Archivi del giorno: 13 marzo 2009

Chi ha paura di Gioacchino Genchi?

Da http://www.antoniodipietro.com/2009/03/chi_ha_paura_di_genchi.html:

La procura di Roma ha disposto la perquisizione dell’abitazione-ufficio del consulente informatico Gioacchino Genchi, nell’ambito dell’inchiesta in cui è indagato per abuso d’ufficio e violazione della privacy. Ad eseguire il mandato i ROS.

Genchi, indagato per abuso d’ufficio e violazione della privacy, dopo 20 anni di collaborazione come consulente delle istituzioni. Ad un tratto il suo nome viene pubblicato su tutti i giornali, passa su tutti i Tg come uomo a cui Luigi De Magistris affidava le intercettazioni nelle indagini Why Not e Poseidon. I politici fanno quadrato contro De Magistris e Genchi, tutti, ad eccezione dell’Italia dei Valori.
In Senato Francesco Rutelli, presidente del Copasir, il “Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica”, nell’ambigua posizione di persona interessata dalle indagini sulle intercettazioni, come ha dichiarato lo stesso Genchi anche in un’intervista apparsa il 27 febbraio nel blog di Grillo e ripresa anche nel mio blog, relaziona sulle verifiche condotte sull’operato del consulente. Relazione che descrive pericoli ed irregolarità con numeri da grandi occasioni: tra i 14 e i 18 milioni di righe di traffico telefonico archiviate in pochi giorni. Il Sisde compare tra gli organi intercettati. Inaudito, e scoppia la falsa indignazione del Parlamento.
Nessuno prendere in considerazione le parole del pm De Magistris che liquida le dichiarazioni di Rutelli ed “il caso Genchi” come “una grande bufala” per screditare la validità dei risultati nelle indagini a lui sottratte.

Chi ha paura di Genchi? Oppure: da quando si è cominciato a parlare di Gioacchino Genchi? La risposta a una di queste domande spiegherebbe tutto.
Il suo nome è legato ad un filo d’arianna che conduce all’inchiesta Why not attraverso Luigi Apicella, il procuratore di Salerno rimosso dall’ordine e sospeso dallo stipendio per aver avviato la perquisizione ed il sequestro degli atti ai colleghi di Catanzaro.
Passa attraverso il giornalista Carlo Vulpio del Corriere della Sera rimosso anche lui dal direttore della sua testata dopo due anni di articoli sulle inchieste Poseidon e Why not. Ancor prima passa attraverso il capitano Pasquale Zacheo, il «braccio destro» di De Magistris nell’inchiesta «Toghe lucane», trasferito con urgenza. Arriva fino al pm Luigi De Magistris a cui furono sottratte le indagini in questione con un trasferimento di sede ed il cambio di funzioni giudiziarie.
De Magistris si avvaleva di Gioacchino Genchi per decodificare i tabulati telefonici, così come a vario titolo se ne sono servite le istituzioni per molti anni. Gioacchino Genchi non intercettava quindi, semmai assemblava del tutto legittimamente tabulati telefonici forniti di volta in volta dai magistrati.
L’inchiesta Why not riguarda miliardi e miliardi di euro di fondi pubblici e finanziamenti scomparsi dietro un sistema politico ed affaristico da far tremare il sistema Paese. La colpa di Giacchino Genchi potrebbe dunque essere quella di essersi trovato al momento giusto nell’indagine “sbagliata”. Un’indagine il cui esito avrebbe certificato l’esistenza di una nuova P2, attiva e saldamente alla guida delle più importanti funzioni dello Stato.

Il grande inganno dell’energia nucleare

Da http://www.antimafiaduemila.com/index.php?option=com_content&task=view&id=13734&Itemid=78:

