Archivi del giorno: 28 febbraio 2009

Accordo nucleare Italia-Francia: e’ un coro di critiche

Da http://www.criticamente.it/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=4138&newlang=&topic=5&catid=0:

Pioggia di critiche dal mondo ambientalista e non sull’accordo firmato lo scorso 24 febbraio tra Italia e Francia. Secondo Greenpeace l’accordo «è a tutto vantaggio di Sarkozy, che sta cercando di tenere in piedi l’industria nucleare francese, ma non offre all’Italia nessuna garanzia di maggiore indipendenza energetica – tecnologia e combustibile arrivano dall’estero – ed è anzi contro gli obiettivi europei di breve termine».

«Il nucleare, infatti, non ha risolto nessuno dei problemi, da quello delle scorie alla sicurezza intrinseca alla proliferazione nucleare. Anche raddoppiando l’attuale numero di reattori, cosa che accelererebbe l’esaurimento delle risorse accertate di Uranio che, ai livelli attuali, non superano i cinquant’anni, il contributo del nucleare alla riduzione delle emissioni sarebbe marginale, non oltre il cinque per cento. Con gli stessi investimenti in maggiore efficienza energetica negli usi finali l’effetto di riduzione delle emissioni sarebbe fino a sette volte superiore».

«La lobby nucleare – spiega Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace – cerca di evitare una crisi legata alla marginalizzazione di questa tecnologia che, nei mercati liberalizzati, come in USA, è sostanzialmente ferma da 30 anni. Gli unici investimenti effettuati, infatti hanno riguardato il ripotenziamento e la manutenzione dei vecchi impianti».

«Il nucleare – denuncia Onufrio – è una fonte costosa, rischiosa e basata su una risorsa, l’uranio, molto limitata. Una scelta scellerata che serve solo a pochi interessi di un settore che il mercato ha già bocciato».

«Un accordo pericoloso e miope – è il commento di Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente – . Perché tutti gli studi internazionali mostrano che il nucleare è la fonte energetica più costosa e perché rimane aperta la questione delle scorie e della sicurezza». «Il governo procede come un caterpillar per spianare la strada ai suoi progetti, nonostante il disegno di legge del ministro dello Sviluppo economico sia ancora in fase di discussione e vengano continuamente prorogati i tempi per definire i criteri di localizzazione degli impianti – dice Cogliati Dezza -. Ma lo ‘scenario nucleare’ è una prospettiva che l’Italia, in piena crisi economica, non può verosimilmente permettersi».

«Tanto per fare un esempio – prosegue il presidente di Legambiente -, i costi della centrale finlandese di Olkiluoto, l’unico reattore di terza generazione evoluta in costruzione nel mondo insieme a Flamanville in Francia, sono lievitati quasi del 50%: dai 3,2 miliardi di euro previsti ai 4,5 attuali. Autorizzato nel 2002, il cantiere è partito nel 2005 e dovrebbe chiudersi nel 2012 con tre anni di ritardo rispetto alle previsioni, se questo termine non slitterà ancora in avanti».

«L’Italia è, per di più, lontanissima dagli obiettivi vincolanti fissati dalla Ue per le emissioni di anidride carbonica – conclude Cogliati Dezza – e dirottando tutte le risorse sull’atomo e sottraendole alle rinnovabili e all’efficienza energetica, che sono di fatto le uniche soluzioni praticabili per ridurre in tempi brevi le emissioni, non rispetteremmo la scadenza del 2020 e ci ritroveremmo a pagare multe sempre più salate».

«´Berlusconi firma gli accordi senza che il Parlamento abbia ancora approvato le leggi di riferimento – denuncia poi il presidente del Gruppo Italia dei Valori al Senato, Felice Belisario – . Evidentemente la democrazia parlamentare gli fa venire l´orticaria». «Con quale mandato – si chiede Belisario – Berlusconi e il suo Governo firmano accordi bilaterali per la costruzione di nuove centrali nucleari nel nostro Paese? Il collegato alla Finanziaria, superando in qualche modo il referendum con cui gli italiani dissero no al nucleare, prevede la nascita dell´Agenzia per la Sicurezza Nucleare e una serie di interventi per favorire la realizzazione di nuovi impianti, ma e´ ancora in discussione al Senato».

