“SE NON HAI UN PAPA’ MINISTRO E NON HAI UNO ZIO VESCOVO, CLICCA QUI…”

Da http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=1162:clicca-qui&catid=2:editoriali&Itemid=4:

Questo è il nuovo slogan pubblicitario del sito “infojobs.it”.
Uno dei tanti siti per cercare e forse trovare un lavoro…

Ritornando allo slogan, al quale mi sono imbattuto tramite una e-mail ricevuta, e che hanno deciso di realizzare insieme ad un divertente video, mi sono identificato, avendo spesso recitato la seguente frase a diversi amici e non, già un bel pò di anni fa; infatti dicevo: “caro Michele, oggi, se vuoi un lavoro di un certo tipo, magari dietro ad una scrivania e davanti ad un computer, anche se non sai usarlo sappi che, rivolgendoti ad un’eventuale parente ecclesiastico o ad un eventuale parente politico, otterrai il tuo sogno”. Per quanto concerne il termine parente, era da me utilizzato, per non essere troppo generalista o qualunquista e, quindi non eccessivamente invadente e sarcastico nei confronti della società. Oggi però, ritengo abbiamo l’obbligo di essere realisti e guardarci in faccia e non cercare un inutile conformismo che a ben poco serve se non a trastullarci e a non pensare come risolvere i problemi relativi al “sistema che gira al contrario”; cioè contro noi stessi.
Sono fermamente convinto che non è profezia, purtroppo, bensì una frase quella a cui fa riferimento lo slogan che, si tramanda di generazione in generazione; un pò come il nome del nonno che per prassi e rispetto veniva attribuito al nipote. Basta soltanto essere un po’ attenti alle tematiche che condizionano radicalmente la nostra esistenza, in questo mondo fatto di favoritismi, agevolazioni, clientelismi.
Una società in cui i meno bravi son sempre, o quasi, riusciti ad occupare ruoli di notevole spessore rispetto a coloro che meriterebbero qualcosa di molto più dignitoso, ma, che a causa della mancanza di meritocrazia pagano questo brutale “modus vivendi”. Oggi, ormai, quasi tutti sappiamo che la rete è per noi “navigator” molto importante, soprattutto quando ci si vuole “controinformare”. Ma, facciamo attenzione a questo, chiamiamolo, neologismo; poichè il termine controinformazione viene così definito da “wikipedia”: -per controinformazione si intende in genere la diffusione, attraverso mass media, di informazioni taciute, o riportate in modi significativamente diversi, dalla maggior parte dei mezzi di comunicazione di un certo paese (o altro ambito sociale e culturale). In genere, chi presenta la propria opera come “controinformazione” implica che i media siano, in parte o totalmente, asserviti a interessi politici o economici e quindi non siano in grado di rappresentare oggettivamente la realtà; in questo senso la controinformazione è in genere associata a una denuncia di censure e di limiti alla libertà d’informazione-.
Qui non si tratta di presentare la cosiddetta “controinformazione” per denunciare i mass media che, ormai è scontato non facciano il proprio dovere poiché figli di un unico padrone, bensì per cominciare a svegliarci un pò da questo terribile incubo, da questo “coma mediatico” che subiamo dall’avvento della televisione. Lo straordinario Pier Paolo Pasolini, intorno agli anni ’60, disse testuali parole: “non c’è niente di più feroce della banalissima televisione”. Una frase che non lascia commenti, seppure essa sia stata pronunciata 50 anni orsono.
Molti ancor oggi credono che grazie alla TV abbiamo una cultura, almeno così ci dice la televisione e di conseguenza così noi ripetiamo. Vorrei citare un’altra interessante frase, perché, pronunciata dall’attuale premier al suo fedele “servo” ed attuale senatore della repubblica italiana: “caro Marcello (Dell’Utri), devi sapere che tutto quello che non passa dalla televisione vuol dire che non esiste e, questo vale per i prodotti, i politici e le idee…”

Da un articolo pubblicato su “affaritaliani.it”, lo scorso 26 febbraio, emergono dei dati alquanto allarmanti:

–L’Italia è il Paese più corrotto dell’Europa occidentale, e quello con la crescita più lenta. Uno studio ONU collega i due fenomeni chiamando in causa l’analfabetismo funzionale.
Secondo il rapporto di Transparency International del 2008, l’Italia è considerata dagli esperti il Paese più corrotto dell’Europa occidentale.

