Antonio Di Pietro: Non c’e’ futuro nel nucleare – seconda parte

Antonio Di Pietro: Non c’e’ futuro nel nucleare – seconda parte.

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Non c’è futuro nel nucleare. L’ho già ribadito più volte pubblicamente da quando Berlusconi ha deciso, in barba al referendum del 1987, di riportare indietro il Paese di ben 22 anni.

Il futuro è nel risparmio energetico e nelle energie rinnovabili, come stanno dimostrando ingenti investimenti per queste tecnologie nei Paesi più sviluppati del mondo. Il nucleare è fallito, come hanno dimostrato i numeri di tutti i Paesi che hanno vissuto questa esperienza. Se l’Italia continuerà su questa strada si troverà tra 20 anni a smantellare una costosissima industria e ad acquistare le nuove tecnologie del rinnovabile da altri Paesi, esattamente come sta avvenendo ora con il nucleare francese.

Pubblico la seconda parte dell’intervista a Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia, che con i numeri dà ragione all’Italia dei Valori che si è spesa a favore delle nuove forme di energia.

Testo dell’intervista

Claudio Messora: In Spagna entro il 2010 installereanno 20GW di generazione elettrica eolica, che soddisferà ben il 15% del fabbisogno energetico nazionale. In Italia invece si insiste a sostenere la tecnologia nucleare. Quelli che vogliono le grandi centrali dichiarano che non è possibile produrre tutta l’energia necessaria e a partire dalle rinnovabili. Questo dato è giustificato oppure è confutabile?
Giuseppe Onufrio: Noi abbiamo degli obiettivi europei al 2020. Noi in Italia consumiamo circa 330, 340 miliardi di chilowattora. Nel 2020 ne consumeremo circa 430, se la tendenza resta quella attuale. Dovremmo quindi produrre 50 miliardi di chilowattora in più dalle fonti rinnovabili. Questi 5o miliardi sono più del nucleare del governo che arriverà a 42, 45 miliardi. Quindi con le 4 centrali francesi si farebbe comunque di meno di quello che dobbiamo comunque fare con le rinnovabili in Italia. Di questi 50 miliardi di chilowattore, metà si possono fare tranquillamente con l’eolico. E’ stato già dimostrato da uno studio fatto dall’associazione del vento, che ha calcolato il potenziale effettivo in Italia. Il potenziale effettivo è anche superiore: da qui al 2020 si possono fare 16.000 MW che produrrebbero circa 27 miliardi di chilowattore. Il resto si può fare aumentando un po’ il geotermoelettrico, aumentando un po’ l’idroelettrico che non è tantissimo ma si può fare qualcosa, aumentando le biomasse e il biogas. L’altro aspetto importante è l’efficienza. La prima fonte rinnovabile che abbiamo davanti a noi è consumare di meno a parità di servizi prodotti. L’esempio classico e più stupido è quello della lampadina a incandescenza, che verrà messa al bando dal 2011. Consuma cinque volte l’energia che consuma una fluorescente compatta. Ci sono i led che sono tecnologie potenzialmente ancora più efficienti. Un motore industriale efficiente consuma il 40% in meno di elettricità di un motore industriale non efficiente. E’ una questione di standard. Questo non piace molto a chi costruisce centrali. Chi costruisce centrali è interessato a vendere. E’ come uno che produce patate: le vuole vendere. Quindi non è molto interessato a che le si risparmi. Se non tocchiamo l’efficienza, se non introduciamo dentro ai nostri scenari energetici l’efficienza, le rinnovabili da sole non ce la fanno. Ma con l’efficienza ce la possono fare. Solo per il 2020, gli obiettivi del 20-20-20 sono il 20% di efficienza, il 20% di rinnovabili, il 20% di riduzione di emissioni. Il 20% di efficienza nel settore elettrico vale circa 100 miliardi di chilowattore. Quindi efficienza e rinnovabili valgono il triplo energeticamente rispetto al nucleare del governo. In prospettiva il problema è adesso di capire cosa accadrà in Italia. Noi abbiamo una industria del gas che ha già avviato degli investimenti di ampliamento delle condotte che portano il gas in Italia. Ci sono vari progetti di rigassificatori, e noi noi siamo contrari alla tecnologia della rigassificazione. Il punto è che se tutti i progetti che ci sono