Archivi del giorno: 26 marzo 2009

IL PM CANALI? STA CON COSA NOSTRA | BananaBis

IL PM CANALI? STA CON COSA NOSTRA | BananaBis.

La denuncia di Sonia Alfano ad Affariitaliani.it

Giovedí 26.03.2009 17:00

Il maxiprocesso d’appello Mare Nostrum di Messina continua a regalare colpi di scena. L’ultimo lo ha offerto nell’aula bunker del carcere di Gazzi dove il processo sta dirigendosi, a tappe forzate, verso la sentenza. Il Procuratore generale Salvatore Scaramazza ha comunicato di aver ricevuto un fax in cui il sostituto procuratore di Barcellona, Olindo Canali ha ammesso di essere l’autore della lettera anonima consegnata dall’avvocato Franco Bertolone nell’udienza del nove marzo scorso. Lettera che poi sarebbe stata affidata ad una persona di sua fiducia ma che l’avvocato Bertolone ha detto di aver trovato nella buca delle lettere. Affaritaliani ha intervistato Sonia Alfano, figlia del noto giornalista Beppe Alfano, ucciso dalla mafia nel ’93, per capire cosa cambierà nel processo la lettera del pm Canali.

Sonia Alfano, che cosa pensa dopo che il pm Olindo Canali ha rivendicato la paternità della lettera anonima presentata in aula durante il processo Mare Nostrum?
“E’ l’ennesima conferma di quello che io dico da più di 10 anni agli inquirenti e soprattutto che ripeto nelle sedi giudiziali. Il magistrato Olindo Canali nel delitto di mio padre ha avuto un ruolo criminale. E mi assumo la responsabilità di quello che dico. Sono più di 10 anni che denuncio certi atteggiamenti e sono sempre stata presa per pazza. Nel corso degli anni non so che rilievo abbiano avuto le dichiarazioni che ho reso davanti all’autorità giudiziaria. Ma so che l’atteggiamento di  Olindo Canali  rivendica un atteggiamento criminale perchè un magistrato che manda lettere anonime, che poi le rivendica, un magistrato che va a pranzo e a cena con il cognato del boss Gullotti e rivendica quest’amicizia io lo ritengo una persona che ha un atteggiamento criminale”

Ma perché questa lettera è stata rivendicata proprio adesso?
“Bhe questo bisogna chiederlo a Olindo Canali. Lui che è stato depositario delle risultanze investigative di mio padre sulla latitanza di Santapaola. Lui che tra le altre cose è stato il primo a sapere, dalla voce di mio padre, dove si trovava Santapaola. Perché lo so, c’ero io a quel colloquio. Eravamo io, lui e mio padre. Senza contarec che è stato il pm che ha coordinato le indagini sul delitto di mio padre. Ed ha rappresentato l’accusa nel suo processo di primo grado”

E quindi qual’è il motivo di questo scritto inviato in anonimato…
“Non lo capisce nessuno. Mi auguro che in Italia si abbia ancora il criterio di capire che c’è gente che aspetta giustizia. A me è stata data solo in parte perché, per noi, le sentenze date dalla Corte di Cassazione sono valide. Ma ora attendiamo giustizia anche nei confronti di questo “Corvo”, di questa persona che per anni ha fatto il bello e il cattivo tempo a Barcellona. E che per me è ormai organico a certi sistemi. E poi bisogna ricordarsi che un magistrato per bene non andrebbe mai a pranzo con il cognato del boss. E soprattutto un magistrato per bene non avrebbe mai mandato una lettera anonima durante un processo ma anzi sarebbe andato di persona nelle sedi competenti e avrebbe chiesto di essere ascoltato immediatamente…”

E soprattutto non dopo 16 anni..
“Io a questo punto mi aspetto, non nei miei confronti nè di quelli della mia famiglia, ma in nome di tutti gli italiani che credono nella giustizia che questa persona venga punita e venga censurata. Deve essere messa in carcere per chi ha nascosto o voleva nascondere. Senza considerare che la procura di Messina e dieci volte superiore a quella di Palermo ai tempi del Corvo. E soprattutto mi aspetto, visto il trattamento ricevuto da Apicella che è un magistrato con la M maiuscola che per aver fatto il suo dovere è stato censurato e sospeso dal servizio, che una persona del genere venga messa in carcere e non venga fatta più uscire”.

