Archivi del giorno: 8 marzo 2009

De Magistris: ”Ho pagato per aver fatto il mio dovere”

Da http://www.antimafiaduemila.com/index.php?option=com_content&task=view&id=13582&Itemid=78:

di Monica Centofante – 6 marzo 2009
“Sono consapevole di aver pagato semplicemente per aver esercitato il mio dovere”.
Luigi De Magistris, ex pm di Catanzaro, si è espresso così ai microfoni di Chiara Rossotto, del Tg3, nel corso di un’intervista trasmessa ieri sera dal canale Rai.
E in risposta a una serie di domande della giornalista sulla complessa vicenda che ha portato all’immotivata sanzione disciplinare del trasferimento di sede e funzione emessa nei suoi confronti. “Io sono convinto – ha spiegato il magistrato, interrogato sulle motivazioni che hanno portato alla sottrazione delle inchieste Why Not e Poseidone – che il nodo centrale è di aver individuato il controllo illegale della spesa pubblica e del denaro pubblico, un sistema molto inquietante, parliamo di miliardi di Euro, nel quale ruotano interessi di una parte considerevole della cosiddetta classe dirigente meridionale. Aver individuato specifiche ipotesi di reato ha fatto fare un salto di qualità e la reazione è stata violenta anche perché all’interno della gestione illegale di queste somme così considerevoli di denaro c’erano anche pezzi importanti delle istituzioni tra cui magistrati”. Dopo aver spiegato che su Clemente Mastella e Romano Prodi gli elementi per indagare c’erano – così come è stato accertato dalle indagini condotte dai giudici di Salerno, recentemente costretti a subire le sue stesse sanzioni disciplinari – il dott. De Magistris ha commentato il fantomatico scontro tra procure seguito alle perquisizioni dello scorso 2 dicembre. Sul punto, ha detto, “io ho una idea ben precisa. Cioè che vi sia stata una strategia da parte di alcuni settori dell’informazione e di alcuni settori delle istituzioni di creare ad arte, da un punto di vista mediatico e istituzionale, lo scontro tra procure per giustificare un intervento immediato nei confronti dei magistrati che stavano indagando ed anche da utilizzare nelle riforme legislative in atto. Sia lo scontro tra procure sia il cosiddetto archivio Genchi successivo”. Le parole del magistrato, lo ricordiamo, sono già state confermate nel citato decreto di perquisizione, considerato perfettamente legittimo dal Tribunale del Riesame di Salerno, e nella richiesta di archiviazione delle indagini contro il dott. De Magistris firmata il 5 giugno dello scorso anno dai giudici salernitani Apicella, Nuzzi e Verasani. In quel documento, di circa mille pagine, i magistrati avevano provato che contro l’allora pm di Catanzaro era stata attuata una complessa e raffinata strategia di delegittimazione mirata non solo ad interferire pesantemente nelle sue indagini, ma a distruggere la sua figura di magistrato sul piano mediatico. Un “lavoretto da 007” che nel tempo ha dato e sta dando i suoi frutti.

Per SCARICARE l’intervista integrale clicca qui: Luigi De Magistris Tg3

“Lo Stato tuttora convive con la mafia, che si trova all’interno delle istituzioni”

Da http://www.antimafiaduemila.com/index.php?option=com_content&task=view&id=13594&Itemid=48:

“A Messina mi hanno negato l’uso dell’aula magna dell’università. Ma del resto sono considerato uno da tenere alla larga un sovversivo, solo perché chiedo di conoscere la verità “.
Lo ha detto Salvatore Borsellino, fratello del magistrato Paolo, intervenendo oggi ad un dibattito sulla mafia promosso all’università di Trapani. “Su via D’Amelio si sa ancora troppo poco – dice Salvatore Borsellino – non sappiamo ancora chi ha premuto quel pulsante. Così come non è ancora chiaro che fine abbia fatto l’agenda di Paolo. Mi hanno lasciato da solo, non mi danno spazio. Dicono che faccio arrabbiare la gente. Ma ben venga se la rabbia è costruttiva. Io la gente non la voglio fare arrabbiare ma indignare. Lo Stato non ha mai avuto la volontà di combattere la mafia. Lo Stato tuttora convive con la mafia, che si trova all’interno delle istituzioni”.

