L’Aquila, due nuove scosse. Un dossier aveva previsto tutto – Il Sole 24 ORE

L’Aquila, due nuove scosse. Un dossier aveva previsto tutto – Il Sole 24 ORE.

Il dossier di Barberi che aveva previsto tutto. “C’era un dossier dell’allora capo della protezione civile, Franco Barberi, che dieci anni fa aveva previsto tutto. Aveva, quel dossier, censito la vulnerabilità degli edifici pubblici strategici e specialì in zone a rischio. Una mole di informazioni enciclopedica: 42.106 schede su altrettanti edifici. Si parlava, nel dossier, della Campania, della Basilicata, della Calabria, del Molise, della Puglia e della Sicilia. E naturalmente dell’Abruzzo. Quel dossier è un documento straordinario, testimonianza del vero scandalo italiano: l’assenza di una seria politica di prevenzione. Lo diceva ieri sera Bertolaso: «La prevenzione non porta votì». Affrontando il capitolo abruzzese, tutti i dati raccolti tenevano conto del rischio sismico. Era stato profetico Barberi nella sua relazione: «Appare indispensabile che questo patrimonio di dati costituisca linea di indirizzo costante per l’avviamento a soluzione dei complessi problemi legati alla sicurezza del territorio interessato dal rischio sismico, in una corale accettazione di responsabilità da parte di tutti gli organismi interessati». E’ una doppia beffa questo documento, perché, dopo il dossier Barberi, la regione Abruzzo ha lavorato a catalogare duemila edifici pubblici, a redigere schede tecniche, a memorizzare in ‘data base’ le informazioni raccolte sullo stato dell’arte dei duemila edifici. A elencare i palazzi a rischio, a partire da quello della prefettura dell’Aquila, di palazzo Quinzi, sede del liceo classico cittadino, del comune, del tribunale, della scuola De Amicis. Un lavoro terminato nel 2007, e reso noto in grandi linee in un vertice presieduto dal prefetto nel dicembre di due anni fa. Dunque il dossier scientifico di Franco Barberi.

Denunciava Barberi che diversi palazzi in muratura dell’antico centro storico erano a rischio: dieci addirittura a ‘rischio alto’ o ‘medio alto’, che presentavano una ‘alta vulnerabilità’ ben 171 edifici destinati all’istruzione (i dati dei sopralluoghi di questi giorni sono demoralizzanti: l’80% degli edifici scolastici risultano inagibili), e ben 55 utilizzati nel settore della sanità (lo scandalo dell’ospedale san Salvatore non era esploso nella sua drammaticità, ai tempi di Barberi). Dieci anni dopo, la profezia di Barberi si è tragicamente avverata. Tra i palazzi antichi a rischio vulnerabilità c’erano quelli crollati o fortemente danneggiati il 6 aprile scorso: la prefettura, il conservatorio, le facoltà universitarie, la biblioteca comunale (anche questo palazzo è al centro dell’attività investigativa di questi giorni).

«I complessi in muratura – scriveva Barberi – sono il doppio di quelli in cemento armato, appena il 31% degli edifici campionati. I complessi pubblici, poi, sono costituiti da vecchi immobili e solo raramente le funzioni pubbliche sono state trasferite in nuovi edifici in calcestruzzo armato». Una annotazione che fa riflettere: in zone a rischio sismico, le sedi delle istituzioni che in situazioni di emergenza dovrebbero essere in grado di garantire la funzionalità pubbliche, dovrebbero essere costruite nel rispetto delle norme antisismiche per avere meno probabilità di subire danni strutturali in caso di terremoto. Ovvio. Ovvio. Ma in Abruzzo non è andata così.
Ancora alcuni dati del censimento Barberi: «Sono 209 gli edifici in muratura di cattiva qualità, con orizzontamenti deformabili. E altri 346 sempre di cattiva qualità con orizzontamenti rigidi». Il mistero abruzzese è tutto qui. Cosa è stato fatto dal 1999 – anno in cui è stato presentato il dossier Barberi – a oggi?. La risposta sta nelle macerie de l’Aquila.

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