di Dacia Maraini – 10 marzo 2009

Si torna al nucleare. Decidendo per le scelte monumentali, contro scelte meno pompose ma più concrete e razionali: il grandioso ponte di Messina anziché le strade, gli acquedotti e le ferrovie che in Sicilia sono mostruosamente in ritardo e in condizioni pietose.Le centrali nucleari che comportano spese immense e mastodontiche costruzioni contro i più modesti ma sicuri investimenti sul solare o sull’eolico.
Un argomento poco dibattuto, su cui si sofferma Angelo Baracca nel suo bel libro L’Italia torna al nucleare?
è che le centrali producono solo energia elettrica. Ma l’elettricità costituisce un quinto dei consumi totali. Più dell’80% dell’energia che serve per trasporti e agricoltura non è elettrica. Quindi, anche costruendo venti centrali nucleari saremmo sempre costretti a importare petrolio e uranio. Anche la Francia, il paese d’Europa piu nuclearizzato, importa petrolio, ancora piu che l’Italia. Quindi chi dice che costruiamo centrali per renderci indipendenti dalle importazioni di combustibile fossile, mente, o dà fumo negli occhi. L’argomento cardine è che comunque le energie alternative non sarebbero sufficienti. La risposta è che se non si investe non c’è ricavo. La Spagna in un anno ha creato impianti eolici per 3500 megawatt, pari a due centrali nucleari e mezzo. E la Germania a sua volta produce più del 30% della sua energia attraverso il solare.
nuclearegrafico_110309_web.jpgAndiamo ai tempi di costruzione, che sono lunghi e ai costi che sono altissimi. Proprio nel nostro Paese, dove per costruire un pezzo di autostrada ci si mette dieci anni, cosa succederà con le centrali di cui ancora non sappiamo nemmeno dove dovrebbero essere impiantate? Si parla di 15 o 20 anni. Questo significa che quando sarà pronta la prima delle tante annunciate le tecnologie nucleari saranno già obsolete. Inoltre le centrali hanno bisogno di materiale (cemento e acciaio) raffinato e di grande qualità. In un Paese come il nostro in cui si scoprono continuamente imbrogli sul materiale per costruire case e scuole, dove la mano delle organizzazioni criminali si infila con tanta disinvoltura nei lavori pubblici, possiamo stare sicuri? Per non parlare delle scorie che nessuno sa dove seppellire, soprattutto in un Paese ad alto rischio sismico e geologico, ad alta densità di popolazione come il nostro. Ricordando che il plutonio per uso civile ha una durata di contaminazione che dura 24.360 anni.
Se si osserva una carta delle centrali nucleari in costruzione si vede che solo la Bulgaria, l’Ucraina, la Finlandia e la Russia sono in procinto di costruirne di nuove. Tutti gli altri paesi, fra cui Germania, Belgio, Olanda, Gran Bretagna, Spagna, Svizzera, Svezia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca stanno intelligentemente investendo su energie rinnovabili e pulite.
«La tecnologia nucleare francese, che da qualche anno ha difficoltà a scovare nuovi mercati — dice Emma Bonino — ha trovato l’Eldorado in Italia con la commessa di ben 4 nuovi-vecchi impianti». È ragionevole spendere venti miliardi di euro per produrre il 5% di energia del Paese?
❜❜ Dieci anni per fare un pezzo di autostrada. Che succederà con le centrali?

Processi di cui e’ meglio non parlare

http://www.antimafiaduemila.com/index.php?option=com_content&task=view&id=13736&Itemid=78

di Nicola Tranfaglia* – 10 marzo 2009
Processi di cui è meglio non parlare Quello che sta avvenendo in Italia da alcuni anni a questa parte è un processo di cui sarebbe sbagliato negare la complessità e la gradualità. Riguarda, da una parte, l’oscuramento di fatti ed episodi sgraditi a chi controlla il potere politico e, dall’altra, l’affondamento di quello che era rimasto dello stato di diritto nel nostro paese.