Ecomafie: un giro d’affari da 18,4 mld

Da http://www.antimafiaduemila.com/index.php?option=com_content&task=view&id=13610&Itemid=48:

Salgono del 27% i reati contro l’ambiente per un giro d’affari da 18 miliardi e 400 milioni di euro per i clan delle ecomafie, un quinto del totale annuo del business delle mafie.

Un sistema ed un mercato eco-criminale che conta tre reati ogni ora con illeciti accertati nei cicli del cemento, dei rifiuti (con la sparizione ogni anno di una montagna di rifiuti speciali alta 2.000 metri) ed un record di inchieste, e che fa registrare un incremento di incendi boschivi dolosi. E non solo.
Cosa Nostra entra a pieno titolo nella gestione del ciclo dei rifiuti ed emerge la ‘multifunzionalità’ del clan dei Casalesi, capace di spaziare dal ciclo del cemento a quello dei rifiuti, dall’agricoltura al racket degli animali, mentre nel loro complesso, i clan dell’ecomafia salgono a 239. Business e numeri del malaffare ambientale, riportati nel Rapporto Ecomafie 2008 di Legambiente che oggi, a Roma, ha aperto il I Forum Ambiente e Legalità per “ribadire la necessità di rendere il crimine contro l’ambiente un delitto e di introdurre i delitti ambientali nel codice penale”.
“Questa di Legambiente è un’iniziativa importante perché sulla tutela dell’ambiente del paesaggio si gioca un segmento cruciale per il futuro sviluppo economico del Paese. L’ambiente è infatti un’infrastruttura ‘immateriale’ di primaria importanza per l’Italia e come tale va gestita e tutelata” afferma all’Adnkronos il vicepresidente della Commissione antimafia e deputato del Pdl, Fabio Granata, che condivide l’ingresso “dei delitti ambientali nel codice penale”. Mentre il responsabile Ambiente del Pd, Ermete Realacci, nel sottolineare “l’enorme volume d’affari ed l’alto fatturato delle eco-illegalità”, annuncia che “è stato firmato un emendamento al decreto legge sulle intercettazioni perché, se rimanesse così com’è, i reati ambientali rimarrebbero fuori dal controllo”. “Il Rapporto Ecomafie di Legambiente – afferma ancora Granata- è uno strumento importante che dovrebbe essere letto da ogni Parlamentare”
I numeri dell’illegalità ambientale sono “impressionanti”. E a scandirli è il Rapporto di Legambiente. Il bilancio dei dati 2007 riportati nel Rapporto Ecomafie 2008, parla infatti di 83 reati contro l’ambiente al giorno: oltre 3 reati all’ora. Gli illeciti accertati dalle forze dell’ordine nel corso del 2007 sono 30.124, il 27,3% in più rispetto al 2006; le persone denunciate 22.069, con un incremento del 9,7%; i sequestri effettuati 9.074 (più 19% rispetto al 2006).
La Campania occupa stabilmente il primo posto nella classifica dell’illegalità ambientale, seguita dalla Calabria. In queste due regioni si concentra il 30% degli illeciti registrati in tutta Italia. Al terzo posto si trova la Puglia, seguita dal Lazio e dalla Sicilia. La prima regione del Nord come numero di infrazioni è la Liguria. Alla dimensione globale dell’ecomafia è dedicata un’ampia sezione del Rapporto: dall’Italia escono rifiuti verso Hong Kong, la Tunisia, il Pakistan, il Senegal, la Cina, ed entrano rifiuti dalla Croazia, dalla Serbia, dall’Albania.
I reati accertati dalle forze dell’ordine nel 2007 per violazione alla normativa sui rifiuti sono oltre 4800, il 36% dei quali commessi nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa. Alla catena montuosa di rifiuti speciali scomparsi nel nulla, si aggiunge una nuova vetta di 1970 metri, con base di 3 ettari. Per illegalità nel ciclo dei rifiuti è sempre in testa la Campania, dove lo smaltimento illegale di rifiuti pericolosi, spesso di provenienza extraregionale, si è sommato alla catastrofica gestione commissariale di quelli urbani.