«Forse questa anticipazione, oltre a sottolineare l´insofferenza del premier per qualsiasi tipo di controllo da parte dei cittadini e dei loro rappresentanti, vuol essere solo uno spot propagandistico – conclude il presidente dei senatori IdV – che prevede però una spesa fra i 3 e i 4 miliardi di euro e la probabile attivazione della prima centrale nel 2020 senza aver risolto preventivamente i problemi di stoccaggio delle scorie radioattive»

«Sarkozy punta sui fondi pubblici italiani per sostenere l’industria nucleare francese – sono le parole di Ermete Realacci (Pd) – . Senza il sostegno pubblico, infatti, l’attuale nucleare non è competitivo nei paesi occidentali. A maggior ragione in un momento di crisi è meglio puntare su misure che danno risultati a breve termine, sostengono e rendono più competitiva l’economia e l’aumento occupazionale. Per il nostro paese questo vuol dire puntare sul risparmio energetico, sulle fonti rinnovabili, sul recupero energetico del patrimonio edilizio esistente, sul ricambio dei beni durevoli orientato su base ambientale». «Per quanto riguarda il nucleare – aggiunge Realacci – è necessario potenziare la ricerca su quello di quarta generazione, che diminuisce i rischi, la produzione di scorie, rompe la catena della proliferazione nucleare. In questo campo, l’Italia ha tutte le condizioni per dire la sua».

Per Francesco Ferrante, dell’esecutivo nazionale Ecodem:«Oggi il governo firma un accordo con la Francia sul nucleare che conviene solo ai francesi e intanto in queste settimane sta perdendo tempo e occasioni per rilanciare il settore delle energie rinnovabili e del risparmio energetico, in campi su cui invece investono tutti gli altri Paesi europei e gli Usa di Barack Obama»

«Mentre è ovviamente comprensibile l´interesse di Sarkozy di trovare nuovi mercati alla sua industria nucleare in difficoltà per mancanza di ordini sufficienti a livello mondiale – aggiunge – non si capisce quale può essere l´interesse italiano nell´importare tecnologia, indirizzare gli investimenti privati in un settore incerto e poco conveniente economicamente come il nucleare e prevedere inevitabilmente, anche se negandolo formalmente, stanziamenti pubblici per sostenere una produzione energetica altrimenti insostenibile».

«E’ quindi palese – conclude l’esponente Ecodem – che questo esecutivo per quanto riguarda le politiche energetiche è saldamente ancorato al secolo scorso mentre gli Stati Uniti cancellano tutti gli incentivi previsti per nucleare e carbone puntando, come la Germania, sulle fonti rinnovabili. Il mondo va avanti e noi restiamo al palo facendo anche l´ennesimo regalo, dopo la vicenda Alitalia, ai cugini francesi. Bel modo di difendere gli interessi italiani!».

«Il governo Berlusconi sul nucleare continua a prende lucciole per lanterne ed il rischio è che a pagare per i suoi errori di valutazione siano i cittadini com’è già avvenuto per l’Alitalia. Il nucleare è, infatti, costosissimo sia dal punto di vista economico che sociale e continua ad essere pericolosissimo sia sotto il profilo della radioattività che della proliferazione». Questa la dichiarazione della Portavoce nazionale dei Verdi Grazia Francescano che spiega: «Non è vero il nucleare eviterà i rischi per la sicurezza energetica del nostro Paese perché l’uranio, per le stime delle organizzazioni internazionali, durerà solo per pochi decenni e come tutti sanno non si trova di certo in Italia ed il suo costo è cresciuto a dismisura: nel 2000 un chilogrammo di uranio costava 7 dollari mentre oggi ne costa 120».

«Restano invece certi e pericolosamente attuali – ha concluso la Francescato – i rischi per la salute e per l’ambiente connessi alla radioattività e nessuno tra i tanti sostenitori del nucleare ci dice cosa vuol fare delle scorie radioattive che ancora nessuno al mondo è riuscito a smaltire. Di sicuro la scelta del Governo Berlusconi rischia di avere effetti disastrosi sull’efficienza energetica e sulle rinnovabili sui quali il nostro Paese, purtroppo, ha smesso di investire».