Si tratta, nell’uno come nell’altro caso, di un attacco frontale a quell’idea di “democrazia moderna” che, negli anni migliori del sessantennio, era apparsa come un obbiettivo raggiungibile.
Un esempio calzante di questo duplice obbiettivo che si sta ormai realizzando in maniera rovinosa è costituito dal processo in corso a Palermo dal luglio 2007 (IV sezione del Tribunale penale) contro il generale e prefetto Mario Mori, ex capo del Sismi ed ex comandante del Ros dei carabinieri, per un complesso di vicende ancora oscure.
Vicende che riguardano le stragi politico-mafiose del 1992-93, la mancata cattura di Provenzano nel ’95-96, la nascita di Forza Italia nel 1993-94, infine alla cattura dello stesso Provenzano nel 2006.
Di un simile processo non parla nessuno in Italia come se si trattasse di una vicenda di assai scarso interesse e le sole notizie riguardo al generale Mori sono la sua presenza a Roma e le sue imprese come attuale responsabile del dipartimento di sicurezza della capitale per diretta nomina del sindaco di Alleanza Nazionale, Gianni Alemanno.
Attraverso una rivista bimestrale, Micromega (numero 1 – 2009), che ha scelto l’attualità politica come centro della sua battaglia periodica, possiamo leggere gli elementi essenziali di un dibattimento processuale che ha un particolare interesse dal punto di vista storico e riporta la testimonianza (che appare più di altre attendibile) del colonnello dei carabinieri Michele Riccio che riferisce notizie di prima mano sui fatti presi in considerazione.
In particolare Riccio accusa – con circostanze precise – il generale Mori e il suo strettissimo collaboratore colonnello Obinu di avergli impedito di trovare Provenzano 14 anni fa quando, grazie alla collaborazione processuale del mafioso Luigi Ilardo, ucciso da Cosa Nostra il 10 maggio 1996, era giunto al rifugio segreto del capomafia e stava per catturarlo.
Riccio rivela anche che proprio Mori gli aveva chiesto di non includere nomi di politici (o almeno di alcuni politici) nei rapporti che stendeva per il Ros durante la collaborazione di Ilardo precedente alla sua morte sicchè all’on. Andò, socialista, e all’on. Mannino, democristiano, si poteva anche accennare ma, in nessun caso, all’onorevole Marcello dell’Utri, (legato a Silvio Berlusconi come presidente di Pubblitalia) di cui pure Riccio aveva sentito parlare dal collaborante nel momento in cui, dopo le stragi del ’92, si stava dipanando la trattativa segreta del Ros Carabinieri con i capi di Cosa Nostra in vista di una tregua, che avrebbe dovuto seguire all’esaurirsi della strategia terroristica di attacco diretto allo Stato da parte dei corleonesi, e in particolare di Salvatore Riina, catturato provvidenzialmente nel gennaio 1993.
Ricorda che Ilardo, subito dopo aver annunciato ai magistrati Tenebra e Caselli di volersi costituire e collaborare con la giustizia, era stato ucciso da due sicari grazie al fatto che proprio dagli investigatori era stata diffusa la notizia della sua decisione e si era perduta una voce preziosa che molto poteva dire sugli ultimi anni dei delitti e delle imprese di Cosa Nostra non soltanto in Sicilia.
Le obiezioni della difesa alla testimonianza di Riccio non sono riuscite fino ad oggi a metterla in crisi e nel dibattimento si profila il delinearsi di una versione dei fatti che mette in luce come, durante la crisi politica del ’93-‘94, si sia realizzata un’alleanza di fondo tra la nascente Forza Italia e alcuni esponenti del Ros Carabinieri come il generale Mori e il tentativo di un accordo con la mafia siciliana che vede la sostituzione di Provenzano a Riina e il cambiamento radicale della strategia politica di Cosa Nostra.
Se il processo si concluderà recependo simili risultati, bisognerà tenerne conto in maniera adeguata nella ricostruzione storica dei rapporti tra la mafia e la politica nell’Italia contemporanea.

Grasso: “L’ecomafia è un fenomeno italiano”

Da http://www.antimafiaduemila.com/index.php?option=com_content&task=view&id=13756&Itemid=78:

di Aaron Pettinari – 11 marzo 2009
Roma. Nella giornata di ieri presso il Piccolo Eliseo si è tenuto il convegno contro le ecomafie, programmato nella settimana della legalità organizzata dalla Regione Lazio. Di fronte agli studenti il Procuratore Nazionale Antimafia, Pietro Grasso, ha così evidenziato il problema, prendendo come riferimento proprio la recente inchiesta del Noe di Roma sulla centrale di termovalorizzazione di Colleferro.
“L’ecomafia è anche qui – ha detto il procuratore – la scoperta della centrale di termovalorizzazione di Colleferro che utilizzava rifiuti speciali anziché normali ne è una prova».
Questo dimostra che “L’ecomafia non è solo in Campania ma in tutta Italia. – ha poi continuato Grasso – In tutto questo traffico le organizzazioni criminali si sono infiltrate insieme ad altre persone che le favoriscono perchè occorrono anche tecnici che falsificano i risultati delle analisi, occorrono trasportatori, c’e’ dietro quindi un’organizzazione che lucra. Noi dobbiamo contrastarli e per farlo abbiamo bisogno di tutti gli strumenti idonei, quindi anche le intercettazioni, senza le quali nel caso di Colleferro non si sarebbe potuti arrivare ad accertare le responsabilità”.
Presente al convegno anche il presidente di Libera Don Luigi Ciotti che ha ricordato: “Nel Lazio si verificano sette reati ambientali al giorno, in tutta Italia invece sono 83 al giorno”. “Dall’Italia escono rifiuti che vanno verso Hong Kong, Pakistan, Senegal e Cina, mentre nel nostro paese entrano rifiuti da Croazia, Serbia e Albania. Tra le attività criminali – ha aggiunto Ciotti – l’ecomafia è quella più distruttiva”. Parole che trovano riscontro anche dai recenti rapporti stilati da Legambiente e dalla DNA. Quest’ultimo ha evidenziato come tale reato venga rilevato soprattutto in quelle regioni in cui vi è un alto indice di criminalità presente come lo è la Camorra in Campania.
Molto drammatico quanto realistico anche il rapporto di Legambiente 2008. Il giro d’affari delle ecomafie si aggirerebbe attorno ai 18,4 miliardi di euro, ovvero un quinto del business delle mafie stesse. Un sistema che conta tre reati per ogni ora con illeciti accertati nei cicli del cemento, dei rifiuti (con una sparizione annua pari a una montagna di 2000 metri), oltre all’incremento di incendi boschivi dolosi. Secondo i numeri la Campania è appunto la prima regione dell’illegalità ambientale, seguita a ruota dalla Calabria. Unite, queste due regioni fanno registrare il 30% degli illeciti d’Italia. Al terzo posto vi è la Puglia, seguita da Lazio e Sicilia. Prima regione del Nord d’Italia è la Liguria. Dati che fotografano una situazione allarmante e che nel prossimo maggio potrebbero riservare ancora più inquietanti novità con l’uscita del nuovo Rapporto Ecomafie 2009.