Ma secondo lei cos’è successo veramente?
“Il punto non è ciò che c’è sotto. Le indagini vanno avanti da 6 anni. Sono state aperte nel 2003 dopo le mie dichiarazioni. E si basano soprattutto sugli atteggiamenti tenuti da Canali. Tra le altre cose molte volte ho chiesto il confronto con questa persona. Invece le indagini non sono mai state chiuse ma io non ho mai avuto la possibilità di confronto con Canali”

E intanto il processo è andato avanti…E le sue dichiarazioni?
“Non mi sento di dire che non siano state prese in considerazione. Soprattutto perché ho stima per i magistrati della Dia che hanno lavorato a quel fascicolo. Posso dire solo che il sistema di connivenza che c’ è tra la Procura di Barcellona e quella di Messina con una buona parte della Magistratura è possibile. Forse Canali è stato intoccabile, forse ora si è trovato alle strette. Certo è che sta cercando di fare il gioco della mafia mettendo in discussione le uniche verità che ci sono…”

E questa lettera cosa cambia…
“Per me nulla. Canali dice che Pippo Gullotti è stato assolto per tanti delitti e forse condannato per ciò che non ha fatto. Ma lui andrebbe punito proprio per questa frase. Perché se sapeva che Gullotti era stato assolto per tanti delitti perchè è stato zitto? Questo è un fatto gravissimo”

Ma secondo lei la frase scritta dal magistrato può essere vera?
“No, assolutamente. Semplicemente perché la sentenza è abbastanza chiara e articolata e ci sono un sacco di pagine che provano la colpevolezza di Pippo Gullotti”.

E quindi non crede nello scritto del magistrato Canali?
“No. Lui continua a fare quello che ha sempre fatto. E cioè stare dalla parte di Cosa Nostra. Perché, nonostante la condanna di Gullotti lui continua a rivendicare nella lettera l’amicizia con il dottor Rugolo con cui andava a pranzo e cena. Rugolo che altro non è che il cognato del Boss Gullotti cioè il fratello di sua moglie nonché il figlio del boss Ciccino Rugolo, ucciso negli anni ’80 dalla guerra della mafia”

Ma secondo lei allora quali sono le intenzioni del magistrato?
“Sicuramente quelle della mafia. Non solo. Con la lettera che ha scritto cerca di mettere a rischio le uniche persone che con me si sono battute per trovare e avere verità in questo processo. Che sono l’avvocato Redici e Piero Campagna. Lui ad un certo punto dice che solo loro sanno la verità. Ma allora qual’é la verità? Come fa a dire queste cose? Non si rende conto che ha una toga addosso?”

Ma questo scritto può essere stato dettato dalla paura per Cosa Nostra?
“Chi va a pranzo e cena con Cosa Nostra non ha paura di Cosa Nostra. Quando lui, subito dopo la morte di mio padre, venne a casa mia e, con la lacrima di coccodrillo, mi disse che era tutta colpa sua perché non era stato in grado di proteggere mio padre lo cacciai di casa. Gli dissi di accomodarsi fuori dalla porta perché se quello che diceva era vero in meno di un mese lui avrebbe fatto compagnia a mio padre. Queste le ultime parole che gli ho rivolto”

Ma è ancora vivo…
“Appunto. Certe cose mio padre le aveva dette solo a me e a lui. E io padre non l’ho mai tradito. Lascio agli altri trarre le conclusioni…”

Cambiamo argomento. Ora ha deciso di candidarsi alle Europee con l’Italia dei Valori. Cosa si può fare secondo lei per combattere la mafia sia a livello nazionale che internazionale?
“Fondamentale sarà denunciare le connivenze a livello istituzionale e politico con le varie sfaccettature delle mafie”.

E come…
“Già da mesi conduco una battaglia in Emilia Romagna contro le infiltrazioni del clan dei Casalesi, di Cutro e non solo. La mafia è riuscita ad infiltrarsi nella vita cittadina di alcune città come Reggio Emilia, Modena Bologna. Cosa importante è tirare fuori questi dati, per spiegare alla gente le tante cose non le sa. E questo si può fare rendendo pubblici i legami e le connivenze. Su mia proposta ad esempio il comune di Reggio Emilia ha approvato all’unanimità di pubblicare on line gli appalti e i subappalti della città. Ed è un primo piccolo passo per mettere alle strette cosa nostra. L’altra mossa è quella di creare in tutte le ditte unico conto per gli appalti. Tutti piccoli segnali”

Quali sono i suoi progetti?
“Per conto mio continuerò a denunciare gli agganci che le varie mafie hanno non solo a livello politico e istituzionale in Italia. Ma anche all’estero. E’ di pochi giorni fa la cattura di Strangio in Olanda e i legami con Duisburg, è saputo e risaputo che Cosa Nostra è la prima azienda italiana all’estero per il fatturato. Non è solo un problema siciliano o italiano. Cosa Nostra ha messo le radici all’estero. E per quanto mi riguarda la cosa più importante è sradicare i rapporti anche all’interno del Parlamento Perchè nel nostro parlamento ci sono tante persone che dire essere in odor di Mafia è dire poco”.

