Archivi del giorno: 18 aprile 2009

La struttura Delta – cronaca – Repubblica.it

La struttura Delta – cronaca – Repubblica.it.

di EZIO MAURO

UNA versione italiana e vergognosa del “Grande Fratello” è dunque calata in questi anni sul sistema televisivo, trascinando Rai e Mediaset fuori da ogni logica di concorrenza, per farne la centrale unificata di un’informazione omologata e addomesticata, al servizio cieco e totale del berlusconismo al potere. L’inchiesta di “Repubblica” ha svelato fin dove può arrivare il conflitto d’interessi, che questo giornale denuncia da anni come anomalia italiana, capace di corrompere la qualità della nostra democrazia.

Nel pozzo senza fondo di quel conflitto, tutto viene travolto, non soltanto codici aziendali e doveri professionali, ma lo stesso mercato, insieme con l’indipendenza e l’autonomia del giornalismo. Con il risultato di una servitù imposta alla Rai come un guinzaglio per un unico padrone, ben al di là dell’umiliante lottizzazione tra i partiti, e i cittadini-spettatori truffati e manipolati proprio in quella moderna agorà televisiva in cui si forma il delicatissimo mercato del consenso.

Ci sono le prove documentali di questa operazione sotterranea, che ha agito per anni alle spalle dei Consigli di amministrazione, della Commissione di vigilanza, dei moniti del Quirinale sul pluralismo dell’informazione. Si tratta – come ha documentato “Repubblica” – di un’indagine della magistratura milanese sul fallimento dell’Hdc, la holding dell’ex sondaggista di Berlusconi (e della Rai) Luigi Crespi, che è stato per un lungo periodo anche il vero spin doctor del Cavaliere.

Dopo il fallimento del gruppo, nel marzo 2004, sono scattate perquisizioni e intercettazioni della Guardia di Finanza. E gli appunti dei finanzieri sulle conversazioni telefoniche rivelano un intreccio pilotato tra Mediaset e Rai che coinvolge manager di derivazione berlusconiana e uomini che guidano strutture informative, con scambi di informazioni tattiche e strategiche, mosse concordate sui palinsesti per “coprire” notizie politicamente sfavorevoli al Cavaliere, ritardi truffaldini nella comunicazione al pubblico di risultati elettorali negativi per la destra: con l’aggiunta colorita e impudente di notisti politici Rai che si raccomandano a Berlusconi, dirigenti Mediaset che danno consigli alla Rai sulla preparazione del festival di Sanremo. E un lamento, perché durante le riprese televisive dei funerali del Papa, “Berlusconi è stato inquadrato pochissimo dalle telecamere”.

Non si tratta, com’è evidente, soltanto di un caso di malcostume politico, di umiliazione professionale, di vergogna aziendale. E’ la rivelazione di un metodo che mina alle fondamenta il mito imprenditoriale berlusconiano, perché sostituisce la complicità alla concorrenza, la sudditanza all’autonomia, la dipendenza al mercato. Il tutto in forma occulta, con la creazione di una vera e propria rete segreta che crea un “gioco di squadra” – come lo chiamano le telefonate intercettate – che ha un unico capitano, un unico referente e un unico beneficiario: Silvio Berlusconi.

Trasmissioni d’informazione, come quella di Vespa, per la quale il direttore generale Rai garantisce che il conduttore “accennerà al Dottore ad ogni occasione opportuna”, dirigenti della televisione pubblica che quando vengono a conoscenza di un discorso di Ciampi a reti unificate per la morte del Papa hanno come unica preoccupazione quella di organizzare un contraltare di Berlusconi al capo dello Stato, che potrebbe essere messo troppo “in buona luce”, serate elettorali in cui si decide di “fare più confusione possibile” nel comunicare i risultati “per camuffare la loro portata”.

In che Paese abbiamo vissuto? La politica – avversari e alleati di Berlusconi, tutti quanti defraudati da questa rete sotterranea costruita per portare acqua ad un mulino solo – è consapevole della gravità di queste rivelazioni, che dovrebbero spingerla ad approvare una seria legge sul conflitto d’interessi nel giro di tre giorni? E il Cavaliere, quando sarà sceso dal predellino di San Babila dove le sue televisioni lo hanno inquadrato in abbondanza, vorrà spiegare che mandato avevano i suoi uomini (spesso suoi assistenti personali) mandati ad occupare posizioni-chiave in Rai e Mediaset, se i risultati documentali sono questi?

