PERQUISITO PER NON AVER COMMESSO IL FATTO

Da http://bananabis.splinder.com/post/20118557/PERQUISITO+PER+NON+AVER+COMMES:

Ora d’aria di Marco Travaglio, l’Unità del 16/03/2009

Anzitutto, due rettifiche.
1) Ripren­dendo l’Ansa del 13 marzo, ho scrit­to che a denunciare Gioacchino Genchi alla Procura di Roma è stata quel­la di Marsala. Ma il procuratore Al­berto Di Pisa ha smentito ogni “segnalazione scritta, verbale o telefonica o di altro genere”.
2) Ho scritto pure che, per raccontare questa sto­ria, ci vorrebbe Camilleri. Sbagliavo: ci vorreb­be Pirandello. Perché, ad attaccare Genchi, so­no tutti personaggi dei quali Genchi si occupava nelle sue consulenze: Mastella, a suo tempo in­dagato a Catanzaro; Rutelli, in contatti telefoni­ci con Saladino, inquisito a Catanzaro; Gasparri (che chiede addirittura il suo arresto), in affet­tuosi rapporti con un altro indagato catanzare­se, Giovambattista Papello; l’agenzia Il Velino, sotto osservazione a Catanzaro per le fughe di notizie su Why Not.
Le accuse a Genchi sono tre: due abusi d’ufficio, per aver acquisito tabulati di cellulari in uso a parlamentari (violando l’immu­nità) e a membri dei servizi segreti (violando il segreto di Stato); e accesso abusivo a sistema informatico, per aver usato la password d’acces­so all’Agenzia delle Entrate – rilasciata dal Comu­ne di Mazara del Vallo nell’indagine sulla scom­parsa di Denise Pipitone – per acquisire dati (codice fiscale, residenza e stato di famiglia) su per­sone estranee a quell’inchiesta.
Partiamo dalla terza accusa: usare la password per finalità di­verse da quelle per cui è stata rilasciata sarebbe reato solo se Genchi avesse interpellato l’Agen­zia delle Entrate senza il permesso dei magistra­ti. Ma Genchi, consulente di più procure, usava la stessa password per effettuare controlli utili a più inchieste, sempre preventivamente autorizzati dalle varie procure.
E veniamo agli abusi d’ufficio. Per i tabulati dei parlamentari, scatte­rebbe la violazione dell’immunità solo se si di­mostrasse che, prima di acquisirli, Genchi già sapeva che le utenze erano in uso a onorevoli. Lo sostiene il Ros per il famoso “cellulare di Ma­stella”. Peccato che la Procura di Salerno abbia già scagionato il pm Luigi De Magistris da quell’accusa: né lui né Genchi potevano sapere in an­ticipo che il cellulare era di Mastella, anche per­ché non fu mai intestato a Mastella: quando il tabulato arrivò dalla Wind (3.4.2007) era inte­stato al Dap; un mese dopo la Tim comunicò che prima era intestato alla Camera. Come può ora la Procura di Roma riaprire, senza competenza territoriale, un’indagine su Genchi per un reato, in concorso con De Magistris, già escluso dalla Procura (competente) di Salerno?
Quanto ai te­lefoni degli 007, prima di acquisire il tabulato non si può sapere che appartiene a uno spione. Ma, anche sapendolo, nessuna legge vieta di ac­quisirlo. Tant’è che ora il Copasir e Alfano vor­rebbero cambiare la legge per colmare il vuoto legislativo. E allora, se non c’è divieto, dove sa­rebbe il reato?

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