Sono cose gravi quelle che dice. Mi faccia degli esempi…
“Ad esempio non capisco come sia possibile che la seconda carica dello Stato sia stato socio di un boss e non abbia mai detto una parola, nulla. O il ministro della Giustizia vada al matrimonio della figlia del boss Croce a Napoli. Queste sono cose che devono essere affrontate, se no il nostro non sarà mai un paese libero e continuerà ad esistere un Sud relegato nelle mani di Cosa Nostra. E la loro potenza politica sarà da calcolare in base all’equazione necessità consenso. Per ora mi candido perché credo che ci sia veramente tantissimo da fare…”

Floriana Rullo

Caso Genchi: tutta la verità in un menù

Caso Genchi: tutta la verità in un menù.

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Gioacchino Genchi

Dopo aver svelato che i tredici milioni di intestatari di utenze telefoniche che Genchi avrebbe conservato erano in realtà dei cd rom e alcuni database negli hard disk sequestrati nell’ufficio di Genchi, in cui sono contenuti semplicemente gli elenchi telefonici a partire dagli anni novanta, urge analizzare i fatti, tralasciando le indiscrezioni. Se analizziamo i fatti l’unica cosa certa in questi numeri folli è che la diffusione dei dati relativi ad indagini in corso è notizia di reato. Di più. Questa è l’unica notizia di reato di tutta la vicenda Genchi, e guarda caso non è a suo carico. Se poi ne analizziamo i contenuti non è difficile stabilire chi l’ha commessa e chi, forse, l’ha pure istigata.