La realtà è che in questo Paese ha operato e probabilmente sta operando da anni una vera e propria intelligence privata dell’informazione che non ha uguali in Occidente, un misto di titanismo primitivo e modernità, come spesso accade nelle tentazioni berlusconiane. Potremmo chiamarla, da Conrad, “struttura delta”. Un’interposizione arbitraria e sofisticatissima, onnipotente perché occulta come la P2, capace di realizzare un’azione di “spin” su scala spettacolare, offuscando le notizie sgradite, enfatizzando quelle favorevoli, ruotando la giornata nel senso positivo per il Cavaliere.

Naturalmente con le telecamere Rai e Mediaset che ruotano a comando intorno a questa giornata artificiale, a questo mondo camuffato, a questa cronaca addomesticata. In una finzione umiliante e politicamente drammatica della concorrenza, del pluralismo, dei diritti del cittadino-spettatore, alterando alla radice il mercato più rilevante di una democrazia, quello in cui si forma la pubblica opinione.

Lo abbiamo già scritto e lo abbiamo denunciato più volte, ma oggi forse anche la politica più sorda e cieca riuscirà a capire. In nessun altro luogo si è formato un meccanismo “totale”, così perverso e perfetto da permettere ad un leader politico di guidare legittimamente la più grande agenzia newsmaker del Paese (il governo) e di controllare insieme impropriamente l’universo televisivo, con la proprietà privata di tre canali e la sovranità pubblica degli altri tre.

A mettere in connessione le notizie trattate secondo convenienza politica e i canali informativi, serviva appunto la “struttura delta”, ricca del know-how specifico del mondo berlusconiano, specializzato proprio in questo. Da qui alla tentazione di costruire il palinsesto supremo degli italiani, manipolando paesaggio e personaggi della loro vita, il passo è breve. E se la mentalità è quella che punta ad asservire l’informazione alla politica, la politica al comando, il comando al dominio, quel passo è probabilmente quasi obbligato.

E’ ora possibile fare un passo per uscire da questo paesaggio truccato, da questa manipolazione della nostra vita. Purché le istituzioni, la libera informazione, il mercato e la politica lo sappiano. Sappiano che un Paese moderno, o anche solo normale, non può sopportare queste deformazioni delle regole e della stessa realtà: e dunque reagiscano, se ne sono capaci. La stessa mano che domani proporrà le larghe intese, è quella che ha predisposto il telecomando con un tasto unico. E truccato.
(22 novembre 2007)

ByoBlu – Il video blog di Claudio Messora | L’informazione assassina

ByoBlu – Il video blog di Claudio Messora | L’informazione assassina.

In qualsiasi altro paese del mondo, Giuliani sarebbe un eroe e le sue ricerche sarebbero state immediatamente recuperate dalla scaffalatura polverosa dove Bertolaso e la Regione Abruzzo l’avevano archiviata. Con tante scuse, con una laurea ad honorem e con un ruolo di rilievo nella ricerca sulla prevenzione dei sismi.

Bertolaso dice che non sapeva, ma sapeva fin dal 15 maggio 2006. E insieme a lui sapevano gli oltre cento partecipanti del seminario pubblico tenutosi il 13 luglio 2005 presso i Laboratori Nazionali del Gran Sasso.

«I sistemi per prevedere un terremoto già esistono — dice Francesco Biagi, docente di Fisica all’Università di Bari —, è che mancano i soldi per perfe­zionarli. […] Fu proprio Boschi, oggi nemico dei precursori, a fa­re la previsione del 1985. Nel 2005 abbiamo presentato un progetto al­la Regione per l’installazione di 25 cen­traline per il rilevamento di radon e sta­zioni radio a bassa frequenza (alcune an­che nel Gran Sasso). Per un punto siamo stati esclusi dalla graduatoria e le prime centraline sono state disattivate»

Blog di Beppe Grillo – Telegramma urgente dall’Abruzzo

Blog di Beppe Grillo – Telegramma urgente dall’Abruzzo.

Giuliani_terremoto2.jpg

Gli edifici pubblici abruzzesi erano delle trappole per topi. Chi li ha costruiti, chi li ha autorizzati, chi non è intervenuto sapendo la verità, chi non ha fatto prevenzione deve essere arrestato per procurata strage. Quali sono i nomi dei politici coinvolti? Chi era alla guida di Comuni, Province e della Regione Abruzzo? Quali erano i ministri competenti?
Questa strage è differente da quelle che l’hanno preceduta. Ora c’è la Rete e giorno dopo giorno si sapranno nomi, cognomi e responsabilità. Il terremoto per loro è appena iniziato.