Un balzo in avanti colloca, invece, il Veneto al secondo posto (era sesto nel 2007), confermando lo spostamento verso nord del baricentro di questi traffici, non solo come zona di procacciamento degli scarti industriali smaltiti illegalmente nelle regioni centrali e meridionali d’Italia ma anche come sito finale. La Puglia mantiene saldamente il terzo posto dello scorso anno, e il foggiano si conferma una terra dove si scaricano illegalmente nei terreni agricoli i rifiuti prodotti dal centro nord, scorie sempre piu’ spesso spacciate per compost.
Il fatturato dell’ecomafia indica, pero’, secondo il Rapporto Ecomafia 2008 di Legambiente, un’inversione di tendenza: diminuisce il giro d’affari relativo sia alla gestione illecita dei rifiuti, sia all’abusivismo edilizio (meno 1,4 miliardi di euro nel primo caso; circa 136 milioni di euro in meno per il mattone illegale). Una contrazione attribuibile all’efficacia dell’attivita’ di prevenzione e repressione messa in campo dalle forze dell’ordine, in particolare dal comando tutela ambiente dei Carabinieri e dal Corpo forestale.
Il 2007 detiene, infatti, il record di inchieste contro i trafficanti di veleni. Grazie all’applicazione dell’articolo 260 del Codice dell’Ambiente, che introduce il delitto di organizzazione di traffico illecito di rifiuti, sono 96 le indagini condotte fino a marzo 2008. (Ad oggi le inchieste sono 103). L’azione di contrasto sviluppata grazie all’introduzione di questo reato e’ stata davvero impressionante: dal gennaio 2002 al marzo 2008 sono state 600 le ordinanze di custodia cautelare emesse, 2.196 le persone denunciate, 520 le aziende coinvolte. E ancora.
Sul fronte del ciclo illegale del cemento, cresce il numero d’infrazioni accertate dalle forze dell’ordine (7.978, il 13% in piu’ rispetto al 2006), quello delle persone denunciate (10.074) e dei sequestri (2.240). Il ciclo rimane segnato da profondi fenomeni d’illegalita’, in particolare per quanto riguarda le attivita’ estrattive, spalmate su tutto il territorio nazionale. Per l’abusivismo edilizio, le stime del Cresme parlano per il 2007 di 28.000 case costruite illegalmente contro le 30.000 del 2006 e le 32.000 del 2005. L’impegno a non promulgare piu’ condoni edilizi, insieme a qualche demolizione in piu’, ha ridotto la pressione del mattone selvaggio.
Tra le diverse tipologie di reato, aumentano in particolare gli incendi boschivi. 225mila ettari di boschi e foreste andati in fumo, 18 persone uccise dalle fiamme, 7 milioni e mezzo di tonnellate di Co2 rilasciate nell’aria sono il bilancio degli oltre 10mila incendi dell’estate scorsa nel nostro Paese, quasi sempre di natura dolosa.
Anche l’agricoltura, in tutte le sue filiere, e’ diventata da tempo una delle frontiere per lo sviluppo dei traffici illeciti. Secondo le stime della Confederazione Italiana Agricoltura, il giro d’affari delle cosche nel settore agricolo si attesta sui 15 miliardi di euro, con oltre cento reati al giorno, e un agricoltore su 3 subirebbe gli effetti dell’illegalita’. Anche se il fenomeno e’ diffuso in tutto il Paese, sono sempre le regioni del sud quelle piu’ colpite, Campania in primis.
Sul fronte dell’archeomafia, invece, calano leggermente i furti: dai 1212 casi del 2006 si passa ai 1085 del 2007, con una flessione del 10,5%. Si registrano inoltre importanti risultati nell’attivita’ di repressione dei traffici illeciti di opere d’arte. Il Lazio, con 166 furti subiti, supera il Piemonte, tradizionalmente in pole position per numero di furti al patrimonio culturale.
Rimane stabile il mercato del racket degli animali, stimato dalla Lav nel 2007 sui 3 miliardi di euro circa, tra corse clandestine di cavalli, combattimenti tra cani, traffici di fauna esotica e protetta, macellazione clandestina. Dati che fotografano una situazione “decisamente allarmante”, dati che a maggio prossimo potranno riservare ulteriori preoccupanti novita’ con l’uscita del nuovo Rapporto Ecomafie 2009. Ma a preoccupare Legambiente c’e’ anche la proroga per la Legge Delega.

