Archivi del giorno: 21 gennaio 2009

Gomorra e Roma

Da http://paolofranceschetti.blogspot.com/2009/01/sulle-recenti-minacce-di-morte-saviano.html:


Dire che Saviano è stato minacciato di morte significa non dire nulla. Vale la regola che cercavo di spiegare a Fabrizio. O uno dice chi lo minaccia, perché, con che mezzi, e dà qualche indicazione in più per far capire quale sia il reale pericolo, oppure tanto vale non dire nulla. Dire che Saviano è minacciato è come quando il TG 4 a Natale fa il servizio sui regali di Natale, e ad agosto fanno il servizio sul caldo. Una cazzata di nessun interesse per la sua ovvietà.
Quindi che scopo ha la notizia inesistente data dai giornali?

Formuliamo un’ipotesi.
Il punto è che il suo libro è semplicemente eccezionale. Un capolavoro destinato a rimanere nella storia dell’editoria e in particolare dell’editoria antimafia.
Leggendolo mi accorsi che Saviano aveva notato che la camorra si espande ed è potentissima anche all’estero.
Mi accorsi che non aveva percepito il perché. Come fa infatti la camorra ad espandersi in tutto il mondo così rapidamente? A questa domanda rispose il procuratore Cordova con la sua inchiesta di anni fa: è la massoneria il collante tra le varie mafie, perché in virtù del giuramento massonico che obbliga i fratelli ad aiutarsi, qualunque fratello chieda aiuto all’estero (aprire un supemercato, un impresa, depositare in banca, ecc…) riceverà un aiuto immediato e incondizionato
E’ la massoneria cioè la spiegazione dell’espansione della camorra in tutto il mondo, come di tutte le altre mafie.

Dato l’impatto emotivo che il libro ha avuto in Italia a mio parere Saviano è un pericolo. E’ un pericolo perché è un eroe, e può smuovere le coscienze, far capire il sistema.
Lo stato può tollerare che la gente si muova contro la mafia, la camorra e la ndrangheta. Questo succede ogni giorno.
Quindi il pericolo costituito da Saviano non è nel libro che ha scritto, ma potenzialmente in quelli che potrebbe scrivere in futuro.
Se Saviano approfondisse il sistema, e capisse i legami che la camorra ha con la massoneria internazionale, e capisse che tali legami sono gestiti dallo stato stesso, sarebbe morto nello stesso istante. Perché un libro del genere, se scritto da Saviano, sarebbe acquistato da centinaia di migliaia di persone, e questo lo stato non se lo può permettere.
E il giorno in cui Saviano capirà che il vero pericolo viene dalle persone che lo invitano alle trasmissioni, il giorno in cui capirà che tutto l’apparato messo intorno a lui a sua protezione, servono per impedirgli di studiare e approfondire il gradino ulteriore della piramide, allora sarà davvero in pericolo.
Per ora, il fatto che lo abbiano minacciato vuol dire che non è in pericolo. Vuol dire invece che qualcuno vuole mandare un messaggio, ma non a Saviano. Ovviamente non ho ancora capito tutto sulle minacce e i loro scopi, ma solo alcune linee generali. Per questo conto in Fabio o in altri lettori che vorranno aiutare me e gli altri capire il vero significato delle minacce a Saviano.
Una cosa comunque è certa. Finchè Saviano continuerà ad occuparsi di sola camorra non corre alcun rischio. Lo stato non ha interesse a farne un eroe morto, perché quelli morti fanno ancora più casino che da vivi, a meno che – come abbiamo descritto nei nostri precedenti articoli – non muoiano in modo disonorevole, come Pasolini, Pantani, e altri, oppure suicidandosi.
Quando invece lui capirà chi, cosa e perché permette alla camorra di esistere, allora sarà in serio pericolo, ma il pericolo non verrà dalla camorra, bensì dallo stato stesso.
Il libro successivo di Saviano, dovfrebbe essere intitolato “Roma”, quando avrà capito i collegamenti tra massoneria e camorra, con sottotitolo: “Roma, Torino, Milano, Palermo, Napoli, Reggio Calabria”. Poi dovrebbe scrivere “Londra” , con sottotitolo: Montevideo, Lisbona,.

