Il socialismo berlusconiano

Da http://www.esmartstart.com/_framed/50g/berlusconi/inchiesta/cap3.2.htm:

Il socialismo berlusconiano

Le prime, pubbliche prese di posizione politiche di Berlusconi risalgono al luglio del 1977, quando dichiara: “Il Pci [deve starei all’opposizione. Per andare al governo non bastano solo le attestazioni di fede democratica. Oggi [la base del Pci] è ancora affascinata dal modello sovietico e sogna pane e cipolle per tutti… La vera alternativa è nella Dc, [ma] una Dc che si trasformi in modo da permettere al Psi di tornare al governo… La Dc sta cambiando, soprattutto in Lombardia e a Milano, dove un uomo di grande valore come Mazzotta ha conquistato la federazione Dc, coagulando la sinistra anticomunista della Base e di Forze nuove, la Coldiretti, Comunione e liberazione. Altre forze si ritrovano attorno a uomini come l’on. Usellini […], come Mario Segni, come il ministro Pandolfi”.
Il rampante imprenditore piduista manifesta dunque un orientamento politico in tutto identico agli assunti del “Piano di rinascita” della Loggia massonica di Gelli: avversa il partito di Berlinguer, che ritiene “un pericolo” per la democrazia, e si schiera apertamente con gli esponenti della destra democristiana; né manca di sottolineare – come stabilito nel “Piano” piduista – l’opportunità di “recuperare” al governo il riottoso Psi (l’anno prima, a metà luglio 1977, l’amico Bettino Craxi, al Comitato centrale del Psi, è stato eletto segretario del partito in sostituzione del “filocomunista” De Martino). Ma per Berlusconi la teorica posizione ideologica di centro-destra è già pragmatica adesione all’imminente epopea del socialismo craxiano – del resto, nel corso delle sue avventure edilizie, Berlusconi ha avuto modo di allacciare proficui rapporti con alcuni esponenti del Psi lombardo: il sindaco di Segrate Renato Turri, l’assessore regionale all’urbanistica Parigi, e soprattutto il “regista” del Piano intercomunale milanese, Silvano Larini, attraverso il quale è entrato in contatto con Craxi.

A cavallo tra il 1976 e il 1978, la triade Gelli-Berlusconi-Craxi muove la scalata al potere in modo connivente e contestuale. Il Venerabile maestro tesse nell’ombra la sua occulta tela corruttiva infiltrandola nel corpo della Repubblica. L”‘apprendista muratore” Silvio Berlusconi è posto a capo della Fininvest e si prepara a dare attuazione alla parte del “Piano” piduista relativa ai mass media. Nel luglio ’76, Bettino Craxi conquista a sorpresa la segreteria del Psi (il suo nome è esplicitamente indicato nel “Piano” della P2 quale possibile referente della Loggia gelliana): riesce a conquistare la leadership socialista grazie al determinante appoggio della corrente guidata dal demartiniano Enrico Manca (il cui nome risulterà negli elenchi piduisti).
All’interno della triade Gelli-Berlusconi-Craxi, le “sinergie” tanto care alla retorica imprenditoriale berlusconiana saranno innumerevoli, non solo nell’ambito della direttrice Gelli-Berlusconi e Craxi-Berlusconi ma anche a chiusura del “triangolo” politicomassonico-affaristico – sul versante Gelli-Craxi. Infatti, l’influenza della Loggia piduista sul Psi si rivelerà decisiva per la leadership craxiana, specialmente quale occulta regia dei massicci finanziamenti al partito da parte del banchiere piduista Roberto Calvi, e dei “conti cifrati” accesi in terra elvetica nell’ambito della corruttela che ha accompagnato e caratterizzato l’epopea craxiana (primo fra tutti il celeberrimo “Conto Protezione”). Non a caso, nel settembre 1979 Craxi propone la cosiddetta “Grande Riforma”, cioè la Repubblica presidenziale, radicale modifica costituzionale indicata nel “Piano di rinascita” piduista quale approdo finale. Non a caso, quando il bancarottiere piduista Roberto Calvi, in carcere, rivela di aver versato al Psi sul “Conto Protezione” 16 milioni di dollari, il 10 luglio 1981 parlando alla Camera l’ineffabile Craxi attacca la magistratura per l’arresto del banchiere piduista (“abusi compiuti in nome della legge”) e per lo scandalo suscitato dalla scoperta della Loggia P2 (“una campagna che ha cominciato a puzzare di maccartismo”).