Telegramma inviato dal sindaco dell’Aquila Massimo Cialente il primo aprile 2009, cinque giorni prima del terremoto a:
– Presidenza del Consiglio dei ministri (dipartimento della Protezione civile)
– Governatore della Regione Gianni Chiodi
– Assessore regionale alla Protezione Civile Daniela Stati
– Prefettura dell’Aquila
In relazione ai gravi e perduranti episodi di eventi sismici il cui inizio risale al 16 gennaio scorso, sotto forma di quotidiano sciame sismico di complessive 200 scosse e oltre, culminato con scossa di quarto grado il 30 marzo scorso, chiedesi urgente e congruo stanziamento di fondi per prime emergenze, nonché dichiarazione stato emergenza ai fini dell’effettuazione dei necessari interventi di ripristino idoneità degli edifici pubblici e privati. Inoltre, si segnalano in particolare gravissimi danni strutturali in due edifici scolastici ospitanti cinquecento alunni“.

Dall’articolo di Ferruccio Sansa da La Stampa:
Se le scosse avessero colpito al mattino, sarebbero morti in mille..
Un’università costruita con la plastica. Come i Lego. E non una facoltà qualunque, ma proprio ingegneria, il regno dei progettisti. A guardare le tonnellate di detriti accumulati davanti alle aule degli studenti si resta di sasso: al posto del cemento armato si trova plastica espansa. Proprio questo avrebbe provocato il crollo che, se i ragazzi fossero stati presenti, era destinato a causare una strage…

Antimafia Duemila – Mafia/ De Magistris: La Lega ha ostacolato attivita’ investigativa

Antimafia Duemila – Mafia/ De Magistris: La Lega ha ostacolato attivita’ investigativa.

Roma – La Lega ha ostacolato a volte la lotta alla mafia.  E’ la denuncia di Luigi De Magistris che a Klauscondicio ha spiegato: “Al di là delle generalizzazioni, resta un dato di fatto che la politica non abbia aiutato a contrastare la penetrazione territoriale nel centro nord.
Lo dico da quando sono magistrato. E’ un errore gravissimo ritenere la criminalità organizzata un problema solo meridionale. E’ un problema nazionale e internazionale e la classe politica del nord non ha aiutato a combatterlo”. “La Lega di Bossi, sulla mafia, ha una politica tutt’altro che lineare. Vedo una doppia faccia. – ha aggiunto De Magistris davanti alle telecamere di Klaus Condicio – La criminalità organizzata non ha un colore politico e neanche un referente unico. Interloquisce con chiunque possa fare affari, di qualsiasi partito sia. Detto questo – ha proseguito – ci sono realtà fragili, più consone alla penetrazione, e realtà meno vulnerabili. Ma non c’è dubbio che la Lega debba cambiare atteggiamento vista l’alta penetrazione della mafia al nord. Da una parte c’è una predica giusta, che io ho condiviso in questi anni, sul tema dei finanziamenti pubblici e della legalità. Poi, però, vedo norme molto discutibili approvate dai leghisti e constato i comportamenti nelle amministrazioni dove governano. E talvolta razzolano in modo diverso rispetto a come predicano… Ed è un problema anche per chi deve votare la Lega, perché c’è una netta contraddizione di comportamenti”. “La Lega, talvolta, – ha denunciato ancora l’esponente dell’Idv – ha addirittura ostacolato l’attività investigativa anti mafia. Per evitare generalizzazioni, direi che sulla penetrazione della mafia al nord c’è una responsabilità complessiva della classe dirigente e della politica, perché in questo Paese da un lato non si sono fatte leggi che contrastino la criminalità organizzata e dall’altro, e in questo la Lega ha contribuito attivamente, sono stati presi provvedimenti amministrativi che hanno addirittura ostacolato l’attività investigativa”. “Non c’è dubbio che se parliamo di una penetrazione così evidente, la politica e l’economia nel nord non sono state in grado, anche qui senza fare generalizzazione, di porre un argine alle infiltrazioni della criminalità organizzata. La mia esperienza – ha concluso – mi insegna che il business della criminalità organizzata non è un problema solo siciliano e calabrese, ma anche valdostano e piemontese”.

Vizi privati e pubbliche virtù: l’Occidente finanzia e controlla il nucleare iraniano

Vizi privati e pubbliche virtù: l’Occidente finanzia e controlla il nucleare iraniano.

