare dei padri della Patria, in un contesto che vede: un onesto v politici-mafiosi, alleatosi con corrotti magistrati che hanno insabbiato pericolosi processi penali, ove esistevano precise imputazioni di funzionari pubblici “ladroni” qui condivido con Bossi. Mantenendo la mia morte civile, l’opera dei martiri della Patria va a…..e in atto si rivoltano nella tomba. Per ora non aggiungo altro, e comunque nella mia amarezza e ingenti danni, porgo la maxima debertur referentia.
    LAURO Natale

  2. LAURO Natale

    il commento e’ gia’ esposto sopra

  3. LAURO Natale

    vale quanto sopra, attendo dal Quirinale o CSM.

  4. LAURO Natale

    E’ gia’ due volte che mi si chiede un commento. Si intende colpire Mancino? Bene io non lo conosco, motivazione della quale e’ improprio una pronuncia lui contro. Chi accusa provi, nell’interesse generale nazionale, e se sara’ colpevole..io converro’ a quanto oggi si chiede.
    Intanto pressiamo, l’iter della mia (nostra) causa.

  5. LAURO Natale

    Mi domando se dialogo con persone virtuali o umane. Se e’ caso di quest’ultima rappresentazione, poche parole bastano.
    Saluti

  6. Francesco Spinelli

    AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
    ON. GIORGIO NAPOLITANO
    Palazzo del Quirinale
    00100 ROMA
    Gentile Presidente,
    Faccio seguito alla lettera del 23 c.m. avendo nel frattempo avuto modo di esaminare la lettera di Mancino al Corriere della sera del 17 luglio 2009, nella quale riporta le parole di Mutolo per dimostrare che l’incontro non c’è stato, ma non la convocazione al Viminale :
    ” Sai Gaspare, debbo smettere perché mi ha telefonato il ministro, ma…..manco una mezzoretta e vengo “ Paolo Borsellino è tranquillo, sereno; forse pensa che il Ministro vuole conoscerlo di persona, domandargli come vanno le cose, dirgli di persona che apprezza lo sforzo che sta facendo in quello momento triste, agli in una parola la cosiddetta “ solidarietà”, fare sapere a tutti pubblicamente che lo Stato è con lui, dare un segnale alla mafia:

    “ Quindi ( Paolo Borsellino) manca per qualche ora, quaranta minuti, cioè all’incirca un’ora, e mi ricordo quando è venuto, è venuto tutto arrabbiato agitato, preoccupato, ma che addirittura fumava così distrattamente che aveva due sigarette in mano. Io, insomma non sapendo cosa… Dottore, ma che cosa ha! E lui, molto preoccupato e serio, mi fa che viceversa del Ministro si è incontrato con il Dott. Parisi e il Dott Contrada“ .

    Mancino conferma tutto il racconto di Mutolo in ogni suo dettaglio.
    Il Ministro convoca il giudice al Viminale, ma al Viminale, nella sua stanza gli fa trovare, al posto suo, il Capo della polizia Parisi e il capo della questura di Palermo Contrada.
    Cosa hanno detto Parisi e Contrada a Paolo Borsellino a nome del Ministro in quei quaranta minuti, lo hanno avvertito, lo hanno minacciato, lo hanno avvertito e minacciato insieme, gli hanno chiesto cosa dicevano i pentiti, di cosa stava dicendo Mutolo. Come si definisce la circostanza in cui con una telefonata si convoca un incontro e poi si manda un altro ? Perché Paolo Borsellino quando torna è così arrabbiato, agitato, preoccupato. Non so dove e quanto Paolo Borsellino ha detto: “ Sto vedendo la mafia in diretta”, Forse era così arrabbiato, agitato, preoccupato, Lui che la mafia la conosceva eccome, perché l’aveva vista in diretta nell’ufficio del Ministro degli Interni.
    Contrada è stato condannato in via definitiva: dai tabulati telefonici è stato accertato che Contrada seppe dell’eccidio di via Amelio dopo ottanta secondi.
    Ecco perché Nicola Mancino non può restare al suo posto, Lei non può essere rappresentato da Nicola Mancino al Consiglio Superiore della Magistratura, quella lettera è una confessione piena.
    ricordo di oggi. Ma l’incontro è un fatto certo, perché riferito da chi accompagnò Borsellino sino all’anticamera del Ministro”.
    Il 19 luglio ero a Palermo, in Via D’Amelio, con i ragazzi di Ammazzateci tutti, qualche minuto prima dell’ora fatidica in cui Paolo Borsellino con la sua scorta è saltato in aria, si è arrivato il procuratore Lari, anche Lui aveva la mano alzata con l’agenda Rossa, anche Lui è nel mirino, non lo lasci solo.
    Nell’ultima intervista a Giorgio Bocca Carlo Alberto dalla Chiesa ha spiegato nei dettagli l’anatomia del delitti eccellenti:
    IL CASO MATTARELLA

    Senta generale, lei ed io abbiamo la stessa età e abbiamo visto, sia pure da ottiche diverse, le stesse vicende italiane, alcune prevedibili, altre assolutamente no. Per esempio che il figlio di Bernardo Mattarella venisse ucciso dalla Mafia. Mattarella junior è stato riempito di piombo mafioso. Cosa è successo, generale?
    “E’ accaduto questo: che il figlio, certamente consapevole di qualche ombra avanzata nei confronti del padre, tutto ha fatto perché la sua attività politica e l’impegno del suo lavoro come pubblico amministratore fossero esenti da qualsiasi riserva. E quando lui ha dato chiara dimostrazione di questo suo intento, ha trovato il piombo della Mafia. Ho fatto ricerche su questo fatto nuovo: la Mafia che uccide i potenti, che alza il mirino ai signori del “palazzo”. Credo di aver capito la nuova regola del gioco: si uccide il potente quando avviene questa combinazione fatale, è diventato troppo pericoloso ma si può uccidere perché è isolato”.

    Mi spieghi meglio.
    “Il caso di Mattarella è ancora oscuro, si procede per ipotesi. Forse aveva intuito che qualche potere locale tendeva a prevaricare la linearità dell’amministrazione. Anche nella DC aveva più di un nemico. Ma l’esempio più chiaro è quello del procuratore Costa, che potrebbe essere la copia conforme del caso Coco”.

    Lei dice che fra filosofia mafiosa e filosofia brigatista esistono affinità elettive?
    “Direi di si. Costa diventa troppo pericoloso quando decide, contro la maggioranza della procura, di rinviare a giudizio gli Inzerillo e gli Spatola. Ma è isolato, dunque può essere ucciso, cancellato come un corpo estraneo. Così è stato per Coco: magistratura, opinione pubblica e anche voi garantisti eravate favorevoli al cambio fra Sossi e quelli della XXII ottobre. Coco disse no. E fu ammazzato”.
    Non aspetti quaranta anni.
    Mandi al Paese un segnale nuovo,forte, chiaro, inequivocabile: che lo Stato è forte e credibile e che sa sopportare la verità e non rinuncia a se stesso e non è spaventato. Mancino non può restare al suo posto. Il Paese questo si aspetta .
    Con infinito affetto e stima, che Dio La guardi.
    Mitt. Spinelli Francesco –
    Vico 3° Marconi 12 Falerna CZ
    Pereira50@live.it

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