I dati del Fondo Monetario Internazionale (2008) indicano che l’Italia è anche, con la sola eccezione dell’Irlanda, il Paese con la crescita economica più debole dell’Europa occidentale, l’unico ad aver chiuso l’anno in negativo con un -0,1%. Inoltre, secondo il rapporto OECD in Figures (2008), la media della crescita italiana (+1,7%) negli ultimi vent’anni (1987-2007) è stata la più bassa dei Paesi OCSE.

Dal rapporto SOS Impresa – Confesercenti (2007), la mafia è la prima “azienda” italiana, con 130 miliardi di € di fatturato annuo.

L’Italia è il 6° Paese OCSE con il più alto tasso di diseguaglianza sociale, secondo il rapporto Growing Unequal (2008) dell’OCSE

Il 65% della popolazione italiana non possiede le competenze alfabetiche minime, secondo l’OCSE, per orientarsi nella società dell’informazione (è cioè “funzionalmente analfabeta” o “semianalfabeta”). Mentre meno del 10% possiede le competenze necessarie per orientarvisi in modo critico e creativo.

Secondo Eurostat (2008), l’Italia è l’ultimo Paese dell’Europa occidentale per numero di famiglie connesse ad Internet (42%), il terz’ultimo dell’UE-27 (60%)—