di Simone Santini

Stati Uniti e Francia sono i due paesi maggiormente schierati sulla scena internazionale nel contrastare il programma nucleare della Repubblica dell’Iran, al punto che numerosi analisti hanno in questi anni ventilato il pericolo (non ancora scongiurato) che la crisi diplomatica possa sfociare in una guerra aperta. Ma alcune rivelazioni forniscono un quadro differente rispetto le pubbliche apparenze e gettano una luce inquietante sui rapporti tra Iran ed Occidente in merito alla questione nucleare.
Il sito web francese HSN-Info (Hacktivist News Service) ha ricostruito un legame tra il programma nucleare iraniano e l’industria atomica francese che dura da trenta anni senza mai interrompersi (1). Secondo queste notizie, l’industria Eurodif (oggi ribattezzata George Besse) è dal 1979, anno in cui inaugurò la centrale atomica di Tricastin, la fornitrice dell’uranio arricchito utilizzato in seguito in tutte le centrali transalpine ma destinato anche all’esportazione. La sorpresa è che lo stato iraniano ha una sostanziosa partecipazione azionaria in Eurodif, pari al 10%. L’alleanza commerciale, nata con lo Scià Reza Palevi, non si è tuttavia interrotta con l’avvento del regime degli Ayatollah.
Alcune inchieste giornalistiche degli scorsi anni (come il documentario “La République atomique” trasmesso dalla emittente ARTE) hanno sostenuto che negli anni ’80 (era in corso la guerra Iraq/Iran) i francesi abbiano tentato di sciogliere questo pericoloso legame, senza tuttavia riuscirvi. Addirittura si pensa che una serie di attentati terroristici di natura islamica che colpirono la Francia in quel periodo, furono promossi proprio da Teheran per “convincere” Parigi a non abbandonare l’alleanza.
La pace definitiva fu stipulata nel 1988 allorché, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa AFP all’epoca, “Parigi ha proposto delle « garanzie politiche » al governo iraniano per la « concessione senza restrizioni », da parte del governo francese, di licenze di esportazione di uranio arricchito della Eurodif verso l’ Iran”.
Sono venti anni, dunque, che la Francia fornisce in maniera ufficiale all’Iran, attraverso Eurodif, l’uranio arricchito indispensabile per il suo programma nucleare. Non si conosce la misura di tali quantitativi, ma pare indubbio che dato lo spazio temporale, tale collaborazione e finanziamento possa essere definito come essenziale.
Questo caso non è unico. Una manovra, stavolta occulta e non ufficiale come quella francese, è stata portata anche dai servizi di sicurezza degli Stati Uniti. La scorsa estate una inchiesta del New York Times rivelò un intreccio spionistico che aveva al suo cuore proprio il programma nucleare iraniano.
Secondo il servizio giornalistico, l’ingegnere elvetico Friedrich Tinner, esperto di tecnologie nucleari, con i figli Marc ed Urs, sarebbe stato un agente sotto copertura della CIA ed avrebbe a lungo collaborato con lo scienziato pakistano Abdul Kahn, considerato il padre della bomba atomica del suo paese che avrebbe poi fornito informazioni segrete e tecnologie nucleari ad alcuni “stati canaglia”, in particolare Libia ed Iran.
In questo modo l’agente Tinner sarebbe riuscito a sabotare i piani nucleari dell’Iran fornendo progettazioni e strumentazioni difettose che procurarono un grave incidente alla centrale di Natanz, così come riscontrato dagli ispettori della AIEA (Agenzia atomica internazionale) nel 2003-2004. Così, mentre gli esponenti dell’Amministrazione americana denunciavano la pericolosità del programma nucleare iraniano, “la Cia era perfettamente consapevole del fatto che la minaccia nucleare di simili impianti era in verità pari a zero, dato che ne controllava la fornitura degli elementi più delicati. Ma quel che appare assai più inquietante è il fatto che le modalità di questa collaborazione si prestano ad una ben più grave interpretazione, cioè a dire che la famiglia Tinner sia servita proprio alla “creazione” della minaccia nucleare dei Paesi ritenuti terroristi, in realtà del tutto inconsistente” (2).
Prima che la disputa diplomatica tra Occidente ed Iran sul nucleare possa giungere ad un punto drammatico di non ritorno, sarebbe necessario che le opinioni pubbliche dei nostri paesi chiedano conto ai rispettivi governi di tali rivelazioni per dimostrare, ove ce ne fosse ancora bisogno, che una eventuale guerra non sarebbe stata provocata dal pericoloso programma degli Ayatollah ma voluta con argomentazioni pretestuose, o false, che celano reali motivazioni di ordine politico, economico e geostrategico.

(1) “La France a aidé l’Iran dans sono programme nucléaire en lui livrant de l’uranium enrichi” (La Francia ha aiutato l’Iran nel suo programma nucleare fornendogli uranio arricchito), HSN-Info, 5 aprile 2009.
http://hns-info.net/spip.php?article18120

(2) Della vicenda si è già occupata diffusamente Clarissa.it, per approfondimenti rimandiamo i lettori al nostro precedente articolo “La Cia ha lavorato per creare il pericolo atomico terrorista“.
http://www.clarissa.it/editoriale_int.php?id=228&tema=Divulgazione