Erasmo D’Angelis (Pd), presidente della Commissione Territorio e Ambiente del Consiglio Regionale: «Basta con l’illusionismo e la miopia di Berlusconi che ha fatto dell’Italia l’unico Paese industrializzato a non puntare sulle energie del futuro. Oggi rivende agli italiani la nuova bufala: 4 centrali nucleari da costruire in 10 anni, una in meno rispetto a quelle promesse un anno fa dal ministro Scajola che voleva costruirle però in 5 anni. Tutti sanno che il nucleare che c’è oggi è la fonte energetica più costosa e rischiosa perché resta aperta la questione delle scorie e della sicurezza. Ma il Governo nazionale fa solo spettacolari annunci seguiti da zero realizzazioni. Non riesce nemmeno a finanziare la ricerca italiana del cosiddetto ‘nucleare pulito’ o di ‘quarta generazione’, che tra l’altro prevede un prototipo industriale di centrale nucleare non prima del 2025 per una commercializzazione al 2030».

Dalla Germania, premio per la libertà di stampa a Marco Travaglio

Da http://vistidalontano.blogosfere.it/2009/02/dalla-germania-premio-per-la-liberta-di-stampa-a-marco-travaglio.html:

Agoravox titolava oggi, a ragione, “Travaglio e il premio scomparso“. Nei giorni scorsi l’Associazione dei Giornalisti Tedeschi, la DJV, ha deciso di assegnare il premio per la libertà di stampa al giornalista italiano Marco Travaglio, ma la notizia non è stata ripresa dai media italiani.

Michael Konken, presidente federale della DJV, ha motivato la decisione dichiarando: “Assegniamo il premio a Marco Travaglio, un collega che si è contraddistinto per il coraggio critico e l’impegno dimostrato nel combattere per la libertà di stampa in Italia.

Travaglio ha saputo denunciare pubblicamente i tentativi dei politici italiani“, si legge sul sito della DJV,  “in particolare di Silvio Berlusconi, di influenzare il lavoro dei media e di ostacolare lo sviluppo di un giornalismo critico. Le critiche di Travaglio si sono orientate anche ai colleghi italiani con lo scopo di incoraggiarli a non sottomettersi alla censura. “Il premio della DJV per la libertà di stampa è il riconoscimento più adatto a Marco Travaglio,” ha dichiarato Konken. “Travaglio deve dare coraggio ai giornalisti italiani affinché possano svolgere la loro funzione di vigilanza e non cadano vittima di intimidazioni“.

Il silenzio è mafioso

Da http://www.beppegrillo.it/2009/02/il_silenzio_e_m.html:

Ieri il blog ha pubblicato un’intervista a Gioacchino Genchi che accusa servizi segreti e politici di essere coinvolti nella morte di Falcone e Borsellino. Genchi non è uno qualunque. E’ l’uomo che secondo lo psiconano ha intercettato 350.000 italiani. La più grande spia della Storia dopo Mata Hari.
Sapevo che le reazioni alle parole di Genchi, le più pesanti che io abbia mai sentito contro quello che ci ostiniamo a chiamare e pensare Stato, potevano essere solo due. Farlo passare per mitomane o il silenzio assoluto, mafioso di tutti i giornali e i canali televisivi.
L’omertà ha prevalso. Nessuno ha visto e sentito. Non Mieli, non Riotta, non Mauro.
Il video di Genchi è il più visto su YouTube nelle ultime ventiquattro ore, ma nessun media nazionale ne ha riportato il contenuto. Un paradosso dell’informazione. Se chiudono la Rete, su questo Paese caleranno le tenebre. La Cupola dei Giornalisti è più forte, più coesa di Cosa Nostra. Genchi ha detto la verità, la controprova è che Genchi per i media non esiste, che i mandanti degli omicidi di Falcone e Borsellino non possono essere neppure nominati.
Genchi ha detto:
E questa è l’occasione perché ci sia una resa dei conti in Italia. A cominciare dalle stragi di via D’Amelio alla strage di Capaci. Perché queste collusioni fra apparati dello Stato servizi segreti, gente del malaffare e gente della politica, è bene che gli italiani comincino a sapere cosa è stata.”
Genchi era presente in via D’Amelio, ha visto il corpo carbonizzato di Borsellino, ha seguito le indagini sul segnale che ha innescato la bomba, non parla per sentito dire. Borsellino era minacciato, ogni domenica si recava da sua madre, ma lo Stato non riuscì neppure a isolare l’area di parcheggio di fronte al palazzo con una transenna. Genchi non è l’unico a indicare nella strage di via D’Amelio la nascita della Seconda Repubblica.
Antonio Ingroia, pm di Palermo:
La verità va cercata a ogni costo, io penso che la cosiddetta Seconda Repubblica ha i suoi pilastri nel sangue versato da tanti uomini dello Stato, magistrati e poliziotti” (*).
Dalla sentenza della corte d’Assise di Caltanisetta del processo Borsellino ter:
Proprio per agevolare la creazione di nuovi contatti politici occorreva eliminare chi, come Borsellino, avrebbe scoraggiato qualsiasi tentativo di approccio con Cosa Nostra e di arretramento nell’attività di contrasto alla mafia, levandosi a denunciare, anche pubblicamente, dall’alto del suo prestigio professionale e dalla nobiltà del suo impegno civico, ogni cedimento dello Stato o di sue componenti politiche” (*).
Se l’informazione non esiste, facciamoci noi informazione. Ci vuole un nuovo CLN. Un Comitato di Liberazione Nazionale dell’informazione. Riportate sul vostro blog il testo dell’intervista di Genchi, traducetelo in tutte le lingue e inviatelo ai blog esteri che conoscete. Linkate il video da Youtube. Create i vostri video con le vostre analisi e conclusioni.
Loro non molleranno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