Stesso desolante e consueto scenario, è emerso, circa due settimane fa, in occasione dell’ormai prossimo 40° anniversario dell’Università della facoltà di scienze politiche di Torino.
E’ stata definita una “settimana di Politica con la P maiuscola”, scommettendo sulla possibilità di restituire alla “nobile arte” la sua dignità.
La politica dovrebbe, anzi deve essere, insegnata ai nostri politici. Ricordiamo la celebre inchiesta delle “Iene” (programma TV), che mise in piazza la vergognosa carenza culturale, ma, anche nello specifico, politica dei nostri deputati e senatori. Per non parlare poi delle catastrofiche figuracce in ambito regionale, provinciale e comunale di questi uomini o donne che ci rappresentano; –il comune di Marsala col suo consiglio comunale, lo so perché ci vivo, ne è un lampante esempio; un consiglio in cui ci si mette d’accordo soprattutto per approvare decine e decine di lottizzazioni in mancanza di un piano regolatore; un consiglio che da oltre 600 giorni dall’insediamento dell’attuale amministrazione non ha il suo difensore civico, previsto dallo statuto e tanto altro ancora; le mie non sono accuse, ma constatazioni reali.– Questa settimana di “politica” è stata voluta per avvicinare la cittadinanza all’università ma soprattutto alla politica, poiché non possiamo dire mai non m’interesso di politica, perché è la politica ad interessarsi di noi. Naturalmente tutto ciò è stato realizzato con la collaborazione di: scienziati politici, giuristi, filosofi, economisti, sociologi, storici, letterati –, con varie fisionomie di attori sociali (giornalisti, scrittori, sindacalisti, imprenditori…). Tutti a discutere, per una canonica settimana lavorativa sulla politica, ma non in astratto, bensì applicandosi al “caso Italia”, un caso davvero di studio su scala internazionale, su cui si sta accumulando una nutrita bibliografia. Mettendo a fuoco i problemi di questo Paese disgraziato; economia e lavoro, ricerca e scuola, la cittadinanza, il rapporto tra Chiese e Stato, istituzioni, cultura, comunicazione, i partiti, sono stati passati al setaccio per tentare di capire di più, a partire da dati, da elementi di conoscenza, capaci di far passare la discussione dal chiacchiericcio del talk show all’analisi seria, ma in grado di farsi comprendere dai non specialisti.
Anche qui, emerge uno sconfortante quadro; un paese corrotto, devastato dagli scempi ambientali, messo sotto tutela dalla criminalità organizzata (che ormai controlla un terzo del territorio nazionale), dove il lavoro sommerso prospera (una quota che è di oltre il 18%, ma secondo altri studiosi raggiunge ormai il 30%), producendo una proporzionale evasione fiscale, che si aggiunge a quella “strutturale”; un paese di evasori, e di abusivisti edilizi; un paese dove le leggi si dividono in tre categorie: quelle inutili, la maggior parte; quelle dannose, che vengono applicate; quelle utili e preziose, che sono regolarmente disattese nel disinteresse generale; a cominciare dalla Costituzione Repubblicana, che aspetta ancora di essere attuata, in tanti passaggi essenziali, e anzi è non da oggi posta sotto attacco, proprio per il suo carattere democratico e progressista.
Alla fine uno dei relatori, lo storico Paolo Macry, ha detto che Berlusconi è precisamente “l’autobiografia della nazione”, nei suoi aspetti più deteriori, ma anche più legati al senso comune, dalla speculazione edilizia al calcio, dalla televisione al machismo, dalla barzelletta alla pacca sulle spalle, dalla corruzione attiva a quella passiva. Modestamente mi permetterei d’aggiungere che non solo il cavaliere è “l’autobiografia della nazione”, ma anche la sinistra e quindi l’intera classe politica è sulla stessa lunghezza d’onda dell’attuale premier. Tutto ciò dovrebbe, seriamente, farci riflettere sul “decadentismo socio-culturale, politico ed economico” in cui versa il nostro paese insieme a noi cittadini che naturalmente vi facciamo parte. Si comprende perfettamente che la realtà italiana è di gran lunga ben diversa da come ci viene proposta dai tradizionali mezzi di comunicazione di massa (TV e giornali). L’Italia è lo “zimbello” dell’Unione Europea. Infatti ogniqualvolta la nostra attenzione verte all’esterno dai consueti mass media ne abbiamo la prova concreta, anche e soprattutto dall’estero; faccio riferimento a quei giornalisti che hanno il coraggio di scrivere verità sul premier, lui li querela, però poi perde le cause, ma non ne parla nessuno.
Uno fra tutti Alexander Stille, giornalista e scrittore americano, molto informato sulle cronache giudiziarie di Berlusconi, il quale nel 2006 pubblicò un libro inchiesta noto in Italia come “Citizen Berlusconi” (propongo a chi non l’avesse visto il video documentario censurato in Italia: http://video.google.it/videoplay?docid=-7507586179468920585 e ancora http://it.wikipedia.org/wiki/Citizen_Berlusconi); Fedele Confalonieri, il presidente di Mediaset, l’azienda di Berlusconi, ha citato in giudizio Stille per tre passaggi del suo libro, fra i quali uno in cui si diceva che Berlusconi, assumendo Confalonieri, il suo più vecchio amico, “fondesse i suoi affari e la sua vita privata quasi totalmente” . Nel febbraio 2009, un tribunale penale di primo grado di New York ha pienamente assolto Stille dall’accusa di diffamazione. Sempre colpa delle solite “toghe rosse”?
Un altro scandaloso e vergognoso recentissimo esempio è la condanna ad oltre 4 anni dell’avvocato Mills, legale di Mediaset; ebbene, in qualsiasi altro stato democratico una persona condannata per un grave reato come quello di corruzione, ed essendo il legale niente meno che dell’attuale premier Berlusconi, avrebbe suscitato un notevole interesse da parte dei media; ma da noi non si è verificato tale interesse poiché coloro che avevano l’obbligo d’informare l’opinione pubblica come i TG, hanno sepolto la notizia con dei brevi servizi in mezzo al programma e nessuno ha spiegato sulla base di quali prove è stato condannato l´avvocato Mediaset. Il servizio ha rischiato addirittura di non esserci. La sede di Milano della Rai non ha neppure mandato una troupe al tribunale per fare un servizio. Hanno spiegato i dirigenti che senza Berlusconi come imputato non aveva nessuna importanza nazionale, aggiungendo figuriamoci dopo i risultati in Sardegna. Solo dopo la protesta dei giornalisti e il loro sindacato – e per evitare uno scandalo – si è fatto qualcosa, ma a quell´ora la Rai ha dovuto comprare il filmato da una troupe privata.
Ormai i giornalisti dei TG sono talmente condizionati che diventa prassi normale tacere su notizie imbarazzanti o sgradevoli.

