Archivi del giorno: 21 marzo 2009

Grasso: attenzione ai capitali della criminalita’

21 marzo 2009
Napoli. “L’ importanza di questa giornata é data dal numero di presenze, dai ragazzi che vengono da tutta Italia e che testimoniano l’ esistenza di un Paese che magari non si conosce fino in fondo”.

E’ quanto ha affermato da Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia, intervenuto alla 14/ma giornata in memoria delle vittime della mafia. Grasso ha lanciato un allarme sui capitali derivanti dai proventi della criminalità. “In un Paese che vuole legalità, rispetto dei diritti, lavoro e comprensione, voglia di andare avanti – ha detto – è un grande risultato quello di ricordare le vittime perché sarebbe peggio dimenticarle. Dobbiamo essere sempre attenti perché in questo momento di crisi i capitali liquidi di coloro che hanno i contanti provenienti dalla criminalità diventano più potenti e forti”. Secondo Grasso “questi capitali sono in grado di occupare gli spazi delle istituzioni e dell’ economia. Questo è il momento in cui bisogna vedere quale è l’ origine del denaro senza chiudere gli occhi”. “Ognuno deve impegnarsi per dire no alla mafia che è corruzione, favoritismo, un sistema che si infiltra e che – ha concluso – costituisce una zavorra per lo sviluppo e la crescita della società”

“Le mafie sono una rapina del futuro: è importante che i giovani lo capiscano”

http://www.antimafiaduemila.com/index.php?option=com_content&task=view&id=14080&Itemid=48

21 marzo 2009
Napoli. “Le mafie sono una rapina del futuro: è importante che i giovani lo capiscano”. E’ quanto ha sostenuto il procuratore di Torino, Giancarlo Caselli nel corso della manifestazione a Napoli in ricordo delle vittime della criminalità organizzata.

“Le mafie – ha proseguito Caselli – vanno combattute ogni giorno, la manifestazione di oggi è uno dei cento passi da compiere e centomila persone sono un passo enorme”. Secondo Caselli la mafia rappresenta un problema nazionale e di democrazia, perché non si tratta soltanto di criminalità ma anche di complicità, coperture e persone che si scambiano favori”. “Bisogna intervenire – ha concluso Caselli – con continuità anche in questo senso”.

ANSA

GIUSTIZIA: CASELLI, SENZA INTERCETTAZIONI RISCHIO IMPUNITA’
21 marzo 2009

NAPOLI.”Senza intercettazioni si rischia di garantire l’impunità per reati gravissimi creando un enorme pericolo per la sicurezza sociale”. E’ quanto ha sostenuto l’ex procuratore di Palermo Giancarlo Caselli a margine della marcia contro le mafie in corso a Napoli. “Le intercettazioni – ha detto Caselli – sono uno strumento indispensabile per il contrasto dell’illegalità e stanno per subire una riduzione drastica. Ciò può avere delle ripercussioni anche sulla mafia perché tolte le intercettazioni é più difficile arrivare a ricostruire ipotesi per il reato di associazione mafiosa”. “Le intercettazioni – ha concluso Caselli – sono come delle radiografie giudiziarie di cui i magistrati non possono fare a meno”. (

ANSA

Don Ciotti ai mafiosi: “fermatevi, ma che vita è la vostra? Ne vale la pena?”

http://www.antimafiaduemila.com/index.php?option=com_content&task=view&id=14082&Itemid=48

21 marzo 2009
Napoli.”Alle mafia, alla camorra, al crimine dico: fermatevi, ma che vita è la vostra? Ne vale la pena?”. Don Luigi Ciotti grida questo appello dal palco di Napoli, in occasione dalla quattordicesima giornata della Memoria e dell’Impegno di Libera.

“Vi aspettano carcere, clandestinità, tanti morti – ha continuato – se avete beni ve li confischeremo tutti, e vi porteremo tutto via quello che avete”. “Fermatevi, alla fine cosa vi resta? Come giustificate il male che fate agli altri? La vostra è una condanna a vita – ha concluso – non può essere questa la vita. Non basta pentirsi ogni tanto, bisogna convertirsi”.

