Antonio Di Pietro: Io voglio sapere

Antonio Di Pietro: Io voglio sapere.

Ieri mi sono recato a l’Aquila, l’ho fatto cercando di essere il più discreto possibile. Concordo con il presidente della provincia Stefania Pezzopane quando accusa i politici ed i vari ministri, più di 10, di voler fare sciacallaggio elettorale correndo in cerca di telecamere senza curarsi di altro.
La devastazione che ho toccato con mano, in quella città a pochi chilometri dalla mia terra natale, è stata a dir poco agghiacciante. La situazione ora sembra normalizzata, gli aiuti a regime, gli stanziamenti finanziari troveranno l’unanimità di governo e opposizione, ma la terra continua a tremare.
Alla solidarietà per il dolore di questa gente, di giorno in giorno si fa largo il sentimento di rabbia e la sensazione che questa tragedia abbia imboccato, con il fronte compatto dei media e la paura dei politici, il tunnel del “non è il caso di fare polemica”.
Io non voglio nessuna polemica, voglio solo giustizia per mia gente.

In Cina a maggio 2008 ci fu un terremoto violentissimo in pieno giorno, vennero giù gli edifici pubblici, tra cui molte scuole e si contarono migliaia di vittime tra cui moltissimi bambini, motivo per cui fu chiamata “la strage dei bambini”. Fu accertato che gli edifici pubblici non erano stati costruiti secondo adeguate norme sismiche. La mobilitazione degli aiuti del governo arrivarono immediati ma non bastò ed i responsabili furono costretti ad inginocchiarsi per evitare il linciaggio della folla.

Io voglio sapere.

Voglio sapere perché alcuni edifici pubblici sono crollati come castelli di sabbia al sole

Voglio sapere perché Giampiero Giuliani è stato trattato come un pazzo allarmista in un telegiornale di studio aperto il 2 aprile, 4 giorni prima del terremoto, e poi denunciato per procurato allarme.

Voglio sapere perché il governo non ha preso in seria considerazione le parole di un esperto, e con chi abbia condiviso di correre questo rischio. Sperando che la risposta non sia quella che ho già ascoltato che non si sarebbe potuto evacuare l’Abruzzo, ma almeno gli edifici pubblici a più alto rischio compresa la casa dello studente dove da giorni si udivano sinistri scricchiolii.

Voglio sapere perché i media si affannano a coprire queste notizie.

Voglio sapere perché il governo sponsorizza l’Impregilo, società coinvolta nello scandalo dei rifiuti di Napoli, nell’eterno cantiere dai finanziamenti senza fondo della Salerno Reggio Calabria, nella costruzione di parte dell’ospedale San Salvatore sgretolatosi all’Aquila ma costato nove volte in più del preventivato.

Voglio sapere perché dopo questa conclamata inadeguatezza di uno dei più grossi gruppi edili del Paese Silvio Berlusconi si ostina ad appaltargli l’opera inutile del Ponte di Messina.

Voglio sapere come mai non sono ancora state approvate le norme tecniche per le costruzioni di un Decreto ministeriale del 14 settembre 2005 che reca la mia firma da ministro delle Infrastrutture, concepito con il pensiero rivolto al sisma del 2002 in Molise che uccise 27 bambini. Decreto la cui applicazione è stata prorogata al 2010 dal governo Berlusconi, nella persona del ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, nonostante esperti come Luca Sanpaolesi, professore di Tecnica delle costruzioni a Pisa, l’abbiano definita come “la prima normativa italiana che adotta principi seri in tema di antisismica” .

Io voglio sapere.
Lo Stato al dovere di sostenere nella tragedia gli abruzzesi deve affiancare la celerità nell’individuare, e non distogliere, le eventuali responsabilità in gioco.

Una risposta a “Antonio Di Pietro: Io voglio sapere

  1. Sei un grande Di Pietro vai avanti e sii sempre te stesso……

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