Io so

Condivido in pieno l’articolo di Beppe Grillo http://www.beppegrillo.it/2009/01/io_so.html:

Io so.
Io so che la criminalità organizzata e la massoneria comandano in Calabria e anche a Roma.
Io so che Luigi De Magistris è stato rimosso dai suoi incarichi a Catanzaro ed espropriato delle sue inchieste per impedire che scoppiasse una nuova Tangentopoli.
Io so che nove miliardi di euro di fondi europei, di cui i cittadini non hanno alcun controllo, finanziano ogni anni le mafie, i partiti e sono all’origine del voto di scambio nel Sud.
Io so che i padri di questa Repubblica, la seconda Repubblica, sono i mandanti morali dell’omicidio di Paolo Borsellino.
Io so che in Parlamento siedono mafiosi, amici di mafiosi, servitori di mafiosi, protettori di mafiosi e lo sanno molte Procure d’Italia, molti giornalisti e anche molti italiani, ma non abbastanza.
Io so che la Procura di Salerno deve essere lasciata libera di indagare la Procura di Catanzaro.
Io so che il tribunale per il Riesame ha dichiarato corretto il comportamento tenuto dalla procura di Salerno e dal suo Procuratore Apicella.
Io so che non esiste alcuna guerra tra Procure, ma una Procura indagata, quella di Catanzaro, e una che ha indagato nel rispetto della legge e dei regolamenti, quella di Salerno.
Io so tutto questo, ma non ho le prove. Solo una montagna, una colossale montagna di indizi.
Io so che Alfano ha il compito di proteggere Berlusconi dalla Giustizia e non la Giustizia da Berlusconi.
Io so che quattro cariche dello Stato sono al di sopra della legge, come neppure i re e i principi del Medio Evo, per non essere soggette alla legge, per non farsi processare, per non finire in galera.
Io so che le cariche dello Stato al di sopra della legge e, quindi, fuorilegge si chiamano, in ordine alfabetico: Berlusconi, Fini, Napolitano e Schifani.
Io so che un giornalista del Corriere della Sera, Vulpio, è stato rimosso dal suo incarico dal direttore Mieli per aver riportato nei suoi articoli i nomi eccellenti delle persone coinvolte dalle indagini in corso a Catanzaro da parte della Procura di Salerno, e tra questi Nicola Mancino, vice presidente del CSM.
Io so che Paolo Borsellino incontrò a Roma Mancino, appena prima della sua morte, e uscì sconvolto dal colloquio.
Io so che Apicella non deve essere rimosso da Alfano, il maggiordomo di Ghedini, l’avvocato di Berlusconi che lo difende mentre percepisce i soldi da deputato della Repubblica.
Io so, e lo sanno in tanti, che la Seconda Repubblica è nata per salvare dalla galera, e forse dalla morte, molti politici contigui alla criminalità organizzata.
Io so che la Seconda Repubblica è nata sulle stragi del ’93 e su accordi occulti.
Io so che Luigi De Magistris va difeso, che Clementina Forleo va difesa, che Luigi Apicella va difeso.
Io so che Napolitano sa, nel suo ruolo di presidente del CSM, ma preferisce voltarsi, ogni volta, dall’altra parte. Dalla parte dei partiti e della tenuta del Sistema.
Io so che ci sono 18 condannati in via definitiva in Parlamento, e un centinaio tra inquisiti e condannati in primo o secondo grado.
Io so che le ultime elezioni sono state illegali e che i parlamentari sono stati scelti dai capi dei partiti a tavolino e che non rispondono agli elettori, ma agli interessi di partito o delle persone che controllano il partito.
Io so che Luigi Apicella non può essere lasciato solo, che non può essere sospeso da nessun politico.
Io so che Luigi De Magistris deve continuare le sue inchieste “Why Not”, “Poseidone” e “Toghe Lucane”.
Io so che Clementina Forleo deve rientrare in possesso dell’inchiesta sull’Unipol ed essere libera di poter interrogare chiunque, anche Massimo D’Alema.
Io so che se la magistratura sarà soggetta al potere politico, se perderà la sua indipendenza, quella che le rimane, per l’Italia non ci sarà nessun futuro e, forse, non ci sarà più neppure l’Italia.
Io so che, per queste ragioni, il 28 gennaio 2009 sarò a Roma alle ore 9, in piazza della Repubblica, insieme all’ Associazione dei familiari delle vittime di mafia.
Io so che, per queste ragioni, ogni cittadino italiano dovrebbe testimoniare a Roma con la sua presenza.

Ps. Aderisci su Facebook alla Manifestazione a sostegno del Procuratore di Salerno Luigi Apicella