Altre prove alquanto tabgibili ci vengono date daggli “addetti ai lavori”, magistrati, vicequestori, etc.
Sabato scorso, 7 marzo, nell’aula magna della facoltà di giurisprudenza di Palermo, erano presenti quattro magistrati, dai blasonati nomi, in occasione della presentazione del libro “Colletti Sporchi” di Ferruccio Pinotti e Luca Tescaroli. Antonino Di Matteo (sostituto procuratore di Palermo), Antonio Ingroia (procuratore aggiunto di Palermo), Roberto Scarpinato (sostituto procuratore di Palermo) e Luca Tescaroli (sostituto procuratore della procura di Roma) insieme a Salvatore Borsellino, fratello del magistrato Paolo, e a Giorgio Bongiovanni fondatore e direttore della rivista “Antimafiaduemila”. Sono moralmente obbligato a riportare solo alcuni brevi interventi, che hanno citato i relatori presenti, molto eloquenti;

– Bongiovanni: In apertura della conferenza di presentazione del libro il direttore di ANTIMAFIADuemila, ha introdotto il filmato dell’ultima intervista rilasciata dal giornalista Pippo Fava ad Enzo Biagi, una settimana prima di essere assassinato. (http://www.youtube.com/watch?v=jAogBSvaSyU) . Un’intervista “profetica” e “drammaticamente attuale”, l’ha definita Bongiovanni, i cui contenuti sono presenti anche all’interno del libro di Tescaroli, in cui il giornalista indica come Cosa Nostra, la mafia siciliana, sia sostenuta, protetta dai poteri forti con i quali collude da sempre.
“La mafia ha acquistato una tale impunità da essere diventata persino tracotante e la sua potenza risiede nella enorme quantità di denaro che gestisce”. Quindi, diceva Fava, se si vogliono cercare i veri capi di Cosa Nostra e chi veramente comanda la mafia in Italia si deve guardare fino in Parlamento, nelle banche e in tutti quei settori grazie ai quali la mafia ricicla le sue ricchezze”.

– Di Matteo: “è in atto il piano di rinascita della P2”; nel 1982 – ha spiegato il magistrato – in un doppio fondo di una valigia di Maria Grazia Gelli (figlia di Licio Gelli) a Castiglion Fibocchi è stato trovato il Piano di Rinascita democratica, il manifesto fondamentale della Loggia massonica P2. Recentemente ho ripreso questo documento, mi sembrava che certi fantasmi fossero definitivamente scacciati e tramontati e mi sono reso conto che non è così”. In questi documenti, ha ricordato, vi era “una sommaria indicazione di obiettivi e l’elencazione di programmi a medio e lungo termine”. Tra cui quello di usare la Giustizia perché “fondamentale nel progetto di controllo dello Stato e della cosa pubblica”; conclude- alla faccia della lotta alla mafia, fa un certo effetto sentire il Procuratore di Caltanissetta Lari gridare che la situazione dell’organico della procura è disperata proprio mentre emergono ulteriori spunti importanti da approfondire sulle stragi”. Le stragi non furono solo opera di Cosa Nostra. E’ calata la sordina sui temi della lotta alla mafia non appena è stato investigato il livello dei mandanti esterni delle stragi. Sentenze definitive di più Corti di Assise hanno confermato che le stragi non furono solo opera di Cosa Nostra e che le mani dei mafiosi siano state armate ed ispirate è sancito dalla Cassazione. Non è stata solo un’avventura di qualche magistrato in cerca di celebrità. Un paese serio dovrebbe avvertire come imminente e impellente il bisogno dell’approfondimento. Ma non è stato così”.

– Ingroia: “Chiedo alla società attenzione per la magistratura. Oggi viviamo una stagione difficile, per certi versi più difficile di quella che abbiamo vissuto all’epoca delle stragi. Allora la società mostrò una voglia di reazione forte, oggi invece è anestetizzata. Oggi i poteri di controllo magistratura e informazione sono sottoposti ad un assedio da quelli che non mi piace definire col nome dei poteri forti, ma comunque il potere con la P maiuscola, che ha stabilito una specie di soluzione finale. Siamo in una fase delicata. Molto dipende da come quella parte d’Italia che è all’opposizione riuscirà ad essere informata e ad agire in modo attivo. Nella sua storia il nostro Paese è stato condizionato dallo stragismo e dai delitti politici. Un Paese caratterizzato dall’irredimibilità della propria classe dirigente che mostra un’inclinazione a delinquere ed una grande capacità di auto-assolversi, tanto da riuscire a mettere in piedi processi legalizzanti delle stesse condotte illecite. Nel libro di Tescaroli – ha proseguito il magistrato – è inserita la storia giudiziaria di questi anni. Vi sono anche alcuni inediti, vicende all’interno delle sedi giudiziarie che ci dimostrano come la verità su fatti che hanno condizionato l’evoluzione del nostro Paese sia stata ostacolata, seppellita ed insabbiata. E’ una storia scomoda da raccontare ed ancora una volta si sottrae il diritto della gente ad essere informata su quella stagione terribile nella quale è nata la cosiddetta seconda repubblica in cui abbiamo vissuto in questo ultimo ventennio”.