Il sodalizio Berlusconi-Craxi – ferreo legame di interessi politico-affaristici tra il rampante imprenditore piduista e lo spregiudicato segretario del Psi – segnerà la ribalta del Potere per tutti gli anni Ottanta.
“I due si frequentavano da prima ancora che Craxi diventasse segretario del Psi… Si incontravano spessissimo, frequentando le rispettive abitazioni… C’è sempre stata tra loro grande familiarità e confidenza. Craxi ha permesso a Berlusconi l’apertura di molte porte. C’è stato ad esempio un periodo in cui l’imprenditore faticava ad assolvere ai suoi gravosi impegni finanziari: con l’appoggio del segretario socialista, ben introdotto nelle banche, tutto è diventato più facile”. A propiziare il loro incontro era stato, nei primi anni Settanta, il faccendiere del Psi Silvano Larini, il quale finirà in carcere nell’ambito dell’inchiesta “Mani pulite” in seguito al suo ruolo di collettore di tangenti in nome e per conto di Bettino Craxi.
La scalata di Craxi al potere, fino alla presidenza del Consiglio (agosto 1983), è parallela e connessa all’occupazione dell’etere pubblico da parte di Berlusconi. Il potere craxiano si sostenterà per anni, oltre che di corruzione e concussione, dei mezzi di comunicazione berlusconiani, e l’editore piduista si avvarrà per anni della sponda politica “socialista” e del sodalizio di potere con Craxi per muovere il suo attacco al monopolio Rai-Tv e al pluralismo della stampa, egemonizzando il nevralgico mercato pubblicitario.
Tra il 1983 e il 1986, il governo Craxi rifiuta di procedere al rinnovo del decaduto Consiglio di amministrazione della Rai (in pratica congelandone l’attività); e quando, nell’ottobre ’86, il nuovo Consiglio viene finalmente insediato, alla presidenza della Tv di Stato Craxi impone Enrico Manca, il cui nome risultava negli elenchi della Loggia P2, e la cui ambigua e accomodante strategia verso il “concorrente privato” Fininvest darà adito a ricorrenti polemiche. Risulta evidente il disegno craxiano (in sintonia col “Piano” piduista) di indebolire la Tv pubblica, favorendo il monopolio televisivo privato dell’amico-complice Berlusconi. “Al Psi riconosciamo di avere per primo manifestato una significativa apertura verso le Tv private”. dichiarerà cori gratitudine un esponente della Fininvest.
Quando, il 16 ottobre 1984, i pretori di Roma, Torino e Pescara dispongono l”‘oscuramento” dei tre illegali networks berlusconiani (Canale 5, Italia 1, Rete Quattro), il presidente del Consiglio Craxi nel volgere di sole 48 ore, quasi si trattasse di un “affare privato”, mette a punto il cosiddetto “decreto Berlusconi”, e il giorno 20 il governo vara il decreto-legge che rende “transitoriamente legali” i networks dell’editore piduista-craxiano, consentendone la ripresa delle trasmissioni, cioè a dire l’abusiva occupazione di fatto dell’etere pubblico. E quando, il successivo 28 novembre, il “decreto Berlusconi” viene giudicato incostituzionale e respinto dalla Camera, il governo Craxi con un colpo di mano lo reitera (6 dicembre> attraverso un secondo, analogo decreto (il “decreto Berlusconi-bis” verrà poi approvato dai due rami del Parlamento, evitando così la crisi di governo minacciata da Craxi).

