Archivi del giorno: 3 aprile 2009

Antonio Di Pietro: Non c’e’ futuro nel nucleare – seconda parte

Antonio Di Pietro: Non c’e’ futuro nel nucleare – seconda parte.

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Non c’è futuro nel nucleare. L’ho già ribadito più volte pubblicamente da quando Berlusconi ha deciso, in barba al referendum del 1987, di riportare indietro il Paese di ben 22 anni.

Il futuro è nel risparmio energetico e nelle energie rinnovabili, come stanno dimostrando ingenti investimenti per queste tecnologie nei Paesi più sviluppati del mondo. Il nucleare è fallito, come hanno dimostrato i numeri di tutti i Paesi che hanno vissuto questa esperienza. Se l’Italia continuerà su questa strada si troverà tra 20 anni a smantellare una costosissima industria e ad acquistare le nuove tecnologie del rinnovabile da altri Paesi, esattamente come sta avvenendo ora con il nucleare francese.

Pubblico la seconda parte dell’intervista a Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia, che con i numeri dà ragione all’Italia dei Valori che si è spesa a favore delle nuove forme di energia.

Testo dell’intervista

Claudio Messora: In Spagna entro il 2010 installereanno 20GW di generazione elettrica eolica, che soddisferà ben il 15% del fabbisogno energetico nazionale. In Italia invece si insiste a sostenere la tecnologia nucleare. Quelli che vogliono le grandi centrali dichiarano che non è possibile produrre tutta l’energia necessaria e a partire dalle rinnovabili. Questo dato è giustificato oppure è confutabile?
Giuseppe Onufrio: Noi abbiamo degli obiettivi europei al 2020. Noi in Italia consumiamo circa 330, 340 miliardi di chilowattora. Nel 2020 ne consumeremo circa 430, se la tendenza resta quella attuale. Dovremmo quindi produrre 50 miliardi di chilowattora in più dalle fonti rinnovabili. Questi 5o miliardi sono più del nucleare del governo che arriverà a 42, 45 miliardi. Quindi con le 4 centrali francesi si farebbe comunque di meno di quello che dobbiamo comunque fare con le rinnovabili in Italia. Di questi 50 miliardi di chilowattore, metà si possono fare tranquillamente con l’eolico. E’ stato già dimostrato da uno studio fatto dall’associazione del vento, che ha calcolato il potenziale effettivo in Italia. Il potenziale effettivo è anche superiore: da qui al 2020 si possono fare 16.000 MW che produrrebbero circa 27 miliardi di chilowattore. Il resto si può fare aumentando un po’ il geotermoelettrico, aumentando un po’ l’idroelettrico che non è tantissimo ma si può fare qualcosa, aumentando le biomasse e il biogas. L’altro aspetto importante è l’efficienza. La prima fonte rinnovabile che abbiamo davanti a noi è consumare di meno a parità di servizi prodotti. L’esempio classico e più stupido è quello della lampadina a incandescenza, che verrà messa al bando dal 2011. Consuma cinque volte l’energia che consuma una fluorescente compatta. Ci sono i led che sono tecnologie potenzialmente ancora più efficienti. Un motore industriale efficiente consuma il 40% in meno di elettricità di un motore industriale non efficiente. E’ una questione di standard. Questo non piace molto a chi costruisce centrali. Chi costruisce centrali è interessato a vendere. E’ come uno che produce patate: le vuole vendere. Quindi non è molto interessato a che le si risparmi. Se non tocchiamo l’efficienza, se non introduciamo dentro ai nostri scenari energetici l’efficienza, le rinnovabili da sole non ce la fanno. Ma con l’efficienza ce la possono fare. Solo per il 2020, gli obiettivi del 20-20-20 sono il 20% di efficienza, il 20% di rinnovabili, il 20% di riduzione di emissioni. Il 20% di efficienza nel settore elettrico vale circa 100 miliardi di chilowattore. Quindi efficienza e rinnovabili valgono il triplo energeticamente rispetto al nucleare del governo. In prospettiva il problema è adesso di capire cosa accadrà in Italia. Noi abbiamo una industria del gas che ha già avviato degli investimenti di ampliamento delle condotte che portano il gas in Italia. Ci sono vari progetti di rigassificatori, e noi noi siamo contrari alla tecnologia della rigassificazione. Il punto è che se tutti i progetti che ci sono oggi in campo in Italia andassero in porto, noi al 2020 