Archivi del giorno: 17 marzo 2009

Auto blu e polvere bianca

Da http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/post/2197411.html:

Uno degli aspetti più demenziali (e oscurati) della legge Alfano sulle intercettazioni è questo: si può intercettare solo in base a “elementi non limitati ai soli contenuti di conversazioni intercettate nel medesimo procedimento”. Traduzione: gli indizi raccolti in un’intercettazione non bastano più per prorogarla o per disporne un’altra. Occorrono elementi diversi, esterni. Che combinazione: proprio come nel caso avvenuto qualche mese fa a Palermo. La squadra Mobile intercetta un pusher della “Palermo bene”, Stefano Greco. E con ascolti, appostamenti e pedinamenti, smaschera una rete di spacciatori e consumatori che, di fatto, finanziano il traffico di droga. Uno dei destinatari, stando alle intercettazioni, è Ernesto D’Avola, autista di Gianfranco Miccichè (uomo forte di Forza Italia in Sicilia e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Cipe, appena incaricato da Berlusconi di “gestire il passaggio da Forza Italia al Popolo della Libertà” insieme ad Alfano).

D’Avola comunica col pusher tramite un intermediario, che il 5 dicembre scorso gli passa la “roba”. Gli agenti, presenti sul posto, bloccano l’auto di D’Avola, accompagnato da un amico, subito dopo la consegna. E vi sequestrano una busta piena di cocaina con su scritto “On. Gianfranco Miccichè”. Quel che accade dopo lo raccontano due informative della Mobile al Questore e alla Procura: “Il D’Avola consegnava spontaneamente il plico, dicendo che il tutto era di pertinenza dell’on. Miccichè. All’interno risultavano custoditi grammi 5 di sostanza, che a seguito di accertamento risultava essere cocaina”. Poi però D’Avola e l’amico cambiano idea e sostengono che la coca era per uso personale.

Ancora qualche mese e, approvata la “riforma”, la trafila dal pusher all’intermediario all’autista del sottosegretario sarebbe rimasta sepolta per sempre. Non solo, ma l’intricato giro di spaccio non sarebbe mai stato scoperto: per intercettare l’intermediario e poi il destinatario ultimo (o penultimo?), gli agenti avrebbero dovuto fermarsi e cercare elementi “esterni” a quelli contenuti nelle intercettazioni del pusher. Mission impossible. Inchiesta bloccata a metà, sul più bello. Nelle indagini di droga, come in tutte quelle sui reati “in itinere”, le varie consegne emergono dalle intercettazioni. Si risale dal basso verso l’alto, dall’ultimo spacciatore ai vertici e ai finanziatori dell’organizzazione. Una tecnica investigativa che presto sarà proibita dal governo dei “pacchetti sicurezza” e della “tolleranza zero”. Chissà che ne dice l’altro sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi, quello con delega alla lotta alla droga, autore della legge che punisce anche l’uso personale, impegnato in questi giorni a Trieste nella Conferenza nazionale sulle droghe. Ancora pochi mesi fa tuonava: “La linea del governo è chiara: drogarsi è illecito”. Ora non vorremmo che organizzasse una ronda sotto la sede del Cipe.

BREAKING NEWS: il giudice De Magistris candidato alle elezioni europee per l’Italia dei Valori

BREAKING NEWS: il giudice De Magistris candidato alle elezioni europee per l’Italia dei Valori (megagalattico!!! :-D)

http://www.antoniodipietro.com/2009/03/luigi_de_magistris_in_europa.html

“…E’ l’impegno della società civile che entra in politica e che, quindi, vuole fare qualcosa di concreto. Un progetto che vorrà mettere le prime fondamenta, le prime basi nelle elezioni europee, ma che di certo punta ad una nuova politica in Italia. Questa politica della trasparenza, dell’onestà, della legalità e delle cose concrete è l’opposto del sistema di casta nel quale ci troviamo ormai immersi da anni.
Voglio dare la disponibilità, con coraggio, per fare qualcosa di diverso, di rischioso, ma entusiasmante. Credo che possa essere importante.
L’Europa è un luogo dove bisogna assolutamente portare un’altra immagine di questo Paese, che non è quella di coloro che hanno depredato i finanziamenti pubblici europei. E’ un’Italia che vuole cambiare, che vuole dare un’immagine, non solo di apparenza, ma di sostanza e fare una politica assolutamente diversa. …”

A me sembra un messaggio forte di speranza per un’Italia migliore e libera dal malaffare.