Nel corso degli anni Ottanta, e fino al 1992, a ogni tornata elettorale gli spot pubblicitari di Craxi e del Partito socialista dilagano sui networks dell’amico Berlusconi: “Una delle più struggenti testimonianze della devozione di Silvio Berlusconi per Bettino Craxi èla comparsata che l’uomo di Arcore fece nella primavera del 1992 in un chilometrico spot confezionato dalla regista Sally Hunter per la campagna elettorale del leader socialista. Il Berlusca si fece intervistare insieme con una scelta pattuglia di fedelissimi: i parenti stretti (il padre Vittorio Craxi e la figlia Stefania), il pittore Antonio Recalcati, l’ex casco d’oro Caterina Caselli, l’allora sindaco di Milano Giampiero Borghini, l’allenatore di basket Sandro Gamba. Berlusconi, immortalato vicino a un pianoforte, parlò per 33 secondi, con espressione estatica, del governo Craxi (1983-1987). Disse: “Ma c’è un altro aspetto che mi sembra importante, ed è quello della grande credibilità politica di quel governo. La grande credibilità politica sul piano internazionale, che è – per chi da imprenditore opera sui mercati – qualcosa che è necessario per poter svolgere un’azione positiva in ambienti anche politici sempre molto difficili per noi italiani, e qualche volta addirittura ostili”. In più occasioni, da presidente del Consiglio, Craxi affida le sue esternazioni a Canale 5, ignorando la Tv di Stato.
Il sodalizio politico-affaristico tra il segretario del Psi e l’editore piduista, così plateale da evocare certe realtà proprie dei regimi totalitari sudamericani, si estende anche alla stampa. Con l’acquisizione del “Giornale nuovo” da parte di Berlusconi, il quotidiano di Montanelli diviene filo-craxiano. Ma le mire del Psi sono rivolte al prestigioso “Corriere della Sera”, devastato dall’infiltrazione della Loggia P2 e alla ricerca di un nuovo assetto proprietario. Nell’autunno del 1983 si forma una “cordata” di imprenditori interessati a rilevare la proprietà del “Corriere della Sera”: ne fanno parte il costruttore Giuseppe Cabassi (filosocialista), Silvio Berlusconi (“Berlusconi riscuote la fiducia del Psi in vista di un nuovo assetto proprietario del “Corsera””, e l’industriale catanese Mario Rendo, il quale è socio di Berlusconi nella Società tipografica siciliana spa (un miliardo di capitale, la società ha quale principale attività la stampa in facsimile dei quotidiani “Il Giornale nuovo”, “Corriere della Sera”, “La Stampa” e “La Gazzetta dello Sport”).
La stessa scalata di Berlusconi alla Mondadori (1989-90) nel tentativo di costituire un monopolio multimediale della comunicazione, acquisendo inoltre il controllo del più diffuso quotidiano italiano, “la Repubblica”, inviso al potere craxiano, sarà un’operazione tentata (e parzialmente conseguita) con la benedizione di Bettino Craxi, nuova tappa verso la piena attuazione del “Piano” piduista volto al totale controllo dei mass media.
All’inizio degli anni Novanta, con la caduta di Craxi sotto una grandine di “avvisi di garanzia” da parte della magistratura si ha la fine del sodalizio di potere Craxi-Berlusconi L’inchiesta giudiziaria detta “Mani pulite” rivela l’immane sottobosco di corruttele-concussioni-tangenti di cui si è nutrita l’era craxiana e solo l’immunità parlamentare salva l’ormai cx segretario del Psi dalle patrie galere.
Nell’autunno del 1993, allorquando la Camera respinge una delle innumerevoli richieste di “autorizzazione a procedere” avanzate dalla magistratura a carico di un Craxi gravemente e documentatamente indiziato di corruzioni, concussioni, e di violazioni della legge sul finanziamento ai partiti, l’amico Berlusconi gli esprime pubblicamente la propria solidale soddisfazione: un toccante gesto amicale, o piuttosto una prudenziale rassicurazione rivolta all’ex potente, detentore di molti dei segreti di Sua Emittenza?

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