avremmo quasi il doppio del gas che ci serve. Se c’è tutto questo gas che arriverà da fonti diverse, in parte con i tubi, in parte con le navi, e abbiamo la possibilità di fare efficienza e rinnovabili in queste proporzioni, in Italia non c’è spazio per il nucleare. Quindi Berlusconi o comincia a fermare i progetti del gas o attacca gli obiettivi europei sulle rinnovabili. Cos’ha fatto Berlusconi? Ha attaccato gli obiettivi sulle rinnovabili. Qui, come anche in Inghilterra, oggi il vero conflitto è facciamo l’eolico o facciamo il nucleare? Facciamo le rinnovabili o il nucleare? Non c’è spazio per tutti. Non è che l’elettricità è una cosa che potete conservare in scatola. L’elettricità va sulla rete e dev’essere consumata. Le normative delle rinnovabili danno precedenza alle stesse proprio perchè le rinnovabili hanno impatti bassi. Noi siamo convinti che le fonti rinnovabili, solare, eolico, biomasse sostenibili, geotermia, energia dalle maree, su cui stanno già cominciando a lavorare in Portogallo e in altri paesi, sono il futuro. Siamo contrari a continuare a dare soldi alle vecchie lobby che cercano di resistere e di farci consumare più energie (in Francia il nucleare è stato sostenuto da politiche di spreco dell’energia. Tutti gli impianti di riscaldamento delle case in Francia sono elettrici, proprio per giustificare una grande domanda di elettricità). Bisogna eliminare dal dibattito italiano questi elementi di propaganda nucleare che ci fanno perdere un sacco di tempo. Sono basati su cifre false che sono quindi anche un inquinamento del dibattito democratico che è in capo al governo e all’ENEL in particolare. Sulle fonti rinnvabili e sull’efficienza possiamo fare moltissimo. E’ un treno su cui possiamo ancora salire, su questo si gioca non soltanto il futuro ambientale del pianeta ma è anche l’unica risposta seria alla crisi economica che ormai è globale. Nel piano di Obama il nucleare non c’è più, mentre ci sono almeno 60 miliardi di dollari tra incentivi è fondi freschi per le fonti rinnovabili e per l’efficienza energetica. Quattro miliardi e mezzo serviranno a rendere efficienti gli edifici governativi che sono il primo concliente che consuma energia negli Stati Uniti. Se le amministrazioni pubbliche cominciano ad introdurre degli standard per l’illuminazione degli uffici si può tranquillamente risparmiare il 50% di energia con i sistemi innovativi. Se anche in Italia si introducessero degli standard di mercato per cui certe tecnologie vengono eliminate e si fa spazio a tecnologie più efficienti, è chiaro che il mercato cambia. In Inghilterra, qualche anno fa il governo introdusse l’obiettivo di installare un milione di caldaie a gas, a condensazione che è la tecnologia più efficiente. In due anni il costo di queste caldaie innovative è stato tagliato del 30%, grazie all’intervento pubblico. Obama, di quei 60 miliardi rivolte a fonti rinnovabili e all’efficienza, mezzo miliardo servirà per riqualificare 70.000 lavoratori in due anni, perchè il mercato di questi nuovi oggetti deve essere costruito con installatori, progettisti, manutentori. Non è solo hardware, ma è anche l’organizzazione del mercato. Quella è la sfida interesssante. C’è anche una speranza in più. Visto che il debito degli Stati Uniti lo finanziano la Cina e altri paesi asiatici, e siccome nel pacchetto Obama l’unica parte nella quale è possibile fare qualche scambio di tecnologie e qualche scambio politico è proprio quella verde, è possibile che anche la Cina, dovendo finanziare questa operazione negli Stati Uniti, cercherà di ricavarne dei benefici tecnologici. Questo è importante, perchè se la base tecnica per rispondere alle sfide del clima, le sfide dell’energia, dovesse rafforzarsi, allora si potrebbe creare un asse Stati Uniti – Europa – Cina, allora anche il tema ambientale potrebbe vivere una grande svolta globale. L’Italia invece è governata da un piccolo Bush che guarda più al passato che al futuro. Il nostro paese per fortuna è meglio di come viene rappresentato.

Benny Calasanzio Borsellino: Richiesta ai Ros di una cortese fuga di notizie su Gioacchino Genchi

Benny Calasanzio Borsellino: Richiesta ai Ros di una cortese fuga di notizie su Gioacchino Genchi.