Da una parte De Magistris con Di Pietro e dall’altra Mastella con Berlusconi. Da che parte stia la mafia mi pare evidente.

Per chi non lo conoscesse, De Magistris è un giudice che con le sue inchieste aveva fatto luce su come vengono dirottati miliardi di euro di finanziamenti dell’unione europea verso le tasche di mafia, politici e massoni vari. L’indagine arrivava a toccare personaggi di primo piano della politica nazionale. Per questo prima l’hanno delegittimato, poi gli hanno tolto l’inchiesta e poi l’hanno trasferito. Simile persecuzione per il loro appoggio alle indagini di De Magistris è toccata al vescovo Bregantini (trasferito), al giornalista del corriere della sera Carlo Vulpio (tolto l’incarico), al maresciallo Zaccheo (trasferito) e al vicequestore Genchi, consulente di De Magistris nell’incrocio dei tabulati telefonici (sotto inchiesta).

Mi sento di buon umore 😀

Associazione a delinquere fra i Ros

Dopo la mancata perquisizione del covo di Riina, il mancato arresto di Provenzano nel 1995, il sequestro dei computers di Genchi, ecco un’altra brutta storia per il ROS:

Da http://
www.danielemartinelli.it/2009/03/17/associazione-a-delinquere-fra-i-ros/
:

Al tribunale di Milano si sta svolgendo un processo completamente oscurato dalle televisioni e anche dai giornali.
Tra gli imputati ci sono una dozzina di agenti del Ros, il loro numero uno Giampaolo Ganzer e il giudice Mario Conte, tuttora in carica alla procura di Bergamo, oltre che alcuni narcotrafficanti originari della Colombia e del Libano. Tutti imputati di associazione a delinquere, peculato e falso ideologico.
Secondo l’accusa il gruppo di ufficiali istigava l’importazione di sostanze stupefacenti in Italia da immettere sul mercato, parte delle quali venivano sequestrate durante le loro operazioni passate su giornali e televisioni come brillanti operazioni antidroga.
Alle udienze che si stanno tenendo al ritmo di 2 a settimana nell’ottava sezione penale del tribunale meneghino, stanno sfilando appuntati e brigadieri in servizio, chiamati a raccontare ciò che sanno su alcune partite di droga sequestrate negli anni ‘90.
La corte d’assise giudicante è presieduta da Luigi Caiazzo, la pm titolare dell’inchiesta è Luisa Zanetti. Nel video postato i maggiori dettagli.

I veri nemici della Rete

Siamo messi male e la recente sentenza della corte di cassazione ci porta verso il baratro democratico

Da http://punto-informatico.it/2577738/PI/Commenti/cassandra-crossing-veri-nemici-della-rete.aspx:

Roma – L’ONG Reporters sans Frontières ha redatto un interessantissimo (ed allarmante) rapporto intitolato “I Nemici di Internet” la cui lettura vi consiglio vivamente. Oltretutto il “gioco di concetti” dell’immagine in copertina vale da solo un intero discorso.

Sono 12 i paesi “Nemici di Internet” presentati in questo report: Arabia Saudita, Burma, Cina, Cuba, Egitto, Iran, Corea del Nord, Siria, Tunisia, Turkmenistan, Uzbekistan e Vietnam. Sono elencati poi altri 11 paesi definiti “sotto osservazione” per gli stessi motivi: Australia, Bahrain, Belarus, Eritrea, Malaysia, Corea del Sud, Sri Lanka, Thailandia, Emirati Arabi, Yemen, Zimbabwe. Per ogni paese sono forniti i dati ed una scheda con i fatti che hanno portato alla sua selezione.