Caso De Magistris: Genchi diffidato, Manganelli intervenga

http://www.antimafiaduemila.com/index.php?option=com_content&task=view&id=14086&Itemid=78

di Giorgio Bongiovanni – 21 marzo 2009
Lettera aperta del direttore di ANTIMAFIADuemila al Capo della Polizia Manganelli dopo i nuovi risvolti del “caso Genchi”

Egregio Dott. Antonio Manganelli,

mi rivolgo in nome della sua amicizia con Giovanni Falcone e per la sua grande professionalità dimostrata tra l’altro con la cattura del boss Nitto Santapaola. “Un regalo per Giovanni” come lei stesso ebbe a dire.

Apprendiamo che con una lettera di diffida e una serie di addebiti contestati dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno si vuole impedire al Dott. Gioacchino Genchi, in qualità di consulente e di perito dell’Autorità Giudiziaria e, ora, di indagato della procura di Roma, di difendersi legittimamente dalle violente, infondate ed illecite accuse perpetrate ai suoi danni. Con una vera e propria persecuzione mediatico -politico-giudiziaria basata sul nulla giuridico, così come hanno dimostrato le indagini condotte dalla procura di Salerno e riportate in un documento (il decreto di sequestro probatorio sfociato nelle perquisizioni dello scorso 2 dicembre) ritenuto perfettamente legittimo dal Tribunale del Riesame di Salerno.

La preghiamo pertanto, in quanto massimo rappresentante dell’organo della Polizia, di attivarsi presso i suoi dipendenti degli uffici del dipartimento di P.S. al fine di impedire che vengano attuati provvedimenti disciplinari di per sé pericolosi per la Democrazia del nostro Paese poiché mettono in atto metodologie tipiche della polizia di stampo fascista.
Atti che potrebbero, anche, compromettere le importanti indagini in corso per le quali il Dott. Genchi svolge ancora la sua attività di consulente. Attività che negli anni ha dimostrato di saper condurre con estrema correttezza portando a notevoli e fondamentali successi investigativi. Cito per tutti quelli che riguardano l’identificazione dei responsabili materiali delle stragi del 1992 in cui persero la vita proprio Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e gli uomini delle loro scorte.

Dopo una attenta lettura delle carte che riguardano la vicenda del Dott. Genchi mi sento di poter serenamente dichiarare che i provvedimenti disciplinari enunciati dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza, se attuati, correrebbero il rischio di contribuire al rafforzamento di un vero e proprio clima di regime. Che già si respira e che rischia di riportare il nostro Paese agli anni bui del fascismo.

Fiducioso nella sua trasparenza e conscio delle possibili pressioni politiche che in questo momento difficile possono gravare sulla sua persona, attendo un suo riscontro e cordialmente saluto

Giorgio Bongiovanni

Botta e risposta tra Gioacchino Genchi e Gianluigi Nuzzi su FACEBOOK (19 marzo 2009)

Da http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=1190:botta-e-risposta-tra-gioacchino-genchi-e-gianluigi-nuzzi-su-facebook&catid=20:altri-documenti&Itemid=43:

Botta e risposta tra Gioacchino Genchi e Gianluigi Nuzzi su FACEBOOK (19 marzo 2009)
di Marco Bertelli

Facebook, il popolare sito di social network, sta diventando uno strumento molto comodo per scambiarsi informazioni ed organizzare iniziative a partire dalla rete. Vogliamo prestare all´attenzione degli utenti uno scambio di battute che si é svolto giovedí 19 marzo 2009 tra il dott. Gioacchino Genchi ed il giornalista di PANORAMA Gianluigi Nuzzi, scambio di battute che ha avuto luogo sulla bacheca di Facebook dei due interlocutori e pertanto pubblico e visibile a tutti i loro rispettivi contatti.

Vista la grave mistificazione fatta da diversi organi istituzionali e di stampa sull´operato del dott. Genchi, riteniamo giusto pubblicare le parti piú significative di questo colloquio per far capire quanto siano false ed infondate le piú recenti accuse che vengono mosse al dott. Genchi, nel caso particolare quelle di aver fatto degli accessi abusivi all´anagrafe tributaria nell´ambito delle indagini sulla scomparsa della piccola Denise Pipitone.