Al generale del Ros dei Carabinieri

Giampaolo Ganzer

(già onorevolmente sotto processo a Milano

per associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga)

Oggetto: cordiale richiesta di una fuga di notizie sul caso Genchi;

Il sottoscritto Benny Calasanzio, nato a Recanati il 29 giugno 1798 ed ivi residente,

Chiede

al reparto speciale che lei dirige di favorire, come già accaduto qualche settimana fa, una fuga di notizie riguardo all’analisi dell’archivio dati del dottor Gioacchino Genchi, che, suo malgrado, non ha mai spacciato né raffinato eroina;

chiede

altresì di costruire, questa volta, una fuga di notizie sui nomi e sui cognomi di coloro che sono citati in quei tabulati e in quelle anagrafiche, specie di coloro che in questo momento rivestono incarichi istituzionali, e se possibile sottolineare gli incroci e le analisi che li metterebbero nei guai.

Fiducioso nella vostra assoluta competenza in tali opere di informazione,

le porgo i più cordiali saluti, e mi riprometto, qualora il suo processo finisse male, di omaggiarla in loco e personalmente delle arance della mia campagna, rinomate per il gusto supremo e per l’aspetto invitante.

Benny Calasanzio

Che cosa sono le scie di condensazione?

http://www.tankerenemy.com/2009/04/le-scie-persistenti-sono-uninvenzione.html

Che cosa sono le scie di condensazione? Quando un aereo vola ad alta quota (almeno 8000 metri), dell’umidità è prodotta dai motori: se il velivolo incrocia a notevole altitudine, allora l’umidità generata dai motori molto caldi a contatto con l’aria fredda circostante condensa in vapore acqueo o forma dei cristalli di ghiaccio, a causa anche della notevole velocità del jet che attraversa l’aria fredda (almeno 40 gradi Celsius sotto zero) ed umida (almeno 70 per cento di umidità relativa). Così si forma una scia che segue l’aereo. Il fenomeno dipende dagli stessi fattori che si verificano quando il respiro caldo forma un’effimera nuvola di vapore nelle giornate invernali molto fredde ed umide.

Le contrails durano pochi secondi o pochi minuti per una ragione precisa: l’acqua conduce calore sicché assorbe il calore attorno, come quello proveniente dal sole. Ecco perché, allorquando si vede una scia di condensazione dietro un aereo, essa sparisce rapidamente e, mentre il velivolo procede, si riforma in prossimità del velivolo ma ad una certa distanza dai motori, mentre, via via, la coda della scia si dissolve.

E’ impossibile vedere una scia formarsi all’interno di nuvole medio-basse come i cumuli (800/2300 metri max) dove i valori igrometrici e termici, come ovvio, non sono idonei.

Se la scia che si genera dietro un aereo è spessa e/o persistente o se è evanescente, ma sotto gli 8.000 metri, quella che vediamo non è una contrail. Non è vapore acqueo, ma una miscela di elementi chimici e biologici, una scia tossica.

Le scie possono più o meno durare nel tempo, a seconda della stabilità dell’aria e della quantità di vapore presente.” [Girolamo Sansosti & Alfio Giuffrida – Manuale di meteorologia, Una guida alla comprensione dei fenomeni atmosferici e climatici in collaborazione con l’UAI (Unione Astrofili Italiani) – Gremese Editore – 2006 – pag 86]

Abbiamo quindi la conferma che le tipiche [di condensazione, ndr] scie durano di norma un minuto, al massimo 5. Di conseguenza un cielo oscurato da 40 “scie di condensa” persistenti per ore (o anche solo per un’ora) è assolutamente a-tipico, a-normale, un fenomeno spiegabile solo in termini di irrorazione artificiale.

CATTURANDI – Pietro Orsatti

CATTURANDI – Pietro Orsatti.

di Sergio Nazzaro

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Piero Grasso è simpatico. Parla con calma, sorride. Spiega con chiarezza cosa sono le . Come la legge può cambiarle in peggio. Lo accusano di fare . Invece, no. Lavora. Non fa . Sta sul campo. Sa come funzionano le . Come sempre in chi non lavora, vuole insegnare ad altri a lavorare. E non è Piero Grasso.

L’occasione è la presentazione del libro “” di I.M.D. L’autore è uno di quelli che ascolta le telefonate dei mafiosi, che li segue sul campo. Le pagine del libro di I.M.D. spiegano con maestria, quanto sia complesso questo , quanta scienza occorra per comprendere l’ascolto di una telefonata. Eppure se uno osserva da vicino I.M.D. vede solo un onesto. Un lavoratore, un servitore dello . Di quelli a cui tagliano le spese in continuazione. Però li devono acchiappare sempre e comunque i cattivi mafiosi, a cui prima o poi dovremo dire che hanno un vantaggio di milioni di euro nelle loro fughe.