(*) Testi tratti dal libro: “L’agenda rossa di Paolo Borsellino” di Lo Bianco/Rizza.

Il nuovo affare della mafia: le sale da gioco

http://www.antimafiaduemila.com/index.php?option=com_content&task=view&id=13386&Itemid=78

di Dora Quaranta – 27 febbraio 2009
Palermo. Le sale da gioco sono tra gli affari più redditizi di Cosa Nostra. Lo conferma Andrea Bonaccorso, pentito del clan Lo Piccolo, ai magistrati.
Il collaboratore ha raccontato che i Santapaola di Catania e i Fontana dell’Acquasanta avrebbero investito nel business dei centri scommesse a Bagheria ed ha ricordato quando Pino Scaduto, ritenuto il capomafia di Bagheria, mandò Sergio Flamia a riscuotere l’estorsione all’agenzia di bookmakers vicina ai Santapaola. I catanesi lo fecero sapere a Lo Piccolo che mandò Bonaccorso da Scaduto. “Lo Piccolo mi ha detto – ha riferito Bonaccorso ai magistrati – Andrea vai dai Pino e ci dici che questa è una cosa mia personale, che non ci passano più dalla strada”. Scaduto, secondo il racconto del collaboratore, non la prese molto bene perché voleva aprire lui una agenzia di scommesse, ma si adeguò al volere di Lo Piccolo.
Quando i Fontana dell’Acquasanta decisero anche loro di aprire a Bagheria una agenzia sotto copertura Scaduto si rivolse a Bonaccorso per sapere cosa fare. E Bonaccorso di rimando: “I Lo Piccolo mi hanno dato lo sta bene, dice quello che gli vuoi fare, ci fai, vah… ci vuoi dare fuoco… perché i Fontana non erano ben visti e non avevano chiesto autorizzazioni”.
Anche un altro pentito, Maurizio Spataro, ha parlato dell’affare scommesse facendo riferimento al danneggiamento subito nel febbraio 2007 dall’agenzia palermitana “Forza 13” di Via De Gasperi.
Nella sua recente relazione la Direzione Nazionale Antimafia evidenzia come poker on line, macchinette nei bar, sale giochi sono indispensabili ai boss per riciclare denaro sporco ed avverte che le infiltrazioni mafiose possono interessare “sia l’assetto societario delle concessionarie, sia la possibilità che a soggetti incensurati, titolari di concessioni o di licenze per singole sale giochi, si affianchino soci occulti inseriti organicamente nella criminalità organizzata”.

«LA FRANCIA IMPORTA PIÙ PETROLIO DI NOI IL NUCLEARE NON SERVE»

Da http://www.unita.it/news/82131/la_francia_importa_pi_petrolio_di_noi_il_nucleare_non_serve:

di Cristiana Pulcinelli

«L’Italia torna al nucleare?» è il titolo del libro che Angelo Baracca ha mandato in libreria solo pochi mesi fa con la casa editrice Jacabook. Una domanda che oggi ha risposta: sì, l’Italia torna al nucleare. E anche in tempi piuttosto brevi sostiene il governo Berlusconi. Baracca, che è un fisico e insegna all’università di Firenze, spiega in modo dettagliato perché un ritorno al nucleare nel nostro paese sarebbe inutile o, peggio, dannoso. E perché il mito del nucleare francese è una bufala.
Professor Baracca, perché ritiene l’accordo tra Italia e Francia per lo meno inutile?
«C’è una cosa che nessuno dice: con le centrali nucleari si produce solo energia elettrica. Ma l’elettricità è solo un quinto dei nostri consumi energetici. Oltre l’80% dell’energia che consumiamo per i trasporti o per l’agricoltura non è elettrica. Le centrali nucleari, quindi, non risolverebbero il nostro problema: continueremo a importare petrolio. La Francia, che produce il 78% della sua energia elettrica con il nucleare, importa più petrolio di noi».