Il dott. Genchi ha postato in mattinata sulla sua bacheca di Facebook il seguente messaggio di auguri per la festa del papá:

“Auguri a tutti i papà, in una Patria che ormai sembra rimasta orfana … L’affetto e l’abbraccio dei miei figli mi consola e mi aiuta a combattere”

A stretto giro di posta Gianluigi Nuzzi replicava agli auguri del dott. Genchi con il seguente commento:

“Ricambio gli auguri…seppur mal tollerando alcune tue bugie…”

La replica del dott. Genchi seguiva di pochi minuti:
“Le bugie sono solo quelle che scrivi tu e il tuo giornale, solo al servizio di chi vi paga.”

Gianluigi Nuzzi rispondeva:
“Troppo facile Gioacchino, mi aspetto di più , che bugie avrei scritto? Invece ricordo perfettamente che a me e David negli studi di Telelombardia negavi di aver compiuto accessi patrimoniali, ora sei indagato anche per questo no?”

Ed ecco la replica conclusiva del dott. Genchi che fa piazza pulita di ogni fantomatica “bugia”:

“Vedo che sei bene informato! Sicuramente sei più informato di me, visto che alla stampa la Procura della Repubblica di Roma ha fatto sapere più di quanto non ha detto a me. Non c’è una sola mia attività di consulenza o di perizia – dicasi una – in cui mi sono mai occupato di indagini patrimoniali o fiscali. Non ne capisco nulla di indagini patrimoniali e/o fiscali e non ho mai fatto mistero della mia ignoranza. Conosco solo il mio lavoro, che è noto a tutti. Per il resto non sono mai stato un tuttologo. Se fossi un esperto di diritto tributario e fiscale non pagherei, come pago, tre consulenti, per occuparsi della gestione delle mie attività. Ciò posto ti preciso di avere solo verificato la corrispondenza di alcuni codici fiscali, con i quali risultavano intestate alcune schede telefoniche GSM. Sai benissimo quanto è facile generare un codice fiscale falso, anche con uno dei tanti programmi distribuiti su Internet. Sai pure quant’è facile attivare una scheda GSM con un codice fiscale falso. L’unico modo per verificare la corrispondenza al vero di un codice fiscale e la reale esistenza del soggetto che assume di essere titolare, è l’interrogazione delle banche dati (pubbliche) dell’anagrafe tributaria. Io ho solo fatto questo, sempre e soltanto su specifica e dettagliata autorizzazione di tutti i magistrati che mi hanno conferito gli incarichi, compresi quelli della Procura della Repubblica di Roma, con i quali ancora lavoro in indagini molto complesse, riguardanti anche degli omicidi. Non potendomi attaccare su altro, grazie ai tuoi amici generali della Guardia di Finanza su cui stavo indagando, hanno cercato su cosa fregarmi, visto che il Pubblico Ministero Luigi de Magistris (come tutti i Pubblici Ministeri ed i Giudici di Italia), mi aveva autorizzato ad accedere all’anagrafe tributaria, per verificare i codici fiscali delle utenze telefoniche. Grazie a questa scusa hanno avuto gioco facile per perquisirmi e portarsi via tutti i miei dati, compresi quelli che li riguardavano direttamente, senza nemmeno contestarmi quali codici fiscali io avrei interrogato abusivamente, senza averne titolo. Nel decreto c’è scritto che io avrei interrogato i codici fiscali di soggetti di Milano che non potevano avere alcuna attinenza con le indagini sulla scomparsa della piccola Denise Pipitone. Tutti sanno gli sforzi investigativi che sono stati fatti proprio su Milano nel vano tentativo di rintracciare la bambina. La vicenda del filmato del metronotte, le indagini sui rom lo confermano. Tutto questo è un assurdo. Penso al dolore che ha potuto provare la povera Piera Maggio, solo per il fatto di come l’indagine della Procura di Marsala (vedi caso!) sulla scomparsa della figlia, sia stata presa a pretesto per colpirmi. Prima – se ben ricordi, visto che anche su queste fesserie avete scritto sul tuo giornale – mi erano stati contestati gli accessi abusivi alla Vodafone con la password della Procura di Marsala. Resisi conto delle stupidaggini che avevano detto (anche gli “scienziati” del COPASIR) hanno fatto marcia indietro e non hanno più parlato della Vodafone e di quanto gli interessati dirigenti di quell’azienda avevano riferito. Adesso, visto che gli aspetti principali delle indagini di Catanzaro coinvolgevano alti ufficiali della Guardia di Finanza, hanno cercato di giocare in casa, con i presunti accessi abusivi all’anagrafe tributaria, senza che mi sia stato contestato concretamente un solo nome e/o un solo codice fiscale che io avrei “abusivamente” interrogato, accedendo ad un dato pubblico per ogni cittadino italiano che volesse farlo. Nessuno alla Procura di Roma, però, si è accorto come vi siete procurati al tuo giornale i dati dei miei redditi (sui quali ho pagato anticipatamente le tasse) che invece erano riservati e che sono stati resi noti solo grazie ad una illecita intromissione negli archivi dell’anagrafe tributaria. Chiedi quindi ai tuoi amici della Guardia di Finanza cosa sono gli accessi abusivi all’anagrafe tributaria e come si fanno. Con l’occasione chiedigli pure chi ha fatto gli accessi sulle mie denunzie dei redditi e su quelle dei miei onesti familiari. Se lo fai farai uno scoop e sarai un giornalista che vuole solo ricercare la verità e non rendere il proprio servizio al padrone di turno che gli somministra lo stipendio.