Colletti sporchi

Da antimafia 2000

Luca Tescaroli: “La linea di demarcazione tra Stato e mafia non è così netta”
“Non si riesce a risolvere il centenario problema della mafie – ha detto Tescaroli al termine della presentazione del suo libro “Colletti sporchi” – poiché la linea di demarcazione tra Stato e mafia non è così netta. Vi sono ampie aree di compenetrazione. Esiste un anello di congiunzione tra le due entità che è una delle cause fondamentali del perché oggi sussista questa realtà e questa convivenza. Si è cercato attraverso l’analisi di casi concreti di descrivere questo anello che è alla causa della situazione in cui ci troviamo oggi. Questi comportamenti infatti corrodono la democrazia, i rapporti sociali, il mondo del lavoro e la società stessa”.

Tescaroli: “I media strumento di attacchi servili per chi investiga vicende scomode”
“Oggi i media sono poco indipendenti e a volte si rendono strumento di attacchi servili a coloro che investigano vicende scomode”. Lo ha detto il sostituto procuratore della Procura di Roma Luca Tescaroli autore, assieme a Ferruccio Pinotti, del libro “Colletti sporchi”. “Questo nostro libro – ha continuato il magistrato durante la presentazione organizzata da ANTIMAFIADuemila a Palermo – vuole colmare questo gap tra fatti e informazione. L’informazione basata sulla verità è fondamentale. Questa è temuta dalla criminalità mafiosa perché consente di mantenere viva l’attenzione e la tensione e contribuisce a sgretolare il consenso sociale sul quale le strutture mafiose contano. Di qui l’importanza della società civile, dei cittadini che agiscono in modo organizzato, cosa che deve essere valorizzata”. “Il libro – ha aggiunto il magistrato – vuole cercare di rendere omaggio alle tante, troppe vittime di mafia e cercare di raccontare la forza di un cammino di legalità che nonostante le difficoltà va avanti. C’è una tenacia di valori di molti che lavorano all’interno dello Stato, molti appartenenti alle istituzioni e al mondo della società civile e al giornalismo, valori importanti per i quali continuare a lavorare e per dare conto dei risultati ottenuti”.

Borsellino: “Verità distorte su De Magistris e Genchi”
“L’informazione non ha presentato con obiettività alcuni casi importanti come quello di De Magistris o di Genchi – ha proseguito Salvatore Borsellino – E’ questo oggi lo strumento attraverso il quale avvengono gli “omicidi eccellenti”. Si procede con la delegittimazione che poi sfocia nella sospensione di tanti magistrati o investigatori onesti dalle proprie funzioni. Una morte civile a volte peggiore di quella fisica. Se oggi un tecnico come Genchi potesse svolgere le sue indagini potremmo forse intravedere la verità sulla strage di Stato in cui è morto Paolo”.