Lettera a un ragazzo del 2009

Da http://www.beppegrillo.it/2009/03/lettera_a_un_ra.html:

“Caro ragazzo, cara ragazza del 2009,
sono un ex ragazzo degli anni ’60, mi chiamo Beppe Grillo, ho sessant’anni. Faccio parte della generazione che ti ha fottuto. Il tuo futuro è senza pensione, senza TFR, senza lavoro. Il tuo presente è nelle mani di vecchi incartapecoriti, imbellettati, finti giovani. Quando ero bambino l’aria e l’acqua erano pulite, il traffico era limitato, la mia famiglia non faceva debiti e tornavo a scuola da solo a piedi. Non c’erano scorte padane e neppure criminali stranieri in libertà. I condannati per mafia non diventavano senatori.
Le stragi di Stato non erano iniziate, Piazza Fontana a Milano era solo un posto in cui passavano i tram. Le imprese erano gestite da imprenditori. E’ strano dirlo ora, ma c’erano persone che investivano il loro denaro per sviluppare le aziende. E manager che vedevano lontano. Enrico Mattei dell’ENI, ucciso in un attentato, Adriano Olivetti, Mondadori, Ferrari, Borghi e cento altri che non ricordo. Intorno alle città c’erano i prati e non i cimiteri di cemento che chiamano unità residenziali. La bottiglia di latte la riportavo al lattaio e non costruivano inceneritori. La televisione era un servizio pubblico in cui lavoravano anche veri giornalisti come Enzo Biagi, e con solo un quarto d’ora di pubblicità al giorno. Quando si parlava si usava il tempo futuro. Il presente e soprattutto il passato erano verbi di complemento. I giardini pubblici erano puliti e sui marciapiedi si camminava senza doversi destreggiare tra le macchine parcheggiate. Le persone erano più gentili, spesso sorridevano. Sul Corriere della Sera scrivevano Montanelli, Buzzati e Pasolini.
I genitori sapevano che i loro figli avrebbero avuto un futuro migliore. Solo dal punto di vista economico, ma questo non potevano prevederlo. I fiumi erano puliti e si poteva fare il bagno nel fine settimana che non si chiamava ancora week end. L’unico problema era rappresentato dagli imprendibili tafani. Le spiagge erano libere e il mare quasi sempre verde azzurro. La P2 era una variabile al quadrato e non ancora l’antistato progettato da Cefis. Gelli non aveva arruolato il novizio Berlusconi con la tessera 1816. L’Italia era una e indivisibile e Bossi studiava alla scuola per corrispondenza Radio Elettra. Si lavorava duro, ma si poteva risparmiare e la pensione era un approdo sicuro. Era un piccolo Eden, ora perduto. Non sapevamo di averlo. Molti lo disprezzavano. Negli ultimi sessant’anni abbiamo avuto uno sviluppo senza progresso. E ora non ci resta neppure lo sviluppo.
Le generazioni che ti hanno preceduto meriterebbero un processo da parte tua, caro ragazzo e cara ragazza. Sono colpevoli di averti rubato il futuro. Loro vivono nel presente con la seconda casa, le pensioni senza base contributiva. Loro ti governano. L’Italia ha la coppia di cariche dello Stato Presidente/Primo ministro più vecchia del mondo. Loro usano la Polizia contro gli studenti e i precari. Loro hanno ucciso la democrazia e le aziende come Tronchetti e Geronzi, i brizzolati di successo.
Caro ragazzo e cara ragazza, non potete più stare a guardare, la vita vi scivola tra le mani. Voi, invece di lasciarla scivolare, trattenetela. Io non sono in grado di dare lezioni a nessuno. Ho fatto troppi sbagli e sono troppo vecchio (anche se non dimostro i miei anni, belin). Ma ho vissuto un tempo più bello, più vero, più colorato, più umano. E so che è possibile anche per voi.
Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.” Beppe Grillo