Eppure la li arresta. Prima di essere un libro quasi avventuroso, un libro che fa sorridere e qualche volta amaramente, un libro che  si legge in una sola notte, un libro che riconsegna una dignità offesa da demenziali telefilm trasmessi sulle TV nazionali, un libro che consegna eroicità e lustro (nota bene non lo trovate pubblicizzato sul sito della di , chissà perchè!) agli uomini in divisa, è un libro umano.

Non c’è odio vero i mafiosi, non c’è ossessione. Si narra di persone normali che la mattina si alzano e obbediscono prima alla propria coscienza e, facendo ciò, obbediscono allo . La cattura di un latitante è un esercizio di intelligenza, acume, furbizia, notti insonni e costanza. Non giocano sporco. Non torturano per ottenere informazioni. Si imbucano nelle falle create dagli stessi mafiosi e li stanano. Chissà perchè, infatti, i complimenti più sinceri li ricevono dai mafiosi stessi quando li arrestano, piuttosto che dalle grancasse incravattate. Facciamolo diventare un best seller questo libro. Lo si deve comprare perchè se la stessa di non riesce con le sue campagne di marketing a darsi un’immagine decente, questo testo invece  ci riesce, perchè racconta di uomini veri e coraggiosi.

Tanto coraggiosi che hanno dovuto scioperare per farsi pagare un minima parte degli straordinari accumulati. Eh già lo lotta contro la criminalità organizzata. I.M.D. e i suoi colleghi passano mesi e mesi fuori da casa, poi tornano e non hanno neanche gli straordinari pagati! Applausi. Compriamo questo libro, paghiamoli noi gli straordinari.

http://www.darioflaccovio.it/scheda/?codice=DF8531

Blog di Beppe Grillo – I dissociati

Blog di Beppe Grillo – I dissociati. Con le due parti del video di Grillo a La7.

I dissociati

Ilaria D’Amico, Fabio Fazio e Pippo Baudo hanno una caratteristica in comune: la dissociazione. E’ una qualità necessaria per non perdere il posto di lavoro in televisione. Si dissociano ogni volta che i loro ospiti dicono la verità. Ho accettato di intervenire a Exit dalle 21.35 alle 22. E così ho fatto, forse ho sforato anche di qualche minuto. Nessuno mi ha pagato per la mia presenza. Ho chiesto solo di non proporre la pubblicità prima del collegamento. Ma così non è stato. Non ho promesso a nessuno di fermarmi per un contraddittorio. La dissociata D’Amico ha preso la pippite da Baudo che si scusò con Craxi. Ha imitato lo stuoino Fazio che si umiliò in diretta con Schifani dopo l’intervista a Travaglio.
Sono molto rammaricata e desidero scusarmi con tutti gli spettatori, con La7, con l’Editore Telecom Italia Media, con le tutte persone citate e con gli ospiti in studio“, ha detto.
Spero che questa posizione alla Monica Lewinski consenta alla D’Amico di non essere licenziata. Non me lo perdonerei mai. Ilaria si scusa con tutti e con “le persone citate” che non ha neppure il coraggio di citare. Tutti i media hanno parlato della fuga di Grillo (da chi? Da Tabacci o da Urso, le salme di seconda fila della politica?). Nessuno ha riportato i nomi delle “persone citate“. Gli innominabili. La Repubblica di ieri, in un trafiletto, ha scritto di un violentissimo attacco di Grillo. Senza specificare contro chi, perché, con riferimento a quali fatti. Nel programma ho nominato i campioni dell’economia italiana. I Manager Wanted. Colaninno, Geronzi, Ligresti, Scaroni. Tutta gente con precedenti giudiziari e al vertice del sistema industriale e bancario. Ho nominato il tronchetto dell’infelicità come esempio dello scandalo delle stock option e delle buonuscite date a chi ha distrutto la società. A chi ha contribuito al licenziamento di migliaia di persone. Li avete letti o sentiti i nomi dei Manager Wanted sui giornali e sulle televisioni? Tutti a parlare della fuga di Grillo, della maleducazione di Grillo, della incapacità di Grillo a sostenere un confronto.
Prima di Exit sono stato al Parlamento Europeo a denunciare lo stato della Borsa italiana, le truffe ai danni dei piccoli azionisti, con dati, esempi, nomi e anche cognomi. La sala era piena. Ho risposto a tutte le domande del presenti. Qualcuno dei media nazionali ne ha accennato?
L’Italia è un Paese dissociato dalla verità perché informato da giornalisti dissociati.
Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

Dweb | Blog » La scomparsa delle api, cont.