Di Matteo: E’ in atto il Piano di Rinascita della P2
“Nonostante noi magistrati dobbiamo attenerci al dovere del riserbo oggi siamo chiamati anche ad un dovere di denuncia e dobbiamo spiegare bene cosa sta accadendo”. E’ quanto ha dichiarato il sostituto procuratore di Palermo Nino Di Matteo alla presentazione del libro “Colletti sporchi”, di Luca Tescaroli e Ferruccio Pinotti, organizzata da ANTIMAFIADuemila e in corso a Palermo. Io, ha detto, “voglio farlo in riferimento non ad una mia elucubrazione mentale ma ad un dato: nel 1982 – ha spiegato il magistrato – in un doppio fondo di una valigia di Maria Grazia Gelli (figlia di Licio Gelli) a Castiglion Fibocchi è stato trovato il Piano di Rinascita democratica, il manifesto fondamentale della Loggia massonica P2. Recentemente – ha proseguito – ho ripreso questo documento, mi sembrava che certi fantasmi fossero definitivamente scacciati e tramontati e mi sono reso conto che non è così”. In questi documenti, ha ricordato, vi era “una sommaria indicazione di obiettivi e l’elencazione di programmi a medio e lungo termine”. Tra cui quello di usare la Giustizia perché “fondamentale nel progetto di controllo dello Stato e della cosa pubblica”.
Leggendo il documento il magistrato ha ricordato testualmente: “Ordinamento giudiziario: unità del pm con gli altri magistrati; riforma del Csm che deve essere responsabile verso il Parlamento; riforma dell’ordinamento giudiziario per ristabilire criteri di selezione per merito delle promozioni dei magistrati, imporre limiti di età per le funzioni di accusa ecc.. Tutti obiettivi alla ribalta – ha spiegato il pm – perno di riforme già attuate o in parte al vaglio della discussione parlamentare”. Alle quali si aggiungono “gli esami psicoattitudinali per i magistrati”, “la gerarchizzazione dell’ufficio del pm per cui solo il capo può decidere se va esercitata l’azione penale, ecc.”.
“Oggi – ha concluso – alla faccia della lotta alla mafia fa un certo effetto sentire il Procuratore di Caltanissetta Lari gridare che la situazione dell’organico della procura è disperata proprio mentre emergono ulteriori spunti importanti da approfondire sulle stragi”.

Borsellino: “Agenda Rossa, si celebri il processo ad Arcangioli”
“Chiedo giustizia come cittadino italiano – ha gridato Salvatore Borsellino – Chiedo che siano celebrati i processi come quello ad Arcangioli ripreso mentre portava via la valigetta di mio fratello che conteneva sicuramente l’ agenda rossa. Non si arriverà a processo perché con una sentenza si è deciso di chiudere questa vicenda e questo nonostante Arcangioli abbia dato almeno una decina di versioni diverse sui fatti di quel giorno”.
“Io non dico che lui sia l’unico responsabile – ha continuato il fratello del giudice – ma dovrebbe essere un dovere di questo Stato scandagliare la verità. Questo Stato invece mostra sempre più di non avere il coraggio di processare se stesso”.