– Scarpinato: “Nessuno può governare senza scendere a patti con la borghesia mafiosa. Una mafia senza mafiosi. L’omicidio per fini politici e la corruzione sistemica sono le caratteristiche di una mafia che non ha nulla a che vedere con l’icona della Cosa Nostra di Bernardo Provenzano e Salvatore Riina e della macelleria criminale. La storia dei “Colletti bianchi” è antica e cruciale. Quando Confindustria ha dichiarato di voler espellere coloro che pagano il pizzo mi sono congratulato e ho scritto una lettera suggerendo di cominciare ad espellere coloro che già erano stati condannati e non è stato fatto. Perché? Perché come si fa ad espellere un blocco della classe dirigente? Nessuno – ha concluso – nessun governo di destra, di sinistra e di centro ha potuto governare questo Paese senza scendere a patti con questo blocco di potere, la cosiddetta borghesia mafiosa”.

– Borsellino: “L’informazione non ha presentato con obiettività alcuni casi importanti come quello di De Magistris o di Genchi. E’ questo oggi lo strumento attraverso il quale avvengono gli “omicidi eccellenti”. Si procede con la delegittimazione che poi sfocia nella sospensione di tanti magistrati o investigatori onesti dalle proprie funzioni. Una morte civile a volte peggiore di quella fisica. Se oggi un tecnico come Genchi potesse svolgere le sue indagini potremmo forse intravedere la verità sulla strage di Stato in cui è morto Paolo. Chiedo giustizia come cittadino italiano. Chiedo che siano celebrati i processi come quello ad Arcangioli ripreso mentre portava via la valigetta di mio fratello che conteneva sicuramente l’agenda rossa. Non si arriverà a processo perché con una sentenza si è deciso di chiudere questa vicenda e questo nonostante Arcangioli abbia dato almeno una decina di versioni diverse sui fatti di quel giorno. Io non dico che lui sia l’unico responsabile ma dovrebbe essere un dovere di questo Stato scandagliare la verità. Questo Stato invece mostra sempre più di non avere il coraggio di processare se stesso”.

– Tescaroli: “I media strumento di attacchi servili per chi investiga vicende scomode. Oggi i media sono poco indipendenti e a volte si rendono strumento di attacchi servili a coloro che investigano vicende scomode. Questo nostro libro vuole colmare questo gap tra fatti e informazione. L’informazione basata sulla verità è fondamentale. Questa è temuta dalla criminalità mafiosa perché consente di mantenere viva l’attenzione e la tensione e contribuisce a sgretolare il consenso sociale sul quale le strutture mafiose contano. Di qui l’importanza della società civile, dei cittadini che agiscono in modo organizzato, cosa che deve essere valorizzata. Il libro vuole cercare di rendere omaggio alle tante, troppe vittime di mafia e cercare di raccontare la forza di un cammino di legalità che nonostante le difficoltà va avanti. C’è una tenacia di valori di molti che lavorano all’interno dello Stato, molti appartenenti alle istituzioni e al mondo della società civile e al giornalismo, valori importanti per i quali continuare a lavorare e per dare conto dei risultati ottenuti”.

Ragion per cui quando ci sentiamo dire da alcuni concittadini: “io mi vergogno di essere un italiano”, non prendiamolo/i per pazzo/i, ma cerchiamo di far uscire il nostro senso critico, per poter quanto meno provare a capire cosa vuol dire quella persona citando quelle orribili, ma reali parole.

Pocanzi, parlavo di “decadentismo-socio-culturale-politico ed economico”, ma non alludevo al movimento letterario nato a Parigi a fine ‘800, bensì a qualunque forma di arretratezza sociale che affligge e dilania l’Italia; facendo apparire il tutto come in uno scenario spettrale, quasi privo di ossigeno.
Bene hanno fatto coloro che han pensato a quello slogan propagandistico: “SE NON HAI UN PAPA’ MINISTRO E NON HAI UNO ZIO VESCOVO, CLICCA QUI…” Consiglio di guardare il video, per altro divertente, breve ma molto significativo. http://www.youtube.com/watch?v=3E_HZS5eM1I
Alla faccia della meritocrazia italiana…

Salvatore Manzo

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