Con questo ti saluto, solo perché ho perso troppo tempo ed ho cose più importanti da fare. Siccome ti stimo, perché so che sei un bravo giornalista, ti prego di ritirare l’epiteto di bugiardo che mi hai dato. So pure che la tua coscienza te lo impone, perché anche dietro un cronista come te (sicuramente bravo) c’è un uomo coi suoi sentimenti e le sue idealità.

Per come ti ho conosciuto e ti conosco (e per come ti ho pure apprezzato) so che su molte cose la pensiamo allo stesso modo. Io, però, ho la grande fortuna di essere un uomo libero ed indipendente, che dice le cose che pensa e non ha paura delle cose che fa. Tu, purtroppo, non hai potuto avere la mia stessa fortuna ed in questo hai tutta la mia comprensione e solidarietà, anche se ora sei costretto ad attaccarmi, pure su facebook.

Gioacchino Genchi

p.s. Tanti auguri comunque, visto che anche tu, Gianluigi, sei un fortunato papà, come lo sono io!

MANGANO & MANGANELLO

Da http://bananabis.splinder.com/post/20118250/MANGANO+%26+MANGANELLO:

Zorro di Marco Travaglio, l’Unità del 11/03/2009

Nell’ultimo anno il cavalier Benito Berlusco­ni ha comunicato che:
1) la sua Augusta Persona non può più essere sottoposta a processo penale, qualunque reato commetta;
2) se una sentenza della Cassazione non gli garba, lui la cambia per decreto;
3) se il capo dello Stato non firma il decreto, è un ostacolo alla governabilità;
4) se la Costituzione gli impedisce di decretare su quel che gli pare, bisogna cambiarla anche a colpi di maggioranza, anche sciogliendo le Camere e «tor­nando al popolo». Ora ribadisce che
5) il Parlamen­to gli fa perder tempo, con tutti quei deputati e sena­tori (peraltro in gran maggioranza nominati da lui con finte elezioni) che non si sa mai come voteran­no e propone
6) di far votare solo i capigruppo per evitare «sorprese». Ci sarebbe pure la Costituzione, che prevede il voto del singolo parlamentare «sen­za vincolo di mandato», ma che sarà mai. Intanto
7) i giudici che indagano o arrestano o scarcerano chi non vuole il governo vengono immantinente vi­sitati dagli ispettori di Al Fano. E
8) le strade sono pattugliate da militari e ronde di partito, embrione della nuova Milizia Volontaria per la Sicurezza Na­zionale. E
9) le banche finiscono sotto controllo dei prefetti, cioè del Ministero dell’Interno. E, per chi protesta, è alle viste
10) una forte riduzione del di­ritto di sciopero. E
11) il governo prepara nor­me-bavaglio per la stampa e per i blog. E
12) preten­de di scegliersi anche il presidente della Rai, che spetta all’opposizione.
Domanda ai fini dicitori che invitano sempre a non demonizzare: ci dite, gentilmente, come si chiama questa roba qua?