Ingroia: “Chiedo alla società attenzione per la magistratura”
“Oggi viviamo una stagione difficile, per certi versi più difficile di quella che abbiamo vissuto all’epoca delle stragi. Allora la società mostrò una voglia di reazione forte, oggi invece è anestetizzata”. Lo ha detto il Procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia alla presentazione del libro “Colletti sporchi”, di Luca Tescaroli e Ferruccio Pinotti, organizzata da ANTIMAFIADuemila e in corso a Palermo. “Oggi i poteri di controllo magistratura e informazione sono sottoposti ad un assedio da quelli che non mi piace definire col nome dei poteri forti, ma comunque il potere con la P maiuscola, che ha stabilito una specie di soluzione finale”. “Oggi – ha proseguito il magistrato – siamo in una fase delicata”. “Molto dipende da come quella parte d’Italia che è all’opposizione riuscirà ad essere informata e ad agire in modo attivo”.
“A parte il doveroso riserbo – ha detto ancora Ingroia – si può dire che gli uffici giudiziari più impegnati hanno per le mani indagini di grande delicatezza. Si sono aperti infatti a distanza di tanti anni nuovi spiragli di verità sulla stagione stragista ‘92 e ‘93”. “La magistratura ha bisogno di attenzione – ha concluso il magistrato – non dico che ha bisogno di sostegno, ma nemmeno di diffidenza e scetticismo né di attacchi gratuiti”. “In questo senso mi sento di rivolgere alla parte migliore della società siciliana una richiesta di attenzione”.

Ingroia: “Si nasconde la storia della stagione stragista nella quale è nata la cosiddetta seconda repubblica”
“Nella sua storia il nostro Paese è stato condizionato dallo stragismo e dai delitti politici. Un Paese caratterizzato dall’irredimibilità della propria classe dirigente che mostra un’inclinazione a delinquere ed una grande capacità di auto-assolversi, tanto da riuscire a mettere in piedi processi legalizzanti delle stesse condotte illecite”. E’ quanto ha detto il Procuratore aggiunto della Dda di Palermo, Antonio Ingroia, alla presentazione del libro “Colletti sporchi”.
“Nel libro di Tescaroli – ha proseguito il magistrato – è inserita la storia giudiziaria di questi anni. Vi sono anche alcuni inediti, vicende all’interno delle sedi giudiziarie che ci dimostrano come la verità su fatti che hanno condizionato l’evoluzione del nostro Paese sia stata ostacolata, seppellita ed insabbiata. E’ una storia scomoda da raccontare ed ancora una volta si sottrae il diritto della gente ad essere informata su quella stagione terribile nella quale è nata la cosiddetta seconda repubblica in cui abbiamo vissuto in questo ultimo ventennio”.

Di Matteo: La mafia è da sempre consapevole della centralità dei rapporti con i poteri forti
“Oggi i pentiti sono spinti a non parlare a causa degli attacchi e delle polemiche ai magistrati e agli investigatori che osano volare alto”, ha proseguito il sostituto procuratore Antonino Di Matteo alla presentazione del libro “Colletti Sporchi”, di Luca Tescaroli e Ferruccio Pinotti, organizzata da ANTIMAFIADuemila e in corso a Palermo. “Una mafia che è sempre stata consapevole della centralità dei rapporti col potere politico, delle istituzioni, dell’imprenditoria e del mondo delle professioni senza i quali diverrebbe un’organizzazione criminale come le altre, facilmente debellabile”. “Dall’altra parte invece a cosa assistiamo?” si è chiesto il magistrato. “Alla candidatura nei partiti politici di candidati collusi e già condannati”. Di Matteo ha inoltre sottolineato la mancanza di presa di posizione del “Consiglio dell’Ordine dei medici e degli avvocati nei confronti di loro iscritti già condannati oppure oggettivamente sorpresi a chiedere favori e raccomandazioni”. “Nessuno fa niente – ha detto – esiste soltanto l’azione penale”. “Si riempiono la bocca di belle parole e di belle intenzioni ma i fatti non sono susseguenti a quelle parole”. “Molti – ha concluso – continuano a mantenere rapporti di sistematico reciproco vantaggio”.