oggi in campo in Italia andassero in porto, noi al 2020 avremmo quasi il doppio del gas che ci serve. Se c’è tutto questo gas che arriverà da fonti diverse, in parte con i tubi, in parte con le navi, e abbiamo la possibilità di fare efficienza e rinnovabili in queste proporzioni, in Italia non c’è spazio per il nucleare. Quindi Berlusconi o comincia a fermare i progetti del gas o attacca gli obiettivi europei sulle rinnovabili. Cos’ha fatto Berlusconi? Ha attaccato gli obiettivi sulle rinnovabili. Qui, come anche in Inghilterra, oggi il vero conflitto è facciamo l’eolico o facciamo il nucleare? Facciamo le rinnovabili o il nucleare? Non c’è spazio per tutti. Non è che l’elettricità è una cosa che potete conservare in scatola. L’elettricità va sulla rete e dev’essere consumata. Le normative delle rinnovabili danno precedenza alle stesse proprio perchè le rinnovabili hanno impatti bassi. Noi siamo convinti che le fonti rinnovabili, solare, eolico, biomasse sostenibili, geotermia, energia dalle maree, su cui stanno già cominciando a lavorare in Portogallo e in altri paesi, sono il futuro. Siamo contrari a continuare a dare soldi alle vecchie lobby che cercano di resistere e di farci consumare più energie (in Francia il nucleare è stato sostenuto da politiche di spreco dell’energia. Tutti gli impianti di riscaldamento delle case in Francia sono elettrici, proprio per giustificare una grande domanda di elettricità). Bisogna eliminare dal dibattito italiano questi elementi di propaganda nucleare che ci fanno perdere un sacco di tempo. Sono basati su cifre false che sono quindi anche un inquinamento del dibattito democratico che è in capo al governo e all’ENEL in particolare. Sulle fonti rinnvabili e sull’efficienza possiamo fare moltissimo. E’ un treno su cui possiamo ancora salire, su questo si gioca non soltanto il futuro ambientale del pianeta ma è anche l’unica risposta seria alla crisi economica che ormai è globale. Nel piano di Obama il nucleare non c’è più, mentre ci sono almeno 60 miliardi di dollari tra incentivi è fondi freschi per le fonti rinnovabili e per l’efficienza energetica. Quattro miliardi e mezzo serviranno a rendere efficienti gli edifici governativi che sono il primo concliente che consuma energia negli Stati Uniti. Se le amministrazioni pubbliche cominciano ad introdurre degli standard per l’illuminazione degli uffici si può tranquillamente risparmiare il 50% di energia con i sistemi innovativi. Se anche in Italia si introducessero degli standard di mercato per cui certe tecnologie vengono eliminate e si fa spazio a tecnologie più efficienti, è chiaro che il mercato cambia. In Inghilterra, qualche anno fa il governo introdusse l’obiettivo di installare un milione di caldaie a gas, a condensazione che è la tecnologia più efficiente. In due anni il costo di queste caldaie innovative è stato tagliato del 30%, grazie all’intervento pubblico. Obama, di quei 60 miliardi rivolte a fonti rinnovabili e all’efficienza, mezzo miliardo servirà per riqualificare 70.000 lavoratori in due anni, perchè il mercato di questi nuovi oggetti deve essere costruito con installatori, progettisti, manutentori. Non è solo hardware, ma è anche l’organizzazione del mercato. Quella è la sfida interesssante. C’è anche una speranza in più. Visto che il debito degli Stati Uniti lo finanziano la Cina e altri paesi asiatici, e siccome nel pacchetto Obama l’unica parte nella quale è possibile fare qualche scambio di tecnologie e qualche scambio politico è proprio quella verde, è possibile che anche la Cina, dovendo finanziare questa operazione negli Stati Uniti, cercherà di ricavarne dei benefici tecnologici. Questo è importante, perchè se la base tecnica per rispondere alle sfide del clima, le sfide dell’energia, dovesse rafforzarsi, allora si potrebbe creare un asse Stati Uniti – Europa – Cina, allora anche il tema ambientale potrebbe vivere una grande svolta globale. L’Italia invece è governata da un piccolo Bush che guarda più al passato che al futuro. Il nostro paese per fortuna è meglio di come viene rappresentato.

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