Una fuga di notizie ad arte che interviene, sempre guarda caso, assieme alla sospensione di Gioacchino Genchi dalle sue funzioni in polizia, proprio quando sono state preannunciate le manifestazioni in suo sostegno (ed in sostegno della Polizia) davanti alle questure di tutta Italia. Tutto questo circolare di numeri e numeretti, ormai è acclarato, serve ed è servito per allarmare gli italiani, in particolare i meno informati, i più suscettibili alle menzogne dei vari telegiornali e di taluna carta stampata, che considera la tutela della privacy una mera enunciazione di principio. Se ci pensate è incredibile. L’unica notizia di reato nell’inchiesta romana passa inosservata agli occhi della procura di Roma. Che sbadataggine, perbacco! Il difensore di Gioacchino Genchi, l’avvocato Fabio Repici, aveva subito chiesto alla procura quali fossero le iscrizioni del suo assistito nel registro delle notizie di reato. Niente da fare. Erano secretate per il dottor Genchi, ma erano state prima anticipate, poi diffuse e successivamente confermate alla stampa. Ma proseguiamo nel nostro viaggio dell’assurdo dopo esserci gustati l’aperitivo. Al dottor Genchi vengono contestate le interrogazioni all’anagrafe tributaria senza che venga indicato un solo nome “abusivo”, un solo codice fiscale o una sola denuncia dei redditi di un italiano o un qualunque altro dato che avrebbe interrogato in maniera immotivata e, quindi, fuori dai suoi mandati da consulente dell’autorità giudiziaria, compresa la stessa Prcoura della Repubblica di Roma che, in tutti gli incarichi conferitigli, fino a qualche settimana fa, lo ha sempre autorizzato all’accesso ed all’interrogazione dell’anagrafe tributaria, al solo fine di verificare la corrispondenza dei codici fiscali dei reali intestatari delle utenze telefoniche. Il dottor Genchi, infatti, non svolge, non ha mai svolto ed ha chiaramente affermato di non avere mai svolto indagini finanziare e fiscali e di non saperne svolgere. Il dottor Genchi non è un tuttologo e l’unica cosa che sa fare (bene) è solo il suo lavoro, che tutti conoscono, che in moltissimi apprezzano e che in pochi, pure in malafede, temono. Da qui in poi la vicenda assume le vere e proprie connotazioni dell’assurdo. In presenza di una fantomatica “notitia criminis” (inesistente) per accertare i presunti abusi di Genchi, segnalati dall’Agenzia delle Entrate, la Procura di Roma sequestra tutti i dati di Genchi. Non sarebbe stato più semplice contestare a Genchi le risultanze dell’Agenzia delle Entrate? Io purtroppo cerco di fare il giornalista, non posso dispensare consigli legali! Di solito, in una indagine giudiziaria, un sequestro viene ordinato ed eseguito per accertare le prove di un reato, non per cercare a tutti i costi una notizia di reato, utile comunque a continuare a distruggere la reputazione e la dignità di un uomo che ha avuto il solo torto di servire solo e soltanto lo Stato e di fare fin trppo bene il suo lavoro. Senza aggiungere che il sequestro, ma lo aggiungiamo che tanto è gratis, è avvenuto in un luogo in cui la procura di Roma non ha alcuna, dicasi e leggasi alcuna, competenza territoriale. Passiamo ai secondi piatti. Gli ambienti della procura romana hanno diffuso la notizia che fossero stati sequestrati a Genchi solo gli atti e i dati legati all’indagine calabrese “Why not”. Balla numero 132. I carabinieri dei Ros, gli stessi che non perquisirono il covo di Riina dopo il suo arresto e che non arrestarono Provenzano quando gli erano a pochi metri nel 1995, su specifico decreto dei magistrati di Roma hanno sequestrato tutti i dati delle indagini giudiziarie partecipate da Gioacchino Genchi, da quelle relative al fallito attentato dell’Addaura ai danni di Giovanni Falcone del 1989, fino ai più recenti incarichi per gravi omicidi di mafia e fatti che, badate bene, coinvolgevano gli stessi magistrati della procura di Roma. Che c’entra con “Why not”? Forse erano proprio questi dati quelli che interessavano i magistrati di Roma ed i Carabinieri del ROS? Parliamo ora per qualche minuto di numeri; consideratelo come sorbetto. Nella fuga di notizie, che sa tanto di istitutzionale, si parla dei dati di traffico, si sparano numeri a casaccio senza considerare quanti siano gli elementi di una transazione telefonica, senza spiegare cos’è il traffico delle celle, senza speficare che non riguarda per nulla attività invasive sui soggetti controllati, perchè tutto si riduce ad evidenziare solo una, due chiamate di tutto il traffico telefonico acquisito. Le chiamate di interesse, quelle valorizzate da Genchi nelle sue relazioni, infatti, finiscono sempre per riguardare mafiosi, criminali comuni ed uomini delle istituzioni collusi con la mafia, come è stato per le “Talpe” alla DDA di Palermo, in cui il lavoro di Genchi è stato fondamentele ad identificare (ed è stato lui il primo a farlo) un marescialo del ROS (il maresciallo Riolo) ed un altro maresciallo die Carabinieri (il maresciallo Borzacchelli, frattanto divenuto deputato regionale), quali autori della fuga di notizie sulle microspie a casa del boss Giuseppe Guttadauro. Sempre in tema di numeri provate soltanto ad immaginare quante transizioni intervengono nella cella di una città, o ancor di più nella cella vicina una stazione ferroviaria, ad uno stadio o ad un aeroporto; sms, chiamate, accensione e spegnimento del cellulare. Non lo spiegano. Danno i numeri, li sbattono in faccia a chi nulla sa di queste specifiche tecniche d’ndagine e li fanno impallidire. Parliamoci chiaro, tra persone per bene e che hanno un cervello. L’unico errore, grave ed imperdonabile del dottor Genchi è stato quello di imbattersi in indagati eccellenti che si riteneveno e si ritengono immuni dalla legge penale. Questa è l’unica ragione di questa telenovelas di serie B a puntate nelle quale non si parla di ciò che di reale c’è in quei dati, dei nomi effettivi dei magistrati, dei politici, degli imprenditori, degli appartenenti ai servizi segreti e dei giornalisti di cui Genchi si stava realmente occupando e che oggi cercano di scriverne l’epitaffio. La reazione di Genchi, la sua determinazione e il suo coraggio sono una garanzia per gli italiani onesti che a migliaia, oramai quasi milioni, inondano i suoi spazi sul web, dal blog a Facebook, lasciando messaggi di vicinanza e solidarietà, tutt’altro che preoccupati di essere stati da lui intercettati. Gli scrivono i giovani Beppe Grillo, gli scrivono le casalinghe e gli insegnanti. Lo applaudono i giovani di Rifondazione Comunista come molti, moltissimi giovani di Destra, ormai orfani del loro ultimo surrogato di partito (Alleanza Nazionale) svenduto a Berlusconi nel nome dell’inciucio del partito unico, a cui solo non partecipano (ancora) ufficialmente i “diversamenti concordi” (come li definisce Travaglio) del Partito Democratico. Questo spiega tutto e spiega l’irritazione e la reazione di Rutelli, amico di Saladino, i cui tabulati e le cui intercettazioni sono pure finite nell’indagine “WhY Not”. Sono in molti magistrati in questo momento che ricordano alla Procura di Roma (o meglio ai magistrati della Procura di Roma che indagano su Genchi) che Genchi nel suo lavoro ha sempre manifestato il massimo della correttezza e del rispetto per la riservetezza e per le garanzie di libertà e di difesa degli indagati dei quali si è occupato, persino dei peggiori killer. Volevano creare un mostro e hanno creato un eroe. E ora che le cose sono chiare, la telenovelas può continuare; noi nel frattempo siamo arrivati al dolce. Per il limoncello rimandiamo alla prossima puntata, aspettando le prossime fughe di notizie ad orologeria. Intanto Genchi mantiene il silenzio che si è imposto dopo la sospensione dal servizio in Polizia e dal suo status di facebook tiene solo a precisare: “Anche se sospeso dal servizio in Polizia io sto con lo Stato e difenderò il mio Capo della Polizia che mi ha sospeso fino in fondo. I nemici della Verità e della Giustizia e quelli che vi remano contro non sono nella Polizia di Stato!. Indipendentemente dal numero delle utenze e dei record dei tabulati telefonici, il valore assoluto della dignità di un uomo come Genchi è dato dai fatti, dalla sua storia, dal suo passato e ci auguriamo tutti dal suo futuro. Gli italiani onesti lo sperano, gli altri un pò meno.