Di Matteo: “Vogliono trasformare il pm in un fedele e anonimo esecutore del potere”
“A 17 anni dalle stragi tanto è cambiato”. E’ l’analisi del sostituto procuratore di Palermo Nino Di Matteo alla presentazione del libro “Colletti sporchi”, di Luca Tescaroli e Ferruccio Pinotti, organizzata da ANTIMAFIADuemila e in corso a Palermo. Oggi, ha dichiarato Di Matteo, “non viviamo più la magistratura e le istituzioni in cui eravamo convinti di entrare con grande entusiasmo”. Oggi, ha continuato, “vogliono controllare la giurisdizione, così come avvenne durante il periodo del fascismo, vogliono controllare gli uffici del pubblico ministero”. “E’ palese il tentativo di trasformare il pm in un fedele e anonimo esecutore del potere di turno”, mentre “è in discussione il principio della separazione effettiva dei poteri”. Per questo, ha concluso, “dobbiamo essere intellettualmente limpidi”, “riguarda le garanzie di tutti i cittadini”.

Di Matteo: “Le stragi non furono solo opera di Cosa Nostra
“E’ calata la sordina sui temi della lotta alla mafia non appena è stato investigato il livello dei mandanti esterni delle stragi”. Lo ha detto il sostituto procuratore di Palermo Nino Di Matteo alla presentazione del libro “Colletti sporchi”, di Luca Tescaroli e Ferruccio Pinotti, organizzata da ANTIMAFIADuemila e in corso a Palermo. “Sentenze definitive di più Corti di Assise hanno confermato che le stragi non furono solo opera di Cosa Nostra e che le mani dei mafiosi siano state armate ed ispirate è sancito dalla Cassazione. Non è stata solo un’avventura di qualche magistrato in cerca di celebrità. Un paese serio dovrebbe avvertire come imminente e impellente il bisogno dell’approfondimento. Ma non è stato così”.

Scarpinato: “Nessuno può governare senza scendere a patti con la borghesia mafiosa”
“Una mafia senza mafiosi. L’omicidio per fini politici e la corruzione sistemica sono le caratteristiche di una mafia che non ha nulla a che vedere con l’icona della Cosa Nostra di Bernardo Provenzano e Salvatore Riina e della macelleria criminale”. Lo ha detto il sostituto procuratore di Palermo Roberto Scarpinato alla presentazione del libro “Colletti sporchi”, di Luca Tescaroli e Ferruccio Pinotti, organizzata da ANTIMAFIADuemila e in corso a Palermo. “La storia dei ‘Colletti bianchi’ – ha spiegato Scarpinato – è antica e cruciale. Quando Confindustria ha dichiarato di voler espellere coloro che pagano il pizzo mi sono congratulato e ho scritto una lettera suggerendo di cominciare ad espellere coloro che già erano stati condannati e non è stato fatto. Perché? Perché come si fa ad espellere un blocco della classe dirigente? Nessuno – ha concluso – nessun governo di destra, di sinistra e di centro ha potuto governare questo Paese senza scendere a patti con questo blocco di potere, la cosiddetta borghesia mafiosa”.

Bongiovanni mostra l’ultima intervista di Biagi a Pippo Fava. “La potenza della mafia risiede nella quantità di denaro che gestisce”.
In apertura della conferenza di presentazione del libro di Luca Tescaroli e Ferruccio Pinotti “Colletti sporchi” il direttore di ANTIMAFIADuemila, Giorgio Bongiovanni, ha introdotto il filmato dell’ultima intervista rilasciata dal giornalista Pippo Fava ad Enzo Biagi, una settimana prima di essere assassinato.
Un’intervista “profetica” e “drammaticamente attuale”, l’ha definita Bongiovanni, i cui contenuti sono presenti anche all’interno del libro di Tescaroli, in cui il giornalista indica come Cosa Nostra, la mafia siciliana, sia sostenuta, protetta dai poteri forti con i quali collude da sempre.
“La mafia ha acquistato una tale impunità da essere diventata persino tracotante e la sua potenza risiede nella enorme quantità di denaro che gestisce”. Quindi, diceva Fava, se si vogliono cercare i veri capi di Cosa Nostra e chi veramente comanda la mafia in Italia si deve guardare fino in Parlamento, nelle banche e in tutti quei settori grazie ai quali la mafia ricicla le sue ricchezze”.