PERQUISITO PER NON AVER COMMESSO IL FATTO

Da http://bananabis.splinder.com/post/20118557/PERQUISITO+PER+NON+AVER+COMMES:

Ora d’aria di Marco Travaglio, l’Unità del 16/03/2009

Anzitutto, due rettifiche.
1) Ripren­dendo l’Ansa del 13 marzo, ho scrit­to che a denunciare Gioacchino Genchi alla Procura di Roma è stata quel­la di Marsala. Ma il procuratore Al­berto Di Pisa ha smentito ogni “segnalazione scritta, verbale o telefonica o di altro genere”.
2) Ho scritto pure che, per raccontare questa sto­ria, ci vorrebbe Camilleri. Sbagliavo: ci vorreb­be Pirandello. Perché, ad attaccare Genchi, so­no tutti personaggi dei quali Genchi si occupava nelle sue consulenze: Mastella, a suo tempo in­dagato a Catanzaro; Rutelli, in contatti telefoni­ci con Saladino, inquisito a Catanzaro; Gasparri (che chiede addirittura il suo arresto), in affet­tuosi rapporti con un altro indagato catanzare­se, Giovambattista Papello; l’agenzia Il Velino, sotto osservazione a Catanzaro per le fughe di notizie su Why Not.
Le accuse a Genchi sono tre: due abusi d’ufficio, per aver acquisito tabulati di cellulari in uso a parlamentari (violando l’immu­nità) e a membri dei servizi segreti (violando il segreto di Stato); e accesso abusivo a sistema informatico, per aver usato la password d’acces­so all’Agenzia delle Entrate – rilasciata dal Comu­ne di Mazara del Vallo nell’indagine sulla scom­parsa di Denise Pipitone – per acquisire dati (codice fiscale, residenza e stato di famiglia) su per­sone estranee a quell’inchiesta.
Partiamo dalla terza accusa: usare la password per finalità di­verse da quelle per cui è stata rilasciata sarebbe reato solo se Genchi avesse interpellato l’Agen­zia delle Entrate senza il permesso dei magistra­ti. Ma Genchi, consulente di più procure, usava la stessa password per effettuare controlli utili a più inchieste, sempre preventivamente autorizzati dalle varie procure.
E veniamo agli abusi d’ufficio. Per i tabulati dei parlamentari, scatte­rebbe la violazione dell’immunità solo se si di­mostrasse che, prima di acquisirli, Genchi già sapeva che le utenze erano in uso a onorevoli. Lo sostiene il Ros per il famoso “cellulare di Ma­stella”. Peccato che la Procura di Salerno abbia già scagionato il pm Luigi De Magistris da quell’accusa: né lui né Genchi potevano sapere in an­ticipo che il cellulare era di Mastella, anche per­ché non fu mai intestato a Mastella: quando il tabulato arrivò dalla Wind (3.4.2007) era inte­stato al Dap; un mese dopo la Tim comunicò che prima era intestato alla Camera. Come può ora la Procura di Roma riaprire, senza competenza territoriale, un’indagine su Genchi per un reato, in concorso con De Magistris, già escluso dalla Procura (competente) di Salerno?
Quanto ai te­lefoni degli 007, prima di acquisire il tabulato non si può sapere che appartiene a uno spione. Ma, anche sapendolo, nessuna legge vieta di ac­quisirlo. Tant’è che ora il Copasir e Alfano vor­rebbero cambiare la legge per colmare il vuoto legislativo. E allora, se non c’è divieto, dove sa­rebbe il reato?