Qualcuno dice che in Italia produciamo poca energia elettrica, è vero?
«Non è vero: abbiamo una potenza installata che supera del 30% la domanda di elettricità. Solo che il sistema è inefficiente e quindi la nostra elettricità è la più cara d’Europa. Ma se anche fosse vero che abbiamo bisogno di altra energia elettrica, potremmo decidere di fare come la Spagna dove, in un anno, sono stati creati impianti eolici per 3500 megawatt: come 2 centrali e mezzo. La costruzione di questi impianti costa meno e ha coinvolto l’industria spagnola con ricadute positive sull’economia. Oppure potremmo fare come le Germania che punta sul solare, pur avendo meno sole. È questione di scelte».

Berlusconi prevede che la prima centrale parta nel 2020. È realistico?
«Sì, bisogna considerare una decina d’anni per avere l’opera finita, anche se c’è chi dice che una centrale si costruisce in 5 anni. In Europa ci sono due centrali in costruzione come quelle che dovremmo importare in Italia: una è in Finlandia, l’altra in Francia. Quella finlandese è iniziata 3-4 anni fa e ha già accumulato 2 anni di ritardo e un aumento di costi di 2 miliardi di euro. Il problema è che una centrale nucleare ha esigenze tecnologiche altissime. Anche i materiali, come il cemento o l’acciaio, devono essere di qualità superiore. Le industrie finlandesi non sono in grado di soddisfare questa esigenza. Pensiamo a cosa potrebbe accadere in Italia dove la Italcementi ha dato cemento taroccato anche per le grandi opere».

Abbiamo le competenze per gestire questi impianti?
«Dopo il referendum sul nucleare dell’87, l’Italia ha smantellato tutto. All’Enea ci sono una quarantina di dipendenti con le competenze giuste, ma un terzo sono occupate a smaltire le centrali chiuse e quasi tutti sono prossimi alla pensione. Il resto è personale a contratto. Possiamo gestire le centrali con i co.co.pro?»
politica@unita.it
25 febbraio 2009

Radiografia del business atomico

Da http://www.antimafiaduemila.com/index.php?option=com_content&task=view&id=13316&Itemid=78:

di Maurizio Ricci – 26 febbraio 2009
È CHIARISSIMO perché la Francia voglia costruire quattro centrali nucleari in Italia. Nonostante il gran parlare di rinascita del nucleare, i reattori effettivamente in costruzione in Europa sono, in tutto, tre: due in Francia, uno in Finlandia. La commessa italiana più che raddoppia il libro degli ordini, un traguardo assai appetibile per Areva, portabandiera dell’industria atomica francese …
… nel momento in cui deve difendersi dalla concorrenza degli altri reattori di terza generazione (i Toshiba-Westinghouse e i General Electric), deve cavarsi fuori dalla maretta creata dal divorzio con il partner tedesco di sempre, la Siemens e deve difendersi dalle polemiche sui ritardi nei progetti già in corso. Una salutare boccata di ossigeno. Non è altrettanto chiaro perché li voglia far costruire l’ Italia. Le motivazioni che vengono offerte sono, sostanzialmente, tre. Cominciamo dalla quarta, che nessuno dice ad alta voce, perché è poco elegante, ma che è fra le più efficaci. Il nucleare è, anzitutto, un grande business, di quelli che piacciono alle grandi aziende, perché muovono una montagna di soldi, vasti giri d’ affari, appalti, commesse: è l’ aria che i grandi gruppi, come quelli dell’ energia, respirano più volentieri. Torniamo ora alla prima motivazione ufficiale, questa, invece, proclamata ai quattro venti: si tratta di assicurare la certezza dell’ approvigionamento nazionale di energia, viste le incertezze sul gas, protagonista assoluto, oggi, dell’ elettricità italiana. È una motivazione solida. L’ obiezione che Gazprom si prepara a dimezzare il prezzo del suo gas (visto il crollo del petrolio) ha il fiato corto: il problema del prezzo del metano e della sua disponibilità si riproporranno presto, non appena la congiuntura mondiale sarà tornata al bello. Una seconda motivazione esplicita – assai più fragile – è che si tratta di partecipare ad un importante sviluppo tecnologico. Enel ed Edison, i più importanti gruppi italiani, fanno già nucleare, sia pure fuori dai confini nazionali. I dirigenti dell’ Enel si sono più volte vantati di poter utilizzare, nelle loro centrali, tutte le tecnologie nucleari oggi disponibili. Può essere ipocrita, visto che in Italia, poi, il nucleare non l’ abbiamo voluto. Ma non si può dire che i tecnici italiani non vedano un reattore. Inoltre la tecnologia di terza generazione dei reattori in programma è, per unanime ammissione, transitoria. Se tutto andrà bene, nel 2030 dovrebbero arrivare i reattori di quarta generazione, quelli, per dirla in breve, che non producono scorie. È opportuno partire, come da scaletta, fra il 2020 e il 2025 con reattori destinati a durare 50 anni, ma che, dopo 5 anni, sarebbero già obsoleti? Infine, l’ energia atomica non produce anidride carbonica e, dunque, effetto serra. Che è vero, ma è anche vero che non è la sola. Considerando il costo effettivo degli impianti nucleari che si stanno costruendo in Europa, le quattro centrali italiane costeranno all’ incirca 20 miliardi di euro. Ovvero, un punto e mezzo del Pil incident-nucleaire-tricastin-web.jpgnazionale. È legittimo chiedersi se – nel governo e nelle aziende – qualcuno abbia provato a valutare quali effetti avrebbe avuto un programma altrettanto ambizioso di sviluppo delle fonti rinnovabili: quali risultati avrebbe dato, come avrebbe posizionato l’ industria italiana nella tecnologia futura dell’ energia, quale sarebbe stato l’ impatto sull’ occupazione. È noto che, esaurita la fase del cantiere, nelle centrali atomiche lavorano in pochi, soprattutto se la tecnologia la compri all’ estero. Ci sono altri interrogativi da sciogliere. L’ Italia si riaffaccia al nucleare senza aver preventivamente risolto né il problema delle scorie, né quello della localizzazione delle centrali. Per ora, al mondo, solo la Finlandia ha individuato un luogo, geologicamente sicuro, in cui immagazzinare i residui che resteranno radioattivi per migliaia di anni. In Italia, siti simili – al riparo, per dire, dai terremoti – non esistono. Quanto ai luoghi dove costruire le centrali, si è parlato molto di ” brown sites “, cioè dei posti in cui le centrali già c’ erano. Sarebbe, però, sorprendente tornare, ad esempio, a Trino, in mezzo alle risaie del Vercellese, con le falde acquifere a diretto contatto del Po. C’ è ancora un elemento che serpeggerà, più o meno sottotraccia, nel dibattito dei prossimi giorni. Ed è la tesi che il kilowattora atomico costi poco. Questa è, come minimo, una scommessa. Il costo del kilowattora nucleare è determinato dal costo di costruzione dell’ impianto, perché, fino a che la spesa non sarà ammortizzata, gli incassi servono a compensare il capitale investito nella centrale. È un costo rigido: la centrale atomica non si può spegnere o abbassare. Il reattore deve funzionare al 90-95 per cento della capacità, producendo, dunque, tot kilowattora, quale sia il prezzo finale. Quindi, l’ investimento effettuato dalle aziende è il parametro cruciale. Avranno l’ aiuto di sussidi, a carico dello Stato e del contribuente? Finora, questo è stato assolutamente escluso. Tuttavia, è bene sapere che, in Francia, il kwh nucleare costa poco, sia perché gli impianti sono già stati ammortizzati, sia perché lo Stato francese si fa carico dei costi delle infrastrutture, come di quelli del futuro smantellamento delle centrali obsolete, non piccoli, se si pensa quanto sta costando alla Sogin sbaraccare le vecchie centrali italiane. In Italia, ad oggi, questo non sarebbe possibile. Tutti i costi dell’ energia sono in bolletta: il sistema energetico italiano, oggi, si sostenta da solo. Quindi avremo un kwh nucleare che costerà tanto o poco, a seconda di quanto costeranno i kwh da altre fonti. Questa è la scommessa ed è tutta a carico del consumatore. Perché, poi, nell’ attuale sistema italiano, il prezzo del kwh in bolletta è quello del produttore marginale, cioè più costoso. Potrebbe essere la centrale nucleare, costretta a produrre in ogni caso.