Benny Calasanzio (http://www.bennycalasanzio.blogspot.com/)

La verità sull´ultima fuga di notizie su Gioacchino Genchi

La verità sull´ultima fuga di notizie su Gioacchino Genchi.

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Dilettantistico, improvvisato, puerile. Ma anche malconcio, alla meglio, ridicolo. Non saprei come altro definire l’ultimo tentativo delegittimante nei confronti di Gioacchino Genchi, una fuga di notizie sapientemente orchestrata (da chi sta effettuando gli accertamenti?) secondo la quale Gioacchino Genchi nel corso della sua attività di consulente per le procure italiane avrebbe conservato sui suoi computer 13 milioni di intestatari di utenze telefoniche e dati su 1.160.000 persone ricavati delle anagrafi di Palermo, di Mazara del Vallo e di alcuni comuni calabresi.

Andiamo con ordine. Chi legge queste cifre si ferma appunto sui numeri, non sulle parole. Tredici milioni, un milione cento sessanta mila. Numeri enormi, che fanno paura, che terrorizzano il contadino e il pastore che temono di essere stati intercettati al telefono con l’amante. Genchi ha materiale su un sesto degli italiani? Basta leggere. I tredici milioni di intestatari di utenze telefoniche. Sono dei cd rom e alcuni database negli hard disk sequestrati nell’ufficio di Genchi in cui sono contenuti gli elenchi telefonici a partire dagli anni novanta. Sorpresi? Bastava leggere. Gli intestatari delle utenze telefoniche siamo io, sei tu, siamo noi. Quanti di voi hanno un archivio segreto in casa, chiamato in codice “elenco telefonico”? E questa era la prima balla. Poi la malconcia fuga di notizie, che forse ai Ros non è stato comunicato, ma è un reato, parla di alcuni dati anagrafici recepiti da Genchi relativi a persone calabresi, palermitane e di Mazara del Vallo. Qui più che una spiegazione mi permetto di dare un suggerimento. Una fuga di notizia fatta bene non deve dare troppi dettagli. Sennò ottiene l’effetto opposto. Sennò vuol dire che Genchi non ha acquisito dati di tutta Italia. Ma solo di alcuni soggetti di Palermo, di Mazara del Vallo e residenti nella regione Calabria. Tutti luoghi in cui Genchi è stato scelto come consulente dalla procure: Palermo per le stragi, Calabria per le indagini di Luigi De Magistris e Mazara per le indagini sulla sparizione della piccola Denise Pipitone. Quindi questa fuga di notizie che doveva terrorizzare gli italiani in realtà ha certificato cosa abbiano realmente in mano i Ros dei Carabinieri: il nulla.

Benny Calasanzio (http://www.bennycalasanzio.blogspot.com/)