Nucleare: meno centrali ma scorie radioattive per 5000 generazioni

Da http://www.antimafiaduemila.com/index.php?option=com_content&task=view&id=13792&Itemid=48:

Roma. In 6-7 anni diminuirà il numero di centrali nucleari: di qui al 2015 chiuderanno 90 reattori per raggiunti limiti di età (e ne apriranno 30).

Pesante l’ eredità: l’uso dell’atomo lascerà scorie nucleari (con tempi di decadimento radioattivo che vanno da 10.000 a 100.000 anni) a circa 5.000 generazioni.
A riferirlo Vincenzo Balzani, ordinario di chimica all’ università di Bologna e esperto di energia, a margine della presentazione del dossier del Wwf su Cambiamenti climatici e energia, oggi a Roma. “Non è vero – spiega Balzani, componente del Comitato scientifico del Wwf – che l’energia nucleare è in espansione: il numero è costante, da 20 anni abbiamo 440 reattori”. Secondo il dossier dell’associazione del Panda, il 70% dei reattori nucleari oggi in funzione (realizzati tra il 1975 e il 1985) verranno chiusi entro il 2030, mentre l’attuale potenza nucleare rappresenterà nel 2020 il 4% del fabbisogno mondiale di energia primaria. “L’Italia, la-mappa-del-nucleare-in-europa-web.jpgentrando nel nucleare – avverte Balzani – non diventa indipendente dal punto di vista energetico, anzi sostituisce soltanto il petrolio con l’uranio, dal momento che né l’Italia né l’Europa ne posseggono un grammo”. La sistemazione delle scorie rimane poi la grande questione aperta che, osserva, “forse non riusciranno a risolvere nemmeno in Usa figuriamoci in Italia dove abbiamo problemi per il pattume”. Nessuno, conclude Balzani, è, infatti, “in grado di garantire la sicurezza di un deposito permanente per 10.000 anni”.

ANSA

Perquisita abitazione-ufficio Genchi

Ecco l’ennesima conferma che la mafia è dentro lo stato, lasciare che Genchi indaghi il crimine dei colletti bianchi, i colletti bianchi fanno sì che le indagini gli vengano tolte e che a diventare indagato sia lui.
Fuori la mafia dallo stato!

Da http://www.antimafiaduemila.com/index.php?option=com_content&task=view&id=13824&Itemid=48:

13 marzo 2009
Palermo. La Procura di Roma ha disposto la perquisizione dell’abitazione-ufficio del consulente informatico Gioacchino Genchi, nell’ambito dell’inchiesta in cui è indagato per abuso d’ufficio e violazione della privacy.

La perquisizione, in piazza Principe Camporeale a Palermo, viene effettuata in questo momento dai carabinieri del Ros guidati dal colonnello Angelosanto. Il decreto di perquisizione è firmato dai procuratori aggiunti di Roma Achille Toro e Nello Rossi, titolari dell’inchiesta sul cosiddetto archivio Genchi, il megacontenitore di tabulati telefonici Secondo quanto si è appreso, i carabinieri del Ros, giunti in mattinata insieme a dei loro tecnici, sono ancora al lavoro nella società del consulente, la Centro servizi informatici, dove è presente anche il difensore di Genchi. Accertamenti sono stati compiuti anche nell’abitazione. Scopo della perquisizione, sempre secondo quanto è stato possibile apprendere, quello di sequestrare tutti i dati sensibili raccolti nell’ambito dell’inchiesta Why not, e sui quali si è già pronunciato il Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. I carabinieri intendono anche individuare le procedure di elaborazione di questi dati.

ANSA