Dweb | Blog » La scomparsa delle api, cont..

Il dipartimento dell’agricoltura americano ha confermato i dati di Pettis et al. usciti su PloS-One a proposito del calo demografico delle api: 31% nel 2007, 37% nel 2008. Nessun miglioramento, nonostante i principali apicoltori siano seguiti dai centri di ricerca, applichino i trattamenti anti-varroa, rinnovino le famiglie con nuove regine e senza mischiarle con quelle precedenti, le curino con fungicidi per la Nosema ceranae diffusa là come qui nei paesi attorno al Mediterraneo…

In nome del corvo – Pietro Orsatti

In nome del corvo – Pietro Orsatti.

Non si ferma l’azione del procuratore Francesco , del suo aggiunto Ingroia e dei pm Antonino Di Matteo e Roberto Scarpinato. Però l’attenzione sul pool aumenta di giorno in giorno

di Pietro Orsatti (su left in edicola)

Lo scirocco porta “pensieri tinti”. E uno scirocco come quello degli ultimi giorni a non si vedeva da tempo. Già l’aereo fatica ad atterrare a Punta Raisi, fino all’ultimo l’opzione di una deviazione su rimane molto concreta. Appena scesi dalla scaletta, questa specie di “bora” arroventata africana sembra volerti sollevare. Si cammina a fatica fino al pulmino. Quando soffia un vento del genere non si è di buonumore.
Al bar Lux ci aspettano da più di un’ora quando finalmente arriviamo a . Proprio davanti a questo bancone la ammazzò il vicequestore Boris Giuliano. Uno dei tanti morti dello nella guerra  fra clan che per più di un decennio ha insanguinato questa città fino agli anni delle stragi. Giuliano non è il primo e purtroppo neppure l’ultimo. L’appuntamento è casuale, ma qui i simboli contano. Anche quando emergono per caso. «Avete fatto bene a venire proprio ora. Perché è qui e ora che si gioca tutta la partita. A ». L’interlocutore non può avere né un volto né un nome. Ma sa, frequenta, annusa. E fa “pensieri tinti” anche quando non soffia lo scirocco. «I conflitti, ovviamente, vengono tenuti lontani dagli occhi del pubblico – prosegue – e poi si distillano piccole perle di disinformazione da far cadere al momento giusto per colpire la persona giusta». Usciamo, nel vento, e ce ne andiamo verso il Giardino inglese. «Oggi non c’è bisogno né di sparare né di reprimere. La battaglia la giocate voi sui mezzi di e non sapete neppure di essere delle armi. Delle armi e mai caricate a salve». Cosa intende? «Cosa intendo? Ma scherziamo? Qualsiasi fuga di notizia è misurata, voluta, gestita, diretta. Che sia vera o che sia falsa. Che sia “intera” o solo un pezzo. Guardiamo la questione del procuratore capo . Non era una novità e non era neppure una notizia che suo cognato fosse indagato anni fa. Che succede? Nel momento in cui si concentrano attorno a un nuovo procuratore aggiunto “di peso” come Antonio Ingroia, che ha carisma e ha “scuola”, energie e aspettative, e che soprattutto ha in mano indagini scottanti, esce sul giornale la polpetta avvelenata della non notizia sul cognato mafioso del suo capo. Attenzione, una notizia che non c’era, e infatti poi è rientrata. Ma intanto il segnale era dato». Dato a chi? «A , prima di tutto, che ha osato con la nomina di Ingroia modificare gli equilibri consolidati a Palazzo di giustizia. E a Ingroia stesso, che sa perfettamente di essere un obiettivo». Poi l’interlocutore se ne va lasciando, come spesso succede in questa città, i discorsi sospesi a metà. Ha un altro appuntamento che non può attendere per un aperitivo, dice.