Anche semplicemente scorrendo questi due elenchi si notano cose che danno da pensare: vi sono inclusi il paese più popolato della terra (Cina), una enorme democrazia di lunga data (Australia), il più ricco (Emirati Arabi), quello con la più alta percentuale di utenti Internet (Corea del Sud), un paio di potenze nucleari e tre paesi così poveri che il salario medio mensile è di 40 dollari o meno.

Sono convinto che tutti i lettori del rapporto (incluso me) abbiano subito scorso velocemente l’elenco per vedere se la nostra Italia vi compariva. Verificata l’assenza molti avranno tirato un piccolo sospiro di sollievo, qualcuno forse con una puntina di perplessità. Tutto questo merita certamente un approfondimento.

L’introduzione al report recita testualmente: “Internet rappresenta la libertà, ma non dappertutto. Con il pretesto di proteggere la morale, la sicurezza nazionale, la religione e le minoranze etniche, perfino il potenziale spirituale, culturale e scientifico della nazione, molti stati ricorrono al filtraggio del web per bloccare alcuni contenuti. I Governi non si fanno scrupoli di permettere ai loro cittadini solo una connettività parziale”.

Ma allora perché l’Italia non è elencata? Pratica la censura della Rete estesamente ed in maniera obbligatoria per tutti i motivi sopraelencati, inclusi lo sterminio dei pedoterrosatanisti e il mantenimento dello Stato nella posizione di unico biscazziere telematico.

Scorrendo nuovamente l’elenco si può notare che nella maggior parte di questi paesi non molti vorrebbero andarci a vivere. Perché? Perché c’è molta povertà, i diritti civili sono negati, manca il lavoro, per le strade ci sono criminali e ronde. Come in Italia insomma, quantitativamente assai meno ma come in Italia.

Bisogna considerare che il punto di vista di RSF è centrato sulle problematiche legate alla stampa ed alla comunicazione. È logico quindi che la loro classifica “privilegi” paesi in cui un giornalista non può proprio lavorare, o lavorando tema che quello che sta battendo a macchina possa domani farlo sparire.

Ma per i cittadini della Rete, che vedano o meglio che vogliano vedere quello che succede in Italia, il giudizio non può che essere uno. In questo elenco ci saremmo dovuti essere anche noi, perché tutti i fatti ed i fenomeni presenti in questi 23 paesi esistono, anche se in uno stadio di sviluppo più arretrato ed embrionale anche nel nostro paese, alla faccia della democrazia, della Costituzione, delle elezioni, dell’appartenenza all’UE…

È la situazione che Ingmar Bergman fa descrivere a Vergérus nel dialogo finale de L’uovo del serpente: “Il mio esperimento è come un abbozzo di ciò che avverrà nei prossimi anni. Tuttavia (è) nitido e preciso, proprio come l’interno dell’uovo di un serpente. Attraverso la sottile membrana esterna, si riesce a discernere il rettile già perfettamente formato”.

La situazione della Rete in Italia è estremamente compromessa: una struttura di network che si avvia ad essere completamente censurabile, una sovrastruttura legale che rispolverando i reati di apologia permette arbitrii manzoniani, un folto gruppo di satrapi che sventolano cappi per i cattivi abitanti della Rete, ed una folla di Eloi che danzando da un portale ad una comunità sociale vivono una vita spensierata.

Lo fanno perché non hanno niente da nascondere?
Lo fanno perché sono furbi e mettono in Rete solo cose poco importanti?
Lo fanno perché credono che la libertà possa essere mantenuta dalla “protezione” di un governo paternalistico?
Lo fanno perché si accontentano di “panem et circenses”?

Qualunque sia il motivo, la festa sta finendo, particolarmente nei paesi privi sia di risorse che di solide radici democratiche, e quando ce ne sarà bisogno l’uovo si schiuderà con perfetto tempismo. Ed allora nell’elenco dei Nemici di Internet anche l’Italia avrà un posto di riguardo.

Marco Calamari