Era tempo che a non soffiava uno scirocco del genere. E non è solo un affaire meteorologico a creare un clima così cupo in città. Dopo le grandi operazioni contro i clan, in particolare la Perseo di dicembre, qualcosa sembra essersi incrinato negli equilibri istituzionali e giudiziari. In coincidenza (sarà un caso?) con l’insediamento di Antonio Ingroia nel posto che venne ricoperto in passato da Giovanni e Paolo Borsellino. Procuratore aggiunto, uno dei tanti, ma con nelle mani indagini e coordinamenti di peso. Fra cui essere il destinatario di un nuovo “dichiarante”, Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco del “sacco di ” inquisito e condannato anche per concorso esterno con , che dopo anni di silenzio ha iniziato a raccontare la sua verità. Due piani: quello degli affari e del riciclaggio nella degli anni 90 (e non solo); e quello più raggelante ancora della presunta trattativa fra e a cavallo delle stragi del 1992. E Ciancimino parla a Ingroia e a un altro pm di , Antonino Di Matteo. Quest’ultimo nel 2008, appena iniziato a raccogliere le prime dichiarazioni del figlio di don Vito, ha ricevuto una eloquente intimidazione, un razzo da segnalazione sparato davanti alla sua villa da una persona che, successivamente, si è data alla fuga.

Se si dovesse fare un azzardo giornalistico si potrebbe quasi osare un paragone: da un lato il “binomio” fra procuratore aggiunto e dichiarante e dall’altro quello fra Buscetta e . Qualcuno l’azzardo ha provato pure a farlo, ma se Ingroia è della scuola del giudice ucciso a Capaci nel 1992 con la moglie e i ragazzi della scorta Ciancimino è tutto meno che un neo Buscetta. Buscetta era uomo d’onore, delle famiglie perdenti di , conosceva e dirigeva direttamente, era parte integrante del sistema di potere del clan anche se sconfitti dai in piena espansione. Massimo Ciancimino invece non è uomo d’onore, ha vissuto all’ombra del discusso e discutibilissimo padre, che di lui si fidava ma fino a un certo punto visto il carattere da “scavezzacollo” del rampollo. E ha avuto a che fare più con i “piccioli” che con i picciotti. Ma parla, e pure troppo. Dopo ogni sua deposizione rilascia battute e non solo ai magistrati. Le pagine dei giornali sono piene di sue dichiarazioni, o meglio “mezze” dichiarazioni. Eppure, nonostante le contraddizioni del personaggio, Ciancimino sta svelando alcuni aspetti totalmente inediti degli affari del padre e delle società connesse al “tesoro Ciancimino” (che rimane tuttora imponente nonostante i numerosi sequestri eseguiti dall’autorità giudiziaria negli anni). E poi quel capitolo che rischia di mettere a soqquadro mezza Repubblica: la trattativa fra e . E la credibilità di Massimo, a quanto sembra, aumenta. Anche perché, a proposito delle dichiarazioni relative ai “piccioli” viene affiancato da un altro dichiarante, l’avvocato Gianni Lapis. Ecco cosa avrebbe detto, durante l’ultima udienza di Bologna, il figlio di don Vito su chi fossero i soci del padre: «Salvo Lima, Calogero Pumilia, Enzo Zanghì, Pino Blanda, Enzo Cirà  e Carlo Vizzini, personaggi legati alla società del gas di mio padre da vincoli societari». Sommiamo dichiarazioni del genere a quelle per cui sarà sentito nei prossimi mesi anche a Roma in relazione a uno dei presunti protagonisti della trattativa, il generale dei Ros dei Mori, e il peso specifico di questo “dichiarante” diventa devastante. Ma l’attenzione sul gruppo di magistrati aumenta di giorno in giorno. Grazie al del procuratore Francesco , del suo aggiunto Ingroia e dei pm Antonino Di Matteo e Roberto Scarpinato, l’azione del pool non si ferma solo a questi capitoli spinosi.

La rogna, e qui si parla di criminalità organizzata e non di colletti bianchi o eventuali rapporti con pezzi dello , è la questione . Sono tre quelli più pericolosi: Messina Denaro, Nicchi e Raccuglia. Ma è su Raccuglia che in questo momento si sta accentrando l’attenzione. Nicchi è in ritirata e Messina Denaro ormai relegato al suo territorio nel trapanese. È proprio novità di questi ultimi giorni che Ingroia risulti essere riferimento del fascicolo dedicato al “veterinario” (questo il soprannome di Raccuglia) da anni introvabile nonostante sia evidente che non si è mai spostato dal suo territorio di origine. Raccuglia è l’uomo forte, papabile per il dominio di una nuova fase di . Che proprio Ingroia sia titolare dell’ è una notizia che pesa. E non poco.